Questione di testa! – 1

Sulle torri di arenaria della Repubblica Ceca
di Silvestro Franchini
(pubblicato su Annuario Accademico 2019)

Ottobre 2014, io e il mio compagno di corsi e scalate Alessandro Lucchi riceviamo l’invito da parte del collega Guida Alpina Jiri Leskovian di andare a visitare le rocce del suo paese natale.

Perché percorrere tanti chilometri? Non possiamo arrampicare nella mite Valle del Sarca, nostra casa? Se fosse così bello in repubblica Ceca gli arrampicatori Cechi non affollerebbero le nostre pareti ma se ne starebbero là…

Infatti il nostro primo obbiettivo non è arrampicare ma accompagnare Jiri a fare la revisione al suo Volkswagen! Scopriremo così che in repubblica Ceca è tutto economico e facile… tranne raggiungere la catena delle vie di arrampicata… La prima notte la trascorriamo nella sala boulder di Tomáš Sedláček, scalatore sempre attivo che apre ogni anno una ventina di vie. In passato un ribelle, tra i primi arrampicatori che qui hanno iniziato a usare la magnesite, ha aperto centinaia di vie di alto livello, fino all’8b+, e resta un mito con la sua via Vysoke napeti (8b+) aperta nel lontano 1993 e che finora ha solo una ripetizione… Ora Tomáš si dedica anche a risuolare scarpette da roccia e produce accessori da arrampicata tra cui gli UFO, cunei espandibili in materiale tessile, evoluzione dei famosi nodi che proveremo ad incastrare nelle fessure d’arenaria…

Il giorno seguente ci dirigiamo ad Adršpach (parco nazionale Adršpašsko-teplické skály), posto da favola, torri di roccia dalle forme umane svettano sopra un bosco di conifere, alla base delle pareti sabbia, come al mare.

lo e Alessandro tocchiamo per la prima volta l’arenaria, roccia davvero stupenda da scalare, forme curiose per gli appigli e grip fantastico!

Purtroppo la morbidezza della roccia non consente di piazzare le protezioni che di solito piazziamo su granito e calcare, qui con friend, dadi e chiodi d’acciaio non si raggiungerebbe la resistenza necessaria a frenare una caduta e rovinerebbero ad ogni piazzamento questa roccia.

Con l’aiuto di Jiri ci avviciniamo a questo tipo di arrampicata, l’imbrago è sempre molto leggero, sulle vie in fessura partiamo con qualche cordino e UFO, ogni tanto si aggancia un rinvio a grossi anelli che penetrano per circa 20 centimetri nella roccia… qui li chiamano KRUH: quanto è bello moschettonarli, ogni anello che si raggiunge è un traguardo.

Disseminati tra una torre e l’altra sono presenti casette che contengono barella e kit di pronto soccorso, cadere fa parte del gioco ma alcune cadute qui possono essere davvero pericolose…

Gli itinerari storici vengono così saliti con più rispetto e reverenza rispetto a quanto siamo abituati da noi, e poi non è concesso di alterare né roccia né chiodatura: l’impressione è di una severità assoluta. Prima di partire per una via ci accertiamo di essere capaci di affrontarla. Sulle vie tradizionali, tra cui molte del famoso Igor Koller, è necessario avere decisione e sangue freddo. Conosciamo alcuni arrampicatori locali tra cui Pavel Alberto Hrubý, che con i suoi 44 anni è una leggenda vivente. Alberto ha aperto e continua tuttora ad aprire vie di altissimo livello, e non ha problemi ad affrontare distanze allucinanti tra i KRUH: in valle del Sarca scala a vista sugli 8a facendoli sembrare arrampicate plaisir e saltando rinvii come se si muovesse su un sesto grado. Alberto ci sorprende per la sua arrampicata fluida e senza esitazioni, raro vedere da noi arrampicatori del genere: nelle nostre falesie la maggior parte degli scalatori passa più tempo appesa ai chiodi a lavorarsi le vie… Qui invece la pericolosità degli itinerari fa sì che si debba restare un po’ sotto il proprio limite, ma ogni linea regala vera soddisfazione: oltre a dita e piedi qui non ci si dimentica mai che per arrampicare serve anche la testa.

Il tramonto è da favola, un posto magico, i locali ci illustrano i nomi del profilo delle torri (signor e signora Sindaco-Starosta e Staro-stova, Milencigli-lnnamorati, Knize-ll duca, Tri-obri-Tre giganti, Eliska-Elisa). Ci fermiamo qui un paio di giorni campeggiando al costo di poche corone (circa 80 centesimi a testa), conosciamo la passione dei cechi per la birra, qui è nata la famosa ricetta della birra Pils, una birra chiara con un particolare tipo di luppolo: la sua caratteristica è che è fatta per berne in quantità, cominci a gustarla appieno solo dopo il secondo bicchiere da mezzo litro che in media costa appena più di un Euro. Per tenere il conto di quante birre si è bevuto l’oste consegna un foglietto con una penna ad ognuno, dobbiamo segnare con una piccola linea ogni birra ricevuta, a fine serata è nostro compito consegnare il pezzo di carta e pagare il conto.

Dopo Adršpach ci spostiamo a Teplické Skály (7 km di distanza), sono passati alcuni giorni e mi voglio mettere in gioco sulla famosa e bellissima fessura chiamata Udolni che spezza una faccia della torre Hlaska (Sentinella). Questo off-with di circa 50 metri, in cui sono presenti solo 5 anelloni, sarà l’arrampicata che mi regalerà più soddisfazione, oltre ad essere tra le più faticose della mia vita. Sicuramente se fosse stata una scalata ben protetta non mi sarebbe rimasta così impressa e non sarei riuscito a spremere il mio corpo così intensamente (è stata aperta nel 1956 da Oldřich Kopal, con le scarpe da ginnastica e con la corda intorno alla vita). La fessura ancor oggi ha poche ripetizioni a vista, e anche gli specialisti dell’incastro girano bene i dintorni prima di affrontare la bestia.

Da questo viaggio ho imparato ad amare il popolo ceco, gente che ha avuto un passato difficile, e che ha dovuto difendere la propria identità da molti tentativi di sradicamento: a partire dalla loro lingua, talmente difficile che risulta abbastanza facile per i cechi apprendere le altre.

Nonostante la Repubblica Ceca sia un paese economicamente giovane, fuori dai piccoli paesi incontriamo centri commerciali modernissimi aperti 24h su 24h e capiamo che in molti aspetti sono evoluti come noi italiani, se non di più…

Abbiamo imparato anche che ognuno ha una birra preferita e si sceglie il locale in base a questo. La pilsner Urquell va per la maggiore, ma io ho imparato ad apprezzare la Krakonoš, meno famosa… ancor oggi quando vedo un ceco lo saluto con Ahoj (ciao) e quando aggiungo Krakonoš vengo ricambiato sempre con sorrisi e con sguardi fieri e orgogliosi…

Come ultima tappa ci spostiamo di 100 km a Zleb Labské Údolí sul confine con la Germania. Qui l’arrampicata è più Sportif (come dicono loro) ma niente a che vedere con la nostra concezione di arrampicata sportiva, gli anelli si mettono solo dove servono e il chiodatore, aprendo rigorosamente la via dal basso, mette in mostra la sua bravura piantando meno anelli possibile… Ripercorriamo i 950 km che ci separano da casa sani, salvi e contenti, e mi sento molto arricchito nella mia esperienza di arrampicata, non tanto dal punto di vista fisico quanto da quello tecnico e mentale.

Consiglio a tutti questo viaggio, sia per gli amanti dell’arrampicata che di slackline, ma anche solo per vivere il paesaggio da favola che offrono queste rocce e queste foreste… viaggio consigliato anche per gli amanti della birra!

Ringrazio gli amici Alessandro Lucchi e soprattutto Jiri Leskovian che mi ha ricordato i nomi delle zone visitate, fatto conoscere i mitici arrampicatori locali e ci ha fatto scoprire questo angolo di Europa cui ora mi sento particolarmente legato…

La sottile arte della piramide umana
di Václav Novotný
(pubblicato su Annuario Accademico 2019)
Traduzione dall’inglese di Mauro Penasa

“Amico, devo proprio dirti una cosa – sai che sei davvero pesante?”
“Chiudi la bocca e stai fermo, adesso ti salgo sulle spalle, non muoverti…” “Maledizione, cosa hai mangiato? Smettila di saltellare o mi romperai il collo!” “Finiscila di agitarti altrimenti ti cado addosso!”
“Dio santo, ma quanto pesi, e sai che ti puzzano proprio i piedi?”
“Smetti di lamentarti e cerca di tenermi il piede fermo, così forse riesco ad arrivare all’anello!”

Potete sentire dialoghi di questo tipo, accompagnati da gemiti e respiri affannosi, aggirandovi tra le torri di una delle tante “città” di arenaria, in Repubblica Ceca. Il sollevamento è una tecnica di scalata, un tempo prevista e utilizzata in montagna. La piramide umana, così si chiama sulle Alpi, è costituita da un minimo di due persone, ed è accettata in Cechia quando non c’è altro mezzo per superare la sezione di roccia che ci sta davanti.

La maggior parte delle vie che richiedono piramidi umane datano a molti anni fa. La tendenza di oggi è salire tutto in libera, ma ci sono fasce di roccia che resteranno impossibili. I veri maestri di questa tecnica sono gli scalatori della sassonia tedesca, che per qualche strano motivo si sono appassionati al sollevamento, fino a diventarne tanto esperti da fare invidia a un artista del circo. Le aree di scalata in Cechia in cui si trova il maggior numero di vie di questo tipo sono Adršpašsko-teplické skály e Prachov Rocks. La conoscenza di questa tecnica (e il doverla applicare) è molto utile per la salita di numerosi itinerari.

L’ovvia regola della piramide umana vuole che sia il più grosso, pesante, robusto, a fungere da piedistallo, su cui il compagno leggero e agile deve salire. In alcune situazioni la piramide umana può risultare divertente e rendere memorabile una salita. Ma se ben osservate le scimmiate di certi specialisti, non invidierete di certo alcune situazioni estreme su torri umane. Comunque sia, dove si vuole, si può.

Il secondo potrà tentare di salire in libera, ma più facilmente dovrà risalire la corda con i prusik, o aiutarsi con un capo libero fissato alla sosta superiore.

Piramide umana da terra
Per superare una partenza impossibile e raggiungere una sezione scalabile, o un chiodo ad anello, alcune situazioni richiedono fino a 20 persone. Ad esempio:

The South Face (VII), Rozmanita Vez Zaadni, Prachov Rocks – bisogna arrivare a 7 metri da terra, al primo anello.

The Fear Revenge VIIb (vecchio grado per la scalata su arenaria in Cechia), The Hammer, Prachov Rocks (Babinec area) – per raggiungere una presa sotto l’anello, a 6 metri da terra. Da qui ci si deve ribaltare, moschettonare e continuare per la difficile placca muschiosa fino in cima. Questa via non è mai stata ripetuta dalla sua prima salita nel 1973, così non c’è valutazione moderna. Secondo un tentativo fallito nell’estate 2010 da membri del locale LKP (Climbing Club di Prachov) la difficoltà di scalata è intorno al grado IX.

Piramide umana da chiodo (sosta)
Soluzione molto comune per superare un breve tratto liscio. Ci si ancora il più vicino possibile al chiodo, poi il secondo sale sul compagno, appoggiandosi a ginocchia, spalle, persino alla testa, se serve a risolvere il problema. Talvolta cosi si arriva a un chiodo, ma spesso occorre fare ulteriori movimenti dopo aver lasciato la sicurezza del compagno. È la parte sgradevole della scalata mista artif-free: quando lasci l’artif, tornare indietro di solito è un problema.

Smitka’s Route (VII, RP VIIIc), Smitka’s Tower, Prachov Rocks – per passare dal primo al secondo chiodo ad anello. Bella via. In arrampicata libera è gradata VIIIc. Sono necessarie ottime condizioni di scalata.

The South Face (V), The Northern Route, Schlik’s Tower, Prachov Rocks (grado in libera VIIb) – bel sollevamento dalla grossa cengia, dall’ultimo chiodo della via alla cima.

Crazy Arete (V), The Wide Tower, Prachov Rocks (Lahole area) – sollevamento dal chiodo lungo la placca che conduce in cima: non è finita quando si lasciano le spalle del compagno.

Sollevamento in libera
Sono necessari tre scalatori. Il primo sale fino al punto critico e si tiene saldamente in posizione (attenzione, senza appendersi a un chiodo). Il secondo gli arrampica sopra per superare il tratto liscio, il terzo fa sicura. Soluzione difficile, da paura.

The Greek Gift (VII, RP VIIIc-IXa), Sun Tower, Prachov Rocks – per salire al primo e unico chiodo ad anello.

Dungeon Ville, Hungry Tower, Prachov Rocks – dopo la salita della faccia nord, fino alla cengia, con due chiodi. Da qui un sollevamento in libera per arrivare in vetta.

Al giorno d’oggi il sollevamento in libera non è comune ed è usato su vie non molto popolari, a causa della difficoltà di esecuzione.

10
Questione di testa! – 1 ultima modifica: 2020-04-20T05:30:24+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Questione di testa! – 1”

  1. 3
    grazia says:

    Ciò che più di tutto mi ha colpito, anche grazie alle immagini, è la valenza acrobatica  e artistica dello scalare.

  2. 2
    FRANCESCO BRESCIANINI says:

    Concordo con Ivo

  3. 1
    Ivo ferrari says:

    Titolo azzeccato: Questione di Testa
    …magari da usare non solo per arrampicare.
    Buona settimana 
    Ivo 

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.