Transizione verso l’eco-mobilità in montagna

Transizione verso l’eco-mobilità in montagna
(convegno del CAAI – Gruppo Orientale 2021: riflessioni e proposte)
di Silvia Stefanelli (CAAI, climate opinion leader)

Il convegno del 6 novembre 2021 a Trento del Gruppo orientale del Club Alpino Accademico è stato l’occasione per sensibilizzare i soci accademici sul tema della crisi climatica, in particolare delle emissioni di gas serra causate dai mezzi di trasporto. La concomitanza del convegno con i lavori della conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow ha rappresentato un’opportunità di riflessione per tutti gli amanti della montagna sull’impatto climatico degli spostamenti motorizzati negli ambienti montani e alpini.

Auto posteggiate nei pressi del rifugio Auronzo (Lavaredo)

Durante il convegno, tramite un questionario, sono stati raccolti i dati sui mezzi utilizzati dai soci per raggiungere la sede dell’evento. Successivamente è stata calcolata l’impronta di carbonio complessiva che è risultata pari a 1,2 tonnellate equivalenti di CO2, all’incirca un sesto l’impronta di un italiano medio in un anno. Il 92% dei soci ha utilizzato un veicolo privato alimentato a combustibili fossili per raggiungere la sede del convegno, mentre solo l’8% ha usato i mezzi pubblici, confermando l’uso incontrastato dell’automobile privata per spostarsi.

Al fine di responsabilizzare i soci a ridurre l’impatto dei propri spostamenti, in montagna e non, sono state suggerite alcune azioni di mitigazione o abbattimento delle emissioni, che comprendono un portafoglio di misure dalla compensazione con crediti di carbonio etici, alla misurazione periodica dell’impronta carbonio e la sua riduzione con un cambio di stili di vita, fino a un diverso uso dei mezzi di trasporto, condividendo l’auto, utilizzando di più i mezzi pubblici e spostandosi con mezzi a basse o zero emissioni.

Da un evento di sensibilizzazione sui comportamenti individuali a delle riflessioni più ampie sull’impatto del trasporto nelle zone montane e le possibili soluzioni di eco-mobilità il passo è breve.

Il settore dei trasporti è particolarmente critico in Italia, dove è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra nazionali ma anche di gravi problemi di inquinamento da polveri sottili e ossidi di azoto, oltre che di incidenti stradali. In Italia, tra le emissioni del settore trasporto, il 69% è generato dalle automobili, il 25% dal traffico merci, il 3% dai ciclomotori e il 3% dagli autobus.

Dati ancora più preoccupanti ci vengono dal numero di auto in circolazione: l’Italia è il paese europeo, dopo il Lussemburgo, con il più alto numero di auto private – ben 646 macchine per 1000 abitanti – con numeri record in assoluto proprio nelle regioni alpine come la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige con rispettivamente 1711 e 1241 auto ogni mille abitanti.

Il problema del traffico è particolarmente sentito nelle zone montane e alpine, dove da anni si riscontra una crescente presa di coscienza sui limiti della monocultura dell’automobile e sulla necessità di riqualificare l’offerta di mobilità del territorio, dotandola di un moderno sistema di trasporto pubblico complementare all’auto privata. Gas di scarico, rumore, paesaggio deturpato da strade e parcheggi, piccoli centri alpini congestionati dal traffico automobilistico stanno compromettendo l’immagine locale e la stessa attività turistica, soprattutto nell’arco alpino dove c’è un’ecosfera molto fragile. Le conseguenze del degrado ambientale si fanno ancora più rilevanti a causa della ristrettezza dello spazio disponibile per gli insediamenti umani. Da qui nasce la richiesta e la necessità di incentivare la mobilità sostenibile per residenti, turisti e pendolari.

Ma in che modo?

Nonostante le crociate contro i motori diesel, le campagne di sensibilizzazione sui vantaggi del trasporto pubblico, i sempre più numerosi servizi di sharing e la continua espansione delle flotte di biciclette elettriche e non prenotabili via App, l’auto privata rimane la scelta d’elezione per residenti e frequentatori delle aree montane e alpine.

Nelle aree montane la dispersione dei luoghi da raggiungere e la morfologia stessa dei luoghi non favoriscono l’adozione di mezzi di trasporti più puliti come bus e treni o la condivisione dei mezzi.

Le soluzioni da adottare nelle zone montane e alpine per una transizione verso forme di mobilità pulita abbracciano molte misure di breve e medio periodo, che includono la gestione e i servizi della mobilità, la ristrutturazione dei servizi di trasporto pubblico, tariffe di treni e bus accattivanti e integrate a un pool di servizi, campagne di comunicazione, digitalizzazione dei servizi di trasporto e dell’informazione, regolamenti e politiche nazionali, locali e transfrontalieri, mezzi condivisi di mobilità pulita.

Ma quali misure si possono concretamente adottare nelle zone alpine e montane per turisti e residenti per avviare una transizione verso un’eco mobilità attraente per gli utenti?

Passo Sella

La transizione elettrica non basta
Lo spostamento verso mezzi meno inquinanti e rumorosi come le automobili elettriche ha innegabilmente un ruolo fondamentale nel pool di soluzioni verso gli obiettivi di neutralità climatica, ma anche di riduzione dell’inquinamento e del rumore, vera e propria piaga in molti centri montani nelle stagioni di punta.

L’auto elettrica è ora considerata in Italia e in Europa uno dei pilastri dell’eco mobilità.

Secondo uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente durante il ciclo di vita di un’auto elettrica dall’estrazione dei materiali allo smaltimento, l’impatto climatico, rispetto a veicoli alimentati a diesel o benzina, è minore rispettivamente del 17-21% e del 26-30%, nel caso di un utilizzo, nel mix di produzione elettrica, di almeno il 37% da fonti rinnovabili, la media europea, di poco inferiore a quella italiana del 41% nel 2019.Nel complesso quindi è vero che l’auto elettrica fa bene al clima, se utilizzata in Italia con il mix attuale di elettricità verde, peraltro previsto in forte crescita.

Se si guarda tuttavia alle fasi di produzione dell’auto elettrica, tra cui l’estrazione di metalli e terre rare e la fabbricazione della batteria, lo stesso studio segnala un impatto ambientale e sociale meno positivo rispetto ai veicoli tradizionali, impatto generato in paesi terzi lontano dai luoghi di utilizzo dei veicoli, che pertanto in una fase di forte accelerazione nella produzione di auto elettriche pone dei dubbi sulla sostenibilità della transizione elettrica su larga scala.

Inoltre l’acquisto di un’auto elettrica è ancora strettamente legato al reddito, dove la forte vendita di auto elettriche è maggiore nei paesi con un PIL pro capite sopra i 30.000 euro, mentre in paesi come l’Italia, con redditi medi più bassi, lo share di vetture elettriche si attesta intorno all’1%.

Se è vero che quindi l’auto elettrica contribuirà a ridurre l’impatto da rumore, da polveri sottili e da gas serra, essa andrebbe affiancata da un mix di misure complementari che inducono a ridurre l’uso dell’auto privata, e non semplicemente a sostituirla con veicoli a più basse emissioni.

Passo Gardena

Il treno in montagna: una soluzione possibile ma poco incentivata
Secondo studi recenti, l’uso del treno è, tra i mezzi motorizzati, la scelta più rispettosa per clima e ambiente.

Tuttavia le scelte di investimento a livello locale non sempre tengono conto del basso impatto dell’uso del treno. La spesa complessiva delle Regioni situate nell’arco alpino varia di molto, dove solo alcune regioni hanno investito per recuperare i tagli statali e potenziare la rete ferroviaria. Tra queste svetta la Provincia Autonoma di Bolzano con ben il 7% del bilancio per treni pendolari, seguita a distanza da Valle d’Aosta (1%) e dalla Provincia di Trento (0,64%).  

Ancora molte regioni dell’arco alpino, secondo uno studio di Legambiente, hanno linee ferroviarie non elettrificate, come la Valle d’Aosta con zero chilometri elettrificati e il Piemonte con il 40%. Meglio si posizionano la Provincia di Bolzano con il 20% di linee non elettrificate e di Trento con il 37% ma il gap è da colmare e dovrebbe essere una priorità delle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. La Provincia di Bolzano elettrificherà e modernizzerà la linea della Val Venosta con investimenti sopra i 66 milioni di euro.

In aggiunta la stessa Provincia ha sviluppato una forte integrazione intermodale grazie alla Bikemobil Card, che permette di utilizzare tutti i treni regionali, gli autobus del trasporto locale, funivie e il noleggio della bicicletta. 

Se il trasporto pubblico diventa facile,  a buon prezzo e integrato, sarà anche utilizzato più spesso. A confermare di questo c’è il numero di passeggeri del trasporto pubblico in Alto Adige che, dall’introduzione dell’Alto Adige Pass, un abbonamento a prezzi modesti a tutti i mezzi di trasporto pubblico di validità annuale, è aumentato in misura esponenziale. Già nel primo anno dalla sua introduzione sono state emesse circa 122.000 tessere. E da allora la distanza coperta ogni giorno grazie all’Alto Adige Pass è salita mediamente a più di 600.000 chilometri al giorno.

Addirittura più si viaggia, meno si paga: semplice no?

La Dolomiti senza auto: realtà o finzione?
É molto attesa la realizzazione del treno delle Dolomiti, area molto congestionata dal traffico su gomma: si tratta di un importante progetto avviato tramite accordi tra la Regione Veneto e Rete Ferrovie Italiane per la realizzazione del tracciato ferroviario da Calalzo a Cortina lungo la valle del Boite, con un braccio fino a Auronzo, per un costo 840 milioni di euro. Il treno per essere sostenibile dovrà trasportare almeno 650.000 passeggeri e spostare il 30% di passeggeri dal trasporto privato al treno. Ugualmente perché abbia successo il nuovo tracciato andrà integrato con il trasporto pubblico locale, reti ciclabili e le maggiori destinazioni turistiche delle Dolomiti.

Se tutto andrà bene il treno entrerà in funzione tra 10-15 anni e pertanto il suo impatto lo vedremo nel lungo periodo.

Nel frattempo per decongestionare dal traffico l’area dolomitica è stato siglato un Protocollo d’intesa fra le Province autonome di Trento e di Bolzano, la Regione Veneto e molti Comuni dell’area dolomitica con lo scopo di realizzare sistemi di mobilità integrata, ridurre il traffico sui passi dolomitici e nelle valli attorno al Gruppo del Sella, per ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico e per promuovere in modo coordinato ed integrato un approccio sostenibile. Non si sa tuttavia quali saranno le misure concretamente attuate, incluso il blocco del traffico sopra certe soglie. Nel frattempo i passi e le località dolomitiche sono congestionati dal traffico nelle stagioni di punta e servirebbero misure impopolari come il numero chiuso o il pedaggio per l’accesso ai passi, che al momento non vengono considerate per timore di riduzione del flusso turistico.

Verso il futuro: integrazione tra mezzi e misure di eco-mobilità
Serve una visione coordinata delle politiche dei trasporti in zone montane, interregionale e transfrontaliera, mettendo a sistema quanto si muove sulla rete ferroviaria e il trasporto pubblico locale nei centri più grossi per collegarli alle periferie montane, facendo dialogare l’alta velocità, il trasporto regionale su bus e treni, con car-sharing e biciclette, un’intermodalità non solo tra mezzi ma anche tra Paesi, regioni e province. Servono collegamenti con aeroporti e snodi principali, puntando a garantire un servizio di qualità in tutta l’area alpina, con tariffe fortemente incentivanti a lasciare l’auto in garage o addirittura a non possedere l’auto

Le zone montane e alpine da un lato sono caratterizzate da una dispersione delle località da raggiungere, con la popolazione sparsa su un gran numero di paesi e vallate, dall’altro da un flusso di turisti concentrato in alcune zone e stagioni, con impatti localizzati alle vallate e zone di maggior richiamo turistico.

Non basta aver trasporti efficienti, economici e intermodali, se non si riesce a comunicare e informare delle opportunità presenti. Serve un grosso sforzo per mettere in rete via app, display negli snodi del trasporto pubblico. Si possono sperimentare accordi con piattaforme di mobilità condivisa come Bla Bla Car la piattaforma di condivisione delle auto, con servizi popolari come GoogleMap e con piattaforme come Moovit che visualizzino tempi, mezzi, tariffe di spostamento intermodale ed emissioni di CO2 associate, per invitare a scelte responsabili.

Innovazione dalla pressione turistica
Una delle sfide di molte vallate o paesi alpini è la mancanza di domanda di trasporto pubblico o la sua concentrazione in pochi periodi dell’anno, a cui si ovvia con l’uso dell’auto privata.

Il turismo può tuttavia essere un elemento di lancio di iniziative e modalità di mobilità sostenibile, al servizio di residenti e turisti. Tra queste ci sono i servizi di trasporto on demand, che sono attivati in base alla richiesta. Questo sistema che include taxi e bus condivisi, funziona molto bene per le aree e valli più periferiche e remote dove non è sostenibile attivare un trasporto pubblico periodico. Se integrati con tariffe accattivanti e orari flessibili con treni e bus, possono fortemente incentivare a lasciare l’auto nel garage. Sono sistemi che costano, ma le risorse possono venire per esempio dallo spostamento dei tanti, ancora troppi incentivi nazionali e regionali ai carburanti fossili.

Alcuni Comuni e aree protette dell’arco alpino hanno sviluppato un’offerta turistica che associa la mobilità sostenibile senza uso dell’auto a dei siti turistici. E’ il caso  del progetto Perle delle Alpi, dove 28 mete dell’arco alpino e quattro Paesi si sono consociati per offrire servizi  turistici sostenibili associati alla mobilità dolce. L’Austria in particolare facilita una vasta gamma di attività di montagna come lo scialpinismo, l’alpinismo e le cascate su ghiaccio a chi propende per la mobilità soft.

”Accorrete senza vettura e noi ci  preoccupiamo di tutto il resto” è lo slogan di promozione di questi Comuni.

Infine, propongo un pentalogo, utopistico ma non troppo, di proposte a gestori del trasporto, amministratori e politici ma rivolto anche a alpinisti, arrampicatori e appassionati di montagna per cambiare l’approccio all’uso dell’auto privata, considerata ancora come un mezzo irrinunciabile di libertà di movimento.

Raduno di “ferraristi” al rifugio Auronzo (Lavaredo)

Introduzione del Climaticket o “Biglietto per l’accordo mondiale sul clima”
Il biglietto clima vuole incentivare e motivare turisti e residenti a ridurre le emissioni di gas serra e l’inquinamento incoraggiando l’uso di tutti mezzi pubblici, responsabilizzando tutti a fare la propria parte nella crisi climatica. Si può concretizzare come un biglietto a un prezzo competitivo per  tutti i trasporti pubblici locali, bici e car sharing, ideato per comprensori –  Dolomiti, vallate, poli sciistici o su base provinciale –  magari in convenzione con alberghi e negozi. Ancora più utopistico, creare un biglietto del trasporto pubblico unico per tutte le zone alpine…

Potenziare la digitalizzazione dell’intermodalità con accordi tra amministratori del trasporto pubblico  in montagna e piattaforme come Google Map, Moovit, Rome2Rio e tante altre che consentano di visualizzare tempi, tariffe e impronta carbonica nell’uso combinato del trasporto pubblico, confrontato all’uso dell’auto privata

Consideriamo la montagna non solo come uno spazio di libertà individuale ma come un bene comune, dove un uso moderato del mezzo privato contribuisce alla salvaguardia di quegli elementi- paesaggio, aria pulita, silenzio, biodiversità, dispersione antropica- che la fanno tanto amare ed apprezzare. L’uso smodato dell’auto è invece vettore di danno ambientale e quindi ostacolo al diritto ad aria pulita, silenzio e un ambiente a basse emissioni dove le aree a basse emissioni di CO2 sono già una realtà in alcuni luoghi europei

Silvia Stefanelli

Cambiamo approccio alla mobilità e approfittiamo delle tante iniziative innovative per non usare l’auto che si stanno diffondendo nelle zone alpine e diffuse dalla piattaforme come “Cambiamo approccio” e Mountain Wilderness. Avete mai pensato a spostarvi nel Parco del Verdon, mecca dell’arrampicata, senza auto? Ecco un decalogo di idee per farlo!

Infine, un invito ad alpinisti ed arrampicatori: si può a volte anche rinunciare a lunghi spostamenti per raggiungere falesie o pareti lontane e scegliere luoghi più vicini, nella consapevolezza che la scelta non è un limite alla libertà ma un contributo alla salvaguardia di quello spazio comune che è la montagna.

Queste proposte e riflessioni diventano più forti ed efficaci se si acquisisce la consapevolezza che la crisi climatica già impatta pesantemente le zone alpine e montane e che è un cambiamento è necessario fin da ora, a cominciare dalla mobilità.

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Transizione verso l’eco-mobilità in montagna ultima modifica: 2022-02-18T05:12:00+01:00 da GognaBlog

28 pensieri su “Transizione verso l’eco-mobilità in montagna”

  1. 28
    Franco says:

    Ciao Silvia, come hai ragione, i lockdown degli ultimi due anni hanno stimolato la scelta di itinerari vicino a casa, 100, 120 km al massimo. Ci si diverte anche senza andare sui 4000, è lo spirito di changer d’approche, meglio se con auto piena di amici per dividere le spese e aver minor inquinamento pro capite. Ma questo è molto italiano, società dell’automobile, dove si fa una carrozzabile per collegare anche l’ultima baita della valle.
    Come sai frequento spesso la Svizzera. pochi giorni orsono ero in una valle abbastanza sperduta (10km di avvicinamento in sci) e c’erano elvetici arrivati con treno+postale. Si erano svegliati un ora prima di noi ma potevano fare un giro migliore, in traversata, senza dover tornare a prendere l’auto.
    è l’auto che limita le possibilità e non viceversa. Ma è difficile far passare questo ragionamento, alla fine ci si ritrova con il volante in mano perche è “più comodo”.
    Ben venga un turismo più sostenibile ma servirà la capacità di rinunciare al modello presente. Ovvero il modello dei 5 giorni di lavoro e weekend a divertirsi, la mobilità dolce richiede tempi diversi. Chissà se riusciremo a capirlo per tempo.
     

  2. 27
    albert says:

    26)  :grande!, pienemente d’accordo!!! certe ciclabli “elettorali” per buscarsi i voti degli ecogreeen,in realta’ , oltre al costo proibitivo , colate di cemento e ringhiere protettive e lavoro assicurato per ditte tagliaerba   .. sono pure pericolose.Adesso cuori spezzati perche’ non si potrà proseguire la strada ciclabile in Agordo- Rivamonte, pero’ non rinuncia definitiva , solo rallentamento!
    https://www.rainews.it/tgr/veneto/articoli/2022/02/ven-Frana-montagna-Rivamonte-Agordino-Belluno-massi-ex-203-agordina-9896e0bc-2099-49f0-b887-458308cf78d1.html
    quando  sotto quella  paretona  era obbligatorio il passaggio in quanto era percorso di statale, (ora c’e’galleria )spesso il traffico diventava a senso unico o interrotto..l’asfalto portava il butteramento di frequenti scariche ..adesso quel vecchio tratto sarebbe   buono per cicloturisti  amanti della roulette russa?
    In pianura  che mi circonda hanno costruito ciclabili costosissime perche’ da  A verso B  è meglio la   linea retta, col solito corredo di cartelli metallici smaltati .    A poche decine di metri esistono strade di campagna interpoderali e su argini e con salite e discese ,  trascurate da riasfaltare..ma quelle hanno le curve, allungano di mezzo chilometro e di 5 minuti .In  realta preferisco svicolare su quelle .  Sono splendide per l’occhio estetico che mira  i campi ed il fiume e non ci transitano ellettrociclisti a manetta , agonisti in bici al carbonio,  che fanno gimkana sulla ciclo pedonabile  tra i pedoni  in gruppi invadenti… nordic walkers,  amici dei cani a guinzaglio lungo.I sindaci di  A e B..” Finalmente uniti , ma GUARDATE COSA VI ABBIAMO REGALATO! E’STATA  DURA  SUPERARE LA TRAFILA ma abbiamo amici  di partito riuscendo a scroccare contributi regionali!!”La fonte dei Soldi  tuttavia  e’ sempre Pantalon!

  3. 26

    Le ciclabili (sto pedalando tra le Dolomiti e la costa ligure fuggendo da Sellaronda carnevaleschi) rispecchiano l’assessore comunale di turno. Occorre maestria per dribblare massaie sovrappeso e ciclomarziani con mascherina (!) . Per non parlare delle interruzioni improvvise intercomunali e delle ciclabili lunghe mt.15 con ostacoli tienisveglitutti. L’unica nota positiva è per i produttori di cartelli stradali. Anche una merda se è corredata da cartello indicatore e tabella esplicativa diventa appetibile per l’allocco diffuso. Il sogno americano c’ha tolto l’anima e la voglia di riprendercela. 
    Tutti al mare!

  4. 25
    albert says:

    https://www.ladige.it/territori/valsugana-primiero/2022/02/21/ciclabile-del-primiero-nuovo-tratto-in-arrivo-1.3136397
    Pero’per 10 milioni di euro..mi pare troppo e rinuncerei alla biciclettata, metterei  il velocipede sul portabici e proseguirei oltrepassando quella strettoia.In nome del green tanti ci marciano e si sacrificano soldi degni di altre destinazioni piu’importanti.Tanto chi vuole e’sempre andato ugualmente su fondo sconnesso, scavalcando le frane  , anche se il fondo non e’liscio come un tavolo di biliardo..oppure in galleria con tanto di luci di sicurezza e abbigliamento ad alta visibilità riflettente  .Anche in pianura certe ciclabili sono leccate, con troppi orpelli che gonfiano il conto della ditta costruttrice  , ma non  servono a  niente a chi  a  pedalando va , agli altri ed a se stesso amico.  A volte basterebbe una distesa di ghiaia consottofondo di tessunto non tessuto,ma tanta lunghezza in piu’ .
     

  5. 24
    silvia says:

    Gentile  Marco Vegetti, trova la risposta  alla sua domanda sull’impatto del treno rispetto ad altri mezzi motorizzati   nei risultati di questo studio, citato  anche nell’articolo. https://www.eea.europa.eu/it/highlights/trasporto-motorizzato-treno-aereo-strada

  6. 23
    albert says:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/19/cime-bianche-una-storia-italiana-si-va-avanti-con-la-funivia-nonostante-decreti-e-siti-protetti/6492147/
     Pure a Trieste…dibattito su  cabinovia tra parte bassa ed alta..Nel frattempo un vecchio collegamento a fune detto tram di Opicina… abbandonato, poi riattivato, poi di nuovo fermato per  costosi adattamenti dei binari..tutti in attesa che riparta ma..lavoro a singhiozzo( aumenti di costi? fondi insufficienti?’ scoperta di grosse magagne in fase di restauro?? mano d’ opera carente in numero di addetti o di cpacita professionali??).Nelle opere c’e’sempre piu’speculazione di finanza  con relativo marketing  venditore di illusioni a fronte di scarsa sostanza Terminati i lavori, il souffle’ si sgonfia e rimangono le perdite di gestione e  i compratori di villette ed appartamenti, pentiti, non recuperano  il capitale  se vogliono disfarsene e nel fratempo devono mantenere amministratori, manutentori , custodi, ditte di pulizia e cura del verde..

  7. 22
    albert says:

    La Prof-Maestra  , ci fece una testa cosi’ ,pur insegnado latino al liceo scientifico.
    La locuzione latina Video meliora proboque, deteriora sequor è traducibile in italiano come: “Vedo il meglio e l’approvo, ma seguo il peggio”.
    Queste parole indicano la debolezza dell’essere umano, il quale, pur conoscendo ciò che è giusto, non riesce a seguirlo.  A rinunciare dovrebbero essere sempre gli altri, ma con auto munita di 4 gomme chiodate montate su cerchione  rapidamente sostituibili in pianura con quelle stradali , mi parve molto meglio rispetto ad autostop , a mezzi di linea a gasolio e treni con  alcuni lunghi cambi in attesa di coincidenze o ansia per afferrare al volo coincidenze . Sia per spostamenti escursionistici a breve raggio che per trasferte sui 300 chilometri,.. il tempo e comodita e gestibilita’ col mezzo a combustibile fossile  e’ piu’ adatto ai ritmi individuali…e si possonopure traportare altri e altri oggetti ingombrantiAttualmente , pur essendo favorevoli a economia sostenibile sul piano teorico e sentimentale, quasi quasi rimpiangiamo di aver chiuso centrali thermoelettriche a carbone e nafta pesante e di essere ricattati dal gas russo. Senza saperlo, poi , grazie alla interconenssione delle linee elettriche, che tipo di movimento di elettroni stiamo usando?Nostrano idroelettrico o thermoelettrico o green  o comprato all’estero da centrali a carbone, nucleari, a nafta?come facciamo a sapere come gli i  elettroni che ci arrivano sono stati  costretti a viaggiare?

  8. 21
    albert says:

    20 ) Per  combinazione ecco qua
    https://www.youtube.com/watch?v=Ygul9yshpLw
     funicolare di Orvieto, rimessa in funzione con trazione elettrica.Infatti il punto debole della vecchia funicolare ad acqua era proprio la non regolare    disponibilià di acqua a monte..essendo un altopiano di roccia vulcanica. Commento 7 ..come ha ragione. Senza tante manfrine, l’aumento vertiginoso di carburante , gas, energia elettrica e conseguente ricaduta sulle merci.. costringe a stringere la cinghia e tutto sommato noi nati negli anni 50   con nonni nati a fine 800 e genitori nati negli anni 20 sappiamo come fare,    esempio doccia con acqua fredda o fresca e  a flusso controllato ,  senza getto a Niagara e vasca piena.Lavatrice?? Mastello e saponina e olio di gomito pure maschile!  ritorna di moda la legna per riscaldare la casa??Imparate a fare lalisciva con le ceneri!Le leggi sui vari bonus 110% e miglioramento prestazioni energetiche degli edifici, sono arzigogolate e in continua revisione finanziaria… e pure criticate dal  capo del goveno e ministri  che’economia l’hanno studiata, ma “bisogna” atenerle in piedi come arma di  propaganda elettorale almeno fino al 2023. In compenso la rapida legge del mercato ha fatto la sua.Prezzi delle materie e delle attrezzature alle stelle e carenza di mano d’opera e i soliti  furbi che nei dettagli di leggi scritte da dilettanti si sono insinuati rapidi come serpenti a sonagli. addesso sfido a recuperare le somme occultate in paradisi fiscali. Eppure le vecchie case di montagna  trentine avevano 1 o alcune  stube rivestita di legno , senza tanti aiuti di stato, mentre adesso i tecnici tengono a sbolognare la plastica espansa..( ma come la fanno? come si  smaltira’ in futuro??)e soprattutto a farci una buon cresta di profitto.  Tranquilli :tutto sotto controllo di stato, adesso c’hanno meso pure la galera..come se abbondassimo di celle.( forse son molto  di piu’ le stanze distu di legali e di commercialisti e fiscalisti.)
     

  9. 20

    La funicolare a acqua S.Anna di Genova era vicina a dove abitavo e ricordo che a scuola durante una lezione della materia “applicazioni tecniche”  in seconda media, andammo a visitarla con il Prof. Rossi. Era una vera genialata per la sua semplicità. Avrebbero dovuto inserirvi semmai un sistema di sicurezza elettrico ma non sopprimere l’antico sistema a acqua. Ma si sa: la società sicuritaria stava proliferando già dagli anni ’70, quelli della creatività e del terrorismo.Oggi nella vecchia stazione in stile Liberty in cima a Via Bertani c’è una pizzeria molto vintage. Agli studenti in visita oggi offriranno una birra?

  10. 19
    albert says:

     
    Se ci fosse a monte un bacino artificiale che raccoglie acqua in quantita’ esorbitante..  (la vedo dura di questi tempi..)una linea di doppia carrozza “vaevieni”alimentata ad acqua .
    http://www.clamfer.it/11_Funicolari/FunicolariAcqua/FunicolariAcqua.htm

  11. 18
    albert says:

     Alla fin  fine..non rimane che andare ad abitare e risiedere pure  anagraficamente in zona montana a scelta! Manca tra gli escamotage citati il vecchio autostop, in ritorno al cavallo o mulo o lama o traino con cani adatti di mezzi a ruote o pattini a seconda della stagione..  Alcuni comuni incentivano pure,con sostegni all’affito di case vuote in esubero ,  se si promette di lavorare per la comunita’e portare un contributo allo sviluppo . Sarebbe una pacchia per professionisti pensionati o giovani start-upper(ma basta con ‘ste capre e formaggelle, c ‘è’ un inflazione almeno mediatica tv  tra linee verdi varie e geo).Scoperto un caso di green solo di moda e di facciata, o green washing:
    https://www.ladige.it/territori/valsugana-primiero/2022/02/18/levico-tutta-la-neve-del-parcheggio-ammucchiata-sopra-le-colonnine-elettriche-la-rabbia-di-un-cittadino-e-la-green-economy-1.313407 
    Non si sa se ridere o indignarsi .
    Anche  nel mio comune di pianura  saranno poche le 4 colonnine di ricarica rapida?Mai vista un’auto collegata, quindi per il momento sono un investimento fallimentare o  mossa propagandistica  elettorale..come pure postazioni di raccolta differenziata sotterranee e sollevabili da stantuffi idraulici..usate pochimesi e poi sigillate (50 mila eurol’una), Green   washing di  facciata nuovo pericolo!In compenso vedo parchi  pubblici..piantumati poco con alberi autoctoni a foglie larghe e troppo prato verde, che  pero’da’molto lavoro alle ditte di sfalcio  con poco personale che misconosce l’uso di rastrelli e ramazze  ma  virtuoso nel padroneggiare macchinari a gasolio e benzina- miscela per tagliare, radunare l’erbetta secca e turbo soffianti a motore per le foglie.Le foglie a terra non inquinao e si degradano, le scope soffianti producono rumore e scaricano sul medesimo prato i residui di combustione.    Temo il giudizio del n 14 e interpreto il commento  9 :”Resta disponibile il collasso, l’implosione, forse implicito epilogo del grande numero.”..come una previsione di  un tracollo ed estinzione della saccente autolesionistica specie umana a favore di altre meno”sapiens”ma piu’ sagge. Tempo al tempo…a scuola si studia troppo il passato (escludendo dai testi i disastri ambientali provocati dalla tecnica dell’homo faber colonizzatore, diffusore di malattie, sfruttatore di schiavi, legna, carbone, petrolio ) ma si fa poco esercizio di immaginazione e progettazione sul futuro. Certi edifici scolastici di  istituti tecnici non hanno neppure l’ombra di pannelli fotovoltaici e di giardini scolastici divoratori di  co2… i piazzali interni asfaltati o ricoperti di ghiaia per posteggiare le auto dei docenti.
     

  12. 17
    Escursionista says:

    Infine, un invito ad alpinisti ed arrampicatori: si può a volte anche rinunciare a lunghi spostamenti per raggiungere falesie o pareti lontane e scegliere luoghi più vicini, nella consapevolezza che la scelta non è un limite alla libertà ma un contributo alla salvaguardia di quello spazio comune che è la montagna. 
    Ottima proposta, soprattutto per i collezionisti seriali di vette, che magari invocano la mobilità green per gli altri e poi loro fanno centinaia di km per “collezionare” una nuova cima. 
    Da anni, per svariate ragioni limitanti, riesco a poter compiere solo  escursioni a limitata distanza da casa.  A volte scelgo di partire direttamente dal fondovalle, percorrendo, tra l’altro, sentieri poco battuti. Bisogna far di necessità virtù. Comunque sempre senza farsi caricare dai sensi di colpa della green religion che in ogni utilizzo di un veicolo a motore vede il “peccato”. 

  13. 16
    marco vegetti says:

    Silvia, il tuo scialpinista bolognese non ha prodotto C02 perché ha usato treno e bus? E quelli come sono alimentati? A idrogeno?

  14. 15

    Nei luoghi dove funzionano, vedo che il trasporto pubblico viene utilizzato più dai turisti che dai locali. Che siccome in stagione sono più numerosi, va bene. Quando ho voglia di farmi un giro in bici, però,  non mi dico che non inquino rispetto a quando prendo la mia euro3 diesel vecchia di 17 anni. Pedalo e basta.
    Mi stupisce poi che si sogni l’uso dell’elettrico automobilistico quando non si sa come viene prodotta l’elettricità. Non è da molto che il presidente di Toyota in lacrime alla tv ha confessato che l’elettrico non è ancora abbastanza ecologico?! 

  15. 14
    silvia stefanelli says:

    Scrivo il 14esimo commento per non  lasciare quel 13  poco simpatico…:) 
    Al convegno del CAAI di   Trento  ci sono stati alcuni  partecipanti come Carlo e Claudio che si sono mossi con  mezzi pubblici e bici,   più un altro paio di soci con auto full elettriche. E siamo già a quasi il 10% dei partecipanti. La prossima  volta forse si può fare meglio. Credo che l’attenzione  di chi frequenta la montagna verso la  mobilità sostenibile stia cambiando, anche se lentamente e non sempre incrocia un’offerta adeguata. Due settimane  fa su thetop, popolare blog di scialpinismo, uno scialpinista di Bologna ha aggiunto da solo la Val Racines  con treno e bus  e ritorno in giornata, per scelta consapevole di non usare l’auto  e produrre CO2. Non è stato neanche troppo scomodo. A volte alle  alternative all’auto individuale non ci si pensa neanche, ma quando si è determinati e consapevoli le soluzioni spesso si trovano.  Sono anche d’accordo con Giorgio  che  alcune misure fortemente disincentivanti all’uso individuale dell’auto, soprattutto per i non residenti in montagna, andrebbero introdotte.
    Una lettura  che può ispirare  il cambiamento è Salire in montagna di Luca Mercalli

  16. 13
    albert says:

     fatto vero: Mi reco a pagare il ticket giornaliero per accesso ad un centro sci fondo.Trovo chiuso ed un cartello: “Causa guasto al mezzo battipista, ieri sera non si e’proceduto alla battitura.Pertanto fino ad avviso contrario, l’accesso alle piste e’….(  fiato sospeso , rullo di tamburi…)GRATUITO”.Meno male che alla mia eta’ e condizione di allenamento e tecnica si paga un giornaliero ma si scoppia dopo due ore massimo .   Entrato in pista,mi aspettavo un sottofondo   sconvolto , invece binari per il classico scolpiti perfetti lisci come l’olio , zona skating con qualche scia obliqua ma niente di che . Allora mi  sorge un retro pensiero:non e’ che al turista si lecca troppo il ****, gli si vuol dare anche troppo? Basta togliere  la dicitura acchiappamosche  “Battitura piste giornaliera” e chi se ne frega, calate  pure il prezzo e fatelo quando occorre..meno inquinamento .Pero’ meno impiego di  mezzo, meno ore pagate al provetto pilota …. immagino un un impianto concorrente che sfotte e si fa vanto..NOI NON SIAMO COME LORO, battiamo ogni sera..Piste come biliardo ecc.

  17. 12
    albert says:

    https://www.ladige.it/territori/trento/2022/02/17/una-bella-nevicata-ma-al-centro-fondo-delle-viotte-piste-chiuse-la-rabbia-degli-sportivi-e-della-pro-loco-del-bondone-inaccettabile-1.3133521
     esempio di  dipendenza dai mezzi meccanici  a motori a combustibili fossili.    Esistono moto slitte sperimentali a motore elettrico  sperando siano con batterie caricate da pannelli fotovoltaici.https://www.vaielettrico.it/la-taiga-motoslitta-elettrica-per-le-prossime-nevi/
    Nessuno che abbia risposto:se non siete capaci di andare pure su neve fresca non battuta siete sciatori fondisti scarsi, incompleti per non dire peggio.Per essere gentili si poteva dire: mettetevi in gruppo e battetevi pista da soli con gli sci. Troppa  “accoglienza” al turista ha portato a leccarlo e viziarlo troppo.

  18. 11
    albert says:

      errore  :https://www.repubblica.it/esteri/2022/01/01/news/sudafrica_il_corpo_di_tutu_verra_liquefatto-332290300/
    abbreviato: idrolisi alcalina.Pare sia il meno impattante..comunque la natura fa ancora meglio .. Zaratustra-Zoroastristi   e le torri del silenzio..che non fossero troppo  AVANTI ?Ieri notiziona :ttps://www.ladige.it/territori/fiemme-fassa/2022/02/17/forte-vento-in-quota-impianti-fermi-in-val-di-fassa-centinaia-di-turisti-appiedati-operazione-esodo-in-corso-con-gli-skibus-1.3133442
     appiedati perche’? stavano compiendo una  Sella-ronda (ormai obbligatoria altrimenti non conti un tubo )e l’interruzione li ha bloccati nel ritorno alla partenza via sci ed impianti. Ecco..una usanza de troncare: la rondite impiant-dipendente.

  19. 10
    albert says:

    “il petrolio è infinito e il riscaldamento globale è una bufala inventata dai fanatici per minare il sistema capitalista.”??? metti in bocca cose non dette, libera e sfrenata interpretazione, mai pensatoquesto. Pero’se mi dicono che gli effetti dell’ultimo esperimento riuscitissimo sulla fusione saranno praticabili oltre il 2050  con cosa si tira avanti?Poi  l’energia e i macchinari per tale esperimento con che energia son stati costruiti ed innescato il processo?So bene di dire provocazioni, altrimenti il dibattito langue sul pensiero unico anche se green .In Dolomiti  il problema sono i picchi di frequenza che satura case ed alberghi strade e parcheggi..seguiti da picchi negativi di rarefazione , facile PROPORRE  dall’esterno del sistema contingentare e ridurre da parte di chi non ci campa sopra e non e’ costretto AD EMIGRARE, COME AVVENIVA IN EPOCA PRE TURISTICA NEI PAESI MONTANI. La rivoluzione ecologica deve avvenire con precedenza  nelle metropoli divoratrici di energia.  A chi e’abituato all’inquinamento cittadino, l’aria delle Montagne che egli stesso infarcisce di inquinanti, pare  pur sempre salubre…e’al BuonIndigeno che pare inquinata ma je tocca de sopportà per poter magnà. Bisognerebbe che il sistema consentisse di scaglionare le vacanze, in modo da far apprezzare la vera aria salubre . Dalle centrali a carbone e nafta, si e’ fatto il tifo per quelle a gas metano..ora siamo ricattabili pure con questo combustibile, acqua nei bacini   ne manca .. guai a pensare a nucleare moderno, la fusione verra’ a lungo  termine Intanto ci teniamo i combustibili fossili.Per arrivare a energie pulite rinnovabili bisogna pur vivere e impiegare energia sporca per produrre i dispositvi green.Per il momento riesco a contenere  emissioni :viaggiando poco in auto, anche se da lontano le Dolomiti visibili mi chiamano come le sirene, risparmio riscaldamento indossando lana pure in casa.    All’estremo del pensiero ecosostenibile :si e’ mai pensato che  pure dopo morti si inquina? O si occupa  spazio in territorio o se cremati si usa combustibile e si rilasciano fumi; con  legname e altri materiali o cemento sprecati.Ottimo esempio il Vescovo  Desmond    Tutu https://www.repubblica.it/esteri/2022/01/01/news/sudafrica_il_corpo_di_tutu_verra_liquefatto-332290300/Provatevi voi a proporlo  in ITALY, dove in molti ci mettono il becco e lucrano…e  vi scontrererete col 99 % del pensiero “tradizionale”, gia’ tanto che la religion in voga    conceda la cremazione…ma PURCHE’..  purche’… purche’!.

  20. 9
    lorenzo merlo says:

    Forse nei grandi numeri tutte le cure sono pallitive.
    Tranne un saggio totalitarismo. Una specie di ossimoro.
    Resta disponibile il collasso, l’implosione, forse implicito epilogo del grande numero.
     
     

  21. 8
    Giovanni says:

    Questi discorsi sembrano (e sono anche) molto belli, ma illuminano solo in parte il problema. Le misure proposte sono come l’azione di un medico disperato che, per salvare il paziente che sta morendo dissanguato, invece di chiudere la ferita gli inietta quanto più sangue possibile per sopperire a quello che il morente va perdendo. Le montagne e la cultura montana italiane vanno morendo per colpa nostra e noi, invece di fare l’unica e difficile cosa saggia, cerchiamo palliativi per allungarne il trapasso. Questo è accanimento terapeutico eseguito sulla natura. Dove sta la costituzione qui? Perché nessuno la cita mai? Per i soldi, ovviamente. Perche i comuni e le regioni montane vogliono la botte piena e la moglie ubriaca; perché probabilmente le dolomiti da sole creano un introito di denaro che manco la silicon Valley negli anni d’oro; e perché oggi in Italia purtroppo non si concepisce l’idea che possa esistere una cultura montana slegata dal turismo di massa. Vogliamo salvare le dolomiti? Allora con decisione e menefreghismo mettiamo in atto quelle misure che dimezzano l afflusso di turisti, e non solo quelle che “salvando l’ambiente” cercano pure allo stesso tempo di garantire l’arrivo in massa di valute estere, perché la realtà è brutta e scomoda ed è che le due cose sono conciliabili solo fino a un certo e limitatissimo punto. I soldi che si perderanno come conseguenza di queste misure che vengano reimmessi da papà stato per incentivare quei pochi che in montagna ci vogliono vivere davvero. Iniettare il sangue al malato non è mai stata la soluzione. Fra quindici anni, al posto di un milone di auto a benzina sui passi dolomitici avremo un milione di auto elettriche, e allora il dibattito passerà dal inquinamento all affollamento, per tacere del repellente mercato del lavoro/sfruttamento che si è sviluppato in montagna (e per tacere ancora di più sulla morte della stessa cultura dei paesi montani!) e il problema sarà stato affrontato solo a metà. 

  22. 7
    Giorgio Daidola says:

    Sono molto pessimista che le belle idee espresse nell’articolo possano essere realizzate. Solo aumenti proibitivi dei carburanti (siamo sulla buona strada) o altre toste pandemie (prevedibili)  potranno “dissuadere” o vietare l’uso di auto private, elettriche o meno, con ovvi benefici. Saranno insomma sempre le leggi dell’economia a prevalere. Oltre alla famosa legge di Carlo Cipolla sulla percentuale di stupidi superiore al 50 % fra gli umani, direi con picchi ben più alti fra i politici di ogni livello.

  23. 6
    CARLO BARBOLINI says:

    Che domande! Bici normale, certo non una Graziella. Le bici elettriche sarebbero da proibire sotto gli over 80

  24. 5
    Raffaele says:

    Per Carlo [1]: bici tradizionale o elettrica? 

  25. 4
    bruno telleschi says:

    Dunque ci sono più auto in Val d’Aosta (1711 x 1000 abitanti) e in Trentino-Alto Adige (1241) che a Roma (629), per esempio. Dunque le cattive abitudini non sono legate alle grandi città, ma ai piccoli centri che spesso di vantano di offrire una vita migliore agli abitanti. Si comprende allora che il problema principale non riguarda i turisti: la dispersione dei servizi sul territorio e la mancanza di trasporti pubblici trasforma gli indigeni in commessi viaggiatori.

  26. 3
    Matteo says:

    “Le immagini di piazzali saturi e di code ai passi, piu’che orrore snob, mi fanno pensare:ecco adesso in alta stagione  li spennano per bene e mettono denaro in cascina…Gli stessi luoghi , passato il periodo di pienone estivo o invernale , saranno semideserti…I montanari residenti nei mesi”morti” finalmente si godranno la montagna verace,…la co2 prodotta  in alcuni periodi e’ certamente un picco, poi avviene un contropicco..non passa o si ferma quasi nessuno e le piante sempreverdi rimediano… “
     
    Eggià…Albert hai dimenticato di dire che va tutto bene, il petrolio è infinito e il riscaldamento globale è una bufala inventata dai fanatici per minare il sistema capitalista.
    Peccato, anche come sparacazzate sei deludente!

  27. 2
    albert says:

     Anni  80, auto parcheggiata all’aperto  a Moena con meno 15 notturni , per mesi ,alimentazione con  benzina super rossa.Partenza mattutina ore 7:  serratura dura, porte incollate, vetri con cristalli da grattare  via se non coperti preventivamente al tramonto del dì prima  con panni o cartoni.  Starter  tirato fuori al massimo, gemito della batteria infreddolita..lungo cigolio e finalmente rombo di avvio. Alcuni minuti di riscaldamento e avanzata lenta  per rendere i vari lubrificanti -cambio e motore – piu’fluidi.Le autodiesel erano messe molto peggio.(nei mesi non invernali ..sempre bisogno di dare una riscaldata interna anche in piena estate  se sotto temporali o nuvole)Mi chiedo cosa ne sarebbe  di una auto o altromezzo  full electric lasciato nelle medesime condizioni a batteria caricata la sera prima  al 100% …se anche partisse, in quanti minuti si scaricherebbe per riscaldare l’interno al pari di un motore a super.(compromesso accettabile l’ibrido plug in)Tra l’altro motori a combustione interna usano solo un 25% del calore prodotto per spostarsi, il resto e’ dissipato in calore-meno male in inverno pure indirizzato dentro abitacolo- e produzione di energia elettrica per ricaricare la batteria e vincere gli attriti).Le immagini di piazzali saturi e di code ai passi, piu’che orrore snob, mi fanno pensare:ecco adesso in alta stagione  li spennano per bene e mettono denaro in cascina…emagari i turisti  dimassa si illudono di godere la wilderness.Invece e’solo un poco meglio del casino urbano in cui stanno il resto dei mesi. Gli stessi luoghi , passato il periodo di pienone estivo o invernale , saranno semideserti,rifugi ed alberghi solitari o a porte chiuse. I montanari residenti,loro sì, nei mesi”morti” finalmente si godranno la montagna verace, sia come natura che come relazioni umane tra residenti.La co2 prodotta  in alcuni periodi e’ certamente un picco, poi avviene un contropicco..non passa o si ferma quasi nessuno e le piante sempreverdi rimediano… un qualche Vaia permettendo.

  28. 1
    CARLO BARBOLINI says:

    Ero a Trento e faccio parte di quei due che sono andati al convegno con mezzi pubblici,   in autobus per l’andata e in treno per il ritorno ma l’eroe della giornata è stato il collega (mio buon amico) che ha fatto andata e ritorno in bicicletta da Bolzano con vento forte contrario al ritorno. Rimane un argomento interessante da sviluppare. 

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