Il paradigma sistemico

Il paradigma sistemico
di Guido Dalla Casa
(pubblicato su Simbiosi vol. 5 nel febbraio 2022)

L’approccio abituale per cercare di risolvere un problema è attualmente quello di fare ipotesi e studi per trovare il modo più economico per arrivare al risultato. Questo è un modo lineare di procedere; inoltre, si esamina di norma ogni singolo problema separatamente. Anche senza rendercene completamente conto, procediamo in pratica considerando una sola variabile (il denaro) mentre ci troviamo in un sistema con un numero grandissimo di variabili. Anzi, siamo comunque in un sottosistema di un Sistema molto più grande, il Sistema Terrestre (l’Ecosfera, o la Terra), ad altissimo grado di complessità. In pratica nel mondo economico-industriale si trascurano le relazioni e le controreazioni fra tutti gli elementi del Sistema, che sono essenziali per valutare la bontà o meno di qualunque soluzione e le sue conseguenze sul Complesso. In realtà oggi sappiamo che le relazioni sono più importanti dei singoli componenti.

Le definizioni abituali della sostenibilità suonano più o meno così: è sostenibile un’azione (o un processo) se non danneggia le generazioni future. E’ una definizione assolutamente antropocentrica e non rispondente alle conoscenze attuali sulla dinamica dei sistemi. In modo più corretto dovremmo dire: Qualunque processo, o azione, è sostenibile se non altera il funzionamento del Sistema più grande di cui fa parte. Quasi nessun processo della civiltà industriale rientra in questa definizione.

I limiti dello sviluppo
Gli studi sistemici sull’andamento del Sistema Globale sono molto scarsi, cosa sorprendente se si considera l’importanza del problema. Lo studio più noto e più serio del Sistema Mondiale è quello pubblicato nel 1972 con il titolo I limiti dello sviluppo.   Come noto, il grafico BAU (business as usual) proiettava in avanti una situazione destinata a collassare attorno all’anno 2020 (come inizio), il che si sta avverando puntualmente. Inoltre, dei dodici scenari esaminati, soltanto due non portavano a forme di collasso ma si adagiavano su situazioni quasi-stazionarie: entrambi avevano come condizione necessaria e non sufficiente la stabilizzazione della popolazione mondiale attorno ai 3-4 miliardi di umani, con livello di consumi inferiore a quello attuale. Inoltre, lo scenario-limite con l’ipotesi di risorse infinite collassava anch’esso, qualche anno più tardi. Infatti, senza limiti alle risorse l’inquinamento va all’infinito, se non si modifica il modo di vivere (in sostanza: se non cessa la crescita economica). Non si tratta di un problema di risorse, ma del fatto che i processi della civiltà industriale disarticolano i cicli vitali terrestri. In altri termini, non sono compatibili con il funzionamento (o la Vita) del grande Sistema, o del Grande Inconscio (Gaia).

Un esempio: l’automobile
Un secolo fa è partito, con un ragionamento per niente sistemico, il mito dell’auto, e dei mezzi simili per ogni tipo di trasporto. Facciamo qualche considerazione dando un’occhiata alle conseguenze degli automezzi sul sistema terrestre.

Dal punto di vista sistemicol’automobile privata individuale è una pessima soluzione al problema della mobilità.

Come noto, i normali automezzi sono mossi dal motore a scoppio, dove avviene una combustione a temperatura altissima, con scarico in atmosfera di calore e di inquinanti, per ottenere energia meccanica. Il rendimento di un motore di questo tipo non supera il 30%. La maggior parte delle vetture si muove con una persona sola all’interno: 800 Kg per farne muovere 80. Pertanto dobbiamo applicare ancora un 10%: otteniamo un rendimento complessivo dell’ordine del 3-4%. Questo significa che il 96% dell’energia di partenza viene disperso e va infine ad aumentare il riscaldamento dell’atmosfera. Inoltre l’emissione di anidride carbonica dal tubo di scarico, assolutamente inevitabile, provoca un aumento dell’effetto serra nell’atmosfera terrestre. Le conseguenze di questo aumento sono ben note e si ripercuotono anche sulle isole del Pacifico e nelle profondità oceaniche, con tutte le conseguenti retroazioni su tutti i cicli del Sistema Terrestre. Se invece dei combustibili fossili si impiegano i biocarburanti, si ottengono disastri ancora peggiori, perché si aggiungono ai guai sopraddetti l’ulteriore consumo di territorio e la maggiore distruzione di ecosistemi naturali.

La necessità di viaggi spesso inutili è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni. Per moltissimi l’auto privata appare “necessaria” semplicemente perché il mondo circostante è stato fatto per l’auto con inizio già dalla metà del ventesimo secolo. La macchina è spesso indispensabile perché la vita e il lavoro sono stati organizzati per renderla tale. Senza contare il numero di incidenti, di morti, feriti e invalidi (più che in una guerra). Ma sono tutti fenomeni che fanno aumentare il PIL; ecco il modo di ragionare della civiltà industriale: conta solo l’economia. In ogni caso, non si può colpevolizzare l’individuo, che fa parte inestricabile del mondo circostante.

Con uno studio sistemico ci si sarebbe accorti di tutti questi effetti negativi.

Riporto, dall’articolo Mezzi di trasporto ed efficienza del trasporto di Paolo Chiastra, pubblicato sulla Rivista dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano del dicembre 2009 (non da una pubblicazione di ambientalisti!):

… Dai risultati ottenuti si possono dedurre alcune interessanti considerazioni. Prima fra tutte è la quantità di tara necessaria per trasportare un dato carico utile: si nota lo svantaggio di un’auto e di un SUV con un solo conducente. In pratica questi mezzi sembrano finalizzati al trasporto di “loro stessi”, prima che del carico utile!  …. A Km e a passeggero risalta la disarmonia del SUV che batte negativamente tutti gli altri, specialmente a 15 Km/h, cioè in coda, con solo il conducente a bordo. Sembra che l’acronimo SUV stia più a significare Senza Utilità Vera che non Sport Utility Vehicle, almeno per uso cittadino. Contrapposta, appare evidente l’armonia funzionale della bicicletta, che si dimostra un mezzo eccezionale in termini di rapporto carico utile-velocità/consumi“.

Altro esempio: gli allevamenti 
Si possono fare moltissimi esempi di come diventerebbero tante attività se considerate con il paradigma sistemico.

Gli allevamenti intensivi, oltre che un terribile delitto verso tanti esseri senzienti, sono anche un assurdo sistemico: alterano pesantemente i cicli del Sistema Terrestre, come l’abbattimento di foreste ricchissime di vita e di bio-varietà, per sostituirle con estese monocolture di cereali per alimentare esseri senzienti allevati in batteria e destinati a vivere una non-vita, che devono solo trasformarsi in bistecche per umani diventati artificialmente carnivori. Tutti gli allevamenti dovrebbero essere aboliti, sostituendoli con forme di simbiosi, del tipo: sorvegliare altri animali in semilibertà con piccoli prelievi di prodotti che non alterino la loro vita naturale-spirituale, in cambio di una protezione dai predatori, che comunque in natura sono necessari, in numero accettabile, per mantenere in salute il Complesso.

Le foreste naturali sono esempi di simbiosi multiple e di sistemi perfettamente integrati nel Sistema più grande di cui fanno parte. Tutti gli ecosistemi naturali rispondono a questa caratteristica. Invece le monocolture sono state realizzate con ragionamenti lineari di tipo esclusivamente economico: è molto facile rendersi conto che dal punto di vista sistemico sono un vero disastro.

Conclusioni
Ho riportato sopra qualche nota sul problema ecologico complessivo usando un linguaggio meccanicista-materialista, quello accettato dal mondo attuale del “pensiero unico”, per cercare di farmi capire dai lettori abituati solo a quel linguaggio. Ora farò qualche digressione usando un linguaggio più vicino alle mie convinzioni filosofiche (Ecologia Profonda e spiritualità della Natura).

Nei sistemi complessi si manifestano fenomeni mentali: la mente è ovunque. Quindi ci sarà una Mente associata al Sistema Totale, magari non cosciente, o con coscienza molto diversa dalla nostra. E’ logico attendersi che si manifestino reazioni immunitarie nei riguardi dell’attuale patologia della Terra, cioè della crescita economica. Probabilmente sono già cominciate. Nostro compito sarà gestire il transitorio verso modelli ben diversi dalla civiltà industriale in modo da evitare traumi troppo gravi. Dopo, saranno possibili molti modelli, ma, in una nuova visione del mondo, dovranno sparire l’antropocentrismo e il materialismo che caratterizzano questa civiltà.

Infine, tenterò di elencare alcune utopie, necessarie per riportarci nella vita più ampia del Sistema Terrestre:

– Inondare il mondo di anticoncezionali;

– Diventare tutti quasi-vegetariani, come oranghi, gorilla, scimpanzé e bonobo;

– Non abbattere più alcun albero, né distruggere un solo metro quadrato di foreste, né di boschi in generale;

– Cessare qualunque monocoltura e impiego di pesticidi;

– Cessare ogni estrazione e impiego di combustibili fossili;

– Non costruire più alcun veicolo con motore a combustione interna;

– Cessare ogni “produzione” di energia di origine non solare diretta;

– Smettere la produzione e l’impiego di materie plastiche;

– Basare l’istruzione familiare e scolastica sul paradigma sistemico-olistico, sull’ecocentrismo e la spiritualità;

– Non parlare più di economia, del PIL, dello spread e delle Borse: sono sovrastrutture inutili e dannose.

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Il paradigma sistemico ultima modifica: 2022-06-16T04:26:00+02:00 da GognaBlog

8 pensieri su “Il paradigma sistemico”

  1. 8
    Antonio Arioti says:

    Forse sarebbe anche il caso d’iniziare a sistemare gli acquedotti.

  2. 7
    lorenzo merlo says:

    Siate “ragionevoli” e sostenibili e andate a votare.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-c-e-piu-acqua-ma-non-e-tutta-colpa-di-bill-gates

  3. 6
    Antonio Arioti says:

    Le utopie citate sono in parte destinate a diventare realtà ma se si pensa che possano diventarlo dalla sera alla mattina significa vivere nel mondo di capitan uncino.

  4. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Inoltre, a differenza di certi ambientalisti, io pongo l’umanità al primo posto: la felicità umana, non l’infelicità umana.

  5. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Attendiamo fiduciosi il momento in cui Guido Dalla Casa applicherà su se stesso tutte le sue “utopie”, ritirandosi a vivere felicemente in una caverna per tornare alla “vita piú ampia del Sistema Terrestre”.
    Cominci lui a dare l’esempio; noi lo seguiremo (forse).
    … … …
    I problemi della sovrappopolazione, dell’abbrutimento della vita umana e del degrado ambientale sono reali. Il fanatismo e l’idiozia ostacolano la ricerca di una soluzione razionale.

  6. 3
    lorenzo merlo says:

    È tutto chiaro. Vedo che oltre a copiare non sai fare.

  7. 2

    Passerò l’articolo al povero operaio Cipputi, sono certo che cambierà la sua vita

  8. 1
    lorenzo merlo says:

    “Idiota”. Può andar bene, Salvatore?

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