Bivacchi a pagamento

Il Comune di Gressoney-La-Trinité ha elaborato un sistema di accesso controllato al nuovo bivacco Passera, che sarà inaugurato a luglio 2026. L’obiettivo è quello di monitorare l’utilizzo della struttura, garantire il posto letto agli escursionisti e disincentivare gli atti vandalici.

Bivacchi a pagamento
(la scommessa di Gressoney)
di Elena Del Col *
(pubblicato su aostasera.it il 14 maggio 2026

Il Comune di Gressoney-La-Trinité ha elaborato un sistema di accesso controllato al nuovo bivacco Passera, che sarà inaugurato a luglio 2026. L’obiettivo è quello di monitorare l’utilizzo della struttura, garantire il posto letto agli escursionisti e disincentivare gli atti vandalici.

In questa, e nelle foto seguenti, il bivacco Passera

Chi è storico frequentatore delle montagne valdostane si sarà certamente reso conto di quanto sia cambiato, negli ultimi anni, il modo di usufruire di rifugi e, soprattutto, bivacchi

Da strutture di riparo e punti tappa per gli alpinisti, i bivacchi diventano sempre più spesso destinazioni finali di escursionisti più o meno equipaggiati, trasformandosi talvolta in vere e proprie mete turistiche. Con conseguente sovraffollamento estivo, problemi di vandalismo e la necessità per gli enti che li gestiscono di ripensare le regole di fruizione

È in questo quadro che si inserisce la scelta, da parte del Comune di Gressoney-La-Trinité, di installare un sistema di accesso controllato al Bivacco Passera, con prenotazione e pagamento del pernottamento tramite un portale dedicato. 

I lavori di ricostruzione del bivacco, situato in località Alta Luce (detta Hochliecht a Gressoney) a 3184 metri di altitudine, sono iniziati nel 2023 e la conclusione è prevista a luglio 2026.  

Per Gressoney, il bivacco Passera è una storia di famiglia. La struttura storica fu infatti realizzata nei primi anni ’70, in ricordo della guida alpina Remo Passera, nonno dell’attuale sindaco Alessandro Girod. Originario di Vigevano e trasferitosi nel primo dopoguerra a Gressoney per amore della montagna, Passera morì in un incidente sul Castore nel luglio del 1970.

All’epoca, a distruggere i fragili bivacchi in lamiera non erano ancora atti di vandalismo, ma ci pensava il forte vento che contraddistingue le nostre vallate laterali. Così, nel 1983 qualcuno lasciò probabilmente la porta del bivacco aperta e il vento fece letteralmente esplodere la struttura, che non fu più ricostruita. 

Finché, cinque anni fa, l’amministrazione decide di approvare l’idea progettuale dell’architetto Nicole Rat e di affidare la progettazione all’ingegnere Federico Barrel

Con l’avvio dei lavori, però, si pone fin da subito l’importanza di tutelare la sicurezza di una struttura che è, anzitutto, un bene pubblico. “I bivacchi sono sempre più presi d’assalto e manca una regolamentazione”, spiega Girod. “La nostra preoccupazione è quella di evitare che queste strutture siano monopolizzate oppure prese di mira da piccoli o grandi atti vandalici, come talvolta avviene in Valle d’Aosta e non solo”. 

Da qui la novità, almeno per quanto riguarda la gestione dei bivacchi valdostani, di consentire l’accesso esclusivamente previa prenotazione e pagamento di una tariffa unica di 10 euro a persona per il pernottamento. 

Il pagamento, di modico importo, garantirà all’amministrazione un controllo sulle presenze, nonché un indennizzo per il servizio fornito, a parziale tutela dell’incolumità del bivacco e dei costi di gestione e manutenzione. 

“Non è un discorso di finanziamento, ma di autosostentamento”, chiarisce il sindaco. “Il pagamento simbolico è richiesto proprio per disincentivare coloro che vogliono frequentarlo in maniera impropria, oltre a supportare le spese di manutenzione”.

Una misura innovativa, dunque, che si inserisce nella crescente sensibilizzazione della popolazione al rispetto della cultura di montagna. “Poter andare in montagna è una gioia e la festa è benvenuta”, assicura Girod. “C’è però una differenza tra fare festa in modo civico e creare danni a proprietà pubbliche”. 

Nel bivacco sarà così installata una serratura elettronica in cui si potrà inserire un codice alfanumerico o un QR code, generati dal sistema di prenotazione cloud con il quale sarà possibile procedere al pagamento dell’importo di prenotazione. 

Dopo un attento lavoro di ricerca, siamo arrivati a elaborare un sistema che potrebbe ricordare la prenotazione di strutture alberghiere o ricettive”. Una novità in Valle d’Aosta, dove la maggior parte dei bivacchi è costituita da strutture sempre aperte, a offerta libera oppure gestite da privati. 

Il modello scelto da Gressoney si ispira ad altri casi di bivacchi italiani, che, essendo gestiti da Enti pubblici, richiedono il pagamento di contributi obbligatoriamente attraverso il sistema PagoPA

Ci siamo un po’ dovuti inventare questo sistema, facendoci supportare da professionisti”, racconta Girod. “Dovrebbe essere il primo bivacco in assoluto in Valle d’Aosta a essere gestito da remoto”. 

Il bivacco è pensato come una vera e propria vetrata sul Monte Rosa e il pagamento del contributo è giustificato anche dai comfort di cui dispone la struttura. 

Potrà ospitare 10 persone per notte”, illustra Girod. “L’interno, tutto in legno, sarà dotato di un piccolo angolo cottura con piastra a induzione, tavolo e panche, letti a mensola e un disimpegno tra zona giorno e zona notte”. 

Il tutto, nella massima sostenibilità economica e ambientale: “La struttura sarà totalmente autonoma dal punto di vista energetico, grazie a pannelli fotovoltaici e a un piccolo dispositivo eolico per l’illuminazione”. 

Elena Del Col *
Studia, suona, scrive. Studia letterature comparate all’università di Torino e alla SSST Ferdinando Rossi. Suona il violino portandoselo dietro un po’ ovunque, dopo il diploma al conservatorio. Scrive su AostaSera ormai da qualche anno e dal 2022 come pubblicista. Ma soprattutto cerca di prendersi alla leggera, spesso non riuscendoci e ascoltando musica invece non troppo leggera.

Bivacchi a pagamento ultima modifica: 2026-05-23T04:56:00+02:00 da GognaBlog

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19 pensieri su “Bivacchi a pagamento”

  1. Diciamo che le fameliche amministrazioni montane, soprattutto quelle di località famose, non sanno più che inventarsi per spremere come limoni gli avventori delle loro pregiate lande: parcheggi a pagamento, prezzi folli a bar e ristoranti, impianti che costano A/R un rene. Quest’ultima dei bivacchi a pagamento avrà sicuramente successo. D’altronde mica siamo in Svizzera dove le mitiche capanne del CAS rimangono aperte e liberamente fruibili quando non gestite. Quello è un paese civile e evoluto. Cosa nota. Qui vigono bivacchi invernali generalmente assimilabili a topaie ed ora pure bivacchi propriamente detti a pagamento e da prenotarsi. L’involuzione verso lo sprofondo pare inarrestabile. Fortuna che siamo una nazione demograficamente destinata ad estinguerci. Non meritiamo altro.

  2. @ 14
    Quelli che distruggono un bivacco , cagano sul pavimento perché fuori piove , o bruciano le sedie perché nanca la legna, non lo fanno perché ” poverini sono indigenti”  , ma perché ciò che è di tutti non è di nessuno.

  3. Questo sistema equivale a confermare l’uso improprio della struttura.
    Il bivacco dovrebbe essere un luogo di sosta temporaneo in casi eccezionali o di emergenza.
    Altri utilizzi sono impropri .
     

  4. fanno il bivacco belle e nuovo, poi si lamentano dell’overtourism… Come a Ortisei, dove nella stessa stazione a valle della famigerata funivia del Seceda c’è una foto pubblicitaria, con immagine della fotocamera che scatta e ovviamente di quel che puoi fotografare da lì…. Argh! Overtourism! a 75 euro A/R per altro…

  5. Direi che ci sono due punti ineludibili, ambedue veri ma in diretta contraddizione tra loro:
    1) qualche forma di controllo (non necessariamente a pagamento) è necessaria per evitare comportamenti scorretti, vandalismi ecc,:
    2) l’accesso deve però essere comunque sempre possibile, perché questo è essenziale per la funzione del bivacco come ricovero d’emergenza.
    Parlo per esperienza diretta (di gruppo, non individuale). Quando costruimmo quello che era il bivacco Lubrano nel Vallone della Fornaca a Campo Imperatore (poi distrutto, e adesso ricostruito da altri come bivacco Desiati), allora come adesso unico punto di appoggio /ricovero alpinistico/escursionistico per tutta l’enorme estensione di Campo Imperatore, lo atttrezzammo con un vero e proprio rifugio incustodito, con tantpo di cucina, riscaldamento e illuminazione a gas. Veniva tenuto chiuso a chiave, con le chiavi depositate presso svariate sezioni CAI in Lazio e Abruzzo, Carabinieri, Forestale, comuni ecc., a disposizione di chiunque le richiedesse e lasciasse il nome.
    Funzionava benissimo. Però poi successe che un gruppo scrisse nel libro del rifugio di essersi salvati da una precoce tormenta autunnale unicamente perché qualcuno aveva detto, “prendiamo le chiavi, non si sa mai”. Decidemmo quindi che il bivacco doveva restare aperto.
    Come risultato, venne immediatamente spogliato di tutto ciò che era asportabile, compresi materassi e coperte, con tavole e panche portati fuori e bruciati. Vabbè. Poi quello era un tempo in cui a Campo Imperatore venivano ancora delle greggi transumanti, e per qualche anno per tutto il periodo estivo il bivacco era occupato in pianta stabile dai pastori albanesi allora impiegati. E vabbè anche qui.
    Credo che il bivacco abbia davvero funzionato come bivacco (punto di appoggio/ricovero d’emergenza) solo per gli ultimi pochi anno prima della distruzione. Non so se fosse diventato meta d’escursione come fine a sè stante (anche se d’estate è a solo una mezz’oretta dalla macchina), perché il posto non è che sia particolarmente suggestivo, ma daq quello che vedo in rete il nuovo Desiati lo sta diventando.

  6. Forse è un provvedimento logico e pratico, ma , a mio modestissimo parere, rappresenta la deriva di tutti quei sentimenti  di montagna che stanno scomparendo. Sarò un’inguaribile romantica e nostalgica, ma ero felice di pensare alla solidarietà, alla condivisione di un luogo per condividere una passione che riconducesse a valori umani che la vita quotidiana, troppo spesso, spegne e ignora. E pensare a un bivacco come a un resort che può frequentare non chi ha la cultura giusta ma i solidi, mi è difficile pur riconoscendo le ragioni pratiche, ma credo che ogni volta che si renda necessaria una norma un bel pezzo di coscienza muoia.

  7. Chiedo venia.Ha ragione Matteo .Il bivacco Passera era all’alta luce, balcone panoramico sui Lyskamm e ghiacciai Lys e Felik.
    La questione però non cambia : ci si arriva e si ritorna in giornata e concepito così in chiave moderna incentiva alla fruizione chiunque

  8. Matteo … boh … son passati tanti anni, forse il Passera era la meta (low cost …).
    In ogni caso i tempi cambiano e i frequentatori delle “terre alte” … pure. Un tempo i “cannibali crovelliani” li trovavi sul prato davanti alla grigliata e vicino alla vettura con le porte aperte per sentire meglio lo stereo.
    Adesso ci ono ragazzi palestrati e fisicati che scorrazzano per le montagne nella compulsiva rcerca di uno scatto da postare su qualche social.
    Pertanto bisogna trovare qualche soluzione per evitare utilizzi impropri dei bivacchi piú accessibili. Per quelli tipo l’Hess il problema si pone molto meno, ma di bivacchi a 2 ore di cammino son piene le Alpi. Mi pare che non ci sia altra strada se non quella di usare la tecnologia. La soluzione trovata per il Passera è piuttosto coercitiva e potrebbe creare problemi di accesso, specie in situazioni di emergenza. Piú “light” potrebbe essere la sola installazione di webcam che permettano di monitorare la situazione, a condizione … che ci sia qualcuno che ogni tanto le guardi …
    Di fatto la stessa tecnologia che è causa del problema, potrebbe anche essere la sua soluzione.

  9. Giuliano Bosco, il Passera non è sulla strada per andare alla Gnifetti, ci si passa 300 m sotto e a mezzo chilometro di distanza.
    Come non centra nulla con la Testa Grigia, alessandro gentilini, che è molto più a sud, sul crinale opposto della valle verso Champoluc

  10. Il Bivacco Hess è in un luogo molto bello selvaggio e pochissimo frequentato. Sempre in zona, tanto per citare qualche bivacco vero, c’è il Rainetto che, unito alla cima del Petit Mont Blanc, e’ una gran bella sgroppata di allenamento…. ( tra l’altro ora non si può più arrivare alla Visaille con auto…)

  11. Andate a trascorrere una notte solitaria al vecchio bivacco intitolato ad Adolfo Hess, poco sopra il Col d’Estellette nel gruppo del Monte Bianco. Fu uno dei primi dell’Accademico (1925), a semibotte.
    Lassú, nel silenzio, al cospetto delle Aiguilles de Trélatête, chi non ha ancora capito forse capirà.

  12. Il bivacco Passera nuovo è stato costruito sulle ceneri del vecchio bivacco che in realtà era una baracca per gli operai che fine anni 70 primi anni 80 installavano in zona dei paravalanghe.Poi distrutto da una slavina se non erro nella copiosa nevicata del 1985.La posizione non è strategica se non per la salita alla Testa Grigia che si riesce a fare in giornata. Pertanto lo reputo una costruzione  inutile e del tutto incentivante alla frequentazione di valloni che si possono raggiungere senza grossi problemi ma camminando evfaticando da Gressoney la Trinite’.È raccapricciante questa nuova filosofia estetico resortistica per la nuova generazione di bivacchi che come specificato nel primo intervento dovrebbero essere punti d’appoggio per salite alpinistiche e ricovero in caso di reale necessità 
     

  13. Il limite al ridicolo viene sempre più superato. Se devono fare così tanto valeva non costruirlo. Più si và avanti più si continua a non capire cosa è la montagna…o meglio la si interpreta prima come un luna park per tutti ed ora sempre più un luna park per pochi. Vabbè.

  14. Sei hai una panza modello zainetto tattico se hai passato i 74 anni,comebil sottoscritto il bivacco non serve,fai altro,se sei nel pieno delle tue forze, non ti serve puoi bivaccare tranquillamente in giro,fuori,se non rientri jn queste categorie,maltempo o altro consimile,beh fa parte del gioco,di che ti lamenti,che ti manca la copertina ?il camping gas?….oggi pluriaccesoriati e assistiti…i bivacchi….NON SERVONO PIÙ

  15. I tre fratelli Ravelli e i loro contemporanei  Accademici, 100 anni fa circa inventori del concetto di “bivacco”, si stanno rivoltando nella tomba. Non solo per questo esempio, ma anche er questo modo di concepire i bivacchi. La deriva degli ultimi decenni NON dipende tanto dalla forma né dall’essere il fabbricato più o meno “un pugno nell’occhio” rispetto al paesaggio circostante, quanto dall’uso che se ne fa o addirittura per il quale è concepito fin dall’inizio. Nell’altro vallone del Gran San Bernardo già da alcuni anni è attivo (si fa per dire) un bivacco a due posti, mi pare SENZA spazi per dormire. Di fatto è una specie di “saletta” in cui gli scialpinisti si possono fermare per un momento di relax fra una sgambata e l’altra. Fra un po’, andando avanti così, questi bivacchi saranno affittati a ore per scappatelle amorose in quota…
    Tutto il filone di bivacchi, destinati ad un uso simil alberghiero, comportano un doppio inquinamento antropico: quello diretto (pezzi non naturali “imposti” all’ambiente senza una precisa ratio alpinistico/escursionistica) e quello indiretto (alimentano una frequentazione4 della montagna negativa e controproducente).

  16. Ricordo di aver usufruito del vecchio bivacco Passera sul finire degli anni ‘70 in situazione di emergenza. Stavo salendo alla Gniffetti partendo dal Gabiet e ad un certo punto mi sono ritrovato immerso in un nebbione in cui mi vedevo a malapena la punta degli scarponi. Se avessi trovato il bivacco chiuso a chiave probabilmente avrei cercato di forzarne l’accesso. Se capitasse oggi probabilmente cercherei di collegarmi al sistema di prenotazione per ottenere il codice di accesso. Se non ci riuscissi … cercherei il vetro piú piccolo …
    Ci avranno pensato i progettisti a garantire una connessione satellitare a Internet tipo Eolo o Starlink ?

  17. Come i rifugi diventano alberghi, così i bivacchi diventano rifugi. La lievitazione della domanda di ospitalità moltiplica l’offerta. Mi sembra difficile tornare al passato quando gli stessi rifugi erano nati come bivacchi.

  18. Non posso che essere daccordo con Enri, non sono bivacchi! La meta non può esserlo, deve rimanere un ricovero emergenziale.

  19. Questi non sono bivacchi e non so come si dovrebbero definire sinceramente, forse a questo punto minialberghi in quota a pagamento. Il fatto che venga richiesto ex ante un pagamento, prenotazione e che l’apertura sia con un codice elettronico mi fa orrore. Tutto questo per preservare “il confort di cui dispone”: ancora orrore! Spero che la maggior parte dei bivacchi (quelli veri) rimanga angusta, priva di comodità e che serva per permettere a qualcuno di fare una salita alpinistica (cosa che non mi sembra sia scopo di quello in oggetto) o, ancor piu, di trovare riparo in caso di situazioni problematiche. Di strutture inutili, per giunta a pagamento, non ne sentiamo il bisogno. Infine smettiamola di riempirci la bocca con il termine sostenibilità. L’unico modo di vivere in modo piu sostenibile è quello di badare all’essenziale e quindi di togliere cose e pesi, non di aggiungerne. E questo “bivacco”, come molti altre strutture simili, sarebbe molto piu sostenibile se non ci fosse.
    Ps
    comunque l’uso improprio di bivacchi in quota è stato fatto anche da famosi alpinisti: nell’inverno 2003 Berhault e Magnin si resero protagonisti di un grave gesto di maleducazione (….) occupando per 16 giorni il bivacco Eccles ed impedendo a file di gitanti di godere di una notte stellata in quota…..due tipacci che scambiano l’Eccles per il resort sulle piste da sci…..

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