Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo la prefazione del libro, fresco di stampa (Fusta editori, Saluzzo 2024), su Andrea Filippi, alpinista torinese di metà Novecento.
Andrea è un rappresentante di quella “nuova” generazione, fresca e genuina, che torna in montagna dopo le traversie del periodo bellico (1940-1945). Per una combinazione del destino, Andrea entra in contatto e poi anche in confidenza con Giusto Gervasutti, di cui sarà uno degli ultimi compagni di cordata, nell’estate del 1946. Scomparso Giusto, Andrea si attiva per onorarne la memoria, attraverso una serie di iniziative fra cui spiccano, in particolare, la costruzione della capanna Gervasutti (oggi bivacco Gervasutti) nel Vallone di Fréboudze e la costituzione del Corso di scialpinismo della SUCAI Torino, primo nocciolo della Scuola, da allora attiva ininterrottamente fino ai nostri giorni.
Purtroppo Andrea scompare nel 1959 nei pressi della Cresta del Furggen del Cervino, quando la figlia Antonella aveva tre anni. Prendendo spunto dal compimento del cento anni dalla nascita di Andrea (1924-2024), Antonella ha voluto ricostruire la vita del padre, anche grazie all’analisi dell’archivio paterno, rimasto pressoché sconosciuto in tutti questi decenni, perché conservato intatto presso la residenza familiare. Tra l’altro tale archivio contiene anche quella parte della documentazione di Gervasutti che a suo tempo è confluita nella disponibilità di Filippi.
Come ulteriore commemorazione di Andrea Filippi, la figlia si è impegnata nella ricostruzione (ottobre 2023) del bivacco sito alla base della Cresta del Furggen e ora co-intitolato ad Oreste Bossi-Andrea Filippi (il bivacco è del CAI Gallarate). A tale bivacco e al presente libro è dedicato l’evento in programma a Valtournenche (nella Sala Consigliare) dopodomani, 16 luglio 2024, ore 21.
Un’altra presentazione del libro è in calendario il 10 agosto 2024, ore 17, a Bardonecchia (Palazzo delle Feste), località di origine della famiglia materna di Antonella Filippi.
Nella prefazione del libro, Carlo Crovella (autore anche di due capitoli dal contenuto tecnico e storico) delinea i motivi di interesse che tale libro può suscitare in tutti i lettori e non solo in quelli torinesi. Infatti la vita di Andrea si interseca con mille altri spunti, sia della società nel suo complesso che della comunità alpinistica, e in particolare con la figura di Giusto Gervasutti.
Prefazione ad Andrea Filippi, il sogno di una vita
di Carlo Crovella
Si può esser incuriositi dalla storia di Andrea Filippi su tre piani differenti e complementari.
Innanzi tutto la curiosità coinvolge chi ha conosciuto i suoi familiari, in particolare la figlia Antonella, perchè è attirato, per affetto, dall’idea di apprendere ogni risvolto della personalità di Andrea.
A seguire, verrà incuriosito chi è appassionato di montagna, perché potrà conoscere i dettagli delle numerose iniziative di Andrea, sincero alpinista e grande conoscitore delle Alpi.
Ma se la schiera dei lettori si esaurisse in questi due bacini, il libro si limiterebbe alla funzione di ricordo del personaggio (quasi un necrologio a distanza di decenni) o, al massimo, a quella di fonte per placare le curiosità di qualche alpinista dei giorni nostri.
Vi è invece un terzo comparto di lettori cui si rivolge il libro: è la platea di chi desidera conoscere l’esistenza di un giovane torinese che, senza assurgere a notorietà di spicco, è però un concreto rappresentante delle generazioni che hanno vissuto a cavallo di metà Novecento. Infatti Andrea ha attraversato quel lungo periodo caratterizzato prima dalla presenza del regime, con il drammatico corollario della guerra, e poi dall’attivismo per la ripresa post bellica.
Nelle fotografie che impreziosiscono il testo, il viso franco di Andrea, il suo sorriso aperto e schietto, gli occhi vivaci e scattanti delineano un ritratto che si intuisce accarezzato dalla brezza delle vette alpine: è l’emblema della serenità di chi ha saputo attraversare gli anni del regime o della guerra senza derogare ai suoi principi, ma anche di chi è stato animato dalla “voglia di ripartire” dopo le macerie (fisiche e morali) del periodo precedente.
Forse mai come in quel frangente storico del Novecento, l’andar in montagna è risultato metafora dell’esistenza umana. Faticare sulle pendici alpine era l’altra faccia dell’affrontare le difficoltà complessive: si imparava a comportarsi “bene” su un versante per estenderlo anche nell’altro.
Da giovanissimi, per recarsi nelle Alpi, capitava spesso di inforcare la bicicletta sotto l’abitazione cittadina, magari con gli sci legati in modo rocambolesco e con uno zainone sulle spalle. Dopo la guerra, si partiva per le gite con ogni mezzo possibile, dai camion militari (sui cui cassoni erano posizionate delle panche in legno) fino ai mezzi pubblici ancora sgangherati per i bombardamenti degli anni precedenti.
La voglia di gioire per le bellezze della vita semplice, nonostante l’oppressione del regime o della guerra, oppure, più tardi, quella di tornare a vivere dopo le drammaticità belliche hanno sicuramente caratterizzato le giornate di Andrea come quelle di moltissimi suoi coetanei. La voglia di vivere permetteva di scavalcare facilmente ogni intoppo e scomodità, che, anzi, spesso non venivano neppure percepite. In montagna come nella quotidianità cittadina.
La storia di Andrea dimostra che l’esistenza, anche per un appassionato alpinista, non può limitarsi al solo andar in montagna, per quanto sfolgorante sia la relativa passione, ma va arricchita di molteplici altri interessi (culturali, musicali, professionali…) e, soprattutto, di mille progetti. Avere dei progetti fra le mani significa “esser proiettai verso il domani” ed è la combinazione fra la poliedricità degli interessi e quella dei nuovi progetti che rendeva l’esistenza di Andrea un continuo ribollire di magma vulcanico.
Il ritratto che emerge da questo libro delinea un uomo praticamente “perfetto”: non poteva esser altrimenti, considerato che la figlia Antonella è cresciuta nel culto cristallino del padre. Ma noi non possiamo escludere che anche Andrea avesse dei difetti: qualche momento di nervosismo o di sconforto, forse qualche azione fuori dai canoni abituali o, chissà, addirittura sgarbata. Ma, pur mettendo in conto queste eventualità, ogni lettore coglierà la complessiva positività della figura di Andrea.
La sua personalità, proprio perché molto sfaccettata, è difficile da imbrigliare in modo sintetico, però si possono individuare tre filoni fondamentali.
La visione del futuro, poiché Andrea sapeva organizzare i suoi progetti in un modo che oggi definiremmo “manageriale”, anche se, in alcune situazioni, la sua estrema fiducia negli esseri umani lo ha esposto a delusioni non da poco.
L’assoluta fedeltà al modello comportamentale cui era stato educato, ai suoi valori basilari e ai rispettivi personaggi di riferimento, fra cui, oltre ai familiari, spicca il noto alpinista Giusto Gervasutti, con il quale Andrea poté vantare una conoscenza privilegiata.
Infine il grande e candido amore che Andrea ha provato per la moglie Alfonsina e per la figlia Antonella: un amore che, in vita, è cresciuto giorno dopo giorno e che probabilmente è continuato nell’etere anche dopo la sua scomparsa terrena, fino a innescare in Antonella il desiderio di raccontare la vita di suo papà.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.







Stamattina una bella notizia!
Leggerò il libro, e finalmente conoscerò qualcosa di piú di Andrea Filippi.
Ora so soltanto che era un bravo giovane, alpinista e sognatore. Fu grande estimatore di Giusto Gervasutti, di cui curò l’elenco delle ascensioni (pubblicato, tra l’altro, nel libro Il Fortissimo, ed. Melograno, 1985).
Massimo Mila ne scrisse un brano struggente: Incontro con Filippi.
Perché struggente? Perché fu scritto in sua memoria.
P.S. Infine – quando ci vuole, ci vuole – bravo anche al nostro Krovellik!