Libertà e senso del limite
di Fabio Balocco
Potrei iniziare col dire che ho cominciato a fare escursionismo prima e alpinismo poi negli anni Settanta. A ricordarlo sembra un altro mondo, e in qualche modo un altro mondo era. Nelle Alpi Liguri e Marittime i rifugi erano incustoditi, e dovevi prendere le chiavi a valle. Ovviamente dovevi portarti anche i viveri e se poi il giorno dopo o i giorni dopo scalavi non trovavi nulla in cresta o in parete che indicasse che da lì era passata anima viva: nessuna fettuccia, nessun chiodo, non parliamo di spit. Era una montagna arricchente e quella ricchezza accumulata mi è rimasta dentro (come tutte le volte che acquisisci qualcosa con la scoperta e la fatica), e ancora oggi le gite che amo sono quelle fatte in piena solitudine, al massimo con la compagna e con il fido cane, fermandomi solo ad ammirare la bellezza di un fiore, la purezza di un corso d’acqua e quelle ardite cime lassù, sulle quali nessun umano è mai salito (si parla tanto di wilderness, ma non sono forse brandelli di selvaggità quelle creste isolate lassù in cima e non è forse di consolazione che non conosceranno mai l’uomo? scusate l’inciso).
Ora leggo di un convegno tenutosi a Trento sul tema: “Libertà e senso del limite”. Preferisco evitare di soffermarmi sul concetto di libertà, cui ognuno dà il proprio valore con effetti spesso devastanti (oggi le nazioni sono libere di stornare risorse destinate alla salute per comprare armi, oppure un esercito è libero di uccidere impunemente bambini). Quindi lasciamo perdere la libertà, per parlare del concetto di limite. Se ci poniamo il problema del limite è perché abbiamo una malattia che ci corrode dal di dentro, che è l’antropocentrismo. Se non fossimo così concentrati su noi stessi il problema del limite neppure si porrebbe. Perché? Perché, essendo in comunione con il resto della Natura certe cose non le faremmo, certe opere non le realizzeremmo.
Detto questo, però, e dato che non ci libereremo mai della malattia antropocentrica, dei limiti occorrerebbe pure darseli, giusto per il rispetto della Natura, ma anche per il rispetto degli altri nostri simili. Lo affermavano già i greci inventando il concetto di hybris. Certo che però parlare di limiti oggi, pur limitandoci (scusate il bisticcio) all’ambiente montano, sembra davvero un’operazione di retroguardia: basti considerare il ritorno in grande stile sulle nostre Alpi delle vie ferrate, un tempo solo in funzione bellica; oppure gli impianti di innevamento artificiale per creare neve finta laddove la Natura non manda più giù quella vera; oppure i sentieri legittimamente percorsi da moto da trial; oppure il dilagare di vie spittate per passare dove non si può passare by fair means.
Del resto non è superare un limite ideale l’accoglienza in certi rifugi con le comodità che potresti avere a casa tua e i menù che invece a casa tua non ti sogneresti mai di avere? E poi si parla di overtourism: e ci credo, se tu spiani letteralmente la strada a questi gonzi di cittadini che quella roccia non sanno neanche cosa sia, che non distinguono un abete da un cembro, che non sanno delle proprietà di quelle piante… Tra gli interventi del convegno cui accennavo sopra, quello di Carlo Alberto Pinelli, che affermava: “Kurt Diemberger suggeriva, come possibile soluzione, il ripristino del filtro della fatica e del disagio. Più avviciniamo artificialmente l’Altrove ai confini del mondo civile e più l’esperienza dell’altrove – del deserto – perderà la sua funzione di alternativa radicale e creativa.” E continuava provocatoriamente: “Penso che quando un rifugio non riesce a ospitare la folla che bussa alla sua porta non dovrebbe essere ampliato, e poi di nuovo ampliato.
Andrebbe chiuso, punto e basta, per evitare la degradazione dell’ambiente circostante causata dall’ iper frequentazione che la presenza del rifugio incoraggia.” Quella di Carlo Alberto è chiaramente una provocazione (il CAI permane nella proprietà di rifugi che sono raggiungibili in auto!), ma la frequentazione della Natura è una realtà sempre più drammatica: cha fare, a parte scriverne, denunciare, provocare? Come azioni materiali, mi permetto di condividere chi elimina i segni dell’uomo superflui: ecco allora l’eliminazione degli spit di una nuova via alpinistica, oppure, in tutt’altro campo, lo sradicamento dei selfie point, ossia quei paletti stupidissimi su cui posare il cellulare per farsi un selfie con sullo sfondo un bel panorama. Chissà che i luddisti non ci vedessero lungo…
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L’idea di libertà viene spesso associata alla idea di limite. Ne esce un accrocchio concettuale che comunica qualcosa di improprio, cioè che la libertà, che in sé potrebbe essere totale, debba essere parziale, questo per ragioni che non trovano vere spiegazioni.
In verità quella dell’essere libero è una condizione che necessità l’altro è del riconoscimento reciproco.
Insomma, è una condizione sociale che si modula sull’intensita e tipologia delle relazioni intrapersonali: l’amore come luogo del massimo riconoscimento della libertà, l’odio del minimo.
La libertà è una condizione non dell’individuo a sé stante, ma dell’individuo socialmente determinato.
legittima.l ingiustizia.
Ho 64 e posso permettermi di fare na mazza anche senza prnsione
Veramente sono in un laboratorio e sto facendo collaudi, con diversi tempi morti.
Ma parliamo di te alle 14:56
Eugenia compresa!
Comunque se alle 14.37 di un normale giovedì ai tempo di guardare il gognablog e di commentare vuol dire che sei proprio in ufficio a grattarti i coglioni. I negretti oggi hanno incominciato a raccogliere alle 7 e ne hanno ancora fino alle 19. Sono loro che vorrebbero vedere te a raccogliere pomodori 7su7
PIRLA!!!
Valutazione piuttosto esagerata ma ininfluente.
E quindi?
I pomodori andrebbero a 25 euro/kg
I pomodori andrebbero a 25 euro/kg
Vorrei che fosse fissato in minimo orario, che lavorassero per otto ore al giorno e avessero contributi e straordinari e ferie pagate.
Come gli operai che lavorano in ditta.
Si.
E normalmente compro prodotti che me lo garantiscono (…speriamo…)
Certo una parziale eccezione si potrebbe fare per gli certi stronzi, però…
impegnarsi perché gli altri vengano trattati come vorrei essere trattato io.
Cioè vorresti che i negretti che sono in Campania a raccogliere pomodori per 25euro/giorno vengano trattati come te che sei in ufficio a grattarti i coglioni per 8 ore e sabato e domenica ad arrampicare.
Un mondo così non durerebbe 2 settimane, meno male che ti dai dell’imbecille da solo, Eugenia compresa.
no, ne sono consapevole. Sono provocatrice e a volte esagero, è un mio difetto. Nemmeno io lo sono totalmente comunque 😀 e sarò felice di convincerti con il tempo che non stiamo difendendo interessi locali o invidie di quartiere. Grazie ancora per la tua condivisione, ciao 🙂
Mi pareva importante…alla fine quindi non sono proprio così imbecille, allora? 😉
sono d’accordo con te Matteo, bella riflessione e sottile distinzione, grazie per averla condivisa
Io però non userei l’espressione “darsi un limite” per definire la libertà ma piuttosto “riconoscere l’esistenza del limite”.
“Darsi un limite” implica che sia io il centro, io a decidere, che sia io a comandare, riconoscere l’esistenza del limite invece vuol dire accettare che ci sia qualcosa di più importante di me.
Darsi un limite, autolimitarsi può presentare anche una connotazione negativa, quando diventa dichiarazione di impotenza a priori: è inutile provarci, non ci riuscirò mai sono espressioni di autolimitazione.
Accettare l’esistenza del limite significa accettare che io non sono il centro del mondo, il metro di tutto.
Vuol dire limitare le pretese sullo sviluppo e sulle risorse, vuol dire fare agli altri ciò che vorresti gli altri facessero a te, ma anche il duale non fare agli altri ciò che non vorresti facessero a te.
Vuol dire anche impegnarsi perché gli altri vengano trattati come vorrei essere trattato io.
Tutti gli altri, palestinesi e israeliani, ma anche minatori o indios del Minas Gerais o sarte birmane.
ecco lo sport preferito del nostro paese: relativizzatori e disimpegnati! questo siamo
Ora una nazione si sente libera di aggredire un’ altra e chi si sente monacciato èuna vergogna che pensi a difendersi. E efferati terroristi di uccidere, stuprare e rapire ragazzi che sono andati a ballare. Certe visioni a senso unico fanno cascare i coglioni e sono assai peggio di 4 pezzetti di metallo in una roccia. Che poi se vuoi stare da solo in montagna il 90% delle Alpi sono sonotutt’altro che afflitta da overtourism. Che due coglioni!
Ognuno deve darsi un limite. La mia libertà non deve compromettere la libertà altrui. Andare in montagna è uno stile di vita. Il colpo d’occhio ti fa intendere chi gode appieno della montagna e chi lo fa semplicemente x dire ” io c’ero o ci sono stato”. Chi è cresciuto di montagna lamenta la mancanza di rispetto x la montagna. Non vuol dire ritornare a 100 anni fa ma rispettare quello che ci è stato dato. Si tratta di educazione alla cura della natura; si tratta di avere un abbigliamento adeguato alla montagna; si tratta di imparare a guardare i mille segnali che la montagna ci sta mandando. La montagna è più difficile da raggiungere rispetto al mare e per questo il modo di sentirsi liberi deve essere diverso.
“Come azioni materiali, mi permetto di condividere chi elimina i segni dell’uomo superflui: ecco allora l’eliminazione degli spit di una nuova via alpinistica..”
Eliminazione di nuovi spit contro il sovraffollamento in montagna. Ma sono 4 spit il problema?
In generale si tratta di un non problema per chi ha voglia di andare in montagna in luoghi sconosciuti, ad ore improbabili, ancor più per chi vuole migliorare le proprie capacità scalatorie e piu le innalza meno gente trova.
Per il resto, tutti coloro che gridano al sovrafollamento vuol dire che di quel sovrafollamento ne fanno parte, ergo, siamo in tanti e se andiamo a fare gita alle 3 Cime o al rifugio Vittorio Emanuele non ha poi molto senso gridare alla folla. Se andiamo in quei posti siamo parte della folla Se vado al rifugio e mi lamento perchè servono l’aperitivo come al mare vuol dire che c’ero anche io in quel momento in quel rifugio.
Sperare che certi luoghi tornino solitari come 100 anni fa? Ormai è tardi, soprattutto perchè i locali vogliono fare i soldi con i monti cosi come chi sta al mare vuole fare i soldi con gli ombrelloni…se no sai quante spiagge avrebbero dovuto rimanere deserte in nome del rispetto dell’ambiente…
Diamoci dentro a migliorarci in modo che possiamo andare in posti poco raggiungibili. Per cambiare i rifugi a 5 stelle o eliminare gli impianti da sci bisogna candidarsi, essere votati ed avere il potere di decidere. il resto temo rimangano parole.
8👏
Cosa che però ci guardiamo bene di fare(non tutti ovvio!) sembriamo accecati ,continuiamo a fissare il sole dandogli la colpa …
L’essenza suprema della libertà è proprio nel sapersi dare dei limiti. Ognuno deve farlo per se stesso, in ogni risvolto dell’esistenza
Se vale per tutti, non puoi scrivere “ma sopratutto per i terroristi di Hamas”
Il disprezzo della vita e il sadismo, aggiungo la sopraffazione, in questo mondo, è dovunque, è botta e risposta, è occhio per occhio dente per dente, è legge del taglione, è vendetta.
Le mani lorde di sangue sono ovunque e non da una parte sola.
Finchè continueremo a schierarci per una fasulla, assurda e disumana ideologia, religiosa politica o raziale che sia, non risolveremo mai nulla.
L’articolo riferito nel commento 1 sembra un testo esilarante scritto per un comico di Zelig. Invece è realtà vera descritta con ironia. Ma se riduciamo la questione ai minimi termini la sintesi è evidente: piatto ricco, mi ci ficco! Dimostrazione è il tornello a pagamento a Funes per la famosa chiesetta. Così i visitatori maleducati, cafoni, ecc. lasciano un bel po’ di euro, non solo rifiuti e disordine. C’è altro da aggiungere?
Caro Fabio, pensa che molti fra i lettori di questo blog, talvolta strenui difensori della wilderness – solo talvolta, altre invece sostenitori del sovraffollamento, comunque sempre e solo a parole ovviamente, niente azioni materiali per loro a parte qualche firma su manifesti programmatici del cazzo, roba da radical -; dicevo, caro Fabio, per molti l’azione sociale di togliere gli spit superflui, di cercare di arginare il dilagare di vie ferrate, di contrastare l’individuazione di luoghi ad hoc dove effettuare la propria attività abusante di guide alpine snaturando la vita delle comunità locali, ecco, chi cerca di contrastare come può queste azioni viene accusato di beghismo locale. Ci rendiamo conto della deriva intellettiva e morale in cui stiamo sprofondando? noi ci crediamo, e per questo ci battiamo. L’inerzia geriatrica sta tentando di fermarci, di sminuirci, ma noi di questo ci nutriamo.
“vale per tutti, non solo per gli israeliani ma soprattutto per i terroristi di hamas”
Questa frase è perfettamente duale di quella George Orwell:
“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”
ed è emblematica della “democrazia” a cui tu fai riferimento…
Diciamo che se questo è il portato dell’Occidente, il mondo ne farebbe volentieri a meno.
Antropocentrismo? La libertà e la democrazia sono due princípi che non possono essere negoziati per essere uomini. Sono in questi senso due valori universali che l’Occidente ha consegnato alla civiltà di tutti. Come è un valore universale la vita dei bambini: vale per tutti, non solo per gli israeliani ma soprattutto per i terroristi di hamas che in più occasioni hanno mostrato il disprezzo della vita e il sadismo della morte.
Invece la grande contraddizione è voler portare le comodità e le sicurezze della vita di tutti i giorni, della città, di casa, in montagna!!
Il CAI, di cui faccio parte, è un ente stracolmo di opportunismo e fa il doppio gioco.
Ha stato l’UNESCO.
Oppure, com’è che diceva quell’altro, il sabaudo?
Ah, ecco: la “visione inclusiva della montagna“. Maledetti woke! 🙂
https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/se-la-montagna-assomiglia-sempre-piu-al-mare-tra-gonfiabili-per-bambini-jovanotti-urla-e-videochiamate-nemmeno-il-cartello-attenti-allorso-ti-puo-salvare