Ninì e il suo firmamento

«A poco a poco, senza che me ne accorgessi, la montagna prese l’anima mia, dandomi emozioni nuove e dolcissime, armoniose e potenti (Pellegrina delle Alpi di Ninì Pietrasanta)».

Ninì e il suo firmamento
di Serpillo
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 22 febbraio 2025)

Ho lasciato Ninì (Ortensia Ambrogina Adelaide Carlotta Aideé) in questo post del 2015 senza mai dimenticarla.

Incontrandola nelle pagine delle sue memorie, da subito mi è stata amabile ed amichevole e mi ha stupito il suo intraprendente spirito, la sua sensibilità per la montagna e la sua gioiosità.

Ninì Pietrasanta. Foto Archivio Famiglia Boccalatte www.loscarpone.cai.it.

La montagna l’ha conosciuta prima con suo papà Riccardo nel Monte Rosa e poi con la comitiva di amici milanesi. La mamma, Mariuccia Vernansal de Villeneuve, muore di tisi quando lei è adolescente.

È musicista, pittrice e fotografa (usa la Paillard), precursora nell’uso della cinepresa da 16 millimetri. Le sue immagini sono ben ferme e con una buona inquadratura e vengono anche regalate ai compagni di cordata. Appena presa la patente a 18 anni, guida la sua Fiat 508 Balilla a 3 marce.

Ninì e la guida Giuseppe Chiara al rifugio del Requin. Foto Archivio Famiglia Boccalatte www.loscarpone.cai.it.

Legata in cordata alle migliori guide alpine dell’epoca (Giuseppe Chiara e Tita Piaz) e a seguire con Gabriele Boccalatte, divenuto poi suo marito, pratica alpinismo su ghiaccio e roccia salendo le principali cime sugli itinerari classici e compiendo prime ascensioni.

La vediamo alpinista tostissima, ottima rocciatrice del sesto grado in una montagna dove le donne sono ignorate e sottovalutate.

Gabriele muore il 24 agosto 1938, colpito da una scarica di sassi durante un tentativo di salita all’allora inviolata parete sud dell’Aiguille de Triolet con Mario Piolti.

Ninì non dimentica la montagna, ma non pratica più l’alpinismo dopo la nascita del figlio avvenuta nel 1937 e nemmeno intende favorirlo nella sua pratica. Continua però a sciare e glielo insegna facendogli amare la montagna non competitiva.

Il valore alpinistico di Ninì e di Gabriele è stato scoperto per caso dal “loro pupetto Lorenzo” ben sessant’anni dopo.

Lorenzo, dopo la morte della mamma avvenuta il 23 febbraio 2000, trova un baule “dimenticato” e scopre un tesoro. Nel forziere, anziché monete d’oro, ci sono tante “pizze” di allumino rotonde da 16 mm e più di 2400 foto ben catalogate dalla stessa Ninì.

Le pellicole però sono completamente incollate e odorano di acido.  

Grazie all’incontro con il regista Gigi Giustiniani e al drammaturgo Raffaele Rezzonico, fa visionare il materiale. Le bobine delle “cinematografie” ritrovate vengono così salvate e restaurate ed insieme alle foto diventano un docufilm: Ninì, prodotto da La Fournaise nel 2014 e vincitore di numerosi premi sia in Italia che all’estero.

Appena uscito l’ho ordinato, in quanto non sono riuscita a vederlo in una serata organizzata dal CAI di Chivasso.

Tramite gli occhi della Pellegrina delle Alpi e i diari della coppia Pietrasanta-Boccalatte, ci emozioniamo ed entriamo, con discrezione e forse con un pizzico di nostalgia, nel loro mondo tra il 1932 e 1938.

Non solo ascensioni, scalate, sciate, ma anche intimi attimi famigliari che vengono dipanati al nostro sguardo.

Ninì, Gabriele e il piccolo Lorenzo. Foto Archivio Famiglia Boccalatte www.loscarpone.cai.it.

Un bellissimo modo di raccontare e documentare le sue esperienze e quelle dei suoi compagni di scalata (Gabriele Boccalatte, Toni Ortelli, Emanuele Andreis, Giusto Gervasutti, Renato Chabod, Vitale Bramani, Leopoldo Gasparotto).

La copertina del libro di Gabriele Boccalatte.

Oltre ad essere un documentario d’importanza storica, e non solo alpinistica, ci mostra anche una montagna mai vista prima con la cinepresa.

Il film l’ho rivisto più volte e sono grata al papà Riccardo che le ha permesso di vivere (in particolare l’adolescenza e la giovinezza negli anni Trenta del Novecento) in piena libertà e disinvoltura. La mentalità aperta appoggia la sua autonomia e le sue scelte di vita.

Da segnalare che nel 1935 realizza, pioniera, un cortometraggio in occasione del giuramento prestato dalla reclute della scuola militare alpina di Aosta, sulla salita al Monte Bianco.  

Ma vi ricordate l’epoca in cui vive la nostra protagonista?

Le donne sono considerate l’angelo del focolare e creature da proteggere, relegate all’ambiente domestico e assoggettate all’autorità maschile. 

Con l’avvento del fascismo, poi, il loro compito è procreare ed occuparsi della casa. Possono solo diventare insegnanti o domestiche, ma economicamente non hanno conti correnti propri.

Nel secondo dopoguerra c’è un aumento nella frequentazione delle scuole (anche superiori) e iniziano a lavorare fuori casa. Ancora lontani sono il divorzio e l’aborto.

Le “signorine” hanno dovuto guadagnarsi stima e riconoscimento per le proprie imprese.

I commenti maschilisti e canzonatori eccedono: alcuni medici fino al XVIII secolo sostengono che l’alta quota porta all’infertilità. L’avvicinamento alle cime e alle salite alpinistiche al femminile è ritenuto difficile se non impossibile a causa dei loro limiti psichici e fisici.

Ninì Pietrasanta nel 1932 www.wikipedia.org.

Oltre a questi soffocanti preconcetti, non pensiamo che le alpiniste (ma anche gli alpinisti) hanno il nostro abbigliamento, le attrezzature e le nostre tecniche di arrampicata.

Niente materiale tecnico impermeabile: indossano pantaloni alla zuava, camicia di flanella, maglia, giacca, calzettoni e guanti di lana (recentemente, però, c’è un ritorno alla lana di pecora che è traspirante, ha il vantaggio di asciugarsi rapidamente, di avere molto meno odori del materiale sintetico ed essere più sostenibile).

Usano corde di canapa che assorbono acqua, s’irrigidiscono e diventando pesanti. Le corde in nylon sono ancora lontane dal nascere.

Nessun imbrago (inventato solo a fine anni ’70), ci si lega alla corda con il nodo intorno alla vita e il materiale, come ad esempio martello e chiodi, sta nelle tasche.

Nella discesa in corda doppia, la corda è fatta passare dietro la spalla e dietro la gamba usando il corpo senza alcun sistema di autoassicurazione.

Ai piedi hanno pedule in canapa per l’arrampicata.

Luglio 1932. Ninì sale il gendarme Pointe Ninì 3455 m, a lei dedicato dopo l’ascensione © Lorenzo Boccalatte www.loscarpone.cai.it.

Vitale Bramani, amico della Pietrasanta, nel 1937 crea le prime suole “Vibram” (acronimo delle iniziali del suo nome e del suo cognome), col disegno a carrarmato, che hanno rivoluzionato il mondo della calzatura e dell’alpinismo, offrendo buone prestazioni e ottima aderenza. 

Simpatico l’aneddoto che lo vede protagonista con alcuni loro amici.

Vitale ha ricevuto, nel suo negozio milanese, un paio di sci nautici. Nessuno della combriccola sapeva come usarli e dove. Cosa fare? Sono andati a scivolare sull’acqua del Naviglio (all’epoca senza parapetto) trainati dalla Balilla di Ninì con la corda!

In un universo alpinistico prettamente maschile, le fanno compagnia donne come Mary Varale (eccezionale scalatrice cha ha raggiunto tra gli anni Venti e Trenta il significativo numero di 217 cime, sia da prima che da seconda di cordata così come in solitaria) e Paula Wiesinger (prima campionessa dello sci alpino italiano).

Il loro modo di agire, nel periodo dell’alpinismo eroico, è stato un importante contributo sulla parità di genere.

Le donne in montagna, ai giorni nostri, hanno raggiunto livelli di bravura, competenza e capacità prestazionali simili se non superiori agli uomini e le distinzioni di genere sembrano scomparse. Sono guide alpine, arrampicatrici, sono presenti in cordate femminili in difficili ascensioni, ma ancora non esiste in Italia un’istruttrice di guide alpine donna. Le Terre Alte non sono, però, un’isola felice e rispecchiano la società in cui viviamo.

Il 7 dicembre 2024 a Courmayeur è stata presentata la nuova edizione, a cura del Club Alpino Italiano, del suo diario Pellegrina delle Alpi arricchito da foto provenienti dall’archivio della Famiglia Boccalatte. La prefazione è scritta da Enrico Camanni e l’introduzione dal figlio.

La scultrice Marina Torchio ha inaugurato, il giorno prima, la sua mostra “In cordata con Ninì. Ninì Pietrasanta e Gabriele Boccalatte, il grande alpinismo di inizio Novecento” (esposta fino al 30 aprile 2025 al Museo Alpino “Duca degli Abruzzi” di Courmayeur, alla Società delle Guide Alpine). 

A sinistra Ninì, a destra Marina Torchio e una sua delle sue sculture in grès. Fonte Biblioteca di Courmayeur.

Qui un bel video sull’inaugurazione della Mostra dove Marina Torchio, artista e scultrice valdostana, racconta Ninì Pietrasanta sul TGR Valle D’Aosta.

A vent’anni la Pietrasanta si iscrive alla Sezione di Milano del CAI, nel 1991 le viene conferita la qualifica di socio benemerito e nel 1998, sempre dalla stessa sezione, riceve la medaglia d’oro. Ancora nel 1998, con un’attribuzione prima di allora mai deliberata, viene insignita del titolo di socio onorario del CAAI.

Il 23 febbraio 2025 sono caduti i 25 anni dalla sua morte e mi piace ricordarla così. 

«Di certo non mi fermavo di fronte allo sguardo stupito di chi mi riteneva strana o matta; per me non esisteva obiettivo superiore a quello di arrampicare, arrampicare, arrampicare e toccare con mano la libertà (Climbing Iran di Nasim Eshqi)».

Ascensioni di Ninì Pietrasana (fonte Wikipedia)
7 agosto 1929: Punta Thurwieser per la cresta sud (prima ascensione);
26 agosto 1929: Nord del Lyskamm Orientale (prima ascensione femminile);
10 agosto 1930: Nord-ovest della Punta Zumstein (seconda ascensione);
29 agosto 1931: Versante nord del Corno Bianco (prima ascensione);
1932: il conte Aldo Bonacossa, successivamente presidente del Club Alpino Accademico Italiano dal 1933 al 1947, invita la Pietrasanta in Abruzzo ad effettuare alcune escursioni scialpinistiche di ampio respiro, come la traversata del gruppo del Gran Sasso e la prima salita con gli sci della vetta orientale del Corno Grande;
1932-1936: la Pietrasanta e Boccalatte firmano numerose imprese memorabili: sono gli anni più maturi dell’epoca cosiddetta del sesto grado. Storica rimarrà la conquista della parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey, una delle più belle e più difficili del versante italiano del Monte Bianco;
19 luglio 1932: con Renato Chabod, Piero Ghiglione e Piero Zanetti, partendo dal rifugio Leschaux, rimontano il ghiacciaio fino al pianoro del Les Périades e salgono un gendarme di circa 50 metri senza nome. Raggiunta la vetta la battezzano Pointe Ninì 3455 m, in onore della loro compagna;
18 luglio 1933: con Giusto Gervasutti e Piero Zanetti compie la traversata dei Rochers della Brenva con la salita alla Tour de la Brenva;
23 luglio 1933: alle Aiguilles du Diable salgono la Pointe Chaubert, la Pointe Médiane e la Pointe Carmen con traversata al Mont Blanc du Tacul;
10 agosto 1934: con Michele Rivero, realizza la 4a ascensione per lo spigolo nord-nord-ovest del Père Eternel (gruppo della Tour Ronde);
16 agosto 1934: apre una nuova via sulla parete est e sulla cresta sud-est dell’Aiguille de la Brenva (“Via Boccalatte”);
3-5 settembre 1934 compie la terza ascensione della cresta sud dell’Aiguille Noire de Peutérey;
16 luglio 1935: con Renato Chabod e Giusto Gervasutti realizza la prima ascensione del Pic Adolphe salendo per lo spigolo ovest e la parete nord;
25-26 luglio 1935: dopo una ricognizione effettuata qualche giorno prima compie con Gabriele Boccalatte il primo tentativo di conquista della parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey, che fallisce a causa di una terribile tempesta di neve;
1º agosto 1935: Ninì e Gabriele riescono finalmente a conquistare la difficilissima parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey, anche se “solo” per una via non diretta;
19-20 agosto 1936: con Alfonso Castelli e Renzo Ronco cercano di salire alle Grandes Jorasses per la Cresta di Tronchey ma la neve li fa desistere e tornano a Entrèves;
24 agosto 1936: tracciano una grande via sulla parete sud-ovest dell’Aiguille Blanche de Peutérey;
28 agosto 1936: aprono una nuova via attraverso il pilone nord-est del Mont Blanc du Tacul, che tuttora porta il nome di Gabriele Boccalatte. Quest’impresa varrà ai due alpinisti la Medaglia d’oro al valore atletico.

Ninì e il suo firmamento ultima modifica: 2025-04-19T05:40:00+02:00 da GognaBlog

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18 pensieri su “Ninì e il suo firmamento”

  1. @10 mmmm … qsta sul Musinè “la fà manifesto” di un certo regionalismo di stampo piemunt … il cerchio si stringe ? 😉

  2. Gran donna la Ninì.Mi ha colpito il fatto che lei, alpinista di valore assoluto compagna di vita del grandissimo Boccalatte, non abbia voluto favorire la frequentazione della montagna da parte del figlio. Secondo me, in questa scelta, c’è il desiderio di preservate la sua creatura dagli (inevitabili) pericoli dell’andar per monti.
    Anch’io (nella mia ultramodestissima esperienza) mi sono ben guardato dall’invogliare la nostra Margherita alle pratiche alpinistiche (per le quali mi sembrava assai portata), consapevole che un eventuale incidente mi avrebbe distrutto la vita e la famiglia. Mi sono accontentato di metterla sugli sci a 3 anni (la piccola ha saltato a piè parin le fasi bob e/o slitta che spesso caratterizzano la tenera etá dei pimpi). E a và bin parej.

  3. 14. Grazia, il “non sono scomparse” avrebbe senso se preceduto da “ma“. Invece c’è una “e” che dà un senso a quanto specificato nell’esposizione  precedente. Il senso è che nonostante tutto ciò che fanno le donne le differenze sembrano scomparse, ma => vedi conclusione, non lo sono. Dai fai la brava.

  4. Luciano, ho omesso ciò che non era importante, ma l’ho ben assorbito, visto che guida sono anch’io!

    Per trovare una conferma nella conclusione, si sarebbe dovuto leggere “Le differenze di genere non sono scomparse”.

  5. Buona Pasqua anche a te Ratman , hai ragione, a me andare al Musine non costa nulla 

  6. Articolo interessante:
    Una balilla tre marce costava 10.000 lire +/-
    Lo stipendio di un operaio 400 lire al mese.
    Insomma, la maggior parte dei gognaboy al massimo poteva salire la nord del Musine.
    Buona Pasqua a tutti.

  7. 8. Grazia, non hai letto attentamente e ti sei dimenticata di citare alcuni termini importanti per comprendere:
    e le distinzioni di genere sembrano scomparse. Sono guide alpine, arrampicatrici, sono presenti in cordate femminili in difficili ascensioni, ma ancora non esiste in Italia un’istruttrice di guide alpine donna. Le Terre Alte non sono, però, un’isola felice e rispecchiano la società in cui viviamo.
    Cos’è che non ti è chiaro? La conclusione è semplicemente una conferma a quel “sembrano”.
     

  8. Bello, questo articolo su Ninì.

    Non ho, però, compreso uno degli ultimi passaggi dedicati alle donne in montagna, dove l’autrice comincia dicendo che non ci sono disparità di genere e termina scrivendo che il mondo montano è un riflesso della società.

    Grazie, Fabio, per i contributi!

  9. Sì, ma la faccenda del figlio che scopre il baule lo “sa” un lettore scafato, che non è la prima volta che legge di Boccalatte-Pietrasanta. A contrario un altro lettore che, magari per giovane età anagrafica, si imbatte per la prima volta nella coppia Boccalatte-Pietrasante, attraverso questo specifico articolo, dalla formulazione della frase in questione è facilmente indotto a pensare che i dettagli della coppia fossero  “sconosciuti” o quasi alla platea degli alpinisti e appassionati di montagna, finché il figlio non si è imbattuto nel baule e da allora il figlio ha diffuso le informazioni a tutti, per cui oggi sappiamo quasi tutto di Boccalatte-Pietrasanta in conseguenza della scoperta del figlio. NON è così. Conoscitori, estimatori e ricercatori di Boccalatte-Pietrasenta esistono fin dagli anni Trenta (cioè dai loro coetanei), difuriamoci dopo. Possiamo addirittura affermare che, prima  che Lorenzo scoprisse casualmente il baule, c’erano moltissime persone che conoscevano i dettagli alpinistici dei suoi genitori mentre lui (Lorenzo) ne era del tutto all’oscuro. Questa differenza, che può apparire una sottigliezza frutto di un incaponimento senile da parte mia, è invece molto rilevante sul piano storico. Dal baule possono esser uscite fotografie che forse nessuno aveva visto prima, ma non sono arrivate informazioni di sostanza del tutto sconosciute in precedenza.

  10. Come lui stesso rivelò, Lorenzo Boccalatte scoprí il valore alpinistico dei propri genitori soltanto dopo il ritrovamento delle fotografie e dei filmati.
    In precedenza non si era interessato alla questione e sapeva solo, in modo vago, che avevano scalato montagne.

    Dopo la tragedia la mamma aveva abbandonato l’alpinismo per dedicarsi al figlioletto, che era stato tenuto all’oscuro.

  11. Complimenti, bell’articolo che mi è davvero piaciuto, con alcuni chicche di rilievo, tipo l’aneddoto degli sci nautici, e alcune foto poco note, come quella di Ninì con gli sci. Intendiamoci: le foto sono tutte molto belle e cariche di valore storico, ma alcune sono ormai arci note e forse questo le fa splendere di meno agli occhi di chi già le conosce ampiamente. Interessante la cronologia finale delle ascensioni: anche in tal caso si tratta di informazioni note (quanto meno per gli addetti ai lavori), ma devo riconoscere che pochi tendono a stilare la serie storica di ascensioni delle signorine (per una forma inconscia di maschilismo?), e che è interessante questo elenco delle ascensioni di Ninì.

    Unico piccolo appunto, se posso permettermi: la sottostante frase è uscita in modo non particolarmente felice.

    “Il valore alpinistico di Ninì e di Gabriele è stato scoperto per caso dal “loro pupetto Lorenzo” ben sessant’anni dopo.”

    Presumo che il vero significato della frase, nella volontà di chi l’ha formulata, fosse che, dopo la morte di Boccalatte, Ninì ha mantenuto una riservatezza estrema sul periodo vissuto con il marito e in particolare sulle ascensioni condivise. Questo è assodato e storicamente provato. Tale riservatezza ha coinvolto innanzi tutto il figlio Lorenzo, come se la madre avesse voluto “proteggerlo” dai ricordi del passato e in particolare da quelli che coinvolgevano il padre. Ecco perché il figlio, che nei fatti non ha mai bazzicato granché (anzi, per nulla) l’ambiente degli alpinisti, “scopre” l’importanza alpinistica dei genitori grazie al citato baule. In realtà, al di fuori della cerchia familiare, l’importanza e il prestigio alpinistico della coppia Boccalatte-Pietrasante sono sempre stata ben noti e riconosciuti pubblicamente, tanto dai loro coetanei quanto dagli storici successivi.

  12. Personaggio di cui l alpinismo eroico italico tutto può e deVe essere fiero, che sia donna …un dettaglio!
    Possibile e probabile commento ipotetico istituto Luce.
    Io invece:Fantastica precursore d emancipazione ,invidiabile curriculum alpinistico con nomi biblici(si fa per dire)dell mondo alpino d allora.
    Non ho visto il filmato ma cercherò di porvi rimedio.

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