Non depressi, ma privi di gioia. L’emozione del 2021 è il “languishing”

Non depressi, ma privi di gioia. L’emozione del 2021 è il “languishing”
di Ilaria Betti
pubblicato su huffingtonpost.it il 24 aprile 2021

Secondo il New York Times, è quella sensazione inspiegabile che ci portiamo dietro dal lockdown: un’assenza di benessere. “Guardiamo la nostra vita come da un finestrino appannato”.

Non è burnout, non è depressione, non è una mancanza di speranza. Semplicemente è l’assenza di gioia e di uno scopo. Secondo il New York Times, l’emozione che ci accompagnerà per tutto il 2021 ha un nome: si chiama “languishing”, che tradotto in italiano suona più o meno come “languire”. “È un senso di stagnazione e di vuoto. Ti senti come se ti stessi confondendo tra i giorni, come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato”, scrive l’autore dell’articolo, Adam Grant, psicologo alla University of Pennsylvania e autore del libro “Think Again: The Power of Knowing What You Don’t Know”. “È l’assenza di benessere. Non hai sintomi di disagi psichici, ma non neanche sei il ritratto della salute mentale. Non funzioni al massimo delle tue capacità. Il ‘languishing’ spegne la tua motivazione e distrugge la tua capacità di concentrarti”, aggiunge.

Il termine è stato coniato da un sociologo, Corey Keyes, colpito da quante persone non depresse non stessero comunque prosperando. La sua ricerca rivela che le persone che tra dieci anni soffriranno di depressione e disturbi d’ansia non sono quelle che stanno sperimentando questi sintomi oggi. Sono quelle che oggi stanno ‘languendo’. Ma qual è il pericolo insito in questo status emozionale? Secondo lo psicologo, è l’inconsapevolezza. “Non riesci a percepire te stesso scivolare lentamente nella solitudine. Sei indifferente alla tua indifferenza – scrive sul NYT -. E quando non riesci a capire che stai soffrendo, non puoi cercare aiuto né fare molto per aiutare te stesso”.

Molto stanno facendo scienziati e medici per curare i sintomi fisici del long Covid. Nel frattempo però molte persone si trovano a fare i conti con le ripercussioni psicologiche. Queste possono colpire duramente e a sorpresa, proprio mentre la paura dello scorso anno si solleva. “All’inizio non ho riconosciuto tutti i sintomi che avevamo in comune – scrive l’autore – amici che mi dicevano di avere problemi a concentrarsi. Colleghi che, anche col vaccino all’orizzonte, non erano affatto eccitati per l’arrivo del 2021. E io che invece di balzare giù dal letto ogni mattina mi metto a giocare un’ora a Words with Friends”.

Un antidoto al “languishing” però c’è. Prima di tutto, è necessario dare un nome a questa emozione, capire che non siamo soli, ma che, al contrario, è un qualcosa che in molti stanno sperimentando. Il NYT ricorda che la scorsa estate la giornalista Daphne K Lee ha twittato un’espressione usata in Cina che potrebbe tradursi con il “rimandare l’andare al letto per vendetta”. Sembra che fosse costume comune rimanere svegli a lungo durante la notte reclamando la libertà persa durante il giorno. Un comportamento che rivela una voglia di riprendere il controllo. Tanti lo stavano sperimentando e allora tanto valeva dargli un nome. Lo stesso bisognerebbe fare per il “languishing”.

Come possiamo combattere questa assenza di gioia, questa stasi, dunque? In inglese, c’è la parola “flow”, “flusso”/“fluire”, che potrebbe essere proprio l’arma giusta contro l’emozione del 2021. Con questo termine si intende quello stato di abbandono piacevole che proviamo quando siamo completamente assorbiti da qualcosa, quel momento in cui perdiamo la cognizione del tempo, dello spazio. Può essere un progetto a cui teniamo molto o una serie tv su Netflix: entrambi possono avere quel magico potere di trasportarci via. E di salvarci, seppure per un momento, dalla negatività.

L’ultimo avvertimento che lo psicologo lascia nell’articolo è quello di fare attenzione a dedicare a noi stessi un tempo non frammentato. La pandemia ci ha costretti a cambiare mansione ogni dieci minuti, passando dal nostro lavoro ai nostri figli alla cura della casa in un batter d’occhio. Tutto questo favorisce il “languishing”. Siamo noi ad avere il potere di dargli il colpo di grazia. Ma per farlo non possiamo ignorare la sua esistenza. Non esistono solo le malattie fisiche, ma anche quelle mentali. E questo è un qualcosa che, mentre ci accingiamo a vivere l’epoca postpandemica, dobbiamo assolutamente ricordare. “Se non hai la depressione, non vuol dire che tu non stia soffrendo. Se non hai il burn-out non vuol dire che tu non sia esaurito – conclude Grant -. Sapendo che molti di noi stanno ‘languendo’, possiamo finalmente iniziare a dare una voce a questa sommessa disperazione”.

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Non depressi, ma privi di gioia. L’emozione del 2021 è il “languishing” ultima modifica: 2021-10-19T04:40:00+02:00 da Petra

15 pensieri su “Non depressi, ma privi di gioia. L’emozione del 2021 è il “languishing””

  1. 15
    Geri Steve says:

     
    ECCEZIONE
     
    Marcello, “diagnosi” è parola impegnativa che presupporrebbe informazioni complete sul tuo caso e ottime conoscenze generali.
     
    Io sono intervenuto su un articolo che si pone il problema di come chiamare un malessere diffuso e ho suggerito che ci siano cause molto diverse e strutturali, precedenti alla pandemia; che l’associazione di quel malessere con la pandemia possa dipendere dal fatto che questa ha ridotto la socialità rendendo le persone più fragili rispetto a quelle cause di fondo.
     
    Tu però sei un caso eccezionale, se è vero che, come affermi, durante i due lockdown stavi da dio.
    Io non so indovinare i motivi di questa tua eccezionalità, ma tu citi almeno un paio di tue caratteristiche “eccezionali”.
    L’aver creato opere artistiche eccezionali rispetto alle tue precedenti.
    Essere uscito (credo) vicente e bene dalla malattia: ti sei fatto e hai vinto una tua personale lotta per la sopravvivenza.
     
    Molti altri non sono stati coinvolti direttamente in quella specie di “guerra” e sono restati chiusi in casa senza attività interessanti, forse davanti ad un televisore.
    Quantitativamente, loro sono normali e tu sei “anomalo”.
     
    ciao,
    Geri

  2. 14

    Dimenticavo di aggiungere che in tutto questo ho fatto anche il covid. Quale diagnosi?

  3. 13

    Gri e Raffo, ho letto con molto interesse le vostre parole trovandole giuste e stimolanti. Forse perché l’alternativa informativa era il discorso di Draghi a News24, ma lasciamo perdere. Però,  c’è sempre un però,  perché io durante i due lockdown stavo da dio? Mi sono dedicato anche all’arte realizzando oggetti che mai avrei concepito durante la ‘routine” di sempre. La pandemia non mi ha fatto diventare migliore ma mi ha dato la possibilità di dedicarmi di più a me stesso e a chi ho vicino. Moglie, figli, amici e natura, mica noccioline. Era lo Stato che mi autorizzava e sentirmi da quest’ultimo spalleggiato mi ha fatto sentire cittadino piu di adesso che ci viene imposto il greenpass e lo Stato lo avverto come ostile. Mi sento bene, pieno di energie e entusiasmo. Che mi succede?

  4. 12
    albert says:

     Spesso una trovata, una moda, uno sport, un’espressione artistica, uno stile musicale ORIGINALI E PARTITI DAL BASSO  da un gruppetto di ricerca (come l’alpinismo)..vengono poi fagocitati dal business e quindi bruciati, ( un tempo si arrampicava con gli scarponi di naja e corde del bucato..adesso ci sono decine e decine di marchi di abbigliamento, calzature, corde ecc.)standardizzati e popo dopo giungono ad annoiare…ed ancora non si ‘è trovato il nuovo.    Ad esempio il consumo di certe droghe, inizialmente adottato da gruppi ristretti elitari e contrapposti alla società, col tempo e’diventato abitudine conformista e quindisi va a ricercare nuove misture in esplosione esponenziale,e poi stancano subito i sopravvissuti.

  5. 11
    Geri Steve says:

     
    IL DIFFICILE MESTIERE DI VIVERE
     
     
     
    Mancando i tradizionali stimoli di sopravvivenza ci creiamo gli stimoli di passioni: l’alpinismo, la politica, la fede, lo sport, il tifo, lo studio…
    tutto questo, se le forze e la  “fatica di vivere” ce lo consentono, potrebbe darci un buon equilibrio, ma noi siamo anche animali sociali, bisognosi di affetti e di rapporti sociali, amichevoli, competitivi e di lotta.
     
    La pandemia da Covid ha ridotto fortemente la socialità e così tutti quegli equilibri sono diventati più fragili.
    Ci siamo abituati ad avere meno gente vicino a noi e a stare con gente che ha paura di noi, che la esprime mascherandosi, tenendo le distanze ed evitando ogni contatto fisico.
     
    Che così sia difficile vivere bene non è poi tanto strano.
    Più che domandarsi come chiamare il disagio dovuto a questa difficoltà credo sarebbe più utile affrontare il problema.
     
    Geri
     

  6. 10
    Geri Steve says:

     
    IL DIFFICILE MESTIERE DI VIVERE
     
    In natura ci sono forti spinte all’agire per sopravvivere: sopravvivere al rischio di morte violenta, alla morte per fame, per stenti.
    Per noi europei (Iugoslavia e Ucraina escluse) sono sessant’anni che non ci sono guerre e che pochissimi conoscono la fame; anzi: soffriamo di troppo cibo.
     
    Non è che per essere felici si debba vivere sotto i bombardamenti per la gioia di scamparla, ma mancando quegli stimoli basilari che erano pressochè normali, la gioia di vivere deve venire dal piacere di fare qualcosa in cui si crede, che ci realizza. Ci si potrebbe realizzare con opere artistiche, d’ingegno, di abilità, di coraggio… ma non si vedono in giro tanti artisti, inventori, geniali… I modelli di realizzazione sono l’acquisto di qualcosa, l’arricchirsi, il poter spendere, il fare carriera, acquisire posizioni di potere… Far l’amore e avere buoni rapporti affettivi è importante e aiuta molto, ma realizzarsi soltanto così è limitativo, tant’è che sempre meno le ragazze si accontentano dell’amore, del marito e dei figli e non raramente sono disposte a sacrificare tutte queste “gioie” per realizzarsi in qualche campo.
    segue

  7. 9
    Giovanni battista Raffo says:

    L’ uomo negli ultimi decenni sta vivendo in funzione di un esasperato modernismo e non  si è  abituato ad affrontare le difficoltà della vita che ,per giunta, sono   meno drastiche di quanto lo fossero nei decenni precedenti . Per essere più espliciti , non ha imparato a vivere e non conosce il vero significato dell’esistenza.Vive con l’errata pretesa che  per essere sereni ( perchè la felicità fa solo parte del lessico e nella realtà quotidiana non esiste) che tutto gli sia dovuto.
    Chi si ammala di qualche patologia psichitrica per le limitazioni  legate a questo breve lasso di tempo era già predisposto ad averla. Cerco di essere più chiaro: i disturbi dell’umore sono, almeno teoricamente, determinati dalla combinazione del mal funzionamento di alcuni geni , definiti ” geni di vulnerabilità” che in conbinazione con vari fattori di stress di derivazione ambientale, vanno a compromettere il processamento delle fisiologiche  informazioni neuronali in specifici circuiti cerebrali con la conseguente manifestazione della sintomatologia depressiva, ansiosa o di altre patologie molto più gravi. Gli studi  di ” neuroimimagin ” conermano la validità di quanto ho brevemente accennato.
    Quindi, i casi che hai citato sono solo frutto dell’inadeguatezza del momento.
    Se conseguentemente qualcuno dovesse manifestare qualche patologia psichiatrica , ti assicuro che l’avrebbe manifestata  comunque nel corso della vita difronte a stimoli ambientali di altra natura.Quindi, non è che si nasca angosciati, ma vulnerabili o resistenti a sviluppare patologie psichiatriche in risposta a fattori di stress della vita adulta.( A mio avviso,però, gli stress relativi al covid, non dovrebbero provocare danni a persone completamente sane) Saluti

  8. 8
    Andrea Parmeggiani says:

    @7
    Sono d’accordo

  9. 7
    albert says:

     Anni fa lessi una notizia circa così: un imprenditore veneto della zona pedemontana , appassionato di montagna, aveva una fabbrichetta che poteva permettersi una distribuzione e gestione della produzione programmabile su 4 giorni. Dal lunedì al giovedì 10 ore al giorno, …week end di 3 giorni.Assumeva sia in base  a professionalita’, disponibilita’ contrattuale al turno lungo (tot 40 ore settimanali) che a passione comune per escursionismo in tutte le stagioni. Spesso si formava una allegra combriccola  in escursione con parecchi dipendenti(  al contrario del gruppo ciclistico   Cobran ) . Sara’ stata una fake?(allora il termine non si usava)in ogni casoi da augurare prosperità all’impenditore.

  10. 6
    lorenzo merlo says:

    E invece avremo l’app che appena percepisce il calo ci avverte e segnala quale pastiglia prendere. O vaccino.
    Uomo addio.

  11. 5
    albert says:

    in Veneto si traduce”smonati” o “scazzati”,”un antidoto al “languishing” però c’è…andare piu’ spesso in montagna o addirittura trasfersi… con riscaldamento esclusivamente a legna per cui il daffare non manca, oltre al resto.

  12. 4
    antoniomereu says:

    Netflix e coca cola :moderne affinità elettive 

  13. 3
    lorenzo merlo says:

    Sì. Ma non ho distinto perché l’andazzo satanico prima o poi coinvolgerà anche loro.

  14. 2
    Andrea Parmeggiani says:

    ” L’assurda modalità ricattatoria della punturina ne alza il livello.”
    Per alcuni.
    Per molti, la punturina è la scappatoia – o la strada, come la narrazione vuole fare credere – verso il ritorno alla normalità, alla felicità… 

  15. 1
    lorenzo merlo says:

    Il malessere genera dall’alienzazione che consumismo e positivismo hanno in sé. La chiusura e i suoi ammenicoli lo ha anabolizzato. Ulteriore esperienza degradante deriva dalla ressa di contraddizioni delle istituzioni di questo periodo. L’assurda modalità ricattatoria della punturina ne alza il livello.
    Che qualcuno rilevi la questione è importante ma anche innocuo come una bollicina in più o in meno nella cocacola.
    Viviamo in una cultura di miti fittizi. Con i paradigmi che ci comandano non c’è scampo alla frustrazione, al malessere, alla malattia.

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