Oulx, rifugio e resistenza

Per anni il rifugio Massi, nell’alta Val di Susa, ha fornito accoglienza a chi cercava di oltrepassare il confine Italia-Francia. Ora deve chiudere, ma c’è una rete solidale che cerca nuovi modi d’azione.

Oulx, rifugio e resistenza
di Matteo Cimbal Gullifa *
(pubblicato su jacobinitalia.it il 15 settembre 2026)

Probabilmente molti dei lettori di questo articolo non sanno che cosa abbia rappresentato, negli ultimi otto anni, il rifugio Massi di Oulx per le persone in transito e «senza documenti».

Mi ha sempre colpito la distanza mantenuta dalle grandi strutture della sinistra, partitica o di movimento, nei confronti di un luogo che aveva qualcosa di unico: per ciò che vi accadeva ogni giorno, per le persone che lo attraversavano, per la solidarietà e la forza che si incontravano. Ho incrociato lì una volta Ilaria Salis e so che negli anni sono passati anche altri parlamentari ed europarlamentari, ma queste presenze non si sono quasi mai tradotte in investimenti politici duraturi e proporzionati a ciò che il Massi rappresentava. 

Eppure, il rifugio di cui proveremo a raccontare, ha accolto e sostenuto, in poco meno di otto anni, circa 150 mila persone «senza documenti». Significa quasi 19 mila persone ogni anno, più di cinquanta al giorno in media. 

Movimento
Oulx è a venti chilometri dalla Francia, nell’alta Val di Susa. Per molte delle persone che sono passate dal Massi quei venti chilometri sono gli ultimi di un viaggio cominciato migliaia di chilometri prima e, in alcuni casi, anni prima. L’organizzazione Medici per i Diritti Umani, che ha lavorato all’interno del rifugio, ha incontrato persone il cui viaggio durava dai due a sei anni. Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, Patrasso, Bari, Oulx. Oppure Costa d’Avorio, Burkina Faso, Mali, Algeria, Tunisia, Lampedusa, Oulx.  O ancora Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Trieste, Oulx. 

Alì, incontrato a Oulx, veniva da Bamyan, in Afghanistan. Viaggiava da due anni: alla fine era arrivato a Patrasso, dove si era nascosto su un traghetto diretto a Bari, per poi risalire l’Italia fino a Oulx. Un altro ragazzo afghano, la cui storia è stata raccontata da Medici per i Diritti Umani, aveva attraversato a piedi il Pakistan, poi l’Iran, la Turchia e la Grecia. Era stato respinto una volta tra Macedonia e Serbia e circa venti volte tra Bosnia e Croazia. Ogni volta tornava indietro e riprovava. Ancora: un ragazzo iraniano di ventotto anni, intervistato durante una ricerca svolta proprio al Massi, ha raccontato di aver pagato cinquemila euro per attraversare un pezzo di strada mentre stava nascosto sotto un camion. La prima volta era stato scoperto e aveva dovuto pagare ancora. Per finanziare il viaggio suo padre aveva venduto la casa.

Di storie come queste se ne incontrano continuamente, e forse è proprio questo il punto: da anni trattiamo i numeri delle migrazioni con una distanza che fa rabbrividire. Aumentano gli sbarchi, diminuiscono gli sbarchi. Aumentano gli attraversamenti dei Balcani, cala la rotta dalla Spagna. Un valico viene chiuso, si firma un accordo con uno Stato di transito, aumentano i controlli su un confine e per qualche mese i numeri scendono. Il governo di turno rivendica il risultato. Ma le persone non scompaiono. Continuano a muoversi.

Chiuso un confine se ne fa un altro
Nel novembre del 2015 la Francia reintroduce i controlli alle proprie frontiere interne, prima in occasione della Cop21 e poi, dopo gli attentati di Parigi, nell’ambito dello stato di emergenza. Ventimiglia, fino a quel momento uno dei principali punti di attraversamento della frontiera franco-italiana, diventa progressivamente più difficile da superare e dal 2017 un numero crescente di persone comincia a cercare una strada alternativa attraverso l’Alta Val di Susa.

È così che una decisione presa centinaia di chilometri più a sud contribuisce a trasformare un piccolo paese di montagna in un punto delle rotte migratorie europee. Il confine si chiude in un posto e il movimento si ricompone altrove, seguendo una logica che negli anni abbiamo visto ripetersi decine di volte. 

I Comuni di frontiera si ritrovano a gestire chi sale verso la Francia e chi torna dopo esser stato respinto. La polizia francese intercetta, respinge e riconsegna. Mentre la polizia italiana – racconta Marco, attivista di lungo corso che per anni ha lavorato intorno al Massi – una volta ricevute quelle persone, spesso non sa nemmeno dove portarle. 

È dentro questa situazione che nel settembre del 2018 nasce il rifugio Fraternità Massi, per intuizione di don Luigi Chiampo e con la gestione della Fondazione Talità Kum. All’inizio è una cosa minuscola: una casa civile a pochi metri dalla stazione, con ventiquattro posti letto nel piano seminterrato. Una cucina normale, con i fuochi di casa e un tavolo a cui possono sedersi sei persone. Un operatore, poi due.

Il rifugio apre soprattutto di notte e nasce prima di tutto come punto dove riportare le persone respinte dalla Francia. Il Massi riesce fin dall’inizio a tenere insieme soggetti che del confine hanno idee e obiettivi molto diversi, in alcuni casi apertamente opposti: volontari, attiviste, associazioni, la Diaconia Valdese per l’assistenza legale, Rainbow for Africa per quella sanitaria, la rete No Borders impegnata anche negli aspetti estremamente pratici necessari a facilitare la traversata, ma anche i Comuni, la prefettura, il Ministero dell’Interno e le forze dell’ordine. Marco parla di soggetti mossi da finalità «diverse, a volte antitetiche», e probabilmente è proprio questa una delle caratteristiche politicamente più interessanti del rifugio. 

La struttura serve naturalmente alle persone che lo attraversano, che possono mangiare, dormire, lavarsi, curarsi e recuperare vestiti o attrezzature adatte prima di ripartire, ma serve contemporaneamente ai Comuni, alla prefettura e alle forze dell’ordine italiane, perché assorbe una parte degli effetti prodotti dalla chiusura della frontiera francese e impedisce che vengano semplicemente scaricati sulla stazione, sulle strade e sui paesi della valle.

Otto anni sul territorio
Il rifugio cresce perché il bisogno non passa. Da uno o due operatori si arriva a nove o dieci, l’apertura diventa ventiquattro ore al giorno per 365 giorni l’anno, vengono garantiti pasti, docce, assistenza sanitaria e legale e, nel 2021, Talità Kum acquisisce un nuovo immobile che permette di arrivare fino a settanta posti. A quel punto continuare a utilizzare la parola «emergenza» diventa quasi comico. Se un fenomeno dura per anni e per gestirne soltanto uno degli effetti serve un edificio, dieci operatori, decine di letti, medici, avvocati, volontari, Comuni, prefettura e finanziamenti ministeriali, forse non siamo più davanti a qualcosa di eccezionale, ma a una componente stabile del funzionamento della frontiera. 

Adesso chi arriva può farsi una doccia, mangiare qualcosa di caldo, recuperare un paio di scarpe, una giacca o vestiti adatti alla montagna, ricaricarsi il cellulare, pregare. Qualcuno prepara i pasti, altri sistemano e distribuiscono il materiale raccolto, mentre intorno al rifugio si garantiscono assistenza sanitaria, supporto legale e psicologico e si condividono le informazioni necessarie per affrontare quello che resta del viaggio.
In una delle pareti c’è anche una cartina, sempre guardata con un certo timore, che indica le vette e i sentieri che circondano il paese di Oulx. In alcuni punti di questa, dei teschi, come quelli di navi pirata, simboleggiano i passi sconsigliati per altezze, temperature o rischi che gli abitanti della zona hanno riconosciuto. Ricorda anche chi ha perso la vita in questo confine, e facilmente ci porta a pensare quanti quotidianamente perdono la vita intorno o per causa di tutti i confini del nostro pianeta. Al Massi si respirano coraggio e paura in un intruglio di emozioni che difficilmente ti levi di dosso, che non vuoi dimenticare e che ti fa crescere. Incroci sguardi che ti porterai sempre dentro.

Per anni una parte importante della struttura economica che ha permesso al Massi di funzionare è passata attraverso MigrAlp, il progetto che mette insieme istituzioni locali, fondi pubblici e associazioni. A questi finanziamenti si aggiungono donatori privati e soprattutto una quantità enorme di lavoro volontario: vestiti, scarpe, coperte e materiale da montagna vengono raccolti e distribuiti senza costi per la struttura, così come una parte del lavoro quotidiano viene assorbita dal tempo di persone che decidono di metterlo gratuitamente a disposizione. 

Il punto di rottura arriva alla fine del 2023, quando terminano i fondi europei e ministeriali che avevano garantito una certa stabilità al progetto. Nel 2024 vengono meno circa mezzo milione di euro di risorse pubbliche, mentre mantenere aperto il rifugio costa ormai tra i 700 e gli 800 mila euro l’anno. Da quel momento il Massi si regge sempre di più sulle donazioni e sulle risorse della fondazione, accumulando una distanza tra costi e finanziamenti che diventa progressivamente impossibile da sostenere. Talità Kum prova a tenere aperto il rifugio, assorbendo perdite sempre più difficili, ma nel marzo 2026 è costretta a ridurre drasticamente il servizio: il Massi chiude durante il giorno e resta aperto solo la notte; il primo settembre chiude definitivamente.

Oggi
Marco mi manda questi racconti proprio da Oulx, mentre il rifugio non esiste più. In uno dei vocali si interrompe quasi subito: hanno appena finito di vestire le persone che stanno per partire verso la frontiera e si ritaglia qualche minuto per raccontarmi cosa è successo nelle ultime settimane. 

È forse da qui che conviene partire per capire cosa significa davvero la chiusura del Massi (dal 1° settembre 2026). L’edificio chiude, il finanziamento finisce, gli operatori non ci sono più, ma una parte della rete costruita in quegli otto anni rimane sul territorio e continua a fare quello che faceva prima: raccogliere vestiti, scarpe e attrezzatura, preparare chi deve affrontare la montagna, dare indicazioni, capire dove far dormire chi arriva, mantenere insieme una trama di relazioni e conoscenze che non scompare insieme alla struttura. 

Alla fine, l’Unione Montana mette a disposizione lo spazio esterno di una grande casa inutilizzata in zona Abbazia, praticamente a fianco del vecchio rifugio, e la Croce Rossa riesce in pochi giorni a costruire un primo hub notturno. Si comincia con delle tende, progressivamente sostituite da moduli abitativi. Oggi quella struttura apre circa dalle otto di sera alle otto del mattino e può ospitare una cinquantina di persone. I minori non accompagnati vengono portati al polo logistico di Bussoleno; per gli altri c’è un posto dove dormire, qualche bevanda calda e del cibo confezionato. 

In otto anni intorno al Massi non si è costruito soltanto un servizio, ma una capacità collettiva: competenze, relazioni, forme di organizzazione che hanno permesso di rispondere a bisogni molto concreti e, insieme, di avvicinare centinaia di persone a una realtà che normalmente resta fuori dallo sguardo. Volontari, abitanti della valle, associazioni, militanti, persone arrivate magari per dare una mano una volta e poi rimaste: anche questa capacità di produrre partecipazione, di rendere visibile una frontiera che per molti esiste soltanto nelle statistiche, è una delle eredità politiche del Massi.

Una parte di questa organizzazione esisteva prima del rifugio, un’altra è cresciuta insieme a lui, e oggi continua senza di lui. Non è poca cosa. Se per anni guardiamo alla politica quasi esclusivamente attraverso elezioni, rappresentanza e grandi mobilitazioni, esperienze come questa ricordano che esiste anche una forma molto meno spettacolare di organizzazione: conoscere un territorio, costruirne relazioni, accumulare strumenti e competenze fino al punto di riuscire a fare collettivamente qualcosa che prima non si era in grado di fare. 

Persone migranti verso il Colle del Monginevro, al confine tra l’Italia e la Francia. Foto: Stefano Guidi/Getty Images.

Persone migranti verso il colle del Monginevro, al confine tra l’Italia e la Francia (Stefano Guidi/Getty Images)

Il problema è che questa autonomia organizzativa non coincide necessariamente con un’autonomia materiale. Si può avere una rete straordinariamente capace di organizzarsi e continuare comunque a non avere i mezzi economici per pagare nove operatori, mantenere un edificio aperto tutto l’anno, comprare cibo, pagare bollette e sostenere centinaia di migliaia di euro di costi. Non è una critica al Massi, che senza denaro pubblico non avrebbe probabilmente mai potuto raggiungere le dimensioni che ha raggiunto, ma piuttosto una domanda che la sua storia pone a chiunque voglia costruire progetti politici destinati a durare e, soprattutto, a entrare in tensione con le politiche esistenti.

Quanto possiamo aspettarci che un progetto che mette concretamente in discussione le politiche europee sulla mobilità e sul colore della pelle dipenda per la propria sopravvivenza economica dalle stesse istituzioni che quelle politiche producono? 

Il problema non riguarda soltanto uno specifico governo di destra. La selezione della libertà di movimento sulla base della nazionalità, l’esternalizzazione delle frontiere, gli accordi con i paesi di transito e il tentativo di impedire gli arrivi attraversano da decenni l’Europa politica, da destra a sinistra. È difficile immaginare che strutture che decidano di stare sempre più nettamente dalla parte della libertà di movimento possano contemporaneamente dare per scontato che la propria riproduzione materiale venga garantita a tempo indeterminato dal pubblico. Forse, allora, una parte della discussione sull’autonomia deve tornare a essere economica. 

Non nel senso di rifiutare il finanziamento pubblico, né tantomeno di chiedere a ogni progetto sociale di diventare redditizio. Il punto potrebbe essere quasi opposto: costruire, parallelamente al progetto politico, pezzi di economia capaci di produrre reddito e un surplus da riversare proprio nelle attività che un reddito non possono e non devono produrlo. 

Cooperative, attività produttive, servizi, patrimonio collettivo. Significa forse crescere più lentamente e impiegare anni per costruire quello che un finanziamento pubblico permetterebbe in pochi mesi. Ma significa anche provare a fare in modo che la possibilità di continuare a esistere non coincida completamente con la durata di un finanziamento. 

La rete rimasta a Oulx dimostra che una certa autonomia politica e organizzativa può sopravvivere alla chiusura di un edificio. La domanda che vale la pena iniziare a porsi è come costruire, intorno a quella stessa capacità, anche una forza economica capace un giorno di far sopravvivere gli edifici, gli operatori e i progetti. Perché l’autonomia non sia soltanto la capacità di resistere quando le risorse vengono meno, ma anche quella di costruire le condizioni materiali per continuare a esistere. 

Matteo Cimbal Gullifa *, formatosi in Scienze politiche a Milano, vive e lavora tra Italia e Francia occupandosi di migrazioni e movimenti di solidarietà.

Oulx, rifugio e resistenza ultima modifica: 2026-09-30T05:14:00+02:00 da GognaBlog

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65 pensieri su “Oulx, rifugio e resistenza”

  1. I barbari si convertirono al cristianesimo e così si europeizzaro/civilizzarono perché costreti a seguire i loro capi che si convertivano perche’ cambiavano a diventare imperatori a Roma o generali ecc
     Cosi nacque la popolazione europea e i barbari, grezzi poratori di sangue fresco, si insediarono nella tradizione precedente,  irrobustendola.
     
    Il guaio degli immigrati di oggi è che non sono popoli omogenei ma miriadi di singoli alla rinfusa. Inoltre la maggioranza è fatta islamici che non si convertiranno mai al cristianesimo né vogliono europopeizzarsi. Anzi vogliono conservare la loro visione che prevede che la sharia prevalga sempre sulle ns leggi e sulle ns consuetudini. Per questo non regge il paragone con i barbari e oggi si deve procedere con immigrazione “regolare”, cioè conrollata quantitativamente e qualiativamene. Di disperati ne abbiamo già di nostri. Inutile”imprtane” altri. Non sappiamo gestorli e finiscono morti assiderati o morti di caldo mentre raccolgono pomodori sfruttati da ns concitadini senza scrupoli

  2. per il resto, quello che descrivi tu ha due nomi precisi :– abuso immobiliare– lavoro in neroe lo stato italiano li ha da sempre, se non favoriti, tollerati.
    .
    Con me sfondi una porta aperta , ma poi bisogna passare dalle parole ai fatti :
    .
    abuso immobiliare
    .
    meta’ degli immobili in Campania sono abusivi : mandiamo le ruspe domani mattina e lasciamo meta’ dei campani con il culo per terra ?
    .
    Per me va bene farlo domani mattina sia in Campania che altrove , perche’ tutti sono solidali ma nessuno e’ coglione.
    .
    abuso edile 2)
    .
    Sempre in Campania dal 2004 , per riffa o per raffa abbiamo demolito  solo l’11% delle ordinanze di demolizione , sotto tutti i governi di diverso colore.
    .
    Di cosa ci stiamo lamentando ??
    .
    Lavoro in nero
    .
    A volte chiedo a parenti in GDF che cazzo fanno durante il giorno : esistono ampie aree d’ Italia in cui di Iva conoscono solo la Zanicchi…
    .
    e facciamo qualcosa ?
    .
    no , non facciamo un cazzo , dietro ad ogni minaccia c’e’ un condono , che non viene neppure pagato interamente , ma solo la prima rata..

  3. un momento magico 🙂
     
    condizioni ottime
    giornata perfetta
    nome un po’ troppo pretenzioso, ma ci stava
    unico rammarico di non aver fatto gli ultimi due tiri indipendenti diretti verso la vetta,
    sarebbe bastato un traversino a sx dopo il grande obliquo a dx per raggiungere la oppio,
    ma al buio non vidi dove passare, e uscimmo quindi dalla oppio
    se mai la nord si ricorazza per bene, ci si va insieme, con Enrico, e la finiamo 🙂

  4. L’abuso immobiliare e il lavoro in nero sono una grande “qualità” del nostro “serio” paese.
     

  5. Bene Mario lo dici te!
    Che lo stato sia serio ho i miei dubbi e questo lo dico io! Ma lo dicono anche i fatti!
    Che gli altri non siano sempre meglio di noi è vero anche questo..Ma l’erba del vicino agli italiani gli sembra sempre più verde.
    A me lo stato ha dato ben poco. Se non mi facevo il culo, ora potevo andà a cantà le storie e sperà nell’elimosina e la mi mamma a 93 anni portalla a dormì  sotto ‘l ponte.
    Cervelli formattati a vesta è bellina. Aoh…mia so robotte…ma presto ci penseranno loro, così risolto il problema dei cervelli in fuga.

  6. Mario, ma di cosa parli?
    ma tu, un italiano che sia andato all’estero negli ultimi 15 anni lo conosci ?
     
    io casa la ho comprata dopo 3 anni che ero qui. il tempo di capire che mi piaceva starci.
    come tutti i colleghi giovani, di tutte le nazionalita’ possibili.
    come tutti gli amici all’estero.
    ti diro’ di piu’, la ho pagata al 100% col frutto del mio lavoro (mutuo, che finisco di pagare quest’anno), senza un euro da papa’ e mamma, mia sorella in UK idem…mentre papa’ e mamma dovevano garantire alloggio e aiuti alla mia altra sorella, rimasta nella ricca e borghese parrrrma, con uno stipendio da fame…
     
    per il resto, quello che descrivi tu ha due nomi precisi :
    – abuso immobiliare
    – lavoro in nero
    e lo stato italiano li ha da sempre, se non favoriti, tollerati.
    i nuovi arrivati si sono adattati rapidamente al (mal)costume locale…

  7. Non lo dice la Lega, lo dico io.
    Lo stato è serio. Se la nazione Italia vuole vendere: meccanica, Ferrari, Ducati, Parmigiano, prosecco, turismo, alta moda, agroalimentare di alta gamma ecc., qualcosa deve dare in cambio… Cervelli già istruiti e formattati.

  8. I giovani italiani laureati il futuro in Italia non vogliono cercarselo!Parafrasando il motto della Lega:” Preferiscono essere schiavi in casa d’altri che padroni a casa propria.”

    @ 44 Mario, mettiamo che sia così come dice la Lega.
    Che si fa non ci poniamo il problema? 
    Forse uno stato serio se lo dovrebbe domandare perchè avviene questo? Perchè un giovane, che gli è costato un sacco di soldi per formarlo, invece di stare in Italia e restituire con il suo lavoro almeno in parte quello che ha ricevuto,  prende e se ne va all’estero.
    Uno stato serio dovrebbe affrontare il problema e cercare di trovare soluzioni.
    Che fa, che propone la Lega per tenere i giovani in Italia, oltre a fare slogan?

  9. I fatti…
    Albanesi, marocchini, indiani, pakistani, estEuropa, sud Americani che lavorano, in Italia con 30/50 mila euro comprano una casa sgarruppata. Infischiandosene di leggi e regolamenti, che a me impongono il progetto di un ingegnere ( un italiano, uno che c’è l’ha fatta) anche per spostare un quadro, loro in autonomia o facendosi aiutare da ditte di connazionali con altri 30/50 mila euro la sistemano. Totale 60/100mila euro hanno una casa di proprietà con cui vivere con la famiglia a volte numerosa.
    Monaco tu dopo tanti anni di esteroland hai comprato casa?
    Se si, sei uno dei pochi.

  10. Mario, non capisco nemmeno cosa vuoi dire.
    i 58000 laureati espatriati negli ultimi 4 anni sono nella fascia 24-35 anni, mica sono venuti qui’ in tesi perche’ gli diamo mille euro al mese.
    sono espariati per vivere e lavorare all’estero…a lungo, come raccontano i numeri dei rimpatri. 
    ma i numeri, come quello che scrivono gli altri, bisogna saperli leggere, mentre tu scrivi cose che sembrano scorrelate da numeri, scritti, e un minimo di conoscena dell’argomento di cui si discute…
     
    se vuoi discutere sulla base di fatti, continuo con piacere.
    se prendi spunto da mezza frase per scrivere come pensi tu giri il mondo (conoscendolo evidentemente poco), mi fermo qui e buona giornata

  11. “ma che c’entra?
    ma se uno ignora alcune cose, nel senso primo del termine, perche’ deve per forza parlarne ?”
    Belle domande…
    Gran belle domande! 

  12. ma che c’entra?
    1) qui mica tutto e’ perfetto
    2) gli studenti li paghiamo in tesi, mica al liceo
    3) se in italia gli va bene cosi’ e qui si lametano, non vuol dire che qui vada male e in italia bene (qui le rivoluzioni, ogni tanto, le fanno…in italia, appunto, zitti e muti)
    4) vai su guuuugol, e cerca i nomi dei principali centri di ricerca in ile-de-france, poi vai su guuugolmap e guarda dove stanno…
     
    ma se uno ignora alcune cose, nel senso primo del termine, perche’ deve per forza parlarne ?

  13. Forse sono proprio quei 1000euro/mese li che moltiplicati per 58000 universitari migranti svelano l’arcano 

  14. monaco, ti ricordo anche che un universitario parigino che dovesse lavorare in un grande laboratorio della banlieu parigina, non deve nemmeno affittare una camera con cucina e bagno condivisi con altri 3/4 universitari migranti per 1000euro/ mese, ma può continuare a vivere da papà e mammà.

  15. monaco, tu dai esempi di oggi, io ti do fatti di ieri: come mai gli studenti francesi sono in rivolta se come dici tu li pagano tanto bene???
    Gli universitari in Italia ( che verranno sottopagati) muti e zitti!
    “grande laboratorio della banlieu parigina”
    come dire:
    ” grande centro di ricerca di Quarto Oggiaro.” Te lo raccomando cosa trovano, forse funghi!

  16. saranno tutti fregnoni, ‘sti gioveni.
    per affermarlo, bisognerebbe sapere che lavoro fa in media un giovane laureato italiano in italia, che lavoro fa all’estero, e che lavoro fa un giovane laureato straniero in italia.
    l’ISTAT non lo dice, ma la mia piccola personale statistica (familiari, amice e conoscenti, in giro per l’europa e in giro per l’italia) mi suggerisce altro…
     
    che sia chiaro, l’estero non e’ perfetto, e dopo (tanti!) anni, rimane comunque “estero”, ma in quanto a prospettive il confronto con l’italia e’ rude.
     
    piccolo esempio pratico, fresco frescodi dottorato:
    brillante studente di fisica a pisa (a onore dei colleghi che resistono, formato come dio comanda, nonostante fondi da terzo mondo)
    tesi di laurea con me a marsiglia (pagato!, perche qui li paghiamo)
    dottorato a parigi (polytechnique) da un collega, terminato oggi !
    da ben prima dell’estate sa’ che ha un contratto di 3 anni per un post-doc in un altro grande laboratorio della banlieu parigina (a me in italia offivano co.co.co di 6 mesi…al terzo di fila capii che fosse il caso di partire)
    tempo 2 anni avra’ il posto fisso qui in universita’/ricerca (come accadde a me quando decisi di andare all’estero, per merito, senza conoscere nessuno !)
    in italia non rientrera’ mai, eppure ci farebbe la firma domani, se solo gli proponessero un percorso simile, anche al 50% dello stipendio…
     
    di esempi cosi’ ne potrei fare una decina, almeno. sono in quel microcosmo particolare e un po’ scorrelato dal mondo che e’ quello della formazione universitaria/ricerca (ma che partecipa non poco a determinare il futuro di un paese…). ma conosco anche vari ingenieri (medio-giovani), che lavorano in italia e all’estero, e le carriere non mi sembrano le stesse…qualcuno che ne sa di piu’ potrebbe corregermi.

  17. @ Mario
    .
    Da un elettore di centrodestra ti domando : non sei ingiusto a dire questo ?
    .
    Io per la comune militanza sportiva fino ad una decina di anni fa’ frequentavo universitari , e ne ho visti diversi ,  piuttosto brillanti , andare a cercare fortuna all’estero.
    .
    Di quello che dice monaco io contesto solo il fatto che l’estero non e’ un paradiso , ma tante cose ( stipendi adeguati , carriera meritocratica , interesse del lavoro , ventaglio di scelte ) , siano piuttosto diversi.
    .
    Ti assicuro che non lo dico per sputare nel piatto in cui mangio o per criticare la politica italiana, ma perche’ il nostro “deep state” ha creato una situazione asfittica.
    .
    Poi ci sono come dici tu quelli che usano ogni pretesto per lamentarsi , ma ne abbiamo tanti che veramente sviluppano i propri desideri lavorativi all’estero meglio che in Italia.

  18. Benassi:
    Se prendiamo per buoni i dati di monaco 36: “nel periodo 2019-2023 sono espatriati 58000 laureati italiani, nella fascia 24-35 anni…ma tranquilli, sono entrati 68000 stranieri laureati.”
    I giovani italiani laureati il futuro in Italia non vogliono cercarselo!
    Parafrasando il motto della Lega:
    ” Preferiscono essere schiavi in casa d’altri che padroni a casa propria.”

  19. su cosa spinga un giovane italiano, a emigrare, dopo gli studi, non posso parlare in generale, perche’ l’ISTAT questi dati non ce li ha, ma nel mio piccolo (io, amici e tanti semplici conoscenti espatriati) posso dirti che il salario conta poco, mentre avere una prospettiva solida conta tanto. prospettiva che evidentemente l’italia non offre piu’ ai suoi giovani…

    È questo ad essere veramente preoccupante : NON AVERE PROSPETTIVE.
    Cioè, un paese che non ha un futuro.

  20. il problema dell’immigrazione europea e’ reale, ed enorme, e necessiterebbe risposte razionali, coordinate, e sul lungo periodo, mentre viene affrontato solo di pancia per effimeri vantaggi elettorali, o negato (per consistenti batoste elettorali)..
    Quali per esempio ?.il clima…ce l’abbiamo nell’osso in ogni caso. anche cambiando drasticamente le emissioni oggi, l’inerzia (mari/oceani) e’ enorme (e l’europa/mediterraneo vanno peggio del resto), per cui i conti ci vanno fatti comunqu, cop farlocche o meno. se le emissioni mondiali cambiano ora, i problemi legati a citta’ inadatte, bilancio idrico e eventi violenti frequenti saranno solo “grossi”, se non cambiano… “piu’ grossi”..
    Condivido che ci sia un enorme problema climatico , anche perchè legato all’inerzia di cui parli , che non farà vedere più a nessuno di noi i ghiacciai come erano anche solo 30 anni fa’ , ma non trovo soluzioni “pesanti”..
    Come noto ogni governo ha un vincolo di bilancio , e se uno a caso puntasse tutto sulla de-carbonizzazione , senza un accordo globale sulle emissioni di Co2 si troverebbe con un clima altrettanto caldo e con una capacità di spesa ( sanità , energia , scuola , investimenti ) ,totalmente azzerata senza un risultato evidente..Di quelle che elenchi tu per me la più importante da iniziare è il bilancio idrico , ma il problema è epocale. 

  21. mala tempora currunt 
    (che vando lo di’o vi ai colleghi, gnuranti franzosi, mi prendono per un intellettuale umanista 🙂 )
     
    il problema dell’immigrazione europea e’ reale, ed enorme, e necessiterebbe risposte razionali, coordinate, e sul lungo periodo, mentre viene affrontato solo di pancia per effimeri vantaggi elettorali, o negato (per consistenti batoste elettorali).
     
    l’emigrazione italiana ha cause strutturali italiane, e sono gli italiani a doversene occupare (io oramai mi son tirato fuori), ma non se ne parla nemmeno
     
    il clima…ce l’abbiamo nell’osso in ogni caso. anche cambiando drasticamente le emissioni oggi, l’inerzia (mari/oceani) e’ enorme (e l’europa/mediterraneo vanno peggio del resto), per cui i conti ci vanno fatti comunqu, cop farlocche o meno. se le emissioni mondiali cambiano ora, i problemi legati a citta’ inadatte, bilancio idrico e eventi violenti frequenti saranno solo “grossi”, se non cambiano… “piu’ grossi”.
    se ne parla di adattarsi ?, se non l’indomani dell’ennesima alluvione/canicola/siccita’, e poi tutto come prima ?? 
     
     

  22. @ Monaco.Io non so entrare in modo efficace nelle variabili demografiche , credo che tu enumeri problemi veri , ma con soluzioni non certo semplici o visibili.Penso che l’Italia sia un paese di vecchi solo in parte per ragioni politico amministrative , e per certi versi siamo vecchi con un tenore di vita ed una salute di gran lunga migliore di altri paesi che invece sono”giovani”.In aggiunta trovo che siamo alla vigilia di enormi sconvolgimenti , e continuiamo a ragionare come l’impero romano o i “servi della gleba” medioevali ; con la terza rivoluzione industriale alle soglie , e le macchine in produzione più intelligenti degli operatori che fino a ieri le manovravano , non avremo bisogno di legioni di operai e popolazione , le guerre le stanno combattendo con i droni intelligenti ed entro breve per il PIL servirà solo una piccola frazione degli umani impiegati oggi..
    Il clima è un enorme problema , però non è italiano , è globale , e finchè i COP finiscono asserviti alla produzione come sono finiti finora , non cominceremo nemmeno ad affrontarlo.
    .Il fatto che in Africa la popolazione rischi di raddoppiare , più che una risorsa per il nostro paese di vecchi mi sembra un grosso problema aggiuntivo : gli immigrati che ci servono in dose pediatrica , sono scolarizzati e funzionali come i cinesi , non la soluzione alla fame ed al desiderio di rivalsa del sud del mondo. .
    In Svizzera un referendum proposto su un “Population cap” a 10 milioni di persone è stato perso dai promotori tipo 49 % a 51 % , non vedo gente che aneli ad abbattere le frontiere.

  23. non mi sembra di aver proposto soluzioni miracolo, ma piuttosto di aver sottolineato la vacuita’ di quelle in atto.
     
    l’europa si trova ad affrontare due sfide epocali, un rimodellamento totale della sua popolazione e del clima, con annesse riserve idriche.
    l’italia si trova in prima linea sui due fronti, con in omaggio la sua Emigrazione e la peggiore distribuzione demografica d’europa (leggi “vecchi” !!), e le risposte attuali sono
    – “li ributtiamo in mare”
    – “non esite” (l’emigrazione, di cui nessuno parla)
    – “non esiste” (necessita’ di riadattere un paese intero a estati torride, piogge diluviane ma siccita’ imperante, norma dei prossimi decenni)
     
    su cosa spinga un giovane italiano, a emigrare, dopo gli studi, non posso parlare in generale, perche’ l’ISTAT questi dati non ce li ha, ma nel mio piccolo (io, amici e tanti semplici conoscenti espatriati) posso dirti che il salario conta poco, mentre avere una prospettiva solida conta tanto. prospettiva che evidentemente l’italia non offre piu’ ai suoi giovani…

  24. I problemi sono in tutta l’Europa , ovvio che i nostri laureati vadano dove li pagano di piu’…
    .
    A me non sembra che altrove abbiano risolto i problemi che pone la demografia o il riscaldamento climatico , ma tanto scrivere qui non costa niente , per cui fingiamo pure tutti di avere brillanti soluzioni , tanto nessuno verra’ a vedere i bluff ed i problemi accantonati..
    .
    Se bastasse scrivere su un forum senza fare i conti con gli osti , Landini sarebbe un imprenditore illuminato e Conte un grande economista politico , invece abbiamo du’ cazzari , uno che spiega agli imprenditori  come fare impresa , e l’altro che pensa che il debito pubblico sia il barattolo della cuccagna.

  25. Mi chiedo, perchè tanto parlare dell’immigrazione, degli immigrati , dell’accoglienza o della loro dislocazione in paesi africani ( praticamente li riportiamo a casa ) quando abbiamo il “Piano Mattei” che fondamentalmente significa : noi padroni a casa nostra, voi felici a casa vostra e risolve tutti i problemi? Sbaglio?

  26. e per l’erasmus, favorisce la mobilita’, ma come mai teteschi/perfidi albioni e mangiarane partono e poi tornano in patria ?
     
    in numeri degli espatri si trovano tutti, sul sito dell’ISTAT, suddivisi per anno, regione, fascia di eta’, e livello di istruzioni. si trovano anche quelli di chi rientra (pochi), e commentano se a espatriare son cittadini italiani, suddivisi tra nati i italia o all’estero, o stranieri residenti in italia…insomma, una marea di dati e ben analizzati, basta leggerli (e voler capirli)
    fateci un giro, e fatevi paura, perche’ dovreste averne…
     
    esempio…nel periodo 2019-2023 sono espatriati 58000 laureati italiani, nella fascia 24-35 anni…ma tranquilli, sono entrati 68000 stranieri laureati, vi va di lusso, eh ?
    e non ditemi che tanto poi i giovani italiani rientrano…spulciate i dati degli ultimi 15 anni e poi piangete…
     
    giusto per fare due conti, io sono costato allo stato italiano 21 anni di formazione, dalle elementari al dottorato…traduceteli in euro…e da 16 anni (e fino alla pensione) di questo investimento ne ”approfittano” i mangiarane. i figli li ho fatti qui, li istruisce lo stato francese, ma, vacanze a parte, non contribuiranno a nessun sviluppo italiano (sviluppo ?…mi viene da ridere, amaro…). mia sorella uguale, in UK…almeno tre amici del liceo idem…tutti dalla ricca e borghese parrrrma
     
    dite che barattandomi con un laureato ucraino, albanese, del bangladesh o del marocco (principali arrivi…alla faccia de’ negri !) l’italia ci guadagna?? spero vivamente di si! di sicuro son meno bigotti del torinese de’ noartri…
     
    l’italia dovrebbe capire cosa vorrebbe fare da grande, e iniziare a farlo.
    invece invecchia, e guarda a un passato dorato (esistito, oltretutto, per poco).
    a onore dell’italia, e’ da sempre un precursore (oltralpe il riascimento e’ arrivato nel ‘600 😀 )…e i vicini europei hanno/stanno commettendo errori simili
     
    ma va tutto bene, e in piu’ avremo (abbiamo gia’!!) 25 gradi a natale…
     

  27. e come la hanno fermate le invasioni babbbariche li romani ??
    e pensate che lo possa fare la vecchia europa ??
    illusi e’ un complimento, perche’ altro e’ l’aggettivo che qualifica questa speranza
     
    i romani, li bbbabbbari, li hanno romanizzati, e cristianizzati…statura, colore dei capelli, lingua (in parte !) son cambiate, la cultura dominante e’ rimasta la stessa. e questo succede anche nelle banlieues francesi, a parte in quei ghetti dove lo stato a deciso di chiudere la porta e non entrare piu’. io ci lavoro, per cui poche chiacchere…
     
    o si livellano le differenze abissali tra qui’ e la’, o i flussi continueranno comunque. hub o mica hub.
    e i “venditori di biglietti” troveranno terreno fertile per i loro affari…domanda, se i valligiani del ‘900 italiano fossero stati meglio, sarebbero partiti per la pampa ?
    cazzo, dire l’ovvio e’ oramai rivoluzionario !
    e visto che si e’ deciso di non livellare, sarebbe + furbo romanizzare…

  28. “MI LASCIA SGOMENTO” che c’è ancora chi crede che le migrazioni siano spinte da fame, guerre , violenza. Le prime navi e compagnie di navigazione che a metà ‘800 trasportavano migranti erano le stesse che pochi anni prima avevano trasportato schiavi. A fine ‘800 e inizi ‘900 c’erano venditori ( si come quelli del Folletto) che giravano i paesi di montagna di Alpini e Appennini vendendo biglietti di 4° classe di sola andata per Goldland. Chi partiva non sapeva niente dell’America, poteva essere New York, Chipilo in Messico o la pampa Argentina. A volte le navi facevano più scali per “sbolognare” il carico. A volte tornavano pure in dietro piene. C’era chi faceva fortuna come Al Capone o come il fondatore della Bank of America e chi si rompeva la schiena, la testa e finiva in una fossa comune. Nelle miniere del Belgio i migranti sono stati venduti dal governo italiano in cambio di carbone. Adesso e +o- la stessa cosa, varie mafie radunano il carico e lo spediscono via terra, le ONG sono il vettore via mare, qui che ci guadagnano sono in tanti: chi li nutre, chi li accoglie, chi li sfrutta e chi li protegge.
    Quanto ai giovani emigranti italiani, i vari Erasmus sono il sistema migliore per comprare giovani già istruiti, spendere poco e portarseli a casa. Modello IKEA.

  29. Caro Ezio, le invasioni non le fanno i poveracci che partono, ma i governi a tavolino (vedi la colonizzazione da parte della Cina).
    Auspico che il senso di umanità possa pervaderti, così che tu possa vederti parte e frammento di ogni individuo.
    Non vi è storia che non ci appartenga, per fatti, sentimenti, vissuto.

  30. E’ successo un pasticcio, la prima frase è una citazione dell’intervento di Grazia Pitruzzella, il resto ovviamente è il  mio commento

  31. “Regole comuni e dure, se applicate”
    .
    Qualche pugile suonato che si agita sul ring tirando colpi a vuoto , non si e’ ancora accorto che queste “regole piu’ dure” sono richieste da tutta Europa , non solo da Fdi , ma anche da spagnoli e socialdemocratici danesi , passando per tedeschi ed austriaci.

  32. le migrazioni sono spinte da innumerevoli ragioni, tra le quali conflitti armati, fame, violenza e che se qualcuno sceglie di lasciare la terra d’origine insieme alla propria cultura, la propria identità, la propria famiglia e gli affetti, lo fa perché costretto dalle circostanze o dai governi.
    Questo è un argomento che si sente (troppo) spesso proporre, e che vorrebbe sostenere che, siccome gli invasori (altrimenti detti “poveri migranti”) hanno degli ottimi motivi per volersi piazzare a casa nostra, per qualche misterioso motivo noi saremmo tenuti a lasciarli fare.
    Mi dispiace, ma non funziona così. Tutte le grandi invasioni (a parte quelle mongole) sono state motivate appunto dal forte desiderio di migliorare la propria condizione, e/o dalla necessità di sottrarsi a situazioni di guerra e di fame. Le tribù germaniche che dopo Adrianopoli invasero il territorio dell’ Impero Romano non erano animate da alcuna particolare ostilità nei confronti dell’ Impero stesso, ma semplicemente dal desiderio di occupare nuove terre e al contempo di sottrarsi agli Unni che avevano invaso le loro zone di origine. Ciò non toglie che le loro invasioni causarono non solo il collasso dell’ Impero, che non erano in grado di gestire, ma anche quello della civiltà in quanto tale, con oltre mille anni prima che si potesse ricominciare a ricostruire qualcosa.
    Oggi, l’ Europa si trova esattamente nelle stessa situazione. Se non troviamo il coraggio di difenderci, e di fermare gli invasori , questi trasformeranno i nostri paesi in una copia esatta delle loro terre di origine , come stiamo già vedendo ad es. nelle banlieu parigine.
     

  33.  

    Per quel che vale siamo due persone ben differenti, comunque
    Si, ma siete due persone in gamba.

  34. “Infatti Monaco ( alias Matteo)…E te lo sai, perchè anche te, Monaco, te ne sei andato.”
    Deciditi Alberto o Monaco è l’alias di Matteo o Monaco se ne è andato, visto che Matteo abita a Milano…
    Per quel che vale siamo due persone ben differenti, comunque

  35. Lo scambio di commenti mi lascia sgomenta.

    Ma è solo perché sei un’ingenuona che vive su Marte e crede ancora negli ideali buonisti del Novecento.
    Dovresti anche tu renderti conto che la natura umana è s-pietata (‘s’ privativa) e rispondere ai “problemi” degli immigrati clandestini con una sana alzata di spalle. 🙂 🙂 🙂
     
    PS
    Seriamente, Grazia Pitruzzella, spero che non tutti i commenti ti abbiano lasciata sgomenta.

  36. Infatti Monaco ( alias Matteo) .
    Ma qui son tutti a preoccuparsi degli invasori, dei barbari. Ma dei figli di questo paese che se ne vanno  se ne sbattono.
    E come mai se ne sbattono? Eppure se i giovani se ne vanno, se questo paese non è capace di tenersi i propri giovani,  dare una prospettiva ai propri figli che preferiscono altri paesi, il risultato è  che se va il futuro di questo paese.
    Gia gli altri paesi acquisiscono  le nostre aziende, ora acquisiscono anche il nostro futuro.
    E te lo sai, perchè anche te, Monaco, te ne sei andato.

  37. “Regole comuni e dure, se applicate, fermano di certo i flussi…il numero digli immigrati irregolari”
    Col cavolo che si fermerebbero, ma se lo facessero saresti nei guai, perché i tuoi referenti politico-economici si ritroverebbero col culo per terra non potendo più sfruttare la manodopera in nero.
    Dalle campagne alle grandi opere (ambasciata americana e TAV al sud), come si è visto proprio in questi giorni.

  38. @20 Fai il processo alle intenzioni. E’ chiaro che la mio posizione sul protocollo europeo dipende dal contenuto del protocollo stesso. Ma, specie su iniziativa del Governo Meloni,  si sta lavorando per un protocollo europeo “rigoroso” (anche perché non avrebbe senso farne uno “lassista”: basta lasciare tutto com’è). Con un protocollo “rigoroso” (controllo appena sbarcati, spostamento negli hub, ripatri immediati ecc) io non ho proprio nulla da obiettare, anzi non vedo l’ora che venga messo in pratica

  39. Regole comuni e dure, se applicate, fermano di certo i flussi. Se la regola è che qualsiasi migrnate appena messo piede sul territorio EUROPEO (che sia in Italia, spagna, Grecia ecc) viene immediatamente spostato negli hub extra UE (magari in Ruanda o in Uganda), il numero digli immigrati irregolari (cioè quelli che poi vagano senza controllo per il territorio europeo) calerebbe vorticosamente. In teoria dovrebbe scendere addirittura a zero (perché tutti gli sbarcati sono spostati in Ruanda o in Uganda in tempo reale), però può darsi che vi possano essere delle “evasioni”, ma stiamo parlando di sparute individualità

  40. regole comuni e dure non fermano i flussi
    solo condizioni migliori nei luoghi di partenza lo faranno,
    sapendo che nessuno e’ contento di lasciare il posto dov’e’ nato, fossero anche 4 pietre arse dal sole
    ma a sputare sugl’ultimi ci si sente grandi e forti…
     
    in ogni casi, il vero problema dell’italia non e’ l’immigrazione ma l’emigrazione,
    ancora di piu’ se si comparano l’eta’ media di chi parte e quella di chi resta,
    nonche’ l’istruzione media di chi parte e quella di chi resta…e di chi arriva !
     
    ‘nzomma, mo’ so’ cazzi vostri

  41. Lo scambio di commenti mi lascia sgomenta.
    Voglio ricordare che ognuno di noi è frutto di infiniti scambi culturali, che le migrazioni sono spinte da innumerevoli ragioni, tra le quali conflitti armati, fame, violenza e che se qualcuno sceglie di lasciare la terra d’origine insieme alla propria cultura, la propria identità, la propria famiglia e gli affetti, lo fa perché costretto dalle circostanze o dai governi.
    Voglio ricordare anche che non aiutare qualcuno in difficoltà non è solo omissione di soccorso, ma anche disumano.
    Sono grata alla rete di questo rifugio che permane nonostante il deficit politico e burocratico.

  42. “Se ci fosse un protocollo europeo”
    9 su 10 tu lo contesteresti ritenendolo inadeguato, buonista e favorevole all’immigrazione clandestina e comunque troppo lassista e economicamente insostenibile.
    Per poi passare a criticare l’Europa, l’inutile burocrazia, l’inefficienza e a condannarne l’ingerenza.

  43. Solo con il suddetto protocollo attivo non avremo più disperati che, vagando indiscriminatamente senza alcun controllo da parte delle autorità, tentano di attraversare clandestinamente il confine italo-francese col rischio di morire assiderati, non grazie alla moltiplicazione di “mila” rifugi come Oulx. Più tardi lo capiamo tutti (e smettiamo di mettere bastoni fra le ruote a iniziative tipo gli hub italiani in Albania, primo tassello di tale protocollo europeo) e meno disperati morti avremo…

  44. I tempi lunghi sono solo colpa della strutturale inerzia burocratica dell’Europa. ma si sta, seppur “faticosamente” (per tutti i bastoni fra le ruote messi dai buonisti), progredendo verso tale protocollo europeo grazie all’iniziativa della destra e in particolare del Governo Meloni, mentre la sinistra buonista, non solo italiana, vorrebbe continuare con l’attuale situazione che produce i disperati che, sul confine italo-francese 8ma non credo solo lì) sono esposti al rischio di morire assiderati. passi in avanti verso il protocollo si stanno facendo e non solo da parte di governi di destra: notizia dell’altra settimana è che Danimarca, Austria, Germania, Paesi Bassi e Grecia sono interessate al modello degli hub extra UE, non solo in Albania ma addirittura in paesi africani come Ruanda, Ghana e Uganda. V’è molto inercia nel rompere tabu ideologici dell’Europa buonista dei decenni scorsi, ma piano piano si sta progredendo. La soluzione non è lasciar vagare i disperati nel ns territorio e auspicare che ci siano “mila2 iniziative private come il rifugio di Oulx. la soluzione è che appena un migrante mette piede sul territorio EUROPEO scatta il protocollo in base al quale (a seconda della situazione specifica del singolo migrante) sarà portato “lì” oppure “là”, in locali adeguati, sempre nel contesto del diritto europeo e gestito da personale europeo e, per i casi indicati dal protocollo, si opererà lo spostamento negli hub extra UE e/o l’eventuale rimpatrio immediato.  CONT

  45. Se ci fosse un protocollo europeo, adottato obbligatoriamente da tutti gli stati, non ci sarebbe bisogno della solidarietà e di dover dimostrare di essere “umani”. interverrebbe il protocollo e sposterebbe dove e come è deciso nel protocollo stesso (compreso lo smistamento in hub extra UE e/o il rimpatrio) e non avremmo disperati che, senza documenti e in piena illegalità, tentano di valicare i confini anche in peneo inverno col rischio di morire assiderati. L’esiste za di iniziative come questa, a prima vista lodevoli sul piano umano, sono una conferma del fallimento dell’Europa nel voler gestire razionalmente l’immigrazione. La soluzione NON è moltiplicare iniziative di questo genere per aiutare i disperati che vagano per i nostri territorio, ma avere un protocollo operativo efficiente che eviti il vagare incontrollato di disperati. Quando non ci saranno più disperati a rischio assideramento, non ci sarà più necessità di iniziative private come questa.

  46. Il contrasto all’immigrazione clandestina lo lascio a chi governa il paese (e che nonostante i proclami roboanti non è stato in grado di dare corso alle promesse, su questo e su altri problemi del paese. Come cittadino mi interesso del lato umanitario di questo come di altri problemi. Questo perchè credo che dobbiamo restare umani ad ogni costo, specie in questa fase storica dove i grandi della terra mostrano tutta la loro incapacità di guidare il mondo, esponendoci a rischi enormi.
     

  47. @ Placido
    .
    Il maggior numero di clandestini e passeurs li ho visti poco sopra Trieste lungo gli sterrati provenienti dalla Croazia e sulla parenzana in prossimita’ di Trieste.
    .
    Quando penso a quelle persone che si sbarazzavano di zaini , indumenti  e documenti  lungo i viottoli lungo il confine non mi viene esattamente in mente la necessita’ di soccorrerli , quanto lo sguardo di chi cerca di evitarti perche’ sa che sta commettendo un illecito.
    .
    Anche le foto allegate a questo articolo non documentano tanto bisogno di soccorso , quanto bisogno di aggirare i posti di controllo.
    .
    https://gognablog.sherpa-gate.com/wp-content/uploads/2026/09/1787564346-oulx.jpg

  48. Bonsignore:

    Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina non è un’azione umanitaria, bensì un reato (Art. 12 D.lgs 286/1998).

    Guarda che l’articolo di legge che citi, al comma 2 ovviamente dice:

    Fermo restando quanto previsto dall’articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato.

     

  49. Si e quindi ?
    .
    Quindi , perspicace intenditore , la Lega non c’entra una minchia , a meno che tu non la veda anche al governo di Francia , Spagna e Stati Uniti.

  50. Esatto.
    .
    Le leggi valgono per tutti ed e’ sempre facile fare i froci con il culo di chi questa gente se la trova per strada disposta a tutto.

  51. Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina non è un’azione umanitaria, bensì un reato (Art. 12 D.lgs 286/1998).
    L’apologia di reato è essa stessa un reato (Art. 414 CP), quando non si configura il caso più grave di istigazione a delinquere.

  52. Peccato che anche in Francia se entri clandestinamente ti riaccompagnino alla frontiera , e a Ceuta abbiamo visto che cosa succede a forzare le frontiere in Spagna.

  53. “Che sia perche’ entrare clandestinamente in un paese e’ un reato ?”
    Credo sia perché gli italiani sono stati così imbecilli da votare la Lega e mettere un leghista come ministro dell’Interno

  54. Non capisco perche’ clandestino sia associato automaticamente a delinquente, quando nella maggior parte dei casi e’ una persona che cerca di scappare da guerre e carestie.
    Queste persone esistono e se il governo fa finta di niente e non trova una soluzione benvengano queste realta’. 

  55. @ Franco IzzoQuesto è anche il mio punto di vista : rispettare le leggi non è un optional per i fessi : se io credo fermamente che gli irregolari debbano poter fare i cazzi loro , allora cerco di cambiare le leggi , non fingo di essere un “eroe” perchè le contravvengo. .Comportamenti come quelli dei professori che rinunciano a perseguire l’alunno che li ha accoltellati NON sono da “persone troppo avanti” , sono da persone che riciclano il danno , solo che subirà qualcun’altro più avanti.

  56. Se sono senza documenti , come possono girare liberamente per il paese? Chi li aiuta dovrebbe essere indagato per favoreggiamento all’ ingresso di clandestini. Di delinquenti ne abbiamo già abbastanza del nostri.

  57. Espongo un parallelismo che a prima vista vi lascerà a bocca aperta, ma che, se ci riflettete, ha un suo preciso fondamento. Come nel guazzabuglio che coinvolge Guide alpine (GA) e, all’opposto, le  altre figure non GA, affermo che sia necessaria una “ripulitura” del settore con una nuova legge quadro che spazzi via tutto l’accumulato e che faccia infine chiarezza, altrettanto sostengo nel più complicato problema dell’immigrazione. Continuiamo a portarci dietro ambiguità di fondo, se non lacune legislative, da cui derivano tutti i fenomeni e le sofferenze umane. Una chiarezza definitiva delle regole (necessaria addirittura a livello europeo e quindi omogenea e obbligatoria per tutti i paesi della UE) eviterebbe sia le sofferenze dei migranti che le iniziative come questa, lodevole in termini umanitari, ma inutile in termini di soluzione del problema strutturale. Un quadro normativo chiaro non permetterebbe infatti alcun tipo di migranti che “vagano” senza controllo e che hanno necessità di assistenza di questa o quella iniziativa privata. Più tardi arriveremo alla normativa europea chiara e “cogente” (verso cui si sta procedendo grazie all’iniziativa della destra e NON della sinistra) e più sofferenze umane vedremo…

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