Sole incantatore

Metadiario – 285 – Sole incantatore (AG 2013-002)

Guya e io, invitati da Mario e Giulia Verin a Santa Maria Navarrese, non ci lasciammo sfuggire l’occasione. La loro grande casa, la loro amicizia e la libertà di comportamento reciproco erano i coefficienti di una vacanza memorabile. All’inizio pensavo solo ad arrampicare, poi mi addolcii e facemmo anche spedizioni dalla costa all’interno, alla caccia di case da comprare nella campagna più inselvatichita. Viverci? Farci un B&B? Sogni? Vedremo.

L’11 giugno 2013 andai con Mario alla Quota 970 m di Serra Oseli a fare un altro itinerario di Eugenio Pinotti, la via Scaramante che concludemmo con uscita su Special Guest. Nel tardo pomeriggio, all’ombra, eravamo nella palestrina di Croexa de Mâ.

Supramonte di Baunei, Campu Esone e Codula di Luna. Giulia Castelli, 12 giugno 2013
Supramonte di Baunei, Campu Esone e Codula di Luna. Mario Verin, 12 giugno 2013

Il giorno dopo ci fu una gita un po’ diversa dal solito. Mario e Giulia stavano lavorando a una guida dei sentieri e delle altre possibilità turistiche nel Supramonte di Baunei, pertanto volevano scendere il Bacu Esone, un colatoio che si getta in Còdula di Luna, attrezzato in passato con gli spit da discesa. Quella del torrentismo-canyoning è un’attività che in Sardegna sta prendendo piede, sfruttando l’interesse che certe persone hanno a scendere più che a salire. Antonio Cabras, già conosciuto ai tempi del compleanno di Mario, ci accompagnò, forte del fatto di essere già sceso da là. Vidi in azione quest’uomo: per lui il Supramonte e il suo terreno roccioso e aspro non soltanto sono casa sua, ma rappresentano pure il modo di esprimere una fisicità e un equilibrio fuori dal comune.

Supramonte di Baunei, Antonio Cabras inizia la discesa del Bacu Esone, 12 giugno 2013
Supramonte di Baunei, Mario Verin nella discesa del Bacu Esone, 12 giugno 2013
Supramonte di Baunei, Giulia Castelli nella discesa del Bacu Esone, 12 giugno 2013

La giornata perfetta, in un posto selvaggio e con i racconti di Antonio, ebbe però un lieve incidente. Ormai sul fondo, a poca distanza dal sentiero della Còdula di Luna, Mario mise male un piede e si stortò un ginocchio nel tentativo di non cadere per terra.

Il giorno dopo il dolore era notevole, per fortuna fu visto da Thomas Kostner, un osteopata amico di Marcello Cominetti e arrivato a Santa Maria per suonare con lui in un giro di concerti rock. Di lui avresti detto tutto meno che potesse avere doti taumaturgiche.
– Preferisci la cura rapida e un po’ dolorosa oppure un ristabilimento lento?

Supramonte di Baunei, Mario Verin nella discesa del Bacu Esone, 12 giugno 2013
Supramonte di Baunei, Mario Verin nella discesa del Bacu Esone, 12 giugno 2013

Noi eravamo lì attorno ansiosi di sentire cosa Mario avrebbe risposto.
La vecchia quercia non ebbe dubbi e sparò “la cura rapida”.

Thomas gli afferrò il ginocchio, gli prese due misure e poi di scatto fece una mossa. La smorfia di dolore fu evidente a tutti, ma dopo un minuto Mario poteva camminare. E non zoppicava!

Ma di certo non poteva arrampicare ancora, così il 14 giugno solo Giulia, Antonio e io affrontammo un bel progetto, quello di traversare Serra Oseli, per la via Louisiana, ma in senso contrario a quello scelto da Oskar Brambilla e dalle cordate che l’avevano ripetuta. Ci sembrava assai più logico procedere da sud a nord, verso la vetta più alta. E non c’è dubbio che ne risulta una bella traversata, con tratti di arrampicata significativi che in senso opposto devono essere percorsi in corda doppia. Ed è un peccato.

Serra Oseli, Alessandro Gogna e Antonio Cabras nella traversata sud-nord, via Louisiana, 14.06.2013
Serra Oseli, Alessandro Gogna nella traversata sud-nord, via Louisiana, 14 giugno 2013
Serra Oseli, Alessandro Gogna e Antonio Cabras nella traversata sud-nord, via Louisiana, 14 giugno 2013

Il 15 giugno a Monte Scoine e il 16 a Croexa de Mâ. A Monte Scoine c’era anche Antonio, che ormai era stato preso dal demone dell’arrampicata e se la cavava benissimo da secondo. Io ero molto contento del mio Straordinario festivo a vista. Come pure a Croexa de Mâ per La ballata dell’Eroe e per Il suonatore Jones.

La sera arrivò anche l’amico Marco Marrosu, così decidemmo di andare all’Aguglia di Goloritzé, ma questa volta come “frocetti”, cioè via mare, sfruttando un gommone di amici. La spedizione vide la presenza anche di Guya che, se l’anno prima si era guadagnata Cala Goloritzé a piedi con partenza dal Golgo, quest’anno non poteva perdersi l’occasione di tornarci in comodità.

Ci unimmo dunque agli altri rombanti barconi a motore che percorrono la costa in lungo e in largo: orde di turisti affamati di sole si appropriano delle poche calette nascoste nell’importuoso litorale. E intanto è scomparsa da tempo la foca monaca, disturbata, percossa, fucilata.

Serra Oseli, parete ovest

Con Marco attaccammo Sole incantatore, mentre Mario portava Antonio su Easy Gymnopedie. Trovammo la via un po’ unta, specialmente nei punti più difficili: i gradi non riproducevano più la realtà, ma pare che ormai nessuno ci badi. Il 6b+ e il 6c non sono difficoltà che fanno più interesse e non importa se poi la maggioranza non riesce a passare se non attaccandosi agli spit almeno in qualche occasione. Altra cosa che vidi, lo stato di disuso della Sinfonia dei Mulini a vento, con erbacce e perfino qualche rovo. La mancanza di spit è un forte deterrente, e devo dire che non mi dispiace quell’abbandono. A me francamente non interessa quante ripetizioni potrebbe avere in più.

Guya e Ale in partenza da Santa Maria Navarrese per Cala Goloritzé, 17 giugno 2013
Punta Salinas e Aguglia di Goloritzé, 17 giugno 2013

L’arrivo in cima, con un amico come Marco, fu emozionante. L’alterazione del mio senso dell’equilibrio (del quale ho già riferito) su quella vetta così minuscola fu abbastanza sensibile.

La discesa non si faceva più sul versante meridionale, bensì per le calate si usavano le soste di Easy Gymnopedie.

L’approdo di Guya a Cala Goloritzé, 17 giugno 2013
Alessandro Gogna nella 2a lunghezza di Sole Incantatore, 17 giugno 2013

Invitammo a cena Peter Herold e sua moglie Ann, ricambiati poi qualche sera dopo. Come per buona parte degli inglesi, la sua semplicità nasconde una volontà ferrea: e il suo raro ma preciso humor ti colpisce a freddo. Peter però rise sgangheratamente al nostro racconto delle vicende di una signora, suocera di una nostra amica: questa ci chiedeva aiuto e informazioni, perché sua suocera “di anni 78 aveva deciso di fare un viaggio in Afghanistan, accompagnata da tale Alberto Pennella, di anni 35, il quale si era offerto di accompagnarla spesato di tutto da lei”. La comicità tutta italiana di coniugare gli attuali e seri pericoli di Kabul con la nostalgia di un’anziana signora che era andata là in viaggio di nozze quando c’era ancora il re fece una vera breccia nel pragmatico cuore britannico di Peter.

Alessandro Gogna nella 3a lunghezza di Sole Incantatore, 17 giugno 2013
Alessandro Gogna nella 3a lunghezza di Sole Incantatore, 17 giugno 2013

L’eccessivo calore scoraggiò altre attività più “bellicose”. Il 18 ci rifugiammo sugli spit di Genna Croce, il 19 ancora a Monte Scoine. Sulla spiaggia di Santa Maria avevamo incontrato anche il genovese Sandro Pansini, compagno di Cominetti in alcune imprese nei dintorni. Ma con lui non ci fu verso di combinare, mentre Marcello mi trascinò sul 6c+ di Cottimo di qualità a Monte Scoine. Poi chiusi le attività con l’on-sight di TFR, per me una discreta soddisfazione.

Alessandro Gogna nella 4a lunghezza di Sole Incantatore, 17 giugno 2013
Alessandro Gogna nella 5a lunghezza di Sole Incantatore, 17 giugno 2013

Erano passati 32 anni da quel memorabile giorno in cui Manolo ed io avevamo salito l’Aguglia di Goloritzé per una via difficile e bellissima, che avevamo chiamato Sinfonia dei Mulini a Vento a ricordo del nostro terzo, scomodissimo, compagno di cordata.
Quanti l’hanno ripetuta, quanti itinerari le sono stati aperti accanto… Non l’avevamo salita in scarponi, certo che no, ma quel pugno di decenni, con tutto ciò che era successo, quasi lo faceva sembrare!

Marco Marrosu e Alessandro Gogna in vetta all’Aguglia di Goloritzé, 17 giugno 2013
Guya punta il dito verso l’Aguglia

La magia di quella giornata si era ripetuta, sia pur con impegni, “eroismi” e piaceri diversi, le altre due volte che avevo avuto la ventura di ritornare su quell’esile sommità (la prima quando avevo semplicemente ripercorso Sinfonia, ancora d’inverno, e la seconda in quel 2013 quando avevo ripetuto Sole incantatore, finalmente in piena estate.

L’imbarco a Cala Goloritzé per tornare a Santa Maria Navarrese. Da sinistra, Marco, Antonio, Giulia, Mario e Guya
Punta Salinas e Aguglia di Goloritzé

L’Aguglia non è un posto normale in cui si va semplicemente ad arrampicare. Auguro a chi la vede in questo modo di cambiare idea e di essere permeabile alle emozioni della Natura e della storia. Quel posto è così energico che fino a questo momento ha conservato inalterato il suo fascino anche con gli spit, la magnesite, la ragnatela di vie, le regolamentazioni degli accessi, le barche, i corpi dei bagnanti sulla spiaggia e gli sporadici grappoli di arrampicatori. E’ importante che nei nostri cuori custodiamo questo grande tesoro.

Il ritorno a Santa Maria Navarrese. Da sinistra, Giulia, Mario e Marco. Alla guida: Antonio. 17 giugno 2013.
Durante il ritorno a Santa Maria Navarrese, uno sguardo su Pedra Longa e sulla Punta Giràdili, 17 giugno 2013.
Sole incantatore ultima modifica: 2025-08-17T05:55:00+02:00 da GognaBlog

Scopri di più da GognaBlog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

10 pensieri su “Sole incantatore”

  1. Mi riconosco molto nelle considerazioni di Cominetti. L’Aguglia, e più in generale il Supramonte di Baunei, sono un pezzo importante della Sardegna d’antan dove ho passato momenti che restano scolpiti nella memoria. Ero lì, il maggio di cinquanta anni fa, con Giorgio Mallucci e Rys Zaremba, il giorno in cui salirono le prime due lunghezze di quella che sarebbe poi diventata, sei anni dopo, Sinfonia di mulini a vento. E sull’Aguglia sono poi salito una dozzina di volte, sempre con compagni diversi, perché come dice Alessandro è un posto speciale, dove non si va solo per arrampicare. In cinquant’anni molte cose sono cambiate, molte sono rimaste. Ogni volta che torno, c’è qualcosa che manca, qualcosa che non c’era e che non altera però l’incanto dei luoghi, qualcosa che non c’era e che quell’incanto rischia di romperlo. E’ un equilibrio delicato in perenne evoluzione, e non sta a un foresto come me indicare quale sia il punto della mediazione ottimale. Ma continuo a tornare, perché sono convinto che ancora, nonostante tutto,  “quel sentore di mirto e ginepro è ancora lì, a condire il sapore di un’arrampicata che è cambiata più nelle sue manifestazioni esteriori che nello spirito che la anima”, come scrivevo quindici anni fa nella prefazione a Pietra di Luna.

  2. No Benassi 3), ci sono luoghi che non hanno fatto nulla per invogliare il turista e sono rimasti fedeli a se stessi.

    Ne sono felice. Spero continuino su questa strada. Se il turista vorrà saprà adattarsi, altrimenti ciao.

  3. Anche io non sono contrario al progresso, ma dobbiamo essere noi a manovrarlo, non il contrario. Il progresso ci dovrebbe migliorare la qualità della vita, ma non trasformarci, non dovrebbe farci dimenticare le nostre radici, tradizioni. 

  4. Io credo che comunque il bilancio costi-benefici sia positivo, nonostante una crescente affluenza turistica solo in parte incontrollata. 

    Cominetti, speriamo tu abbia ragione.

  5. La.prima volta in Sardegna conobbi Enzo Lecis e Lorenzo nadali….,fui ospite al “rifugio” gorropu…,fu un viaggio iniziatico …..feci delle bellissime vie a spit….
    Non saprei dire se sono cambiati i luoghi i tempi o semplicemente io….però una Sardegna così non l’ho più rivissuta….ma forse è giusto così 

  6. No Benassi 3), ci sono luoghi che non hanno fatto nulla per invogliare il turista e sono rimasti fedeli a se stessi. È un’efficace selezione. Se non ti piace, vai altrove, ma io non cambio per te.
    Ecco, Baunei/S.Maria Navarrese era così. La forte identità locale dei pastori del Supramonte o la amavi o la evitavi. Il (poco) turismo degli anni ’70/’90 cercava lì l’autenticità e la trovava. Si portavano a casa esperienze profonde. Che ti cambiavano la vita!
    Oggi si è appiattito il livello di sensazioni. Tutti arrivano dappertutto e i numeri sono cresciuti a dismisura. Nel bene e nel male.
    Io non sono assolutamente contrario al progresso, ma si potevano prendere ad esempio anche certi errori fatti da altri, per non replicarli. E questo è successo solo in minima parte. È un peccato notare certe occasioni mancate.
    Io credo che comunque il bilancio costi-benefici sia positivo, nonostante una crescente affluenza turistica solo in parte incontrollata. 

  7. Ma quando cerchi di offrire quello che vuole il turista modificando luoghi, persone e tradizioni, hai perso la tua identità.

    il turismo cancella l’anima dei luoghi, gli distrugge l’originalità.

  8. Quello che a Baunei è notevolmente cambiato è il volume della frequentazione insieme alla consapevolezza dei locali che hanno capito il valore del loro territorio e della costa. Questa presa di coscienza non sempre ha brillato per spirito di protezione ambientale come avrebbe potuto e dovuto.
    Tanti anni fa mi stupivo, assieme a mio padre e a qualche amico di come un posto di simile bellezza e autenticità fosse rimasto immune dal turismo di massa. Negli anni ho purtroppo contribuito anch’io alla diffusione di notizie su quel paradiso e oggi me ne pento. Ma penso che sarebbe ugualmente successo.
    Quello che c’è di positivo è che si è creato molto lavoro e i giovani non devono emigrare per sopravvivere. È calato l’assistenzialismo statale che una volta costituiva assurdamente una normale fonte di reddito.
    A parte i grandi numeri di turisti, che all’ambiente non fanno di certo bene, vedo alcune pecche nel proporsi che hanno svilito l’autenticità del posto e delle persone. Vorrei fosse una critica positiva e non un giudizio.
    Ma quando cerchi di offrire quello che vuole il turista modificando luoghi, persone e tradizioni, hai perso la tua identità.
    Il nolo gommoni senza regole, le gite in quad e i raduni motoristici non sono robe dai baunesi che ho conosciuto fin da quando vivevo a S.Maria Navarrese. Quelle cose lì le lascerei perdere. C’è da guadagnarci alla lunga distanza.

  9. Quando sono andato a fare l’Aguglia, siamo partiti e ritornati al Golgo.  L’abbiamo salita per SINFONIA DEI MULINI A VENTO, gli altri itinerari non mi interessavano. Non trovarci gli spit è stato bello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.