Il rifugista: «Non è un gesto politico». La risposta della SAT: «Siamo una realtà plurale e le regole devono essere uguali per tutti».
La bandiera palestinese al rifugio
(gli alpinisti chiedono di rimuoverla e il gestore si rifiuta)
di Matilde Peretto
(pubblicato su corrieredeltrentino.corriere.it il 18 agosto 2026)
«Ti chiediamo di provvedere alla rimozione della bandiera palestines». È il messaggio arrivato ad Alberto Bighellini, gestore del rifugio Stivo ad Arco (in provincia di Trento), da parte della SAT, la Società alpinisti tridentini. Questa, proprietaria del rifugio, vuole che la bandiera venga tolta perché «ciò che viene esposto è inevitabilmente percepito all’esterno come espressione della SAT stessa e non solo come posizione personale del gestore». Ma Bighellini non ci sta: «La bandiera non la tolgo».
Il precedente
Non è la prima volta che succede: il rifugio aveva già esposto, lo scorso anno, la stessa bandiera ricevendo la medesima lettera dalla SAT. «Sono rimasto deluso che anche quest’anno mi sia arrivata la stessa comunicazione. Pensavo la pensassero come me sui valori di solidarietà che condivido con la SAT (e con cui vado molto d’accordo). Invece sembra che per loro la priorità sia rimuovere questa bandiera che, però, io non toglierò».
«Non sto facendo politica»
Bighellini ha buoni rapporti con la SAT e il loro dialogo è sempre stato pacifico: «Spero che anche quest’anno ci sarà un allineamento, per ora la discussione è pacata. Ci tengo, però, a sottolineare una cosa», continua il rifugista, «quello che faccio io con la bandiera della Palestina non è politica, ma un atto di solidarietà. Se fossi una persona che sta morendo sotto le bombe sarei sollevata di sapere che a 2mila metri di altitudine c’è un rifugio che pensa a me. Mi dispiace e spero che questo mio gesto solidale non sia preso come politica perché si tratta di una questione a priori. È puro sostegno verso chi muore per la guerra. Come in un incidente stradale: se qualcuno si fa male non si resta indifferenti, ma ci si ferma e si aiuta come si può».
Il rifugio
Il gestore dello Stivo spiega anche che non ci sono molte persone che si lamentano della bandiera appesa: «Magari qualcuno disapprova, ma poi pensa anche che ha 2mila metri uno fa quello che vuole. Sono molti di più quelli che mi dicono “che bello che sensibilizzi su questo tema”». Un altro motivo, forse, per non togliere la bandiera palestinese.
La risposta della SAT
La SAT, attraverso le parole del presidente Cristian Ferrari, ha pubblicato una nota stampa in cui risponde alle discussioni, ribadisce la sua posizione e la spiega: «Solidarietà, umanità, pace e vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra appartengono alla storia e ai valori della SAT e non sono in discussione. Comprendiamo quindi che la bandiera palestinese esposta al rifugio Stivo rappresenti, nelle intenzioni del gestore, anzitutto un segno di vicinanza a una popolazione che sta vivendo una situazione di straordinaria sofferenza. Ma proprio perché la SAT è una realtà plurale, le regole comuni non possono dipendere da quanto condividiamo o meno una determinata posizione. Oggi parliamo della bandiera palestinese, ma domani un gestore potrebbe scegliere di esporre un simbolo che rappresenta una posizione diversa, sulla quale non siamo affatto tutti d’accordo. Il principio deve essere lo stesso per tutti. Questo non limita la libertà personale di nessuno: significa rispettare le regole dell’Associazione quando la si rappresenta».
«Clima di collaborazione e rispetto»
Per la società, dunque, la bandiera palestinese va rimossa, ma si professa positiva nell’epilogo della questione: «Il gestore ha comunicato la propria intenzione di non rimuovere la bandiera. La SAT ha ribadito nella risposta il principio alla base della propria richiesta e, allo stesso tempo, l’auspicio di proseguire il rapporto in un clima di collaborazione e rispetto, invitando il gestore a confrontarsi preventivamente con l’Associazione rispetto a iniziative o scelte personali che coinvolgano il rifugio, evitando decisioni assunte autonomamente. Non intendiamo alimentare ulteriormente un confronto che rischierebbe di trasformare una questione di regole in uno scontro sulla bandiera palestinese», conclude il presidente Cristian Ferrari.
Il commento
della Redazione
E’ vero che arte, cultura e sport (e quindi anche la frequentazione della montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche. Però è anche vero che la questione palestinese e l’eccidio al quale abbiamo assistito e assistiamo pressoché indifferenti non ha nulla a che fare con le questioni ideologiche. Se noi appassionati di montagna ci scaldiamo tanto per salvare qualcuno in pericolo, anche i più sprovveduti; se è del tutto normale prestare soccorso a chi è stato vittima di un incidente stradale; se è vero ciò che il Vangelo ci ha insegnato, quell’amore per il prossimo che abbiamo messo sotto ai piedi, allora non c’è alcun dubbio che dobbiamo solidarizzare con il più debole, con le vittime innocenti. La bandiera palestinese potrà essere anche un vessillo politico, ma per la maggioranza di coloro che la espongono è una protesta, volta a far terminare al più presto la bestiale violenza e l’accanimento su un popolo, indipendentemente dalle ragioni e dai torti (quelli sì, politici e magari anche ideologici).
La protesta è tale veramente se non si limita alle parole, deve avere la stessa natura della guerra che la provoca: e in sede di guerra deve valere ogni possibile ribellione a regole e “imparzialità” che in genere proteggono soprattutto gli aggressori.
E, in ultima analisi, ci duole concludere che la nostra protesta è davvero limitata: infatti si riduce a una o due riuscite manifestazioni, a qualche corteo ripetuto ogni settimana con poche centinaia di persone, a tante parole spese al vento. Non ci deve meravigliare che, in questa situazione di totale assenteismo di solidarietà vera, qualcuno o qualche istituzione si possano “indignare” per una bandiera esposta da un privato in un luogo pubblico. Noi non possiamo accettare questo menefreghismo generale e utopisticamente auspichiamo invece che ci sia un moto di solidarietà popolare tale che convinca anche medici, infermieri, poliziotti, vigili urbani e pubblici impiegati a indossare su un braccio una fascia con i colori palestinesi. Fino ad arrivare ai più pavidi, giornalisti, presentatori TV o altra gente ancora più in vista. Perfino i presidenti delle sezioni del CAI… Fino ai magistrati e ai giudici, che sono uomini anche loro. E che il numero di questi coraggiosi che sfidano le “regole” e il personale licenziamento cresca a dismisura, fino ad arrivare finalmente in Parlamento.
Il commento
di Carlo Crovella
Ho sempre sostenuto (ripetutamente anche in questo blog) che arte, cultura e sport (questo inteso in senso lato, comprendendo anche la montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche. Cioè devono stare “ad un livello superiore” rispetto ai problemi del mondo, altrimenti portiamo lo scontro ideologico anche dove cerchiamo relax e divertimento.
Non mi era piaciuta, mesi fa, la bandiera palestinese in cima al Cervino o dipinta sui Dru. Non mi piace neppure se sventola fuori da un rifugio. Nonostante quello che afferma il gestore in questione, apporre una “certa” bandiera implica una presa di posizione politica o quanto meno ideologica. Non è un’azione asettica ed è questo l’errore di fondo: la montagna non è di una “certa” parte (corretta o meno che sia la natura della posizione), ma è di tutti, a prescindere dall’ideologia del singolo.
Lo stesso vale per i rifugi. Cosa implica subdolamente l’apposizione di una bandiera (questa o un’altra poco rileva, sto parlando di questioni di principio)? Che sono ben accetti quelli che si riconoscono sotto la bandiera apposta, mentre gli altri giocano fuori casa: o se ne vanno o mandano giù.
Questo fenomeno non va assolutamente bene e dobbiamo evitarlo, al netto della specifica bandiera oggi in questione. Domani potrebbe riguardare il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan. In tali ipotesi ci sarebbe un’ondata di indignazione nel mondo degli appassionati di montagna, ma è proprio questa asimmetria che è sbagliata.
Quindi condivido la posizione della SAT. Segnalo inoltre che, fondata o meno detta posizione, essa è la scelta del proprietario dell’immobile (almeno, per quello che mi risulta), mentre il gestore è “solo” un utilizzatore protempore di muri altrui per la sua (legittima) attività imprenditoriale. Ma a questo deve limitarsi, il resto non gli compete.
Per cui la gerarchia giuridica è a favore della SAT, al netto della natura della sua scelta, e i gestori devono adeguarsi.
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Chi sarà quel disgraziato infame che, con foschissimi brogli, ha eletto quel governo di “pezzi di merda ” di Hamas, quando è risaputo che la grande maggioranza dei palestinesi ha sempre desiderato vivere in pace: due popoli in due stati?
Chi sara’ quel disgraziato infame che , con foschissimi brogli , ha eletto quel governo di :”pezzi di merda” , quando e’ risaputo che la grande maggioranza degli israeliani amano i palestinesi ?
L’amico ebreo, italiano e socio CAI amico del Crovella sbaglia a sentirsi offeso dall’esposizione di una bandiera.
Dimostra con ciò di non conoscere la differenza tra ebreo, israeliano e sionista e anzi di ritenere che siano la medesima cosa.
E’ in “buona” compagnia, plagiato dalla storia personale, dalla religione, dalla propaganda battente del governo israeliano, ma è totalmente falso.
Io gli consiglierei, per la salute sua e degli appartenenti alla diaspora, di meditare che tra lui e Auschwitz ci sono solo tre piccoli passaggi cognitivi, che purtroppo già si intravvedono avverarsi.
1-Netanyahu (Ben Gvir, Smotrich, il governo israeliano, ecc.) è un criminale e un pezzo di merda.
2-gli israeliani sono criminali e pezzi di merda.
3-gli ebrei sono criminali e pezzi di merda.
Cosa succede quando le colpe personali vengono attribuite a tutta una categoria (etnica o religiosa) è storia.
Una brutta storia
Beh..!!Sig.Crovella pure a me ê capitato un episodio simile e vero…come il suo Mentre salivo verso casa sono stato fermato da un alieno?almeno credo che guardandomi fisso negli occhi mi a comunicato mnemonicamente…noi non abbiamo un cai..penso abbia detto ma potrei sbagliarmi forse intendeva altro..non sono abile nella ricezione del pensiero…buon rientro a casa
Per pura combinazione oggi ho incontrato un amico ebreo (cittadino italiano), socio CAI e che so che non legge questo blog. È stato lui a chiedermi se sapevo della bandiera palestinese in un rifugio del CAI e, di sua iniziativa, mi ha espresso il suo rammarico perché il CAI non ha imposto al rifugista di toglierla, proprio perché essa viola il principio di terzietà dell’associazione. Tale mancata imposizione al rifugista da parte dei diretti responsabili del CAI egli la vive come una mancanza di rispetto verso i soci CAI di etnia e religione ebraica. Il CAI è di tutti – riferisco le sue parole – e quindi l’associazione non si deve schierare, altrimenti diventa un’associazione di alcuni soci e non più di tutti i soci. Come vedete questo principio non è solo “mio”. Tra l’altro non credo che siano pochissimi i soci CAI di etnia e religione ebraica… per cui è presumibile che questo sentimento non sia limitato a 4 gatti…
Una qualsiasi delle bandiere palestinesi sventolate dai pro-pal nelle manifestazioni con la scritta “From the river to the sea” contravviene la stessa legge Mancino , in quanto incita all’invasione di territori appartenenti ad altri stati.
Qualche esempio pratico ?
1)
https://www.lastampa.it/cronaca/2024/10/05/news/manifestazione_pro-pal_a_roma_chi_partecipa-14690541/amp/
2)
https://www.open.online/2024/10/02/corteo-pro-pal-roma-5-ottobre-questura/
Della bandiera della confederazione sudista penso che non freghi niente a nessuno.
Vorrei ricordare a Carlo Crovella e a tutti quelli che sono contrari alla bandiera palestinese (lo Stato del Vaticano riconosce lo stato della Palestina e la sua bandiera dal 2015) che il pericolo che un domani qualcuno posso esporre “il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan” ė scongiurato dalla Legge n. 205/1993 e dall’articolo 604-bis del codice penale.
91@Enrico 54 : ottimo consiglio e lettura , pare fantascienza rispetto al odierno vissuto dei rifugi!
86 @ Alberto grazie lo so’!molti tra noi continuano a vedere il prendere le difese umane come un parteggiare per una parte sola (che tristezza) …insomma strumentalizzano qualsiasi cosa ,tutto diviene una eterna vulgata sulle religioni e le nostre presunte ignoranze,quando addirittura non ci si prende a capate come nel tuo caso.
Il tema resta nel titolo e nelle facoltà che ognuno nel SUO ambito possa esporre quello che gli pare senza far nascere o riesumare simpatie da soffitta anni 80 e 90 e/o ridurre la questione al famoso minestrone che pare poi piaccia tanto a Crovella…filippiche infinite come crostini di pane tostato su Islam vs Occidente gustosi e croccanti aneddoti che allagano come olio il suddetto minestrone
p.s. trasferire questi poveracci come fossero oggetti o peggio in località ai confini della realtà più che della terra mi fa venire in mente il pazzo caporale Austriaco con le sue “mete”; Lublino,Madagascar e Urali poi andate in fumo assieme ad un popolo, ma pare che si diventa antisemiti solo alla bisogna e alla convenienza. Oltre che smemorati.
Comunque consiglio a Tutti questa lettura a proposito di rifugisti..: IL MORO DELLA CIMA di Paolo Malaguti
@ 85
Io penso che una “base” di diritto internazionale applicato e funzionante serva , attualmente nessuno dei due aggettivi funziona.
La vicenda mi ricorda fin troppo da vicino il diritto italiano : si prende tutti i poteri del mondo e poi fallisce miseramente nell’amministrazione della giustizia.
La scorsa settimana una donna del veneziano e’ stata uccisa dal suo ex , erano solo 8 volte che lo denunciava , e la giustizia aveva i record penali di altre denunce per violenze , sporte dalle 4 ex dell’ uomo.
Pero’ firmalmente tutto a posto eh ?
Due giorni fa’ l’omicida aveva ricevuto persino “l’ammonimento verbale del Questore , mi immagino che paura avra’ avuto…
Adesso la ragazza e’ morta , come altre mille , e noi continuiamo , imbottigliati dalla nostra formazione ideologica e incapacita’ di ragionare, a parlare su un forum della nostra ‘giustizia’ come di qualcosa di funzionante e tutto sommato adeguato alla realta’.
Pero’ tanti se ne accorgono di queste incongruenze , e i nodi vengono al pettine quando si vota.
Mi viene da sorridere pensando se oggi un ministro dell’ interno fosse ancora messo sotto accusa da un’ala militante della magistratura , per non avere lasciato sbarcare una nave carica di irregolari, immagino se domani un barcone puntasse il porto di Ceuta speronando motovedette ,quanti calci nel culo volerebbero.
Immagino che ridere quando un magistrato riportasse in Italia uno stupratore in via di rimpatrio in Egitto , perche’ , secondo lui , il Cairo o Marraketch sono “citta’ poco sicure”.
E’ abbastanza evidente che di fronte ad un ordinamento cosi’ stupido la gente si domandi a cosa serva.
Veniamo alla giustizia internazionale , alla CPI , all’ Onu , da cui tutti ci aspettiamo “autorizzazioni” : ma quando mai l’Onu ha risolto qualcosa negli ultimi 50 anni ?
Durante l’assalto palestinese organizzato dell’Ottobre 2023 si scopri’ che Onu e strutture governative palestinesi a tutti i livelli , erano PESANTEMENTE infiltrate da Hamas.
Che cosa fecero la giustizia internazionale e l’Onu allora , oltre a guardarsi l’ombelico ?
Ma a noi basta veramente , per esempio una rassicurazione formale da parte di un organismo di cartone , che non disarma ne coloni israeliani , ne organizzazioni terroristiche arabe ?
E’ come convivere con le mafie vivacchiando come un utile idiota.
Pasini: ammiro la tua battaglia valoriale, ma io credo in valori diametralmente opposti e semmai comnbattu (idealmente) nella squadra a te avversaria. Non estendiamo il tema, che il poroblema mediorientale è già molto cmplesso di suo. Si potrebbe applicare il diritto internaqzionaler in M.O.? (così rispondo anche a benassi). Credo di No, perché nessuno lo vuole. per risolvere concretamente il proiblema del M.O. occorrerebbe srtanziare un esercito internazionale sul territortio in modo tale da tenere sotto controllo tanto l’esercito israeliano quanti hams & c. pensate sia possibile: ma manco per il pisello! I primi che NON lo vogliono sono gli israeliani che attaccherebbero militarmete questa ipotetico contintenge internazionale fino a sterminarlo completamente. Ricordo che Israele ha l’esercito tecnologicamente più evoluto al mondo e inoltre gode lella protezione politico-militare degli USA (non degli USA di Trump, ma proprio degli USA in generale). Quindi mandare i nostri soldfati in palestina è cento miliardi più pericvoloso che mabndare i contintengi Unifil in Libano (roba ridicola, in quanto inediciente, ma storicamente di rilievo perché è la conseguenza dell’ultimo atto in cui si creveca ancora – ingenuamente – nel diritto internazionale: conferenza di roma del 2006, Massimo D’alema ns Ministro degli Esteri: stiamo parlando di 20 anni fa! ). mandare dei nostri solfai in palestina per far da polmene fra israeliani e palestinesi significa mandarlki a morte certa. Quale governo (non solo italiano) si assume questa scelta????????????????
Quindi o lasciamo0 che le cose si sviluppino da sole (e, darwinianamente, prevarrà il più forte, cioé Israele) o spostiamo uno dei due popoli (in questo caso, di nuovo, difficile che si riesca a obbligare gli ebrei israeliani e lasciare il M.O.). In ogni caso, qui da noi cose come sventolare bandiere/mettere fascette al braccio/sfilare in piazza ecc ecc ecc NON hanno nessuna efficacia pratica, cioè non servono a una beata mazza e, invece, inseriscono solo nervosismo e tensione nei rapporti fra noi cittadini occidentali (ma fi grane non ne abbiamo già abbastanza di nostre?). Per questo trovo ridicolo che abbiate la pretesa di fare gli arbitri di una partita di cricket di cui NON capite nulla perché NON disponete di nessuna competenza effettiva sulla materia (come ho tentato di spiegare, semplificando al massimo). Tutto ciò al di là della mia posizione personale che, ripeto, è da sempre esplicitamente filoisraeliana (anche se spero che l’esito delle elezioni di ottobre buttino fuori dal governo i messianici radicali – Ben Givr ecc – le cui azioni “spettacolari e provocatorie” sono un danno per Israele).
Non si convince un popolo a fare la guerra e a sacrificare i suoi giovani solo con la forza e la costrizione. Non ci riescono neppure i grandi predatori. Ci vogliono anche le convinzioni e le convinzioni circa ciò che è giusto e “normale” si creano, non nascono dal nulla. Come si creano si possono anche smontare anche se è dura, molto dura e come per andare in montagna ci vogliono abilità e tenacia, passo dopo passo, tiro dopo tiro, credendo in se stessi.
Un applauso a Pasini che pacatamente, con rispetto, senza fanatismi, apre gli occhi e vede ( perchè lo vuole vedere) quello che succede intorno a se.
@76 Antonio attento , perchè quello che hai scritto è tifo per il terrorismo islamico.
Certamente il diritto internazionale non esiste più, come almeno idealmente lo abbiamo conosciuto dal secondo dopoguerra. Idealmente, perché poi la pratica era un’altra cosa. E’ accettato oggi dalla coscienza collettiva che uno Stato straniero che ne ha i mezzi possa per sua autonoma decisione fare un blitz, portare via un capo di Stato ( a prescindere che sia un delinquente) e processarlo a casa sua con il suo diritto, quello del rapitore. Ad esempio. Ho avuto modo di ascoltare uno dei maestri del diritto internazionale in Italia, il prof. Carbone dell’Università di Genova. Dice che stiamo tornando al diritto internazionale ante-guerra che fondamentalmente dava per scontata la guerra come strumento di regolamentazione dei rapporti tra gli Stati, che però la dovevano dichiarare e non chiamarla “operazione speciale”. Il diritto non vale non solo perché gli Stati se ne fottono ma perché la coscienza collettiva accetta che non valga più. Questo è il problema. Qui c’è una battaglia culturale da fare, senza ingenuità, ma con consapevolezza che se tutte le regole saltano, altro che sicuri a casa propria, soprattutto per i piccoli che non potranno mai difendersi dai grandi predatori. Quindi questa battaglia è da un lato valoriale, per chi crede che almeno tendenzialmente la civiltà anche se un’illusione come diceva Freud possa essere un modo degno di vivere, ma è anche una battaglia “egoistica” per la propria sopravvivenza come potenze piccole e medie.
Crovella concordo in gran parte in quello che dici:
legge del taglione e dio denaro per gli ebrei;
Burka e siamo degli infedeli da sottomettere per gli islamici.
Allora cosa dobbiamo fare? Schierarci con quello che ci conviene di più?
No!
Ergo: il problema mediorientale è particolarmente complesso e sfugge alla quasi totalità degli osservatori europei per le tre suddette “ingenuità”. non sono quindi né le bandiere né le manifestazioni di piazza (meno che mai le carnevalate brancaleonesche in stile Flottilla..) né le fascette al braccio con i colori palestinesi che risolveranno alcunché. Di conseguenza, lasciamo fuori questi problemi (che tanto non saremmo in grado di risolverli) dalla montagna e dal CAI, inseriamo solo motivi di discussioni in un mondo che è bello e aureo proprio perché non è mescolato con la merda della quotidianità.
Adesso che faccio mebnte locale c’è anche un terzo grande segmento di ingenuità, condiviso da molti di voi: la convinzione che esista “ancora” il diritto internazionale. detto diritto, se inteso cme trattati, esiste ancora, ma dui fatto non esiste più dfa almeno 15-20 annui. Il diritto internazionale è efficacie solo se gli stati ne rivonoscono la superiorità giuridica e si sottomettono a esso, Qaundo gli stati (uno o tanti) si ribellano a tale meccanismo, il diritto internazionale diventa carta straccia. La situazione, non solo in M.O.., è orm,ai così e continuare ad appellarsi al diritto internazionale è da ingenuoni. La realpolitik sta dominando, in Occidente come fra i non occidentali, e tutto ciò al netto di Trump (Fra il 7 ottobre 2023 e il 20 gennaio 2025 il presidente degli USA era Biden, democratico, eppure gli USA hanno rifornito Israele di armi e copertura politico-dilomatica: sarebbe interessante fare il conto di quante vittime civili si sono state a Gaza in quei 14 mesi circa rispetto alle vittime di Gaza da quando c’è Trump. A naso sono pari se non addirittura di più quando c’era Biden).
Un secondo segmento di ingenuità è quello di chi “pretende” di applicare la morale occidentale (figlia del paradigma giudaico-cristiano, con la differenza sopra espressa fra la parte giudaica e quella cristiana) ai musulmani, che hanno una visione del mondo completamente diversa se non addirittura antitetica a quella occidentale. Parlate di valori a gente che quei valori non solo NON li ha, ma li rinnega apertamente. Col risultato di rinvigorire le loro aspettative e in un domani di volerci davvero sopraffare, come è im0plicito nell’Islam. La religione islamica infatti è nata a meta del 600 d.c. proprio come veicolo socio-politico-culturale di ribellione alla dominazione chiamiamola “occidentale” (Impero romano e per il M.O anche gli ebrei) e da lì non si scosta, inutile che ci prenduiamo in giro. Non arrivo a dire che saranno i palestinesi ad attaccare noi europei, ma guardate che Hamas ha come obiettivo statutario la distruzuione dello Stato di Israele e da lì ad arrivare alla distruzione dell’Occidente (e/o dell’Europa) il passo è brevissimo. siamo quindi di fronte all’assurdo che nel goffo tentativo di applicare la morale occidentale (del tutto estranea agli islamici) andate a mettere il vostro capo sul ceppo del boia. Finché si tratta del vostro capo posso anche sbattermene, ma il rischio è che potreste mettere tutti noi sulla roca degli islamici…
Il discorso è lungo e complesso, ancorché molto affascinante, ma lo sintetizzo al massimo, anche perché la piscina “mi chiama” (e non epr sduerre le milfone, ma per un dutro allenamenti natatori). divido le “ingenuità” in due grandi segmenti: quelle verso gli ebrei e quelle verso gli islamici (quali son o i palestinesi). Nel primo segmento rientrano le ingemuità dui cri pretende (per carità, anche in buona vede…) di applicare agli ebrei il messaggio del Vangelo, qui citabile come “ama il prossimo tuo come te stesso” e il generale concetto cristiano del perdono e dell’amore. Mi perdonino gli esegeti del Talmud e della altre sacre scritture ebraiche, ma sintetizzo e semplifico molto e quindi dico le cose in modo impreciso: i principi evangelici (cioè del Nuovo testamento) sono del tutto ESTRANEI alla visione ebraica, che è incentrata sul Vecchio testamento (cioè Bibbia e scrittura coeve), dove questi principi NON esisto9no. Nella Bibbia vige la legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente). per cui se vi rivolgere genericamente agli ebrei e parlate loro dell’amore verso il prossimo vi guardano increduli, perché NON sono principi che fanno proprio parte della loro visione del mondo.
Lanzavecchia, intanto ho fatto lo screenschot di tutto quello che hai scritto su di me. Accuse false, parole arriganti e offensive, poi ti farò sapere.
Chi discetta sul problema mediorientale, quasi sempre lo fa sennza conoscere i veri dati del problema. Mi ricordate quegli appassionati sportivi, non britannici, che cercano di capire come si stia evolvendo una partita di cricket, sport complicatissimo, incomprensibile per noi continentali e invece amatissimo da chi lo conosce fin dalla culla. La partita mediorentale è per la maggior parte di voi del tutto incomprensibile: non lo dico per offendervi, ma per sottolineare l’anapplicabilità della stragrande maggioranza delle opinioni. La controprova è che chi ha studiato profondamente i testi sacri ebraici, ancorché di sinistra radicale (con un passato in Lotta Continua) come Erri De Luca, ha invece “capito” e si dichiara sionista e infatti è stato molto criticato dalla sinistra, che lo ha bollato come un traditore.
Lanzavecchia falsario ci sei TE, io non ho mai detto di tifare per nessuno, tanto meno per i terroristi islamici. Questa è un’accusa falsa che ti sei inventato per sputare il tuo veleno su chi è contro la violenza come unica soluzione.
Per me tra genocidio o sterminio non c’è nessuna differenza, si gioca solo sulle parole. Sempre di violenza inaudita su un popolo si tratta.
Non le ho fatte io certe dichiarazioni di sterminio, ma un ministro del governo israeliano.
Non me l’invento io i coloni ebrei che buttano fuori di casa i palestinesi.
Ho parlato di terza via, se non ci arrivi quale potrebbe essere peggio per te. Dovrai fare i conti con la tua coscenza se ne hai una. Ma visto come ti esprimi ho dei grossi dubbi.
E bada di misurare le parole offensive che hai scritto e sputato con tutta l’arroganza che contraddistingue.
A me non mi fai certo paura. Che fai mi mandi il mossad…?
Tutti i rifugi (che bel nome!)dovrebbero esporre la bandiera degli ultimi,in questo caso i martoriati palestinesi estirpati da case e cose e terra…come a suo tempo Sudanesi del sud o Tibetani o altri popoli dimenticati a se stessi e loro sorte , perché rifugi e il CAI o in questo caso la SAT hanno solo perso un occasione o meglio si sono è politicamente schierati di più…ricordo l’anno passato quando al giro d Italia le forze dell ordine(?precedevano la carovana e togliere dai balconi e terrazze le stesse bandiere per non farle riprenderle dalla RAI, davvero emblematico tale impiego e la dimostrazione che qualcosa contino,come afferma Pasini questi emblemi e gesti. Sono con la Redazione e il rifugista.
Benassi, allora non piantarla e continua a renderti ridicolo.
Comunque se la CPI ha ritirato, in quanto inverosimile, l’accusa di genocidio e congedato Khan con un’accusa di corruzione, tu che ti accanisci a sventolare la medesima calunnia, come potresti essere definito, se non un propagandista falsario? 🤣🤣🤣🤣🤣🤣
Non mi interesa il fatto che tu palesemente tifi per i terroristi palestinesi. Essere fessi è un diritto, ma non ti autorizza a mentire. Se io andassi a dire che tu sei un pedofilo senza argomenti e prove sarei scorretto come lo sei tu. E ancora di piu se l’accusa di pedofilia a tuo carico, oltre che respinta da da una corte penale, fosse stata sollevata da uno come Pacciani, cioè lo sconcio Sud Africa.
Sei libero di spasimare per gli ayatollah, è un problema tuo, ma non di dire palle. Libero di pensare che la reazione di Israele contro i terroristi, assassini, stupratori e rapitori palestinesi sia stata eccessiva. A volte lo penso anch’io. Non sei invece libero di brandire una falsa accusa di genocidio che ahimè ti qualifica come sciocco indottrinato e vittina di propaganda becera.
Circa la terzietà del CAI, esprimo un mio auspicio (basato però sull’esperienza personale di quasi 60 di iscrizione al CAI Torino), perché quando la si viola si entra in territorio pericolosi, come dimostra la diatriba del nome della via sul Gran Sasso (la faccenda della SAT poco rileva, è anni luce precedente e non c’entra nulla). Anche quando ero molto impegnato in politica, negli anni ’70-80, mai mi sono sognato di tappezzare i muri del Monte dei Cappuccini di Torino (sede sociale del CAI) con i manifesti elettorali dell’ MSI (che invece andavo ad attaccare negli appositi spazi elettorali), proprio perché per me la terzietà del CAI è un valore preziosissimo. Anzi è “il” valore del CAI e più in generale della montagna, che unisce anziché dividere. Personalmente, sempre in quegli anni, mi è accaduto di arrampicare con altri ragazzi al tempo militanti nella FIGC (Federazione Italiana Giovani Comunisti, i giovani del PCI): se ci fossimo incontrati durante scontri di piazza magari ci saremmo menati a sangue, ma al venerdì sera si combinava come nulla fosse e passavano 1-2 gg in montagna in perfetta armonia. La bellezza della montagna (e di conseguenza del CAI) é questa: a voler immettere la merda della quotidianità nel clima idilliaco della montagna (e del CAI) otterrete che i problemi generali NON si risolveranno (non è certo il CAI, anche volendolo, che risolverà il problema del M.O.) e invece otterrete che il CAI, perdendo la terzietà, si immerderà fino a rovinarsi irreversibilmente. Chi ragiona come voi NON ha a cuore il valore del CAI e pensa solo in modo egocentrico
ĹANZAVECCHIA
Io NON la pianto proprio per nulla e dico wuello che mi pare, fattene una ragione. Rassegnati come i coloni palestinesi che buttate fuori di casa sua.
Quanto ad essere NAZI e terrorristi il tuo amico governo israeliano non è da meno di quello degli ayatollach visto i ministro che lo sostengono.
Quindi di palle non ne raccontare manco te Lanzavecchia.
#70
Christian, ho pensato al libro intitolato “Cime irredente” che racconta le vicissitudini di una sezione del CAI. Libro che non solo qui “all’est” meriterebbe di essere letto.
Immagino che anche nel “far west” le cose non fossero troppo diverse, fondatori del sodalizio compresi
Benassi, il “pallicidio” è propaganda dei terroristi e dei loro amici ayatollah nazi islamici. La CPI ha fatto cadere l’accusa e la tecnica goebbelsiana di ripetere una falsità per spacciarla per vera è indecente. Vediamo di piantarla.
Ecconqui alcuni esempi della tanto bramata terzietà…
Già dalla nascita la SAT non era nata da un gruppo di alpinisti o escursionisti provetti, ma da un gruppo di borghesi irredentisti, che volevano attuare “l’appropriazione culturale e la presa di possesso materiale della patria”. Qui si fronteggiavano a suon di costruzione di rifugi e non solo l’esposizione di bandiere (vedi Tucket).
Ricordo la sbandierata terzietà del CAI quando nel 38 cacciò tutti gli ebrei (redimendosi solo 80anni dopo).
Ricordo anche la decisione assunta dal Club Alpino Accademico Italiano di richiedere il cambio di nome della via aperta sul Paretone del Corno Grande (Gran Sasso) rigettata in toto dal CAI in quanto…cit. il Club Alpino Italiano, nel rispetto della propria missione di promozione della cultura della montagna, dell’alpinismo e della solidarietà, sottolinea come la montagna, al pari di ogni ambito della vita sociale, non sia estranea alle tensioni e alle sofferenze del nostro tempo.
Ora chiedo Crovella se è sicuro di essere iscritto all’associazione giusta?
Ma quello delle croci e un altro discorso: il CAI è filogovernativo per definizione, in quanto riceve dalla Stato un consistente finanziamento senza il quale non andrebbe avanti. quindi il CAI si allineera’sempre alle istituzione, a prescindere dal colore politico (non c’entra l’attuale governo di destra, e’ sempre accaduto cosi’)
Quando parlo di terzietà del CAI intendo rispetto alle opinioni personali dei soci sui temi di attualità. L’unico comun denominatore dei soci deve essere la passione per la montagna e tutto il resto deve stare fuori dalla vita sociale e dalle prese di posizioni del CAI su temi di attualita’. Senno il CAI, prendendo posizioni politici-ideologiche, oggi fa contento qualche socio, ma ne scontenta altri, e poi domani accadrà l’opposto. Quindi il corpo sociale si spaccherà in mille segmenti astiosi fra di loro. Finiremo che si organizzeranno gite sociali solo per i soci propal e, contemporaneamente ma divise, gite sociali per i soci filoisraeliani. E poi gite sociali per soci NO TAV e gite sociali per soci SI TAV. Poi gite per soci di sinistra e gite per soci di destra. E magari gite per soci juventini e gite per soci interisti. Se si realizzera’ questa balcanizzazione del CAI, essa sarà la sua morte e quindi auspico che non avvenga mai. Meglio che il CAI resti “agnostico”, cioè terzo, sulle questioni di attualità-politica-ideologia. Cosi ogni socio, pur coltivando le sue idee, si riconoscerà in una casa comune, dove il legame è solo quello della montagna. Se il CAI inizia a schierarsi, renderà felici alcuni soci, ma altri si discuteranno e magari se ne andranno. Prendere posizioni su temi extra montagna esula totalmente dagli obiettivi del CAI e anzi gli si torcera’ contro. Per questo trovo più saggio togliere quella bandiera dal rifugio
Mi spiace solo che questo post non sia uscito prima. ero da quelle parti e volentieri avrei fatto un salto sullo Stivo (posto peraltro molto bello, consiglio di salire da malga Campo) per stringere la mano a Bighellini e ringraziarlo.
Chi può vada là e lo faccia.
La terzieta’ del CAI ? Vi ricordate la querelle delle croci di vetta? Una cosa penosa , dove la dirigenza si è messa a capo chino verso i potenti e non ha avuto coraggio di argomentare delle idee molto ben dibattute dai propri relatori per assecondare quattro marci di politici e mettersi a 90 gradi…poi mettiamoci anche la storia della SOSAT che si creò per ideali diversi dalla SAT che sentiva non vicina a suoi. E che dire della Trenta Ottobre e la Società Alpina delle Giulie?Forse oggi ogni tanto è meglio parlare e prendere delle posizioni.
Il mio 64 segue direttamente il 61.
Bobby. Io non ho usato buoni e cattivi. Non ho più 16 anni e non uso più da allora queste categorie per capire la politica. Ho detto vittime e macellai, kosher o islamici.
Il CAI è la casa degli appassionati di montagna. tutti quelli che desiderano iscriversi, mentre non è la casa solo di “alcuni” e non di “altri”. Per questo il CAI deve assolutamente essere terzo rispetto a ogni tema di attualità. Ognuno a titolo personale può coltivare le sue idee (oggi sono sul tema M.O., domani su un qualsiasi altro tema), ma l’istituzione CAI deve SEMPRE stare SOPRA a queste cose. Tra l’altro se non ricordo male c’è un preciso obbligo statutario per cui il CAI è apolitico e apartitico. L’escamotage del rifugista, per cui la sua bandiera è manifestazione di solidarietà, è pura ipocrisia italica: si tratta di vera e propria azione “politica”. Quindi la terzietà del CAI vale dal Presidente Generale giu’ giù fino alle manifestazioni più collaterali dell’associazione, come appunto i rifugi sui monti. Credo che sia interesse di tutti i soci “genuini” del CAI che esso rimanga assolutamente TERZO rispetto a qualsiasi questione di questo genere. Infatti se rompiamo questo equilibrio aureo, il CAI inizierà a sfaldarsi in una miriade di piccole comunità in aspra guerra le une con le altre. Una specie di balcanizzazione. Sarebbe la morte del CAI e, da affezionato suo socio quale sono da quasi 60 anni, auspico che non avvenga mai. Per questo sono uno strenuo sostenitore dell’assoluta terzietà del CAI, al netto delle questioni di attualità sul tavolo.
Quante balle siderali,ogni valutazione ê viziata dall’ideologia del proprio pensiero,unico,L’esempio plastico lo si ê avuto quando la Russia invase l Ucraina,e ne fecero di nefandezze i Sig.invasori,avete visto bandiere Ucraine?,avete visto rifugi deprecare l invasore o solidarizzare con gli ucraini,niente,silenzi siderali,vennero esposte impegnative bandiere per la pace,che per molti divenne eterna.Il rifugista faccia quello che meglio crede,meglio se di parte,altrettanto Il CAI o SAT,esprima quello che meglio o piû pilatescamente riesce,ma a dare peso a tutte le chiacchere al bar blog…e un impresa da Onan il barbaro..certo ê che queste prese di posizione che sono puerili e anacronistiche,dato i valori e le forze in campo,venissero espresse tra un bicchiere e una chiaccherata,l ambiente montano ne guadagnerebbe,mà tantê,oggi gira purtroppo cosï,neve poca ghiacciai in scomparsa,si risparmia sulle riserve idriche e sul bel tacere.
@ Roberto
Ricordo una vecchia canzone di Edoardo Bennato che cantava, ironicamente , “Arrivano i buoni”!
Ecco , il fatto stesso che tu ritenga di essere sufficientemente informato sulle variabili socio politiche mediorientali , da poter affibbiare patenti di “buoni” e di “cattivi” , secondo me fa parte di quello che tu chiami disinformazione.
In quasi 100 anni di guerra e di attentati fra Israele , Hamas , Iran ,Houti , forze siriane ed Hezbollah , non mi e’ mai passato per la testa di mettere sulla testa di uno il cappello del “buono” della sitazione.
Purtroppo e’ una narrazione che imbottiglia molte persone , ma e’ ben lontana dalla realta dei fatti.
Sciiti “buoni” e sunniti “cattivi” ?
Pakinstan “good guys” ed India terrorista ?
Americani che si ritrovano un presidente senza averlo votato ?
Ranucci di Report unico giornalista “vero” in cui credere ?
Stati che fanno valere il regolamento di Dublino ( 2015 ), come ritorsione alla nostra applicazione di Schenghen verso la Spagna ?
Narrazioni facili da vendere , ma che valgono come la sorperesa dell’uovo di Pasqua.
Se mescoliamo il problema a monte (situazione in M.O.) con quello a valle (giusto bandiera palestinese in un rifugio del CAI) facciamo un minstrone e non si capisce niente. Stamattina hocontrobiotoanche io a quanto errore e chiedo venia. Il tema del giorno è la terzietà del CAI e più im generale delle associazioni sportive, culturali, artistiche.
Bobby, non credo che quel rifugista esporrà la bandiera di Hamas. Non mi pare sia quello il contesto di riferimento. La vera battaglia culturale oggi è quella di cercare di contenere in modo realistico e maturo, non adolescenziale, la cultura dei macellai, di diverso colore. I macellai sono accomunati dall’uso del caos e della conseguenti paura e aggressività per mantenere saldo il loro potere. Non si fermeranno fino a quando avranno la percezione che queste leve funzionano e possono tenere sotto controllo la rabbia indirizzandola verso il nemico e non verso chi li manda a morire. E’ una battaglia prima culturale e poi politica ed è difficile da condurre perché ci sono in campo interessi economici enormi e fior di professionisti ben pagati per alimentare il fuoco sotto il pentolone e fare in modo che continui a bollire, mescolando, pasticciando, polarizzando, disinformando…..ognuno nella sua piccola comunità e con i suoi mezzi limitati può decidere da che parte stare, con i macellai o le vittime, e dare un piccolo contributo se lo ritiene utile, magari prima facendosi qualche domanda su quali parole e simboli usare per ottenere più consenso. Ma questa è un’altra storia. Da quello che si è letto penso sia ipotizzabile che quel rifugista, in buona fede, abbia voluto testimoniare la sua solidarietà con le vittime e non il suo schieramento con una parte politica o l’altra del partito dei macellai.
Premetto che sono favorevole alla cacciata immediata dei coloni israeliani che maramaldeggiano in Cisgiordania , si direbbe con coperture politiche salde.
Hamas e palestinesi sono una cosa sola , infatti , malgrado anni di guerra , la Palestina e Hamas sono cosi’ intrecciate nella loro struttura , che non si vede dove una finisce e l’altra comincia.
Organici ad Hanas sono la polizia palestinese e larga parte delle infrastrutture dello stato palestinese , addirittura in sedi ospedaliere , addirittura nelle scuole e nelle ong.
E ci chiediamo perche’ Hamas non sia stata ancora disarmata ?
Perche’ dietro Hamas ci sono i palestinesi , esattamente come dietro Hezbollah c’e’ larga parte del Libano.
E anche li ci chiediamo : “Strano che il Libano non abbia ancora disarmato Hezbollah” ?
Premetto che sono favorevole alla cacciata immediata dei coloni israeliani che maramaldeggiano in Cisgiordania , si direbbe con coperture politiche salde.
Ma come mai siete o bianco o nero!?!?
Chi condanna la strage dei palestinesi per forza lo schierate pro Hamas. Lo schierate dalla parte di chi vuole la distruzione di Israele, di chi sventola la bandiera di Hamas.
Non vi viene in mente che invece ci può essere chi non è pro governo Israele e non è pro Hamas/Iran/ect.
Ma vede e spera in una terza via?!?!?
Al prossimo giro ci saranno bandiere di Hamas e della mitica “flottilla” dei nostri parlamentari.
Peró sto teatrino de “io espongo la bandiera e tu mi scrivi” mi puzza un po’. Se non sbaglio è già il secondo anno che accade. Non vorrei che avessero trovato il modo di farsi un po’ di pubblicitá gratuita.
Vediamo che succede l’anno prossimo. Se il teatrino si ripete scatta il “vaffa”.
Il rifugista ha fatto benissimo ad essere solidale contro un genocidio.
Cosa direbbero Mister Crovella e simili se andassimo sotto casa loro, gli tagliessimo: gas, corrente e acqua per farli sloggiare da cada sua? Cosa direbbero se li deportassimo in un altro paese come Crovella propone?
Non credo sarebbero d’accordo.
Facile fare i finocchi col culo altrui e stare sempre dalla parte dei più forti e arroganti, sentenziando dalla tastiera. Armati Crovella e vai a sloggiare i palestinesi, buttali fuori da casa loro. Sporcati le mani sul serio per i tuoi amici ebrei che si sono scordati quello che hanno subito.
Occhio però perchè il mondo gira, oggi a me, domani a te.
Nel concordare con la redazione vi segnalo il bel intervento fatto oggi da Luciano Ferrari, ex presidente della SOSAT allineato anch’egli al commennto della redazione.
Anche l’indifferenza è un gesto politico….
Prima questione. Stiamo tornando indietro rispetto ai principi del diritto internazionale e della giustizia penale internazionale che portarono dopo i massacri e gli orrori alla fondazione delle Nazioni Unitie e al processo di Norimberga, un azzardo giuridico con le regole dell’epoca ma che segno’ nel mondo occidentale una svolta epocale. Il pendolo è oscillato di nuovo verso il diritto delle nazioni. E’ fondamentale non nascondersi dietro un dito. Un ritorno nella coscienza collettiva di quella cultura porta inevitabilmente alla legittimazione della guerra come strumento di regolazione dei rapporti tra gli Stati. Se vogliamo cercare di proteggere i nostri figli e i nostri nipoti da questo destino c’è una battaglia prima di tutto culturale che va combattuta per evitare che pian piano, abuso dopo abuso, le masse popolari si infilino di nuovo nella trappola, ancora una volta manipolate come “strumenti ciechi di occhiuta rapina”. Perché i macellai della storia ciò che temono di più e’ proprio la fine dell’inganno. Non c’è carnefice più crudele di un popolo deluso. Quindi la lotta per dire “Basta! Basta! Fermiamoci prima di un nuovo disastro “ e’ un dovere morale, prima di tutto per chi ha avuto il privilegio a differenza di nonni e di padri di non dover imbracciare un fucile contro altre vittime della distruttivita’ umana uguali a lui. Seconda questione. Sicuramente questa battaglia più ampia e’ meglio e’. Più donne e uomini di buona volontà raccoglie, a prescindere dalle loro specifiche posizioni, più potrebbe essere efficace nello spaventare i macellai. Per questo magari sarebbe meglio anche nella parte simbolica, che è solo una piccola parte dell’azione di comunicazione e consenso, evitare di dividere e polarizzare. Personalmente io sarei per usare simboli e insegne della cultura tradizionale della pace ma una bandiera palestinese ci può anche stare. Con qualche accortezza, il rischio può essere mitigato e si può far emergere il significato profondo che un popolo non può essere chiamato a pagare per le follie di alcuni dei suoi esponenti, perché questo come diceva lucidamente Primo Levi finisce sempre e inevitabilmente nello sterminio. Inutile farsi illusioni.
Totalmente d’accordo con l’iniziativa del rifugista e con il commento della Redazione.
PS
Una curiosità, magari ingenua, ma mi auguro non inopportuna o insolente: come mai a Carlo Crovella è riservato uno spazio personalizzato per il commento in calce all’articolo, a differenza di tutti gli altri lettori?
Non risulta che la sua opinione sia più meritevole di quella di altri, né che gli manchino gli spazi e le occasioni per esprimere il suo pensiero.
Non è la prima volta che Crovella ha il suo spazio “privilegiato”, ma in questa occasione mi sembra più superfluo del solito, visto che in calce è già presente un commento della Redazione.
Si tratta di una semplice curiosità, senza alcuna malevolenza né malizia nei confronti di Crovella, che non ho il piacere di conoscere, e la cui opinione rispetto, pur essendo quasi sempre in dissenso.
Grazie in anticipo per l’eventuale risposta.
Crovella ha ragione!!
Tutti i piemontesi in Francia, annovera già una notevole presenza di cattolici da molto tempo!
Quello che chiami spostamento a casa mia si chiama deportazione!
Crovella non aggravare la tua situazione…
Solidarietà al rifugista. Credo che il suo gesto sia di sola vicinanza alle vittime civili di un conflitto che ha sfigurato l’umanità. Apprezzo il gesto e la sua fermezza. Avercene…
Ragazzi su da bravi cercate di non turbare il relax e il divertimento del signor Crovella
Le bandiere del Sud Tirolo nei rifugi dell’Alto Adige cosa sono: politiche, ideologiche, culturali, di appartenenza o altro?
Tutte da togliere?
non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
Non voglio spostare il dibattito sul tema che sta a monte (perché il vero tema di oggi è la legittimità di apporre bandiere ideologiche in montagna), ma Indonesia e soprattutto Malesia annoverano giù una notevole presenza di islamici e inoltre dispongono di spazi molto più ampi di quelli strettissimi del M.O.. Ovviamente ho espresso un principio, i dettagli vanno studiati con molta precisione, così come per “spostamento” non intendo prendere i palestinesi e sbatterli in mezzo a un territorio, ma far trovare loro case, lavoro, possibilità di inserimento ecc ecc. Quanto all’eradicazione di Israele (ipotesi cmq che gli USA non avvalleranno MAI, perché essi “vogliono” una base militare alleata in M.O.), ho già detto a suo tempo che paradossalmente io NON sono contrario, perché, a naso, metà degli 8 milioni di ebrei israeliani andrebbero negli USA e l’altra metà verrebbe in Europa, dove hanno parenti e amici. Si tratterebbe di “top player” che darebbero una sveglia impressionante all’economia europea, ma altro che… Articolo 18! Gente che è abituata a stare sotto i missili di Hamas ed Hezbollah… viene qui e prenderà tutti a calci nel sedere (ecco come rimetterà in vigore l’economia europea). In altre parole: 4-5 milioni di ebrei israeliani di ritorno da noi, “israelizzeranno” l’Europa, è inevitabile. A me piace quell’impostazione, ma i primi a rammaricarsi del ritorno degli ebrei israeliani in Europa saranno invece di europei di sinistra. Buon pomeriggio!
E poi ci sono i fascistelli da tastiera, quelli che “e no ma c’è un contratto…”, “se la proprietà impone deve ubbidire…”.Il classico atteggiamento dell’Italiano che mette in mezzo norma, consuetudini, opportunità (peraltro anche pisciando fuori perché non è automatico, il gestore paga un canone e avrà un contratto, cioè il mio padrone di casa non mi può impedire di esporre un manifesto con Lenin sul mio balcone) come ad avvalorare la sua codardia, per non prendere posizione, per non dichiararsi pro alla violenza, per girarsi dall’altra parte perché “tanto poi è anche vietato/non lo può fare, mica centra che sono un po’ fascista/razzista”.”Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”… indovinate la citazione
La SAT è proprietaria del rifugio. Bene!
Non mi sembra che la bandiera sventola sul tetto del rifugio, anzi è pure fuori di pochi cm. dalla recinzione. Non penso che la SAT è proprietaria di tutta la montagna, per cui deve stare zitta. Se proprio il gestore la può spostare di qualche ulteriore cm.
Adamello Collini, guida alpina e gestore del rifugio Bédole in Val Genova, durante l’occupazione tedesca aiutò partigiani, disertori tedeschi, militari alleati fuggiti dalla prigionia e altri perseguitati, compresi ebrei in fuga dalle persecuzioni nazifasciste. Collini li accompagnava attraverso i percorsi di alta quota dalla Val Genova verso il Passo del Tonale, da dove potevano proseguire verso la Svizzera. Il 25 settembre 1944 Collini fu arrestato dalle S.S. al rifugio Bédole e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì nel febbraio 1945.Ettore Castiglioni, alpinista e socio CAI nato a Ruffrè (TN), dopo l’8 settembre 1943 aiutò antifascisti ed ebrei perseguitati a raggiungere la Svizzera. Salvò decine di profughi ed ebrei in fuga dal nazifascismo guidandoli oltre i pericolosi valichi alpini verso la Svizzera. Nel marzo 1944 fu arrestato dalle autorità svizzere che, per impedirne la fuga, gli sequestrarono gli abiti pesanti e gli scarponi. Castiglioni evase comunque calandosi da una finestra e tentò di rientrare in Italia valicando il confine in quota coi vestiti leggeri addosso, ma morì assiderato a causa di un’improvvisa bufera di neve a 200 metri dal Passo del Forno a 2.775 metri. Anche Prospero Marchetti, co-fondatore e primo presidente della SAT, si impegnò nel 1848 a favore dei profughi trentini. Fu loro intermediario presso il Governo provvisorio di Milano, svolse a Francoforte una funzione di collegamento tra la deputazione trentina e i profughi in Lombardia e presentò a nome loro un documento alle autorità italiane e diplomatiche, sostenendone le rivendicazioni. Questi, gli eroi di ieri. Oggi, al gestore del rifugio a lui intitolato sul M. Stivo, è stato chiesto di rimuovere la bandiera palestinese.Ci si chiede dunque: il sodalizio di allora avrebbe chiesto a Collini, Castiglioni e Marchetti di astenersi dall’aiutare i profughi?E qual è la parabola dei valori fondanti delle associazioni alpinistiche, tra cui il soccorso, la solidarietà, se oggi si nega perfino il simbolo di una bandiera di un popolo che subisce un genocidio?
Ma spostare i Palestinesi in Indonesia /Malesia come ha scritto qualcuno,a cosa servirebbe …a creare un altra guerra nel sud est asiatico…io vedrei meglio Israele negli USA
Quindi sdoganiamo la possibilita’ di esporre simboli politici : un gestore espone la bandiera palestinese con la scritta :”Dal fiume al mare” , un altro quella israeliana , un altro quella americana , un altro quella dei vegani , uno fa la “pastasciutta antifascista” , l’altro con la bandiera della Folgore , tutto per l’insopprimibile necessita di connotarci politicamente come un attacchino sotto elezioni ed esibire il nostro brand politico mentre camminiamo sui monti , magari distinguendoci dalla folla acefala che non condivide le nostre idee cantando qualche canto partigiano ?
Tutto con un bel corollario di :”La ragione e’ dalla nostra parte , ricordate” !
Che bella idea !
Mancava anche un “flag” sull’orientamento politico del rifugista da verificare al bando di assegnazione.
Dunque qual è la preoccupazione di SAT? E’ la paura, anzi il terrore, che lo storico sodalizio, che ha tra i suoi volori fondanti l’aiuto, la fratellenza, la soldarietà, sia accostato in qualche modo alla soldiarietà per la Palestina! Ci rendiamo conto? Si ha paura di mostrarsi solidali con un popolo che sta subendo un genocidio. A questo siamo ridotti, con le nostre indecenti pance piene: mentre un popolo è massacrato e sterminato preferiamo voltarci dall’altra parte. Gramsci diceva “Odio gli indifferenti”.
Non tutti i rifugisti sono bravi a fare il rifugista. C’e chi ha mille attenzioni verso i propri ospiti, chi si preoccupa e s’informa da dove vengono e soprattutto dove andranno il giorno dopo. Chi va oltre e sa essere accogliente. Chi invece si comporta da puro imprenditore turistico, da ristoratore, se ne frega assai dei propri ospiti. di quello che hanno fatto, del perchè sono lì. L’importante è che consumino e paghino e si levino di culo il prima prima possibile per dare spazio ad altri da spennare. Questi si atterranno anche alle regole del proprietario, del contratto, ma non danno un anima al rifugio, NON sono rifugisti.
Le bandiere non mi sono mai piaciute. Non mi piace “sbandierare” idee, credenze,…anche se importanti e buone. Vorrei solo fare notare che le regole in una società sono LIBERTÀ. La libertà non è fare ciò che si vuole. Fare ciò che si vuole è arroganza; fare ciò che si ritiene giusto è forma di lotta politica o sociale
Sono contento per quelli della SAT e per chi s’indigna per l’esposizione di una bandiera: è evidente che non hanno problemi più grossi.
Buon per loro: che nessuno turbi il loro “relax e divertimento” e li sottoponga all’insopportabile fastidio di trovarsi “mendicanti ai tavoli“.
Trovo interessante il tema che “arte, cultura e sport (e quindi anche la frequentazione della montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche“.
Pretesa che è essa stessa una questione ideologica, forse anche condivisibile in teoria, ma, ritengo, di difficile riscontro nella pratica.
Come accade per qualsiasi opera umana, l’impostazione ideologica di chi la compie ne è parte inscindibile.
Frequentare la montagna senza il nostro bagaglio ideologico, che tale frequentazione influenza in modo totale per alcuni e più sottile per altri, è farlo senza una parte fondamentale di noi stessi. E di ciò ne resterà inevitabilmente traccia, più o meno evidente.
Un pò come pretendere che un rifugio sia solo un cumulo organizzato di materiale edile e non l’espressione dell’attività di un rifugista.
Che, secondo alcuni, dovrebbe essere un mero conduttore di un’attività di proprietà altrui (e questa posizione, espressa proprio da un Crovella, mi sorprende).
Ha un bel da dire Bighellini “Non sto facendo politica“: la sta facendo eccome, come tutti. Bravo!
Quanto all'”asimmetria” esecrata nel “commento di Carlo Crovella”, essa dovrebbe essere un dovere civico oltre che morale.
Trovo inaccettabile mettere sullo stesso piano la bandiera Palestinese (non tanto quanto bandiera di uno Stato ma come simbolo di ciò che rappresenta alla luce dei ben noti fatti) e “il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan“.
E’ normalizzazione travestita da presunta imparzialità, quando invece schierarsi è doveroso.
Nel 1936 circa 4000 antifascisti italiani partirono per la Spagna per opporsi con le armi alla violenza dei franchisti (i quali avevano il sostegno del duce e di Hitler) che ritenevano intollerabile.
Qui la discussione verte su un drappo.
Se la SAT è proprietaria del rifugio e ha dato disposizione di Non esporre la bandiera e il rifugista ( gestore) non si attiene alle indicazioni della proprietà, deve essere rimosso dall’incarico.
il rifugio in gestione NON è di sua proprietà e, pertanto, deve ( suo malgrado) adattarsi.
Sdoganare la possibilita’ di sventolare ai rifugi simboli politici ?
Credo che alle volte ci facciano delle pippe mentali. Sacrosante finché non impediscono di agire. Non so quante pippe si fece la resistenza ma bianchi, rossi o chicchessia hanno messo da parte un po’ di riserve e riconosciuto il male senza se e senza ma. E forse è stata l’ultima volta in Italia che questa cosa è successa.
Il male ok? Non un parere, un’idea, una cosa da discutere. Non “beh sì sono… fascisti però poi anche gli alleati ecco ecco” No. Il male abbastanza chiaro da poter essere generalizzato e da poter, anzi dover accettare i rischi che una generalizzazione comporta.
Si tratta di coraggio? Forse, ma ce ne vuole sicuramente meno a prendere le parti e almeno ricordare la merda di bombardare bambini e ospedali (indipendentemente dalla ragione o dal torto)
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Il secondo problema, che è quello oggi all’ordine del giorno, è l’arbitrio di chi appone un vessillo, che ha un “certo” significato ideologico, su un locale aperto al pubblico, in particolare in montagna (che invece è un valore trasversale). E’ volutamente irrispettoso degli alpinisti che hanno altre visioni. Personalmente trovo che sia sbagliato, oltretutto tecnicamente l’edificio appartiene alla SAT e quindi ci deve essere quanto meno l’avvallo della sezione proprietaria. Io sono un antipalestinese (più che altro per proprietà transitiva inversa…cioè sono un sostenitor di Israele e quindi sono antitetico a ogni suo avversario) e mi infastidisce che, nei rifugi sulle nostre montagne, ci possa essere un vessillo che implica una presa di posizione su temi che, con la montagna, non c’entrano nulla. Se io facessi il gestore di un rifugio, magari metterei fuori una bandiera israeliana: apriti cielo! Gli stessi che oggi si spellano le mani negli applausi al rifugista del Trentino, sarebbero in prima fila a pretendere di farmi ammainare la “mia” bandiera. E allora no, cari ragazzi: si questi temi, in montagna, o tutti possono fare tutto o nessuno può fare nulla (io sono per questa seconda ipotesi). Non ci sono temi più “eletti” e altre temi “negletti”, questo è l’assioma di molti di voi (lo dite apertamente), ma è anche l’errore metodologico che vi rinfaccio.
I problemi sono due, uno dentro nell’altro. Sul problema generale, è inutile tornare a discutere, tanto noi qui non possiamo cambiare nulla: Israele ha l’appoggio indiscusso degli USA (cui Israele serve in un’ottica anti cinese) e quindi può fare tutto quello che vuole. La situazione forse cambierà con le elezioni israeliane di ottobre. Ma anche se mi aspetto la vittoria numerica della coalizione anti Netanyahu, tale coalizione è di centro-destra e non di sinistra-pacifista: quindi presumo che proseguirà nella politica di estensione nei territori vicini. Non credo che nessuno stato occidentale arriverà davvero a boicottare Israele, per l’importanza di Israele sia in termini geopolitici che tecnologici. Inoltre fa impressione l’eccidio, ma è solo uno dei tanti che accadono nel mondo e chi protesta per Gaza, manco sa che muoiono molti più civili innocenti in altre parti del mondo (per esempio in questi ultimi giorni sono morti è più civili sia fra ucraini che russi…). Cmq è un problema troppo profondo per pensare di risolverlo con delle manifestazioni o apponendosi una fascetta al braccio… Occorrerà studiare a fondo la soluzione e, nel mio piccolo, sono convinto che, per il bene stesso dei palestinesi, la soluzione migliore sia spostarli in Indonesia/Malesia: più tardi lo si darà e più ne moriranno. Viceversa pensare che la comunità internazionale possa riuscire a imporre a Israele di interrompere la politica espansiva è davvero ingenuo. Quindi non è una bandiera che cambia le cose.
No!! Tutto il blog no. Io non ho mai detto che voglio la distruzione di Isralele ne che sono solidale con l’Iran o Hamas ect.
Dimmi dove l’avrei scritto??
E non mi sembra che l’abbiano scritto tanti altri.
Ratman non rigiare i fatti e le parole buttando pattume sugli altri. Datti una regolata.
Le bandiere sono un simbolo. Se sventolo quella palestinese lancio un messaggio, denuncio uno sterminio. Se sventolo quella nazzista ne lancio un altro e giustifico uno sterminio e la teoria della razza superiore. Ad un certo punto bisogna decidere da che parte stare . Io dalla parte della bandiera del ministo ebreo nazzista non ci sto e non la sventolo.
Gli Ebrei nel corso dei secoli hanno avuto molto a cuore la loro identità.
Diciamo che la cosa non è stata la loro fortuna.
A loro viene imputata una colpa che non ha possibilità di eespiazione, la colpa di “essere” per la quale ce solo una punizione: “il non essere” cioè la loro eliminazione totale.
Ci hanno provato.
Moni Ovadia sostiene che se i nazisti si fossero trovati davanti l’istaele di oggi non avrebbero proceduto .
L’implicito è che Israele oggi è come i nazisti di ieri, che in fondo è la stessa cosa che dice Manera.
Il fatto è che oggi al posto dei vecchi nazisti ci sono l’Iran e i suoi alleati: Hamas, Hezbolla.gente che con la solidarietà di tutto il blog vorrebbe la Palestina libera dal deserto al mare. Insomma la distruzione di Israele che però è una questione di sensibilità.
Se
Questa storia l’hanno scritta gli uomini, che tendono, per opportunismo, a non farsi carico di nulla se non quello che più gli fa comodo. Quindi perchè non caricare il problema su qualcun’altro? Se poi è figlio di Dio s’è fatto centro.
#10 fosse anche un gesto insignificativo (e non lo è, la storia non l’hanno fatta solo le élite), te lo impone la legge morale che è dentro di te. Ma anche questa, o ce l’hai o non ce l’hai.
Che cento bandiere sventolino. Il male in tutte le sue manifestazioni può affermarsi grazie all’indifferenza. Non è un fenomeno improvviso. Procede passo dopo passo. Attraverso l’accettazione di livelli sempre più avanzati considerati “normali” il male viene banalizzato e alla fine la rana finisce bollita senza accorgersene. Salvo poi chiedersi, a posteriori: ma come è stato possibile?E’ un film visto e rivisto. Cambiano gli attori ma il
processo e’ sempre quello. Il problema oggi è proprio quello dell’indifferenza di fronte ad alcune barbarie che caratterizzano la contemporaneità. Pian piano si sta tornando progressivamente ad accettare l’idea della guerra e della legge della forza come strumento di regolazione dei rapporti tra stati e popoli. Di fronte a questa situazione tutto ciò che ricorda che non è “normale” ciò che sta accadendo nel mondo e’ ampiamente giustificato e accettabile. Il rischio dell’ipocrisia, dell’anima bella, dell’ingenuità impotente, dell’utopia consolatoria esiste, come negarlo, ma è decisamente inferiore al rischio del silenzio e dell’immobilita’. Guerrafondai, dittatori, oligarchi, macellai, manipolatori, paranoici e buffoni possono governare solo fino a quando possono far passare per “normale” la loro e la nostra follia, perché la follia purtroppo è anche dentro di noi e dobbiamo cercare di contenerla con ogni mezzo. Se una bandiera può ricordare che noi ci divertiamo mentre la gente crepa va bene, il rischio è accettabile, ed è ovvio che non basta, ma i simboli contano.
Non è un’azione asettica ed è questo l’errore di fondo: la montagna non è di una “certa” parte (corretta o meno che sia la natura della posizione), ma è di tutti, a prescindere dall’ideologia del singolo.Se questo fosse vero, le croci che troviamo su ogni punta non sono molto rispettose. Un grande il gestore!
Crovella come sempre..
Dunque:
Per il secondo anno, la Sat scrive al gestore del rifugio di togliere la bandiera palestinese, sapendo che lui risponderà come l’anno prima.
Come l’anno prima, il gestore risponde che lui la bandiera non la toglie.
Con mirabile trovata, la Sat dirama un comunicato stampa. Dice che lei la lettera l’ha mandata ma il gestore è testardo, quella bandiera è una sua scelta personale, chi non è d’accordo se la prenda con lui.
E meravigliosamente conclude (forse a voce): però è un ottimo gestore e non sarà questa storia a rovinare il nostro bel rapporto.
Ah, se il Medio Oriente imparasse le soluzioni all’italiana!
Viva Palestina
In realtà la bandiera palestinese richiama una situazione di genocidio e crimini di guerra riconosciuta dall’ONU, che mi pare sia una istituzione super partes. Non mi pare, almeno da quanto ho letto negli articoli pubblicati, che la rifugista abbia dedotto posizioni politiche , ma semplicemente ha esposto una bandiera in segno di solidarietà nei confronti di un popolo massacrato e di bambini trucidati.
Sulla crisi infinita israelo- palestinese ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma siccome i pensieri possono essere diversi credo sarebbe opportuno evitare sbandieramenti di parte.
Mendicanti ai tavoli.
Nella mia città accade che quando sei a cena fuori nella serata passano ai tavoli mendicanti che vendono cose.
Non gli basta un no grazie, insistono piagniucolando, insomma, non sono venditori, ma mendicanti.
Voi date a tutti qualcosa, o li scacciate infastiditi?
Per rimanere in un discorso che trova la condivisione di tutti i mangiapreti di questo blog – quello evangelico, ma non vi sembra strano? – l’unico che si è fatto carico di tutti i peccati del mondo era nientemeno che il Figlio di Dio.
Si Adriano mi riferivo proprio a quello. Queste sono dichiarazioni diaboliche che non possono passare senza una risposta forte, senza una presa di posizione chiara. Se continueremo a non far nulla contro lo sterminio che stanno commettendo gli ebrei. diventiamo complici di personaggi diabolici come questo ministro.
Guerra perenne, contro tutti.
Quindi produzione e vendita di armi ed armamenti.
Questo è l’ attuale ordine mondiale.
Fino a quando, mi chiedo
Si Alberto, si , il governo di Israele si sta dimenticando tutto. Quando un ministro dice con freddezza e consapevolezza che ogni giorno andrebbero eliminati volontariamente almeno 40 , 50 palestinesi a Gaza ripropone le teorie naziste.
Isralee sta portando avanti una strage bestiale, sta ammazzando un popopo , si sta impradonendo delle loro case. Forse si è dimenticato i campi di sterminio nazzisti?!?!?
4 Ratman “gesrisci un luogo in cui non mi aspetto di trovare mendicanti ai tavoli”
Scusami, potresti spiegare questo pensiero. grazie
L’indignazione perenne è come la radiazione di fondo in un universo in cui la deflagrazione dell’idea di comunità ha trasformato la possibilità di una etica nell’insignificativita del moralismo: una sorta di nutrimento residuo per anime belle.
Affidati tutti i problemi del mondo alla buona volontà individuale, assalita ogni giorno da bambini affamati guerrieri ammalati, popoli, ma non tutti però, affamati ammalati bombardati, animali cacciati sterminati affamati, non si sa piu che fare. Infatti i problemi stanno li.
Totalmente d’accordo con la Redazione!
Qui non si tratta di ideologie, in Palestina e’ in atto una strage (non uso di proposito la parola genocidio per non sollevare ulteriori questioni) senza che nessuno si muova concretamente!
D’accordissimo con il commento della redazione. Abbiamo espresso in ogni modo contro i crimini del nazismo. Ora lo stato criminale e Israele ed ogni manifestazione per condannarlo è valida anche se purtroppo se non si muovono i nostri governanti con sanzioni pesanti solo le manifestazioni di condanna e solidarietà ottengono poco.
#4 Non è ideologia, è sensibilità. O ce l’hai o non ce l’hai.
Uno, cento, mille Bighellini.
Solidale con Alberto Bighellini e il suo modo molto pacato di esporre le sue motivazioni.
Nulla da aggiungere e pienamente d’accordo con il commento della redazione.
È possibile che non possa esistere un luogo dove per un poco dimenticare l’orrore?
Ti sta a cuore la causa palestinese? Bravo, tappezzati la tua casa di bandiere.
Gestisci un rifugio, non un presidio ideologico, oppure un oratorio, gesrisci un luogo in cui non mi aspetto di trovare mendicanti ai tavoli.
Le asimmetrie mettono al riparo dal tollerare tutto infilato nel tritacarne della non responsabilità.
D’accordissimo con le parole chiarissime della Redazione, mai così a proposito.
Senza tanti discorsi ,sono del parere che ha espresso il signor Guidi .
Sbandiero poco e la montagna la lascerei lontana dalle vicende umane ma non riesco a comprendere come si possa scrivere che “Domani potrebbe riguardare il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan. In tali ipotesi ci sarebbe un’ondata di indignazione nel mondo degli appassionati di montagna, ma è proprio questa asimmetria che è sbagliata.” Non mi pare proprio la stessa cosa; rivedrei un attimo gli esempi. Bandiera ucraina, ed esempio? Quella sì o no? Quella tibetana?