Usi dell’erotico: l’erotico come potere

Usi dell’erotico: l’erotico come potere
di Audre Lorde
(documento consegnato alla quarta conferenza del Berkshire sulla storia delle donne, Mount Holyoke College, 25 agosto 1978. Pubblicato come opuscolo da Out Out Books (disponibile in The Crossing Press).
(traduzione di Petra Gogna)

Ci sono molti tipi di potere, usato e inutilizzato, riconosciuto o meno. L’erotico è una risorsa dentro ognuno di noi che risiede in un piano profondamente femminile e spirituale, saldamente radicato nel potere del nostro sentimento inespresso o non riconosciuto. Per perpetuarsi, ogni oppressione deve corrompere o distorcere quelle varie fonti di potere all’interno della cultura degli oppressi che possono fornire energia per il cambiamento. Per le donne, questo ha significato la soppressione dell’erotico come fonte considerata di potere e di informazione all’interno delle nostre vite.

Ci è stato insegnato a sospettare di questa risorsa, diffamata, abusata e svalutata all’interno della società occidentale. Da un lato, l’erotismo superficiale è stato incoraggiato come segno di inferiorità femminile; d’altra parte, le donne sono state fatte soffrire e sentire insieme spregevoli e sospette in virtù della loro esistenza.

È un breve passo da lì alla falsa convinzione che solo sopprimendo l’erotico nelle nostre vite e nella nostra coscienza le donne possono essere veramente forti. Ma quella forza è illusoria, perché è modellata nel contesto di modelli maschili di potere.

Come donne, siamo arrivate a diffidare di quel potere che nasce dalla nostra conoscenza più profonda e irrazionale. Siamo state messe in guardia contro di essa per tutta la vita dal mondo maschile, che apprezza abbastanza questa profondità del sentimento da mantenere le donne in giro per esercitarla al servizio degli uomini, ma che teme troppo questa stessa profondità per esaminarne le possibilità dentro di sé. Quindi le donne vengono mantenute in una posizione distante/inferiore per essere munte psichicamente, più o meno allo stesso modo in cui le formiche mantengono colonie di afidi per fornire una sostanza vitale ai loro padroni.

Ma l’erotico offre un pozzo di forza ricostituente e provocatoria alla donna che non teme la sua rivelazione, né soccombe alla convinzione che la sensazione sia sufficiente.

L’erotico è stato spesso chiamato in causa erroneamente dagli uomini e usato contro le donne. È stato trasformato in sensazione confusa, banale, psicotica, plastificata. Per questo motivo ci siamo spesso allontanati dall’esplorazione e dalla considerazione dell’erotico come fonte di potere e di informazione, confondendolo con il suo opposto, il pornografico. Ma la pornografia è una negazione diretta del potere dell’erotico, poiché rappresenta la soppressione del vero sentimento. La pornografia enfatizza la sensazione senza sentimento.

L’erotico è una misura tra l’inizio del nostro senso di sé e il caos dei nostri sentimenti più forti. È un senso di soddisfazione interiore a cui, una volta sperimentato, sappiamo di poter aspirare. Poiché aver sperimentato la pienezza di questa profondità di sentimento e aver riconosciuto la sua potenza, per onore e per rispetto del sé, non possiamo chiedere di meno a noi stessi.

Non è mai facile pretendere il massimo da noi stessi, dalle nostre vite, dal nostro lavoro. Incoraggiare l’eccellenza significa andare oltre la mediocrità che viene incoraggiata dalla nostra società. Ma cedere alla paura di sentire e lavorare al massimo è un lusso che solo i non intenzionali possono permettersi, e i non intenzionali sono coloro che non desiderano guidare il proprio destino.

Il Bacio, di Gustav Klimt

Questa esigenza interna verso l’eccellenza che impariamo dall’erotico non deve essere fraintesa come esigere l’impossibile da noi stessi o dagli altri. Una tale richiesta rende incapace chiunque nel processo. Perché l’erotico non è solo una questione di ciò che facciamo; è una questione di quanto profondamente e pienamente possiamo sentire nel fare. Una volta che sappiamo fino a che punto siamo in grado di provare quel senso di soddisfazione e completamento, allora possiamo osservare quale dei nostri vari sforzi di vita ci avvicina di più a quella pienezza.

Lo scopo di ogni cosa che facciamo è rendere la nostra vita e quella dei nostri figli più ricca e migliore. All’interno della celebrazione dell’erotismo in tutti i nostri sforzi, il mio lavoro diventa una decisione consapevole – un letto desiderato in cui entro con gratitudine e da cui mi alzo rafforzato.

Naturalmente, le donne così potenti sono pericolose. Quindi ci viene insegnato a separare la necessità erotica dalle aree più vitali della nostra vita diverse dal sesso. E il disinteresse verso la radice erotica e le soddisfazioni del nostro lavoro si fa sentire nella nostra insoddisfazione rispetto a così tanto di quello che facciamo. Ad esempio, quante volte amiamo veramente il nostro lavoro anche nei momenti più difficili?

L’orrore principale di qualsiasi sistema che definisca il bene in termini di profitto, piuttosto che in termini di bisogno umano, o che definisca il bisogno umano escludendo le componenti psichiche ed emotive di quel bisogno — l’orrore principale di un tale sistema è che esso priva il nostro lavoro del suo valore erotico, del suo potere erotico, del fascino e della realizzazione della vita. Un tale sistema riduce il lavoro a una parodia del necessario, un dovere con il quale guadagniamo il pane o l’oblio per noi stessi e per coloro che amiamo. Ma questo equivale ad accecare un pittore e poi dirgli di migliorare il suo lavoro e di godersi l’atto di dipingere. Non solo è quasi impossibile, è anche profondamente crudele.

Come donne, dobbiamo esaminare i modi in cui il nostro mondo può essere veramente diverso. Parlo qui della necessità di rivalutare la qualità di tutti gli aspetti della nostra vita e del nostro lavoro, e di come ci muoviamo verso e attraverso di essi.

La stessa parola “erotico” deriva dalla parola greca eros, la personificazione dell’amore in tutti i suoi aspetti – nata dal Caos e personificazione del potere creativo e dell’armonia. Quando parlo dell’erotico, allora, ne parlo come un’affermazione della forza vitale delle donne; di quell’energia creativa potenziata, la conoscenza e l’uso di cui ora stiamo reclamando nella nostra lingua, nella nostra storia, nella nostra danza, nel nostro amore, nel nostro lavoro, nelle nostre vite.

Ci sono frequenti tentativi di equiparare la pornografia all’erotismo, due usi diametralmente opposti del sessuale. A causa di questi tentativi, è diventato di moda separare lo spirituale (psichico ed emotivo) dal politico, vedendoli come contraddittori o antitetici. “Cosa intendi per rivoluzionario poetico, pistolero meditante?” Allo stesso modo, abbiamo cercato di separare lo spirituale dall’erotico, riducendo così lo spirituale a un mondo affettivo appiattito, un mondo dell’asceta che aspira a non sentire niente. Ma niente è più lontano dalla verità. Perché la posizione ascetica è una delle paure più alte, l’immobilità più grave. La severa astinenza dell’asceta diventa l’ossessione dominante. Non di autodisciplina, ma bensì di abnegazione.

Falsa è anche la dicotomia tra spirituale e politico, risultante da un’attenzione incompleta alla nostra conoscenza erotica. Perché il ponte che li collega è formato dall’erotico — il sensuale — quelle espressioni fisiche, emotive e psichiche di ciò che è di più profondo, più forte e più ricco in ognuno di noi, sono condivise: le passioni dell’amore, nei suoi significati più profondi.

Al di là del superficiale, la frase seguente, “Mi sembra giusto” (“It feels right to me”), riconosce la forza dell’erotico in una vera conoscenza, poiché ciò che significa è la prima e più potente luce guida verso qualsiasi comprensione. E la comprensione è un’ancella che può solo attendere, o chiarire, quella conoscenza, nata in profondità. L’erotico è il nutrice o la balia di tutta la nostra conoscenza più profonda.

L’erotismo funziona per me in diversi modi, e il primo è quello di fornire il potere che deriva dalla condivisione profonda di qualsiasi ricerca con un’altra persona. La condivisione della gioia, fisica, emotiva, psichica o intellettuale, forma un ponte tra chi condivide che può essere la base per comprendere molto di ciò che tra loro non è condiviso e ridurre la minaccia della loro differenza.

Un altro modo importante in cui funziona la connessione erotica è la sottolineatura aperta e senza paura della mia capacità di conoscere la gioia. Nel modo in cui il mio corpo tende verso la musica e si apre alla risposta, ascoltando i suoi ritmi più profondi, così ogni livello sul quale percepisco apre a sua volta all’esperienza eroticamente soddisfacente, che si tratti di ballare, costruire una libreria, scrivere una poesia, esaminare un’ idea .

Quella connessione con se stessi condivisa è una misura della gioia che so di essere capace di provare, un promemoria della mia capacità di sentire. E quella conoscenza profonda e insostituibile della mia capacità di gioia arriva ad esigere da tutta la mia vita che sia vissuta nella consapevolezza che tale soddisfazione è possibile, e non deve essere chiamata matrimonio, né dio, né vita ultraterrena.

Questo è uno dei motivi per cui l’erotico è così temuto, e così spesso relegato nella sola camera da letto, quando viene riconosciuto. Perché una volta che cominciamo a sentire profondamente tutti gli aspetti della nostra vita, cominciamo a pretendere da noi stessi e dalle nostre attività di vita che si sentano in accordo con quella gioia di cui sappiamo di essere capaci. La nostra conoscenza erotica ci rafforza, diventa una lente attraverso la quale esaminiamo tutti gli aspetti della nostra esistenza, costringendoci a valutare quegli aspetti onestamente in termini del loro significato relativo all’interno delle nostre vite. E questa è una grave responsabilità, proiettata dall’interno di ciascuno di noi, di non accontentarsi del conveniente, dello scadente, del convenzionalmente atteso, né del meramente sicuro.

Durante la seconda guerra mondiale, abbiamo acquistato pacchetti di plastica sigillati di margarina bianca, non colorata, con una minuscola pallina di colore giallo intenso incastonata come un topazio all’interno della pelle purissima della borsa. Lasciavamo la margarina fuori per un po’ ad ammorbidirsi, quindi pizzicavamo la pallina per romperla all’interno del sacchetto, rilasciando il ricco giallo nella massa morbida e pallida della margarina. Quindi, prendendolo con cura tra le dita, lo impastavamo delicatamente avanti e indietro, ancora e ancora, fino a quando il colore non si era diffuso in tutta la busta di margarina da un chilo, colorandola accuratamente.

Trovo che l’erotismo sia un tale nocciolo dentro di me. Quando viene rilasciato dalla sua pallina intensa e ristretta, scorre e colora la mia vita con una sorta di energia che intensifica, sensibilizza e rafforza tutta la mia esperienza.

Siamo stati educati a temere il sì dentro di noi, le nostre voglie più profonde. Ma, una volta riconosciute, quelle che non migliorano il nostro futuro perdono il loro potere e possono essere modificate. La paura dei nostri desideri li mantiene sospetti e indiscriminatamente potenti, perché sopprimere qualsiasi verità significa darle forza oltre ogni sopportazione. La paura di non poter crescere oltre le varie distorsioni che possiamo trovare dentro di noi ci mantiene docili, leali e obbedienti, definite esternamente e ci porta ad accettare molti aspetti della nostra oppressione come donne.

Quando viviamo fuori di noi stesse, e con questo intendo solo in base a direttive esterne piuttosto che in base alle nostre conoscenze e bisogni interiori, quando viviamo lontano da quelle guide erotiche che provengono da noi stessi, allora le nostre vite sono limitate da forme esterne ed estranee, e ci conformiamo ai bisogni di una struttura che non si basa sui bisogni umani, per non parlare di quelli individuali. Ma quando iniziamo a vivere dall’interno verso l’esterno, in contatto con il potere dell’erotico dentro di noi, e permettendo a quel potere di informare e illuminare le nostre azioni sul mondo che ci circonda, allora iniziamo a essere responsabili verso noi stessi nel senso più profondo. Poiché quando iniziamo a riconoscere i nostri sentimenti più profondi, cominciamo a rinunciare, necessariamente, ad accontentarci della sofferenza e dell’autonegazione, così come del torpore che spesso sembra la loro unica alternativa nella nostra società.

In contatto con l’erotico, divento meno disposta ad accettare l’impotenza, o quegli altri stati d’essere già forniti, che non sono nativi per me, come la rassegnazione, la disperazione, l’annullamento di sé, la depressione, l’abnegazione.

E sì, c’è una gerarchia. C’è una differenza tra dipingere una staccionata e scrivere una poesia, ma solo una differenza di quantità. E non c’è, per me, alcuna differenza tra scrivere una bella poesia e muovermi alla luce del sole sul corpo di una donna che amo.

Questo mi porta all’ultima considerazione dell’erotico. Condividere il potere dei sentimenti dell’altro è diverso dall’usare i sentimenti di un altro come useremmo un kleenex. Quando guardiamo dall’altra parte della nostra esperienza, erotica o meno, noi usiamo i sentimenti, piuttosto che condividerli, di coloro che partecipano all’esperienza con noi. E l’uso senza consenso di ciò che viene utilizzato è un abuso.

Per essere utilizzati, i nostri sentimenti erotici devono essere riconosciuti. Il bisogno di condividere sentimenti profondi è un bisogno umano. Ma all’interno della tradizione europeo-americana, questo bisogno è soddisfatto da certi incontri erotici proibiti. Queste occasioni sono quasi sempre caratterizzate da un simultaneo distogliere lo sguardo, dalla pretesa di chiamarle qualcos’altro, che si tratti di una religione, di un attacco, di una violenza di massa o persino di fare il dottore. E questa errata denominazione del bisogno e dell’azione dà origine a quella distorsione che si traduce in pornografia e oscenità: l’abuso del sentimento.

Quando distogliamo lo sguardo dall’importanza dell’erotismo nello sviluppo e nel sostentamento del nostro potere, o quando distogliamo lo sguardo da noi stessi mentre soddisfiamo i nostri bisogni erotici in concerto con gli altri, ci usiamo l’un l’altro come oggetti di soddisfazione piuttosto che condividere la nostra gioia nel soddisfare, piuttosto che fare connessione con le nostre somiglianze e le nostre differenze. Rifiutarsi di essere consapevoli di ciò che sentiamo in qualsiasi momento, per quanto possa sembrare a nostro agio, significa negare gran parte dell’esperienza e lasciarci ridurre al pornografico, all’abuso e all’assurdo.

L’erotico non può essere sentito di seconda mano. Come femminista lesbica nera, ho un sentimento, una conoscenza e una comprensione particolari per quelle sorelle con cui ho ballato duramente, giocato o persino combattuto. Questa profonda partecipazione è stata spesso il precursore di azioni concertate congiunte prima non possibili.

Ma questa carica erotica non è facilmente condivisa dalle donne che continuano ad operare secondo una tradizione esclusivamente maschile europea-americana. So che non era disponibile per me quando stavo cercando di adattare la mia coscienza a questo modo di vivere e di sentire.

Solo ora, trovo sempre più donne identificate come donne abbastanza coraggiose da rischiare di condividere la carica elettrica dell’erotismo senza dover distogliere lo sguardo e senza distorcere la natura enormemente potente e creativa di quello scambio. Riconoscere il potere dell’erotico nelle nostre vite può darci l’energia per perseguire un cambiamento genuino nel nostro mondo, piuttosto che accontentarci di un cambiamento di personaggi nello stesso dramma stanco.

Perché non solo tocchiamo la nostra fonte più profondamente creativa, ma facciamo ciò che è femminile e autoaffermativo di fronte a una società razzista, patriarcale e antierotica.

Documento in originale
Uses of the Erotic: The Erotic as Power*
* Paper delivered at the Fourth Berkshire Conference on the History of Women, Mount Holyoke College, August 25, 1978. Published as a pamphlet by Out Out Books (available from The Crossing Press).

There are many kinds of power, used and unused, acknowl-edged or otherwise. The erotic is a resource within each of us that lies in a deeply female and spiritual plane, firmly rooted in the power of our unexpressed or unrecognized feeling. In order to perpetuate itself, every oppression must corrupt or distort those various sources of power within the culture of the oppressed that can provide energy for change. For women, this has meant a suppression of the erotic as a considered source of power and information within our lives.

We have been taught to suspect this resource, vilified, abused, and devalued within western society. On the one hand, the superficially erotic has been encouraged as a sign of female inferiority; on the other hand, women have been made to suffer and to feel both contemptible and suspect by virtue of its existence.

It is a short step from there to the false belief that only by the suppression of the erotic within our lives and consciousness can women be truly strong. But that strength is illusory, for it is fashioned within the context of male models of power.

As women, we have come to distrust that power which rises from our deepest and nonrational knowledge. We have been warned against it all our lives by the male world, which values this depth of feeling enough to keep women around in order to exercise it in the service of men, but which fears this same depth too much to examine the possibilities of it within themselves. So women are maintained at a distant/inferior position to be psychically milked, much the same way ants maintain colonies of aphids to provide a life-giving substance for their masters.

But the erotic offers a well of replenishing and provocative force to the woman who does not fear its revelation, nor suc-cumb to the belief that sensation is enough.

The erotic has often been misnamed by men and used against women. It has been made into the confused, the trivial, the psychotic, the plasticized sensation. For this reason, we have often turned away from the exploration and consideration of the erotic as a source of power and information, confusing it with its opposite, the pornographic. But pornography is a direct denial of the power of the erotic, for it represents the suppression of true feeling. Pornography emphasizes sensation without feeling.

The erotic is a measure between the beginnings of our sense of self and the chaos of our strongest feelings. It is an internal sense of satisfaction to which, once we have experienced it, we know we can aspire. For having experienced the fullness of this depth of feeling and recognizing its power, in honor and self-respect we can require no less of ourselves.

It is never easy to demand the most from ourselves, from our lives, from our work. To encourage excellence is to go beyond the encouraged mediocrity of our society is to encourage excellence. But giving in to the fear of feeling and working to capacity is a luxury only the unintentional can afford, and the unintentional are those who do not wish to guide their own destinies.

This internal requirement toward excellence which we learn from the erotic must not be misconstrued as demanding the impossible from ourselves nor from others. Such a demand incapacitates everyone in the process. For the erotic is not a question only of what we do; it is a question of how acutely and fully we can feel in the doing. Once we know the extent to which we are capable of feeling that sense of satisfaction and completion, we can then observe which of our various life endeavors bring us closest to that fullness.

The aim of each thing which we do is to make our lives and the lives of our children richer and more possible* Within the celebration of the erotic in all our endeavors, my work becomes a conscious decision — a longed-for bed which I enter gratefully and from which I rise up empowered.

Of course, women so empowered are dangerous. So we are taught to separate the erotic demand from most vital areas of our lives other than sex. And the lack of concern for the erotic root and satisfactions of our work is felt in our disaffection from so much of what we do. For instance, how often do we truly love our work even at its most difficult?

The principal horror of any system which defines the good in terms of profit rather than in terms of human need, or which defines human need to the exclusion of the psychic and emotional components of that need — the principal horror of such a system is that it robs our work of its erotic value, its erotic power and life appeal and fulfillment. Such a system reduces work to a travesty of necessities, a duty by which we earn bread or oblivion for ourselves and those we love. But this is tantamount to blinding a painter and then telling her to improve her work, and to enjoy the act of painting. It is not only next to impossible, it is also profoundly cruel.

As women, we need to examine the ways in which our world can be truly different. I am speaking here of the necessity for reassessing the quality of all the aspects of our lives and of our work, and of how we move toward and through them.

The very word erotic comes from the Greek word eros, the personification of love in all its aspects — born of Chaos, and personifying creative power and harmony. When I speak of the erotic, then, I speak of it as an assertion of the lifeforce of women; of that creative energy empowered, the knowledge and use of which we are now reclaiming in our language, our history, our dancing, our loving, our work, our lives.

There are frequent attempts to equate pornography and eroticism, two diametrically opposed uses of the sexual. Because of these attempts, it has become fashionable to separate the spiritual (psychic and emotional) from the political, to see them as contradictory or antithetical. “What do you mean, a poetic revolutionary, a meditating gunrunner?* In the same way, we have attempted to separate the spiritual and the erotic, thereby reducing the spiritual to a world of flattened affect, a world of the ascetic who aspires to feel nothing. But nothing is farther from the truth. For the ascetic position is one of the highest fear, the gravest immobility. The severe abstinence of the ascetic becomes the ruling obsession. And it is one not of self-discipline but of self-abnegation.

The dichotomy between the spiritual and the political is also false, resulting from an incomplete attention to our erotic knowledge. For the bridge which connects them is formed by the erotic — the sensual — those physical, emotional, and psychic expressions of what is deepest and strongest and richest within each of us, being shared: the passions of love, in its deepest meanings.

Beyond the superficial, the considered phrase, “It feels right to me,” acknowledges the strength of the erotic into a true knowledge, for what that means is the first and most powerful guiding light toward any understanding. And understanding is a handmaiden which can only wait upon, or clarify, that knowledge, deeply born. The erotic is the nurturer or nursemaid of all our deepest knowledge.

The erotic functions for me in several ways, and the first is in providing the power which comes from sharing deeply any pursuit with another person. The sharing of joy, whether physical, emotional, psychic, or intellectual, forms a bridge between the sharers which can be the basis for understanding much of what is not shared between them, and lessens the threat of their difference.

Another important way in which the erotic connection functions is the open and fearless underlining of my capacity for joy. In the way my body stretches to music and opens into response, hearkening to its deepest rhythms, so every level upon which I sense also opens to the erotically satisfying experience, whether it is dancing, building a bookcase, writing a poem, examining an idea.

That self-connection shared is a measure of the joy which I know myself to be capable of feeling, a reminder of my capacity for feeling. And that deep and irreplaceable knowledge of my capacity for joy comes to demand from all of my life that it be lived within the knowledge that such satisfaction is possible, and does not have to be called marriage, nor god, nor an afterlife.

This is one reason why the erotic is so feared, and so often relegated to the bedroom alone, when it is recognized at all. For once we begin to feel deeply all the aspects of our lives, we begin to demand from ourselves and from our life-pursuits that they feel in accordance with that joy which we know ourselves to be capable of. Our erotic knowledge empowers us, becomes a lens through which we scrutinize all aspects of our existence, forcing us to evaluate those aspects honestly in terms of their relative meaning within our lives. And this is a grave responsibility, projected from within each of us, not to settle for the convenient, the shoddy, the conventionally expected, nor the merely safe.

During World War II, we bought sealed plastic packets of white, uncolored margarine, with a tiny, intense pellet of yellow coloring perched like a topaz just inside the clear skin of the bag. We would leave the margarine out for a while to soften, and then we would pinch the little pellet to break it inside the bag, releasing the rich yellowness into the soft pale mass of margarine. Then taking it carefully between our fingers, we would knead it gently back and forth, over and over, until the color had spread throughout the whole pound bag of margarine, thoroughly coloring it.

I find the erotic such a kernel within myself. When released from its intense and constrained pellet, it flows through and colors my life with a kind of energy that heightens and sensitizes and strengthens all my experience.

We have been raised to fear the yes within ourselves, our deepest cravings. But, once recognized, those which do not enhance our future lose their power and can be altered. The fear of our desires keeps them suspect and indiscriminately powerful, for to suppress any truth is to give it strength beyond endurance. The fear that we cannot grow beyond whatever distortions we may find within ourselves keeps us docile and loyal and obedient, externally defined, and leads us to accept many facets of our oppression as women.

When we live outside ourselves, and by that I mean on external directives only rather than from our internal knowledge and needs, when we live away from those erotic guides from within ourselves, then our lives are limited by external and alien forms, and we conform to the needs of a structure that is not based on human need, let alone an individual’s. But when we begin to live from within outward, in touch with the power of the erotic within ourselves, and allowing that power to inform and illuminate our actions upon the world around us, then we begin to be responsible to ourselves in the deepest sense. For as we begin to recognize our deepest feelings, we begin to give up, of necessity, being satisfied with suffering and self-negation, and with the numbness which so often seems like their only alternative in our society. Our acts against oppression become integral with self, motivated and empowered from within.

In touch with the erotic, I become less willing to accept powerlessness, or those other supplied states of being which are not native to me, such as resignation, despair, self-effacement, depression, self-denial.

And yes, there is a hierarchy. There is a difference between painting a back fence and writing a poem, but only one of quantity. And there is, for me, no difference between writing a good poem and moving into sunlight against the body of a woman I love.

This brings me to the last consideration of the erotic. To share the power of each other’s feelings is different from using another’s feelings as we would use a kleenex. When we look the other way from our experience, erotic or otherwise, we use rather than share the feelings of those others who participate in the experience with us. And use without consent of the used is abuse.

In order to be utilized, our erotic feelings must be recognized. The need for sharing deep feeling is a human need. But within the european-american tradition, this need is satisfied by certain proscribed erotic comings-together. These occasions are almost always characterized by a simultaneous looking away, a pretense of calling them something else, whether a religion, a fit, mob violence, or even playing doctor. And this misnaming of the need and the deed give rise to that distortion which results in pornography and obscenity — the abuse of feeling.

When we look away from the importance of the erotic in the development and sustenance of our power, or when we look away from ourselves as we satisfy our erotic needs in concert with others, we use each other as objects of satisfaction rather than share our joy in the satisfying, rather than make connection with our similarities and our differences. To refuse to be conscious of what we are feeling at any time, however comfortable that might seem, is to deny a large part of the experience, and to allow ourselves to be reduced to the pornographic, the abused, and the absurd.

The erotic cannot be felt secondhand. As a Black lesbian feminist, I have a particular feeling, knowledge, and understanding for those sisters with whom I have danced hard, played, or even fought. This deep participation has often been the forerunner for joint concerted actions not possible before.

But this erotic charge is not easily shared by women who continue to operate under an exclusively european-american male tradition. I know it was not available to me when I was trying to adapt my consciousness to this mode of living and sensation.

Only now, I find more and more women-identified women brave enough to risk sharing the erotic’s electrical charge without having to look away, and without distorting the enormously powerful and creative nature of that exchange. Recognizing the power of the erotic within our lives can give us the energy to pursue genuine change within our world, rather than merely settling for a shift of characters in the same weary drama.

For not only do we touch our most profoundly creative source, but we do that which is female and self-affirming in the face of a racist, patriarchal, and anti-erotic society.


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Usi dell’erotico: l’erotico come potere ultima modifica: 2022-11-22T04:14:00+01:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Usi dell’erotico: l’erotico come potere”

  1. 3
    lorenzo merlo says:

    Questo è eros.
    Questoa è lotta.
    Questa è forza.
    Questo è assente nel femminismo.
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gianni_min__hebe_de_bonafini_una_madre_senza_compromessi/39602_48009/

  2. 2
    lorenzo merlo says:

    Le note di Audrie sarebbero banalità scontate in una società sana.
    Sono invece, in questa steroidizzata, controcorrente.
    Per questo tipo di voci era nato Totem e Tabù.

  3. 1
    lorenzo merlo says:

    È bellezza per me leggere questa negra e lesbica.
    Al centro c’é il sé e la verità che tutti possiamo imparare a spogliarlo dagli inquinamenti delle consuetudini così amate dai contabili della vita.
    Ho segnato i brani che volevo riportare qui, poi ho lasciato perdere erano troppi e ognuno scatenava considerazioni fondamentali per gli uomini, la politica, l’educazione, la bellezza, la società.
    Non è un caso – credo – non faccia cenno alla società. Chi esprime certe idee è consapevole che la rivoluzione è solo individuale e che la società di individui estetici, capaci di muoversi secondo sentire è necessariamente differente da quella composta da benpensanti ragionevoli, il cui picco d’acume si chiama buon senso.
    Muoversi inetti a sentire il proprio eros, necessariamente si è destinati a fare passacarte, passaidee, trait d’union di catene altrui. Si è destinati a coltivare il thanatos, quella via opposta alla “pienezza”. Ad attribuire responsabilità, a cercare la conoscenza fuori senza avvedersi che essa è dentro noi. Ad attribuire potere per essersi sottomessi a mondane scale gerarchiche. A delegare lasciando che altri sfruttino il nostro spirito energia e dignità.
    Il potere erotico  citato da Audre non è altro che il potere che naturalmente esce da qualunque uomo centrato su sé, emancipato dai vincoli effimeri che il potere di altri ci impone.
    Grazie Petra.

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