Sergio Flamigni

Ci ha lasciati, dopo un ricovero all’ospedale di Bracciano, il partigiano del PCI Sergio Flamigni. Tra i protagonisti delle commissioni d’inchiesta sul caso Moro, sulla P2 e sull’eversione nera, spingendo sempre per trasparenza e pieno accesso agli atti. Uomo schivo ma tenace, pilastro della memoria antifascista, uno dei più acuti indagatori delle ferite aperte e dei nodi più oscuri della Repubblica italiana, con lui ha fine un’epoca, quella dei testimoni diretti della Resistenza che hanno dedicato la vita a svelare verità scomode su terrorismo, stragi e apparati deviati. La sua azione politica è stata, prima di tutto, un metodo: pretendere che la democrazia regga lo sguardo della verità.

Sergio Flamigni
a cura della Redazione politica de ilfattoquotidiano.it
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 10 dicembre 2025)

È morto a 100 anni Sergio Flamigni (Forlì, 22 ottobre 1925 – Bracciano, 10 dicembre 2025), partigiano, deputato e poi senatore del PCI dal 1968 al 1987, componente delle commissioni Antimafia e delle commissioni parlamentari di inchiesta sul caso Moro e sulla P2.

Una vita al servizio della democrazia, della Costituzione, delle istituzioni, della memoria storica, della ricerca di verità, fedele agli ideali di gioventù”, si legge nella nota con la quale l’Archivio Flamigni ha dato notizia della sua morte.

“Se c’è una parola che ha contraddistinto la sua vita”, ha commentato la segretaria dem Elly Schlein, “questa è forse ‘verità’. E’ stato tra i più attenti e tenaci ricercatori delle zone d’ombra della vicenda Moro, delle responsabilità e dei depistaggi e ha dedicato tutta la vita alla difesa della democrazia, della Costituzione, della memoria storica. Gli siamo grati di tutto, e gliene saremo sempre”.

Il percorso politico
Nato a Forlì il 22 ottobre 1925, Flamigni iniziò giovanissimo l’attività politica: nel 1941 entrò in un gruppo culturale antifascista clandestino, aderendo l’anno seguente al Partito Comunista. Nel 1943 fu nominato responsabile del movimento giovanile comunista della Federazione forlivese del Pci, e l’anno successivo partecipò attivamente alla Resistenza come commissario politico della 29a brigata Gap “Gastone Sozzi”. Dopo la Liberazione si distinse per l’instancabile impegno politico e sindacale. Collaborò con Enrico Berlinguer per impedire lo scioglimento del Fronte della Gioventù e fu tra gli organizzatori delle Avanguardie garibaldine.

Divenne segretario della Cgil di Forlì nel 1952 e poi, nel 1956, della Federazione comunista forlivese. Membro del Comitato centrale del Pci dal 1959, ricoprì anche ruoli di rilievo nella direzione nazionale e nella segreteria del partito. Eletto alla Camera dei deputati nel 1968, Flamigni rimase in Parlamento per quasi vent’anni, ricoprendo incarichi di rilievo anche al Senato (dal 1979 al 1987). Fu vice presidente della Commissione Interni, membro della Giunta per le elezioni, e protagonista attivo nelle tre più importanti Commissioni d’inchiesta della storia repubblicana: quella sul terrorismo e il caso Moro, sulla loggia massonica P2 e sulla mafia.

L’impegno per risolvere i misteri d’Italia
Il nome di Sergio Flamigni è legato indissolubilmente al caso Moro. Membro della Commissione parlamentare d’inchiesta istituita nel 1980, Flamigni dedicò gran parte della sua vita successiva a studiare, ricostruire e denunciare le ombre del sequestro e dell’assassinio del presidente della Democrazia Cristiana. Nei suoi libri (La tela del ragno. Il delitto Moro (Edizioni Associate, 1988, Kaos, 1993), Il covo di Stato. Via Gradoli 96 e il delitto Moro (Kaos, 1999), Dossier delitto Moro (Kaos, 2007), solo per citarne alcuni) Flamigni ha smontato la versione ufficiale degli eventi, individuando responsabilità più ampie e articolate rispetto al solo gruppo terroristico delle Brigate Rosse (indagando sui depistaggi e cercando di rispondere alle molte domande ancora irrisolte di quella vicenda, NdR).​ Ha evidenziato in particolare il ruolo ambiguo dei servizi segreti italiani e stranieri.

Come ricordato dall’agenzia Adnkronos, una delle sue tesi più note e approfondite riguarda la figura di Steve Pieczenik, lo psicologo americano inviato a Roma nel 1978 su mandato del Dipartimento di Stato.

Flamigni ha documentato come la sua presenza si inserisse in una strategia di “guerra psicologica” volta a impedire la liberazione dell’ostaggio, ad appropriarsi dei suoi scritti e a garantire il silenzio dei brigatisti.

Dal 1988, dopo la fine dell’attività parlamentare, Flamigni si è dedicato a un meticoloso lavoro di ricerca e divulgazione, pubblicando oltre venti volumi su mafia, P2, terrorismo, Gladio e strategia della tensione. Le sue opere sono divenute un punto di riferimento per giornalisti, storici e magistrati. Tra i suoi titoli più noti: Trame atlantiche. Storia della loggia massonica P2 (Kaos, 1996); Convergenze parallele. [Le Brigate rosse, i servizi segreti e il delitto Moro], Milano, Kaos, 1998; La sfinge delle Brigate Rosse. Delitti, segreti e bugie del capo terrorista Mario Moretti (Kaos, 2004); Dossier Pecorelli (Kaos, 2005); Il sequestro di verità. I buchi neri del delitto Moro (Kaos, 2008); Dossier Gladio (Kaos, 2012).

Nel 2005 ha fondato il Centro documentazione Archivio Flamigni a Roma, a cui ha donato il suo archivio personale. Il centro è oggi una delle più importanti fonti documentarie italiane su eversione, mafia, P2, terrorismo e criminalità organizzata: ed è diventato negli anni un presidio di memoria e un luogo di studio frequentato da ricercatori, magistrati e studenti, simbolo della sua idea di conoscenza come bene pubblico.​

Il padre della dietrologia sul caso Moro e le Br
di Mario Di Vito
(pubblicato su ilmanifesto.it l’11 dicembre 2025)

È morto Sergio Flamigni, aveva compiuto cento anni lo scorso ottobre. Commissario politico di una brigata Gap attiva in Romagna durante la Resistenza, funzionario alla sezione «Affari dello stato» del Pci, il «ministero degli Interni» di Botteghe Oscure, deputato in tre legislature e senatore in altre due. Negli anni ’70 la sua attività politica si è concentrata in particolare sulla pubblica sicurezza. Dal decennio successivo cominciò a dedicarsi all’argomento che lo renderà celebre: i misteri italiani.

È del 1988, per le Edizioni Associate, la prima stampa di La tela del ragno. Il delitto Moro (con introduzione di Luciano Violante), volume da cui discendono pressoché tutte le dietrologie sul sequestro e l’omicidio del presidente della Democrazia cristiana da parte delle Brigate rosse. Per Flamigni dietro quella vicenda c’era di più: una complessa trama di servizi segreti, ingerenze straniere e trame atlantiche. Niente di tutto ciò è mai stato accertato a livello giudiziario, né l’autore ha mai dato particolare importanza alle pur numerose testimonianze dei coinvolti, ma il filone ebbe comunque molto successo, tanto da scaturire diversi seguiti a sua stessa firma e un imprecisabile numero di epigoni.

Altro classico del genere, pubblicato da Kaos nel 2004, è La sfinge delle Brigate Rosse, dove Flamigni sosteneva che Mario Moretti fosse un infiltrato, forse dei servizi italiani o forse di quelli stranieri, all’interno dell’organizzazione. Nemmeno qui, però, i processi hanno mai attestato nulla del genere. Negli ultimi anni il suo lavoro ha dato parecchi spunti alla seconda commissione parlamentare su Moro, che negli otto volumi più allegati di relazione finale non è venuta a capo del mistero, pur lanciando diverse teorie del complotto (senza prove). In fin dei conti, la più grande eredità di Flamigni è tutta qui: le sue convinzioni hanno avuto e hanno ancora un’enorme influenza sugli studiosi della lotta armata. Non solo chi ha abbracciato certi teoremi, ma anche chi ha speso molto del proprio tempo a confutarli.

Per una biografia più completa vedi
https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Flamigni

Sergio Flamigni ultima modifica: 2026-09-01T05:24:00+02:00 da GognaBlog

Scopri di più da GognaBlog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.