Una chiesa diventa palestra di arrampicata: a Würzburg un luogo di culto sarà trasformato in spazio per sport, caffè e incontri. Per la comunità è un addio doloroso, per l’edificio una nuova chance. Il caso mostra la sfida di molte chiese in Germania.
Chiese che diventano palestre di arrampicata
di Maja Kunert
(pubblicato su it.euronews.com il 10 maggio 2026)
Fotografie di Markus Hauck (POW)
In Germania ci sono circa 44.000-45.000 edifici ecclesiastici, a seconda di quali spazi sacri si includono nel conteggio. Molti di questi edifici caratterizzano villaggi, quartieri e paesaggi. Ma sempre più spesso ci si chiede come conservarli, mentre le comunità si riducono e i costi aumentano.
Anche la parrocchia di Sant’Andrea, nel quartiere Sanderau a Würzburg, si trova di fronte a questo cambiamento. All’esterno appare come un silenzioso testimone del modernismo del dopoguerra. All’interno, però, lo spazio liturgico è destinato a cambiare funzione: dove per decenni si sono celebrate messe, in futuro le persone scaleranno pareti da boulder.
La chiesa, consacrata nel 1968 dal vescovo Josef Stangl, sarà sconsacrata dal punto di vista del diritto canonico. Lo hanno annunciato pubblicamente nell’aprile 2026 la diocesi di Würzburg e i gestori della palestra di arrampicata ‘Rock Inn’. Sono previste pareti da arrampicata, una sala per lo yoga, un caffè e un’area per bambini. L’apertura della struttura sportiva è prevista per l’estate 2027. Sant’Andrea potrebbe così diventare la prima chiesa per l’arrampicata della Baviera.
“Non ce la facciamo più”
Per decenni Sant’Andrea è stata il luogo di celebrazioni religiose e di incontri comunitari. Ma il peso è diventato troppo grande. Il parroco Tobias Fuchs, che segue Sant’Andrea insieme alla vicina parrocchia di Sant’Adalbero, cita i costi elevati di gestione e la mancanza di personale. “Per esempio, per molto tempo un uomo ha lavorato come custode volontario, ma ha dovuto smettere di recente per ragioni di età”, racconta Fuchs. Alla fine, spiega, a tutti è stato chiaro: “Così non ce la facciamo più”.
Nel febbraio 2026 l’edificio è stato dichiarato bene architettonico tutelato. La demolizione è quindi esclusa. Per molti parrocchiani questo significa almeno che l’edificio, così riconoscibile, sarà conservato, seppure con una nuova destinazione d’uso.
Quando le chiese ricevono lo status “E”
Il caso di Sant’Andrea non è isolato. La diocesi di Würzburg ha esaminato il proprio patrimonio immobiliare e ha contrassegnato internamente con la sigla “E” quasi 80 luoghi di culto. Indica le chiese che a lungo termine dovranno avere un nuovo utilizzo. Il direttore finanziario, il consigliere dell’Ordinariato Gerald Düchs, sottolinea che per ogni chiesa si cerca una soluzione specifica, coinvolgendo le comunità. L’obiettivo è ridurre il più possibile il dolore per i fedeli.
In diocesi non mancano esperienze di riuso delle chiese: negli anni Settanta alcuni luoghi di culto a Erbshausen sono stati trasformati in abitazioni, a Mespelbrunn in casa parrocchiale e a Hausen, vicino ad Aschaffenburg, in atelier d’artista. A Würzburg lo storico Spitäle oggi ospita una galleria d’arte, mentre la Neubaukirche dell’Antica Università viene utilizzata come sala per eventi.
Anche a livello nazionale la pressione aumenta. Dal 2000 l’uso liturgico è stato completamente interrotto in 611 chiese cattoliche, riferisce su richiesta l’ufficio stampa della Conferenza episcopale tedesca. Solo 201 di questi edifici sono stati venduti e sono usciti dalla proprietà ecclesiastica. Molti altri immobili sono rimasti alla Chiesa e oggi hanno funzioni diverse, ad esempio come strutture sociali, centri di assistenza, abitazioni o archivi.
Cosa è consentito e cosa no
La Chiesa non decide in modo arbitrario quale nuovo uso sia possibile. La diocesi di Würzburg richiede un progetto compatibile con i valori cristiani. Markus Hauck, dell’Ordinariato vescovile di Würzburg, precisa che è escluso un utilizzo cultuale da parte di comunità religiose non cristiane, “per rispetto dei sentimenti religiosi dei fedeli cattolici”.
Questa impostazione è in linea con le linee guida della Conferenza episcopale tedesca. Già nel 2003 i vescovi stabilivano che la demolizione doveva essere solo l’ultima risorsa. Le trasformazioni dovrebbero essere per quanto possibile reversibili, in modo che le generazioni future possano, almeno in teoria, restituire quegli spazi al culto. Al tempo stesso la dignità del luogo fissa dei limiti: simboli e oggetti liturgici non possono essere riutilizzati come semplici elementi decorativi in progetti commerciali.
Per la chiesa di Sant’Andrea a Würzburg l’architetto Roland Breuning, dello studio Archicult, prevede quindi un intervento sobrio. Le pareti da boulder saranno collocate su una galleria interna aggiunta. “In sintesi, l’obiettivo è trattare gli spazi esistenti con la massima attenzione e realizzare strutture facilmente rimovibili”, ha spiegato l’architetto nel comunicato stampa diffuso ad aprile.
Dalla richiesta all’ultima messa
Prima che si possa iniziare ad arrampicare, la chiesa deve essere ufficialmente sconsacrata. Il vescovo Franz Jung ne discuterà con il consiglio presbiterale e con il Consiglio generale del clero; anche la commissione diocesana per l’arte esprimerà un parere. Solo dopo, il vescovo potrà ordinare la sconsacrazione.
La sconsacrazione avverrà al termine di un’ultima messa solenne, celebrata da un membro del capitolo della cattedrale. “Questa celebrazione si conclude con lo sgombero della chiesa e la consegna del decreto di sconsacrazione”, spiega Hauck. Se tutte le parti saranno d’accordo, questo passaggio potrebbe avvenire già nell’estate 2026.
Per la comunità questo congedo è più di un semplice atto amministrativo. La Conferenza episcopale tedesca prevede per l’occasione un proprio rito liturgico, che esprima gratitudine e orienti lo sguardo verso il futuro.

Le chiese del dopoguerra sotto particolare pressione
Sant’Andrea appartiene a una tipologia di edifici oggi particolarmente esposta al rischio: le chiese costruite tra il 1950 e i primi anni Settanta.
In un contributo (fonte in tedesco) pubblicato sulla rivista “Aus Politik und Zeitgeschichte”, la storica dell’arte e professoressa Stefanie Lieb interpreta il riuso degli edifici sacri come un profondo mutamento strutturale. Per i responsabili della tutela dei monumenti le chiese sono innanzitutto parte del paesaggio urbano e della comunità costruita. I teologi, invece, le guardano più dall’interno, a partire dalla loro funzione liturgica. Quando una comunità se ne va, dal punto di vista ecclesiale lo spazio perde il suo nucleo essenziale. Questa tensione attraversa molti dibattiti sul riutilizzo delle chiese.
Che nuovi utilizzi possano essere realizzati in modo rispettoso lo dimostrano altri esempi. L’ex chiesa di Sankt Ursula a Hürth, vicino Colonia, progettata da Gottfried Böhm, è stata trasformata in galleria d’arte nel 2010. La chiesa del Redentore (Erlöserkirche) di Aquisgrana è stata riconvertita nel 2016 in un colombario, un luogo per urne funerarie che conserva comunque un’atmosfera raccolta e spirituale.
Una questione per l’intera società
Non tutti guardano con favore ai riusi a fini commerciali. Olaf Zimmermann, direttore del Consiglio tedesco per la cultura, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia Evangelischer Pressedienst nel gennaio 2025: “Le chiese sono beni comuni”. Molte persone si sentono legate a questi edifici, anche se da tempo non frequentano più la Chiesa. Le chiese sono punti di riferimento nel territorio, e il loro futuro non è quindi solo una questione interna alle istituzioni religiose.
Anche la Chiesa evangelica si confronta intensamente con questo tema. Al 31. Evangelischer Kirchbautag 2024 a Berlino (Giornata evangelica per l’architettura ecclesiastica) il futuro degli edifici religiosi è stato al centro del dibattito. Klaus-Martin Bresgott, dell’ufficio culturale del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD), ha raccomandato di coinvolgere fin dall’inizio più partner: comunità, amministrazioni comunali, uffici per i beni culturali e potenziali nuovi gestori. Secondo lui le parrocchie devono imparare a condividere la responsabilità.
La storica dell’arte Stefanie Lieb invita anch’essa ad allargare lo sguardo. Il riuso delle chiese rappresenta, afferma, un cambiamento strutturale paragonabile alla riconversione delle vecchie aree industriali della Ruhr. Ciò che un tempo era considerato un peso oggi viene spesso apprezzato come patrimonio culturale. Per conservare gli edifici ecclesiastici non basta quindi il sostegno delle Chiese: serve anche l’impegno della società nel suo insieme.
Arrampicarsi sotto la piramide
Andreas Schmitt, coamministratore delegato di ‘Rock Inn’ e lui stesso architetto, considera il nuovo utilizzo coerente con il carattere del luogo. “Una chiesa è un posto che riunisce una comunità. Anche noi ci vediamo come una struttura che fa incontrare le persone. Da questo punto di vista, il nuovo uso si adatta molto bene.” La parola “Inn” nel nome dell’azienda richiama l’idea di ospitalità.
Per il parroco Fuchs si tratta di un colpo di fortuna: “Siamo grati che si sia trovata rapidamente una buona soluzione per preservare la chiesa e la casa parrocchiale.” La canonica resterà alla parrocchia e in futuro un sacerdote presente sul posto coordinerà il lavoro con bambini e giovani. La comunità, insomma, non perde tutto: trasmette ad altri uno dei suoi spazi.
Meno fedeli iscritti alle Chiese
Il caso di Sant’Andrea va letto anche sullo sfondo del calo degli iscritti alle Chiese. Alla fine del 2025 solo il 43,8% della popolazione apparteneva ancora alla Chiesa cattolica o evangelica. Secondo i dati provvisori (fonte in tedesco) della Conferenza episcopale tedesca, la Chiesa cattolica contava 19.219.601 membri, mentre la Chiesa evangelica (fonte in tedesco) ne aveva circa 17,4 milioni. I numeri degli abbandoni restano elevati: nel 2025 circa 307.000 persone hanno lasciato la Chiesa cattolica e circa 350.000 la Chiesa evangelica.
Per molte parrocchie questo ha conseguenze concrete. Meno iscritti significa meno entrate, meno personale e minori margini per mantenere grandi edifici. Il destino di queste strutture mostra anche quali luoghi una società sceglie di conservare per continuare a coltivare, in forme nuove, il senso di comunità.
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A me va benissimo. Anzi che se ne stiano solo ìi. Più spazio e meno roccia unta e bisunta.
“Ora et tallona”
🙂
Guido merizzi mmmmmm a stai dicendo seriamente?
L’arrampicata è ormai uno sport di massa, la si vede spesso anche nelle pubblicità in televisione; perfino la Cucinotta viene mostrata appesa come un pollo ad una corda!
È anche uno sport ecologico, alternativo, che aggrega persone generalmente simpatiche, economico, molto salutare ed educativo.
Ben venga quindi l’arrampicata nelle chiese, sui muri delle strade, sui grattaceli e sui campanili!
Le chiese a mio giudizio non devono essere sconsacrate perché si svolge al loro interno e in un’area limitata, una attività diversa dalla preghiera e dalla recita della messa. Una apertura in tal senso promuoverebbe una religione sana, attuale e viva, oltre al recupero di questi importanti edifici.
Vedo purtroppo che le chiese sono frequentate soprattutto da vecchie beghine e beghini che, come ha detto Papa Francesco, è meglio che se ne stiano a casa!
Enri, siamo già in due a pensarla così. Il prooblema ancora piu grave, è che si stanno traformando le falesie naturali, considerando e trattando la roccia come una serie di pannelli di resina
sapendo che il clero non riesce più a mantenere tutte le proprietà che possiede avrebbe potuto mantenere la chiesa sfruttando gli introiti della palestra di arrampicata….non si elevano al cielo?
come esperienza personale ho avuto modo di fare dei lavori per il clero e le varie fatture vengono pagate da associazioni per la sussistenza del clero. mi dispiace il vedere chiese, che sono delle opere impressionanti, decadere ed essere chiuse per mancanza di finanziamenti per le ristrutturazioni; vabbè c’è un papa e tutto il suo gruppetto da mantenere….no comment
Sì, anch’io penso che non sia sbagliato questo cambio di destinazione d’uso delle chiese inutilizzate e quindi che hanno perso la propria funzione di punto di incontro tra i fedeli. Forse, se lo stravolgimento non è totale, si potrebbe evitare di sconsacrarle, visto che in molte chiese consacrate si svolgono attività anche diverse da quelle strettamente legate ai riti religiosi.
Non tutte le chiese moderne sono brutte, inospitali e che meritano un brutale cambiamento di destinazione d’uso: la Chiesa Maria Santissima Immacolata di Longuelo a Bergamo, per esempio, progettata dal famoso architetto Giuseppe Pizzigoni, è veramente bella, accogliente e molto rassicurante. Il maestoso portone di entrata è così accogliente che qualcuno nell’entrare ha esclamato entusiasta: “È la prima volta che entro in piedi!” e devo dire che anche per me è stata proprio la prima volta!
Se la chiesa utilizzata come palestra non è più un luogo di culto e nessun credente ne viene offeso, io non ci vedo niente di male , anche per il consumo di suolo vicino allo zero.
I fedeli devono potersi arrampicare anche sugli specchi.
Mi offro come sacrestano: spengo le candele, giro le manette, cambio i moschettoni usurati alle soste.
C’è una mia amica che vorrebbe fare la perpetua.
@8 d’inverno vedo anche molta gente che gira con gli sci. Probabilmente i monacensi sono un popolo di esibizionisti … oppure … di montagnini. Io propendo piú per la seconda ipotesi … 😉
“Andreas Schmitt, coamministratore delegato di ‘Rock Inn’ e lui stesso architetto, considera il nuovo utilizzo coerente con il carattere del luogo. “Una chiesa è un posto che riunisce una comunità. Anche noi ci vediamo come una struttura che fa incontrare le persone. Da questo punto di vista, il nuovo uso si adatta molto bene.” La parola “Inn” nel nome dell’azienda richiama l’idea di ospitalità.”
Siamo al delirio. Non solo si fa business con ste benedette palestre ma ci si impegna anche a dar loro un significato a volte sociale, a volte esistenziale….
Per me potrebbero chiudere tutte, nulla di piu deleterio per l’arrampicata.
Io sono peggio di Marcello e Crovella: che i signori in abito formale da lavoro vadano in giro con le scarpette d’arrampicata fuori e ben in vista mi pare ridicolo e puramente ostentativo, della serie “guarda come sono figo io che vado a lavorare in ufficio ma ti faccio vedere le mie scarpette”. Gente così si “merita” di star chiusa nelle palestre a vita… 😀 Però non credo sia la bruttezza degli edifici sacri moderni ad allontanare i fedeli, ma molti altri fattori più “profondi”…
Personalmente vedo come un deciso miglioramento sociale il cambio di destinazione d’uso di una chiesa in una palestra di arrampicata.
Qualunque chiesa…sul duomo per esempio di Milano ci sono già delle fessure che sembrano interessanti.
Conosco un pochino la Baviera in quanto mia figlia vive e lavora a Monaco. È un territorio a forte impronta cattolica ed è anche una zona importante per l’alpinismo (v. la famosa “Scuola di Monaco” dei vari Dülfer, Solleder etc.). A Monaco vedo spesso distinti signori in abito formale con lo zainetto da lavoro a spalle e le pedule da arrampicata agganciate fuori.
Forse non è un caso che questa “conversione” da luogo di culto a struttura di arrampicata indoor venga realizzata proprio in Baviera.
condivido il pensiero di Marcello… le architetture avanguardiste deglia nni 60 hanno creato chiese enormi e molto fredde, in cui si perde il senso di condivisione, un po’ come la differenza tra un hotel super moderno e il piccolo alberghetto in cui non ti dispiace conversare con gli altri avventori.
Tornando al tema principale, anche qui non vedo il problema di lasciare lo spazio per la preghiera assieme all’arrampicata diversificando gli orari, alla fine è come avere un oratorio con il muretto di arrampicata. La vedo come una convivenza che può portare vantaggi ad entrambe le parti
“Crovella dacci uno slogan che coniughi razzismo ambientale, proselitismo cajano e buon stato fisico e mentale, che lo faremo nostro!”
PIÚ CROVELLA PER TUTTI.
In parte concordo con Crovella ma probabilmente sbagliamo a volere rimanere legati a ricordi (teatro delle Vittorie) mancando di senso pratico. Infatti in una città caotica come Roma sarebbe meglio un parcheggio in più che un teatro o una palestra.
Siccome sono un egoista estremo e non ho nessun motivo di nasconderlo (anzi, lo considero un pregio), mi auguro che tutti gli arrampicatori che vengono partoriti dall’aumento dei muri indoor, restino lì dentro e non vadano in falesia dove c’è già troppo casino.
Crovella dacci uno slogan che coniughi razzismo ambientale, proselitismo cajano e buon stato fisico e mentale, che lo faremo nostro!
Meglio una chiesa frequentata da climber che la stessa chiesa abbandonata o semideserta. Certo che ormai l’arrampicata si è completamente slegata dal concetto di rocce naturali, il prossimo passo sarà recuperare postriboli o night club per fare sale indoor… A Roma è in vendita il celebre Teatro delle Vittorie, dove si tennero trasmissioni cult come Canzonissima ecc. Meglio così che ridurlo a un parcheggio. Però se penso che ci sono intere generazioni per cui l’arrampicata è esclusivamente quella dentro ai muri chiusi, mi viene una trtistezza infinita.
Guardando alle attuali strutture indoor per l’arrampicata salta subito all’occhio lo spirito e la forza di aggregazione che quest’attività riesce a creare tra i suoi adepti. La riconversione delle chiese in palestre e non supermercati mi sembra un ottimo sistema per evitare l’abbandono degli edifici. Inoltre credo che il calo di fedeli sia imputabile , anche se in minima parte, alla bruttezza architettonica di certe chiese. Questa ne è la conferma, e penso pure che i fedeli che cercano conforto lo trovino anche nelle forme classiche e rassicuranti di una chiesa più tradizionale. Poi ognuno avrà i suoi gusti ma l’accoglienza, in tutti i sensi, svolge un ruolo fondamentale e una modernità forzata (ai tedeschi piace) in edifici che dovrebbero avere la loro forza e credibilità in forme classiche, ottiene un effetto contrario.
Peccato solo che una certa massa appecorata si rivolgerà all’arrampicata riversandosi inevitabilmente nelle falesie affollandole sempre più.
Più chiesa e meno falesia!