Corso di giornalismo ambientale

Corso di giornalismo ambientale
di Franco Pedro Pedrotti

La Scuola per il governo del territorio e del paesaggio (STEP) istituita a Trento dalla Provincia Autonoma di Trento (di cui fino ad oggi non conoscevo l’esistenza) il 10 e l’11 novembre 2016 ha organizzato a Trento al MUSE (ex Museo Tridentino di Scienze Naturali) un Corso di Giornalismo Ambientale, al quale hanno partecipato (leggo sul Corriere del Trentino del 12 novembre 2016) circa 75 tra giornalisti e pubblicisti, provenienti soprattutto da Triveneto e Lombardia ma anche dal Meridione.

Iniziativa sicuramente positiva, verrebbe da dire di primo acchito, che invece è minata alla base per le ragioni che cercherò di esporre.
Sono state formulate delle “linee guida” (SIC!) per i giornalisti, “che dovrebbero essere le seguenti”:
– conoscere meglio;
– documentarsi;
– esercitare il dubbio;
– informare per aiutare la gente a scegliere;
– non creare allarmismi.

Franco Pedrotti
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Si potrebbe anche essere d’accordo, se il tutto non si basasse al contrario su conformismo, perbenismo e appiattimento. Mi domando: perché fra le linee guida non ci sono anche le seguenti:
– denuncia dei crimini contro l’ambiente e delle distruzioni in atto e progettate;
– difesa delle zone minacciate (i casi sono infiniti);
– interventi presso le autorità pubbliche a vario livello, per evitare i disastri ambientali
– ecc.

Dunque, il corso di giornalismo ambientale è un corso di giornalismo “imbavagliato”. Ecco a che punto siamo giunti; vi immaginate cosa avrebbe scritto Antonio Cederna a tale riguardo?
E i naturalisti di Trento? Zitti!
Questa è la tremenda realtà nella quale ci troviamo a vivere oggi, di libertà vigilata, di informazione controllata e manipolata.

Antonio Cederna
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Considerazioni
(a cura della Redazione)
«La complessità delle questioni ambientali rende oggi necessario aggiornare i modi in cui si informa dal punto di vista giornalistico intorno a questi fenomeni» aveva spiegato Ugo Morelli, responsabile scientifico dell’area Unesco di TSM-STEP (Trentino School of Management – Scuola per il governo del territorio e del paesaggio).

Con questa presentazione ci si aspettava di perseguire più obiettivi, tra i quali certamente il raggiungimento di una conoscenza più approfondita di alcune delle questioni cruciali in tema ambientale (si è parlato di clima, biodiversità, geologia, paesaggio e comportamenti umani), ma anche una maggiore consapevolezza della complessità delle tematiche ambientali, una migliore proprietà di linguaggio e, soprattutto, informazioni reali sulla bi-valenza delle nuove iniziative che, come sappiamo, alcuni definiscono vere e proprie “aggressioni” alla Natura e altri declassano alla categoria a “minimo impatto ambientale”. E’ vero che, come dice Morelli, «l’informazione e le comunicazioni dei dati relativi all’ambiente, alle risorse naturali, al paesaggio, al territorio, sono spesso centrate su dati tecnici non sempre accessibili, o sono ideologicamente schierate o presentano livelli di genericità». Ma è altrettanto vero che il giornalista non può e non deve limitare il suo approfondimento critico a una maggiore acquisizione di dati scientifici e invece deve avere la libertà di usare il proprio pensiero.

Ugo Morelli
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Se è vero che, sempre citando Morelli, «si tratta di questioni globali e controverse e i problemi non ammettono una sola soluzione e possono essere affrontati da una molteplicità di punti di vista» allora occorre anche ammettere i punti sollevati da Pedrotti sono fondamentali e non possono arbitrariamente essere esclusi bollandoli magari come esclusiva ricerca dello scandalo o partigianeria.

Questa visione globale ci aspettavamo dai relatori riguardo ai temi fondamentali legati ai concetti di vivibilità, paesaggio, ambiente e territorio. Così non è stato. Nessuno ha difeso il diritto di critica, né Ugo Morelli, né il presidente dell’Ordine dei giornalisti Fabrizio Franchi, né Enrico Franco (direttore del Corriere del Trentino, dell’Alto Adige e del Corriere di Bologna).

Quest’ultimo, quando ha introdotto il tema, ha detto: «Ci sono tre punti da considerare: l’attendibilità delle fonti perché spesso si rilanciano notizie senza preoccuparsi da chi provengono; il principio di responsabilità del giornalista, il quale deve essere spettatore critico e non militante dei processi; infine, la questione degli interessi: “green” e “bio” ad esempio sono diventati elementi di marketing. Il compito dell’informazione è approfondire, sempre».

Enrico Franco
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Green e bio saranno diventati elementi di marketing (con ciò togliendo loro parecchia della loro sana virulenza culturale), ma ciò non toglie che queste “spinte di pensiero” devono essere alla base di qualunque iniziativa: secondo noi deve essere ben chiaro che, al di là di qualunque doveroso approfondimento, prima viene l’ambiente (in cui deve vivere uomini, donne e bambini, non “consumatori”) e poi gli interessi collegati a chi progetta e intraprende le iniziative.

E invece, purtroppo, è vero che Ugo Morelli ha aggiunto che «le linee guida per i giornalisti dovrebbero quindi essere queste: conoscere meglio, documentarsi, esercitare il dubbio, informare per aiutare la gente a scegliere, non creare allarmismi». Dunque secondo Morelli, e secondo questo cosiddetto corso di giornalismo ambientale, il giornalista non deve avere opinioni proprie o, se le ha, non deve manifestarle, pena l’essere bollato di partigianeria e di fomentare inutili allarmismi.


Franco Pedrotti
(da Wikipedia)
Già professore ordinario di botanica, disciplina che ha insegnato negli atenei di Padova, Milano, Catania, Ferrara, è professore emerito dell’Università di Camerino, dove ha diretto il Dipartimento di Botanica ed Ecologia e dove dirige la scuola di specializzazione in gestione dell’ambiente naturale e delle aree naturali protette. È stato insignito di quattro lauree honoris causa: due in biologia, conferitegli dagli atenei di Cluj-Napoca (Università “Babeş-Bolyai”) e di Iati (Università “A.I.Cuzain”), entrambi in Romania, una in ecologia e biogeografia dall’Università di Palermo e una in geoarchitettura dall’Università della Bretagna Occidentale a Brest. È stato presidente della Società Botanica Italiana e della Commissione per la flora del Ministero dell’ambiente ed è membro del comitato scientifico di Pro Natura.
Si è occupato e si occupa, in particolare, di studi di geobotanica e fitodinamica, per i quali ha redatto specifiche cartografie e pubblicato numerosi saggi, così come dell’inquadramento di problemi ambientali e di conservazione naturalistica, nonché della storia dell’ambientalismo, con particolare riferimento all’opera di alcuni dei principali esponenti del primo movimento per la protezione della natura e dei parchi nazionali italiani, fra cui Alessandro Ghigi, Pietro Romualdo Pirotta, Erminio Sipari e Renzo Videsott. Ha curato alcune Guide alla natura edite tra il 1975 e il 1977, e più volte ristampate, dalla Arnoldo Mondadori Editore, in collaborazione con il WWF, ed è stato fra i redattori del volume sui Parchi nazionali uscito per la De Agostini nel 1978. È anche curatore della collana Geobotany Studies per la Springer.

Per maggiori approfondimenti su Franco Pedrotti:
http://www.lastampa.it/2014/04/11/scienza/ambiente/focus/franco-pedrotti-un-impegno-che-dura-da-ottanta-anni-4YzzOYOBd95xCsg85KwCWL/pagina.html

Corso di giornalismo ambientale ultima modifica: 2016-11-17T05:59:47+01:00 da GognaBlog

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3 pensieri su “Corso di giornalismo ambientale”

  1. Oggi la professione del giornalista così è stato condizionato: DIRITTO DI CRONACA? NO! DIRITTO DI CRITICA? NO! DIRITTO DI REPLICA? NI! DIRITTO DI SATIRA? NO! E’ preoccupante e pericoloso? SI!

  2. “E invece, purtroppo, è vero che Ugo Morelli ha aggiunto che «le linee guida per i giornalisti dovrebbero quindi essere queste: conoscere meglio, documentarsi, esercitare il dubbio, informare per aiutare la gente a scegliere, non creare allarmismi». Dunque secondo Morelli, e secondo questo cosiddetto corso di giornalismo ambientale, il giornalista non deve avere opinioni proprie o, se le ha, non deve manifestarle, pena l’essere bollato di partigianeria e di fomentare inutili allarmismi.”

    il giornalista deve raccontare assolutamente i fatti !! Su questo non ci devono essere dubbi. I fatti sono fatti e non sono soggetti ad interpretazione. Altrimenti si raccontano bugie.
    Ma che non debba avere una sua opinione e se l’ha non debba esprimerla, è una limitazione della libertà personale.
    Ma dove stiamo andando…??

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