Nuove famiglie giovani in montagna

La storia di due genitori ventenni, che dopo il liceo hanno deciso di gestire un rifugio isolato del parco dell’Antola, in Liguria. La loro bambina di 10 mesi è la prima neonata ad abitare sul monte da oltre un secolo.

Nuove famiglie giovani in montagna
di Giovanni Masini
(pubblicato su D, inserto di La Repubblica del 26 ottobre 2019)

Dalla cima del Monte Antola, nelle giornate di sereno, si vede il Mar Ligure che scintilla al sole. Quando il tempo volge al brutto, la capanna rimane avvolta in una coltre di nubi che la isola dal mondo esterno. A 1460 m di quota, sulle montagne a cavallo fra Liguria e basso Piemonte, in un bell’edificio moderno costruito poco più di 10 anni fa sorge il Rifugio Parco Antola. A gestirlo Federico Ciprietti, 28 anni, e Silvia Cevasco, 26: giovani appassionati di montagna che ormai da più di dieci anni vivono tra i boschi di faggi dell’Antola, il “monte dei genovesi”. Originari di Torriglia, sulla via del sale che anticamente portava dal capoluogo ligure nel cuore della pianura padana, Federico e Silvia hanno deciso di dedicare la vita alla montagna e dopo quasi un decennio sembrano sempre più convinti della scelta. Per sei mesi all’anno vivono in rifugio, accogliendo gli escursionisti della domenica e le tante scolaresche che durante la settimana si arrampicano dal fondovalle per imparare a distinguere i nomi delle piante e scrutare la foresta alla ricerca di un cervo o un cinghiale. Silvia cucina, serve ai tavoli, tiene i conti. Federico si occupa della manutenzione del rifugio, spacca la legna che serve a riscaldare la capanna, se occorre dà una mano ai fornelli. Alla sera, servita la cena, se non c’è da fare si riuniscono nella sala comune con i clienti che hanno voglia di chiacchierare, «lo sono scout, vado in montagna da sempre. Sull’Antola ero di casa – racconta lui guardando i boschi dalla terra affacciata verso Genova – Dopo la maturità, otto anni fa, mentre cercavo un lavoro scoprii che il Club Alpino italiano aveva bisogno di un gestore per il rifugio. Ho aspettato che anche Silvia finisse il liceo, ho fatto domanda: è andata bene e abbiamo iniziato la nuova vita in quota». «È tutta colpa sua – sorride lei guardando il marito – Mi ha convinta lui: un weekend, 3 giorni, poi un mese, alla fine tutta la stagione. Da quando mi sono trasferita qui, sono passati più di 6 anni».

Federico Ciprietti e Silvia Cevasco con Rosa.

Per il primo anno Federico e Silvia hanno affiancato un altro ragazzo, che gli ha insegnato i rudimenti del mestiere. Poi, quando la struttura non ha più avuto segreti, sono rimasti soli. Uno splendido isolamento durato 6 anni, che si è rotto il 25 dicembre 2018, quando all’ospedale San Martino di Genova è nata Rosa. «Dopo 18 giorni di vita era già in vetta», confessa orgoglioso Federico avvolgendo la figlia dentro una coperta di pile. Ora la piccola accoglie i turisti con i risolini e i gorgheggi di una bimba felice di 10 mesi, esplorando giorno dopo giorno il rifugio e i boschi che lo circondano. Rosa è la prima neonata ad abitare sul monte da oltre un secolo, come sottolinea compiaciuta la stampa locale. Il primo rifugio, infatti, venne costruito nel 1895 da un emigrato della valle di ritorno dagli Stati Uniti. Saccheggiato dai nazisti che vi avevano individuato un covo di partigiani, risorse dopo la guerra e chiuse definitivamente i battenti nel 1979.

Il rifugio Parco Antola

Nel 2007 venne inaugurata la nuova struttura, voluta dal Club Alpino e dal Parco dell’Antola. Oggi il rifugio è il regno di Federico e Silvia. La loro è stata una scelta radicale, dettata da un amore viscerale per la montagna ma vissuta con serenità e senza voler “lasciare il mondo fuori”. Certo, Federico ammette che «il bello di questo mestiere sono i clienti, tutti uniti dalla stessa passione per l’alta quota: lavorare qui è un po’ come uscire con gli amici». «È tutta questione di organizzazione – gli fa eco Silvia – Non posso negare che portare le bombole del gas e la spesa per un’ora lungo una mulattiera sia faticoso, ma la tranquillità che di cui godiamo a fine giornata non ha prezzo. Anche al termine della stagione, dopo tante giornate pesanti, se siamo stanchi ci basta aprire la porta e abbiamo un parco». E se durante i fine settimana le terrazze del rifugio sono assediate da legioni di escursionisti all’assalto dei sentieri, dal lunedì al venerdì può capitare di rimanere solo in tre. O addirittura, com’è successo, di vedere la capanna circondata da decine di daini, che di notte temono di finire preda dei lupi e vengono a cercare protezione davanti alle case degli uomini. Un mondo che pare uscito da una fiaba, in cui ci si può trovare a proprio agio a trent’anni come a uno.

Il rifugio Parco Antola d’inverno

Rosa per il momento sembra godersi la meritata popolarità: è la beniamina dei clienti, cui sorride senza risparmiarsi, e conosce già moltissimi camminatori. Dopo la pappa si dedica curiosa a osservare i volti accaldati degli escursionisti, indicando contenta i tanti cani di città, eccitati dalle corse libere nei prati. «Qualcuno ci chiede se non temiamo di isolarla – accenna la mamma – Ma la verità è che non c’è’ molta differenza fra la vita qui e la vita in uno dei tanti villaggi sperduti alle pendici della montagna, come quello dove sono cresciuta». Fino a che la piccola non avrà l’età per andare alle elementari la famiglia continuerà a vivere in rifugio per sei mesi all’anno. Nel frattempo il papà segue un corso per diventare accompagnatore in montagna e la mamma sogna di avviare un programma di escursioni a cavallo, altra sua grande passione. Per decidere cosa fare quando la bimba sarà ancora più grande, e magari vorrà incontrare le amiche per fare merenda o giocare con le bambole, c’è tempo. Per ora Rosa è piccola, anche se già detiene un curioso primato: è stata la prima persona battezzata sull’Antola, nella cappellina del Sacro Cuore a pochi metri dalla cima. Il rito è stato celebrato durante la festa di San Pietro, a giugno 2020, fra centinaia di persone salite con le fiaccole in vetta. Una piccola folla che ogni anno torna a far vivere, con Federico, Silvia e Rosa, un angolo di mondo che sembrava abbandonato.

Cercasi giovane famiglia per ricominciare
La decisione di Federico e Silvia di costruire una famiglia in montagna non rappresenta certo una scelta comune. Secondo uno studio Eurispes pubblicato nel 2019, riuscire a costruire nella vita una relazione duratura è un obiettivo importante per quasi 8 giovani su 10 (78,3%), ma solo il 32,4%, meno di un terzo, considera la presenza dei figli indispensabile per una vita di coppia soddisfacente. Ancora meno le giovani coppie che scelgono di trasferirsi in un luogo isolato, magari ad alta quota: tanto che diversi Comuni di montagna offrono incentivi anche economici alle giovani coppie che scelgono di abitare nelle aree isolate a rischio spopolamento. È il caso di Albinen, in Svizzera, che nel 2017 offri circa 21 mila euro agli under 45 che si fossero trasferiti in paese, venendo sommerso di richieste. In Italia il Comune trentino di Luserna quest’anno ha messo a disposizione alloggi gratuiti per le giovani famiglie al fine di contrastare lo spopolamento del territorio montano.

Giovanni Masini
Giovanni Masini, milanese: «Dopo una laurea in filosofia mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito un master in giornalismo. Per cinque anni ho lavorato al sito de Il Giornale e ho viaggiato come reporter per Gli Occhi della Guerra, oggi InsideOver». Dal gennaio 2019 scrive per varie testate come freelance.

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Nuove famiglie giovani in montagna ultima modifica: 2020-11-10T05:05:44+01:00 da GognaBlog

62 pensieri su “Nuove famiglie giovani in montagna”

  1. Purtroppo la coppia ha rinunciato e si cerca un nuovo gestore. Sicuramente la pandemia non gli è andata incontro. Spero per loro che sia una scelta magari dovuta a migliori opportunità e non problemi personali o di salute. 

  2. @58 Interessante quesito: a memoria non ricordo, ma (andando indietro fino all’adolescenza) mi pare proprio di no. Potrei raccontare migliaia di aneddoti, ma il tempo e lo spazio sono tiranni. Restiamo agli ultimi anni: ho numerosissimi interlocutori, con i quali chiacchiero stabilmente, anche quotidianamente (spesso via mail). Di tutti costoro stimo l’intelligenza e la cultura (sono in genere giornalisti, economisti, giuristi, scrittori, però a volte anche semplici cittadini) e con loro il dialogo è fluido, perché evidentemente ci muoviamo sugli stessi livelli. Nelle mie giornate non parlo solo di montagna, anzi la montagna è una percentuale collaterale dei miei interessi, è un tassello importante, importantissimo, ma collaterale. Normalmente dialogo di politica (sia nazionale che internazionale), attualità (naz/int), storia, scienza, economia (sia micro che macro), finanza, sociologia (intesa come cambiamenti della società che ci circonda), letteratura ed editoria, musica (classica, raramente leggera), arti varie, ecc ecc ecc. Può darsi che, nell’infinita numerosità di tali dialoghi, si siano anche concretizzati dei “cambiamenti” impliciti nella mia visione grazie al confronto con gli interlocutori, cioè che le mie idee siano cambiate nel corso della chiacchierata, ma occorre precisare subito: 1) se si tratta di cambiamenti impliciti significa che non me ne sono reso conto, per cui il fenomeno è avvenuto in modo indotto (ecco il perché della risposta della prima riga) e 2) perché devono esser stati solo i miei interlocutori a saper cambiare implicitamente le mie idee? magari è capitato anche il contrario, anzi io sono convinto che spesso accada così, sia per le validità delle argomentazioni che avanzo sia per la metodologia dialettica che seguo.
     
    Con la scusa di comperare il pane, ora vado a farmi due passi sfruttando il bel sole che è uscito.
    Ciao!

  3. Carlo, hai mai incontrato persone che ti hanno portato a cambiare, in parte o completamente, le convinzioni che ti sei formato strada facendo?

  4. @56 Ti ho già detto che il problema, che tu continui a segnalare, non esiste fin dalla radice: l’art 21 della Costituzione non pone condizionamenti alla libertà di espressione, neppure in termini di eventuali contraddizioni, errori, mancata corrispondenza con la realtà (la ratio giuridica è proprio di non limitare la libertà, anche eventualmente di cambiare idea: non ci si deve giustificare). Quindi fattene una ragione: anche se fosse fondata (ma non lo è) la tua impressione, ovvero di incongruenza e falsità nei mei scritti, essi hanno la massima libertà di manifestarsi.
     
    Sono daltonico? E allora? Certamente non è così, ma anche se fosse, prendine atto e tira dritto.
     
    Dovresti invece riflettere sul fatto che sprechi delle opportunità di acculturamento. Solo per prendere l’ultima mia segnalazione, quella conseguente alla chiacchierata collettiva con un Presidente della Corte costituzionale, anziché stare stupidamente a spaccare il capello se c’è o meno coerenza con altri miei interventi oppure se è corrispondente o meno alla realtà e tutte le menate che ti contraddistinguono, dovresti leggere con molta attenzione e recepirlo, perché si tratta di “merce rara”: non la trovi facilmente in giro. Stesse considerazioni per la stragrande maggioranza dei mie interventi, che a te appaiono incomprensibili o viziati, ma ciò accade per tuoi limiti e non per oggettivi vizi dei testi.
     
    In ogni caso: non ti piacciono i mei contributi? Beh, saltali a pié pari, l’ho già scritto migliaia di volte. A me personalmente che tu legga o meno i mie scritti non me ne fa un baffo: non è cosa che ricerco premeditatamente, ma se tu non vuoi cogliere opportunità di tua eventuale “crescita”, alla fine ci perdi tu, non io. Buona domenica!

  5. Allora hai dei problemi di daltonismo: il tuo fil rouge è un fil arc en ciel tendente al Caran d’Ache Supracolor

  6. clima da bar sport: vi aspettate che ci si tratti tutti a “tarallucci e vino”
    ???????
    ???????
     

  7. @53 Ti ho già spiegato che il fil rouge assolutamente coerente che lega i mie interventi fra di loro, sia in un singolo dibattito che in generale della mia attività, e che parimenti lega tutti i mie scritti con la realtà, c’è sempre. Solo che tu non riesci a coglierlo. In ogni caso elabora pure l’opinione che ti pare, ho già spiegato che non corro dietro al consenso. Ciao!

  8. Nessuno ha mai accusato qualcuno di aver soffocato i figli.
    Nessuno ha messo in questione la libertà di espressione, tua o di chiunque.
    E ovviamente nessuno chiede  “per poter manifestare le proprie opinioni, né la coerenza o la corretta corrispondenza delle idee con la realtà.”
    Però chi non è coerente con se stesso (o almeno spiega coerentemente i motivi della sua non coerenza) e, peggio, chi non si cura della coerenza con la realtà, ai miei occhi si qualifica da solo.
    Senza alcun riguardo rispetto a chi è o cosa ha fatto, a partire dall’uomo più potente della terra fino l’ultimo derelitto.

  9. Io non sono un politico che corre dietro al consenso: dell’approvazione o meno degli altri me ne faccio un baffo (ma non da adesso: da quando sono nato). Da “sempre” ho un approccio di tipo “illuministico”: dico le cose in modo oggettivo, se necessario anche crudo, senza pali sulla lingua. Inevitabilmente “spargo il sale sulle ferite”, come dicevano gli antichi latini. Non è premeditato, è una conseguenza inevitabile del mio approccio. Tuttavia 60 anni di ininterrotta attività con tali caratteristiche mi hanno confermato che essa è quella più adatta, anzi alla fine sono numerose le persone che, in ambito professionale, mi vengono a cercare proprio per queste mie caratteristiche.
     
    Invece voi scambiate il dibattito con il clima da bar sport: vi aspettate che ci si tratti tutti a “tarallucci e vino”, a “bravo, bene, bis” a “che sogni mi hai fatto vivere”. Ma questa è roba che si trova in osteria, mentre per parlare di contenuti seri occorre un’altra impostazione.
     
    Se considerate “fregnacce” le riflessioni emerse durante un incontro (abbastanza informale nel clima, ma consistente nei contenuti) con un ex Presidente della Corte costituzionale (tra l’altro uno dei più fini giuristi esistenti in Italia) vuol dire che non riuscite proprio a cogliere il significato profondo delle cose. Ciao!

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