Venti anni di sfiga

Una vita d’alpinismo – 106 – Vent’anni di sfiga (AG 1982-002)

Ero impegnato nella stesura di Mezzogiorno di Pietra, sommerso da centinaia di appunti, rimandi e altre scartoffie, con la solita pretesa di ricercare la perfezione, senza nulla dimenticare né tanto meno sbagliare, soprattutto ciò che riguardava gli altri, predecessori e non. Una sconfinata indagine nello sconosciuto, senza internet, solo libri, riviste, bollettini a volte proprio ammuffiti. Senza mail era anche difficile contattare i molti protagonisti, coloro che per primi avevano esplorato determinate strutture. Il telefono era un lusso, e non parliamo della difficoltà di avere gli indirizzi per poter inviare lettere…

Lo svacco di fine pomeriggio ad Arco. 26 marzo 1982.
Alessandro Gogna sulla via Due, Palestra di Illegio. 26 marzo 1982.

I tasti della macchina da scrivere erano davvero roventi, la musica rock a tutto volume nelle mie cuffie mi costringeva almeno ad alzarmi ogni 20-25 minuti ad alzarmi per cambiare il lato del disco, oppure il disco stesso…

Oggi mi domando come si facesse allora a lavorare senza computer, senza possibilità di rilevare automaticamente ripetizioni, errori, date diverse, quote diverse o, peggio, gradi diversi, dati alla stessa via o alla stessa lunghezza di corda… Un lavoro immane, che credo prima di me abbia fatto solo gente come Ettore Castiglioni o Mario Fantin, dei veri fenomeni della catalogazione di massa. Gino Buscaini non aveva ancora incominciato la stesura delle sue mitiche guide…

Alessandro Gogna sulla via Barbara ai Colodri. 27 marzo 1982.
Vittorio Neri sul Pilastro Franco e Ketty, Monte Sordo (Finale). 3 aprile 1982.

In questo clima stavo maturando la decisione di proseguire l’avventura dei Cento Nuovi Mattini con il previsto secondo volume, dalla Lombardia orientale al Trentino, dal Veneto al Carso. Cercando amici in appoggio mi imbattei nella figura di Attilio De Rovere, che in seguito avrebbe scritto in due volumi una accuratissima guida delle Alpi Carniche per conto della Guida dei Monti d’Italia.

Passammo una bella giornata assieme vicino a Udine, alla Palestra di Illegio (26 marzo 1982), dove tra i vari massi nel letto di un torrente riuscimmo anche a salire una “via Due”.

Daniele Sigismondi sul Pilastro Franco e Ketty, Monte Sordo (Finale). 3 aprile 1982.
Alessandro Gogna sulla Voie de la Grotte, Rochers de Presles. 10 aprile 1982.

Il giorno dopo ero per la prima volta ad Arco, che proprio in quel periodo si stava rivelando il centro di arrampicata del futuro. Erano già state aperte vie bellissime che non avevano nulla da invidiare alle grandi ascensioni dolomitiche. Con Elena Morlacchi ci “accontentammo” quel giorno di salire la via Barbara ai Colodri. Non ci dovemmo impegnare più di tanto, ma di certo non è una via da prendere sottogamba.

In un altro weekend finalese, il 3 aprile con Anne-Lise, Vittorio Neri e Daniele Sigismondi salimmo il Pilastro Franco e Ketty a Monte Sordo, e subito dopo una via a destra dell’Arco dei Guaitechi; mentre il 4 aprile, eccoci con Anne-Lise, Sergio Savio e il suo amico Angelo sulla via Vaccari alla Rocca degli Uccelli. Con Sergio, poco dopo, ci unimmo a Franco Ribetti per salire la via Adele a Monte Cucco. Era la prima volta che mi legavo con Franco, un fortissimo alpinista torinese con il quale qualche anno dopo feci tante belle salite, sia alpinistiche che sportive.

Ornella Antonioli e Luca Santini su una cengia della Voie des Buis, Rochers de Presles. 12 aprile 1982.
Ornella Antonioli al “campo base” di Presles, aprile 1982.

Nelle vacanze pasquali fu la volta di una bellissima mini-campagna nei Vercors, il mitico altopiano francese con le sue centinaia di grandi pareti calcaree. Eravamo un bel gruppo, chi in furgone chi in tenda. Tra l’altro fummo anche ospiti per una merenda-aperitivo del grande Patrick Cordier che abitava da quelle parti assieme alla sua bellissima compagna. Con il giovane rubacuori Luca Santini cominciammo proprio allora un buon sodalizio. Eccoci dunque il 10 aprile ai Rochers de Presles sulla voie de la Grotte: assieme a noi Anne-Lise, Gerard Sallette ed Elena Morlacchi. E, il giorno dopo, con l’aggiunta di Marco Bernardi e René Comin e con l’assenza di Elena, siamo saliti sull’impegnativa Telebus, sempre ai Rochers de Presles.

Patrick Cordier accanto al caminetto di casa sua, Presles. Aprile 1982.
Marco Bernardi su Telebus, Rochers de Presles. 11 aprile 1982.

La sera era sempre di grande festa e allegria, come italiani ci facevamo valere e soprattutto sentire. Nella ed io ci davamo un gran daffare per cucinare, ma tutti volevano aiutare: insomma una vacanza perfetta.

Il 12 aprile con Luca e Gerard andammo assieme a Nella, Anne-Lise ed Elena alla voie des Buis, ancora ai Rochers de Presles.

Ma fu l’ultimo giorno il più bello, quando salimmo il mitico Pilier de Chorance (Rochers de Presles): una salita da sogno che facemmo in cinque ore. Miei compagni erano Marco Bernardi, Gerard Sallette, Anne-Lise Rochat con l’aggiunta dei simpaticissimi coniugi Bruna Fabretto e Franco Salino. Il Pilier de Chorance è un gioiello che non dovrebbe mancare nel “carniere” degli arrampicatori.

Mirko Giorgi sulla via Duelfer, Badolo. 9 maggio 1982.
Alessandro Gogna sulla via della Lunetta, Badolo. 9 maggio 1982

Il 18 aprile invece, dopo essere tornati a Milano, eravamo ancora in Francia: ma parecchio più a sud, in Provenza. Quel giorno al Bau de St. Jannet ebbi a vivere una spaventosa avventura. Avevo appena salito con Nella la Salamandre e stavamo scendendo per il sentiero. A un certo punto dovetti risalire un poco perché mi ero accorto che, ad una sosta per bere e mangiare qualcosa, avevo dimenticato per terra un oggetto che non ricordo. Lo recuperai, quindi a grandi passi di corsa scesi ancora verso Nella. Improvvisamente inciampai in qualcosa e mi ritrovai a ruzzolare su terreno ripidissimo di rocce ed erba senza potermi difendere. La caduta si arrestò una dozzina di metri più in basso. Ero illeso, ricordo le urla di Nella che mi aveva visto scomparire d’improvviso. Risalii al sentiero, mi sembrava di non aver riportato alcun danno fisico. Tanto che insistetti per fare un’altra arrampicata con lei, le Diedre de l’Épaisseur. Ma già dopo neppure un’ora dovetti ammettere che ero un poco scosso. La banalità di quell’incidente mi faceva riflettere (lo fa ancora oggi…). Ero vivo per miracolo in un contesto che non presentava alcun tipo di anticipazione al fattaccio. Nulla l’aveva lasciato presagire. Così, si può morire senza neppure saperlo, al di là di ogni ragionevole sospetto…. Solo dopo molti mesi cominciai a capire che anche quell’incidente non era capitato per caso. Stavo reprimendo delle pulsioni, cercavo di resistere al mio destino: e dentro di me qualcosa mi avvertiva che così non andava per niente bene.

Lorenzo Nadali (a sinistra) e Mauro Zanichelli, Badolo. 9 maggio 1982.
Alessandro Gogna, 1a ascensione di Venti anni di Sfiga ai Pinnacoli di Maslana, 16 maggio 1982.

Per questioni di serate e conferenze ero anche venuto in contatto con un gruppo di ragazzi bolognesi decisamente al di fuori degli schemi. Questi erano molto impegnati sul fronte del sociale (in prima persona in parecchie iniziative di solidarietà e di aiuto a coloro che erano preda di qualche dipendenza): nello stesso tempo sapevano godersi la vita in modo speciale (buon vino, buon fumo e tante belle figliole), ascoltando musica che ancora una volta mi stupiva per la sua nuova bellezza. Dopo la serata nel loro circolo, andammo alla loro palestra, quella Rocca di Bàdolo dove per scalare erano stati costretti a scavare gli appigli sulle vie (roccia tenerissima con qualche fessura sabbiosa ma in genere abbastanza priva di appigli). Quel 9 maggio, con Mirko Giorgi, salii la via di Lustre, la via dei due Tetti, la via Clerici-Rondelli-Fico, la via della Lunetta, la Serpe fuggente e la via Dülfer.

Voglio chiudere questo breve capitolo, raccontando per sommi capi l’apertura di 20 Anni di Sfiga ai Pinnacoli di Maslana.

Andrea Savonitto, 1a ascensione di Venti anni di Sfiga ai Pinnacoli di Maslana, 16 maggio 1982.
Giovanni Rosti, 1a ascensione di Venti anni di Sfiga ai Pinnacoli di Maslana, 16 maggio 1982.

Ci avevamo già provato il 2 maggio: il Gigante aveva convinto me e Luca Santini a dare un occhio a questo posto che lui tanto magnificava. In effetti anche Ivan Guerini ci aveva già messo le mani e vi aveva aperto una o due vie bellissime. Il Gigante sosteneva che c’era altro da fare.

In effetti era vero, ma quel giorno non andammo oltre alla quinta lunghezza di corda, a colpa se non ricordo male della pioggia.

Tornammo il 16 maggio, ma al posto di Luca c’erano Giovanni Rosti e il comune amico Claudio Persico, già compagno di Marco Bernardi nelle due mitiche vie da loro aperte in Sardegna, la via Gianni Comino a Gorropu e la via del Carasau a Punta Giradili.

Alessandro Gogna, 1a ascensione di Venti anni di Sfiga ai Pinnacoli di Maslana, 16 maggio 1982.
Claudio Persico, 1a ascensione di Venti anni di Sfiga ai Pinnacoli di Maslana, 16 maggio 1982.

Anche Claudio era coinvolto nella vicenda giudiziaria che lo vedeva imputato assieme a Giovanni e ad Alberto Soncini per omissione di soccorso al compagno Quadrio sul Pilone Centrale del Monte Bianco. Anche se furono assolti, vi assicuro che fu davvero un episodio spiacevole in seguito a una vicenda così tragica che meritava solo il rispetto.

Giunti a un certo punto, c’era da scegliere una tra due grandi fessure-diedro. Ma era una scelta che avevamo già fatto nel tentativo, quando il Gigante mi aveva detto che quella che stavamo facendo si sarebbe chiamata Vent’anni di Sfiga, e che per l’altra possibilità era solo questione di tempo e l’avrebbe chiamata “Gli altri Venti”. In realtà poi il Gigante qualche tempo dopo riuscì ad aprire anche questo secondo itinerario ma alla fine il nome che scelse non fu quello…

Quando arrivammo alla fessura di 30-40 metri nella parte superiore della parete non avevamo più scuse, questa volta il tempo era buono. Chi ha ripetuto quella via lo sa bene: una fessurazza in offwidth, con i mezzi di quel tempo pressoché improteggibile. In discesa, sapevamo tutti e quattro di aver fatto qualcosa che sarebbe “rimasto”.

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Venti anni di sfiga ultima modifica: 2022-09-19T05:16:00+02:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Venti anni di sfiga”

  1. 7
    gabriele says:

    Sono d’accordo con Marcello, però caro Alessandro nelle tue ricerche non hai mai trovato l’elisir per fermare il tempo! Grazie di cuore 

  2. 6
    Roberto says:

    Leggere le avventure/storia di gogna e per me un ritornare giovane. Grazie, grazie, le leggo sempre con tanta emozione. Roberto

  3. 5
    Sandro says:

    ” ma il tempo più ottuso di noi incalza per tutti, sia per i giganti che i nani…” (Cencio. GUCCINI)

  4. 4
    Zeno Lugoboni says:

    Qualcosa che sarebbe “rimasto”

    Non c’è dubbio; grazie per la via e per il racconto.

  5. 3
    Alberto Benassi says:

    mi affianco a Cominetti, racconti veramente piacevoli.

    Improvvisamente inciampai in qualcosa e mi ritrovai a ruzzolare su terreno ripidissimo di rocce ed erba senza potermi difendere. La caduta si arrestò una dozzina di metri più in basso. Ero illeso, ricordo le urla di Nella che mi aveva visto scomparire d’improvviso. Risalii al sentiero, mi sembrava di non aver riportato alcun danno fisico. Tanto che insistetti per fare un’altra arrampicata con lei, le Diedre de l’Épaisseur. Ma già dopo neppure un’ora dovetti ammettere che ero un poco scosso. La banalità di quell’incidente mi faceva riflettere (lo fa ancora oggi…). Ero vivo per miracolo in un contesto che non presentava alcun tipo di anticipazione al fattaccio.

    una cosa simile mi è successa un pò di anni fa in discesa d’ inverno  dalla nord del Pisanino. Il mio scivolone finì, senza coseguenze fisiche,  sulle fronde di un grosso cerspuglio che mi accolse a “braccia” aperte. Come ho detto, nulla di rotto, ma mi fermai un bel pò a riflettere…

  6. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    “Solo” quaranta anni fa: quisquilie.
    😢😢😢

  7. 1

    Sempre piacevoli da leggere questi racconti.
    Sono un po’ il backstage dei 100 nuovi mattini e del Mezzogiorno di pietra e La pietra dei sogni e dei Sentieri verticali…. 
    Alessandro, certo di interpretare il pensiero di molti, ti scrivo qui che “ne è valsa la pena” , anche se so che lo sai.

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