Il barbatrucco del referendum

Ci sembra che in questo caso, come da regole democratiche, occorra davvero prendere posizione. Il video qui riproposto è imperdibile, ma è rivolto soprattutto agli indecisi. Seguono le considerazioni dell’avvocato Francesco Saladini.

Il barbatrucco del referendum
(senza autore riconosciuto)

Il video consigliato agli INDECISI.

Referendum sulla giustizia: sì o no?
di Francesco Saladini

Il 22 e 23 marzo 2026 si vota su un’innocua riforma della giustizia penale o sulla sorte della nostra Costituzione?
La Costituzione è la Carta fondamentale della Repubblica scritta ottant’anni fa non solo dalle sinistre ma da liberali, repubblicani e democristiani, cioè dagli ‘azzurri’, dai ‘moderati’ e dai centristi di oggi.
E’ la Carta che ha permesso all’Italia di superare decenni di crisi economiche e di scontri sociali, di terrorismo e di mafie.
E’ una delle Costituzioni più avanzate al mondo perché con un complesso equilibrio tra i poteri fondamentali – Parlamento, Governo, Magistratura – e figure e istituti di garanzia – Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Corte dei Conti – struttura lo Stato di diritto, il sistema che garantisce la partecipazione e il benessere di tutti i cittadini e non solo della maggioranza del momento.

La riforma della giustizia sottoposta a referendum incide a fondo sull’ordinamento della Magistratura, uno dei pilastri che reggono la potente ma delicata costruzione dello Stato di diritto, e va dunque esaminata e discussa per comprenderne ragioni, obiettivi ed effetti.
Un primo rilievo è che la riforma tocca solo la giustizia penale, cioè i Pubblici Ministeri che indagano sui reati e i Giudici chiamati ad assolvere o condannare e non si occupa affatto delle carenze e dei ritardi né della giustizia civile, con processi che durano in media più di sette anni, né di quella amministrativa.
Una seconda notazione è che la riforma giunge dopo trent’anni di scontro sempre più duro tra il potere politico e la magistratura accusata d’indagarne gli illeciti per motivi di parte o di partito.

L’accusa è ingiusta, perché da Mani pulite a oggi Procure e Giudici hanno colpito a sinistra come a destra, indagando o processando tra molti altri Chiara Appendino, Antonio Bassolino, Sergio Chiamparino, Bettino Craxi, Michele Emiliano, Piero Fassino, Primo Greganti, Matteo Renzi.

I trenta procedimenti contro Silvio Berlusconi conclusi con una sola condanna, l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms e il recentissimo proscioglimento dei militanti di Casa Pound indagati per apologia del fascismo confermano che le toghe non hanno colore e che se singoli giudici e corti penali possono sbagliare o essere prevenuti, i tre gradi di giudizio previsti dalla Costituzione garantiscono i cittadini contro errori e soprusi.

Un terzo rilievo è che la riforma toglie ai Pubblici Ministeri la possibilità di passare alle funzioni giudicanti, essenza stessa dell’essere magistrati, annullandone l’autorevolezza e il prestigio.

L’insieme di queste osservazioni permette di supporre che il vero obiettivo della riforma sia impedire il controllo penale dell’azione politica fin qui attuato dalla magistratura.
E la supposizione acquista consistenza se si esamina la riforma nei suoi diversi aspetti.

La separazione delle carriere non cambia il rapporto tra Giudici e PM
Alla base della separazione sta la tesi che essere uniti ai Pubblici Ministeri nella stessa carriera impedisce ai Giudici dei processi penali di comportarsi come terzi, cioè imparzialmente, rispetto a PM e imputati.
Ma è una tesi infondata.
Anzitutto sul piano normativo perché i PM, uniti ai Giudici nella stessa magistratura, hanno come loro l’obbligo di perseguire la giustizia.
A differenza degli avvocati che possono tenere nascoste le prove negative per i loro assistiti, i PM devono raccogliere, esibire e considerare anche le prove a favore degli imputati e se non lo fanno commettono reato, rischiando di andare essi stessi sotto processo.

Ma è soprattutto alla prova dei fatti che quella tesi non regge.
Dopo il concorso e i diciotto mesi da Uditore il magistrato interessato a combattere il crimine sul territorio dirigendo le indagini, raccogliendo le prove e sostenendo l’accusa nel processo, sceglie la carriera di Pubblico Ministero, mentre il magistrato più portato a valutare le prove, ascoltare gli argomenti di accusa e difesa e giudicare sull’innocenza o colpevolezza dell’imputato segue la carriera di Giudice.
Nella stragrande maggioranza dei casi i magistrati esercitano le funzioni che hanno scelto, di P.M. o di Giudice, per tutta la vita.

Solo meno di un magistrato su dieci chiede infatti il passaggio dall’una all’altra funzione, mentre l’altro novanta per cento resta per tutta la vita nella carriera scelta all’inizio.
D’altro canto, non esistono in misura statisticamente apprezzabile casi nei quali sia stato accertato tra PM e Giudice un vincolo di amicizia, di comunanza ideologica, di camerateria politica o di corruzione personale che abbia portato l’uno o l’altro ad agire illegalmente a favore o contro il soggetto indagato o imputato.

La separazione delle carriere non rende più veloce ed efficiente il sistema giustizia
I presentatori affermano che la riforma renderà i processi penali più rapidi e Giudici e PM più efficienti nelle rispettive funzioni, ma non spiegano perché e come ciò accadrebbe.
I ritardi e il malfunzionamento del sistema giustizia dipendono dall’insufficienza del personale (mancano migliaia di Magistrati, cancellieri e altri ausiliari) e dall’arretratezza delle dotazioni tecniche, deficienze che non vengono risolte separando le scarse forze a disposizione.
Ci sono certamente, come in tutte le amministrazioni dello Stato, Magistrati meno capaci o negligenti, ma non è dividendo in due il CSM e assegnando a un organo separato la funzione disciplinare che questi soggetti diverranno miracolosamente responsabili ed efficienti.

La riforma appesantisce il funzionamento della giustizia penale
La separazione delle carriere renderà inevitabilmente più aspri i rapporti tra PM e Giudici, con conseguente aumento del contenzioso tra loro e ulteriore rallentamento dei tempi processuali.
Esclusi dalla possibilità di esercitare funzioni giurisdizionali e quindi ridotti a poliziotti dell’accusa, i PM si troveranno poi in stato di inferiorità sociale e processuale rispetto agli avvocati difensori, professionisti tanto più preparati (e pagati) quanto più grave è il crimine contestato ai loro assistiti.

D’altra parte, l’istituzione di due distinti Consigli superiori della Magistratura invece d’uno solo e la creazione d’una autonoma Alta Corte disciplinare comporteranno un notevole aggravio burocratico ed economico che toglierà risorse a personale e dotazioni.
Dunque con la riforma la giustizia penale, già imbrigliata da minuziose regole procedurali e da tempi di prescrizione spesso più brevi dei tempi dei processi, si squilibrerà ulteriormente a favore degli imputati.
Il risultato sarà un aumento dei colpevoli in libertà e una conseguente diminuzione della sicurezza nel Paese.

Con la riforma la politica assume il controllo della magistratura
L’articolo 104 della Costituzione detta che “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni alto potere“.

Lo stesso articolo istituisce il Consiglio Superiore della Magistratura stabilendo che sia composto per due terzi da membri ‘togati’ eletti dai magistrati e per un terzo da membri ‘laici’, professori di diritto e avvocati nominati dal Parlamento in seduta comune.

L’articolo 105 della Costituzione indica nel Consiglio Superiore della magistratura l’organismo di autogoverno dei magistrati, dettando che ad esso spettano “le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati“.,

Com’è noto, la riforma spacca in due il corpo della magistratura separando le carriere di PM e giudici e istituendo per essi due separati CSM, crea un organismo del tutto nuovo per giudicarne le infrazioni disciplinari, stabilisce che tutti i membri dei tre nuovi organismi non vengano più eletti, dai magistrati o dal Parlamento, ma tirati a sorte.
Voluto per eliminare l’influenza delle correnti nell’elezione della componente togata degli organi d’autogoverno della magistratura, il sorteggio è una follia antidemocratica e un inganno politico.

Una follia perché l’essenza stessa della democrazia è che il rappresentante venga scelto dal rappresentato, il governante dal governato. 

Fuori di questo schema si va alla monarchia per diritto divino, alla dittatura poliziesca o all’anarchia.

Nessun cittadino sano di mente accetterebbe che i parlamentari chiamati a rappresentarlo fossero tirati a sorte tra tutti i cinquanta milioni di italiani e nessun parlamentare che la scelta del capo del governo forse affidata a una lotteria.

Che sia questo o no lo scopo della riforma, imporre ai magistrati di sorteggiare i loro rappresentanti nei nuovi organismi significa precipitare la magistratura nel caos.

Il sorteggio è poi e comunque un inganno perché i ‘togati’ dei due CSM andrebbero tirati a sorte tra tutti i circa novemila magistrati in servizio e quelli della Corte disciplinare tra le centinaia che lavorano o hanno lavorato in Cassazione, mentre i ‘laici’ verrebbero sorteggiati su una lista ristretta di legali e docenti approvata dal Parlamento e in modo predominante dalla sua maggioranza.

E’ evidente che i membri togati, scelti a caso nella massa a prescindere dall’interesse al ruolo e dalla capacità d’espletarlo, slegati tra loro e soprattutto non responsabili di fronte alla base che NON li ha eletti, non avrebbero alcuna possibilità di fronteggiare i membri laici nelle decisioni su assegnazioni, promozioni, trasferimenti e procedimenti disciplinari.
La componente laica dei nuovi CSM e dell’Alta Corte disciplinare, minoritaria nel numero, diverrebbe sostanzialmente maggioritaria quanto a forza decisionale.
La politica dei partiti, preclusa ai magistrati, dominerebbe così direttamente i loro organi d’autogoverno.

Ma non basta, perché la riforma cancella sia per i PM che per i Giudici il diritto, riconosciuto a tutti gli altri cittadini, di ricorrere in Cassazione contro i provvedimenti disciplinari chiesti nei loro confronti dal Ministro della giustizia e irrogati dall’Alta Corte, costringendoli ad appellarsi alla stessa autorità che li ha censurati.

Quanti magistrati saranno disposti d’ora in avanti a indagare gli illeciti e le eventuali violenze del potere politico ed esecutivo sapendo che lo stesso potere, sostanzialmente maggioritario nei nuovi organismi, potrà ostacolare la loro carriera, trasferirli e censurarli disciplinarmente?

E’ chiaro a questo punto che l’effetto voluto o no della riforma sarebbe la subordinazione del potere giudiziario a quello politico e dunque lo scardinamento del principio-base dello Stato di diritto, la separazione paritaria dei poteri.
Va nello stesso senso l’esplicita previsione che a questa riforma segua a breve l’introduzione del Premierato col conseguente svuotamento dei poteri del Presidente della Repubblica che della Costituzione è garante.
Ma possono avere il medesimo effetto di stravolgimento della Costituzione i progetti di legge depositati in Parlamento per abolire l’obbligatorietà dell’azione penale prevista dall’articolo 112 della nostra Carta fondamentale, col rischio che la maggioranza politica e quindi l’Esecutivo del momento usino questa abolizione per evitare ogni controllo.

Ridurre il peso della Magistratura e rafforzare l’Esecutivo esautorando le figure e gli istituti di garanzia significa da sempre andare verso la dittatura.
Ammesso che non sia questo l’obiettivo della maggioranza politica che ha proposto la riforma, stravolgere la Costituzione rendendo possibile quell’obiettivo a una futura maggioranza di destra o di sinistra sarebbe da sprovveduti senza memoria.

Comunque si voti alle elezioni politiche e amministrative, e tanto più se non si vota perché la politica ci ha disgustato ma vogliamo continuare a essere liberi, al referendum è indispensabile dire No alla riforma per salvare la Costituzione e la Repubblica.

Il barbatrucco del referendum ultima modifica: 2026-03-17T04:00:00+01:00 da GognaBlog

Scopri di più da GognaBlog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

216 pensieri su “Il barbatrucco del referendum”

  1. “Il “liberismo illiberale” basato sull’idea di far cadere i famosi lacci e lacciuoli che frenano ma in un contesto autoritario e un po’ spregiudicato rispetto alla legalità ne è uscito sconfitto” 
    Temo che tu sia un po’ ottimista…sconfitto non lo è di certo, al massimo ha subito una battuta d’arresto.
    Penso che parte di ciò sia dovuta anche al rifiuto della mentalità sottesa al liberismo illiberale da parte della maggioranza degli italiani.
    Mentalità ben esemplificata da Crovella, per cui la colpa sempre di qualcosa d’altro, che gli errori marchiani dei politici nella campagna elettorale, i cosiddetti personaggi “impresentabili” e una procedura sbagliata (cioè blinfata e NON aperta al dibattio parlamentare>) non contino nulla.
    La visione che lo porta a scrivere il 46% degli italiani, quelli che ogni giorno si fanno un mazzo tanto rischiando il proprio denaro ecc, mantiene il restante 56% degli italiani, che sono “protetti” dall’invarianza costituzionale (N.B. senza sostenerlo, neh, lo pensa soltanto!). Senza prendere nemmeno in considerazione che degli imprenditori possano aver votato no (ne conosco più di un paio) o degli operai o gli impiegati si (e ne conosco altrettanti)
     
    Il popolo italiano ha avuto invece la netta impressione che questi errori fossero parte integrale del progetto sotteso alla modifica costituzionale.
    Che si sia cercato scientemente di prendere per il culo, di forzare e di turlupinare.
     
    E ha detto no.

  2. Se li vogliamo tenere qui, dobbiamo cambiare il modello socio-politico-economico, andando incontro alla loro esigenza di non esser strizzati per mantenere i parassiti

    No comment. (Avevo scritto un insulto pesante, ma mi sono autocensurato).

  3. Ah, per non parlare dell’elefante nella stanza: corruzione ed evasione fiscale.

  4. A parte la semplicistica narrazione “imprenditori vs parassiti” (sorvolo sulle volute quanto inutili provocatorietà e offensività, che tanto non portano a niente, quanto meno di buono), ricordo che la Costituzione stabilisce una cornice e dei limiti entro i quali c’è ampia libertà di manovra.
    I problemi sono altri: efficienza della giustizia e delle amministrazioni, snellimento della burocrazia, instabilità normativa (specialmente fiscale)…, e per affrontarli non è certo necessario andare a toccare le garanzie costituzionali; quindi il tuo “o si mettono profondamente le mani nella Costituzione o niente” è un falso dilemma.
    Se le criticità delle imprese venissero affrontate in modo che a pagarne il prezzo fossero soltanto i lavoratori, si realizzerebbe comunque quell’impoverimento che invece si vuole evitare.

  5. Sul finale del (1)95: leggasi “lucidarvi” e non “lucidarmi”… (direi più colpa del correttore che di Freud, perché io non amo dovermi sbattere per trovare soluzioni per i parassiti).

  6. Se non si vuole cambiare profondamente, riesce difficile ipotizzare di uscire dal pantano, sia da destra che da sinistra. Travaglio ha detto che la Costituzione ha i santi in paradiso e si salva sempre. Ma lui stesso ha detto che il popolo italiano NON vuole cambiarla perché essa è la coperta che “ci protegge tutti”. Bellissimo ideale, ma ormai obsoleto. Gli imprenditori hanno la sensazione di essere gli asini bendati che girano intorno alla macina per produrre la farina con la quale di dà da mangiare all’altro 54% di italiani. Fondata o meno che sia, questa è la loro sensazione umorale. Se li vogliamo tenere qui, dobbiamo cambiare il modello socio-politico-economico, andando incontro alla loro esigenza di non esser strizzati per mantenere i parassiti. Per cambiare questo modello, non c’è alternativa a mettere le mani profondamente nella Costituzione del ’48, cambiando alcuni principi fondamentali lì contenuti, perché altrimenti i cambiamenti effettuati solo grazie a nuove leggi ordinarie (se nella direzione gradita al mondo imprenditoriale) risulteranno tecnicamente anticostituzionali, stante questa Costituzione. Tertium non datur. Si vuole tenere questo modello? Bene, iniziate a lucidarmi le sinapsi cerebrali per trovare come dar da mangiare a gran parte dei 15 milioni di NO… A questo punto tocca a “voi” (e/o ai vs esponenti politici) escogitare le soluzioni.

  7. Trovo efficace la definizione di “liberismo illiberale” usata da Brancaccio, un economista neo-marxista a volte un po’ dottrinale ma lucido anche nell’analisi delle cause della guerra legate alla concentrazione dei capitali. Interessante il suo libro “Le condizioni economiche della pace”. E’ una formula che in Italia non funziona. Ci hanno provato in molti, di diversa estrazione e orientamento ideologico, anche i “sinistri liberali” ma hanno tutti sbattuto il muso contro il muro. Bisogna che la nostra classe dirigente abbandoni le illusioni e si inventi qualcos’altro adeguato al nostro contesto per uscire dal pantano. 

  8. L’esito di questo referendum non preclude alcuna futura riforma.

    Certo che non la preclude. Se si vuole fare una riforma nulla lo vieta, basta la volontà. Il problema è che chi voleva la vittoria del  SI, non la racconta giusta, afferma che si è perso un’occasione soltanto perchè non voleva una riforma condivisa, ma piuttosto per limitare i poteri del magistratura ed asservirla alla polica. Un primo passo verso tutta una serie di iniziative di restrizione delle libertà individuali,  è un maggior potere dell’esecutivo in modo da agire senza controlli.
    Insomma dietro la vittoria del SI si nasconde l’uomo/donna forte che non governa ma comanda.

  9. L’esito di questo referendum non preclude alcuna futura riforma.
    Semmai l’esperienza dovrebbe insegnare (speranza vana, visto che non è il primo episodio simile) a non abusare dello strumento referendum e ad arrivarci con proposte ampiamente condivise.

  10. Il “liberismo illiberale” basato sull’idea di far cadere i famosi lacci e lacciuoli che frenano ma in un contesto autoritario e un po’ spregiudicato rispetto alla legalità ne è uscito sconfitto e questo comporterà anche una riflessione nel campo del SI visto che anche a destra c’è una forte corrente “legalitaria”. Meloni dice sempre entrata in politica dopo l’uccisione di Borsellino, servitore dello Stato notoriamente di destra e il nuovo uomo scelto per sostituire la zarina del Ministero e’ il PM che chiese la condanna definitiva di Berlusconi. La vittoria del No ha molti padri e madri e non significa affatto che si sia coalizzato un fronte unitario di opposizione su posizioni comuni. Tutt’altro. C’è dentro di tutto. Il sistema è ancora profondamente instabile e ne vedremo delle belle. 

  11. A parte che non credo proprio che nessuno mi abbia mai sentito definirmi “patriota” nel senso in cui viene qui sottinteso, da decenni io sono un europeista convinto, per ben altri motivi (l’UE “conterà” in termini geopolitici solo quando si sarà definitivamente trasformata in uno stato unico, con un unico governo centrale ecc ecc ecc, il che presuppone la “morte” giuridica degli attuali stati nazionali, compresa l’Italia). Sono un europeista così convinto chei al limite per me la “patria” è l’Europa e non la sola Italia. come non è vietato Come non è vietato spostare gli stabilimenti fra le attuali regioni italiane, non è neppure vietato, neanche sul piano ideologico(meno che mai su quello giuridico-burocratico), spostare gli stabilimenti in altri paesi dell’UE. Anche volendo impedirlo, non sarebbe possibile e inoltre oggi spostare un’azienda è infinitamente più facile anche solo di 20-30 anni fa. Per lo spostamento in paesi extra europei, il punto è che, con la globalizzazione, è ormai facilissimo spostare la produzione anche dall’altra parte del mondo anche volendolo è impossibile vietarlo. Conclusione: aziende ciao ciao, ergo produzione di ricchezza ciao ciao, ergo qui resteranno quasi esclusivamente gli orfani del reddito di cittadinanza (che però NON si potrà più fare per mancanza di adeguate risorse finanziarie pubbliche). Iniziate a pensare a come riempirete le pance di gran parte dei 15 milioni di NO…

  12. Ergo: il suddetto mondo imprenditoriale industriale ha tratto lòa conclusione che il 46% degli italiani, quelli che ogni giorno si fanno un mazzo tanto rischiando il proprio denaro ecc, mantiene il restante 56% degli italiani, che sono “protetti” dall’invarianza costituzionale. Attenzione: NON sto dicendo che tale fenomeno sia oggettivo e fondato, ma sto dicendo che nel mondo imprenditoriale questa “convinzione” si è concretizzata a risultato noto. Ovvero che gli imprenditori sono condannati a fare impresa in un modello che li costringe a mantenere il restante 56%, fra cui si individuano quelli che io chiamo (ma non solo io…) gli orfani del reddito di cittadinanza. Di fronte a questa conclusione amara, è ovvio che gli imprenditori siano maggiormente spinti a spostare le loro imprese e/o a disimpegnarsi dall’Italia. io non so se sia casuale o meno, ma l’annu8ncio dell’accordo definitivo della vendita di GEDI (cioè Repubblica) è stato diffuso nel pomeriggio di lunedì… Al netto del caso Repubblica, le mie riflessioni vertono in particolare su aziende medio piccole (50-100 dipendenti al massimo), spesso epicentro economico di piccoli distretti locali: se vengono spostate altrove, “muore” un’intera comunità. Ebbene l’altro g ho parlato proprio con uno di questi imprenditori che mi ha detto: “Stringevo i denti da molto tempo e confidavo nella speranza che il modello cambiasse. Non lo vogliono cambiare? E allora cambio io: sposto l’azienda e loro si arrangino…” CONT

  13. Appunto! (87): è quello il vero senso del risultato referendario e la conseguente delusione di chi si aspettava che questa primissima modifica aprisse a una stagione di progressive modifiche volte a cambiare in profondità il modello socio-politico-costituzionale e anche culturale e quindi economico dell’Italia. Al netto di errori marchiani dei politici nella campagna elettorale (da me rilevati), dei cosiddetti personaggi “impresentabili” (da me rilevati) e di un quesito tecnicamente complicato in una procedura sbagliata (cioè blinfata e NON aperta al dibattio parlamentare>), al netto di tutti questi ERRORI, il mondo imprenditoriale del settore industrriale e in particolare metalmeccanico (che è il “§mio” mondo anche se io sono un consulente, ma ci lavoro da 40 anni consecutivi), ebbene tale mondo ha votato convintamente SI “vedendolo” come primo tassello di un progressivo cambiamento epocale e profondo. Al contrario moltissimi di quelli che hanno votato NO lo hanno fatto per opporsi all’inizio della stagione del cambiamento 8es c’è qualcun o che ha votato NO per protestare conto il genocidio di Gaza). Ergo: il risultato è indiscutibile, non l’ho mai messo in dubbio. Ma non si profilerà mai più, almeno in un arco di 10-20 anni, un’altra ipotesi di inizio della stagione del cambiamento del modello socio-politico-economico… CONT

  14. Tornando sul referendum: come già ampiamente detto e scritto, c’era comunque abbondanza di motivazioni nel merito per opporsi a questa riforma; ma il merito non è certo l’unico criterio di valutazione.
    Questa riforma era, per esplicita ammissione di diversi politici (e anche di Crovella, qui nella nostra piccola irrilevante bolla), solo un tassello di un progetto più ampio; chi non condivide quel progetto ha quindi fatto bene a votare No.
    Tutto questo per dire che non mi sembra scandaloso votare anche tenendo conto di chi propone una riforma.
     
    PS: pour parler, rimane la sensazione (sottolineo: sensazione, non corroborata da prove forti) che questa riforma fosse anche un modo per andare a piantare una bandierina in campo avversario, quello della Costituzione.

  15. P.P.S.
    Che poi, fra l’altro, gli imprenditori che spostano le aziende all’estero dovrebbero essere visti dal Vero Patriota (TM) come traditori della Patria e come tali incarcerati senza processo.
    Trovo curioso che proprio tu, invece, “strilli come un’aquila” (cit.) che vanno assecondati e quasi coccolati perché si ricredano, ma poi gli presti pure assistenza in tali esecrabili uffici.
    Ah, non ci sono più i Patrioti di una volta! 🙂

  16. Ah, beh, Crovella, se l’ha detto Calenda allora deve essere una Verità Oggettiva Indiscutibile… 🙂
     
    Credo di cogliere, invece, il senso le tue riflessioni.
    Solo che non sono d’accordo, e tu interpreti il mio dissenso come scarso comprendonio.
    Il classico trattamento che riservi un pò a chiunque controbatta alle tue affermazioni, e quindi vabbè.
     
    P.S.
    Quanto al modificare la Costituzione: il referendum confermativo non è mica strada obbligata. Se si raggiunge la maggioranza qualificata dei 2/3 in Parlamento la riforma entra in vigore direttamente. Mi pare.
     
    Solo che, in quel caso, bisogna di solito mettersi d’accordo con l’opposizione. E questa è una pratica alla quale l’attuale maggioranza sembra piuttosto refrattaria, preferendo, per propria ideologia, il considerare il mandato elettorale come carta bianca per fare qualunque cosa e tutti gli altri muti.
    Così si è scelta la scorciatoia del referendum, confidando di avere il popolo dalla propria parte, col risultato di una sonora smusata.
     
    Peraltro, non è nemmeno la prima volta che succede a chi pensa di poter fare riforme costituzionali senza cercare un consenso più ampio.
    E ogni volta c’è sempre qualcuno che si sorprende o trova giustificazioni improbabili… 🙂

  17. Ripropongo invece la teso che si tu che non cogli le mie riflessioni. Leggi le dichiarazioni odierne del Sen. Calenda che, oltre a sbattere la porta in faccia al Campo Largo, ha detto che la vittoria del NO ha messo una pietra tombale su ogni ipotesi di future riforme costituzionali, intendendo non solo sul tema giustizia. Purtroppo anche lui la pensa come me e come molti (quasi tutti) imprenditori. Petche’ questo NO lascia la sensazione che il popolo non voglia proprip cambiare, salvo piccoli dettagli collaterali tipo ridurre i parlamentari, come fatto qualche anno fa. Ergo per i prossimi 10-20 anni almeno, più nessun politico proporrà riforme profonde della Costituzione, troppo forte è il rischio della sconfitta. Questo penso al di là dei tecnicismi del quesito di questo referendum. L9 stesso pensano i tanti.imptenditori conci ho parlato da lunedì. E chi già era tentato di spostare l’azienda, sta davvero convincendosi che è bene che lo faccia e anche in fretta 

  18. la gente preferisce NON cambiare“”nessuno si riprenterà a cambiare anche soilo quel pezzettino
     
    Crovè, continui a mettere insieme cose molto diverse e a farne una spiegazione unica e monotematica.
     
    Il referendum non è stato cambiare vs non cambiare.
    È stato QUESTA riforma sì o no. E la risposta è stata NO.
    Non perché “la gente preferisce NON cambiare”, in assoluto, ma perché non è stata ritenuta una buona riforma.
    Oltre, probabilmente, a una quota di elettorato a cui — come hai scritto tu stesso — “sta sul culo” il governo e che avrebbe votato NO anche alla Divina Commedia.
     
    Ma se, come indicano i sondaggi, una parte non trascurabile del NO arriva anche da elettori di destra, allora forse la proposta puzzava a prescindere dal colore politico del naso.
     
    Aggiungici una campagna referendaria piuttosto imbarazzante — con Meloni e Nordio di fatto tra i migliori testimonial del NO — ed ecco il risultato.
     
    Quanto al fatto che “nessuno si ripresenterà a cambiare quel pezzettino”, è un salto logico tutto tuo.
    Ma chi l’ha detto? Magari qualcuno più capace, più autorevole e meno fazioso potrebbe anche riuscirci. Soprattutto se l’obiettivo è far funzionare meglio la magistratura, non vendere tecnicismi difficili da digerire puntando sulla propaganda (non saprei come altro definire certe frasi imbarazzanti pronunciate da esponenti del governo, Meloni in primis).
     
    Infine: dire che milioni di persone “non hanno capito” e poi “tutti a frignare” non è un’analisi, è liquidare il dissenso.
    In democrazia, quando perdi, l’alternativa non è spiegare agli altri perché hanno torto, ma capire perché non li hai convinti.
    Sempre che l’autocritica non sia finita fuori produzione, tipo le auto del 1948 🙂

  19. Vedi che NON capisci mai fino in fondo? Ho detto che la Schlein ha perso contro Conte.  E alla grandissima. Pur avendo un pacchetto voti superiore, circa 1,5 volte, Conte ha già “chiesto” le primarie… Se  vanno alle primarie, Conte è dato avvantaggiato (43%) contro la Elly (37%). Inoltre per le primarie si è palesato anche Ruffini (es Agenzia delle entrate) che rappresenta l’ala più centrista del PD: aria di stracci che volano anche al Nazzareno. Non parliamo di Bonelli che ha affermato che ritiene che AVS possa guidare la coalizuone. Sarò curioso di vedere come si “scanneranno” i pretendenti alla primarie del cosiddetto Centro Sinistra. Cacciari ieri sera in TV ha usato proprio il termine “scanneranno”. Come si può pensare che, dopo essersi scannati fra di loro nelle primarie, riformi squadra compatta per le politiche? Ovvio che scorie delle primarie restano nel sangue. Se Giorgia è furibonda, Elly non è meno preoccupata… Anzi secondo me sta meglio la Meloni: sbollita l’incazzatura, ripartirà come un carrarmato. invece Elly starà a friggere sulla graticola ardente per un anno e passa… Tutto da ridere.
     
    Cmq, sul mancato cambiamento io non sono preoccupato per me, che sono già molto “estero” e ci metto un attimo a diventare estero al 100%, ma per il conteso futuro in cui vivranno i miei figli, intesi sia come miei figli anagrafici che come “nuove generazioni”. A tutto ciò non pensano certo gli orfani del reddito di cittadinanza…
     

  20. Va bene Crovella, abbiamo capito, sei un attento lettore del foglio e del giornale e Sallusti e Feltri i tuoi maitres a penser…
     
    Intanto si sono dimessi anche la Santanché e Gasparri, giusto per confermare la tua analisi che in fondo ha perso la Schlein 😂

  21. @76 Non ho mai negatoi la vittoria. esprimo rammarico perché la gente preferisce NON cambiare. Senza quel cambiamento “lì”, cioè senza estirpare l’aumma aumma delle correnti della magitratura, nessun altro cambiamento avrebbe efficacia. E adesso nessuno si riprenterà a cambiare anche soilo quel pezzettino §”lì”, magari con altre modalità 8che, o0nestamente io non vedo sul punto specifico). E quindi staremo fermi in un mondo che cambia ogni giorno e questo renderà sempe più faticoso fare impresa in Italia e quindi le imrpe4se se ne adranno o sostituiranno i dipendenti umani con l’IA. C’entrano eccome gli orfani del reddito di cittadinanza, non saranno il 100% dei No, ma una bella fetta lo sono stati. Sarò curioso, a suo tempo, di vedere come finanzieranno manovre del genere. a fronte di fuoriuscita di imprese, ovvero di contesti in cui si crea ricchezza e i lavoratori percepiscono gli stipendi. I diritti c’entrano eccome: in un mondo dove il lavoro ha infinitamente meno tutele di quelle italiane, le imprese si spostano altrove. Se non entriamo nella logica che dobbiamo ridurre i diritti dei lavoratori, diritti che per le imprese sono dei “costi” più indiretti che diretti (ecco perché non emergono nelle statistiche), ma proprio per questo sono sfibranti, le imprese se ne vanno. Un imprenditore q1ualche mese fa mi ha detto che lui tutti i giorni ha sul tavolo una causa di lavoro. orami anche in cotensiosi potenzialmente fra due cittadini (es mobbing del capufficio sul suo subalterno oppure situazioni ambigue fra collega maschio e collaga femmina), i legali della parte ricorrente (cioè di chi si ritiene danneggiato) cita anche l’imresa, in base al principio che l’imprenditore deve “controllare” il corretto svolgimento di cuiò che accade durante il lavoro… E’ una strategia giuridica legittima e finalizzata al fatto che, di riffa o di raffa, qualche soldarello lo porti a casa anche dall’azienda… e cmq tutto ciò significa: riunione con il proprio avv.to, stesura delle memorie, rilettura, discussioni, mail, sagrin notturni (sagrin: termine piemontese per preoccupazioni), udienze, sentenze, risarcimento ecc ecc ecc. Tutto questo in Italia è esasperato: Polonia, Cekia, Slovacchia e ora anche Bulgaria (che dal 1 gennaio scorso è entrata nella UE) non hanno NIENTE di tutto ciò. Non parliamo di paesi europei non ancor UE (Albania ecc) e meno che mai paesi non europei tipo Marocco ecc. Non a caso Stellantis tiene pressoché chiusa Mirafiori e produce la Panda in Polonia e in Marocco: costa di meno produrre le panda là e poi sostenere il costo di trasporto per venderle in Italia (a pari prezzo di listino), piuttosto che produrle direttamente in Italia, senza il trasporto. Più chiaro di così. Quelli che hanno votato NO non hanno capito che accelereranno questo trend. E poi tutti a frignare perché sono rimasti disoccupati.

  22. oggi andiamo in guro ancora con le auto del 1948? Usiamo telefoni del 1948? Vestiamo abiti del 1948? Pensiamo come si pensava nel 1948?
     
    Bell’elenco, Crovè. Ti starai mica salvinizzando, neh? 🙂
     
    Il punto non è se la Costituzione sia vecchia oppure no. Tant’è che è già stata modificata più volte, proprio perché è uno strumento vivo, non un reperto da museo.
     
    La questione è nel COME la si intende cambiare ma soprattutto nel PERCHE’ e – non meno importante – nel CHI propone il cambiamento.
     
    Dal risultato referendario mi pare abbastanza evidente che, in questo caso, il COME, il PERCHE’ e il CHI non hanno convinto la maggioranza di chi è andato a votare.
    In altri casi, invece, è successo.
     
    Tutto qui, Crovè. Non c’è bisogno di tirare fuori fantomatici “orfani dei redditi di cittadinanza” nè di agitare scenari apocalittici sullo “spostare le aziende fuori dell’Italia” o “sostituire lavoro umano con tecnologia e IA” – fenomeni che, peraltro, avvengono già da anni e dipendono da dinamiche molto più complesse e strutturali.
    E nemmeno di citare come esempio per il SI “gli imprenditori”, come se fossero un blocco monolitico.
     
    Forse per metabolizzare meglio basterebbe un pò di sana autocritica. Che, in genere, aiuta a digerire più della propaganda. Sempre che tu sappia cosa significhi fare autocritica… 🙂

  23. La Costituzione è vecchia, i principi che la sostenevano sono vecchi, gli ideali sono vecchi?
    Beh forse…però sono vecchi anche i ministri pregiudicati o quelli accusati di frode ai danni dello Stato e l’idea dell’Uomo Forte o che il Capo ha sempre ragione.
     
    Noi siamo minimalisti, ci accontentiamo di aver dato un botta a queste ultime di  vecchiezze. 😎

  24. La Costituzione è basata su principi come l’eguaglianza, la solidarietà, l’equilibrio e l’indipendenza dei poteri, ecc. (spero non ci sia bisogno di elencarli).
    La gente ha bisogno di andare a scuola, lavorare, curarsi, difendersi dalle ingiustizie e dai soprusi dei più forti, ecc. esattamente come nel 1948.
    Dire che si tratta di principi “vecchi”, non più adatti allo scenario attuale, o sostenere, come fai tu, che la Costituzione vada riscritta da capo a piedi (esercizio in cui, a tuo dire, ti stai anche cimentando), equivale a rimarcare la propria distanza da quei principi.
    Insomma: una posizione ideologica (CVD).

  25. Carlo non entro nel merito perché sicuramente hai più competenze di me nel giudicare se era meglio notare Si o No…..
    PERÒ HA VINTO IL NO. fine della discussione

  26. Sto per spedire a Gogna l’articolo citato e verificherete che non sono solo io a pensarla così. quanto alla faccnda del saper perdere, non c’entra. Purtroppo è stata persa una importante occasione per iniziare a modificare il modello italiano. Senza la separazione dei CSM (finalizzata a stroncare l’aumma aumma delle correnti, cancro riconosciuto anche da esponenti della sinistra), tutte le altre riforme sono inefficaci…
    Sì confermo che la Costituzione è vecchia. Non sono per nulla in polemica con i padri costituenti, di cui riconosco la bravura e la limpidezza. Però la Costituzione è stata concepita nel corso del 1947 ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Poco meno di 80 anni fa. E allora: oggi andiamo in guro ancora con le auto del 1948? Usiamo telefoni del 1948? Vestiamo abiti del 1948? Pensiamo come si pensava nel 1948?… Non credo proprio. Il mondo sta cambiando ogni giorno alla velocità della luce e stare fermi a 80 anni fa significa andare indietro in termini relativi rispetto al resto del mondo… chi si arrocca sugli ideali pensando che la loro nobiltà di salverà, fa il male dell’Italia, non il suo bene.

  27. Del resto da uno che presta la sua professione a massacrare la vita dei lavoratori a tutto vantaggio di imprenditori che sono dei razziatori, cosa cu si può aspettare?!?! 

  28. permessi, legge 104, malattia, congedo parentale esteso ora anche ai padri e a entrambe le madri di famiglie gay

    Questi, secondo lui, sarebbero “ideali”, non misure concrete che servono alla gente per vivere.
    “Più mercato, e meno Stato” sarebbe il nuovissssssimo slogan.
     
    Di tutto quello che ha scritto, sono d’accordo solo su una frase:

    Alla fine si raccoglie quello che si semina…

     
    PS: lascio perdere la litania, ormai ripetuta più volte quotidianamente a pappagallo, sulla Costituzione “vecchia”, ossessione di una destra che, non avendone partecipato alla stesura, non vi si è mai riconosciuta.
     

  29. Ah, Crovella, gli imprenditori che citi sono gli stessi che votano lega per la battaglia  anti immigrati,  e gli stessi che possono mettersi sul mercato grazie al lavoro degli immigrati, spesso non in regola, o con contratti farlocchi.
    Ti credo che hanno votato sì, sono quelli che “vuole fattura o preferisce che  le faccio risparmiare 100 euro”,  e mi fermo qui.

  30. Il termine che più gli si adatta è “asfissiante”. Dopo averci ripetuto per  decine e decine di volte il suo punto di vista, che a sua detta è l’unico valido in un mondo di scriteriati che bloccano l’Italia, forse invece sarebbe il momento di cominciare seriamente a proporre qualcosa di valido per migliorare il funzionamento della giustizia, non con questa riforma che con la giustizia non c’entrava nulla. 

  31. Crovella bisogna anche saper perdere…capisco che accettare  una sconfitta sia a volte difficile, però un minimo di dignità, buon gusto, decenza… chiamala come vuoi ,

  32. Non è solo la mia ricetta, ma è condivisa con una base che aumenta col passare del tempo e la lucidità di analisi del voto. I 15 milioni di NO sono in realtà 15 milioni di chiodi che crocifiggono l’Italia all’immobilità collegata a un modello concepito 80 anni fa. Ideali purissimo, quelli dei padri costituenti, ma oggi “vecchi” e stravecchi. Inoltre stanno energendo conferme di quanto il mio istinto mi sta dicendo da tempo, ovvero che il mondo produttivo “vuole” cambiare e che invece a mantenerci fermi sono gli orfani del reddito di cittadinanza. Sul Giornale di oggi c’è un bellissimo articolo (che domani spedirò a Gogna) in cui si dimostra che il SI ha vinto e stravinto in regioni e province che, sommate, costituiscono circa il 50% del PIL nazionale e soprattutto quasi tutto il mondo industriale. È quell’insieme che io, sintetizzando, chiamo “gli imprenditori”. I quali, di fronte alla continua invarianza del modello, vedranno sempre più attraente l’idea di spostare le aziende fuori dell’Italia o, in subordine, di sostituire lavoro umano con tecnologia e IA. Ergo questi 15 milioni di NO sono destinati a restare con le pance vuote. Arduo, in futuro, parlare ancora di “diritti” se non ci sarà più da riempire le loro pance…

  33. Purtroppo temo che Meloni stia per diventare l’ennesima delusione. Molti hanno pensato di aver trovato in lei quella leadership autorevole, forte, coraggiosa e determinata di cui il Paese avrebbe bisogno per riprendersi dallo stallo e navigare in questa situazione internazionale difficile. Mi sembra che la luna di miele stia un po’ deteriorandosi ed emergano nel suo comportamento molti elementi tipici dei nostri politici di professione che tendono a privilegiare la tattica e una certa furbizia manipolatoria. Non e’ che l’attuale opposizione abbia leader più performanti. Anzi. Il risultato è una grande volatilità del consenso che macina uno dopo l’altro personaggi di diverso colore che dopo una fase nella quale intercettano le speranze di aver trovato il “Salvatore” poi si rivelano dei leader farlocchi. Dalla caduta della classe dirigente della Prima Repubblica siamo dentro questo gioco ripetitivo e non riusciamo ad uscirne. E infatti siamo fermi e piantati e riusciamo a tirare avanti grazie ai debiti che continuano a crescere e alle ricchezze private accumulate dalla generazione dei padri. Nel Paese le risorse anche umane ci sono ma finché non si trova un gruppo dirigente che faccia da catalizzatore, ma vero e non puramente “recitato” e “inventato” , penso che continueremo a galleggiare svendendo progressivamente i gioielli di famiglia, finché durano. Se ascolto la ragione prevale il pessimismo anche dopo questo referendum che comunque ha dimostrato voglia di prendere posizione da parte dei cittadini, poi per fortuna c’è anche la volontà…

  34. Insomma non ti schiodi dall’idea che solo la tua ricetta sia giusta e che tutti quelli che non sono d’accordo o sono stupidi o non vogliono capire.
     
    Ti stai giudicando da solo.

  35. Insomma non vi schiodate dalla vs preferenza per gli ideali anche a scapito di veder scappare tutte le aziende e quindi il lavoro da cui traete lo stipendio per vivere.. . Che ve posso dì? Se non lo capite, lo capirete quando vi verrà fame e  mangerete… gli ideali. L’Italia non ha particolari materie prime da vendere sul mercato internazionale: la ns economia è sostanzialmente di trasformazione. Anche il terziario vidi di conseguenza. Se il settore produttivo se ne va, non ci saranno più entrate per tasse e quindi non ci saranno neppure le risorse finanziarie pubbliche per un nuovo mega reddito di cittadinanza… Vi state condannando a morte! Contenti voi!

  36. Ma certo Benassi, gli imprenditori che se ne sbattono dei numeri (Crovella dixit) cosa vuoi che facciano se non pretendere dagli umili sottoposti (copyright Villaggio)? Però se sono sicuri che i plotoni di esecuzione (copyright Bartolozzi) sono disinnescati…
    Per il bene del Paese, ovviamente.

  37. Matteo, ovviamente difendo la Pitonessa per paradosso: perché è troppo comodo per un capo cercare di trovare dei capri e delle capre da dare in pasto alle folle per cercare di sfuggire alle sue responsabilità e ai suoi errori. Un capo che si comporta così dimostra di non essere un leader: nel lavoro come nella vita sociale. E la furbizia non basta: può permettere di galleggiare ma non di “fare la differenza” come si dice oggi, e questo a prescindere dal colore della bandiera. 

  38. Io sono certo di destra, ma sono soprattutto un convinto sostenitore del sistema capitalista e in  particolare imprenditoriale.

    Certo un sistema che, per il bene del paese, prevede che tutti i sacrifici li devono fare i lavoratori e non certo gli imprenditori.
    Lavoratori dovete rinunciare ai vostri diritti, non lo fate per voi, ma per il bene del paese tutto. 
    Ma guarda un pò sono sempre i poveracci che ci devono rimettere. E ne devono anche essere contenti e onorati perchè è per il bene di tutti,… soprattutto degli imprenditori, come gli Agnelli che sono un esempio di sana e lungimirante imprenditoria. 
    Onore agli Agnelli.

  39. le aziende se ne andranno lo stesso, sbattendosene se i cittadini italiani hanno dimostrato di preferire l’intangibilità della Costituzione… o si cambia profondamente il modello o le aziende (che offrono lavoro) se ne andranno tutte e vi terrete il deserto… per cui questa vittoria del popolo è solo una vittoria di pirro…

  40. D’accordo voi volete che il sistema Italia cambi, perché credi che gli imprenditori stiano fuggendo. E pensate di conoscere il modo migliore per ottenere questo cambiamento e che questo coinvolga la riforma del CSM.
    Così la magistratura non sarà più un plotone di esecuzione e chi è al governo (o forse sarebbe il caso di dire al potere) non rischierà di vedersi ostacolato e potrà fare quello che vuole. Per il bene dell’Italia, ovviamente, senza alcun pericolo di fascismo.
    E la Schlein, che poverina non l’ha capito ha votato contro, ma poi ha perso lo stesso.
     
    Però la maggioranza degli italiani ha dimostrato di non essere d’accordo con la vostra analisi, il vostro modo di ragionare e con le vostre soluzioni.
    Per cui Gioggia è stata costretta a “dimissionare” un paio di impresentabili gaglioffi (che fino a lunedì le andavano benissimo)
    E per la terza staremo a vedere…anche se Pasini la difende!
     

  41. La Sclhein secondo me è perfino “sconfitta”, visto quanto è garrulo Conte… il sondaggista di RAI 1 ha già dato Conte vincitore (43%) contro Sclhein (37%)  alle ipotetiche primarie….
     
    Beh certo che io spingo per un cambiamento del modello Italia, ma non è il cambiamento che voi imputate ai politici di destra. Io sono certo di destra, ma sono soprattutto un convinto sostenitore del sistema capitalista e in  particolare imprenditoriale. Il mondo imprenditoriale NON ne può più delle criticità strutturali del modello italiano. Ormai spostare le aziende è infinitamente più semplice e meno costoso dei decenni scorsi.  Le aziende non puoi obbligarle a stare qui: o crei un contesto che vada incontro ai loro desiderata oppure se ne vanno. Se le aziende se ne vanno, per l’imprenditore non cambia niente, anzi forse fa perfino più profitti (perché altrove i costi di struttura sono inferiori e ci sono regimi fiscali accattivanti). Viceversa se le aziende italiane se ne vanno, i lavoratori italiani restano qui e diventano “disoccupati”… Contenti voi…

  42. Lo diceva Suor Maria: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Poi essendo vendicativa, ora vuole un po’ di impiccagioni pubbliche per trovare dei colpevoli. Io difendo quella tenace spudorata della Santanche’’, e’ il capo che si assume le responsabilità, e non fa pagare le sconfitte ai collaboratori che fino a ieri difendeva con forza. Non è un bello spettacolo essere scaricati come camerieri dopo una sconfitta. Aggiungo che l’avvertimento di Suor Maria dovrebbe ricordarselo anche la apparente vincitrice, che rischia di illudersi pensando che quello sia un suo risultato. Ha scampato il fuoco amico e la ghigliottina in caso di sconfitta ma non si è conquistata il trono o meglio la candidatura al trono. Per fare il leader della coalizione la strada è molto lunga e piena di trappole. L’ambizione non basta per uscire Papa dal Conclave. La scalata adesso diventa interessante vista con il binocolo da Villa Alzheimer e più originale perché non sono in lizza i soliti maschi alfa i cui schemi di gioco conosciamo tutti fin dalla scuola elementare e dall’oratorio, chi lo ha frequentato, per non dire dei gruppi montagnardi. Saluti. 

  43. P.S.: è anche facile farti notare che Benassi nel suo #54 non ha  parlato di fascismo né usato parole che potessero adombrarlo (come dittatura, autoritarismo, ecc.) e tu subito ti sei affannato a negarne il pericolo, denunciando il vostro retropensiero.
    Un po’ come la Bartolozzi con “il plotone di esecuzione della magistratura”  e Nordio con “se la Schlein fosse furba saprebbe che domani servirebbe a lei” hanno reso palese a tutti a cosa sarebbe dovuta servire la riforma costituzionale che secondo te serviva a svecchiare questo povero paese.
     

  44. “Sorvolo sul fatto che” seguite da righe di enunciazione di quello che hai affermato voler sorvolare…ma se non sorvolavi?
     
    “ora si sono opposti solo per esigenze elettorali e non di merito”
    Questa frase è concettualmente sbagliata, perché le esigenze in questo caso sono politiche
     
    “L’ammodernamento del modello Italia NON si incentra sulla sola riforma della magistratura, ma anche questa costituirebbe uno dei tantissimi tasselli di cui abbiamo bisogno”
    Come è sbagliata questa frase. Quella riforma era un tassello (essenziale?) dell’ammodernamento di cui voi pensate di aver bisogno.
    L’opinione del popolo è stata che di quella riforma non avevamo nessun bisogno.
    E forse anche che i metodi che avete ritenuto idonei per farla approvare, mistificatori e fraudolenti, erano da censurare.
    Circa i successivi tasselli che avete in mente, dichiarati o meno, io ho la mia opinione, il resto degli italiani non so.
    Ma ci spero.
    Anche perché ritengo che la mentalità e il modo di agire dei gaglioffi recentemente dimissionati siano parte integrante dei tasselli che vorreste introdurre.

  45. @54 Scusa la franchezza: tu non hai capito niente e continui a non capire i veri dati del problema. Non li ripeto. Non so più come spiegare che perfino gli esponenti del SI indiscutibilmente di sinistra sottolineano che NON c’era assolutamente il pericolo fascista e che, invece, non voler cambiare mai nulla del modello Italia comporta l’affossamento definitivo dell’Italia a livelli da terzo mondo… Guarda che alle ripercussioni di tale rischio sei molto più esposto tu di me. Io ci metto un attimo a trasferire residenza a Briancon, poco al di là del confine italo-francese, prendo la corrispondente della partita IVA francese, pur continuando a lavorare via on line come faccio adesso, fiscalmente pago le tasse in Francia… se ho bisogno/piacere di venire a Torino, in un’ora e mezza leggermente abbondante sono in città… e a quel punto dell’Italia inabissata a livello di terzo mondo me ne strafotto alla grandissima…. La mia sensazione invece è che il popolo bue che ha votato per il NO sulla base delle considerazioni che esponete voi (pericolo fascista, governo di gaglioffi, voto NO per genocidio di Gaza, Iran Trump, rincaro benzina e infine “voto NO per mandare Meloni a casa” ecc ecc ecc) alla fine non potrà “spostarsi” facilmente dall’Italia e, se davvero l’Italia si inabisserà come temo, io mi salverò e voi non credo proprio… Alla fine si raccoglie quello che si semina…

  46. scagli la prima pietra SOLO chi è senza peccato…

    Ma cosa c’entra? Siamo mica in Parlamento, eh.
    Scaglio tutte le pietre che mi pare, in primis perché non ho nessuna bandiera da difendere. 
     
    Le dimissioni di ieri rimangono una buffonata.
    Se in passato e con altri governi sono già acceduti episodi simili, o peggiori, comunque la questione non si sposta di un atomo: fino all’altro ieri i tre andavano benissimo e improvvisamente da ieri invece no?
     
    E come dice Benassi: chissenefrega delle motivazioni di Conte, Schlein, Pinco e Pallino.

  47. A me delle intenzioni di certa (presunta) sinistra, di quello che avevano detto nel passato, di quello che volevano fare ma non hanno fatto, di presunti fior di luminari del diritto, di intenzioni elettorali piu o meno velate dietro il NO, non me ne frega nulla!!
    Quello che mi interessa e applaudo, sono i cittadini italiani, la gente comune, che non si sono comportati da sudditi, ma ha alzato il culo,  sopprattutto i giovani, e sono andati a votare lanciando un CHIARO messaggio ai gaglioffi politicanti, che invece erano convinti di avere a che fare con dei pecoroni da raggirare facilmente. 
    Questa volta sono i gaglioffi politicati a subire la beffa dei cittadini, soprattutto giovani.
    Succede…e dovreste riflettere.

  48. Io NON appartengo a quelli che volevano o continerebbero a valer “fare i furbi”, perché sono genuinamente convinto della necessità di questa riforma da circa 30 anni, cioè da quando è nata nell’alveo della sinistra ed è stata coltivata a lungo dalla sinistra, senza che sia mai riuscita a portarla davanti al popolo. fior di magistrati e di intellettuali, anche di specchiata appartenenza alla sinistra, si sono schierati apertamente per il SI. Quindi tutta questa prosopopea che  noi “volevamo fare i furbi” è molto fastidiosa perché dimostrate che NON sapete minimamente analizzare i fenomeni e distinguerne le diverse componenti.
     
    Sorvolo sul fatto che, in passato, il Pd e anche lo stesso Conte sono stati a lungo favorevolissimi alla separazione delle carriere e ora si sono opposti solo per esigenze elettorali e non di merito. Ho sentito Conte che ora si mette a spaccare il capello in quattro, dicendo che, quando lui era a palazzo Chigi, era favorevole alla riforma compreso il meccanismo del sorteggio fra i magistrati, solo che ui lo voleva “temperato” e non assoluto… quisquilie per giustificare l’odiena contrapposizione, in realtà elettorale. Cioè sono “scuse” per dire che oggi Conte è stato per il NO. mIn realtà il fronte del NO è stato mosso quasi esclusivamente da esigenze elettorali, sia nel confronto con la destar, sia nel derby interno Conte-Schlein sulla leadership. Infatti Conte ha annusato il vento e  ha immediatamnete lanciato le primarie, perché solo attraverso tale meccanismo può pensare di esser lui il candidato premier alle politiche 2027.
     
    Ammodernare il modello: l’ho spiegato in mille maniere, se non ci arrivate è chiaro che avete dei limiti di comprensione. L’ammodernamento del modello Italia NON si incentra sulla sola riforma della magistratura, ma anche questa costituirebbe uno dei tantissimi tasselli di cui abbiamo bisogno, sennò affonderemo sempre di più a livelli da terzo mondo.
     
    Dimissioni di ieri: che tali personaggi (e altri) non fossero fin dall’inizio meritevoli di far parte del governo l’ho sempre sostenuto, e non solo in questa sede. Però impreparati e gaglioffi esistono in ogni famiglia: potrei farvi un elenco sterminato di casi ridicoli in svariati governi di ogni epoca e di ogni colore politico, risalendo anche alla Prima Repubblica… Per cui: scagli la prima pietra SOLO chi è senza peccato…

  49. Di sicuro se avesse vinto il SI le dimissioni non ci sarebbero state, manco ne avrebbero parlato.
    Questa è la serietà di questo governo, che se ne frega del paese ma pensa solo agli affaracci propri.

  50. Delmastro e Bartolozzi si sono dimessi….ma guarda un pò… Ora taccherà alla Santanchè…??

    Infatti questa è proprio una buffonata.
     
    Meglio tardi che mai, eh, però fino ad un minuto fa “non erano in discussione”, e adesso? Cos’è cambiato?
    Fanno da capri espiatori?

  51. L’impunità politica che si voleva imporre con il SI del referendum è stata cancellata dal NO
     E adesso, d’incanto  partono le dimissioni del vari personaggi specchiati di cui si fregiava il governo.
    Ma guarda un pò…

  52. Crovella, ma di che mordenizzazione parlate?!?! 
    Con il SI volevate fare i FURBI, ma gli italiani non sono tutti stolti come voi invece pensate. 
    L’occasione di apparire seri e sinceri difronte agli italiani, anche quelli che vi avevano votato, l’avete persa voi. 
    A fare troppo i FURBI cercando di raggirare si toppa.
     
    Delmastro e Bartolozzi si sono dimessi….ma guarda un pò…
    Ora taccherà alla Santanchè…??

  53. Sul tema specifico “gestione delle risorse umane” i dati incidono pochissimo sulle scelte imprenditoriali, perché le questioni sono altre e e confluiscono (per l’imprenditore) nella voce “rotture di coglioni”. Esempio che ho citato l’enorme massa di cause di lavoro dovute alla massiccia e complicatissima legislazione in merito, tipicamente italiana. Al contrario in molti altri paesi, tipo USA o est Europa, licenzi dalla sera alla mattina. Il mercato è molto più fluido e chi è licenziato ha più facilità a trovare un altro posto. Gli imprenditori stranieri, abituati a ragionare come a casa loro, sottostimano assai questo risvolto: quando poi, rilevata una azienda italiana o impiantata ex novo una loro azienda in Italia, si scontrano con queste “rotture di coglioni”, dopo un po’ escono di cotenna e (tempo 2-3 anni) se ne vanno. CIAONE!
    Per quanto riguarda i dati del costo del lavoro essi sono fuorvianti perché sono “individuali” cioè riferiti al singolo lavoratore. Ilo grave problema dell’Italia è che se vuoi avere una produzione continua devi prendere 2 lavoratori dove all’estero ne basta uno o (nella migliore delle ipotesi) 3 lavoratori al posto di 2. Spesso poi anche una impresa media deve assumere una persona apposta (che diventano due per i suddetti motivi) solo per gestire tutte queste problematiche… Tutto ciò a causa degli infiniti lacci e lacciuoli della legislazione italiana sul lavoro, un vero “peso” per le aziende. Di conseguenza i costi vanno raddoppiati o quanto meno moltiplicati per 1,5. Ecco anche la causa della perdurante stasi degli stipendi reali da 30 anni in qua. La produttività del lavoro italiano è bassissima (per l’eccesso di diritti: permessi, legge 104, malattia, congedo parentale esteso ora anche ai padri e a entrambe le madri di famiglie gay, ecc ecc ecc, tutto rapportato a mondi del lavoro stranieri, dove tutto questo NON ESISTE o esiste in misura contenutissima). Tutte queste cose sono nelle pieghe delle statistiche, non sono evidenti e quando un imprenfitore straniero analizza l’ipotesi di venire in Italia, non coglie questi trabocchetti: quando poi è qui è tardi, solo0 che tempo 2-3 anni non ne può più e se ne va. Potrei farvi centinaia di esempi, molti mi sono letteralmente passati fra le mani. Vedremo quanto resisterà il greco che ha appena comperato Repubblica (auguri!)

  54. Torino città è storicamente di sinistra (abbondante presenza numerica di classe operaia), non c’è da stupirsi del risultato, inserito nel trend generale. Che poi a Torino ci sia un enclave di destra sabauda, seria e rigorosa non incide (purtroppo) sulle elezioni, proprio per una questione di numeri: infatti abbiamo avuto q1uasi sempre sindaci di sinistra (diveroso l’esito nelle elezioni regionali, perché fuori dalla città c’è una mentalità distribuita in % diverse). Può darsi che anche a Torino ci siano orfani del redditi di cittadinanza, e quando mai l’ho negato….
     
    Cmq che gli orfani del reddito di cittadinanza siano torinesi, napoletani o di qualsiasi altra località, ve li lascio da mantenere con summo gaudio.
     

  55. Tenetevi gli orfani del redditi di cittadinanza (quelli che a Vapoli hanno votato per il NO al 75%)
     
    Crovè, a Torino il NO ha vinto con il 64.7%.
    Quindi, seguendo il tuo ragionamento, anche un botto di sabaudi sarebbero improvvisamente diventati “orfani del Reddito di Cittadinanza” ?
    Esilarante 🙂
     
    Ma la cosa più interessante è che, secondo i sondaggi, il NO ha nettamente prevalso fra l’elettorato più giovane (under 34/under 50).
    Mentre fra i c.d. VDM  🙂  il SI risulta maggioritario.
     
    Sembrerebbe quindi che questa presunta “modernizzazione” non sia stata considerata tale proprio da chi dovrebbe essere più attento al futuro e meno legato ai privilegi acquisiti.
     
    Forse tutti i (tanti) giovani che hanno votato NO sono anch’essi “orfani del redditi di cittadinanza“, oppure i presunti aspetti modernizzanti non sono stati spiegati bene. O whatever.
     
    In ogni caso, Crovè, alla luce della tua pretesa di riscrittura della Costituzione, forse conviene farsi qualche domanda.
    Non sarà che, nonostante tutti i recenti tentativi di delegittimazione, la fiducia degli italiani nei magistrati resta ordini di grandezza superiore a quella nei politici ?
    E che all’attuale classe politica manca l’autorevolezza necessaria per mettere le mani nella Costituzione?

  56. Non che ci si potesse aspettare altro, ma Crovella ci propone (propina?) la classica, stantia, evergreen, soluzione da “manuale del piccolo capitalista”: più deregulation per tutti!
     
    Meno diritti (=lavoro più povero), proprio come in “Turchia, Nigeria, Egitto, Iraq” (cit.), altrimenti diventeremo come “Turchia, Nigeria, Egitto, Iraq” (cit.).
    Chiaro, no?

  57. 2006 Berlusconi, 2016 Renzi, 2026 Meloni. 3 governi di destra bastonati a scadenza decennale (non ditemi che Renzi è di sinistra).
    Evidentemente gli italiani si svegliano (per rispetto di chi firmò questa Costituzione) solo quando c’è sentore di assalti autoritari mascherati da regali per il popolino. Speriamo che alle prossime elezioni ci sia altrettanta affezione e si tenga conto di tutte le malefatte che sono la normalità per questa classe di politici corrotti,  incompetenti, menzogneri e quanto di male si può dire.

  58. “Voi 0prorpio non avete contatti con lo spirito imprenditoriale. Non gliene frega niente dei numeri”.
    Qui si sfiora il sublime…non gliene frega niente dei numeri, proprio.
    Fanno gli imprenditori per spirito di servizio, loro!🤣😂🤣😂🤣
     
    “tanto la gente che crea ricchezza (in gran parte imprenditori o professionisti) sta trovare i meccanismi per non risultare soggetti passivi d’imposta agli occhi del fisco italiano (tutto legale, sia chiaro).”
    Si certo, un po’ come Delmastro e la Santanché…è per questo che votano per imbrigliare la Magistratura.
    Ma stavolta è andata maluccio.

  59. E daie con sit numeri. Voi 0prorpio non avete contatti con lo spirito imprenditoriale. Non gliene frega niente dei numeri, forse li guarda in fase preventiva, poi quando arriva in Italia e scopre che deve passare un giorno su 5 lavorativi a smazzare cause di lavoro, gli vengono i capelli dritti e se ne va. Scommettiamo che il nuovo prorpietario di Repubblica non si è reso minimamente conto di questo frangente: tempo 2-3 anni quando sarà pieno di cause di lavoro, darà lo spezzatino, venderà radio e testate locali a imprenditori garibaldini e col pelo sullo stomaco, e la redazione di Repubblica la sposta ad Atene. qualche firma di prgio resterà, perché ormai si lavora on line, ma il grosso dei dipendenti o si sposta ad Atene o resta a piedi… di fornte a questi stati d0’animo degli imprenditori non ci sono0 numeri che tengono. E le negatività del sistema Italia NON riguardano i componenti del governo (nè questo né altri, compreso il governo Draghi si tutti santi), ma sono criticità del sistema. Ecco quello che non riuscite a capire. Sapete che vi dico? Tenetevi gli orfani del redditi di cittadinanza (quelli che a Vapoli hanno votato per il NO al 75%) e ve li manterrete voi, tanto la gente che crea ricchezza (in gran parte imprenditori o professionisti) sta trovare i meccanismi per non risultare soggetti passivi d’imposta agli occhi del fisco italiano (tutto legale, sia chiaro).

  60. Comunque la Bartolozzi aveva dichiarato che se avesse vinto il NO sarebbe scappata dall’Italia. 
    Ma che lo faccia, non ne sentiremo certo la mancanza. E gli facciamo anche tanti auguri. 
    Matteo li avevo lasciati da parte, non volevo infierire troppo con il nostro esperto torinese, che già i sui concittadini sabaudi gli hanno fatto lo sgambetto.
    Sarà meglio che la Meloni riveda i sui pupilli.

  61. Benassi, che fai, mi dimentichi Santanché, Giuli e Lollobrigida? 😄
     
    Comunque sarebbe il caso che la si smettesse con le fole e le narrazioni indimostrate.
    Abbiamo già dimostrato che la mancanza di investimenti non dipende dal costo del lavoro, che è tra i più bassi.
    Adesso mi piacerebbe avere qualche numero circa tutte queste delocalizzazioni.
    E magari qualche riflessione seria sulla mancanza di investimenti stranieri in Italia…che comunque mal si coniuga con lo sbandierato babau delle acquisizioni straniere!
     

  62. Delmastro, Bartolozzi, Nordio. Una bella congrega per un governo di un paese.
    Poi ci mettiamo anche Bocchino che aveva urlato che il SI avrebbe vinto di 10 punti. 

  63. Ho citato Elkann perché è la punta dell’iceberg della classe imprenditoriale italiana, ma la classe imprenditoriale italiana è molto più ampia e frastagliata dei soli Agnelli-Elkann. Oggi sono pochi gli imprenditori che continuano a mantenere la sede sociale e l’attività produttiva in Italia. Nel mondo attuale, ipertecnologico, i capitali si spostano alla velocità della luce: basta un click del mouse. Spostare un’azienda è un filo più complicato, ma abbastanza semplice. Il lavoro, invece, se scappa fuori dall’Italia, è molto complicato riportalo qui, praticamente impossibile. Se non si ragiona sin questi termini, vi terrete tanti bellissimi ideali contenuti nella Costituzione ma… a pranzo e a cena cosa mangerete? I fogli di carta su sui è stampata la Costituzione?… Auguri…

  64. Tradotto: un altro pezzo di uscita della galassia Agnelli-Elkann dall’Italia. 

    Vampiri che hanno succhiato sempre sangue al nostro paese, spesso ricattandolo.

  65. Na va… la delocalizzazione all’estero di aziende italiane o la ri-fuoriuscita di eventuali (poche) aziende estere che ci “cascano” a venire in Italia è un fenomeno che dura da decenni.. non centrano nulla i governi di volta in volta in carica: è proprio il modello che non “piace” a chi fa impresa. I giornalisti di Repubblica se la fanno sotto… evidentemente hanno già mangiato la foglia e sanno che il nuovo editore ragionerà con logiche che non sono compatibili con l’attuale modello italiano. O cambiamo profondamente il modello o saremo destinati a diventare come Turchia, Nigeria, Egitto, Iraq… Ripeto: non che tutto dipenda da questo specifico NO, ma anche questa occasione poteva essere un tassellino verso la modernizzazione dell’Italia.

  66. Le aziende sane se ne vanno, o non vengono in Italia,  perchè al governo ci sono personaggi del calibro di Delmastro.
    El a Meloni invece di difendere gli interessi degli italiani che l’hanno anche votata, difende gente come Delmastro.

  67. E’ effettivo che il popolo preferisce “panem et circenses”, come dicevano i latini. A Napoli il NO ha preso il 75%. Quando ho visto questi dati verso le 17 di ieri, ho pensato: “guardali lì, gli orfani del reddito di cittadinanza! la fanno pagare perché è stato cancellato!”. alla sera in uno dei talk show politici è stata detta la stessa cosa. A parte questa situazione particolare, in generale non c’entra nulla l’attaccamento alla Costituzione come “valore”, c’entra il disagio per le difficoltà economiche della gente. difficoltà che NON si risolvono con manovre alla reddito di cittadinanza, ma ammodernando il modello scio-politico-costituzionale. Da questo punto di vista il risultato di ieri è un’occasione persa e confermo che giudico cretino chi ha votato NO solo come protesta per il disagio economico, perché ha votato esattamente per l’opposto di quello che gli servirebbe. La separazione dei CSM non risolverebbe da solo l’inadeguatezza del modello italiano, ma era uno dei “passettini” in direzione di un rinnovamento prodondo del modello. Se si preferisce il mantenimento di una Costituzione vecchia di 80 anni, bisogna saperne pagare anche le conseguenze. Sarà casuale, ma proprio ieri è stata diffusa la notizia ufficiale che il Gruppo GEDI (cioè Repubblica ecc) è stato definitivamente venduto ai greci e che La Stampa è stata venduta al gruppo Saes, cmq questo almeno italiano. Tradotto: un altro pezzo di uscita della galassia Agnelli-Elkann dall’Italia. Manca solo più che Jakie venda casa sua sulla collina torinese e non avrà più niente a che fare con l’Italia. Dipende dalla vittorio del NO? Non solo, certo, ma anche questo tassello collabora. Le aziende italiane se ne vanno da un contesto “obsoleto” come quello attuale del modello italiano. Le aziende straniere, se ci cascano a venire qui, tempo 2-3 anni delocalizzano o spostano a casa loro quello che hanno comperato da noi. Scommetto che i greci fra 3-5 anni avranno smembrato il gruppo Repubblica, rivendendolo a pezzi, e, se terranno la testata madre, ne sposteranno la redazione ad Atene. Risultato: più lavoro per i greci, più disoccupazione per gli italiani.

  68. Luciano, mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo acchiappato. Ma forse il nostro gran genio di geopolitica non crede alla semplice ma vera sapienza popolare. 

  69. Alberto, considerato che a Torino il no ha quasi raddoppiato il si, significa sono quasi tutti cretini (tranne lui).
    L’ha scritto Crovella in un commento, non io.

  70. È cessato il periodo del silenzio elettorale ed è terminato lo scrutinio delle schede votate: “Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi” Sandro Pertini. 

  71. “chissà magri si potrebbe organizzare un ma capanna margherita skialp del gogna blog”
    Guarda che il Capo è fortemente contrario all’uso dell’elicottero…

  72. No ma figurati , ci tengo tanto anche io ai temi del lavoro, era solo un n amichevole consiglio…chissà magri si potrebbe organizzare un ma capanna margherita skialp del gogna blog

  73. @123 Effettivamente ho partecipato con veemenza alla fase delle assemblee politiche al licero, stiamo parlando della seconda metà degli anni Serttanta. Ho una “passione” èpolitica genuina e molto profopnda, che mi sono portato dietro per tutta la vita. Tra l’altro inh quel contesto la netta disparita numerica rispetto ai “giovabni comunisti” richiedeva anche una notevole vis polemica (altrimenti restavi schiacciato) e quindi mi sono portato dietro questa caratteristica per tutta l’esistenza. Ma non me ne pento, il mio carattere mi è tornato molto utile nella vita e se ho dovuto pagare alcuni prezzi (es relativamente poca simpatia), li ho pagati senza problemi perché nella somma algebrica ci ho abbondantemente guadagnato.
    Guarda che fai male i conti, la cosiddetta speranza di vita per i maschi è ora un po’ sopra gli 80 anni, per cui (tocchiamo ferro) dovrei disporre di un arco temporale superiore a quello da te prospettato. Ma non è questo il punto: non sono uno che “se ne frega”, ma che ci mette impegno nella vita e nelle cose che fa e in cui crede. A parte che tutto il tema della delocalizzazione per me è ancora oggi un tema di lavoro (e quindi di fatturato professionale), mi piange il cuore vedere una Italia condannata a diventare un deserto produttivo e successivamente rioccupata dai cinesi come a Prato. Mi piange il cuore NON per me, ma per le prossime generazioni di italiani (non necessariamente per i soli miei figli anagrafici). Evidentemente per me la “passione politica” è più importante che andare in montagna, che pure è stata e continua a essere una delle mie altre passioni. Sinceramente mi importa di più il coinvolgimento nelle tematiche ideologico-politiche che andare a sciare in Norvegia… Pensavo che fosse chiaro ormai a tutti e invece ogni tanto me tocca rispiegà tutto da capo…

  74. Che la campagna elettorale sia stata condotta male dalla compagine governativa è uno dei due difetti che ho detto fin dall’inizio di questa conversazioni. Non ci vuole Paolo Mieli per focalizzare questa verità. (L’altro difetto/errore è nella procedura parlamentare totalmente blindata). quind9i sono perfettamente lucido nelle mie analisi della realtà 8in questo come in qualsiasi altro risvolto dell’esistenza). Resta l fatto che chi è convinto della necessità delola separazione delle carroiere passa sopra a questi difetti perché la riforma resta e questo governoi, primo o poi passa. Io sono convinto della necessità della separazione delle carriere da cirtca 30 anni e avrei votato SI anche di fronte a una proposta avanzata dalla sinistra (alveo ideologico nel quale tale manovra è nata ed è cresciuta). Purtroppo la sinistra ha sempre menato il torrone e oggi ci troviamo di fronte alla proposta presentata dalla destra. Chi cota NO soloo eprché loa campagna elettorale è stata piena di errori o per il caso Del Masto o per le affermazioni della Bortolazzi è unh CRETINO. perché vota solo per avversione all’attuale governo e NON sa cogliere cosa è davvero utile per l’Italia.
     
    Cmq non mi sono mai speso, qui sul Blog, per fare campagna elettorale e convincervi a votare SI. Ho sempre detto, dini dai primi commenti, che è inutile parlare ai “sordi”. Sperare di convincere alcuni di voi è come pensare di convertire al SI la Gruber, Giannini e Travaglio… Piuttosto si fanno bruciare vivi, ma non voteranno MAI come l’attuale governo, perché a loro (come ad alcuni di voi) sta sul culo il governo, a prescindere. Però questo è il vero cancro dell’Italia: che si vota non sul merito, ma per simpatia/antipatia.

  75. Comunque crovella il tuo slancio appassionato verso questi argomenti politici è apprezzabile, mi ricorda le assemblee di istituto al liceo, quella  passione tipica tardo adolescenziale, ingenuo e genuino. Autentico. 
    Beh in realtà quanti anni di vita sana ti restano ? Una decina? Allora ne vale la pena rompersi i coglioni con  imprenditori che voglio delocalizzare , cinesi di prato, la meloni….??? Ma fatti un viaggio in Norvegia a sciare…fatti una via sul bianco fin che puoi, molla tutto e goditi la vita pura come i tuoi slanci politici….

  76. Vabbè Crovella, ci hai provato.
    Ma dopo il monologo della Meloni senza contraddittorio al Tg2 di stasera, il caso Delmastro (solo l’ultimo di una serie infinita di casi che in qualsiasi Paese normale avrebbero come seguito immediato le dimissioni), tutti i casi di incapacità ad accordarsi su cosa dire (Meloni che dice esattamente il contrario degli stessi suoi sodali), questo modo di trattare gli italiani come deficienti facendo ricorso sistematico alla menzogna, chi è poco convinto del sì avrà ottimi motivi per rivedere la sua decisione. Perfino Severgnini che fino a pochi giorni fa sosteneva il sì, si è convinto per il no grazie alla pessima e ignobile campagna pubblicitaria di Meloni e camerati.

  77. Il giudice applica la legge e le leggi le fanno i politici.
    Quindi il problema non sono i giudici, ma i politici.

  78. Cmq NON è vero che aumenta la “presenza” politica negli nuovi organi: 3 su 15. Degli altri ce ne sono 3 nominati dal Presidente della Repubblica e ben 9 togati. Anche sommando 3+3 (3 del Parlamento e 3 del Presidente) fanno 6, contro 9 che arrivano dalla Magistratura. ma come è possibile sostenere che in 6 riescano a comandare su 9, dai!
     
    Io ho ascoltato tantissimi dibattiti di queste settimane, sia in Tv che in eventi vari, e la sensazione che ne ho tratto è che chi è per il NO lo è a priori e a prescindere, perché è contro il Governo Meloni, per cui qualsiasi cosa provenga dal Governo Meloni per definizione fa schifo. Abbiamo schiere infinite di personaggi che sono stati per decenni paladini della separazione delle carriere e ora, invece, sono schierati con la bava alla bocca per il NO.

  79. leggi sempre le cose a metà. ovvi9o che ci sono e sempre ci saranno flussi di capitale verso l’Italia. Il punto è che non restano0p, dopo un po’ scoprono cosa significa avere a che fare con la realtà italiana, specie in termini di giurisdizione del lavoro e… scappano via veloci ! A parte che non so0no io che suggerisco se andar via o meno, ma solo gli imprenditori che si rivolgono a me perché io organizzi le procedure di delocalizzazione (dopo che essi hanno GIA’ preso la decisione di andarsene), io stavo raccontando in particolare di imprenditori italiani, di azie4nze magari fondate nel dopoguerra dal nonno, e che ora si son o rotti definitivamente dell’Italia. Di fronte a questo non c’è statistica che regga. Uno di questi imprenditori. di cui ho curato la delocalizzazione tempo fa, quando si è rivolto a me mi ha detto9: “IO non ne posso più di dover passare un giorno alla settimana in tribunale per cause di lavoro: e una volta il ricorso sul licenziamento e un’altra volta il mobbing e poi la legge 104 ecc eccc. Io voglio fare il mio lavoro e non gestire i capricci dei dipendenti.”. Bene l’hm poi incontrato in autunno un convegno. E$’ felice3 come una pasqua. Adesso si è aperto un ufficietto d4 camere, gestisce tutto on line. Mi ha detto: “Non hai idea di come, “là”, sia flessibile il rapporto con le maestranze. il 20 di ogni faccio la riunione con il direttore di stabilimento: in funzione degli ordini per il mese entrante, stabiliamo il volume di lavoro del mese entrante e quindi di quanti collaboratori abbiamo bisogno in quel mese. Siamo sotto di 10 lavoratori? ebbene il direttore di stabilimento ha 10 gg per trovarli e li trova facilmente. Verifichiamo invece che abbiamo eccedenza di mano d’opera? Con una semplice PEC li lasciamo a casa. Senza fronzoli, senza grane, senza cause e lamentele.” Ebbene di fronte a questi ragionamenti non c’è alcuna legge che possa contrapporsi, alcuna decisione politica, alcuna volontà. Il captale si sposta e va a cercare le condizioni migliori per produrre. Questa regola è sempre esistita, ma un tempo era più vischioso spostare le aziende. Grazie all’evoluzione tecnologica il capitale oggi lo sposti con un click del mouse. I lavoratori non hanno la stessa capacità di auto-spostarsi, a meno che siano giovani e senza legami.
     
    Spot per il MO? Chi è intelligente capisce invece che tutta questa tematica, che apprentemente NON c’entra con il quessito diretto, richiede un modello politico-costituzionale molto più moderno. A forza di dire NO restiamo fermi e stando fermi rispetto a un mondo che va avanti, noi indietreggiamo in termini relativi.

  80. E anche stavolta il nostro analista ha cannato alla grande, basta una breve ricerca per scoprire quanto segue:
    Articolo del 2017:
    “Tra i grandi investitori sta tornando di moda il viaggio in Italia. Dopo anni in cui le multinazionali estere sembravano tenersi alla larga dal Paese, oggi scelgono la penisola per trovare casa ai propri centri direzionali”
    Articolo del 2022:
    “Our study shows that Italy has significantly exceeded its average annual pre-pandemic inward FDI performance, recording a 33% increase in greenfield FDI projects”
    Articolo del 2025:
    EY Attractiveness Survey Italy: l’Italia consolida la crescita degli investimenti diretti esteri (+5%), nonostante il calo europeo (-5%)”
     
    Crovella mi sa che stai consigliando male i tuoi clienti.
     

  81. “Nel referendum ci domanderanno se siamo favorevoli o no a due CSM e alla separazione di carriera tra magistratura giudicante e magistratura inquirente. Questa è la domanda. Tutto qui. “
     
    Giusto Fabio.
    Però la legge proposta dal Governo votato da una minoranza degli italiani (grazie alla legge elettorale) e approvata con la fiducia senza alcun dibattito parlamentare, quindi una forzatura in particolare nei riguardi di una legge costituzionale, prevede l’istituzione di 2 CSM più un organo superiore di controllo (=aumento di costi in un sistema già sotto stress) e modifica le modalità di formazione di queste tre parti di CSM, diminuendo decisamente la rappresentatività e il peso della componente togata e aumentando quella della componente governativa, cioé schiettamente politica.
    Senza peraltro alcuna reale incisione sull’esistenza delle correnti all’interno della Magistratura.
    Tramite i decreti attuativi (in capo al potere esecutivo=politica), poi, la situazione potrebbe anche peggiorare tramite la creazione di dipendenza gerarchiche o funzionali diverse dalle attuali.
     
    Un’ultima piccola nota alla tua frase:
    “Io preferirei un magistrato soggetto soltanto alla Legge. NON alla propria ideologia, NON al colore della propria corrente, NON al potere politico.”
    Anch’io preferirei un mondo dove nessuno ruba e pensa al bene della comunità mentre ricerca il proprio benessere e in cui non ci sia bisogno di leggi, poliziotti e giudici.
    Un giudice è soggetto alle leggi come ogni altro cittadino italiano e tra queste c’è il diritto di avere un’ideologia, un’appartenenza politica e il diritto di associarsi in ambito professionale o privato. 
    Ed io penso che sia giusto e bene per tutti sia così
    Il problema semmai è come giudicare un Giudice che non faccia il suo dovere e chi e con che mezzi debba giudicarlo.
    Tra giudici e politici io non ho dubbi.
    E’ cronaca recente, tutti e tre i segretari dei partiti al governo, rispettivamente presidente e vicepresidenti del Consiglio dei Ministri, si sono prontamente espressi sul poliziotto assassino e sull’applicazione di una legge da loro stessi voluta e votata…

  82. Crovella io penso che stai facendo un lavoro di persuasione eccezionale per il NO….sei un fenomeno….
    Senti se vince il si però fatti una stagione al sud Italia a raccogliere pomodori con i senegalesi e colpi di frusta….poi ci vieni a raccontare qui sul blog se i Diritti dei lavoratori sono cose da abolire….

  83. Se fosse stato un semplice fatto gestionale non sarebbe venuto fuori tutto questo casino da entrambe le parti. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca diceva zia Mariannina (cit). Ormai il terreno di gioco è stato arato dai cinghiali ben oltre il merito tecnico e ognuno fa di conseguenza le sue considerazioni, inutile pensare di rimettere il dentifricio nel tubo. Siamo fatti così, emotivi, seduttivi, polarizzati, sospettosi e pure un po’ vendicativi. E’ il fascino mediterraneo. 

  84. @ 13
    Un giudice detiene un enorme potere: condannare alla galera o no; quasi altrettanto lo ha il magistrato inquirente: tormentare una persona per anni. 
    Una volta si diceva che il giudice potesse esprimersi solo per mezzo delle sentenze. Ora evidentemente i tempi sono cambiati… 
     
    Io preferirei un magistrato soggetto soltanto alla Legge. NON alla propria ideologia, NON al colore della propria corrente, NON al potere politico.
    Non tollero scambi di favori tra magistrati, che avvengono normalmente con le correnti: sono un abominio.
    Onestamente non mi pare che la magistratura sia succube dell’attuale governo “fasciorazzista” né che quest’ultimo abbia il proposito di prenderne il controllo. 
    Il giudice DEVE APPLICARE la legge, e NON essere “creativo”.
     
    NOTA BENE 
    Nel referendum ci domanderanno se siamo favorevoli o no a due CSM e alla separazione di carriera tra magistratura giudicante e magistratura inquirente. Questa è la domanda. Tutto qui. 
    Non ci sarà chiesto se siamo favorevoli a che la magistratura passi agli ordini del potere politico. 

  85. Caro Fabio, per equidistanza dovresti aggiungere anche un’altra domanda. Nel caso tu dovessi essere coinvolto come vittima o presunto colpevole preferiresti che ad avviare il procedimento fosse un PM più o meno influenzabile dal potere politico vigente in quel momento o più o meno influenzabile dalla corporazione e dalle sue correnti ? Poi c’è sempre l’etica personale e professionale come garanzia ma quella a volte, come sappiamo, vacilla sia in un caso che nell’altro. Alla fine si tratta di scegliere quello che ciascuno ritiene il male minore che un domani potrebbe proteggerlo dí più, anche se poi ciò che conta davvero avere i soldi per pagarsi un bravo e potente avvocato. Non lo percepisco francamente come un’alternativa tra salvezza e dannazione, in entrambi i casi, anche per ragioni di costruzione del consenso emotivo così viene presentato dalle fazioni. 

  86. Si, Bertoncelli preferirei un giudice così, piuttosto che avere un giudice che ha aperto un’indagine su di me perché ha obbedito all’ordine di un politico.
    O avere un giudice inquirente che dipende dal Governo, tramite Prefetto colleghi della Polizia e quindi siano amici della Polizia, magari quella del Commissariato di Mecenate
    E preferisco che Giudici e PM siano amici (e anche schierati politicamente) piuttosto che in un futuro, magari, vengano valutati con  indici di rendimento produttivisti del tipo quante condanne ha comminato o quanti processi ha istituito o, peggio di tutti, quanto tempo ha impiegato per singolo procedimento.
     
    Ma molto, lo preferisco!

  87. Tornando al tema proposto, in un’aula di tribunale preferireste essere giudicati da un magistrato collega del pubblico ministero, forse vicino d’ufficio del pubblico ministero, compagno di corrente del pubblico ministero (correnti politicizzate in magistratura!), magari addirittura amico del pubblico ministero?
    O no?
     
    N.B. Si tratterebbe della vostra vita. Non di bandieroni ideologici.

  88. Una cosa è la Cina di oggi (notevolmente evolutasi rispetto ai decenni scorsi), ma io faccio riferimento a un’altra cosa, completamente diversa: produzioni sul ns territorio di medio basso valor aggiunto (esempio produzione di t-shirt), dove NON sono necessari chissà quali lauree ad Harvard. le aziende italiena hanno chiuso e i capannoni, dopo anni di chiusura, sono stati occupati da meccanismo produttivi “schiavisti”. Contenti voi…
    Io vi riporto l’opinione che mi confidano gli imprenditori (produrre in Italia = una enorme rottura di coglioni). Questo sentiment prescinde dai numeri oggettivi: ecco l’errore di chi pensa di convincere con i dati gli imprenditori che si sono “definitivamente rotti” di produrre in Italia, ormai si sono “rotti” e se ne vogliono andare a prescindere dalla statistiche.
    Io NON mi interfaccio con TUTTI gli imprenditori italiani, ma con un discreto numero (non solo torinesi). Parlando con latri miei colleghi,. mi riportano lo stesso. Mi guardo intorno e vedo aziende che chiudono in Italia e delocalizzano. Registro che John Elkann da anni da vendendo tutto e si è già spostato fuori dall’Italia: quando il suo trend sarà completato, del grande mondo Agnelli, in Italia NON ci sarà più niente. Quello è la punta dell’iceberg, ma voi non avete idea di quanti imprenditori medio-piccoli stanno ragionando così. Alla fine la produzione teoricamente tutta si farà all’estero e in Italia NOn resterà nessun centro produttivo, se non quello rappresentatato (a puro titolo di esempio) dai cinesi di Prato. E gli operai italiani? O vanno9 a lavorare all’estero, dove la loro impresa (originariamente italiana) si è trasferita o, se per vari motivi non possono/non vogliono farlo, a loro non resterà altro che scegliere di lavorare nelle aziende schiavuista come in quelle cinesi di Prato oppure non lavorare affatto (= vivere sotto ai ponti e presumibilmente morire di fame). Scegliete voi.

  89. La questione si chiama Produttività e Competivita’ dei prodotti/Servizi. Sul mercato si vince perché a produrre è gente competente e motivata. Non si vince sul medio e lungo periodo perché si usano schiavi. I cinesi esportano non perché sono schiavi. E’ una cosa del passato, anche se non sono liberi e motivati nel modo in cui come intendiamo noi queste parole ma sono sicuramente competenti, visto il numero di tecnici e ingegneri che sfornano ogni anno da ottime università. È tutto questo non è in realtà fuori tema rispetto alle tematiche che stanno sotto il referendum sul quale saremo chiamati a votare nei prossimi giorni, ovviamente secondo la nostra diversa opinione. Questa modifica costituzionale ci porta avanti o indietro? A ciascuno la sua risposta. In piena, o meglio relativa libertà da condizionamenti ideologici e di schieramento. Buon voto.

  90. “Ma quello che non capisci è che la ridda di “diritti” …costringe le aziende (se producono in Italia) a dotarsi di due lavoratori al posto di uno o quanto meno di tre lavoratori al posto di due (= 1,5 al posto di uno), il tutto a parità di produzione e quindi di fatturato”
    Come al solito generalizzi e trai conclusioni come minimo parziali (e spesso sbagliate) pretendendo abbiano valore assoluto.
    Per molti anni ho lavorato in una azienda (italiana) metalmeccanica di livello tecnologico medio, che si è espansa all’estero e ho partecipato in prima persona all’apertura all’estero di filiali nate proprio con il miraggio di diminuire i costi di produzione basato su considerazioni simili alle tue.
    La prima balla è che per produrre all’estero serva meno manodopera, è vero l’esatto contrario: in Romania occorrono circa 1.5/2 persone rispetto all’Italia (1.5 operai, 2 ingegneri…se bastano), in EAU e in Cina almeno 3 (solo operai).
    Inoltre è molto difficile (molto, molto difficile) ottenere la medesima qualità del prodotto finale. Il che ha costretto per anni a spedire e mantenere tecnici italiani in missione con tutte le difficoltà e i costi connessi.
    Risultato finale, le consociate esistono ancora in Cina e Romania ma il risparmio dei costi generali di produzione è molto relativo (in particolare in Romania) e la produzione dei modelli più complessi e difficili (chiamiamoli alto di gamma) è tornata in Italia.
    D’altra parte anche i concorrenti principali dell’azienda producono in Germania e Francia e hanno avuto esperienze simili.
     
    Diciamo che le tue considerazioni possono avere una relativa validità per le produzioni di massa a basso e bassissimo contenuto tecnologico.
    E tieni anche conto che sebbene siano romeni o cinesi non sono affatto fessi e in questi ultimi anni hanno iniziato a pretendere sempre di più anche loro i diritti che tu tanto aborri…col che il costo del lavoro in quei paesi sta decisamente salendo.
     
    Direi che sarebbe proprio il caso di parlare del problema del lavoro, evitando però le soluzioni ideologiche e semplicistiche che tanto propagandi.
    Ma a ‘sto punto sono decisamente fuori dal seminato e la pianto lì.

  91. 102 ultima riga. Il problema dell’accumulo di burocrazia e di “diritti” dei lavoratori NON è novità degli ultimi tre anni. E’ tutta roba che si è accumulato in decenni e decenni: lo spirito iniziale, che poteva anche essere “giusto”, ha portato a un eccesso (“il troppo stroppia”) e adesso gli imprenditori italiani definiscono, come ho già detto, solo più una “rotture di coglioni” produrre in Italia. Lo dicono gli imprenditori, NON i politici. Se vogliamo tenere qui gli imprenditori italiani dobbiamo elaborare un modello che per loro sia un po’ meno “rottura di coglioni”. Altrimenti se ne vanno e nei capannoni vuoti saranno sostituiti dai cinesi.

  92. Sarò anche patetico, ma dico che cose come stanno, senza giri ipocriti di parole. Di fatti chi ha bisogno viene a chiedermi di fare lavori per loro, perché io “so”. (Inoltr esei disattento: nei commenti precedenti ho ampiamente spiegato che questa riforma da sola NON risolve tutti problemi del modelli italiano, ma se continuiamo a dire solo “NO!” a ogni ipotesi di cambiamento verso modelli più moderni – cioè più adatti alla realtà che si sta configurando – resteremo attaccati a qualcosa di “vecchio” e il mondo ci passerà sopra. O meglio, passerà sopra di voi, tanto io se voglio posso vivere in una barca a vela che gira per il mondo… e il mio stile di vita non cambia di una virgola, neèppure se l’intera Italia v iene “cinesizzata” come a Prato). 

  93. @99 Ma ci arrivi solo adesso? Cha lavoro con e per gli imprenditori? Lo faccio da metà anni Ottanta: è il “mio” ruolo. E poi il ruolo professionale esiste come tale, a prescindere dalla mia persona. Come me a svolgere questo lavoro ci sono decine e decine di altri colleghi
     
    @100 Certo che sono arrivati 40 anni fa, i cinesi a Prato. O meglio non proprio 40 anni fa, ma poco rileva. Prima, importando t-shirt ecc dall’Estremno0 Oriente e vendendole a poche lire, hanno messo in crisi le aziende tessili “italiane”, che hanno chiuso fino a ridurre il distretto industriale a una serie di capannoni fantasma, vuoti e silenziosi. Poi i cinesi, piano piano, hanno occupato questi capannoni, a volte senza neppure pagare (tanto le aziende erano fallite, nessuno ha fatto loro questioni), a volte rilevandoli per 4 euro (non è un modo di dire, davvero li hanno acquistati per 4 euro!)e ci hanno messo dentro i loro connazionali, spesso facendoli arrivare direttamente dalla madre patria. Questi cinesi (m/f) lavorano 10-12 ore al g e dormono nelle adiacenti palazzine uffici, ridotte a dormitori. Non escono MAI dall’azienda, forse una “libera uscita” di qualche ora alla domenica. Ora quel distretto industriale è di nuovo tutto un pulsare di attività, con la differenza che il lavoro è totalmente fuori dalla gabbia delle regole italiane e coinvolge quasi esclusivamente cinesi o cmq “non italiani”. Se un italiano vuole lavorare da loro (perché ne ha necessità), non può dire loro “io sono italiano, quindi applicatemi le regole italiane”, perché lo fanno correre  veloce come il vento. Ergo, se proprio hai necessità, o accetti di lavorare alle stesse condizioni dei cinesi o da loro non lavori. Sta capitando in diversi altri luoghi e in diversi altri settori (ho citato questo esempio perché è il più noto: non mi stupirei se anche Mirafiori in un domani fosse ridotta così) e inevitabilmente il fenomeno si estenderà, è impossibile fermarlo. Ergo: se manteiamo l’attuale legislazione sul lavoro, le aziende italiane se ne vanno (e le straniere, se provano da noi, scappano veloci veloci) e restano solo attività di quel genere. occorre quindi “guidare” il trend: meglio che riduciamo noi i diritti in modo tale che il “pesi” sulle aziende sia inferiore rispetto a quello attuale, piuttosto che irrigidirci a difendere l’attuale situazione, che fa scappare le aziende e, a tendere, le fa sostituire con imprenditori pirateschi… Non volete farlo? Eh in prospettiva sarete colonizzate dai cinesi et similia.

  94. Insomma sei riuscito a spostare l’attenzione dal referendum alla burocrazia italiana! E, da buon fascista, vorresti eliminare i diritti dei lavoratori che sono uno dei più evoluti capisaldi della civiltà per ritornare alla schiavitù. Sei patetico.

  95. Quello cui fai riferimento tu è il costo del lavoro unitario, cioè per singolo dipendente. Ma quello che non capisci è che la ridda di “diritti” che, in Italia, avviluppano i lavoratori costringe le aziende (se producono in Italia) a dotarsi di due lavoratori al posto di uno o quanto meno di tre lavoratori al posto di due (= 1,5 al posto di uno), il tutto a parità di produzione e quindi di fatturato. Per cui quei dati dovrebbero essere raddoppiati. Ma in realtà quel costo del lavoro unitario “pesa” ancora di più sui bilanci aziendali molto di più del suo numero effettivo. Perché in Italia c’è una burocrazia spaventosa, in generale, ma in particolare collegata alla voce “dipendenti”: spesso le aziende devono dotarsi di un collaboratore apposta (o addirittura di un ufficio di 2-3 collaboratori) per gestire i rapporti con le maestranze, anche in costanza di contratto, per la parte burocratica: permessi vari, congedo parentale, legge 104, malattie ecc ecc ecc ,… tutta roba che impone documenti e carte e che rende vischioso il mondo del lavoro. Non parliamo poi della voce “licenziamenti”: entriamo in un territorio che fa accapponare la pelle agli imprenditori per la sua ingestibilità. Morale: una delle ultime aziende di cui ho curato la delocalizzazione, per produrre lo stesso numero di pezzi annui nel nuovo paese, ha preso la metà dei dipendenti che aveva in Italia. La metà! E poi tutto snello e facile: per iniziare un rapporto di lavoro firmi un contrattino rapido rapido, quando l’impresa vuole interrompere il rapporto di lavoro (per le più svariate motivazioni) basta una PEC, spesso con effetto immediato. Tutto il resto? Ma non esiste niente! Ecco perché gli imprenditori, specie di aziende medie (entro i 100 dipendenti), una volta che verificano quanto sia snella la gestione del personale all’estero, spostano la produzione e NON tornano più. le aziende straniere che “provano” la realtà italiana, dopo poco tempo si mettono le mani nei capelli (oltretutto per la loro mentalità tutta questo teatrino è impensabile) e o rivendono o delocalizzano anche loro.

  96. Le aziende straniere hanno forti remore a investire in Italia: abbastanza vero (anche se pare acquistino volentieri aziende italiane)
    Le aziende italiane si spostano all’estero: abbastanza vero, anche se in realtà lo stanno facendo molto meno che in passato (fine 90 inizio 2000)
     
    Eppure il costo del lavoro in Italia è decisamente sotto la media europea, quindi perché lo fanno?
    Quelli che non sanno vedere al di là del proprio naso e delle proprie convinzioni ideologiche non si pongono questo problema, perché sanno già la risposta: è colpa del costo del lavoro, è colpa dei diritti dei lavoratori.
    Risposta facile, comprensibile a tutti e facile da capire. Però falsa e quindi foriera di soluzione sbagliate, nonché vessatorie e inique.
    Quelle di questo governicchio, insomma.

  97. Tutti noi vediamo dei problemi ,
    La maggior parte di noi ne vede le cause, solo uno di noi vede nelle cause la soluzione…..sarà un illuminato,….no

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.