Da un’intervista radiofonica che mi fecero nel 1995.
– Buongiorno a tutti e ben tornati a Cassetta per l’Estate, oggi dedicata alle montagne. In studio quest’oggi è Alessandro Gogna, alpinista, ciao, ben arrivato. Tu hai molto da raccontarci!
– Beh, potrei partire da lontano, da quando ero bambino. Ho 49 anni, molti li ho passati in montagna. Ho molto da raccontare, anche a me stesso, non solo agli ascoltatori.
– Esiste un diaframma da superare quando dalla semplice gioia di salire si passa al confronto con la montagna? Una scalata è cosa ben diversa da una gita.
– Ho superato un primo diaframma casualmente davanti a una grande manifesto, di quelli un tempo dipinti ed esposti nei paesini ad illustrazione dei sentieri. Quella mattina, a otto anni, ho avuto un’illuminazione, era ciò che avrei fatto per tutta la vita. Cioè camminare, camminare. Per scalare c’è un altro diaframma da superare, come hai detto. Ma prima devi capire che hai bisogno della natura, non di confrontarti; soprattutto vuoi vivere in quel mondo.
– Hai usato la parola illuminazione, che è quasi un’espressione da parabola biblica. Volevo chiederti se esiste una specie di religione della grande montagna, un rapporto quasi ancestrale con la vetta, i grandi silenzi e le profondità.
– Sì, credo di essere uno dei più coinvolti in questa religione. Altri vanno e fanno cose notevoli dal punto di vista sportivo e dell’avventura, ma non sono malati di religione. Per loro è uno sport, una competizione: non hanno bisogno della mistica di un tempio.
– Qual è stata la tua prima grande emozione?
– Quando ero bambino trascinavo il papà e la mamma, li portavo io. Dove? Sulle montagne della Valsugana, alle malghe, per vedere come facevano il formaggio, il latte… e comprare il burro che costava meno ed era più buono. Nel 1958/59 non c’era voglia di camminare, per un bambino non era facile. Devo rifarmi ad allora per avere le più grandi emozioni. Quando entravo in quei locali che sapevano di latte per me era una festa: ero disposto a camminare ore e ore, meglio se era più lontano.
– Eppure le grandi vette dell’Himalaya son quasi inodori, insapori. C’è il cielo, l’aria, la neve, non c’è la vita.
– È il diaframma che dicevi tu. Subentra la voglia di fare anche per gli altri. Questo toglie quell’odore, quella sensazione. Aggiunge altro, perché l’avventura ha un suo sapore. Ma non sono mai stato drogato di avventura. È il qualcosa in più che mi è servito, mi ha dato soddisfazioni, ma sempre in via secondaria.
– Quando si parla di montagna si parla di grandi sogni, di ambizioni: a volte sono anche grandi rischi…
– Il rischio è parte essenziale dell’alpinismo e della montagna. Lo sanno i montanari che non fanno alpinismo, lo sa il cacciatore di camosci, il contrabbandiere e lo sappiamo anche noi alpinisti. Il modo migliore per correre meno rischi è l’agire sempre pienamente in equilibrio con se stessi. La montagna non perdona i disequilibrati. Seduti in città ci si può tranquillamente concentrare su altro, in montagna bisogna esserci fino in fondo: quello è lo specchio del tuo equilibrio, per vivere fino in fondo quello che si sta facendo. L’hai scelto, non torni indietro. Se torni è per motivi contingenti, non perché dentro di te c’è qualcosa che ti spinge avanti e indietro. Tanto più se lo fai per professione. Per professione montagna non intendo solo guida alpina. Io scrivo, fotografo, edito. Un professionista deve avere ancora più equilibrio, per trasmettere quel tanto che si può a coloro che in montagna non sono mai stati e che hanno bisogno di un qualcosa di più spazioso nella vita quotidiana. Un sogno ci dev’essere per tutti.
Il Piz dla Vugia nella foschia
– L’ora di canzoni che avete ascoltato finora è stata selezionata da Alessandro Gogna. Con lui abbiamo parlato di montagne, di vette, di arrampicate, ma quello che abbiamo sentito finora è grande rock, rock di più di una generazione. Sembra difficile associare il rock alle montagne. Forse la montagna è grande silenzio…
– Ho visto qualcuno ascoltare musica camminando o anche correndo: è quasi di moda fare questo sport in montagna con pantaloncini corti, canottiera, scarpe ginniche e il walkman. Non danno fastidio a nessuno.
– Lontano dalle montagne, di rock ne hai ascoltato?
– Mi è più facile ascoltare musica scrivendo.
– Scrivi libri per tutti quelli che amano la montagna?
– In passato ho scritto due libri autobiografici per riferire le mie esperienze alpinistiche. Oggi però racconto altro. Vorrei riuscire con piccoli mezzi di scrittore a far sognare dei lettori. Non so se riuscirò, ma questo è lo scopo di una collana che ho messo in cantiere: otto volumi sulle Alpi, in otto anni.
– Parlaci di questo vostro progetto editoriale.
– Si chiama Grandi Spazi delle Alpi. Ciascun volume ha 30 capitoli per illustrare altrettante zone con testo e foto panoramiche. L’itinerario non è raggiungere una cima o un rifugio, ma il punto di visione panoramica. Una cosa nuova, esaltante, faticosa. Ognuno dei 240 itinerari ci costa un impegno tremendo. Il nostro peggior nemico non è il cattivo tempo: peggio è la foschia che, anche in alta montagna, è sempre più frequente. La foschia c’è sempre stata… ma ora imperversa. Nel testo cerco di condensare i miei anni di montagna, un lungo viaggio tra sogno e realtà. Ricordo il giudizio di uno di Lotta Continua, “ma tu sei in fuga dalla realtà”. Al tempo, mi aveva quasi convinto.
– Si può fuggire dalla realtà, è più difficile fuggire da se stessi. Con le poche distrazioni che offre la montagna ci ritroviamo sempre con noi stessi…
– Certo, e poi è questione anche di destino. Siamo qui, non in Bosnia: questo è destino. Perché “fuga”? Dovremmo andare tutti là? La realtà è questa. Ognuno ha la sua realtà, se ha delle cose da dire o da fare per gli altri, dica e faccia: se no, stia zitto. Io sento che ho da dire e se qualcuno mi chiede, parlo.
– Potremmo andare oltre, ma dobbiamo congedarci. L’augurio è che gli ascoltatori si avvicinino alle montagne con questa musica scelta da Alessandro Gogna e poi usino i suoi libri per salirle. Ti volevo chiedere ancora: ti è rimasto un sogno nel cuore, un rammarico, un rimorso, qualcosa che vorresti ancora fare?
– No.
– Hai fatto tutto quello che volevi?
– No, ma non ho mai rimpianto né errori né quello che non ho potuto fare: ho sempre rimpiazzato con altri i sogni non realizzati. Meglio non avere fissazioni. – E noi non ci fisseremo nemmeno su questo, dobbiamo passare la linea. Ringraziamo Alessandro Gogna e gli auguriamo buon lavoro…
– … e poca foschia!
– Certo, questo prima di tutto! Ci risentiamo domani alle 14, ancora con Cassetta per l’Estate!
Nella foschia: Cima dei Preti e Monte Duranno. In primo piano Sassolungo di Cibiana e Sfornioi
. Foto: “madflyhalf”
postato il 2 giugno 2014
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.