Oskar Brambilla

Oskar Brambilla
(pubblicato su La Pietra dei Sogni, 2014)

La sua figura è passata come una meteora, così lieve e fugace. Ci ha donato poesia e amore, ma a volte abbiamo la sensazione di essere porci e di non apprezzare le perle.

Nato a Milano il 26 febbraio 1972 da madre friulana e padre lombardo risiede un po’ nella grande città e un po’ a Claut nelle Dolomiti Friulane. Attivo in montagna già da ragazzino, guida alpina dal 1996. Nel suo curriculum ripetizioni, prime ripetizioni, prime libere, prime salite su tutto l’arco alpino, ma anche in Sardegna, in Spagna, in Marocco, in Giordania. Polivalente, capace ad alti livelli su tutti i terreni in ogni stagione e in tutte le discipline, ma con una precisa predilezione per l’azione in luoghi di natura selvaggia.

Oskar Brambilla

Esploratore avventuroso fugge dai luoghi più popolari perché attratto da quelli che ancora resistono selvaggi.

Nella notte del 9 febbraio 2003, tra le ore 2 e le 5 Oskar ha lasciato il suo corpo tra le lamiere della sua Panda, contro un muro di una casa in una strettoia tra Montereale e Marsure in Friuli. Certamente sarà stata la velocità, o il ghiaccio, o il sonno, o il destino, o tutte queste cose insieme. La stessa sorte era toccata a Sabrina, sua fidanzata di sempre, alla donna croce e delizia della sua vita, il 22 giugno 2002, di notte contro un albero sulla strada per Iesolo.

Oskar ha dedicato la sua vita al sogno. Era il vero sognatore, quel tipo di personaggio di cui oggi il mondo ha molto bisogno, forse più che un tempo. Il sognatore è quella persona che quando l’hai vicina ti rendi conto di quanto possa scaldare un ambiente, la stanza in cui sei. Se poi hai modo di dormirci vicino perché il giorno dopo volete fare qualcosa assieme, ti rendi conto quanto il sogno, e per sogno intendo la capacità di vedere con l’immaginazione le cose che si potrebbero fare come se fossero vere, sia forte, ma a tal punto che poi magari qualche volta diventa vero. Questo è un dono. Se capita di incontrare una persona del genere non la si dimentica.

Era Guida Alpina vera. Guida per capire tutto il sogno che la montagna può regalare. Questo è molto difficile. In questi tempi è difficile non solo sognare noi stessi, ma, ovviamente, è ancora più difficile far sognare gli altri e quindi se c’è qualcuno che è capace di farlo allora sì che quello si può chiamare Guida Alpina.

Oskar Brambilla e Petra Gogna, maggio 1997.

«Facevo l’istruttore ai corsi per le guide alpine e lui faceva l’allievo. Lo ricordo come un ribelle, un sognatore che ci prendeva tutti per il culo con quella sua aria scanzonata. Un istruttore un po’ scocciato gli chiese come mai aveva le “Timberland” ai piedi anziché avere le scarpe da montagna. Lui rispose: “abbiamo solo un paio di scarpe in casa e mio padre è uscito prima di me e se l’è messe lui” (Marcello Cominetti)».

«Oskarìn ha avuto tutto dalla vita, ma, soprattutto, la bontà. Ci ha lasciato un messaggio di bontà. Era un avventuroso che ti dava il cuore. Pur avendo avuto i mezzi per diventare un divo dell’alpinismo è rimasto pulito. È rimasto nella natura. Aveva capito che cosa voleva dall’alpinismo, dalla montagna. Questo ragazzo è stato una meteora (Mauro Corona)».

Il 5 gennaio 1998 Oskar, in compagnia di Giorgio Meneghetti (libero professionista di Treviso) aveva salito la parete ovest del Dente di Mudaloro, proprio allo sbocco nel Golfo di Orosei del Bacu Mudaloro. Le 7 lunghezze di Scemo e selvatico, fino al VI e VII, hanno richiesto l’uso di nut, friend e qualche chiodo.

«Le falesie precipitano nelle acque blu e profonde, ginepri contorti e boschi di lecci, spiaggette sperdute e l’abbraccio del Vento. Il Bacu Mudaloro è una delle valli che portano al mare. La Punta Mudaloro è uno dei promontori che si sporgono in mare. Mudaloro si erge sopra la scena. La nostra salita si snoda agile sulla sua muraglia rocciosa sino in cima al Dente, accarezzando quella linea che Mudaloro ci ha donato (Oskar Brambilla, Rivista del CAI set-ott 1998)».

Racconta Meneghetti: «Il nome viene dal Selvatico (il Cannonau che avevamo portato) e dal fatto che Luigi Scema ci aveva preceduto su una via che volevamo aprire (Via dell’Ictus, NdR)! Siamo stati tre giorni là, vivendo allo stato brado, quello che piaceva a lui. Abbiamo anche tentato il versante est del Mudaloro, ma abbiamo rinunciato per la roccia friabile. Con Oskar ero stato l’anno prima alle Gole del Todra in Marocco, dove facemmo due vie nuove. Lui, a Claut, viveva nella casa degli zii. Gli avevano dato una stanza: come cucina c’era solo il fornello. Per l’acqua doveva andare in cortile, anche per lavarsi. Per questo si prese anche la polmonite! Quando tornammo su al Golgo, i cacciatori erano scatenati. Ricordo che ci facemmo la barba mentre i pallini piovevano sull’auto! Poi salimmo l’Aguglia, poi andammo a Lanaitto, infine approdammo a Posada, a casa di Guido Daniele. Lì il 15 gennaio, proprio il giorno in cui alla sera alle 22 avevamo il traghetto, lui voleva andare a tutti i costi sul Monte Albo, Guido gli aveva indicato una valle meravigliosa piena di guglie. Peccato che alle 11 di mattina fosse ancora lì a disegnare lo schizzo del Dente di Mudaloro! Mi è venuto il nervoso! Troppo calmo, troppo serafico».

E fu con comodo che i due raggiunsero la Valle delle Guglie, individuarono l’obiettivo, lo salirono, scesero e a sera riuscirono anche a prendere il traghetto. Si tratta dello spigolo sud della Guglia del Protosauro, la via si chiama Ichnusa e felice e su quattro lunghezze ne presenta tre di VII con un passaggio di VII+. Anche qui solo nut, friend e vari chiodi.

Scrive Maurizio Oviglia:
«Oskar era una giovane guida alpina del nord. Amava la Sardegna alla follia, e non perdeva occasione di tornare. Dell’isola amava l’aspetto più selvaggio e nascosto, il Supramonte; qui infatti vi aveva aperto numerose vie tradizionali, molte delle quali ancora oggi irripetute e sconosciute ai più. Era un po’ pazzo e un po’ romantico, disegnava, scriveva poesie, arrampicava. Era innamorato folle della sua Sabrina, con cui aveva da poco scalato l’Aguglia. Di lei mi aveva mandato una foto, confidandomi che il suo grande sogno era che venisse pubblicata sulla copertina di Alp, sul numero speciale della Sardegna. Mi chiese se potevo fare qualcosa perché questo sogno si avverasse, mettere una buona parola. Nella busta, c’erano anche i disegni delle sue nuove vie, alcune foto, poesie, altri scritti. Prima che Alp uscisse, Sabrina morì tragicamente in un incidente stradale. Disperato, Oskar non riuscì più a riprendersi e una sera, un mese solo dopo (in realtà 7 mesi dopo, NdR) che se n’era andata Sabrina, si schiantò contro un muro. Così almeno mi raccontarono. Alp Sardegna uscì, ma per la copertina fu scelta un’altra foto…. Sono anni che rigiro tra le mani quella busta di Oskar, oggi ho deciso di condividere il suo ricordo».

Sabrina sullo Spigolo del Turchese, Aguglia di Goloritzé: questa è la foto che Oskar avrebbe voluto fosse copertina di Alp.

«È vicina la pianura che là in basso si spinge fino al mare e le case e la strada e le auto che corrono. Eppure da quassù è tutto così lontano, isolato, selvaggio, suggestivo (Oskar Brambilla, Rivista del CAI set-ott 1998)».

Il 25 aprile 1998 Oskar, accompagnato dalla fidanzata Sabrina e da Marco Bassofin, aveva aperto un bellissimo e logico itinerario sulla parete nord della Quota 960 m di Serra Oseli, in alto sulla destra di Còdula di Luna. La via è stata chiamata Fantasia sarda, è lunga 200 m e oppone difficoltà sino al VI. Sono stati usati solo nut e friend.

Il 27 aprile era tornato alla Valle delle Guglie, questa volta con Sabrina, più Guido Daniele e Carlo Nonnis, per salire la Guglia dell’Ochetta lungo la via Spezia ci cova. Si tratta del diedro della parete est, 3 lunghezze con passaggi sino al VII. Usati friend e un paio di chiodi. Lo stesso Brambilla il 6 maggio 1998 con gli stessi compagni di Fantasia sarda aveva percorso poi integralmente l’intera cresta di Serra Oseli, in senso nord-sud con difficoltà di II e III (con doppie). Battezzata Louisiana, questa cresta sta diventando una classica.

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Oskar Brambilla ultima modifica: 2022-06-06T05:06:00+02:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Oskar Brambilla”

  1. 15
    Emauele says:

    sempre sorridente….che matto!!! alcuni amici mi chiamano ancora con il soprannome che mi hai dato al corso di arrampicata..ciao oskar

  2. 14
    jacopo says:

    di Oscar Brambilla ho un ricordo lontanissimo, sulla Ovest del Salbitschijen con Andrea Micheli entrambi ragazzi sedicenni…Una rapidissima salita in giornata in tre, partendo dal lontano rifugio
    Probabilmente per Oscar fu una delle sue prime salite impegnative

  3. 13
    albert says:

    6)…  chissà se mai gli capitò di rifugiarsi nel cason di Brica, dedicato ad un altro sfortunato.

  4. 12
    Denis says:

    Oskar mi ha regalato sogni.
    Che ancora oggi sogno.
    Dopo che se ne è andato, io ed altre due persone siamo saliti in una casera in val Cimoliana in inverno, un po’ per noi un po’ per ricordarlo. Eravamo solo noi in una giornata bella con neve in alto, senza vento ma siamo saliti piuttosto in silenzio. Ad un certo punto dal nulla esce una busta di plastica che ci svolazza avanti ed indietro a mo’ di presa per i fondelli. Ci siamo guardati. Forse io ho detto ” è Oskar che ci prende in giro! ( eufemismo ) “, un sorriso smorzato fra di noie la busta come era arrivata è sparita nel nulla in due secondi. Lui era così.  Lo ricordo in un bar a Maniago, che scriveva e disegnava. Adoravo la sua scrittura e i suoi disegni. Oscar  è pura luce. E anche grazie a lui io sogno ancora. 
     

  5. 11
    Pier Giorgio tassan toffola says:

    Un ricordo affettuoso da Giorgio un cugino di Biella commosso che ti ricorda molto piccolo peccato non esserci conosciuti sarà per una prossima vita

  6. 10
    Ivan says:

    Buongiorno a tutti, io purtroppo non ho conosciuto Oskar, ma è più che sufficiente leggere i vostri commenti per capire che era una persona deliziosa.
    Sapevo tramite Maurizio Oviglia della tragica storia sua e della fidanzata Sabrina, il tutto poi completato dall’ottimo articolo come sempre di Alessandro Gogna.
    Leggere certi racconti ci addolcisce l’anima ed i sentimenti, poiché ( nessuno me ne voglia…), gli alpinisti in generale sono spesso freddi e crudi…
    Quello che percepisco dai vostri ricordi è che oltre ad essere stata una bravissima persona, educata e gentile, era pure molto forte e preparato; basta leggere le salite da lui effettuate e tutte le sue prime nuove.
    A tale proposito ( giusto per conoscenza), tre anni fa’ con due grandi amici, siamo stati al Bacu Mudaloro scendendo dall’altopiano a piedi, abbiamo dormito in una grotta ed il giorno dopo attaccato il pilastro Est.
    Effettivamente dopo un 30/40 metri avevamo trovato un vecchio cordino strozzato ad un albero, probabilmente segno della ritirata per la cattiva qualità della roccia…come indicato nell’articolo, ed ora ho capito che era di Oskar.
    Per correttezza dico che siamo saliti fino in cima al pilastro, con 5/6 lunghezze da friabili a molto pericolose, mentre altre 3/4 molto belle.
    Sul pilastro Ovest, c’è invece la via che Oskar ha aperto, proprio diritta sopra il Bacu, non l’abbiamo salita ma la qualità della roccia sembra molto buona. Ringrazio Gogna per il bellissimo articolo e chi ha conosciuto Oskar raccontando ciò che non sapevo.
    Buone salite a tutti 
     

  7. 9
    giorgio meneghetti says:

    oskar i ha fatto vivere delle emozioni fortissime, sia in Sardegna che in Marocco, impossibile dimenticarlo!

  8. 8

    Quando nel 1997 Alessandro Gogna mi chiese se potevo ospitare un amico alpinista durante il raduno ad Orgosolo, per la inaugurazione del Parco del Gennargentu, io ero a casa mia a Posada e naturalmente accettai, ma fu un grande regalo per me. Oskar era un essere puro e selvatico, un hippie del verticale e un sognatore vero, come ne ho incontrati pochissimi in vita mia, quasi unico; oltre le sue indiscusse capacita’ ed intuito su roccia, era di una bellezza impressionante, bello come un divo e quasi se ne vergognava, era semplice e quasi umile, mentre chiunque si girava a guardarlo, sopratutto le donne di qualsiasi eta’, ma non solo loro. Alessandro aveva commentato: “come le mosche sul miele” mentre eravamo a Cala Fuili ( foto con Petra Gogna ) , c’erano un gruppo di ragazze sarde che lo guardavano a bocca aperta, ma il massimo e’ stato quando una signora di mezz’eta’ che era con loro, non si e’ trattenuta dal dire ad Oskar: “ Posso aiutarti ?” , riferendosi allo zainetto da pochi kg. che lui si era buttato in spalla mentre ce ne stavano andando, raccogliendo corde ed attrezzi vari. La situazione piu’ comica ci e’ capitata davanti la Stazione Centrale di Milano: Oskar era rimasto a scrivere qualcosa seduto nella mia Peugeot 205 Cabrio, che io avevo dipinto da “Tigre”, io ero sceso a comperare qualcosa e tornando avevo trovato una trans brasiliana ferma a guardare la mia auto e le chiesi: “Ti piace la mia Tigre ?” e lei rispose: “Noo, mi piasce quello regasso que sc’e’ deentru…” . Insomma, andare in giro ovunque con Oskar era troppo divertente, mi ha aiutato a chiodare molte vie della “Palestra di Arrampicata Eleonora di Arborea a Posada” e abbiamo arrampicato insieme sul Montalbo. Mi ha anche tirato su da secondo sullo Spigolo Turchese alla Aguglia ( ci riuscii solo grazie alle mie staffe autocostruite in cordino e bambu’ ) , e’ stato ospite tante volte con Sabrina a casa mia, sia a Milano che a Posada e io a casa sua a Marsure in pieno inverno, ho dormito in sacco a pelo nel fienile e la casa in pietra di Zia Annuta era veramente una ghiacciaia. Quando riusci’ a comperarsi un pulmino WolksWagen usato da vivere come casa ambulante, andai a Marsure apposta per dipingerglielo presso un amico che aveva il forno da carrozziere; il mezzo era da trasporto e senza finestrini, dipinsi un paesaggio circolare di vette patagoniche al tramonto e lui ne fu felicissimo. Andammo insieme a trovare Mauro Corona che lo chiamava affettuosamente “OsKarino”, tutti gli volevano bene e non poteva essere altrimenti, sembrava venire da un altro pianeta. Quando ho saputo della loro tragica fine stile “Giulietta e Romeo”, ho pianto per ore, come mi e’ capitato raramente per degli amici; sono andato a trovare i genitori che abitano vicino a me a Milano e gli ho regalato foto e ricordi de “Il mio passerotto”, come lo chiamava la sua mamma Dulcisia, il papa’ si chiama Guido, come me e li ho tutti nel cuore per sempre.
    Guido Daniele.

  9. 7
    Oswald Santin says:

    Oskkar era mio amico, avevamo lo stesso spirito , quando ci incontravamo si illuminava …
    Qui viene descritto bene

  10. 6
    Luca Visentini says:

    Che bel ricordo! Oskar piaceva a tutti. Qui in Val Cellina c’è una curva che ancora la chiamiamo “Curva Oskar Brambilla” per il modo rumoroso in cui la affrontava, strisciando la sua Panda contro la roccia.

  11. 5
    Livio Tassan Mangina says:

    Grazie!..l’articolo mi ha commosso, lo mandero’ ai suoi genitori

  12. 4
    Matteo terlingo says:

    Volevo lasciare un pensiero per oskar e sabrina ,lui mi portava nel l990,a scalare in val di mello e altri posto ,eri diventato bravino ,mo conoscevo da prima k vivevamo vicino a milano ,ero un grande amico k mi a aiutato a diventare una persona migliore e ero molto felice ,mi avevano messi su una eivista di scalata,ma non ricordo il nome ,poi mi sono trasferiro a tenerife ,e hi lasciato l arrampocata ,perxhe non cerano le moltagne e ero solo ,non ho saputo neanche quando e successo l incidente ,solo dopo degli anni ,era propio come avete scritto ,era speciale e riusciva a far felici le persone ,ciao oskar e sabrina ,ora ci staranno vedendo la lassu ,come quando scalavano ciao cari amici ,vi voglio tanto bene 

  13. 3
    GognaBlog says:

    Sì, Marcello. Abbiamo salito “Cani e Porci”.

    https://gognablog.sherpa-gate.com/cani-e-porci/

  14. 2
    lorenzo merlo says:

    Di lui non ricordo nulla di terreno.
    È rimasta solo una traccia di luce.

  15. 1

    Alessandro, in Sardegna, non avevate aperto assieme una via dalle parti di Orronnoro, se non mi sbaglio?

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