Stile alpino himalayano
(il video di Aleš Česen e Tom Livingstone al Gasherbrum III)
(pubblicato su alpinemag.fr il 29 novembre 2025)
Come dice Aleš Česen, “Ci si può allenare duramente, ma non basta. Ci vogliono anni di esperienza, o molta fortuna, per completare questo tipo di scalata“. Nell’agosto 2024, lo sloveno Aleš Česen e il britannico Tom Livingstone hanno tentato, per la seconda volta, la cresta ovest del Gasherbrum III 7958 m, una cima di quasi 8000 metri che è stata scalata molto raramente. Dopo un’odissea di sette giorni, sono tornati al campo base con la vetta in tasca. E al costo di un bivacco seduti, senza tenda, a 7800 metri. Ecco il video di questa straordinaria salita in stile alpino, per la quale il duo ha ricevuto un Piolet d’Or.
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Il piolet d’or per me rappresenta l’antitesi dell’alpinismo. Ne incarna la spettacolarizzazione e l’esibizione, utili forse a rimpolpare per bene qualche ego e magari a rimorchiare qualche sponsor. Tutto lecito, per carità, ma giustificandolo anestetizziamo l’alpinismo. Ci sono canzoni che vincono il festival di Sanremo e altre che neppure vi hanno partecipato e che magari sono molto più belle e di valore artistico maggiore.
La storia insegna che eccelsi alpinisti hanno rifiutato questo riconoscimento con un semplice: no grazie.
Cito Ermanno Salvarerra, Rolando Garibotti e Alessandro Beltrami (in ordine d’età) con la loro via El Arca de los Vientos aperta sul Cerro Torre nel Novembre del 2005.
Comunque se ci sono alpinisti che vengono premiati, sponsorizzati e sono felici, sono contento anch’io per loro.
non insulto, applaudo!
Giusto questo titolo “stile alpino himalayano“. Scegliere di essere indipendenti e leggeri nell’ultima (arbitraria) sezione del viaggio attraverso in queste montagne, non può forse chiamarsi stile Alpino. Non se 50 portatori hanno portato tutto il tuo materiale, la tenda mensa ecc attraverso il Baltoro per una settimana, e un cuoco ben fornito aspetta alla base della parete. Lo “stile Alpino” o perlomeno un vero stile “puro” nelle remote montagne dell’Asia è possibile, ma ha un aspetto diverso, e solitamente si può applicare su montagne che non richiedono centinaia di chili tra attrezzatura, tende, cibo per un mese (come sulle Alpi, d’altronde.. da qui il nome). Era ok usare questo termine come ‘etichetta’, ormai superata, per distinguere le moderne ascensioni dal desueto stile dei pionieri – ma oggi non è abbastanza. Un esempio qualsiasi: mentre alpinisti sponsorizzati con spedizioni gigantesche (con decine di portatori), costate decine di migliaia di euro, vincevano Piolet d’Or per la loro ‘purezza di stile’; alcuni ragazzi Svedesi (mi pare?) attraversavano l’altopiano Tibetano – il feroce Changtang – in bicicletta, trasportandosi tutto il materiale in autonomia, raggiungendo dopo QUARANTASEI giorni di avvicinamento alcune delle montagne di poco oltre i 6000 metri, le più remote della terra (letteralmente: non il Khumbu dei Piolet d’Or, con mezzo milione di turisti all’anno); dopo altrettanti giorni, tornavano nella civilità in autonomia. Quasi nessuno ricorda i loro nomi o tali imprese titaniche; d’altronde nella descrizione non si parlava di tiri di M7 o ghiaccio a 90°, non erano dei grandi atleti trazionatori sponsorizzati in questo senso. La creatività e l’originalità, in quello che oggi viene premiato e ampiamente celebrato come ‘stile alpino’, non è assolutamente una qualità presa in considerazione, ahimé. Questo video – un’impresa assolutamente di rilievo – inarrivabile per quasi chiunque – è uno Stile Himalayano Moderno. Chiamarlo “Stile Alpino”, a parer mio, è un po’ fuorviante. Ora potete insultarmi.