Marcialonga a ogni costo

Marcialonga a ogni costo
di Marco Ianes (insegnante, progettista di impianti tecnologici, ambientalista vero)
(l’articolo è apparso su http://www.ilfattoquotidiano.it il 9 febbraio 2016, per gentile concessione)

Con grande successo è andata in archivio la Marcialonga 2016 (43a edizione, 8.000 concorrenti), svoltasi domenica 31 gennaio 2016 in un Trentino che di neve naturale non ne ha vista per nulla in questo inverno caldo.

Sono 8.500 i camion utilizzati per trasportare 105.000 metri cubi di neve artificiale, realizzata con 40.000 metri cubi di acqua potabile, prelevata dagli acquedotti dei 17 Comuni su cui passa il tracciato della gara.” Con questa dichiarazione espressa con grande orgoglio dagli organizzatori, è stata portata a compimento l’edizione 2016.

MarcialongaOgniCosto-trentino_640-630x328

 

Di recente a livello mondiale, si sono firmati accordi per ridurre gli sprechi energetici, per cominciare davvero a introdurre politiche di conversione ecologica reale; sembra però, che i provvedimenti operativi, quelli che sui territori incidono davvero sui cambiamenti, stentino ad arrivare e, invece, si continui a perseguire la logica del profitto immediato, utile indubbiamente per l’economia turistica, ma miope davvero se rapportata alla situazione attuale.

Certamente qualcuno criticherà questa mia posizione di condanna a questo sistema esasperato della ricerca a tutti i costi delle neve artificiale, per salvare la stagione e poter procedere ugualmente alla manifestazione internazionale. Capisco che l’industria del turismo soffra, come molte altre realtà, ed è quindi comprensibile anche la ricerca di soddisfare alcune necessità; ma qui si evidenzia una reale e pericolosa incapacità progettuale proprio in tema di rivedere la proposta turistica invernale.

Un momento della Marcialonga 2016, a Moena
MarcialongaOgniCosto-EC624

 

Sono anni che le nostre montagne sono in deficit di innevamento, guarda caso sarà proprio per i cambiamenti climatici che, ormai, la comunità scientifica ha dato per certi? E quindi, da anni esistono problemi di innevamento, sprechi di risorse energetiche e di acqua per sostenere ciò che sta diventando sempre più insostenibile. Progettare proposte diverse diventa necessario, direi obbligatorio, per mantenere fede a ciò che è stato sottoscritto nel recente accordo di Parigi. O, forse, vale solo per gli altri e non per noi italiani? Uno spreco simile di risorse non è più giustificabile, nemmeno di fronte all’indubbia crisi che pervade anche l’industria turistica; ma pensare a convertire la Marcialonga su neve a una manifestazione su terreno, non era proprio possibile?

Se Madre Natura ha deciso, spinta dai cambiamenti climatici determinati dall’attività antropica esagerata, di non far cadere la neve, dobbiamo adeguarci e accettare il fatto che è necessario progettare sistemi diversi di intrattenimento; per rispetto di quelle stesse montagne che sostengono l’industria turistica medesima. Cari operatori turistici, sarà bene prendere atto che tali iniziative non portano certo lustro al vostro lavoro, ma saranno valutate come superficiali e pericolose da molte persone che amano veramente le montagne; non potete continuare a dire di amare le nostre montagne e poi sfruttarle in questo modo pericoloso.

Cominciate a prendere atto che i cambiamenti climatici saranno sempre più pesanti, pensate che pure voi avete contribuito ad aggravare la situazione con queste politiche insostenibili; non lamentatevi, poi, se fra qualche decennio, non avremo più nemmeno le risorse basilari per i servizi minimi indispensabili. Forse, se ciò avverrà, ma solo allora, vi renderete conto di ciò che state facendo. Intanto, archiviata questa edizione, pensate di cominciare a pensare alla prossima in termini diversi, oppure anche il prossimo anno assisteremo ancora a scelte dissennate in nome della sola vostra salvaguardia? Perché sarebbe bene vi rendeste conto che non state parlando solo di salvare le vostre tasche, ma state mettendo a repentaglio l’integrità di un intero ecosistema. Parole esagerate, secondo alcuni di voi?

Ricordate che abbiamo preso in prestito il mondo in cui viviamo e siamo solo di passaggio; ma a chi resta dopo di noi, cosa lasciamo? Deserti aridi in prospettiva, ma la Marcialonga sopravvivrà grazie alla neve artificiale ancora per molti anni, vista la miopia imperante, sostenuta da una politica del turismo assente.

Marcialonga a ogni costo ultima modifica: 2016-02-18T05:05:46+01:00 da GognaBlog

Scopri di più da GognaBlog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

23 pensieri su “Marcialonga a ogni costo”

  1. Soltanto Luca Visentini è in grado di spiegarci il rapporto tra Silvio Berlusconi 1994 e la neve artificiale della Marcialonga 2016.

  2. In effetti ad esprimermi sui blog posso anche essere una frana ma…comunque le problematiche e gli indotti della neve artificiale non sono solo quelle più evidenti…basti pensare che a Bolzano c’è un’azienda con quasi 500 dipendenti e 150 milioni di fatturato che lavora su questi impianti…chiudiamo tutto da un momento all’altro? accomodatevi….(che bisogna iniziare è ovvio)…ribadisco poi che i problemi ambientali vanno visti in maniera globale non a spot e sull’aspetto di moda al momento…dobbiamo diventare molto più compatibili e morigerati ma non solo con la neve…pace e bene

  3. Sergio, hai mai provato a buttare un cubetto di ghiaccio creato nel freezer sul terreno e tenere conto di quanto tempo dura anche a temperature bassissime? Provaci e poi parliamo di additivi e del perché non possono non esserci…
    La natura ed i suoi meccanismi ci sfuggono ancora malgrado le tecnologie e non siamo in grado di riproporre (saremo mai? ) i suoi eventi, anche perché è lei stessa a programmarli e gestirli a seconda degli equilibri di cui necessita… Se non capiamo questa semplice e basilare regola continueremo sempre a provarci e distruggere…!
    Per quanto riguarda l’abuso dei consumi idrici e del perché ciò sia un danno, alla lunga soprattutto, ti consiglio di visitare i forum inerenti all’acqua bene comune dove puoi informarti, chiedere ed avere risposte da chi ne sa… Personalmente ho partecipato in prima persona nei comitati referendari sui beni comuni, ma in veste politica e pur avendo acquisito moltissime informazioni di tipo scientifico non mi permetto di darti una spiegazione che probabilmente lascerebbe diverse domande in sospeso. Lì (su uno o su un altro) troverai sicuramente chi ti saprà rispondere adeguatamente soddisfando i tuoi dubbi.
    Per quanto riguarda invece ciò che si potrebbe definire un fenomeno culturale che ovviamente mi tocca da vicino essendo un operatore della montagna e dell’ambiente in generale, posso dirti che la cultura dello sfruttamento che soffoca quella dell’utilizzo è un male senza se e senza ma, perché è statistico che le risorse non sono infinite e oggi dopo almeno 60 anni di sfruttamento ci si sta accorgendo di essere ormai alla frutta, ma dopo la frutta c’è al massimo il caffè… e sarà buono quanto vuoi ma dura ben poco… perciò o tentiamo di stravolgere oggi questa condizione o tra pochissimi anni ci ritroveremo a dire che abbiamo varcato la soglia del non ritorno come già accade in altre situazioni… Tutto qua… ma non credo sia poco…!

  4. guardate che le critiche, che in parte condivido, devono essere fatte in maniera seria…l’acqua usata (da approfondire il discorso degli additivi che gli impiantisti dicono non esserci) è un surplus…ora per non “sprecarla” che facciamo la immagazziniamo? dove? sapete come funzionano gli acquedotti in montagna? il “deposito” riguarda le quantità d’uso di pochi giorni il resto è troppo pieno e torna subito in ambiente…per cui l’acqua usata per la neve (sempre che sia presa da fonti potabili e non da bacini d’altro tipo…nella stragrande parte dei casi) non va a ridurre le quantità da bere…il problema di scarsità estiva di molti rifugi è un’altra cosa; dipende dalla scarsità di neve in stagione estiva non certo perché è stata usata sulle piste…in quanto allo spreco energetico va bene…oddio in tutte le valli alpine “regaliamo” barcate di megawatt alla pianura…magari li usano per scaldare l’acqua delle piscine…che vadano al mare…o illuminare le palestre la sera…che aspettino il chiaro…provoco s’intende…però…
    che poi sia URGENTE da ste parti cercare alternative più equilibrate non c’è dubbio…

  5. Purtroppo, quando a ragionare non è la testa o il cuore ma il portafoglio ecco che la Marcialonga non può essere da meno di altre manifestazioni invernali (vedi Ciaspolada della Val di Non) dove l’imperativo è : Farla. E la faremo! con tanto di imperativo mussoliniano. E quando si parla di un indotto, per una settimana scarsa di attività (naturalmente non è contemplato il lavoro di smistamento della neve quando questa non c’è) di otto, dicasi otto milioni di euro per le due valli i conti sono presto fatti (vedi http://www.marcialonga.it/DS/49605/marcialonga-un-patrimonio-per-la-comunita.php). Tanto l’ambiente può attendere.
    Mi sorge una domanda: quando arriverà l’estate che i turisti si dovranno portare la minerale da casa o comprarla in loco (pagandola fior di soldoni) le valli di Fiemme e Fassa saranno ancora così appetibili?

  6. Mah….le argomentazioni sono valide, e’ vero ciò che scrivi, trovo che “riavvolgendo” il nastro delle nostre attività, la maggior parte di esse abbiano un impatto devastante sulla natura…es: io abito a Sesto San Giovanni, provincia di Milano, per cui non esco di casa e metto gli sci…purtroppo… Per andare a fare una gita di fondo o sci alpinismo, arrivo a fare anche 400 km in un giorno…in automobile, quanti ogni domenica collaborano ad aumentare i gas serra o per scalare i per sciare o per fare free ride…il problema è di carattere filosofico..dove posizionate l’asticella? Siamo sicuri che l’evento marcialonga alla fine non sia poi molto peggio di 10.000 sci alpinisti/fondisti…ecc…che si muovono in massa per soddisfare il proprio appetito di avventura. Sono confuso, non ho più certezze, tranne, fin che ce n’è, quella di dover sgobbare per sbarcare il lunario….

  7. Per Marcello: no la mia non è una pretesa-ricatto… è più una presa di posizione ingenua e donchisciottesca… facciamo qualcosa che possa servire alla causa ambientale, io, noi, tutti…

  8. Un plauso alle persone che hanno partecipato alla Marcialonga ed hanno riconosciuto che era meglio fare altre scelte. Le tante associazioni ambientaliste della regione autonoma Trentino Alto Adige, come hanno reagito? Mi sarà sfuggito ma non ho letto commenti. Vediamo se il TAM Regionale del CAI della suddetta regione cosa dichiara al convegno di Bolzano di sabato 20 febbraio.

  9. Massimo Bursi, la tua testimonianza è fondamentale! Se tutti i fondisti fossero come te la Marcialonga e molte altre competizioni simili sarebbero già scomparse o, meglio, si sarebbero rincovertite in altro.
    Ma i fondisti sono tanti e hanno teste diverse, per fortuna, come anche le guide alpine.
    Quindi la tua pretesa-ricatto ( o forse solo proposta venuta dal cuore), converrai che è un po’ utopistica.
    Io, in linea di massima, non sono favorevole all’heliski ma non posso di certo condannare o convertire con la forza i miei colleghi che lo praticano.

    Nei confronti di un tema scottante come quello originario di questo post, credo che la protesta, per fare breccia negli organizzatori, dovrebbe partire dagli appassionati (i fondisti). Non sono “sciatori pistaioli” che si dichiarano “appassionati di montagna” ma poi non sanno neppure di cosa parlano. La fatica del fondo avvicina alla montagna vera, quindi ci sono speranze.

  10. Ho concluso quest’anno la mia 11esima marcialonga. Assieme ad altri 7000 concorrenti credo di poter dire di aver condiviso, come per ogni edizione, una avventura unica, fatta di fatiche e soddisfazioni. Un viaggio di 70 km sugli sci stretti in un contesto unico e nei propri pensieri, un fatto di emozioni prima ancora che sportivo, nell’abbraccio caloroso dei paesi attraversati, del pubblico e dei tanti volontari che ogni anno supportano questo evento.

    Devo dire con onestà che condivido tutte le critiche a questa edizione, voluta a tutti costi con un rilevante dispendio di risorse ed energie.

    Se soddisfare il desiderio di tanti appassionati deve richiedere un importante sacrificio ambientale, vorrei desiderare che ciò non si ripetesse mai più. Vorrei (provocatoriamente) chiedere agli organizzatori, in assenza di neve naturale, di proporla a piedi di corsa o con gli ski-roll. Mi piacerebbe che la passione per la montagna ed il suo rispetto superasse ogni ragionamento economico. Mi piacerebbe pensare che in assenza di condizioni naturali si trovasse il coraggio per annullarla, così come l’andar per monti ci insegna a saper rinunciare quando le condizioni non lo consentono. E il successo, se di questo vogliamo parlare, sarebbe comunque assicurato.

  11. L’estate scorsa, mia moglie, parlando con un albergatore vicino al passo di Costalunga, questo gli ha detto che per la loro zona presto ci saranno grossi problemi per il consumo di acqua.
    Ora detto da un albergatore mi sembra che ci si possa credere.
    Sempre l’estate scorsa. Tullio Simoni gestore del rifugio Treviso in Val canali ci ha detto che il rifugio era senza acqua e la dovevano quindi pompare da sotto. Cosa mai successa.

    Quindi , mi domando: visto quello che sta accadendo, che è sotto gli occhi di tutti. Come si fa a consumare una così grande quantità di acqua per farci della neve artificiale che oltre tutto è piena di additivi che sicuramente inquinano il suolo?

    Povere Dolomiti…..

  12. E avresti sicuramente ragione Alessandro o forse avevi… la neve artificiale per poter esistere ha bisogno di additivi, ne esistono di vario genere a varia natura. Un additivo non lascia mai indenne l’ambiente in cui viene usato anche se, come a volte viene venduto all’opinione pubblica è naturale (ma qui ci son da scomodare leggi e proroghe che di solito fanno a botte colla realtà del termine naturale…).
    Quindi credo che già dire a basso impatto ecologico sia poco veritiero (dati ufficiali di ogni genere li trovi qui: http://www.cipra.org/it/cipra/italia).
    Festa per una valle? Ma le feste non si fanno contando i proventi o sbaglio? La inserirei piuttosto in un contesto di evento a scopo di promozione turistica allora tornano un po’ i conti…
    Ma la mia non è certo una critica all’evento in se o ai ricavi che può provocare, piuttosto alla gestione falsa (festa – business) per la quale una valle svende ancora una volta le proprie risorse per un’incapacità a trovare obiettivi diversi o diversificati. Cosa farà la Val di Fiemme se i prossimi due inverni la neve scarseggia ancora?
    Evento eccezionale… che si inserisce in un quadro di altre decine di eventi, dovuti all’eccezionalità della stagione ovvero le migliaia di ettolitri d’acqua sparati per fare neve artificiale sulla piste di sci alpino, quindi il basso impatto anche in questo caso si inserisce in un ingranaggio ormai consolidato di sfruttamento senza scrupoli dei territori… complicità si definisce…
    Senza contare che ormai è in voga l’innevamento artificiale in ogni caso ad inizio stagione per preparare il fondo…
    Se fosse una festa si adatterebbe alla situazione contingente, una festa è una festa sempre e comunque!

  13. “Poi aprì l’ufficio della neocostituita Azienda di Soggiorno, sotto al campo da tennis dell’Albergo Corona. S’intravedeva dalla vetrina un tradizionale costume ladino e uno chignon bellissimo, erano di Marugiana, sorella di Tita e morosa al momento di mio fratello, il maggiore. Ci regalò, Marugiana, il manifesto della prima Marcialonga in programmazione. Io lo guardai storto, m’insospettii. Preferivo il dottor Donato Zeni e il Fachiro, la Roda non ancora ferrata e i prati verdi o bianco immacolati. Già, i prati… Negli anni ’60 valevano mille lire al metro quadro, nei ’70 si vendevano a quarantamila. E negli ’80, dopo diversi fienili bruciati non più a causa dei fulmini, a me che di tanto in tanto ritornavo in paese e domandavo: – Cos’è ’sto nuovo schifo? – rispondevano: – Luca, guarda che quassù adesso non viene più da fuori soltanto chi amava la montagna come voi, ma arrivano anche e soprattutto quelli che in passato andavano a Rimini! -. Quelli che si ammassano e consumano. Che hanno e non sono. Lo scenario si stava modellando d’altronde e ovunque, in Italia, attorno a un tale Silvio Berlusconi…”

  14. Caro Stefano, dialetticamente hai ragione! Ma la marcialonga e’ un evento eccezionale,occasione di festa per una valle e promozione di uno sport a basso impatto ecologico!

  15. io sono un seriale della marcialonga – ne ho fatte nove compresa quella di quest’anno. Potevano risparmiare un pò di acqua e fare una pista da 45-50 chilometri visto che gli ultimi chilometri erano su neve molto bagnata e compromessa causa la elevata temperatura.
    Sono comunque pronto a boicottare le prossime edizioni su neve artificiale se e solo se le guide si impegnano a boicottare l’utilizzo dell’elicottero!

  16. Per riconvertire turisticamente un’area come quella interessata dalla Marcialonga (ma anche, aggiungo, come tutto il comprensorio sciistico dolomitico) occorrerebbero una lungimiranza e una capacità che sicuramente oggi non sono nella più parte degli operatori attuali.
    Non dimentichiamo che prima dello sci, queste valli erano povere e ora invece hanno un livello di benessere economico molto elevato. Se va avanti così si romperà l’equilibrio costi-benefici e solo allora il cambiamento sarà obbligato, ma sicuramente non prima.
    Il concetto di “amante della montagna” è cosa puramente cittadina e per il montanaro la montagna altro non è che l’azienda da cui ricavare più profitto possibile in tempi brevi.
    Fare dietrofront è dura perché rinunciare a certi benefici non è come non averli mai avuti.
    Io non so se i cambiamenti climatici sono da imputare all’uomo, ma se dovremo vivere una lunga estate ci organizzeremo

  17. Considerato che Il Cai si interroga sui cambiamenti climatici e la diminuzione delle risorse idriche per l’uomo, in un convegno che si terrà il prossimo 20 febbraio a Bolzano, cosa pensa della Marcialonga senza la neve, svoltasi domenica 31 gennaio 2016 in Val di Fassa TN?
    8.500 camion utilizzati per trasportare 105.000 metri cubi di neve artificiale, quanti ettolitri di carburante hanno bruciato? 40.000 metri cubi di acqua potabile, per trasformarla in neve artificiale, prelevati dagli acquedotti dei 17 comuni su cui passa il tracciato della gara”, quanta energia elettrica ha consumato? Gli organizzatori sono molto soddisfatti, loro pensano al guadagno.
    Aspetto di leggere la conclusione del convegno e la posizione del CAI alla relazione finale.

  18. concordo in pieno,poi per assurdo in mancanza di precipitazioni abbiamo sofferto la siccità e nel nostro acquedotto i camion cisterna dei VVF facevano due tre viaggi al giorno per fornirci acqua mentre nelle montagne intorno si sparava a tutto spiano .

  19. Non sono d’accordo dal momento che la marcialonga rappresenta un minimo esempio di ciò che in realtà avviene per lo sci da discesa….in misura macroscopica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.