Le montagne di Davos

Le montagne di Davos

Con i suoi 7106 kmq di superficie montuosa, in un insieme di ben 150 valli abbellite da 615 laghi, è il più vasto Cantone della Svizzera. Grigioni è un nome che evoca immediatamente montagne, neve, turismo, divertimenti. Ma se si approfondisce la sua conoscenza, tuttavia, appariranno ricchezze più o meno nascoste. Chi ci vive ha provato sulla sua pelle vantaggi e svantaggi di un presente e di un passato secolare di terra di transito tra nord e sud; ma anche il turista attento può sperimentarne le molteplici sfaccettature, scoprirne la storia che ha profondamente marcato i Grigioni, e infine realizzare quanto il ruolo culturale e sociale del trilinguismo sia tuttora determinante per uno stile di vita ed una organizzazione della società decisamente atipici. Tedesca al 65%, romancia al 17%, italiana all’11%, varia per il rimanente 7%, la popolazione vive di scelte fatte nel XIX secolo. L’economia si basa principalmente sul turismo (64,5%), e industria e commercio occupano il 26,3%, mentre agricoltura ed economia forestale il 6%. Nella regione dove fu inventato il turismo più di duecento anni fa è interessante oggi domandarsi qual è la distribuzione per provenienza: ebbene, i turisti per il 45% provengono dalla Svizzera, per il 35,4% dalla Germania, per il 7,6% dal Benelux e per l’1,8% dall’Italia, dato, quest’ultimo, sempre in aumento e che i grigionesi sperano di poter incrementare nei prossimi anni anche perché il turista italiano è, a sentir loro, il «miglior turista del mondo».

Da Tällispitz su Silvretta-Piz Buin, Grigioni

Dire Davos ad un appassionato di sci vuol dire evocargli un sistema di piste innevate la cui fine non si può raggiungere in un’intera giornata di folli discese. E gli ricorderà anche un turismo d’élite dalle presenze più blasonate. Ma d’estate? Quando la neve si è disciolta completamente, quando i prati hanno assunto una colorazione verde vivace? Cosa rimane di Davos? Chi sa cos’è il Silvretta (a parte il Piz Buin che verrà confuso con la nota crema solare)?

Ebbene, Davos e Klosters, alla sommità della Prättigau, offrono all’escursionista estivo la stessa qualità e varietà che siamo abituati a riconoscere loro d’inverno. Il gruppo del Silvretta è ben noto per i bellissimi itinerari scialpinistici, che d’estate sono ugualmente frequentati. Ma la grande maggioranza si rivolge a percorsi più elementari, di cui veramente le vallate secondarie sono ricche. In ciò si è facilitati dai numerosi impianti di risalita che riescono a condurre strategicamente un po’ ovunque. A parte il comprensorio degli impianti della Weissfluh, sopra Davos, decisamente invasivo per l’ambiente, le altre funivie sono discrete. Ben presto, dopo qualche minuto di marcia, si è in luoghi appartati e intatti.

Monstein, Inneralp, Grigioni

Una delle curiosità più affascinanti di Davos in agosto è l’incontro con una strana popolazione, vestita in modo assai rigoroso. Gli uomini con barbe lunghissime e cappelli neri a tuba in abiti severamente scuri, le donne in costume anch’esso scuro e perfino i bambini. Era domenica e, data la quantità di questi personaggi, di primo mattino li scambiai per abitanti del luogo in costume. E invece sono i membri di comunità ebree, normalmente abitanti di Zurigo e dintorni, che d’agosto letteralmente invadono, ormai da tanti anni, sia Davos che Arosa.

Le montagne attorno a Davos e Klosters sono dunque bellissime e in generale ottimamente gestite da un turismo di lieve impatto. A prima vista sembra però che nei dintorni non esista una vetta che possa elevarsi sulle altre per bellezza o per importanza storica. E invece, se si guarda a oriente, ecco che spicca la mole scura del Piz Linard.

Grialetschhütte e Piz Sarsura, Grigioni

Questa bellissima montagna è la più alta vet­ta di tutta la Bassa Engadina ed è visibile da tutte le cime della zona, come una grande isola in mezzo al mare. Ovviamente una cima così appariscen­te non poteva passare inosservata, tanto più che la regolare piramide della parete sud domina bellamente quel tratto dell’Engadina che, rinserrato fra strette pendici boscose, porta da Zernez a Susch. Chi per primo abbia toccato questa ambita vetta, resta tuttora un mistero. È assodato che già nel 1572 il geografo Campell scriveva di un certo Chünard (qualche lontano avo del famoso alpinista americano Yvon Chouinard?) che avrebbe raggiunto la vetta con inenarrabile difficoltà e vi avreb­be pure infisso una croce d’oro a testimo­nianza della sua impresa. Altre fonti, o forse leggende, narrano di Padre Linard (Leonard), un parroco che co­raggiosamente diede la scalata al monte. Questo indomito prete trovò nel corso dell’ascensione un paio di quelle grappette che si fissavano alle calzature a mo’ di rudimentali ramponi. Anche il toponimo è di origine piuttosto incerta. Campell lo aveva battezzato Piz Chünard, in memoria del primo supposto salitore, ma bisogna far notare che sul versante opposto, quello di Prättigau, la montagna era nota come Lavinenhorn. Un po’ di ordine fu posto solo verso la fine del secolo XVII, quando sul versante engadinese tutti furono d’accordo nel chiamare questa vetta Piz Linard, dal leggendario Pa­dre Linard Zadrell che ne compì la prima ascensione.

I primi uomini che in tempi più storici portarono a termine la scalata del Piz Linard furono il professor Oswald Heer e la sua guida Johann Madutz. Era il 18 agosto 1835; i due alpinisti salirono partendo dall’abita­to di Susch, raggiunsero il Vereinapass attraverso la Val Fless e poi si portarono alla base della parete ovest del monte. Il percor­so seguito dai due non è ben chiaro e non sembra corrispondere esattamente a nessu­no di quelli presenti oggi sulla parete ovest. Anche la discesa fu effettuata lungo tale ver­sante probabilmente sfruttando il grande canalone della parete. Per dimostrare la loro impresa gli alpinisti costruirono in vetta un ometto di sassi che fosse ben visibile anche dal fondovalle con l’ausilio di un cannoc­chiale. La successiva ascensione alla vetta fu compiuta dal Consigliere di Stato Steiner e da alcuni cacciatori e fu eseguita per la stes­sa via dei primi salitori.

Il Piz Linard

La roc­cia che costituisce questa grande montagna è principalmente formata da una varietà scura di gneiss chiamata tonalite. Il colore molto scuro della roccia è dovuto al fatto che il quarzo è quasi totalmente assente mentre si trovano grosse percentuali di mica biotite, plagioclasio e orneblenda.

Il Piz Linard è molto noto anche dal punto di vista botani­co. Nelle valli laterali, alle sue pendici e persino sulla vetta si trovano numerosi tipi di fiori alpini, alcuni dei quali anche molto rari. Fra i più importanti esemplari di flora si può ricordare l’Androsace alpina, il Ra­nuncolo dei ghiacci, il Crisantemo alpino e la famosa Sassifraga.

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Le montagne di Davos ultima modifica: 2020-10-29T05:52:00+01:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Le montagne di Davos”

  1. 2
    Carlo Crovella says:

    Una curiosità etno-storico-comportamentale di questa parte della Svizzera, i Grigioni ed anche la parte est del Vallese: dalla valle di Zinal verso oriente, la lingua dominante è il tedesco, mentre fino alla valle di Arolla è il francese. Tutto ciò dipende, ovviamente, dalla percentuale etnica maggiormente presente. Io pensavo che gli svizzeri tedeschi avessero una considerazione maggiormente negativa verso gli italiani (“pizza, mafia, mandolino”) piuttosto che verso i francesi. Quando telefonavo (es per prenotare i rifugi, in epoca ante internet) attaccavo col francese. Sentivo frasi per me incomprensibili, tono incazzatissimo, e riattaccavano. Allora ritelefonavo in italiano e rispondevano, seppur in modo sgrammaticato e col tipico accento “tetesco“. In zona Bernina, quando ero nei rifugi (Cap. Boval, Tschierva ecc) se andavo a chiedere qualcosa in francese, manco mi guardavano. In italiano qualcosa ottenevo, almeno un po’ di attenzione. In realtà sono ottimi alpinisti, i gestori di quelle valli, e conoscono molto bene le loro montagne. Ho ricevuto delle notevoli dritte, molto utili sul terreno. Bellissime montagne, quelle svizzere, non si può non averle frequentate. Buona giornata a tutti!

  2. 1
    Paolo Gallese says:

    Mio padre ha lavorato al Corriere della Sera per trentadue anni. Non era un giornalista, cominciò come ispettore alle vendite, prima di dirigere parte dell’ufficio diffusione estero.
    Il suo lavoro consisteva nel prendere un intero territorio e visitare capillarmente tutte le edicole, per verificare le vendite del quotidiano. Parlando molto bene tedesco e inglese, masticando un minimo di francese, il suo primo incarico all’estero fu la Svizzera.
    Nei suoi viaggi di una settimana, quando possibile portava anche me e mia madre. Quindi, fin da piccolo ebbi modo di esplorare a fondo questa meravigliosa nazione, giungendo nelle più alte ed esclusive località. 
    Nei limiti delle mie finanze ho sempre cercato di tornare su quelle montagne. Poi mi specializzati nell’Oberland bernese e sui grandi ghiacciai della zona della Jungfrau, sul ghiacciaio dell”Aletsch.
    La Svizzera sono le Alpi della mia infanzia, amate e ricordate. Sono la prima palestra della mia formazione sui grandi ghiacci. Sono il luogo dove ho affrontato la morte in una bufera. 
    E sono ancora qui, come disse Gogna ad un convegno, a seccare le persone. 

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