Fermate tutto!

Fermate tutto!
(Teleferiche e ferrate per ”nutrire” la fame di montagna dei turisti: vi prego fermate tutto)
di Fabio Andreatta 
(pubblicato su ildolomiti.it il 9 giugno 2022)

Ieri sono tornato alle Torri del Vajolet dopo, credo, 40 anni. Da giovane ci bazzicavo spesso; mi piaceva scoprire quelle rocce solitarie, quell’equilibrio che ti consentiva di salirci su per affrontare la tua voglia di sfide giovanili. Ho rivisto e percorso quella fessura della Stabler e ho pensato a Preuss alla sua fragilità giovanile che lo resero poi un forte scalatore ed a quella via che lui aveva aperto senza tanti chiodi e che 40 anni fa risalivo faticosamente.

Le tre Torri del Vajolet. Foto: Vincenzo Gianferrari Pini.

Poi dopo tanti ricordi ho guardato la realtà odierna. Ho pensato alle “incazzature” di Preuss per qualche chiodo mentre “ammiravo” una potente teleferica costruita non so nemmeno perché, forse per restaurare, costruire, ampliare, portare vino e birre ai famelici turisti.

Mi chiedevo come si fa ad autorizzare tanta potenza e soprattutto per cosa? Per lucrare un po’ di denaro ai turisti ormai diventati una massa incontenibile? Per quanto tempo in un anno? Due mesi? Povero Paul Preuss! Oggi gli dedichiamo un rifugio pure chiuso.

E mi chiedevo dove sono CAI, SAT, Alpenverein a difendere un ambiente che se ne sta andando o che già è altro perché come insegnava Croce, l’ambiente naturale non esiste se non perché gli contrapponiamo quello da noi costruito. Ora al Vajolet vogliamo far coincidere il naturale con il costruito così i turisti si sentiranno più sicuri e coccolati.

Per carità vi prego fermate tutto! Lasciate i monti lì e che sia il desiderio di scoprire, sperimentare, trovare l’equilibrio a spingere le persone ad andarci e non la comunicazione per far si che qualcuno giù in valle diventi più benestante. Togliete quelle funi! Non è un problema di sicurezza è il solo modo che la montagna conosce per difendersi da noi umani che tutto vogliamo dominare, gestire ed assimilare per rendere tutto uguale a noi che poi ci facciamo la guerra!

Fermatevi, smettetela di ferrare i monti che non appartengono a noi umani. A noi, l’unica cosa che ci appartiene e ci rimane è sperare.

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Fermate tutto! ultima modifica: 2022-07-02T05:49:00+02:00 da GognaBlog

55 pensieri su “Fermate tutto!”

  1. 55
    massimo ginesi says:

    “Il mondo continuerà ad avere guerre e calamità naturali finché tutti gli uomini non correggeranno i loro pensieri e comportamenti negativi. Le guerre non sono create da un atto divino inevitabile, ma dal diffuso egoismo materiale. Bandite l’egoismo: individuale, industriale, politico e nazionale, e non avrete più guerre. Quando la materialità predomina nella coscienza dell’uomo, c’è un’emissione di sottili raggi negativi, la loro forza accumulata turba l’equilibrio elettrico della natura, ed è allora che accadono terremoti, alluvioni e altri disastri. Dio non ne è responsabile! L’uomo deve controllare i propri pensieri prima di poter controllare la natura.”

    Paramahansa Yogananda

     
    “Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione.” (pare lo abbia detto Einstein… ma noi continuiamo a ragionare sul brevissimo periodo)

  2. 54
    massimo ginesi says:

    è ovvio che quei poveracci sulla Marmolada mai si sarebbero aspettati (o potuti aspettare) un delirio del genere. 
    se c’è una normale notoriamente tranquilla e questa. Ile segnale da cogliere è che abbiamo svoltato un angolo assai significativo, e invece si coglie l0’occasione per porre divieti. 
    mi pare un segnale serio, serissimo di un cambio di ritmo delle conseguenze
    Siamo uno spinta nella storia del pianeta, se continuano così saremo presto uno sputo ricordo.
    quanto alle teorie e ai dubbi pasiniani, esponili. senza tante manfrine. 

  3. 53
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto, mi sono domandato piú volte: “Sarei partito? Non sarei partito?”.
    Conoscendomi, presumo che non avrei affrontato un lungo viaggio per calpestare neve molle sotto un sole infuocato. Probabilmente, se fossi allenato come una volta, avrei arrampicato su una via esposta all’ombra. Ma, in definitiva, chi può saperlo?
    … … …
    Proprio ieri mi sono imbattuto in questo aforisma: “Puoi svegliarti quando vuoi. Il tuo destino si è svegliato prima di te”. È cosí che la penso sulla tragedia. Quei poveretti non hanno colpe: si sono incontrati col proprio fato.
    Il mondo è fatto cosí. E tutti noi ci siamo dentro.
    … … …
    Shakespeare (Re Lear): Noi siamo per gli dei come mosche per i monelli di strada: ci uccidono per passatempo”.
    Conosco le parole a memoria, ma ti confesso che tutte le volte che le rileggo mi vengono i brividi.

  4. 52
    massimo ginesi says:

    quoto cla.
    un inutile sortita paraculistica (o un pò democristiana) su un problema reale. 
    Sarà l’ennesima occasione di prendere il toro per il culo invece che per le corna: io da tempo evito ghiaccia in estate e pure le dolomiti (diedro livanos e  pelmo docent) mi fanno un pò paura.
    Credo che questo caldo siderale cambi le carte in tavola in ogni attività in natura e pure nella vita quotidiana ma chi dirige il vapore, invece che invertire (ormai in ritardo) la rotta, si chiede dove far andare chi.
    Finché non si smetterà di inneggiare ai porsche Cayenne, al cambio auto biennale,  a vivere e desiderare un modello sociale improntato al consumo selvaggio – fin nelle cose più sciocche – e allo sfruttamento cruento  dell’uomo e della natura la mormoladà potrà venir giù sino all’attacco della via del pesce 
    Invece si dovrebbe cambiare radicalmente sistema sociale e di vita, se si vuol pensare di salvaguardare qualcosa.
    Del resto ho sentito per una sera una trasmissione di minchioni parlare di valanga e tempi di sopravvivenza sotto la valanga (compreso cognetti…), quando quella non è una valanga ma una frana di ghiaccio e roccia, cosa vuoi sopravvivere sotto un paio di condomini che vengon giù? tutti a compiangere i poveri caduti, in realtà un occasione per fare audience e spettacolo di pessimo livello.
    ergo, ogni per se, dio per tutti.  sarà sempre peggio.

  5. 51
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Hai letto nel sito che hai segnalato cosa dice il rifugista? Reazione emotiva certo. Però la confusione è forte. C’è poi il tema delle chiusure. Già è partita Val Ferret, col sindaco spaventato. È vero che FB non fa testo ma è uno specchio: si leggono cose da brivido in proposito, sugli alpinisti, sul diritto al soccorso, sul sorvegliare e punire, sullo sfruttamento economico delle persone da parte degli operatori della montagna…..Certo possiamo catafottercene e tirare diritto,  ma è davvero così? Se succede di nuovo su qualche altra “normale” chi la ferma l’ondata “persecutiva”? Come nel ghiaccio, sento ogni tanto qualche scricchiolio nelle risposte che ho sempre dato a me stesso e agli altri e invidio chi ha più solide certezze. Con gli stolti non val la pena perdere tempo.

  6. 50
    Fabio Bertoncelli says:

    Il sito a cui vi rimando mostra due fotografie, una prima e l’altra dopo il crollo. Benché siano state scattate a distanza, nella prima ci si rende conto della situazione, all’apparenza innocua.
     
    https://www.bigodino.it/attualita/valanga-sulla-marmolada-cadaveri-irriconoscibili-e-straziati-le-parole-dei-soccorritori.html

  7. 49

    Il commento 46 di Bertoncelli dice già tutto! 
    Per fare tacere TUTTI quelli che ora però dicono castronerie da salotto (o da immondezzaio) aggiungo che tutti gli esperti, anche qualificati, quali glaciologi, climatologi, geologi, alpinisti a vario titolo, ecc., non pronunciandosi PRIMA su eventuali pericoli incombenti sulla via normale della Marmolada, hanno fatto sì che nessuno pensasse a un un’eventuale rischio. Quindi è inutile che parlino adesso.
    Nonostante un’estenuante ricerca di capro espiatorio ci abbia fatto diventare come americani, la fatalità (purtroppo) esiste sempre. E sempre esisterà. Come Dio.

  8. 48
    Enri says:

    Concordo con Fabio, ma il punto sta proprio li’. Dobbiamo guardare l’ambiente dell’alta montagna con occhi diversi. Le condizioni climatiche piu’ recenti ci costringono a pensare pericoli anche ove fino ad oggi mai sarebbero accaduti o quasi. Con temperature simili e con un innevamento invernale come quello passato, se continua cosi, non c’e’ piu’ da fidarsi ad andare su alcun ghiacciaio. Comunque nel 2003 e’ crollata la Cheminee… non dimentichiamolo.
    Le critiche di quelli che sul divano avrebbero sempre fatto la cosa giusta le lasciamo perdere, tra l’altro fra i morti non mi sembra vi fossero dei completi irresponsabili.

  9. 47
    Fabio Bertoncelli says:

    ———  ADDENDA  ———
     
    Pertanto, chi ha parlato del crollo di un seracco ha dato una notizia che NON corrisponde al vero.

  10. 46
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto, se si esamina una fotografia prima del crollo, non si evince il minimo rischio. Quella piccola parte di ghiacciaio si presentava come una lievissima gobba che si raccordava dolcemente con i pendii rocciosi sottostanti e quelli laterali. Lo spessore pareva minimo (non di molte decine di metri!), a causa del fatto che questa porzione di ghiacciaio si trova in una grande concavità rocciosa, che al momento era celata dalla massa di ghiaccio sovrastante.
    Data questa premessa, nessun alpinista avrebbe giudicato la situazione pericolosa. Però forse la temperatura elevata ha provocato ruscellamento alla base, il che può essere stato causa dello scivolamento. È un’ipotesi, da verificare.
    Tuttavia stiamo parlando di considerazioni teoriche che nessuno avrebbe fatto ex ante e che qualche persona polemica sta facendo ex post, spaparanzata in poltrona col ditino alzato e senza aver mai scalato montagne.
     
    Temperatura alta? Orario tardo? Certamente sí! Ma sulla facilissima e fino allora innocua via normale della Punta Penia ciascuno di noi sarebbe giunto alla conclusione che tutto ciò avrebbe comportato solo un po’ piú di fatica sotto il solleone. Non si trattava della via normale delle Grandes Jorasses.

  11. 45
    Cla says:

    Pasini forse sei salito troppo sul fico, scendi che è ora. Se ancora non lo sai, da milioni di anni: le montagne frana o, i ghiacciai collassando, i vulcani eruttano, i fiumi esondano, la cometa di Alley passa ogni 75 anni, e l’universo è in espansione. Se l’uomo è lì presente c…. Zzi suoi.
    Sappi che ogni giorno in Italia muoiono 2/3 persone sul lavoro, 80mila all’anno per il fumo di sigaretta e altrettanti per problemi derivati dall’inquinamento.
    Dai retta a tua moglie e sta zitto che è meglio. 

  12. 44
    Roberto Pasini says:

    Lo metto qui per comodità. Mi colpisce il silenzio sulla tragedia Marmolada. Capisco il rispetto e quindi attendiamo pure il tempo necessario per il lutto e la riflessione,  ma prima o poi bisognerà avere il coraggio di affrontare il tema e parlarne, in modo serio e pacato. Le implicazioni sono davvero tante, non ultima l’ordinanza che mi pare chiuda tutta la montagna. Molti di noi, oltre ad essere stati colpiti emotivamente, penso si facciano un sacco di domande. Sarebbero utili per farsi un’idea più chiara interventi di chi ha le competenze necessarie e conosce i luoghi. Grazie in anticipo dunque. Non credo sia il caso di sottolineare la sincera preghiera di evitare la cagnara, per rispetto dei compagni di passione che hanno perso la vita, che non conosciamo personalmente ma che penso siano profondamente vicini a tutti noi.  Un secondo grazie in anticipo a chi vorrà contribuire mettendo a disposizione le sue conoscenze e idee in proposito. Io non so voi, ma io ricevo un sacco di domande dal mondo “esterno”. A molte non so rispondere. 

  13. 43
    Cla says:

    Fabio Bertoncelli: sarebbe un affffarone per i produttori di container, esattamente come è un affarone risistemare ferrate (obsolete?), fare ponti tibetani, bivacchi in ogni dove, panchine giganti, super rifugi/resort di lusso, ecc. ecc. E magariconcontributi: regionali, statali, europei, interplanetari.
    Abbiamo capito tutti, la montagna è la nuova vacca da mungere, distruggere/macellare. 
    Non ho capito se Atanasio nel comm. 36 parlava con te o con me.
    Però, io il vino lo faccio e bevo solo il mio. A volte tanto.
    Magari si vede!!!! 

  14. 42
    albert says:

    Un dubbio: se dall’inizio (con rifugio) della normale alla Marmolada, e fino alla punta Penia finale dotata di rifugio lamierato dispensatore di   torte e panorama e cuccette… non ci fossero state queste attrattive (comprese le roccette con cavo)l’escursione sarebbe stata per decenni tanto ambita e fotografata e con filmetti  postati in gran quantità?. Anche altri hanno detto: per fortuna la fatica del sentiero, un tempo risparmiata dalla cestovia, ha ridotto il mumero delle comitive.

  15. 41
    albert says:

    10) anche il calpestio eccessivo di scarponi  rovina la cotica erbosa e pure il rotolamento dei copertoni tassellati dei bike trail in quote alte. Almeno in teoria ci sarebbe la possibilita’ di ristabilire le praterie erbose con semi selezionati autctoni adatti, ma chi poi si prende la briga e la spesa? Varrebbe anche per piste da sci…. se  generosamente cosparse di  “grassa “sparsa mista con liquame maturo ed i semetti.

  16. 40
    Fabio Bertoncelli says:

    Insomma, ragazzi, il Sentiero Italia è lungo piú di settemila chilometri. Dubito assai che Cla proponga sul serio di attrezzarlo con piú di quattordicimila bei container… 
    Senza considerare tutti gli altri sentieri. Voi che dite? Con mezzo milione di container ce la caveremmo? 😂😂😂

  17. 39
    Massimo Silvestri says:

    Il n° 31 di Cla penso proprio sia una voluta provocazione, almeno io l’ho intesa così: gettiamo questo sasso nello stagno e vediamo cosa succede ….
    Certo che è impossibile mettere cestini da tutte le parti!
    In Svizzera (o in Alto Adige) volutamente i cestini esistenti sono stati tolti.
    Saluti.
    MS

  18. 38
    Fede R says:

    rispondo anch’io al n. 31 di Cla…  la trovo una banalità e una sciocc6la sua proposta di mettere cestini e servizi… quando io vado in montagna anche se trovo un cestino mi riporto a casa tutto quello che avevo nello zaino, anche i resti della banana… semplicemente manca l’educazione e la cultura della montagna… e come in tutte le cose se manca il rispetto e l’educazione, manca tutto!

  19. 37
    albert says:

    32)Le cose brutte sono capitate..in Marmolada. Col senno di poi era da andarci o astenersi ?Un motivo per non andare sarebbe  proprio”estetico”, e’diventata una zona brutta( rispetto a 40 anni fa).  Grigiastra, con neve sporca e meno male che manca la cestovia che un tempo ne portava molti di piu’.

  20. 36
    atanasio kostis says:

    Comunicazione di servizio: Oggi 04/07/2022 è il mio compleanno ho aperto una buona bottiglia di sangiovese (il mio santo preferito!!!!)mentre stavo degustando il rosso di Bertinoro leggevo il commento n31 Fabio Bertoncelli :”sei troppo forte,sottile nei commenti,lasciano intendere ma!colpisci nel segno “.Prima o poi ci troveremo da qualche parte a 2000 metri a discutere animatamente in un rifugio d’altri tempi ,sul tavolo una buona serie di bottiglie scegli tu quali,mi adatto(bianco o Neger basta con sia non).Stammi bene Mandi 

  21. 35
    Giovanni says:

    Non vi sembra assurdo che in questi anni di vigente “mentalità green” e di imperante “rispetto per la natura”, sia così diffusa la pratica di deturpare* l’ambiente tramite costruzione di ferrate, funivie ed annessi e connessi? È chiaro che chi vuole salvare l’ambiente alpino dai danni provocati da altri uomini deve capire che il problema contro cui combatte non è solo un problema relativo alla mentalità dei “ferratisti” (o di quelli che si stipano nelle funivie per farsi i selfie sul ghiacciaio e poi finire nei crepacci coi mocassini ai piedi). Il problema con cui dobbiamo confrontarci è proprio tanto dell’atteggiamento di queste persone quanto delle azioni delle multinazionali e delle luridissime amministrazioni comunali e regionali. Pensate che la sportiva, scarpa, peztl, e tutte le altre marche a cui noi alpinisti diamo con il sorriso i nostri soldi non abbiamo entrambe le mani in pasta nella deturpazione dell’ambiente alpino? E che dire dei comuni?  Riguardo ai comuni preferisco tacere, per amor della forma. Comunque, ditte private e amministrazioni sono gli altri due terzi del problema pratico da affrontare, il primo terzo è la maleducazione della gente comune. 
    Ergo: il problema è di tipo istituzionale, oltre che “popolare” (per popolare intendo di atteggiamento dei singoli cittadini) e va affrontato in maniera istituzionale, oltre che in maniera popolare; qualsiasi altro approccio è destinato a fallire. I veri amanti della natura combattono oggi contro un mostro dalle innemurevoli facce e lo scontro dev’essere condotto su molteplici campi, pena la sconfitta sicura. 
     
    *perché questo è una via ferrata: deturpazione. E a chi mi risponde che anche il posizionamento di chiodi nella roccia è in fondo un deturpazione io dico che ha ragione, in un senso assoluto e puramente logico. Perché sì, effettivamente una montagna senza chiodi è meno deturpata di una montagna con chiodi, ma a questo punto dovrei anche fargli notare che, come dice il detto, i “modo definiscono l’uomo”, e se la deturpazione data dalla presenza di vie di arrampicata è di un certo livello, in fin dei conti accettabile, data la sua modestia (ovviamente, certe vie moderne vanno escluse da questa classe), quella indotta dalle ferrate è tutt’altro che modesta, e non può non esserlo, data la natura propria delle ferrate. 

  22. 34
    Fabio Bertoncelli says:

    IRONIA: 1) Dissimulazione del proprio pensiero mediante parole che abbiano significato opposto o diverso rispetto a esso, con intento generalmente derisorio: parlava con i. sottile2) Figura retorica nella quale le parole esprimono significati opposti al pensiero che s’intende comunicare; per es.: ma bravo!, con tono di rimprovero; un vero signore, quello là!, sottolineando la sua villania (cfr. vocabolario Hoepli).

  23. 33
    Andrea Colombarini says:

    svegliaaaaaaaa rispondo al.messaggio 31 di Via !!!!scrive eh mancano servizi igienici o cestini per buttare la.spazzatura….ma dico ma c sei mai andato in montagna? Nn sono i cestini ma manca l.educazione.xke.con 8 miliardi d persone nel pianeta e tutti i servizi possibili e immaginabili x far andare chiunque in montagna ovvio che ci saranno ancora + cafoni ,ignoranti ecc ecc. Io vedo gente buttare fazzoletti a terra col cestino a 3mt. Ma d cosa parliamo? 

  24. 32
    Marco Furlani says:

    Si continua a cianciare senza capire che il tempo è scaduto punto e basta dora in poi saranno cose brutte ma brutte

  25. 31
    Cla says:

    Vedi Atanasio, non si può incolpare la gente della maleducazione, è che mancano i servizi igienici sui sentieri e anche i cestini dei rifiuti. Basterebbe mettere ogni 500 m. un bel container attrezzato con servizi igienici e raccolta differenziata dei rifiuti e tutto sarebbe risolto. A volte i vuole proprio poco. 

  26. 30
    atanasio kostis says:

    Questa mattina ho percorso a ritroso il sentiero denominato sulle carte S.A.S (sentiero alpini sambuca) sull’appennino Tosco-romagnolo ,sono un volontario addetto alla manutenzione e pulizia.Bene! sono 8 anni che lo percorro almeno una volta ogni 15 giorni,oggi avevo lo zaino leggero sega elettrica a pile un po’di viveri indumenti di ricambio ,ho passato 4 ore piacevoli rendendomi utile dando la possibilità a famiglie escursionisti esperti o meno di percorrerlo e fino qui nulla di cui lamentarmi,tuttavia spesso riempio lo zaino di rifiuti,oggetti abbandonati,ciliegina sulla torta qualcuno ha pensato di defecare lungo il sentiero.Mi voglio riallacciare al discorso delle ferrate ,il punto di tutta la questione è: chi va in montagna deve averne rispetto,chi la gestisce deve averne rispetto altrimenti cosa racconteremo ai nostri figli ai nostri nipoti?Ricordatevi che se vogliamo cambiare le cose in questa società,prima dobbiamo farci una sana autocritica,poi in prima persona ognuno come può contribuire per un mondo migliore dedicando un po’ del suo tempo al servizio agli altri. Dio mi perdoni non sono bravo a fare le prediche e non è mia intenzione farne,volevo semplicemente dire che quello che sono,quello che faccio mi è stato insegnato ,un abbraccio affettuoso a tutti e venite a trovarmi in appennino ciao

  27. 29
    albert says:

    22) esemplificazione DEL MENO DI X.Vista oggi in rete locale trasmissione su mountain bike in valle di Fassa con i trail  in quota come somma espressione dell’arte( analoghi ai caroselli sciistici invernali). Emerge dai discorsi dei promotori ( NON DISINTERESSATI, CHE infilano nel discorso possibilità di noleggi vari e accompagnamento guidato))che un problema è l’erosione della pista che incanala poi le acque meteoriche MA CI PENSANO LORO A RESTAURARE ( DALLE IMMAGINI CON DRONE NON SEMBRA PROPRIO!..anzi la ferita rossastra che spicca dal verde del prato di alta quota mostra parallelamente altre piste non piu’ in uso.L’erosione che scava il letto di mini ruscelli appare anche in sentiero su erba detto del  Cristo Pensante,monte Castellaz al passo  Rolle.Ipotizzati interventi riparatori(  forse alla folla di escursionisti -pedoni ma non innocui- viene fornito un sacchetto di semi di erbe di prateria alpina autoctone da far cadere  ad ogni passo? ?  o portano sacchi di ghiaino e li stendono?o tappeti gommosi   drenanti  ricavati da copertoni che  trasportati e posati come una catena di san Antonio CHE  tappezzeranno tutto il sentiero? quasti interventi sono sempre a carico di VOLONTARI CAI SAT O ANA O ECOLOGISTI O COMUNI?

  28. 28
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Ti ringrazio ma non è ne’ bontà ne’ saggezza. Solo realismo ricavato dall’aver sperimentato come sia difficile cambiare l’orientamento delle persone quando ci sono di mezzo grandi numeri e magari anche concreti interessi materiali contro quello che tu pensi sarebbe utile per tutti e non capisci perché gli altri non lo capiscono e non si comportano come te. È proprio questa difficoltà che porta tanti, partiti da popolari e democratici,  a finire autoritari ed elitari (sotto diverse forme). Quante volte abbiamo visto questo film e continueremo a vederlo? Il popolo piace finché si comporta come vorresti tu, altrimenti o è scemo e miserabile o manipolato da loschi figuri e continui a pensarlo anche quando ti tagliano la testa con gioia sulla pubblica piazza (o sul raccordo anulare di Roma come successo ad alcuni pistola ambientalisti). Ciao e buona continuazione. 

  29. 27
    Fabio Bertoncelli says:

    Eh, ragazzi! La saggezza di Roberto è la saggezza che io non ho. Ha ragione lui, ma io non ho desiderio di mescolarmi con le mandrie, né di accompagnarle oltre i pascoli piú alti. Mi correggo: con le folle.
    Alla mia età posso fare solo l’orso solitario.
     
    Roberto, sei una brava persona. Ti auguro ancora tantissimi anni sui monti.

  30. 26
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Cosa c’entra? Se vuoi cambiare le cose devi capire non quelli come te. Troppo facile. Ma capire quelli che non sono come te. Solo capendo cosa li spinge puoi forse trovare la chiave. E il disprezzo non aiuta. Altrimenti non resta che la soluzione autoritaria, che è proprio quella che tu denunci ogni giorno. Così funziona. Se non vuoi mettere le mani nella merda te la suoni e te la canti in piccole riserve indiane che popolano la rete. 

  31. 25
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto, se io fossi giovane, con le capacità tecniche e soprattutto la forza fisica di allora, potrei partire con diciassette sherpa per le vie normali degli Ottomila, che ai miei tempi erano riservati ai fuoriclasse. Potrei, ma NON lo farei. Perché? 
    Non mi sono mai servito di una guida alpina. La gioia di impegnarsi responsabilmente, da capocordata, è impagabile: il massimo! Beninteso, qualunque sia il tuo livello tecnico.
    Sei tu che scegli la via, il giorno, il compagno, l’itinerario (“Si passa a destra o a sinistra? A destra pare piú difficile, ma vedo un chiodo. Mah…”) ; sei tu il responsabile di te stesso; sei tu che devi affrontare e risolvere i problemi: che gioia! Attenzione: se il problema non riesci a risolverlo, bisogna che ti ritiri per tempo, altrimenti ci lasci la pelle.
    … … …
    Queste considerazioni non toccano le mandrie che risalgono la via ferrata Brigata Tridentina il giorno di Ferragosto. Ora però sospetto che, al contrario di noi, godano della folla.
    Esistono due mondi che parlano lingue del tutto differenti, con filosofie esistenziali completamente diverse. Perché – vedi – l’alpinismo per me, pur nel mio piccolo, è stato una ragione di vita (oltre alla mia adorata famiglia). È questo che fa la differenza.
     
    “Era questa, la carne dell’orso: ed ora che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi. Liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino.” (Primo Levi)
     
    P.S. Ho cercato di essere estremamente sintetico, di non dilungarmi in un trattato di trecentoquarantasette pagine. Per approfondimenti chiedere ad Alessandro.

  32. 24
    Roberto Pasini says:

    Cla. Non si allontana l’Inferno con le prediche e gli anatemi, ma mettendo le mani nella materia imperfetta e spesso difettata di cui siamo fatti noi umani e che a volte pure puzza. Tutti.  Il disprezzo non ha mai cambiato nessuno. A meno che uno voglia solo sfogare la sua indignazione. Ma allora è un’altra storia e poi di gigli puri e incontaminati, se ne incontrano pochi. Può essere che io sia sfortunato, ma me ne sono fatta una ragione e da lì parto, cercando di non scoraggiarmi. Saluti e se permetti, senza offesa,  firmati. È un piccolo atto di pulizia e di buona educazione. 

  33. 23
    Cla says:

    E si Pasini, cosa sarà mai riempire la sud della Marmolada con pannelli fotovoltaici, fare un bel ponte tibetano tra Ovest e Grande di Lavaredo, piazzare un po di pale eoliche sulla cima del Bianco, in fin dei conti la corrente ( quella delle centrali  termoelettriche s’intende, perché l’altra è solo finta energia che serve ai grandi produttori di CO2) la usiamo tutti e i ponti tibetani portano turismo e soldi. In fin dei conti i progettisti di ste cose sono tutte brave persone, forse anche soci CAI, e gli esecutori è tutta gente che lavora per guadagnare la michetta, mica gente he a a rubare.
    È si cosa vuoi che sia. E prima o poi cisi arriva. 

  34. 22
    lorenzo merlo says:

    Domanda e offerta della cultura del consumo, sportiva, agonistica: danno x. Con cultura non cosumistica ecc: danno meno di x

  35. 21
    Roberto Pasini says:

    Non si può pensare di agire solo sul lato dell’offerta. È la domanda ad essere fortissima. Se si fa un giro, ad esempio, sulle comunità di FB dedicate alle ferrate si può vedere che c’è tutto un mondo che apprezza questa forma di alpinismo “assistito” ( un po’ come la MTB “assistita”. A questo proposito interessante il successo di adesioni al giro della VdA che partirà da Cogne la settimana prossima, vedi All Around eMTB organizzato dall’amico
    Luca Santini). E non è una soluzione disprezzare queste persone con snobismo come ogni tanto avviene anche qui, magari con termini dispregiativi e ridicolizzanti, anche se questo può soddisfare il proprio senso di “diversità” . Alla luce poi di non si sa bene di quale superiorità etica, estetica, sociale, sportiva…(chi è senza peccato…). È con questa domanda che bisogna fare i conti. Probabilmente se parli con qualcuno di loro ti dirà “Ma cosa faccio di male e cosa fanno di male un po’ di cavi d’acciaio in posti dove io non me la sentirei di andare se non ci fossero? “. Questo è il problema e con questo bisogna fare i conti. Nella piccola sezione del Cai di cui sono diventato socio in cerca di compagnia quando mi sono trasferito in Liguria sono attività praticate da molti, persone per bene, che sono appassionate di montagna, leggono e ammirano i libri di Gogna & C. e partecipano con generosità alle attività di volontariato ambientale che organizziamo. Poi uno può anche fregarsene, proclamare i propri principi con orgoglio e tirare diritto. Ho l’impressione che però’ così non si fa molta strada, e lo dice uno che appena può va a fare archeologia alpinistica in posti totalmente schiodati, solitari e abbandonati da decenni. Che fare dunque? Io francamente non lo so proprio. Ma i punti di partenza a mio parere dovrebbero esssere preliminarmente l’abbandono di un atteggiamente giudicante, l’ascolto e la considerazione fredda e laica dei fattori sottostanti a questa diffusa domanda. Questa analisi forse può consentire più del pre-giudizio di individuare strategie realistiche di azione/comunicazione/educazione. Ammesso che interessino.

  36. 20
    albert says:

     Ferrata coronelle al Santner, percorsa una sola volta  a inizio ottobre e mai piu’. Sembrava una fila di formichine, iper attrezzate con caschi, imbraghi , doppio moschettone, dissipatore.Nel tratto finale che poi si affaccia al  rifugetto ora demolito per un capolavoro di carpenteria , si formò una coda di attesa,essendoci un canaletto con neve dura. ..collo di bottiglia classico. Per attendere il turno, chi fumava, chi attaccava bottone coi vicini, chi sbocconcellava e si dissetava.Col mio compare decidemmo con arrampicatina di spostarci in parte e fu scelta profetica.Un  ferratista , terminata la  sua impresa, dal ballatoio finale aprì la patta bottonosa   dei lederhosen ed irrorò i sottostanti con un getto giallo scrosciante.I poveretti imprecarono, tentarono di scansarsi ma invano:poi il  superuomo lanciò alcune invettive nazionalistiche in un tedesco dialettale e scappo’ a rotta dicollo…senza che le maledizioni si avverassero.Poichè in certe zone dalle malghe di montagna ai caseifici esiste un tubo detto lattodotto, ce ne vorrebbe uno fac simile che si snoda parallelo ai ..con imbuti distanziati.Ma poi, oggi, che acqua ci potrebbe scorrere dentro se manca persino per i rifugi storici?Dove c’e’massa , c’e’sempre lo strascico inevitabile  dei reflui.Meno male che alcuni rifugi gettonati o stazioni terminali di impianti, sono stati collegati a valle con tubature interrate.

  37. 19
    Cla says:

    Era utopia pensare di vivere da camosci in un mondo di pecore. Ora è realtà! 

  38. 18
    lorenzo merlo says:

    L’utopia riguarda l’immaginazione e la creatività.
    Credendo che la realtà disponibile sia tutto, tutto il resto è utopia.
    Credendo che la realtà riguardi la creatività, l’infinito è disponibile.
    Nel primo caso – cioè per chi si riferisce alla propria piccola realtà in cui tutti i pesci vanno sempre in giù – i salmoni sono un’utopia.
    Nel secondo sono solo l’espressione di un’esigenza.
    L’utopia è per chi non immagina.
    Tutte le creazioni dell’uomo sono utopie prima di essere immaginate.

  39. 17
    Cla says:

    Lorenzo Merlo: la prima mi è piaciuta, ma la seconda è proprio criptica! 

  40. 16
    Kassian says:

    Certo! Progresso!! La distruzione del nostro pianeta sta senza dubbio progredendo a passi da gigante!! La crescita economica ed il progresso giustificano tutto al giorno d’ oggi, suvvia diamoci dentro col progresso e facciamola finita una volta per tutte con questo pianeta…troppo verde, troppo azzurro…
     
     
     

  41. 15
    bruno telleschi says:

     
    Si potrebbe applicare il suggestivo suggerimento di Crovella anche a Venezia. Basta chiudere il ponte e costringere i turisti ad arrivare in centro a piedi. O in barca!

  42. 14
    lorenzo merlo says:

    Utopia è non sospettare esistano i salmoni.

  43. 13
    Simone Farinato says:

    Allora bisognerebbe tornare indietro anche con tutto il resto della tecnologia che usiamo da anni ogni giorno.
    Utopia.
    Buona montagna a tutti.

  44. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Parafrasando il Crovella (prima versione), la montagna è per tutti, a condizione che si parta dal fondovalle.
    Sono d’accordo. Bravo, Carlo!
     
    Parafrasando il Crovella (ultima versione), la montagna è per tutti, a condizione che si parta dal fondovalle e che non si facciano piú di X salite all’anno, dove X è da determinarsi (da chi?). 
    Sono contrario, contrarissimo.
     

  45. 11
    Marco Poisa says:

    Parafrasando Carlo Crovella: La montagna non è per tutti!

  46. 10
    Giorgio Daidola says:

    Le teleferiche per l’approvvigionamento dei rifugi ci sono sempre state e sono molto meglio degli elicotteri. Meglio ancora erano i muli ma pazienza. Le masse di escursionisti in quota non devono dare fastidio perchè significa che c’è ancora tanta gente che almeno ha ancora voglia di camminare in estate, sono un prezzo da pagare per il sovraffollamento di questo povero vecchio mondo che sta andando in frantumi. Credo che l’Autore dovrebbe indignarsi di più facendo una passeggiata sotto i cavi dei moderni impattanti impianti di risalita che pullulano ovunque in Dolomiti, fatte per ora poche eccezioni come l’area del Gardeccia. Aree deturpate per sempre dove i sentieri sono sostituiti da strade scavate sotto impianti di dimensioni mostruose, con la scusa di aprire piste da sci “sicure” per lo sci delle teste vuote, nonché per rifornire i moderni lussuosi  ristoranti in quota. 

  47. 9
    Massimo Silvestri says:

    Ma una volta non dovevano ristrutturare il rifugio sotto il Passo Santner?
    Non è che la teleferica serva per questo?
    Saluti.
    MS

  48. 8

    Che sia giusto o no, esisteva una vecchia teleferica che è recentemente stata sostituita, per approvigionare il rifugio Re Alberto al Gartl. La proprietaria Valeria Pallotta, una ossolana tosta che vive qui da decenni e che conosco bene, mi diceva poco tempo fa della nuova teleferica che è stata costruita secondo le nuove normative. La teleferica (che con le vie ferrate non c’entra nulla!) evita i rifornimenti con l’elicottero ed è fondamentale per un rifugio così isolato. Certo che fanno orrore anche i giganteschi parcheggi a pagamento in fondovalle, le seggiovie, le navette per il Gardecia e tutto il resto. Forse una risposta può darcela Valeria. Io capisco lo stupore dell’autore dell’articolo tornato dopo tanti anni al Vajolet ma lo stesso vale per tutte le Alpi e pure le città.  Mi augurerei che ogni rifugio venisse gestito con l’amore e la cura che Valeria ha per il suo Re Alberto, ma sicuramente è difficile accontentare tutti.

  49. 7
    Carlo Crovella says:

    Più montagna per pochi.

  50. 6
    Paolo Gallese says:

    Sia chiaro. Io non ho niente contro le nuove schiere che si avvicinano alla montagna.  Solo che vorrei che si facesse di più nelle scuole per sensibilizzare futuri adulti a comportamenti più intelligenti. 

  51. 5
    albert says:

     Cosa e’ più antipatico ad un turista&esploratore? LA PRESENZA DI ALTRI TURISTI&ESPLORATORI CHE infettano L’ATMOSFERA MAGICA.. INFATTI LE FOTO PUBBLICITARIE  COLLOCANO SEMPRE POCHISSIME PERSONE CON SFONDI DA FAVOLA, COME LA PUBBLICITA’ DI ULTIMI MODELLI DI AUTO LE COLLOCA SU STRADA SOLITARIA CON MONTAGNE (OCEANI, PALME)ALL’ ORIZZONTE. POI AFFASCINATI CI SIRITROVA NELLAMASSA ( IL CHE NON E’ NEGATIVO A PRIORI, SI POSSONOANCHE FARE INCONTRI E CONOSCENZE NUOVE)NELLE FERRATE ORMAI E’ RIMASTO IL NOME: IL FERRO CHE ARRUGGINISCE E’ SCOMPARSO: TANTO ACCIAIO ZINCATO O INOX. QUANDO GIU’ IN VALLE NON ERANO BENESTANTI , SE NE DOVEVANO EMIGRARE, SEPPUR STAGIONALMENTE, A FARE I MURATORI, I CARPENTIERI , I SERVI, LE BALIE..ECC. AL VAJOLET CI ANDAVO IN OTTOBRE , NOVEMBRE E NON CI STAVA “A NISCIUNE” , SI POTEVA PERSINO SALIRE LA STRADA ASFALTATAA TRANQUILLAMENTE SOLITARI CON BICI E SKIROLL. IL VERO NOCCIOLO DEL PROBLEMA SON LE VACANZE DI MASSA CONCENTRATE IN POCO TEMPO. ATTUALMENTE PIU’ CHE LE  LAMENTELE , A FARE SCREMATURA   DELLA CLIENTELA  SONOI PREZZI E L’INFLAZIONE CHE  FALCIDIA GLI STIPENDI FISSI, SPECIE SE LA DOMANDA E’ PER LE SOLITE LOCALITA’  TIPO VAJOLET E DINTORNI. DI FRONTE AD UN’ANDATA E RITORNO  SU IMPIANTO DA PARECCHIE DECINE DI EURO A FAMIGLIA, CI SI PENSA SU TRE VOLTE E SI GUARDA CON UN BINOCOLO.PURE LA GITA MODI E FUGGI CON SCORTA DI PANINAZZI DI MORTADELLA E’ UN BEL SALASSO.  Dove sonoi soci? soci Cai Sat si sono fatti un mazzo così ( ) per ripulire i sentieri dopo Vaia…e forse certi sentieri non di gran fama son re-invasi dalle erbacce.

  52. 4
    antoniomereu says:

    Difficile trovare verginità in chiesa ,figuriamoci in un bordello.

  53. 3

    Una ventina di anni fa intrapresi una lotta per far si che all’interno dei corsi di Alpinismo del CAI (Milano) venisse tolta la lezione introduttiva al corso della Ferrata. Trovavo questa scelta totalmente lontana dall’educazione sana e pulita che bisognava fare. Insomma mi chiedevo che senso avesse portare venti persone a salire una montagna attraverso funi e scale di ferro, montagne imbrigliate e offese in cambio del ” vincere facile”. Dissi, alle riunioni, che era necessario dare prima di tutto, una risposta forte al tentativo di banalizzare una salita, ma soprattutto da un punto di vista educativo ambientale. Ma come, dissi,  noi siamo i paladini e  guardie delle nostre montagne e poi con ipocrisia scegliamo una ferrata. Fu molto dura perché mi scontrai con cervelli antichi e radicati su posizioni arcaiche ( qualche anno dopo lasciai quel sodalizio) ma non prima di aver vinto quella battaglia. Oggi, almeno in quel corso milanese la ferrata e’ bandita. Ne sono orgoglioso perché il confronto deve essere onesto ma soprattutto fu necessario fare capire che salire una montagna era una questione di umiltà, senza scomodare la retorica, esistevano mille vie normali. Quei ragazzi sono sicuro avranno avuto un approccio anche turistico diverso, almeno lo spero.

  54. 2
    lorenzo merlo says:

    Fai annegare il tuo dolore nel progresso e guarirai.

  55. 1
    Paolo Gallese says:

    Scriveva Stefano Ardito, tanti anni fa sulla prima guida ai Monti della Laga, che un tempo la gente si fermava sulla cima del Vettore ad ammirare i Sibillini e poi il Gran Sasso, la Maiella… quindi chiedeva: ma quelle montagne lì in mezzo? E chi faceva da capogruppo rispondeva: no, quelle non sono niente, è la Laga.
    Ora, quelle montagne tra le ultime davvero selvagge dell’appennino, le conoscono tutti e sono assediate, dalla gente e dalle norme.
    Quasi era meglio quando “erano niente” e potevi scorgere i lupi correre sui crinali dei pascoli. Quando nessuno sapeva niente.

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