Dopo diverse settimane trascorse nelle Dolomiti, Léo Billon ed Enzo Oddo hanno completato diverse ripetizioni e la prima salita di una via importante sulla parete nord della Civetta, la famosa “Parete delle Pareti”. Una scalata di 1200 metri, con gradi fino a 7c+, completata in tre giorni, lasciando in posizione solo nove spit. Il duo voleva esplorare diversi stili di arrampicata e il loro desiderio è stato certamente esaudito. Alla fine, la Diretta Francese si è rivelata un’avventura memorabile, una scalata “davvero impegnativa ed esposta“, che non necessariamente raccomandano! L’intervista a Léo Billon.
Estate 2026: le vie francesi in Dolomiti
di Zoé Charef
(pubblicato su alpinemag.fr il 18 agosto 2026)
Dall’inizio di luglio, il caporale Léo Billon e il soldato semplice Enzo Oddo, del Gruppo Militare d’Alta Montagna, hanno allestito il loro campo nelle Dolomiti. Desiderosi di variare il loro stile di arrampicata e la tipologia di roccia che scalano, scelgono vie da aprire, ripetere ed esplorare, secondo i loro desideri (e le pareti annotate nei loro diari di arrampicata). Ad esempio, hanno in programma di aprire una nuova via sulla parete nord della Civetta: la Diretta Francese, alta 1200 metri con difficoltà che avrebbero raggiunto il 7c+.
Un viaggio tra due amici, un’idea per la loro scalata e il desiderio di riscoprire continuamente le possibilità che le rocce offrono all’élite degli scalatori e degli alpinisti.
Cos’è successo dal vostro arrivo nelle Dolomiti con Enzo all’inizio di luglio 2026?
Abbiamo provato ad aprire alcune vie. E ne abbiamo scalate anche alcune già esistenti! Di queste, l’ultima è stata alle Tre Cime di Lavaredo, una vecchia via artificiale che abbiamo scalato in libera, originariamente aperta da Marc Gamio e e Gérard Thomas. Credo che Marc sia il francese che più di tutti ha spinto i limiti dell’arrampicata artificiale di alto livello. Avevano aperto questa via sulla Cima Grande, tra il 2003 e il 2004, in circa venti giorni.
Abbiamo provato a farla in libera, perché non avevamo portato abbastanza attrezzatura per l’arrampicata artificiale. Servono circa un centinaio di chiodi da roccia, il che è piuttosto insolito per una via artificiale. Abbiamo utilizzato alcune vie vicine, aprendo alcune varianti per ottenere l’arrampicata libera. Siamo riusciti a completare l’intera via in un solo giorno. È stato davvero incredibile!
La parete nord della Cima Grande è incredibilmente impressionante vista dal basso perché è piuttosto atipica, soprattutto se paragonata a tutto ciò che abbiamo fatto finora nelle Dolomiti. Lì, ogni tiro è strapiombante, mentre la maggior parte delle grandi vie della zona sono più verticali o su placca. Questa via è stata piuttosto impegnativa, con lo strapiombo che non ha mai dato tregua dall’inizio alla fine, per circa 450 metri!

Ci rendiamo subito conto, già nei primi tre tiri, che siamo sottoattrezzati. Modifichiamo la nostra strategia passando per altre vie per preparare i tiri in libera: installiamo le protezioni, puliamo la roccia e, già che ci siamo, arricchiamo il ghiaione alla base della parete di qualche metro cubo in più di roccia. Ci vorranno quattro giorni di lavoro per poterla affrontare in libera.
Il 3 agosto 2026 siamo ai piedi di questa prova di resistenza. 450 metri di arrampicata strapiombante e impegnativa: un’esperienza totale! Ed entrambi completiamo la via!
Perché hai deciso di trascorrere così tanto tempo nelle Dolomiti quest’estate?
Non mi aspettavo questa domanda (ride). Non so… Per provare a vedere qualcosa di diverso! Per cercare di rinfrescarci un po’! Avevamo già scalato molto nel massiccio del Monte Bianco… non che abbiamo esaurito tutte le possibilità. Ma abbiamo pensato che sarebbe stato bello allontanarci un po’, per vedere altre pareti, un tipo di roccia diverso… Qui, è o dolomia o calcare.
Alle Tre Cime, ad esempio, è un po’ come un mucchio di mattoni, nel senso che la roccia è di qualità irregolare. Si vede proprio. Si ha la sensazione di essere su una parete dove tutto sta per crollare. E in effetti, il grande ghiaione ai piedi della parete è piuttosto eloquente. Ma quando lo si pulisce un po’, alla fine alcuni “mattoni” reggono. Almeno lo speriamo (ride). In ogni caso, non è affatto lo stesso stile di arrampicata su granito, quindi c’è uno stile di preparazione delle vie completamente diverso. È un bel cambiamento rispetto a quello che abbiamo fatto ultimamente!
Tanto che avete aperto una via completamente nuova sul Civetta! Raccontaci di più…
Devo aver visto questa Civetta da piccolo, con i miei genitori, ma non me la ricordavo. Non l’ho più rivista fino a quando non ci siamo andati con Max (Bonniot) e Benjamin (Védrines) nel 2017, per fare la via Solleder in inverno.
È una parete davvero imponente. Quando si arriva alla base, è impressionante: sarà larga forse 8 chilometri! È piuttosto intimidatorio, in realtà, arrivarci senza averla studiata consapevolmente, venire dalla Francia dopo aver controllato solo le previsioni del tempo e lanciarsi all’assalto. Quando io ed Enzo ci siamo stati quest’estate, la parete superiore era completamente ricoperta di ghiaccio, ma una sezione asciutta e verticale si stagliava lassù in alto.
Io e Max chiamavamo scherzosamente questa sezione alta la “parete di Céüse” per via delle sue splendide sporgenze blu. Qualsiasi altro paragone con Céüse e la qualità della roccia è sbagliato! È tutta una questione di aspetto visivo. Comunque, io ed Enzo eravamo già stati qui in estate per scalare una via piuttosto tipica dello stile dolomitico: la Colonne d’Ercole (1200 metri, 7c max, con protezioni su alcuni chiodi e dadi). È stato allora che ho pensato che sarebbe stato fantastico andarci e aprire una nuova via.
Si è presentata l’occasione di provare ad aprire una via su questa parete, ed ecco a voi Diretta Francese, lunga 1200 metri con difficoltà fino al 7c+. Aperta in tre giorni di arrampicata e due bivacchi, con soli nove spit… Allora, contenti?
Dopo un mese e mezzo nelle Dolomiti, dovevamo andare a dare un’occhiata! E siamo contenti della linea, visivamente. Diciamo solo che è bellissima da lontano! Ma sulla via in sé, è tutta un’altra storia. La roccia in basso è piuttosto pericolosa. La via è piuttosto irregolare e anche la qualità della roccia è davvero incostante. Più in alto la nostra Parete di Céüse è magnifica. Ma alla fine abbiamo comunque scalato per lo più su roccia piuttosto mediocre…
Bisogna arrampicare con martello e chiodi da roccia. Non li abbiamo lasciati tutti. È comunque un’arrampicata impegnativa ed esposta.
Quindi non raccomandi la vostra nuova via?!
No… Sì, no (ride). È meglio guardarla sulla guida che scalarla! Ma per chi cerca un po’ di avventura, è l’ideale. Bisogna solo andarci consapevoli che si tratta di una via impegnativa e potenzialmente pericolosa… Non è una “bellissima via a più tiri“.

Il nostro sguardo si posa naturalmente sulla sua parete nord-est, alta oltre 1200 m, che, proprio come il Civetta, presenta un tratto finale ripido e magnifico. Dopo una ricerca troppo sommaria, non troviamo alcuna via che attraversi questo scudo sommitale. Non ci vuole molto per decidere di andare a piantare lì i nostri chiodi. Dopo una notte confortevole ai piedi della parete, ci lanciamo alla conquista di questo colosso di calcare. La parete ci sembra molto più ripida rispetto al giorno prima! Ma, incredibilmente aderente, il calcare ci regala le sue forme più comode per l’arrampicata! I 60 metri della nostra corda si srotolano, tiro dopo tiro. Eppure, anche affrontando tratti così lunghi, l’immensità della parete ci dà l’impressione di non avanzare. Dopo una lunga giornata passata a scalarla poco a poco, riusciamo finalmente a piantare il nostro bivacco ai piedi dello scudo sommitale.
Il giorno dopo, la affrontiamo pieni di entusiasmo, finché non incontriamo dei chiodi… In un primo momento, pensiamo a un tentativo non andato a buon fine. Poi, man mano che avanziamo di tiro in tiro, diventa evidente che stiamo percorrendo la parte finale di una via già esistente! La delusione per non aver potuto aprire una diretta integrale è presto compensata dal ricordo di una così bella arrampicata. ©Coll. Miliardi.
Più che altro alpinismo, quindi?
Sì, si tratta più che altro di avventura, di alpinismo.
Conosciamo bene il tuo duo con Enzo. Ma qual è il segreto del vostro successo? Come vi dividete i compiti nelle vostre salite?
Ciò che funziona tra noi è che ci piacciamo a vicenda. Questo fa una grande differenza, soprattutto se passiamo un mese e mezzo insieme! E come squadra di arrampicata, ci piacciono gli stessi progetti. Siamo attratti dalle stesse cose, quindi la convergenza dei nostri obiettivi e la nostra passione condivisa fanno sì che amiamo arrampicare insieme.
E anche a un livello piuttosto simile…
Beh… Quando aveva 15 anni, Enzo era uno dei migliori scalatori del mondo, non dimentichiamolo. Naturalmente, le sue capacità di arrampicata sono incredibili e molto utili. Non abbiamo niente in comune quando si tratta di arrampicata. Ma non abbiamo una divisione precisa dei compiti per i nostri progetti comuni. Uno di noi è più in forma, l’altro non è così entusiasta… Nessuna divisione rigida a priori, ci affidiamo all’istinto!
E naturalmente, quando c’è una sezione più difficile, a volte c’è la voglia di liberarla per primi!
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Comunque quest’ultima parte riguarda un altro argomento trattato in seguito. Ho tracciato la diretta francese sulla nuova guida e guardandola bene ci sta. Quattro spit, fuori dagli altri tracciati, il loro focus sul bombé Ceüsesco. Bon dai se oltretutto passati di slancio.
Per Trenker sulla Trieste ai tempi era già di troppo la Piussi-Redaelli, figuriamoci cosa direbbe ora.
La Sud? Boon… Uff… A proposito se son stati anche in Serauta c’è d’aspettarsi che abbiano adocchiato qualcosa là in giro.
È appunto una contraddizione se il rifugista pensa solo a menare fuori piatti e spinar birre caro Tiziano. Il fatto è che anche a molti esercenti della montagna non frega più un cazzo di quello che succede fuori del banco. E purtroppo c’è sempre meno spazio per pernottare perché è tenuto in parte già da inizio primavera per stelle e strisce e occhi a mandorla in un pacchetto marchiato a caldo.
Scusa , se ho ben capito , prima dici che il rifugista non li ha messi in guardia e poi dici che sintetizzando basta passare da un rifugio, Non x polemizzare ma mi pare una contraddizione
È accaduto di recente ad un mio socio hanno infangato di spit una sua via trad che tirava dritta con lungoni per placche sprotette, ambiente montano granitico, ai pretendenti il rifugista non s’è preoccupato di metterli in guardia, tra l’altro sto mio amico è la guida di riferimento della zona.
Nella mia conca il referente sono io, Barry. Nicholas infatti quando s’è visto arrivare in redazione pacchi di relazioni nuove sulla Palantina mi ha subito contattato “senti son vie nuove indipendenti e pulite queste?” E io gliele ho scremate. Per fortuna non ci sono state più condizioni buone per i guerrieri in xdream ma io ho trovato nuove linee ugualmente senza il bisogno di pubblicarle perché, pur trattandosi di montagne di serie B, hanno una loro storia e dignità.
Sicuramente in qualsiasi zona esiste un bar una malga o un rifugio dove bere un caffè pisciare in una turca con fossa biologica e fare due chiacchiere col gestore. Chiedere. Come disse il vecchietto al quale veniva trafugata la legna. Questo vale anche per i francesi.
La via brentinese era un pretesto per parlare d’altro. Ad ogni modo, so per certo che Ferrari ha incontrato l’unico cordino lasciato dai salitori, facendo finta di nulla. Tuttavia, il punto della questione vorrei che fosse un altro, ma temo che non sia possibile tra istigatori e gente che non capisce…
Prendo ad esempio la via di Ivo Ferrari a Tessari citatata da Fausto . Fausto dice che è già stata salita , Matteo dice che non risulta nulla e Fausto non chiarisce. Ora se Matteo avesse ragione, fino a che punto è doveroso indagare x avere conoscenza dei fatti ? Altro esempio : se anche Alessandro è stato tratto in inganno da guide sbagliate , quanto è lecito chedere ad apritori che non hanno la sua enciclopedca conoscenza ? Vorrei che il ragionamento non si fossilizzasse sugli esempi se possibile. Grazie
Invecchiando ho sempre più difficoltà a capire lo scalare, quella “roba” bellissima, ma pericolosa e totalmente inutile, se non per se stessi e pochi amici.So che si scala dappertutto, su qualsiasi roba, con qualsiasi mezzo.Io stimo solo chi è capace di muoversi dovunque con qualsiasi materiale e in qualsiasi condizione…… e il grado della difficoltà non è più un numero.Ora vedo che si loda solo chi è bravo in una singola attività.Quelli bravi sulle vie contavano i chiodi e adesso guardano la distanza fra gli spit.Il resto è attività di massa e quindi si può dire di tutto.Devo entrare nella massa.
Non di certo caro Bobby, io qua faccio delle allusioni ben specifiche. Sono perfettamente consapevole che anche i giovanardi, categoria a cui appartengo, partecipano della massa acritica o furbacchiona che adatta metri e morali a seconda della personale convenienza. O ancora peggio: della massa vacua, pienamente capitalista, che scala per moda. Cerco, nella mia cerchia e quando posso pubblicamente, di contrastare anche la loro di povertà critica. Comunque non sono di Verona, anche se il Verona Hellas è la squadra del mio cuore, e alle mitiche BG mi ispiro per lo stile irriverente e duro che contraddistingue molti dei miei interventi.
Tu Fausto forse sei di Verona , ma pensi che siano tutti “vecchi in pensione” quelli che frequentano le vie al paretone di Machabi ad Arnad , che arrampicano all’Angelone , in Val Maggia , al Furkapass o al Salbitsch ?
Non incrociare o rovinare vie storiche ha un senso , ma quando pinco pallino apre una sua linea indipendente e la spitta, che colpe gli si addebitano ?
non salvo nulla di tutto ciò che ha reso la valle del sarca un letamaio turistico. Continuate a insistere con ‘sta storia dello spitnospit, e sì che sono stato chiarissimo fin dall’inizio: NON ME NE FREGA UN EMERITO CAZZO DI QUESTE SEGHE MENTALI DA ALPINOIDI. Qui ho chiesto dell’incoerenza di un Ferrari, domanda completamente inevasa. L’unico fatto rimane questo: Ferrari, come molti altri, è attento allo spittino in Civetta (giustamente), al tracciato storico sull’Agner (giustamente), e poi frequenta porcili stile Tessari, dove le vie vengono aperte con il solo scopo di “valorizzare il territorio favorendone l’iperfrequentazione”, vie aperte da gruppi di scalatori che infangano la storia della scalata in Piccole zizzagando fra itinerari di grandi alpinisti come Soldà, profanando pareti dall’importantissima storia alpinisitica. Nessuno mi ha dato riscontro circa questi metri e misure diverse per valutare gli scalatori. Ricordo che qui in molti, senza dirlo apertamente, sostengono gli spittatori seriali che permettono loro di tirare avanti l’attività alpinistica anche quando il fisico direbbe “bar”. Nessuno ha le palle di ammetterlo, prima di tutto a sé stessi. Ma questo è un altro discorso.
Ok Fausto in questo caso è giusto schiodare però allora ditelo che è una questione di caiani e spittatori seriali che vi rovinano le vie e non mettete in mezzo ecologia, ideologie e gli abitanti del posto, è la solita Bega locale, il resto sono orpelli per giustificare la vostra comprensibile indignazione
@ Fausto
Se tu dovessi stabilire un certo numero di multi-pitch moderne , che non dovrebbero essere schiodate , per uscire dai Tessari , quante ne salvi in Val di Sarca , e in base a quale criterio ?
“la sua via spitta un diedro salito con quattro cordini da gente ben più preparata di lui – giovani forti, non vecchiardi che muoiono di sete sul Nemeo”
Non per difendere Ivo, ma il fatto é che in bibliografia non si trova nulla che possa essere anche lontanamente sovrapposto alla sua via sulle Pale Basse. Che comunque sono già state abbondantemente “profanate” dagli spit.
Bobby, io non sto sostenendo quello che mi attribuisci, la mia critica è diversa e esula dalla solita diatriba spitnospit, che non mi è mai interessata perché non credo sia sostanziale. Sostanziale ritengo sia invece quello che ho cercato di dire qui, ovvero la coerenza nei confronti dell’attività che pratichiamo, coerenza che va oltre alla scalata e abbraccia anche i nostri modi di vivere. Ma su questo punto vedo molta resistenza a capire…
@Bobby ovviamente,per me la via originale del primo salitore non dovrebbe essere toccata mai, (ad eccezione di vie che non rispettano la tradizione del luogo, in alcuni casi per me schiodare una via e’giusto)nemmeno per questioni sicurezza ecc….quindi in quel caso o passi in libera proteggendoti con quello che offre la roccia o passi in artif sui pecker,oppure torni a casa
@ Lorenzo
Da arrampicatore ed alpinista medio concordo.
Vado solo un po’ in dissonanza cognitiva se quando Oddo e soci decidono di spittare ogni 3/4 metri il tiro chiave superato da Lafaille in A5.
La regola del non aggiungere spit rispetto ai primi salitori non puo’ essere aggirata dicendo che il tiro e’ difficile…
@ Placido Mastronzo
Io invece credo di avere capito la critica che muove Fausto , ma non riesco ad immaginare un mondo dell’ arrampicata in cui si pratica solo il trad , e in cui le vie moderne spittate siatematicamente , siano da considerare tout court “cessi” , luoghi asserviti al dio denaro , o oltraggi alla natura.
Dubito che senza lo sviluppo dell’arrampicata sportiva intrinsecamente sicura , avremmo avuto persone come Oddo , e penso che se il criterio di “Cosa si puo’ usare” l’avesse stabilito un Preuss , l’alpinismo oggi sarebbe qualcosa di molto diverso da quello che e’ .
@Bobby al 33
secondo me l’etica arrampicatoria di ogni zona nasce dalla “tradizione”,ad esempio in Civetta gli spit ci sono(pochi) ma sono tutti piantati a mano (da Bellinzier in poi) quindi onde evitare porcai bisognerebbe A MIO AVVISO approcciare così,poi esempi ancora più virtuosi ci sono, vedi Pilastro Renato,Chimera Verticale e Colonne,con gradi simili alla via in questione.Se da primo salitore mi spittano una via che io avevo salito senza vado li e la schiodo,ormai ci sono mille fonti da cui prendere info a riguardo.Un passaggio esposto lo chiodi se per TE è duro e non puoi far altro(protezioni veloci ecc.),sempre rispettando la tradizione del posto,se non ci vanno gli spit ,si torna a casa.Cosa che non concepisco è chi passa in una via senza spit e poi li mette successivamente “per i ripetitori” così è davvero banalizzare una propria creazione.
Comunque Placido, in senso generale io critico le doppie/triple/quadruple morali che vengono applicate ai luoghi. Da una parte abbiamo il Civetta, e figuriamoci se io ho qualcosa da dire su questo, sono anzi un sostenitore accanito del trad e in genere delle capacità oltre la massa. Però come può uno scalatore amante della tradizione, si presume anche della natura, magari pure sensibile a tematiche ambientali e sociali, avallare Tessari, o qualsiasi altro luogo dove si pratica un’attività massificata e scriteriata, perlopiù interessata da dinamiche economiche, e al contempo adorare l’alpinismo bellunese? Io ci vedo una grande contraddizione di fondo, che a mio avviso è proprio dovuta a una caratura molto bassa, a uno spessore intellettuale quasi nullo. Ma questa è una mia opinione personale. La contraddizione, invece, resta, limpida e oggettiva nella sua logica bellezza.
Questo, precisamente, oltre alla generica indignazione di non conoscere la parete, di aver usato spit laddove non andrebbero usati per tradizione, le solite cose insomma. Ho fatto presente al Ferrari – che non si sa difendere come dici tu ma finge di non voler discutere, che è ben diverso -, la dubbia applicazione dei suoi criteri alpnistici, oltre al fatto che lui, come altri qui, si indignano se la Parete delle Pareti viene magari percorsa segna cognizione di storia e quindi tradizione – cosa che mi trova d’accordo – ma poi frequentano, pure sostenendole pubblicamente a parole, zone e aperture seriali spittomani che degradano luoghi e natura senza porsi il minimo problema di ordine morale. Quindi il discorso si è allargato, partendo però dal punto che cito sopra (la sua via spitta un diedro salito con quattro cordini da gente ben più preparata di lui – giovani forti, non vecchiardi che muoiono di sete sul Nemeo). Questa è la discussione.
Sono ignorante e un po’ duro di comprendonio, e non capisco di cosa sia “accusato” Ivo Ferrari (che, per inciso, non conosco di persona e che non mi interessa difendere… penso sia perfettamente in grado di farlo da solo, se ritiene).
Voglio solo capire.
Se non ho mal inteso, qui Ferrari dice che Billon e Oddo hanno “studiato poco” (oppure sono stati tratti in inganno da schizzi errati) e con la loro presunta nuova via in realtà hanno ricalcato parti (non ho capito quanto estese) di vie preesistenti.
Punto.
Fausto tira in ballo la zona di Tessari, dove risulta che Ivo Ferrari abbia aperto almeno una via (“Il piccolo principe è diventato grande”).
Cosa gli si rinfaccia esattamente?
Che la sua via ricalca una preesistente?
Gentile Salvatore, io non devo perdonare proprio nessuno. Sul suo concetto di plaisir ovviamente sono in totale disaccordo, ogni cosa là – Tessari – è plaisir, il fatto è che evidentemente ti/vi mancano le capacità, che di per sé non è una colpa, ma un fatto, questo sì. Ad ogni modo, io non la sto mettendo sul plaisir-non plaisir, ma vedo che non riuscite proprio a uscire da questa dicotomia: io ho parlato del fatto che ci si strappa le vesti per qualche spittino qua e là sul Civetta, e al contempo si frequentano serenamente, senza l’ombra di dubbi morali, i porcai stile Tessari, che non è l’unico luogo in Italia ovviamente, è un esempio. Io, per dire, ho sempre praticato la mia attività alpinistica e sportiva con un chiaro atteggiamento morale, che sconfina la mera pratica della scalata, per toccare ambiti quali la frequentazione, gli abusi alla natura, alle persone. Mi sembra però che il mio sia un atteggiamento raro, o meglio: che molti di voi lo applichino in maniera settoriale, dove e quando vi pare. Sto dicendo qualcosa di completamente incondivisibile? non credo, ma pur di attaccarmi alcuni sono disposti a sostenere il contrario (oppure buttarla in caciara…).
Chissà se Mister X, Fausto nomine, mi assolverà dall’aver saltuariamente frequentato i cessi tessaresi e aree limitrofe dove, gli segnalo, non tutto è sempre e solo plaisir. Dovrà perdonarmi anche perché condivido le sagge parole di Marcello Cominetti sulla mancanza, da parte dei fuoriclasse francesi, di qualsiasi considerazione su quanto è avvenuto su quelle pareti prima della loro discesa sulla grande parete NW.
Da dove nasce l’etica arrampicatoria di ogni singola zona ?
Il primo salitore di un tiro puo’ sentirsi vincolato quando altri fortissimi spittano direttamente vie non chiodate ?
Se un Monsieur Faust di La Palud decidesse di schiodare il Verdon avrebbe ragione o torto ?
Il senso di proteggere o meno un passaggio esposto e’ da parametrare alla sua difficolta’ ?
Edire fa più bene o più male?( Alla montagna s’intende)
le mie illazioni sono frutto delle tue dichiarazioni, ti ricordo che qui l’unico strumento di confronto è la parola scritta, e la tua carenza in questo campo è palese. Ma torniamo al tema dell’articolo:
chiaramente stiamo invece parlando di ciò, ti ho dimostrato come la tua logica sia un colabrodo: le questioni etiche e morali che ci stiamo ponendo sono reali, e io ho posto le basi per mettere in evidenza i metri e le misure che tu come altri utilizzate per creare luoghi di serie a e luoghi di serie b, o peggio ancora: etiche di serie a (Civetta simulacro alpinistico) e di serie b (lì va benissimo il porcaio verticale, è tutta una bega locale). Rifletti
Fausto, piantala con le cazzate provocatorie e le estremizzazioni, grazie.
Non stiamo parlando di natura, vita, Gaza o Roma.
Stiamo parlando di arrampicata, alpinismo, pareti e spit.
E parlando di arrampicata, alpinismo, pareti e spit allora si, c’é una differenza evidente tra un rumego nelle prealpi e la nord della Civetta.
E lascia stare etica e morale che non si confanno proprio a uno schiodatore di alcune vie, ma non di altre.
Se poi volessi essere così gentile da evitare riferimenti e insulti a intelligenza, qualità morali e vita privata di chiunque la discussione sarebbe molto più proficua.
Anche perché non ne sai nulla, visto che non conosci le persone a cui ti rivolgi, ed é tutto frutto di tue illazioni.
Non ti rendi nemmeno conto delle contraddizioni in cui versi, caro Silvio; che cos’è, la natura o la vita vista autostrada hanno meno valore di quella presente in Civetta? stai sostenendo questo? stai sostenendo che ci sono posti nel mondo in cui, per esempio, possiamo compiere massacri perché le persone, o gli animali, o la flora lì sono sacrificabili – non vorrai mica paragonare, ad esempio, Gaza alla grande Roma, è così? – e quindi in Civetta no, a Tessari sì? sto cercando di mettere in evidenza la logica che ci stai proponendo, la stessa che forse durante tutta la tua vita ti ha permesso di relativizzare ogni problema. Io credo che le Apuane abbiano la stessa dignità del Civetta, e che se possiamo denunciare dinamiche di sopruso, piccole o grandi che siano, è nostro dovere morale farlo. Per questo mi imbestialisco quando vedo persone tipo il Ferrari atteggiarsi da grandi esperti dei fatti storici e intellettuali della montagna, quando invece inciampano in maniera molto grossolana su contraddizioni etiche e morali di cui nemmeno si rendono conto. E c’è pure chi, per partito preso, li difende (ormai non lo nomino più, sono schifato da come egli abbassi costantemente il livello della discussione)! Vergogna!
Silvio è tutto molto soggettivo e relativo. Spesso dipende da come si vivono le cose, dalle sensibilità di ognuno di noi verso un luogo, da come lo vedi, da quello che ti ispira. Si dice che l’avventura è dietro l’angolo di casa. Ma quell’avventura è legata ad un filo. Basta poco per cancellarla sia che siamo lontani o vicini all’autostrada. E indiscutibile che l’ambiente conta, ha il suo peso, ma spesso la differenza la fa come ti comporti, non tanto se sei lontano o vicino all’autostrada. Quindi le montagne di serie A e B purtroppo ci sono, perchè sono i comportamenti che le determinano.
Alberto non si tratta di avere pareti di serie A e di Serie B, ma avere lo stesso metro di giudizio e pretendere il medesimo comportamento su una parete di 200m vista autostrada e a cinque minuti dall’auto e sulla nord del Civetta mi pare decisamente improprio (eufemismo).
@25 Silvio Colombo
Le Dolomiti sono le Dolomiti, come il Bianco e il Bianco, ect. ma non ci sono montagne o pareti di serie A e di Serie B.
Altrimenti che facciamo, siccome le Apuane non sono le Dolomiti, allora si possono sacrificare…?!?!?!
Mai stato in Dolomiti eh Fausto, per chiedere che differenza c’è…
Ripeto: domanda, legittimato e a tema, inevasa. Ferrari ha fatto solo il cucciolo offeso. Così è andata, tutto verificabile nei commenti sotto. Sarebbe interessante sentirlo disquisire sui metri e sulle misure diverse a seconda del luogo, e invece…
Fausto Fausto! Sei proprio un furbacchione!!!!
Io veramente ho chiesto a Ivo Ferrari della sua coerenza circa le critiche a Oddo e compagno, quando la stessa coerenza non viene riservata per altri luoghi. Fossi in voi non cadrei nella banalizzazione di dire “in civetta no, a tessari si”, perché altrimenti la vostra visione dove sta? Sarebbe come a dire: a Nuova Delhi continuiamo a inquinare, in Europa smettiamo…azz! Colpiti e affondati? Non a caso Ferrari è stato annichilito dalla mia richiesta: d’altronde l’intelligenza è una virtù che va coltivata per tutta la vita, al pari delle capacità atletiche. Ma se passi l’esistenza con il naso all’insù, difficilmente risulterai intelligente aprendo bocca. Matteo, per esempio, anche qui non aveva perso occasione per buttarla in caciara: vogliamo davvero, ancora, tollerare questi atteggiamenti da parte di mediocri come lui? Non so se notate, ma almeno quando intervengo io, metto davvvero in discussione lo status quo. Volete dirmi che vi interessano i botta e risposta tra due boomer da bar come il Crovella e Matteo? Sto sbagliando chiedendo a un Ferrari della sua incoerenza, oltre che pochezza intellettiva? Non credo proprio, tutt’altro, e dovreste forse auspicarvi più domande provocatorie come le mie, anziché i soliti dibattiti da pensionati a cui siete abituati.
E’ brutto leggere commenti di caiani/soccorritori (!?!?) che se ne stanno anonimi da quando hanno schiodato a Tessari 🙂
Anche George Livanos anche lui era francese. Era innamorato delle Dolomiti. Non le trattava con supponente arroganza, solo molta ironia verso se stesso.
Ah Fausto dev essere uno di quelli. Che gioca alle Brigate rosse schiodando le vie ( … Che tempi esilaranti per vivere)mah compagno non so, un conto è essere contro gli spit in quelle foreste verticali, ben altro e citare neoliberismo ecologia e soprattutto i quattro agricoltori che vivono a Tessari (sia chiaro senza alcun disprezzo sono agricoltore anche io) e comunque come si fa a mettere a confronto pareti erbose a 400 mslm con il civetta o l’agner? Ma forse sono elitario io, compagno all adunata su per i rumeghi con ciòdi e falcetto cantando contessa
Non ti è stato richiesto: ti avrei richiesto di argomentare il tuo sostegno a vie che imbrattano la natura e rovinano la pacifica vita di una comunità in nome del dilagante atteggiamento neoliberista, sostenuto da gruppi interessati (compresso il gruppo geriatrico dei frequentatori plaisir). Se vuoi incollo qui i tuoi commenti di sostegno, che al tempo mi avevano lasciato davvero perplesso. La domanda rimane, perfettamente a tema: criticate Oddo e compagno, ma poi quando vi conviene: lo spit va benissimo, il groviglio di vie pure, il totale disprezzo per per ecologia e natura anche, come pure il disinteresse per le dinamiche sociali dei luoghi che frequentate. è un punto in cui ti chiedo della tua coerenza, smettila di fare il macho con me invitandomi a scalare.
Ciao Fausto
Ho sostenuto? Ma sai che mi trovi impreparato…veramente, ed io che credevo di essere preparato, ma su Tessari proprio mi trovi “non sostenuto”, quindi non posso risponderti, sei forse troppo per me, mi destabilizza la tua conoscenza, anche il tuo rancore…no, non siamo stati sicuramente fidanzati.
Va be, credo, ed è brutto troncare senza nemmeno presentarsi..ma credo che tu abbia ragione in tutto, tanto da non poter aggiungere altro.
Certo, ne esco perdente e con una brutta figura, ma educatamente.
Quando vuoi ti aspetto, sciegli tu il pisto per na vietta, non ha tessari ovbiamente!
MI SCUSO CON TUTTI GLI ALTRI LETTORI PER ESSERE USCITO DAL TEMA POST, MI GUARDERÒ SICURAMENTE DI NON INTERVENIRE IN ALTRI E ALTROVE, mi SCUSO CON Alessandro PER AVER UN PO PASTICCIATO O bisticciato COL MIO EX.
Buone arrampicate a tutti….anche a te Fausto, un abbraccio.
Invece ti cito proprio Tessari, dove hai sostenuto apertamente le aperture valdalponesi, contrarie all’ecologia, alla natura, al contesto storico e sociale, in nome di? che differenza ontologica ci vedi con il Civetta? sono curioso, facci capire. O per caso sei già in cortocircuito logico? sarebbe tipico di uno come te…
per esempio: sarebbe questo un criterio per il tuo giudizio sulla qualità etica o morale di un atteggiamento? il fatto che un sito o una via o qualsiasi altra attività/prodotto umano sia trafficato? ti legittimi secondo un principio di quantità?
Ciao Fausto
Da altre parti? Potrei dirti se mi spieghi quale parti?
Non dirmi Tessari perchè ci sono andato veramente un niente…
Dimmi con chiarezza e ti rispondo..o chiamami?
Ivo Ferrari
è qui che cadi nel banale relativismo del babyboomer. Io ti ho accusato di avere metri e misure diverse a seconda della tua convenienza, tu di fatto non hai risposto ma hai spostato subito il discorso sul relativismo da blog di cui dopo una certa età a quanto pare diventate tutti maestri. Ribadisco: come giustifichi, da una parte, il tuo atteggiamento integerrimo per storia e tradizione, mentre da altre parti fai un po’ finta di niente? Rispondi, se ne sei capace.
Ciao Fausto…
Sai in questo post si sta parlando di vie che ricalcano ecc…uno ha ragione e l’altro no, a seconda di come si conosce e si pensa, e fin qui ci sta, altrimenti Alessandro non avrebbe mesdo questo post.
Io a tessari ci sarò stato si e no…però ti lascio pensare quel che pensi.
Invece noto un certo rancore nei miei confronti, stiamo stati fidanzati? Non ricordo e non ricordo nemmeno il tuo cognome.
Sai, sono felice però del tuo pensiero e la tua visione, soprattutto sui cessi di tessari.
Comunque potremmo iniziare ad insultarci e usare toni poco educati ma non sarebbe rispettoso e fuori luogo qui.
Passa a trovarmi e andiamo su qualche cesso assieme.
Ciao Fausto, buona giornata.
Se ti va di rispondere e andare giù pesante, fai pure…ne traggo piacere, ma non ti rispondero, perché come si suol dire “le mai finida”.
Un bacio
Ivo: sostanza di pensiero, sostanza coerente, chi ha mai parlato di doti scalatorie? Ti ritieni di aver espresso un’opinione con stile? lo stile non riguarda solo l’educazione, ma anche i contenuti, come si da forma al proprio pensiero, anche e soprattutto a partire dalle proprie azioni. Io ritengo molto più offensivo un atteggiamento incoerente come il tuo, che vedere scritto la parola “CAZZO” in un commento. Per il resto: non ho visto risposte al mio commento, solo parole a vanvera. Sei un chiacchierone incoerente: parli di storia e tradizione, ma sei il primo a sporcarti le mani con la merda spalmata sulle rocce tessaresi (e non solo quelle tessaresi, anche se i peccati non si dicono pubblicamente, giusto…?). Rifletti, vecio, ti è rimasto ancora qualche anno per farlo 😉
FAUSTO, Ciao
Cessi Tessaresi? ci va un sacco di gente, forse hanno tutti mal di pancia…
Reale sostanza? Si, io sono anni che non mi schiodo dal mio miserabile grado…ma che ci posso fare, se hai consigli?
Pareti del fondovalle? Intendi credo quelle del San Martino,perchè con la scusa che li si cammina poco ho sistemato e chiodato viette per il dopo lavoro… se mi chiamo in provato te ne consiglio alcune..
3391412855 chiedi di ivo..anzi di Ferrari perchè io uso nome e cognome.
Il resto, libertà di opinione purchè con stile.
Ciao Fausto..un abbraccio
Eppure, mi risulta che alcuni dei commentatori qui sotto ripeta vie-cesso settimanalmente, sostenendo pure che certe aperture siano legittime, in barba non solo alla storia, ma anche all’ecologia, alla natura (primo fra tutti, il buon Ferrari, amante e frequentatore dei cessi-tessaresi). Come al solito: metri e misure diverse applicati da personaggi senza reale sostanza. Il Civetta non si tocca, mentre sulle pareti di fondovalle si può fare il merdaio che si vuole, giusto Ferrari? mi sembra di sentir parlare un altro tuo quasi-conterraneo, che si diverte a trapanare le pareti della Valdadige come se non ci fosse un domani, passando poi da una conferenza all’altra blaterando di etica alpinistica (sto parlando del Rivadossi, qualora non fosse chiaro). Tante chiacchiere vecchiardi miei, ma le vostre azioni vanno in direzioni spesso contrarie e contradditorie…
5-6-7..concordo appieno.per usare un francesismo che qui giace a fagiuolo: che sui coglioni!
Che Ivo abbia ragione o no (conoscendolo non parla tanto per parlare) ha ragione da vendere su queste “nuove vie” che sfiorano, attraversano e riattraversano vie già esistenti creando ulteriore confusione sulla già esistente ragnatela di vie.
Su certe pareti del Gran Sasso sfido chiunque a riuscire a seguire una via originaria. Chiodi, spit, clessidre con cordini sopra, sotto, a destra, a sinistra. Vie nuove? Macché, di nuovo neanche l’ombra’! Uscire da un labirinto è più facile.
Marcello, al commento 5, hai proprio ragione. Nemmeno una sensazione descritta, nemmeno una nota sulle pareti, sulla storia o l’ambiente. Il vuoto più totale. Desolanti campagne di conquista coloniale per creare falesie d’alta quota, in barba a tutto il resto. E che dire, poi, della mancata conoscenza della Diretta dei 4 Gatti all’Agner su cui son finiti? Vuol dire aver balzato completamente la consultazione di qualsiasi materiale disponibile sulla parete, altro che storia e storia! Ma la storia, si sa, è il passato, è noiosa, e il passato è una merda, si stava peggio, non c’era nemmeno Instagram, e allora meglio essere i machi del futuro e pubblicare pubblicare pubblicare, e viva il futuro!
Nulla da dire sulle prestazioni tecniche di questa cordata ma, anche dall’intervista, che si tratti sempre e solo di un esercizio ginnico. In barba alla storia e alla cultura locale. Forse sono vecchio e resto legato a una certa visione di alpinismo, ma queste “imprese” non hanno nulla di emozionante.
D’altronde da due sturmtruppen non si può pretendere chissà che cosa.
Il bello di essere un gendarme di alta montagna…sing
Ciao Alessandro…qui mi spiace contraddirti ma anche Tu cadi in un errore..e ti spiego perchè…il tracciato sulla Guida del Paolo è SBAGLIATO, come sono sbagliati molti altri tracciati e CHIARISCO una volta per tutte, e soprattutto per chi NON sa che NON sono STATI sbagliati dal Paolo.
Potrei raccontarti come era pignolo e preciso, come amava il SUO Agner, ma se mi trovi o mi trovate ve lo spiego a voce..
Paolo aveva pronto una Guida che se fosse andata ad editori come quella delle vicine San Lucano, sarebbe stata un gioiello, invece….
Comunque io qui la finisco semplicemente perché non parlo da professore ma da conoscitore del gruppo.
Uscirà una bella guida del Marco che renderá giustizua e ancor di più sará il vero omaggio al Paolo.
Saluti…
1#Ferrari. Non sembra proprio che Quasi diretta francese coincida neppure grossolanamente con Storia infinita dei fratelli cecoslovacchi Miroslav (Mirek) e Michal Coubal (12–15 luglio 1990, sviluppo circa 1350–1400 m, difficoltà dichiarata all’apertura fino a VIII-).
Lo si evince abbastanza chiaramente confrontando la foto qui presente con la foto e i tracciati presenti a pagina 15 della guida di Paolo Mosca Agner Croda Granda (2004). Quasi diretta francese corre molto a sinistra della via Jori e un bel po’ a destra di Storia infinita: incrocia questa a due terzi di parete, prosegue nettamente a destra della via Messner per poi raggiungere e seguire la via 4 Gatti (Marco Toldo, Diego Dellai e Carlo Reghelin, 17–18 agosto 2019). Anche le difficoltà dichiarate dai francesi per i primi due terzi di via sono nettamente superiori a quelle di Storia infinita.
Storia infinita è una via particolarmente leggendaria perché rimase irripetuta per 25 anni: la prima ripetizione, nonché prima salita invernale, fu compiuta da Martin Dejori e Titus Prinoth il 29–30 dicembre 2015.
Si Ivo hai ragione, e questa mancanza traspare anche dalle risposte alle seppur mal poste domande, sembra proprio la calata dei (fortissimi) barbari
Una precisazione la vorrei proprio fare, tralasciando la loro superbravura, credo proprio che non abbiamo cultura alpinistica e rispetto alpinistico.
La linea sul Gigante Agordino ricalca praticamente la Storia infinita dei fratelli cecoslovacchi Miroslav (Mirek) e Michal Coubal (1990), uscendo con la 4 Gatti.
Poi ognuno è libero o almeno dovrebbe essere libero, ma io mi faccio un infinita di seghe mentali per salire una via che mi sembra nuova, ma però, forse….
Per me sono delle belle salite ingarbugliamento…credo che nel 2026 se ne può anche fare a meno.
Parere discutibile ma sicuramente MIO