Il re delle Alpi Orientali

Il Re delle Alpi Orientali

Vi ricordate di Heiligenblut? Quel paesino di non molte case e un campanile alto il doppio della chiesa, sotto alla montagna più alta dell’Austria, quel Grossglockner che possiamo tradurre il «Grande Campanaro»? Fu una settimana di bel tempo, decisamente più azzurra che «bianca».

La località l’avevo scelta apposta, certamente un po’ retrò. La modernità di una stazione si misura dalla quantità di snowboarder che vi allignano, e Heiligenblut non era in cima alla lista. In compenso c’erano belle baite di legno, poco acciaio di self-service, pochissima confusione.

Heiligenblut (Carinzia) e Grossglockner (Alti Tauri)

Arrivati davanti all’albergo, quel Lärchenhof della famiglia Trojer che tanto ci ha fatto ridere, scaricavamo i bagagli, ma ecco che la nostra gatta stava per sfuggirci. Poverina, era isterica dopo il viaggio di cinque ore e mezza. Il giorno dopo non stavate nella pelle per vedere le nuove piste, così «ain, zuai, drai», in «quattro e quattrocchi» eravamo in centro paese, pronti per salire a Rossbach. Accolti da un vento forte, la cabinovia per lo Schareck era ferma per le raffiche troppo violente; io sapevo che lì c’era una stranezza che non avevate mai visto e mi godevo la scena, passati gli sbarramenti a tessera magnetica voi cercavate di capire cosa dovevamo prendere come ulteriore mezzo di trasporto, ed ecco apparire dal nulla di una galleria invisibile un trenino di cabine appese, tipo funicolare senza ruote. Con quel mezzo così strano arrivammo nella valle adiacente, per scoprire che lì c’era ancora più vento e funzionava solo un breve ski-lift. Così, tornati a Rossbach, abbiamo fatto un bel su e giù. Vi ricordate il vostro giochino preferito, quello di andare insieme sullo ski-lift ad àncora e cercare di spingervi a vicenda sulla neve ghiacciata per farvi cadere?

E vi ricordate quando stavate per partire per le piste, ormai con gli scarponi ai piedi, e avete ricevuto la mia telefonata? Stavo per arrivare, contento per il successo che aveva avuto la mia escursione. Così decideste di aspettarmi. Ero partito alle 3,15, uscito dalla camera piano, per non fare rumore e interrompere il «dormisveglia» di Elena. Martin era passato a prendermi con il fuoristrada e alle 4 avevamo lasciato la Guttal Alm. Era tutto comico, alzarsi a quell’ora, per andare a salire con gli sci lungo una strada che d’estate brulica di auto e corriere. Alle 6 eravamo arrivati alla Karl Volkert Haus, pronti con il cavalletto in posizione per fotografare l’alba sul Grossglockner. Ripartiti alle 7, ancora per strada fino al punto panoramico della Franz Josefs Höhe, a 2451 m. Lo sapete che quasi alla fine della strada c’è una galleria, ma noi non abbiamo dovuto toglierci gli sci perché la neve era entrata dentro per tutta la sua lunghezza?

Obere Pasterzekees (ghiacciaio) e versante nord-orientale del Grossglockner dal Franz Josef Höhe, Alti Tauri, Carinzia. Clicca per ingrandire.

Arrivati al punto più a picco sull’immenso ghiacciaio del Pasterzen, proprio di fronte al versante più grandioso del Grossglockner, quello del Canalone Pallavicini che s’incunea come una sciabolata nelle rocce appuntite della montagna, ero davvero triste e preoccupato. Il cielo era stato invaso da un velo grigiastro, la luce era forte ma diffusa, senza ombre né colori. C’era un ventaccio che ci faceva ghiacciare il sudore nella schiena e noi dovevamo aspettare, senza sapere come sarebbe andata a finire. Cercammo tra le costruzioni di questo turistico punto panoramico una porta o una finestra aperte, così per ripararci un po’ nell’attesa. Niente da fare. Tutto avevano chiuso e sprangato per l’inverno, non si erano dimenticati nulla. Poi, mentre pensavo a voi che vi stavate alzando, improvvisamente ecco la fortuna: la nube si è dissolta, il cielo è tornato azzurro, la montagna si è riempita di colori, Martin ed io saltellavamo di freddo e di gioia. Poi presi di mira il Grossglockner una cinquantina di volte.

Intanto voi curiosavate nei negozi di Heiligenblut, alla ricerca di un regalino per me, perché era san Giuseppe, la Festa del Papà. Avete scelto una bottiglietta di grappa e un simpatico gatto di legno che balla come uno yo-yo. In più mi avevate scritto due biglietti così affettuosi da sciogliermi di commozione. Scendendo, abbiamo incontrato un camoscio davvero grosso, che ci ha tagliato la strada correndo in discesa.

Appena arrivati, vi ho presentato Martin, un ragazzone biondo tipico austriaco, con il suo bel distintivo di guida alpina e maestro di sci, e avete parlato un pochino in inglese. L’avevo invitato al bar, a bere una birra; ma lui ordinò un caffè, erano tre settimane che non toccava alcool: ne avrebbe avuto fino a Pasqua, cioè fino a fine Quaresima. Ti ricordi, Petra, che gli hai chiesto come si fa ad abbronzarsi come lui? E Martin che ti ha risposto che lo scuro era solo in faccia; infatti, aperti due bottoni della camicia, ti ha fatto vedere una pelle più bianca della tua.

Grossglockner Hochstrasse, sotto l’Hoch Tor, Carinzia

Eh, sì! Ci siamo proprio divertiti, come quella volta che sull’àncora non vi siete messe d’accordo e tu, Elena, sei salita per almeno 200 metri attaccata con le mani, per lasciarti poi andare a mezzo ski-lift, senza più forze. Oppure quando insieme abbiamo visto una bella lepre nel bosco, dall’alto della cabinovia.

Dopo ogni giornata, facevate i compiti. Ti ricordi, Petra, che scrivevi ogni giorno una specie di diario? Quello era il compito che la prof d’italiano ti aveva dato. Un giorno ti sei inventata, tanto per variare un po’ il racconto, d’essere stata a fare un bel giro nel bosco, vicino ad una malga disabitata per la stagione invernale, di aver visto decine di orme di animali nella neve. E infatti eravamo sul limitare del Parco Nazionale degli Alti Tauri, di animali il bosco è ben ricco. E così tu hai raccontato quello che avresti voluto fosse successo, cioè d’aver visto «uno splendido capriolo, magrolino, con lunghe gambe esili e un bel codino». E poi, tanto per ridere, sei tornata a raccontare di «snellina», una cliente dell’albergo un po’ sovrappeso che al mattino si mangiava panini spalmati di burro, formaggio, nutella e marmellata di mirtilli a strati sovrapposti.

E come urlavo, quando in cima allo Gjaidtroghöhe, sferzati da un vento infernale, cercavo di dirvi come mettervi in posa per la fotografia. Elena, tu ad un certo punto, mentre io cambiavo il film, hai cercato di venire da me; io ti ho fermata con altre urla, perché non volevo che la neve vergine tra di noi fosse rovinata dalle tue orme. Intanto Guja ci aspettava a Rossbach o alla Fleissalm: con le spalle a ridosso del vento, catturava ogni raggio di sole e si ostinava a non indossare alcun berretto per non compromettere il colore del viso; catturava anche scampoli di conversazione, tipi e figure di sciatori, gente che al quarto bicchierino di zabaione e rhum era già «in mutande e canottiera», bambini che vanno a giocare nell’unico punto in ombra degli immediati dintorni, coppie silenziose, compagnie rumorose, signore con l’unica preoccupazione di accarezzare e coccolare il loro cagnone nero e peloso, sorrisi e saluti di chi le si sedeva vicino, cameriere premurose, cameriere asciutte.

Dal Gjaidtroghöhe verso il Grossglockner e il Grosses Wiesbachhorn , Carinzia. Clicca per ingrandire.

E quel giorno che, stufi di sciare, siamo andati a Lienz? Belle strade antiche, con costruzioni tipiche, una grande piazza colorata e spaziosa. Proprio una bella cittadina. Ma a voi interessava anche il centro commerciale, poi ci siamo diretti al baracchino di una signora simpatica per avere wurstel con ketchup e montagna di patatine fritte. Nel pomeriggio gita a Kals, per vedere il Grossglockner anche dalla parte opposta.

Ma in quel miscuglio di lavoro e vacanza, che papà sarò stato io in quei giorni? Un giorno me lo direte.

E intanto vi racconto la storia del Grossglockner, del Parco Nazionale degli Alti Tauri e dell’Arnoweg.

Dopo la vittoriosa spedizione para-militare del 1800 voluta dal principe von Salm, cui diede grande aiuto lo sloveno Valentin Stanič, si ebbe la salita del versante nord est il 18 agosto 1876, da parte del conte Alfred Pallavicini, con Hans Tribusser, Georg Bäuerle e Johann Kramser. L’impresa fu davvero eccezionale, lungo il caratteristico e ben ripido (fino a 50°) Canalone Pallavicini, uno scivolo ghiacciato di 600 metri di dislivello, salito senza ramponi e senza chiodi da ghiaccio. Tribusser intagliò 2500 gradini in sette ore. La prima ripetizione fu del 1901, poi vi furono altre due ascensioni (la prima solitaria, 1924, Alfred Horeschowsky, e la prima femminile, Maria Zeh); nel 1927 Willo Welzenbach e Karl Wien fecero la quinta salita, riuscendo per primi, con le nuove tecniche di ghiaccio, a raggiungere l’intaglio della Glocknersattel, tra il Klein e il Grossglockner, dove termina il canale di ghiaccio: gli ultimi ripidissimi metri avevano fatto optare le precedenti cordate per una traversata obliqua a destra sulle rocce della vetta. Sulla stessa parete sono stati aperti altri itinerari, la cresta nord, la parete nord e l’altrettanto difficile Canalone Bergler (9 settembre 1929, Edi Rainer). Ma il Canalone Pallavicini, per la sua eleganza e dirittura, rimane esteticamente la più bella via alla montagna: e per questo rimane meta di un gran numero di ascensioni nella stagione estiva. Nel 1961 fu per la prima volta disceso con gli sci, Gerhard Winter e Herbert Zakarias.

Già ai primi del secolo XX si parlava di proteggere il grande paesaggio naturale degli Alti Tauri: ma solo nel 1971 Carinzia, Salisburghese e Tirolo concludevano un primo accordo. E solo dopo venti anni di realizzazione a tappe, si giunse alla delibera della legge che trasformava l’area protetta in Parco Nazionale (1991). Nelle motivazioni si prese perfino a prestito una famosa frase del filosofo della storia Johan Huizinga, olandese: «Con la mutilazione di un paesaggio scompare molto di più che il semplice sfondo idilliaco e romantico: si perde un po’ del senso della vita». L’area del parco è di 1.786 kmq, 29 i comuni interessati, 60.000 gli abitanti, 10.000 le specie animali. Il territorio comprende 34 montagne alte più di 3000 metri e vi sono censiti 246 ghiacciai che coprono 170 kmq. Il più lungo di essi (9 km) è il Pasterzegletscher. Ai vari e ovvi scopi dell’istituzione si aggiunge anche quello di «coltivare la cultura», uno slogan per insistere sul concetto che non esiste protezione dell’ambiente senza incentivare la vita della cultura locale. Forse anche per questo il parco si può percorrere solo a piedi. Costituita da Venedigergruppe e Lasörlinggruppe è la parte occidentale del parco; Felbertauernstrasse, Tauerntal e Iseltal la dividono dalla centrale, costituita dallo Schobergruppe e dal Glocknergruppe; più a oriente, oltre la Grossglockner Hochalpenstrasse e la Mölltal, sono il Sonnblickgruppe e l’Ankogelgruppe.

Sull’Arnoweg alla Stuhlalm, Annaberg.

Nel 1998 fu inaugurato l’Arnoweg (il Sentiero Arno). Questi era il vescovo di Salisburgo che, appunto 1200 anni prima e su suggerimento di Carlo Magno, era stato elevato dal papa al rango di arcivescovo. Si tratta di un itinerario ad anello che, a sottolineare un’unità storica, tocca le bellezze paesaggistiche del Salisburghese, dalle forre più selvagge alle vette più panoramiche, ma anche le località storico-artistiche. Attraversa quattro delle cinque regioni del Salzburgerland, precisamente il Pinzgau, il Tennengau, il Pongau e il Longau, con qualche lieve sconfino in Tirolo Orientale, Baviera e Carinzia. Il percorso è lungo oltre 800 km, e sono pochi quelli che possono vantarsi di averlo apprezzato per intero. Tra l’altro, nella sezione che attraversa il Parco Nazionale degli Alti Tauri, vi sono anche difficoltà oggettive per la quota e per l’esposizione: non sempre è percorribile, la neve potrebbe creare ulteriori difficoltà ad un non esperto. Tuttavia la parca segnalazione e la filosofia che ne è alla base, ne fanno un’idea davvero attraente e consigliabile. L’Arnoweg traversa i Bassi Tauri Occidentali, precisamente Schladming Tauern e Radstädter Tauern, gli Alti Tauri Orientali (Ankogel, Goldberg, Glocknergruppe, Venedigergruppe), le Kitzbüheler Alpen, le Prealpi Salisburghesi (Leoganger Steinberge, Steinernes Meer, Berchtesgadener Alpen, Osterhorngruppe) e il Dachstein.

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Il re delle Alpi Orientali ultima modifica: 2021-10-10T05:48:00+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Il re delle Alpi Orientali”

  1. 3

    Agli gli scialpinisti che non la conoscono ancora, segnalo la Haute Route degli Alti Tauri che parte da Kasern in Valle Aurina e arriva al Gr. Glockner in 6-8 giorni passando per il Pizzo dei tre signori, il Grosser Geiger e il Gross Venediger. La sua bellezza la fa considerare, a mio parere, come una delle più meritevoli di essere percorse delle Alpi tutte. 

  2. 2
    Massimo Silvestri says:

    Nel 1990 con mia moglie tornando da Salisburgo con la Grossglockner Hochalpenstrasse attraverso la Fuscher tal, dal passo dell’Hochtor siamo saliti alla Brennkogel ….. un modesto e facile 3000 dalle vedute spettacolari ….. come dalla Franz Josefs Hohe verso il Grossglockner …. nel ritorno invece di fermarci a Heiligenblut ci siamo fermati a Dollach dove si trova, al castello di Grosskirchheim un museo sulle miniere d’oro del Goldberg … dove siamo stati accolti da un anziano signore che sapeva l’italiano meglio di noi …..
    Sono luoghi molto, molto belli ….. ricordi bellissimi ….

  3. 1
    Paolo Gallese says:

    Chi ha scritto questo simpatico racconto? Mi fa venire in mente certe mie vacanze di tanto tempo fa. E non conoscevo questa montagna. 

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