La bandiera palestinese al rifugio

Il rifugista: «Non è un gesto politico». La risposta della SAT: «Siamo una realtà plurale e le regole devono essere uguali per tutti».

La bandiera palestinese al rifugio
(gli alpinisti chiedono di rimuoverla e il gestore si rifiuta)
di Matilde Peretto
(pubblicato su corrieredeltrentino.corriere.it il 18 agosto 2026)

«Ti chiediamo di provvedere alla rimozione della bandiera palestines». È il messaggio arrivato ad Alberto Bighellini, gestore del rifugio Stivo ad Arco (in provincia di Trento), da parte della SAT, la Società alpinisti tridentini. Questa, proprietaria del rifugio, vuole che la bandiera venga tolta perché «ciò che viene esposto è inevitabilmente percepito all’esterno come espressione della SAT stessa e non solo come posizione personale del gestore». Ma Bighellini non ci sta: «La bandiera non la tolgo».

Il rifugio Stivo. Foto: Alberto Bighellini.

Il precedente
Non è la prima volta che succede: il rifugio aveva già esposto, lo scorso anno, la stessa bandiera ricevendo la medesima lettera dalla SAT. «Sono rimasto deluso che anche quest’anno mi sia arrivata la stessa comunicazione. Pensavo la pensassero come me sui valori di solidarietà che condivido con la SAT (e con cui vado molto d’accordo). Invece sembra che per loro la priorità sia rimuovere questa bandiera che, però, io non toglierò».

«Non sto facendo politica»
Bighellini ha buoni rapporti con la SAT e il loro dialogo è sempre stato pacifico: «Spero che anche quest’anno ci sarà un allineamento, per ora la discussione è pacata. Ci tengo, però, a sottolineare una cosa», continua il rifugista, «quello che faccio io con la bandiera della Palestina non è politica, ma un atto di solidarietà. Se fossi una persona che sta morendo sotto le bombe sarei sollevata di sapere che a 2mila metri di altitudine c’è un rifugio che pensa a me. Mi dispiace e spero che questo mio gesto solidale non sia preso come politica perché si tratta di una questione a priori. È puro sostegno verso chi muore per la guerra. Come in un incidente stradale: se qualcuno si fa male non si resta indifferenti, ma ci si ferma e si aiuta come si può».

Il rifugio
Il gestore dello Stivo spiega anche che non ci sono molte persone che si lamentano della bandiera appesa: «Magari qualcuno disapprova, ma poi pensa anche che ha 2mila metri uno fa quello che vuole. Sono molti di più quelli che mi dicono “che bello che sensibilizzi su questo tema». Un altro motivo, forse, per non togliere la bandiera palestinese.

La risposta della SAT
La SAT, attraverso le parole del presidente Cristian Ferrari, ha pubblicato una nota stampa in cui risponde alle discussioni, ribadisce la sua posizione e la spiega: «Solidarietà, umanità, pace e vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra appartengono alla storia e ai valori della SAT e non sono in discussione. Comprendiamo quindi che la bandiera palestinese esposta al rifugio Stivo rappresenti, nelle intenzioni del gestore, anzitutto un segno di vicinanza a una popolazione che sta vivendo una situazione di straordinaria sofferenza. Ma proprio perché la SAT è una realtà plurale, le regole comuni non possono dipendere da quanto condividiamo o meno una determinata posizione. Oggi parliamo della bandiera palestinese, ma domani un gestore potrebbe scegliere di esporre un simbolo che rappresenta una posizione diversa, sulla quale non siamo affatto tutti d’accordo. Il principio deve essere lo stesso per tutti. Questo non limita la libertà personale di nessuno: significa rispettare le regole dell’Associazione quando la si rappresenta».

«Clima di collaborazione e rispetto»
Per la società, dunque, la bandiera palestinese va rimossa, ma si professa positiva nell’epilogo della questione: «Il gestore ha comunicato la propria intenzione di non rimuovere la bandiera. La SAT ha ribadito nella risposta il principio alla base della propria richiesta e, allo stesso tempo, l’auspicio di proseguire il rapporto in un clima di collaborazione e rispetto, invitando il gestore a confrontarsi preventivamente con l’Associazione rispetto a iniziative o scelte personali che coinvolgano il rifugio, evitando decisioni assunte autonomamente. Non intendiamo alimentare ulteriormente un confronto che rischierebbe di trasformare una questione di regole in uno scontro sulla bandiera palestinese», conclude il presidente Cristian Ferrari. 

https://www.rainews.it/tgr/trento/video/2026/08/rifugio-marchetti-bandiera-palestinese-rimozione-21ad28ad-d389-48cf-b785-55e8e1a1894d.html?nxtep

Il commento
della Redazione

E’ vero che arte, cultura e sport (e quindi anche la frequentazione della montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche. Però è anche vero che la questione palestinese e l’eccidio al quale abbiamo assistito e assistiamo pressoché indifferenti non ha nulla a che fare con le questioni ideologiche. Se noi appassionati di montagna ci scaldiamo tanto per salvare qualcuno in pericolo, anche i più sprovveduti; se è del tutto normale prestare soccorso a chi è stato vittima di un incidente stradale; se è vero ciò che il Vangelo ci ha insegnato, quell’amore per il prossimo che abbiamo messo sotto ai piedi, allora non c’è alcun dubbio che dobbiamo solidarizzare con il più debole, con le vittime innocenti. La bandiera palestinese potrà essere anche un vessillo politico, ma per la maggioranza di coloro che la espongono è una protesta, volta a far terminare al più presto la bestiale violenza e l’accanimento su un popolo, indipendentemente dalle ragioni e dai torti (quelli sì, politici e magari anche ideologici).

La protesta è tale veramente se non si limita alle parole, deve avere la stessa natura della guerra che la provoca: e in sede di guerra deve valere ogni possibile ribellione a regole e “imparzialità” che in genere proteggono soprattutto gli aggressori.

E, in ultima analisi, ci duole concludere che la nostra protesta è davvero limitata: infatti si riduce a una o due riuscite manifestazioni, a qualche corteo ripetuto ogni settimana con poche centinaia di persone, a tante parole spese al vento. Non ci deve meravigliare che, in questa situazione di totale assenteismo di solidarietà vera, qualcuno o qualche istituzione si possano “indignare” per una bandiera esposta da un privato in un luogo pubblico. Noi non possiamo accettare questo menefreghismo generale e utopisticamente auspichiamo invece che ci sia un moto di solidarietà popolare tale che convinca anche medici, infermieri, poliziotti, vigili urbani e pubblici impiegati a indossare su un braccio una fascia con i colori palestinesi. Fino ad arrivare ai più pavidi, giornalisti, presentatori TV o altra gente ancora più in vista. Perfino i presidenti delle sezioni del CAI… Fino ai magistrati e ai giudici, che sono uomini anche loro. E che il numero di questi coraggiosi che sfidano le “regole” e il personale licenziamento cresca a dismisura, fino ad arrivare finalmente in Parlamento.

Il commento
di Carlo Crovella

Ho sempre sostenuto (ripetutamente anche in questo blog) che arte, cultura e sport (questo inteso in senso lato, comprendendo anche la montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche. Cioè devono stare “ad un livello superiore” rispetto ai problemi del mondo, altrimenti portiamo lo scontro ideologico anche dove cerchiamo relax e divertimento.

Non mi era piaciuta, mesi fa, la bandiera palestinese in cima al Cervino o dipinta sui Dru. Non mi piace neppure se sventola fuori da un rifugio. Nonostante quello che afferma il gestore in questione, apporre una “certa” bandiera implica una presa di posizione politica o quanto meno ideologica. Non è un’azione asettica ed è questo l’errore di fondo: la montagna non è di una “certa” parte (corretta o meno che sia la natura della posizione), ma è di tutti, a prescindere dall’ideologia del singolo.

Lo stesso vale per i rifugi. Cosa implica subdolamente l’apposizione di una bandiera (questa o un’altra poco rileva, sto parlando di questioni di principio)? Che sono ben accetti quelli che si riconoscono sotto la bandiera apposta, mentre gli altri giocano fuori casa: o se ne vanno o mandano giù.

Questo fenomeno non va assolutamente bene e dobbiamo evitarlo, al netto della specifica bandiera oggi in questione. Domani potrebbe riguardare il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan. In tali ipotesi ci sarebbe un’ondata di indignazione nel mondo degli appassionati di montagna, ma è proprio questa asimmetria che è sbagliata.

Quindi condivido la posizione della SAT. Segnalo inoltre che, fondata o meno detta posizione, essa è la scelta del proprietario dell’immobile (almeno, per quello che mi risulta), mentre il gestore è “solo” un utilizzatore protempore di muri altrui per la sua (legittima) attività imprenditoriale. Ma a questo deve limitarsi, il resto non gli compete.

Per cui la gerarchia giuridica è a favore della SAT, al netto della natura della sua scelta, e i gestori devono adeguarsi.

La bandiera palestinese al rifugio ultima modifica: 2026-08-21T05:07:00+02:00 da GognaBlog

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62 pensieri su “La bandiera palestinese al rifugio”

  1. @ Roberto
    Ricordo una vecchia canzone di Edoardo Bennato che cantava, ironicamente , “Arrivano i buoni”!
    Ecco , il fatto stesso che tu ritenga di essere sufficientemente informato sulle variabili socio politiche mediorientali , da poter affibbiare patenti di “buoni” e di “cattivi” , secondo me fa parte di quello che tu chiami disinformazione.
    In quasi 100 anni di guerra e di attentati fra Israele , Hamas , Iran ,Houti , forze siriane ed Hezbollah , non mi e’ mai passato per la testa di mettere sulla testa di uno il cappello del “buono” della sitazione.
    Purtroppo e’ una  narrazione che imbottiglia molte persone , ma e’ ben lontana dalla realta dei fatti.
    Sciiti “buoni” e sunniti “cattivi” ?
    Pakinstan “good guys” ed India terrorista ?
    Americani che si ritrovano un presidente senza averlo votato ?
    Ranucci di Report unico giornalista “vero” in cui credere ?
    Stati che fanno valere il regolamento di Dublino ( 2015 ), come ritorsione alla nostra applicazione di Schenghen verso la Spagna ?
    Narrazioni facili da vendere , ma che valgono come la sorperesa dell’uovo di Pasqua.

  2. Se mescoliamo il problema a monte (situazione in M.O.) con quello a valle (giusto bandiera palestinese in un rifugio del CAI) facciamo un minstrone e non si capisce niente. Stamattina hocontrobiotoanche io a quanto errore e chiedo venia. Il tema del giorno è la terzietà del CAI  e più im generale delle associazioni sportive, culturali, artistiche.

  3. Bobby, non credo che quel rifugista esporrà la bandiera di Hamas. Non mi pare sia quello il contesto di riferimento. La vera battaglia culturale oggi è quella di cercare di contenere in modo realistico e maturo, non adolescenziale, la cultura dei macellai, di diverso colore. I macellai sono accomunati dall’uso del caos e della conseguenti paura e aggressività per mantenere saldo il loro potere. Non si fermeranno fino a quando avranno la percezione che queste leve funzionano e possono tenere sotto controllo la rabbia indirizzandola verso il nemico e non verso chi li manda a morire. E’ una battaglia prima culturale e poi politica ed è difficile da condurre perché ci sono in campo interessi economici enormi e fior di professionisti ben pagati per alimentare il fuoco sotto il pentolone e fare in modo che continui a bollire, mescolando, pasticciando, polarizzando, disinformando…..ognuno nella sua piccola comunità e con i suoi mezzi limitati può decidere da che parte stare, con i macellai o le vittime, e dare un piccolo contributo se lo ritiene utile, magari  prima facendosi qualche domanda su quali parole e simboli usare per ottenere più consenso. Ma questa è un’altra storia. Da quello che si è letto penso sia ipotizzabile che quel rifugista, in buona fede, abbia voluto testimoniare la sua solidarietà con le vittime e non il suo schieramento con una parte politica o l’altra del partito dei macellai. 
     
     
     

  4. Premetto che sono favorevole alla cacciata immediata dei coloni israeliani che maramaldeggiano in Cisgiordania , si direbbe con coperture politiche salde.

    È già qualcosa.

  5. Hamas e palestinesi sono una cosa sola , infatti , malgrado anni di guerra  , la Palestina e Hamas sono cosi’ intrecciate nella loro struttura , che non si vede dove una finisce e l’altra comincia.
    Organici ad Hanas sono la polizia palestinese e larga parte delle infrastrutture dello stato palestinese , addirittura in sedi ospedaliere , addirittura nelle scuole e nelle ong.
    E ci chiediamo perche’ Hamas non sia stata ancora disarmata ?
    Perche’ dietro Hamas ci sono i palestinesi , esattamente come dietro Hezbollah c’e’ larga parte del Libano.
    E anche li ci chiediamo : “Strano che il Libano non abbia ancora disarmato Hezbollah” ?
    Premetto che sono favorevole alla cacciata immediata dei coloni israeliani che maramaldeggiano in Cisgiordania , si direbbe con coperture politiche salde.

  6. Al prossimo giro ci saranno bandiere di Hamas e della mitica “flottilla” dei nostri parlamentari.

    Ma come mai siete o bianco o nero!?!?
    Chi condanna la strage dei palestinesi per forza lo schierate pro Hamas. Lo schierate dalla parte di chi vuole la distruzione di Israele, di chi sventola la bandiera di Hamas.
    Non vi viene in mente che invece ci può essere chi non  è pro governo Israele e non è pro Hamas/Iran/ect. 
    Ma vede e spera in una terza via?!?!?

  7. Al prossimo giro ci saranno bandiere di Hamas e della mitica “flottilla” dei nostri parlamentari.

  8. Peró sto teatrino de “io espongo la bandiera e tu mi scrivi” mi puzza un po’. Se non sbaglio è già il secondo anno che accade. Non vorrei che avessero trovato il modo di farsi un po’ di pubblicitá gratuita.
    Vediamo che succede l’anno prossimo. Se il teatrino si ripete scatta il “vaffa”.

  9. Il rifugista ha fatto benissimo ad essere solidale contro un genocidio. 

  10. Cosa direbbero Mister Crovella e simili se andassimo sotto casa loro, gli tagliessimo: gas, corrente e acqua per farli sloggiare da cada sua? Cosa direbbero se li deportassimo in un altro paese come Crovella propone? 
    Non credo sarebbero d’accordo.
    Facile fare i finocchi col culo altrui e stare sempre dalla parte dei più forti e arroganti, sentenziando dalla tastiera. Armati Crovella e vai a sloggiare i palestinesi, buttali fuori da casa loro. Sporcati le mani sul serio per i tuoi amici ebrei che si sono scordati quello che hanno subito.
    Occhio però perchè il mondo gira, oggi a me, domani a te.

  11. Nel concordare con la redazione vi segnalo il bel intervento fatto oggi da Luciano Ferrari, ex presidente della SOSAT allineato anch’egli al commennto della redazione.

  12. Prima questione. Stiamo tornando indietro rispetto ai principi del diritto internazionale e della giustizia penale internazionale che portarono dopo i massacri e gli orrori alla fondazione delle Nazioni Unitie e al processo di Norimberga, un azzardo giuridico con le regole dell’epoca ma che segno’ nel mondo occidentale una svolta epocale. Il pendolo è oscillato di nuovo verso il diritto delle nazioni. E’ fondamentale non nascondersi dietro un dito. Un ritorno nella coscienza collettiva di quella cultura porta inevitabilmente alla legittimazione della guerra come strumento di regolazione dei rapporti tra gli Stati. Se vogliamo cercare di proteggere i nostri figli e i nostri nipoti da questo destino c’è una battaglia prima di tutto culturale che va combattuta per evitare che pian piano, abuso dopo abuso, le masse popolari si infilino di nuovo nella trappola, ancora una volta manipolate come “strumenti ciechi di occhiuta rapina”. Perché i macellai della storia ciò che temono di più e’ proprio la fine dell’inganno. Non c’è carnefice più crudele di un popolo deluso. Quindi la lotta per dire “Basta! Basta! Fermiamoci prima di un nuovo disastro “ e’ un dovere morale, prima di tutto per chi ha avuto il privilegio a differenza di nonni e di padri di non dover imbracciare un fucile contro altre vittime della distruttivita’ umana uguali a lui. Seconda questione. Sicuramente questa battaglia più ampia e’ meglio e’. Più donne e uomini di buona volontà raccoglie, a prescindere dalle loro specifiche posizioni, più potrebbe essere efficace nello spaventare i macellai. Per questo magari sarebbe meglio anche nella parte simbolica, che è solo una piccola parte dell’azione di comunicazione e consenso, evitare di dividere e polarizzare. Personalmente io sarei per usare simboli e insegne della cultura tradizionale della pace ma una bandiera palestinese ci può anche stare. Con qualche accortezza, il rischio può essere mitigato e si può far emergere il significato profondo che un popolo non può essere chiamato a pagare per le follie di alcuni dei suoi esponenti, perché questo come diceva lucidamente Primo Levi finisce sempre e inevitabilmente nello sterminio. Inutile farsi illusioni. 

  13. Totalmente d’accordo con l’iniziativa del rifugista e con il commento della Redazione.
     
    PS
    Una curiosità, magari ingenua, ma mi auguro non inopportuna o insolente: come mai a Carlo Crovella è riservato uno spazio personalizzato per il commento in calce all’articolo, a differenza di tutti gli altri lettori?
    Non risulta che la sua opinione sia più meritevole di quella di altri, né che gli manchino gli spazi e le occasioni per esprimere il suo pensiero.
    Non è la prima volta che Crovella ha il suo spazio “privilegiato”, ma in questa occasione mi sembra più superfluo del solito, visto che in calce è già presente un commento della Redazione.
     
    Si tratta di una semplice curiosità, senza alcuna malevolenza né malizia nei confronti di Crovella, che non ho il piacere di conoscere, e la cui opinione rispetto, pur essendo quasi sempre in dissenso.
    Grazie in anticipo per l’eventuale risposta.

  14. Crovella ha ragione!!
    Tutti i piemontesi in Francia, annovera già una notevole presenza di cattolici da molto tempo!
    Quello che chiami spostamento a casa mia si chiama deportazione!
     

  15. Solidarietà al rifugista. Credo che il suo gesto sia di sola vicinanza alle vittime civili di un conflitto che ha sfigurato l’umanità. Apprezzo il gesto e la sua fermezza. Avercene…

  16. Ragazzi su da bravi cercate di non turbare il relax e il divertimento del signor Crovella

  17. Le bandiere del Sud Tirolo nei rifugi dell’Alto Adige cosa sono: politiche, ideologiche, culturali, di appartenenza o altro?
    Tutte da togliere?

  18. Non voglio spostare il dibattito sul tema che sta a monte (perché il vero tema di oggi è la legittimità di apporre bandiere ideologiche in montagna), ma Indonesia e soprattutto Malesia annoverano giù una notevole presenza di islamici e inoltre dispongono di spazi molto più ampi di quelli strettissimi del M.O.. Ovviamente ho espresso un principio, i dettagli vanno studiati con molta precisione, così come per “spostamento” non intendo prendere i palestinesi e sbatterli in mezzo a un territorio, ma far trovare loro case, lavoro, possibilità di inserimento ecc ecc. Quanto all’eradicazione di Israele (ipotesi cmq che gli USA non avvalleranno MAI, perché essi “vogliono”  una base militare alleata in M.O.), ho già detto a suo tempo che paradossalmente io NON sono contrario, perché, a naso, metà degli 8 milioni di ebrei israeliani andrebbero negli USA e l’altra metà verrebbe in Europa, dove hanno parenti e amici. Si tratterebbe di “top player” che darebbero una sveglia impressionante all’economia europea, ma altro che… Articolo 18! Gente che è abituata a stare sotto i missili di Hamas ed Hezbollah… viene qui e prenderà tutti a calci nel sedere (ecco come rimetterà in vigore l’economia europea). In altre parole: 4-5 milioni di ebrei israeliani di ritorno da noi, “israelizzeranno” l’Europa, è inevitabile. A me piace quell’impostazione, ma i primi a rammaricarsi del ritorno degli ebrei israeliani in Europa saranno invece di europei di sinistra. Buon pomeriggio!

  19. E poi ci sono i fascistelli da tastiera, quelli che “e no ma c’è un contratto…”, “se la proprietà impone deve ubbidire…”.Il classico atteggiamento dell’Italiano che mette in mezzo norma, consuetudini, opportunità (peraltro anche pisciando fuori perché non è automatico, il gestore paga un canone e avrà un contratto, cioè il mio padrone di casa non mi può impedire di esporre un manifesto con Lenin sul mio balcone) come ad avvalorare la sua codardia, per non prendere posizione, per non dichiararsi pro alla violenza, per girarsi dall’altra parte perché “tanto poi è anche vietato/non lo può fare, mica centra che sono un po’ fascista/razzista”.”Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”… indovinate la citazione

  20. La SAT è proprietaria del rifugio. Bene!
    Non mi sembra che la bandiera sventola sul tetto del rifugio, anzi è pure fuori di pochi cm. dalla recinzione. Non penso che la SAT è proprietaria di tutta la montagna, per cui deve stare zitta. Se proprio il gestore la può spostare di qualche ulteriore cm.

  21. Adamello Collini, guida alpina e gestore del rifugio Bédole in Val Genova, durante l’occupazione tedesca aiutò partigiani, disertori tedeschi, militari alleati fuggiti dalla prigionia e altri perseguitati, compresi ebrei in fuga dalle persecuzioni nazifasciste. Collini li accompagnava attraverso i percorsi di alta quota dalla Val Genova verso il Passo del Tonale, da dove potevano proseguire verso la Svizzera. Il 25 settembre 1944 Collini fu arrestato dalle S.S. al rifugio Bédole e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì nel febbraio 1945.Ettore Castiglioni, alpinista e socio CAI nato a Ruffrè (TN), dopo l’8 settembre 1943 aiutò antifascisti ed ebrei perseguitati a raggiungere la Svizzera. Salvò decine di profughi ed ebrei in fuga dal nazifascismo guidandoli oltre i pericolosi valichi alpini verso la Svizzera. Nel marzo 1944 fu arrestato dalle autorità svizzere che, per impedirne la fuga, gli sequestrarono gli abiti pesanti e gli scarponi. Castiglioni evase comunque calandosi da una finestra e tentò di rientrare in Italia valicando il confine in quota coi vestiti leggeri addosso, ma morì assiderato a causa di un’improvvisa bufera di neve a 200 metri dal Passo del Forno a 2.775 metri. Anche Prospero Marchetti, co-fondatore e primo presidente della SAT, si impegnò nel 1848 a favore dei profughi trentini. Fu loro intermediario presso il Governo provvisorio di Milano, svolse a Francoforte una funzione di collegamento tra la deputazione trentina e i profughi in Lombardia e presentò a nome loro un documento alle autorità italiane e diplomatiche, sostenendone le rivendicazioni. Questi, gli eroi di ieri. Oggi, al gestore del rifugio a lui intitolato sul M. Stivo, è stato chiesto di rimuovere la bandiera palestinese.Ci si chiede dunque: il sodalizio di allora avrebbe chiesto a Collini, Castiglioni e Marchetti di astenersi dall’aiutare i profughi?E qual è la parabola dei valori fondanti delle associazioni alpinistiche, tra cui il soccorso, la solidarietà, se oggi si nega perfino il simbolo di una bandiera di un popolo che subisce un genocidio?

  22. Ma spostare i Palestinesi in Indonesia /Malesia come ha scritto qualcuno,a cosa servirebbe …a creare un altra guerra nel sud est asiatico…io vedrei meglio Israele negli USA

  23. Quindi sdoganiamo la possibilita’ di esporre simboli politici : un gestore espone la bandiera palestinese con la scritta :”Dal fiume al mare” , un altro quella israeliana , un altro quella americana , un altro quella dei vegani , uno fa la “pastasciutta antifascista” , l’altro con la bandiera della Folgore , tutto per l’insopprimibile necessita di connotarci politicamente come un attacchino sotto elezioni ed esibire il nostro brand politico mentre camminiamo sui monti , magari distinguendoci dalla folla acefala che non condivide le nostre idee cantando qualche canto partigiano ?
    Tutto con un bel corollario di :”La ragione e’ dalla nostra parte , ricordate” !
    Che bella idea  !
    Mancava anche un “flag” sull’orientamento politico del rifugista da verificare al bando di assegnazione.
     
     
     

  24. Dunque qual è la preoccupazione di SAT? E’ la paura, anzi il terrore, che lo storico sodalizio, che ha tra i suoi volori fondanti l’aiuto, la fratellenza, la  soldarietà, sia accostato in qualche modo alla soldiarietà per la Palestina! Ci rendiamo conto? Si ha paura di mostrarsi solidali con un popolo che sta subendo un genocidio. A questo siamo ridotti, con le nostre indecenti pance piene: mentre un popolo è massacrato e sterminato preferiamo voltarci dall’altra parte. Gramsci diceva “Odio gli indifferenti”.

  25. Non tutti i rifugisti sono bravi a fare il rifugista. C’e chi ha mille attenzioni verso i propri ospiti, chi si preoccupa e s’informa da dove vengono e soprattutto dove andranno il giorno dopo. Chi va oltre e sa essere accogliente.  Chi invece si comporta da puro imprenditore turistico, da ristoratore, se ne frega assai dei propri ospiti. di quello che hanno fatto, del perchè sono lì. L’importante è che consumino e paghino e si levino di culo il prima prima possibile per dare spazio ad altri da spennare. Questi si atterranno anche alle regole del proprietario, del contratto, ma non danno un anima al rifugio,  NON sono rifugisti.

  26. Le bandiere non mi sono mai piaciute. Non mi piace “sbandierare” idee, credenze,…anche se importanti e buone. Vorrei solo fare notare che le regole in una società sono LIBERTÀ. La libertà non è fare ciò che si vuole. Fare ciò che si vuole è arroganza; fare ciò che si ritiene giusto è forma di lotta politica o sociale

  27. Sono contento per quelli della SAT e per chi s’indigna per l’esposizione di una bandiera: è evidente che non hanno problemi più grossi.
    Buon per loro: che nessuno turbi il loro “relax e divertimento” e li sottoponga all’insopportabile fastidio di trovarsi “mendicanti ai tavoli“.
     
    Trovo interessante il tema che “arte, cultura e sport (e quindi anche la frequentazione della montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche“.
    Pretesa che è essa stessa una questione ideologica, forse anche condivisibile in teoria, ma, ritengo, di difficile riscontro nella pratica.
     
    Come accade per qualsiasi opera umana, l’impostazione ideologica di chi la compie ne è parte inscindibile.
    Frequentare la montagna senza il nostro bagaglio ideologico, che tale frequentazione influenza in modo totale per alcuni e più sottile per altri, è farlo senza una parte fondamentale di noi stessi. E di ciò ne resterà inevitabilmente traccia, più o meno evidente.
     
    Un pò come pretendere che un rifugio sia solo un cumulo organizzato di materiale edile e non l’espressione dell’attività di un rifugista.
    Che, secondo alcuni, dovrebbe essere un mero conduttore di un’attività di proprietà altrui (e questa posizione, espressa proprio da un Crovella, mi sorprende).
    Ha un bel da dire Bighellini “Non sto facendo politica“: la sta facendo eccome, come tutti. Bravo!
     
    Quanto all'”asimmetria” esecrata nel “commento di Carlo Crovella”, essa dovrebbe essere un dovere civico oltre che morale.
    Trovo inaccettabile mettere sullo stesso piano la bandiera Palestinese (non tanto quanto bandiera di uno Stato ma come simbolo di ciò che rappresenta alla luce dei ben noti fatti) e “il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan“.
    E’ normalizzazione travestita da presunta imparzialità, quando invece schierarsi è doveroso.

  28. Nel 1936 circa 4000 antifascisti italiani partirono per la Spagna per opporsi con le armi alla violenza dei franchisti (i quali avevano il sostegno del duce e di Hitler) che ritenevano intollerabile.
    Qui la discussione verte su un drappo.

  29. Se la SAT è proprietaria del rifugio e ha dato disposizione di Non esporre la bandiera e  il rifugista ( gestore) non si attiene alle indicazioni della proprietà, deve essere rimosso dall’incarico.
    il rifugio in gestione NON è di sua proprietà e, pertanto, deve ( suo malgrado) adattarsi.
     

  30. Credo che alle volte ci facciano delle pippe mentali. Sacrosante finché non impediscono di agire. Non so quante pippe si fece la resistenza ma bianchi, rossi o chicchessia hanno messo da parte un po’ di riserve e riconosciuto il male senza se e senza ma. E forse è stata l’ultima volta in Italia che questa cosa è successa. 
    Il male ok? Non un parere, un’idea, una cosa da discutere. Non “beh sì sono… fascisti però poi anche gli alleati ecco ecco” No. Il male abbastanza chiaro da poter essere generalizzato e da poter, anzi dover accettare i rischi che una generalizzazione comporta. 
    Si tratta di coraggio? Forse, ma ce ne vuole sicuramente meno a prendere le parti e almeno ricordare la merda di bombardare bambini e ospedali (indipendentemente dalla ragione o dal torto)

  31. Il secondo problema, che è quello oggi all’ordine del giorno, è l’arbitrio di chi appone un vessillo, che ha un “certo” significato ideologico, su un locale aperto al pubblico, in particolare in montagna (che invece è un valore trasversale). E’ volutamente irrispettoso degli alpinisti che hanno altre visioni. Personalmente trovo che sia sbagliato, oltretutto tecnicamente l’edificio appartiene alla SAT e quindi ci deve essere quanto meno l’avvallo della sezione proprietaria. Io sono un antipalestinese (più che altro per proprietà transitiva inversa…cioè sono un sostenitor di Israele e quindi sono antitetico a ogni suo avversario) e  mi infastidisce che, nei rifugi sulle nostre montagne, ci possa essere un vessillo che implica una presa di posizione su temi che, con la montagna, non c’entrano nulla. Se io facessi il gestore di un rifugio, magari metterei fuori una bandiera israeliana: apriti cielo! Gli stessi che oggi si spellano le mani negli applausi al rifugista del Trentino, sarebbero in prima fila a pretendere di farmi ammainare la “mia” bandiera. E allora no, cari ragazzi: si questi temi, in montagna, o tutti possono fare tutto o nessuno può fare nulla (io sono per questa seconda ipotesi). Non ci sono temi più “eletti” e altre temi “negletti”, questo è l’assioma di molti di voi (lo dite apertamente), ma è anche l’errore metodologico che vi rinfaccio.

  32. I problemi sono due, uno dentro nell’altro. Sul problema generale, è inutile tornare a discutere, tanto noi qui non possiamo cambiare nulla: Israele ha l’appoggio indiscusso degli USA (cui Israele serve in un’ottica anti cinese) e quindi può fare tutto quello che vuole. La situazione forse cambierà con le elezioni israeliane di ottobre. Ma anche se mi aspetto la vittoria numerica della coalizione anti Netanyahu, tale coalizione è di centro-destra e non di sinistra-pacifista: quindi presumo che proseguirà nella politica di estensione nei territori vicini. Non credo che nessuno stato occidentale arriverà davvero a boicottare Israele, per l’importanza di Israele sia in termini geopolitici che tecnologici. Inoltre fa impressione l’eccidio, ma è solo uno dei tanti che accadono nel mondo e chi protesta per Gaza, manco sa che muoiono molti più civili innocenti in altre parti del mondo (per esempio in questi ultimi giorni sono morti è più civili sia fra ucraini che russi…). Cmq è un problema troppo profondo per pensare di risolverlo con delle manifestazioni o apponendosi una fascetta al braccio… Occorrerà studiare a fondo la soluzione e, nel mio piccolo, sono convinto che, per il bene stesso dei palestinesi, la soluzione migliore sia spostarli in Indonesia/Malesia: più tardi lo si darà e più ne moriranno. Viceversa pensare che la comunità internazionale possa riuscire a imporre a Israele di interrompere la politica espansiva è davvero ingenuo. Quindi non è una bandiera che cambia le cose.

  33. Il fatto è che oggi al posto dei vecchi nazisti ci sono l’Iran e i suoi alleati: Hamas, Hezbolla.gente che con la solidarietà di tutto il blog vorrebbe la Palestina libera dal deserto al mare. Insomma la distruzione di Israele 

    No!! Tutto il blog no. Io non ho mai detto che voglio la distruzione di Isralele ne che sono solidale con l’Iran o Hamas ect.
    Dimmi dove l’avrei scritto??
    E non mi sembra che l’abbiano scritto tanti altri. 
    Ratman non rigiare  i fatti e le parole buttando pattume sugli altri. Datti una regolata.

  34. Le bandiere sono un simbolo. Se sventolo quella palestinese lancio un messaggio, denuncio uno sterminio. Se sventolo quella nazzista ne lancio un altro e giustifico uno sterminio e la teoria della razza superiore. Ad un certo punto bisogna decidere da che parte stare . Io dalla parte della bandiera del ministo  ebreo nazzista non ci sto e non la sventolo.

  35. Gli Ebrei nel corso dei secoli hanno avuto molto a cuore la loro identità.
    Diciamo che la cosa non è stata la loro fortuna.
    A loro viene imputata una colpa che non ha possibilità di eespiazione, la colpa di “essere” per la quale ce solo una punizione: “il non essere” cioè la loro eliminazione totale.
    Ci hanno provato.
    Moni Ovadia sostiene che se i nazisti si fossero trovati davanti l’istaele di oggi non avrebbero proceduto .
    L’implicito è che Israele oggi è come i nazisti di ieri, che in fondo è la stessa cosa che dice Manera.
    Il fatto è che oggi al posto dei vecchi nazisti ci sono l’Iran e i suoi alleati: Hamas, Hezbolla.gente che con la solidarietà di tutto il blog vorrebbe la Palestina libera dal deserto al mare. Insomma la distruzione di Israele che però è una questione di sensibilità.
    Se

  36. l’unico che si è fatto carico di tutti i peccati del mondo era nientemeno che il Figlio di Dio.

    Questa storia l’hanno scritta gli uomini, che tendono, per opportunismo,  a non farsi carico di nulla se non quello che più gli fa comodo. Quindi perchè non caricare il problema su qualcun’altro? Se poi è figlio di Dio s’è fatto centro.

  37. #10 fosse anche un gesto insignificativo (e non lo è, la storia non l’hanno fatta solo le élite), te lo impone la legge morale che è dentro di te. Ma anche questa, o ce l’hai o non ce l’hai.

  38. Che cento bandiere sventolino. Il male in tutte le sue manifestazioni può affermarsi grazie all’indifferenza. Non è un fenomeno improvviso. Procede passo dopo passo. Attraverso l’accettazione di livelli sempre più avanzati considerati “normali” il male viene banalizzato e alla fine la rana finisce bollita senza accorgersene. Salvo poi chiedersi, a posteriori: ma come è stato possibile?E’ un film visto e rivisto. Cambiano gli attori ma il
    processo e’ sempre quello. Il problema oggi è proprio quello dell’indifferenza di fronte ad alcune barbarie che caratterizzano la contemporaneità. Pian piano si sta tornando progressivamente ad accettare l’idea della guerra e della legge della forza come strumento di regolazione dei rapporti tra stati e popoli. Di fronte a questa situazione tutto ciò che ricorda che non è “normale” ciò che sta accadendo nel mondo e’ ampiamente giustificato e accettabile. Il rischio dell’ipocrisia, dell’anima bella, dell’ingenuità impotente, dell’utopia consolatoria esiste, come negarlo, ma è decisamente inferiore al rischio del silenzio e dell’immobilita’. Guerrafondai, dittatori, oligarchi, macellai, manipolatori, paranoici e buffoni possono governare solo fino a quando possono far passare per “normale” la loro e la nostra follia, perché la follia purtroppo è anche dentro di noi e dobbiamo cercare di contenerla con ogni mezzo. Se una bandiera può ricordare che noi ci divertiamo mentre la gente crepa va bene, il rischio è accettabile, ed è ovvio che non basta, ma i simboli contano. 

  39. Non è un’azione asettica ed è questo l’errore di fondo: la montagna non è di una “certa” parte (corretta o meno che sia la natura della posizione), ma è di tutti, a prescindere dall’ideologia del singolo.Se questo fosse vero, le croci che troviamo su ogni punta non sono molto rispettose. Un grande il gestore!
    Crovella come sempre..

  40. Dunque:
    Per il secondo anno, la Sat scrive al gestore del rifugio di togliere la bandiera palestinese, sapendo che lui risponderà come l’anno prima.
    Come l’anno prima, il gestore risponde che lui la bandiera non la toglie.
    Con mirabile trovata, la Sat dirama un comunicato stampa. Dice che lei la lettera l’ha mandata ma il gestore è testardo, quella bandiera è una sua scelta personale, chi non è d’accordo se la prenda con lui.
    E meravigliosamente conclude (forse a voce): però è un ottimo gestore e non sarà questa storia a rovinare il nostro bel rapporto.
    Ah, se il Medio Oriente imparasse le soluzioni all’italiana!
    Viva Palestina

  41. In realtà  la bandiera palestinese richiama una situazione di genocidio e crimini di guerra riconosciuta dall’ONU, che mi pare sia una istituzione super partes. Non mi pare, almeno da quanto ho letto negli articoli pubblicati, che la rifugista abbia dedotto posizioni politiche , ma semplicemente ha esposto una bandiera in segno di solidarietà nei confronti di un popolo massacrato e di bambini trucidati.

  42. Sulla crisi infinita israelo- palestinese ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma siccome i pensieri possono essere diversi credo sarebbe opportuno evitare sbandieramenti di parte.

  43. Mendicanti ai tavoli.
    Nella mia città accade che quando sei a cena fuori nella serata passano ai tavoli mendicanti che vendono cose.
    Non gli basta un no grazie, insistono piagniucolando, insomma, non sono venditori, ma mendicanti.
    Voi date a tutti qualcosa, o li scacciate infastiditi?
    Per rimanere in un discorso che trova la condivisione di tutti i mangiapreti di questo blog – quello evangelico, ma non vi sembra strano? – l’unico che si è fatto carico di tutti i peccati del mondo era nientemeno che il Figlio di Dio.
     
     

  44. Si Adriano mi riferivo proprio a quello. Queste sono dichiarazioni diaboliche che non possono passare senza una risposta forte, senza una presa di posizione chiara. Se continueremo a non far nulla contro lo sterminio che stanno commettendo gli ebrei. diventiamo complici di personaggi diabolici come questo ministro.

  45. Guerra perenne, contro tutti.
    Quindi produzione e vendita di armi ed armamenti.
    Questo è l’ attuale ordine mondiale.
    Fino a quando, mi chiedo 

  46. Si Alberto, si , il governo di Israele si sta dimenticando tutto. Quando un ministro dice con freddezza e consapevolezza che ogni giorno andrebbero eliminati volontariamente  almeno 40 ,  50 palestinesi a Gaza ripropone le teorie naziste.

  47. Isralee sta portando avanti una strage bestiale, sta ammazzando un popopo , si sta impradonendo delle loro case. Forse si è dimenticato i campi di sterminio nazzisti?!?!?

  48. 4 Ratman “gesrisci un luogo in cui non mi aspetto di trovare mendicanti ai tavoli”
    Scusami, potresti spiegare questo pensiero. grazie

  49. L’indignazione perenne è come la radiazione di fondo in un universo in cui la deflagrazione dell’idea di comunità ha trasformato la possibilità di una etica nell’insignificativita del moralismo: una sorta di nutrimento residuo per anime belle.
    Affidati tutti i problemi del mondo alla buona volontà individuale, assalita ogni giorno da bambini affamati guerrieri ammalati, popoli, ma non tutti però,  affamati ammalati bombardati, animali cacciati sterminati affamati, non si sa piu che fare. Infatti i problemi stanno li.

  50. Totalmente d’accordo con la Redazione!
    Qui non si tratta di ideologie, in Palestina  e’ in atto una strage (non uso di proposito la parola genocidio per non sollevare ulteriori questioni) senza che nessuno si muova concretamente!

  51. D’accordissimo con il commento della redazione. Abbiamo espresso in ogni modo contro i crimini del nazismo. Ora lo stato criminale e Israele ed ogni manifestazione per condannarlo è valida anche se purtroppo se non si muovono i nostri governanti con sanzioni pesanti solo le manifestazioni di condanna e solidarietà ottengono poco.

  52. #4 Non è ideologia, è sensibilità. O ce l’hai o non ce l’hai.
    Uno, cento, mille Bighellini.

  53. Solidale con Alberto Bighellini e il suo modo molto pacato di esporre le sue motivazioni.

  54. Nulla da aggiungere e pienamente d’accordo con il commento della redazione.

  55. È possibile che non possa esistere un luogo dove per un poco dimenticare l’orrore?
    Ti sta a cuore la causa palestinese? Bravo, tappezzati la tua casa di bandiere.
    Gestisci un rifugio, non un presidio ideologico, oppure un oratorio, gesrisci un luogo in cui non mi aspetto di trovare mendicanti ai tavoli.
     

  56. Le asimmetrie mettono al riparo dal tollerare tutto infilato nel tritacarne della non responsabilità.
    D’accordissimo con le parole chiarissime della Redazione, mai così a proposito.

  57. Sbandiero poco e la montagna la lascerei lontana dalle vicende umane ma non riesco a comprendere come si possa scrivere che “Domani potrebbe riguardare il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan. In tali ipotesi ci sarebbe un’ondata di indignazione nel mondo degli appassionati di montagna, ma è proprio questa asimmetria che è sbagliata.” Non mi pare proprio la stessa cosa; rivedrei un attimo gli esempi. Bandiera ucraina, ed esempio? Quella sì o no? Quella tibetana? 

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