Oltre certezza e impossibilità
(atteggiamenti sociali verso la coesistenza)
di Nicola Martellozzo, Roberta Raffaetà, Gabriele Orlandi *
(pubblicato su pnab.it nel febbraio 2026)
Tra i risultati presentati nel recente evento organizzato dal Parco Naturale Adamello Brenta, lo scorso 29 gennaio 2026 a Carisolo, c’è stata anche una disamina antropologica degli “atteggiamenti sociali” verso il concetto di coesistenza. Nella slide in questione, riprodotta nell’immagine sottostante, la nostra équipe ha cercato di condensare un lavoro ben più ampio, basato sull’incrocio di dati quantitativi – proveniente dal Questionario già descritto nei precedenti numeri della rivista – e qualitativi, derivati da interviste, conversazioni, e dalla prolungata frequentazione delle comunità locali.
Benché sintetica, nella diapositiva qui sopra sono indicati chiaramente i cinque “atteggiamenti” emersi rispetto alla possibilità (o meno) della popolazione di coesistere, convivere, o comunque si voglia chiamare la condivisione del medesimo territorio montano con i grandi carnivori. Questo risultato ci è sembrato particolarmente utile e interessante da condividere perché ribadisce e rinforza ciò che la ricerca antropologica, condotta in questi anni, ha più volte rilevato: ovvero, che oltre le posizioni polarizzate che vorrebbero prescrivere, o al contrario totalmente negare la convivenza tra comunità umane e grandi carnivori, esistono atteggiamenti intermedi, non del tutto allineati o soddisfatti dei due poli; persone che vivono e lavorano nelle valli del Trentino Occidentale, ma che spesso non riescono (o non vogliono) dare voce alle proprie idee, né trovano spazi adatti per farlo dato che molti di essi – sia fisici, sia virtuali, sia simbolici – sono occupati dall’ingombrante polarizzazione pro/contro i grandi carnivori.
Una delle richieste più forti che abbiamo registrato, fin dall’inizio della ricerca sul campo, è stata proprio quella di ricevere ascolto, di avere spazi dedicati per potersi esprimere. In questo senso vanno lette le relazioni di fiducia che abbiamo costruito con decine di stakeholder, necessarie per raggiungere la “profondità” delle interviste etnografiche e la realizzazione di focus group dedicati. E nello stesso senso va letta anche la diffusione del Questionario, cominciata alla fine di maggio 2024 e proseguita per tutto l’anno, distribuito via posta ad un campione rappresentativo di residenti trentini ma accessibile anche in una versione online.
Al di là della raccolta di dati scientifici – assicurata dalla prima modalità d’invio al campione statisticamente rappresentativo – era nostro preciso scopo offrire uno spazio di confronto e ascolto per tutti i residenti che l’avessero desiderato. Una possibilità sfruttata da molti, a dispetto della lunghezza del Questionario stesso: 1857 compilazioni valide – cioè quelle effettuate dai soli residenti trentini – e più di 1500 commenti in forma libera; alcuni di essi sono composti da poche parole, messaggi rapidi, critiche e slogan. Ma la maggior parte sono decisamente più lunghi, articolati in frasi e in alcuni casi paragrafi, al punto che trascritti l’uno di seguito all’altro occupano quasi 100 pagine di testo su word. Eccone alcuni esempi:
«In generale la presenza dei grandi predatori, specie dell’orso, non credo costituisca un problema per le attività dell’uomo e per l’uomo in generale, pertanto credo sia possibile una coesistenza anche con le attività che più risentono della presenza di alcuni orsi problematici (ad esempio allevatori e apicoltori). Penso però che, dato il numero di orsi sempre più elevato e le limitate risorse che questo numero elevato di orsi richiede, sia necessario controllarne il numero di esemplari come avviene con altre specie selvatiche (camosci, cervi, caprioli…) intervenendo specialmente sugli esemplari appurati come problematici»;
«Vorrei solo poter passeggiare come si è sempre fatto, senza dover pensare a un possibile incontro, ora occorre prevedere questa eventualità e ciò rende le escursioni molto meno serene, rilassanti, salutari. Sono consapevole di altri rischi come ad esempio le zecche, le vespe, il maltempo, ma sono eventi più controllabili anche se molto più probabili rispetto all’incontro con un orso»;
«La presenza dell’orso è troppo massiccia. Se l’orso, animale schivo, si avvicina troppo ai paesi e nelle valli è perché in altura ce ne sono altri che hanno occupato il territorio e pertanto il più debole va altrove… ed in questo caso a valle e vicino ai centri abitati. Se ci fosse una caccia di selezione che ne contiene il numero in modo tale da ridurne di molto il numero, avrebbero più spazio ed il cibo a disposizione sarebbe maggiore e raramente incontrerebbe gli esseri umani. Ogni orso ha bisogno di uno spazio e se in questo spazio ci metto troppi orsi, qualcuno per forza maggiore viene a valle a cercare cibo»;
«Non è sicuramente una colpa del plantigrado se ad oggi ci troviamo in questa situazione di stallo e preoccupazione. Come il turismo di massa priva noi trentini di godersi i periodi di stagione e la tranquillità del fuori stagione, gli orsi privano, sempre i residenti, del godersi in sicurezza il proprio bosco (che è la propria casa). Desidererei che i miei figli conoscano e rispettino la natura nel suo pieno silenzio come abbiamo fatto noi prima di loro, senza vedersi costretti ad abbandonare la valle amata perché impossibilitati a conoscerla davvero. Sono totalmente d’accordo nell’affermare che l’orso protegge e ha paura quanto noi, ma non possiamo permetterci di incorrere in pericoli prevedibili (se abbiamo un albero pericoloso lo tagliamo perché c’è un potenziale pericolo che lo stesso ci caschi in testa, e allora perché non possiamo far vivere in zone idonee un orso che con ogni probabilità ci aggredirà perché sta solo proteggendo la sua famiglia?). Sono d’accordo che il bosco non ha scritto la proprietà di nessuno, ma la montagna è fatica, è rispetto e amore…e chi meglio di noi lo sa che la tuteliamo per farla e farci vivere?»
Definire “dati” questo impressionante materiale testuale è certamente corretto, ma non rende giustizia della ricchezza, dell’eterogeneità e della profondità di questi messaggi. Le testimonianze, le proposte, le idee – a volte perfino le confidenze e gli sfoghi – che le persone hanno voluto lasciarci nei commenti ci aiutano a comprendere il perché delle loro posizioni sul tema della convivenza con i grandi carnivori. Anche solo dai quattro commenti qui riportati – quattro su più di 1500 – emergono diverse questioni, problemi, e riflessioni che, partendo dal tema dei grandi carnivori, allargano lo sguardo a comprendere il rapporto col turismo, il vissuto emotivo, il legame con un territorio che cambia, il confronto con specifiche categorie socio-economiche. Tutti temi costantemente emersi nelle interviste, ma che attraverso il Questionario abbiamo avuto modo di esplorare su un campione molto più ampio di persone (anche se non con lo stesso grado di profondità permessa da un’intervista etnografica).
I commenti, in questo senso, sono stati una guida per capire perché le persone hanno risposto in determinati modi alle domande del Questionario; la massima parte erano “a risposta chiusa”, permettevano cioè una scelta tra opzioni predeterminate, pur evitando quasi sempre la formulazione secca “sì/no”. Sebbene, da un lato, questo tipo di domande permetta di quantificare efficacemente le posizioni e le opinioni personali favorendo l’analisi statistica, dall’altro proprio questa quantificazione finisce con l’“appiattire” la diversità e le sfumature delle posizioni. Per compensare (almeno in parte) questo limite, nella fase di elaborazione del Questionario, abbiamo inserito degli spazi liberi, in cui le persone potessero lasciare commenti e spiegazioni delle loro scelte.
Ovviamente – anche per limiti strutturali del Questionario – è stato giocoforza aggiungere questi spazi di commento alle domande più “cruciali”, come ad esempio la numero 54: “Quale tra queste parole descrive meglio, per te, il rapporto tra uomini e orsi?”. I risultati delle compilazioni sono riportate nei grafici sottostanti, rispettivamente per il Questionario nella modalità d’invio al campione statisticamente rappresentativo (abbreviato in “statistico”) e in quello accessibile online (abbreviato in “online”), e nella tabella sotto di essi:
Il termine “conflitto” è quello scelto dalla maggioranza in entrambi i casi. Una lettura superficiale dei dati quantitativi potrebbe portare a pensare che, pertanto, la maggioranza delle persone che hanno compilato il Questionario ritengano la coesistenza impossibile, e il conflitto certo. Questa però sarebbe un’interpretazione frettolosa, che non considera il “come” le persone hanno risposto: quando hanno scelto il termine più adatto hanno considerato quello che meglio descrive la situazione attuale, o lo scenario che avrebbero desiderato? Hanno scelto considerando unicamente una preferenza personale, o tenendo conto di opinioni, giudizi e valori sociali più ampi? La loro risposta ha un valore puramente compilativo, o voleva mandare un segnale – di critica, di supporto, di dubbio – a determinate istituzioni o persone?
Si capisce, quindi, come non sia possibile ridurre la complessità dietro queste scelte ad un’interpretazione basata unicamente sul dato numerico. In questo senso, lo spazio dedicato ai commenti nella domanda successiva è stato usato da quasi un terzo dei compilatori di entrambi i questionari (27,2% in quello “statistico”, 34,5% in quello “online”) per esporre le proprie motivazioni, ossia perché hanno scelto quel termine rispetto ad altri.
Questi 698 commenti complessivi sono stati analizzati attraverso una metodologia doppia: un’analisi tematica (thematic analysis) qualitativa e una successiva analisi dei contenuti (content analysis) quantitativa. L’analisi tematica aveva lo scopo di cercare ed evidenziare eventuali temi trasversali, individuando gruppi di commenti caratterizzati – in questo specifico caso – da posizioni simili verso il tema della coesistenza. Successivamente, l’analisi dei contenuti ha consentito di identificare termini ricorrenti e soprattutto permettere un confronto statistico di questi specifici dati con il resto del Questionario; in questo caso ci siamo limitati a considerazioni statistiche piuttosto semplici, dato che l’analisi propriamente quantitativa del Questionario – e il confronto tra campione rappresentativo e campione online – è attualmente in corso da parte del prof. Vargiu (Università di Sassari).
Come già ricordato, i commenti sono molto diversi per lunghezza, toni, e contenuti, e una prima lettura complessiva ha mostrato come non si riferissero propriamente alla domanda sulla coesistenza: diverse decine di persone hanno usato lo spazio libero per esprimere il proprio disagio, come sfogo emotivo e in alcuni casi per rivolgere insulti o accuse. Di nuovo, si sarebbe tentati di classificare tutti questi commenti come “tipici” di un atteggiamento ostile verso la coesistenza, ma se si guardano le altre risposte date al Questionario questo abbinamento è tutt’altro che scontato. Consideriamo ad esempio questo commento, tratto dal questionario online:
«Il progetto orso è un invenzione di pochi calata sui trentini, gestita tremendamente sulla pelle degli abitanti delle valli che sono stati privati dell’unica risorsa comoda che avevano, la natura».
Il suo autore non si esprime esplicitamente sul tema della convivenza, ma muove una critica forte al progetto Life Ursus e alle istituzioni coinvolte; sembrerebbe scontato che la sua posizione verso i grandi carnivori sia negativa, e invece la risposta data alla domanda precedente (“Quale tra queste parole descrive meglio, per te, il rapporto tra uomini e orsi?””) è stata “coesistenza”. La nostra scelta, pertanto, è stata quella di trattare questo insieme di commenti a sé, e di considerare per l’analisi tematica unicamente quei testi che si riferissero chiaramente alla domanda precedente: 47 commenti legati al Questionario “statistico”, 427 da quello “online”.
All’inizio dell’analisi tematica su questi testi sono state introdotte come ipotesi di lavoro tre categorie per classificare le posizioni verso la coesistenza: accettazione, indifferenza, negazione. Tali categorie sono state elaborate prendendo spunto dalle prospettive emerse con maggior frequenza durante le interviste e il lavoro di campo. Va specificato che per ciascun commento l’analisi qualitativa è stata effettuata considerando unicamente il suo contenuto, e non in rapporto ad altre risposte nel questionario; il tentativo di riconoscere delle regolarità tra i diversi commenti, il che ha portato ad un affinamento delle posizioni ipotetiche, passando da tre a cinque: accettazione forte; accettazione debole; regolazione; incompatibilità relativa; incompatibilità assoluta.
Le cinque posizioni così individuate tramite l’analisi tematica risultano aderenti con il contesto della ricerca e coerenti con i risultati di altri metodi e strumenti impiegati (es: interviste, etnografia, analisi quantitativa del testo). Come ci si può aspettare da ogni processo di classificazione, al loro interno le categorie non sono completamente omogenee, nella misura in cui il testo di un commento può esprimere più posizioni o temi; in quei casi si è tenuto conto del “senso complessivo”, predominante anche qualora ve ne fossero altri più o meno espressi o elaborati. Di seguito, sono presentati i cinque “atteggiamenti” già esposti durante l’evento del 29 gennaio, accompagnando la breve descrizione con alcuni esempi, termini ricorrenti (parole-chiave) e statistiche sulla loro consistenza per entrambe le forme del Questionario. Per un approfondimento ulteriore dal punto di vista statistico, rimandiamo al report disponibile nel database del Parco.
Atteggiamento A: Accettazione forte
Descrizione:
La prima categoria raccoglie i commenti che esprimono un atteggiamento nettamente positivo nei confronti della coesistenza tra comunità umane e orsi; non si limitano a registrare passivamente il fenomeno, ma lo sostengono e – in alcuni casi – ne sottolineano la necessità.
Questo atteggiamento di “accettazione forte” viene sostenuto attraverso due tipi di argomentazioni: (a) gli orsi sono animali fondamentali per la biodiversità; (b) uomini e orsi si trovano a pari livello poiché condividono lo stesso territorio, ambiente, pianeta e sono oggetto dei medesimi diritti. Rientrano in questa categoria anche le pochissime posizioni animaliste (o anti-speciste) espresse. In alcuni casi “l’elevazione” morale dell’orso passa attraverso una svalutazione simmetrica della società e dei comportamenti umani. La coesistenza, in sintesi, viene concepita non come un’opzione bensì come un dovere, che le comunità umane devono mettere in pratica senza incidere sulla vita della fauna selvatica. In questo senso, orsi e lupi sono maggiormente equiparati agli altri animali selvatici, anziché essere considerati delle eccezioni. L’agentività umana viene concepita come qualcosa da limitare.
Esempi:
«Confini, recinti, parchi e barriere fanno solo parte del vocabolario umano. Tutti gli animali coesistono senza bisogno di tutto ciò. Siamo in minoranza»;
«Trovo ASSURDO abbatterli, bisogna trovare il modo di convivere con loro! Troppo COMODO da parte della P.a.t ricevere i soldi dall’Europa per questo progetto e NON fare nulla per la CONVIVENZA! Esistono i sistemi di deterrenza ma bisogna investire soldi per far in modo di metterli in pratica!»;
«Orso e lupo sono specie fondamentali per la conservazione della biodiversità e per la pienezza della nostra vita».
Dati: questionario “statistico”, 3 commenti (6,38%); questionario “online”, 35 (8,20%).
Parole chiave: animali; territorio; coesistenza; specie; diritto; vita; biodiversità.
Atteggiamento B: Accettazione debole
Descrizione:
In questa categoria troviamo quei commenti che considerano la coesistenza come una realtà di fatto, a prescindere dal giudizio personale riguardo all’idea. Nella maggior parte dei casi emerge una visione positiva, ma vi sono anche posizioni obtorto collo, che si limitano a prendere atto del fatto che la coesistenza sul territorio è già in atto, lo si voglia o meno. La possiamo definire, per analogia con la categoria precedente, un’accettazione debole, anche se il termine più adatto a descrivere questo atteggiamento è “tolleranza”. L’agentività umana viene concepita come un fattore equilibrante.
Esempi:
«Le due specie, come tutte le altre, coesistono in equilibrio. Ma l’equilibrio è di difficile gestione»;
«Sono entrambi da sempre sul territorio, l’espansione dei centri abitati e della attività dell’uomo,disturba il territorio naturale degli animali. Inoltre il reinserimento è stato gestito male, ma uccidere ogni cosa che si muove non è la soluzione»;
«Ci sono. Bisogna tenerseli. Il rischio è relativo».
Dati: questionario “statistico”, 5 commenti (10,64%); questionario “online”, 60 commenti (14,05%).
Parole chiave: convivenza; animali; territorio; montagna; presenza; bosco; natura
Atteggiamento C: Regolazione
Descrizione:
La terza categoria costituisce una variante della precedente, che potremmo definire convivenza sub conditione: in altre parole, per queste persone la convivenza è possibile, ma solo a condizione di esercitare una costante regolazione su entrambi i fronti della convivenza: sul lato umano, attraverso l’informazione (scientifica); sul lato animale, attraverso una gestione tecnico-scientifica. La mancanza di questa regolazione dalla reintroduzione ad oggi ha portato alla situazione di conflitto attuale, che viene riconosciuta come tale ma a cui si preferirebbe una situazione di convivenza, esercitando un’azione forte da parte dell’uomo. Tra gli esempi più citati c’è il controllo del numero della popolazione ursina, in analogia con quanto accade con altre specie faunistiche; caccia di selezione, utilizzo dello spray, applicazione del PACOBACE, sono alcuni degli accorgimenti proposti più spesso. Inoltre, l’emotività viene riconosciuta come fattore tendenzialmente negativo, perché influenza eccessivamente la percezione del rischio verso questi animali e mina un approccio “oggettivo” alla gestione. L’agentività umana viene concepita come un fattore di mediazione.
Esempi:
«L’unica via per convivere, sicuramente la più semplice la più economica e per come la vedo io la più etica è una selezione ponderata. Come avviene in tutte le realtà con coesistenze come la nostra. Avere un problema cosi grosso e una soluzione cosi semplice e non essere capaci di applicarla io lo trovo al limite dell’assurdo»;
«In una convivenza quale può essere quella di un nucleo familiare o di una società di persone civili, tutti occupano uno stesso spazio con regole più o meno definite, oltre le quali si avrebbe un conflitto. Analogamente nel rapporto uomo/grandi carnivori, sono necessarie regole e comportamenti definiti, per entrambe le parti»;
«Attualmente è un rapporto di paura…in futuro sarebbe bello poter coesistere… bisogna prima sterilizzare controllare e monitorare (all’estero portano cibo agli orsi per tenerli in determinate aree dove sono controllati)».
Dati: questionario “statistico”, 14 commenti (29,78%); questionario “online”, 94 commenti (22,01%).
Parole chiave: numero; controllo; possibile; gestione; conflitto; selezione; informazione.
Atteggiamento D: Incompatibilità relativa
Descrizione:
Nei commenti di questa categoria la coesistenza tra uomini e orsi viene considerata possibile in linea teorica, ma impraticabile nella realtà dei fatti. Alcune persone sarebbero anche favorevoli all’idea di convivenza, ma la ritengono realisticamente impossibile. L’atteggiamento culturale espresso è quello di un rifiuto condizionato: in altri luoghi (alternativa geografica), in altri tempi (alternativa storica), in altri società (alternativa culturale) o con altri numeri (alternativa numerica) coesistere con gli orsi sarebbe possibile, ma non nel Trentino di oggi. Gli argomenti più frequenti a sostegno di questa affermazione rimandano alle quattro condizioni alternative elencate poc’anzi, che spesso si trovano intrecciate nel tema dell’antropizzazione: il territorio trentino è troppo saturo della presenza umana (positiva) per tollerare la presenza degli orsi (negativa). Il conflitto tra queste due presenze è inevitabile, così come diventa eccessivo il rischio dovuto alla sovrapposizione tra mondo umano e ursino. L’agentività umana viene concepita come un fattore difensivo.
Esempi:
«Il territorio trentino è fortemente antropizzato e non consente una coabitazione serena tra grandi carnivori e uomini. La presenza di questi animali penalizza fortemente le attività economiche e ricreative, non consentendo di godere appieno delle risorse naturali per il rischio di venire aggrediti, senza d’altra parte fornire un valore aggiunto apprezzabile. Questi animali sono compatibili con territori molto più ampi e meno densamente popolati dove possono convivere con le popolazioni senza rischi per loro e per gli uomini»;
«Non si può pretendere che gli animali come orsi e lupi non esistano nei nostri boschi, ma non si può nemmeno averne talmente tanti da averne anche nei centri abitati e nelle zone circostanti. Così la convivenza non è possibile, non si può avere paura anche ad uscire per una passeggiata attorno a casa»;
«Conflitto perché nella nostra situazione questo è il termine corretto. In altri ambienti più vasti e meno antropizzati potrebbe esserci una convivenza».
Dati: questionario “statistico”, 10 commenti (21,27%); questionario “online”, 111 commenti (26%).
Parole chiave: territorio; troppo/i; conflitto; antropizzato; numero; paura; reintroduzione.
Atteggiamento E: Incompatibilità assoluta
Descrizione:
Il quinto atteggiamento culturale consiste nella rifiuto totale e a priori dell’idea stessa di convivenza. La compresenza di uomini e orsi da luogo ad un aut-aut: o noi, o loro. Ogni tentativo di cambiare questa condizione universale è destinato a fallire, mettendo a rischio la sicurezza delle comunità. La maggior parte dei commenti qui raccolti non contempla nemmeno quelle alterative geografiche, storiche, culturali o numeriche che invece erano considerate nella categoria precedente. Si tratta senza dubbio dell’atteggiamento in cui la separazione tra natura e cultura, tra società umana e mondo animale, è più netta, e dove di conseguenza una coesistenza tra queste due dimensioni diventa impossibile. Tra gli argomenti più usati a sostegno di questa visione c’è l’aspetto predatorio dell’orso (e del lupo), che ne fa un animale intrinsecamente pericoloso per l’uomo. L’agentività umana viene concepita come un fattore dominante, in completa antitesi rispetto al primo atteggiamento.
Esempi:
«Non ho intenzione di convivere con animali introdotti da chi non vive qui, se vogliono la convivenza li portino a casa loro»;
«L’uomo può sostituire orsi e lupi a livello ecologico. Erano stati eliminati dai nostri nonni e non vedo la necessità di averli reintrodotti»;
«L’orso è il lupo stanno creando molteplici problemi e pericoli nelle valli, è assurdo che si decida in città quelli che va fatto in montagna da persone che la montagna non la conoscono. Bisogna fare presto prima che ci sia un altro morto! Il danno è enorme, sia economico che sociale, la gente non va in giardino di sera se è hai confini con prati e boschi, è una follia. Abbattimento rapido e silenzioso, evitando giornali e social, il Trentino dev’essere natura e libertà».
Dati: questionario “statistico”, 15 commenti (31,9%); questionario “online”, 127 commenti (29,74%).
Parole chiave: territorio; nostro/i; animali; uomo; antropizzato; impossibile; predatori.
Le parole chiave riportate per ciascun atteggiamento sono uno degli esiti dell’analisi dei contenuti condotta sui commenti. Va ricordato che i due campioni hanno differenti “bacini” di parole: 1411 per i 58 commenti del questionario “statistico”, 17775 parole per i 640 commenti di quello “online”. Le word clouds che seguono riportano le parole più frequentemente utilizzate dai compilatori rispettivamente nel questionario “statistico” e in quello “online”; in questo caso sono stati considerati tutti i commenti, non solo quelli classificati all’interno dei cinque atteggiamenti, per restituire la ricchezza del materiale testuale.
Nella tabella sottostante, invece, sono riportate e confrontare le prime 15 parole più frequenti per ciascun questionario. Al di là del mero dato statistico, questi termini individuano una serie di temi trasversali a buona parte dei commenti di entrambi i questionari.
Le nove parole evidenziate in arancione, invece, pur essendo presenti in entrambi i campioni, occupano posizioni diverse nei due ranking, al contrario di quelle in verde che, invece, coincidono. Mentre lemmi e frequenze danno informazioni su “cosa si dice”, in termini quantitativi, un’analisi tematica permetterebbe di comprendere “come lo si dice”, in termini qualitativi. Infatti, la struttura di molti commenti si basa su associazioni ricorrenti fra le parole chiave appena elencate: “il bosco/territorio appartiene alle persone/all’uomo”; “il nostro territorio è troppo antropizzato per il numero di animali presenti” (o viceversa, “ci sono troppi animali che vivono nel nostro territorio”); “le persone non frequentano più i loro boschi/il loro territorio per paura degli animali”. La paura, già emersa come emozione preponderante in altre parti del questionario, si conferma essere un nodo tematico cruciale, generato dal contatto (o meglio, dalla sovrapposizione) tra la dimensione antropica, addomesticata, del territorio (e in particolare del bosco) con una dimensione animale percepita come eccessiva e priva di controllo.
In quest’analisi dei contenuti pesano maggiormente le posizioni moderate, critiche o esplicitamente contrarie alla convivenza: gli atteggiamenti di “regolazione”, “incompatibilità relativa” e “incompatibilità assoluta”, vale la pena ricordarlo, assommano complessivamente all’82% e al 77% dei commenti al questionario “statistico” e “online”. Ma di nuovo, non si tratta di “conteggiare” i pro e i contro la convivenza, bensì di comprendere i “perché” di quelle posizioni, dando spazio ai temi, alle percezioni e alle riflessioni che vi sono espresse, anche quando critiche. Questa classificazione degli atteggiamenti sociali, certamente perfettibile, costituisce altresì un tassello importante per guardare al tema della coesistenza oltre la certezza assoluta (si deve convivere ad ogni costo) e l’impossibilità totale. Consente di dare evidenza e valore alle tante prospettive intermedie – che non significa necessariamente “moderate” o “indifferenti” – esplorando al tempo stesso i motivi che spingono le persone ad assumere determinate posture pubbliche verso la coesistenza con i grandi carnivori; e in ultima analisi, capire cosa possa significare – e come si possa – realmente “coesistere”, nel concreto delle valli trentine.
*Nicola Martellozzo (nicola.martellozzo@unive.it), Roberta Raffaetà (roberta.raffaeta@unive.it), Gabriele Orlandi (gabriele.orlandi@unive.it) – Università Ca’ Foscari di Venezia.
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Tre interviste sulla convivenza con orsi e lupi
a cura della Redazione di pnab.it
(pubblicato su pnab.it nel febbraio 2026)
Le tre interviste che pubblichiamo in queste pagine (nel rispetto dell’anonimato) provengono dal progetto di ricerca biennale dedicato alle opinioni delle comunità del Parco sulla presenza di orsi e lupi, realizzato dal Parco Naturale Adamello Brenta insieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Università di Sassari (ne diamo conto qui). Grazie al lavoro degli antropologi coinvolti, che per oltre venti mesi hanno raccolto testimonianze, vissuti e punti di vista nelle valli del Parco, queste voci restituiscono la complessità reale del territorio: dubbi, preoccupazioni, ma anche disponibilità a conoscere, capire e convivere.
I tre testi sono stati selezionati e messi in scena durante l’evento pubblico all’auditorium comunale di Carisolo il 29 gennaio 2026 , dalle compagnie teatrali Filodrammatica di Giustino e Filò della Val Rendena in collaborazione con Roberta Bonazza e Rosario Fichera, come parte della restituzione divulgativa del progetto. Li riproponiamo integralmente per offrire uno sguardo diretto e non filtrato su ciò che le comunità esprimono quando viene dato loro spazio per raccontarsi.
Lettura testi interviste a cura delle compagnie teatrali Filodrammatica di Giustino e Filò della Val Rendena.
Il pastore
“Terra di alpeggi la nostra, ma non ci son più le malghe di un tempo. Lo dico proprio per come sono tenute! Una volta si caricavano, nel senso che si portavano su le bestie da giugno fino a settembre. Erano le bestie delle persone del paese, avevi una responsabilità. Finita la stagione si chiudeva tutto e si tornava a valle. E quindi: ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, gli animali selvatici avevano almeno sei mesi per stare là in giro, la montagna si svuotava. Poi a maggio si saliva dal paese e si passava la giornata a pulire e a sistemare. Quello era un modo intelligente di tenere la malga e di conoscere l’alpeggio.
E poi la gente sapeva come comportarsi in montagna: dove andare, come camminare… Adesso vogliono andar su con le ciabatte, ma ti pare? Per non parlare dei turisti con i loro cagnetti. Mi fanno venire un nervoso…
E se vogliamo parlare dell’orso, ce n’erano una volta, ma stavano belli distanti, avevano paura a avvicinarsi troppo. Adesso non han più paura, ovvio che si avvicinano. E le cose si complicano! Guarda che lassù, tutto quel tempo da solo, è dura. È un lavoro duro, e per come stanno messe tante malghe oggi c’è sempre meno gente disposta a farlo. Ma io non ce lo mando uno a lavorare lassù se non c’ha una stufa, se ha il bagno fuori, senza nemmeno una stalla. Ora, pensando di tagliare i contributi europei agli agricoltori, se cominciano a togliere pure quelli provinciali, come pensiamo di fare a far vivere e a manutentare la montagna? Forse lo vogliamo trasformare in un hobby? Rischio di incontrare l’orso per hobby?
Le predazioni, quelle fanno notizia. Allora arrivano i forestali e magari ti rimborsano. Che poi, rimborsano… cosa rimborsano? Qualche chilo di carne. Ma il tempo che ho speso per allevare quella bestia, chi me lo paga? Il latte che perdono le altre? Gli aborti? Tutta la genetica dell’animale? Queste cose non le rimborsano mica, non ce l’hanno un modulo da compilare per quello. Allora, guarda, è vero, l’orso è un problema per noi allevatori, ma tutto il sistema che c’è attorno non ti aiuta. È una vergogna”.
Quelli del no
“Gli orsi qua non devono starci, punto. A cosa servono? A mettere ansia alla gente? Finché erano quelli dei nostri vecchi, quegli orsi piccoli lì, hai presente? Grandi come un cane, fifoni… che problema era quello? Ma questi, questi sono troppi, e non hanno paura. E allora tu dimmi cosa deve fare uno che vive qua. Perché le cose stanno così!
Io l’orso non lo odio, non odio nessun animale, fanno quello che devono fare, dobbiamo essere noi a mettere dei limiti anche per loro. Ci vuole una caccia di selezione. E non otto all’anno. Io dico: cinquanta quest’anno, che tanto ce ne sono qua intorno. Se non ne spuntano fuori altri, bene. Sennò, se ne abbatte ancora. Perché devono essere loro ad avere paura, non noi.
Sul lupo non lo so, personalmente non ho mai avuto problemi, ma tanti amici cacciatori mi dicono che da quando ci sono loro i cervi sono calati. Dicono che il lupo quando sente l’uomo scappa, ma chi lo sa se è vero? E se mordono qualche turista? Allora vedi se ne parlano i giornali! Pensa che d’inverno gli orsi vanno in letargo! I lupi invece no, anzi! Vedi come passano da ’ste bande, adesso. Servono delle scelte…”.
Lettura testi interviste a cura delle compagnie teatrali Filodrammatica di Giustino e Filò della Val Rendena.
I possibilisti
“Se uno vive in un paese come questo, o come quello dove sono nato, nell’altra valle, quando vai nel bosco, o a funghi, o a sciare, ormai lo metti in conto che potresti incontrare l’orso, o dei lupi anche. Lo metti in conto, ormai lo sappiamo tutti! Allora, se può succedere e lo sai, cerchi di modificare un po’ i tuoi comportamenti. Giusto o non giusto, quello è. Bisogna imparare a vivere questo territorio così com’è. Oggi ci sono gli orsi, magari domani non ci saranno più, ma intanto bisogna adattarsi. Oh, non è che sono contento eh, ma bisogna essere realisti.
E poi tutti quegli orsi chi è che li ha visti? Mio zio, che è cacciatore, ne avrà visti due, tre ecco… Che poi, il problema sono sempre quei due-tre lì, quelli che girano qua sopra, gli altri è come non ci fossero. Se togliessero loro, quelli che fanno danni, a me degli altri orsi non fregherebbe nulla.
È un animale come tanti altri, cioè alla fine che sia un capriolo, che sia un cervo… è un animale che fa parte del nostro habitat. Ormai bisogna conviverci, però come ci siamo difesi dagli altri, ci difenderemo anche da questo.
Da quando gli orsi sono aumentati di numero ero convinto che non sarebbe venuto nessun turista. E invece la gente è venuta lo stesso, o comunque ne sono venuti tanti, anche se c’è differenza tra chi sale la domenica e chi frequenta il paese da anni. Dico diversi per come considerano l’orso: i primi lo difendevano, ci dicevano che eravamo noi a casa sua… a me spiace, ma non capiscono cosa vuol dire vivere qua. Quelli che abitano qua, quelli che hanno la seconda casa, un po’ lo capiscono. È un po’ anche casa loro, non so come dire.
Poi per carità, c’è anche l’orso, ci sono anche i lupi mi dicono, ma posto ghe n’è. La montagna l’è granda!”.
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La comunicazione come strumento di coesistenza
di Andrea Mustoni
(pubblicato su pnab.it nel febbraio 2026)
Il progetto “Integrazione dei grandi carnivori nell’antroposfera alpina” (di cui parliamo nei due articoli qui sopra riportati) nasce nel 2023 con l’obiettivo dichiarato, da parte del Parco, di comprendere quali siano i migliori criteri per comunicare i temi legati alla presenza di lupo e orso. È infatti chiaro a tutti come una comunicazione trasparente, basata su dati solidi e su messaggi chiari sia il presupposto fondamentale per favorire una coesistenza consapevole e ridurre conflitti, paure e fraintendimenti.
Le indagini antropologiche e sociologiche effettuate nell’area del Parco e nei territori limitrofi sono state quindi indirizzate a comprendere le attitudini dei diversi portatori di interesse nei confronti di lupo e orso, ma anche a identificare le informazioni che le comunità locali dichiarano di necessitare e, di conseguenza, a quali siano le forme più adatte per fornirle.
Proprio in termini di comunicazione, la prima parola chiave che è emersa è “chiarezza”, seguita da “trasparenza” e “onestà”. Queste sembrano essere le tre “stelle polari” che devono guidare l’amministrazione pubblica e i tecnici nella comunicazione, che rimane, anche a detta delle persone coinvolte nell’indagine, la condizione sine qua non per permettere la conservazione dei grandi carnivori.
Inoltre, la maggior parte delle persone che vive nelle valli del Parco, pur non essendo favorevole alla situazione attuale, auspica di trovare un equilibrio diverso dalle posizioni dei due poli che altrettanto legittimamente auspicano, rispettivamente, l’eradicazione delle popolazioni di lupi e orsi o una loro assoluta tutela.
Per raggiungere questo nuovo equilibrio, gli intervistati hanno dichiarato in modo molto chiaro che necessitano contemporaneamente di informazioni “pulite” e di una gestione attiva delle popolazioni animali presenti, con particolare riferimento al tema degli esemplari problematici e/o pericolosi.
Va da sé che un corollario del progetto – non per questo meno importante – è stato “dare voce” alle persone, anche a quelle che più difficilmente parlano o non si riconoscono nelle due posizioni estreme e che necessitano di essere ascoltate.
In questo senso, uno degli esiti più importanti dell’iniziativa promossa dal Parco e svolta in stretta collaborazione con le Università Ca’ Foscari di Venezia e di Sassari è stato che, per tenere informati i diversi gruppi di interesse, è opportuno individuare obiettivi condivisi, raggiungibili mediante progetti concreti che a cascata fungano da occasione per incontrarsi e dialogare. In altre parole, i protagonisti dell’indagine hanno chiesto che vengano messi in atto progetti puntuali rivolti al tentativo di risolvere problemi specifici (recinzioni, rifusioni dei danni, gestione del territorio, etc.) ma è emerso con chiarezza che queste iniziative sarebbero oltremodo utili anche come occasioni di dialogo “chiaro, trasparente e onesto” con la pubblica amministrazione.
Lavorare insieme – oggi con gli allevatori nell’ambito del progetto dissuasori sonori ma un domani anche con gli apicoltori, gli operatori turistici, i rifugisti, o i cacciatori – significa in altre parole ascoltarsi, identificare gli scenari possibili, condividere la responsabilità della loro realizzazione. In sintesi: creare fiducia reciproca.
Considerando con attenzione questo obiettivo, l’iniziativa ha proposto l’istituzione di un osservatorio permanente, che dovrebbe rivedere periodicamente la situazione sociale e portare correttivi ai temi della comunicazione.
In sintesi, il Parco ha voluto proporre il progetto “Integrazione dei grandi carnivori nell’antroposfera alpina” nella consapevolezza che il futuro dei grandi carnivori si giocherà sui due vasti temi: quello della loro gestione attiva e quello, non meno importante, della comunicazione.
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Grande tema che ci accompagnerà nei prossimi anni. Esiste un protocollo ISPRA per la gestione dei lupi che prevede il concetto di rimozione per i lupi problematici. Simili procedure per gli orsi.
Stiamo vivendo una nuova ecologia dove il selvatico si trasforma in quasi domestico. Abbandoniamo rifiuti o peggio li lasciamo volutamente per cibare il selvatico.Si assiste ad una inarrestabile discesa dei selvatici verso valle e addirittura verso le città. Dobbiamo adeguarci e cambiare comportamenti, accettando l’idea che nel caso di animali problematici l’unica soluzione è la rimozione nelle sue varie forme. Speriamo anche di superare una visione antropocentrica dell’ecologia. Come sempre la ricerca dell’equilibrio. Sto lavorando sul tema nell’ambito di un progetto europeo, il problema è abbastanza comune in Europa ma le sensibilità sono diverse. In alcune nazioni si abbattono animali senza paura, in Svezia sopravvive una sparuta popolazione di lupi, quasi la metà viene abbattuta ogni anno. La sensibilità italiana è comparabile a quella portoghese e greca. Anche in questo caso grandi differenze di comportamento tra nord e sud. Credo che il problema maggiore sia la speculazione politica.
Peccato che (molto probabilmente) il progetto di reintroduzione sia partito male. Già all’inizio si sono verificati casi (troppi) di soggetti confidenti. La domanda che mi pongo da anni è questa: avevamo qualcuno in Slovenia che controllava la qualità della “merce” che compravamo? Oppure il servizio faunistico di allora si è fidato ed ha acquistato la “merce” a scatola chiusa?! È questo un dubbio che mi accompagna da oltre 20 anni… se invece il mio dubbio non fosse giustificato, mi piacerebbe sapere quale fosse l’esperto di fiducia della PAT che controllava le catture in Slovenia. Avrei qualche domanda da fargli….
Il titolo mi ricorda, per assonanza, un romanzo di Steinbeck: “Uomini e topi”. Chissà se il finale di questa vicenda sarà ugualmente tragico come quello del libro?