Pierre Allain

Pierre Allain
di Jean Fréhel
(pubblicato su Annales du GHM, 2001)

Pierre Allain era dotato di una personalità eccezionale. Nato nel 1904 a Mirabeau nella regione di Poitiers, non ebbe grandi possibilità si studiare, come spesso all’epoca, ma fin da piccolo mostrò grande ingegno. Quando aveva nove anni, l’insegnante gli diede il diametro della terra e lui ne dedusse il volume e ne stimò con buona approssimazione la massa (provate a chiedere oggi a un qualunque giovanotto di fare lo stesso!).

Il discensore Pierre Allain

Arrivato a Parigi nel 1910, bambino e adolescente, legge molto: Dumas, Hugo, Fenimore Cooper, e soprattutto Jules Verne. Quest’ultimo è interessante in più di un modo per una mente come quella di Pierre Allain: avventure con la A maiuscola, ingegno, inventiva delle tecnologie, anche se ancora virtuali con Jules Verne, ragionamento metodico per risolvere un problema, certezza di un successo ben ragionato, tutto sta lì. L’aver imparato a cucire e il mestiere del tornitore spiega la sua futura capacità di realizzare gli oggetti di cui ha bisogno.

Pierre Allain nel Monte Bianco

Nel 1923 iniziò in montagna, nel Massif de la Belledonne, vicino ad Allevard dove trascorreva le sue vacanze: era la montagna delle mucche e la frequentò per otto anni. Un giorno, nel 1930, un amico di Allevard, Robert Latour, gli disse che vicino a Parigi si poteva andare ad arrampicare sulle rocce di Fontainebleau. Una vera rivelazione, trascorre lì tutti i suoi fine settimana, diventando rapidamente “un vero signore del gratton”, e poi “un grande della roccia” come racconta giustamente Guy Poulet. Incontra amici che gli parlano di Chamonix, del granito, del Grépon, dell’Aiguilles, del Dru, insomma dell’arrampicata in alta montagna. Il passaggio da Bleau al protogino di Chamonix è strepitoso, una o due stagioni per fare esperienza sulle salite classiche e imparare l’architettura del massiccio per poi affrontare finalmente le cose serie. Certamente, i couloir di avvicinamento innevati e cosparsi di sassi caduti dall’alto lo stupiscono e lo sorprendono. Queste caratteristiche del ghiacciaio dei Nantillons, sopra il Rognon, lo rallentano e nefanno un’esperienza sgradevole.

Allain a Fontainebleau

Un incidente durante la discesa dell’Aiguille des Deux Aigles: una valanga in cui scompare uno dei suoi compagni. Nei suoi scritti non si parla di questo incidente, così come non viene mai menzionata la parola “paura”. Al massimo, avverte la mancanza di appetito quando la tensione della salita è troppo forte, (il malessere delle crepacce terminali, direbbe qualcuno) seguita poi da una fame tipo Gargantua non appena la tensione è passata. Pierre Allain è logico e metodico nella preparazione delle sue salite: attrezzatura strettamente necessaria, difficoltà stimata con un binocolo, studio di un programma che si cerca di rispettare, nervosismo quando uno o due intrusi interrompono il programma, come nel tentativo di traversata Aiguille Verte-Triolet.

Pierre Allain

Questa metodologia (l’aver imparato ad arrampicare e allenarsi regolarmente a Fontainebleau, alcuni passaggi nelle falesie calcaree della regione parigina per apprendere le tecniche di assicurazione e di chiodatura, infine il trasferimento sulle pareti rocciose delle Alpi) ispirerà una vera e propria “Scuola parigina di alpinismo”. Pierre Allain non ne è stato il vero creatore, ma è stato il maestro e il modello seguito da molti altri. Roger Frison-Roche non si sbaglia: “questi alpinisti parigini, pure ‘luci di Fontainebleau’, sono scalatori più dei nostri montanari”. Nel suo libro, Premier de Cordée, il suo eroe non investe nell’attrezzatura della scuola di arrampicata di Gaillands non appena ritrova l’equilibrio dopo l’incidente?

La cagoule

Appena giunto al cospetto delle grandi pareti alpine, Pierre Allain si è confrontato con l’insufficienza dell’attrezzatura alpinistica allora esistente. Invece di rassegnarsi, decide di trovare un rimedio caso per caso.

Già a Fontainebleau aveva notato che l’attrito veniva notevolmente aumentato applicando una pellicola di gomma sotto alle scarpe da ginnastica. Ha poi incollato suole di gomma sulle scarpe da ginnastica per sé e per i suoi amici. Da lì alla creazione della PA c’è stato solo un passo brevissimo.

Usa un altro principio: in alta montagna, il peso è il nemico perché rallenta e riduce le prestazioni. Quindi devi rivedere tutto: moschettoni, corda, zaino, abbigliamento. È qui che la sua inventiva e la sua abilità manuale faranno miracoli. Innanzitutto il moschettone: realizzandolo in una lega leggera, puoi dimezzarne il peso. Ma Pierre è un perfezionista e crea il moschettone asimmetrico: questo aumenta la resistenza senza compromettere la praticità d’uso e il peso diminuisce ulteriormente. Per quanto riguarda la corda, è da capogiro: Pierre Allain si arrampica con una corda di canapa di 7 millimetri. E Guy Poulet, come ebbe a raccontare, era rimasto inorridito dopo aver visto che gli anelli da doppia che lui usava sulle Aiguilles de Chamonix avevano il diametro di un laccio. Poi finalmente, Pierre trova la soluzione: dividere per due la lunghezza della corda e fare doppie di 60 metri con una corda di 61 metri esatti! È arrivato il momento dell’invenzione del décrocheur (sganciatore automatico)Allain che lascerà scettici molti alpinisti (quello che ho comprato era ancora più avanzato di quello descritto da Guy Poulet perché il cordino di sgancio era lungo solo due metri, e l’aggancio era garantito solo dalla tensione dovuta al peso di colui che scendeva).

Moschettone asimmetrico e superleggero Pierre Allain

Altra preoccupazione: comfort e sicurezza. Uno spiacevole bivacco in un crepaccio della Dent Parrachée gli fa ripensare l’attrezzatura da bivacco. Invenzione del piumino (nel 1932), del saccopiuma a mummia, del pied d’eléphant e della cagoule da bivacco, praticamente una vera e propria tendina individuale. Leggerezza obbliga, i materiali sono scelti con cura: piumino compartimentato per la giacca e il saccopiuma, seta gommata per la cagoule. È anche l’ora dell’invenzione del discensore Allain, un attrezzo dopo del quale si dovrà attendere molto tempo prima di avere qualcosa di ancor più sicuro e conveniente.

Lo sganciatore automatico Pierre Allain (décrocheur )

Tutto questo materiale lo produrrà e lo venderà lui stesso nel suo negozio. Quando lasciò Parigi nel 1963, stanco della qualità insufficiente dei moschettoni di cui subappaltava la fabbricazione, inventò e costruì macchine per la lavorazione di questi moschettoni che installò nel seminterrato della sua casa di Uriage dove tra l’altro possiamo ancora vederle. È una grande sorpresa: sono vere macchine utensili completamente automatiche. Piastre rigorosamente guidate da tubi in acciaio inox per garantire la precisione (tutti azionati da cavi e pulegge, azionati a loro volta da motori elettrici a innesco da posizione), guide di alimentazione del materiale, in breve mini-catene industriali. Così potrà produrre fino a 40.000 moschettoni all’anno, tutto da solo!

Prima edizione di Alpinisme et compétition

Perfezionista, è anche e soprattutto nella realizzazione delle sue salite. Cosa c’è di più diretto delle vie della cresta sud-ovest del Fou o della parete nord del Dru? Nel 1934 non fu molto soddisfatto dell’apertura della Directe de la Meije al Glacier Carré. Perché ci dev’essere dirittura alla vetta! Provvede alla correzione l’anno seguente, dopo la salita al Dru.

Modesto e discreto, è comunque un consigliere saggio e a disposizione dei suoi clienti alpinisti, principianti e non, nel suo punto vendita (siamo lontani dai venditori stereotipati dei moderni supermercati sportivi) e anche a Bas-Cuvier dove va sempre. Certo, consiglia scarponi e scarpette di mezza taglia troppo piccoli per via della necessità di precisione nell’arrampicata (attenzione alle discese in montagna!). Ma questo è un errore che si fa ancora adesso…

Sulla via Allain alla Nord del Petit Dru

Premuroso e modesto, è comunque sicuro di sé quando giunge a una conclusione. Per la traversata dell’Aiguilles de Chamonix ha desunto con l’osservazione a binocolo e secondo i racconti la doppia più lunga: 60 metri. Quindi prende su solo una corda da 61 metri con il décrocheur, nonostante le proteste del compagno. Durante il bivacco sulla cresta sud-ovest del Fou, c’è una piccola piattaforma orizzontale perfetta per due, ma che domina il vuoto su tre lati. Si rifiuta di legarsi per dormire: “Dormo sempre supino fin da piccolo, e non mi muovo mai durante il sonno, quindi non c’è bisogno che mi leghi” dice. E non cambia idea. Nel 1938, durante il suo tentativo alla Walker con Jean Leininger, le condizioni non erano ideali, il morale stava precipitando. Allora decise di adottare la strategia di attesa che aveva avuto successo sul Dru e così ritornò dal diedro di 30 metri. Ahimè, nei giorni che seguono salta fuori un certo Riccardo Cassin che mette “per la prima volta piede nel massiccio del Monte Bianco”. Allain è profondamente turbato quando scrive in Alpinisme et Competition: “Ma ingenui e ignari di una possibile competizione in un tentativo di questa portata, ci addormentiamo e pensiamo di essere liberi di aspettare giorni migliori. Errore comune di credere nel beneficio di ci addormentiamo e pensiamo di essere liberi di aspettare giorni migliori. Errore comune di credere nel beneficio di ci addormentiamo e pensiamo di essere liberi di aspettare giorni migliori. E’ un errore comune quello di credere nel beneficio dell’attesa. Il più delle volte porta solo delusione e mancanza di risultato”. È la più grande delusione della sua vita e se la prende solo con se stesso.

Pierre Allain a Fontainebleau

Cronologia delle ascensioni
1931
Prima stagione alpinistica con Robert Latour. Costretto al bivacco in un crepaccio della Dent Parrachée. È stato dopo quel terribile bivacco imprevisto che ha progettato l’attrezzatura da bivacco che usiamo oggi: saccopiuma, cagoule da bivacco, pied d’eléphant, giacca di piumino (duvet).

Pierre Allain (a sinistra) e Robert Latour

1932
Salite classiche nel massiccio del Monte Bianco: Requin, Charmoz, Grépon, Monte Bianco. Arrampicate settimanali a Bleau e soprattutto a Bas-Cuvier dove il suo talento si fa valere.

1933
Apertura di una via sulla Pointe Centrale des Deux Aigles con Jacques Boudin e Robert Latour. Boudin rimarrà ucciso sotto una scarica durante la discesa. Prima salita della cresta sud-ovest all’Aiguille du Fou con Robert Latour. E’ questa la salita che lo ha fatto conoscere negli ambienti di montagna. “Come tanti altri, stavo cercando la tensione, il gioco e i suoi rischi per assaporare la pace nervosa e la gioia di aver vinto al ritorno”. Sviluppo di un moschettone in lega leggera.

Pierre Allain a Fontainebleau

1934
Tempo terribile a Chamonix. Due prime in Oisans: la cresta sud-ovest del Pic Sans-Nom con Jean Vernet e Jean Charignon; la parete sud della Meije al Glacier Carré con Jean Vernet e Jean Leininger. Durante quell’estate, Pierre Allain apre con il padre un’attività di prodotti di montagna in rue des Ciseaux: “Facendo un lavoro nuovo, mi sono concentrato sul perfezionamento dei dettagli, sul miglioramento del saccopiuma, sulla creazione di abiti speciali. Cento grammi in meno di qua, cinquanta di là” .

Raymond Leininger (a sinistra) e Pierre Allain dopo la Nord del Petit Dru
Pierre Allain e Raymond Leininger (a destra) dopo la vittoriosa impresa sulla Nord del Petit Dru

1935
Estate magistrale, prima salita della parete est del Caiman con Raymond Leininger. La grande impresa: prima salita della parete nord del Petit Dru con Raymond Leininger (31 luglio-1 agosto 1935). La fessura Allain, passaggio chiave della via, rimarrà per diversi anni il passaggio roccioso più difficile della catena del Monte Bianco. Apertura della direttissima sulla parete sud della Meije, dal Glacier Carré, con Raymond Leininger: la via riprende e perfeziona la via aperta nel 1934. I suoi successi e il suo approccio metodico gli hanno valso la fama di “ingegnere della scalata”. Sviluppo di una scarpetta da arrampicata a suola liscia. Inaugurazione del suo punto vendita in rue Saint-Sulpice a Parigi.

Pierre Allain e Raymond Leininger (a destra)

1936
Fa parte della prima spedizione francese in Himalaya nel massiccio del Karakorum. Obiettivo: il Gasherbrum 8068 m, con capo-spedizione Henri de Ségogne. Tre settimane di marcia di avvicinamento. “Ci stiamo lasciando alle spalle gli ultimi arbusti (poiché li apprezzeremo al nostro ritorno!)”. Punto più alto raggiunto: 6850 m. Ritorno sotto la prima neve del monsone.

1937
Prima salita della cresta est del Crocodile, il 29-30 luglio con i fratelli Leininger. Prima salita della cresta nord-ovest dei Grands Charmoz il 30 agosto con Yves Feutren.

1938
Prima salita, senza lancio di corda Doigt de l’Etala con Jean Leininger, il 18 luglio. Tentativo allo sperone Walker alle Grandes Jorasses, il 1° agosto con Raymond Leininger. “Le condizioni nevose della parete stanno smorzando il nostro slancio. Consiglio di guerra sul percorso da scegliere. Il morale si sta sgretolando”.

1940
Mobilitato in Lorena, poi addetto speciale a Parigi, che lasciò al momento dell’esodo.

1941
Lavora a Tanezrouft (Algeria meridionale) nei cantieri della ferrovia Mediterraneo-Niger (poi abbandonata).

1943
Chamonix, cose varie. Progetta un discensore mentre tiene un corso di alpinismo.

1944
Liberazione dell’alta Valle dell’Arve a cui partecipa. Proiettili tedeschi lo mancano di poco al Col de la Seigne.

1945
Traversata delle Aiguilles de Chamonix, dall’Aiguille du Plan ai Grands Charmoz, il 4-5 agosto con Guy Poulet (22 anni, detto Le Gros).

1946
Terza salita della Walker con Guy Poulet, René Ferlet e Jacques Poincenot, il 4 e 5 agosto. “Emozione violenta, l’atmosfera che solo l’alta montagna sa dare”.

1947
A Bleau, è definito “vecchia e pura luce di roccia”. Prima salita della parete sud-ovest del Cardinal con Francis Aubert, Auguste Fix e J. Rousseau. Prima salita della parete ovest della Blaitière con Fix il 10 settembre. Un susseguirsi di frane farà scomparire buona parte di questo percorso due anni dopo.

1948
Pubblicazione della sua autobiografia Alpinisme et competition. Commercializzazione delle famose scarpette a suola liscia: la PA.

Visita alle Calanques…

1950
Un forte dolore ai reni gli impedisce di partecipare alla spedizione francese dell’Annapurna. Prima salita della cresta nord-ovest dei Grands Charmoz, il 28 agosto con Marcel Schatz. Si rifiuta di assumere la presidenza del Groupe de Haute Montagne (GHM): non gli piacciono le cose ufficiali.

1955
Matrimonio a 51 anni, un figlio: Paul.

1963
Lascia Parigi. Si trasferisce a Uriage (Dauphiné) e lavora da solo nella sua bottega, al piano terra della sua proprietà. Realizza moschettoni leggeri (fino a 40.000 all’anno), scale da speleologia e strumenti vari con macchine da lui stesso inventate.

1974
Settant’anni: riesce ancora a issarsi su un braccio solo alla sbarra orizzontale.

1984
Ottant’anni: la via Boëll all’Aiguille Dibona al seguito del figlio Paul, con Jérôme Festy e Yves Denamur.

1994
Smette di lavorare e non riesce più a leggere. Ogni giorno però una passeggiata nei dintorni di Uriage.

2000
In autunno fu molto indebolito da una polmonite: si spense lentamente il 19 dicembre.

Pierre Allain (a sinistra). Foto: Pierre Chapoutot/Albert Tobey
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Pierre Allain ultima modifica: 2022-02-27T05:48:00+01:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Pierre Allain”

  1. 11
    albert says:

         Esperienza fai date nello spirito di Allain.Mio fratello ed io avevamo poche lire nelle tasche, per cui il massimo iniziale consisteva in scarponi rigidi di cuoio  goodyear costati uno svenamento seppure in spaccio aziendale di Montebelluna riduzione 50% pagamento in nero.Per il resto abbigliamento ricavato dagli abiti ormai lisi e rattoppati, zaino acquistato alla bancarella residuato militare, di tela puzzolente di aroma Kaserm.  Giacca a vento?l’eskimo privato della finta pecora interna.Un giorno decidemo di trasformare alcuni sacchi per immondizia condominiale in ponchos impermeabili, imitando alla buona quelli industriali.Lo tenemmo nella tascona dello zaino.Un pomeriggio, incappammo in un furioso temporale di quelli soliti agostani in zona  altopiano Pale di san Martino.  In fretta  ci ricoprimmo spalle e zaino col nostro elaborato telo a mantella con cappuccio applicato con nastro adesivo da imballaggio.Una raffica  divento ce li strappò prima che riuscissimo a legarceli attorno con spago di canapa..e li vedemmo turbinare verso l’alto  per aria e sparire tra nuvole e lampi ci rassegnammo ad inzupparci.Alcuni giorrni dopo,passato il maltempo,  nel corso di una escursione su  sentiero lontano dal precedente , trovammo per  terra un fagotto di plastic nera appallottolato.Imprecammo contro i soliti abbandonatori di schifezze e lo raccogliemmo.Nel piegarlo..aveva un aspetto noto, il capuccio con il nastro.ERA UNO DEI NOSTRI CHE DOPO IL VOLO, ERA STATO SCARICATO A UNA DECINA DI CHILOMETRI DI DISTANZA .   Si era pure fatto la scavalcata di un sottogruppo di cime  drughe che mai noi avremmo saputo affrontare , beato lui.

  2. 10
    Ugo Manera says:

    Ho sempre ammirato Pierre Allain per la sua razionalità nell’affrontare i problemi alpinisti e per il talento e l’estrosità nel creare soluzioni tecniche per i materiali di scalata. Oltre 50 anni fa ho ripetuto tre grandi vie di Allain, probabilmente prime italiane: la Allain 35 alla Sud della Meije, la cresta Ovest del Pic Sens Nom ed il pilier Est del Crocodile nelle Aiguilles de Chamonix. Anche per me le PA sono state le prime pedule d’arrampicata

  3. 9
    albert says:

    Mettiamoci vicino Maurice Herzog
    https://it.wikipedia.org/wiki/Maurice_Herzog
     mi fanno simpatia i grandi alpinisti NON monomaniaci e senza altra prospettiva, insomma quelli  che si danno da fare  e dalla pratica attingono ispirazioni ed energia vitale e mettono le mani in pasta  nella società. Sempre meglio di politici che si esibiscono  seminudi con Kalaskinov in mano,o pesca alla trota, alla guida di aerei o al timone di navi da guerra  , in tuta da judo, in mimetica .. insomma capaci di tutto (indovinatene qualcuno che se fossi guida accompagnerei  su parete di misto  e sul piu’ bello mollerei   da solo senza corda).
     
     

  4. 8
    Alberto Benassi says:

    E il fabbro Cassin gli flesciò la Valcher🤤

  5. 7
    antoniomereu says:

    Uomo che avrebbe visto al di là del monte anche senza salirlo.
    Tutto l alpinismo ti ringrazia per aver messo  l intelligenza , tecnica e inventiva e accelerare  così la sicurezza nell’ alzare l’asticella sulle pareti.
    Gran bell’ articolo!
     
     

  6. 6
    albert says:

     fai da te: alcuni si procuravano copertoni da Formula 1 slick o airlite poi  self o con ricorso a Calzolaio, le  applicavano a scarpe da basket di tela.
    Altro mio tentativo: chiesi a gokartista e meccanico se mi potesse  vendere una bottiglietta di liquido speciale usato sulle gomme da gara per intenerirle e avere piu’ grip.   Si rifiuto’ perchè poi si rovinava la gomma ed era tutto da buttare. Se proprio una pennelata di gasolio sulle suole  vibram  ed evaporazione ripetuta , a mio rischio e pericolo. Comunque mi avrebbe tenuto da parte le sue gomme da monogara e sostituite  come  calzini ..un salasso.. Come  passatempo e complicita’di laboratorio di falegnameria,  mi confezionai cunei varie misure con foro,  di robinia pseudoacacia stagionata.Usato solo uno in palestra roccia  Sotto Sassa a Predazzo e poi stop anche alle velleità alpinistiche.. Da alcune puntate Mauro Corona esibisce a  Bianchina un friend cam , con sorriso malizioso, interroga la vittima sacrificale delle sue battutine con “a cosa serve ‘sto aggeggio?”e lo aziona ritmicamente. Seguono varie risposte sbagliate, poi “serve per infilarlo nella fessura”e reazione un poco piccata e imbarazzata.Mauro ghigna soddisfatto..Mai che la Conduttrice aggiunga “ciapa chel  friend e ficetelo tel c**”, Ci vorrebbero Cochi e  Renato!(e putputipu fa il tacchinooo..)

  7. 5
    albert says:

    A ben ricordare, ci furono molti seguaci della filosofia e pratica Allainisti-ca senza saperlo.
    1)con amici su  ciclomotori + gilera+lambrettone si raggiungeva  rocca Pendice colli euganei Padivani palestra di roccia. Dotazione: moschettoni di ferro , corda di canapa da bucato 10 metri diametro 0,5 centimetri, poi corda in nylon da cantiere edilel 20 m e diam 3 cm allungamento max 1 millimetro, poi corda in Lilion snia viscosa  vissuta e datata prestata da alpinista in disarmo, poi finalmente corda cassin 50 metri 11 mm dinamica e fresca , e foglietto con le caratteristiche prestazionali collaudate e comprata con colletta. Dovemmo studiare o ripassare le misure N, daN,hN e Kn, coefficiente di allungamento ecc,

  8. 4
    Alberto says:

    Bellissimo articolo, grazie

  9. 3
    albert says:

    Pelli di foca autoadesive????si comprano dal rotolo con le caratteristiche tecniche gradite  (prezzo al decimetro , occhio!) e poi  per gli agganci ci si arrangia.Per sci Fondo escursionistico, si calcola larghezza desiderata e si sceglie la larghezza doppia  giusta in catalogo , poi si taglia a meta’ per il lungo.. stecca di metallo e taglierino ,agganci secondo estro creativo.

  10. 2
    albert says:

     Evviva Allain  e  tutti i  bricoleur !! chissa’ quanti hanno inventato o modificato le loro attrezzature sportive. Causa panza aumentatami( non so perche’) ,ho allungato con fettuccia  doppio anello  i due occhielli dell’imbrago..poi  costruito  un alzatacco vecchi   zermat artik con due sandali vecchi gommosi e rapido collegamento  con le loro strisce e velcro. Dato che si usa l’isolamento a cappotto esterno nelle case, nel caschetto roccia    col gelo , sotto si provi  solo un sottile passamotagna  e fuori sopra una calotta di lana infeltrita…riciclo di vecchia maglia.. Ma col caldo si puo’pure bagnare e la testa resta fresca finchè non evapora l’acqua. Idea balzana ??   si prova self   e se  non va a genio  poi si butta via..Il bello del fai da te e’ che se non funziona, poco danno..Da’ fastidio il moschettone doppio da ferrata  che scivola sempre sotto lungo il cavo e bisogna tirarlo su? che palle!L’aggeggio moderno esiste ma costa un’occhio, VOI COME FARESTE LOW COST?Mi taccio sulla mia soluzione  .Un tempo escogitai allacciatura a velcro e cuciture  del bastoncino per fondo, lo tenni per me epochi amici,  e dopo anni …usci’ brevettato  da nota  ditta ..una delle tanti occasioni perse. A volte un aggeggio e’ talmente semplice che chi lo apprezza, se lo costruisce ed aggira il brevetto.Anche i primi approcci ad arrampicata o sci, COME FECE  ALLAIN,  meglio in solitaria o gruppo ristretto ben affiatato  , .La legge  ecobonus 110% simile alla tela di Penelope impone trainante l’isolamento a cappotto tranne in alcuni casi (c’e’sotto qualche lobby del materiale per cappotto finanziatrice di Partiti che hanno scritto la legge??a pensar male …), Col fai da te si potrebbe isolare internamente casa con i materiali migliori ecologici ( in montagna si e’fatto così da secoli e non e’mai morto nessuno,specie col  pannello di cirmolo)..e senza senso di inferiorita’ rispetto a  personale “specializzato”..tanto ormai vengono quasi tutti da extra Italia , non si sa che curriculum abbiano di esperienza e son faidate che si forma a spese altrui. Per di piu’ per il faidate ci sono i tutorial filmati….e non c’e bisogno di burocrazia e non si paga  percentuale 3% dell’importo lavori (regalo  legale ai burocratiche curano la pratica).Per scalini di scalette usato legno di robinia pseudo acacia ottime caratteristiche tecniche, meno inquinante del ciclo dell’alluminio, e se occorre  si bruciano come fece IgnazioPiussi.https://gognablog.sherpa-gate.com/il-fuocatore-del-civetta/

  11. 1

    Che vita piena. Un mito! E un antieroe. 
    Le mie prime scarpette furono delle PA rosse e nere, erano già vecchie ma costavano poco.

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