Camminare è un’arte all’Alt(r)oFestival

Due giorni (25-26 settembre 2021) per riconnettere il fondovalle e la montagna attraverso percorsi di scoperta creativi. Ospiti, autori, artisti possono aiutare a conoscere, riflettere, mettere a fuoco il rapporto con la montagna e chi la abita. Vedi https://altrispazi.sherpa-gate.com/altrieventi/altrincontri/altro-festival/.

Camminare è un’arte all’Alt(r)oFestival
di Michele Comi (guida alpina e geologo, facilitatore d’esperienze in montagna)
(estratto e aggiornato dalla pubblicazione su L’Ordine del 19 settembre 2021)

È possibile ricercare una nuova e diversa narrazione della montagna suggerendo nuovi punti di vista e comportamenti lungimiranti?
E tentar di sfuggire all’effimera strategia della narrazione “esperienziale” che l’affligge?
Se sì, in che modo?

Queste sono solo alcune delle domande ricorrenti che ci siamo posti all’alba della prima edizione di Alt(r)oFestival nel 2019.

Domande che non hanno ancora ricevuto risposte esaustive, ma che hanno indirizzato il desiderio di far conoscere la Valmalenco fuori dagli schemi consueti, per scoprire angoli nascosti e favorire una percezione diversa e condivisa dei luoghi.

Da qui l’irrinunciabile ricorso al cammino come strumento ideale d’esplorazione e scoperta, alla portata di tutti.

Se al deambulare aggiungiamo un asse preferenziale, l’antica Cavallera del Muretto (ora sentiero Rusca) che da Sondrio risale la Valle del Mallero sino a Chiareggio e al passo del Muretto al confine svizzero, otteniamo un forte riferimento geografico entro al quale si celano innumerevoli luoghi singolari e infinite occasioni per motivare il viaggio.

Un tentativo di avvicinare la montagna partendo da lontano raggiungendola ognuno con il proprio passo e la propria attitudine, invece di catapultarci repentinamente all’ultimo avamposto viario d’alta quota, trascinati dall’ennesimo cliché effimero e decontestualizzato.

Città e cime
Un’opportunità di ripercorrere una traccia storica (con alcune varianti) che collega il fondo-valle con la montagna, la città alle cime, con l’intenzione di riportare le montagne alla loro dimensione mitica e archetipica, fonte di vita e rifugio ancor prima che parco divertimenti.

Da qui è nata l’idea del Festival, elaborata assieme a un gruppo di amici residenti, sportivi, professionisti dell’accompagnamento in natura, comunicatori e artisti che vivono e continuano a esplorare questi luoghi.

Aperti allo stupore
Due giorni di immersione nella natura, cammini, sport, esplorazioni e spettacoli per “camminatori erranti”, curiosi e aperti allo stupore.

Da subito ci è sembrato opportuno fare in modo che il viaggiatore debba poter prendersi il suo tempo per esplorare, fare deviazioni, incontrare, ascoltare e vivere sensazioni: quante volte nel corso dei sopralluoghi, noi stessi che conosciamo a menadito ogni anfratto, ci siamo stupiti di fronte a nuovi dettagli o particolari mai visti?

Quanto importanti sono state le intuizioni nuove nate dai primi autori e artisti coinvolti? E dagli stessi partecipanti in cammino, che diventano parte attiva del tracciato nomade?

Al centro dell’esperienza sta quindi il percorso stesso, arricchito da stimoli visivi, sonori, appuntamenti diffusi, incontri umani che conducono il viandante ad assaporare ogni luogo per la sua unicità e bellezza, osservando con occhi nuovi ciò che lo circonda e con un rinnovato rispetto per la montagna.

Nelle prime edizioni abbiamo suggerito esperienze che a volte necessitavano di mettere in pratica un piccolo esercizio di scoperta autonoma, di uscir dal sentiero battuto e, ad esempio, addentrarsi nel bosco alla ricerca degli autori, artisti o luoghi d’esibizione teatrale.

Anche se privo di difficoltà, abbiamo constatato che abbandonare il percorso non è sempre facile da accettare: uscire dagli schemi consueti può essere assai faticoso.

A riprova che è molto più semplice suggerire e proporre iniziative d’ogni tipo, anche sportive ed estreme, dal punto di visto dell’impegno fisico, ma entro le quali il partecipante si affida completamente, trova un percorso, segnaletica, staff, punti ristoro, servizi d’ordine, in grado di sopperire ad ogni problema d’orientamento e di scelta del percorso, di cosa fare, guardare, bere e mangiare…

In tal modo nessuna energia è sottratta dai processi decisionali e neppure sprecata in qualche momento di incertezza, ma canalizzata nell’azione, nell’obiettivo.

Tutto bello, ma non è che ci perdiamo qualcosa? Soprattutto la possibilità di riconoscimento, interpretazione e legame con gli spazi attraversati?

Nonostante la concreta difficoltà insita nell’uscire dagli schemi, nel segnare nuove strade piuttosto che replicare quel che va di moda, nel tempo abbiamo rafforzato l’idea che percepire realmente quel che abbiamo attorno è l’unica via in grado di restituire la capacità di comprendere queste montagne, unica possibilità per contrastare la cecità di fronte alle singolarità, contro la spettacolarizzazione dell’ovvio.

Il Festival non ha l’ambizione di confezionare altisonanti proposte culturali, sportive o di svago, ma si propone di suggerire esperienze dirette e suggestioni utili a scoprire dettagli e allenare l’attenzione, re-imparare il linguaggio del paesaggio, per metterci a tu per tu con alberi, fiori, animali, pascoli, rocce e segni del passato.

L’edizione appena conclusa non ha potuto prescindere dalla partecipazione delle scuole di valle e del circondario, dei più piccoli e dei loro insegnanti, attraverso piccole grandi esperienze in natura utili a promuovere l’immaginazione, dare un senso, un legame con il mondo naturale che li circonda e, non meno importante, aiutarli a coltivare un atteggiamento di responsabilità nei confronti di questi spazi, che sostengono la vita di tutti e che forse potrà durare tutta la vita.

Ospiti, autori, artisti e nuovi suggerimenti di percorso hanno potuto così di volta in volta aiutare a conoscere, riflettere, mettere a fuoco il rapporto con questa vallata e le vite che la abitano. Ad abbracciare la “natura”, che per fortuna regna ancora sovrana in buona parte di questi spazi, per iniziare a comprendere che prendersene cura significa, in fondo, curare noi stessi.

Gli obiettivi
– Favorire esperienze in natura delle scolaresche utili a promuovere l’immaginazione e il rispetto per la montagna;

– Un tentativo di avvicinare la montagna partendo da lontano raggiungendola ognuno con il proprio passo;

– Osservare con occhi nuovi ciò che ci circonda e diventare parte attiva del percorso che si compie.

Lungo sentieri pieni di storie
Alt(r)oFestival è nato dal desiderio di far conoscere la Valmalenco fuori dagli schemi consueti. Si è partiti il sabato 25 settembre 2021 a piedi da Sondrio risalendo la Valmalenco lungo la traccia del sentiero Rusca (antica Cavallera del Muretto). Cammino completo, partenza Sondrio, ponte del Gombaro, sabato alle 9 e arrivo a Chiesa in Valmalenco alle 17.30 circa.

Lungo il tragitto numerosi incontri con autori e artisti hanno aiutato a esplorare e leggere l’ambiente. Erano previste cinque tratte per cinque autori: Paolo Novellino e le sue mappe sonore; Tiziano Fratus e I Dialoghi Interiori con i patriarchi arborei; Andrea Mori per un momento di conoscenza intima tra persona e territorio; Gianni Manfredini e i dialoghi semiseri con il mondo vegetale. E, infine, l’entomologo e scrittore Gianumberto Accinelli che ama raccontare le storie di natura alla radio “Il volo del mattino” a Radio Deejay e “Ovunque6” a Rai Radio 2.

È stato possibile affrontare il cammino per intero oppure intercettare gli autori secondo gli orari dei singoli interventi. Nel pomeriggio a Chiesa in Valmalenco laboratori per i bambini, di gioco e musica in natura ed equilibrio con la slackline (aperti a tutti). Dalle 17 si è potuto assistere allo spettacolo teatrale diffuso diretto da Stefano Scherini e Giovanna Scardoni con gli allievi della scuola Civica di Sondrio, Passo dopo passo. Storie per un sentiero.
La domenica si è proseguito verso l’alto, con tre diverse escursioni: con Valeria Mosca, maestra del foraging, alla ricerca delle erbe selvatiche verso il lago Palù; con Andrea Mori, alla scoperta dei racconti legati a luoghi e alpeggi abbandonati; con Michele Comi alla ricerca del sentiero che non c’è, verso gli alpeggi del Pizzo Scalino. Comi, ideatore e coordinatore di Alt(r)oFestival, è guida alpina e maestro di sci, ideatore di inediti percorsi culturali di scoperta dell’area alpina.

Il sentiero che non c’è
“Crèsemula (la, int a la), sponda boschiva assai ripida con larici, abeti e sottobosco di rododendri, mirtilli e lamponi. Un tempo vi erano ampie radure di pascolo per bovini, ora ormai è una malusère, cioè una boscaglia di ontano verde […] confina con la ruinascia, el böc’ e al stelvi verso nord-ovest e con i brusegadi e el sas de l’agnel a sud-est […] la costruzione della carrozzabile rese inutile questo sentiero che ormai sta scomparendo (Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi. 21 Territorio comunale di Lanzada, Società Storica Valtellinese, Villa di Tirano, 1994)”.

Questa è l’unica indicazione condivisa con i partecipanti alla partenza dell’escursione lungo il sentiero che non c’è, il cammino che vado a sperimentare nel corso della terza dedizione di Alt(r)oFestival Valmalenco.

L’idea di esplorare un sentiero che nasce mentre si cammina, un percorso che esplora piccoli spazi non battuti, per scovare la via e interpretare la montagna, è tanto semplice quanto relegata sempre di più ai margini delle nostre abitudini in montagna.

Eppure per inseguire il sentiero che non c’è basta una normale abitudine al cammino, predisposizione alla scoperta, curiosità e spirito di adattamento.

Ma dove si trova il sentiero che non c’è? Come si riconosce? Quando si svela?
Non ha segnali, né traccia!  Ma quando non lo cerchi, finalmente, lo trovi.
Il sentiero che non c’è si fa mentre si cammina.

Basta la nostra presenza in un piccolo tratto di montagna, bosco, greto o “ganda”, abitualmente non attraversato o segnalato e il variare delle percezioni che ne riceviamo per trasformare questi spazi in luoghi. E’ quindi il cammino che crea il sentiero (anche se non c’è!).

Dopo un avvio tradizionale, da “guida”, che introduce, racconta, protegge e … conduce, lascio spazio alla gestione alternata in testa da parte dei compagni di cammino.

Con una direzione di massima da seguire, ognuno sceglie la rotta, secondo il proprio ritmo, la propria attitudine, fuori dai tracciati, ma dentro il sentiero che non c’è.

A far da contorno un bel temporale rende vividi i colori del bosco.

La guida così si trasforma in facilitatore d’esperienze, sorveglia e conforta, sceglie con misura il miglior contesto, ma lascia spazio all’incontro con l’incerto, con la sorpresa. Un approccio forse utile ad amplificare il processo di conoscenza?
Si può in tal modo scoprire che errare e pure sbagliare è più un valore che un errore?

Lascio carta e lapis ai cercatori in cammino.
Chiedo di annotare liberamente le sensazioni-emozioni sperimentate ad ogni cambio di direzione, ad ogni scelta, decisione, dubbio, emersi mentre sono in testa.

Associare le sensazioni personali al luogo che le ha espresse può generare una mappa? Di cui ognuno di noi è l’unico autore? Forse una mappa che invita ancor di più a perdersi?

Sono solo alcune delle suggestioni raccolte in una domenica d’autunno, alla ricerca del sentiero che non c’è!

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Camminare è un’arte all’Alt(r)oFestival ultima modifica: 2021-10-18T05:20:00+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Camminare è un’arte all’Alt(r)oFestival”

  1. 1
    albert says:

      Articolo messo in pratica 4 giorni prima della pubblicazione, in zona Trentino-       Rovereto- Brentonico…c’e’ di tutto di piu’.Pero’ per conseguire i tre   OBIETTIVI con SCOLARESCHE   bisognerebbe essere  superman alias  Nembo Kid.Infatti ho incrociato un gruppo di circa 40 GIOVANI CON  2 ACCOMPAGNATORI..SGRANATO TRA  i primi ed i chiudi fila di circa 3 chilometri con un assitente  finale come Ramazza ritardatari.In un gruppo di giovani  ci sono atleti ,calciatori  , ginnaste ,sky runner  che son ben allenati e  sedentari divoratori di merendine e    fiaccati  dalla Dad.

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