Internationale Frauenexpedition zur Shisha Pangma 1994
(diario della spedizione)
di Salvatore Panzeri
Componenti della spedizione “Internationale Frauenexpedition zur Shisha Pangma 1994”: Gertrud Reinisch (capospedizione, Austria), Ewa Panejko-Pankiewicz (Polonia), Edith Bolda (Austria) e altre 10 alpiniste (9 austriache, 1 americana) + tre alpiniste tibetane (Mrs. Gui Sang, Mrs. Laiki e Miss Pubu Dschoka) + almeno 4 sherpa: Chewang Dorje (figlio di Ang Rita), Mingma, Phurbu e Pasang.
Alla spedizione era collegata l’equipe cinematografica, composta dallo svizzero ticinese Fulvio Mariani, i lecchesi Floriano Flo Castelnuovo e il sottoscritto Salvatore Tore Panzeri e dalla guida alpina austriaca Ignaz Naz Gruber.
27 marzo 1994
Partenza da Zurigo per Francoforte alle ore 10.30. Partenza da Francoforte per Delhi ore 14.45. Lunga sosta notturna e insonne all’aeroporto di Delhi e partenza per Kathmandu alle ore 11. Arrivo finalmente a Kathmandu alle ore 12.30. Tempo poco nuvoloso, molto umido con un’ottima temperatura. Sosta al solito Gauri Sankar Hotel.
28 marzo 1994
Dopo una profonda dormita ancora un altro trasloco, direzione Lhasa. Solite lunghissime trafile all’aeroporto considerato il fatto che ci muoviamo in 29 persone tra componenti della spedizione, noi e il gruppo del trekking. Finalmente alle ore 10.15 partiamo con la South West China Airlines. Dopo circa un ora abbiamo attraversato l’Himalaya e siamo a Nord, nelle alte terre deserte tibetane a 3600 metri di quota. Un ora e mezza circa di pullman ci separa da Lhasa dove arriviamo nel pomeriggio ben contenti di sistemarci, per tre o quattro giorni presso l’Himalaya Hostel. Ultimi preparativi del materiale cinematografico per domani e dopo una cena cinese ed una birra cinese subito a letto per recuperare il sonno perduto.
29 marzo 1994
Prima giornata di lavoro con la “camera” nei templi di Lhasa. Posti stupendi ed interessantissimi anche se il peso dello zaino con l’attrezzatura necessaria è fastidioso. Lo prendo come un allenamento per lo Shisha Pangma. Girovaghiamo a piedi o con le jeep fino alle 18 per poi concederci un meritato riposo.

31 marzo 1994
1 dollaro = 8 yuan: finalmente ho trovato il tempo ed il denaro per telefonare in Italia, anche se più che una telefonata mi sembrava un messaggio di fumo. Seconda lunga giornata di lavoro lungo i labirinti ed i terrazzamenti del Potala e nei fantastici templi di Sera. Solo una breve sosta per ingoiare due uova e bere qualcosa poi via ancora dentro e fuori dai monasteri. Il rientro in albergo oggi è anticipato perché dobbiamo filmare un meeting con non so chi e non so nemmeno dove.
1° aprile 1994
Ultimo giorno di lavoro a Lhasa in uno stupendo monastero. Dopo tutta la fatica di questi giorni riusciamo ad avere tre orette di libertà che passiamo nel centro della citta a fare acquisti e a cercare cartoline ma scopriamo che non esistono cartoline a Lhasa. Consegno le lettere per casa ad un austriaco che domani rientra in Europa e domani si parte.
2 aprile 1994
Giornata paurosamente faticosa e stressante passata su un minibus dalle 7.30 alle 21 con le solite soste a filmare i vari passaggi e paesaggi. Posti stupendi ma 300 km su queste strade sono pesanti. Ora siamo arrivati a Xigaze in uno stupendo hotel ancor più bello di quello di Lhasa. Grandi camere e grandi letti ci attendono dopo una veloce cena e una bella lavata con acqua calda.
3 aprile 1994
Una buona dormita ed un’abbondante colazione ci rimettono in sesto, siamo così pronti per ripartire per un nuovo giro di riprese, in un monastero di Xigaze prima e al mercato poi. Finalmente troviamo le cartoline in albergo e possiamo incominciare a scrivere, ai francobolli ci penseremo.
4 aprile 1994
Partenza all’alba per New Tingri, penultima tappa prima del campo base. Questa volta abbandoniamo quel residuo di civiltà rimasta e ci avventuriamo nel mondo della spedizione. Il viaggio anche oggi è molto lungo ma un po’ più confortevole visto che siamo sulla nostra jeep Toyota senza avere intorno lo starnazzare di quel gruppo di galline che sono le austriache. Ci fermiamo diverse volte a filmare rendendoci conto delle bellezze di questo altopiano alle prime luci del giorno e al variare dei suoi contorni con il passare delle ore. Ci fermiamo in uno strano villaggio dove le case sono tinte di blu e bianco, non ricordo il nome. Risaliamo l’ultimo passo a 5200 metri, una breve sosta poi il freddo ed il vento ci fanno risalire sulla jeep per lanciarci nella lunga e tortuosa discesa fino a pochi chilometri prima di New Tingri, sosta al Qomolangma Hotel Tibet. Posto abbastanza squallido dove però, al suo interno, troviamo delle stanze accoglienti e nelle vicinanze un Tea Shop molto simpatico e vicino al vivere nepalese. Siamo a 4300 metri e la quota si fa sentire ma sto molto bene.
5 aprile 1994
Bel viaggio, nemmeno lungo, fino al campo base basso dello Shisha Pangma a 5000 metri di altezza. Stupenda vista su gran parte della catena himalaiana (Everest, Cho You) e mandrie di yak all’infinito. Tempo bellissimo, non troppo freddo, solo un forte vento. Troviamo il campo base provvisorio già montato dagli sherpa, le condizioni fisiche sono buone, domani si vedrà.
6 aprile 1994
Passare la mattina cercando di accendere il generatore e poi accorgersi che il carburante era kerosene per i fornelli e non benzina è il colmo dell’alta quota. Comunque una volta risolto il problema possiamo mettere in carica le batterie delle telecamere. Sistemiamo i bidoni in modo che il materiale per il campo base effettivo possa partire con gli yak. Il resto della giornata relax ed una veloce lavata nel fiume gelato. Domani dovremo scendere un po’ per delle riprese e dopodomani trasferirci definitivamente al campo base.
7 aprile 1994
Il bel tempo ci abbandona lasciandoci una giornata ventosa, nuvolosa e molto fredda. Al mattino partono gli yak per il campo base con tre sherpa e due donne. Nel pomeriggio percorriamo la pista con la jeep fin dove è possibile per organizzarci nel trasporto dell’attrezzatura video, molto fragile. Decidiamo di ridiscendere a piedi ed in due ore e mezza ritorniamo al campo base provvisorio dove ci aspetta del buon tè. Poi i soliti problemi e discussioni con un gruppo delle componenti che vorrebbe salire al più presto in alto senza capire quanto sia importante questa fase di acclimatazione, anche perché tante di loro non riescono nemmeno ad uscire dalla tenda.
8 aprile 1994
Tempo ancora bruttino. Anche oggi parte un carico con gli yak e con loro salgono definitivamente 5 componenti. Noi andiamo a filmare un villaggio a mezz’oretta dal campo base verso valle. L’accoglienza di questi tibetani, che non conoscono il turismo, è molto particolare e ci danno il permesso di fare delle riprese anche all’interno delle loro abitazioni. Nel pomeriggio salgo in jeep con Naz a portare l’attrezzatura cinematografica; siamo a metà strada per il campo base per cui da qui passerà tutto sulle nostre spalle e domani dovremmo riuscire a stabilirci definitivamente. La forma è sempre ottima e mi auguro resti così anche quando inizierò il duro lavoro sulla montagna.
9 aprile 1994
Nel primo pomeriggio raggiungiamo finalmente il campo base a 5460 metri di quota. Ad attenderci ci sono già alcune ragazze salite ieri con le tibetane. Piazziamo le nostre tende e ci sistemiamo in pianta stabile. Tutto il resto del gruppo sembra aver ancora problemi di quota per cui con Naz scendiamo per caricarci i loro zaini.
10 aprile 1994
Sistemiamo tutto per bene e incominciamo ad abituarci alla solita vita del campo base. Il tempo è sempre brutto e fa molto freddo. Facciamo delle riprese all’interno della tenda mensa dopo cena.
11 aprile 1994
Tempo inizialmente bello ma freddo con un forte vento. Di prima mattina siamo chiamati a riprendere l’ammonizione di una delle componenti, Eddy, ed il successivo invito ad abbandonare il campo base da parte della capo spedizione. Si stanno scannando l’una con l’altra per stupidi motivi. Il meteo ritorna brutto mentre visioniamo tutti i filmati fatti fino ad ora perché domani partiranno per casa.
12 aprile 1994
Tempo sempre molto brutto con nevicate. Faccio una camminata sulla montagnetta qui sopra da dove si gode una stupenda vista su di un grande lago e sul campo base. Oggi parte il gruppo trekking che ci ha seguito fino a qua e arriva una parte del carico per il campo base avanzato con gli yak. Arriva anche il generatore grande che sembra funzioni meglio in modo da poter ricaricare le batterie. Facciamo riprese video dell’arrivo degli yak e delle ragazze tibetane che giocano scherzosamente.
13 aprile 1994
Dopo un forte nevicata finalmente il sole splende nell’azzurro del cielo. La giornata è veramente stupenda e, visto che non ho impegni con Fulvio e Flo, mi carico sulle spalle un po’ di materiale (1 tenda, 3 sacchi a pelo, 2 materassini) e parto per il campo base avanzato. Dopo circa 1 ora di andatura spedita arrivo al campo base tedesco dove vengo invitato a prender un tè. Ancora un’altra ora e mezza di cammino nel labirinto della morena e sono al campo base avanzato, proprio al limite del ghiacciaio. Pianto la tenda, deposito al suo interno il resto del materiale e poi via di corsa verso il campo base. Ottime condizioni.
14 aprile 1994
Dopo la sfaticata di ieri oggi relax anche perché il nostro bidone con gli scarponi e l’attrezzatura alpinistica non è ancora stato trasportato al campo base dagli yak; soliti malintesi e disorganizzazione. Oggi, dopo la solenne cerimonia degli sherpa, dai noi filmata, sono partiti quasi tutti con gli yak per il campo base avanzato, perlomeno per dove riusciranno ad arrivare. Giornata stupenda un po’ ventosa ma tranquilla. Per una montagna come lo Shisha Pangma, anche se è pur sempre un colosso himalaiano, mi sembra di buttare troppo tempo. Da dove sono arrivato ieri, al campo base avanzato, ci sono circa 2000 metri di dislivello di facile camminata per arrivare in cima. Vorrei superarli subito questi metri e non pensarci più ma il mio compito principale, per il quale sono stato chiamato, è l’assistenza tecnica logistica al film team.
15 aprile 1994
Dal forte vento di stanotte, che sembrava volerci cacciare dal Tibet con un soffio gelido, si è passati alla copiosa e fastidiosa nevicata di stamattina: non c’è un gran freddo, ma non si può fare nulla senza bagnarci. Tempo strano per questa stagione, finora ci sono state concesse poche giornate di bello e noi ne abbiamo bisogno per salire. Dopo aver scattato un po’ di foto agli yak sotto la neve ed aver assistito Fulvio in alcune riprese mi ritiro nella tenda e ne approfitto per dare una sistemata e controllare l’attrezzatura da usare sulla montagna. Alcuni yak sono scesi verso valle a recuperare gli ultimi bidoni, perlomeno nel pomeriggio avrò qualcosa da fare per sistemare.
16 aprile 1994
Brutto tempo e neve. Partiamo per il campo base avanzato per filmare gli yak che salgono fino al campo base dei tedeschi. Arriviamo al campo base avanzato con degli zaini stracarichi e ci piazziamo con le nostre tende sotto la nevicata dei 5800 metri.
17 aprile 1994
Ritorna il bel tempo ma anche il vento freddo. Alle 10 abbiamo un contatto radio con le ragazze del campo 1 che dicono di scendere. Anch’io lascio i compagni e scendo al campo base dei tedeschi dove, aiutato dagli sherpa, preparo i carichi per restare qualche giorno al campo base avanzato. Quando arrivo con lo zaino, un’altra volta strapieno, riparte Naz per poter fare domani un altro viaggio. Un duro lavoro il nostro, sherpa occidentali. Ricomincia a nevicare come tutti i giorni e ci chiudiamo nelle tende con molta noia.
18 aprile 1994
Giornata stupenda passata ad oziare a parte qualche ora a gironzolare tra i seracchi del campo base avanzato. D’altronde dobbiamo filmare le alpiniste e siamo in attesa che qualcuna di loro si decida a salire.
19 aprile 1994
Appena arriva il sole siamo già in partenza. Il tempo è bello ma nuvole minacciose stanno già facendo capolino tra le cime. Il percorso non è lungo come sembrava e nonostante procediamo con calma e ci fermiamo a filmare dopo solo 4 ore siamo al campo 1 a 6300 metri di quota. In mezzo ad una bufera tremenda prepariamo le piazzole per le tende e le montiamo.
20 aprile 1994
Dopo una notte pessima per via della forte bufera che infiltra neve ovunque arriva finalmente il tanto atteso sole. Con non pochi problemi, causa il vento, giriamo delle scene mentre tre componenti lasciano il campo, non capisco dove vanno con ‘sto vento. Passiamo poi la giornata a sciogliere la neve. Arrivano poi anche i nostri sherpa con il materiale per il campo 2, così che domani, tempo permettendo, potremo salire.
Passare la giornata senza far nulla con la sola preoccupazione di far sciogliere la neve e una volta sciolta berla e prenderne altra. Sperare sempre che arrivi il giorno dopo perché è il giorno dopo che si fa qualcosa; sperando però che non arrivi mai la notte che ti affoga di pensieri, perché è la notte che ti rigira nei sogni lontani e ti riporta con una raffica di vento nel gelido giaciglio arroccato sulle nevi perenni di chissà quale montagna, di chissà quale parte del mondo. Ti svegli di soprassalto, ti guardi intorno e ti dici “basta, questa è l’ultima volta” ma chissà quante altre volte hai vissuto lo stesso momento e continui a cascarci per tua libera scelta. Senti la melodia delle canzoni nella tenda vicina, cerchi da raccogliere la felicità che esprimono ma a te giunge solo la tristezza della lontananza dalle persone che ami. Vorresti che arrivassero con una raffica di vento ed entrassero nella tenda come entra la polvere di neve, che ti abbracciassero come fa il freddo e la solitudine nelle buie ore notturne, che ti prendessero per mano e ti conducessero in cima come la pazza voglia che hai di salire. Poi si perde tutto nel nulla e finisce come questo pezzo di cartone sul quale scrivo le mie impressioni per alleviare un poco la solitudine.
21 aprile 1994
Nonostante la nottata sia stata tranquilla un freddo pungente avvolge il campo e nuvole minacciose di bufera sono in arrivo. Poche parole, una sistemata al materiale che lasceremo al campo 1 e siamo già in discesa verso le comodità del campo base. Una sosta al campo tedesco per selezionare il cibo per la prossima salita e poi giù. Ci sono vari problemi tra il gruppo di testa e le altre componenti, a noi non interessa e siamo già decisi a seguire chi ha maggior chance di arrivare in cima. Per ora dopo una buona birra, anzi due, pensiamo a riposare.
22 aprile 1994
Il tempo sembra non passare mai e nello stesso tempo è già volata una settimana. Giornata di grande noia che dovrebbe essere di riposo ma penso che prima di riposare bisognerebbe stancarsi. La mattinata è soleggiata senza vento. Gran movimento degli sherpa e di alcune componenti nel fare il bucato. Perso che dovremo attendere fino a dopodomani per risalire quindi posso mettermi il cuore in pace e attendere.
23 aprile 1994
Passiamo la mattinata filmando delle scene, con alcune ragazze, non lontano dal campo base. Il tempo è stupendo e solo nel pomeriggio qualche raffica di vento tenta di insinuarsi tra le tende. Speriamo di salire definitivamente domani e di porre fine a questa noiosa attesa di chissà cosa.
24 aprile 1994
A testimonianza dell’ottima forma, nonostante la scazzatura degli ultimi giorni, salgo direttamente, con degli sherpa, al campo 1 con uno zaino pesantissimo. È una gran faticata, due o tre volte ho pensato a chi me la fa fare ed ero tentato di tornare indietro e fare quello che aspetta chissà cosa come fanno tanti, poi ho ripensato al Makalu e alla soddisfazione che provavo sempre salendo. Comunque dopo qualche momento di riposo con gli sherpa, che erano carichi quanto me, alle 18 raggiungiamo il campo 1 dopo 1000 metri di dislivello e non so quanti chilometri di sviluppo, c’è una bufera paurosa.
Ognuno si sistema in una tenda, diamo una bella pulita all’interno in quanto la bufera penetra dappertutto e via, si ricomincia a fare acqua e a bere tè, caffe, succhi. Trovo un bel boccone di speck, gli do una scaldatina e me lo sbaffo con dell’ottimo pane di segale. D’altronde si devono riprendere le forze per domani visto che, tempo permettendo, dovremmo andare ad installare il campo 2. A quanto pare il tempo ci sta dando poche possibilità di riuscita, alle donne ancor meno: ma non abbiamo ancora smesso di sperare. La voglia di andare in vetta è ancora tanta, così come quella di abbracciare i propri cari a casa.
25 aprile 1994
Caricati di quel che basta per raggiungere campo 2 e piazzarlo, partiamo di buon mattino, 3 sherpa ed io. La via sembra lunga e faticosa ma solo dopo 4 ore raggiungiamo il grosso pianoro dove piazziamo le tende del campo 2. Il tempo è stupendo ed il vento si fa sentire appena. Il posto è fantastico e la vista è da favola sul Tibet e sul grande lago che sembra un mare. Un vero e proprio paradiso a quasi 7000 metri. Velocemente scendiamo a campo 1 dove cerchiamo di sistemare le tende devastate dalla bufera. Verso sera arrivano tre delle componenti con una ragazza tibetana e 3 sherpa con l’intenzione di salire domani al campo 2. Dormo in tenda con Dorje Sherpa e verso le 23 esco per fare delle foto con luna quasi piena.
26 aprile 1994
Mentre 3 sherpa con l’americana e la tibetana salgono verso campo 2, io con 2 sherpa sistemo definitivamente le tende del campo 1. Le due donne austriache rinunciano e scendono al campo base. Appena abbiamo finito arriva Naz. La giornata è bella e la dedichiamo al riposo e all’attesa. Il programma è di salire in vetta senza più attendere: anche a Fulvio e a Flo, che mi raggiungono in serata, va bene quest’idea. Al massimo abbiamo le due ragazze tibetane per le riprese.
27 aprile 1994
Il tempo resta buono anche se nel pomeriggio tende sempre ad annuvolarsi. A noi servono solo le ore del mattino e va bene così. Dopo i soliti lunghi preparativi degli sherpa siamo in partenza per il campo 2; Naz, Fulvio, Flo ed io, 4 sherpa e le due tibetane (Mrs. Gui Sang e Mrs. Laiki). Annaspiamo sul ripido pendio che permette l’accesso alla fantastica vallata dello Shisha Pangma. Giriamo alcune riprese, a detta di Fulvio molto belle, e raggiungiamo campo 2 a 6850 metri circa sotto la parete della nostra montagna. Montiamo tutte le tende che abbiamo per riposare nel massimo comfort e ci infiliamo dentro a riposare e a fare acqua. Le condizioni sembrano buone per tutti, segno di buona chance di raggiungere la vetta dopodomani. Domani ci aspetta la salita al campo 3 e sarà una bella faticata in quanto dobbiamo portarci tutto l’occorrente per il campo, per la vetta e per il film. Per ora sto viaggiando con il cavalletto di 12 chili e spero di abbandonarlo presto.
28 aprile 1994
Tempo sempre bello come la salita al campo 3, non troppo lunga e nemmeno troppo faticosa nonostante si arrivi a 7350 metri sulla cresta che conduce direttamente in vetta. Arrivo prima degli altri su questo terrazzo naturale e nonostante la vista sia stupenda la terrazza è mal ridotta, tende a pezzi, immondizia, bombole del gas e dell’ossigeno, sembra sia stata abbandonata di corsa. Poco dopo arriva Phurba Sherpa a farmi compagnia in questa desolazione, trova una piccozza e la estrae dalla neve, trova un imbrago e poi scarponi e scava, scava e trova l’ingresso di una tenda; c’è un uomo oramai cadavere dentro, fuoriesce il tipico e inconfondibile odore della morte. Dopo maggiori indagini da parte di Flo scopriamo che i cadaveri sono due chiusi nei loro sacchipiuma. Pian piano arrivano tutti e la vicinanza dei due cadaveri suscita solo commenti, cosa possiamo farci? Indagheremo a Kathmandu da Miss Hawley. Piazziamo le due grosse tende e incominciamo a fare acqua, domani dovrebbe essere la giornata decisiva.
29 aprile 1994
Partiti forse un po’ troppo presto per anticipare e poter filmare le due ragazze tibetane, soffriamo molto il freddo quasi al punto di rinunciare finché il sole non sorgere e dà sollievo e illusione di una temperatura migliore, mentre la luce ci ridà la speranza. La salita non è poi così semplice, soprattutto per me che la batto, a tratti ghiacciati si alternano zone di neve profonda per poi passare a tratti di neve crostosa. Per essere prudenti costeggiamo tutte le rocce della cresta, d’altronde come pensavo seguono tutti questa via, lo dimostrano pezzi di vecchie corde fisse che appaiono e scompaiono nella neve. Dopo aver recuperato la sensibilità nelle mani e nei piedi raggiungiamo la vetta più a meno tutti insieme tranne le due tibetane che, accompagnate da Mingmar Sherpa, sono partite dopo di noi. Abbiamo così il tempo di filmare la loro salita lungo la cresta e registrare le loro impressioni al loro arrivo in vetta. Il tempo non è male, non c’è vento ma il panorama è limitato da delle nebbie. Peccato. La discesa non è delle più semplici, non abbiamo nessuna corda fissa, dobbiamo stare sempre concentrati. Un attimo di disattenzione e Dorje Sherpa scivola lungo il pendio ma viene fortunatamente bloccato da Fulvio che si trova così con un rampone piantato nella coscia. Niente di grave, comunque, gli rallenterà solo un po’ la discesa. Il campo 3 è ben presto nostro, così il campo 2 e verso le 19 il campo 1 viene da tutti noi occupato per un meritato riposo. La stanchezza è tanta ed il sonno ci assale senza farci pensare al cibo.
30 aprile 1994
Senza tanta fretta ci alziamo e carichi di tutto quello che abbiamo copriamo la lunga distanza verso il campo base. Il nostro arrivo è salutato da festeggiamenti da parte dello staff della cucina che ci hanno preparato delle simpatiche collane di popcorn accompagnate da lattine di birra. Per noi la grande avventura sulla montagna è finita mentre per la squadra di Ewa, Edith e le altre è ancora tutto da fare. Salgono infatti oggi al campo 3 con molte speranze. Il campo base, come ogni volta dopo una salita del genere, è il posto più bello del mondo.
1° maggio 1994
Stendiamo tutto l’abbigliamento ad asciugare mentre Fulvio e Flo immergono i loro piedi nei catini di acqua per dare sollievo ai loro lievi congelamenti. Gli sherpa si lavano aiutati dalle ragazze tibetane e la pace e la tranquillità del campo base regnano in questa limpida giornata estiva. Cerchiamo di placare il nostro mal di gola e le nostre bocche infiammate bevendo cose fresche e ci trasciniamo in giro per il campo buttando fuori tutta la nostra stanchezza. Le donne del campo 3 hanno preferito aspettare un giorno per la vetta senza capire che giornata si sono perse oggi, vabbè.
2 maggio 1994
Giornata di vetta per Ewa, Edith, Pasang Sherpa e l’altra tibetana, Miss Pubu Dschoka. Lunga l’attesa della loro chiamata radio dalla vetta, sono partiti alle 6 per giungere in vetta alle 17, comunque tutto bene. Partono per un tentativo anche le altre ragazze con ben poche speranze per me. Arrivano, di passaggio dal nostro campo base, la spedizione tibetana, la spedizione giapponese e la spedizione inglese. Intanto i 4 ragazzi tedeschi raggiungono anche loro la vetta. Tra i componenti della spedizione tibetana riconosco e saluto un ragazzo che era stato nostro ufficiale di collegamento nel 1989 nel mio tentativo alla via diretta giapponese sulla parete nord dell’Everest.
3 maggio 1994
Giornata di lavoro faticoso per me che con 4 sherpa smontiamo il campo 1 ed il campo base avanzato portando tutta l’attrezzatura nei bidoni al campo base dei tedeschi. Tempo sempre bello.
4 e 5 maggio 1994
Sono impegnato nell’organizzare e trasportare il rientro di tutto il materiale dal campo 1 e dal campo base avanzato, con gli sherpa ci carichiamo all’inverosimile per cercare di fare meno viaggi possibili. Purtroppo Fulvio e Flo sono bloccati al campo base per i principi di congelamento e per la gamba infortunata di Fulvio. Un furioso mal di denti, da quando sono rientrato dalla cima, non mi dà pace e l’anestetico datomi dal dottore non serve a nulla; la soluzione ideale sarebbe quella di abbassarmi di quota cosi il 5 maggio, con la scusa di andare a recuperare delle sigarette, scendo al campo base dove arrivano le jeep. Con Mingmar Sherpa in tre ore corriamo al campo base basso dove riesco a trovare un passaggio per Kathmandu per l’indomani. Ritorniamo al campo base a preparare le mie cose.
6 maggio 1994
Parto alle 9 con Naz, Dorji e altri 3 sherpa che, depositato il loro carico, ritorneranno al campo base. Alle 11 arriva la jeep nel luogo stabilito e via di corsa verso Zagmo. Su fino al passo Nialam e poi giù a capofitto sulla sfrecciante Toyota. Zagmo lo raggiungiamo alle 15 e, passata velocemente la frontiera dopo aver pagato 160 yuan, raggiungiamo il ponte di confine. Altri 40 $ per il visto d’ingresso in Nepal e poi su un taxi a tutta birra verso Kathmandu dove arrivo alle 19 per la modica cifra di 2200 rupie nepalesi. Un’ottima cena a base di pollo e due buone birre al Gauri Sankar Hotel ci volevano proprio. Una doccia in camera e la spedizione è finita.
16 maggio 1994
Finalmente dopo 10 lunghi giorni di eremitaggio nella grande Kathmandu è giunto il momento del rientro dei miei compagni di spedizione. Niente più cene solo, niente più girovagare a zonzo sempre alla ricerca di qualcuno con cui scambiare quattro parole, niente più bevute di birra in solitaria ma, spero proprio, circondato da un’allegra e vivace compagnia.
Note
a cura della Redazione
Tra il 29 aprile e il 2 maggio 1994 hanno raggiunto la vetta centrale dello Shisha Pangma 8008 m le tre alpiniste tibetane, i quattro sherpa e le alpiniste Panejko-Pankiewicz e Bolda, oltre a Mariani, Castelnuovo, Panzeri e Gruber.
La storia della spedizione e della salita è stata documentata in un film prodotto dalla ORF AUSTRIA, Internationale Frauenexpedition zur Shisha Pangma 1994, regia di Margit Warhanek.
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Forti e bravi, leali e buoni, sinceri
Grazie,
E mi scuso per il tono un po’ antipatico che ho utilizzato. Inoltre, non ho alcuna conoscenza diretta di spedizioni extraeuropee, quindi non sono stato discreto come avrei dovuto.
Anche se le mie perplessità non erano indirizzate alla sua persona.
non ho nessuna foto delle componenti in quanto sono sempre salito per primo con la squadra di sherpa per attrezzare i campi, il mio compito era logistico e di trasporto. Certo ho qualche foto del gruppo al campo base ma nulla di più, inoltre non lo ritengo così importante. Non ho mai nemmeno avuto il piacere di vedere il film.
Estenderei la domanda. Perché nessuna foto alle donne, trattandosi di una spedizione femminile? Sarebbe interessante leggere i pareri delle partecipanti. Una equipe cinematografica che non fotografa i soggetti della spedizione incuriosisce. Sarebbe come se una equipe di donne non fotografasse gli uomini componenti una spedizione! Le donne non si vedono neanche sui lunghi tratti di scalata presi in considerazione. Boh!
@ 3
Acuta osservazione!
Grazie, Tore. Ho apprezzato il racconto e le fotografie.
non c’è alpinismo perché siamo in Himalaya, non ci sono foto di donne perché non le ho fatte, questa montagna non è sicuramente difficile ma è pur sempre una montagna di 8000 metri , ho ben specificato che siamo arrivati sulla cima centrale e non sulla cima principale per non cadere nella fossa…..
non abbiamo fatto da balia a nessuno ma solo svolto il nostro lavoro per il quale eravamo stati contattati e pagati.
per quanto riguarda le povere salme che abbiamo rinvenuto posso solo dire che, a quei tempi, era normale trovartele sul tragitto e ci si abitua e nello stesso tempo non posso immaginare cosa si possa trovare ora
Alberto (Benassi), torna nel forum!
Infischiatene di tutto il resto e torna fra di noi, a parlare di montagne e alpinismo.
P.S. Scusate il fuori tema, ma non sapevo come fare.
Mai sentito di spedizioni femminili dove le componenti non abbiano litigato tra loro.
Dal resoconto sembra che la componente maschile abbia avuto un ruolo di balia.
Ma se era una spedizione di donne, perché tutte le foto sono di esseri barbuti?
Scusate, ma l’alpinismo dov’è?
Il dettaglio dei cadaveri rinvenuti al campo 3 rende bene la durezza estrema dell’Himalaya, ma anche la determinazione del team che nonostante tutto raggiunse la vetta.