I timori legati agli incontri con gli animali, gli scarti “biodegradabili”. E quaranta situazioni ispirate ad eventi reali. Il libro dell’antropologa alpina smonta diversi luoghi comuni e restituisce un rapporto più consapevole con la natura. Fra esperienza sul campo, attenzione agli ecosistemi e un pizzico d’ironia.
Montagne senza miti
(paure, stereotipi ed esperienze d’alta quota con Irene Borgna)
di Valentina D’Amora
(pubblicato su saperambiente.it il 28 gennaio 2026)
Chi ama le escursioni in montagna osserva la natura attraverso una lente di nozioni, ma anche convinzioni e piccoli stereotipi che influenzano il modo di percepire il cammino. Si tratta di un patrimonio composito, formato dall’esperienza diretta, da apprensioni trasmesse in famiglia e da quelle leggende metropolitane che continuano a circolare attorno alla vita all’aria aperta.
Sentieri di rovi e vipere in agguato
Un sentiero invaso dall’erba alta e dai rovi, per esempio, induce quasi automaticamente a procedere con cautela, avanzando a piccoli passi e magari picchiettando il terreno con un bastone, nell’attesa – spesso ingiustificata – di un possibile incontro con vipere pronte a mordere alle caviglie. Paure diffuse che, nella maggior parte dei casi, non trovano riscontro nella realtà, ma che continuano a suggestionare il modo di vivere gli ambienti naturali.
Riconciliarsi con l’ambiente
Anche i bisogni più elementari, come fermarsi per fare pipì durante un’escursione, vengono spesso rivestiti di un’aura simbolica: un gesto semplice che può trasformarsi in un momento di “riconciliazione” con l’ambiente, quasi un atto di restituzione al suolo e alla vegetazione. Con ironia, persino gli episodi più imbarazzanti diventano occasione per riflettere sul ciclo naturale delle cose e sul rapporto, talvolta ingenuo, che l’essere umano instaura con l’ecosistema.
Leggerezza e sagacia
Sfogliando le pagine di Cose che capitano in montagna (Cai Edizioni, 2025) di Irene Borgna – filosofa dell’ambiente e antropologa alpina, da anni impegnata nella divulgazione scientifica e nell’educazione ambientale – si vede riaffiorare proprio questo fitto intreccio di timori, ricordi e aspettative. Il libro intercetta le esperienze più comuni a molti camminatori e camminatrici e le restituisce con leggerezza e sagacia, strappando sorrisi e favorendo una riflessione più consapevole sul nostro modo non solo di abitare, ma anche di raccontare la montagna.
Ansie in cammino
Non mancano poi le ansie legate agli incontri con gli animali domestici che presidiano la montagna, come i cani da pastore intenti a sorvegliare la mandria. Trovarsi a pochi metri da uno di loro può generare una tensione immediata, alimentata più dalla fama che da reali episodi di pericolo, ma sufficiente a far accelerare il passo.
Gesti da correggere
Nel capitolo “Non rischiamo la buccia”, ad esempio, Borgna smonta uno dei luoghi comuni più diffusi della frequentazione “leggera” della natura: «L’idea che bucce e torsoli possano essere gettati senza conseguenze perché “tanto sono biodegradabili” è un falso mito. In ambienti molto freddi o molto secchi gli scarti organici possono impiegare mesi, talvolta anni, a degradarsi. E se vengono mangiati da animali selvatici, possono risultare tossici o alterarne il comportamento, rendendoli dipendenti dal cibo di origine umana».
Palestra mentale
Il libro raccoglie e “mette in scena” quaranta situazioni ispirate a episodi reali e all’esperienza sul campo di guide, guardiaparco e frequentatori abituali della montagna. Cosa fare se scoppia un temporale improvviso, se una zecca si attacca in un punto delicato oppure se la suola dello scarponcino cede a metà escursione?
Le illustrazioni di Agnese Blasetti aiutano a visualizzare i contesti, mentre i testi accompagnano i lettori nell’esplorazione delle possibili scelte, con l’obiettivo di favorire decisioni più sicure e sostenibili. Il libro diventa così una sorta di palestra mentale, che consente di mettersi alla prova anche lontano dai sentieri.
Titolo: Cose che capitano in montagna
Autore: Irene Borgna
Editore: Cai Edizioni
Anno: 2025
Pagine: 240
Isbn: 978-88-7982-165-0
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Frase secondo me sintomatica.
Comunque, nessuno ha riscritto alcuna regola grammaticale, nessuno è obbligato ad usare un linguaggio inclusivo (semmai bisognerebbe chiedersi come mai ci si infastidisce se qualcuno lo usa) e faccio notare che le prime “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” risalgono al 1986 (quindi non si tratta certo di una novità).
Le “regole della biologia” non le scriviamo noi, quindi non c’entrano una fava.
Il limite de che?
Di quello che è accettabile?
Il limite lo decidiamo noi come società (si spera) civile, ed è lapalissianamente in continuo movimento, quello che un tempo era inaccettabile, oggi è normale: in tanti paesi è ancora possibile dire alle donne come devono o non devono vestirsi e l’omosessualità è un reato; qui in Italia fino a non tanti anni fa le donne non potevano votare, il divorzio non esisteva, l’aborto era illegale, e lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona… qual è il limite?
Adesso però basta veramente, questo è il mio ultimo intervento fuori tema… che Agnese giustamente ci richiama all’ordine 😉
Ommadonna, io te lo chiedo una seconda volta: mi spieghi cosa c’entrano ‘sti discorsi con ‘sto minchia di libro? COSA?!
Va bene allora riscriviamo tutte le regole dalla grammatica alla biologia così siamo più inclusivi, magari anche esentasse poverini…
Quale è il limite?
Il litio ragionamento è logico, chi decide però quali sono i limiti?
Tutto questo zelo per il rispetto della purezza della lingua mi fa sempre sorgere il dubbio che quello che realmente dà fastidio sia altro… ma rimane appunto solo un mio sospetto.
Comunque il linguaggio inclusivo è una scelta, discutibile e perfettibile finché si vuole, ma una scelta, non un capriccio né un errore di grammatica/ortografia.
In quanto alle persone transgender, mi sembra che, giustamente, “pretendano” solo che la loro identità sia riconosciuta, e che il tema della partecipazione di atlet* (scusa, eh :)) transgender alle competizioni di uno o dell’altro sesso sia di competenza delle varie federazioni, che dovrebbero fissare norme e criteri equi (compito non facile).
Non ho altro da aggiungere.
Io mi sono rotto i coglioni che enti come le università ( e molti altri) mi scrivano mail che iniziano con gentilissim* …, mi sono rotto i coglioni che dei maschi che pretendono di essere donne gareggino nelle gare con le donne vere….devo dire altro?
Allora ripeto essere normali , come usare correttamente la lingua mi sembra ormai un atto di ribellione
Siete tutti invitati al LANCIO DELLA BUCCIA DI BANANA NEL CESPUGLIO DI MIMOSA!
Domenica 8 Marzo, Pian della Mussa (Balme, TO), ore 7.30.
Intrattenimento musicale: Troubaires de Comboscuro.
ilfetido:
Mi sembra una frase… vannacciana 🙂
Sei ovviamente liberissimo di pensarla così, tra l’altro sei (purtroppo – aggiungo io) in buona compagnia, ma questa tua frase, sia detto senza alcuna offesa, è una fregnaccia.
Non vedo come possedere un certo patrimonio genetico (maschio, bianco), avere un certo orientamento sessuale (etero) e possedere alcune caratteristiche fisiche (magro) possa essere definito un “atto”, che è una cosa volontaria, men che meno “di ribellione”.
“Ribellione” verso cosa poi? Normale = conforme alla maggioranza… ergo se qualcosa è normale non può essere ribellione.
Oltretutto non mi sembra proprio che la “normalità” sia in qualche modo punita/ostacolata/marginalizzata.
Ignoro se e quanto la tua vita sia dura, ma sono certo che, se è dura, non è perché sei donna, nero, omosessuale, sovrappeso… o più di queste cose assieme.
Sbaglio?
@il fetido, che modo elegante (forse un po’ scontato, Murakami è un po’ il Fabio Volo dei giapponesi) per evitare di rispondere alla domanda diretta 😇
Cara Agnese,
“Non è che il significato non si possa spiegare. Ma ci sono certi significati che vanno perduti per sempre nel momento stesso in cui vengono spiegati a parole.”— Haruki Murakami, 1Q84
Spero apprezzerei
@ilfetido maccheczz c’entra 😂😂😂 ce ne vuole per fare un collegamento del genere eh!
se essere “ribelli” vuol dire inzozzare in giro, no grazie, preferisco essere “normale”. Io prima di tutto penso al mio piccolo, che comporta non buttare le cicche delle sigarette in spiaggia, mettere gli assorbenti nello zaino invece che lasciarli nel bosco, comprare meno plastica possibile etc etc. Piccoli gesti che a mio parere non c’è bisogno di essere ricchi per fare.
Poi possiamo aprire un’altra discussione su quello che invece è un privilegio di chi ha i soldi (tipo essere vegani), ma non è questo il luogo visto che non c’entra una sega col libro in questione.
anyway, hai finito di trollare o ne avrai ancora per molto?
Si potrei essere d’accordo con l’idea che oggi essere rivoluzionario sia quasi un lusso…
Comunque il mio significato originale era più in incentrato sul fatto che oggi essere normale è un atto di ribellione…passando inevitabilmente per patriarca in quanto maschio, omofobo in quanto etero, razzista in quanto bianco e body shamer in quanto magro…..ecc eccecc
ilfetido:
Se vuoi dire che oggi solo chi è già in una posizione privilegiata può permettersi di fare il (o atteggiarsi da) “rivoluzionario” senza rischi, allora sono d’accordo.
Diversamente, mi sembra solo un piagnisteo in stile “non ci sono più le mezze stagioni”, o “si stava meglio quando si stava peggio”.
Ti ringrazio Agnese per il fantastico suggerimento….oggi per essere veramente rivoluzionario devi essere maschio etero bianco magro e lanciare torsoli di mela. …..meraviglioso grazie
@ilfetidio @Grazia & compari:
Si pensa a non lasciare rifiuti in giro e ANCHE ai problemi ambientali più complessi, una cosa non esclude l’altra.
Ma vi pare normale mettervi a far polemica su di un libretto che non ha pretese di essere un trattato sull’ecologia mondiale, ma semplicemente una raccolta di consigli/avvertimenti per evitare di fare schifo se si va a fare un giro in montagna visto che siamo sempre di più?
@Cominetti: si si, lo sappiamo, tu sei l’anarchico che vive fuori dal gregge e bla bla bla…
Per la pipì consiglio il metodo “Waterworld”:
https://share.google/vdet8r6Y4XS5kRMUq
Balsamo, visto che siamo nel periodo giusto e che te la canti e te la suoni, perché non vai al festival di Sanremo?
B) a me le bucce sui sentieri o nel bosco non danno nessun fastidio. Per puro piacere piscio spesso fuori casa nell’erba. Le pisciate sulla neve le trovo persino interessanti e non mi disturbano affatto. A certi fanno orrore, secondo me hanno dei problemi. Vivere inquina. A tutti quelli che sono preoccupati per questa cosa dico che quando sarò morto avrò smesso di inquinare con bucce, pisciate e un sacco di altre cose fetide e maleodoranti.
Mai stato un raffinato.
Per come la vedo io le due cose non sono mutuamente esclusive, anzi semmai il contrario.
Ti posso rispondere per come la vedo io. Sono infastidito dal fatto che si ponga l’attenzione su delle banalità su cui ovviamente nei principi sono d’accordo , ma che bella realtà della pianeta terra sono completamente ininfluenti, quindi a mio avviso invece di parlare dintorsolindi mela e bucce di banana sarebbe meglio concentrare le energie su azioni che siano un tantino più impattanti.
Più di così non posso dire.
Ma questo chi l’avrebbe scritto/detto?
Nell’articolo non ne vedo traccia. Io non l’ho scritto. Agnese e Balsamo neanche, mi pare.
Quindi, di cosa stiamo “discutendo” in realtà?
Ma non c’è dubbio che sia fastidioso e anche disgusto trovare sporcizia in giro….ma che il pianeta vada a rotoli per un torsolo di mela mi sembra appunto un na discussione da radical chic
Acciderboli!
In una “discussione” fra sconosciuti in rete mi hanno dato del radical chic!
Non so se sopravviverò all’onta! 🙂
Invece di proseguire la “discussione” affibbiando etichette o a suon di “lei non sa chi sono io”, qualcuno mi può indicare un motivo per cui, quando vado a fare un’escursione, un’arrampicata, il bagno al torrente o in mare, ecc. dovrei buttare in giro i resti di quello che mangio, siano essi anche solo vegetali?
Adoro cambiare idea.
@55 “No comment sulla comprensione del testo”
Grazia, il mio consiglio di iscriversi al corso di comprensione del testo era rivolto a quella sagoma de “ilfetido”, che chiedeva informazioni sui miei corsi di “fondamentalismo ecologista“. Dato che, a quanto vedo, il “fondamentalismo ecologista” mi sembra l’ultimo dei suoi problemi.
Giusto per chiarire.
@15 : Ecco io vorrei capire da quelli che dicono , che non contesto , che si incomincia dal piccolo e che ognuno deve fare la sua parte , cosa in effetti fanno per quanto illustra Ragattin. Perchè se la loro radicalità si trasporta a questo problema enorme non dovrebbero neanche guardarla la carne d’allevamento e non so se è proprio così
Vabbè ho capito, dovremo realizzare dei bagni per gli animali ed insegnare loro a fare la pipì dentro. Con gli orsi credo che dovremo studiare bene le dimensioni, sia per farli entrare senza spaccare tutto che per fargli centrare il buco. Siete simpaticissimi!
#piùmontagnaperpochi: come per incanto riduciamo ai minimi termini problemi tipo pipì, cacca, bucce e briciole di pane
Ragazzi, avevo intenzione di fare domani una spensierata escursione con le ciaspole sul Balzo delle Rose (Appennino Modenese).
Ora però, dopo aver letto il GognaBlog, un dubbio mi assale: se mi scappa la pipí, che fare?
Giuseppe, la faccina sorridente denotava ilarità. No comment sulla comprensione del testo.
Il Cristo di Agnese, invece, fa capire che non c’è più nulla da dire, anche perché mi pare chiaro che si tratti di quella ecologia superficiale cui basta differenziare senza andare a vedere dove finisca tutta la spazzatura ben riposta in sacchetti colorati.
Ci vediamo in montagna, spero!
Ok grazie chiarito l’equivoco…confermato siete dei radical chic….
C’è differenza?
Ma non è che confondere l’ecologia con l’educazione?
– Bambine e bambini, qual è la prima cosa che si mette nello zaino?
– Un sacchetto per portare via tutti i rifiuti: bucce di banana, mozziconi di sigaretta, carta igienica usata ed assorbenti compresi, signora maestra!
D’accordo con Agnese e Balsamo: non vedo nessun motivo per abbandonare in giro i miei rifiuti, anche se “biodegradabili”.
@il fetido: hai pescato quella sbagliata perché ho il sacchetto apposito per assorbenti e fazzoletti, non lascio mai niente in giro, e mi incazzo come una biscia con chi lo fa.
io non ho detto che la pipì inquini, ho detto che ha un impatto. E c’è una bella differenza se a fare pipì o cacca è una singola persona, o cento o mille. Stesso ragionamento si può fare su larga scala, avremmo delle situazioni ambientali molto differenti se ad abitare il pianeta fossimo in 2 miliardi e non 8.
Quindi che facciamo? Cristo, è così complicato evitare di buttare bucce o altro in giro e non trasformare sentieri & co. in delle discariche? Basterebbe che ognuno si riportasse a casa la propria roba.
è impossibile vivere a impatto zero, ma come dice mr. Balsamo, non è che siccome gli altri fanno peggio allora è lecito lasciare roba in giro
A, quindi raccogliete rifiuti (meritorio, sia chiaro), ma uno “tutte ‘ste seghe sulle bucce e similia non me le faccio” e tu trovi “impensabile non poter lasciare nel bosco un torsolo di mela” (però lontano dal sentiero, eh).Interessante.
Forse è meglio se ti iscrivi a un corso di “comprensione dell’ironia”.
Aspetta, non esageriamo: iniziamo da “comprensione base di un testo” 🙂
Giuseppe, leggi solo quello che ti serve per il tuo commento? 🙂
Considerando che ritengo casa tutto il Pianeta (passando un discreto tempo a raccogliere rifiuti come Marcello – by the way, penso volesse raccontare questo, non che ci sono cose peggiori e quindi non fa niente cosa buttiamo!), dentro la mia abitazione non getto a terra nulla: ho a disposizione 7 h tutto intorno da poter alimentare.
Lasciamo perdere il commento di Agnese sulla pipì e le auguro di poter vivere più appieno la Natura dando una nuova dimensione ai propri gesti.
(Per ora sono milanese e ci sarebbe da fare una lunghissima lista di strutture – spero – temporanee che abbruttiscono la città e saranno una bella quantità di rifiuti da incenerire. Non parliamo delle deiezioni dei cani… quelle sì che fanno bene a tutti!!
Mi scusi professor balssmo deve ci si può iscrivere ai suoi corsi di fondamentalismo ecologista? Grazie
P.S.
A proposito di cose buffe, dopo aver letto che casa di Grazia (ciao, Grazia!) “è tutto il Pianeta“, non posso fare a meno di immaginare la sua abitazione piena di torsoli di mela, bucce di banana, e bucce d’arancia (fatte a pezzettini piccoli, naturalmente 🙂 ) lasciate “a portata degli animali“.
Cara Grazia, forse non sai che i resti organici contengono azoto, fosforo e potassio, ovvero sostanze che si trovano in abbondanza nei fertilizzanti chimici industriali.
Quindi, quando abbandoni nel bosco (lontano dal sentiero, mi raccomando) un torsolo di mela, stai praticamente gettando (nel bosco) una manciata di fertilizzante chimico. Greta non approverebbe 🙂
@39
Regattin, sono d’accordo che vi sono fonti d’inquinamento infinitamente peggiori della buccia di banana gettata da un occasionale escursionista (ma se 1000 escursionisti gettano 1000 bucce nello stesso posto, magari ne riparliamo).
Ma non sul fatto che, per questo motivo, sia una “battaglia assurda“.
Non per fondamentalismo, ma perché ritengo che la mentalità alla base di affermazioni del tipo: “nei dintorni di casa è pieno di rifiuti della grande guerra“,(che sottende “quindi un rifiuto in più o in meno, che vuoi che sia”) o “trovo impensabile non poter lasciare nel bosco un torsolo di mela” (che sottende “ma tanto è biodegradabile, cosa vuoi che faccia”) vada contrastata.
Perché totalmente autoassolutoria e convintamente inconsapevole dell’esistenza di conseguenze dei propri gesti: “tanto c’è chi fa peggio”, oppure “tutto, in natura, è in continua trasformazione”. Quindi, “cosa volete da me?”
Ma questo ragionamento si potrebbe applicare anche alla piccola fabbrichetta che sversa nel vicino torrente, tanto a fianco c’è la fabbrica più grande. E poi quello che sverso si trasformerà in Natura, no?
E dalla fabbrichetta alla fabbrica più grande e da questa alla multinazionale: hai presente quanto sversano loro? E così via scalando.
E’ questo il punto, secondo me.
Quindi cara Agnese, fare pipì dietro un alberò inquina e farla nel water invece no ?
Potresti consigliare alle tue colleghe donne metodi alternativi agli assorbenti ? O quelli non inquinano perché li riportate sempre a casa?
Lo ammetto, ogni tanto leggendo il blog, sono tentato di intervenire, sia in discorsi seri che nei deragliamenti dal tema principale, tanto per cazzeggiare. E allora eccomi: tempo fa ho letto un articolo in cui si parlava di una strana vegetazione rigogliosa presso una cima di media quota, attribuendola “scientificamente” alla irrigazione da parte dei numerosi frequentatori evidentemente maschi. E dalla memoria ripesco un’antica implorazione da parte di una scialpinista sul sito thetop che potrei riassumere in “maschi, don’t piss over the top”!, anche se su certe vette nevose si potrebbe fare uno studio sul grado di disidratazione dei maleducati. E che dire dei fazzoletti bianchi disseminati nei luoghi più o meno nascosti presso i sentieri? Giusto usare quelle belle foglione grandi umide, vellutate sotto, che si trovano però solo in certi posti. Forse il CAI dovrebbe regalare almeno agli iscritti foglietti verdi o marroni, ma hanno coloranti tossici…
@Matteo: mmmm no, hai presupposto pisquanate nel libro basandoti sull’articolo. Facile criticare così eh?😛
@Cominetti: incredibile come ogni scusa sia buona per tirare fuori ‘sti caxxo di vaccini.
Per il resto, ognuno di noi lascia un qualche genere di traccia (che sia una buccia di mandarino, o due gocce di pipì – si perché anche la pipì “altera” l’ambiente), averne la consapevolezza e di conseguenza cercare di ridurre al minimo questo impatto, visto che siamo un botto di persone a girare per il pianeta, non mi sembra un concetto da fanatismo ambientale.
Personalmente continuerò a non lasciare niente dove vado, neanche di “biodegradabile”.
35. Balsamo, ho scritto che è una battaglia assurda, non che io butto le bucce a casaccio quando vado in montagna. Ed è effettivamente assurda ed insignificante rispetto ad esempio (ma mi pare che sul libro non venga menzionata) al rilascio di microplastiche dal nostro abbigliamento ipertecnologico, rispetto a tutti i pesticidi, diserbanti e sostanze chimiche che si usano in agricoltura anche in montagna e che vanno ad inquinare non solo le falde, ma anche gli ambienti circostanti alle aree agricole, dove la fauna si nutre di prodotti contaminati (ci sono studi ad esempio sulla lepre europea che subisce avvelenamenti da pesticidi).
Attilio, era lì perché non soggetta agli elementi, né dal cielo né dalla terra. Fai un’altra prova facendo diversamente e vedrai che dopo qualche giorno sarà rinsecchita e irriconoscibile. In tutti i casi, sono tantissime le cose naturali che impiegano anni a deteriorarsi. Hai mai osservato l’evoluzione di un tronco d’albero?
Sulla colata etnea del 2002 sono numerosi gli alberi abbattuti ancora visibili, a testimonianza dell’attività vulcanica e dell’opera degli insetti xilofagi, dell’azione dei venti arricchiti dai lapilli abrasivi e della pioggia.
9 anni fa( estate 2017), sistemando la casa di un’amica, mangiai una banana e buttai la buccia sotto un piottone ( i ciödi come dicono i malechi) che stavo posando nel vialetto di accesso, solo su terra senza cemento. Oggi sono andato per curiosità e gli ho chiesto se potevo alzare quel piottone. La buccia era ancora lì, nera, piatta come un missoltino ma era lì!
Sono felice che tra i soliti ci siano Luciano e Marcello.
Anche Giuseppe, che scrive cose buffe: casa mia è tutto il Pianeta e mi comporto in maniera diversa in ogni ambiente che frequento. Puntualizzo che non mangio banane che vengono raccolte acerbe oltre oceano con sfruttamento di risorse di ogni tipo e poi irrorate con sostanze chimiche per farle maturare (quelle sì, forse, sarebbe meglio bruciarle). La maggior parte della frutta che mangio viene dal giardino di casa o dai dintorni. Mangio bananine siciliane solo quando incontro i miei amici che le producono sulla costa ionica, a pochi chilometri da casa.
Non sono tanto d’accordo che possano essere ammesse corbellerie perché si fa divulgazione e penso che siamo molto in ritardo per avvicinarci a quella che chiamiamo Natura e, se proprio vogliamo farlo, dovremmo farlo in maniera un po’ più consapevole.
Non c’è bisogno di comprare una nuova borraccia di bambù per salvare se stessi e tutta la Terra.
Se evitassimo di farci Tumberg, sarei più felice.
Regattin, nel tuo orticello e per le tue piante in vaso fai quello che ti pare, ci mancherebbe (e non dovrebbe nemmeno essere necessario dirlo).
Altrove, magari… (e neppure questo dovrebbe essere necessario dirlo)
34. Credo che nessuno di noi (che ha commentato l’articolo) lasci i propri scarti sulla cima e nemmeno sui sentieri. Quanto alla buccia di banana (e poi mi taccio) contiene l’80% di acqua, che evapora entro 4,/5 giorni. Quello che rimane è uno dei migliori fertilizzanti che si possano trovare. Tant’è vero che le uso abitualmente nel mio orticello e anche per le piamte in vaso.
Al di là del fatto che lasciare rifiuti in ambiente possa nuocere alla flora o alla fauna (ci sono degli studi al riguardo, ma agli illuminati che hanno la fortuna di vivere “la natura nel quotidiano” magari non interessa perché loro sanno ma soprattutto osservano), basterebbe un pò di sensibilità personale per capire che, setutti facessimo così, certi luoghi (come le cime, per esempio) diventerebbero dei letamai.
A me, personalmente, piace lasciare una cima come l’ho trovata, senza dover per forza lasciare un segno del mio passaggio.
Sia esso firmare un libro di vetta (che trovo pratica ridicola), che lasciare in giro i miei rifiuti.
Ma capisco che le sensibilità personali siano diverse e che ci possa essere chi trovi accettabile buttare per terra una buccia di banana, tanto “sotto il sole dopo un giorno è già secca” piuttosto che sobbarcarsi lo sforzo di riportarla a valle.
Chissà se si comporta così anche in casa propria? 🙂
Dimenticavo, nel titolo si parla di sicurezza e sostenibilità. È lampante che non si ha idea di cosa siano.
Comunque credo, e auguro all’autrice, che un libro così andrà a ruba. Un po’ come i vaccini.
Sarà che vivo nel bosco a 1600m di altitudine e con gli animali mi sento piuttosto integrato. I miei 3 gatti giocano con le volpi e i cervi svaligiano ogni notte il composter, tanto che non lo chiudo più. Vipere ne vedo ma non amando i rettili le evito se posso.
Insomma io tutte ‘ste seghe sulle bucce e similia non me le faccio. Nei dintorni di casa è pieno di rifiuti della grande guerra. Se posso e ne ho voglia porto robe in discarica ogni tanto ma non mi sento un estraneo umano nel posto dove vivo. Martore che divorano i cavi elettrici delle automobili cerco di scacciarle. Alle talpe e alle arvicole pensano i gatti, precisi e spietati.
Questi libri vanno bene per chi vive la natura come un problema a iniziare dall’autrice, con cui non ce l’ho di certo. Ognuno deve sopravvivere, capisco.
Che poi sia edito dal Cai…capisco anche questo.
Buone vacanze. State poco. Grazie.
Penso che l’intento del libro sia di invitare le persone alla frequentazione della montagna con maggior consapevolezza. Poi non mi farei troppe domande sulla mela o la banana. Io cerco sempre di riportare tutto a casa. Non so se sia giusto o sbagliato. L’habitat della vipera è estremamente diversificato e quindi la descrizione nell’articolo è ovviamente semplicistica. Come un po’ tutto l’articolo ma svolge il suo valore divulgativo.
Bene , almeno dicci com’è la pensi tu al riguardo…. welcome to the jungle my friend
È da un po’ di tempo che leggo questo bellissimo blog di Gogna. Articoli interessanti e qualche volta pieni di esperienza e conoscenza. Ma è possibile che alla fine di ogni articolo ci siano sempre decine di commenti scritti da i soliti cinque o sei che non riescono ad esprimersi con calma e gentilezza ? Lo fanno perché hanno un’ alta considerazione di loro stessi e pensano di dispensare profondità, saggezza e conoscenza? Magari così spaventano altri lettori che potrebbero contribuire ai ragionamenti. Ecco, ora so che qualcuno potrebbe commentare negativamente su di me ma fortunatamente considero l’altro un dono e quindi non mi sentirò attaccato. Certo che la gentilezza è proprio sparita…
Ok suona già meglio…..tanti anni fa a pian schiavaneis preso dalla fame comincia a rubare le noccioline che i turisti lanciavano alle marmotte obese sotto la falesia…..e si incazzavano pure…le marmotte…i turisti inorridivano….the more things change
Danni gravi avvengono soprattutto nei pressi di stazioni turistiche frequentate da visitatori occasionali che pensano che gli animali non sopravvivrebbero senza essere alimentati dagli umani. Poi ci si mettono pure alcune guide – pure loro inconsapevoli – che per compiacere gli ospiti lasciano che gli animali si avvicinino attirati da pane e brioche.
Antonio un po’ generico… spiegati meglio
A me mi fate paura.
A me mi fate paura,ma vi rendete conto di cosa scrivete.
Wow…ma saranno volpi che si alimentano sistematicamente in discariche o cassonetti….nessuno diventa diabetico per un pezzetto di pane sul sentiero….
Agnese, mi rendo conto che non a tutti è dato, come a me altri del Blog, di vivere la natura nel quotidiano e poter osservare che una buccia di banana (a cui va rimossa l’etichetta) sotto il sole dopo un giorno è già secca e avrà le sembianze, così scura, di altri elementi naturali.
Per il resto, si sta qui commentando l’articolo, non il libro.
Luciano, la buccia d’arancia basta farla a pezzettini piccoli perchè si disidrati più velocemente et, voilà, nel giro di qualche ora nemmemo la vedi più – ovviamente non lungo il sentiero.
Il fetido, sì, e si sono riscontrate patologie come il diabete, disturbi intestinali, perdita di pelo. Gli zuccheri raffinati e i cibi processati nuocciono a tutti.
Dimenticavo… qualcuno ha mai misurato la glicosuria, le fruttosamine, l’emoglobina glicta…o fatto una curva glicemica ad una volpe ?
Esattamente come dice Alberto.
Questa è roba da ecologisti radical-chic….roba da Greta Tuborg…..io per tre anni mi sono pulito il culo con fogliame e fascellini di erba….e non mi rompete le scatole per bucce d’arancia o di banana….
I radical chic andate a farlo in centro a Milano
Agnese, commetti l’errore di scrivere senza immaginarti davanti al tuo interlocutore, ma è corrente sul web, quindi portiamo pazienza.
Se tutti, proprio tutti, lasciassero l’organico in natura (e certamente non mi riferisco a croissant, pizzette e merendine che non solo possono portare gli animali alla dipendenza, ma anche a patologie serie come il diabete), mettendolo a portata degli animali e, nel contempo, nascondendolo al pubblico, finalmente gli umani potrebbero dare un contributo significativo al rinnovamento del Pianeta.
Non mi sembra più intelligente conferirlo in sacchetti (che non sono mescolabili al compost) che poi saranno bruciati, insieme ad additivi tossici, per produrre energia che di green ha solo il nome.
Andando in giro per le Apuane ho buttato qualche buccia d’arancia. Ammetto che se tutti facessimo così i pendii si colorerebbero di arancione, non proprio in sintonia. Quindi che mi costa rimettere le bucce nello zaino e riportarle nel cestino dell’umido a casa? Nulla!
Però sui ravaneti che scendono dalle cave, non ho mai notato bucce d’arancia, di banana o torsoli di mela. Sono cieco?Non credo perchè quello che ho visto è ben altro: bidoni, pneumatici, cavi, tubi, batterie, fili elicoidali, lamiere, vecchi macchinari, cisterne, ect. Poi ho notato enormi blocchi di marmo di parecchie tonellate che ogni giorno scendono a valle lungo le strade arroccamento che sventrano i fianchi dei monti apuani. Ho assaporato anche un bel “profumo” di gasolio.
Lungo i sentieri piu che bucce d’arancia o incontrato: fazzoletti di carta, lattine, confezioni di barette energetiche, assorbenti, buste di plastica.
Boh…forse ragiono a senso unico.
Ho fatto commenti sulle pisquanate scritte nell’articolo qui riportato.
Se le medesime pisquanate siano presenti anche nel libro che l’articolo pubblicizza non lo so (e l’ho scritto) e in realtà non mi interessa nemmeno.
Come adesso scrivo che mi da un po’ fastidio che qualcuno pretenda che io sia titolato a scrivere solo se…
Se ritieni che io abbia scritto qualcosa di sbagliato, ribatti a quello che ho scritto.
Agnese, appunto, vi fissate sul particolare. Ogni anno gettiamo nella spazzatura, come cibo non consumato, 18 miliardi di animali da allevamento dei 100 miliardi che vengono macellati, molti dei quali dove aver vissuto in condizioni pietose. E il problema sono le bucce di banana o di mela che si degradano in 4/5 giorni e che forse provocano l’indigestione a non si sa bene chi.
@luciano ma perchè ci si fissa su un singolo particolare invece che sul complesso delle cose? Il torsolo di mela è un esempio, possono essere bucce di banana, pezzi di pane, biscotti, bucce di noccioline etc.
per un animale nostrano la buccia di banana è una roba totalmente fuori dalla sua alimentazione. Per dire.
in più, lo vogliamo capire che non è la singola buccia il problema, ma che siamo tanti a girare, e che se tutti lasciamo in giro qualcosa diventa un problema?
@luciano ma perchè ci si fissa su un singolo particolare invece che sul complesso delle cose? Il torsolo di mela è un esempio, possono essere bucce di banana, pezzi di pane, biscotti, bucce di noccioline etc.
per un animale nostrano la buccia di banana è una roba totalmente fuori dalla sua alimentazione. Per dire.
in più, lo vogliamo capire che non è la singola buccia il problema, ma che siamo tanti a girare, e che se tutti lasciamo in giro qualcosa diventa un problema?
@Matteo: allora non far commenti su presunte inesattezze, visto non l’hai letto e non lo leggerai 😊
Ecco che puntualmente riappare il problema del torsolo di mela che fa male alla natura. Ma quando non c’era l’uomo la frutta che cadeva dagli alberi quanti miliardi di animali ha ammazzato? Ma poi sapete che in montagna esistono non pochi alberi di mele abbandonati e dimenticati che nessuno raccoglie: c’è forse un servizio di netturbini che passa a ripulire la base? Oppure avete notato stragi di caprioli deceduti per aver osato mangiare un torsolo di mela? Ma quando finirà questa inutile battaglia in un mondo dove ovunque ti volti ci sono segni di vera devastazione dell’ambiente?
Più dello stereotipo funziona il tabù che invita alla prudenza sia pure in modo generico. Nella valle di Fiemme per esempio ai ragazzi erano vietati il Cornon per evitare le rocce friabili e la pala di Santa, il regno delle vipere. In realtà qualche vipera c’era, ma negli anni Cinquanta tutti consideravano doveroso ucciderla.
“Magari leggi il libro prima di riscontrare le pisquanate.”
Ti dirò, non ne sento proprio il bisogno e non vedo il perché…
@Matteo: infatti non hai letto il libro, ma l’articolo, che non è scritto dall’autrice del libro. Magari leggi il libro prima di riscontrare le pisquanate.
@Grazia, ci sono dei motivi ben precisi per cui gli animali selvatici non dovrebbero mangiare cibo che non fa parte del loro ambiente e della loro dieta
Ovviamente non è un singolo torsolo di mela a creare un problema, ma se TUTTI quelli che girano per sentieri e montagne (escursionisti, ciclisti, scalatori etc) lasciano in giro scarti diventa un problema.
Riusciamo a fare lo sforzo di pensare in ampia scala? Mh?
Non ho letto il libro, ma sarà che sono nato e cresciuto in campagna, in mezzo a campi e animali, sarà che sono invecchiato in montagna e di scepaloni (rovi) ne ho attraversati tanti, leggendo l’articolo, mi pare che ci siano delle ovvietà. Forse il libro è rivolto a chi, oggi, è convinto che le uova non escano dal culo delle galline, ma vengano prodotte dalle stampanti dei supermercati…?!?!?
Beh, il libro non l’ho letto, ma qualche pisquanata la riscontro già nell’articolo.
Per esempio:
“Un sentiero invaso dall’erba alta e dai rovi, per esempio, induce quasi automaticamente a procedere con cautela”
Certo che in un sentiero invaso da erba alta e rovi procedo con cautela, ma mica per paura delle vipere ma per la certezza di graffi e sbreghi se passo di corsa…son mica un cinghiale! (checché ne dicano alcuni amici 😉)
“Non mancano poi le ansie legate agli incontri con gli animali …sufficiente a far accelerare il passo.”
cioé a fare la cosa più sbagliata possibile in queste situazioni.
Enri, il fatto di osservare vipere – soprattutto in primavera quando cercano calore oppure durante l’accoppiamento – non dimostra che attacchino con facilità.
Per i cani pastore mi trovo d’accordo: svolgono il compito di difendere il gregge, anche dagli umani, e bisogna fare attenzione.
Quando mi capita di incontrarne cerco il pastore, altrimenti lo allontano ad alta voce mostrando il bastone.
A me il libro è complessivamente piaciuto. Non è forse la pietra miliare della letteratura di montagna, ma ne consiglio la lettura
Grazie, Marcello, per il consiglio!
Tra la gente che vive all’aria aperta solo quanto basta si è diffusa questa buffa idea che se un oggetto impiega molto tempo a degradarsi non vada lasciato in natura: tutto, in natura, è in continua trasformazione e ciò che vediamo ne è il lento risultato.
Trovo impensabile non poter lasciare nel bosco un torsolo di mela, che sparirebbe velocemente come nutrimento per infiniti esseri viventi, mettendolo diligentemente nella spazzatura, dove finirebbe incenerito in minor tempo.
Zone di rovi, erba alta e pietre, soprattutto se vicino c’è anche un po’ d’acqua rimangono zone ideali per le vipere, a me è capitato di vederne molte (anche altrove ovviamente). Quanto ai cani da guardia dei pastori, visto morsi alle chiappe dal vivo a chi pensava di trattarli come normali altri cani. Sono addestrati per difedendere mandrie di mucche, se ci si avvicina troppo percepiscono una minaccia e non ci pensano due volte a darvi un morso, poi mica detto che vi sbranino ma l’avvertimento per dire chi comanda stiamo certi che lo danno.
Altri miti? Bah…
Una sorta di manuale delle giovani marmotte.
Che comunque era ben distante dal testo sacro di Mani Abili, opera eccelsa dello scoutismo la cui attesta lettura consiglierei a tutti i giovani, e meno giovani, assorbiti nella touch generation.
La saga continua.