Non passeranno

Riprendiamo l’argomento di https://gognablog.sherpa-gate.com/translagorai-fine-del-paradiso/ per sostenere la lotta che conduce la neonata pagina facebook Giù le mani dal Lagorai. Riproduciamo un articolo recentemente apparso su L’Adige e una lettera di una socia della SAT.

Non passeranno
(Lagorai, giù le mani! Stavolta non si passa)
di Ruggero Vaia
(pubblicato su L’Adige, 15 ottobre 2018)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Godere dell’incontaminata natura del Lagorai: cosi i depliant turistici. «Incontaminato»: una parola che desta sospetto, come «valorizzazione». Li conosciamo bene molti degli imprenditori del turismo: come ha detto Andrea Castelli, a loro interessano solo i soldi, mentre non gli importa un fico secco degli ambienti che vanno a valorizzare.

Per essi la natura «incontaminata» è solo «non ancora contaminata»; «valorizzare» un luogo non vuol dire «comprenderne il valore» e rendersi conto della necessità di preservarlo, ma semplicemente «sfruttarlo».

Bivacco Paolo e Nicola al tramonto, il primo pernottamento del trekking del TransLagorai

Sulla mappa stradale della nostra regione appare una sola grande isola dove non ci sono strade: è il Lagorai. Abbiamo questa eredità unica e meravigliosa, che conserva la memoria di secoli di pastorizia e della Grande Guerra. Nell’ultimo mezzo secolo gli uomini l’hanno contaminata più volte. Hanno iniziato negli anni ’60 con le funivie del Cermis, poi l’hanno divisa in due spezzoni con il completamento e l’asfaltatura della strada del Passo Manghen, diventata una pista per motociclisti. Fino agli anni ’80 il rifugio Cauriol in Val di Sadole era una piccola realtà famigliare, ma poi anche lì la strada è stata asfaltata e la conca del rifugio si trasforma ogni estate in una distesa di auto; per un paio d’anni il Comune di Ziano aveva tentato di sanare questo obbrobrio chiudendo l’accesso un chilometro a valle, dove fu realizzato un parcheggio: vanamente, perché i ristoranti (ora sono due) temono di perdere i clienti pigri. Anche la Magnifica Comunità di Fiemme, custode del nostro patrimonio naturale,

commise l’errore di attrezzare ad «agritur» la Malga di Valmaggiore. Per i soliti motivi sono seguite l’apertura indiscriminata della strada e la sua asfaltatura, e adesso, con l’80% di contributo della Provincia, si procederà ad una ulteriore «valorizzazione ambientale».

L’introito per la Comunità, in termini di affitto della struttura, è insignificante rispetto alle spese sostenute; purtroppo la Provincia distorce le logiche economiche con i suoi «contributi» (in realtà soldi nostri).

Cima Litegosa, Lagorai

È incontaminato il Lagorai? Lo è ancora in buona parte. Ma bisogna assolutamente sconfiggere i piani dei gestori del turismo più barbari, irresponsabili, insaziabili: vanno fermati. Il progetto che si maschera dietro a «TransLagorai» è l’ultima loro invenzione: ci sanno fare, indorano le iniziative e le somministrano a piccole dosi. La più recente è la «CermiSkyline, la ferrata dei laghi» sulla Cima di Bombasel, che ha sfregiato una bellissima cresta, una esagerazione gratuita di pioli e cavi metallici che ha trasformato in parco-giochi un luogo la cui naturalità nessuno restituirà più. Ridicola nel nome e nell’itinerario, perché per andare facilmente in vetta bastava mettere 20 metri di cordini nell’unico passaggio difficoltoso della via comune. A seguire, un nuovo «rifugio» sul Passo di Bombasel: che ci sta a fare in un luogo dove si arriva senza camminare? La logica è chiara: di lì si accede ai Laghi di Bombasel (breve gita, d’inverno con racchette da neve) ed è facile prevedere che tra le prossime mosse ci sarà anche la «valorizzazione ambientale» della Baita di Bombasel, ovviamente ingrandita e dotata di ristorante. Intanto, sempre con denari pubblici, preparano il peccato peggiore: un albergo-ristorante sulle rive del Lago di Lagorai, spacciato assurdamente come struttura al servizio degli escursionisti della cosiddetta «TransLagorai».

Inutile che minimizzino parlando di «ristrutturazione della malga»: ovvio corollario sarà la motorizzazione della valle, perché, come per Sadole e Valmaggiore, bisognerà agevolare l’accesso della clientela; e poi l’asfaltatura della strada, per gli ipocriti «depolverizzazione». Quindi, vista la vicinanza tra Bombasel e Malga Lagorai, risulterà naturale e ovvio creare un qualche collegamento tra essi. Queste cose le abbiamo già viste e sappiamo come finirà.

Ma adesso diciamo NO! Siamo tanti, migliaia di persone hanno sottoscritto la pagina facebook Giù le mani dal Lagorai. Diciamo basta!

Basta con l’imprenditoria che si appropria delle ricchezze di tutti, basta con i politici che spendono i nostri denari per «contaminare» un territorio che appartiene alle generazioni che verranno, basta con gli amministratori succubi dell’imprenditoria rapace. La Magnifica Comunità di Fiemme, come ha fatto per dieci secoli, deve tutelare l’interesse dei Fiammazzi, soprattutto di quelli del futuro.

La SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) ha da ascoltare i Soci, schierandosi nettamente contro ogni ulteriore «valorizzazione» del Lagorai. Giù le mani dal Lagorai!

Ruggero Vaia è socio di Mountain Wilderness e della SAT-Cavalese.

Sono delusa dalla SAT
di Celestina Schmidt

In questi giorni la SAT, a mezzo della sua rappresentante legale, la presidentessa Anna Facchini ha espresso il suo parere sul progetto Translagorai.

Sono tesserata alla SAT dal 1993. Da figlia di uomo che ha amato le montagne e la natura con tutto se stesso e che mi ha trasmesso questo amore incondizionato, voglio esprimere il mio profondo disappunto per la posizione assunta dalla nostra presidentessa nei confronti di tale progetto. La costruzione di una struttura alberghiera nel cuore del Lagorai non mi sembra sia compatibile con le finalità per cui è stata costituita la SAT. All’art. 1 del suo statuto si legge: «… ha per finalità: 1. L’alpinismo in ogni sua manifestazione. 2. La conoscenza e lo studio delle montagne, soprattutto trentine. 3. La tutela del loro ambiente naturale. 4. Il sostegno alla popolazione di montagna». Ecco… in questo momento, faccio fatica a conciliare la presenza di una struttura alberghiera in una delle poche aree incontaminate del Trentino con i valori che hanno ispirato la nascita della SAT.

Vorrei comprendere se la decisione di sostenere la bontà del progetto sia il risultato di una delibera specifica del Consiglio Centrale il quale ha il compito di definire la linea politica e gli obiettivi dell’associazione in ottemperanza allo statuto e alla Assemblea dei Delegati. Vorrei inoltre conoscere la posizione dell’Assemblea del Delegati stessa, trattandosi di un progetto che riguarda un’area naturale di pregio. Perché è inutile raccontare storielle: costruire una struttura simile, in quel luogo, ne stravolgerebbe completamente la sua natura.

Mi piacerebbe ricevere direttamente delle risposte dalla presidentessa Facchini che conosco in virtù dei nostri trascorsi politici comuni. La sua dichiarazione a favore del progetto mi ha veramente sorpresa e fortemente amareggiata e, parlando con diversi soci, moltissimi dei quali contrari, mi chiedo se tale posizione non sia stata assunta senza tenere in debita considerazione la sensibilità di molti di essi e senza alcun confronto interno degno di questo nome.

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Non passeranno ultima modifica: 2018-10-29T05:48:57+01:00 da GognaBlog

51 pensieri su “Non passeranno”

  1. Fino all’8 novembre scorso la SAT ha difeso strenuamente e a testa bassa il progetto. Solo dopo il pressing durato due mesi dal gruppo FB “Giù le mani dal Lagorai!” (quasi 19.000 iscritti) culminato nella famosa “serata informativa” dove si è manifestata una forte contrarietà anche da parte di molti iscritti alla Sat stessa, la dirigenza ha cambiato idea con una mezza retromarcia che, pur importante, non sembra molto convincente. Per Malga Lagorai, la scelta è stata dirottata dal previsto ristorante con 40 posti e 20 posti letto, a un “bivacco custodito”, di cui però nessuno ha capito l’esatto significato (forse lo storico Gogna può spiegare e fare qualche esempio concreto). Né la Sat ha ritenuto opportuno precisarlo. Ed è francamente incomprensibile questa ostinazione di non mollare l’osso di Malga Lagorai, di voler a tutti i costi farne qualcosa di diverso dalla malga che è sempre stata. E che ricordo è il fulcro del progetto: pericolosissimamente vicina agli impianti del Cermis, per cui sarebbe un’ottima appendice turistica “agratis”, ovvero pagata dall’ente pubblico.

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