Una fortuita scoperta
di Antonio Migheli
E’ una giornata limpida e assolata di novembre; con Mauro Pettigiani decidiamo di fare una lunga escursione per gli alpeggi sopra Condove nella zona del Colombardo, un magnifico altopiano che appare desolato solo a chi ha occhi, ma non sa vedere.
Mauro è un prestante settantenne, dal curriculum arrampicatorio di altissimo livello, quanto altrettanto campione di discrezione assoluta; cosa che lo rende sconosciuto ai più, non fosse che per la presenza di ormai storiche vie, massi o fessure “Pettigiani” disseminate in Val di Susa e dintorni.
A noi piace ogni tanto sostituire l’arrampicata con escursioni senza una meta precisa, “scrambling” come dicono gli inglesi. Così ci incamminiamo in direzione di una placconata alta su un crinale, già immaginando linee di salita. Ci accompagna Neve, la mia retriever di un paio d’anni, interessata soprattutto a seguire ogni traccia di animali selvatici e perciò assai indisciplinata.
La placconata si rivela per un montarozzo appoggiato; e quindi proseguiamo verso altre strutture rocciose, di cui l’altopiano è cosparso. La giornata è tersissima e l’arco alpino si delinea con una precisione da carta geografica. Le mandrie che annualmente salgono per la transumanza sono già ridiscese da varie settimane, per cui sono scomparsi anche gli scampanii estivi, e questa non è certo una zona da turismo di massa. Restiamo assorti ad ammirare il Tutto che ci circonda, in un silenzio totale, interrotto solo dallo stridio dei numerosi rapaci.
Decidiamo di scendere verso un crinale su cui spiccano le cuspidi di alcuni torrioni che s’immaginano solo dall’alto, ma non si lasciano vedere. Mentre cerchiamo di orientarci, Neve senza alcun preavviso si lancia giù fra due torrioni, evidentemente attratta da visioni di camosci che solo lei ha; e noi ci infiliamo nel ripido canalone erboso dietro di lei. Man mano che scendiamo restiamo incantati da ciò che si delinea ai nostri occhi: una conca verde, chiusa ai due lati, gremita di torrioni, di altezza la più varia e formanti strutture incredibili, a volte zoomorfe, altre antropomorfe. Là una signora col naso adunco, laggiù una specie di prua di vascello, alla sinistra aquile di pietra… mentre aquile vere ci volteggiano sulla testa, allertate dalla nostra presenza. Nessuno di noi conosceva quel posto e ci chiediamo come sia possibile che un’intera conca non mostri tracce di presenza umana. Scendiamo per traversi esposti e ripidi prati, e io quasi rinnego Neve, che -scorgendomi in difficoltà- opportunisticamente mi abbandona per seguire Mauro che si muove leggero come uno stambecco. In qualche maniera riusciamo a intuire dove ci troviamo e infatti uscendo dalla conca incrociamo un sentiero che ci riporta in mezz’oretta al luogo di partenza.
Appena rientrati a casa, inizia la ricerca sulle mappe di cosa potrebbe essere quel luogo incantato… e lo individuiamo come “Le Scalancie”. Per tutto l’inverno pensiamo alla nostra conca e ai suoi torrioni, troppo belli per non essere saliti. E così a giugno di quest’anno ci torniamo, con l’intenzione di aprire una via che, sfruttando la vicinanza tra alcuni torrioni, consenta di risalire l’intera conca fino alla sua sommità. Non voglio spargere lacrime di coccodrillo, ma fino al momento di piantare il primo spit siamo rimasti nel dubbio se fosse giusto quel che stavamo per fare, o se non sarebbe stato meglio non chiodare, non divulgare, tenerci la conca tutta per noi. Credo che molti apritori di vie in luoghi sconosciuti si siano posti queste domande; non so quanti abbiano avuto il coraggio di rinunciare.
Noi alla fine la via l’abbiamo aperta e non ce ne siamo pentiti. E questa è la descrizione.
Su-per Scalancia
380 m, 6b max, 6a obbligatorio
Via aperta dal basso da Mauro Pettigiani e Antonio Migheli fra giugno e luglio 2025.
Via in ambiente grandioso e solitario, che si sviluppa su cinque contrafforti e alterna tratti sportivi ad altri dal carattere alpinistico. Utili friend da micro a 2 BD e vari rinvii allungabili.
La conca delle Scalancie con i suoi torrioni è un luogo rimasto incredibilmente ignoto agli arrampicatori ed è assai poco frequentato anche dagli escursionisti. La sua scarsa notorietà è probabilmente legata al fatto che la conca è ben visibile solo dal fondovalle all’altezza di Condove, oppure da Frassinere. Risalendo verso il Colombardo essa rimane costantemente nascosta; i pochi itinerari escursionistici che la descrivono si limitano a costeggiarla dall’alto, lungo il suo versante orientale. Al contrario, sono pressoché inesistenti – e comunque non segnalati – dei sentieri che la attraversino al suo interno.
Al di là della sua stupefacente bellezza e delle condizioni selvagge in cui si presenta, la conca rappresenta un piccolo potenziale gioiello dal punto di vista arrampicatorio. Decine di torrioni si ergono al suo interno, con le più varie conformazioni. La roccia è un serpentino molto rugoso e lavorato, mediamente assai sano. Il lichene, inevitabile presenza in questi contesti, è comunque discreto e non disturba la progressione. La vicinanza dei torrioni consente interessanti concatenamenti; quello che presentiamo unisce cinque strutture, per un totale di quasi 400 m di sviluppo.
Avvicinamento
Da Condove, superare Mocchie e proseguire lungo la strada per Frassinere; subito dopo il ponte sul rio Puta svoltare a destra e prendere la ripida strada comunale Colle dell’Alpe per il Colombardo. Superare la borgata Prato del Rio e al bivio per il Sacrario Vaccherezza restare sulla strada principale che sale verso destra. Seguire la sterrata (in mediocri condizioni, ma al momento percorribile anche con un’auto bassa) sino alla curva dell’Alpe Gighé 1670 m, cartello indicatore), dove si lascia l’auto. Consigliabile imbragarsi prima di iniziare l’avvicinamento a piedi, e comunque non lasciare nulla all’attacco.
Attraversare il torrente e salire la breve rampa che porta all’alpeggio. Superarlo, risalire il costone di alcuni metri, quindi seguire verso destra una traccia che transita sotto un casolare e continua a mezza costa per qualche centinaio di metri. Superare le cuspidi di due torrioni ben visibili sul margine destro del sentiero e dopo un ulteriore breve tratto in leggera salita affacciarsi nella bellissima conca delle Scalancie, caratterizzata da un susseguirsi di torrioni inframmezzati a terreni prativi, canali erbosi e pietraie. Seguire la traccia che attraversa la conca da ovest a est in lieve discesa, fino a raggiungere la base del primo torrione, da cui attacca la via (circa 30 minuti dall’auto; numerosi bolli rossi e qualche ometto lungo il percorso).
Descrizione
L1 salire il magnifico muro tecnico a microtacche fino a sostare subito dopo un tettino (15 m, 6a+).
L2 salire in senso ascendente verso destra la splendida placca lavorata, quindi risalire il muro verticale fessurato, superare un breve risalto e sostare all’apice del torrione (35 m, 6a+). Superare la selletta e scendere per una ventina di metri fino alla base di una breve placca (bolli rossi, cordino su clessidra alla base).
L3 risalire la bellissima placca lavorata, ribaltarsi su cengia erbosa e sostare contro il risalto prospiciente (20 m, 5a). Risalire verso sinistra per quasi sessanta metri il ripido prato (bolli rossi), fino a raggiungere la base del torrione sovrastante e reperire l’attacco all’altezza di una placca nerastra.
L4 salire il difficile muro solcato da fessure orizzontali, superare una breve rampa abbattuta e sostare alla base di uno strapiombo (20 m, 6b).
L5 traversare leggermente verso sinistra e vincere lo strapiombino con difficile passo di ristabilimento, quindi proseguire su bella placca lavorata, superare un tettino e una stretta cengia erbosa e sostare (25 m, 6a+).
L6 salire la bella placca fessurata, quindi superare un delicato ribaltamento e un breve muretto, attraversare la stretta cengia e sostare (25 m, 6a).
L7 alzarsi con passo sbilanciante sulla rampa, quindi superare bei risalti di roccia molto lavorata, traversare verso destra tenendosi bassi sulla placca abbattuta e sostare (20 m, 5c).
L8 proseguire verso destra e attaccare la bellissima placca fessurata fino a sosta in una nicchia (20 m, 5b). Scendere il canalino erboso per una ventina di metri fino al punto più basso del torrione (bolli rossi).
L9 risalire una serie di risalti di roccia molto lavorata, quindi traversare verso destra su tratto più facile con chiodatura distanziata, fino a sosta (30 m, 5c).
L10 alzarsi su facili risalti sprotetti, aggirare uno spigolo e salire la breve placca finale fino alla cresta (20 m, 5b; far saltare la corda prima della placca per evitare attriti). Seguire la crestina rocciosa per una decina di metri (spit), poi scendere nel canale erboso per una ventina di metri, fino a reperire l’attacco della via, alla base di un sistema di diedri (freccia e bolli rossi).
L11 alzarsi su un pilastrino e attaccare il primo diedro dopo difficile passo di ristabilimento; al termine del diedro traversare brevemente a sinistra, ribaltarsi su placca delicata e salire il successivo impegnativo diedro leggermente strapiombante, fino a uscirne sulla destra con passo delicato e raggiungere la sosta aerea (15 m, 6b continuo, tiro chiave della via).
L12 seguire l’esposto traverso verso destra restando bassi, quindi salire una serie di risalti verticali con passo molto delicato in placca, alzarsi su facile rampa lichenata e sostare alla base di una nicchia (25 m, 5c, un passo 6a+).
L13 portarsi sotto il punto debole dello strapiombo (presente un friend incastrato) e superarlo con passo atletico, alzandosi su uno spuntone di roccia; seguire brevemente la bellissima lama e proseguire verso destra su due magnifici muri verticali lavorati a fessure orizzontali, fino a sosta (40 m, 6a+).
L14 superare dei facili risalti, poi salire un bel muro lavorato, uscirne proseguendo sul filo abbattuto della cresta, superare un primo risalto a grosse prese, quindi un secondo risalto con passo difficile di ristabilimento su placca, fino a sosta (40 m, 5c, un passo 6a).
L15 passare sotto il filo di cresta in costante esposizione, fino a sosta finale su spit singolo (30 m, II, bollo rosso alla sosta).
Discesa
Possibili, ma sconsigliate, sia le calate sulla via sia la discesa lungo i ripidi canali erbosi che costeggiano i vari torrioni.
Preferibile (numerosi bolli rossi lungo il percorso) risalire il pendio prospiciente l’uscita della via e reperire una labile traccia di sentiero che si segue verso sinistra, fino ad affacciarsi sull’altopiano. Attraversare alcuni tratti di pietraia puntando verso nord, fino a incrociare il sentiero per il colle degli Astesiani; seguirlo verso sinistra, fino a raggiungere all’altezza dell’Alpe del Rat Vecchio (m. 1913 s.l.m., fontana) la sterrata per il Colombardo, e percorrerla in discesa, rientrando all’alpe Gighé (circa 70 min). E’ anche possibile accorciare sensibilmente i tempi, intercettando prima di raggiungere l’Alpe del Rat Vecchio una traccia mal segnata che unisce i vari alpeggi del Rat.
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Vorrei poter commentare il fatto che è vero che è pieno di fix, vorrei altrettanto stigmatizzare al meglio il significato di Scrambling oltre al fatto che le vie sono troppo corte, lunghe, facili o difficili ma davvero non mi esce null’altro che dire : Andate e fate ! Ognuno con la propria etica e con la propria molla in modo che quelli che oggi criticate possano fare altrettanto con voi.
W gli infissi geotecnici.
Chi li denigra e poi li usa deve essere messo alla Gogna.
Scrambling:
Trips that involve off-trail travel, usually to a summit.
Alpine Scrambles:
Alpine scrambles are off-trail trips usually to a summit that often require travel on steep snow slopes and/or rocky summit blocks and talus slopes. Traveling off-trail is inherently more challenging due to route-finding, which is why wilderness navigation is a required skill before joining these outings.
https://www.mountaineers.org/activities/activity-overviews/scrambling
Da noi, il benemerito Giorgio Madinelli l’ha ritradotto in greppismo:
https://www.mountainblog.it/redazionale/il-senso-dellavventura-per-giorgio-madinelli/
“Però se andate a dire ad un inglese che andate a fare scrambling con il trapano attaccato alla cintura ( e i fix ogni mezzo metro) vi inchiappetta” [Poli]
“Una salita come quella descritta, con tanto di uso di spit, non e certo scrambling.” [Bonsignore]
Certo che c’è qualcuno che ha serie difficoltà nella comprensione dei testi o un deficit di attenzione elevatissimo…
“A noi piace ogni tanto sostituire l’arrampicata con escursioni senza una meta precisa, “scrambling” … Così ci incamminiamo in direzione di una placconata …La placconata si rivela per un montarozzo appoggiato; e quindi proseguiamo verso altre strutture rocciose…Decidiamo di scendere verso un crinale … Man mano che scendiamo restiamo incantati da ciò che si delinea ai nostri occhi…Nessuno di noi conosceva quel posto … Scendiamo per traversi esposti e ripidi …In qualche maniera riusciamo a intuire dove ci troviamo”
“Appena rientrati a casa, inizia la ricerca sulle mappe di cosa potrebbe essere quel luogo incantato… Per tutto l’inverno pensiamo alla nostra conca e ai suoi torrioni, troppo belli per non essere saliti. E così a giugno di quest’anno ci torniamo”
2 e 10
Ma è così difficile leggere per intero un testo? Dove avrebbe scritto Migheli che lo scrambling è l’apertura della via?
Dai fate uno sforzo.
E adesso attendo il commento di Massimo.
Tutto bene, ma scrambling in inglese, è più specificatamente in gergo alpinistico, non significa affatto andare a spasso senza una meta precisa. Definisce invece il punto di passaggio tra l ‘escursionismo e l’ arrampicata, quando è necessario cominciare a usare le mani. Una salita come quella descritta, con tanto di uso di spit, non e certo scrambling.
Da Antonio a Antonio davvero complimenti per lo scrigno trovato abbandonato e nascosto , le foto rendono bene la scoperta e il tiro 11deve essere davvero bello …peccato non aver più 30 anni !
P.s. non ti far imbrigliare nelle provocazioni della rete.
P.s2 magari l’infestazione si limitasse al blog!
Chang, questo blog è infestato di sboroni attempati e revanscisti del cazzutismo alpino, tutti schierati a gridare allo scandalo quando vedono uno spit. Poi li ritrovi, quelli di loro che ancora arrampicano, a salire e ad appendersi sulle vie a spit, e a divertirsi pure. Così va questo strano micromondo: noi a chiodare, loro a rompere i coglioni.
6. Se quella di 4 era una battuta, faceva cagare.
Ma va? Chang, ci hai proprio illuminati.
@4 sarà inestetica, ma se ne va con la prima pioggia, non è altro che polvere di serpentino estratta dalle trapanate.
L’inestetica polvere bianca, che si può notare in alcune foto, cos’è? Cocaina in dosi massicce?
Fix ormai anche al cesso, ovunque…
Si va bene, bravi bis…..
Però se andate a dire ad un inglese che andate a fare scrambling con il trapano attaccato alla cintura ( e i fix ogni mezzo metro) vi inchiappetta.
Complimenti Antonio!