Tre anni fa, nell’ambito della campagna “Basta ferraglia, basta ferrate”, Mountain Wilderness aveva fatto un blitz alla ferrata Walserfall denunciandone l’insensatezza: https://gognablog.sherpa-gate.com/il-blitz-alla-ferrata-walserfall/ o anche https://www.mountainwilderness.it/editoriale/il-nostro-blitz-alla-ferrata-walserfall-vb/.
Ora una scarica di sassi ne ha decretato la chiusura.
Cassandra e il senno di poi
di Nicola Pech
(pubblicato su mountainwilderness.it il 26 marzo 2026)
C’è qualcosa di profondamente ironico e, a ben guardare, perfino prevedibile, nella vicenda della ferrata Walserfall (VCO). Non tanto per la chiusura in sé, quanto per il fatto che tutto questo era già stato detto. Anzi: messo nero su bianco QUI e, come spesso accade, ignorato.
Mountain Wilderness, con il suo blitz, aveva semplicemente fatto ciò che oggi appare quasi rivoluzionario: porre delle domande prima, invece che rincorrere le conseguenze dopo.
Il punto però non è solo ciò che è successo, che in montagna cadano i sassi non è certo una novità, il punto è ciò che continuiamo a fare ogni volta che decidiamo di “valorizzare” un luogo attraverso nuova ferraglia.

Perché una ferrata non è mai neutra. Non è solo un cavo, qualche staffa e una linea tracciata sulla roccia. È un dispositivo che cambia radicalmente il modo in cui quel luogo viene percepito e frequentato. Dove prima c’era una scelta, andare o non andare, saper leggere un ambiente oppure rinunciare, dopo c’è un invito. Più o meno esplicito, ma potentissimo.
E quell’invito porta con sé delle conseguenze: aumenta la frequentazione, spesso in modo esponenziale. Porta persone dove prima arrivavano in pochi. Sposta l’equilibrio, non solo fisico ma anche culturale, tra chi si muove in montagna e l’ambiente che attraversa.
Ma c’è un aspetto ancora più scivoloso, ed è quello della responsabilità.
Infrastrutturare un’area significa molto più che attrezzarla: significa assumersi, almeno implicitamente, una responsabilità su ciò che accade lì. Dice che qualcuno ha valutato quel luogo “frequentabile”. E allora è inevitabile che nasca un’aspettativa: chi garantisce che non cadano sassi? Chi mantiene queste strutture nel tempo? Chi stabilisce quando non sono più sicure? Chi decide se chiudere, limitare, smantellare? E soprattutto: chi risponde quando qualcosa va storto? Perché quella promessa implicita che si porta con sé una ferrata “qui puoi andare, qualcuno ha controllato” è, nel migliore dei casi, fragile. Nel peggiore, fuorviante.
E poi c’è la questione, tutt’altro che secondaria, dei soldi. La ferrata Walserfall è costata 65.994 euro di fondi pubblici. Di questi, 28.546 euro sono arrivati dall’Unione Europea, attraverso il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale. Vale la pena fermarsi un attimo su questo passaggio: “sviluppo rurale”.
È difficile non percepire una certa distanza tra il nome del fondo e l’oggetto finanziato. Tra l’idea di sostenere territori, comunità, pratiche legate alla terra, e quella di inserire una nuova infrastruttura metallica in un ambiente fragile.
Il resto arriva dalla Regione Piemonte. Tutto legittimo, tutto formalmente corretto. Ma la domanda resta: è questo il modo migliore di utilizzare risorse pubbliche? E soprattutto: quale modello stiamo alimentando?
Ci auguriamo che episodi come questo possano finalmente aprire una riflessione meno superficiale, a partire dal nostro modo di stare in montagna, prima ancora che dalle modalità con cui continuiamo ad attrezzarla.
Alcuni luoghi, semplicemente, non richiedono nuove infrastrutture.
Richiedono piuttosto un approccio più consapevole, meno fondato su certezze artificiali e più orientato alla responsabilità individuale e collettiva.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Non condivido le ferrate, ma riconosco che ce ne sono diverse che hanno un senso logico, nel loro percorso si adattano alle strutture della montagna, ci sono ferrate che hanno una storia, magari sono state costruite sui resti di un percorso di guerra.
Questa è solo esibizionismo , è una tarzanata senza il minimo senso logico, fatta solo per impressionare e sentirsi dominatori del vuoto. Dominatori di che, dal momento che ti trascini lungo un cavo da un gradino all’altro.
Cosa può insegnare a chi la percorre? Forse a salire una scala…
Scampoli di contemporaneità, forse non così lontani dal tema. Mi è appena arrivato dalla palestra indoor che ogni tanto frequento nelle mie puntate urbane una proposta di “compleanno” diverso per i bimbi: arrampicata in palestra (capannone enorme vicino alla tangenziale) con istruttori, poi festa con torte, musica, animazione e annessi in un’area appositamente riservata. Non mi scandalizzo e non mi indigno. Se avessi dei nipotini piccoli probabilmente li porterei altrove a festeggiare il compleanno come facevano i miei nonni negli anni ‘50 ma va bene così. Anzi mi chiederebbero forse proprio di andare lì e non nel praticello con le margheritine lungo un fiume o in un bosco prealpino. Meglio di un compleanno da Mac Donald. Dobbiamo accettare che il “nostro” mondo si è allargato enormemente e differenziato anche in direzioni che possono sembrarci “lunari”. Questo non significa assecondare le derive peggiori, su questo non ci possono essere dubbi. Significa tenere il punto ma poi sul piano pratico esercitare anche la pazienza e la sopportazione che non sono la rassegnazione depressa e nostalgica. Virtù che purtroppo sono difficili da coltivare quando emergono le intolleranze legate alla percezione che la contemporaneità è sempre più lontana dalle nostre storie personali e : “la luce del tramonto colora di rosa nel ricordo anche la ghigliottina”
Guido, credo di avere un percorso piuttosto simile al tuo, eccetto per il fatto che quando ho iniziato io i friend non c’erano proprio (arrivarono poco dopo, quelli americani terrificanti con l’asta rigida, ma io non me li potevo permettere) e sono perlopiù d’accordo con te
In particolare concordo con “una ferrata può essere criticabile per la sua ubicazione, il tracciato e per un utilizzo spropositato della ferraglia, ma non in quanto “ferrata”: ho discusso svariate volte con Gogna a riguardo e ho sostenuto anche qui sul blog il valore, per esempio, della Che Guevara al Casale.
Appunto per questo mi sono permesso di dire che questa ferrata è un ca@ata inutile nel 2023 e a maggior ragione lo ribadisco ora che ne è franato un pezzo.
Sulla tua a Cataeggio non i esprimo perché non ci sono mai stato, ma mi pare di capire che la situazione ambientale è ben differente.
Quanto alla tua affermazione “che ci siano dei principianti che magari sono abituati a passare le loro vacanze…che vogliono avere un approccio soft e poco rischioso con la montagna, magari con una Guida Alpina, non ci vedo nulla di male, anzi.” sono pienamente d’accordo con te e nella mia storia sono orgoglioso di averne “battezzati” diversi.
Ma non su una ferrata come la Walserfall, che può insegnare solo quello che per me è il peggio nella frequentazione della montagna. Come filosofia, come pratica, come rapporto con sé stessi e l’ambiente, in generale e montano in particolare.
[Nota: Non è l’unica, sia ben chiaro, me ne vengono in mente parecchie altre anche peggio, a est come a ovest.]
Li porto (li ho portati, in effetti) a fare la direttissima in Grignetta o in cima al Grignone. I più arditi magari sul Campaniletto o sul Cinquantenario.
Dalle tue parti a fare un pezzo del sentiero Roma o al Marinelli-Bombardieri o magari al Porro e li in giro…ma non devo spiegarlo a te e spero si sia capito cosa intendo.
ognuno si costruisce il proprio orticello.
A mio giudizio una ferrata può essere criticabile per la sua ubicazione, il tracciato e per un utilizzo spropositato della ferraglia, ma non in quanto “ferrata”.Personalmente approvo queste tre direttive chiave: se “emozione verticale” deve essere , almeno valorizziamo le cave come a Caspoggio , evitiamo strutture e mete alpinistiche note e non costruiamo nuovi “parchi avventura” in cui il “ferro” ruba la scena al contesto ambientale , come la ridicola gara a chi ha il ponte tibetano più lungo.
Non è un problema mio se non ci credi, ma di climber anoressici non ne ho mai visto uno, solo climber molto affamati e assetati a fine giornata. Ho visto invece molti ferratisti salire in auto alle 11 per andare a mangiare a casa. Stiamo parlando di ferrate di fondovalle, creata ad hoc dal nulla, non di quelle “alpine”. Roba che fi percorre in fretta prima di andare allo stadio a vedere la partita di calcio.
Matteo, anche a me arrampicare sulle ferrate non mi gratifica più di tanto. Mille volte meglio arrampicare su un facile 4a in piena libertà di scelta del tracciato, senza ferraglia tra i piedi o al massimo qualche nut o fettuccia da mettere sugli spuntoni. Se dovessi imporre il mio modo di arrampicare di 40÷50 anni fa, dove l’uso degli spit/chiodi a pressione era bandito perché in questo modo si usava violenza sulla roccia e si barava come Cesare Maestri sul Cerro Torre (si dovevano usare per assicurarsi solo pochi nut, friend e qualche chiodo normale), dovrei bruciare col lanciafiamme sia i ferratisti che i frequentatori di falesie attrezzate!
Detto questo, che ci siano dei principianti che magari sono abituati a passare le loro vacanze nei condomini dormitorio di Chiesa Valmalenco o nelle discoteche locali, che vogliono avere un approccio soft e poco rischioso con la montagna, magari con una Guida Alpina, non ci vedo nulla di male, anzi. Esistono poi persone un po’ su d’età che della prestazione atletica gli interessa poco o nulla, ma hanno voglia di salire una ferrata in compagnia fermandosi più volte, guardando il panorama, la flora e la fauna endemica. Queste persone contrariamente a quanto affermato da Regattin, sono le più disposte a fine ferrata ad andare a gratificarsi con i propri compagni in una buona trattoria locale, sfondandosi con una cofanata di pizzoccheri e idratandosi con dosi dopanti di vino e grappa! Non credo proprio che gli anoressici delle falesie, tutti concentrati sul gesto atletico e a non prendere mezzo grammo di peso, facciano altrettanto!
In ogni caso, che male c’è a favorire queste opere a basso impatto ambientale (quando effettivamente lo sono) e moralmente senza peccato (a parte per i fondamentalisti) che danno fiato ad una fragile economia locale?
A mio giudizio una ferrata può essere criticabile per la sua ubicazione, il tracciato e per un utilizzo spropositato della ferraglia, ma non in quanto “ferrata”.
Che sicuramente non avevano studiato Storia dell’Arte
Il trapano era in mano alle GA savoiarde.
‘azz’…
30€ l’ingresso!
Va bene, mi rassegno, andrà così, visto che sono benaltri i problemi e guide alpine, pseudo climber e sedicenti residenti tutelatori dell’ambiente unanimamente approvano.
Però continuo a ritenere che MW abbia fatto bene e la mia stima cresce. Strabismo o no
I francesi, che per distruggere l’ambiente non hanno niente da imparare da noi italiani, non hanno nemmeno avuto rispetto del Fort l’Ecluse vicino a Ginevra e a sbalzo sul Rodano. Progettato da Vauban e costruito tra il’600 e l’800. Su i muri del piazzale superiore hanno trapanato tutto il trapanabile per allestire un parco avventura e una tirolienne della ferrata sulla parete laterale sx. Ignoranza alla ennesima potenza.
https://www.fortlecluse.fr/aventure/
Matteo. Temo purtroppo che la linea emergente delle nuove ferrate sia proprio quella adrenalinica e spettacolare. C’è la corsa a chi ha il tibetano più lungo. Evidentemente la ferrata classica che assomigliava più ad un sentiero attrezzato non attira più di tanto. Evidentemente è più attrattivo il modello Edilizia Acrobatica. Che vuoi farci? C’è anche di peggio in altre attività e pure nelle nostre preferite. C’è ormai una tendenza a trapanare qualunque parete, persino dietro o di fianco a Santuari mistici che guardano il mare così le urla dei climber allietano il devoto pellegrino. Comunque contenere gli eccessi è un obiettivo minimo per il quale vale la pena di lottare. Francamente non saprei cosa dire su questa iniziativa specifica dei miei compatrioti. Mi era sembrata almeno sulla carta “accettabile” in questa valle di lacrime, ma forse mi sbaglio.
Roberto, sono anche d’accordo con le tue considerazioni, però:
– prima di prendermela con i 4×4 o i SUV (che personalmente odio alquanto) me la prenderei con i go-kart e le corse di motocross, anche se per tanti sono fonte di divertimento.
– per limitare i PFAS non pretendo che per essere messo fuorilegge il PTFE venga prima trovato un materiale che possa sostituirlo tecnicamente (serve per esempio negli impianti medici), ma vorrei che fosse limitato l’uso indiscriminato (imballi, idrorepellenti, additivi)
– che l’arrampicata e l’andare per monti siano attività inutili e spesso invasive è vero, ma questo non giustifica in alcun modo la costruzione di nuove ferrate di fondo valle in luoghi dove non ci sono mai state.
Questa ferrata in particolare sembra essere particolarmente “ignorante”, una ferrata di stile “francese”, cioé quel tipo di ferrate “sportive” in cui l’unica abilità richiesta è quella di mettere un piede dopo l’altro sui gradini in verticale tirandosi a un cavo…però è mozzafiato e fa provare il brivido del vuoto e le sensazioni adrenaliniche.
Benissimo ha fatto MW a denunciarla, come è stato fatto per l’obbrobrio della ferrata delle aquile in Paganella o quella in Sardegna.
In particolare la fondatezza dell’opposizione assume particolare rilievo se la ferrata in questione è fatta in un posto dove è prevedibile la caduta di materiale (come la famosa ferrata in Sardegna)
Matteo. Lascia perdere il valore di un’attività finalizzata al divertimento perché è sempre opinabile. Bisogna accettare che gli uomini si divertono nei modi più disparati. C’è chi ad esempio prova piacere ad esercitare abilità psicomotorie in modo ripetitivo in ambienti naturali o artificiali. Anche loro sono figli delle stelle. Altro discorso se l’esercizio di questi divertimenti e la costruzione di manufatti ad essi finalizzati viola le regole decise dalla comunità di competenza e provoca danni rilevanti all’ambiente o disturbo e fastidio agli altri. Giusto su questo essere attenti e rigorosi con gli eccessi ma anche esercitare quella tolleranza e libertà che pretendiamo per noi, perché anche certe manifestazioni contemporanee dell’arrampicata e dell’andare per monti appaiono agli “altri” invasive, dannose e prive di senso. E qui si torna alla valutazione specifica dell’opportunità/priorita’ di questa iniziativa di MW.
“E poi perché prendersela con le ferrate come se fosse il Diavolo in persona che riempie di “ferraglia” la montagna per poi assolvere le falesie che di “ferraglia” la riempiono ancora di più? “
Perché continuare a fare affermazioni che solo pochi post prima sono state dimostrate false?
Perché prendersela con i 4×4 diesel e non dire mai una parola sui camion?
Perché continuare a vantare l’acquisizione di valore paesaggistico e ambientale (?!) di un cavo d’acciaio?
Perché continuare a chiamare “arrampicata” l’issarsi su un cavo usando gradini d’acciaio?
Che valore ha eseguire gesti decisi da altri e seguire pedissequamente un percorso da latri imposto?
Che razza di vita alienata ha chi pensa che questo sia entrare in contatto co la natura?
Il “benaltrismo” non è solo spostare l’attenzione su opere molto più impattanti della ferrata, ma anche saper guardare a casa propria; perché non si può parlare bene, fare i puristi e poi razzolare male o malissimo: utilizzare un auto diesel 4×4 per lavoro o altro, nell’arco di uno o due anni credo abbia un consumo di energia e un impatto sull’ambiente anche superiore alla ferrata, così come i viaggi intercontinentali nei paesi del terzo mondo, sempre per lavoro o vacanza, le numerose comodità e i vizi borghesi che ci concediamo ogni giorno e tanto altro ancora.
E poi perché prendersela con le ferrate come se fosse il Diavolo in persona che riempie di “ferraglia” la montagna per poi assolvere le falesie che di “ferraglia” la riempiono ancora di più? Io credo perché le ferrate MW non le frequenta e le snobba mentre con le falesie si sono abbondantemente sporcati le mani!
A favore delle ferrate vorrei portare l’esempio di una ferrata a Caspoggio in Valmalenco dove sono stato uno del team di progettazione. Si tratta di un’opera che interessa un versante roccioso alto circa 250 metri, un tempo parzialmente occupato da cave di serpentino. I paesi di Chiesa Valmalenco, Caspoggio e Lanzada distano poche centinaia di metri. Questa ferrata è costata 150.000 Euro compresa IVA, ma sarebbe costata molto di più senza l’impegno di molti volontari che hanno realizzato alla base della parete, dove prima esisteva una discarica di cava, una bella e comoda falesia di arrampicata.
Sia la falesia che la ferrata sono frequentatissime e molto apprezzate, sia dai locali che dai turisti. Grazie a questo lavoro si è potuto recuperare e riscoprire un territorio abbandonato che non interessava a nessuno, e che adesso, invece, ha acquisito un grande valore, sia paesaggistico che ambientale. I lavori di costruzione della ferrata che tra l’altro, comprendevano il disgaggio e il consolidamento di masse rocciose in equilibrio precario, hanno anche mitigato in modo significativo il pericolo di caduta massi nella sottostante strada provinciale e dato la possibilità di effettuare un utile monitoraggio idrogeologico del territorio. Chi sale la ferrata, raggiungibile anche a piedi dai paesi della valle, può godersi, oltre ad una bella e aerea arrampicata, un eccellente panorama ed entrare in contatto con una natura selvaggia.
Su quest’opera così meritoria e da prendere come esempio, porca puttana, MW è riuscita ancora a puntare il suo ditino moralistico del cazzo, anziché esaltarla e dire: “Ecco come si devono spendere i soldi pubblici, ecco come si può promuovere lo sviluppo turistico di una valle, NEL PIENO RISPETTO DELL’AMBIENTE!!!”.
Io invece penso che associazioni come Greenpeace , MW e Legambiente pecchino spesso e volentieri di strabismo e scarsa visione.
Con le dovute eccezioni ovviamente.
Se fosse il tema di oggi , MW contesterebbe l’autostrada A1 come contesta l’alta velocità in Val Di Susa.
Grazie per il legal advice, Perry Mason.
Occhio a tagliare giudizi a fette spesse che non sai niente di cosa sono campione…cagacazzismo di sicuro!
La frustrazione nasce dal fatto che i singoli le denunce e le battaglie le fanno, ma la potenza di fuoco (e cassa di risonanza) che hanno le associazioni tipo MW è totalmente su un altro livello.
Ritengo (e questa era in parte la mia provocazione fin dall’inzio, per i più gnucchi) che dilapidare il potenziale di una realtà come MW al fine di rompere le palle a una ferrata (e alla mentalità bla bla bla…) quando ci sono problemi più grossi (non parlo della gru, che era un esempio) non è “benaltrismo” è buon senso.
Se ti va a fuoco la casa non salvi il vaso dei fiori…
Le mie battaglie nel mio piccolo le porterò avanti in privato, recuperando tra l’altro decine di kili di merda dai fiumi e boschi dove abito.
E’ stato un piacere, addio!
F.
Franceso e Filippo, due preclari campion del solito benaltrismo peloso e giustificatorio..
La gru a derrick abbandonata è proprietà privata su proprietà privata (probabilmente) o su una concessione pubblica (probabilmente scaduta). Rivolgiti al Comune o apri una causa contro il Comune presso a un Giudice di Pace, che è questo l’ente preposto.
Comunque è una, in un solo punto e non genera nessun affollamento di visitatori…credo.
E’ sicuramente espressione di una mentalità estrattivista e inquinante della montagna, come in fondo lo è anche una falesia, ma è palesemente obsoleta e fuori servizio e non incentiva certo la crescita e la diffusione di questa mentalità o l’aumento del peso antropico.
Mentre la ferrata lo fà decisamente e questo vorrebbe combattere MW.
[Nota per i puntacazzisti e gli acuti osservatori di unghie sporche: non ho detto che lasciare lì la gru vada bene, non ho detto che costellare di spit ogni paretina e sassetto vada bene, non ho detto che la montagna è di chi ci abita e che deve poterci fare quello che gli pare. Per chiarezza di discussione]
Infine, non capisco proprio cosa possa c’entrare MW con le reti abbandonate dai pescherecci d’altura…
“Vogliamo divertirci divertiamoci”
Per gli ing. precisini:
Ma inquinano di più 10mila pescatori che abbandonano ami e ballerini incastrati tra i sassi del lago di Matteo o un solo peschereccio che abbandona kilometri di rete vecchia in fondo al mare??? Rete abbandonata che dalla spiaggia non si vede.
Chiedo per un amico!
PS: la pesca sportiva è autofinanziata, il pescherecci a volte prendono contributi statali.
Io che non sono un ing. ma mi sono occupato di esseri umani per tutta la vita, farei un calcolo comparativo delle deiezioni liquide e solide pre e post prandiali dei climber rispetto ai ferratisti. Siamo seri e come dice Francesco manteniamo nelle sacrosante battaglie il senso delle proporzioni e delle priorità e anche un po’ di tolleranza e accettazione per chi magari si diverte in modo diverso purché non faccia troppo danno e disturbo agli altri e all’ambiente. Minima Moralia, perché di santi e beati che possono dare lezioni e fulgidi esempi di purezza e coerenza se ne vedono in giro pochi: la produzione deve essere scesa oppure in passato non c’era la dissacratrice critica dei social.
Non sei l’unico Ing.
Vogliamo divertirci, divertiamoci.
Il peso AL METRO delle sole di carpenterie principali della gru a Derrick come quella abbandonata vicino alla Walserfall (che a puro titolo di esempio menzionavo) si aggirano circa sui 350 kg/m.
Buttiamo giù due numeri (realistici):
– lunghezza braccio 40 metri
– altezza colonna 25 metri
– lunghezza controventi 2 x 35 metri
totale circa 135 metri che a 350 kg/metro fanno 47250 kg di acciaio abbandonato, che secondo i calcoli di Matteo fanno:
– 28700 tiri in falesia
– 315 sezioni di ferrata come quella in foto.
Abbiamo ancora voglia di raccontarci fiabe? E’ così difficile capire il DELTA tra le priorità?
Regattin, qui pero’ si discute su un articolo di MW e sulle sue prese di posizione.
Per quanto dicano che il problema sia anche nei costi, la loro e’ una visione di principio e suppongo che siano contrari alle nuove ferrate anche se a basso costo o autofinanziate. Per cui le obiezioni che fanno riferimento alle falesie ci potrebbero stare… ma magari MW e’ pure contraria all’attrezzatura di nuove falesie, e allora tutto torna!
Personalmente credo che Francesco non abbia torto quando sottolinea la debolezza di battaglie come questa…
“È un evento irrinunciabile, necessario a dare un senso compiuto alla giornata.”
Noi lo chiamiamo il terzo tempo, mutuandolo dal rugby dove è parte integrante della partita.
Siccome poi sono un ingegnere mi piace dare i numeri per cercare di valutare le cose; in questo caso l’impatto fisico.
cavo inox 10 mm = 0.418 kg/m
tondo inox 12 mm = 0.888 kg/m – n°1 fittone = 0.6 kg
tondo inox 20 mm = 2.466 kg/m – n°1 gradino = 1.36 kg
nella foto nell’articolo, supponendo che lo striscione sia lungo due metri, come minimo sono ritratti 150 kg di inox in totale
Per paragone:
spit 10 mm = 105 g
catena completa di moschettone di calata = 0.608 kg
tiro in falesia da 25 m, 10 spit e catena = 1.658 kg
Non voglio dire che la Walserfall equivalga in peso a tutte le falesie dell’Ossola, peròsiamo lì.
41. È così difficile da comprendere che queste ferrate sono realizzate con soldi pubblici e le falesie, almeno la stragrande maggioranza, no? Ripeto: 330mila euro x una ferrata dalle mie parti.
Quanto a Francesco, insisti su un argomento che è già stato analizzato da Comi. Altrimenti discutiamo solo di fame nel mondo e di poveri innocenti ammazzati dalle bombe, cosa vuoi che siano al confronto i 2400 alberi abbattuti ogni minuto nel mondo o il bosco cancellato da una nuova pista da sci. E via dicendo.
Che bel mondo esser qui a discutere di queste cose… un paese dei balocchi, mentre tante, troppe persone devono guardare il cielo per schivare il prossimo missile, senza nemmeno sapere di chi è, ma che di sicuro porta morte e distruzione.
Non ho capito: una volta era spit sì o spit no.. quindi è stato deciso che spit è ok ma ferrata no. Forse c’è una regola da rispettare tipo quantità di ferraglia a metro quadro? Una falesia occupa un’intera parete, la ferrata la attraversa solo in una piccola porzione, cosa sarà meglio? meglio la tribù festante alla base della falesia o il ferratista che passa e va.. chissà chissà.. siamo tanti, forse troppi, una volta ci si salutava, ora ci si guarda di traverso, in silenzio per osservare e capire: ma lui da che parte starà? Se solo tornassimo a salutarci e a parlare, forse si starebbe meglio tutti.
Ho letto diversi commenti con i soliti voli pindarici molto alti e filosofici, io pongo una questione più terra a terra. Quali sono le vere battaglie che vale la pena di combattere per l’ambiente montano?
Articolo 4 – Punto 4.2 delle Tesi di Biella: Queste strategie devono prevedere il ricorso sistematico ad azioni concrete, anche attraverso l’uso della provocazione utopistica, per stimolare la crescita dei livelli di consapevolezza ambientale di strati sempre più ampi di frequentatori della montagna.
Le Provocazioni Utopistiche sono diventate mettere uno striscione su una ferrata con 50 fittoni?
CiaoF
Regattin. Riguardo al “chi spende di piu'” ( o di meno?), non credo se ne esca. Io come te conosco bene il mondo climber (e per nulla quello delle ferrate), credo di avere abitudini simili alle vostre, ma cio’ non toglie che il climber “come consumatore” a me pare sia storicamente percepito come low spending. Diciamo rispetto ad un turista medio. Ma non credo il ragionamento di MW sia: le falesie sono ok perche’ i climber spendono di piu’ e quindi il rapporto costi benefici e’ favorevole. Ti confesso che, pur essendo interessato alle falesie e non alle ferrate, troverei comunque debole tale principio ( oltre che sostanzialmente indimostrabile).
D’altra parte sono d’accordo che tale analisi spetti in primis a chi decide e finanzia il progetto. Ma e’ inevitabile che l’analisi fatta dal comune o da MW porti a risultati diversi. Immagino che per MW tra i costi pesi molto l’impatto ambientale. Per il comune quella e’ una parete “da valorizzare” come tante. Non si troveranno mai d’accordo, in quanto – appunto – culturalmente non parlano lo stesso linguaggio.
Infine, restano tutte le domande riguardo ai criteri di filtro, che ha ben elencato Pasini…
L’inconscio ha sempre ragione: volevo scrivere Kalymnos ed è venuto Mykonos, altro “santuario” invaso da ricercatori di altri piaceri venuti da freddo: chi è senza peccato scagli la prima pietra ci ricorderebbe Papa, dobbiamo imparare a convivere abbassando l’orgoglio e la presunzione di essere i prediletti del Signore. Amen.
@Pasini: volevo solo mettere in guardia sia dai “pago, ergo sum” che dai “föra di ball chi non spende”.
Ritrovarsi furgoni e/o tende dappertutto, oppure la proliferazione di alberghi, seconde case, B&B, appartamenti/stanze in affitto, ecc., che poi “lavorano” pochi mesi all’anno sono entrambi estremi insostenibili.
Il famoso equilibrio andrebbe trovato (o per lo meno cercato) con l’aiuto di tutti: amministrazioni (in primis) e praticanti “di buona volontà”.
Utopia?
Regattin. Mi piace la definizione della falesia santuario e dei pellegrinaggi in allegra compagnia che finiscono con grandi magnate e bevute. Ricorda riti devozionali in gruppo di un antico passato dove si andava in compagnia per santuari (letteralmente) e poi dopo la preghiera e il sacrificio rituale grandi magnate. Forse non ci siamo inventati proprio nulla. Però esistono gli stessi pellegrinaggi dei ferratisti. Sono una comunità abbastanza numerosa, con i loro blog, i loro riti che finiscono sempre comunque con magnate e bevute in compagnia (tranne la minoranza dei solitari, a volte leggermente sociopati). Perché i climber si loro no? Perché le ferrate sono”cattive” e le 5000 vie di Myconos sono “buone” o più banalmente sono buone le numerose vie di Capo Noli con crucchi e foresti urlanti mentre io (leggermente sociopatico e solitario dopo sei anni di Liguria) ci passavo davanti in kayak cercando un rapporto mistico con il mare 😜?
Govi, l’analisi costi benefici dovrebbe farla chi eroga i fondi, a beneficio del contribuente, non certo MW. E in ogni caso, d’accordo sul problema culturale, ma c’è scritto nell’articolo che la questione soldi non è affatto secondaria.
.
Per quanto riguarda il braccino corto dei climber, anche se la questione rimane marginale rispetto all’argomento, personalmente non concordo assolutamente con questa descrizione del climber.
Ad esempio con PM abbiamo fatto molti raduni con decine di arrampicatori, in varie località: tranne qualcuno dotato di furgone, abbiamo sempre alloggiato in strutture del luogo e tutti quanti (furgonati compresi) consumato sontuose cene concluse con numerosi giri di grappini. La stessa cosa posso dire per tutte le volte in cui, con gruppi di amici più o meno numerosi, ci siamo spostati nei vari “santuari” italiani o stranieri, dell’arrampicata. E infine, ripeto, le giornate arrampicatorie da me si concludono sempre in sontuose bevute, con tutti o quasi i climber presenti in falesia, tanto che spesso nel locale ci sono più climber che altri avventori. È un evento irrinunciabile, necessario a dare un senso compiuto alla giornata. Poi non so se nelle altre regioni ci siano usanze diverse o se non ci sia questa coesione che c’è da me, ma qui garantisco che il braccino corto non esiste.
Placido. Certo è così. Chi spende e’ più apprezzato di chi si limita ad utilizzare e consumare territorio e ambiente dove i locali vivono e lavorano e questo spinge a creare situazioni che attraggono, a volte in maniera sconsiderata, se il bisogno è/o l’avidita’ prevale in una comunità locale. Ma questo è sempre avvenuto. Il “divertimento” degli altri e’ anche un business, che da’ da mangiare a chi lo gestisce, persino nella sue espressioni più nobili ed elevate e si fonda su bisogni umani molto profondi. Come sempre è un tema di equilibrio che è in parte sta saltando proprio perché ci siamo evoluti e il tempo e le risorse che le masse popolari possono dedicare a questo aspetto della vita e’ aumentato enormemente negli ultimi anni, almeno per una parte della nostra specie.
Attenzione a non cadere nella trappola: l’arrampicata, l’alpinismo e l’escursionismo (anche in MTB, se praticato in modo rispettoso) hanno un valore proprio e una piena legittimità in quanto attività in sé. Non devono essere giustificate dal profitto che possono generare. Gli eventuali guadagni per terzi sono solo un effetto collaterale, non necessario, che non ne determina il valore né la legittimità.
E’ comprensibile che le comunità locali vedano più di buon occhio “quelli che spendono”, ma non è proprio questa logica ad alimentare la turistificazione e gli eccessi che vediamo in tante località (Dolomiti per dirne una)?
Regattin. Dubito fortemente che MW si metta a spulciare i conti pubblici degli enti locali montani in modo sistematico. E tanto meno che azzardi analisi costi-benefici. La loro battaglia, come detto nell’articolo e nei commenti, e’ soprattutto culturale.
Il fatto che i climber producano piu’ ritorni per i locali dei ferratisti mi pare personalmente poco plausibile ( i climber si muovono spesso in furgone, consumando pasti e pernottamenti in autonomia ), ma e’ poco rilevante se la battaglia e’ prima di tutto culturale.
Quindi ci dovremmo aspettare , per coerenza, altrettanta solerzia nel chiedere la schiodatura delle tante nuove falesie che nascono, un po’ ovunque… Non mi pare di avere visto alcuna petizione in tal senso?
Regattin. L’analisi rigorosa dei costi/benefici di un intervento effettuato con denaro pubblico e’ una pratica ben poco applicata. C’è anche un altro aspetto che riguarda il prima e non il dopo. Spesso non si parte dal bisogno e si cercano i fondi ma si parte dai fondi intercettati e si inventa qualcosa per utilizzarli. Come dice l’articolo, se tutto è stato fatto secondo le regole vigenti puoi fare una legittima battaglia prima e dopo ed eventualmente opporti nelle sedi designate. A volte vinci a volte perdi, a volte convinci i decisori a volte sei schiacciato dalla maggioranza, che spesso vive di illusioni. Così funziona. Le graduatorie di merito tra attività ricreative rispetto all’impatto e ai ritorni economici per le comunità locali sono un argomento scivoloso e controverso e ogni gruppo di praticanti è convinto di essere virtuoso e corretto e che sono gli altri i mangiatori di carne umana. Prova a parlare con biciclettari, cacciatori, fungaioli, motociclisti, camminatori, trail runner…..La famosa coesistenza pacifica e’ difficile persino quando gli umani si divertono, pensa un po’ quando ci sono di mezzo gli interessi. Pero’ e’ giusto almeno provarci con tolleranza, rispetto delle regole e pure un po’ di quello che una volta si chiamava buon senso.
Pasini, nelle tue domande hai dimenticato la parte probabilmente più dirimente, che cambia il senso alle domande stesse: l’importo di 66000 euro di soldi pubblici stanziati, oltre alle varie spese di riparazione e manutenzione. Quindi, considerato che tale ferrata è stata realizzata in funzione di un previsto ritorno economico nella vallata, sono in corso delle analisi per verificare l’impatto economico della stessa, o come quasi sempre accade in Italia, intanto si spendono i soldi per accontentare qualcuno, poi si vedrà?
Se poi qualcuno ci tiene a fare un raffronto di questo tipo con l’arrampicata, considerato che sui presunti danni ambientali dell’una e dell’altra attività non se ne esce, credo che (per quanto posso osservare nell’ambito delle falesie che frequento) i climber di solito siano molto propensi a concludere la giornata a bere birre (spesso più giri) nel bar di riferimento della falesia o a cenare nell’agriturismo locale, mentre i ferratisti di questo tipo di ferrate, arrivano alle 7/8, 10 minuti di avvicinamento, 2/3 ore di ferrata, alle 11 sono già al parcheggio e tornano a casa perchè è domenica e devono pranzare in famiglia. Capita a volte che assieme ai miei amici arriviamo al parcheggio per salire in falesia e i ferratisti si stanno già cambiando per tornare a casa. Considerando che dalla mie parti il 95% delle falesie (o forse di più) è frutto di volontariato, quindi a costo 0 per le amministrazioni comunali, mentre l’ultima ferrata realizzata è già costata 330 mila euro, direi che non c’è confronto.
Grazie Matteo, non mi sembrava difficile capire cosa avevo scritto.
La ferrata Walserfall se non fosse stata sulla strada che va al Devero non se la sarebbe inculata NESSUNO.
Ogni cosa in montagna è NON SOSTENIBILE, a partire dall’abitarci.
Quanti mila litri di gasolio pensate servano ogni stagione per pulire le strade dalla neve, solo per fare un esempio…
Tutti i rincoglioniti che vedendo un alpeggio si immaginano un ambiente intatto non realizzano che fino a 500 prima c’erano foreste di abeti o larici, abbattute dai nostri antenati per colonizzare l’ambiente montano?
Ogni alpeggio a cui si nega una strada di accesso (altro VS grande cavallo di battaglia..) per il mantenimento delle baite esistenti, è un alpeggio MORTO.
Rimettete a posto voi i ruderi (così poco fotogenici) con l’elicottero (ecologico) assetato di cherosene dal costo di 30 euro al minuto.
E’ bello però (per quelli che hanno casa al Devero) il selfie con il prato tagliato, le baite Swiss style pettinate e tutte ristrutturate vero?
Se ci fosse stata ancora la funivia ENEL al posto della strada col cavolo che si sarebbe fatta una manutenzione così al Devero!
Però sulla strada di accesso al Devero tutti zitti i vari ambientalisti (magari con seconda casa) vero?
Strada ricordiamo con due tunnel aperti a suon di dinamite, N tornanti, sbancamenti, parcheggi ecc.
La spesa in spalla non ve la portare dal fondovalle, o sbaglio?
Per il parchetto giochi privato la strada va bene ed è più che lecita.
Chi è il più ambientalista? Chi traccia la linea? Chi è più vergine di tutti?
Chi abita e fa manutenzione alla montagna (sicuramente qualche volta sbagliando in buona fede o meno) o chi abita in Piazza Duomo e viene la domenica a fare il sermoncino?
Mi piacerebbe una risposta dai diretti interessati, ma non ho il censo degli illuminati per esserne degno…
Ciao, F.
L’uomo è complicato. Si procura stati d’animo per lui piacevoli nei modi più diversi. Le ferrate atletiche a qualcuno producono piacere. Evidentemente non sono pochi coloro che provano questo tipo di piacere altrimenti non le costruirebbero, così come non costruirebbero e venderebbero tante altre cose finalizzate a produrre piacere. Non credo che si possa fare una graduatoria: una parete spittata in riva al mare brulicante di festosi e garruli climber che lanciano i loro gutturali e virili richiami che si mescolano a quelli dei gabbiani è più accettabile eticamente ed esteticamente di una ferrata atletica che produce gridolini di piacere e di eccitazione per la sua verticalità ed esposizione in un pubblico diciamo “popolare” che si accontenta di imitare per piacere gli operai di Enel distribuzione che si guadagnano da vivere salendo su manufatti artificiali o i muratori di Edilizia Verticale? Produce stati d’animo più legittimi e socialmente desiderabili? E chi può stabilire questa graduatoria? Forse l’unico criterio possibile è quello di non costruire cose che creino danni agli altri esseri umani o siano in aperto contrasto con le leggi che tutelano gli interessi collettivi. Quindi il tema è: questa specifica ferrata crea disagio e danni alla comunità locale e agli altri che frequentano quella zona? E’ in contrasto con le leggi vigenti che tutelano gli interessi generali? Il resto è una battaglia culturale, educativa, estetica, e oserei dire pure etica assolutamente onorevole e meritoria,
ma opinabile e può generare un’azione di opposizione legittima ma che deve fare i conti con le regole di maggioranza che nella nostra società influenzano le decisioni pubbliche. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma così funziona qui da noi. Ognuno faccia il suo gioco e vinca chi ha più seguito, peraltro variabile nel tempo.
Bobby non ti capisco: a me pare che Francesco sostenga che una inutile ferrata di fondo valle in più non c’entri nulla col la “Filosofia del consumo ambientale” e l’inquinamento, ma che “benaltri” siano i problemi, gli ecomostri ottocenteschi e le gru abbandonate
Volete che Vi accompagni per un safari fotografico degli ecomostri che ci sono nel raggio di poche decine di km da Croveo? Potreste avere vari TB di materiale interessante per crociate VERE! Vi interessa davvero l’ambiente o è una guerricciola tra puristiPur contrario alla proliferazione delle ferrate ed al consumo di territorio di ogni origine in ambienti delicati , sono in parte d’accordo con Francesco : quando qualcuno non nota autostrade , canali idroelettrici e dighe , ristoranti con buttadentro ogni 10 metri , e si incazza per una multi-pitch in Valdadige vado in dissonanza cognitiva.Sabato ero a Savogno con un amico che ha passato 30 anni della sua vita in Val di Mello , e mi diceva che pur abitando vicino non ci tornava perchè la “Filosofia del consumo ambientale” aveva cambiato tutto.E non si riferiva esattamente a spit , soste e ferrate..
Non vedo il problema che vedi tu, Govi.
Quella ferrata (io aggiungerei quel tipo di ferrate) inquinano perché la mentalità che le sottende è inquinante.
Cosa ben diversa, per esempio, sono le Bocchette in Brenta, per esempio (prevengo l’obbiezione, anche se le Bocchette generano overtourism e ben peggio della Walserfall)
E’ assolutamente lecita, anzi doverosa, la domanda “dove tracciamo il limite”, ma poco c’entra con questa domanda con il benaltrismo, il livore e gli insulti di qualche pseudo-local vetero-leghista, mosso da livore antiambientalista.
E a quel punto a me pare perfettamente legittimo che possa essere messa in dubbio la “coerenza” dei principi : perche’ gli spit dovrebbero andare bene? Quali infrastrutture per il turismo e per lo sviluppo (che gli abitanti sostengono ) passano il filtro di MW? Dove tracciamo il limite ? Mi pare che questo non sia ‘benaltrismo’ ma una legittima richiesta di chiarimento.
scusate il grassetto (da telefono)
Comunque nei messaggi di Comi ( e anche nel testo di MW) io leggo una contraddizione che segna per me il limite dell’interventismo di MW.
Da un lato si vuole essere specifici: QUELLAa Ferrata con QUEI problemi. Dall’altro, invece di rimanere nel concreto e nel tangibile, si rimanda all’impatto “culturale”. Si passa quindi da un campo fattuale ad un campo dell’opinabile.
E a quel punto a me pare perfettamente legittimo che possa essere messa in dubbio la “coerenza” dei principi : perche’ gli spit dovrebbero andare bene? Quali infrastrutture per il turismo e per lo sviluppo (che gli abitanti sostengono ) passano il filtro di MW? Dove tracciamo il limite ? Mi pare che questo non sia ‘benaltrismo’ ma una legittima richiesta di chiarimento.
E’ più importante sapere come mi chiamo o cosa dico? Vuoi conoscermi, vieni a trovarmi.
Veramente c’è qualcuno che pensi che la crociata di MW riguardo questa ferrata non sia un buffonata? Siate sinceri.Quando nel 2023 avete parcheggiato per il vostro ardito “BLITZ” non avete notato guardando verso Nord, con il vostro sensibile occhio ambientalistico, una enorme gru da cava gialla abbandonata ad esempio? Si vede anche da google street view… Però con quella non ci fai hype eh….
Volete che Vi accompagni per un safari fotografico degli ecomostri che ci sono nel raggio di poche decine di km da Croveo? Potreste avere vari TB di materiale interessante per crociate VERE! Vi interessa davvero l’ambiente o è una guerricciola tra puristi?
In questa ottica allora anche gli spit e catene di tutte le falesie deturpano. Come deturpano i pezzi di corda marcia a mo’ di corrimano, le macchine che schiacciano il fieno, quelli in ciabatte che urlano a far sicura, ecc.
Dai vogliamo prenderci davvero così per il culo dicendo che una ferrata deturpa l’ambiente?
Casualmente, poi, c’è sempre uno scollamento tra chi le valli le abita (e le mantiene vive) e i ciuccianebbia col pulloverino che hanno comprato la seconda casa nel bosco per i fine settimana i quali odiano qualsiasi forma di intrusione nel loro parco giochi privato.
Sono completamente d’accordo con Michele Comi.
Mi piace la pacatezza e la chiarezza della sua esposizione, in particolare la sua denuncia del “benaltrismo” che pare un costume nazionale, dalla politica alle discussioni al bar sul calcio.
E che alligna pervicace anche in montagna
Fanno i froci con il culo degli altri.
Guido, ma anche tutti gli altri,
quando Mountain Wilderness — e sì, mi ci metto anch’io — solleva il tema dell’inutilità del ferrame e del suo portato inevitabilmente diseducativo, la reazione è quasi sempre la stessa: stizzita, difensiva. Ed è proprio questo che trovo interessante, prima ancora che discutibile.
Perché qui non si sta facendo alcuna graduatoria del danno ambientale — nessuno, almeno per quanto mi riguarda, ha mai pensato di mettere sullo stesso piano una ferrata e una cava. Sarebbe intellettualmente disonesto. Ma è altrettanto fuorviante usare esempi estremi per sottrarre queste opere a qualunque forma di critica. È un meccanismo noto, si evita il merito rifugiandosi nel confronto con qualcosa di peggiore.
Il punto è un altro, ed è più sottile. La ferraglia prolifera come non mai, non c’è valle che non senta il bisogno di attrezzarsi, di aggiungere un cavo, un gradino, un artificio. Una disseminazione capillare che, poco alla volta, modifica il modo di stare in montagna. Non tanto per l’impatto visivo — spesso minimo, è vero — quanto per quello culturale.
È qui che si innesta la deriva, non nell’opera in sé, ma nel messaggio che veicola e nell’uso che inevitabilmente ne consegue.
In questo senso, anche una critica piccola — marginale, se si vuole — ha una sua funzione. Fa parte della biodiversità del pensiero, prima ancora che dell’ambiente. Tiene aperto uno spazio di dubbio in un contesto che tende invece alla saturazione dell’offerta e alla semplificazione dell’esperienza.
Poi c’è anche una dimensione personale, che non nascondo, un certo orgoglio — sì, orgoglio — nell’aver scelto, da sempre, di non accompagnare persone lungo un catenaccio di ferro. Non per superiorità, ma per coerenza con un’idea di montagna che resta, per me, terreno di relazione e non di consumo.
Se questo basta a generare reazioni così accese, forse è proprio il segno che vale la pena continuare a dirlo.
Sono d’accordo con Michele Comi: non allarghiamo il campo, parliamo solo di questa ferrata in questo contesto. Solo la sua ultima frase non mi convince perché il contesto è anche economico. Prima di buttare via 65.994 € di soldi pubblici per una ferrata come questa, in un luogo come questo, bisognava pensarci bene.
Marco Il Fetido, le principali falesie del Lecchese, in Valtellina e in tante altre parti d’Italia sono state finanziate con soldi pubblici e sono costate anche molto di più di 67.000 Euro, Iva compresa. Ma va benissimo così, evviva i soldi pubblici per falesie e ferrate, che sono soldi spesi bene!
E’ importante sottolineare poi che chi realizza queste opere non si fa le “palle d’oro”: anzi, si fa un mazzo quadro e si assume anche importanti responsabilità!
Michele Comi sostiene che ho minimizzato il problema della ferrata spostando l’attenzione verso opere che danneggiano l’ambiente molto di più, ma questa è esattamente la tattica adottata dai fondamentalisti dell’ambiente che fanno paragoni assurdi, equiparando il danno ambientale di una ferrata, che non vedi a più di 50 metri di distanza, con una cava a cielo aperto che squarcia per centinaia di metri un intero versante! (Do you remember, Michele?).
La cosa assurda e inconcepibile per me è questa guerra tra persone che amano l’ambiente e il territorio montano, a tutto vantaggio di chi specula e inquina veramente!
I cavatori, per esempio, che asportano migliaia di metri di cubi roccia all’anno e che creano discariche che devastano per chilometri le montagne, se la ridono nel vedere le beghe per una ferrata tra fondamentalisti e magari un Ente Parco (noto Ente Pubblico che devasta il territorio) che ha finanziato l’opera!
E se dietro queste pesanti critiche per una ferrata ci fossero interessi meno nobili che la conservazione assoluta, mi viene da dire nel freezer, del territorio?
Francesco insulta.
Però preferisce nascondersi nell’anonimato. Non si sa mai…
Chiedetevi poi perchè gli ambientalisti nelle valli stanno sul c…o a tutti. Buffoni, avete dovuto evidenziare i fittoni in giallo perchè neanche da vicino li si vede..figurati dalla strada che va a Devero.
Sono un local e delle ferrate fottesega,non le frequento e non mi interessano; ma questa battaglia fintoambietalistacashmere è VOMITEVOLE.Andate nella valle di fianco a fare le battaglie ambientaliste VERE, visto lo scempio che fanno ad esempio le cave e non rompete il cazzo per 10 ferri che non vede nessuno. Non vi piacciono, non andateci. Buffoni
A pochi km dalla ferrata Walserfall:
Re, Val vigezzo, 713 abitanti.
Un Ecomostro di Santuario della madonna del latte, grande come Montmartre. Costruito nella prima metà ‘900 per un ipotetico miracolo di una madonna che sanguinava alla fine del’400.
Il cantiere del santuario ha dato da mangiare alla gente della valle per 40 anni, i fedeli che ancora arrivano danno ossigeno all’economia del paese ancora adesso. Il santuario Ecomostro è molto ma molto più impattante della ferrata, però è stato un buon affare, molto più della ferrata. Nel terzo millennio è più facile fare una ferrata che un santuario e non bisogna nemmeno inventarsi il miracolo.
Meno male!!!
Le dinamiche non cambiano.
Colpisce come, ogni volta che si prova a entrare nel merito di una singola opera, la discussione venga rapidamente spostata altrove. Si allarga il campo, si evocano problemi enormi e indiscutibili, e nel farlo si perde completamente di vista l’oggetto concreto di cui si stava parlando.
È un meccanismo noto: se esiste qualcosa di peggiore, allora ciò che abbiamo davanti diventa automaticamente trascurabile. Ma applicato con coerenza, questo principio renderebbe impossibile qualsiasi riflessione. Nessun intervento sarebbe più discutibile, perché ce ne sarà sempre uno più grave da qualche altra parte.
Eppure la questione, qui, resta circoscritta e precisa, non “i mali del mondo”, ma questa ferrata, in questo contesto. È su questa scala che si gioca la capacità di giudizio.
La misura è ciò che più facilmente si smarrisce nelle giustificazioni automatiche dove si rinuncia a osservare davvero, a distinguere, a interrogarsi sul rapporto tra un intervento e il luogo che lo ospita.
C’è poi un aspetto più sottile, ma decisivo. L’idea che eventuali criticità possano essere corrette a posteriori, sistemando, adattando, “mettendo in sicurezza” tradisce una visione in cui è l’ambiente a dover essere reso compatibile con l’infrastruttura. Un rovesciamento che, spesso, è all’origine dei problemi stessi che poi si tenta di risolvere.
Infine, il tema economico. Che un’opera costi poco o molto è un dato, ma non è ancora un criterio. La domanda resta un’altra: che tipo di relazione con la montagna stiamo costruendo attraverso queste scelte? Perché è su questo piano, più che su quello contabile, che si misura davvero la loro portata.
Rimanere dentro questa domanda, senza scorciatoie e senza spostamenti di campo, è forse l’unico modo per evitare che ogni discussione si dissolva prima ancora di cominciare.
Arrampicata e ferrata non sono oggetti comparabili: “arrampico” se faccio una ferrata, se faccio una via trad, se faccio un monotiro di 7 metri, se faccio la Walker. Io ho paragonato una falesia attrezzata per l’arrampicata sportiva e una ferrata, esclusivamente dal punto di vista del solo impatto ambientale. E sì, sono paragonabili su questa variabile. Io sostengo che l’impatto ambientale di una ferrata e di una falesia attrezzata possa essere pari o addirittura a favore della ferrata (non per metro lineare di sviluppo, ma per sito). Quello che non sopporto è sentire pontificare chi dice “le ferrate sono da sfigati e inquinano” come sempre non guardando al PROPRIO impatto ambientale: con i moschettoni luccicanti (processo chimico altamente inquinante), i vestiti all’ultima moda montura ti da testa a piedi (impatto terribile dell’industria dell’abbigliamento sul nostro pianeta, quando in falesia si può andare con la tuta di trenta anni fa), i migliaia km macinati per seguire la passione on relativo consumo.. Chi giudica ciò che fanno gli altri e non guarda il proprio, ritenendosi superiore e non accorgendosi della sostanziale uniformità del comportamento e delle conseguenze dello stesso, lo definisco ottuso.
“Valida attrattiva turistica che dà ossigeno ad un economia fragile.
Costo ferrata € 65.994
Abitanti Baceno 862
Costo ferrata per abitante € 76
Se il sindaco fosse andato direttamente dai suoi amministrati a chiedere €76 per fare una ferrata e risollevare l’economia del paese, tutti non uno di meno l’avrebbero mandato “AFFANCULO” , forse anche con un bastone in mano.
Non saprei, allora perché non avete fatto solo la passeggiata nel bosco?
Le falesie nel 90% sono auto finanziate o quantomeno non ricevono soldi pubblici . E poi sai quante falesie si nn potrebbero attrezzare o riattrezzae con 65 mila euro?
Direi che mettere sullo stesso piano arrampicata e ferrata …. è un na bella cazzata
Ora che ho smesso di arrampicare, ogni tanto una ferrata mi capita di farla. Una volta erano solo, al più, gli avvicinamenti a una via o la strada di discesa più rapida (come sul civetta). La ferrata in questione l’ho fatta con la morosa esattamente un anno fa, dopo essere andato a farmi siringare il ginocchio all’ospedale di domodossola. Che dire, è stata anche divertente (lo ammetto): non difficile ma fisica in alcuni tratti. L’ambiente che abbiamo trovato al termine della ferrata, lungo il sentiero di rientro, era davvero incantevole. Insomma: certo molto più materiale lasciato in loco rispetto a una via “media” (forse pari a 4-5 vie di pari lunghezza?) ma concordo che in quanto a impatto ambientale non è tanto diverso dalle falesie che spuntano come funghi. Secondo me possono benissimo stare sullo stesso piano (rif commento #7). C’è sempre qualcuno che fa qualcosa di “meno” che reputiamo di poter svalutare e quindi trovare “inutile” o “ridicolo”. Occhio poi quando sarà chi è “più su” a fare lo stesso con noi..
Questa non è una ferrata è una pagliacciata per rambo
@6
Luciano concordo con te. Staremmo mettendo ferrate ed arrampicata sportiva sullo stesso piano. Direi discussione nemmeno da iniziare. Le ferrate sono un abominio, tanto vale stare a casa davanti al pc e salire qualche via con goggle maps. Sarebbe più dignitoso.
Ecco, questo tuo biglietto da visita è più che sufficiente per evitare di perdere tempo con te.
A ridaje con queste povere ferrate!
Sono proprio il nemico pubblico numero uno, peggio di una cava, dei grattaceli di Milano fatti passare per ristrutturazioni, dei rifiuti tossici messi nei rilevati stradali, della guerra in Iran, di Netanyahu e Trump messi assieme!
Quando si costruisce una ferrata (una!) in un posto sperduto e abbandonato di una valle, ecco che i gli ayatollah dell’ambiente si scatenano per il sacrilegio e la violenza inaudita commessa su una povera e indifesa parete di roccia che era, guarda caso, il loro sacro posto del cuore!
Questi fondamentalisti sono per lo più gli stessi che abitualmente vanno ad arrampicare in falesie tempestate di spit e catene luccicanti. Gente chiassosa e irrispettosa dell’ambiente che, come criceti, fanno moulinette su pochi metri di roccia e che, senza la “ferraglia” e le freccette che gli indicano dove andare, poveri sfigati, non si alzerebbero di mezzo metro!
E parliamo dei costi: 65.994 Euro, magari compresa l’IVA, è pochissimo! Hanno fatto sicuramente del volontariato! Per un piccolo Comune di montagna, una ferrata può essere una valida attrattiva turistica priva di impatti ambientali seri che dà un po’ di ossigeno ad una economia, questa sì, molto fragile!
Sono caduti dei sassi e allora? Con un po’ di disgaggio e la sostituzione del cavo tranciato si sistema tutto.
A noi in Friuli piace fare le cose in grande: 105mila euro per costruirla e 220mila per ripararla.
https://www.friulioggi.it/cronaca/frana-villa-santina-crollati-20-metri-cubi-roccia-cosa-successo-4-febbraio-2025/
https://www.udinetoday.it/cronaca/villa-santina-riapertura-ferrata-farina-del-diavolo.html
Ho attraversato anche io una fase in cui mi piaceva fare ferrate e complessivamente continuerebbe a piacermi, è un’attività che ha il suo fascino, una specie di succedaneo dell’arrampicata (su vie lunghe) che puopi fare in giornate in cui sei solo oppure in troppi, cioè più dei componenti di una cordata (2 o al massimo 3). Però ho smesso già da anni perché anche il segmento delle ferrate è stato “mignotizzato” dal business della montagna,, è diventato uno dei tanti modi per praticare sport in ambiente senza quella dovuta forma mentis che l’andar in montagna richiederebbe. In sostanza il settore delle ferrate è diventato terreno da cannibali, a disposizione dei cannibali e anzi capace di esaltare la natura cannibalesca dei cann9ibali. su questo difetto (insanabile) di base, se ne aggiungono altri, l’inquinamento da ferraglie ecc. Si è ormai così acciecai dall’esisgenza di avere un parco giochi nel proprio territorio (perché attira gente e quindi alimenta l’economia locale: la gente mangia e beve al bar, fa benzina, compera qualcosa nei negozietti ecc e così i residenti sono grati alle autorità che costruistono il parco gochi…) che si investono soldi pubblici pur di avere tale parco giochi, spesso senza fare i dovuti controlli preventivi e le conseguenze si vedono in episodi come questo. Lungi da me arrivare alla conclusione che dovrebbe estirpare tutte le ferrate esistenti (alcune, spesso in Francia sono davvero belle e mi hanno regalato emozioni analoghe ad una bella arrampicata), ma l’intero settore delle ferrate fra completamente ridefinito dalle fondamenta, stabilendo dei criteri di base che siano inoppugnabili., creando selezione fra i vari progetti ed evitando alla radice ogni situazione demenziale come questa.
Demenziale: le ferrate hanno successo in chi al rapporto con la montagna sostituisce il rapporto con la tecnica. Anche senza difficoltà nessuno di costoro farebbe mai la stessa via se non ci fosse almeno un cavo metallico cui appendere un moschettone da esibire con gli amici.
€ 65.994 di fondi pubblici (= nostri soldi) sperperati per un obbrobrio demenziale.