Mieko Namiki Maraini

Il 20 maggio 2026 è morta a Firenze Mieko Namiki Maraini.

Mieko Namiki Maraini
di Eugenio Casanovi

Il 20 maggio 2026 è morta a Firenze Mieko Namiki Maraini. Due giorni dopo mi sono ritrovato alle 17, e sempre a Firenze, presso la sede dell’OFISA in Viale Milton 89, dove ho incontrato la famiglia Maraini e gli amici di Mieko per un saluto comune.

Rappresentavo i soci del CAI Garfagnana e il Parco Culturale “Le Apuane di Fosco Maraini”.

Mieko Namiki Maraini. Foto: Eugenio Casanovi.

Sono momenti a cui si arriva totalmente impreparati, senza avere idea di cosa sia giusto far conoscere della persona scomparsa e cosa tenere gelosamente per sé e per i propri ricordi strettamente privati, ma in questo caso sento quanto sia necessario che si sappia qualcosa di più su Mieko Namiki Maraini e sul ruolo che ha avuto negli ultimi decenni nel CAI Garfagnana e nelle tante iniziative portate avanti assieme, tra cui l’ideazione e la realizzazione del “Parco Culturale le Apuane di Fosco Maraini”.

Di Mieko Namiki Maraini (nata Chiba, Giappone, il 29 aprile 1940), in Italia dal 1972, seconda moglie di Fosco Maraini e socia del CAI Garfagnana da tanti anni, è necessario ricordare il ruolo discreto e costante avuto nella produzione letteraria e nella organizzazione della vita pubblica del marito, famoso fotografo, scrittore, orientalista, alpinista e poeta.

Dacia Maraini (a sinistra) e Mieko Namiki Maraini. Foto: Eugenio Casanovi.

Mieko è stata per tre decenni e mezzo non solo la moglie di Fosco e la “padrona di casa” di Pasquìgliora, ma soprattutto consigliera, archivista, organizzatrice, lettrice e correttrice di bozze, verificatrice di termini, traduttrice e archivio vivente di termini giapponesi e tradizioni giapponesi.

Un ruolo che è stato per lei un lavoro e, secondo me, è stato importantissimo nelle produzioni letterarie di Fosco Maraini e nei rapporti con le case editrici, il mondo della cultura, della montagna ed infine anche col CAI.

Questo ruolo non si è interrotto nel 2004 alla morte di Fosco, anzi si è accresciuto costantemente con ristampe dei libri che via via si esaurivano o che non erano mai stati completati, o pubblicati in italiano.

Mieko Namiki Maraini. Foto: Eugenio Casanovi.

La lista delle opere edite postume in questo modo è lunga e ancora incompiuta, infatti ci sono libri importanti oggi esauriti (Gli ultimi pagani, GIV e Paropamiso) attualmente in fase di ristampa a cura del CAI centrale grazie ad un accordo editoriale del settembre 2026, richiesto e facilitato dal CAI Garfagnana e dal Parco Culturale Maraini, tra Mieko e il direttore editoriale del CAI che avevamo accompagnato a Sassi.

Giappone. Mandala, edizione italiana di Japan, Pattern of continuity (a cura di Mieko Namiki Maraini, 2006);

Il gioco dell’universo (Fosco Maraini, Dacia Maraini, 2007);

Pellegrino in Asia. Opere scelte (2007);

Farfalle e ghiacciai (Meridiani Montagne, 2008);

K2 una storia finita – relazione di Fosco Maraini, Alberto Monticone, Luigi Zanzi (a cura di Luigi Zanzi, 2008);

Nostro Sud di Fosco Maraini – un progetto fotografico incompiuto sul meridione italiano (a cura di Cosimo Chiarelli ed Elisa Ciani, 2009);

Dren-giong. Il primo libro di Fosco Maraini e i ricordi dei suoi amici (a cura di Mieko Maraini, 2012);

Love Holidays. Quaderni d’amore e di viaggi (Fosco Maraini, Topazia Alliata, 2014);

Dren-giong. Appunti d’un viaggio nell’Imàlaia (nuova edizione, Corbaccio 2019);

Farfalle e ghiacciai (nuova edizione, Hoepli, 2019);

Case, amori, universi (nuova edizione, La nave di Teseo, 2019);

Il nuvolario. Principi di nubignosia. Ediz. a colori (nuova edizione, La nave di Teseo, 2020);

Il gioco dell’universo (Fosco Maraini, Dacia Maraini, nuova edizione, Corbaccio, 2020);

Le pietre di Gerusalemme. D’oro, di rame, di luce e di sangue (2022) edizione italiana di Jerusalem, Rock of Ages (in inglese, 1969);

Gasherbrum IV. La montagna lucente (libro fotografico grande formato, 2024);

L’isola delle pescatrici (nuova edizione, La nave di Teseo, 2024);

Fosco Maraini. L’immagine dell’empresente. Una retrospettiva (2024);

Il tuo cuore è un albero di ciliegio (2024);

Giappone. L’armonia del tempo (2025);

Alberi come minuscoli draghi (2025);

Mieko, apparentemente fragile, gentile, premurosa e riservata signora giapponese, avrebbe dovuto ricevere in vita una laurea in lettere “honoris causa”, sia per le molteplici collaborazioni nell’edizione di tanti libri, sia per i quintali di libri che ha spostato, tolto e rimesso negli immensi scaffali nella casa di Torre di Sopra e in Pasquìgliora…

Concluderei questo ricordo dicendo semplicemente: “Grazie di tutto, Mieko”.

Un ricordo di Mieko Namiki, a lungo compagna inseparabile e vedova dal 2004 dell’antropologo Fosco Maraini, scomparsa martedì 20 maggio 2026 a Firenze dopo una laboriosa esistenza dedicata a preservarne e valorizzarne il lascito culturale.

Abbiamo vissuto esplorando
di Francesco Paolo Campione
(pubblicato su Corriere del Ticino del 22 maggio 2026)

Ci sono percorsi di vita iscritti nell’amore, alcuni interamente iscritti nell’amore. Questo era il caso di Mieko Namiki, la vedova di Fosco Maraini (1912-2004), scomparsa martedì scorso nel suo appartamento fiorentino, all’ultimo piano di una bella palazzina fin de siècle, proprio dirimpetto alla grande casa di Torre di Sopra dove visse insieme al marito per oltre trent’anni.

Mieko Namiki e Fosco Maraini a Osaka nel 1970 in una fotografia di Mario De Biasi. © ARCHIVIO MUSEC.

Il mio ricordo di Mieko comincia proprio lì, al porticato d’ingresso della casa colonica che, alla metà degli anni Venti, il padre di Fosco, lo scultore di origini ticinesi Antonio Maraini (1886-1963), e la madre, la scrittrice Yoï Crosse (1877-1944), fecero ristrutturare nel rispetto della struttura originaria e con il buon gusto di chi guarda all’architettura «con mente semplice e pura», come ebbe a scrivere Napoleone Giovanni Fiumi in un bell’articolo apparso su «Domus» nell’aprile del 1928. Erano gli anni belli in cui prese forma il fortunato libro-intervista Gli ultimi pagani (1997) per il quale ebbi la fortuna di frequentare assiduamente, per oltre sei mesi, la casa di Fosco e Mieko. A quel tempo abitavo a Bologna e per raggiungere Firenze partivo a metà mattina. Mieko aveva piacere che mi fermassi a pranzo, così che le conversazioni cominciavano spesso con un riassunto delle puntate precedenti, fatto attorno al tavolo della cucina, decorato con ikebana che mi sembravano ogni volta più semplici e più belli dei precedenti.

In ambedue le arti, quella dei fiori e quella della tavola, Mieko era eccellente maestra, mescolando sapientemente le note dell’Oriente con la più schietta tradizione toscana. Il riassunto alla presenza di Mieko serviva ad arricchire le conversazioni di aneddoti, a precisare le date e le persone citate e, in generale, a colorare il racconto di Fosco che, per sua natura, era portato ad andare sempre all’essenziale, trascurando talvolta le vicende che non amava ricordare ma che Mieko, credo proprio per amore di verità, elegantemente riportava a galla. Designer di formazione e appassionata di sport invernali, Mieko aveva incontrato una prima volta Fosco in treno nel 1966, all’età di ventisei anni, mentre andava a sciare a Yuzawa, località giapponese in cui è ambientato il celebre romanzo di Kawabata Yasunari, Il paese delle nevi.

Gli amici giapponesi (Hiroyuki e Keiko) alla tomba di Fosco, dopo aver fatto circa 10 mila Km per omaggiarla. Foto: Eugenio Casanovi.

Fatalità volle che i due si rividero, qualche mese dopo, in modo del tutto imprevisto prima a un incrocio nel cuore di Tokyo, poi in pausa pranzo non lontano dalla sede della casa editrice Shôgakukan per la quale Mieko lavorava come grafico. «Incontrare inaspettatamente tre volte una persona in un mare di gente come il Giappone non poteva essere un caso», mi disse Fosco, per cui i due avviarono una relazione sentimentale che presto si rivelò solida e intensa. Mieko lasciò il Giappone per trasferirsi a Firenze la vigilia di Natale del 1968. Nel 1970, appena introdotta in Italia la legge sul divorzio – Fosco era stato legato in prime nozze con Topazia Alliata (1913-2015) – si sposarono civilmente alla presenza dei soli testimoni: Nannina Rucellai (1896-1991) e il marito Piero Fossi (1898-1975).

La Casa Museo di Pasquìgliora. Foto: Eugenio Casanovi.

Per quarant’anni Mieko fu la compagna inseparabile di Fosco, con il quale condivise la passione per la montagna, per lo sci, per i viaggi, per la fotografia e per la caccia ai libri nei negozietti di Jinbôchô, meta immancabile dei loro periodici viaggi a Tokyo. In una recente intervista di Sabrina Camporini, Mieko ha confessato che «Fosco è stato la mia guida. Mi ha accompagnato nella comprensione delle culture, a partire da quella giapponese, che conosceva meglio di me. Così come mi ha fatto scoprire luoghi impensabili e meravigliosi. Abbiamo vissuto esplorando».

Chi deducesse da questo che Mieko fosse una figura secondaria si sbaglierebbe di grosso. Mieko fu a lungo lo specchio quieto e discreto di Fosco, accudendolo non solo fisicamente, ma anche intellettualmente ed emotivamente sino alla fine dei suoi giorni. Fu la sua silenziosa coscienza critica, l’acuta selezionatrice delle folte relazioni sociali che Fosco amava intrattenere, la compagna fedelissima che gli permise di tenere dritto il timone di una vita dedicata alla ricerca, alla riflessione e alla scrittura. Dopo la morte di Fosco è stata la prima a preservarne e valorizzarne il lascito, prodigandosi senza sosta e raccogliendo intorno a sé i tanti «marainologi» che oggi ne coltivano l’opera, come testimonia la ricca raccolta di scritti intitolata Drengiong. Il primo libro di Fosco Maraini e i ricordi dei suoi amici, curata da Mieko nel 2012. In un periodo tormentato come il nostro, la sua devozione e l’incrollabile fiducia nell’uomo che ha amato così profondamente credo possano servire da lezione mentre, sono certo, Mieko è già a spasso con Fosco a fare fotografie alle nuvole in cielo.

Foto: Eugenio Casanovi.

In cammino nei parchi Maraini
di Eugenio Casanovi

Il 14 giugno 2026 il CAI Garfagnana contribuisce a “In cammino nei parchi, 2026” con questa bella escursione, dove abbiamo messo insieme molte cose diverse ed interessanti.

Andremo sui sentieri Maraini (raccontandone le storia e i perché della loro complessa didattica) dal cimitero dell’Alpe e alla casa-museo di Pasquìgliora, lì troveremo anche il CAI Fivizzano con cui faremo il giro del Rovaio sul sentiero Maraini 4, quello con la didattica più importante per trasmettere le idee e il lascito culturale di Fosco Maraini.

Sarebbe già assai così ma, scendendo, troveremo al rifugio Alpe di sant’Antonio 2 sorprese:
– proiezione slides e racconti su Fosco Maraini (con il socio Feliciano Ravera, fotografo e scrittore, autore del libro La 34a casa di Fosco Maraini);
– ultimo giorno dell’esposizione dei quadri di Emilio Cavani (il pittore delle Apuane) mostra per il 40° della Sezione CAI Garfagnana.

E’ prevista anche una merenda al rifugio (facoltativa e da prenotare per tempo) con prodotti tipici della Garfagnana, al costo prefissato di 16 euro/persona.

E’ un’attività del CAI Garfagnana a cui possono partecipare soci CAI (di qualsiasi sezione) e non soci, questi ultimi previa assicurazione giornaliera.
L’organizzazione è della commissione sezionale “Tutela Ambiente Montano” del CAI Garfagnana.

La locandina dell’escursione con dettagli e recapiti per info e iscrizione.
Ci sono anche i 2 link agli approfondimenti con collegamenti ipertestuali, in basso a sinistra, che riporto per comodità anche qui sotto:
1- https://www.ildolomiti.it/…/fosco-maraini-scopri-quelle…
2- www.parcomaraini.org
Mieko Namiki Maraini ultima modifica: 2026-06-03T05:53:00+02:00 da GognaBlog

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10 pensieri su “Mieko Namiki Maraini”

  1. Per chi non lo avesse letto, “Case amori universi”, anche se purtroppo si ferma agli anni del dopoguerra e non parla di Mirko, è una delle autobiografie più belle di tutti i tempi, e a mio parere il libro più bello di Mariani, per quanto non sia di argomento strettamente alpinistico.  

  2. A Camaiore non sono mai piu andato, spero abbia mantenuto quel fascino che solo i posti naturalmente mangnifici, un po’ demode’ e un po’ sperduti regalano.

    Enri, le falesie del camaiorese non sono più quello che erano un tempo. Non sono più un luogo demodè e di sicuro non è più un posto sperduto. Non è più i posto dove giocavano i “soliti bischeri” . Il tempo passa i posti cambiano. Cambiano le persone. È male? È bene? Non lo so…Comunque il camaiorese resta sempre un gran bel posto dove scalare.

  3. Ho sempre detestato i sentieri pieni di cartelli!
    Ce ne sono sempre più e non è una bella cosa, secondo me. Ci si può informare in tanti modi che non prevedono l’installazione di oggetti lungo il percorso. Com’è sempre stato.
    Di Maraini ho letto Segreto Tibet ma della moglie non ne so molto.

  4. Forse vado un po’ fuori tema ma tant’è…..
    Pur vivendo nella Genova di Levante non ho mai frequentato le Apuane e, forse, mi sono perso qualcosa. Nella mia vita da cllimber ho scalato invece spesso nell’estremo Est della liguria (Muzzerone) e poi a Camaiore, dove ho scoperto un luogo magnifico che, tanti anni fa’, profumava di novità come prima aveva fatto Finale. Se la salute me lo consentirà tornerò a scoprire la Toscana verticale, nelle sue varie forme. Il resto della Toscana “non verticale” mi è sempre piaciuto da matti e ci sono tornato tante volte. A Camaiore non sono mai piu andato, spero abbia mantenuto quel fascino che solo i posti naturalmente mangnifici, un po’ demode’ e un po’ sperduti regalano. Ho ricordi di “successi”, come di grandi bastonate…. Sarà anche perchè è vicina e molti tratti ci accomunano, ma la Toscana resta una delle mie mete preferite. 
    Ps
    Se poi volete bere un bicchiere di Rosso di quelli che ti ricordi per il resto dei tuoi giorni vai a Bolgheri……ma uno solo perchè domani si scala!

  5. Il monte Rovaio fu teatro dki dura lotta partigiana con la formazione partigiana Valanga:

    L’episodio più tragico e noto che ha segnato la storia del Gruppo Valanga avvenne il 29 agosto 1944. Attaccati all’alba da soverchianti forze nazifasciste (tedeschi e truppe della GNR) sul versante del Monte Rovaio (nei pressi del paese di Piglionico), i partigiani subirono gravissime perdite. Nello scontro caddero 19 giovani partigiani.

  6. Leggo questo articolo su Mieko Namiki Maraini dopo aver soggiornato al rifugio Alpe Sant’Antonio durante questo ponte di giugno. Eravamo quattro persone e abbiamo percorso il sentiero del Rovaio sul sentiero Maraini 4. Il giro ad anello è un vero e proprio viaggio nella storia, nella memoria, nella cultura, nel paesaggio, nell’ambiente, ma soprattutto nell’umanità e nelle emozioni che i luoghi sprigionano. È un posto da percorrere piano, fermandosi a leggere i pannelli relativi ai vari luoghi che si attraversano e lasciare che lo sguardo vada lontano fino a sentire le sensazioni che si provano. Un luogo che ci ha rigenerato.

  7. Il gruppo delle Panie, dalla Pania Secca a sinistra, l’Uomo Morto,  alla Pania della Croce per finire col Pizzo delle Saette e il monte Rovaio, aveva scelto bene Fosco Maraini, per viverci e per riposarsi per sempre. Come Fosco e sua moglie Mieko, sono legato profondamente a questi luoghi magnifici, sia ambientalmente che alpinisticamente.

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