Ritrovato Mario Conti
di Serafino Ripamonti
(pubblicato sulla pagina fb dei Ragni di Lecco, aggiornato)
La mattina del 27 maggio 2026 sono stati ritrovati e riconosciuti i resti del nostro socio, amico e maestro Mario Conti, protagonista della mitica ascensione del Cerro Torre del 1974 e di tante altre tra le più belle realizzazioni dei Ragni.
Mario era scomparso il 14 novembre del 2023, durante un’escursione tra i boschi della frazione sondriese di Mossini, dove abitava. Da allora, nonostante le imponenti operazioni di ricerca condotte per mesi da Soccorso Alpino, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, numerosi soci dei Ragni e amici volontari, era stato impossibile ritrovare le sue tracce e, fino ad oggi, risultava disperso. Il ritrovamento dei suoi resti è avvenuto casualmente, ad opera di un escursionista, in una scarpata a un paio di chilometri dall’abitazione di Mario.
È difficile dire quali emozioni questa notizia susciti in tutti noi. Sicuramente rinnova il senso di tristezza e di mancanza, per una perdita che mai si potrà colmare, ma, per altri aspetti, rappresenta anche la chiusura di un cerchio, la fine di un tempo sospeso tra angosce, dubbi e domande senza risposta.
Quello che di certo sappiamo è che Mario è sempre stato qui, accanto a noi, e lo è ancora, perché ancora e sempre presenti sono la sua amicizia, il suo legame indissolubile con il Gruppo, e gli insegnamenti che ha trasmesso alle giovani generazioni dei Ragni.
Il nostro cuore è con lui e il nostro abbraccio si stringe oggi più forte che mai ai suoi familiari.
Mariolino Conti
(pubblicato sul sito delle Guide Alpine Lombarde il 15 marzo 2024)
Schietto, concreto, di poche parole. Mariolino Conti, noto anche come Zenin, è simbolo di una vita dedicata alla montagna, tra il lavoro di Guida alpina e straordinarie salite sulle vette più difficili del mondo. Le Guide Alpine Italiane e in particolare le Guide alpine lombarde, nel giorno del suo 80° compleanno, vogliono mostrare con questo ricordo la propria vicinanza a un professionista stimato da tutti, che purtroppo risulta scomparso dal 14 novembre 2023.
Classe 1944, Guida alpina dal 1969 e membro del Gruppo Ragni di Lecco di cui fu anche presidente, Mariolino Conti è noto al mondo per essere stato protagonista della storica prima ascensione alla parete Ovest del Cerro Torre, nel 1974, insieme a Casimiro Ferrari, Pino Negri e Daniele Chiappa.
Conti aveva deciso di dedicarsi alla professione di Guida alpina già prima di quella salita, seguendo le orme del fratello Zeno. È stato istruttore Guida alpina e, con Pino Negri, responsabile del soccorso alpino di Lecco tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta: furono pionieri dell’elisoccorso e tra i primi a occuparsi di disgaggi e lavori in parete.
“Ho conosciuto Mariolino durante i corsi Guida, nel 1978, perché è stato mio istruttore. Un grande alpinista, una grande Guida alpina e una persona squisita, di poche parole ma di tanti fatti. Da allora è nata un’amicizia, che è rimasta forte anche in vecchiaia”, ricorda Giancarlo Lenatti, per tutti Bianco, Guida alpina emerita della Lombardia e da molti anni il gestore della Marco e Rosa, celebre rifugio posto a 3600 metri sul versante italiano del Pizzo Bernina.
Proprio al rifugio è legato uno dei suoi tanti ricordi dell’amico Mario Conti. “Mariolino era la Guida alpina privata della famiglia Rocca, magnati dell’industria siderurgica, con grandi proprietà anche in Patagonia. Dopo la morte di Agostino Rocca, deceduto in un incidente aereo capitato al piper su cui viaggiava, la famiglia ha deciso di finanziare in suo onore il restauro della Capanna Marco e Rosa, nel 2002. Il rifugio, infatti, da allora si chiama Marco e Rosa–Agostino Rocca. Quella operazione fu possibile grazie all’aiuto di Mario. Ne conservo un ricordo bellissimo”.
Stimatissimo in tutti gli ambienti alpinistici, Mariolino Conti ha sempre messo in primo piano il “rispetto” per la montagna e per gli altri, preferendo esprimere la sua immensa passione in parete piuttosto che sulle pagine dei giornali. Avverso alle polemiche, ha dichiarato senza remore in diverse interviste che “cercare la celebrità tramite la polemica o le pagine dei giornali non è lo scopo della nostra attività in montagna”.
“Ho fatto la vita che mi piaceva – ha detto in passato – Ne è valsa la pena perché la montagna dà grandi soddisfazioni. È una strada che consiglierei ai giovani, a cui direi anche di imparare ad avere paura, perché la paura molte volte ti salva”.
L’attività alpinistica
Oltre al suo più grande exploit, il Cerro Torre, Conti nel 1975 prende parte alla spedizione nazionale del CAI alla parete Sud del Lhotse, purtroppo conclusasi infruttuosamente. Ancora nello stesso anno si reca nella Cordillera Central del Perù per la prima ascensione dello spigolo nord del Nevado Rakuntay. Ancora nelle Ande, il 1976 lo vede primo salitore del Taulliraju Chico, mentre nel 1977 apre una nuova via sul Nevado Trapecio.
Dopo l’avventurosa sua partecipazione nel 1982 alla Parigi-Dakar, l’anno successivo è di nuovo sulle grandi montagne, questa volta in Himalaya, per la spedizione dei Ragni al Lhotse Shar, che però si arresta poco sopra i 7200 metri a causa dell’eccessivo pericolo di valanghe.
Nel 1988 dirige una spedizione dei Ragni diretta al difficile spigolo ovest del Cho Oyu, ma anche questa volta le condizioni della montagna non consentono di completare la salita. Conti si accontenta della via normale in stile alpino.
Infine, il Cerro Piergiorgio, in Patagonia. Tra il 1994 e il 1995 è assieme a Casimiro Ferrari e Giuseppe Det Alippi per aprire una via diretta sull’impressionante parete nord-ovest, l’ultimo grande sogno patagonico del Miro.
Scrisse Conti: “Rinunciammo [al Piergiorgio] con la promessa di ritornare, ma la lunga malattia che portò Casimiro alla morte nel 2001 glielo impedì. Io tornai per ben tre volte su quella parete, finché finalmente nel 2008 una spedizione da me diretta, con la cordata Barmasse-Brenna, raggiunse la vetta”.
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Ho conosciuto Conti per averlo curato in ospedale dopo un intervento anni fa ; era una persona umile , di poche parole ma ho capito subito il suo enorme spessore umano. Saperlo disperso in modo così assurdo mi aveva molto coinvolto emotivamente; almeno avrà una degna sepoltura. Era uno di quelli “giusti “ onorato di averlo conosciuto.
beh posso solo scrivere che, nonostante si poteva pensare che no tornava più, tutti sognavamo di ritrovarlo. capita a volte, saluto con rispetto il mio maestro di lavoro che nel lontano 1995, con i suo amico Pino Negri, mi ha insegnatoil mio lavoro. DISGAGGI lo hanno sempre chiamato, ora forse lavoro su funi, vabbè cambia poco. Hanno avuto fiducia in me e mi hanno insegnato tutto quello che ora sono capace di fare. Anche in montagna direi,Mariolino sempre nel cuore.
PS attenzione a scrivere, anzi, direi perchè uno deve scrivere di animali selvatici o altre caxxate quando ci sono i familiari stretti o gli amici stretti come me che leggono……solo un pò di rispetto
So che purtroppo era uscito di casa senza cellulare e questo ha ridotto notevolmente le possibilità di trovarlo e nello stesso tempo ha ampliato enormemente l’area di ricerca: dovevi proprio sbatterci il naso per trovarlo.
Io credo che abbia avuto un malore e sia morto subito, se fosse stato coscente avrebbe chiamato e l’avrebbero molto probabilmente sentito e trovato.
Quello che bisogna semmai sperare è che la caduta nella scarpata abbia provocato una morte immediata. Quello che succede al corpo dopo la morte, seppellito o meno, è comunque spiacevole da vedere ma privo di qualsiasi importanza. Molto diverso sarebbe cadere, rompendosi magari le gambe o il bacino e quindi incapaci di muoversi, ma ancora vivi per morire lentamente.
Per i familiari potrebbe rappresentare un nuovo lutto, la riapertura di una ferita ormai cicatrizzata, la rinascita di assurdi sensi di colpa per non averlo cercato nel modo migliore, anche se invece è stato fatto alla grande!
Personalmente poi preferisco una tomba a cielo aperto e nel posto che amo piuttosto che sottoterra o in un loculo.
È terribile che il corpo di quello che fu un essere umano marcisca a poco a poco in un bosco, a breve distanza da casa, in balía degli animali selvatici, senza che i suoi cari ne sappiano nulla.
Potrei capire invece il caso di un alpinista che fosse sepolto nelle profondità di un crepaccio.
Per fortuna è stato ritrovato.
Forse non avrebbe voluto essere trovato? Come si fa a saperlo. Per i suoi cari credo di sia stata una buona cosa, anche se tragica.
Giusto: forse non è una bella notizia che sia stato trovato.
Un caso simile è quello della povera Yara, anche lei trovata per caso a breve distanza dalla sua palestra, in una zona urbanizzata molto frequentata. Si vede che è come cercare un ago in un pagliaio.
A me capita spesso di perdere il cellulare e di cercarlo dappertutto quando magari è lì che mi guarda, ma io non lo vedo!
Mi sembra che Mario frequantasse la zona dove è stato trovato quasi tutti i giorni, come se fosse il suo luogo del cuore! Chissà, a questo punto non saprei se considerare il suo ritrovamento una buona notizia.
Grande uomo Mariolino! Oltre che grande alpinista: schietto, semplice e pragmatico.
Il ritrovamento del suo corpo è una buona notizia, seppure nella tristezza del fatto.
È incredibile che sia stato ritrovato neppure troppo lontano da dove è stato cercato con grande dispiego di mezzi.
Forse un soccorritore potrà darci spiegazioni.
Lo incontravo ogni tanto a Sondrio con sua moglie Serena, anche lei Guida Alpina. Mi colpiva positivamente la sua passione assoluta per la montagna e il grande orgoglio di essere una Guida Alpina.