Diventare tecnico di elisoccorso
di Fabrizio Pina, Guida alpina Maestro di alpinismo, volontario Tesa (Tecnico soccorso alpino) del CNSAS, dal 2005 presso la Stazione Triangolo lariano, XIX Delegazione
In Europa il servizio di elisoccorso è la punta di diamante del sistema di gestione delle emergenze. L’eliambulanza è un elicottero che contiene presidi medico sanitari gestiti da medico e infermiere. Il pilota e il tecnico di volo sono preposti alle operazioni aeree e infine un tecnico di elisoccorso gestisce la sicurezza a terra dell’equipe sanitaria e partecipa attivamente alle operazioni aeronautiche speciali previste per le operazioni di soccorso.
Fabrizio Pina

In Italia, a seconda delle regioni, il servizio di elisoccorso è differentemente organizzato.
Ci sono situazioni regionali in cui il servizio è in capo a corpi come Vigili del Fuoco. In questo caso tutti i componenti dell’equipe sono inquadrati come dipendenti pubblici.
In molte regioni la sanità struttura direttamente il servizio di elisoccorso: indìce una gara d’appalto riservata alle ditte aeronautiche che forniscono quindi i velivoli e il relativo personale.
E’ il caso della Lombardia: in questo caso pilota e tecnico di volo sono dipendenti della ditta aeronautica che ha vinto l’appalto del servizio di elisoccorso. Medico e infermiere che salgono a bordo sono dipendenti della pubblica sanità, mentre il tecnico di elisoccorso viene fornito dalla “libera associazione nazionale di volontariato senza fini di lucro, sezione nazionale
del Club alpino italiano” denominata CNSAS (Soccorso Alpino), mediante le proprie strutture regionali o provinciali, sulla base di una convenzione con la Pubblica Sanità (art.5bis comma 1b, legge 26/2010).
Chi opera nel Soccorso Alpino è a tutti gli effetti un membro di un’associazione di volontariato riconosciuta dallo Stato Italiano come preposta alla prevenzione e alle operazioni di soccorso in montagna.
Il tecnico di elisoccorso è un volontario dilettante, dove per volontario si intende colui che fa qualcosa senza percepire in cambio denaro e dilettante sta per “non professionista”. Infatti il TE (Tecnico di Elisoccorso) non è una professione regolamentata in quanto non esiste un albo professionale di riferimento ed allo stesso tempo quando un TE “lavora” per il soccorso alpino in un contesto di equipe di elisoccorso non è inquadrato come dipendente; di fatto però percepisce un compenso relativo alla prestazione effettuata malgrado sia un volontario.
Nonostante vi sia un rapporto subordinato ad un’organizzazione, tipico del lavoro dipendente, il tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino non è assunto. Alcuni tecnici fatturano utilizzando un codice iva generico, altri utilizzano contratti CoCoPro oppure fac simile. Di fatto, dell’equipe che lavora sull’eliambulanza, il TE è l’unico a non risultare lavoratore dipendente dell’organizzazione a cui fa riferimento ma bensì risulta un lavoratore autonomo che partecipa ad operazioni aeronautiche speciali che lo espongono ad altissime responsabilità penali e civili nei confronti delle persone con cui interagisce. Si spera che le coperture assicurative che dovrebbero tutelarlo siano adeguate. Si spera…
Il tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino è quindi una figura con un piede nel mondo del volontariato ed un piede nel mondo del professionismo.
I tecnici di elisoccorso del Soccorso Alpino hanno di solito un’altra professione e si dedicano a tempo perso (circa due o tre volte al mese) a partecipare a turni di durata giornaliera presso le basi di elisoccorso. A tempo perso quindi intervengono in delicate operazioni aeronautiche che prevedono l’utilizzo di operazioni speciali come sbarco ed imbarco in hovering e verricello. A tempo perso intervengono con l’eliambulanza del servizio sanitario regionale in situazioni di emergenza su terreni alpini quali pareti rocciose, cascate di ghiaccio e ghiacciai per prestare soccorso.
Durante alcuni fine settimana, a tempo perso, partecipano ad addestramenti a volte valutativi.
A tempo perso; poiché ognuno dei TE ha il proprio lavoro: chi idraulico, chi falegname, chi impiegato, chi veterinario e chi Guida alpina dedica una parte del proprio tempo al soccorso e viene così ingaggiato ogni tanto (Tra i 20 e i 30 turni all’anno) a fare il tecnico di elisoccorso.
Come detto precedentemente il Tecnico di Elisoccorso non è una professione in quanto non esiste un albo professionale e non esiste una scuola a libero accesso che formi tecnici di elisoccorso.
Il soccorso alpino forma la propria figura di elisoccorritore e sulla base di convenzioni con le aziende sanitarie regionali lo inserisce nell’equipe di elisoccorso.
Come avviene la formazione del tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino? Il volontario del Soccorso Alpino riceve la formazione che il soccorso alpino impartisce utilizzando i propri istruttori. Partecipa alle operazioni di soccorso a terra in squadra come volontario nella misura in cui è stato formato. Il volontario che intraprende una carriera tecnica nell’associazione parte da “Operatore di Soccorso Alpino OSA” per diventare “Tecnico di Soccorso Alpino TESA” fino a raggiungere la qualifica più alta di “Tecnico di Elisoccorso TE”. Tutti e tre i livelli prevedono periodi di formazione e periodi di esame erogati tramite istruttori del soccorso alpino che sono qualifiche interne all’associazione. Non sono titoli professionali riconosciuti dallo Stato come può invece essere quello di Guida alpina.
Che poi tanti istruttori siano Guide alpine è vero. Ma il soccorso alpino quando opera in ambito formativo, formalmente non incarica il professionista Guida alpina, ma bensì il volontario Sig. Mario Rossi. Spesso, l’organizzazione non apprezza il fatto che l’istruttore si firmi Guida alpina ma allo stesso tempo trae grandi vantaggi nel momento in cui l’istruttore incaricato alla formazione ed alla redazione dei programmi formativi sia un professionista.
Il vantaggio è duplice: qualità nell’operato ed assunzione delle responsabilità. Di fatto le Guide alpine sono presenti nel soccorso alpino e rivestono un ruolo importante soprattutto al vertice degli organi tecnici come la Scuola Nazionale Tecnici (SNATE) in cui ad oggi sono presenti solo Guide alpine; ma questo titolo formalmente non viene riconosciuto.
Il volontario del Soccorso Alpino che desidera diventare tecnico di elisoccorso deve fare domanda alla propria stazione di appartenenza ed alla delegazione. E’ a discrezione del delegato e del capo stazione inviare il candidato alle prove di selezione per accedere al corso Tecnici di elisoccorso.
E’ chiaro che l’accesso al corso sia vagliato da prove tecniche che si basano sul principio di meritocrazia, ma per accedere a queste è necessario avere il parere positivo personale di due soggetti fisici privati il cui ruolo nel Soccorso Alpino è più politico che tecnico. E’ un filtro iniziale che decide sulla base di quanto il volontario partecipi alla vita della stazione. Il problema è che in questi casi anche la simpatia piuttosto che la scomodità di una persona possono influire sul giudizio iniziale: non è possibile provare il contrario.
Se il soccorso alpino fosse un’associazione privata che opera esclusivamente con se stessa non ci sarebbero problemi. Ma in realtà il soccorso alpino è coinvolto in una convenzione con le ASL regionali che vivono sulla base di soldi pubblici. Lo stesso soccorso alpino riceve finanziamenti pubblici per organizzare i suoi corsi tra cui anche quelli di elisoccorritore.
Il giudizio personale di due soggetti privati influenza in maniera imprescindibile la partecipazione ad un corso organizzato con risorse pubbliche per formare volontari retribuiti che a tempo perso vengono inseriti in una equipe di elisoccorso che vive sui soldi del contribuente, cioè le tasse che tutti noi paghiamo. Questa è la risposta italiana in un contesto europeo che si basa sul professionismo nell’elisoccorso.
Se una Guida alpina, unico professionista (Legge n.6/89) a poter accompagnare su terreno alpino con tecniche ed attrezzature alpinistiche, volesse diventare elisoccorritore (mansione retribuita con soldi pubblici) deve passare attraverso il giudizio privato di capo stazione e delegato del Soccorso Alpino.
Quindi il veterinario e l’elettricista, se hanno il benestare di capo stazione e delegato possono accedere alle selezioni per elisoccorritori. La guida alpina certificata dallo Stato italiano ad accompagnare chiunque su qualsiasi terreno che viene ritenuta non idonea da capo stazione e delegato (figure politiche e non tecniche), ovviamente per motivi che esulano dalle capacità tecniche, non passa.
E’ difficile dimostrare che i motivi personali non possano mai influenzare il giudizio di delegato e capo stazione.
Quindi il falegname promosso dal parere positivo del capo stazione e del delegato accede ad una selezione per un corso di circa 15 giorni che lo abilita ad accompagnare medico ed infermiere su terreno alpino con tecniche ed attrezzature alpinistiche… La Guida alpina che ha frequentato un corso riconosciuto dallo stato italiano di 120 giorni distribuiti in 4 anni che lo abilita all’accompagnamento di chiunque, su qualsiasi terreno ed in maniera esclusiva, se viene bloccato dal parere personale di capo stazione e delegato non passa, e non può partecipare alle selezioni e di conseguenza al corso e quindi, in qualità di professionista ad una mansione retribuita con i soldi pubblici versati dai contribuenti, come successo a me ad inizio del 2015 nella Stazione del Triangolo lariano – XIX Delegazione.
Queste sono le mie considerazioni, ormai è tempo che si prenda la strada del riconoscimento della figura professionale di Guida alpina nell’ambito CNSAS, per i miei colleghi Guide che operano all’interno con grande professionalità, che in futuro possano operare con la stessa, ma da professionisti riconosciuti!
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@ ottime domande Luigi!
@ Fulvio: hai poi trovato i riferimenti normativi o le convenzioni stipulate dalla tua Regione dove si enunciano i rimborsi ai T.E del CNSAS?
Buonasera nuovamente, ho letto tutti i commenti aggiunti e posso solo apprezzare la “caparbietà” che è anche sinonimo di “volontà” di comprendersi o perlomeno di “affermare” il proprio punto di vista… perciò dico a Davide di non lasciare la discussione e agli altri di fare uno sforzo per capirsi e vedere se si trova un punto di “unione di intenti”… anche in virtù del fatto che l’obiettivo è e rimane quello di operare per il soccorso ad infortunati o dispersi.
Non vorrei andare fuori tema ma credo che proseguendo nella lettura forse qualche “attinenza” alla discussione si possa trovare.
A Fulvio vorrei porre un quesito e credo che abbia le competenze e le conoscenze per darmi una risposta che ad oggi non ho reperito da nessuna parte: il tecnico al verricello e/o la persona che si “appende” al verricello nel loro percorso formativo (che immagino sia preceduto da un’analisi di tipo sanitario di idoneità) partecipano ai diversi percorsi formativi atti a tutelare la loro salute e sicurezza? E partecipano con esito positivo al corso per “addetti ai sistemi di accesso e posizionamento su funi” come delineato dal D.Lgs. 81/2008 art. 111 e 116 (Allegato XXI) ?
La domanda mi è sorta leggendo diverse volte tutti i commenti ma, neanche in uno, ho trovato risposta a questa domanda… si dice di percorsi professionalizzanti o comunque tecnici o di competenza, ma il Testo Unico Sicurezza sul Lavoro ritengo sia “valido” anche per le attività esercitate da volontari e/o dai dipendenti delle varie Aziende (ASL ecc…) che operano con elicotteri ai quali si “appendono” tramite la fune del verricello.
Quindi la mia riflessione è la seguente: la persona che opera su un mezzo e si “appende” al verricello dovrà avere una certa idoneità alla mansione e seguire un percorso formativo di base sui rischi (formazione di base ai sensi dell’art. 37 per la tutela dei lavoratori) e sulle procedure attuate dal “datore di lavoro” (leggi Presidente del CNSAS o Delegato), poi dovrà partecipare ad un corso di formazione per l’uso dei sistemi individuali contro le cadute (imbracature, cordini ecc…) e solo successivamente potrà accedere al corso specifico-pratico per “addetto ai sistemi di accesso e posizionamento su funi” sopra definito. Poi, durante gli interventi ci sarà sul posto (leggi elicottero) un “preposto con funzione di sorveglianza” (leggi tecnico al verricello) anch’egli formato ai sensi dell’Allegato XXI del D.Lgs. 81/08.
Premesso tutto questo poi si dovrebbe valutare chi ha sostenuto e/o sostiene le spese per questi corsi (lo dovrebbe fare il Datore di Lavoro) e chi fornisce e gestisce le attrezzature ed i DPI (sempre il Datore di Lavoro), chi ha la mansione di RSPP, chi di Medico Competente, chi di ASPP, chi di Dirigente e chi di Preposto. Poi ci sono le procedure da attuare e tutte quelle di emergenza, compresa l’antincendio, il primo soccorso e la gestione delle emergenze.
Vorrebbe qualcuno chiarirmi come è organizzato il CNSAS?
Non ho più parole. Io chiudo qua, è tempo perso, anche perché parliamo per niente. Qua non cambia nulla perché la gente non vuol cambiare. Alla fine salta fuori che in linea teorica sono doppiamente paraculato perché ho due professioni. Insomma: io che appartengo a due “caste”, ma cosa parlo a fare?!
Poi chiariamo anche i numeri.
Perché oggi i TE sono molti, proprio perché volontari che prestano un numero limitato di giornate. Ma dal momento che li assumi, quanti ne servirebbero realmente?
In lombardia ci sono 5 basi elisoccorso… diciamo 2 per base coprono un mese di servizio e 3 jolly per coprire eventuali buchi? 13 TE
(la turnazione normale per gli equipaggi degli elicotteri è 16 di lavoro e 14 di riposo. I riposi comprendono anche le ferie. 196 giorni di lavoro l’anno)
un numero simile in Piemonte, non conosco bene la realtà del nord est, al centro forse ne impieghi 20 tra Emilia e Toscana… in Sicilia non sanno cosa sia…
Facciamo una rivoluzione per 50 persone che a quel punto avranno il posto fisso?
Davide appunto. “esiste proprio perché l’accesso è vincolato da rapporti personali, da favori, da giudizi parziali e benevoli o malevoli”
Con il professionismo non elimini il passaggio giudizio.
Magari a giudicarti idoneo non sarà più un responsabile di sezione del soccorso alpino, ma una guida o altro, ma sarà sempre qualcuno che è in grado di avere un occhio di riguardo per qualche pupillo.
E accedere ad uno stipendio fisso, non più a qualche centinaio di euro ma a qualche migliaio, le motivazioni per farsi raccomandare aumentano, non diminuiscono.
E mentre oggi come oggi basta una votazione per disfarsi di un responsabile di sezione che ha troppi occhi di riguardo, e molto meno per disfarsi di un TE incapace, giunto li solo perché qualcuno ha avuto un occhio di riguardo, le cose a quel punto saranno molto più complicate.
E d’altra parte è esattamente quello che fanno i baroni negli ospedali e mica sempre i primari e i medici che ci ricevono in corsia sono il meglio solo perché professionisti.
.
Il discorso professione può avere senso per risolvere altri tipi di problemi, ma non significa assolutamente che cosi ci si troverà ad operare solo con il meglio.
Questo è il punto che sto ripetendo da tempo.
perchè i notai non sono una casta…?
Capiamoci nei termini: da wikipedia “Il termine casta individua gruppi sociali che costituiscono una gerarchia rigida in alcune società. In società di questo tipo, per un individuo appartenente ad una casta è molto difficile o impossibile entrare a far parte di una casta diversa, in particolare se di rango più elevato” . Fulvio, la casta ce l’hai sotto gli occhi, esiste proprio perché l’accesso è vincolato da rapporti personali, da favori, da giudizi parziali e benevoli o malevoli. E non lo dico per dire, l’ho vissuto io e tanti altri. Non esiste una “professione” dove per accedervi devi prima fare qualche anno di volontariato. Come fai a dire che si crea una casta con il professionismo? I medici, gli infermieri, gli avvocati, le guide alpine diventano professionisti partendo tutti dallo stesso piano; vengono “dalla strada”, gli piace il lavoro la professione che vogliono intraprendere, fanno le selezioni e si preparano per superarle e, se le superano, studiano e poi lavorano per guadagnarsi da vivere. E’ il principio sacrosanto della meritocrazia. Proprio il contrario del concetto di “casta”.
Mi spiace Davide e me ne assumo la colpa. So di non essere sempre chiaro. Però resto dell’idea che il problema non sia il volontariato. E vedo molto chiaro il rischio che dietro a questa questione, che può sicuramente avere soluzioni diverse dal volontariato, si possa nascondere il pericolo della nascita di una nuova casta e di nuovi clientelismi molto più difficili da rimuovere di quanto non lo sia farlo con un responsabile di sezione che agisce in modo improprio.
Dopo di che se domani sull’elicottero mi troverò un TE dipendente di un qualcuno, continuerò a fare il mio lavoro uguale a prima. Contesto però l’affermazione che ora il livello sia basso o che i TE che non sono guida siano genericamente meno bravi delle guide.
Mi spiace Fulvio, non ci stiamo capendo. Non so più che dire. Parliamo due lingue diverse.
Poi bisognerebbe cominciare a dare alle parole il senso che hanno. Volontario non significa dilettante.
Conosco medici che vanno in ospedale, in elisoccorso e poi fanno anche i volontari. Per cui alla tanto provocatoria domanda, Ti faresti operare da un chirurgo volontario, rispondo semplicemente che se è bravo si, mi farei operare.
Per contro il mondo è pieno di professionisti cialtroni che fanno male e di malavoglia il proprio lavoro e si rendono talvolta pericolosi.
Quindi per quanto mi riguarda il discrimine non è tra chi fa il volontario e chi lo fa di professione ma tra chi è bravo e chi non lo è.
io monto mediamente 16 giorni al mese su basi di elisoccorso. La maggior parte delle volte su basi in ambiente alpino (10 mesi su 12) dove opero come verricellista e tecnico di manutenzione. Per ognuno di quei 16 giorni siedo nello stesso abitacolo con un TE. Lui si fida di me quando si appende al verricello e io, insieme al resto dell’equipaggio, mi fido di lui e delle sue capacità.
Quindi non sono in TE ma credo di avere un idea abbastanza precisa di come opera e cosa fa. Non ho interessi diretti ma esprimo un parere che forse, perdonate, ha alle spalle più esperienza di altri che pontificano su cosa sarebbe giusto e cosa è sbagliato.
Io vi dico che dove opero attualmente è in prevalenza, il livello del soccorso è eccellente ed elevatissimo. Sia in montagna che in altri contesti.
Un servizio con una copertura ed un efficienza che non credo sia facile ritrovare anche nel tanto decantato estero, o da parte di enti che talvolta si mettono in competizione con il 118 o il soccorso alpino.
Per cui dico semplicemente che prima di voler dare lezioni morali ai volontari, prima di fare rivoluzioni o altro, si deve saper bene cosa si fa. Perché quel servizio può servire anche a noi e ai nostri cari.
Daniele mi sarò espresso male anche lì. Se si guarda i miei interventi, riportati anche da Allessandro Gogna, negli articoli riguardo il soccorso a pagamento, vedrà che son sempre stato contrario in modo direi deciso e non dubitabile.
Volevo sottolineare che proprio il fatto che il soccorso alpino, ovvero i TE, interviene anche in ambito non alpino, rende stupido pretendere che gli alpinisti si paghino il soccorso.
Antonio colpa mia che non sono stato chiaro. Io, come ho sempre detto e scritto, sono un tecnico aeronautico che lavora dal 1987 sugli elicotteri. Dal 1988 ho cominciato a lavorare in elisoccorso (anche in elisoccorso) come tecnico e verriccelista.
Fulvio Turvani posta “Io faccio il tecnico elisoccorso per professione dal 1988”
curiosità: dato per assodato che TE è l’acronimo d tcnico di elisoccorso, ho fatto una ricerca in Gazzetta ufficiale (on line riportate dal 46) con la frase chiave “tecnico di elisoccorso”, l’unica norma che riporta tale termine è la 74/2001, mi sembra ben conosciuta in questa discussione. Salvo smentita, mi sembra evidente che tale locuzione normativamente parlando esiste dal 2001 con riconoscimento legale della figura professionale (cfr insieme al altre 8 figure professionali che a volte nel cnsas – ne faccio parte dal 1985 – vengono tirate per la giacchetta in base agli umori ed al vento …. oppss scusate mi stavo distraendo, ritorniamo in tema).
Lo stesso articolo che riconosce le figure professionali stabilisce che le relative qualifiche siano rilasciate dalle dalle scuole nazionali cnsas (art. 5). Orbene solo successivamente al 2001 il cnsas ha approvato come previsto dalle norme (statuto e regolamento) il percorso formativo che i soci del cnsas devono seguire per acquisire la qualifica della figura professionale di tecnico di elisoccorso (TE).
Come si poteva svolgere nell’88 una professione che non esisteva legalmente!!!??? Prima che mi fucilate preciso che negli anni 80-90 anch’io ho fatto attività al verricello, gancio baricentrico, hovering alto basso e quant’altro, sbarco e recupero in parete con il mitico sar di linate (musetto rosso) ma onestamente non mi ricordo come mi chiamavano. Sarà l’età.
Tutto questo per dire, non come socio cnsas ne come soccorritore (utente/fornitore) ma come semplice cittadino, che dopo l’interessante ancorchè estenuante ma volontaria lettura della discussione, sono oltremodo convinto che c’è un po’ di confusione tra norme, leggi, aspettative, desideri, etica, regole, volontario, socio etc etc.
E’ un grande minestrone in cui ognuno sente il sapore che più lo gratifica.
E’ appena il caso di puntualizzare consapevole che ne siete già a conoscenza che la citata legge 74/01 all’art 1 recita:
“2. Il CNSAS provvede in particolare, nell’ambito delle competenze attribuite al CAI dalla legge 26 gennaio 1963, n. 91, e successive modificazioni, al soccorso degli infortunati, dei pericolanti e al recupero dei caduti nel territorio montano, nell’ambiente ipogeo e nelle zone impervie del territorio nazionale.”
all’art 2:
“2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione dei principi stabiliti dall’atto di indirizzo e coordinamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 31 marzo 1992, e dalla presente legge, individuano nelle strutture operative regionali e provinciali del CNSAS i soggetti di riferimento esclusivo per l’attuazione del soccorso sanitario nel territorio montano ed in ambiente ipogeo.
Non riesco a fare il grassetto, volevo solo evidenziare l’ambito di competenza territoriale del cnsas, generale nell’art. 1, specifico ed esclusivo per il soccorso sanitario nell’art. 2. (il servizio di elisoccoso di cui stiamo parlando in genere è svolto dal servizio sanitario nazionale a mezzo della regione che hanno competenza esclusiva nella regolamentazione ed organizzazione di servizi nel rispetto dei principi generali fissati dalle leggi dello Stato)
Le norme ci sono, ma poi ci sono le convenzioni, i protocolli, gli accordi che non sempre rispecchiano la norma primaria e c’è anche il minestrone di cui sopra ed infine ci sono gli italiani e mi sembra di ricordare che qualcuno disse “Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani”, forse siamo ancora in fase di progettazione.
il mio intervento potrà sembrarvi fuori tema, forse lo è, sono sicuro che altro ci sarebbe da dire ed approfondire ma per me è insolito relazionarmi in un blog, ho bisogno del contatto umano “de visu”. Credo che forse con qualcuno dei partecipanti alla discussione ci sarà l’occasione di incontrarsi in quel della lombardia.
vi ho tediato abbastanza, scusate (anche se l’agente gibbs dice che chiedere scusa è segno di debolezza) e vado a dormire, buonanotte
Sig. Fulvio Turviani, rileggendo trovo questo suo commento pericoloso:
“Si il TE interviene anche nei soccorsi non strettamente alpini. E’ uno dei motivi per cui io considero stupido voler ad esempio far pagare i soccorsi in montagna e non gli altri, visto che gli alpinisti danno anche li un contributo anche fuori dal loro ambiente.”
Vi leggo qualcosa di storto, di pericoloso, appunto. Sembra di capire che, visto che il CNSAS effettua interventi al di fuori del “Soccorso Alpino”, anche questi interventi andrebbero pagati. mi viene da gridare forte un PERCHE? Ma con rabbia e sdegno. Ed in questa affermazione leggo e trovo conferma dei peggiori sospetti, spero ancora che si sia espresso male. Perchè chi fa soccorso pubblico da decine di anni in un paese che, per costituzione, accetta il fatto che venga portato aiuto anche ai peggiori sprovveduti di qualsiasi ambito visto che nessuno è immune da scelleratezze e sbagli, non riesce ad accettare il fatto di “pagare il soccorso”, almeno non alle condizioni attuali del Paese, condizioni di arbitrarietà, di oscurità, di sottobanco, condizioni dettate più da decisioni di pancia ed ondate emozionali che da bilanci e mero rispetto delle regole.
Frase che dimostra da parte sua, almeno quanto io ho dimostrato di non conoscere la gestione di una ditta che fa elisoccorso, di non conoscere il mondo del soccorso pubblico e tecnico urgente. Frase che mi lascia sgomento. La leggo cosi, brutalmente: “chi viene soccorso dal CNSAS deve pagare”. Pericolosa ancor più adesso quando è in discussione e credo in via di approvazione la possibilità anche di rimborsare le squadre a terra del CNSAS (che dalle mie parti non propriamente alpine sono composte per lo più da valenti pensionati…). Ancor più adesso che il lento avvio del NUE e delle sale operative unificate donerà terreno fertile a chi saprà esercitare maggiori pressioni per far intervenire un ente piuttosto che un altro. Volete intervenire anche sugli incidenti stradali? Fate pure…
Ripenso anche ai suoi calcoli sul costo di gestione dei dipendenti, rei di dover essere pagati anche nei giorni di malattia e di ferie. E sicuramente vero. Ma il volontariato non può allora essere la soluzione a questo “problema” perchè non sono malattie e ferie il problema.
Lo sa cosa sta succedendo dove qualcuno cerca di risolvere il problema “costo dei dipendenti” grazie alla buona volontà dei volontari?
L’Italia e varia e quantomai fantasiosa…
Sono d’accordo con la riflessione concisa ed equilibrata del signor Luigi
p.s. chiedo scusa per l’italiano scorretto utilizzato nell’ultimo commento
Buonasera a tutti, innanzitutto vorrei esprimere la mia solidarietà a Fabrizio Pina cui, a seguito di questo slancio, sarà attribuita la patacca di “piantagrane “. Questo argomento è assai delicato e richiederebbe uno sforzo da parte dei diversi convenuti i quali dovrebbero ascoltarsi, prima, allontanando i propri vantaggi personali. Di certo occorre serietà e analisi di costi generali, necessità di copertura geografica, obiettivi, risorse umane e competenze richieste. Tutto questo è il soccorso pubblico e deve essere efficace ed efficiente. Non si dovrebbe scegliere il parametro del “minor costo”… ma quello della “maggior competenza “. Chi è disposto a farsi bucare un dente seduto su una poltrona da un volontario a 30€? Io no. Pertanto esigo un paese civile che pianifica le sue spese per un servizio essenziale come quello sanitario e di ricerca dispersi effettuato con l’ausilio del l’elicottero. Luigi T.
Bravo Davide, io suggerirei (polemicamente) di istituire pure il pilota volontario e il tecnico vericellista volontario. Poi oltre al medico volontario, ormai che ci sono all’insegna del risparmio, istituirei il Carabiniere volontario e il Poliziotto volontario.
Quello che più mi fa rabbia, pur non essendoci nessun commento o pensiero che sostenga il binomio “volontario=scarso”, è che A PRESCINDERE si sostenga che il professionista è PER FORZA E SOLO un costo, uno scalda poltrone, un imboscato e un paraculato.
Troppo comoda ridurla in questi termini, e troppo comoda usare questo luogo comune per poter poi difendere le proprie idee.
Bisogna parlare con cognizione di causa.
Per me il problema della retribuzione del T.E., sta SOLO nella questione MORALE dovuta al fatto che è normato come VOLONTARIO, a dispetto di molti altri suoi colleghi che lo fanno praticamente a gratis. E questo è un dato di fatto.
Fa sorridere poi (per non piangere) leggere commenti dove si sostiene che il volontariato, e le ASL in questo caso non possono lucrare, quando le carte in tavola (e le testimonianze) portano a pensare al contrario; un azienda regionale che tramite la Regione, si affida a un ente Privato per fare elisoccorso, e per pagare i propri dipendenti e convenzionati. E voi nel far volare l’Elicottero privato, nell’alzare la statistica degli interventi, nel far girare i soldi, non vedete il rischio di potenziale lucro?
O non lo volete vedere?
E adesso ditemi che invece i corpi statali con capitolati di spesa prestabiliti, e ridotti all’osso dai dirigenti, possono lucrare…
E fa sorridere anche (sempre per non piangere) sostenere che se i T.E. diventassero dipendenti, in automatico creerebbero una casta, quando l’articolo in questione sostiene meccanismi che portano proprio a creare una stretta cerchia.
Tralasciando le divagazioni su quale sia il sistema migliore o peggiore (io non lo so), torniamo alla questione tecnica.
Esiste un volontariato, preparato, e riconosciuto ed è giusto che partecipi al Soccorso, ma come in tutti i corpi volontari deve essere puramente privo di possibilità di guadagno, e dev’essere una sorta di appoggio a chi è già pagato per il Soccorso, e per le medesime competenze.
Senza menzionare i VVF, che hanno già troppi oneri, ricordiamoci che in alcuni casi, l’IMMEDIATEZZA DELLA PRESTAZIONE deve essere garantita in tutti gli ambiti, ovvero, ci deve essere una risposta immediata di professionisti (che siano T.E. del CNSAS dipendenti, o VVF, o Gdf etc…) e poi al seguito un “esercito” di volontari preparati e pronti il prima possibile per poter dare il prezioso contributo.
E’ chiedere troppo?
Guardiamo anche in Francia, e vediamo chi fa soccorso sulle Alpi. I Pompieri no di certo, ma non ci sono 5-6 enti preposti per esso.
Perchè quindi non prendere l’estero come esempio ed accorpare (non eliminare) i doppioni mantenendo le professionalità dei singoli?
@Turvani: hai poi trovato i riferimenti normativi che regolamentano i rimborsi dei TE della tua regione?
Oh la, bene, finalmente siamo giunti ad una conclusione: il CNSAS può attivarsi per creare la figura del tecnico volontario verricellista. Suggerisco poi, visto il vostro punto di vista a riguardo, di creare pian piano anche l’infermiere professionale volontario e poi il medico volontario. Così la tasca è contenta e, forse, il servizio sarà comunque professionale. Forse. Ci voleva tanto a dirlo?
Scusate, ma mi sembra che il nocciolo del discorso sia stato preso un po’ troppo alla larga.
Se così è, allora in tal senso rispondo, riferendomi comunque alla Lombardia.
INQUADRAMENTO T.E.:
Sono del parere che esista un buco legislativo che non permette l’inquadramento di talune figure legate in parte al volontariato, in parte al professionismo.
Parlando per la mia esperienza di “semplice” VOLONTARIO del CNSAS, è evidente che non è possibile mantenere un servizio come quello del Tecnico Elisoccorso senza figure non professionali.
Purtroppo le persone che accedono a queste competenze non sono numericamente tante e devono avere un lavoro PRIMARIO che consenta loro di “prendersi” e gestirsi il proprio tempo.
Ciò può essere fatto quindi da artigiani, consulenti, liberi professionisti, guide alpine, ecc. ovviamente che abbiano le necessarie competenze tecniche.
Pensare che il servizio debba comunque essere garantito, ma far finta che la responsabilità dell’inquadramento lavorativo di queste figure sia problema di uno o dell’altro ente è paradossale e “scaricabariliano”.
La necessità del T.E. c’è, la situazione numerica delle figure disponibili è questa, pertanto il legislatore deve prenderne atto e regolarizzare la normativa in modo tale che, premesso che la gestione tecnica deve sempre rimanere del CNSAS, il Tecnico Elisoccorso possa essere regolarmente pagato.
VOLONTARIATO:
Dalla figura di O.S.A., a quella di Te.S.A., fino ad arrivare a quella di T.E., Istruttore o altro, PRIMA DI TUTTO siamo VOLONTARI ed in quanto tali questo è il nostro primario inquadramento.
Ciò significa che per prima cosa dobbiamo avere la voglia e la passione per ciò che facciamo, senza interesse economico o altro.
Questo vale per tutti i Volontari, dal primo all’ultimo.
Ovvio che poi ci sono anche delle figure alle quali, come detto sopra, è richiesto un impegno che va ben oltre la “semplice” disponibilità e presenza in stazione e agli interventi.
Anche queste, però, al di fuori dell’ambito pseudo-lavorativo (esempio T.E., Istruttori), DEVONO in primis essere Volontari, rispondere alle chiamate, effettuare i soccorsi, partecipare alle esercitazioni ed alla vita di Stazione/Delegazione.
Non si può pensare di “usare” il CNSAS come mezzo per arrivare ad una figura semi-professionale.
ANTIPATIE:
In ogni ambiente ci sono persone che, in quanto tali hanno le loro preferenze, simpatie ed antipatie.
Non è giusto che sia così, ma lo è.
Questo vale per il CNSAS, per le Guide Alpine, per il CAI, per la Scuola, per l’Università o quant’altro.
Non vedo quindi sensata l’accusa generalista dell’articolo per denunciare un fatto singolo (non ho detto unico, ma singolo perché riferito ad una persona che “denuncia” il comportamento di altre due), del quale si dovrebbe conoscere almeno il suono dell’altra campana.
Io non conosco l’altro scampanio, ma non trovo giusto generalizzare un’accusa in questa maniera, accusa dalla quale esce un CNSAS sporco e meschino.
Detto ciò non è altrettanto giusto che, se un Volontario ha prima fatto il suo dovere nella Stazione e negli interventi / esercitazioni, lo stesso venga privato dell’opportunità di crescere per questioni puramente personali.
Attenzione però: chiunque prima deve essere a posto con la propria coscienza, altrimenti è inutile che indichi la pagliuzza nell’altrui occhio senza vedere la trave che c’è nel proprio.
GUIDE ALPINE:
Se per legge sono le uniche a poter accompagnare professionalmente le persone in Montagna (oltre agli Accompagnatori di Media Montagna ovviamente su terreni differenti), quando esse si trovano ad operare in ambito di soccorso coordinato, le cose cambiano.
Certo che non si può prescindere dal fatto che essendo una Guida Alpina, già la persona si trova ad un certo livello tecnico.
Questo è un dato di fatto di cui tenere ben conto in fase di valutazione, tuttavia non è matematicamente il passe-partout per qualsiasi attività venga svolta in ambito alpino.
Io non sono Guida, faccio un altro lavoro, ma per questa figura professionale ho un grande rispetto (e a volte anche un po’ di invidia vedendo “l’ufficio” nel quale lavorano).
Lo ho meno per chi “sfrutta” una patacca (del CNSAS, del CAI di Guida o quant’altro) per ostentare ed avvalorare le proprie capacità.
Nel caso del Soccorso Alpino le capacità si vedono sul campo e sono secondo me valutate in un mix di tecnicità, disponibilità-reperibilità, umiltà, coordinamento di squadra.
Questa è la livella che uso per pesare le parole di chiunque, O.S.A., T.E., Delegato o Presidente che sia.
Tutto il resto è aria fritta o pettegolezzo.
Poi diventerò antipatico ma se proprio ci tenete gli eli soccorritori di professione pagati dallo stato ci sono già. Siete così si uri che esprimano una professionalità maggiore, che abbiano la stessa efficienza operativa a costi paragonabili?
Davide. Io ho detto che il servizio è fatto parte da volontari, parte da professionisti privati o statali. Anche il 118 che citi, usa medici professionisti insieme ad autisti volontari, ad esempio.
Il verricellista volontario lo puoi fare domani mattina. Io non faccio di mestiere il verricellista ma il tecnico di manutenzione a cui viene affidato anche il compito di verricellista. In altre realtà lo fa il paramedico o addirittura il secondo pilota. Mettere il verricellista volontario costerebbe selicemente di più. Con la mia indennità di verricello comperi due panini e una Coca-Cola piccola.
Invece il tecnico volontario non lo puoi fare per una serie di ragioni giuridiche e normative. Per questo alla fine il verriccelista lo fa il tecnico. Tanto lo si paga già s gli si dà un incarico in più.
Anche i medici e gli infermieri sono prima di tutto anestesisti e infermieri di area critica, e poi , equipaggio medico di elisoccorso. Non esiste la figura professionale del medico di elisoccorso. A pensarci bene quella che si vorrebbe proporre sarebbe l’unica figura professionale direttamente legata all’elisoccorso perché anche il pilota è pilota prima e di elisoccorso poi.
Quanto ai costi non si tratta di vitto e alloggio ma di tutti gli accessori. Sono certo che rapidamente si andrebbe sulle 5 volte tanto. Se poi si vuole fare assistenza sociale tramite l’elisoccorso…
Scusa Fulvio Turvani, se ho ben capito tu sostieni che il professionismo non è garanzia di qualità; inoltre sostieni che se si crea un corpo professionistico in realtà di aumentano le spese, visto che bisogna anche pagare vitto, alloggio e trasferte a questi TE professionisti, diversamente dalla situazione attuale (detta molto terra-terra). Bene, allora propongo (provocatoriamente ovviamente) di ridurre i costi del’elisoccorso istituendo la figura del tecnico verricellista volontario in seno al CNSAS (non parlo dei piloti), cosicché avremo dei commessi del discount di paese, come ho simpaticamente letto (magari colleghi di lavoro dei TE volontari, così sono anche affiatati) che (a tempo perso e senza aggravi di costi per la comunità) faranno il loro dovere di volontari e magari anche con un’alta professionalità. Ti può andare bene?
Non riesco a comprendere come un discorso di buon senso non riesca a far breccia. Ho fatto per qualche mese, appena diplomato infermiere 25 anni fa, nelle ambulanze attrezzate ( i SUEM) della pia opera Croce Verde di Padova, il tempo necessario per capire che un’equipe composta da medico stipendiato dall’USL e infermiere professionale (magari impiegato indifferentemente in una rianimazione o in un servizio psichiatrico) con la casacca di volontario non poteva funzionare; mancava la preparazione dell’equipe, la formazione continua del team, non so come dirtelo. Ovviamente dopo qualche anno il servizio 118 è diventato un reparto dell’azienda ospedaliera. Un team affiatato è prima di tutto efficiente, e chi se ne frega dei costi se questa efficienza significa sicurezza per gli operatori e alto tasso di successo negli interventi di emergenza. Qui io non ho elementi per dire che il servizio professionistico costa di più, ma se guardo alle aziende vedo che investimenti su organizzazione e formazione del teamwork equivale a risparmi sui costi a medio e lungo termine.
Io lavoro in elicottero sulle Alpi e verifico quotidianamente l’efficienza del TE. E verifico spesso anche le migliori performance operative di un sistema, rispetto ai sistemi utilizzati da altri.
Dopo di che ha ragione, ci siamo allontanati dal problema posto nell’articolo ma anche su quello mi sembra di avere espresso il mio parere.
«Mi sembra in generale che manchi una visione complessiva della macchina del soccorso e che molti interventi siano fatti più sull’onda di sdegni personali o visioni parziali del problema, magari colmando con l’immaginario come vanno le cose che esistono oltre quella visione, che per conoscenza diretta e completa.»
Manca eccome.
Ed ognuno di noi inoltre tende a ragionare in base a ciò che conosce del proprio territorio, per questo le visione è parziale ed incompleta.
Il panorama a livello nazionale è oltre la follia…
Per questo nella mia realtà, lontana dalle Alpi e dall’alpinismo tutta questa efficienza del TE non l’ho vista ma non siamo a ragionare di questo come lei fa sulle differenze tra i vari operatori dei diversi corpi, l’articolo originale era diverso.
Perdona Daniele ma non ho ben compreso il tuo ultimo intervento.
Si il TE interviene anche nei soccorsi non strettamente alpini. E’ uno dei motivi per cui io considero stupido voler ad esempio far pagare i soccorsi in montagna e non gli altri, visto che gli alpinisti danno anche li un contributo anche fuori dal loro ambiente.
Ma questo fa parte di un organizzazione complessiva del soccorso e la dove si usa questo tipo di organizzazione i servizi resi sono, a mio avviso, ben superiori a quelli di altre realtà-
Mi sembra in generale che manchi una visione complessiva della macchina del soccorso e che molti interventi siano fatti più sull’onda di sdegni personali o visioni parziali del problema, magari colmando con l’immaginario come vanno le cose che esistono oltre quella visione, che per conoscenza diretta e completa.
“Il TE dipendente di chi? Magari della ditta proprietaria dell’elicottero, come pilota e motorista. Non è fantascienza… Comunque va bene anche così…”
Questa idea nasce da una mancata conoscenza del settore.
La ditta proprietaria dell’elicottero non è una società di soccorso in montagna ma un esercente aereo.
Fa volare i suoi elicotteri in elisoccorso cosi come li fa volare per le piattaforme petrolifere o per il trasporto di merci e passeggeri. Sarebbe dal punto di vista delle strategie industriali estremamente sconveniente per qualunque esercente accollarsi l’assunzione di simile personale che, qualora ad esempio si perdesse un appalto o venissero meno i titoli, non sarebbe diversamente impiegabile.
Io sono un tecnico assunto da una ditta esercente. Se la mia ditta smette di fare elisoccorso posso essere usato in officina, in una base offshore, su un mezzo da lavoro aereo. Cosa se ne farebbe mai una società di lavoro aereo di un TE?
No perdona ma mi sembra esattamente ciò che temo. Il tentativo di creare una casta. Il tentativo di realizzare posti di lavoro a spese degli altri.
Se davvero vuoi fare del TE un professionista l’unica strada vera è la libera professione, come le guide alpine. O la creazione di ditte che offrono un servizio ad OC e che lo offrono alla regione.
Diversamente l’ho già scritto. Esistono realtà statali con un gran numero di persone pagate per fare quello… ma se l’efficenza dei due sistemi è palesemente diversa, qualcuno dovrebbe anche chiedersi perché.
«Senza contare che un TE è efficace non solo per la tecnica che conosce, ma anche per la conoscenza dei luoghi, delle valli, dei rifugi, delle vie e non ultimo delle persone (le squadre del soccorso). Una guida alpina o un alpinista che si muovono spesso in quel contesto, e per alcuni giorni al mese fanno “anche” il TE, riescono probabilmente ad essere più efficienti di qualcuno che in quel contesto si muove poi solo più durante i giorni di ferie.»
Questo è ineccepibile e direi essenziale in un sistema di soccorso efficiente ed efficace. Tuttavia il problema non è sulle Alpi o in altre zone dove storicamente si praticano attività ludiche legate alla montagna.
Il problema è “il resto d’Italia”. Dicendo “ente a scopo di lucro” non voglio fare accuse ed insinuazioni ma, come detto da Benassi con l’esempio della clinica degli orrori, non e un caso isolato, è notizia di tutti i giorni che, a mio modo di vedere, si sposa in questo ambito con gran parte dei soccorsi lamentati come “non necessari” e costosi.
Si sposa anche con una pericolosa “invasione di ambiti” dove il 118 elisoccorso interviene, grazie all’opera tecnica del cnsas, senza avvisare chi di competenza. Un caso su tutti perche recente ma assolutamente non isolato nel panorama italiano è quello del trattore ribaltato nel bresciano. Passiamo anche da incidenti stradali, incidenti sul lavoro, alluvioni, crolli ecc ecc. Veramente volete prestare la vostra opera a questo tentativo di lucrare sul soccorso? O meglio, chiedo amichevolmente, ve ne rendete conto?
Il TE dipendente di chi? Magari della ditta proprietaria dell’elicottero, come pilota e motorista. Non è fantascienza… Comunque va bene anche così…
Parentesi: il paramedico, figura secondo me indispensabile, permetterebbe di avere un maggior numero di qualificati per interventi sanitari, in luogo di un esercito di volontari che, intervengono ancora sulla maggior parte dei casi quando già impegnato medico ed infermiere.
Ovviamente tutto secondo me, in un libero e cordiale scambio di idee. Non sarò mica colpevole di far parte di un carrozzone statale?…
“. Sarebbe come sostenere che un chirurgo di riconosciuta professionalità, qualora presti servizio come volontario per una qualche ONLUS in Africa o altrove, lo farebbe con una professionalità inferiore a quando opera a Milano. ”
Vi ricordate la villa degli orrori a Milano, dove si facevano operazioni chirurgiche non necessarie pur di prendere i soldi!!
Io sono stato nel soccorso alpino come volontario per 20 anni e non ho mai preso soldi se non qualche piccolo rimborso spese.
Certo che se uno spende 100 e prende come rimborso 200 non mi sembra tanto un rimborso.
Intanto mi scuso se ieri sera mi sono fatto prendere dalla compulsività nel rispondere, rendendo meno chiaro il dibattito.
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Personalmente l’aspetto moralistico che emerge continuamente nei commenti, riguardo i volontari pagati, non mi appassiona. Preferisco analizzare le cose in modo più logico ed analitico.
Partiamo dai fatti. Tutto il sistema del soccorso e della sanità in Italia, è compartecipato dallo stato, dai privati e dalle associazioni di volontariato.
La quasi totalità delle ambulanze che operano sul territorio, ad esempio, è operata da volontari. In altri casi sono servizi appaltati a privati, cosi come a privati si appaltano o si convenzionano servizi di analisi o anche di ricovero.
Questo per chiarire che l’elisoccorso cosi come realizzato nella maggior parte delle regioni d’Italia, non è un anomalia nel quadro nazionale.
Io non sto difendendo un metodo piuttosto che un altro. Io sto contestando le ragioni per cui qualcuno vorrebbe cambiare metodo perché mi sembrano o deboli, o dettate da un qualche rancore piuttosto che dal desiderio di ritagliarsi un proprio spazio di vantaggi (mi riferisco all’insieme dei commenti non a chi ha scritto l’articolo).
Il volontariato “pagato” fa nascere delle tentazioni. Vero, ma questo vale per qualunque attività e spesso non c’è nemmeno bisogno del denaro se questa viene in qualche modo percepita come gratificante. Trasformare il TE in un dipendente (di chi?) o in un libero professionista, non farebbe altro che spostare il problema ad un altro livello e a costi più alti. Visto che vi dovrà sempre essere chi fa una selezione e decide chi è dentro e chi è fuori. Non mi sembra che il mondo dei lavoratori dipendenti o professionisti sia una galassia cosi moralmente superiore a quella del mondo dei volontari. Anzi spesso l’aver raggiunto un vantaggio di posizione, quale l’essere dipendente, magari di un qualche carrozzone statale, tende a far emergere, come sperimentiamo quotidianamente, gli aspetti meno etici e piacevoli di molte persone nei confronti della professione.
Leggo a più riprese che “solo il lavoro pagato garantisce professionalità”.
Trovo ancora una volta questo argomento debole. Sarebbe come sostenere che un chirurgo di riconosciuta professionalità, qualora presti servizio come volontario per una qualche ONLUS in Africa o altrove, lo farebbe con una professionalità inferiore a quando opera a Milano. Essere professionisti ed essere professionali non sono due cose necessariamente legate tra loro.
Per quanto riguarda i privati, in particolare le ditte che fanno volare gli elicotteri, credo che o non ho capito bene, o che ci sia chi è vittima di un certo numero di preconcetti. Il privato che noleggia l’elicottero e l’equipaggio ha sicuramente come obbiettivo quello di guadagnare, ma il servizio di elisoccorso, non è per questo un servizio che vuole fare profitto. Il servizio di elisoccorso è fornito, in Italia, dalle regioni che per farlo utilizzano anche i privati, come appunto anche dipendenti pubblici ed i volontari.
All’estero hanno organizzazioni diverse i paramedici etc, etc,. Va bene. Ma prima di voler sempre imitare quello che si fa all’estero io ci penserei 1000 volte.
Premesso che in Italia vi sono realtà molto diverse, e io mi riferisco invece a quelle che ritengo migliori e da imitare, c’è una certa differenza se hai appena avuto un infarto o un aneurisma, se ha soccorrerti è un medico, anestesista rianimatore, o un paramedico. Io non avrei dubbi su chi vorrei trovarmi a bordo, se dovesse capitare a me.
Quindi da cittadino ora mi chiedo: Trasformare il servizio dei TE da “volontariato” a professione pagata, dipendete o meno, mi porterebbe dei vantaggi e a quali costi?
Sinceramente più ci penso e più mi viene da rispondere no, non me ne porterebbe nessuno e probabilmente i costi salirebbero di un ordine rilevante.
-Non sarei al sicuro dal fatto che chi seleziona non applichi personali favoritismi (la cronaca quotidiana di quanto avviene nelle aziende pubbliche e private e nel mondo della libera professione lo testimonia)
-Non sarei di conseguenza sicuro di una maggior professionalità, questa viene garantita dal superamento di corsi ed esami e la garanzia di quanto queste selezioni siano efficaci sta nella moralità delle persone e nei controlli su di esse, non nel denaro che circola.
-Aumenterebbero i costi. Un dipendente non lo paghi solo il giorno di servizio ma anche quando in malattia, in formazione, gli paghi i contributi etc. Un libero professionista se li paga lui ma fa ricadere quel costo sull’utente. I TE attualmente li paghi solo il giorno che vengono in base, non li paghi se sono malati versi la stessa cifra tutti i giorni.
-Aumentando i costi aumentano i soldi che circolano e di conseguenza la tentazione di comportamenti clientelari e impropri.
Dopo di che è possibile che vi siano aspetti che a me sfuggono, per cui sia meglio renderli lavoratori pagati. Ma in quel caso guardo con terrore l’idea di renderli dipendenti (mi chiedo sempre di chi) perché allora si che immagino un nuovo carrozzone. Senza contare che un TE è efficace non solo per la tecnica che conosce, ma anche per la conoscenza dei luoghi, delle valli, dei rifugi, delle vie e non ultimo delle persone (le squadre del soccorso). Una guida alpina o un alpinista che si muovono spesso in quel contesto, e per alcuni giorni al mese fanno “anche” il TE, riescono probabilmente ad essere più efficienti di qualcuno che in quel contesto si muove poi solo più durante i giorni di ferie.
Credo che il nocciolo della questione sia a monte del pagamento o meno del volontario (situazione che almeno per concezione non lo rende più identificabile come tale).
Ho visto citato più volte il servizio dei VVFF reso ovviamente come servizio essenziale e quindi gestito ed amministrato dall’impianto pubblico, ma vale la pena non dimenticare che esistono e risultano funzionanti anche se utilizzati frammentariamente altri 5 corpi statali con personale già stipendiato ed in continua formazione sul campo e con mezzi propri a disposizione anch’essi già inseriti nel libro spese dello Stato:
Soccroso Alpino G.d.F. (conosco diversi agenti operanti in questo ambito, in quanto abbiamo seguito assieme i Corsi professionali di Guida Alpina ed ogni giorno sono n esterni per addestramento su ogni tipo di terreno)
Soccorso Alpino Polizia di Stato (anche qui la musica è la stessa delle G.d.F.)
Centro addestramento alpino dei Carabinieri (idem come sopra)
Scuola militare alpina di Aosta (idem come sopra)
Soccorso Alpino Forestale (idem come sopra)
Ben che vada, tutto questo personale e parliamo in globale di qualche centinaio di agenti dei vari corpi viene impiegato nel soccorso piste, coadiuvando neille turnazioni gli agenti di stazione addetti allo stesso, durante il periodo invernale, quindi di cosa si parla in merito al volontariato?
Come organico gestito dallo Stato , non esiste ambito montano che non veda la possibilità di copertura del territorio con una gestione organizzativa da parte di questi corpi a seconda della loro dislocazione.
Poi ci sono le Guide Alpine che come anche descritto dall’articolo, operano in un doppio ambito volontario/professionista dove la prima definizione è puramente virtuale per quanto riguarda le capacità operative ma ben stabilito per quanto riguarda la parte organizzativa e “concorsuale” (tra virgolette perché è un termine in questo caso e si parla di ambito pubblico che a causa dello smistamento con l’ambitop privatistico non esiste in realtà e i ruoli vengono affibiati direttamente con valutazioni personali e non stabilite per protocollo)
A questo punto il volontario, se non per operazioni in grande stile tipo ricerca di dispersi tra i boschi o travolti da valanga ultima fase e quindi con tempi che non sono necessariamente limitati dall’urgenza, perq uale motivo continuanao a formarsi e ad accedere le varie stazioni e uffici funzionari a contributi pubblici quando lo Stato già spende per personale specializzato che rimane inutilizzato nella maggior parte dei casi?
Si parla di sprechi e di servizi a pagamento per parare questi ultimi, ma non si parla mai di come vengano a monte buttati i soldi quelli sì in maniera “brutale” per mantenere servizi paralleli ed inutilizzati!
Continuo ad essere della mia idea, sig. Turviani, rimborsare con simili cifre il volontariato è pericoloso. Le tentazioni che vi si nascondono non sarò certo io a starle a raccontare, non voglio farvi scoprire l’acqua calda… Comunque, nonostante il suo esempio di lavoro, continuo a sostenere che nessuno obbliga qualcuno a svolgere servizio volontariamente in un determinato contesto, ma dal momento che lo fa si presume che ne abbia valutato preventivamente gli aspetti (una famiglia l’abbiamo in tanti), quindi non dovrebbe ritenere indispensabile il rimborso che vada oltre la copertura delle spese vive. Il resto si chiama guadagno e, pur se tassato e ridotto a briciole, rimane incongruente con il volontariato. Questa tuttavia è solo la mia opinione è nulla toglie al riconoscimento di alte capacità tecniche di chi presta tale servizio. Anche tanti miei colleghi VVF che prestano servizio come elisoccorritori, devono passare la notte fuori casa prima, dopo o tra le turnazioni. Senza rimborsi aggiuntivi per quella notte. Ho letto tanti commenti, alcuni fonte di ispirazione di importanti riflessioni. Una su tutte: non è vero che all’estero il soccorso sia svolto esclusivamente da professionisti, parlo del soccorso in genere. Anzi, Germania, Francia, Austria, Slovenia, il tutto è basato in gran parte sul volontariato, con la differenza che altrove hanno i paramedici (come mai in Italia no? Orticello da coltivare?). Tranne i reparti volo e qui l’Italia rappresenta una strana eccezione. Eccezione che, continuo a sostenere, secondo me contrasta per il fatto che un ente di volontariato si intorbidisce nel prestare la propria opera ad un ente che ha scopo di lucro, perché è quello che è il servizio di elisoccorso affidato a privati. Non è una critica ma una serena constatazione, non potrebbe essere diversamente o pensate che il proprietario di un elicottero abbia interesse a tenerlo fermo? Altro discorso, chi ha parlato del costo di un servizio e dello stipendio di un VF, lo stipendio o il rimborso di un operatore sono una parte insignificante nel costo del servizio nel suo insieme. Anzi di solito il corpo dello Stato non ha interesse economico nell’operare, di questi tempi anzi ancora meno, che non si sa mai che rimanga a secco…
Ultima cosa, un avvertimento; il volontariato si fa per scelta ma dal momento che lo si fa si hanno obblighi non solo morali. All’esempio trito e ritrito del “vi fareste operare da un medico volontario” rispondo che il percorso formativo di un medico non è assolutamente paragonabile a quello di un seppur ottimo e specializzato soccorritore laico quali siamo tutti noi che scriviamo qui. Si parla di anni di studi e specializzazione. Forse dieci anni?
Interessante, spero di trovarla.
Anche se, per paragonare i costi di un servizio, bisognerebbe che si confrontassero elicotteri uguali, ed eguali numero di ore di volo.
I VVF al mese prendono 1400 euro.
Quanti sono i rimborsi giornalieri per i TE? quando avremo questa risposta potremo fare i confronti
Johnny cercati una sentenza della corte dei conti che stabilisce che il costo dell’elisoccorso fatto dai VVF, tutti professionisti, è, se ricordo ben, 10 volte superiore a quello del 118, gestito da privati (non statali), e volontari in concorso con lo stato.
Massimo Ginesi quelli son termini di discussione decisamente più chiari. Però il rischio di ricreare semplicemente un altro carrozzone statale, o un altra corporazione, ammetterai che c’è.
Infine che ci piaccia o meno i costi sono una cosa con cui ci si deve confrontare.
Quello che ho scritto sul volontario è una riflessione, forse da me mal compresa o ricordata, che come ho detto mi fece a suo tempo una guida alpina in una pausa di un corso sui dpi. Era un suo parere che a me non sembra così assurdo.
Ora davvero sto imbarcando e devo chiudere 🙂
“No, non pongo un falso problema perché il turn over dei TE è di molto superiore a quello dei tecnici e dei piloti.
Ok ora so dove vai a parare. Mi spiace ma quello è il metodo che ha portato l’Italia è la sua spesa statale a questi livelli.
(Dove lo metti? In quale azienda? Dipendente assl a fare i lavori su fune?) siamo seri!)”.
Ok, però a questo punto devi elencarmi le differenze di spesa pubblica di una Regione per l’Elisoccorso, e un’altra Regione con l’Elisoccorso organizzato in maniera diversa.
Se a un dipendente togli l’operatività, certe attività non le può fare, ma fidati che ci sono tanti esempi nelle aziende dove le persone vengono reimpiegate in altre attività.
@fulvio @JOHNNY B11 trovo che questa ultima serie di riflessioni è decisamente sopra le righe e soprattutto mostra di non aver compreso il senso di quanto espresso.
Il problema della capacità tecnica e della adeguatezza non è legato al dipendente o meno. Le capacità del singolo non sono legate alla sua volontarietà o meno, questo è ovvio. Il problema è di comprendere se il sistema del volontario sia sufficiente ed idoneo a garantire lo svolgimento di un servizio pubblico essenziale.
Uso il termine servizio pubblico essenziale proprio perché quello fa il “volontario” e dove decida volontariamente e senza ragione di non prestarlo rischia di essere imputato di un reato specifico. Prima di fare affermazioni avventate sul fatto che il volontario può decidere di non andare è forse opportuno approfondire le nozioni di base del nostro sistema penale. Che perlatro consentono anche di gestire la prestazione in emergenza e gli obblighi di intervento in situazioni limite, che – guarda caso – si rifanno al concetto della colpa professionale, modulata dalla cassazione sulla colpa medica. Quindi il volontario non sarà giudicato per quello che fa in base ai suoi ideali ma semplicemente in base alla miglior scienza ed esperienza che doveva essere applicata in quel caso. Gli atti del processo per la valanga della val Veny di una quindicina di anni fa dovrebbero essere materia di studio obbligatoria per i c.d. volontari che mi pare non abbiano bene le idee chiare su quali sono le implicazione connesse al loro ruolo.
Io ho solo più volte affermato che un servizio come il soccorso è di tale specialità, di tale complessità e di tale delicatezza che dovrebbe essere svolto da professionisti e che dovrebbe essere rivista radicalmente la normativa e l’organizzazione del servizio per strutturare un unico corpo formato dai migliori tecnici che rendono il miglior servizio, senza che vi sia il soccorso della finanza, della polizia dei carabinieri, il saf, il cnsas, le guide e una congerie di strutture protocolli e dimensioni che non aiutano certo a rendere la migliore prestazione possibile.
Come ci si arrivi, questo è da vedere.
Secondo me non partendo dal volontario. Che è una finzione.
E mi permetto di osservare che le mie riflessioni non sono dettate da letture o da esperienze riferite: sono stato nel soccorso dal 1984 a quest’anno, con ruoli operativi e ruoli dirigenziali.
E ho visto assai da vicino come funziona.
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No, non pongo un falso problema perché il turn over dei TE è di molto superiore a quello dei tecnici e dei piloti.
Ok, ora so dove vai a parare. Mi spiace, ma quello è il metodo che ha portato l’Italia e la sua spesa statale a questi livelli.
(Dove lo metti? In quale azienda? Dipendente ASSL a fare i lavori su fune? siamo seri!).
Allora facciamo anche i Piloti volontari, così lo spauracchio licenziamento non c’è più.
Per la cronaca un pilota che perde i titoli perché ad esempio non passa un check o anche solo la visita medica, al 90% perde il lavoro. Idem un tecnico.
“Dico che costano e un professionista quel costo lo scarica sull’utente. Ovvero il cittadino.”
Perchè, se un Volontario sbaglia non partono le denunce?
“E non sono affatto certo che il servizio sarebbe migliore. Non è che tra i dipendenti non esistano i raccomandati o gli incapaci.”
E chi ha mai detto che non ci sono raccomandati o incapaci fra i dipendenti?
“Curiosità. Un TE dipendente pubblico che non passa un esame semestrale dove lo collochi? Smetti di pagarlo? Va in cassa integrazione? Che ne fai?”
Come molti altri dipendenti soccorritori al quale è stata tolta l’operatività: gli si trova una mansione all’interno dell’Azienda. Poni un falso problema.
A me sembra che stai prospettando la nascita di una nuova corporazione a spese dei cittadini.
Io faccio il tecnico elisoccorso per professione dal 1988 e non sono né dipendente regionale né statale.
E’ che chi fa HEMS e SAR/HHO deve essere professionale e professionista, ovvero pagato per fare solo quello e per fare addestramento.
Che sia CNSAS, VVF, o GdF poco importa, ma deve fare solo quello, assunto dallo Stato o dalle Regioni.
E il volontariato deve andare avanti sia chiaro.
Non mi nascondo dietro le denunce. Dico che costano e un professionista quel costo lo scarica sull’utente. Ovvero il cittadino.
Quello di cui parlate ha dei costi e sono sicuro sarebbero superiori di un fattore tra 5 e 10.
E non sono affatto certo che il servizio sarebbe migliore. Non è che tra i dipendenti non esistano i raccomandati o gli incapaci.
Posso farti un lungo elenco di TE che non volano più perché giudicati inidonei.
Curiosità. Un TE dipendente pubblico che non passa un esame semestrale dove lo collochi? Smetti di pagarlo? Va in cassa integrazione? Che ne fai?
Johnny. Se vuoi i professionisti ci sono già. Potete fare soccorso con i Vigili del fuoco. Che problema c’è?
Fulvio, è inutile parlare e nascondersi dietro alle denunce. Se oggi uno ha paura della denuncia facile, che è una moda della nostra epoca, non deve fare il soccorritore. Ci saranno sempre persone che denunciano, ma poi vai a vedere quante vengono accolte dal giudice, quante vanno a colpo sicuro, e quante (soprattutto queste) decadono perchè il soccorritore aveva operato secondo le POS…
E visto che non conosci i quadri normativi e le convenzioni, chiedi a tuoi colleghi TE i riferimenti che ti ho chiesto prima per favore. Se percepiscono fondi alla luce del sole, deve essere normato e scritto da qualche parte.
Poi salgo in aereo.
Il mio obbiettivo è avere per mia figlia buoni insegnanti, non averli pagati in un modo piuttosto che in un altro.
Idem il mio obbiettivo come cittadino è avere buoni TE, possibilmente ad un costo compatibile con quello che possiamo sostenere.
Come tecnico elicotterista il mio obbiettivo è avere equipaggi il cui primo scopo sia la nostra sicurezza e quindi dei TE che abbiano bene in mente questo obbiettivo.
Buona serata.
Massimo, guarda che sul professionalizzare tutto il Soccorso, o cmq le figure principali come i TE, mi trovi totalmente d’accordo con te.
Mi dispiace ma il Volontario non è obbligato, in caso di mancata reperibilità, a dare una risposta e una prestazione. Che vi piaccia oppure no.
E non sono neanche d’accordo sul fatto che se un Volontario sbaglia, in 5 minuti è fuori, e il dipendente invece è salvo a prescindere…per favore, ci sarebbero esempi da entrambe le parti.
È proprio perché sono un tecnico aeronautico che faccio certi discorsi. Il problema è che per approfondirli dovremmo avere lo stesso retroterra di cultura della sicurezza aeronautica (non è un accusa, solo ad esempio adesso sono in aeroporto al ritorno di due giorni di corso CRM, dopo avere e fatti 2 il mese scorso sulla sicurezza e 1 quello prima sullo human factor).. E ne ho un paio in line che mi aspettano a casa.
“Denunce? Prego, fatevi avanti, so quali sono i miei limiti operativi e normativi…. Però bisogna documentarle e argomentarle”
Io ci penserei bene. Chiedi ai medici o agli infermieri quante denunce hanno perché non hanno resuscitato i morti.
Sappi che l’ultima legge sulla sanità cerca proprio di agire su questo aspetto visto che i costi delle cause sanitarie, spesso intentate da parenti che non si rassegnano alla scomparsa dei propri cari, hanno raggiunto cifre che riescono a compromettere il servizio sanitario.
Fulvio che tu sia un tecnico dell’elisoccorso e mi parli in questi termini mi fa pensare…
Dovresti sapere bene che il SOCCORRITORE, in merito alla propria figura è normato, ed ha delle Competenze e delle Responsabilità…e dei Doveri.
E’ OVVIO che, in presenza di condizioni inaccettabili stabilite dal soccorritore, esso non è obbligato ad avventurarsi in manovre che potrebbero fargli rischiare la vita; per non parlare di un pilota o di un semplice autista che deve garantire la sopravvivenza dell’intera squadra.
Ma fare il distinguo fra Volontario e Professionista, sull’asticella e sui limiti è sbagliatissimo. Il Volontario, dal momento che gli sono riconosciute delle Competenze ha il DOVERE di intervento come il professionista; ovviamente valutando la sicurezza dello scenario.
Denunce? Prego, fatevi avanti, so quali sono i miei limiti operativi e normativi…. Però bisogna documentarle e argomentarle
Scusate ma visto che si parla di Elicottero, forse un occhio anche alle necessità aeronautiche sarebbe il caso di darlo. Quanto al fatto che il servizio sia di qualità inferiore perché sono definiti “volontari”, aspetto la controprova. In Italia vi sono dei professionisti del soccorso, non li nomino per non generare polemiche, ma sul fatto che il loro sia un servizio di qualità superiore avrei da scrivere dei libri (e bisogno di buoni avvocati).
Professionalità e professionismo non sono necessariamente sinonimo.
PS. Nel mondo è pieno di ottimi insegnanti volontari, e le scuole sono piene di insegnanti statali cialtroni.
I dettagli della legge non li conosco e quindi non credo di poter essere accusato di essere omertoso. Mi firmo con nome e cognome e mi espongo forse anche troppo visto che molti che leggono qui sanno chi sono e lavorano con me.
Dove li prendono? Credo dalle regioni in base alle convenzioni stipulate tra queste o i loro enti e il soccorso alpino.
Quanto prendono? Quanto sta scritto in quelle convenzioni. Convenzioni che sono atto pubblico e credo basti cercare per avere le risposte.
La selezione c’è, non è che chiunque si presenti in base una mattina viene caricato a bordo.
Il discorso sulla professionalità non mi convince. Non in quei termini. Essere pagati da dipendente non garantisce di essere più bravi e ho il sospetto che dietro questa richiesta si celino altri motivi. Certo si potrebbero sistemare parecchie persone con quel sistema ma non sono affatto convinto che il servizio migliorerebbe.
Un volontario incapace, che si comporta male, che mette a rischio l’equipaggio, viene allontanato in 5 minuti. Un dipendente (di chi?) rende sicuramente le cose più difficili.
@JOHNNY B11mi permetto di dissentire. Volontariato o onorario sono foglie di fico dietro cui lo stato si nasconde per pagare poco un servizio essenziale alla comunità, con risultati non sempre omogenei e spesso discutibili in termini di qualità.
Volontario significa solo questo, non che può decidere se andare o non andare. Perché, provare per credere, la volta che succede l’incidente e non c’è nessun “volontario” disponibile nella stazione, oppure il “volontario” risponde alla chiamata che quel giorno non ne ha voglia e non va, è plausibile che dopo poche ore ci saranno diverse persone a fornire spiegazioni alla competente procura della repubblica, su temi poco simpatici che hanno a che fare con l’omissione e l’interruzione.
Anche il costo è un argomento poco convinccente perché uno stato serio, democratico e sociale come l’Italia non è sicuramente più – e come forse è stata poco anche in passato ma come prometteva di essere in virtù della costituzione del 1948 – alcuni servizi, fra cui sanità, giustizia e istruzione sono forniti dallo stato in funzione della qualità e del risultato non del minor costo.
Tu vorresti che tuo figlio avesse una maestra volontaria formata chissà dove che va quando ne ha voglia o pretendi un servizio serio e professionale assicurato mediante concorsi, verifiche e prestazione professionale dipendente? Che poi così non sia comunque è altra faccenda.
In sala operatoria vorresti trovare un chirurgo volontario o uno che fa quel lavoro in maniera costante continua e seriamente retribuita indipendente dalla sua voglia di essere solidale? Il che spiega anche l’inopportunità di un ministro del lavoro che parla di orari e cottimo e prestazione a risultato: vuoi un giudice, un medico, un insegnante, un commissario di polizia o un TE che lavorano per rendere al meglio sempre la propria prestazione o che sono pagati a ore, o a turno o a intervento?
Si chiamano servizi pubblici essenziali e nel momento in cui li ancoriamo al profitto stiamo solo cercando guai.
Il soccorso dei tempi pionieristici era una cosa, legata a spiriti alpinistici e di solidarietà, a empirismi e sperimentazioni, a scoperte e crescita.
Oggi il soccorso altro non è che una prestazione sanitaria molto specializzata. Ed è per quella ragione che, a mio avviso, dovrebbe essere svolta da professionisti.
Se poi debbano essere Guide, TE o entrambi o militari o pompieri poco importa. L’importante è che siano capaci, presenti, formati e attingano alla miglior scienza ed esperienza e siano adeguatamente pagati per quello che fanno.
C’è poi un aspetto che però ora trattare dal telefono mi viene difficile. Ne parlai la prima volta proprio con una guida lombarda.
Il TE è un volontario anche perché il soccorso in ambiente ostile, non può mai essere una imposizione contrattuale.
Mentre medico e infermiere possono sempre scegliere di non scendere in ambiente ostile, perché il loro lavoro è un altro, un professionista pagato per quello sarebbe una figura giuridicamente difficilmente sostenibile.
Anche io ed i piloti abbiamo delle normative aeronautiche che ci tutelano dal compiere atti avventati. Non riesco ad immaginare quale sarebbe la normativa in grado non solo di tutelare il TE, ma anche l’equipaggio nell’insieme, se lui fosse professionalmente pagato per scendere in ambiente ostile.
Ricordo che noi non siamo eroi e che la sicurezza dell’equipaggio viene prima di quella di chi deve venire soccorso.
Mi aspetterei un diluvio di cause e denunce (era pagato per farsi calare lì e non ha voluto scendere e rischiare), e anche di pressioni poco salutari che i TE pagati per andare nel pericolo, farebbero nei confronti degli equipaggi.
La guida alpina, non sono un esperto, ha un rapporto diverso con il cliente, in cui è chiaro che se la guida decide di fare dietro front si rinuncia a quanto contrattato prima.
Ma se ti pago per farti calare in parete e tu ti rifiuti? Come finisce?
Se sei un volontario nessuno può costringerti a superare la linea e nessuno può denunciarti perché hai tenuto, secondo lui, l’asticella troppo bassa.
Fulvio, permettere che ci siano queste situazioni ambigue, e che NESSUNO ponga delle reali risposte alle domande (“dove prendono i rimborsi i TE?” “quanto prendono e quali sono i quadri normativi che prevedono ciò?”) è grave e altamente omertoso.
Prima di tutto la questione etica già affrontata e dibattuta prima.
Secondariamente la questione professionale dove, come in tutti i Nuclei specialistici, ci sono solo dei DIPENDENTI che fanno SOLO QUELLO a turnazione. Questo è selezionare il meglio, e contenere le spese.
Il resto sono solo chiacchiere da bar…
Johnny io non sono un TE. Sono un tecnico aeronautico, verricellista, che lavora in elisoccorso insieme ai TE sia guide che non.
Forse sbaglio ed è un mio limite ma mi piace cercare di essere analitico nell’affrontare i problemi.
Quindi prima di tutto credo si debba inquadrare il problema.
Qual è il problema? Economico? Ovvero così com’è costa troppo?
Tecnico? Così com’è non si offre un servizio di livello sufficiente?
Etico? Così com’è violiamo delle norme etiche?
Da cittadino penso che economicamente così costa meno, da tecnico che da un bel po’ di anni fa elisoccorso, ho visto TE bravi e meno bravi sia tra le guide che tra quelli che guide non sono.
Problema etico. Il volontario non si mette in tasca dei soldi? Ok. Allora paghiamogli solo il pasto e i km. Quante guide che ora fanno il TE verrebbero ugualmente in base a fare il volontario così come lo prospetti?
La cosa che mi sembra meno sensata è trasformare il servizio in “da dipendente”, solo perché così eliminiamo il problema etico che i volontari “ci guadagnano”, semplicemente vietando di fare il volontario. Il tutto a costi superiori per la comunità, e quindi anche per me cittadino, e forse sostituendo una corporazione con un altra.
Io voglio capire, da cittadino, quale sia il problema reale e poi, consapevole che ogni soluzione è un compromesso, trovare la soluzione socialmente più applicabile. Sinceramente spendere 3 o 4 volte tanto (perché credimi, quelli sarebbero i termini e forse anche di più) solo per una pruderie moralistica, non la ritengo la soluzione migliore.
Poi tutto è perfettibile ma darsi una martellata sulle balle per fare dispetto al responsabile di sezione che ci sta antipatico mi sembra una follia. Ancor più imporla a tutta la società.
@Fulvio Turvaini, la parola VOLONTARIATO, non presuppone solo il fatto di poter fare un’attività gratuitamente in nome della passione, ma anche che NON si è obbligati a dare un determinato servizio, quindi a disposizione nel tempo libero. Punto.
Quindi la storia dei km e delle trasferte come sacrificio (il sacrificio è percepito tale se non lo si fa volentieri) lascia il tempo che trova, visto che il Volontario lo fa per definizione a gratis e, ripeto, non è obbligato ad andare.
Che roda che un TE Volontario metta in tasca dei soldi a differenza di un collega Volontario secondo te è una cosa strana? Siamo tutti volontari allora, oppure ognuno lo è nelle forme che più gli conviene?
Da dove provenga il TE, se CNSAS, VVF, GdF ha poca importanza, se professionista, professionale, ma soprattutto pagato solo per fare QUEL LAVORO.
p.s. visto che sei un TE, ci puoi linkare cortesemente la Legge nazionale o regionale, dove viene stabilito il compenso per il TE?
Daniele Caielli.
So benissimo che ci sono tanti lavoratori che lavorano lontano da casa.
Io da circa 30 anni, 16 giorni al mese, li passò a centinaia di km da casa.
Però in cambio di questo ho albergo pagato, indennità di trasferta, e siccome svolgo un lavoro specializzato percepisco un determinato stipendio.
Presumo che se il TE dovesse divenire una figura di tipo “dipendente” o libero professionista, le sue richieste e il suo compenso non sarebbero dissimili dai miei.
Di conseguenza sollevo la questione. Siete sicuri che un TE lavoratore dipendente costerebbe di meno?
Dopo di che ho la sensazione che a qualcuno dia fastidio non il costo (a mio avviso inferiore) ma il fatto che se li mettano in tasca.
È qui però allora bisogna anche essere onesti. Per quanto volontario, essendo soldi alla luce del sole, se superano un tot sono tassati. E inoltre ci devi togliere le spese (a me i viaggi li pagano). Quindi quanto guadagna davvero un TE che fa 4 turni al mese?
E comunque. Per la comunità, fatte salve le competenze: importa quanto costa il servizio o quanto rode ciò che X percepisce (quanto al netto di tutto?) al mese?
PS. Io lavoro con TE quasi tutti guide alpine.
@Tecnico qualunque: visto che sei già stato smentito sulle tue teorie del “riconoscimento professionale” e sul “non volontariato”, e che il rapporto economico sulla base di rimborsi è normato soggettivamente a livello regionale, menziona e cita la legge regionale (magari della tua regione) dove c’è scritto quanto percepisce un TE, se percepisce direttamente dalla Regione, dall’ASL, o dal CAI, e come funziona la turnazione e la reperibilità nell’eliporto dove presti servizio.
E soprattutto spiega, sempre ai sensi della legge, come mai i tuoi colleghi del CNSAS vengono rimborsati solo tramite Articolo1 della legge 162/92, mentre i TE percepiscono i fantomatici rimborsi da 150-200-300 (che non si è ancora capito)… Dove sta scritto tutto ciò?
Almeno chiariamo questo punto per tutti.
Per la riflessione equilibrata del signor Ginesi, rispondo dicendo che molti interrogativi posti da lui sono legittimi.
Ha senso basare il soccorso in generale su base volontaria?
Ha senso poi farne un distinguo fra gli Enti, o anche all’interno dello stesso Ente?
Ha senso a livello statale pagare dei volontari, e altri no?
Io dico che se quando ti hanno tirato fuori dalle lamiere trovi dei volontari sanitari (a parte che in casi del genere spesso c’è pure l’auto medica) c’è qualcosa che non va, e che l’intera macchina italiana andrebbe riorganizzata.
Chiedete ad esempio agli infermieri professionisti se per loro è uguale essere accomunati a quelli volontari.
Togliamo la possibilità di lucrare o di crearsi il proprio orticello, e vedrete che resterà solo il Volontariato con la V maiuscola.
visto il polverone polemico che si sta muovendo forse è opportuno chiarire alcuni passaggi.
il componente del soccorso è, per legge, un volontario: lo chiarisce l’art. 3 della L. 74/2001 – uno dei testi istitutivi del servizio – che prevede che: “Ai fini della presente legge, l’attività dei membri del CNSAS si considera prestata in modo volontario e senza fine di lucro”
Ciò significa che il soccorritore non rende una prestazione professionale né come lavoratore autonomo né come dipendente. Il fatto che percepisca un rimborso o una indennità, che alla fine potrebbe anche rappresentare una sorta di retribuzione appetibile è questione meramente incidentale che non muta la sua natura giuridica di volontario.
La legge, e le sue norme attuative, prevedono poi oggi una serie di passaggi attraverso i quali il volontario soccorritore acquisisce determinate qualifiche, passaggi che dovrebbero per quanto possibile essere uniformi e sono volti a conferire una competenza tecnica non una qualifica professionale.
Ovviamente, come in tutte le cose umane, ci sarà e c’è in ogni realtà il tecnico di elisoccorso eccellente e il bravo volontario e la guida alpina poco versata nel suo mestiere che rende una prestazione scarsa.
Allora la domanda filosofica, sottesa al mio intervento polemico precedente, è se un paese che intende definirsi civile debba affidare ad un corpo basato su base volontaria, non retribuito am indennizzato, la cui formazione segue un iter autonomo definito dalla legge che tuttavia sembra soffrire di alcune strettoie e personalismi iniziali, un servizio essenziale e di prima necessità che richiede preparazione serissima e professionale, prontezza di intervento, disponibilità di tempo e assunzione costante di rischi.
Vi siete mai chiesti la differenza che fa la marina, ad esempio, in forza della quale un dipendente è giustificato se si assenta dal lavoro per una operazione mentre il libero professionista deve percorrere un iter tortuoso per ottenere un miserrimo rimborso?
Un simile meccanismo garantisce al cittadino il meglio che può avere? e se quella mattina i tre tecnici più bravi sono tutti avvocati e hanno udienze alle quali non possono sottrarsi se non incorrendo in responsabilità verso il proprio cliente il malcapitato ruzzolassero si vedrà soccorso magari solo dai tre cassieri della coop che notoriamente capiscono poco?
Magari al soccorso di Brunico o di courmayeur i volontari sono tutta gente con le palle quadrate, ma lo stesso si può dire della stazione dispersa sui monti cimini o in qualche anfratto della costiera amalfitana, dove su dieci componenti magari ce ne sono due che scalano e gli altri sono valenti escursionisti?
A questo si aggiunga che per lo stesso legislatore che ha regolato le faccende di cui sopra, l’unico professionista abilitato in montagna è la guida alpina.
Lo prevede la legge 6/1989 che all’art. 11 prevede anche che “Tutte le guide alpine-maestri di alpinismo e gli aspiranti guida iscritti negli albi sono tenuti, in caso di infortuni in montagna o comunque di pericolo per alpinisti, escursionisti o sciatori, a prestare la loro opera individualmente o nell’ambito delle operazioni
di soccorso, compatibilmente con il dovere di mantenere le condizioni di massima sicurezza per i propri clienti”
Se il legislatore considera la guida un soggetto che deve intervenire nel soccorso, parrebbe ritenerlo in re ipsa idoneo in virtù della sua qualifica professionale.
Le note diatribe, finite con condanne penali per gli istruttori caiani, su chi sia l’unico legittimato a fornire servizi di accompagnamento professionale in montagna dovrebbero essere di monito.
Io vado un po’ oltre e dico, ferma restando la competenza e capacità di moltissimi appartenenti al soccorso, forse è proprio il meccanismo che andrebbe ripensato.
Perché un’attività così essenziale dovrebbe essere svolta in maniera professionale da persone scelte e formate in maniera omogenea da un organismo centrale
Forse perché le vicende che stanno emergendo in alcune realtà locali CNSAS con aspetti poco simpatici, querele e controquerele e procedimenti interni per basse vicende di denaro potere e indennizzi dovrebbero far riflettere se è tutto oro quel che luccica.
Si badi peraltro che in questo paese il soccorso alpino non è l’unica realtà che soffre di questo problema.
Chi vi viene a raccogliere spiaccicato in un incidente stradale spesso è un volontario, che sta su un’ambulanza in virtù di quella forma di prestazione solidale e unilaterale che si è vista sopra
Spesso chi vi giudica o vi accusa in un Tribunale è un Giudice o un procuratore onorario, che fa spesso le stesse cose di un giudice ordinario, ma le fa in forma volontaria e onoraria, con un indennizzo miserrimo e una precarietà da raccoglitore di pomodori dell’agro pontino.
Allora voi, mentre pensavate al capo della vostra corda con tre gambe rotte dopo un volo di trenta metri sulla parete più in culo dell’universo, vorreste una guida che sta tutto l’anno su per i monti, è pagata e addestrata professionalmente per venirvi a prendere o il cassiere della coop con la legge marniga?
Tralascio riflessioni sula dirigenza nazionale del CNSAS e del CAi, poiché sono faccende personali, che mi hanno indotto ad allontanarmi di molto da quelle realtà, il senso della mia riflessione sta tutto qui.
E non leva che, se avrete culo, possa arrivare il cassiere che con l’elicottero ci sa fare davvero.
Il problema è che nei soccorsi, come in tutte le attività serie, il fattore culo dovrebbe tendere a contare zero. e, qualche volta, la professionalizzazione aiuta a ridurlo.
mg
L’equazione guida=soccorritore non è di per sé automatica nel soccorso organizzato (a parte l’obbligo per le guide e aspiranti di prestare la loro opera come da art.11 della 6/89).
Fabrizio, guarda che ce ne sono tanti tra i colleghi che non sono tagliati per fare soccorso, oppure semplicemente, e a malincuore, proprio non ce la fanno a starci dietro e dopo poco mollano. Ci sono anche quelli che, dopo l’entusiasmo iniziale per aver conquistato la spilla, si accorgono di essere a corto di giornate lavorate e pensano di metterci una pezza andando a fare il t.e., ma forse non hanno le idee molto chiare. Spero non sia il tuo caso.
@ johnny: citalo bene, l’art. 3 della 74/2001: “Ai fini della presente legge […] vuol dire che lì dentro non ci sono disposizioni per l’assunzione di personale. I rapporto economici sono demandati alle regioni, come poi specificato. Il “senza fini di lucro” è evidente.
Piccoli esempi recenti… una Guida Alpina voleva fare le selezioni TE, il Capo Stazione CNSAS non gli ha firmato la domanda perché mai visto in attività di soccorso. Un’altra Guida Alpina voleva fare le selezioni TE, il Capo Stazione avendolo sempre visto attivo e portatore di qualità importanti ed indiscusse gli ha firmato la domanda. Un’altra Guida alpina ha fatto le selezioni TE e per errori che nulla centrano con la progressione di cordata, ma con il soccorso alpino (montata la barella storta che si è aperta ed incapace di dare ordini al pilota a causa della voce tremolante durante un verricello)… è rimasta Guida Alpina.
Fabio Bristot Rufus, da facebook 1 dicembre 2015 ore 11.25
Rivolgo preghiera a tutti coloro che vogliono commentare questo post di essere leggermente meno propensi a usare la lingua “soccorsese” e più disponibili invece a spiegare, con qualche parola in più, ai profani.
Dico questo dopo aver letto gli ultimi commenti.
Grazie della comprensione
Eccone un altro…questo però è pure un Tecnico.
Cita il Regolamento interno del CNSAS, dove non vi è menzione della parola “volontario” o “volontariato”. E comunque la dicitura “senza fini di lucro” dovrebbe già indirizzare verso una sorta di volontariato.
Poi però cita a suo piacimento e in maniera personalizzata la LEGGE (non regolamento interno, LEGGE) 74/2001…
Il problema però è che ha tralasciato l’articolo 3 di tale legge… ed è pure un Tecnico
Eccone un altro… Fabrizio: se fai gli esami come scrivi gli articoli (cioè a capocchia) è il minimo che ti seghino.
1) Il cnsas NON è un’associazione di volontariato. Cito dall’art. 1: “Il cnsas è una libera associazione nazionale apolitica, apartitica, senza fini di lucro, ispirata a principi di solidarietà e fiducia tra i soci”.
Il “dilettante” che citi tu, nel cnsas non esiste.
2) la L. 74/2001* riconosce le scuole nazionali (art. 5) alle quali è deputata la formazione e la verifica delle figure specialistiche (art. 4).
Il quadro legislativo è più che chiaro.
Essere segati non fa piacere a nessuno, è capitato anche a me. Mi sono ripresentato alla sessione successiva, più preparato, e l’ho passata. Senza scrivere cavolate a vanvera.
*Legge dello stato, come la 6/89.
Davide Crescenzo scusa ma mi sembra di leggere Elisoccorso, Elisoccorritore, Tecnico di Elisoccorso ogni 10 parole quindi sì, direi che si parla di elicottero.
Da quello che ho capito io la guida che scrive l’articolo si chiede perchè il suo titolo non gli permetta un accesso diretto al corso per diventare TE (tecnico di ELIsoccorso.. non di soccorso senza “ELI”..) ma debba essere subordinato al giudizio di capostazione e delegato S.A. (con ampia premessa).
La questione è assolutamente lecita e si potrebbe essere più che d’accordo (oltretutto non vedo ragione per cui un capostazione e un delegato dovrebbero negare a un professionista di farlo) ma la questione dovrebbe fermarsi lì. Tutte le altre considerazioni sui soccorritori che fanno “a tempo perso” (cito quanto scrive) questo e quello.. QUELLE secondo me sono davvero fuori luogo.La mia era solo una replica a questo non al resto della diatriba.
Fulvio Turviani, sarò fuori luogo perché si parla d’altro però ci tengo a dire che ci sono tanti ma tanti lavoratori che si spostano e magari devono dormire fuori casa per prendere servizio sul posto di lavoro. Sarò duro ma non li ha obbligati nessuno anche se è bene che qualcuno lo faccia. So bene che il rimborso è stabilito alla luce del sole ma faccio presente che quattro giornate al mese in base di elisoccorso sono uno stipendio per tanta gente, parliamo quindi di una bella opportunità. Partendo dal presupposto che un rimborso che copra delle spese andrebbe documentato (anche se so bene che la legge non lo prevede) sarebbe bene che questi non venissero più chiamati volontari. Tanto più se il loro percorso formativo è soggetto alle ombre elencate dall’articolo e da tante testimonianze che ne sono seguite.
Glen, intervento inopportuno il tuo. Qua quello che parla di elicottero sei solo tu. Leggi meglio e prova a cogliere il senso dei nostri discorsi.
I soccorritori alpini A TEMPO PERSO fanno “sbarco ed imbarco in hovering e verricello” anche se non sono TE (se devono essere portati come squadra su un intervento) e “intervengono (…) in situazioni di emergenza su terreni alpini quali pareti rocciose, cascate di ghiaccio e ghiacciai per prestare soccorso” anche quando raggiungono a piedi il luogo dell’incidente con acqua o neve, freddo e pericolo valanghe 5 perchè è tempo brutto o è già venuto buio e l’elicottero non vola… e magari il giorno dopo devono anche andare a lavorare…
Così, per precisare
Poi che l’elicottero mandi tanta gente fuori di testa (guide, sanitari & co.) si sa.. ma vorrei capire tanto se è il simbolo di potere in sè, l’entrata in scena alla McGuyver o il “rimborsino” il problema..
E’ ormai un modus operandi tutto italiano tentare di scaricare la patata bollente addosso agli oppositori di turno col giochetto di inventarsi situazioni di paragone da affibbiare loro. Sarebbe molto interessante che almeno in spazi come questo dove vengono da sempre divulgate notizie in maniera imparziale e messe in discussione anche là dove altri nemmeno sfiorano gli argomenti, si fosse in grado di discutere seriamente senza tentaere attacchini di basso tenore.
Giovanni Busato, di Popi MIotti ce n’è uno solo ed è Popi MIotti, il quale ha già ampiamente spiegato le ragioni della sua uscita dalla categoria (nonostante ciò può serenamente rientrarci quando vuole, se lo desidera, essendo previsto dalla normativa) e queste non sono soltanto la pratica dell’eliski, che conoscendolo è indubbio non avrebbe da sola scatenato la sua uscita di scena.
Ciò che nell’ultimo anno è stato portato a conoscenza da questo blog, su situazioni poco chiare o già fin troppo chiare, in merito a defenestrazioni varie, tentati abusivismi (accertati a quanto pare anche dagli enti competenti) ed altre amenità nei confronti di alcuni gruppi e/o singoli appartenenti al CNSAS è di NATURA GIURIDICA, mentr invece praticare o meno l’eliski ha o può avere una ricaduta di tipo ETICO e NON GIURIDICO!
Cosa significa?
Significa che le Guide Alpine che decidono di proporre e praticare l’eliski, da un punto di vista normativo, non fanno nulla che vada contro gli interessi della comunità e/o aldilà delle sue regole. Eticamente non tutti la vedono allo stesso modo e la discussione verte su questo punto ovvero tentare di spostare l’asse del pensiero etico in qualcosa di condiviso e magari normato, ma mai saranno perseguiti o indagati dalla Magistratura.
Diverso invece per alcuni soggetti ed alcuni casi che appunto abbiamo già ampiamente discusso che vedono in corso delle indagini per accertare eventuali reati.
Siamo sullo stesso piano? Domanda retorica ovviamente…
Perciò di cosa sta parlando?
Bravo Fabrizio, finalmente con coraggio si raccontano le dinamiche interne al soccorso alpino
Chiaro e scuro come in tutte le cose.
Mi piacerebbe anche qui iniziare a vedere dei numeri, veri.
Che ad un volontario che viene in base per un intera giornata, magari partendo da chissà dove (spesso vengono a dormire lì la sera prima, segno che non abitano dietro l’angolo), si riconosca qualche centinaio di euro, non mi scandalizza. Tanto meno se sono dichiarati come è inevitabile che sia essendo soldi pubblici.
Chi dietro questa cosa ci vede chissà quali interessi, a mio avviso dovrebbe farsi due conti.
Sarebbe bello provare a fare un confronto con i costi di un “dipendete”. Quanto costerebbe davvero lo stesso servizio svolto da dei dipendenti (quindi con ferie, tredicesima, permessi, riposi ecc, ecc,?
Che poi possano esservi favoritismi, storture e quanto altro… Ma parliamoci chiaro, non è che i furbi stanno tutti da una parte, e gli stupidi tutti da un altra. Idem gli onesti ed i disonesti.
La legge delega al soccorso alpino alcune funzioni, tra cui individuare determinate figure. Sono meglio le guide? Forse si… Ma alle volte anche forse no. Io ho lavorato sia con guide sia con TE che non sono guide. Come in tutte le cose più del titolo contano le capacità individuali. So di sezioni dove a capo c’è una guida, eppure non girano come dovrebbero. In altre a capo non c’è una guida ma il responsabile ha scelto ottime persone tra cui delle guide.
È la sempre decantata ma mai applicata meritocrazia. Chi sa fare dovrebbe poter fare e chi non fa o non sa restarne fuori a prescindere dal titolo che possiede.
Che poi si favoriscano amici o corporazioni è vero ma è un male italiano che è trasversale a tutte le associazioni e categorie di questo paese e credo poco si risolva semplicemente togliendo le competenze ad un ente e affidandole ad un altro.
Rendo onore al collega Pina che ci mette il culo essendo inserito in squadra del soccorso e ciononostante si espone come professionista, come è giusto che sia. Vi parla una guida alpina con una serie di specializzazioni e con la professione di infermiere professionale con quasi 10 anni di rianimazione sul groppone, estromesso con una delle tante scuse, ( Stefano ne ha elencate alcune) elencate su una lettera del capostazione che peraltro non posso leggere perchè, kafkianamente, non appartengo più al CNSAS. Considerando poi che il mio corso guide, come quello precedente, ha avuto l’onore di fornire ai partecipanti il modulo di soccorso organizzato con tanto di trasporto con baricentrico e sbarchi in overing alla luce di un presunto “accordo” con il CAI nel accogliere automaticamente i nuovi professionisti nella grande famiglia del CNSAS. Soldi buttati in cherosene. Evviva l’Italia , caro il mio vigliacco pinco pallino.
Marcello, accetto la provocazione ma nel senso opposto ovvero di maggior impegno;
se mollano gli onesti (in tutti i campi..) allora sarà il regno degli opportunisti e senz’altro molto peggio di adesso…
a proposito; anche l’eliski è una bella porcheria.. o no? cosa facciamo?
facciamo che le guide che NON lo praticano restituiscono la patacca ?
così restano i “puri”??
la vedo altrettanto dura.. di Popi Miotti non ce ne sono molti..
Il soccorso alpino è nato come mutuo soccorso. Condivido il tuo pensiero Loris, la burocrazia è la fine delle cose fatte bene. Io lavoro nella sanità, dovrei fare riabilitazione, mi sento molto un segretario. Se imbavagliano pure il soccorso alpino non mi piace. E poi professionisti o volontari in Europa il CNSAS è uno dei più preparati!!!
Gianluca Riccardi, da facebook 30 novembre 2015 alle ore 17.06
Bene per l’elisoccorso, ma la questione a mio avviso non si chiude così semplicemente.. Di chi è la montagna? È delle Guide alpine? Oppure è del CAI ? Oppure della gente comune?
Nel mondo alpinistico spesso si dimentica che esistono figure come ad esempio alcuni cacciatori o atleti che hanno capacità fisiche e tecniche ben superiori a quelle di molte guide alpine ( alcune guide lo sono solo come secondo lavoro, alcune altre ancora lo sono solo sulla carta ).
Guardandola dall’esterno penso poi che anche il corso guide sia irraggiungibile dalla maggior parte degli alpinisti sia come durata (per chi ha già un lavoro) che come costi (pernottamenti ecc..)…idem per il “semplice” accompagnatore di media montagna..
Forse il problema sta nel fatto che ogni volta che si va a normare la montagna escono spesso scatafasci inimmaginabili, sia essa normata dallo Stato, dalle guide o dal Cai.
Scrivo questo in modo riflessivo e non polemico, spero di non essere frainteso.
In conclusione da abitante e amante della montagna, nonché alpinista e soccorritore vedo che sicuramente qualcosa non va: lo spirito dell’alpinismo e gli insegnamenti di vita che le montagne ci danno non hanno niente a che fare con tutte queste questioni burocratico-politiche che gettano sulle nostre esperienze solamente un velo di tristezza.
Loris Lote Ben, da facebook 30 novembre 2015
Formalmente però “figura professionale” è diverso da “titolo professionale”…
Interessante… !A fronte di esperienza vissuta posso affermare che per diventare TE non basta superare le selezioni ma bisogna fare parte di una cerchia…. O meglio non fare parte di un’altra…..quindi non conta se sei un individuo valido e sempre disponibile….anche qui la politica è come sempre discriminante! A mio modesto parere è assurdo che un servizio particolare come l’elisoccorso sia basato su “volontari”, basta prendere esempio da altre realtà confinanti…. Ma noi siamo italiani e anche in questo contesto siamo più furbi di tutti…
Michele Scrimaglia, da facebook 30 novembre 2015 alle ore 16:33
L’articolo ad un certo punto recita:
«Non sono titoli professionali riconosciuti dallo Stato come può invece essere quello di Guida alpina.» mentre la legge in oggetto all’articolo 6 parla chiaramente di figure professionali specialistiche. Chiedo scusa. Probabilmente chi ha scritto l’articolo potrà spiegare la svista o ciò che intendeva dire. Forse semplicemente che non c’è un albo professionale come per la loro categoria…
Condivido con grande piacere gli interventi di Marcello Cominetti, qui forse un tantino esagerati: non mafia…
considerato i personaggi coinvolti solo mafietta
solita storia. purtroppo ricorrente su queste pagine. da una parte chi non sa nulla e pontifica, dall’altra qualche guida arrabbiata col mondo e in particolar modo col soccorso alpino, forse perchè vorrebbe una fettina di quella torta per la propria categoria, forse perchè “la sboroneria da patacca” piace un po’ a tutti e ognuno si sente depositario unico della verità. e per finire, in fondo a questa guerra tra poveracci, il soccorso alpino, corpo senza dubbio meritorio dai nobili scopi, che troppo spesso si perde nel politichese e guarda più alle poltrone che ai paranchi & co. …. e alla fine della fiera, l’unico che ci rimette è chi ha bisogno in montagna e deve misurarsi con l’incompetenza tecnica dei corpi militari e dei pompieri, con la poca organizzazione del cnsas, con la spocchia di certi professionisti della montagna. w l’italia.
Direi che ti sei perso qualcosa… rileggi meglio …
Nessuno, ne tanto meno l’articolo, dice che non sia una figura riconosciuta…
Da una rapida ricerca sul web leggo che il tecnico di elisoccorso CNSAS è riconosciuto a legge nazionale 74. /2001. Quindi tutto l’articolo è sbagliato o mi sono perso qualcosa?
Sono diventato TE in un corso al rifugio Monzino con Azzalea e Garda, nell’ormai lontano 1991.
Da troppi anni il CNSA è diventato un carrozzone di personaggi che con la montagna hanno spesso poco a che spartire. Come qualunque cosa rechi il marchio caiano (di cui sono pure diventato istruttore diversi anni fa).
Da una decina d’anni vivo felice e girovago per monti senza aquile e senza croci.
Il soccorso lo facciano i professionisti e non una armata brancaleone come è oggi e pure i corsi caiani andrebbero aboliti per legge…
buone girate
Concordo senza se e senza ma con Marcello Cominetti!
Il CNSAS va smantellato! Mafia alla grande. Il soccorso lo facciano i militari e affini che già ci costano un occhio. Rivoluzione! Chi è onesto abbandoni, così sapremo che chi resta sulla carega non lo è, ma la vedo durissima.
La mia domanda era retorica Roberto… l’ho fatto anch’io… sarebbe invece da chiedersi come mai dopo un corso formativo inserito all’interno del corso Aspiranti che fa testo, non che non faccia nulla… si deve ancora fare corsi ed esami… se le responsabilità nostre sono equivalwnti alle responsabilità esterne, ecc. … come per altre situazioni ovviamente per le quali abbiamo già pagato e siamo stati esaminati ma dobbiamo ripagare e rivenire esaminati… qualcosa non torna…
Sì, Stefano, c’è; quando il sottoscritto è uscito dal corso aspirante, ero già abilitato a quello che dopo è diventato il TE; infatti molti miei colleghi di corso sono entrati direttamente seguendo un ciclo di aggiornamenti.
Tanto per rincarare un po’ la dose e magari stanare qualche formatore (che tanto non interverranno mai…): ma non è che la Corso Aspiranti già faccia una sessione di soccorso organizzato con formazione sia in ricerca che in parete che in elisoccorso??? No perché allora, a rompersi le balle gratis c’è sempre tempo (e pagare otltretutto…!)
Mafia!
Ma che belle esperienze da parte dei colleghi… ahahahah allora non sono l’unico (e insieme a me un’altra decina di colleghi) che al corso-esame si sono visti defenestrare con scuse piuttosto strane… Magari non ero idoneo eh… mica si può essere idonei a tutto… ma sentirsi dire a un corso (quindi formazione) : “Si vede che non hai partecipato ad esercitazioni del soccorso! (fornite dagli stessi…n.d.r.) ” ed alla mia risposta: “Scusate ma questo non dovrebbe essere un corso formativo??? Quindi che cazzo c’entra aver o meno partecipato a lezioni di gruppo in stazione???” Sentirsi rispondere: “Eh… devi fare pratica prima…!” lascia un pelino esterrefatti, cosiderando che il corso-esame ha avuto un bel costo e anche che se per caso vengo precettato alla magistratura gliene sbatte se ho fatto esercitazioni collettive in stazione… o vado o mi processano per renitenza… ed i clienti che mi aspettano al rifugio, che perdono la giornata, che hanno pagato, che fanno? E io… perché magari qualcosa si dovrebbe contare… quanto percepisco per la giornata persa? Da piangere…
Ma chi dobbiamo ringraziare???
Cari colleghi… ringraziate gli altri colleghi…
Sono stato uno degli istruttori fondatori della scuola CNSAS negli anni ’80 con Franco Garda al Rif. Monzino. Per anni ho fatto formazione in tutta Italia e in VdA per il Soccorso. Il mio primo turno di soccorso in VdA l’ho fatto nell’allora sede Eli Alpi in Bassa Valle nel 78/79, credo. Circa 15 anni fa per mia scelta personale (dopo più di 20 anni di soccorsi cominciavo a sentirmi vecchio e mi pareva giunta l’ora di lasciare spazio a chi più giovane di me avesse più motivazione), ebbene mi pareva già allora che qualche cosa si fosse guastato, troppi personaggi che cercavano spazio senza averne le doti e le Palle…
Guido Azzalea, da facebook 30 novembre 2015 alle ore 13:29
Io mi sono spaccato pochi mesi dopo e quindi ho avuto altro a cui pensare, altrimenti avrei fatto un ricorso. È stata la classica cosa all’italiana. Mi chiedo solo come delle persone che, oltre a non essere dei geni, sono anche di un’arroganza e prosopopea imbarazzante, possano occupare posti tanto prestigiosi. Che poi ti parlano di valori e volontariato e passione…
Dovrebbero fare come il PGHM in Francia: professionisti pagati per far quello e solo quello.
Roberto Rouge Rossi, da facebook 30 novembre 2015
Ciao Rouge, c’ero anch’io a quel corso “TESA” per guide alpine, sono venuto lì a farlo perché già nel 2010 secondo l’allora mio capo stazione, tuttora delegato, non avevo abbastanza esperienza per partecipare al corso TESA… (ero già guida).. E in barba al regolamento che prevede 12 mesi tra OSA e TESA secondo lui doveva passare più tempo!!! E vogliamo parlare della “variante in corso d’opera” del corso “TESA guide”? Dove ci era stato comunicato un programma di una settimana di formazione e successivamente dopo un paio di mesi l esame… E invece durante la formazione ci hanno comunicato che gli ultimi 2 giorni erano esame… cambiando le carte in tavola!!!! Ma poi quel programma era stato condiviso con la commissione tecnica nazionale delle guide, come previsto? Tra l’altro gli ultimi giorni in Val Senales io non ricordo nemmeno una manovra di soccorso organizzato (quello che eravamo lì a fare) ma solo movimentazione personale e autosoccorso (che non dovevamo trattare)…
Fabrizio Pina, da facebook 30 novembre 2015
Nel 2010 (ero già anche diventato Istruttore delle Guide da 3 anni) sono stato bocciato al corso TESA (avete letto bene, TESA, non TE!). A capo dello SNATE c’era tal Vidi, che non ho più avuto il piacere di incontrare vis-à-vis. Gli altri istruttori, tutti ignari della mia bocciatura, erano Zappa, Fiorelli, Signò e Missiroli (forse l’unico a conoscenza del fatto e infatti attuale presidente dello SNATE). Che bell’ambientino di merda! Il problema è che troppa gente ci ha mangiato per anni! Dicesi “politica”…
Roberto Rouge Rossi, da facebook 30 novembre 2015
Era il 2002 quando, sul terrazzo del rifugio Torino ammirando l’integrale di Peutery, discutevamo del soccorso alpino professionistico con l’amico Daniele Fiorelli. Sappiamo come siano andate cose nel tentativo dei grandi guru del soccorso, nonché guide alpine, di intraprendere questa strada. Abbiamo gli esempi su tutti gli altri paesi delle Alpi (Francia svizzera Austria Slovenia) di come il soccorso privato sia decisamente più efficiente, eterogeneo su tutto il territorio nazionale, ed economico per le casse dello stato. Ma … Ma probabilmente fa più comodo così perché si sa che nella confusione è più facile che regni l’anarchia . Spero che il futuro porti in questa direzione nella speranza che, anziché tagliare le basi di elisoccorso, si provveda ad un scelta più mirata.
Condivido. Nessun capostazione o delegato che sia, dovrebbe anteporre le proprie simpatie al giudizio oggettivo sulle capacità di un soccorritore. Purtroppo ciò avviene da sempre e in ogni ambito della nostra società , dall’azienda privata o pubblica all’associazione di volontariato e il cnsas (purtroppo) non fa eccezione. (spero proprio che sto capostazione o delegato ci ripensi….)
Le guide alpine come sottolineavi, sono ben presenti nel cnsas, quasi sempre con incarichi importanti; la scuola nazionale è esclusivamente formata da guide per cui i piani formativi seguiti (preparati dalle guide alpine), sono il top della formazione a cui un volontario può accedere e i dati a disposizione dicono che il servizio, nelle realtà dove l’equipaggio integra il tecnico del cnsas, funziona molto bene; per cui direi che i denari pubblici, in questo campo vengono spesi bene e con ottimi risultati.
Se poi la polemica si sposta su: “compenso si o compenso no” per un volontario va detto con chiarezza che quando un soccorritore (dalla guida alpina all’elettricista) interviene in soccorso con la propria stazione su chiamata del 118, usufruisce solamente della cd. “marniga”, ovvero la possibilità di assentarsi dal lavoro senza perdere la giornata.
Esistono poi delle situazioni di impegno che vanno oltre il semplice intervento e che richiedono una disponibilità di tempo che a volte va a discapito della propria professione o, semplicemente nel dover modificare le proprie priorità nella quotidianità della vita; è il caso ad esempio del TE che turna in base giornalmente, l’istruttore nazionale o regionale che segue la formazione, il tecnico di centrale operativa che turna (dove presente) a fianco del tecnico 118 (molto spesso queste figure sono proprio guide alpine);
benché concordi che le motivazioni di fondo per ogni soccorritore debbano esclusivamente l’ essere volontario e prestare la propria opera per passione, è anche vero che il servizio va garantito in virtù di precise disposizioni di legge e relative convenzioni con le varie sanità regionali per cui un compenso per questo lavoro “extra intervento” è, a mio avviso un “male necessario” anche per stabilizzare la prestazione nel tempo.
Tutto ciò viene fatto alla luce del sole utilizzando i contratti che l’attuale normativa fiscale consente per regolarizzare ogni compenso dal punto di vista fiscale e contributivo; cercare di vedere in tutto questo malversazione di soldi pubblici, o intrallazzi oscuri può derivare da problemi locali che estendere all’intera struttura è abitudine tipicamente italiana di fare di ogni erba un fascio ma, soprattutto è ignorare la realtà del soccorso alpino moderno e denigrare la stragrande maggioranza dei soccorritori (90%) che prestano la loro opera in forma assolutamente gratuitamente.
(giovanni busato ex vicepresidente SASV veneto)
Molto interessante. Evidenzia in primo luogo la solita macchinosità italiana nell’affrontare un argomento importante come quello del soccorso, macchinosità dovuta alla politica di “accontentare tutti” (in termini economici) a discapito dell’efficienza del servizio e della chiarezza e trasparenza. Da tempo dico che i privati in convenzione con le Asl che fanno elisoccorso potrebbero benissimo formare dei loro tecnici di elisoccorso ma, a quanto ho capito, è una figura professionale non riconosciuta in Italia, giusto a sottolineare le mancanze nazionali in tema di soccorso (come anche la mancanza del paramedico). la speranza da cittadino e soccorritore è che si vada avanti in questa direzione di informazione e critica perché un sistema, per quanto buono, può essere sempre migliorato e, soprattutto deve funzionare in trasparenza. Da parte mia nutro sempre dei pesanti dubbi (non di natura tecnica) su una figura di volontariato in convenzione con un soggetto di natura privatistica (118).
La procedura ben spiegata nell’articolo lascia sgomenti anche se, credo, non tutte le Guide Alpine possono essere adatte al lavoro nel contesto dell’elicottero, accompagnamento e soccorso sono due cose diverse, la Guida Alpine deve saper soccorrere certo ma non è detto che sia a proprio agio contesto di emergenza. Certo che essere sottoposti al vaglio di alcuni “saggi”che decidono dove investire soldi pubblici è abbastanza singolare.