Il peggior difensore della montagna è il montanaro?

Il peggior difensore della montagna è il montanaro?
di Fabio Balocco

Mi sento in dovere di esporre alcune osservazioni in merito a Il CAI ha tradito le montagne?, il post di Gian Carlo Bosio, medico, veterinario, montanaro, cacciatore e allevatore. Oggetto dei veri e propri strali del dr. Bosio è il CAI, che, a detta sua, si sarebbe “trasformato nell’ennesima succursale del pensiero ideologico, ambientalista da salotto.”

Premesso che non è la prima volta che chi difende l’ambiente viene idealmente allocato, chissà perché, in un salotto di casa e non, ad esempio, in un pascolo di montagna (così anche alcuni ministri), premesso questo, iniziamo col dire che il post contiene alcune imprecisioni non da poco.

Messner Mountain Museum a Plan de Corones (opera di Zaha Hadid). Foto: ErWin da CCsearch.
Copertura del Ghiacciaio del Presena

La prima è che il CAI sia stato fondato da chi vive in montagna. In realtà il CAI fu fondato da aristocratici e i primi a calcare le montagne per salirle venivano dalla pianura. L’alpinismo (questo è il marchio del sodalizio, non l’arrampicata, citata da Bosio) dei primordi fu appannaggio di chi veniva da fuori e spesso, anzi, i migliori alpinisti non erano abitanti della montagna. Chi ci viveva solitamente non era attirato dall’idea di rischiare la vita per salire lassù in cima, anche se si adattò (e bene) a fare poi la guida per accompagnare i signori che invece ambivano a fare le ascensioni.

Ciò detto, è sempre stata nell’animo del CAI la tutela dell’ambiente (“nato per custodire, conoscere e amare la montagna” ammette lo stesso Bosio), tant’è che negli anni Settanta dello scorso secolo fondò al proprio interno un’apposita commissione (allora era Protezione Natura Alpina), che era ben lungi dal vagheggiare la wilderness, bensì mirava alla convivenza tra animali, piante e uomini in ambiente montano.

Fatta questa precisazione, appare evidente lo scopo della lettera aperta, e cioè il fatto che il CAI si esprima per la tutela del lupo. Ci mancherebbe che così non fosse, vista la premessa di cui sopra. Del resto, francamente non si comprende perché dovrebbe vagheggiare un ambiente montano privo del carnivoro che si situa all’apice della catena alimentare, e che, a causa proprio dei cacciatori, ha rischiato di fare la fine del Dodo.

Ferrata delle Aquile alla Paganella

Senza contare, considerazione non da poco, che se il pastore subisce una predazione, viene totalmente rimborsato (capita in Piemonte da dove scrivo ma penso sia così anche nelle altre regioni). E senza contare che può munirsi di cani appositamente addestrati per tenere il lupo lontano da greggi e mandrie (cani da guardiania, che sicuramente Bosio conosce).

Courmayeur

Ma c’è un’altra considerazione da fare che in qualche modo si collega con l’esordio di questo post, e cioè che se è vero che gli ambientalisti vengono dalla città, questo non significa che non conoscano l’ambiente montano, al contrario, spesso lo conoscono e lo interpretano meglio di chi lo abita. E anzi, dirò di più, talvolta proprio chi lo abita è il peggior difensore dello stesso, anche se mi rendo conto può sembrare una bestemmia.

È così che se da un lato si possono citare i casi di colonizzazioni della montagna contrastate dai montanari (invasi oppure linee veloci, ad esempio) molti di più sono i casi di valligiani che hanno accolto a braccia aperte opere distruttive o inutili, o se ne sono fatti addirittura promotori. L’esempio di Cortina e delle olimpiadi invernali o il voluto collegamento tra Alagna Valsesia e Zermatt valgano per tutti. Opere che recano all’ambiente montano ferite indelebili, non certo paragonabili a qualche predazione di lupi.

Il peggior difensore della montagna è il montanaro? ultima modifica: 2025-09-18T05:22:00+02:00 da GognaBlog

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14 pensieri su “Il peggior difensore della montagna è il montanaro?”

  1. A parte il nascere tra i monti oramai cosa distingue il montanaro dal pianuraro? Nulla!
    A parte rarissimi casi ,le pessime similitudini ,Suv funebri (cit.)compresi, con potenti Quod 4×4 per portarsi a baita del Cucuzzolo del Misantropo sono un standard e Dinamite Bla un vago ricordo.
    Il peggior difensore è il montanaro in quanto ormai omologato ad uno standard comune a tutti … consumare consumare consumare!
    Difendersi da se stessi è dura.
    Belle le riflessioni di Sartori.
     

  2. https://bresciaanticapitalista.com/2020/12/24/la-lotta-di-classe-al-tempo-della-pestilenza-divagazioni-tra-covid-19-urban-sprawl-rurbains-in-fuga-e-neo-colonizzazione-delle-montagne/
    un contributo al dibattito.
    Personalmente ritengo che – montanari o di pianura , alpinisti o sedentari – ognuno stia dando del suo alla mercificazione (sfruttamento) della natura (alpina o di pianura).
    Ovviamente qualcuno fa di peggio (v. cacciatori travestiti da naturalisti).
    Programma minimo, per cominciare, un drastico superamento dell’antropocentrismo…poi si vedrà
    GS

  3. Non credo si ttrasti di etichette, tra essere montanari, cittadini, marinai, poltronai, ect. quando si tratta di difendere un bel luogo, un luogo ricco di fascino, di natura. Quanto piuttosto essere una persona dotata di sensibilità e che ha uno sguardo al futuro, oppure una persona arida dentro e fuori che pensa solo a se stessa.

  4. Da montanaro e ex allevatore ritengo che le nostre montagne ce le gestiamo noi e non ipocriti pseudo politici.  Parlando del Monterosa e del suo ghiacciaio sfruttato da decenni da Zermatt e Cervinia che fa da sfondo alla valle d’Ayas, non vedo perché non si possa fare un impianto che permetta anche alla valle d’Ayas di raggiungere il Plateau, qualche pilone ben inserito, non deturpa assolutamente, basta che sia ben studiato. Se qualcuno di questi….. è mai stato a sciare da quelle parti sa di cosa parlo.
    Saluti

  5. Che montagna vuole difendere il cittadino?
    Quella dei suoi sogni, il resort della sua anima bella.

  6. Che poi, sin da piccolo, nel bar di mia nonna tra i boschi del bellunese, mi divertivo ad ascoltare le invettive dei cacciatori contro i verdi, che ades i seria i ambientalisti. Ho sempre ammirato le capacità di inventare premesse del tutto fantasiose sull’identità e le reali intenzioni di queste fantomatiche figure un tempo perdigiorno che si drogano ora provenienti appunto dai migliori salotti. Tali premesse servivano per scagliarsi in veementi strali e qui ragazzi si toccava la poesia con bestemmie che nemmeno il WWF conosceva l’ esistenza di tante specie animali. Ora sono vecchio, mi sento sconfitto nelle mie giuste idee e vedo che la simpatica logica dei cacciatori alcolizzati del bar di mia nonna comanda il mondo. E noi a spiegare diligentemente che no, che il CAI, che i primi alpinisti, e le colate di cemento e le logiche del profitto e gli impianti di risalita e le olimpiadi e la desertificazione delle montagne. E loro nemmeno più la verve alcolica di un tempo, pare stiano sempre sull’orlo del pianto: stia sereno, ce la prendiamo anche con le industrie delle pianure, coi pfas, microplastiche etc le pare non ne abbiamo abbastanza? Venga a rompere le scatole con noi piuttosto o altrimenti la invito a frequentare i bar: – internet+ cabernet!

  7. Caro Lorenzo Cominato la pianura Padana e uno dei territori piu avvelenato d’Europa. Vuoi fare la stessa fine?  Bene tanti auguri per il futuro.

  8. P.S.: quel modo di ragionare è anche la miglior dimostrazione che il peggior difensore della montagna è il montanaro…come il bassaiolo lo è stato della pianura

  9. La domanda retoricamente provocatoria e popular-semplicistica di Lorenzo Cominato fa parte di quell’atteggiamento che ci ha condotto al punto in cui siamo, cioé ad aver devastato la pianura padana (dove è più facile) per poi passare alle isole e quindi alle colline e alla montagna.
     
    Comunque rassicurati: in pianura padana non si può (almeno in teoria) fare proprio tutto quello che si vuole per “vivere meglio”…e infatti la tua mentalità (purtroppo diffusa) e il modo di ragionare che la sottende come la tua portano sempre di più ad invocare l’abolizione di leggi, regole, lacci e lacciuoli.

  10. Avrei bisogno di capire perché gli agricoltori della Pianura Padana possono sfruttare i loro terreni per ricavare risorse per vivere meglio e i montanari no. Forse perché i cittadini di pianura devono la domenica portare i loro bambini a vedere come vivono i montanari senza modernità, servizi ect. 
    P.S. Naturalmente  loro si guardano bene dal vivere senza tutto quello che la modernità mette loro a disposizione 
     

  11. Quando si cementifica, si offrono sempre più servizi, e non si vietano le zone riservate alle specie protette, la montagna sarà sempre più a rischio e diventerà come le spiagge, se si vuole pensare solo a fare introiti non si pensa più alla montagna come bene da preservare
     

  12. Dominano gli “shei” e questo coinvolge tanto i montanari fi oggi quanto i turisti “cafoni” che esigono di trovare in quota il modello “cittadino”. come si rompe questo meccanismo perverso? Ehhhh, boh. Difficile, perché ogni soluzione per il ritorno verso una montagna più verde, più naturale e più rispettosa, comporta la riduzione (o, in alcuni casi, l’annullamento) delle fonti di sghei per gli operatori del settore (montanari o di pianura trasferiti in quota); Contro la legge degli sghei ogni politica è davvero spuntata, se non impotente. Speriamo che maturino i tempi e prevalga l’autocoscienza, sia dei montanari che dei turisti, affinché la montagna torni scabra, spartana, scomoda. Una montagna “scomoda” allontana i turisti consumisti, che per definizione fuggono dalle scomodità, ma parallelamente affievolisce le fonti di sghei per i montanari… Per cui i primi ad esser chiamati a unapresa di coscienza sulla necessità di alleggerire la montagna dal turismo consumista sono i montanari, i quali devono maturare in sé la consapevolezza che minori guadagni personali corrisponderanno ad una montagna più sana.

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