Smartphone in mano, sneakers ai piedi, niente caschi né attrezzatura. È la linea sottile tra avventura e stupidità.
Montagne invase dai cafoni
(troppi, incivili e ignoranti)
di Filippo Facci
(pubblicato su ilgiornale.it il 28 luglio 2025)
Se il fetore da selfie e da scarpe da ginnastica si è fatto largo ai campi base dell’Everest, figurarsi che cosa può succedere tra le rocce e le creste nevose delle nostre Alpi: spingendosi, il fetore, con quel propellente universale che è l’arroganza dello sprovveduto e che lambisce anche i ghiacciai, i bivacchi, profana i sentieri con sandali firmati, si fotografa con l’imbrago slacciato perché sennò rovina l’outfit.
È lui il nuovo escursionista mordi e fuggi, il cretino 2.0, quello che fa tremare i rifugisti più dei temporali di luglio perché non sa aspettare, non sa ascoltare, non sa dove si trova, non sa niente, è percentualmente stupido come lo è il genere umano ovunque si manifesti, ma lui è in montagna, così diventa scemo due volte.

Il 27 luglio 2025 il capo del soccorso alpino nazionale spiegava che ben 83 morti solo in luglio non li aveva mai visti, gente che scala i Quattromila con le sneakers, che fa le ferrate con la figlia in braccio, che chiama i soccorsi per stanchezza e poi non vuole neppure pagare.
Il caso del rifugio Cavazza al Pisciadù 2585 m dice molto: parliamo di un’icona del Gruppo del Sella (Dolomiti) dove il gestore, Renato Costa, in 45 anni ne aveva viste tante, ma mai nessuno che sbagliasse sentiero e allora tornasse furioso al rifugio e sfondasse la porta a calci, insultando chi gli aveva dato le giuste indicazioni che lui era stato incapace di seguire. Perché è sempre dura, la montagna: anche quando è ufficialmente facile. Bisogna essere capaci, non è quasi mai dritta, segnalata, elementare e pronta per Instagram.
Sui social vedi foto di escursionisti che arrancano sulla Marmolada con le Converse ai piedi, o famiglie intere con bambini spalmate su ferrate verticali senza imbrago né kit di moschettoni né casco né niente, magari con la prole in braccio come bambolotti mentre papà cerca di domare una parete EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzatura) con orologi Gps che non sanno leggere, ergo non conoscono i guai dell’altitudine, le nevi perenni, la variabilità meteo in montagna, non conoscono niente.
La linea sottile tra avventura e stupidità non è una linea, spesso è semplicemente una corda, e l’idiota neppure se l’è portata dietro come fa l’esperto magari per non usarla: però lui ce l’ha, invece il cretino 2.0 (italiano ma anche tedesco, olandese, francese, ceco, croato) sembra passare frettolosamente sui sentieri con lo smartphone in mano e la convinzione che la montagna sia una grande scenografia gratuita. Del resto, quel giorno, era indeciso se salire sulla Grigna o andare all’outlet di Serravalle.
Così, nel 2024, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha compiuto 12.063 interventi e ha soccorso 11.789 persone: circa 500 erano già morte, 7.018 ferite, 4.187 rimaste illese in situazioni che non avrebbero mai dovuto creare.
La causa ufficiale si chiama “escursionismo”, che un settore di Decathlon. È l’escursionismo massificato per cui alcuni proprietari di terreni hanno piazzato un provocatorio tornello sulle Odle per regolamentare l’accesso e dare un senso del limite a chi lo percepisce come un’offesa, tipo i due ventenni francesi che sono stati tratti in salvo sulla Marmolada dopo esser saliti (averci provato) in jeans e basta: hanno chiamato i soccorsi a metà via perché erano incapaci di proseguire e troppo spaventati per scendere, un classico.

Potremmo citare decine di casi, compresi altri che sono letteralmente spariti durante un banale sentiero escursionistico con pendenza e terreno umido e magari zaino sbilanciato, gente che si perde o che si fa abbattere da una raffica di vento o scivola su una pietra instabile: tu vallo a sapere, in questo luglio, come sono morti certi tizi trovati cadaveri dopo esser partiti dal rifugio Mulaz o dal Rosetta.
Puoi solo censire i vivi e scoprire che il 30 per cento delle richieste di Soccorso Alpino, nel 2024, è stato causato da turisti impreparati fisicamente o psicologicamente: partiti tardi, ridicolmente vestiti, spesso senz’acqua, gente che il giro delle Cime di Lavaredo pensava fosse un giretto al parco. Molti si perdono per nebbia. Moltissimi per testardaggine e sopravvalutazione di se stessi.
Esplorare i propri limiti è una cosa, non averne idea è un’altra. Gli imbecilli li riconosci dalle marche del vestiario o grazie a venti secondi di colloquio: bastano per capire che non hanno letto mezza relazione, nessun bollettino, non sanno i tempi, i gradi, i dislivelli, non dico saper leggere le nuvole, ma almeno sapere perché un casco o i guanti servono anche d’estate. Nel 2023, il 43 per cento dei soccorsi è stata causato da cadute banali o dal fatto che qualcuno non riusciva più a proseguire. In Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia e anche Liguria è pieno di gente che parte per rifugi (Quintino Sella, Chabod, Mantova) e non arriva mai, o arriva che è pronta per il ricovero.
Quello che in pianura chiamano “overtourism” in montagna diventa “overtourism ignorante”, perché è la trasformazione dell’alpinismo in coreografia, l’invasione rumorosa dei burini e degli incapaci, è la sordità al pericolo degli asini e dei ciechi davanti alla bellezza vera.
Quando la montagna presenta il conto allora si chiama il 118, si invia la posizione WhatsApp, si chiede “Potete venire a prendermi?”, e però “no” risponderà presto o tardi qualcuno.
Il commento
di Carlo Crovella
La campagna anti-cannibali è un mio cavallo di battaglia da sempre, ma in modo determinato e concreto da circa una decina di anni, quando ho iniziato a registrare (in anticipo sugli effettivi sviluppi del trend) i segnali del peggioramento al riguardo. Quindi ho visto le cose in tempi non sospetti.
Oggigiorno sembra invece che “dare addosso al cafone” (o al “cretino 2.0” come qui sopra appellato) sia il tormentone dell’estate 2025. Quando si stappa la bottiglia, ovvero quando prende corso una moda, poi tutti ci si accalcano sopra (anche se la moda in questione è dare addosso ai “modaioli” dell’approccio cafone alla montagna).
Forse se si fosse iniziato a porsi seriamente il problema non dico 10 anni fa, ma magari 5 anni fa, cioè appena dopo l’uscita dal lock down del Covid (c’è una certa consequenzialità con l’esplosione dei cafoni in montagna), magari oggi non saremmo ai livelli critici in cui siamo.
In ogni caso è un bene che vengano sottolineate tutte queste aberrazioni nell’affollato e inqualificabile approccio antropico alle montagne. Infatti se questa posizione (che 10 anni fa era limitata a una ristrettissima cerchia di osservatori lungimiranti) si sta allargando, ciò creerà le basi per successivi interventi correttivi.
Quali? Il dibattito è aperto. Ma mi permetto di segnalare che la conclusione di questo articolo propone fra le righe una delle mie altre ipotesi provocatorie, quella di un soccorso alpino non più immediatamente attivo solo perché è stata fatta una chiamata al 118. I tabù, che facevano gridare allo scandalo pochi anni fa, stanno sgretolandosi progressivamente.
Il mix di interventi, finalizzati a proteggere le nostre montagne dall’assalto indiscriminato dei cannibali, deve essere valutato con molta intelligenza e con un notevole pragmatismo.
Ci saranno delle scelte da prendere e saranno scelte “antipatiche”, perché alcune andranno a ledere il tabu dei diritti (in particolare quello di spostarsi liberamente sul territorio nazionale), altre confliggeranno con gli interessi economici degli operatori del settore. Un bel campo minato, ma se si vuole davvero tutelare le montagne, occorrerà tirarsi su le maniche e affrontarlo.
Certo, con sangue freddo e idee molto lucide.
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La prevalenza del cafone, munito di suv sale fino al limite del possibile. Quando arriva in vetta si fa il selfie abbracciato alla croce come se avesse conquistato un 8000 e poi aziona l’immancabile drone per filmare il tutto . Simbolo di invadenza.
@33. Le ferrate stesse, soprattutto quelle di ultima generazione, sono l’emblema della cafoneria in montagna, per quello, tra gli altri , attirano cafoni. Quali sensazioni positive si possano provare a salire una parete in estate senza mai toccarne la roccia è per me qualcosa di incomprensibile.
Piccola variazione sul tema:
https://forum.thetop.it/viewtopic.php?t=11839
I cafoni, gli imbecilli o più semplicemente gli incauti e superficiali esistono ovunque, non solo in montagna. Li troviamo in ogni ambito sociale. Sulle strade, sul luogo di lavoro, al supermercato, allo stadio… E quindi? Che facciamo? Un test di ingresso per poter testare il livello di intelligenza dei frequentatori della montagna? Oppure, più semplicemente, danno fastidio tutti sti poveracci… Che se ne stiano a casa loro che a noi benestanti rovinano il panorama…
Non mi pare proprio che Facci abbia umiliato TUTTI quelli che vanno in montagna, come non lo faccio io. Semmai “umiliamo” (in realtà occorrerebbe usare un verbo diverso, ma non è questo il punto, per cui non mi soffermo) “umiliamo”, dicevo, quella parte negativa dell’approccio antropico alla montagna. Parte negativa in aumento esponenziale da alcuni decenni e che Faccia chiama (convenzionalmente) “cafoni” mentre io chiamo (convenzionalmente) “cannibali”, riagganciandomi alla tradizione torinese che da sempre utilizza questo termine per indicare qui soggetti.
I propositi di voler “educare” i cannibali sono encomiabili, ma sono del tutto inefficaci, cioè genereranno solo dei fallimenti. Per un motivo semplicissimo: caratteristica fondante dei cannibali è che rifiutano ogni forma di educazione che li “elevi” dal loro status di cannibali. In partole semplice il cannibale non vuole “scannibalizzarsi” per definizione. Perché adoro comportarsi da cannibale: se si scannibalizzasse si autopriverebbe del piacere di esprime la sua natura di cannibale e non lo farà mai. quindi, salvo rarissimne eccezioni, i cannibali (alias cafoni, tamarri, ecc) sono irrecuperabili. Non ci sarà mai nessuna strategia educativa che lo convincerà ad elevarsi, a diventare alpinisti maturi e consapevoli.
Ergo non resta che studiare strategie che eliminino i cannibali, quanto meno dalle montagne, al fine di alleggerire le montagne dai danni che producono così tanti cannibali. La mia personale convinzione è che i cannibali detestano la “scomodità” (“s” privativa), per cui se facciamo tornare le montagne scomode, scabre e spartane, dovrebbe innescarsi un automatico meccanismo di selezione naturale che cremerà gli accessi alle montagna, in particolare da parte dei cannibali.
E’ vero, l’ho già scritto, che il problema strutturale dei cannibali non è costituito solo dai cannibali in montagna, ma dai cannibali in assoluto. Per cui se li spostiamo dalla montagna e finiscono al mare, ai laghi, nei fiumi ecc, sempre cannibali restano e sempre danni faranno, perché i cannibali non possono che fare danni. Ma sono due step diversi del problema. Facciamo un passo per volta. Innanzi tutto mi pongo l’obiettivo di scremare il flusso di cannibali/cafoni verso le montagne. Cioè: come primo passo, iniziamo a evitare danni alle nostre amate montagne. Poi, in generale, occorre studiare delle strategie per contingentare i cannibali in assoluto ed evitare che facciano danni anche al mare, ai laghi, ai fiumi ecc ecc ecc.
Buonanotte!
Mi permetto umilmente di fare poche considerazioni:
Il Signor Crovella ha trovato qualcuno che lo ha superato nell’infierire su chi va in montagna.
Il Signor Facci si è dato ben da fare a umiliare chi va in montagna. Dico proprio umiliare.
Michele H ha fatto un’ottima e giusta osservazione sui cafoni (Silone).
Sgradevole che il Signor Facci chiami in causa asini e ciechi (i quali ultimi possono vedere più bellezza di quanto egli pensa). Da Lupo 80 dico che se il lupo non è cattivo l’asino merita eguale considerazione (basti pensare che ha un posto nel Presepio).
Nel salvare la montagna occorre salvare anche tutte queste persone definite cafoni. Ripeto, a me fanno anche una certa compassione e mi piacerebbe, se potessi, aiutarli a chiarirsi le idee (in altri ambiti poi, possono essere anche migliori di noi e non lo sappiamo). Le persone valgono più delle montagne e vanno rispettate e non umiliate. Poi certo va difeso con ogni mezzo lecito chi lavora a contatto con persone maleducate, e anche le montagne vanno protette dalle loro azioni arroganti.
In fine, se anche un alpinista come Simone Moro ha potuto condurre un reality diseducativo all’approccio alle montagne come “Monte Bianco – Sfida Verticale”, cosa possiamo pretendere da tutti questi frequentatori maldestri delle nostre montagne?
🙂 🙂 🙂 …. silicone sigillante.
Osservo che qui sul gogna blog come nella vita reale che le più aggressive sono sempre le donne…..
Ma tu, Filippo Facci, scrivi come rappresentante dei cafoni o degli stupidi?
Filippo Facci scrive un articolo sui cafoni in montagna e qualcuno commenta non sui cafoni in montagna, ma su Filippo Facci, con un tizio che addirittura ha ritirato fuori il programma Montebianc: a dimostrazione che l’idiozia è trasversale e ha solo bisogno di nuovi luoghi in cui manifestarsi, tipo internet, più pericolosamente, in montagna. Per il resto, ho trovato cafoni persino alla Capanna Carrel (tre anni fa) e ribadisco quanto ho scritto nell’articolo: il cafonismo è percentualmente stupido come lo è il genere umano ovunque si manifesti, ma lui è in montagna, così diventa scemo due volte. visto quanto abbiamo avvicinato la gente alla montagna, non c’è da stupirsi se poi la gente in montagna ci vada: l’abbiamo resa comoda, c’è la fila agli impianti di salita perché li abbiamo costruiti, e se un sentiero è diventato una pista per biciclette non possiamo lamentarci se poi ci troviamo dei cicloturisti. Dopodiché la gente appare stupida ovunque si faccia massa, ma c’è qualcosa che non sapevamo?
#23 Rifugi sociali occupati!
Ignazio Silone definiva i suoi cafoni di Fontamara come gli ultimi dopo gli ultimi. Ma anche i cafoni avevano una loro dignità.Questi frequentatori delle terre alte non sono cafoni ma esseri incivili, ignoranti e inconsapevoli dello sfascio che stanno arrecando alla montagna e alla sua cultura, ammesso che ce ne sia ancora.Anche gli amministratori locali e tutto il circo dell’industria del turismo, sono responsabili di questo fenomeno. L’offerta è tanta con annessi parchi di divertimento, Rifugi con strade bianche di accesso sino a 3500 mt con chef stellati e menù gourmet. Io non pretendo di essere il purista che difende i sacri valori della montagna perchè di km in auto su e giù per le vallate ne ho percorsi tanti. Però a tutto c’è un limite.
Per quanto mi riguarda si può tornare a sparare sulle corde per far cadere la salma e poi comodamente mettere a posto alla base della parete.
“…Puoi solo censire i vivi e scoprire che il 30 per cento delle richieste di Soccorso Alpino, nel 2024, è stato causato da turisti impreparati fisicamente o psicologicamente…”
Quindi il 70% dei soccorsi viene fatto per quelli bravi, preparati ed esperti ?
PS dopo Facci potreste ospitare Cruciani, anche lui va in montagna.
La verità è che nei ruoli di potere nella gestione della montagna ci sono personaggi ipocriti senza coraggio che pensano solo ad un prorio torna conto… hanno paura di essere politicamente scorretti per salvarsi la faccia perché devono sembrare inclusivi a prescindere, ma questa è una barzelletta che vi potete continuare a raccontare tra di voi. Se si vuole cambiare il trend si devono mettere dei paletti ben visibili, diversamente potete continuare a lamentarvi ma non risolverete nulla.
No Cappuccino! No informazioni! No wi-fi! Ben visibile all’ingresso del rifugio. Poi vedi se le cose non cambiano. Provare per credere! Più guide alpine e meno stelle alpine, cit. (B.C.) San Sebastiano.
É inutile, se ne può parlare fino allo sfinimento ma tanto vince l’articolo quinto “Chi ha I soldi a vinto” , vedi Everest cave in Apuane ecc, ecc………
Filippo Facci ha contribuito, con articoli e trasmissioni negli ultimi decenni alla creazione di moltitudini di “cafoni”. Basta uno sguardo ai giornali sui quali scrive o alle trasmissioni alle quali partecipa.
Però se lo raggiungono se ne dole.
Ma va da via l’….
in effetti la vera soluzione non sono di certo i divieti, ma la proiezione nel futuro dei territori e di chi non vuole svenderli: tutte queste proposte per coprire di patina morale un turismo che rimane pur sempre turismo, sinceramente hanno un po’ stufato. La loro banalità è tanto sconfinata, quanto l’inconsapevolezze e l’ingenuità di chi le propone. Resta solo l’azione, mentre sullo sfondo si staglia la vacuità del discorso sul turismo.
LA BANALIZZAZIONE DELLA MONTAGNA ….. UN PREZZO DA PAGARE AL CONSUMISMO? …… OVERTOURISM ? ……
SENZA ENTRARE NELLO SPECIFICO DEL PROBLEMA, GIA’ AFFRONTATO DA CHI E’ MOLTO PIU’ COMPETENTE DI ME, IO RIFLETTEREI A 360° SU OGNI FORMA DI MASSIFICAZIONE PROMOSSA DAL CONSUMISMO CHE PORTA AD UNA INVOLUZIONE DELLA SOCIETA’ MA TANTI SOLDI NELLE MANI DI POCHI AFFARISTI (gli stakeholders dell’Agenda 2030? …. ).
E’ QUESTA LA SOCIETA’ CHE LASCEREMO AI NOSTRI FIGLI? E’ QUESTO IL MODELLO GUIDA DA SEGUIRE ED ESPORTARE? E’ QUESTO L’OCCIDENTE EVOLUTO CHE PER FARE CASSA A TUTTI I COSTI PROMUOVE GUERRE IN TUTTO IL PIANETA ED HA BISOGNO DI MALATI CRONICI PER VENDERE FARMACI E COSTOSISSIME CURE?
…… FORSE AIUTEREBBE RILEGGERE E RIVALUTARE INTELLETTUALI COME PASOLINI ……
“Di quelli come Crovella, che si ritiene e professa vate e lungimirante precursore, ma ignora […].”
E dagli al povero Carlone, che da anni e anni se ne va, solo e pensoso (cit.), per le valli solitarie delle Alpi Cozie e Graie. Ma che colpa ne ha lui?
I fasti delle comitive di duecento scialpinisti del CAI Torino appartengono al passato che fu.
Ora lui è rinsavito, e io lo perdono come se fosse il figliol prodigo.
Sono un po’ stufo del ripetersi ossessivo questi articoli ben scritti per carità, che i corifei sanno fare il loro mestiere…) che sembrano parte di una campagna di propaganda volta a far sfogare le pulsioni deleterie di chi vuole e chiede sempre e solo regolamentazioni, divieti e sanzioni, patenti e permessi.
Di quelli come Crovella, che si ritiene e professa vate e lungimirante precursore, ma ignora che più di vent’anni fa sui forum di chi in montagna ci andava davvero (Planetmountain e Fuorivia) si parlava del problema dei Merenderos e dei Caiani o Barbacai.
Purtroppo parlare non serve a niente e scriverne come fa Facci è deleterio…
Mi domando come mai se il problema è quello del Cretino 2.0 nessuno proponga di limitare Uozzapp e gli influencer, esattamente come mi chiedevo per il problema dei rifugi/ristoranti/discodance perché nessuno denunci il ruolo del CAI…
Oggi piove: niente ombrellone.
Ne passa di tempo sotto l’ombrellone, eh!?
Chang? Come Chang Kai-shek?
Il GognaBlog è diventato così famoso che sono arrivati i cinesi?
Firmato: Vladimir
P.S. Perdonate la battuta.
6
Non solo, più se ne parla più la gente andrà negli stessi posti.
Bisognerebbe iniziare a parlarne di meno, forse per nulla.
L’esempio, forse è l’unica cosa che mi rimane e di cui sono capace, al di là di queste semplici parole. Non servirà a tenere lontano l’ignoranza, ma penso sia essenziale per quel poco di dignità che ci è rimasta dopo il nostro assistere quasi inermi a guerre e indifferenza. Rinunciamo a salire, che le guide si fermino, che i rifugi chiudano, che l’economia delle terre alte ripensi e riprogrammi il suo futuro senza inseguire il passato, Un anno sabbatico per tutti noi che amiamo la montagna, meglio due, tre anni ? Se è vero che per molti di noi, tutte le montagne sono sacre, allora fermiamoci. Provocazione? Si e no, ci sono sentieri che valgono qualsiasi cima. Ma è difficile “scalarsi” dentro. “Alta via dei silenzi”, dorsale dell’Alpago (Belluno): due, forse tre cenni di saluto. Intesa ed empatia perfetta.
La realtà è complessa, me ne rendo conto. Massimo rispetto per le opinioni e le motivazioni di tutti.
Trovo che ci sia un overexposure di articoli sull’overtourism, non solo qui, ma su tutti i mezzi di comunicazione. E ciò nonostante, considerato il vasto interesse che riscuote l’argomento, ancora non ho letto una sola proposta di soluzione per il futuro prossimo non dico concreta, ma perlomeno interessante e da sviluppare. Sarà che interessano più i click che non una seria discussione? Quel che è certo è che tra 10 giorni andrà tutto in soffitta fino alla prossima coda, a luglio 2026.
Ah, e i despittatori seriali, paladini dell’anti-overtourism sulle rive dell’Adige, quali proposte portano avanti concretamente? Anche lì siamo a zero ad oggi. A meno che il loro suggerimento tra le righe non sia quello di andare di notte a distruggere gli impianti o scaricare frane sulle strade che portano in quota…
Nel 2015 Filippo Facci partecipò al reality show Monte Bianco.
https://gognablog.sherpa-gate.com/la-montagna-non-perdona-se-la-scambi-per-luna-park/
https://www.montagna.tv/77256/polemiche-sul-reality-filippo-facci-a-montagna-tv-ecco-verita-e-retroscena-del-mio-monte-bianco/
Qui troverete la classifica finale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Bianco_-_Sfida_verticale
“E le orde vennero da nord e da sud, da est e da ovest.
Come cavallette tutto travolsero: monti, mari, città, pianure.
Funivie e gelaterie e discoteche fin sulla vetta dei Drus.
Cubiste seminude sculettavano negli ex rifugi del tempo che fu.
I ritratti dei pionieri gloriosi dell’Alpe buttati nel cesso.
Meretrici si offrivano all’attacco delle vie di Buhl e di Bonatti.
Un trenino saliva a spirale nelle viscere del monte Cervino
là dove sulla parete nord una volta osarono Gogna e Cerruti.
E occorsero mille e mille anni prima del ritorno del silenzio.
Mille e mille anni prima che un cataclisma scacciasse le orde.
Ma a quel punto degli alpinisti era andato perduto
perfino il ricordo. Come lacrime nella pioggia.”
…e come si dice da sempre, ” la madre dei coglioni sta sempre incinta”. Siamo solo agli inizi del processo di vandalizzazione delle montagne. Prima lo era solo il mare o poco più, ora “grazie” ai maledetti sociali tutto si è spostato più su. Per fortuna oltre l’Everest questi dementi del terzo millennio non potranno andare.Si facessero pure male, e tanti saluti.
Articolo molto colorito, secondo lo stile del giornalista Facci. Ma reale fotografia di una combinazione di maleducazione e massificazione che accomuna molti ambienti, a partire dalla movida cittadina le cui abitudini si sono trasferite in quota. Un insieme di cause ha generato e intensificato il fenomeno, a partire dalla facilità di accesso, con stagioni estive allungate da maggio a ottobre e il proliferare di agevoli punti di ristoro. A mio parere non ci sono speranze di cambiamento indotto dall’introduzione di nuove regole. Conto solo nella ‘naturale’ inversione di tendenza. Forse che il popolo delle spiagge piuttosto deserte di questa estate si è spostato più su? Verrà il tempo di una ridiscesa a valle (ma dove in Italia?) con le inevitabili lamentele degli imprenditori (sic!) alpini per i mancati incassi? Ma oggi è così e la maggioranza vince, anche se non ha ragione, came accade in altri ambiti.
Long
La soluzione sta nel far pagare profumatamente, come succede in Svizzera, il soccorso in montagna. Il soccorso in montagna a mio parere non dovrebbe rientrare nei LEA (livelli essenziali di assistenza), che si dobrebbero occupare di problematiche sanitarie più importanti e di cui si ha una estrema necessità, assistenza domiciliare ad anziani e malati terminali, prevenzione, ecc. Invece buttiamo i soldi del SSN per salvare il tamarro che va sui ghiacciai con le ciabatte! Chi va in montagna deve sapere che i rischi ci sono, li accetta e se ne assume la responsabilità, e quindi si fa la sua piccola assicurazione (del CAI o per esempio la REGA svizzera) che costa poco più che un paio di giri di aperitivi e soprattutto, visto da vecchio componente del Soccorso alpino, evita di scaricare le responsabilità sui soccorritori, volontari che mettono a repentaglio la loro vita per soccorrere anche i cafoni.
Bei tempi quando sul gogna blog si parlava di alpinismo