Le morbose offerte di e-Bay

Le morbose offerte di e-Bay

Nei giorni di metà luglio 2025 e-Bay, il noto portale di vendita del nuovo e dell’usato, ha pubblicato un’offerta che riguarda tutti gli appassionati di alpinismo e di relativa storia. Vengo a sapere di ciò tramite la segnalazione di un nostro lettore.

Il venditore privato Mook424 ha messo in vendita un vecchio chiodo da ghiaccio al quale attribuisce la specifica d’essere stato l’ancoraggio del lecchese Stefano Longhi durante la sua lunga agonia sulla parete nord dell’Eiger nel 1957.

L’inserzione di Mook424 su e-Bay. Questo è lo screenshot non dell’offerta originale, bensì della comunicazione “venduto”.

Il venditore fa riferimento alla tragedia che vide la morte del Longhi e il travagliato salvataggio del compagno Claudio Corti. Una vicenda che appassionò per anni. Pochi incidenti di montagna hanno segnato la memoria come quella tragedia. Tre alpinisti morirono, mentre il quarto fu recuperato vivo dopo una spettacolare azione di salvataggio.

Al voyeurismo emotivo del pubblico presente alla scena come pure di quello dei lettori, fece seguito un insano e morboso accanimento dei media nel prolungare artificialmente quell’interesse tramite il finanziamento sia del recupero di Longhi che della ricerca dei corpi di Nothdurft e Mayer.

Sono passati quasi settant’anni e qualcuno, dalla California, mette in vendita a livello planetario un cimelio che può soltanto far leva sull’attrazione malsana e patologica di chi è attratto dalle sofferenze altrui.
Certo non è la prima volta che questo succede, basti pensare alla quantità di oggetti presenti nei vari musei che fanno riferimento a disgrazie mortali (la giacca insanguinata di Emilio Comici, per esempio: ma mi vengono in mente tanti altri reperti nei musei di MMM). Ogni singolo oggetto in mostra ha certamente la sua storia e non escludo di certo che, prima della esposizione al pubblico, abbia avuto un passato di compravendite.

Non ci si deve dunque meravigliare che qualcuno cerchi di lucrare sugli interessi necrofili di certi acquirenti.

Il chiodo da ghiaccio in vendita a 1.220 dollari

Ma da una parte ci si stupisce che venga rispolverato un evento così distante nel tempo, del quale le nuove generazioni non hanno alcuna cognizione: allora non c’era internet né comunicazione digitale, perciò tutte le testimonianze sono reperibili solo sull’ammuffita carta stampata.
Dall’altra, l’offerta non concede nulla alle prove storiche che l’oggetto sia effettivamente appartenuto alla cordata Longhi-Corti e che sia stato debitamente recuperato in “quella” occasione e in “quel” luogo di morte. Illustrano l’offerta delle fotografie di una scalata alla Nord dell’Eiger senza alcuna didascalia.

E, come non bastasse, il prezzo di vendita non è per nulla amichevole: 1.220 dollari.

La parete nord dell’Eiger in una delle immagini allegate all’offerta e-Bay

Quest’offerta mi ha incuriosito e ho quindi risposto all’inserzione (a nome di Guya, mia moglie). La stessa prevedeva una certa trattabilità del prezzo dando ben tre alternative. Scelta ovviamente la più bassa (850 dollari più altre spese), ho inviato la mia mail a e-Bay. Dopo neppure un giorno mi è arrivata l’accettazione e sull’inserzione è apparsa la scritta “venduto” al prezzo di euro 1.037,94 (ex 1.220 US Dollars).

In arrampicata sulla parete nord dell’Eiger in una delle immagini allegate all’offerta e-Bay

In seguito a ciò ho scritto, come prevede il format di e-Bay, al venditore Mook424 chiedendogli senza mezzi termini che prove mi poteva dare sulla veridicità di quanto lui afferma. Al di là infatti del sospetto di truffa, c’è anche il dettaglio tecnico per il quale sembra quasi incredibile che il ferito Longhi fosse stato ancorato a un chiodo da ghiaccio senza possibilità di piantarne almeno uno da roccia.

Poche ore dopo è arrivata la risposta: “I lowered down looking for a ledge to sleep on when I found it, during a winter ascent in 1980 (Mi abbassai alla ricerca di una cengia dove bivaccare e fu allora che lo trovai, durante una salita invernale nel 1980)”. Il suo “abbassarsi” può significare solo che lui si trovava sulla nevosa Cengia degli Dei (che in effetti sovrasta di una dozzina di metri la “cengia Longhi”) ed era alla ricerca di un terrazzino o di una cengia sulla quale bivaccare. Non dice se trovò il chiodo conficcato nel ghiaccio della Cengia degli Dei o se invece lo trovò sulla cengia (ipotesi assai meno probabile). In effetti dalle foto, anche qui riprodotte, si vede abbastanza chiaramente che le corde che assicuravano Longhi erano ancorate sulla Cengia degli Dei. Dunque dovremmo stare alla sua parola. Quanto a Mook424 non sono finora riuscito a identificarlo.

Ovviamente ho lasciato cadere la mia controfferta, ma ero curioso di vedere se e quando, dopo i miei giorni di silenzio, l’offerta venisse ripristinata. Ad oggi, 8 agosto 2025, l’oggetto è ancora in vendita allo stesso prezzo di 1.220 dollari.

Aggiornamento 1 (ore 14.20 dell’8 agosto 2025)
Grazie alle ricerche di alcune lettori e ai loro commenti si è potuto capire che Mook424 dovrebbe corrispondere a Harry Kent oppure a Keith Lober, i due primi americani a salire la Nord dell’Eiger d’inverno nel 1982 (o nel 1980 se si dà credito a Mook424).

Aggiornamento 2 (ore 20.30 del 13 agosto 2025)
Grazie alla conoscenza di persona, Luca Mozzati indica il venditore (Mook424) come Keith Lober. Lo ha quindi contattato spiegandogli cosa stava succedendo qui in Italia e ne ha ricevuto la seguente risposta:
Non riesco a credere di aver causato tanta polemica. Devo ammettere che la cosa mi diverte un po’! Colleziono chiodi da roccia e attrezzatura da arrampicata da 50 anni. È sicuramente un hobby eclettico. Mi piace pensare di avere una delle migliori collezioni private degli Stati Uniti. La collezione ha un significato e dei ricordi che appartengono solo a me.

Non ho un museo e non uso molto i social media, quindi non avevo un luogo dove poter mostrare la mia collezione, che altrimenti sarebbe rimasta in una scatola, sola e non apprezzata, su uno scaffale nel mio studio.
Ho pensato che avrei potuto semplicemente pubblicare delle foto della mia collezione su eBay. In questo modo avrei potuto farla vedere alla gente e permettere loro di ammirarla. Ho alcuni pezzi molto belli e molto rari.

I miei preferiti sono un chiodo di Salathé e i ramponi Eckenstein, entrambi estremamente rari. Ho pubblicato la piccozza Ames di mio padre (10ª Mountain Division). Non la venderò mai. La collezione è in vendita a prezzi incredibili per un motivo: non volevo che qualcuno comprasse dei pezzi così per caso, quindi le offerte sono state pubblicate a prezzi assolutamente astronomici (Ciò è in evidente contrasto con l’accettazione della mia controfferta, con ben tre inviti da parte di eBay di pagare quanto pattuito, NdR).

A proposito, sono stato affascinato dalla storia di Stefano Longhi e Claudio Corti per molti anni prima di imparare davvero ad arrampicare. Ho letto tutti i libri sull’Eiger con un interesse specifico per i soccorsi e i tentativi di soccorso. In molti modi questi libri e queste storie hanno determinato la direzione della mia vita, perché ne ho trascorso gran parte come paramedico e ranger professionista di soccorso alpino per il National Park Service nel Parco Nazionale di Yosemite.
Nel corso dei miei 30 anni di carriera ho soccorso centinaia di alpinisti. Potete cercarmi su Google.

Ho trovato il chiodo da ghiaccio sulla parete nord dell’Eiger negli ultimi giorni della mia scalata invernale nel 1979 o 1980. È passato così tanto tempo che ora sono un uomo anziano.
Il chiodo da ghiaccio era conficcato nella roccia e veniva usato come chiodo da roccia. Ci sono rimasto appeso per un po’, ma alla fine si è staccato e si è spostato mentre ero appeso. Ho rimosso il chiodo da ghiaccio a mano e poi l’ho agganciato alla mia cintura.

Detto questo, vi auguro una buona giornata (Keith Lober – IronAscent Solutions LLC (C) 530-721-2958)”.

Keith Lober (a sinistra) e Harry Kent dopo la loro salita invernale alla parete nord dell’Eiger. Questa foto è apparsa sulla pagina facebook di KMAK il 2 ottobre 2019.
Harry Kent (a sinistra) e Keith Lober dopo la loro salita invernale alla Nord dell’Eiger. Questa foto correda l’offerta su eBay ma non riporta alcuna didascalia.
La comunicazione giuntami per comunicarmi che la mia controfferta era stata consegnata al venditore
La comunicazione con la quale e-Bay mi comunica l’avvenuta accettazione da parte del venditore della mia controfferta

I fatti
Claudio Corti e Stefano Longhi iniziarono la salita della parete nord dell’Eiger il 3 agosto 1957. Poco pratici della zona, sbagliarono l’attacco della via, e procedettero molto lentamente. Il terzo giorno furono raggiunti da una cordata tedesca partita il giorno stesso, composta da Franz Mayer e Gunther Nothdurft; le due cordate decisero di unire le forze e salire insieme.

Le operazioni di soccorso sulla cresta sommitale dell’Eiger. Foto: Albert Winkler.

Il 6 agosto, avendo perso tutte le loro provviste, i tedeschi decisero di accelerare, nel tentativo di raggiungere la vetta in giornata e poi scendere. Ma dovettero rallentare a causa di problemi di salute di Nothdurft. Così le due cordate procedettero di conserva, continuando a salire. Il tempo, nel mentre, peggiorò. Il 10 agosto, ottavo giorno di permanenza degli italiani in parete, Longhi si ritrovò con le mani congelate e scivolò nei pressi del Ragno bianco, restando bloccato su una cengia molto esposta. I suoi compagni, non riuscendo a farlo risalire e convinti di poter raggiungere la cima in giornata, per poi scendere e attivare i soccorsi, furono costretti a lasciarlo lì, con viveri e attrezzatura da bivacco. Poco dopo, superato il Ragno bianco, Corti fu colpito alla testa da una scarica di pietre e cadde per una ventina di metri: impossibilitato a proseguire, fu lasciato su un’altra cengia, nella tenda da bivacco dei due tedeschi, i quali puntarono a raggiungere la vetta per poi discendere a valle a cercare aiuto.

L’immagine davvero suggestiva scattata da Albert Winkler l’11 agosto 1957 ritrae il traino su verricello dell’esausto Alfred Hellepart che porta sulle spalle Claudio Corti. Foto: Albert Winkler.

Nel frattempo, gli osservatori del rifugio della Kleine Scheidegg avevano seguito le vicende della cordata: la notizia si era diffusa e si era radunata una squadra di soccorso composta da volontari di diverse nazioni, tra cui Riccardo Cassin, CarloMauri e Lionel Terray. La squadra salì in vetta per la via normale, senza incontrare traccia dei tedeschi, che sembravano spariti nel nulla; armarono un complicato meccanismo di carrucole e cavi con il quale, il giorno dopo 11 agosto, Alfred Hellepart fu in grado di raggiungere e salvare Claudio Corti. A causa del peggiorare delle condizioni del tempo, non fu però possibile salvare Stefano Longhi, che morì il giorno successivo; il suo corpo rimase sull’Eiger appeso per due anni, fino a che una squadra di soccorritori composta da 23 guide alpine il 9 luglio 1959 riuscì ad attrezzare la calata fino al corpo di Longhi. A recuperarlo, tramite una faticosissima risalita su verricello di circa 430 metri, fu la guida di Stechelberg Fritz Jaune.

Il volto di Claudio Corti mostra segni visibili del dramma vissuto sia per lo sfinimento fisico che per la consapevolezza della morte dei suoi tre compagni. Foto: Albert Winkler.\

Nel frattempo, i corpi di Nothdurft e Mayer non si trovavano. Furono ritrovati solo nel 1961, alla base della parete ovest. I due erano quindi riusciti a raggiungere la vetta, a notte fonda, per poi morire durante la discesa, forse di sfinimento o travolti da una valanga. Claudio Corti in quegli anni di passione aveva vissuto un terribile ostracismo morale: vi fu chi arrivò ad accusarlo di avere ucciso i due alpinisti tedeschi per impossessarsi della loro tenda (quest’accusa fu completamente cancellata dal successivo ritrovamento dei corpi dei due alpinisti). I maggiori responsabili di questa calunnia furono Toni Hiebeler (autore di Eiger parete nord, la morte arrampica accanto) e Heinrich Harrer (autore de Il Ragno bianco, pubblicato nel1959).

In questa foto ripresa dall’aereo si vede chiaramente la sagoma di Stefano Longhi appoggiata su terreno roccioso. La mattina del 9 agosto 1957 Longhi è scivolato dalla nevosa e ghiacciata Cengia degli Dei cadendo (ferendosi) su una piccola cengia sottostante e rimanendo appeso alla corda. I compagni di cordata non sono riusciti a issarlo.

Quest’ultimo fu particolarmente critico con Corti: tentava una ricostruzione degli eventi, basandosi sulle dichiarazioni rese da Claudio Corti in più occasioni, su quelle di testimoni oculari (che seguivano gli eventi dalla Kleine Scheidegg), e su interviste e scambi epistolari con i protagonisti del soccorso. Il quadro che ne trasse Harrer denotava un’estrema inaffidabilità delle dichiarazioni di Corti; l’autore si spinse anche a sollevare parecchi sospetti sul comportamento del superstite, in particolare sulla sorte dei due compagni tedeschi, e sollevò parecchi dubbi sul grado di preparazione di Corti. Successivamente al rinvenimento dei corpi dei due tedeschi sul versante occidentale, in un’edizione riveduta del suo libro pubblicata nel 1964 Harrer rettificò in parte le sue precedenti dichiarazioni, sollevando Corti da ogni responsabilità per la sorte dei due tedeschi, ma continuando a sostenere la scarsa preparazione e l’inidoneità di Corti al tentativo del 1957.

Nella stessa giornata del 9 agosto 1957 l’aereo di ricognizione riprende Stefano Longhi che saluta con la mano sinistra. Sopravvivrà tre giorni e due notti, senza viveri e senza potersi riparare dal gelo, prima di spirare nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 agosto mentre infuria un’ennesima bufera.

Maggiori informazioni
Daniel Anker e Rainer Rettner ripercorsero le tappe salienti del drammatico evento nel libro Corti-Drama pubblicato nel 2007 (AS Verlag, Zurigo), poi editato anche in italiano con il titolo Morte sull’Eiger. Il dramma di Claudio Corti e Stefano Longhi (Corbaccio, 2007), arricchito da un contributo di Giovanni Capra. Molte le impressionanti fotografie, in maggioranza di Albert Winkler. A queste pubblicazioni rimandiamo per ogni dettaglio sulla vicenda.

Le morbose offerte di e-Bay ultima modifica: 2025-08-08T05:54:00+02:00 da GognaBlog

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37 pensieri su “Le morbose offerte di e-Bay”

  1. Pur comprendendo e apprezzando l intenzione di Keith Lober di far condividere la conoscenza dei reperti storici in suo possesso, dubito che l idea di utilizzare ebay allo scopo sia particolarmente astuta. Si rischia di mettere se stessi  e altri nei pasticci, perche ebay e estremamente rigida nel difendere la correttezza delle sue transazioni.  Nel caso specifico, Guya rischia come minimo di farsi cancellare l account, e lo stesso vale per Lober se dovesse rifiutarsi di spedire un oggetto venduto. Per non parlare della concreta possibilita di attirare attenzioni indesiderate, visto che le vendite su ebay a prezzi assurdi sono notoriamente da tempo uno degli strumenti usati dalla criminalita organizzata per riciclare il denaro sporco, e in particolare sono un mezzo per estorcere il pagamento di tangenti e pizzi vari.
    Tornando al chiodo, Lober sembra non in grado di ricordare esattamente l anno della salita (era il 1982), e quindi sarebbe vano sperare che sia in grado di precisade dove lo abbia trovato. Se proviene dallo sperone dove Longhi mori, non ci sono dubbi che sia stato piantato dallo stesso Longhi, visto che da li non e mai passato nessun altro (a parte forse Lober). Ma se invece viene dalla traversata da cui Longhi scivolo, il chiodo potrebbe appartenere a una qualsiasi delle cordate che seguirono quella variante.

  2. Grazie all’interessamento di Luca Mozzati, alla fine si è potuto stabilire il nome del venditore (Keith Lober). Il quale, contattato e reso edotto della questione, ha rilasciato la dichiarazione che potete leggere in “Aggiornamento 2”.

  3. Probabilmente quel chiodo non c’entra nulla con l’ancoraggio che tenne il povero Longhi alla parete che da Harrer e pure da Cassin viene passato come un alpinista che non valeva niente ma che comunque era una guida alpina e non era uno sprovveduto visto che ha resistito più di 10 bivacchi sulla nord dell’orco

  4. @33:
    Si,come ho precisato (@31) e andata appunto cosi. La Travsrsata degli Dei nkn c entra. E per poter recuperare il chiodo, Kent/Lober devono per forza essere passati da li anche loro. Non si capisce quindi perche il testo dell asta ebay faccia una terribile confusione.

  5. Ho letto diverse volte il libro di Spreafico ricerca fatta molto bene a 360 gradi e da quello che ricordo Corti non fece la cengia degli dei per arrivare al Ragno ma tiro dritto oltre la rampa per la variante Fortalechner Waschach ( non so se i nomi sono scritti correttamente) e attraverso verso il ragno (che scaricava forte) più in  alto dove volo Longhi perciò la cengia degli dei non c’entra da quello che ricordo 

  6. ho avuto la fortuna di conoscere Claudio Corti detto “MARNA” nei miei vari percorsi di allenamento perché aveva la casa ai Piani dei Resinelli
    non ho mai parlato con lui riguardo l’Eiger ma solamente della vita che scorreva.
    una persona amica di nome Giorgio Spreafico ha scritto un libro edito dalla Casa Editrice Stefanoni dal titolo IL PRIGIONIERO DELL’EIGER parete Nord, Agosto 1957: la verità. Claudio Corti racconta un’odissea lunga cinquant’anni.

  7. Un eventuale, sperabile intervento di Lober sarebbe senza dubbio molto simpatico e interessante, ma temo che finiremmo comunque per “sbrodolarci”, perché tutta la faccenda del chiodo ruota appunto attorno a quelle vicende. Io per esempio sarei molto curioso di sapere come sia possibile che una persona che ha salito la parete (e d’inverno, tanto di cappello) possa sbagliarsi in modo così clamoroso circa la posizione di uno stranoto passaggio chiave della salita (la Traversata degli Dei) che il testo dell’asta descrive come subito sopra la cengia di Longhi mentre in realtà si trova ben più sotto.
    Esiste una relazione della salita di Kent/Lober? Si sa se hanno seguito la via Heckmair originale, imboccando la Traversata degli Dei, e quindi restando ben sotto la cengia di Longhi e il punto di assicurazione delle sue due corde – nessuna possibilità di recuperare chiodi, o se invece hanno seguito l’itinerario alternativo di Corti (che poi era quello aperto da Leo Forstenlechner e Erich Wascak il 20 luglio 1950, prima salita in giornata – anche se Corti certamente non ne sapeva nulla) e in questo caso sí, sono ovviamente passati sopra la cengia di Longhi e potrebbero essersi abbassati per raggiungerla, o potrebbero aver recuperato uno dei due chiodi lasciati da Corti per assicurare Longhi? (In una delle foto pubblicate in questa discussione si distinguono le due corde che si uniscono in un punto proprio al passaggio tra la roccia e la neve, e quindi potrebbe trattarsi sia di chiodi da roccia che da ghiaccio.
    Ma in fondo, sì, queste sono in sintesi solo forme di masturbazione mentale. Se la moderazione ritiene di cancellare questo messaggio, non me la prendo a male.

  8. Barbero?
    Già mi stavo domandando: “Che c’entra Alessandro Barbero? Non mi pare che ci fosse pure lui in quei giorni sulla nord dell’Eiger. Mah! Forse ricordo male: sto rimbambendo?”. 

  9. C entra solo trasversalmente con l argomento dell articolo, ma comunque:
    – Che il successo della prima salita si debba essenzialmente a Heckmair, non ci piove. Difatti si parla sempre di “via Heckmair”, e non “Heckmair +++”. Barbero dice esplicitamente che il suo ruolo in tutta la faccenda era quello di fare sicura a Kasparek, punto.
    – Il fatto che Harrer non avesse ramponi ma scarponi con una particolare chiodatura (ovviamente anche tutti gli altri portavano scarponi chiodati) era dovuto ad una scelta deliberata. Nessuno sapeva quale fosse la vera natura della parete, e se fosse magari necessario togliere e rimettere i ramponi chissà quante volte. L idea (poi rivelatasi errata) era che per non perdere tempo, Harrer sarebbe passato da primo nei tratti di arrampicata difficile.
    – Heckmair e Vogt avevano i nuovi ramponi a 12 punte (rivelatisi risolutivi) perché erano riusciti a trovare dei finanziatori. Kasparek e Harrer no.

  10. Asta poco tosta, evidentemente. Di questi giorni la notizia delle aste di cimeli di Hollywood. Sembra che la frusta originale usata da Indiana Jones sia stata aggiudicata a 500/m dollari! Dunque la storia dell’ Eiger e delle tragiche vicende sulla sua parete nord sono ben note a pochi ‘iniziati’, tra i quali i lettori di questo blog. Che non hanno alcuna intenzione di rilanciare per portarsi a casa il cimelio alpinistico. Ben altra diffusione, su scala mondiale, hanno i film di Indiana Jones.

  11. Fatemi capire: qui c’è un venditore, che però non vuole vendere, e un acquirente, che però non vuole acquistare.
    Ho capito bene? Se sí, ho le idee ancor piú confuse… 

  12. Ma allora Luca se non voleva venderlo quale è stato il movente di questa piccola farsa?Forse un ripensamento successivo?Un chiodo scaccia chiodo?
    Speriamo intervenga!
    Un bel piccolo e innocuo giallo per la torrida estate!

  13. Ritornando in topic, cioè al famoso chiodo, ho chiesto al venditore chi fosse dei due e mi ha detto che era Keith Lober e che non aveva realmente intenzione di venderlo. L’ho informato della discussione sul Gognablog e l’ho invitato a parteciparvi. Se rispondesse potrebbe risultarne qualcosa di meno stantìo delle infinite sbrodolate su Corti e Longhi. 

  14. Ad ogni modo il mio apprezzamento al “personaggio”Harrer si limita a quanto ho scritto e l aggettivo Grande infatti non lo metto…ciao

  15. Paolo@ lungi da me fare l avvocato di Harrer …(fortissimo) era nel contesto di quel epoca.
    Il focus ,però era su Corti e non tanto sulla vicenda in toto e sopratutto non nell’ uso e  il modo successivo con cui è  stata data alla prima pagina come un” mostro” infatti concordo con te sull ambiguità e opacità (e la non riabilitazione), ma stento a trovare chi umanamente non lo sia.
    Una volta fatto quel giuramento di fedeltà fino alla morte ad Adolfo poteva spergiurare ma sono 0 i nazisti che l hanno fatto.

  16. 18 Harrer sarà stato una bella penna e un (fortissimo?) alpinista, ma il punto è che anche in ‘parete nord’ elude in maniera ambigua la questione della doverosa riabilitazione si Corti dopo il ritrovamento dei due tedeschi . Inoltre finché ha potuto, ha continuato a nascondere il suo passato, mentre accusava gli altri di mancanza di trasparenza. Per quanto ne so io Heckmair non è mai stato coinvolto in queste polemiche e lui si che era un grande alpinista. 

  17. Parete nord (Mondadori 1999) dettaglia tutto molto bene sui perché delle prese di posizione di Harrer…  su tutte le dichiarazioni di Tonella e Cassin dopo l interviste a Corti in ospedale.
    Ad ogni modo la verità e la preparazione resteranno mistero”e ogni uno di noi approfondendo si darà le risposte…
    Sulle tragedie umane poi è davvero facile trarre beneficio economico attraverso i libri, può stare antipatico o meno Harrer come ideologia ma rimane una gran bella penna oltre che un fortissimo Alpinista  del passato …
    E comunque dopo il precedente  salvataggio sul Dru a Corti era inevitabile si alzasse un polverone e che a quanto pare non si è ancora posato.
     
     
     

  18. L’ atteggiamento di Harrer ricorda quello di Walter Reder quando rientro’ in Austria dichiarando che non aveva niente di cui scusarsi. Non a caso appartenevano entrambi alla stessa “associazione sportiva”. Corti era impreparato, lui non aveva neanche i ramponi, ma aveva un attrezzo fondamentale per arrivare in cima: Anderl Heckmair.

  19. Sí, Ezio, hai ragione: Corti conosceva solo vagamente il tracciato. La sua cordata attaccò in un punto sbagliato e vagò per un giorno intero nella parte inferiore della parete. Non doveva fare un simile errore; sarebbe bastato comprare una cartolina con l’itinerario! Inoltre il fisico del povero Longhi forse non era allenato a sufficienza per una tale impresa (dico forse), anche se in effetti resistette per molti giorni.
    Prima della loro salita Kurt Diemberger e Wolfgang Stefan si munirono di una fotografia di grande formato sulla quale era riportata la via in modo dettagliato; la si vede bene nel libro Tra zero e ottomila.
    Però Harrer insinuò che Corti si era impossessato con la forza dell’equipaggiamento da bivacco dei due ragazzi tedeschi per potersene servire per la propria sopravvivenza. Addirittura giunse al punto di lasciare intendere – tra le righe – un atto criminale. Non si fa cosí.

  20. Non so se si possa davvero parlare di accanimento malevolo. La principale accusa di Harrer nei confronti di Corti e la scarsa preparazione. Non sono riuscito a trovare da nessuna parte il testo della relazione che Corti scrisse su richiesta del CAI. Ma se gli ampi stralci riportati da Harrer sono corretti, e non riflettono una deliberata falsificazione o quanto meno errori di traduzione, e difficile negare che Corti avesse un idea molto vaga delle caratteristiche della parete e dell itinerario di salita.

  21. Una volta stimavo Harrer: avevo letto i suoi libri.
    1) Quando però mi resi conto che si trattava di accanimento malevolo contro Claudio Corti e di stupido orgoglio nel negare i fatti, soprattutto dopo il ritrovamento delle salme dei due ragazzi tedeschi, incominciai a cambiare opinione.
    2) Poi venne alla luce la sua fiera militanza nelle SS (!).
    3) Quando fu scoperto il suo passato, non chiese perdono ma tentò di difendersi con giustificazioni risibili e meschine. E pensare che era vissuto per sette anni tra la cultura buddista!
    Da allora la stima si è praticamente azzerata.

  22. @12:
    Harref ipotizzo appunto che Longhi non conoscesse quella tecnica, ma mi sembra assurdo. Direi che non aveva con se i due cordini necessari, e che gli altri non poterono passarglieli. Corti non disse mai nulla in proposito.

  23. Un mistero – credo mai chiarito – sulla tragedia del povero Stefano Longhi è il seguente: perché non risalí la corda fissa servendosi di nodi autobloccanti (per esempio il Prusik)?
    Non conosceva quella tecnica? Ma non è plausibile!
    Oppure l’uso delle mani gli era impedito per qualche congelamento? Poco prima di cadere si era lamentato con Corti di aver perso sensibilità a causa del freddo.
    Qualcuno lo sa?

  24. Che storia curiosa! Conosco Harry Kent piuttosto bene,e ho scalato diverse volte con lui. Una sera mi ha anche mostrato le foto della scalata invernale dell’Eiger.
     

  25. Un amica diceva ;
    Ne corti ne longhi *ma duri che durino…
    Certo di aver fatto sorridere e distolto da macabre e in-utili aste di souvenir Eigeriani.
    *ogni riferimento a fatti ,cose, nomi e persone sopratutto a c…chiodi è puramente casuale… 

  26. Curiosando nella Rete, mi sono imbattuto in questa inserzione pubblicitaria: “AAA – Affarone. Vendesi storico canapone usato nel luglio 1969 sul Naso di Zmutt”.
    Di chi mai sarà? 😀 😀 😀
    Vi do un aiuto: il signore in questione in quei giorni non aveva nemmeno ventitré anni!

  27. “Venghino, signori, venghino! Piú gente c’è, piú ragli si sentono!”
     
    Anni fa lessi di un’asta in cui si poneva in vendita il pene di Napoleone Bonaparte (sic!). Ne ignoro l’esito, però trattavasi di pistolino di appena 2,54 cm (ma sarà poi vero?).
    Io non riesco a concepire quale mente perversa possa mai amputare e imbalsamare il pene di un povero morto, sia pure di un imperatore.
    Fonti: ho controllato che la mia memoria non avesse fatto cilecca. In Rete c’è tutto quello che volete.

  28. Odio fare il pignolo, ma la cengia dove Longhi morì non si trova sotto la Traversata defli Dei, ma ben più in alto. Corti, forse per errore o forse per scelta deliberata, non aveva imboccato la Traversata, per proseguire invece dritto su per il camino in moda da traversare a destra più in alto e arrivare a prendere le Fessure Terminali evitando del tutto il Ragno.

  29. Comunque il tizio offre anche parecchio altro materiale descritto come rimosso da pareti/salite famose (Salathe, ecc.) ma non collegato a tragedie, a prezzi che mi sembrano fuori di testa.

  30. Il venditore parla di una ascensione invernale nel 1982. In quell’anno ci fu in effetti la prima ascensione invernale americana, ad opera di Harry Kent e Keith Lober. Mook424 può quindi essere solo uno dei due.
     

  31. Adesso chiede $1000 o un’ offerta. Sul piano tecnico, il testo dice che il chiodo da ghiaccio era stato invece usato da Longhi su roccia, e che lui lo ha recuperato dalla cengia dove Longhi morì. Dovrebbe (con tutti i condizionali del caso) quindi trattarsi non del chiodo/chiodi a cui Longhi era assicurato dall’alto, bensì di un’alteriore assicurazione improvvisata da Longhi forse per migliorare la sua posizione,

  32. Evidentemente il venditore non poteva dimostrare con certezza, con tanto di prove, la sua buona fede. Diciamo così …
    Per alleggerire ci ha provato e come dicono a Milano “…,se la và la gha i gamb!”.
    Comunque brutta storia, anzi squallida.

  33. Attenzione che per come funziona ebay, Guya era legalmente obbligata e effettuare il pagamento e completare l’acquisto. Ebay ha accesso al conto di Guya, e in caso di protesta da parte del venditore gli avrebbe subito trasferito i soldi. Richieste di chiarimenti e prove svrebbero dovuto essere fatte prima di presentare la contro-offerta, e non dopo.  In base alle regole interne (accettate esplicitamente da chiunque voglia comprare o vendere su ebay), Guya avrebbe semmai potuto, dopo aver ricevuto il chiodo, presentare una protesta per documentazione mancante, ma non si può tanto facilmente “lasciar cadere” un’offerta, che è legalmente vincolante.
    Evidentemente il venditore ha deciso di lasciar cadere la cosa nella speranza di riuscire a vendere a prezzo pieno, ma avrebbe invece potuto esigere il pagamento e ebay gli avrebbe dato ragione.

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