L’overtourism, vale a dire l'”eccesso di turismo”, è riconosciuto a livello globale come un problema per l’ambiente e la biodiversità. Le scioccanti immagini della località sciistica abruzzese di Roccaraso invasa, lo scorso 26 gennaio 2025, da oltre 20mila persone in poche ore, non sono per ora destinate a ripetersi nelle aree naturali protette italiane, anche se qualche criticità esiste.
L’overtourism nel Parco del Monviso
di Alessandro Paolini
(pubblicato su piemonteparchi.it il 4 febbraio 2026)
Secondo Legambiente, nel 2023 la crescita dei flussi turistici ha causato un aumento del 38% di rifiuti nei parchi naturali italiani, soprattutto nelle Cinque Terre e alle Dolomiti, due hotspot che stanno sperimentando soluzioni per gestire i flussi turistici eccessivi e limitarne l’impatto sul territorio e sugli ecosistemi.
Ma qual è la situazione nelle aree protette piemontesi? In Piemonte le situazioni di affollamento dei parchi regionali sono fortunatamente sporadiche e limitate ad aree e periodi dell’anno circoscritti. Con questo articolo iniziamo un viaggio in alcune delle aree protette per scoprire se vi sono criticità, le loro cause e le possibili soluzioni.
Partiamo dal Parco del Monviso, dove le località “supergettonate” dagli escursionisti sono principalmente le zone di Pian del Re e Pian della Regina, nel Comune di Crissolo in alta Valle Po e, sul versante della val Varaita, il Bosco dell’Alevè.
Pian del Re, la montagna a portata di mano
La facilità di accesso in auto al Pian del Re è, al tempo stesso, la sua fortuna ma anche una potenziale fonte di problemi. Per tutta l’estate, soprattutto nei fine settimana, il pianoro che ospita le sorgenti del Po è preso d’assalto dalle auto, benché il parcheggio sia a pagamento e vi sia la valida alternativa di un servizio di navetta da Crissolo. È in prevalenza un turismo di prossimità, “mordi e fuggi”, che si svolge in giornata ed è composto da escursionisti non esperti, che si limitano ad arrivare ai vicini laghi Fiorenza o Chiaretto senza spingersi oltre.
“Il Pian del Re è uno dei punti di partenza per il Giro del Monviso e per tante impegnative escursioni intorno al Re di Pietra, ma è elevata anche la componente di escursionisti intenzionati a fare passeggiate brevi. Pur non volendo generalizzare, molti di questi ultimi sono male equipaggiati, con abbigliamento e soprattutto calzature inadatti. Una minima parte, ma pur sempre purtroppo presente, si lascia dietro tanti piccoli rifiuti che poi devono essere raccolti: a fine della scorsa stagione estiva abbiamo organizzato un’attività escursionistica specifica, finalizzata proprio alla raccolta di questi rifiuti”, raccontano dall’Ente di gestione delle Aree protette del Monviso, che ha evidenziato una crescita nella frequentazione della zona. “Gli oltre duemila visitatori della mostra fotografica “Nel mondo fluttuante. Fotografie di Ghigo Delfiume lungo il corso del Po, dalle aree naturali protette del Monviso ai confini del Piemonte”, esposta la scorsa estate al Centro visita del Parco al Pian del Re, ci consentono di affermare che nel periodo compreso fra luglio e settembre 2025 le presenze sono aumentate almeno del 36% rispetto al 2024″.
La situazione al rifugio Quintino Sella
“La stagione estiva 2025 è stata eccezionale in termini di presenze”, spiega Silvia Balocco, che con il marito Alessandro Tranchero gestisce il rifugio Quintino Sella al Lago Grande di Viso. “Soprattutto ad agosto abbiamo avuto tantissimi turisti, tra cui molti stranieri. I motivi? Probabilmente le belle giornate che hanno contraddistinto l’estate, ma anche il fatto che abbiamo comunicato di più e meglio, con il rifacimento del nostro sito internet dove ora è più facile e intuitivo trovare le informazioni importanti.
L’affluenza massiccia per noi è una buona notizia, dato che viviamo di turismo, ma è importante che chi arriva si renda conto del grande lavoro che c’è dietro all’accoglienza che offriamo, che è prima di tutto un servizio. Ci troviamo infatti a 2640 metri di altitudine, il rifugio è raggiungibile a piedi da Pian del Re in circa 2 ore e 40′, con un dislivello di 600 metri. Ciononostante, quest’estate abbiamo servito migliaia di pasti. La nostra cucina è aperta dalle sei del mattino alle dieci di sera e il numero di chi si ferma a mangiare non è sempre prevedibile, a differenza dei pernottamenti. L’acqua la ricaviamo in loco e ci serve anche a produrre l’elettricità con i generatori. Le vettovaglie e i materiali in arrivo e partenza dal rifugio (compresa una enorme mole di spazzatura) li dobbiamo movimentare con l’elicottero, a costi molto alti. Tra gli aspetti più positivi della stagione appena conclusa c’è il fatto che la maggior parte delle persone si è dimostrata rispettosa del nostro lavoro e dell’ambiente e, tutto sommato, abbastanza preparata alla fruizione di un ambiente con le sue regole e i suoi limiti.
Sempre più gente sembra ricercare una montagna “autentica” e, per questo, è disposta a rinunciare a qualche comodità. Ad esempio accettando la connessione internet instabile e la mancanza di stanze singole o doppie. Aumenta la consapevolezza di non poter avere i servizi di un albergo di pianura. Un aspetto negativo? Sia la struttura che l’ambiente circostante hanno dei “limiti” di capienza oltre i quali non è possibile andare. Di qui, ad esempio, la difficoltà nel conciliare i flussi di persone in arrivo, soprattutto di quelli che hanno prenotato il pernottamento, con i tanti turisti di giornata che la sera ridiscendono a valle intasando il parcheggio e la strada di accesso. Su questo e altri aspetti ci stiamo confrontando con le istituzioni, il Parco in primis, con cui c’è un dialogo e una collaborazione costanti.” conclude Balocco”.
Il rifugio Bagnour in val Varaita
Al rifugio Bagnour, sul versante opposto del Monviso, in val Varaita, si arriva agevolmente dopo un’ora di cammino dal parcheggio gratuito. Anche qui sono molti i turisti “di giornata” attirati dalla buona cucina del rifugio.
“Dopo vent’anni di gestione abbiamo constatato come, in seguito al lockdown per il covid, il turismo sia aumentato molto”, spiega Livio Martino che con la moglie, Elisa Tosco, gestisce il “Bagnour” da circa vent’anni. “Sono aumentati soprattutto gli avventori non abituati alla montagna, che a volte pretendono di trovare in quota i servizi e le comodità degli alberghi o dei ristoranti di fondovalle, alcuni dei quali si autodefiniscono impropriamente “rifugi” ingenerando confusione fra i clienti. Noi siamo una piccola realtà, con una ventina di posti letto, autosufficienti dal punto di vista energetico grazie ai pannelli fotovoltaici e con un’offerta di prodotti freschi che trasportiamo da soli in rifugio. C’è una grande differenza fra gli avventori di giornata e quelli che salgono alla sera per pernottare, composti al 70/80 per cento da stranieri, preparati ed esperti, che partono da qui per escursioni più impegnative, come il “Giro del Viso”. A differenza di altri rifugi noi siamo facilmente raggiungibili grazie alla buona viabilità della Val Varaita e dei posti auto gratuiti, condizioni di favore che però rischiano in alcuni periodi di trasformarsi in un problema. A Ferragosto, ad esempio, il parcheggio gratuito crea un vero e proprio intasamento in valle. Le istituzioni competenti dovrebbero regolamentare questi flussi, ma al tempo stesso occorre informare la gente su regole e limiti della montagna, per favorire un turismo più consapevole e rispettoso”, conclude Martino.
Le ragioni di un boom e i rimedi
Alla base dell’eccesso di turismo c’è spesso l’eccessiva promozione di un territorio ad opera di influencer che tendono a “spettacolarizzarlo” sui social, senza fornire informazioni utili e omettendo volutamente di soffermarsi su tematiche come l’affollamento.
Per ovviare al problema si studiano formule per gestire al meglio le presenze e regolamentare gli accessi, promuovere il turismo fuori stagione, introdurre misure di programmazione basate sulla prenotabilità delle destinazioni e sensibilizzare i visitatori sull’importanza di un turismo informato e sostenibile.
Il Parco del Monviso si è mosso da tempo in questa direzione. “Cerchiamo di comunicare l’importanza di non andare sempre nei luoghi più frequentati, promuovendo invece località meno note ma altrettanto interessanti e all’interno delle aree naturali protette. Sul nostro sito esiste un’apposita sezione informativa da dove si possono scaricare e stampare le mappe e i tracciati esistenti, tra cui un dépliant sui più bei sentieri nel Parco del Monviso senza andare al Pian del Re. Si tratta di un tentativo riuscito di dire al pubblico, “carta alla mano”, che non è necessario raggiungere le sorgenti del Po per fruire in modo appagante del territorio di Crissolo e dell’alta valle Po: proponiamo in quel materiale informativo escursioni su sentieri che sono poco battuti anche durante la piena stagione estiva. A volte, basta solo sapere qualcosa che prima non si conosceva per apprezzarla. Sul sito si trovano anche alcune indicazioni per la corretta fruizione delle aree protette, come appunto il non lasciare rifiuti a terra e altri buoni comportamenti. In ultima analisi, il lavoro da fare è quello di sensibilizzare e informare i visitatori, un compito assolto quotidianamente anche dai nostri guardia parco in servizio sul territorio, sempre disponibili nell’incontro con il pubblico. La montagna ha le sue regole e chi la frequenta deve rispettarle: non è però un compito gravoso”, spiegano ancora dal Parco del Monviso.
Come muoversi
Durante la stagione estiva, il parcheggio di Pian del Re è a pagamento (10€ al giorno): quando raggiunge la massima capienza disponibile, l’accesso dei veicoli privati viene bloccato a valle. È possibile raggiungere Pian del Re anche grazie a un servizio navetta, che va prenotato in anticipo rivolgendosi all’ufficio turistico di Crissolo, aperto stagionalmente. In alternativa, esiste un sentiero che risale la valle senza intersecarsi con la strada provinciale: percorrerlo a piedi, da Crissolo al Pian del Re, richiede circa 2 ore e il dislivello positivo è di circa 750 metri.
Dal Pian del Re, seguendo il Sentiero n. V13, con un dislivello 620 metri, in circa 2h e 40′ si arriva al Rifugio Quintino Sella.
L’escursione al lago e al rifugio Bagnour comporta una camminata di circa 1 ora e mezza, con dislivello di poco superiore ai 400 metri. Sono diversi i punti di accesso che conducono alla meta: oltre alla partenza dalla frazione Castello di Pontechianale già ricordata, è possibile salire dalla borgata Villaretto di Pontechianale o, con itinerario leggermente più lungo, dalla borgata Alboin nel Comune di Casteldelfino.
Per approfondimenti
Sito delle Parco del Monviso
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Prosegue il nostro viaggio per scoprire se – e in quali casi – i parchi regionali del Piemonte siano mete di un turismo eccessivo, altrimenti detto overtourism. Siamo andati a vedere com’è la situazione nelle Aree protette delle Alpi Cozie.
Nelle aree protette delle Alpi Cozie si può parlare di ‘overtourism’?
di Alessandro Paolini
(pubblicato su piemonteparchi.it l’11 febbraio 2026)
Nelle Aree protette delle Alpi Cozie, molto frequentate anche in virtù della vicinanza a Torino, si sono recentemente verificate alcune situazioni di overtourism, benché sporadiche.

L’Alta Val Chisone e la Val Troncea
In Alta Val Chisone, tra agosto e l’inizio di settembre 2025, si sono susseguiti settimanalmente numerosi gruppi turistici religiosi provenienti da tutta Italia, che hanno soggiornato presso una grande e nota struttura alberghiera di Pragelato. In quest’occasione una delle mete preferite delle comitive è stato il Parco Naturale della Val Troncea, ed in particolare l’itinerario che conduce al rifugio Troncea, situato nell’omonima frazione. Benché il rifugio sia normalmente frequentato da un numero elevato di escursionisti, l’arrivo di questi gruppi (che sono arrivati a contare anche 600 persone ciascuno) ha inevitabilmente “intasato” la struttura, che si è trovata in difficoltà nel gestire i servizi base, quelli igienici in primis. Problematiche analoghe si è trovata a fronteggiare la vicina azienda agricola, che ha visto preso d’assalto il piccolo locale dedicato alla vendita di formaggio. Notevole anche l’impatto sull’ambiente circostante a causa dell’abbandono di piccoli rifiuti e del calpestìo dei pascoli, dato che la maggior parte degli escursionisti ha pranzato “al sacco” all’aperto. Inoltre molti di essi non erano informati del fatto di trovarsi in un’area protetta e ciò ha determinato una scarsa attenzione ai comportamenti da adottare verso l’ambiente circostante.
“L’aspetto che più ci ha colpito è che gruppi così numerosi di escursionisti non fossero accompagnati da guide professioniste ma da membri volontari della comitiva stessa, oltretutto non del posto. Non conoscendo bene la zona, crediamo dunque non fossero preparati a gestire questo tipo di situazioni”, spiega Simone Bobbio, funzionario dell’Area Comunicazione, Fruizione ed Educazione dell’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie.
“L’approccio da noi utilizzato per cercare di ovviare a queste problematiche è stato dedicato soprattutto alla prevenzione: abbiamo organizzato, all’inizio di ogni settimana di soggiorno, una sorta di briefing con gli accompagnatori, in cui abbiamo spiegato loro le principali misure e accorgimenti da adottare per tutelare l’ambiente e la biodiversità nell’ambito di un’area protetta, sottolineando il necessario rispetto per chi vive e lavora sul territorio”, spiega Davide Giuliano, guardia parco e responsabile della vigilanza per il settore Val Chisone delle Aree protette delle Alpi Cozie. “Si è trattato indubbiamente di un aggravio di lavoro per il personale dell’Ente, che però ha consentito alle guide non pratiche del posto di acquisire gli elementi conoscitivi necessari da trasmettere ai turisti affinché tenessero comportamenti rispettosi dell’ambiente”.
Turismo ed eventi sportivi sulle strade ex-militari
Altri hotspot per il turismo nelle Alpi Cozie sono indubbiamente le strade di alta quota come quelle dell’Assietta e del Colle delle Finestre, molto frequentate soprattutto in estate da ciclisti, motociclisti e mezzi fuoristrada e incluse nel Parco Naturale Gran Bosco di Salbertrand e nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè.
Nel solo periodo estivo di apertura delle strade, che va dal 15 giugno al 31 ottobre, si contano fino a 22 mila passaggi di mezzi motorizzati. Numeri importanti, di cui ancora non si conosce nel dettaglio l’impatto sull’ambiente, ma che pongono problematiche di convivenza con chi frequenta la montagna in bici o a piedi. Questi ultimi, nei mesi di luglio e agosto, possono tuttavia fruire della chiusura della strada dell’Assietta ai mezzi motorizzati nelle giornate di mercoledì e sabato. Fra gli eventi che hanno reso popolari queste strade, si può citare il passaggio del Giro d’Italia al Colle delle Finestre in ben 5 occasioni a partire dagli anni duemila (2005, 2011, 2015, 2018 e 2025).
L’opinione dei gestori dei rifugi
I grandi numeri sono di norma considerati positivi dall’industria del turismo, ma anche a questo proposito non mancano le eccezioni.
E’ il caso del rifugio Selleries, situato a 2030 m nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè. “Durante l’estate appena trascorsa, in virtù della chiusura della strada carrozzabile di accesso per lavori di manutenzione, abbiamo lavorato meglio del solito, con afflussi turistici inferiori e, per questo, più gestibili”, spiega il gestore Massimo Manavella.
Al rifugio Capanna Mautino, che si trova in Alta Val di Susa, nella zona dei Monti della Luna, all’interno di una Zona Speciale di Conservazione, i gestori hanno fatto istanza al comune competente di chiudere l’accesso, che avviene tramite strada non asfaltata, alle auto. Precedenza dunque a chi arriva a piedi o in bicicletta, nei mesi estivi, oppure con le ciaspole o gli sci da alpinismo, d’inverno.
La situazione nel Parco Naturale dei Laghi di Avigliana
“Il turismo nel Parco Naturale dei Laghi di Avigliana è analogo a quello che caratterizza i parchi urbani o di prossimità alla città”, spiega Fabio Santo, guardia parco e responsabile della vigilanza per il settore Avigliana Val Sangone delle Aree protette delle Alpi Cozie. “Si tratta di turisti mordi e fuggi, che si concentrano soprattutto nelle giornate festive e nei weekend, e nel periodo della bella stagione che va grossomodo da Pasqua fino all’autunno. In alcuni casi le persone non sanno neppure di trovarsi all’interno di un’area protetta, e sono più interessate alla fruizione turistica in senso stretto piuttosto che agli aspetti naturalistici”.
Ma quali sono le principali criticità che si riscontrano nei periodi di maggiore affluenza turistica?
“Nel parco esistono aree attrezzate per picnic e grigliate ma a volte le persone utilizzano prati destinati allo sfalcio per la produzione di foraggio. Occorre ricordare che esistono normative regionali che vietano di calpestare queste aree, così come di accendere fuochi a terra” prosegue Santo. “L’Ente parco cura la segnaletica informativa e provvede anche a informare direttamente le persone tramite il proprio personale che è sempre reperibile sul territorio o in sede, anche nelle giornate festive in cui le persone che visitano l’area dei laghi possono anche essere migliaia. Questo comporta inevitabilmente una serie di conseguenze come il littering, cioè la dispersione di rifiuti, soprattutto di piccole dimensioni e spesso in modo involontario, oppure il disturbo della fauna, da parte di chi percorre le sponde o naviga con piccole imbarcazioni, disturbo che comprende anche l’abitudine di dare da mangiare agli animali selvatici, che può causare loro svariati problemi ed è dunque da evitare. Altro problema è l’utilizzo non autorizzato di droni, che stiamo riuscendo a limitare anche grazie all’inserimento nell’app D-Flight della cartografia dell’area protetta con il divieto di sorvolo e una funzione che impedisce automaticamente al drone di decollare.
Vi sono poi gli abbandoni di animali di specie esotiche invasive, come le tartarughe esotiche guance rosse Trachemys scripta, che grazie anche al cambiamento climatico, iniziano a trovare le condizioni adatte a riprodursi nei nostri boschi con una sempre maggiore occupazione della nicchia ecologica dell’autoctona Emys orbicularis ormai presente con una popolazione stimata di 25/30 esemplari. E’ infine da considerare che l’eccessiva concentrazione di persone è un problema di per sé, con conseguenze che vanno dagli aspetti igienici a quelli di convivenza, tenendo conto anche della diversità delle attività e sport che si praticano sulla terraferma (escursionismo a piedi, a cavallo, in mtb o e-bike) oppure in acqua, (nuoto e navigazione con SUP o imbarcazioni più o meno piccole). I guardiaparco effettuano costantemente sopralluoghi e attività di sorveglianza che sono però limitati, in attesa di nuovo personale che rimpiazzi almeno i recenti pensionamenti” conclude Santo.
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Siamo troppi. Bisogna far fuori 3 miliardi di individui, cominciando con 30 milioni di italiani 😂 spero che colonizzino presto qualche pianeta per alleggerire il carico se la guerra non è un opzione praticabile
“Quello del nulla è un problema filosofico centrale. Posto da Leibniz nella forma “perché non c’è il nulla?” , incontra il problema dell’essere in modo dirompente”.
Quest’espressione “incontra il problema dell’essere in modo dirompente” è assai profonda e a sua volta prorompente.
Gli utili idioti del nulla.
Quello del nulla è un problema filosofico centrale. Posto da Leibniz nella forma “perché non c’è il nulla?” , incontra il problema dell’essere in modo dirompente.
Gli amici del nulla sono quelli che vagheggiano la fine dell’umanità come soluzione dei problemi della terra, come se un coccio di pietra nel cosmo potesse avere un senso.
Insomma chiamarli idioti e fargli.un complimento.
@ 26
Grazie a lei.
@25
La ringrazio.
Anche io condivido pienamente le sue parole, il suo pensiero adamantino.
@ 24
Plaudo al tuo intevernto!
Ma neppure di disumanita c’è ne troppa: ce quella standard che ci segue dall’alba dei tempi, ma che da un centinaio di anni ha trovato nella tecnologia e nell’apparato burocratico un alleato che le ha fatto fare un salto di qualità.
L’odio ordinario verso l’altro, il diverso, che forse è stato funzionale alla nostra evoluzione dai tempi di Caino, si è evoluto, si è fluidificato, si è indifferenziato: in alcuni, figli del loro tempo è diventato odio per l’umano in sé e per sé: razzismo ecumenico travestito da animalismo.
Grazia al 20, sarà un mio limite, ma non ho capito nulla di quello che intendi, rispetto al mio ultimo commento e a quello di Balsamo.
@ 21
Ormai sono in pensione e, piuttosto che pensare ai mulini bianchi, credo che sia ora di smetterla di auto umiliarci con accanimento perverso. Piuttosto, nel vedere gli occhi insostenibili dei miei piccoli nipoti, rifletto sul fatto che se ci saranno nuove vite alle quali si riuscirà a trasmettere il valore della Vita, esse sostituiranno in qualche modo (il paradiso in terra non esiste) i processi scellerati che ci hanno portati al punto in cui siamo, tra guerre, inquinamento e disprezzo della vita e di noi stessi. Pessima cosa disprezzarsi in quanto esseri umani. Non dimentichiamoci che abbiamo insita in noi la libertà di scegliere e questo basta a recuperare la stima che abbiamo perso di noi stessi. Riconoscersi per quello che si è nel bene e nel male va bene, ma non va bene umiliarsi considerandosi l’immondizia del mondo.
Grazia e Marco:
La Barilla sta selezionando persone nuove per ” La famiglia del Mulino Bianco” per le prossime pubblicità dei biscotti. Mi sembrate proprio le persone adatte!
Come si fa a relazionarsi con interlocutori che pescano da padre Google invece che dalle proprie conoscenze oppure, o si comportano come i giornalisti attuali che prendono una sola frase senza contestualizzarla?
Rimanete pure nelle vostre care città, convinti che il problema stia nel numero. Rimanete lì inchiodati, pensando che la responsabilità sia sempre di altri. Rimanete lì, mi raccomando, a selezionare per bene i rifiuti senza modificare di una virgola le vostre vite: a ciascuno il suo.
Io punterei sulla gioia, la libertà dalla paura e sulla vita, piuttosto che disprezzarci continuamente e annichilirci. Costruirei un mondo nuovo sulla Vita, proprio questo, non su scenari di paura e morte. Misurerei tutto con il valore della Vita.
@ 16
Non è una negazione e una banalizzazione dei problemi, è un modo differente di considerarli e affrontarli. E comunque è vero che nessuno se ne vuole andare, neanche lei, e menomale che è così!
Trovo naturale che siamo portati a ragionare sulla “nostra” parte di mondo perché è quella in cui “sguazziamo”… Può darsi che le steppe della Siberia o la Groenlandia o i deserti siano pressoché privi di essere umani… ma chi di noi vi si traferirebbe?
@9 (et al.)
Cara Grazia, proprio il Dalla Casa da te citato, riguardo alla sovrappopolazione scrive:
“Siamo troppi. C’è poi l’immane problema della mostruosa sovrappopolazione umana che affligge il Pianeta: quasi nessuno ne parla.”
“La vera radice del problema. Oltre al problema climatico, possiamo elencare qualche altro “problemino” nella situazione del Pianeta: la mostruosa sovrappopolazione umana (7,5 miliardi con 90 milioni in più ogni anno)”
Fonti: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/nuovo-modello-di-sviluppo
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-solo-cambiamenti-climatici
Sono solo un paio di esempi, che ti invito a leggere “con attenzione” e “al di là delle proprie lenti“. Parlano di Ecologia Profonda, eh.
Dispiace leggere come temi così complessi come quello della sovrappopolazione (di cui l’overtourism è una manifestazione) e dell’ecologia basata sull’equilibrio vengano ridotti ad affermazioni del tipo: “non ci sono dubbi che è una falsità che siamo troppi“, “tutti dicono che siamo troppi, ma nessuno se ne vuole andare” e “che in fondo c’è posto per tutti“.
Dispiace perché, oltre alla negazione del problema (reazione completamente comprensibile e – proprio per questo – dalla quale sarebbe facile astenersi) v’è anche quella della negazione del limite (“c’è posto per tutti“).
Ovvero proprio il paradigma all’origine del problema (la mai abbastanza esecrata crescita infinita).
Per finire, e non poteva certo mancare, con la banalizzazione: prego, prima lei! 🙂
@ 13
Mi aspettavo questa risposta. Ma il tema è che nessuno vuole andar via da questo mondo in maniera elegante e altruistica, felice e spensierata perché siamo troppi… menomale che nessuno vuole farlo, che ognuno di noi pensi che in fondo c’è posto per tutti, cosa che sostengo.
Chi si toglie la vita (dolore e perdita immensi) non credo proprio che lo faccia pensando alla sovrappopolazione; piuttosto non avrà trovato in chi popola la Terra qualcuno che gli abbia fatto sentire che la sua vita valeva molto e aveva un senso in questo caos organizzato che è il nostro mondo, che c’era posto anche per lui. Si, c’è posto per tutti, anche per tutti quegli esseri umani cui si impedisce di nascere “perché, si dice, siamo troppi”. Nessuno se vuole andare dunque, ma si fanno andare via altri, quelli che non sono in grado di opporsi e di dire la loro. Bella forza! Una volta sentivo dire che era da vigliacchi prendersela con i più piccoli.
Grazia, a te sembra incredibile, ma circa metà della popolazione mondiale vive in grandi città, e il 12% nelle megalopoli con più di 10 milioni di abitanti. Invitare questo persone a spostarsi in campagna e vivere non si capisce esattamente come, mi sembra voler non affrontare una realtà, quella della sovrappopolazione, che non sono certo io a scoprire. Dar da mangiare a 8,2 miliardi di individui pec 365 giorni, che abitino in città, in campagna o nel deserto non prevede né soluzioni semplici né prive di conseguenze esiziali (direbbe Merlo). Senza contare tutto il resto, fosse anche solo per vivere una vita dignitosa, senza eccessi.
Non è vero che nessuno se ne vuole andare, i suicidi ( dichiarati o mascherati da incidente) sono in aumento, soprattutto tra i giovani e nella fascia 15/35 anni.
Da Charlie Schulz: Sally svolge il suo tema in classe sulla sovrappopolazione: “Tema: La sovrappopolazione. Svolgimento: Tutti dicono che siamo troppi, ma nessuno se ne vuole andare. Fine del tema”.
1,5 miliardi di bovini
Fa fonti Google, sulla terra ci sono:
800mila/1 milione di orsi.
15mila/30mila leoni
50/60 miliardi di topi.
500/900 milioni di cani.
600 milioni di gatti.
20 milioni di miliardi di formiche.
…forse 8 miliardi di umani sono tanti, anzi troppi!
Mi sembra sempre incredibile che si prenda come metro di paragone le parti del Pianeta super urbanizzate, quando la gran parte è abitata da popoli che vivono in maniera molto diversa: dunque, sì, per me non ci sono dubbi che è una falsità che siamo troppi. Quel che è eccessivo è il modo in cui vive una piccola parte dell’umanità, con bisogni che non sono tali e dipendenza da qualunque tipo di risorsa.
E non venite a tirar fuori le solite frasi che forse si vorrebbe tornare all’età della pietra, quando intercorrono numerose modalità tra il modo in cui si vive nelle città e quello in cui vivono tutt’ora certi popoli (che siano benedetti).
Mi pare evidente che, al di là delle proprie lenti, in pochi leggano con attenzione i preziosi scritti di Guido dalla Casa.
Grazia, mentre sul fatto che siamo in troppi (rispetto alle risorse del pianeta) credo che non ci siano dubbi, sul fatto che molti di noi siano accalcati si apre un mondo di valutazioni. Ad esempio potremmo discutere sul fatto che grazie alle metropoli e allo sviluppo in verticale, molto territorio viene risparmiato dall’edificazione (immagina una megalopoli di 20 milioni di abitanti tutti distribuiti su villette con giardino). Oppure potremmo discutere sul fatto che siano convinti che “sia una cosa bellissima” (vivere accalcati): credo che per molti sia davvero così, altrimenti non mi spiego come milioni di individui desiderino come massima aspirazione vacanziera trascorrere le ferie in spiagge dove non ti puoi neanche muovere o trascorrere la domenica nei centri commerciali.
Per umanità intendevo troppi esseri umani, non troppo sentimento di umanità. Accalcati o meno, nessuna specie vivente ha raggiunto tassi di espansione come quella umana. 8l tema è molto più ampio dell’overtourism, ma quest’ultimo ne è un inevitabile risvolto. Da tempo sostengo che dobbiamo concretizzare interventi incruento per piegare la dinamica dinamica demografica, sennò accadrà qualche shock violento che riequilibra’ i numeri. Intendo una guerra nucleare oppure una epidemia letale o altri eventi inarrestabili.
Tornando al tema specifico dell’articolo, l’overtourism mi fa scappare ogni desiderio. trovarmi al Pian del Re in un parcheggio iperaffollato e puzzolente di benzina come se fossi fuori da un hard discount cittadino, mi fa venire l’orticaria. Capita nelle mie amate Cozie, ma capita ormai ovunwue: al Passo Geadena, dopo tornelli e numeri chiusi, stanno per istituire la Ztl! Una montagna così e disincentivare. Certo esistono valloni negletti perché considerati sfigati, e difatti ne sono un gran stimatore
Ma se i numeri umani non diminuiscono in assoluto, anche i valloni negletti verranno invasi dall’overtourism
Sarei felice che ci fosse molta umanità!
Io non condivido minimamente il pensiero che vi siano troppi umani: ve ne sono pochi che vivono tutti accalcati, convinti che sia una cosa bellissima
Quello che ci sia troppa umanità è un pensiero settario, ma l’idea di appartenere ad una élite eccita molti. Il sentirsi superiori, ovviamente ripetendoselo in consessi esclusivi, da forza, stimola la propria autostima.
Ma guardando attentamente scopri la tristezza di un milieu così piccolo borghese, così muffoso che provi anche una certa compassione.
Troppa umanità
Ovviamente l’espressione è impropria, l’idea che la anima è che ci sono troppi esseri umani.
Il pensiero è condiviso, è diffuso: da sempre; cioè, non è neppure originale.
Ha nutrito ideologie a 360 gradi, dal nazismo al comunismo: tutti si sono inpegnati pet fare piazza pulita degli altri.
Quando si dichiara che di troppo sono sempre gli altri, non ci si rende conto della grande propria superbia.
Non ci può essere troppa umanità, al massimo si può pensare che ci siano troppi esseri umani.
Però chi pensa un pensiero cosi becero – becero perche ovviamente di troppo sono sempre gli altri – dovrebbe trarne le debite conseguenze
Purtroppo mi sto convincendo che, in assoluto, c’è troppa umanità… troppa ovunque, inevitabile che ce ne sia troppa anche in montagna…