Cerro Lopez, non solo alpinismo

Cerro Lopez, non solo alpinismo
di Marcello Cominetti
(pubblicato su marcellocominetti.blogspot.com il 13 agosto 2020)

Durante i miei innumerevoli viaggi in Patagonia, ha suscitato in me un certo interesse la storia legata ai criminali di guerra nazisti che si erano rifugiati soprattutto nella zona di S. Carlos de Bariloche, cittadina argentina adagiata sulle sponde del grande lago Nahuel Huapi, dove era stato costruito un bunker in cui si dice si sia nascosto nientemeno che Adolf Hitler dopo essere stato dato per morto, sul finire della seconda guerra mondiale, con la sua compagna Eva Braun. Io non sono di certo uno storico del nazismo, e mi sono sempre detto che i complottisti su questo genere di fatti ci sono sempre stati ma il bunker di cui ho accennato esiste, così come le numerose residenze, costruite in perfetto stile bavarese alpino, che sono appartenute a diversi personaggi tedeschi dal 1946 in poi, i cui nomi sono consultabili presso l’ufficio catastale della Municipalidad della cittadina.

Scialpinismo al Cerro Lopez in una foto del mio vero amico Jorge Kozulj

In Italia balzò all’attenzione di tutti un fatto del 1995 quando l’ufficiale della Gestapo Erik Priebke, tra gli esecutori materiali della strage delle Fosse Ardeatine, venne scoperto e estradato in Italia per essere processato. Io ricordo che chiedendo di lui a Bariloche me ne parlarono bene e mi indicarono il negozio di salumi che aveva gestito per molti anni e la scuola Primo Capraro di cui divenne direttore con il nome di Erico Priebke. Sull’elenco telefonico della cittadina c’era scritto normalmente il suo nome e l’indirizzo: Calle 24 de Septiembre numero 167.

Priebke s’imbarca per l’Italia dove sarà processato


Il padre della mia ex moglie argentina una sera mi chiese di accompagnarlo a cena da un suo vicino di casa di origine belga, come  lui proprietario terriero del sud. Tra casa nostra e quella del vicino c’erano 160 km di strada sterrata che percorremmo in fuoristrada nel pomeriggio di quel giorno estivo. Giunti a casa del Sig. Adolf venimmo accolti molto gentilmente da questo emblematico signore dal baffetto a spazzolino e trattati con i guanti per il resto della serata. Durante il lungo rientro in auto dissi a mio suocero, mentre guidavo nell’oscurità stando attento a tutti gli animali che avrebbero potuto attraversarci il cammino, cosa ne pensasse di questo suo vicino ultraottantenne (eravamo negli anni ’90) che aveva quell’aspetto e diverse foto appese ai muri dove era ritratto tra gruppi di persone, chiaramente nordeuropee, in cui campeggiava spesso una svastica nazista… Mi rispose che aveva accettato l’invito a cena per mera cortesia e buon vicinato ma che non lo conosceva più di tanto e che però noi europei siamo esagerati quando si parla di nazismo e che quello era un brav’uomo e si addormentò. Non tornai più sull’argomento in famiglia perché, anche in altre occasioni, avevo capito che la percezione del nazismo che hanno in Argentina è molto diversa da quella che abbiamo noi. Allo stesso tempo mi era capitato di parlarne con altre persone rendendomi conto che certe cose in quel sud del mondo avevano lasciato un segno che in pochi avevano approfondito.

Ovviamente, l’industrializzazione e l’urbanizzazione ordinate ed efficienti, l’istituzione di scuole e attività sportive, mettevano in buona luce anche chi si era macchiato di crimini contro l’umanità. Crimini commessi lontano, ma sempre di crimini si trattava!

Sede del Club Andino Bariloche

La Patagonia settentrionale d’altronde assomiglia per geografia e clima alle Alpi germaniche, è chiamata la Svizzera del Sudamerica anche perché l’architettura è di stile tipicamente tirolese, ma il motivo di ciò non è da imputare solo alla colonizzazione nazista. Infatti in Cile, alla stessa latitudine, i Gesuiti tedeschi avevano colonizzato la zona del Lago de Todos los Santos a partire dal 1850 che oggi assomiglia alla Baviera in ogni dettaglio, dove avevano trovato un habitat identico a quello da cui provenivano.

Tra le mie ricerche a tempo perso ma non troppo, ho trovato la relazione di un fatto accaduto tra le montagne che sovrastano il Lago Nahuel Huapi, dove si trovano cime imponenti e complesse in cui si è registrata un’intensa attività alpinistica da parte di coloni europei a partire dai primi anni del 1900 a cui i tedeschi diedero notevole impulso. Anche perché i nazisti erano generalmente appassionati di alpinismo e nella zona di Bariloche contribuirono alla creazione della stazione sciistica di Cerro Catedral e Cerro Otto e alla fondazione del locale Club Andino tutt’oggi fucina di ottimi andinisti.

Personalmente ho potuto constatare l’alta validità di molti di loro ripercorrendo vie aperte in epoche (anni ’60) in cui sulle nostre Alpi si faceva un alpinismo di livello sicuramente non inferiore a questo, ma influenzato dalla solita errata visione europeo-centrica. Oggi l’alpinismo patagonico locale di alto livello non è assolutamente inferiore a quello praticato nel resto del pianeta e, anzi, direi che il livello tecnico medio di chi frequenta la montagna è decisamente più alto che da noi pur coinvolgendo un numero percentualmente minore di popolazione.

Mesi dopo la mia cena da Adolf mi imbattei in un interessante libro, scritto da un argentino di origine italiana, tale Abel Basti, dal titolo Bariloche Nazi. Contattato Abel, mi autorizzò a prendere dal suo libro tutte le informazioni e le foto di cui avrei avuto bisogno per comporre il racconto che vado qui a narrare. Trovai il libro sullo scaffale di un ostello dove lo scambiai con uno mio e sono convinto che sia lui, il libro, ad avere trovato me.

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A circa 25 km a est di Bariloche, in località Colonia Suiza, inizia una strada sterrata che presto diventa il sentiero che da accesso al Cerro Lopez. Lì si trova il rifugio omonimo costruito dal Club Andino Bariloche (CAB). In questa zona, negli anni ’60, accadde un fatto molto strano. La data era prossima a quella in cui ebbe successo la missione dei servizi segreti israeliani per la cattura del criminale di guerra Adolf Eichmann, conosciuto come “l’angelo della morte”. In quel periodo Eichmann, uno degli strateghi della “soluzione finale”, fu catturato e portato in Israele dagli uomini del Mossad, dove venne velocemente processato e condannato a morte.

Strada del Cerro Lopez

Nell’area del Cerro Lopez il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal relazionò di un misterioso incidente.

Tra i turisti di Bariloche si trovava una certa Signorina Nora Eldoc, israeliana, venuta a visitare sua madre con cui era stata internata nel campo di concentramento di Auschwitz e dove era stata sterilizzata dal Dottor Mengele. Per puro caso anche Josef Mengele si trovava a Bariloche.

Nora Eldoc aveva 48 anni, era una donna dinamica, di piacevole aspetto e aveva molti amici tra la popolazione locale. Una notte a una festa organizzata in un hotel del posto si incontrò casualmente faccia a faccia con Mengele. Il rapporto della Polizia non dice se lui la riconobbe – Mengele aveva “trattato” migliaia di donne a Auschwitz – ma le vide chiaramente il numero tatuato sull’avambraccio sinistro.
Per qualche secondo i due si guardarono negli occhi in silenzio, assicurarono alcuni testimoni dell’incontro. Nora Eldoc gli voltò le spalle e uscì dalla sala. Pochi giorni dopo non ritornò più da un’escursione in montagna e il fatto venne denunciato alla Polizia. Dopo qualche settimana di ricerche, il corpo martoriato di Nora venne rinvenuto al fondo di un canalone. Si archiviò l’accaduto come un comune incidente di montagna. All’analisi di Wiesenthal, i documenti sull’incidente che gli fornì il SIDE argentino (Servicio de Inteligencia del Estado), presentavano delle notizie sospette.
Nel fascicolo di Mengele si segnala che la sua concubina (di nome Nurit Eddat) è considerata un’agente israeliana e ex prigioniera di un campo di concentramento, deceduta in un incidente o assassinata…

Rifugio Cerro Lopez

Dalle ricerche effettuate si evinse che il termine di concubina venne attribuito alla Eddat o Eldoc, a quel punto ironicamente, dai gerarchi neo-nazisti del SIDE argentino.
Vojko Arko, un alpinista sloveno naturalizzato a Bariloche che partecipò alle operazioni di soccorso e ricerca, disse che la Eldoc era sulle tracce di Mengele che presumibilmente a quel tempo risiedeva a Bariloche sotto falso nome.

Vojko Arko


Arko, il biografo di Otto Meiling (un valente alpinista germanico che visse a Bariloche dagli anni ’20 introducendovi lo sci e l’alpinismo e costruendo i famosi Berghof/Rifugi alpini, che fece ritorno varie volte in Germania dove si sospettano collegamenti con il nazismo), ricorda che la Eldoc era scomparsa il 12 febbraio del 1960 sul Cerro Lopez. La Comision de Auxilio (squadra di soccorso in montagna) del Club Andino Bariloche di cui Arko faceva parte, la trovò morta tre giorni dopo. Il corpo venne rinvenuto in un ramo del torrente Lopez e presentava evidenti segni di caduta da un’altezza di almeno 20 m. La Eldoc era al Rifugio Lopez con un gruppo di amici ebrei e decise di scendere a valle da sola, perdendosi (il 12 di febbraio, ricordò Arko).
Si recuperò il corpo e per noi del soccorso la cosa finì lì, però poco tempo dopo ci furono dei problemi con la capitale Buenos Aires. L’Ambasciata smentì che si trattava di un’agente israeliana, ma un componente della squadra di soccorso le trovò addosso un passaporto diplomatico”. “Quando la stavamo cercando in montagna – aggiunse Arko – incontrammo un tedesco che nessuno conosceva che però sembrava anche lui sulle tracce della Eldoc”. Sempre secondo Arko si trattava di un’agente ebreo-tedesco che era lì per accertarsi della morte della Eldoc, poiché un agente segreto morto non serve più, disse nella sua relazione.
Noi del soccorso eravamo convinti che Nora Eldoc fosse un agente del Mossad sulle tracce di Mengele che era a Bariloche sotto falso nome”, fu quanto Arko dichiarò al giornalista Abel Basti che lo intervistò a tal proposito il 13 giugno 1996.
La comunità tedesca di Bariloche è sempre stata molto unita e ogni suo membro sapeva molto bene chi era ognuno e Vojko Arko ne faceva in qualche modo parte in quanto uno dei capostipiti di suddetta comunità, il già nominato Otto Meiling, gli aveva affidato nientemeno che la stesura della sua biografia. Questo per affermare la veridicità di quanto da Arko affermato.

Gruppo nazista a Bariloche. Otto Meiling è quello seduto a destra della foto di Hitler.

Nel Registro dei Decessi dell’anagrafe di Bariloche si legge della morte di Norita Eldoc occorsa il 12 di marzo del 1960 per traumi multipli. Il certificato venne redatto dal dottor José Maria Iglesias. Il diminutivo di Norita è molto tipico nella lingua argentina, ciò significa che in città era sicuramente conosciuta. Nello stesso documento si legge che la vittima aveva 47 anni, di nazionalità israeliana, nubile, di professione impiegata e domiciliata in Buenos Aires.

Quando negli anni ’40 arrivavano a Bariloche i nazisti privi di documenti o con falsi nomi, si dovevano rivolgere al Comune (Municipalidad) e al Giudice di Pace (Juzgado de Paz) dove gli veniva fornita un’identità provvisoria con cui potevano realizzare diverse mansioni tra cui l’acquisto di terre e immobili. Le autorità sapevano benissimo di chi si trattava ma chiudevano un occhio per assecondare il consueto e oliato meccanismo utile a risolvere questo tipo di problemi. Questi uffici vennero distrutti da un incendio in circostanze poco chiare negli anni ’60 cosicché andarono perduti per sempre atti e nomi scomodi.

Adolf Eichmann quando viveva a Bariloche

Uno dei casi più eclatanti fu quello di Josef Mengele che entrò in Argentina con un passaporto della Croce Rossa Internazionale con il nome falso di Helmut Gregor. Secondo la testimonianza di molti barilochensi che lo conoscevano, Mengele, specialista in “pulizia razziale” vi aveva esercitato la professione medica per numerosi anni, così come aveva fatto a Buenos Aires. Un anziano funzionario della motorizzazione, Francisco Calò, ricorda in una dichiarazione del 7 giugno del 1996 resa al giornalista Abel Basti, che Josef Mengele prese la patente di guida nel ’48 o nel ’49 utilizzando un nome falso, forse Juan, non ne ricorda il cognome, ma era sicuro che fosse lui perché utilizzò una certificazione rilasciata dal Giudice di Pace che presentava qualche inesattezza. Calò disse anche che Mengele si accompagnava a una signora magra, non molto alta e bionda e che era domiciliato nel quartiere tedesco di Belgrano.
Mengele nacque nel 1911 in Baviera e studiò a Monaco, Bonn, Francoforte e Vienna. Si laureò prima in Filosofia e Letteratura e dopo in Medicina. Già durante gli studi universitari era un convinto sostenitore della politica nazionalsocialista. Al principio della guerra si iscrisse nelle SS e nel ’43 si trasferì volontariamente nel campo di Auschwitz per realizzare esperimenti su esseri umani. Il passato di Mengele si conobbe negli anni ’50 con la pubblicazione del libro su Anna Frank da parte di Ernst Schnabel. La sua vita di latitante lo vide assumere varie identità e cambi di residenza. Ufficialmente morì nel 1979 mentre faceva un bagno in mare in Brasile.

Fonti letterarie
– Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele, edizioni Neri Pozza;
– Abel Basti, Bariloche Nazi.

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Cerro Lopez, non solo alpinismo ultima modifica: 2020-10-03T05:09:11+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Cerro Lopez, non solo alpinismo”

  1. 4

    Dal commento 3 si evince che l’argomento e, soprattutto le tesi complottistiche ad esso collegate, è largamente documentato e romanzato in mille modi.
    L’ho voluto raccontare in minima parte, perché per me è stato anche un’esperienza personale.
    Diciamo che per chi vuole approfondire il materiale non manca.

  2. 3
    Geri Steve says:

     
    CERRO LOPEZ E NAZI CONNECTION
     
    C’è un libro: Tango Connection di Casarrubea a e Cereghino che informa e spiega molto sul trasferimento nazista in Argentina, su Pio XII, su Gelli, sui servizi italiani e i seguenti golpe sudamericani e italiani.
     
    Un altro libro: Hitler e il nazismo magico di Giorgio Galli invece informa e spiega su cosa in realtà era la dirigenza nazista. Una setta esoterica occulta convinta che Hiler avesse poteri magici e che loro, gli adepti, costituissero la vera razza super superiore all’interno della superiore razza ariana.
     
    Un terzo riferimento è quello dei teutoni, un ordine monastico cavalleresco simile a quello dei templari. Sono stati magistralmente immortalati da Ejzenstejn nel grandioso film Aleksandr Nevsky, personaggio storico che ha respinto una missione dei teutoni a caccia di slavi in Russia. Ovviamente anch’essi si ritenevano superiori e una delle loro attività preferite era quella di andare a catturare un po’ degli inferiori slavi per poi rivenderseli come schiavi. Non erano gli unici, lo facevano già sistematicamente anche i vikinghi, che vendevano gli schiavi slavi al mercato di Samarcanda; pare che tutti i boiardi e gli zar discendessero da quei vikinghi. Da questo punto di vista l’espansione nazista ad est e i lager erano una specie di revival dei teutoni.
     
    Dopo la sconfitta a Stalingrado, Hitler e la sua corte avevano ben capito che per loro la guerra era persa. Avrebbero potuto trattare la pace con gli alleati liberando la Russia e la Francia. Invece, decisero che la guerra era persa per la Germania, ma non per loro, la vera razza super superiore. Continuarono la guerra, facendo morire quei fessi che la combattevano, per avere il tempo di razziare oro e beni in tutta Europa e trasferirli in Argentina utilizzando due prestanome: Juan Peron (Giovanni Piras) e Evita Duarte che ancora non si conoscevano…
     
    Geri
     

  3. 2

    Il film su questa storia esiste e si trova qui in questa versione (spagnolo argentino) qui: https://www.dailymotion.com/video/x15yd5w
    È uscito anche in Italia con il titolo: Il medico tedesco.
    La regista argentina Lucia Puenzo è (cosa curiosa) anche l’autrice del romanzo Wakolda, il medico tedesco (ed. Guanda). 

  4. 1
    Paolo Gallese says:

    Molto interessante questa vicenda… Sembra davvero la trama di un film. Ai tempi universitari studia molto la nascita del nazismo, ma non ho mai approfondito cosa avvenne dopo la guerra. Leggendo il resoconto, mi incuriosisce conoscere cosa pensasse la gente del luogo e che tipo di relazioni ebbe con questa “particolare” comunità tedesca. Non sapevo nulla anche degli aspetti “bavaresi” che caratterizzano quest’area, che rapporti ebbero i tedeschi immigrati con la madrepatria durante tutti gli anni 30.
    E oggi, come vive e cosa conosce, la popolazione locale di queste vicende. 
    Puoi raccontarci qualcosa, Marcello? 

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