Non torneranno i larici

Presentiamo il report del Corteo dei Diecimila, di cui tanto si è parlato, spesso solo per portare acqua al proprio mulino, senza rispetto per alcune evidenti verità.
In apertura, la lucida riflessione di Alberto Peruffo, “Non torneranno i larici”;
seguono le cronologie de ilcorriere.it e di repubblica.it, tra i pochi esempi abbastanza oggettivi nel panorama dell’informazione generalista;
un addendum con altre informazioni, rimandi a video e suggestivo breve filmato sulle provocatorie performance di Alberto Peruffo a Milano e poi a Recoaro;
la contronarrazione olimpica delle “9.5 Tesi Luterano-Scientifiche versus Milano-Cortina 2026.
Grazie a Federico Bevilacqua per la sua galleria fotografica.

Non torneranno i larici
(neppure a Milano? Una riflessione antigeografica sui nostri poteri dopo il Corteo dei Diecimila)
di Alberto Peruffo (Montecchio Maggiore-VI, 13 febbraio 2026)

«I larici a Milano sono morti per la seconda volta?» – domando. Il 7 febbraio 2026 l’astratto ed efficace simbolismo del corteo si è scontrato con scelte, fatti globali e scontri concreti.

Segue una breve cronaca e considerazioni a margine del grande evento “antiolimpico”. Un momento sicuramente indelebile per la città. Nel bene e nel male di queste Olimpiadi. Un successo come partecipazione e pluralità di voci e rivendicazioni. Notevole la performance iniziale. Tuttavia, per altra via, a mio parere, nel finale un’occasione persa per allargare la frattura sulla crepa olimpica. E sulla tossicità che essa nasconde, per trascinare il resto. Per produrre la faglia: una narrazione e un’azione definitivamente contraria.

Il corteo si apre con i Larici di Cartone. Un centinaio di sagome di alberi, per lo più gialli. Un gran lavoro preparatorio e performativo di APE [1], molto bello e suggestivo. Alle spalle, inizialmente, sicuramente più di 5000 persone, vocianti e festanti, varie soggettività, con diverse sigle. Legittime tutte le istanze. Le primarie: dalla salvaguardia della montagna, alla denuncia del Lariceto di Cortina e di tutti i mali del turismo del lusso e del consumo che sta distruggendo le Terre Alte, con le dinamiche delle città “basse”, le quali, Milano in testa, esportano il modello estrattivista per la messa a profitto dei territori, fino ad arrivare alla gentrificazione di interi quartieri con l’occasione delle Olimpiadi. Le laterali, non meno importanti: il genocidio di Gaza, la stretta securitaria, l’ingerenza blasfema dell’ICE trumpiano, lo sfruttamento dei corpi che tutto comprende, dagli atleti consunti ai cittadini usurpati dei loro spazi comunitari, derubati dei diritti primari alla salute e alla casa.

Il Bosco di Larici. Foto: Federico Bevilacqua
Scontri finali al Corteo del 7 febbraio. Elaborazione su foto La Presse – Corriere della Sera.

Circa a un terzo del percorso, il corteo si ingrossa. Confluenze da altre strade, poco prima di Piazza Lodi, soprattutto di studenti, portano la grande marea a superare, secondo la mia stima, le 7.000 presenze, per arrivare con grande probabilità alle 10.000 dichiarate. Qui il Lariceto viene spezzato. Al passaggio sopra la ferrovia si “sanziona” con una gran mole di petardi i binari, la metafora del loro concetto, mentre la via che porta allo studentato olimpico è bloccata dalla Polizia. Quando ci si ferma in via Benaco, sotto a un palazzo con impalcature, e viene steso uno striscione ICE OUT FROM MILAN, tra le migliaia di presenze, e poi in Piazza Ferrara, rivendicando il mercato “comunitario”, il Lariceto è ormai disperso, fagocitato dalle altre istanze, e girato l’angolo per piazzale Corvetto, nel viale che porta alla destinazione finale prevista, verso sinistra, è zeppo di forze dell’Ordine in tenuta antisommossa. Troppe. Chiedo ad un anziano milanese info sulla metro, da prendere alla fine. Preoccupato, mi dice che tutta la via che porta al Corvetto è deserta, con i negozi chiusi e crede che anche il metro sia chiuso. Poi accade quello che si sa. Gli scontri. Preparati. Da entrambe le parti?

Foto: Federico Bevilacqua
Foto: Federico Bevilacqua

Non so l’intenzione della Polizia (del Governo, che sappiamo violento e desideroso di appigli per decretare leggi securitarie, fasciste), non so neppure le intenzioni remote degli organizzatori (conosco le prossime, il cui tema primario è le Olimpiadi, oramai passate in secondo piano, sommerse dalle questioni calde che sappiamo, più che legittime), so solo che i Larici si sono dispersi e non ci sono più.

Pensando e agendo, da anni, collettivamente, in molti fronti civili, ho imparato che il Potere (il pre-potere, il potere tossico) non si sconfigge con il Contropotere, in uno scontro nudo e crudo, in una lotta di alternanze e di scambi reciproci di violenze (pirotecniche), quasi fossero riconoscimenti paralleli di esistenza, fatti di schermaglie scenografiche e coreografiche utili più allo spettacolo e quindi alle parti. Certo, si argina. Il Potere, invece, si sconfigge seguendo e costruendo percorsi autorevoli, densi non solo di storie di lotta e di conflitti, ma soprattutto di geografie e conoscenze dei territori, delle rogge, dei fiumi, delle pianure, dei campi, delle montagne, delle città, delle vie, dei quartieri, delle genti che li abitano e a volte qui sopravvivono a sufficienza. Senza avere voce da nessuna parte. Né tra i vivi, né tra i morti. Né dentro ai centri, né fuori dai centri. Per quanto “periferici e alternativi” possano o si dichiarino di essere.

Foto: Federico Bevilacqua
Foto: Federico Bevilacqua

I Poteri e i Contropoteri sono spesso chiusi (troppo) dentro alle loro stanze, ai loro compartimenti stagni, siano essi centri istituzionali o centri sociali, i quali tutti hanno la loro funzione e la loro dignità, ma che corrono il rischio che nella loro chiusura e reciproca schermaglia diventino solo centri di potere e di contropotere e che il loro reciproco riconoscimento ed esistenza avvenga solo attraverso lo scontro, fisico e violento, sia esso verbale o a mazzate. Come nel finale di sabato.

Non è che ci debba essere per forza un incontro amichevole tra “poteri” diversi; è buono che ci sia anche un sano conflitto costruttivo dei valori comuni e distruttivo delle derive, dei mali comuni. Delle parti tossiche. Soprattutto se un potere usurpa l’altro. Così facendo, anche se “nemici”, o meglio “avversari”, se si rispettano certi limiti (come vorrebbe il conflitto portato al livello di sport, nella competizione olimpica), si cresce e si vive insieme. Senza pestarsi, o ammazzarsi, sprecando energie e corpi inutilmente, in modo superficiale. Mettendo invece alle corde o in ginocchio l’avversario. Cercando quindi dei punti in comune, tipo il rispetto del Pianeta, delle corde che ci ospitano tutti. Belli o brutti. Forti e deboli. Comuni almeno nelle differenze.

Se invece avere Potere-potere significa solo questo, un riconoscimento basato sulla forza arrogante e prepotente alla base delle violenze fisiche e verbali, esso ha perso la sua funzione primaria positiva, quello di essere “possibilità”, spazio di possibilità per tutti, anche per chi è contro di te, perché quello spazio comune e libero per il confronto, senza mazzate, anche se critico e inospitale, solo esso è l’autentico spazio che giustifica la parola possibilità. Spesso è il potere istituzionale colluso con i profitti dei privati – come avviene per le Olimpiadi – che toglie questo spazio. Ed è giusto riappropriarsene. Occupare quello che è stato tolto alla comunità.

Ma perché questo avvenga – la possibilità del potere – servono sensibilità, sensi, orientamenti concreti, capire cosa fare agli incroci, scegliere la via. Come quando scali una montagna. Serve geografia. Servono geografie concrete. Non mazzate pirotecniche. Altrimenti quel conflitto non fa altro che alimentare il sistema, antigeografico per eccellenza [2].

Foto: Federico Bevilacqua
Foto: Federico Bevilacqua

Ecco una considerazione nata anche sabato: oggi come ieri, tutti i poteri contemporanei (non mi perdo nei passati), anche quelli meravigliosi dei centri sociali (per la meravigliosa potenza di gioventù che portano dentro), sono per lo più senza geografia. Senza geografie. O – fatta eccezione per realtà come APE – ne hanno poca. Quella ad uso operativo. Non conoscono bene neppure le proprie terre. Non vivono sul Pianeta, ma nel loro pianeta. Fatto a volte solo di strade utili al conflitto. E quando si tratta di girare a destra per andare in tangenziale, come al Corvetto, per imbastire un’infantile e probabile troppo concordata messa in scena con la Polizia, di grande impatto ideologico, ma anche tossico-climatico, forse si sbaglia strada, invece di girare a sinistra per far attecchire i Larici, per farli restare (anche nel corteo, non solo nella città), senza retorica di cura sociale e ambientalista: farli restare – non certo tornare – come concreto simbolo della violenza fatta dal sistema che si vuole combattere. E sconfiggere. Forse.

Forse si è persa l’occasione per alzare l’asticella del dibattito olimpico, perdendo l’orientamento del percorso iniziato, che dava una forte carica di “potere” positivo già acquisito nei mesi precedenti, per sconfiggere il Potere tossico delle Olimpiadi. Perché là fuori le Olimpiadi avvengono comunque e migliaia di persone le osservano senza conoscere le dinamiche cittadine, locali e nazional-identitarie. Le osservano anche con gioia e partecipazione, attirati dall’originaria radice libertaria e comunitaria per cui le stesse Olimpiadi sono nate. Come sono nate – di contrappasso al fallimento di sostenibilità di Milano Cortina 2026 e sempre in via teorica – le Utopiadi [3].

Sono nate per disarmare il Potere dalla sua millenaria tossicità.

Foto: Federico Bevilacqua
Foto: Federico Bevilacqua

Alla fine i larici, ormai dispersi, si sono persi del tutto. Provocandomi questa conclusione: i larici non torneranno più, non resteranno, non attecchiranno, se si sta dentro alla propria stanza, al proprio capannone, alla propria natura, alla propria bolla di pianeta, agonista o antagonista, che non è il Pianeta. L’«agone» purtroppo accomuna le parti chiuse. Le identità granitiche, statiche o statu(t)arie. Non torneranno i larici e neppure i prati se si dimenticano le geografie dell’altrove. Sia quello remoto, i Larici di Cortina, sia questo di prossimità, la triste città dove si vive, gentrificata e usurpata. Ma fatta di geografie concrete. Di genti e territori che assorbono tutte le tossicità delle nostre lotte. Anche quelle pirotecniche. Siano esse petardi o bombe di carta. O di ferro.

Le guerre e i genocidi attuali – fondate sulle identità granitiche e muscolari, astratte, antigeografiche, violente, climaticamente e socialmente pirogeniche, ossia che provocano innalzamenti tossici e incontrollabili delle temperature sistemiche – insegnano.

Note
1. Qui un’ottima restituzione delle Utopiadi e del Corteo del 7 febbraio 2026 https://ape-alveare.it/una-foresta-ha-attraversato-milano/.

2. Su questo concetto di “antigeografico”, si rimanda alla 7a Tesi Antiolimpica appena scritta sul Bob Moderno, successiva a questa riflessione (che fa parte della 6a Tesi), come sport antigeografico https://casacibernetica.cloud/2026/01/15/9-5-tesi-luterano-scientifiche-versus-milano-cortina-2026/.

3. Per un resoconto del corteo e delle Utopiadi si rimanda a https://cio2026.org/articoli/know-your-enemy-cronache-dal-corteo-nazionale-di-milano/.

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Centri sociali, proPal, sindacati di base hanno sfilato vicino al Villaggio Olimpico. Un corteo per 5 mila, tra fumogeni e lanci di pietre. Scontri e tensione al Corvetto. Vance è stato di nuovo contestato all’Hockey Arena.

La cronaca de ilcorriere.it
(manifestazione a Milano contro le Olimpiadi. Scontri, lancio di pietre, sei fermati. Trump: «Sorpreso dai fischi a Vance»)
(pubblicato su corriere.it l’8 febbraio 2026)
di Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio

Foto: Lapresse-Furlan

8 febbraio 2026
I «rinforzi» da Torino e Germania
di Cesare Giuzzi
Quando il corteo si chiude in viale Brenta sono quasi le otto di sera. Dalla pancia dei 2 mila rimasti fino all’ultimo si leva un coro: «Tutte libere, tutti liberi». L’ultimo atto è il tentativo di un presidio in via Fatebenefratelli in attesa che, a tarda notte, esca anche l’ultimo dei sei fermati dalla questura. Per uno di loro, che arriva da Torino, scatterà il foglio di via. Si tratta di un «appartenente» all’ex centro sociale Askatasuna, al centro della violenta manifestazione di una settimana fa, e miccia della nuova stretta del governo sull’ordine pubblico. Ma secondo la Digos non sarebbe un elemento di primo piano. Erano una decina i «torinesi» in trasferta, ragazzi giovani, arrivati più per «dovere di solidarietà» agli amici milanesi (che erano a Torino sabato scorso) che per una adesione del fronte anarchico.

In piazza non c’erano i temuti black bloc. Dei 10 mila in corteo, solo qualche gruppo dall’estero (Germania), ma sempre dell’ala «movimentista». Il «blocco nero» — che trasformò il corteo No Expo del 2015 in una guerriglia —, aveva già declinato da tempo l’invito: eccessivamente «morbida» la linea dei milanesi sui Giochi, troppo appiattita su temi «locali». Così da un anno a questa parte è stato il «Comitato insostenibili olimpiadi» ad organizzare la protesta. In prima fila centri sociali come lo «Zam» e il «Lambretta», o l’onnipresente «Cantiere». Realtà antagoniste legate al movimento studentesco, lontane dall’anarchia nera.

Così sono stati i giovani a organizzare il contro-canto olimpico: tre giorni di mobilitazione, con l’occupazione dell’ex Palasharp, tensostruttura che inizialmente doveva essere «salvata» proprio come opera legata ai Giochi ma tornata all’abbandono per gli alti costi. Qui i «centri» hanno organizzato le «Utopiadi» per denunciare speculazione e malaffare. Ieri la svolta al corteo pacifico è arrivata sul finale con il muro di fumogeni, la vestizione con scudi e mascherine e il tentativo di sfondare il blocco verso l’Autostrata. Azione preceduta dal lancio di pietre e bottiglie. Un blitz al quale la polizia ha risposto con gli idranti, una carica di alleggerimento e una selva di lacrimogeni. Ma niente effetto banlieue.

Alla protesta non si sono uniti i «maranza» delle periferie, come qualcuno sperava dopo la sfilata per le vie del Corvetto, le stesse «incendiate» un anno fa dopo la morte di Ramy. A settembre le devastazioni alla Centrale li avevano visti a fianco dei centri sociali. Ma più per caso che per vera partecipazione politica.

7 febbraio, ore 8.08
Razzi e pietre sugli agenti, 6 fermati
di Pierpaolo Lio
La musica cambia al Corvetto. La Milano olimpica è ormai alle spalle. Davanti c’hanno solo quartieri popolari. E l’ingresso autostradale, loro vero obiettivo. Quando Massimo Ranieri inizia (virtualmente) a cantare, il piccolo blocco nero avanza dalla nebbia di fumogeni. Le baldanzose prime file che fino a quel momento sventolavano alberelli posticci a memoria della «strage» di larici sull’altare del maxi evento dei Giochi invernali lasciano spazio agli incappucciati. Sono cento. Forse qualcuno di più. Hanno caschi, mascherine da verniciatori, passamontagna, scaldacolli alzati, maschere antigas. Marciano compatti verso il blu dei lampeggianti.

Le casse sparano a tutto volume le note di «Se bruciasse la città». Gli antagonisti, bengala e fuochi d’artificio ad alzo zero. Volano pietre, fumogeni, petardi, bottiglie di vetro, e tutto quel che trovano. Anche un grosso blocco di cemento requisito da un cantiere stradale lì vicino. Ricevono in stessa dose lacrimogeni e manganellate, dopo che i loro scudi di plexiglass e gommapiuma sono stati spazzati via dai getti d’acqua ad alta pressione degli idranti.

Una manciata di minuti di tensione. D’aria irrespirabile. D’acqua che innaffia tutto. Di botti. E di botte. Sotto il cavalcavia del raccordo dell’Autosole, quando ormai s’è fatto già buio, e la manifestazione ha già macinato poco più di due chilometri. Nessun agente ferito. Qualche manifestante che proseguirà con la borsa del ghiaccio sulla testa. E sette fermati. Di questi, uno è stato solo identificato e poi rilasciato. Gli altri sei — equamente divisi tra maschi e femmine, tutti italiani — finiscono in questura. Saranno denunciati. Per travisamento, lancio di oggetti, resistenza. Tra loro c’è anche un giovane torinese che gravita attorno al centro sociale Askatasuna, che avrà anche il foglio di via. Ma le immagini di Torino distano più dei quasi 150 chilometri che separano le due città.

Perché i diecimila della Milano (e non solo, vista la portata «nazionale» della protesta di ieri) che non vuole i Giochi ha sfilato in un clima pacifico. C’è tanta gente a muoversi a tempo con il ritmo di «Tutta mia la città». D’ogni tipo, e d’ogni età. Studenti e anziani, sindacalisti e ambientalisti. «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne», le parole d’ordine impresse sullo striscione firmato dal «Cio», da sviluppare però in questo caso in «Comitato Insostenibili Olimpiadi».

Sono tutti in piazza contro la sbornia olimpica. Ma soprattutto contro tutto ciò che ogni «Grande evento», a cinque cerchi o meno, si trascina dietro. «Speculazioni», «cemento», «favori ai soliti ricchi» e «guerra ai poveri e ai diritti». E, stavolta, mettiamoci pure quell’«Ice» americana che viene paragonata alle «SS» e di cui si chiede a gran voce la cacciata from Minneapolis to Milan. La prima azione dimostrativa arriva quando corso Lodi scavalla i binari della ferrovia e apre gli orizzonti sul Villaggio olimpico, a cui il corteo non proverà mai ad avvicinarsi. La protesta è contro l’incasellamento degli atleti tra identità «binary». E allora Go trans athletes, è la scritta a penzoloni dal ponte.

Ma più ci si addentra in periferia, in quel Corvetto popolare e difficile, più cresce il peso delle rivendicazioni sociali. Si chiedono «case alle famiglie». E «fuori le divise dal quartiere». Fino a via Mompiani. Alla pausa davanti casa di Ramy Elgaml, il 19enne morto il 24 novembre 2024 durante un inseguimento. Il tema di Star Wars lascia intuire che qualcosa dovrà accadere, e fa da colonna sonora ai fumogeni che coprono il cambio d’abiti dei più esagitati. Ne uscirà il gruppetto che poco dopo si scontrerà con le forze dell’ordine.

7 febbraio, ore 20.24
I manifestanti si disperdono
Si stanno disperdendo i manifestanti che oggi a Milano hanno protestato contro le Olimpiadi invernali. Dopo lanci di pietre, cariche delle forze dell’ordine e tentativi di spostarsi sul raccordo dell’A1, il corteo si è sciolto. I fermati sarebbero scesi a sei: dei sette bloccati, uno è stato rilasciato quasi immediatamente.

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Milano, manifestazione contro le Olimpiadi
di Carmine R. GuarinoMassimo Pisa
(pubblicato su repubblica.it il 7 febbraio 2026)
L’articolo in originale presenta alcuni video che qui non possiamo riportare.

Foto: lapresse.

7 febbraio 2026, ore 20.56
Dopo la festa e le emozioni della cerimonia di inaugurazione, tra lo stadio di San Siro e l’Arco della Pace, oggi è la giornata della protesta. A sfilare contro l’organizzazione dei Giochi, dalle 15, i movimenti antagonisti nel corteo nazionale con gruppi da Milano e dalla Lombardia, ma anche dal resto del nord Italia.

Il percorso non tocca siti olimpici o impianti sportivi, al di là del passaggio in via Brembo, poco distante dal Villaggio olimpico, blindato dal dispositivo di sicurezza.

7 febbraio, ore 20.55
Il presidente della Regione Fontana: “Condannare i violenti”
“Ancora una volta è necessario condannare in maniera decisa, senza ‘se’ e senza ‘ma’, l’azione di questi delinquenti. Perché di delinquenti stiamo parlando”. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, interviene così sugli incidenti provocati oggi dai manifestanti a Milano. “Attendo che lo stesso avvenga da tutto il panorama politico milanese, a partire da chi, ostinatamente, continua a sostenere questo tipo di manifestazioni – aggiunge il governatore lombardo – Poi, c’è la Milano normale, quella che oggi, solo per fare un esempio, ha riempito la zona dell’Arco della Pace per ammirare il braciere olimpico e i tanti spazi con le iniziative dedicate ai Giochi”.

7 febbraio, ore 19.58
Terminato il corteo contro le Olimpiadi
Si è concluso il corteo promosso a Milano dal Cio – Comitato insostenibili Olimpiadi – che ha visto sfilare diverse migliaia di persone contro i Giochi di Milano-Cortina e contro la presenza dell’Ice in città. Dopo gli scontri in Corvetto che hanno portato ai fermi, sono rimaste pochi manifestanti all’incrocio tra corso Lodi e viale Brenta ma gradualmente il presidio sta terminando.

7 febbraio, ore 19.32
Corteo fermo in viale Brenta, sono rimasti in 500
Circa cinquecento manifestanti si trovano ora in viale Brenta, dove la manifestazione dovrebbe terminare. Cinque persone sono state fermate, adesso il corteo attende che siano “rilasciate”

7 febbraio, ore 19.15
Cinque fermati e portati in questura per gli scontri al Corvetto
Cinque manifestanti, per ora, sono stati fermati per essere portati in questura dopo gli scontri con le forze dell’ordine nella zona di Corvetto nel corso del corteo contro le Olimpiadi a Milano. Dopo l’uso dell’idratante e le cariche, i manifestanti hanno indietreggiato e attualmente sono fermi. Dall’altra parte gli agenti in antisommossa sbarrano la strada che prosegue verso la tangenziale est.

7 febbraio, ore 18.46
Dopo un momento di tensione con carica, i manifestanti si sono ricompattati
La situazione adesso è di stallo. Dopo la carica di alleggerimento con cui la polizia ha respinto il tentativo di un gruppo di entrare in tangenziale, i manifestanti si sono ricompattati in viale Lucania e stanno ripartendo verso Brenta, dove la manifestazione dovrebbe terminare.

7 febbraio, ore 18.40
Le immagini della carica della polizia
Scontri al corteo anti-Olimpiadi a Milano: carica della polizia per respingere i manifestanti.

7 febbraio, ore 18.24
Scontri tra manifestanti e polizia in via Marocchetti
Si registrano i primi scontri alla manifestazione anti olimpiadi. Un gruppo di manifestanti, dopo il lancio di fuochi d’artificio contro la polizia, è stato respinto indietro con una carica all’altezza di via Marocchetti. Tre manifestanti (uomini) e due manifestanti (ragazze) presi dalla polizia, finiranno in questura.

Foto: Reuters
Foto: Reuters

7 febbraio, ore 18.23
Un gruppo di antagonisti diretto verso la tangenziale
Un gruppo di manifestanti incappucciati e con caschi si sta dirigendo verso la tangenziale est. Una volta giunto al Corvetto, dal corteo promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi contro i Giochi di Milano-Cortina, un gruppo si è staccato per prendere la direzione della tangenziale. I manifestanti proseguono lanciando fumogeni e fuochi d’artificio. A sbarrare la strada agli agenti in antisommossa.

7 febbraio, ore 18.16
Fuochi d’artificio contro la polizia: idranti, lacrimogeni e cariche in rispostaI manifestanti hanno cominciato a sparare fuochi d’artificio contro le camionette. La polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. Si è registrata anche una carica della polizia.

7 febbraio, ore 18.10
Caschi e maschere antigas in prima fila, alcuni si sono cambiati
In via Monpiani alcuni dei manifestanti, “coprendosi” con il fumo di torce e fumogeni, si sono cambiati. Tra le prime file ora alcuni indossano caschi e maschere antigas. Lo striscione di testa, con la scritta “know your enemy”, “conosci il tuo nemico”, è rafforzato con delle aste di legno. Il corteo è ripartito passando da piazza Gabrio Rosa e svoltando in viale Martini.

7 febbraio, ore 17.44
Lancio di petardi e fuochi d’artificio sui binari
A Milano la protesta contro le Olimpiadi: lancio di petardi e fuochi d’artificio sui binari.

7 febbraio, ore 17.41
In piazzale Ferrara la protesta per il diritto alla casa
In piazzale Ferrara esposto uno striscione “lunga vita ai quartieri popolari”. I manifestanti hanno creato l’insegna “mercato popolare” con dei cartoncini. Su altri due striscioni si legge “case alle famiglie, fuori le divise dal quartiere” e “stop speculazione nei quartieri”.

7 febbraio, ore 17.34
“Porta Romana bella non sei Catella”. La protesta di Rifondazione Comunista
All’altezza degli scali di Porta Romana una delegazione di Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti ha srotolato striscione recante la scritta “Porta Romana bella non sei di Catella”. “Abbiamo scelto questo luogo simbolo della speculazione edilizia di costruttori come Catella e dei fondi a cui l’amministrazione comunale ha svenduto la città”, commenta Nadia Rosa, segretaria provinciale di Rifondazione Comunista Milano.

7 febbraio, ore 17.08
Striscioni sulle impalcature in via Benaco: “Ice out of Milan”
Tre attivisti del centro sociale Cantiere si sono arrampicati sulle impalcature di un palazzo in via Benaco e hanno fatto calare due striscioni. Dal corteo cori “fuori Ice da Milano”.

Foto: lapresse

7 febbraio, ore 16.46
Il Villaggio Olimpico blindato: ma i manifestanti vanno in un’altra direzione
In fondo a via Brembo c’è un ampio cordone a protezione del Villaggio dei Giornalisti. Ma il corteo – dopo il lancio di alcuni petardi e fumogeni in direzione della casa degli atleti – ha deviato a sinistra in via Benaco, dirigendosi quindi in un’altra direzione.

Foto: lapresse

7 febbraio, ore 16.37
Srotolato uno striscione sul ponte della ferrovia: “Binary is for the train”
I manifestanti hanno srotolato uno striscione sul ponte che sovrasta la ferrovia, all’angolo con via Brembo, con la scritta: “Binary is for the train”. Alcuni di loro, con il volto coperto da un passamontagna viola, hanno lanciato alcuni fumogeni e fuochi d’artificio in direzione dei binari.

7 febbraio, ore 16.26
Dalla “deriva securitaria” alla Palestina: gli altri argomenti della protesta
Ad animare la protesta sono i centri sociali, i collettivi studenteschi, le associazioni per il diritto alla casa, i sindacati di base, movimenti politici extraparlamentari e pro Pal. Tra i temi della contestazione anche la “deriva securitaria del dl 1660 e il razzismo di Stato sui corpi di migranti e persone razzializzate, la rabbia transfemminista contro il patriarcato sociale e istituzionale”.

7 febbraio, ore 16.07
In manifestazione presenti circa 5 mila persone
Sono circa 5 mila i partecipanti alla manifestazione contro le Olimpiadi. Al corteo sono presenti anche molti giornalisti stranieri, in città per l’evento olimpico, e imponente è il dispiegamento delle forze dell’ordine per il controllo dell’ordine pubblico. I manifestanti si stanno muovendo lungo corso Lodi.

7 febbraio, ore 15.49
In corteo danze, balli e alberi di cartone
In corteo danze e balli. I manifestanti hanno portato in strada anche 500 alberi cartonati che rappresentano il danno ambientale generato dalle opere olimpiche a Cortina. Il corteo è stato aperto da una performance per denunciare l’abbattimento di alberi per fa spazio agli impianti olimpici: “Un inno per protestare contro lo scempio che c’è stato di larici abbattuti per costruire la pista di bob di Cortina. Un lariceto di 200 anni, più di 500 larici che noi abbiamo riportato simbolicamente in vita”, ha spiegato un’attivista.

Foto: lapresse

7 febbraio, ore 15.42
Lo striscione in testa: “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”. Sorvegliato il villaggio olimpico
In testa lo striscione “riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”. Il serpentone sfila in corso Lodi e si muove verso il Corvetto. Sorvegliato speciale il vicino Villaggio Olimpico, già presidiato da poliziotti e carabinieri.

7 febbraio, ore 15.19
Il corteo si muoverà per almeno 4 chilometri, da Porta Romana al Corvetto
Il percorso del corteo, che gli organizzatori hanno concordato con la Questura, a cui la manifestazione è stata pre-avvisata, si snoda per quasi quattro chilometri: da Porta Romana fino al quartiere Corvetto.
A metà strada, in via Brembo, il serpentone lambirà l’area del Villaggio olimpico. Punto delicato sarà anche l’area in cui il corteo dovrebbe terminare, il Corvetto, teatro nel 2024 dei disordini seguiti alla morte di Ramy Elgaml. Al momento le persone radunate in piazza Medaglie d’Oro sono circa un migliaio. In testa una parata di alberi cartonati, dal momento che le ragioni della protesta sono principalmente ambientali e per il diritto alla casa.

Lo spreco di denaro pubblico e lo scempio del territorio. Questi i due motivi fondamentali per cui siamo contrari a queste Olimpiadi. Dovevano essere low cost e hanno già sforato 5/6 miliardi; ma i conti veri si faranno dopo: scopriremo che si è speso molto di più per fare gallerie inutili e creare disagi“, dice Walter Montagnoli della segreteria nazionale Cub. In piazza anche cartelli contro l’Ice e il decreto sicurezza. Tantissimi i giornalisti presenti, tra cui tante troupe straniere.

7 febbraio, ore 14.58
In arrivo i primi manifestanti in piazza Medaglie d’Oro: cartelli contro Ice
I primi manifestanti, per ora poche centinaia, si sono radunati in piazza Medaglie d’oro, all’inizio di corso Lodi. In tanti espongono degli alberi di cartone per protestare contro l’abbattimento dei larici a Cortina per fare spazio alla pista da bob. Molti dei presenti sventolato bandiere palestinesi, con gli attivisti proPal che hanno risposto alla chiamata del Comitato insostenibili Olimpiadi per la manifestazione contro i Giochi invernali inaugurati ieri. Molti anche i cartelli contro l’Ice, la polizia americana anti immigrazione. Uno di questi recita “Ice uguale Ss”.

7 febbraio, ore 14.45
Attesi manifestanti da diverse città del nord Italia
Annunciata la presenza di meno di cinquemila persone, con presenze di antagonisti da Bologna, Rovereto, Genova e Firenze e dal resto del nord Italia. Pochi i torinesi di Askatasuna e i militanti dei movimenti No Tav.

7 febbraio, ore 13.56
Manifestazione contro le Olimpiadi, il percorso del corteo
Il corteo attraverserà la dorsale sud-est della città, lungo corso Lodi per circa quattro chilometri. Il tragitto prevede la svolta dopo piazzale Lodi in via Brembo – il punto più vicino al Villaggio olimpico – e da lì proseguirà in via Benaco e piazzale Bonomelli. I manifestanti proseguiranno in via Mincio fino a piazzale Ferrara, poi imboccherà via Mompiani fino piazzale Gabrio Rosa e via Martini.
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Addendum

https://www.rainews.it/video/2026/02/video-scontri-a-milano-polizia-carica-manifestanti-effettuati-fermi-9826a63b-d8a5-4c29-8147-75f096810dcf.html

Suggestivo montaggio sulle provocatorie performance di Alberto Peruffo a Milano e poi Recoaro (foto e video di Federico Bevilacqua e Martina Bettega)
https://www.facebook.com/reel/1383939789684293

Per un’articolata contronarrazione olimpica rimando alle “9.5 Tesi Luterano-Scientifiche versus Milano-Cortina 2026 https://casacibernetica.cloud/2026/01/15/9-5-tesi-luterano-scientifiche-versus-milano-cortina-2026/

—————————————————————————————————————————-Le Tesi
a cura di Alberto Peruffo

Non torneranno i larici ultima modifica: 2026-02-14T05:05:00+01:00 da GognaBlog

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108 pensieri su “Non torneranno i larici”

  1. “Dopo l’Odissea, dopo l’Eneide, qui si sta scrivendo la Lariceide.”ù
     
    Rimbambeide Fabio.
    Più che altro la rimbambeide direi…

  2. Buona Fabio , ma solo per non essere tra i simili resinosi sempreverdi, è il destino delle opere liriche ops lariche.

  3. Dopo l’Odissea, dopo l’Eneide, qui si sta scrivendo la Lariceide.
    Alla fine risulterà un’opera in 500 commenti. Temo però che non passerà alla storia.

  4. @100 Ti ho ripetuto milioni di volte che la capacità ZERO di comprensione dei testi caratterizza te e NON me. Io ho risposto a puntino all’osservazione dell’altro genio di cui sopra. Infatti, per scelta convinta, NON sono andato a manifestare a Milano e quindi NON rientro nell’eventuale anatema della sig.ra Meloni. A quelli lei si riferiva, non all’essere contrari all’idea delle Olimpiadi. Peraltro occorreva esserlo dieci anni fa, oggi è inutile, perché si è in rirtardo. I danni sono ormai stati fatti, speriamo solo che la vicenda di queste Olimpiadi serva da lezione per il futuro. Perché ciò accada occorre però un prerequisito fondamentale: l’intelligenza dei cittadini (che capiscono “questo” errore ed evitino di rifarlo in futuro). Ma se prendiamo te come rappresentante statistico dell’intelligernza… “suma bin ciapà” (come diciamo a Torino).

  5. ->>3. Dato che mi darò al curling,  la prima pietra la scaglierò volentieri io!

  6. Chi è contro le Olimpiadi e il taglio dei larici, rinunci, eventualmente, anche alla Formula 1. Direi, dunque, che chi è senza peccato scagli la prima pietra!

  7. @ 1
    Sono d’accordo, gli alpinisti, gli escursionisti e gli sciatori affollano la montagne, le pareti e le nevi. Per questo si fa anche molto danno all’ambiente, in un modo o nell’altro, si applicano sulle pareti tonnellate di materiali, si produce una quantità enorme di attrezzature che ha certamente un costo ecologico. Però, siccome di questo non si ha l’evidenza, occorre pensarci, ci si scaglia contro le Olimpiadi e non contro gli alpinisti e gli escursionisti (di cui volentieri ho fatto e faccio parte), non contro gli stadi per il calcio e ciò che gli gira intorno. Complimenti agli atleti dunque, bello il clima di festa delle Olimpiadi, molta gente ci ha lavorato, ci lavora e ci lavorerà; chissà perché si può assistere in pace ad una partita di calcio e non alla pratica delle discipline olimpiche! Perché si possono costruire stadi che sottraggono suolo e verde alle città, generano caos e inquinamento e non si può accettare che esistano le Olimpiadi?
    Direi anche basta con il solito uso e abuso distorto dell’espressione ‘il sistema’.
    Chi vuole difendere i palestinesi (io li difendo) eviti di mescolare le carte, sia limpido e lasci in pace chi ha tutto il diritto di godersi una discesa in sci del proprio beniamino. Olimpiadi, larici e palestinesi si possono prendere in considerazione senza farli scontrare tra loro. Chi rifiuta le Olimpiadi si ricordi di non fare vacanza al mare, giocando a racchettoni in spiaggia, per non essere complice di un danno enormemente maggiore di quello causato dalle Olimpiadi.
    Mi sembra che il mondo degli alpinisti, di cui faccio parte, sia diventato una casta… superiore alle altre.

  8. Festeggiate la centesima acropazzia dialettica dell innutile,dovevate parlare delle olimpiadi,siete finiti come in parlamento chiacchere vuote sul nulla pneumatico,non avete speso una parola sugli atleti,che non sono diversi dalle vostre vere o presente performances,non ve ne frega niente,mica sono iscritti al CAI del Sig.Crovella,ne ai cento matutini del parroco,nemmeno ai centri sociali perorati e giustificati..non tutti ma molti..una vera miseria..ed ora censura padre ralph

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