Dalle foreste alle fiamme

Dalle foreste alle fiamme
(come gestire in modo efficace gli incendi in Ue)
a cura di WWF e Birdlife
(pubblicato su wwf.it il 29 luglio 2025)

Un nuovo documento mostra come affrontare la crisi degli incendi boschivi nell’UE partendo dalla prevenzione.

L’Europa meridionale, in piena crisi climatica, è sotto assedio di devastanti incendi boschivi, con decine di persone che hanno perso la vita tra le fiamme e migliaia che sono state evacuate da villaggi in Turchia, Grecia, Cipro ma anche in sud Italia: in Sardegna, Calabria, Puglia e Sicilia si sono già sviluppati migliaia di roghi, alcuni dei quali stanno provocato inestimabili danni ambientali come a Caulonia (RC), Lago Salso (FG), Villasimius (CA) e Riserva dello Zingaro (TP). Un nuovo documento a firma WWF e BirdLife invita i governi europei a passare da un approccio focalizzato sulla gestione dell’emergenza a un approccio proattivo basato sulla prevenzione e integrato alla gestione del territorio. Il testo evidenzia come concentrarsi esclusivamente sulle misure volte alla lotta attiva degli incendi in corso sia una strategia ormai fallimentare, e delinea quindi una tabella di marcia con una serie di indicazioni e raccomandazioni per rendere più resilienti e ricchi di biodiversità i territori maggiormente a rischio.

Siccità e ondate di calore amplificate dalla crisi climatica
L’Europa sta registrando un forte aumento della frequenza, dell’intensità e dell’estensione degli incendi boschivi, a causa della crisi climatica. Solo negli ultimi due anni è andato in fumo oltre mezzo milione di ettari, e si è verificato il più grande incendio boschivo mai registrato nell’Ue. A luglio 2025, in Europa sono andati in fumo oltre 237 000 ettari di foresta, quasi il doppio della superficie persa nello stesso periodo dell’anno scorso. L’uomo è la causa principale, responsabile di oltre il 95% degli incendi.
Questi incendi causano danni ecologici diffusi, gravi perdite economiche e hanno profondi impatti sociali. Ogni anno gli incendi europei rilasciano in atmosfera una quantità di carbonio pari a quella prodotta dall’intero settore dell’aviazione globale in quattro mesi, e causano una perdita di produzione stimata tra i 13 e i 21 miliardi di euro, una cifra che sarebbe sufficiente a ripristinare completamente ogni anno una superficie forestale vasta quasi quanto la Slovenia. Invece, questi miliardi vanno letteralmente in fumo, mentre gli ecosistemi si degradano e i rischi climatici si intensificano.

Parola d’ordine: prevenzione
Il documento presenta una strategia per tutti, incentrata sul ripristino ecologico, sulla gestione forestale “vicina alla natura” e sul coinvolgimento della comunità. Le azioni chiave includono:

• Proteggere e ripristinare ecosistemi chiave come foreste naturali, aree umide e praterie, che forniscono servizi vitali e fungono da barriere antincendio naturali.

• Incentivare la gestione forestale più vicina alla natura per rendere i popolamenti forestali più resistenti e resilienti, e sostituire le piantagioni più infiammabili con specie autoctone più resistenti al fuoco.

• Rilanciare le pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali per aumentare la biodiversità e ridurre il rischio di incendi boschivi sul territorio.

• Ripopolare le specie faunistiche che si nutrono di vegetazione combustibile contribuendo così a creare territori meno vulnerabili.

• Investire in sistemi di allerta precoce e sostenere le comunità “fire-smart” ovvero in grado di prevenire gli incendi boschivi, soprattutto nelle zone ad alto rischio.

Riccardo Gambini, responsabile delle politiche forestali e bioenergetiche presso BirdLife Europe, afferma: “La strategia europea in materia di incendi boschivi sta fallendo perché continua a investire denaro nella soppressione degli incendi invece di affrontare le cause alla radice. Le soluzioni basate sulla natura, come il ripristino degli ecosistemi e la gestione del territorio attenta al rischio di incendio boschivo, devono passare da marginali a tradizionali. I finanziamenti pubblici devono essere reindirizzati verso azioni preventive comprovate che rafforzino la resilienza sia del clima che del territorio”.
Edoardo Nevola, responsabile Foreste del WWF Italia, afferma: «L’Europa si trova a un bivio: possiamo continuare a investire in costose misure di emergenza oppure intraprendere azioni strategiche e scientificamente fondate per prevenire questi disastri prima che si verifichino. Il documento illustra come poterlo fare, e perché dobbiamo agire subito».
I fondi dell’Ue devono abbandonare pratiche non sostenibili, come bruciare alberi per la bioenergia e dare priorità a soluzioni basate sulla natura che riducano il rischio di incendi boschivi, proteggano la biodiversità e aumentino la resilienza dell’intero territorio. Sebbene gli incendi boschivi minaccino gli obiettivi climatici e ambientali fondamentali, un’azione urgente e coordinata può rompere il circolo vizioso. Con gli investimenti giusti, l’Europa può creare paesaggi più sicuri e più resilienti in grado di sostenere sia la natura che le comunità.

Come prevenire gli incendi boschivi, casi studio e buone pratiche
di Erminia Voccia
(pubblicato su rinnovabili.it il 14 agosto 2025)

Metodi efficaci di prevenzione degli incendi boschivi
Con l’aggravarsi del riscaldamento globale la prevenzione degli incendi boschivi acquista una rilevanza sempre maggiore. Come spiegano gli scienziati, estati sempre più calde e condizioni di siccità diffuse aumentano il rischio di roghi nelle aree coperte da foreste. Per tale ragione, nel 2025 nei Paesi con affaccio sul Mar Mediterraneo la stagione degli incendi è iniziata prima rispetto agli altri anni e ha già battuto i record per intensità ed estensione della superficie bruciata.

Secondo il Sistema di informazione sugli incendi boschivi dell’UE, dall’inizio dell’anno a metà luglio sono già andati in fumo 227.000 ettari di terreno, più del doppio della media registrata tra il 2006 e il 2024 per lo stesso periodo dell’anno.

Per quanto riguarda il contesto italiano, l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), ha sottolineato che gli incendi di grande estensione continuano a essere una minaccia concreta, facilitata dall’abbandono delle aree rurali e dall’accumulo di legno morto in boschi non gestiti.

Pascoli controllati
Un caso studio interessante riguarda la regione spagnola dell’Andalusia. Il metodo consiste nel premiare gli allevatori di pecore e capre per il contributo dato alla riduzione della biomassa nelle aree esposte al rischio di incendi. Le tecniche di disboscamento meccanico sono costose e spesso difficili da realizzare in alcuni territori, ecco perché il pascolo può essere una soluzione.

In Spagna stanno implementando questa strategia per aumentare la resilienza di alcune aree. In passato questa opzione era stata messa da parte perché il sovrapascolo aveva contribuito alla desertificazione. Tuttavia, il pascolo controllato può essere di aiuto. In questo modo, gli allevatori di ovini e caprini riescono a integrare il loro reddito. Questi sono tenuti a consumare annualmente una certa quantità di vegetazione, l’ente locale per l’ambiente e le risorse idriche decide poi l’ammontare dei pagamenti. Il monitoraggio viene effettuato una volta all’anno.

Coinvolgere la popolazione
Sulla remota isola greca di Citera, situata a sud del Peloponneso, l’approccio alla prevenzione degli incendi boschivi ha privilegiato l’aspetto sociale. Citera ha pochi collegamenti con la terraferma e l’azione di pronto intervento risulta complessa e dispendiosa. Nell’agosto 2017 un grave incendio ha distrutto quasi il 10% dell’isola e prima di essere dichiarato estinto si è sviluppato per 18 giorni.

A seguito di questo evento, la Società Ellenica per la Protezione della Natura (HSPN) e l’Istituto per gli Ecosistemi Mediterranei e Forestali (IMFE) hanno operato una capillare opera di mobilitazione della popolazione locale. Prima di tutto, le autorità hanno condotto una valutazione della vulnerabilità agli incendi e in seguito hanno inoltrato ai cittadini un modulo informativo con le raccomandazioni da seguire. La sensibilizzazione ha riguardato anche le scuole, incoraggiando le persone a prendere parte alle attività di ripristino forestale.

I cavalli selvatici
Un altro metodo utile è ricorrere ai cavalli chiamati comunemente selvatici (più propriamente inselvatichiti) che però stanno via via scomparendo nel nostro continente. Gli incendi boschivi molto frequenti in estate tra le aree forestali vicine al villaggio spagnolo di Barro si sono quasi azzerati da quando i cavalli selvatici hanno iniziato a pascolare lì, come ha spiegato un approfondimento di Reuters. Ripulendo il sottobosco, i cavalli contribuiscono a impedire che gli incendi si inneschino e si propaghino.

I cavalli selvatici contribuiscono a preservare il delicato ecosistema della regione spagnola nord-occidentale della Galizia, stando a uno studio del 2021 dell’Università di La Coruña. Negli anni Settanta c’erano 22mila esemplari sparsi tra le montagne, foreste e brughiere d’Europa. Oggi, purtroppo, il numero si è quasi dimezzato.

La certificazione PEFC
La certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale, è un altro valido strumento di prevenzione e protezione. Secondo un’analisi condotta da PEFC in Italia, i boschi certificati hanno una probabilità di essere interessati da incendi fino a nove volte inferiore rispetto a quelli non certificati e per quelli certificati i danni si riducono del 50%. Da un’analisi del 2017, anno caratterizzato da gravi incendi, è emerso che la superficie di bosco non certificata andata a fuoco costituiva l’1,24%, mentre quella certificata PEFC solo lo 0,24%.

Immagine ottenuta con l’IA

Prevenire gli incendi boschivi in Ue intensificando le misure ecosistemiche
di Luigi Di Marco
(pubblicato su asvis.it il 7 aprile 2026)

Strategia europea contro gli incendi boschivi
La Commissione europea ha adottato il 25 marzo 2026, con una formale Comunicazione, una strategia comune per far fronte ai agli incendi boschivi. La strategia intende lanciare un nuovo approccio integrato alla gestione del rischio incendi boschivi, che comprende la prevenzione, la preparazione, la risposta e la ripresa. 

La Commissione propone l’intensificazione alle misure ecosistemiche di prevenzione degli incendi boschivi perseguendo l’obiettivo di creare paesaggi resilienti e attenuando il rischio e l’impatto degli incendi boschivi attraverso la protezione e il ripristino della natura. A tal fine la Commissione ha adottato contestualmente un documento di orientamento su Natura 2000 e cambiamenti climatici, che contiene indicazioni su come adattare i siti Natura 2000 ai cambiamenti climatici in modo strutturato. Il documento illustra anche i modi per promuovere una pianificazione del paesaggio alla resilienza compatibilmente con gli obiettivi di conservazione dei siti.

Nel programma della strategia è previsto che la Commissione fornirà orientamenti aggiornati agli Stati membri sulla valutazione dei rischi, e che potenzierà il sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi basato sui dati del satellite Copernicus, migliorandone gli strumenti di allarme rapido e di monitoraggio degli incendi. Nel contesto saranno sviluppate anche nuove capacità di modellizzazione standardizzata dei rischi su scala paneuropea, contribuendo a individuare le migliori pratiche per ridurre i rischi di incendio e aumentare la resilienza del paesaggio.

Tra le misure per la risposta agli incendi è previsto l’ampliamento della flotta antincendio europea. Viene inoltre prevista l’istituzione a Cipro di un polo europeo antincendio, con un ruolo di risposta alle emergenze e di sviluppo di capacità attraverso l’esercitazione e la formazione.

Dalle foreste alle fiamme ultima modifica: 2026-10-01T05:40:00+02:00 da GognaBlog

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1 commento su “Dalle foreste alle fiamme”

  1. Monumento l’ingenuità o ci stanno prendendo per il culo?
    Lo sanno anche i bambini che la maggior parte degli incendi boschivi hanno origine dolosa e il sistema antincendio si alimenta di ciò.
     

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