Pare assurdo: uno che ha fatto il volontariato nell’ex Yugoslavia, dove è accaduto uno dei genocidi condannati dalla Corte penale internazionale, non sa riconoscere quello di Gaza. E non è un problema soltanto suo. Segue la “difesa” di Marco Blatto.
Il genocidio spiegato a Erri De Luca
di Girolamo De Michele *
(pubblicato su jacobinitalia.it il 30 maggio 2026)
L’intervista rilasciata da Erri De Luca al giornale israeliano Israel Hayom sta suscitando, più che un vero dibattito, un’eco mediatica nella quale si perde, via via che l’onda sonora si allarga e il suo contenuto si affievolisce, ogni reale possibilità di conseguire qualcosa che non sia un semplice ribadire un posizionamento. È ciò di cui non abbiamo bisogno.

Per questo provo a fare, per quel che posso, chiarezza, con gli strumenti storici, giuridici e filosofici che ho acquisito e messo alla prova per scrivere una biografia non solo dell’autore della parola «genocidio», ma del concetto stesso.
Chi ha gettato la prima palata di merda nel ventilatore
Cominciamo col puntualizzare ciò di cui si sta trattando. Erri De Luca, in procinto di recarsi in Istaele per il Writers Festival di Mishkenot Sha’ananim di Gerusalemme, ha rilasciato una lunga intervista nella quale, fra le molte cose che dice, esplicita il suo credo su genocidio e sionismo. Questa parte dell’intervista, circa un terzo, è stata estrapolata e tradotta da G.M., e pubblicata sul Foglio. Per quel che vale, non è un’intervista concessa al Foglio, né la sua traduzione. L’autore del cut© è persona nota da tempo per la sua peculiare tecnica di tagliare e montare parole altrui: anni or sono Max Blumenthal, mettendo in fila una serie di comprovati plagi, si chiedeva se si trattasse di un «plagiario seriale» o di un volgare «hasbarista»; e concludeva che G.M. è la prova del fatto che «basta fare un po’ di taglia e incolla dalle pubblicazioni dei difensori di Israele per avere successo nel mondo dei neoconservatori». Negli anni, passando dall’antidarwinismo al complotto cinese sul Covid, questo personaggio ha elaborato la teoria degli «ebrei antisionisti/antisemiti», da Hannah Arendt a Daniel Barenboim, da Grossman ad Amos Oz, e, in Italia, dall’«apostata» Primo Levi alle «umilianti giaculatorie» dei più illustri intellettuali ebrei italiani, da Natalia Ginzburg e Gad Lerner: tutti interessati a difendere il loro ruolo dall’interno dell’intellighentia di sinistra, a costo di schierarsi con i peggiori nemici di Israele.
Si sappia, dunque, per un verso chi ha messo in moto questa vicenda (con le tecniche e modalità che gli sono consuete), e dall’altro quale acqua a quale mulino si porta elevando il «coraggio» di Erri De Luca a metro di giudizio della «viltà» di altri intellettuali, magari suoi ex compagni.
Cosa ha detto Erri De Luca sul genocidio
Veniamo alle parole di Erri De Luca, poi precisate e ribadite anche in questo post. Traduco dall’originale inglese (traduzione non so se intelligente, ma non artificiale):
“So benissimo cosa è il genocidio, e applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale. Ciò che è accaduto a Gaza è una guerra moderna e brutale, in cui il numero di vittime civili è enorme e orribile perché quando i combattimenti si svolgono all’interno di uno spazio urbano densamente popolato, tra scuole e ospedali, la popolazione pagherà sempre il prezzo più alto. Lo abbiamo visto a Mosul, a Raqqa e a Mariupol. È l’inevitabile conseguenza del combattere un nemico che si trincera tra i propri civili. È terribile, ma non è genocidio. […] Il fatto che Israele sposti ripetutamente la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle zone di combattimento attive, rende quest’accusa priva di fondamento”.
Spiace dirlo, ma Erri De Luca cos’è un genocidio crede di saperlo, ma non lo sa. Il che, per chi ha fatto il volontariato nell’ex Yugoslavia al tempo delle guerre, è ancor più grave, perché uno dei genocidi condannati dalla Corte penale internazionale è accaduto proprio laggiù, a Srebreniza.
Genocidio è un termine giuridico che designa un crimine internazionale: non lo si va a cercare sul Tommaseo o nella Treccani, ma nella Convenzione per la Prevenzione e Repressione del Crimine di Genocidio. Che è testo vincolante per le nazioni che lo hanno sottoscritto, e impone precisi obblighi, fra i quali la persecuzione dei suoi autori anche al di fuori dello Stato in cui esso accade: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo a un altro».
Che ci sia o meno genocidio lo si stabilisce in base a questa definizione, non per comparazioni con altri crimini internazionali o altre guerre. La stessa comparazione, fosse pure con la Shoah, non è contemplata dalla Convenzione, e non per caso: due ore prima della sua approvazione fu respinto un emendamento presentato dai delegati polacco e cecoslovacco che chiedeva di inserire la locuzione «come nella recente guerra». Non nominando la Shoah, né uno specifico genocidio, il testo della Convenzione si allineava così al giudizio di Raphael Lemkin, inventore della parola e co-autore della prima stesura della Convenzione: «Il genocidio non è un fenomeno eccezionale, ma accade nelle relazioni fra gruppi umani con una certa regolarità, così come l’omicidio ha luogo nelle relazioni fra individui».
Nel deliberare sul genocidio di Srebreniza, la Corte Penale Internazionale respinse gli argomenti dei difensori dei criminali serbi: che non fosse possibile distinguere fra il civile e il militare; e che le milizie serbe, uccidendo solo gli uomini adulti e non l’intera popolazione, non avevano l’intenzione di cancellare la totalità dei bosniaci musulmani della città. Sono, purtroppo, gli stessi argomenti che usa De Luca a difesa dell’Idf. Per inciso: nella storia nessun genocidio ha mai davvero cancellato la totalità della popolazione che ne è stata vittima.
Infine: lo spostamento forzato di una popolazione al di fuori della propria terra è Pulizia etnica: locuzione che nasce proprio in occasione delle guerre di Yugoslavia; per il diritto internazionale indica l’ultimo passo di un processo genocidiario, o la sua premessa: è una spia rossa che segnala il genocidio in atto.
Erri De Luca sembra dire che «purtroppo è la guerra»: ma in guerra – sin dal tempo di Ugo Grozio, e poi della Convenzione dell’Aja, e infine, dopo la Convenzione Onu sul genocidio, dello Statuto di Roma del 1998, il cui testo depositato a Roma è stato impunemente sorvolato dall’aereo che portava Netanjau negli Usa – l’invasore occupante non ha potestà assoluta sul civile occupato (e neanche sul militare). Che Grozio, Rousseau, Cassese (Antonio) e Lemkin non scrivessero in ebraico non è un’attenuante per non conoscerli, quale che sia il peso del sasso o della bottiglia che hai tirato da giovane.
Cosa ha detto Erri De Luca sul sionismo
“Per me, il sionismo è il riconoscimento più semplice e fondamentale del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria. Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui, chiunque veda due entità che convivono fianco a fianco, è sionista per questo stesso motivo”.
In quanto sionista, De Luca afferma di rifiutare a priori eventuali dibattiti pubblici: «Non sono in grado di sedermi nella stessa stanza o condividere un palco con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa. E, cosa ancora più importante, non collaborerò con alcun evento o forum in cui si usi la parola «genocidio» nel contesto di Gaza.
Per De Luca «sionismo» è oggi una «parola maledetta»: ma sembra che questa maledizione abbia una pregiudizievole origine politica. Io direi – parafrasando Valentina Pisanty – che, come «antisemitismo», «sionismo» è una parola presa in ostaggio dalla militarizzazione e dalla confusione fra ciò che è e ciò che non è. E le parole di De Luca non aiutano a sciogliere questa confusione.
«Sionismo» è una parola che ha significato molte cose, anche in contraddizione fra loro: il socialismo per gli ebrei immigrati e il colonialismo per i palestinesi residenti, ad esempio. Ma ciò che conta, oggi, è cosa il sionismo è – o è diventato. Anche «tiranno» era, al tempo di Sofocle, una parola polisemica, che poteva designare una forma moderna e razionale di governo: ma di certo non si cita Sofocle a difesa dei tiranni odierni. Far coincidere «sionismo» col diritto degli ebrei ad avere un proprio Stato significa far collassare questo diritto su due altre affermazioni: che non c’era altro modo di soddisfare questo diritto se non quello che si è dato, e che oggi non c’è alternativa allo stato di cose esistente. Il che è doppiamente falso.
Israele, ricordiamolo – lo ha fatto Omer Bartov nel suo ultimo libro – fu riconosciuto dall’Onu, nel 1947, all’interno di precisi confini (peraltro contestati). L’esito della guerra del 1948 non dava alcun diritto di occupare i territori destinati allo Stato palestinese, così come l’esito della guerra del 1967 rispetto alla Cisgiordania. Esito della guerra, peraltro, determinato anche dall’assassinio dell’inviato dell’Onu Folke Bernadotte, latore di un piano di pace, a opera dei terroristi criminali e nazi-sionisti (sono parole di Einstein e di Hannah Arendt) della Banda Stern, cioè del futuro Likud. Inoltre, la risoluzione del 1947 obbligava Israele a emanare una Costituzione democratica che garantisse i diritti anche agli arabi all’interno dello Stato, cosa che, per esplicita volontà di Ben Gurion, che non voleva avere le mani legate dalla risoluzione del 1947, non è avvenuta né allora, né in seguito.
Si aggiunga che De Luca sembra equiparare chiunque usi la parola «genocidio» a chi desidera la cancellazione degli ebrei dalla Palestina, operando una brutale divisione fra «noi sionisti» e «tutti gli altri» (che sarebbero dei tagliagole?). È una strategia intellettualmente penosa, ben presente nel web – non solo per effetto della hasbara israeliana: c’è anche chi è capace di farlo da sé: si designa un nemico immaginario, a uso e consumo della propria tesi (si chiama «fallacia del fantoccio», o dello spaventapasseri); se ne dimostra l’esistenza con generalizzazioni di singole figure e singoli discorsi; si riempie la bocca di questi singoli elevati a fantocci di iperboli: e il gioco è fatto.
Ma quello che De Luca sembra ignorare è la statura intellettuale e morale, e la rilevanza nel campo degli studi e della stessa comunità internazionale, di personaggi come William Shabas nel campo del diritto internazionale umanitario; di Omer Bartov, uno storico che ha segnato il prima e il poi nella storiografia dell’Olocausto; di Masha Gessen, recente Premio Pulizer (cui non si può certo applicare il giochino del «parlaci dell’Ucraina», che è peraltro anch’essa una fallacia); di Anna Foa. Per non dire di chi non usa la parola «genocidio», ma riconosce che siamo in presenza di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra – crimini per i quali il tribunale e la pena sono gli stessi del crimine di genocidio: da Marcello Flores a Liliana Segre, a Gad Lerner.
Di cosa stiamo parlando, allora? Del mettere la testa sotto la sabbia e rifiutarsi di vedere l’orrore in atto, sino a non saperlo nominare. Che questa sabbia sia la fatalità storica, poco importa. Nel caso di un intellettuale che ha un ruolo e un’autorevolezza nel pubblico dibattito, stiamo parlando della funzione stessa dell’intellettuale: che è, per come Italo Calvino me l’ha insegnato, ciò che dice Marco Polo all’imperatore che, sconfortato, conclude che «Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può che essere la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente». La risposta di Polo è che «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio».
Bruciare i libri di Erri De Luca?
Ma se Erri De Luca arriva ad accettare l’inferno fino a non vederlo più, non sarebbe allora legittimo, come alcuni urlano, buttare via i suoi libri, addirittura bruciarli?
A bruciapelo, rispondo che bruciare i libri è una stronzata – anzi, peggio: è uno dei modi in cui si accetta l’inferno fino a non vederlo. Comincia a bruciare, chessò, il Mein Kampf , e poi ti trovi a bruciare il libro accanto, e poi un altro, e così via, finché la mitridatizzazione ti porterà a bruciare l’intera biblioteca, perché se i suoi libri contengono le tue verità sono inutili, e se non le contengono sono dannose.
Anche perché a bruciare libri ci pensa già qualcuno, a cui rischiamo di non badare perché impegnati in altro. Ad esempio, su un quotidiano nazionale c’è una pagina settimanale di propaganda filo-israeliana, Hakol. La realtà di Israele, dove un tale, già fattosi notare per aver invocato «interventi finalmente incisivi, se non risolutivi, da parte di quanti ne hanno a disposizione gli strumenti» contro insegnanti e studenti, di recente ha compilato una lista di proscrizione di libri segnalati da una newsletter editoriale: L’odio anti-Israele piomba a scuola, nientemeno. I nuovi hostes publici – dei quali l’articolista, che sarebbe persona di scuola, ha letto solo la quarta di copertina – sono Anna Foa, Omer Bartov, Rashid Khalidi, Enzo Traverso, Arturo Marzano, Roberta De Monticelli, e Claudio Vercelli. «Ditegli sempre di sì», avrebbe detto Eduardo: se non ché ho visto un’interrogazione parlamentare redatta copincollando pari pari un articolo di questo tale (fossi stato il ministro interpellato, avrei insegnato la creanza a chi mi interpellava con una fotocopia altrui). Il deputato in questione è uno che ogni volta che lo leggo o lo sento mi chiedo se la sua ghost writer non sia la Strega malvagia dell’Ovest, e a Erri De Luca non gli allaccia i calzari: però è lui che ha l’autorità per deliberare, foss’anche l’acquattarsi servile ai piedi dei potenti, non gli intellettuali. Vale a dire: cerchiamo di mantenere il giusto peso e la giusta misura, non creiamoci a nostra volta fantocci da bruciare per soddisfare un godimento che non è all’altezza del nostro desiderio.
Tradurre l’Esodo non basta
I libri di Erri De Luca non hanno, in genere, attinenza con ciò di cui qui si parla, quindi non ne parlerò. Salvo uno: la traduzione dell’Esodo. Della cui traduzione, e del traduttore, una bravissima e instancabile attivista, Lavinia Marchetti (i suoi interventi passati sono diventati un libro, Schegge da un genocidio) ha scritto che «si può tradurre l’Esodo verso per verso, e nondimeno smarrirne il nucleo storico». L’Esodo è la storia (sempre che sia davvero accaduta) di un popolo che, convinto di avere una terra promessa, si muove verso di essa, travolgendo e sterminando un altro popolo che vi risiedeva: i Cananei, e più in specifico gli Amalekiti. È quello che ricordò Edward Said a Michael Walzer, facendo una «lettura cananita» di Esodo e rivoluzione . Leggere l’Esodo dalla parte degli Amalekiti è l’equivalente del dire la parola genocidio da parte dei colonizzati: strappare ai colonizzatori il monopolio dell’interpretazione di una parola che, in fondo, è scandalosa – o meglio: nomina uno scandalo – solo perché per la prima volta le vittime erano europei, e non africani o amerindi. Però il comando divino di ricordarsi di sterminare Amalek risuona oggi nelle parole e nelle pratiche dello Stato d’Israele. E come ha scritto Coetze nella lettera in cui rifiutava l’invito al festival letterario cui andrà De Luca, «è impossibile per qualsiasi parte della società israeliana, comprese le comunità intellettuali e artistiche, dichiararsi privi di colpa rispetto alle atrocità di Gaza» – cioè «un genocidio che ha ricevuto un sostegno entusiasta dalla maggior parte dell’opinione pubblica israeliana».
Ma oltre al contenuto storico, c’è anche un contenuto etico dell’Esodo. Che ha a che fare con quella cultura che ha affascinato un’intera generazione di studiosi, me compreso. L’esodo come attraversamento del deserto, come metafora potente della condizione umana: il prendersi per mano e marciare insieme. Sono consapevole del fatto che oggi quelle pensatrici e pensatori sarebbero su posizioni opposte: Buber e Scholem, Lévinas e Benjamin, Arendt e Wiesel. Ma anche in una contrapposizione si vede quell’altra cultura – così come ci sono concetti filosofici che vanno oltre chi li enuncia. Di tutto questo mondo, oggi, non si vede traccia: e quando si perde il rapporto con quella trascendenza che fonda la dimensione religiosa, non restano che gli dei degli eserciti, che brandiscono pretese verità fondate su un libro scritto in una lingua mancante di vocali e segni d’interpunzione; i cui verbi all’indicativo mancano del presente, dell’imperfetto, del piuccheperfetto e del futuro, nonché dei tempi del congiuntivo, per limitarsi alle lacune più evidenti. Lo aveva osservato Spinoza, ricevendo in cambio dagli idolatri della sinagoga di Amsterdam una maledizione e una coltellata.
Dalla parte dell’uovo: Murakami a Gerusalemme
E poi, pensando a cosa Coetze non dirà a Gerusalemme, mi è venuto in mente cosa invece disse Murakami, che nel 2009, nonostante gli inviti dei suoi amici a non farlo, andò a Gerusalemme per ricevere il Jerusalem Prize. E fece questo discorso,, a partire da un precetto che lo scrittore giapponese dà a sé stesso: «Tra un muro alto e solido e un uovo che si rompe contro di esso, io sarò sempre ‘mettiti dalla parte dell’uovo’». E spiegò questa immagine.
Non importa quanto giusto possa essere il muro e quanto sbagliato l’uovo, io resterò in piedi con l’uovo. Qualcun altro dovrà decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato; forse il tempo o la storia decideranno. Se ci fosse un romanziere che, per qualunque sia il motivo, scrisse opere in piedi con il muro, di che valore sarebbe quali opere siano?
Qual è il significato di questa metafora? In alcuni casi è fin troppo semplice e chiaro. Bombardieri, carri armati, razzi e proiettili al fosforo bianco sono quel muro alto e solido. Le uova sono i civili disarmati che vengono schiacciati e bruciatie colpitida loro. Questo è uno dei significati della metafora.
Ma non è tutto. Ha un significato più profondo. Pensatela in questo modo. Ognuno di noi è, più o meno, un uovo. Ognuno di noi è un’anima unica e insostituibile, racchiusa in un guscio fragile. Questo vale per me, ed è vero per ognuno di voi. E ognuno di noi, in misura maggiore o minore, si trova di fronte a un muro alto e solido. Il muro ha un nome: è Il Sistema. Il Sistema dovrebbe proteggere noi, ma a volte assume una vita propria, e poi inizia a ucciderci e ci induce a uccidere gli altri in modo freddo, efficiente e sistematico.
Ho una sola ragione per scrivere romanzi, ed è quella di portare in superficie la dignità dell’anima di un individuo e illuminarla. Lo scopo di una storia è quello di far suonare un allarme, di tenere una luce puntata sul Sistema per impedireche le nostre anime si aggroviglino nella sua rete e ne siano sminuite. Credo fermamente che il compito del romanziere sia quello di continuare a cercare di chiarire l’unicità di ogni singola anima scrivendo storie: storie di vita e di morte, storie d’amore, storie dafar piangere le persone, farle tremare di paura e scuoterle dalle risate. Ecco perché noi continuiamo, giorno dopo giorno, a inventare finzioni con assoluta serietà.
Ho solo una cosa che spero di trasmettervi oggi: siamo tutti umani. Esseri, individui che trascendono nazionalità, razza e religione, uova fragili di fronte a un muro solido chiamato Il Sistema. […] Prendetevi un momento per pensarci. Ognuno di noi possiede una tangibile, viva anima. Il Sistema non ha nulla del genere. Non dobbiamo permettere al Sistema di sfruttarci. Non dobbiamo permettere al Sistema di prendere vita propria. Non è stato il sistema a crearci: siamo stati noi a creare il sistema. Questo è tutto quello che ho da dirvi.
Girolamo De Michele* lavora nella scuola come insegnante e coordina lo spazio politico-letterario Il Povero Yorick su www.euronomade.info. Ha curato i tre volumi dell’autobiografia di Toni Negri. Il suo ultimo libro è Il profeta insistente. Raphael Lemkin, l’uomo che inventò la parola genocidio (Neri Pozza, 2025).
Perché “difendo” Erri De Luca
di Marco Blatto
(pubblicato sul suo profilo fb il 2 giugno 2026)
Sia chiaro, io dissento da quanto affermato da Erri: il genocidio secondo me a Gaza c’è eccome, e ne colgo anche le differenze rispetto a un brutale e manifesto crimine contro l’umanità. Io non condivido, dunque, le affermazioni di Erri, con cui peraltro ci siamo sentiti in questi giorni.
Difendo Erri in quanto intellettuale, animo complesso e poliedrico, come uomo di montagna, artista, scrittore, sceneggiatore, e il suo diritto di dire cose che non condivido assolutamente. Lo difendo perché, a dire il vero, non ne posso più di quella che qualcuno molto intelligentemente ha definito: “euforia punitiva da social”.
Non ne posso più della paura di non essere “allineati”, alimentata dai social. Ne so qualcosa io, tra le poche voci della montagna che distinguono la necessità di educare alla consapevolezza, combattendo la trasformazione della montagna in un terreno di repressione educativo-punitivo, che al contrario qualcuno vorrebbe, con sanzioni, soccorsi a pagamento, divieti, pubblica gogna quotidiana nei confronti di chi “sbaglia”. Ricordate? La mia difesa simbolica della signora in infradito e borsetta sul ghiacciaio. Contro la perenne caccia al “diverso”.
Ne ho abbastanza dell’euristica del conformismo, di questa scorciatoia che è il seguire la massa e le opinioni, “impecorati” e “intruppati”, anche in montagna. La via migliore per molti, per non attirarsi giudizi negativi e ostili, è allora sentirsi parte di un qualche autorato, di una qualche entità, di un establishment o “corporazione-divisa”, seguendo allineamenti di comodo e spesso rendendosi complici di silenzi.
Difendo Erri e le sue affermazioni, secondo me profondamente errate, da questa nuova forma di nazi-fascismo di rete che incita a bruciare tutti i suoi libri e le sue opere, una nuova “Notte dei Cristalli”, che mi fa sobbalzare, come uomo di montagna e soprattutto come uomo libero. Difendo la possibilità di un confronto intellettuale, anche duro, contro il linciaggio a prescindere.
Difendo Erri dal calderone in cui finiscono antipatie, invidie, regolamenti di conti, l’incapacità di accettare che l’arte è anche dissenso, un urlo fastidioso che urta le nostre sensibilità, quando ci delude perché l’artista non si esprime come noi vorremmo.
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@31 Benassi
Gli Usa non stanno formattando l’Iran a colpi di armi pesanti, eppure, come puoi vedere accendendo un qualsiasi notiziario , le trattative sia sul nucleare iraniano , che sul “pizzo” sulle navi a Hormuz , che sui finanziamenti sotterranei ai proxi libanesi , siriani ed houti , le trattative sono bloccate.
Se Israele fa un passo indietro da Libano e Palestina , ricominciano gli attacchi terroristici da quei territori e le prese di posizione massimaliste e guappe.
Israele la guerra in realtà la sta chiudendo con una “Pax romana”.
@32. Non ho mai sostenuto che l’Idf non abbia commesso atrocità: di sicuro le ha commesse. Ma come ho gia’detto: così è la guerra e in guerra le atrocità vengono commesse da entrambe le parti. Quindi non è una situazione anormale, bensi è la norma. Aspettarsi che qualsiasi paese in guerra rispetti le regole come se si trattasse del Risiko giocato a casa è da ingenui. Ripeto, credo per la terza volta, che sono ascrivibili agli USA sia il bombardamento di Dresda (130.000 vittime civili in una notte) che le due bombe atomiche su città giapponesi (centinaia di migliaia di morti in un colpo solo). E chissà quante altre cose brutte avranno combinato, in Vietnam e poi nelle successive guerre. Sono gli stessi USA che, oggi, proteggono Israele e anzi la usano per far piazza pulita in M.O. e costruire le loro nuove basi anti cinesi. L’esercito israeliano e il più tecnologicamente evoluto al mondo, certo non e il più numeroso, perché esprime la forza militare di 10 ml di israeliano. L’esercito USA è il più numeroso ed esteso: se poi non riesce a coprire adeguatamente tutti i campi in cui gli USA sono impegnati, questo e un altro discorso, razionaluzzeranno meglio. Ma non credo proprio che si possa dire che Israele e USA non siano paesi “armati”.
L’intransigenza con la quale gli ossessionati sostenitori sostenitori dell’ipotesi genocidio criminalizzato chi dice che si tratta di guerra, con atti disdicevoli da ambo le parti, tristi resoconti di innumerevoli vittime anche innocenti, ma non è una di “anormale” rispetto a una qualsiasi guerra (tenendo anche presente che l’evoluzione della tecnologia produce molte più vittime civile del passato: i droni bombardano direttamente i condomini o le spiagge), ebbene dicevo l’intransigenza dei sostenitori dell’ipotesi genocidio verso chi dice che si tratta di tristezze ma non anomale nella storia dell’umanita’ dimostra la fragilità dell’ipotesi genocidio. Se fosse autoesplicativa non ci sarebbe bisogno di incazzarsi così verso chi dissente da voi. Se poi i dissenzienti sono intellettiali o giornalisti di sinistra o quanto meno non di destra (Erri De Luca, ma anche Paolo Mieli ed Enrico Mentana) allora andate in paranoia completa. vi crolla la terra sotto ai piedi
Azz… Vegetti !
Allora sarai contentissimo : gli Usa ed Israele ,odiati nemici imperialisti criticato alla noia , stanno per soccombere ai micidiali droni FPV a guida ottica dei proletari iraniani , libanesi , siriani e cinesi.
Già vedo sorgere il sol dell’avvenire !
@ 30
In questo caso , ad un osservatore sensato, fa tutta la differenza del mondo , è una guerra.
26 Crovella
“Armate fino ai denti”? Ma tu dove vivi? Cosa leggi? Gli USA son talmente armati fino ai denti che per rifornire Israele devono bloccare le forniture a paesi che hanno sottoscritto accordi (tipo Taiwan). Talmente armati che non riescono a difendere nemmeno le proprie basi negli Emirati, in Kuwait, in Arabia Saudita. Talmente armati entrambi che Israele deve vietare la pubblicazione, pena la detenzione, dei filmati degli arrivi dei missili iraniani che trapassano David Sling e Iron Dome perché non ci sono più intercettori, siano Patriot o TAHEED. Israele bombarda il Libano perché non può invadere a terra visto che Hezbollah usa droni FPV a fibra ottica, impossibili da intercettare. Poi però i cinesi pubblicano le immagini satellitari delle zone colpite israeliane e USA, e i danni ci sono eccome…
16 Crovella
Certo che è guerra-
Ma incredibilmente tu citi sempre e solo Hamas e mai l’IDF. Se è guerra per entrambi, e tu fossi intellettualmente onesto, citeresti entrambi. Ma sai, Nethanyau ci ha detto mille e mille volte che l’Esercito israeliano è il più morale del mondo. E tu, sembri crederlo…. poi, ops, la realtà delle parole di BN è talmente falsa che persino l’IDF indaga (e quando la procuratrice militare Yfat Tomer Yerushalmi ha fatto vedere cosa facevano i soldati più morali del mondo è stata arrestata e licenziata…)
Bravi, bravi, giocate pure sulle parole…Vi ammetteranno come esperti all’accademia della crusca. C’è da esserne orgogliosi: genocidio o sterminio, o gueretta, son scaramucce tra vicini. Ma dai tutte cazzate, che vuoi che sia, un morto in più o meno che gli fa. E poi i palestinesi sono essere inferiori, un israeliano vale di più, quindi per pareggiare i conti se ne deve ammazzare di più.
@29.
Quindi 72000 palestinesi uccisi oltre a quasi 170.000 i feriti, dei quali UNICEF stima che tra i 3.000 e i 4.000 siano bambini che hanno perso un arto, non sono “in parte“. Curioso che l’italiano possa essere interpretato in base all’ultima tornata elettorale.
Ah e una città rasa al suolo.
@28
Anche se alludi a questo il concetto non cambia : mica ogni guerra è un “genocidio” , vedi Ucraina o tante altre.
Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso,
@27. Prima di commentare potevi almeno leggere il testo. C’è spiegato esattamente cos’è un genocidio. Ma tu sei al di sopra, a te non la si fa.
In Palestina sono morti meno del 3 % degli under 18 , “il genocidio” non esisteo ne a livello pratico ne a livello concettuale.
Quanto al “bambino che festeggiava il suo complemese” , io penso che ci sia una responsabilita’ diretta in chi guidava l’auto, che è stata vista accelerare in prossimità del posto di blocco ; farsi esplodere contro gli odiati nemici è una pratica che solo qualche giorno fa’ ha prodotto nuovi morti civili israeliani e nuovi eroi palestinesi.
Dal mio punto di vista i soldati fermano una minaccia , manco sanno chi c’è dentro la macchina che non rallenta , men che mai se c’è o meno un bambino.
Ma dove sono questi “stati” che si sono attivati? intendo che si sono attivati “efficacemente”. E cosa sono riusciti a combinare? hanno forse fermato uno stormo di jet israeliani in procinto di bombardare? hanno interrotto il count down di un missile israeliano in partenza verso Gaza o Teheran? Non mi pare proprio… “Attivarsi efficacemente” intendo NON cose in stile pagliacciate circensi tipo Flottiglia o in ipocrite prese di posizione del tutto sterili (come il riconoscimento della Stato di Palestina): quelle cose lì non otterranno MAI nulla perché dall’altra parte ci sono due potenze (Israele e gli USA) in guerra, armate fino ai denti. O le fermi battendole militarmente (e provaci!) o quelle due potenze faranno sempre quello che vorranno, strafottendosene del diritto internazionale e dei suoi seguaci E tu credi ancora che il mondo si trovi in un contesto regolato dal diritto internazionale? Sveglia, gnugnu! E’ cambiato il paradigma mondiale. Il diritto internazionale è carta straccia. A Gaza come altrove.
Se dipendesse da me, vorrei che le elezioni politiche israeliane si tenessero domani mattina, accorciando l’attesa per settembre-ottobre. Così molti equivoci sarebbero superati. Le elezioni chiariranno definitivamente che la maggioranza della popolazione israeliana VUOLE l’espansione. Infatti la sinistra araba e pacifista è confinata nei sondaggi al 10% circa. La battaglia elettorale sarà fra l’attuale compagine governativa, Netanyahu e i messianici, e dall’altra parte un centro destra liberal-sionista (testuale autodefinizione), che forse eviterà le esternazioni provocatorie di Beb Givr, ma che NON CAMBIERA’ LA POLITICA espansiva di Israele. E “politica espansiva” non può che presupporre: carri armati, bombardamenti, occupazione ecc ecc ecc. In pratica questi due blocchi elettorali si “dividono” il 90% dei consensi nei sondaggi: più chiaro di così su cosa “vuole” la popolazione israeliana… E voi pensate di fermarli? Poveri illusi! In più agiscono con la protezione(e anzi su commessione) degli USA. fate loro i ragionamenti sul diritto internazionale ecc ecc ecc e ancora grazie che si limitino a ridervi in faccia!
“Ma se qualche stato non le rispetta, non ci si può fare nulla….Se ritenete che il fenomeno di Gaza sia “fermabile” come mai nessuno stato si è attivato in tal senso”
In tanti si sono attivati in realtà. In tutto il mondo.
Ma voi li chiamate antisemiti, provocatori, amici dei terroristi, nemici dell’occidente e auspicate l’uso delle maniere forti.
Ma se qualche stato non le rispetta, non ci si può fare nulla. Nessuno stato è lo sceriffo del mondo che “multa” chi viola il diritto internazionale. Se ritenete che il fenomeno di Gaza sia “fermabile” come mai nessuno stato si è attivato in tal senso^ Perché tutti sanno che non è fermabile. GLI USA vogliono l’intero territorio del M.O. libero e dominato di Israele e Israele vuole la stessa cosa per motivi interni. contro quei due o dichiari loro guerra (e poi li devi sconfiggere militarmente!) o non li fermi.
E’ guerra se un uomo che picchia un bambino con un bastone è una rissa. E se picchia la compagna e il suo bambino è lite in famiglia.
“Vi siete fissati che nel terzo millennio ci debbano essere delle regole da rispettare quando si fanno la guerra”
Ci sono si e (ti stupirà) molte volte vengono anche abbastanza rispettate:
https://www.youtube.com/watch?v=VFJLAKmVes4
cmq, ognuno si tenga la sua visione su Gaza., tant non en ne esce. Se fosse un fenomeno “fermabile” sarebbe fià stato fermato. Invece nessuno è in grado di fermarlo e soprattutto nessuno si muove a tal fine. perché Israele agisce sotto l’ombrello protettivo degli USA (a mio parere addirittura come esecutrice di esigenze strategiche degli USA) e quindi dichiarare guerra a Israele significa dichiarare guerra agli USA. Voglio vedere quale stato prenderà mai questa decisione! Ergo ognuno abbia la sua soggettiva visione della situazione. Ciò che rileva è che per la sinistra buonista chi osa dire che NON c’è genocidio viene smesso al rogo anche se ha un passato da militante di LC!
Dai è guerra, come lo è sempre stata sa che esiste la specie umana”!
Bombardare Dresda con 130.000 morti in una sola notte o sganciare una bomba atomica su una città (per due volte) con centinaia di migliaia di morti in un colpo solo, non è già stato “fatto”? E le vittime non sono state ben superiori a quelle di Gaza. E per giunta i due riferimenti citati sono opera dagli USA che da un lato sono considerati la potenza più importante dell’Occidente (che teoricamente dovrebbe essere il contenitore ideologico del diritto internazionale) e dall’altro, ai giorni nostri, sono coloro che avvallano (anzi a mio parere manovrano) Israele. Ma che vi aspettate dalla realtà delle cose? Sveglia, ragazzi: vivete nel paese delle meraviglia, come Alice.
Vi siete fissati che nel terzo millennio ci debbano essere delle regole da rispettare quando si fanno la guerra.. come se fosse un gioco di società. E’ un’ingenuità da bambini dell’asilo: la guerra è sempre stata così dalla notte dei tempi, è così ai nostri giorni e sempre sarà una cosa “brutta” proprio perché non ha regole. I crimini perpetrati durante le guerre sono sempre esistiti e, siccome le guerre esisteranno sempre, anche i connessi crimini esisteranno sempre.
Non servono commenti…a un commento!basta quello.
P.S.: UN CAZZO E’ GUERRA Crovella: sparare su un penitenziario a cielo aperto non è guerra, genocidio forse, crimine di certo, ma non guerra.
Ma anche fosse guerra, e non lo é, non deve essere più il tempo in cui guerra voleva dire omicidio e sterminio totale…se mai c’é stato quel tempo, che anche Attila e Gengis Kahn offrivano la resa ai nemici e dopo un paio di giorni di saccheggio si fermavano!
“siamo entrati irreversibilmente in una dase dominata dai nuovi imperi”
Questa è una tua convinzione tutta da dimostrare, ma che comunque non c’entra nulla con la questione. Fino al 1990 eravamo in un mondo dominato da due blocchi e il diritto internazionale si è sviluppato ed affermato molto più che in tutti i secoli precedenti. Imperfettamente, insufficientemente e parzialmente, certo, ma indubitabilmente. E’ stato storto, forzato e ideologicamente usato, certo, ma è servito, come sono servite le proteste contro l’uso di certe armi in Vietnam e le campagne contro mine antiuomo e fosforo.
“il diritto dovrebbe valere per tutti i conflitti in essere”
Certo, come le leggi per la sicurezza sul lavoro dovrebbero per tutti i luoghi di lavoro e per tutti i datori di lavoro.
Mi risulta che Eternit abbia pagato ben poco e Stephan Schmidheiny viva tranquillo in Svizzera, ma questo non significa che è inutile proibire l’industria dell’amianto (e tanto meno che l’amianto non faccia male).
Non c’è niente da fare, altrove è peggio, volete solo dar contro all’occidente: queste sono scuse ipocrite e infantili.
Se il diritto internazionale dovrebbe valere per tutti, allora adoperiamoci perché venga rispettato dovunque. Indignarsi perché secondo la tua opinione qualcuno pretenda che venga rispettato in un posto solo, significa sostenere che l’amianto non fa male.
Comunque nel mondo ci sono 11 missioni ONU con 60000 caschi blu; in Sudan UNMISS impiega circa 18000 uomini. Non funziona? Non è servita? Bene, parliamo di come farla servire meglio la prossima volta, non decidiamo il liberi tutti! (e magati andiamo a vedere bene perché ci sono negri che uccidono negri, a chi conviene e chi li istiga e foraggia…)
AMMAZZA OH, VEGETTI.
E’ GUERRA!
NON STO DICENDO CHE SIA UNA COSA “BELLA”, MA CAPITA DA CHE ESISTE LA SEPCIE UMANA E ACCADRA’ SEMPRE COSI’. LA GUERRA PORTA CON SE ANCHE ATTI ESECRABILI, A GAZA CME IN QUALSIASI DELLA ALTRE 54 GUERRE ATTIVE SUL PIANETA
Le eventuali dichiarazioni di “condanna” (che intanto NON sono obbligatorie, ma frutto di libera scelta) anche da parte di alte cariche dello stato avrebbero solo un effetto propagandistico e nulla più. anche se ci fosse un governo di sinistra, l’Italia non avrebbe fatto niente di più, in termini concreti: non ci sarebbe un morto in meno a Gaza. La controprova è che molti paesi hanno riconosciuto lo Stato di Palestina (atto puramente formale e ipocrita) e cosa ne è scaturito? Hanno forse mitigato i bombardamenti israeliani? No.
Tutto questo discorso per sottolineare che incatenarsi concettualmente al dibattito se a Gaza ci sia o meno un genocidio è tempo perso. Se uno è anti-occidentale lo considera genocidio a prescindere da qualsiasi obiezione portatagli davanti agli occhi. All’opposto se uno non è un anti-occidentale, prende atto di una situazione straziante, ma come ce ne sono tante, tantissime, in giro per il mondo. Per cui chi (come Erri De Luca o come il sottoscritto) afferma che NON si tratta di genocidio esprime un parere soggettivo che vale tanto quello (altrettanto soggettivo) di chi vede il genocidio e disprezza Israele. LASCIAMO QUINDI CHE OGNUNO ESPRIMA LA SUA IDEA SENZA CONSIDERARE DEI CRIMINALI IDEOLOGICI QUELLI CHE NON CONSIDERANO GENOCIFIO I FATTI DI GAZA
Crovella:
(a gaza gli israeliani bombardano, ma non fanno esecuzioni sommarie con un colpo nella nuca,
Vero, infatti stuprano (inchieste in corso da parte dell’IDF), ammazzano la gente per strada, incarcerano bambini, radono al suolo colture e villaggi, profanano immagini sacre e statue, compiono atti di pirateria in acque internazionali… Ma no, non è vero niente… Son tutte invenzioni della Albanese…
E poi tutto ‘sto riferimento al diritto internazionale è un’altra infatuazione ipocrita tipica dei buonisti Aver sottoscritto degli accordi impone al singolo paese (l’Italianel ns caso) di NON violare tali accordi, ma NON impone allo stesso paese di fare il poliziotto del mondo e andare a “multare” lo stato o gli stati che invece infrangono detti accordi (tra l’altro, nel caso di Israele, forse senza neppure aver sottoscritto i trattai internazionali, ma è irrilevante). La frase di Landini (CGIL) nell’autunno scorso “Portiamo la Costituzione italiana a Gaza” è completamente priva di fondamento. La Costituzione italiana vale per l’Italia e non per altri paesi e poi perché portarla “solo” a Gaza e non altrove (Sudan ecc)? A contrastare gli stati che violano il diritto internazionale ci dovrebbero pensare le istituzioni sovrannazionali, es l’ONU, che (anche se tornassimo alla sua versione efficiente di almeno 20 anni fa) poco potrebbe fare perché sarebbe sistematicamente bloccata dal veto degli USA. Non tocca cmq al singolo paese muovere guerra n in senso militare né in senso diplomatico al paese che infrange il diritto internazionale (sul quale Israele avrebbe molto da ridire, visto che tutto l’ultima puntata è scaturita dal prodrom del 7 ottobre).
Qual è allora la differenza fra gli atroci crimi commessi in sudan (dove si stimano 140.000 vittime civili, il doppio che a gaza) e il presunto genocidio di Gaza agli occhi dei benpensanti della sinistra? E’ che in Sudan ci sono africani negri che uccidono altri africani negri, mentre in M.O. c’è un popolo bianco, ricco, colonialista che uccide individui appartenenti a popoli terzomondisti (arabi e/o islamici, nello specifico). E’ questo che fa imbufalire, i cari benpensanti woke e non le atrocità effettivamente commesse, né in termini quantitativi (che sinceramente sono0 una bazzecola se paragonate a cerci massacri del passato), né in termini qualitativi (a gaza gli israeliani bombardano, ma non fanno esecuzioni sommarie con un colpo nella nuca, che invece, dopo la pseudo tregua dell’ottobre scorso, sono state fatte da Hamas a danno dei palestinesi collaborazionisti). Quindi la specifica acredine contro Israele è espressione di un anti-occidentalismo di fondo: siete scontenti e infelici della vostra specifica situazione e quindi protestate contor l’Occidente in cui la soerte vi ha connati (?!?) a nascere.
A parte il fatto che “credere ancora” nel diritto internazionale è da ingenui (eufemismo), visto che ormai siamo entrati irreversibilmente in una dase dominata dai nuovi imperi (USA e Cina su tutti, poi gli altri ecc), il diritto dovrebbe valere per tutti i conflitti in essere e quindi scatenare critiche verso tutti i massacri che sono all’ordine del giorno sul pianeta. Invece i sostenitori del diritto internazionale si cobncetrnao UNICAMENTE sul M.O. Quindi il riferimento al diritto internazionale è solo una scusa ipocrita. Ci sono in essere almeno 55 guerre su tutto il pianeta: ogni goiorno massacri di civili. per es a poche migliaia di km a sud ovest dal M.O. in Sudan c’è una guerra civile fra l’esercito governativo e quello dei ribelli. Ogni volta che uno dei due arriva in un villaggio che appartiene al territorio dell’altro vengono commessi crimini che al confronto quelli gaza sono acqua fresca (tutti i civili trucidati sommariamente, ragazzine 15 anni vittime di stupri di gruppo, anche 50 soldati uno dietro l’altro ecc ecc ecc). eppure non c’è una parola in Europa e anche sui quotidiani si è scritto pochissimo del Sudan. Eppure il “diritto internazionale” dovrebbe valere anche per loro!
Non importa quanti crimini sono stati commessi contro gli ebrei nella seconda guerra mondiale.Non importa che il popolo palestinese sia tra i più odiati di tutti, anche da parte di molti degli stessi altri popoli arabi (c’è chi si chiede perchè l’Egitto ha messo un muro al confine con Gaza)
Ma dalla fine della 2gm, hanno iniziato a passare dalla parte opposta, dalla parte degli oppressori e non degli oppressi. E ora, dalla parte degli sterminatori di un popolo (meglio che genocidi?)
E nessuno gli dice niente
De Luca ha sempre simulato una riservatezza che in realtà gli è servita per suscitare ancora più attenzione sul suo personaggio. Al di là delle sue opinioni, non vedo perché accettare un invito in Israele, in un momento come questo, e farlo sapere fino ai confini della galassia: “…Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” (Cit. Nanni Moretti)
P.S.: se De Luca ha realmente affermato:
“«E, cosa ancora più importante, non collaborerò con alcun evento o forum in cui si usi la parola «genocidio» nel contesto di Gaza.”
Il Festival di Salerno non ha censurato affatto De Luca, ha semplicemente rispettato la sua espressa volontà
“Quale è allora la variabile chiave per cui alcuni (non tutti) si scandalizzano?”
La legge, Crovella, la legge internazionale a cui l’Italia aderisce, come chiaramente ed esaustivamente spiegato dall’articolo.
E, ovviamente, che noi siamo parte in causa, corresponsabili e sostenitori in quanto serv…ehmm…alleati degli USA e di Israele, che stanno agendo in maniera criminale e terroristica e destabilizzando il Medio Oriente.
Per il resto hai ragione chissenefrega se è genocidio conclamato o semplice crimini di guerra e contro l’umanità…
In compenso non capisco cosa volesse comunicare Marco Blatto con la sua “difesa”…
Che Erri De Luca ha il diritto di parlare? Mi sembra ovvio.
Che chi pensa che abbia detto un mucchio di cazzate, travisando e falsificando ideologicamente il significato di parole come genocidio, sionismo e antisemitismo abbia fatto male a rispondere? Non credo.
Che tanti di quelli che si sono scagliati contro Erri De Luca lo hanno fatto solo per appecoramento di parte, senza un minimo di conoscenza e elaborazione personale? Probabilmente è vero ed è sicuramente spiacevole, ma credo sia (e sia sempre stato) assolutamente inevitabile: buona parte delle persone non ci arrivano proprio e si limitano a schierarsi.
Quindi a differenza dell’amico Blatto (che saluto) io difendo Erri De Luca anche nel merito delle sue posizioni e non solo per l’ampio principio della libertà individuale di espressione.
Ma, come ho già ampliamente spiegato, Israele si muove concordemente con le esigenze geopolitiche degli USA: questi “vogliono” in M.O. una fortezza arma fino ai denti in un’ottica anti cinese e parallelamente la società israeliana “vuole” maggiori territori a disposizione (per rispondere a una dinamica demografica in espansione) e “vuole” soprattutto che sia finita una volta per tutte la situazione in cui vengono bombardati ogni giorno (una volta da nord – hezbollah, una volta da ovest – Hamas, una volta da sud – Houti, una volta da est – l’Iran degli ayatollah). Per la correlazione fra queste due visioni (quella USA e quella israeliana) il fenomeno non finirà se non quando Israele avrà un territorio ampio e ripulito da attentatori. Quindi frignare o non frignare sul genocidio NON serve a un fico secco. Ognuno è libero di elaborare la sua interpretazione e di poterla esprimere liberamente. Se Erri De Luca (nonostante il suo passato in Lotta Continua) ha detto quello che ha detto non può essere “censurato” coma ha fatto il Festival di Salerno. La sinistra intellettuale è violentemente arrabbiata con lui perché la presa di posizione di Erri De Luca dimostra che si può essere “comu8nita” (*) e non necessariamente scagliarsi contro il Genocidio e il sionismo. Nota (*): “comunista” non significa “iscritto al PCI”, significa “che si riconosce/riconosceva nell’ideologia comunista e LC apparteneva a tale ampia platea, seppur distinta dal PCI e anche invisa a tale partito.
Ma che palle la questione se è genocidio, sterminio, strage o sono solo “crimini di guerra”… Citatemi una guerra senza “crimini”… ovvio che sono di mezzo civili e quindi ci sono moltissime vittime civili. Ma dai ci sono9 sempre state: il bombardamento di Dresda (II G.M.) ha provocato 130.000 vittime civili in una sola notte! Le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki parecchie centinaia di migliaia di vittime ciascuna e in un “colpo solo”. E mi fermo qui, ma l’elenco sarebbe sterminato. Se la variabile chiave per definire un “genocidio” è quella numerica, la strage di Gaza è “ridicola”, Se la variabile è quella del cosiddetto sterminio etnico (ti uccido perché sei un palestinese), ci sono altri esempi contemporanei in cui succedono cose analoghe (es in Sudan, con numeri di vittime doppi rispetto a quelli di Gaza) e nessuno strilla minimamente, tutto passa sotto silenzio. Quale è allora la variabile chiave per cui alcuni (non tutti) si scandalizzano? Semplicemente che Israele sta sulle palle al mondo politically correct-peace and love-diritti peer tutti, per la sua politica imperialista e colonialista.
E’ un bellissimo articolo che invita al ragionamento e alla conoscenza della Storia. Sarebbe da dibattere nei vari Agorà, come, a mio avviso, molto condivisibile il post “Volteriano” di Marco Blatto
In sostanza Erri De Luca sostiene il diritto degli ebrei a costituire uno stato nazionale in Palestina, dove peraltro erano pressoché scomparsi fin dai tempi di Gesù. Non è la soluzione ideale, ma certo la più realistica, come insegna la lezione degli stati che hanno accettato dolorose mutilazioni territoriali per amore della pace (ovviamente la Germania il Giappone e l’Italia dopo la seconda guerra mondiale). Del resto tra l’Ottocento e il Novecento uno stato ebraico non fu possibile in Europa orientale dove gli ebrei erano più numerosi, ma dove l’antisemitismo era più violento. Se allora ci fosse stata una Polonia ebraica o una Russia ebraica, oggi non ci sarebbe una questione palestinese. Ma tant’è!
È morto nel giorno del suo complemese. Era un bimbo bellissimo, sorrideva a tutti. Eravamo in salita con la nostra auto e non c’era nessun check point segnalato, solo un gruppo di soldati per strada. Mi hanno fatto segno di fermarmi e l’ho fatto. Ho anche alzato subito le mani. Eppure hanno aperto il fuoco su di noi e hanno ucciso il mio Sam e ferito gravemente mia moglie.
Testimonianza di Fahed Abu Haikal, padre di Sam, un bambino palestinese di 7 mesi ucciso in Cisgiordania dai militari israeliani. Dal 7 ottobre 2023 sono 21.823 i minori uccisi a Gaza e in Cisgiordania