Proposte per ripartire con l’attività in montagna in Fase 2

Questo post di Stefano Pivot (13 aprile 2020, ore 0.01) ha ricevuto (al momento attuale, 14 aprile, ore 10.39) 99 commenti e indotto a 69 condivisioni.

Proposte per ripartire con l’attività in montagna in Fase 2
di Stefano Pivot
(dal suo profilo facebook 13 aprile 2020)

Premessa
Il governo ha formato una squadra di esperti da tutto il mondo perché lo aiutino a valutare come procedere nella fase 2, ovvero far ripartire le attività senza far impennare il numero dei contagi. E’ quindi giusto che i professionisti della montagna aiutino il governo a prendere le giuste decisioni per progettare, quando sarà possibile, la riapertura dell’attività in montagna.

Proposta
Inizio con una proposta che possa servire da base, su cui iniziare una discussione e arrivare a una proposta finale condivisa.
Tutti sono d’accordo sulle indicazioni dell’OMS che l’attività fisica è salutare e benefica.
Tutti sono d’accordo sul rischio, in caso di incidenti, di finire in ospedale, aggravando il già grave carico sanitario.
Di mano in mano che la situazione sanitaria degli ospedali migliora, nei prossimi giorni/settimane si potrebbe iniziare a “liberare” le attività di montagna, in base alla gravità dei possibili incidenti.
1) Si inizia dalle attività di escursionismo e della corsa su sentiero, perché sono quelle che probabilmente hanno le conseguenze minori in caso di incidenti (problema tipico: caviglia slogata?);
2) successivamente si estende alle attività di arrampicata sportiva e di mountain bike che, per la velocità o per l’altezza di caduta, possono avere conseguenze più traumatiche, rispetto alla passeggiata/corsa;
3) ultima fase, si estende alle attività di scialpinismo e di alpinismo in montagna che, svolgendosi in un ambiente più severo, hanno pericoli oggettivi maggiori.

Distanziamento sociale nel periodo estivo
Secondo gli esperti sembrerebbe che le necessità di cautela – distanza di 1 metro – debbano continuare ancora per un po’ di tempo (beninteso: se gli esperti cambiano idea su questa necessità, ancora meglio!).
Propongo quindi di:
– muoversi in piccoli gruppi. Le guide potranno accompagnare fino a un massimo di 5 clienti (che, legati sul ghiacciaio, quasi sempre mantengono distanze superiori al metro). Stessa cosa per i gruppi del CAI o delle varie associazioni escursionistiche o gruppi di amici;
– utilizzare le adeguate protezioni. Nell’attività personale o di accompagnamento, nel caso in cui ci si trovi a condividere spazi ristretti (un po’ come per le distanze nei supermercati), è necessario indossare la mascherina. Esempio tipico di spazi ristretti: in funivia o nei rifugi alpini. La ditta La Sportiva propone una mascherina lavabile e utilizzabile per fare sport (https://www.lasportiva.com/…/c…/action/view/contentId/651049): non l’ho mai provata e quindi non so se sia efficace o se, sotto sforzo, si vada in ipossia, ma potrebbe essere una soluzione da sperimentare e adottare.
Se efficace, il collegio delle guide potrebbe acquistarne uno stock da destinare a ciascuna guida: essendo lavabili (immagino sia in materiale sintetico; è sufficiente lavarle a 40° per neutralizzare il virus?), potrebbero essere fornite dalle guide ai propri clienti e lavate dopo ogni uscita.
Al lato pratico, utilizzo di buon senso: se vado a camminare o correre per i sentieri, porto con me la mascherina; se sono solo, posso mantenerla sul collo, a portata di mano (un po’ come si utilizza solitamente un buff); se sono con altre persone o vedo che sto per incrociare qualcuno sul sentiero, alzerò la mascherina sulla bocca e così farà l’altra persona.

Al via la produzione di Stratos Mask: ergonomica, sostenibile, comoda da indossare e lavabile con elemento filtrante intercambiabile.

Ovviamente non è un discorso esaustivo, ma vuole essere un primo contributo per iniziare una discussione proficua, ritornando a una frequentazione pacifica, salutare e gioiosa della montagna.
Spero che molti propongano commenti costruttivi e che i “pezzi grossi” delle categorie interessate raccolgano tutte le informazioni e redigano una proposta concreta, pratica e realizzabile.

La proposta di Giampiero Di Federico
di Stefano Ardito

Giampiero Di Federico è uno dei più grandi alpinisti italiani e guida alpina, abruzzese doc. Per lui iniziare a riaprire i sentieri e le pareti è possibile. “Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna dell’Abruzzo sono dei professionisti abituati a vigilare sulla sicurezza dei loro clienti. Possono farlo anche nelle condizioni di oggi“, afferma. Giampiero Di Federico da molti anni emoziona gli abruzzesi e non solo con I suoi exploit alpinistici sulle pareti del Gran Sasso, della Majella e del Karakorum. Come guida alpina, da sempre, si preoccupa della sicurezza di chi partecipa alle sue lezioni e ai suoi corsi. Nello scorso gennaio 2020, dopo gli incidenti causati dal ghiaccio sulle montagne abruzzesi, ha dedicato delle uscite gratuite all’insegnamento delle tecniche da usare In montagna d’inverno. «Conosciamo tutti i problemi legati al CoViD-19, nessuno vuole fare dei salti in avanti pericolosi – spiega Di Federico – Gli operatori balneari, però, hanno giustamente iniziato a fare proposte concrete su come riaprire le spiagge, e in questi giorni lavorano per pulire e preparare le loro strutture. Anche la montagna, con tutte le precauzioni del caso, deve iniziare a riaprire le sue porte».

Nei giorni scorsi, Di Federico ha inviato la sua proposta a Mauro Febbo, assessore regionale al Turismo, e a Davide Di Giosaffatte, presidente del Collegio regionale delle guide alpine. Tramite quest’ultimo, il documento è arrivato anche al Collegio nazionale delle guide e al suo presidente, il valdostano Pietro Giglio. «Credo che in piccoli gruppi, mantenendo le distanze e usando le mascherine e gli altri dispositivi di sicurezza, tornare in montagna sia possibile. Ogni guida potrebbe accompagnare al massimo 6 o 7 persone» prosegue Di Federico. Oltre che sui sentieri, secondo la guida, si potrebbe tornare anche sulle pareti di arrampicata attrezzate come quelle dl Roccamorice o Monticchio. «Per scalare in falesia ci si può tenere a distanza. Anche i nodi possono essere preparati e verificati tenendosi a qualche metro. Con la corda dall’alto, iI rischio per i clienti è molto basso». In una prima fase si può pensare solo a delle escursioni o a delle arrampicate in giornata, dato che per la riapertura delle strutture ricettive c’è bisogno di indicazioni nazionali.  «La conferma della prenotazione dell’escursione, inviata dalla guida o dall’accompagnatore per e-mail o per whatsapp, potrebbe valere in caso di controlli sulle strade» prosegue Giampiero Di Federico. Com’è ovvio, oltre che dalla Regione Abruzzo e dal Collegio regionale delle guide, la proposta dovrà essere vagliata dal Corpo nazionale soccorso alpino e dai Parchi. E’ una discussione che può essere fatta rapidamente e in modo pacato, nell’interesse di tutti. Nei prossimi mesi sarà difficile volare o attraversare i confini, e sarà importante evitare i luoghi affollati. «E’ vero – prosegue Di Federico – questa situazione potrebbe spingere molte persone verso le valli e i sentieri dell’Appennino e dell’Abruzzo. La gente ha bisogno d’aria e di moto, aprire la montagna in modo indiscriminato potrebbe essere rischioso. Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna sono tra le categorie più colpite dalla chiusura – conclude – In Abruzzo siamo circa 150 professionisti. Se la mia proposta verrà approvata potremmo dare una mano al territorio e a migliaia di potenziali clienti».

Il Servizio del Tg8:

Più completo:
https://www.facebook.com/giampiero.difederico/videos/2928940700474375/

Proposte per ripartire con l’attività in montagna in Fase 2 ultima modifica: 2020-04-16T05:32:00+02:00 da GognaBlog

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352 pensieri su “Proposte per ripartire con l’attività in montagna in Fase 2”

  1. Già molto meglio fare come cazzo ci pare e far crepare gli altri. Voi avete un grave problema di intelligenza se vi sentite lesi nella vostra libertà in questo momento

  2. Questa volta sono totalmente d’accordo con Carlo Crovella. In questo caso la responsabilità alla quale la pratica della montagna ci ha educato bisogna rivolgerla non verso noi stessi ma verso gli altri.

  3. Il popolo italiano sempre più vittima di se stesso, non per colpa di tutti gli italiani, ma di una parte che con il trascorrere dei decenni è sempre più maggioranza. “Panem et circenses”.

  4. Sull’intera faccenda c’è una legge in vigore, o meglio ci sono delle disposizioni che hanno valore di legge. Dura lex, sed lex. Occorre rispettarle, che ci piaccia o meno. Questo vale ora come in qualsiasi altro risvolto della vita. Verso chi non rispetta le leggi in vigore, io provo solo disprezzo. Almeno state zitti e non andate a dire pubblicamente che violate o vorreste che si violassero le regole. Inoltre: se siete degli irresponsabili a tal punto che non sapete neppure stare a casa per alcuni mesi (quando la legge lo impone), con quale legittimità etica affrontate la montagna? Se una persona non è matura, non lo è mai. Se dimostrate di non essere maturi, posati, responsabili di fronte a regole con valore di legge, come potete pensare di esserlo nel resto della vostra esistenza (e nello specifico in montagna)? Questo è il vero punto della situazione, non se ci sono stati errori o meno nella gestione dell’emergenza (tra l’altro sia a livello locale che nazionale, con due linee partitiche ben  diverse). Andare in montagna non è superare il tal grado in roccia, sciare su x gradi di pendenza, fare Y mila metri di dislivello.  Andare in montagna è una disciplina educativa attraverso la quale  si “cresce” nella consapevolezza civica in quanto cittadini, genitori, lavoratori. Qui e ora lo si deve dimostrare. Cosa insegnate ai vostri figli (o cosa insegnereste ai vostri eventuali figli): che si violano le leggi in vigore?

  5. per Benassi: mi è sorto il pensiero di andare a far l’eremita a Colleoni devo sentire se il buon Pierotti è d’accordo. La fonte d’acqua c’è, la legna non manca, il forno per fare il pane idem e le castagne abbondano, candele e lampade ad olio per l’illuminazione. Occorrerà un mulo, qualche gallina e alcune capre.

  6. Può darsi che, in merito alla situazione in essere, ci sia differenza fra piccoli paesi e metropoli. A Torino città girano sistematicamente le volanti della polizia a passo d’uomo per fare ronde di controllo. Io devo andare in ospedale per controlli periodici, relatici a mie problemi di salute indipendenti dal virus, e l’ultima volta che ci sono stato (20 gg fa circa) mi sembrava di essere subito dopo a un bombardamento aereo: ambulanze una dietro l’altra, barelle, bare, gente disperata, medici stravolti… Amici di Crema, Lodi e Milano, con i quali comunico per telefono, mi descrivono un quadro non dissimile da quello torinese. Se lo spaccati che io “vedo” direttamente con i miei occhi è rappresentativo della realtà nazionale (almeno del nord), andare in montagna è l’ultima cosa cui si deve pensare, con o senza guide. Il governatore piemontese Cirio, avanzando ieri l’ipotesi per una riapertura al 4 maggio, ha già esplicitamente detto che sarà una “nuova” normalità, non quella cui eravamo abituati “prima”: sistematiche distanze di sicurezza (sia nei luoghi di lavoro che per strada), mascherine e guanti obbligatori anche per strada, turni differenziati di lavoro per evitare assembramenti sui mezzi pubblici, dispenser di disinfettante a ogni angolo… Ma come si può pensare di applicare questo regime alla montagna? Metterete i dispenser lungo i sentieri? Poi: i rifugi dovrebbero essere assimilati alle norme che saranno applicate ai ristoranti (che pare saranno fra le ultime attività a riaprire: fine maggio, forse giugno). per esempio nei ristornati ho letto che ci sarà l’obbligo di pannelli di plexiglas per separare i tavoli (dove al massimo potranno sedersi due persone). Vi immaginate una pari misura nei rifugi? Per non parlare dei bagni (in genere comuni nei rifugi) e dei dormitori. Per aprire a queste condizioni, penso che un qualsiasi gestore di rifugi preferisca tener chiuso per il 2020. Conosco la gente di montagna, è tenace e non si perderà d’animo, saprà trovarsi un’altra occupazione per l’esate 2020: tagliaboschi, apicultori, cureranno l’orto e venderanno la verdura… Chi avrà più difficoltà a “reinventarsi” è chi, pur lavorando d’estate nel turismo alpino, è di pianura/città. Ma l’esigenza della salute e della tranquillità sociale ha una indiscussa priorità sulle esigenze dei singoli.

  7. Carlo Crovella sei il prodotto perfetto della strategia politica attuale e te lo dico con molta pena… non ti disprezzo, ti compatisco.NON SIAMO IN GUERRA!
    Vuoi vedere cos’è una guerra? Fatti un giretto in Siria, in Palestina, in un altro casuale Paese di Africa o Medio Oriente… lì vedrai cosa significa quella parola e farai la conta dei morti, quelli delle bombe , delle raffiche di mitra, dei raid aerei, delle missioni di “pace”… .  Magari capirai anche perché tanta gente scappa su un gommone a rischio di annegare (il Mediterraneo ha più morti sui fondali che in tutti gli ospedali italiani!), pur di tentare di salvarsi. Con questo finisco di risponderti prossimamente sull’argomento.PEACE AND LOVE! Slogan nato contro le guerre, all’epoca il Vietnam oggi molte di più ma quelle vere!

  8. Il senso del dovere dovrebbe avere la meglio rispetto ai ragionamenti irrispettosi che avanzate sule tema generale. Siamo in guerra, e ci sono morti e feriti. Se andate a fare passeggiate nei boschi in barba ai divieti, da “sabaudo” quale sono vi disprezzo per la vostra disobbedienza civica, ma almeno non ditelo pubblicamente per rispetto verso chi vive davvero momenti complicati.

  9. Per restare in argomento visto che nonostante molti di noi abbiamo già scritto, visto la lunghezza degli interventi, a qualcuno può essere sfuggito:RIBADISCO UN CONCETTO CHE DOVREBBE GIA’ ESSERE CHIARO MA QUANDO SI PARLA DI GUIDE ALPINE SPESSO NON LO E’:
    un qualsiasi professionista iscritto ad un Albo non rappresenta la categoria, parla per sé. Gli interventi su questa pagina fatti da Guide Alpine allo stesso modo parlano per sé stessi. Sta di fatto che al momento non mi risulta che alcuna proposta sia giunta al Collegio Nazionale, del quale faccio parte come rappresentante eletto, quindi la categoria non si è espressa né a favore né contro e se nessuna proposta venisse depositata questo non accadrà mai perché malgrado favorevoli o contrari, rimane sempre un intervento personale non lesivo in termini di deontologia.Già a suo tempo, in maniera ufficiale il Collegio Nazionale si espresse contrariamente al fatto di “blindare” la frequentazione di ambienti naturali (non operiamo solo in montagna da anni ormai), perché snaturerebbe la professione, salvo casi particolari dove ci viene richiesto, tipo zone speciali, riserve integrali ecc. . Non siamo vigili urbani e non vogliamo esserlo.Spero che questo possa chiarire una volta per tutte.
    FUORI TEMA:Massimo Ginesi e Grazia, la penso come voi. Malgrado piccole divergenze il vostro pensiero si concentra sul battere il panico instillato nelle persone con la forza del ragionamento. Panico che ha permesso di creare pericolose limitazioni ai diritti fondamentali della persona, Costituzione della Repubblica italiana a parte…
    Carlo Crovella, certo che le sensibilità soggettive sono diversissime ma vivo anch’io in Lombardia, nel bresciano, perciò zona considerata molto calda. Non vedo quella situazione drammatica che descrivi tu, aldilà del fatto che la gente sta in casa perché altrimenti li multano… Molti escono, tanti si fanno le passeggiate per i boschi in barba alla forestale (e secondo me fanno benissimo), spesso con qualcuno capita ancora di socializzare casualmente, segno che malgrado il Deguello provocato da varie ordinanze, oltretutto illecite in buona parte (il perché non sto a spiegarlo perché troppo lungo), il tutto è stato percepito in modo diverso. Gli ospedali sono in crisi di sicuro per il numero di malati ma molto di più per la carenza strutturale e la mancanza di DPI. Nel frattempo sono arrivate mascherine monouso (a seconda dei comuni una ogni residente o una per famiglia… ), mentre negli ospedali mancano per gli operatori… strategia propagandistica che vorrei sapere a chi ha portato beneficio, non certo ai cittadini.E mentre i laboratori sono già pronti per predisporre i test alla cittadinanza regione non si fa più sentire, il perché l’ho saputo da un direttore sanitario… mancano i test, perché come ormai come d’uso, hanno venduto la pelle prima di prendere l’orso, in quanto i test non sono ancora validati…Il nemico pubblico numero uno qui, ormai non è più il covid ma la mala sanità che sta imperversando ancora, lo scandalo delle case di riposo per il quale spero sta volta qualcuno paghi veramente e non l’ultimo scemo del villaggio, lo stress dei sanitari sottoposti a turni massacranti per mancanza di personale che sembra assumano ogni giorno ma ogni giorno non assumono mai…Intano il lavoro per fortuna sta ricominciando e aldilà del commercio e del turismo che subiranno, prevedo, una crisi epocale, piano piano la vita sta ricominciando anche se posti di blocco ce ne sono ancora ma molto più blandi, sembra.

  10. Mi si è rotto il cellulare e l’ho buttato. Come farò? Finalmente farò senza. Appena mi si si romperà il computer, farò senza anche di quello idem per la televisione e l’auto. Non mi straccerò le vesti. E se ritornerò ad arrampicare mi sposterò in bicicletta e porterò sullo zaino un peso in più: sacco a pelo e tendina.
    Un sano ritorno alle origini….

  11. ”Gli animi, sempre più amareggiati dalla presenza de’ mali, irritati dall’insistenza del pericolo, abbracciavano più volentieri quella credenza: ché la collera aspira a punire: e, come osservò acutamente, a questo stesso proposito, un uomo d’ingegno, le piace più d’attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi“
    I Promessi sposi, Cap. XXXI

  12. Per Grazia: ma tu dove abiti? probabilmente tu non vivi al nord e in particolare in Lombardia/Piemonte. Qui, purtroppo, il clima di morte è ancora ben dominante, siamo oggettivamente ancora in una situazione molto critica e severa, lo si percepisce girando anche per la città (siamo praticamente in un regime di coprifuoco) e soprattutto  lo si capisce dai racconti diretti di chi frequenta ospedali e strutture sanitarie varie. I medici e gli infermieri sono a pezzi, ne conosco di persona a decine e parlo con loro (a rotazione) quasi ogni giorno. Ti ho già detto, cara Grazia, che qui (Piemonte e Lombardia) c’è DAVVERO, la “peste” per strada e, con questi presupposti, sentir le tue insinuazioni circa il nostro condizionamento mediatico disturba parecchio. Macchè media! Siamo capace di vedere da soli la realtà in cui qui viviamo, ancora oggi. E’ una realtà oggettiva e non fa vittime solo fra gli 80enni, ma, purtroppo, anche fra gli individui di mezza età e anche fra i più giovani (30 enni). Ti invito quindi  a portare profondo rispetto per i morti e per chi vive in questo difficoltà OGGETTIVA astenendoti espressamente dalle tue ripetute insinuare sul fatto che siamo “contaminati” dai media. A parte ciò, finchè l’epidemia non sarà del tutto placata, è velleitario ipotizzare un ritorno ad attività outdoor, compreso l’andar in montagna: troppo rischioso che (per una sola superficialità) riparta il contagio, a quel punto sarebbe la fine. Quindi io penso che l’estate 2020 sia “persa” per la montagna, anche perché emergeranno, come ho accennato, i morsi della crisi economica che farà (figurativamente, ma non solo) più morti ancora. Più in generale, se questa crisi riportasse in auge un alpinismo più severo e scomodo, come accennato da Enri, io farei salti di gioia: già lo proponevo, anche da questo blog, nel passato, cioè in tempi non sospetti per il virus, figuriamoci adesso! Anzi spero che la fase “scomoda” duri tanto, in modo tale che quelli che non si trovano a loro agio con una montagna “scomoda” si disincentivano e passino ad altre attività. In tal modo, anche quando saremo ritornati alla piena normalità sul piano della salute pubblica, io spero che resteranno frequentatori della montagna solo quelli che si trovano bene con una montagna scomoda. Meno gente, meno bailamme, meno inquinamento=montagna più bella e serena

  13. mi associo ad ENRI ricostruiamo un rapporto diretto con la montagna, un alpinismo di qualità non di quantità. Un alpinismo più lento. Ritorniamo a dormire sotto le stelle.
    Come facevano tanti anni fa Valdo Corsi e Guido De Carlo, forse LUSA li ha conosciuti o ne ha sentito parlare,  che partivano in bicicletta da Querceta per andare in Apuane a fare il crestone sud del Contrario.

  14. Buongiorno,
    in riferimento alle dichiarazioni di Giampiero Di Federico vorrei esprimere il MIO pensiero e precisare quanto segue:
    – Le sue affermazioni riguardano le SUE libere idee. Il sottoscritto è completamente CONTRARIO a ciò che Di Federico espone sui suoi canali social.
    – Lui parla in prima persona e non riferisce il pensiero del Collegio Guide Alpine Abruzzo. E’ una sua iniziativa e non della categoria delle Guide Alpine
    – Nell’articolo a firma di Stefano Ardito ci sono due inesattezze: nessuna proposta è stata presentata al Presidente delle Guide Alpine Abruzzo né tantomeno al Collegio Nazionale
    Buona montagna, libera, a tutti
    Saluti
    Guida Alpina
    Raffaello Toro

  15. Bravo Enri, domande precise che ci riguardano tutti. Personalmente a Pasqua mi sono mezzo zaino in spalla e in una ora e mezza ho raggiunto una falesia e fatti i 15 tiri che c’erano, e continuerò così! Qui ho proprio letto di tutto, quante cose condivisibili! Cito solo il pensiero Crovelliano che in altri momenti ho trovato a dir poco curioso ma in questa occasione non posso non condividere senza dimenticare in questi tempi del b. non c’è solo il corona ma uscirà anche il problema debito pubblico

  16. Forse dovremmo riparlare di come ognuno di noi potra’ tornare in montagna o no? Io ho detto la mia: no rifugi, no funivie, no aiuti quindi! 
    Allora siamo pronti ad un’estate in cui per fare una via ai satelliti dovremo prepararci ad una mezza impresa? Siamo pronti, finalmente, a salire in vetta al Cervino partendo dalla chiesa di Cervinia? 
    Io vorrei sapere che ne pensate. Dell’inferno dei nostri giorni e delle responsabilita’ avremo modo di parlarne altrove ma qui il tema e’ poter andare in montagna o saltare il turno del 2020. Se ci diamo delle sane regole, che sarebbero innanzitutto quelle di un alpinismo serio e non facilitato, ce la  facciamo. Se no tranquilli, se stiamo qui a disquisire di come organizzare i rifugi o le comutive con le guide non ne usciamo.

  17. Ragazzi, in questo post mi arrendo perché si continua a ripetere lo stesso ritornello – tanti morti, vaccino, tuttiacasa – e ribadisco che i media hanno sortito l’effetto desiderato.
    Possediamo tutti occhi per vedere, orecchie per sentire e bocca per parlare, ma abbiamo scelto di farci imbavagliare e ipnotizzare dalle campagne martellanti che ci accompagnano da due mesi.
    Ognuno sceglie di chi è essere schiavo. Io lo sarò per sempre dei miei sogni che contemplano un mondo più sano e uomini più misurati e attenti e non certo con catene che hanno scelto loro stessi di mettersi.

  18. Segnalo che oggi, mentre noi ci gingillavamo in questo dibattito, sono morte oltre 500 persone solo di Coronavirus (fonte Protezione Civile). Siamo quindi ancora nella Fase 1: la Fase 2 non sarà quella che pensano molti di voi, cioè l’immediato liberi tutti, ma una cosa intermedia. Il liberi tutti arriverà con la Fase 3 che però sarà molto in la’ nel tempo: altro che pensare alle gite quest’estate! Per i rifugi, poi, non penso proprio che possano garantisi condizioni di sicurezza finché non ci sarà l’indiscusso ritorno alla situazione pre-epidemia. Difficile che si ottenga ciò per l’estate 2020, possibile (ma non certo) per il 2021.

  19. @grazia (73, 78) Si muore tutti, certo che sì, ma perchè farlo prima del tempo ?
    Nonostante tutte le storture del “prima” e quelle del “durante”, la vita è così bella…
    Se non si fosse chiuso, chissà, probabilmente saremmo tutti qui a criticare il governo per non averlo fatto e con uno zero in più in fondo al numero nero. Ci sono zone (Bergamo) dove la mortalità è quattro volte quella dello stesso periodo dell’anno scorso. Raddoppiata a Pesaro, che non è Pianura Padana e nemmeno epicentro dell’epidemia. Dati ISTAT, non dei media.
    Io ritengo odiose queste misure, ma necessarie, purtroppo. Quindi le accetto, a malincuore ma le accetto. Avrei preferito qualcosa che responsabilizzasse di più le persone (tipo Svezia, ma anche lì han dei dubbi), ma quanto ciò sia inattuabile in Italia lo si è visto fin da subito. Allora scrissi “toccherà vietare”. Così è stato.
     
    Quanto alla montagna, si vedrà.
    Passata la fase del “martello” arriverà quella della “danza”. Se in essa sarà compresa la montagna, ciascuno potrà fare due conti e valutare se e come potersi permettere la gita.
    Non credo che il distanziamento sociale sarà un problema, ci sarà poca gente in giro e poca nei rifugi, quindi più scelta per chi preferisce le uscite solitarie e anche la montagna potrà un pò respirare.Io, se potrò spostarmi per raggiungere le montagne, me ne andrò in giro in tenda.

  20. @giacomo, la gestione della diffusione della malattia in certe aree è stata dovuta all’incuria, sia per quanto riguarda misure prese e non prese, sia riguardo allo stato di inquinamento di ogni sorta presente in quelle zone che ha depauperato le difese immunitarie dei cittadini. 
    Certamente i media hanno sortito l’effetto sperato se davvero in molti sono conviti della gravità di questo virus, se comparato alla mortalità dovuta ad altre patologie ben più diffuse. Ma mi pare evidente che, sorprendentemente, non si voglia proprio considerare questo aspetto e si dia per assodato tutto ciò che viene diffuso dai media.
    Qualcuno ha scritto che si stava andando fuori tema, ma non vede che se i presupposti – è davvero così pericoloso questo virus? – barcollano, non si può neppure prendere in considerazione proposte di ulteriori misure restrittive che, una volta accettate, diverranno la norma.

  21. @ginesi  Il lockdown non ricerca sicurezza ad oltranza.  E’ una soluzione di sicuro effetto per rallentare l’arrivo di malati gravi negli ospedali.  Credo che sia facile da capire ( o da accettare, a seconda dell’attitudine con cui si guardano le cose ) per chiunque. In questo senso non richiede un atteggiamento altamente fideistico verso la scienza o altre attitudini illuministe che tu mi attribuisci. Nella sua semplicita’, richiede solo un po’ di logica. Magari su di te non hanno effetto i racconti drammatici di cui perlomeno dai giornali avrai avuto accesso. E mi rendo conto che per un enormita’ di persone il non poter uscire – e quindi non lavorare – costituisce un impedimento difficile da gestire e quindi da accettare. Ma io credo che non ci fossero alternative nella situazione in cui siamo partiti. Le tue proposte, “screening seri sugli asintomatici, tracciatura e movimentazione sulla base dei dati acquisiti ”  sono fattibili se hai controllato caso per caso, non quando cominci a gestire il contagio di paesi interi ( Codogno , il Bergamasco )”
    Per finire, non ti pare irrealistico che l’intero mondo benestante e no, stia sbagliando tutto come noi?

  22. Limito il mio commento alle due proposte presentate, ossia al tornare in montagna, quindi non mi soffermo su impatti economici e sociali del virus. La seconda, quella di Di Federico, sembra privilegiare una montagna riservata alle guide, del resto rappresenta proprio quella categoria. La prima a più ampio spettro, ossia la montagna aperta a tutti, offre perlomeno una traccia su cui muoversi, il cui filo conduttore sono le conseguenze sul servizio sanitario di possibili incidenti, lasciando le attività più a rischio ultime in ordine di tempo. Personalmente ritengo che l’elemento chiave è la responsabilità individuale nel muoversi, evitando il contatto con gli altri e rispettando quindi le distanze interpersonali. Come non sarà sempre facile, pensando ad esempio a soste in parete su vie famose e generalmente affollate. Può diventare più pericoloso, dal punto di vista del contagio, il parcheggio di una gita molto gettonata. Un aspetto di cui non si parla sono i rifugi, quali regole per accedervi? Comunque ottima iniziativa di aprire un dibattito su questo argomento.

  23. @grazia: Molte sono ottime proposte, che condivido. Pero’ si parlava di alternative al confinamento, che si e’ reso necessario quando effettivamente ci e’ ritrovati ad inseguire l’epidemia, invece che aspettarla. Mi pare che al riguardo tu sostieni: “avrei diffuso metodi per rafforzare le difese immunitarie – dall’attività fisica all’alimentazione, dall’assunzione di vitamina C e D a decine di pratiche per distrarre il pensiero costante dalla malattia – invece di inchiodare il popolo a casa ipnotizzandolo con il conteggio dei morti, convincendolo che a salvarci sarà solo il vaccino (come se si potesse creare nottetempo!”
    E qui ci ritroviamo da capo… Se non inchiodi il popolo a casa che fai? Lo lasci fare la sua vita normale?  Oppure lo confini ma lo lasci uscire in massa a fare ginnastica? Secondo te funziona?

  24. @michelazzi ritorniamo pure al tema, è apprezzabile la posizione che esprimi , perché – come ho detto – quella di di Federico davvero è stata un’uscita infelice. Io ritengo che le guide siano un patrimonio culturale e professionale cui attingere, ma in libertà.  Starà a loro (come a molti altri professionisti), reinventarsi e rimodulare proposte alla luce delle nuove esigenze (escludo che si possa accompagnare gente in montagna con lo smart working, ma magari la formazione…)
    Però la deriva del discorso guarda che non è tanto lontana dal tema. Il punto è la misura e l’incidenza di divieti così stringenti, stabiliti unilateralmente e i loro riflessi su attività che hanno invece una base fondamentale nella libertà di scelta, come quelle alpine.
    io temo che la normazione di emergenza di questo periodo (in buona parte malfatta) non ci lascerà per lungo tempo e finirà per condizionare anche ambiti che ci riguardano. E se vogliamo filosofeggiare, in parte riguarda quel bisogno di sicurezza assoluta (chimera) che  traspare dagli illuministi tipo Govi, ossia la necessità di fornire certezze (che perlatro gli arresti domiciliari così come oggi sono stati disposti non garantiscono).
    Io auspico che ad un certo punto si revochino i provvedimenti emergenziali, si consenta alle persone di rimuoversi e si dettino principi generali, che poi ciascuno declinerà nella pratica delle diverse attività. Ho il terrore che a qualcuno venga in mente di legiferare anche in tema di frequentazione alpina sino alla fine dell’emergenza.
    E così rispondo anche agli illuministi del lockdown ad oltranza: qualche indicazione l’ho data, screening seri sugli asintomatici, tracciatura e movimentazione sulla base dei dati acquisiti (non lo dico io perlatro, ma diversi scienziati – pregliasco fra tutti- , vedere risultati del veneto), non sulla cabala o sulla rete a strascico, barrichiamo tutti che così non si sbaglia…
    quanto al troppo facile, caro Govi, non era riferito alla soluzione, ma alla tua modalità dialettica di ribaltare sull’interlocutore con il classico stratagemma “allora fallo tu”.
    Peraltro mi piacerebbe capire quale persona dotata di senno possa pensare di murare vivi milioni di persone, impedirgli di lavorare, di svolgere attività che aiutino a mantenere salubrità psichica, di tenerli in una prospettiva di tracollo economico personale e familiare, senza alcun concreto sostegno pubblico (i 600 euro.., una presa per i fondelli), dire  loro come lo stato intende gestire quelle esigenze e poi aspettarsi che non accada nulla sotto il profilo del malessere sociale.
    sotto il profilo economico non ho le competenze per capire se i suggerimenti di Pasini possano comportare una sterzata positiva, anche se a naso ho qualche dubbio… magari sono un atteggiamento positivo, ma di fronte ad una crisi epocale di questo genere, senza interventi sostanziali pubblici e per settori temo non se ne venga fuori. 
    Norme così gravi richiedono spiegazioni altrettanto serie, sotto il profilo delle ragioni che le hanno legittimate, specie se si adottano aldifuori di qualunque contraddittorio parlamentare, salvo che non si stia in corea del nord dove si dice si fa così perché lo dico io. 
    Ma finché saremo uno stato che per dire una cosa che si esprime in cinque parole emana una circolare di sette pagine (caso personale), non ci salveremo, né in montagna né in pianura.
    in ogni caso se il 4 maggio non si sbloccherà, qualcosa inizierà la mia lotta partigiana di liberazione per la riconquista dell’alpe :O)
     

  25. @giuseppe balsamo 
    se sbagli, la gente muore?
    Vorrei comunicarvi che la vita va così: si nasce, si vive e infine si muore.
    Lo ripeto anche qui: sono altre le malattie di cui ci si deve cominciare a preoccupare seriamente, non del covid19!
    Non penso d’essere l’unica ad avere intorno a sé persone malate di tumore. Negli ultimi anni ho visto partire diversi amici, alcuni per la rapidità del decorso non ho potuto neppure salutarli e a volte non mi par vero che non ci siano più.
    La gran parte delle persone che sono mancate per aver contratto il covid19 erano molto malate, soprattutto con patologie a carico del sistema cardio-vascolare.
    Ce lo vogliamo chiudere perché tutta questa gente era malata? Vogliamo cominciare a riflettere seriamente sul nostro stile di vita, sul luogo in cui viviamo, su ciò che mangiamo, sugli indumenti che indossiamo? 
    A me questa, al di là della tragedia legata soprattutto al modo in cui le persone sono morte negli ospedali (e preferisco non tornare sull’accanimento di certe terapie senza considerare i casi clinici) e alla modalità dell’impegno degli operatori (ci sono anche diversi colleghi guide che stanno prodigandosi), questo mi pare un momento eccezionalmente favorevole per fare un passo indietro.
    La vita che si viveva non è quella a misura d’uomo, che lascia spazi e tempi di libertà.
    Questo è il tempo giusto per osservare ciò che eravamo prima, per osservare i nostri governatori impigliati in meccanismi perniciosi, per riprogrammare il futuro. 

  26. Confesso di non aver letto tutti i commenti pubblicati; mi sono fermato dopo una trentina per un motivo molto preciso: quasi tutti sono, consentitemi l’espressione scolastica, “fuori tema”, nel senso che si è spaziato dai massimi sistemi alle valutazioni politiche, sociali etc etc. Credo si debba tornare un attimo indietro concentrandosi su come potrebbe davvero ripartire l’attività in montagna nella cosiddetta fase 2 (speriamo non nella 3!). Per farlo è necessario far pervenire una proposta seria a chi decide su quanto si potranno allargare le maglie della “quarantena collettiva” e francamente, non lo dico per piaggeria perché non conosco nemmeno il Pivot, la proposta di una gradualità nel liberare le attività di montagna a me pare sensata e praticabile. Però su questa o altre proposte pesa purtroppo la difficoltà di dare voce adeguata nelle sedi decisionali, poichè il popolo degli escursionisti, trail-runners, free climbers, alpinisti, guide etc non è una categoria come può essere per esempio quella citata in un commento dei concessionari balneari. Neanch’io ho compreso il senso di non poter andare a camminare e correre sui sentieri dell’appennino dove abito, uscendo dal cancello di casa e incontrando normalmente solo daini e caprioli mentre è consentito soddisfare il bisogno primario di acquistare le sigarette ma così è, e non può essere la polemica ad aiutare un eventuale cambio di rotta o apertura del politico… grazie per l’attenzione. 
     
     

  27. Ringrazio Stefano Michelazzi  per quanto ha dichiarato in merito alla proposta di Di Federico, per aver ribadito l’anarchia della montagna .
    Grazie Stefano

  28. Alors,
    @massimo ginesi, grazie per il sostegno!
    Siamo d’accordo su tutto, ma non sposo l’ipotesi di tracciamento dei positivi asintomatici, visto che a questo punto lo saremo tutti, e non solo al covid19, ma a un altro miliardo di virus.
    @heinz grill, ti invito a chiamare questo virus con il suo nome, covid19, perché pare che “coronavirus” sia un nome generico.
    @giacomo govi, mi pare inutile sottolineare tutti gli errori gravissimi compiuti a livello sanitario, visto che oramai sanno anche i sassi che i maggiori focolai dell’infezione sono stati proprio gli ospedali.
    Tuttavia, può essere un buon esercizio di memoria, seppur alcuni passi possano apparire banali:
    – avrei isolato i casi di covid19 sin dall’inizio;
    – avrei fornito agli operatori i dispositivi necessari per proteggersi, invece di mandarli allo sbaraglio, addirittura in principio vietando l’uso delle mascherine per non incutete preoccupazione tra i pazienti (!!!!);
    – avrei reso operativi i diversi piccoli ospedali appena dismessi invece di costruire platealmente ospedali da campo;
    – avrei effettuato un’analisi clinica costante sui decessi studiando la reale causa di morte (per mesi ci è stato detto che si trattava di polmonite, mentre si è evidenziato che si tratta di piccoli trombi) al fine di rendere più efficaci possibile le terapie, non intasare gli ospedali e ridurre il numero dei morti;
    – avrei diffuso metodi per rafforzare le difese immunitarie – dall’attività fisica all’alimentazione, dall’assunzione di vitamina C e D a decine di pratiche per distrarre il pensiero costante dalla malattia – invece di inchiodare il popolo a casa ipnotizzandolo con il conteggio dei morti, convincendolo che a salvarci sarà solo il vaccino (come se si potesse creare nottetempo!
    Per fare giusto qualche esempio.
    @luciano pellegrini, scelta corporativa di De Federico? Sono guida anch’io e direi che ha parlato per sé.
    Ritengo che una brava guida debba senza dubbio avere le capacità di accompagnare, ma anche il dovere di trasmettere ai propri clienti la passione per la natura e il desiderio di viverla in autonomia, altrimenti la nostra missione svanisce.

  29. Ringrazio Michelazzi per la presa di distanza da Di Federico, con l’augurio che almeno la montagna resti quello spazio di libertà come auspicato da tutti.
     
    Il mio commento (66) è chiaramente una provocazione, ma si inquadra nella logica di chi tuttora sottovaluta la situazione e lo fa senza tener conto che, se la situazione è questa e non peggio, lo deve proprio alle misure che trova inaccettabili (si veda Regno Unito e Stati Uniti, ad esempio).
    In virtù di questa logica, la (provocatoria) riapertura di un territorio come deve essere considerata ?
    Attenzione, però, a prendere delle decisioni, perchè se sbagli la gente muore.

  30. Crovella, condivido le tue preoccupazioni e anche il richiamo alle priorità ma il tuo pensiero è troppo estremo, in questo caso nella variante pessimista. Già ci siamo scontrati su questo approccio rispetto ad altri argomenti, ma va bene così. È il bello del confronto. Anche in questo caso io sono più moderato, as usual. Penso come te che il problema sia grave ma come ho detto in precedenza ci sono margini nel nostro paese, margini privati non pubblici, a differenza di altri paesi come gli USA, dove c’è una situazione opposta. Quello che mi preoccupa è il problema gestionale e la frammentazione a cui stiamo assistendo dello stato nazionale. Con un credibile ed efficiente centro di comando si potrebbe essere un po’ piu’ ottimisti. Mi sembra da molti segnali, anche su questo blog, che ci sia una certa esasperazione e dopo il 4 maggio la pentola potrebbe scoppiare generando la pressione necessaria per un cambio di rotta. Vedremo. In ogni caso non mi sembra inutile che qualcuno pensi a salvare almeno un pezzo dell’estate. Ovviamente va fatto realisticamente e in modo serio. Qui dove sono ora stanno pensando cosa salvare dell’estate marina: anche se si riuscisse a salvare il 30/40 % potrebbe essere buono per chi deve sopravvivere. Visto che hai con sincerità parlato delle tue scelte io dichiaro le mie. Non sono ricco ma dopo una vita di lavoro ho un po’ di risparmi. Appena potrò tornare a casa mia chiamerò una ditta di imbianchini bergamaschi che conosco e gli farò rinfrescare il mio appartamento. Proporrò che si usi l’avanzo di cassa che abbiamo come condominio per ridipingere le scale. Cambierò anche qualche elettrodomestico ormai un po’ invecchiato, comprando marche rigorosamente italiane. Continuerò a pagare la nostra colf e i suoi contributi, anche se non lavora, almeno fino a quando per questi lavoratori ci sarà un’integrazione salariale. Mi fermo qui perché volevo solo fare un esempio. Se ognuno di noi fa quello che può con le sue risorse, come hai dichiarato anche tu, forse il Titanic non affonda nonostante i litigi in plancia. Ricordiamoci che abbiamo dato esempi al mondo in questo periodo migliori di Schettino. Chissà….

  31. SCUSATE… in internettiano il maiuscolo è visto come alzare la voce… per farmi sentire… non ce ne sarà bisogno magari ma … dai mi piace così…Il punto del discorso è ormai volatilizzato… si parla di tutto: come avresti affrontato la crisi ( e chi è Babbo Natale? Chi doveva farlo bene, ha saputo farlo solo apportando gravi modifiche, per fortuna non accreditate, almeno per il momento alla Costituzione?), chi urla contro le Guide (che al momento per quelle che hanno scritto qui, me compreso, hanno affermato il concetto di libera circolazione in montagna e cassato sia la proposta di Pivot, peraltro moderatissima, che quella di Di Federico, di stampo fascista… collega al quale già in passato lo stesso Collegio Nazionale rispose picche a sue proposte similari delle quali i media ci chiedevano come la pensassimo…), poi c’è chi la pensa burionescamente… facciamo fare le cavie a qualcuno… roba da HERR MENGELE  e credo di aver dettoi tutto.Quello che si può dedurre da tutto questo è che almeno in parte il caos del quale ho parlato già in Corona Vir(t)us è stato impostato… buona o mala fede non importa a questo punto (propendo per la seconda sicuramente, per fontana e gallera, che se ci sarà un’inchiesta mi piacerebbe sapere quanto hanno guadagnato nel frattempo…).Se qualche strana situazione non mi smentisse, assicuro che le Guide Alpine sono assolutamente convinte che la montagna è di tutti e che la nostra ricchezza (e non di tipo economico) sta proprio nell’anarchia alpinistica. L’abbiamo già evidenziato come dicevo poco più su e, almeno per quanto ne so io, nulla è cambiato (casi singoli a parte!).
     

  32. Allora, dato che l’epidemia è una esagerazione giornalistico-politica, si potrebbe fare un esperimento.
    Prendere un’isola, ad esempio la Sicilia, e riaprire tutto (tenendo però chiuso lo Stretto). Da domani. Indiscriminatamente.
    Via le mascherine, via i tamponi, via tutto.
    Aspettare fino al fatidico 3 maggio e vedere cosa succede.
    Se non succede nulla, si può riaprire dappertutto.
    Se invece cominciano a fioccare i morti, peccato. Vuol dire che c’aveva ragione chi voleva tenere chiuso.

  33. AAA – Cercasi pistola per suicidio.
    N.B. Ho appena letto l’ultimo commento crovelliano.
     

  34. @Ginesi Il “troppo facile my dear” dice tutto. E’ proprio il punto. Che non e’ per nulla facile. Aggiungi ulteriori critiche che sono ovviamente condivisibili ( anche se in parte come tu dici “del modello Italia di sempre” ), ma si parlava del confinamento.
    “mi dicano in forza di quali ragioni da quasi due mesi non posso lavorare, non posso uscire a far due passi, non posso muovermi, non posso andare in bicicletta (sacrilego, fare un giro in bici, notoriamente contegnosissima) altrimenti mi rincorre un drone.
    Io su questo ti ho gia’ risposto. Se la logica non ti convince, devi evidentemente avere una logica diversa. E di questa che ti chiedevo.
    Pretendo che mi dicano quanto questa misura ha positivamente influito sull’evolversi della epidemia”
    E in che forma te lo devono dire? Quanti decessi ci siamo risparmiati? Suvvia. C’erano alternative di pari ( o maggiore!) efficacia piu’ rispettose delle liberta’ personali? Penso che chi lo trova inaccettabile debba perlomeno porsi il problema. 

  35. Continuate tutti a rivendicare una prossima e imminente libertà di far gite come se fosse solo questo governo (che peraltro politicamente io destesto da sempre) a stabilite se e quando si andrà in montagna. Potranno anche esser completamentr tolte le restrizioni, cosa ipotizzabile per giugno-luglio, ma se la maggipranza della gente stentera’ a procacciarsi il cibo quotidiano (come io temo) avra’ ben altre preoccupazioni per la testa che la montagna. A leggere i vostri commenti mi ricordate i passeggeri del Titanic che continuavano a ballare anche quando il bastimento stava gia’ affondando. Fate in modo di avere con voi un bel giubbetto di salvataggio, perche’ saranno pochi gli italiani che passeranno completamente indenni i prossimi 18-24 mesi. Buona serata (e buona fortuna)

  36. È chiaro che Di Federico ha fatto una proposta corporativa, pensando alle loro tasche. Non c’è lavoro, quindi anche questa categoria è penalizzata. Liberamente ha espresso una sua idea, che ha avuto diversi commenti contrari, anche da parte di guide alpine. Non è accettabile che si deve andare in montagna, territorio molto maltrattato, accompagnati da guide alpine o da accompagnatori di media montagna. Anche se ha consigliato un numero ridotto di clienti, il guadagno è assicurato. Basta aumentare la tariffa. Non accetto, (parlo per me ma, penso che anche altri amici, hanno la stessa idea), che «La conferma della prenotazione dell’escursione, inviata dalla guida o dall’accompagnatore per e-mail o per WhatsApp, potrebbe valere in caso di controlli sulle strade». Significa che solo chi accetta questa proposta, può allontanarsi dal suo comune di residenza? È invece negato a chi vuole fare una escursione solitaria in montagna, per riassaporare l’ambiente? Il vantaggio di essere solitario è, che non esiste l’obbligo della mascherina, che sarebbe una cosa superflua! No caro Giampiero, la libertà è per tutti, godiamo degli stessi diritti ma anche doveri, anche se pensi alla pensione delle guide alpine e degli accompagnatori di media montagna.

  37. Che cosa è utile e che cosa non lo è ? Pensare che per ripartire non ci si possa concedere neanche una gitarella in montagna è errato, come prima del virus era squilibrata la visione della vita turbocapitalista spinta anche nella pratica sportivo ludica. E poi la follia dell’ipermovimento di persone, dei voli aerei che magari fermati in tempo avrebbero rallentato il casino… Ricordiamoci poi che anche prima c’era chi si accontentava di gite brevi, di un giorno, mica tutti avevano tempo e denaro per girare tra rifugi e alte vette. Comunque erano soddisfatti di potersi fare una gita. Ora bisogna pensare delle ipotesi di ripartenza, per poter tornare a frequentare i sentieri e la montagna, per fare esercizio fisico e soprattutto per ricaricare le batterie psicologiche proprio per affrontare con maggior forza le vicende che ci attendono. Ripartiamo. E chiediamo che ci lascino ripartire.

  38. Il piano c’è e sono i cinque punti illustrati da ministro Speranza. Il problema è quello che si chiama in gergo la governance. Siamo capitati nel mezzo di una crisi e di uno scontro politico che si è aggiunto alle ben note incapacità dell’amministrazione pubblica di gestire piani complessi e sistemici e non solo singoli interventi anche importanti come Genova. Le considerazioni di Crovella sulle sue scelte personali e professionali di gestione delle risorse economiche non fanno una piega e hanno tutta la mia approvazione e ammirazione. A livello complessivo le cose possono presentare aspetti meno lineari. La ricchezza finanziaria degli italiani è superiore a 4000 miliardi ed è investita in prodotti assicurativi e finanziari. A questa si aggiunge il patrimonio immobiliare. Questa ricchezza sicuramente non è equamente distribuita, ma non è neppure in mano a 100 persone. Chiunque abbia avuto a che fare col mondo del Private Banking sa che proprio nelle zone più colpite ci sono risorse importanti possedute da settori della popolazione più anziana, esattamente il target preferito dal virus che tuttavia non consulta prima l’Agenzia delle entrate e spara nel mucchio. Un predicatore di Radio Maria potrebbe costruirci sopra una qualche narrazione punitiva. Parlare di patrimoniale susciterebbe la rivolta. Guardate cosa è successo all’ingenuo e fuori tempo Del Rio. È dunque necessario convincere chi ha un po’ di soldi a smetterla di tenerli investiti in fondi di investimento per lo più stranieri e a cominciare a spendere, a sostenere la domanda interna, a cambiare la macchina e il frigorifero, a ristrutturare la casa, ad andare in vacanza e a dare un po’ di oro alla patria comprando titoli del tesoro. Se i medio benestanti, e ce sono tanti soprattutto al Nord, per paura del futuro si chiudono in casa e fanno le formichine siamo fottuti. A volte le vie per la salvezza sono tortuose e non sempre coincidono con gli ideali di purezza e santità e con i nostri sogni di un mondo migliore. Come noto l’economia è una scienza triste. Poi si potrà riflettere su quello che si chiamava un “diverso modello di sviluppo” ma adesso, nel prossimo anno o due, bisogna reggere. Sul lungo periodo siamo tutti morti, come è ben noto. Quindi ben vengano riflessioni su come gestire l’estate in modo realistico e far spendere un po’ di soldi a chi li ha. 

  39. lo stato c’è
      ma come ti aiuta? 
    a farti fare un’altro debito, a farti aumentare i costi con interessi da pagare.
    BRAVI statisti lungimiranti

  40. MASSIMO ha già detto tutto !!
     
    qualcuno che si è messo al comando del paese , delle regioni, profumatamente pagato , ha DICHIARATO :
    che non ci sarebbero stati problemi
    che il virus qui non sarebbe arrivato
    potenza di fuoco
    liquidità immediata
    lo stato c’è
    strage del ponte di Genova ,  giustizia  verrà fatta
    strage di Viareggio,  giustizia verrà fatta
    PROCLAMI, PROCLAMI e solo PROCLAMI
    intanto ad Aulla crolla un altro ponte, intanto muoiono medici ed infermieri perchè non hanno  i DPI adeguati.
    ect, ect, ect

  41. @Govi:” Grazia, Massimo e altri, provate a smettere per un attimo di sentirvi sudditi e agite da sovrani: esponete come “le autorita’” avrebbero dovuto gestire l’epidemia, chiaramente secondo le vostre valutationi riguardo alla gravita’ della malattia, ”
    Troppo facile, my dear. io non faccio né il presidente del consiglio né il ministro della salute né il direttore dell’Iss.
    Non ho i loro poteri, i loro mezzi di informazione, il loro stipendio e il loro ruolo. 
    I latini dicevano “cuius comoda, eius et incommoda”. Troppo facile dire dite voi come fare.
    Io vedo che è stata dichiarato uno stato di emergenza con decreto 31 gennaio, vedo che da quel momento ci si doveva attrezzare e si è rimasti ciondolanti sino ai primi di marzo, quando tutto è andato in tilt. 
    Da cittadino vedo continui sperperi di denaro, continui appalti che finiscono all’attenzione della magistratura, una gestione non propriamente efficiente della sanità (a cui si sono sottratte, in maniera lecita e meno, infinite risorse) salvo oggi scoprire gli eroi e indurre le anime belle a cantar sui balconi o a stendere lenzuoli con scritto  andrà tutto bene (nulla lo è andato, in realtà).  
    Vedo, pèr gli amici medici che lavorano in prima linea, che sono stati mandati allo sbaraglio e che se hanno voluto qualche protezione in molti casi se  la sono comprata di tasca.
    Vedo una catastrofe economica (in questo son d’accordo con Crovella) che avanza a passi da giganti – specie verso alcune categorie – e vedo una classe dirigente che si trastulla in decreti e circolari senza che nulla stia accadendo (sai quante persone già non riescono a pagare l’affitto di casa o di studio senza che costoro si siano neanche posti il problema?)
    vedo assessori e presidenti di regione che costruiscono un ospedale spendendo 21 milioni e in cui ci sono tre persone.
    Insomma vedo il modello Italia di sempre, di fronte ai terremoti, ai ponti che crollano, alle epidemie, alle inondazioni.  
    Io da chi mi governa pretendo risposte, chiare, nette, efficienti.
    non che sia io doverle dare a loro. 
    Però, siccome ho un pò di discernimento, esigo anche che mi dicano in forza di quali ragioni da quasi due mesi non posso lavorare, non posso uscire a far due passi, non posso muovermi, non posso andare in bicicletta (sacrilego, fare un giro in bici, notoriamente contegnosissima) altrimenti mi rincorre un drone.
    Pretendo che mi dicano quanto questa misura ha positivamente influito sull’evolversi della epidemia e quale siano le prospettive e i piani per uscirne, e – conseguentemente – quali norme di comportamento si intendono adottare,   non che qualcuno vada. fare un pistolotto alle 23 di sera su Facebook spiegando che, per ora si arriva al 3 maggio.  
    E bada che non ne faccio una questione di coloro politico ma di serietà e competenza a 360gradi. 

  42. La fase 2 in montagna avrà caretteristiche potenzialmenete magnifiche. Si parte sempre dal fondo valle, nessuna funivia, nessun rifugio ovviamente, dove gli assembramenti sarebbero fatali. Ognuno da solo, finalmente in silenzio, per i fatti propri. Sui sentieri ci si tiene distanti, ci si fa passare almeno a due o tre metri di distanza. Per i ghiacchia si va legati, legarsi tenendosi a metri di distanza non è difficile, anzi. In vetta nessuna stretta di mano, salvo poi dover incenerire i guanti. La cosa più interessante è che con questa storia, quest’anno, a differenza di quasi esattamente un anno fa, non dobbiamo più parlare di prenotazioni obbligatorie al Gouter, al Gnifetti o alla Carrell. Semplicemente perchè saranno chiusi. E quindi salirà solo chi è in grado di partire da Cervinia per la Gran Becca, da Stafal per il Rosa o dal Campeggio Aguille Noire per il Bianco. Andare a fare una via ai Satelliti senza Skywau e Rifugio Torino…hihi…. allora si che sarà un’impresa! Questo è alpinismo signori. Chi vuole e chi se la sente non si faccia scappare questa magnifica occasione. Saluti
     

  43. Mi pare manifesto anche che le zone più colpite siano quelle più devastate da inquinamento di ogni tipo. Perché, allora, non si promuovono stili di vita più salutari?

    perchè hanno sempre URLATO che bisogna crescere, correre….
    e adesso ???
    glielo vorrei chiedere alla nostra politica, ai signori della confindustria, ai signori delle cave apuane:  E ADESSO??

  44. Qualche volta, quando si e’ improvvisamente chiamati ad organizzare e decidere, ci si rende conto di quale sia la difficolta’ nel definire i provvedimenti, e di quali e quanti compromessi si e’ costretti ad accettare. Grazia, Massimo e altri, provate a smettere per un attimo di sentirvi sudditi e agite da sovrani: esponete come “le autorita’” avrebbero dovuto gestire l’epidemia, chiaramente secondo le vostre valutationi riguardo alla gravita’ della malattia, all’accettabilita’ dei decessi e al rispetto delle liberta’ individuali. Vi assicuro che se avete una proposta alternativa convincente, sarete voi a far cambiare idea a molta gente, me compreso. 

  45.  
    Secondo la mia osservazione questa crisi di Corona non può essere una domanda dei contagi. La quarantene assoluta non serve per la salute, perché se abbiamo un isolamento, desinfezione e mascherina in ogni momento della vita, le prossime infezioni con altri viri e batterie arrivano più velocemente, perchè non abbiamo più nessuna resistenza. Anche depressioni si svilupperanno e pure demenzie in età troppo giovani saranno risultati. Ho 35 anni di esperienza nel campo della medicina e so, che movimento, respirazione e anche contatti con varie persone sono essenziali per la salute. La domanda con la quarantene non è una domanda della salute. In Germania e in Austria discutono molto, perchè la quarantene era -per tanti esperti- un errore grave. Un governo debole e anche un sistema sanitario troppo insufficiente portano a tanti errori. Secondo me il nemico non è il virus, la nostra paura crea un effetto nocebo. Adesso abbiamo una discussione politica e meno per la salute. Movimento, arrampicare e alpinismo sono essenziali per la cultura e per la salute, indipendente dal rischio. Quante persone cadono e devono andare per quello all’ospedale? Sono poche. La violenza nelle famiglia e altre malattie, che si sviluppano con questa quarantena, sono più gravi. Vedo come tedesco che Italia è il paese per un buon alpinismo, per ospitalità e per bellezza e arte. Se non abbiamo questi valori della cultura, siamo veramente poveri in Italia. Non parlo dell’ economia, è un altro problema. Ma perdere questa cultura è veramente grave. La ripartenza con l’Alpinismo deve essere un tema più grande. Nelle montagne è quasi impossibile di creare contagi. Chi prende dalla montagna il Corona? Nessuno.

  46. @Govi “Ad ogni modo, per sua stessa impostazione, esso DEVE prescindere dalle attivita’ che limita ( fatto salvo ovviamente quelle essenziali ). Non e’ possibile ( sia dal punto di vista operativo che dal punto di vista dell’equita’ )  ragionare sulla base di ‘che cosa uno andrebbe a fare’.”
    non credo che questa emergenza sia una esagerazione giornalistica, ritengo tuttavia che si tratti di una vicenda grave gestita in un modo folle dai soggetti preposti. 
    Detto ciò, appartengo invece a quella categoria di cittadini che quando vedono mutare bruscamente e pericolosamente il panorama normativo che regola i rapporti sociali, si preoccupano e si chiedono se gli interventi siano commisurati e adeguati allo scopo.
    Il contenimento non è stato applicato e previsto nel modo da te auspicato, perché si son fatte deroghe di tutti i tipi, dalle più strane alle più assurde, consentendo a molte attività produttive (financo i call center nella fese iniziale) di continuare a lavorare e prevedendo ipotesi assurde per i singoli (il cane, la sigaretta, il giornale, etc). 
    Allora non si possono produrre norme così a capocchia, poiché generano confusione e sperequazione fra soggetti in identiche condizioni (come minimo).
    Lo spostamento in macchina non genera alcuna interazione nè assembramento (ove sia effettuato da soli) e a contenere ciò che si vuole evitare era sufficiente una serie di principi generali, ovvero quelli che vietano i gruppi, l’interazione, etc.
    Si è preferito, per ragione a me ignote e senza fornire alcuna giustificazione scientifica, una misura generalizzata e rigida, reiterata ad libitum senza alcuna spiegazione (che non sia “ci siamo confrontati con le autorità scientifiche”), che finirà per avere impatti ben più devastanti dell’emergenza che voleva combattere, ma tant’è. questa è l’Italia.  
    Non mi sembra il caso di addentrarci qui in problemi di filosofia sociale o di politica normativa. 
    Quanto alla montagna son d’accordo con te, a mio avviso ad un certo punto questo lockdown deve terminare (mi auguro a breve) e le persone devono essere messe gradualmente in condizioni di riprendere a vivere, ivi comprese le attività ludiche e ricreative all’aperto , che semmai dovranno essere praticate con alcuni accorgimenti.
    Attenzione però anche agli accorgimenti che si invocano, sennò torniamo alla questione della sicurezza imposta dall’alto. Io mi auguro fortemente che la ripresa sia graduale e con cautele che siano generali e che non ci si spinga a dire chi può andare  dove,   a fare cosa  e con chi sui monti.
    A meno di non voler considerare i cittadini sudditi beoti, le precauzioni che vietano in via generale assembramenti, adunate sportive e altre situazioni di possibile pericolo sono più che sufficienti a garantire la sicurezza di ciascuno contemperando l’esigenza di rispettare l’autonomia degli individui. 
    Infine, dico sommessamente che par di capire che una seria politica di screening e tracciamento dei positivi  asintomatici, che i paesi civili hanno posto in atto, consentirebbe  di rendere il lockdown totale assai meno greve e lungo. Ma  richiede soldi e capacità manageriali, due cose con cui la nostra classe dirigente ha un rapporto difficile da sempre.
     
     
     

  47. Massimo Ginesi,
    Luis Sepùlveda è tra gli scrittori che amo di più per l’importanza dei temi trattati e per la grande ammirazione che nutro per la sua vita trascorsa a proteggere Libertà, Pace e Luce.

  48. Caro Giacomo,
    evviva che sia sempre più nutrito il gruppo di persone che considera l’epidemia un’esagerazione giornalistico-politica! 
    Mi pare evidente che si stia andando fuori misura su tutti i fronti: diritti del cittadino, restrizioni di ogni tipo in nome dell’amore (sia chiaro che se vado a trovare i miei genitori anziani, dimostro loro il mio amore e non standone lontana), ridicoli del tutto o mancanti presidi di sicurezza per tutti gli operatori sanitari, terapie perpetrate senza indagini cliniche adeguate, chiusura di quasi tutte le attività.
    A me sembrano abbastanza le misure che abbiamo accettato sinora ed è fuori questione che se ne ammettano di nuove che, per altro, rischiano di cristallizzarsi mutando per sempre il nostro stile di vita.
    Mi pare manifesto anche che le zone più colpite siano quelle più devastate da inquinamento di ogni tipo. Perché, allora, non si promuovono stili di vita più salutari? Perché, con il giusto monitoraggio, non si è spinto chi aveva una seconda casa al di fuori del lager ad andarci? No, è più giusto che si costituisca un vero e proprio lazzaretto in cui gli individui continuino a morire come mosche sotto gli occhi di tutti.
    E noi fuori che facciamo? Stiamo a guardare dalle nostre casette, abbagliati dagli incantesimi televisivi, senza muovere un dito. 
    Che il popolo italiano avesse poca spina dorsale, lo sapevo anche prima. Adesso ne abbiamo evidenze, con il nostro sottostare come soldatini all’ordine perentorio di stare a casa e muoversi solo se necessario compilando una dichiarazione assolutamente illegale.
    Please, wake up!

  49. Concedetemi due minuti per un chiarimento. La mia coscienza di padre e cittadino mi spinge in modo autonomo e determinsto (cioe’ a prescindere da eventuali divieti goverativi) a ridimensionare le eventuali uscite 2020 in montagna a semplici puntate giornaliere o addirittura di mezza giornata a pochi km fuori porta. Questo per evitare i costi di uscite piu’ complete come, a puro titolo di esempio, salire alla Punta Gnifetti. Mi aspettavo che ilconfronto dei costi fosse immediato per tutti: 1) uscita in giornata a 30-max 50 km da Torino, senza autostrada e senza caffe’-birra: solo benzina: costo suo 20’35 euro. 2) punta Gnifetti in due gg: più benzina, ma soprattutto autostrada, rifugi (mezza pensione) impianti, costi per l’attrezzatura (magari va sostituita o manutenuta), ecc ecc. C’euna differenza di 150-200 euro a uscita, moltiplicato per (stimiamo) 8 uscite estive (luglio-agosto-inizio settembre) può fare almeno 1.500 euro di differenza. A questo aggiungo la rinuncia alle vacanze 2020 e a ogni altro costo voluttuario e non necessario. Perché questo? Tutto ciò per tenere prudentemente da parte delle risorse finanziarie per le esigenze di studio e di assoluta serenità dei miei figli (e moglie). Nonché per la muia scelta di onorare (nonostante una clausola che mi permetterebbe di sganciarmi immediatamente) gli impegni verso i miei due collaboratori junior. Se fossi un cinico, prenderei atto che il lavoro del nostro studio si è praticamente azzerato (e sarà molto limitato da qui a fine anno, per i motivi generali descritti) per cui egoisticamente mi converrebbe interrompere i contratti con effetto immediato. Poiché mi sento nei loro confronti non dico un padre ma un fratello maggiore, ho detto loro che assicuro il corrispettivo mensile per sei mesi, ma che probabilmente non proseguirò oltre. Però almeno do’ loro sei mesi di tempo e di respiro finanziario. Per fare ciò, tuttavia, (visto che lo studio incasseta’ praticamente zero) devo ridimensionare le mie spese personali, sapendo rinunciare a quello che è voluttiario come l’andare in montagna, almeno per il 2020, rinviando i progetti al futuro (non so neppure se al 21 al 22). Nessuno può comprendere quanto mi costi questa decisione a livello emotivo ed esistenziale. Ma appunto la coscienza morale e civica impone rinunce di questo tipo. Anche se voi non avete famiglia e/o collaboratori a carico, il senso civico vi dovrebbe convincere a fare delle corrospondenti rinunce voluttuarie e mettervi invece a “lavorare” a testa bassa per collaborare tutti (tutti gli italiani, intendo, appassionati o meno di montagna) per uscire il prima possibile dalla grave crisi in cui ci troveremo nei prossimi mesi. Guardate che fareste bene a non sottovalutare le considerazioni che ho esposto. Mi date l’idea che non vi rendiate conto della crisi che si sta profilando (anzi la crisi economica c’è gia”, solo che non emerge ancora perché siamo tutti mentalmente “ibernati” dalla clausura imposta.

  50. @ginesi: Premetto che io – come forse avrai letto – auspico la riapertura e spero in tempi medio-brevi. Ho esposto i motivi per cui secondo me per le attivita’ in montagna non dovrebbero esserci limitazioni, in caso di riapertura.   Tornando pero’ al confinamento, sulla sua necessita’ non cerchero’ certo di convincerti. Se appartieni al nutrito gruppo di quello che considera l’epidemia una esagerazione politico-giornalistica, allora e’ chiaro che per te la logica dei provvedimenti e’ difficile da cogliere. Ad ogni modo, per sua stessa impostazione, esso DEVE prescindere dalle attivita’ che limita ( fatto salvo ovviamente quelle essenziali ). Non e’ possibile ( sia dal punto di vista operativo che dal punto di vista dell’equita’ )  ragionare sulla base di ‘che cosa uno andrebbe a fare’.  E’ del tutto evidente che fare una passeggiata in un bosco o su una montagna non espone ( in tutta probabilita’ ) a contatti e quindi non aumenta il contagio.  Ma non si riuscirebbe ad organizzare un livello cosi’ capillare di deroghe che siano controllabili. Oltre tutto molte di queste attivita’ richiedono spostamenti con autovetture e questo complica decisamente le cose, creando movimenti  potenzialmente ingenti di persone che sono esattamente la cosa che vuoi limitare. 
    Aggiungo infine che capisco la posizione di Crovella. Credo pero’ che bisogna accettare che la ripresa della vita fuori casa non corrispondera’ al tempo pre-epidemia. Bisogna accettare un periodo di transizione con le dovute prudenze del caso.

  51. si Fabio il vino in Abruzzo è buono e forte ma a qualcuno…. gli fa male!!

  52. Mi pare di aver capito che in Abruzzo c’è buon vino, ad alta gradazione alcolica.

  53. Di Federico dice:
    La gente ha bisogno d’aria e di moto, aprire la montagna in modo indiscriminato potrebbe essere rischioso.Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna sono tra le categorie più colpite dalla chiusura – conclude – In Abruzzo siamo circa 150 professionisti. Se la mia proposta verrà approvata potremmo dare una mano al territorio e a migliaia di potenziali clienti».

    che vuol dire ? che io ci posso andare se ci vado con lui perchè è guida?
    Ma che se lo scordi, mica è sua la montagna!!
     

  54. @govi “Per cui dire ‘Che problema sanitario vuoi che ponga il salire in solitudine su una vetta’ e’ indice che non si e’ capito a che cosa serviva stare confinati.”
    io credo di averlo capito e credo che in nome di una falsa sicurezza sanitaria si siano sacrificati per troppo tempo i diritti fondamentali di una moltitudine di persone. 
    Se vuoi però spiegarmi tu, dal punto di vista sanitario, quale significato abbia tenere in casa murati vivi milioni di cittadini per evitare il diffondersi del contagio, ti ascolto e magari rivedo le mie posizioni . 
    Perché la tua teoria, che  comporta che nessuno si muova sino a che ci sia in giro anche un solo positivo, mi pare una soluzione un pò troppo di lungo  periodo.
    Io  ritengo, sin da principio,  che molte delle disposizioni emanate ultimamente abbiano ecceduto (per forma e sostanza) i limiti dell’ordinamento e credo che non non abbia alcun senso  vietare  di andarsi a fare un giro in un bosco o su un monte, semmai stabilendo misure generali di precauzione (tipo quelle sulle distanze o sull’assembramento).
    Ma qui, in nome di non si comprende bene quali criteri scientifici e giuridici, chi va a comprare un libro, esce con il cane, va in edicola o va dal tabaccaio è un cittadino non pericoloso, chi si fa un giri nel bosco dietro casa viene inseguito con i droni…
    non vi viene qualche dubbio che si stia passando la Misra e che talune modalità temo finiscano per avere poco a che fare con i virus? Ad esempio mi aspetterei da uno stato che intende gestire seriamente una emergenza, emanando ordinanze che obbligano all’uso delle mascherine, che mettesse quei presidi a disposizione, mentre sono più rare del bourbon durante il proibizionismo.
    però il runner o l’escursionista o il climber sono diventati  il pericolo.
    Forse sarebbe l’ora di rendersi conto che molte delle modalità di gestione di questa epidemia in Italia hanno più a che fare con le carenze di un sistema sanitario a buchi e con l’incapacità degli amministratori pubblici, che con una reale esigenza di segregazione dell’intera popolazione. 
    Che però, da quella via, abbiamo abituato in sole quattro settimane, ad obbedire prona a qualunque diktat. 
    quanto alle guide, sono senza dubbio categoria professionale che dovranno vedere, come altre forme di tutela ed incentivazione (pubblica, ove occorra).
    mi pare tuttavia ridicolo sostenere che l’appuntamento con la guida possa diventare causa di giustificazione per l’uscita (quando quel professionista raggruppa 6/7 persone con modalità che nell’accompagnamento mi par difficile improntare al distanziamento). 

  55. Credo in generale, per fare delle ipotesi bisogna per prima cosa cogliere che la riapertura deve essere basata su principi generali e prendere in considerazione tutte le normali attivita’ all’aperto della gente. Per cui dire ‘Che problema sanitario vuoi che ponga il salire in solitudine su una vetta’ e’ indice che non si e’ capito a che cosa serviva stare confinati.  Cosa per altro che mi sembra molto diffusa. Se apertura ci sara’, come molti di noi sperano, dovra’ essere chiaro che e’ a discapito della piu’ alta sicurezza sanitaria e dovremo assumere la necessaria prudenza.  Ma ad ogni modo, per me non e’ realistico che si organizzi una riapertura selettiva sulle attivita’ della singola persona. Se si autorizza l’apertura, incontrarsi con un numero limitato di amici o con una guida dovra’ essere perfettamente autorizzato. Che cosa questi piccoli gruppi vadano a fare sara’ affare loro. Ovviamente per attivita’ che di per se’ implicano assembramenti ( come le attivita’ balneari ), senza un adattamento alla nuova situazione non se ne esce. Ma in montagna non vedo grossi problemi…
     

  56. Veramente, Andrea Dolci, tutta le sante norme di igiene che vengono chiamate in causa (stendiamo un velo pietoso su amuchine & compagnia cantante), non erano per niente diffuse.
    Non ci lavava in continuazione, non ci si cambiava d’abito due-tre volte al giorno, si scherzava molto di più coinvolgendo il contatto fisico, si passavano giornate intere fuori a giocare, si beveva dallo stesso bicchiere e dalla stessa bottiglia, ci di passava oggetti da condividere. 
    Eppure sono altre le malattie che stanno minando la nostra generazione, non certo i virus.

  57. Mi associo a quanto detto da Massimo Ginesi.
    Aggiungo che ci esponiamo ogni giorno a rischi a partire da quando mettiamo i piedi giù dal letto. Imparare a convivere col rischio, gestirlo per minimizzarlo è parte del nostro vivere quotidiano e per questo motivo il regime del terrore instaurato non ha alcun senso se non quello di evitare il collasso del nostro ssn. Passata la buriana dovremo come ovvio mantenere alcune regole a partire da quelle base di igiene, norme  che, a dire la verità, le nostre madri una volta insegnavano. 

  58. la proposta di di Federico la ascriverei alle boutade, neanche delle più felici.
    Insieme alla teoria di Crovella che preconizza  anni di censure.
    Premesso che del virus non sappiamo granché (ma abbastanza da adottare scelte ponderate)   appare plausibile (lo ha ripetuto la virologa Capua ieri) che nell’arco di qualche settimana  buona parte della popolazione abbia sviluppato una immunità per aver avuto la malattia in forma lieve o asintomatica, sì che potrà tranquillamente ritornare alla vita normale, non essendo infettiva e non potendo (plausibilmente) essere infettata nuovamente.
    Per gli altri, osservate normali precauzioni igieniche, ci saranno gli ospedali non più in stato di collasso, e si potrà prendere atto che è una malattia con incidenza bassa di casi gravi così come è opportuno prendere coscienza che di malattia talvolta qualcuno muore (sempre Capua dixit).
    Non per questo si potranno murare vive 60 milioni di persone perché 10000 hanno contratto un virus, le riflessioni di cui sotto mi paiono assai preoccupanti per l’inclinazione ad accettare supinamente violazioni di diritti essenziali – che in questo periodo si sono adottate in modo assai sommario (e per molti costituzionalisti illecito) – senza una vera ragione argomentata.
    Tra l’altro sarebbe curioso capire dove sia la pericolosità sanitaria di andare a farsi da solo un giro sino in cima ad una vetta, che taluni – tipo Crovella  – vogliono vietare ad oltranza.
     
    Se invece vogliamo fare un ragionamento sotto il profilo sanitario chiedetevi quanto arrampicare toccando appigli corde e attrezzi che altri hanno toccato sia indenne da rischio e capirete che il distanziamento vale come il due di briscola. 
    Allora, a mio avviso, nel momento in cui si uscirà dalla soglia di collasso (per l’inadeguatezza del nostro sistema sanitario, non per la gravità dell’epidemia che ha un’incidenza numerica reale assai bassa, aldilà di quel che ciancia la protezione civile che da numeri senza denominatore, non avendo fatto screening seri), si dovrà consentire alla gente di ritornare a vivere se non si vorranno avere oltre alle conseguenze economiche già così devastanti, conseguenze sociali e psicologiche serie su intere fasce della popolazione.
    Sostenere oggi che si debba andare con la guida (non ho compreso se si intende con la guida si altrimenti a casa)  mi pare una sortita pro domo propria di deciso cattivo gusto, perlatro volta ancor più a imbrigliare quelle libertà per le quali io mi batterò sino alla fine. 
    poi mi piacerebbe che i fautori di simili indiscriminate restrizioni non cominciano ad esempio ad insorgere per i 412000 morti annui per polveri sottili (https://ilsalvagente.it/2020/01/07/polveri-sottili-e-record-di-morti-in-italia-e-al-nord-tornano-i-blocchi-auto/)  chiedendo il ban di ogni spostamento veicolare, tanto per dirne una, o a chiudere con la forza tutti i tabaccai e gli spacciatori di alcol, che certamente provocano ben più morti della Covid.
    Attenzione che certe chine sono pericolossime.
    e comunque in questi giorni se ne sono andati Sepulveda e Joe Brown. Un saluto a due grandi. 

  59. OK,  l’apocalisse è incominciata iniziando a colpire proditoriamente il mio computer!
    Comunque state tranquilli, andrà tutto bene: moriremo tutti!

  60. Crovella, mi pari leggerissimamente pessimista!
    Io non so cosa ci aspetti, però proprio non riesco a capire cosa c’entri la tua coscienza di padre e cittadino con l’andare solo a 50 e non a 80 km (Gressoney) e perché questo dovrebbe essere il vero modo di valutare l’andare in montagna.
    Io vorrei spendermi i miei quattro soldi e i tre giorni prima di Armageddon andando senza assurdi divieti.
    Comunque preoccuparsi dei possibili turisti tedeschi, prevedendo di rassicurarli per invitarli a venire comunque non mi pare affatto superficiale
     
    Chi mi conosce sa che quella che si sta prefigurando è una montagna che a me personalmente piace molto (solitaria, isolata, senza assembramenti e code…), ma so anche io che quest’estate non ne godrò come mi piacerebbe davvero. Per esempio mi piacerebbe andare ancora alla Punta Gnifetti (Capanna Margherita) e, per una volta, senza l’usuale processione, mi piacerebbe vedere quei luoghi incontaminati senza folla ecc ecc ecc, ma la mia coscienza di padre e di cittadino mi fa anteporre altre priorità. Per cui al massimo mi concederà delle escursioni giornaliere in valloni isolati a 30-50 km da casa. Questo è il vero modo in cui si dovrebbe valutare il tema “andare in montagna nell’estate 2020” e vi invito a riflettere profondamente. Finchè rimanete ancorati su su dibattito superficiale, dimostrate che non avete la minima idea di cosa capiterà nell’immediato futuro.

  61. Francamente non riesco a capire cosa c’entri la tua coscienza di padre e cittadino, la recessione totale/globale/epocale/devastante e andare in montagna solo a 50 km o in cima alla Gnifetti! (che poi da Torino a Gressoney saranno 80 km)
    Quanto a quello che capiterà nell’immediato futuro, mi pare che tu sia leggerissimamente pessimista, ma comunque sia io vorrei spendermi i miei quattro soldi e le mie poche ore prima di Armageddon andando in montagna senza esserne impedito da inutili divieti
     

  62. Al di là delle considerazioni economiche (per le quali ciascuno ha i propri parametri, e chi vive di montagna e turismo certamente ha i suoi), ci sono un paio di cose che non mi piacciono nella proposta di Di Federico.
    La prima è nella frase “…la conferma della prenotazione dell’escursione, inviata dalla guida …eccetera.. potrebbe valere in caso di controlli per le strade”.
    E chi in montagna (se e quando) volesse andarci in autonomia ? Dovrà per forza prenotare una guida per avere un lasciapassare ai controlli ?
    La seconda è “…aprire la montagna in modo indiscriminato potrebbe essere rischioso. Le guide alpine …eccetera…”.
    Che frequentare la montagna sia rischioso lo sa (o dovrebbe saperlo) chiunque frequenti la montagna, e da ben prima dell’arrivo del COVID.
    Non viene scritto in modo esplicito, ma una (maliziosa ?) possibile lettura è che per la gestione del rischio sia necessaria la presenza di una guida.
    Mi sembra importante sottolineare che non è così.
    Con tutto il rispetto per le guide alpine, gli accompagnatori e la loro professione.

  63. @Alberto Benassi e Grazia
    Mi trovo completamente d’accordo con le vostre affermazioni

  64. Se altre categorie addette ad attività ricreative vengono a sapere della proposta di Di Federico si faranno avanti. I bagnini per esempio (11.000). Si va in acqua solo accompagnati in piccoli gruppi da professionisti della sicurezza incaricati di far controllare le disposizioni. Le professioniste/i del sesso (90.000). Si fa sesso anche in casa sotto la supervisione di professioniste/i del settore da sempre attente alla prevenzione del contagio e incaricate dai comuni di far rispettare le regole in un’attività dove il distanziamento richiede grande competenza e abilità. Siamo seri. Se si torna il montagna lo si fa accettando i rischi di contagio e responsabilizzando le persone a fare le loro scelte,  tutti, senza bisogno di guardie e precettori. Altrimenti faremo altro per questa estate. Se non si potrà andare in montagna per salvaguardare il lavoro delle guide potrebbero esserci altre soluzioni. Non so quanto possa valere il fatturato estivo di circa 1000 guide, ma non mi sembra una cifra stratosferica rispetto ai numeri che circolano per altri comparti. Con un po’ di sforzo   i comuni e le regioni alpine potrebbero utilizzare la loro professionalità in modi più seri e rispettosi evitando di trasformarle in guardiani/badanti, ad esempio in attività sul territorio. Quindi, con tutto il rispetto per la categoria, nella quale ho molti amici,  la simpatia e l’attenzione al problema, penso che la proposta di De Federico richiederebbe significative integrazioni, per dirla in modo diplomatico.

  65. Non vorrei però che passasse l’idea (come sembra proporre la guida Di Federico) che la ripresa delle attività in montagna vada fatta necessariamente accompagnati da guide alpine. Sarebbe a mio avviso un’assurdità.Dobbiamo avere il coraggio di dire apertamente che andare in montagna non è più rischioso – a livello di contagio – di andare a lavorare in fabbrica o in ufficio come fanno ancora oggi milioni di cittadini.Inoltre, dobbiamo anche insistere che il rischio di pesare sul sistema sanitario nazionale può essere limitato con la responsabilità di ciascun appassionato di montagna. Oltre a #manteniamoledistanze, proviamo a parlare di #abbassiamoilrischio. Cioè scegliamo tutti responsabilmente degli itinerari e delle attività che limitino al massimo l’eventuale ricorso al soccorso alpino. Secondo me possiamo farcela, dimostrando di essere cittadini responsabili e con la testa sulle spalle.

  66. io penso che oramai ci siamo veramente FUSI il cervello.
    qualcuno forse  lo voleva e ci sono riusciti.
     
    Se qualcuno pensa di potermi far vivere così, o mi fa fuori questo virus, oppure prima o poi, ma penso prima, farò fuori qualcuno.

  67. Con quest’ultimo video del Difederico mi sembra, a differenza di altri suoi video elementari, di essere entrato nella fantascienza più concettuale che possa essere concepita da un essere umano e ora credo fermamente nell’esistenza degli extraterrestri.
    Comincio a ricredermi sulle capacità creative intellettuali delle vecchie guide alpine.
    Mi domando quali siano i suoi clienti, a quale fascia della popolazione appartengano.
    E’ solo un pensiero sul marketing delle guide.

  68. Ha colto giusto Bertoncelli: sarà un anno da galera, indiretta (cioè provocata da fortissime e diffusissime restrizioni economiche).
    Previsioni FMI di pochi gg fa: 
    https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/04/14/weo-april-202
    Se non è peste nel senso sanitario del termine, lo sarà in senso sociale ed economico. Tra l’altro, osservate che l’Italia è sicuramente la più debole e fragile, ma la crisi è pesantissima ovunque e in particolare in Europa. Io ci metterei una pietra sopra all’idea di vedere (come negli anni scorsi) frotte di escursionisti tedeschi/olandesi ecc, per esempio, sulla Via della Bocchette in Dolomiti o cose del genere. In Italia, poi, la situazione sarà “drammatica” (titolo di ieri del 24 ore). Io personalmente non mi stupirei se nei prossimi mesi anche lo Stato si trovasse in carenza di liquidità (causa il rinvio degli incassi fiscali) e potrebbe ridurre/rinviare/sospendere il pagamento degli stipendi ai pubblici dipendenti o quello delle pensioni o la cassi integrazione ecc.  Per cui: immaginate un appassionato di montagna, che normalmente si concedeva tre-quattro ascensioni ogni estate nel gruppo del Bianco o del Rosa…  anche senza guida, avrà i costi di rifugi (dove ormai è obbligatoria la mezza pensione, spesso carissima), impianti, attrezzatura, benzina, autostrada ecc… Bene immaginatevi che sia un professore di scuola media o anche delle superiori… e immaginate che abbia una moglie casalinga e due figli, un mutuo per la casa, le auto, le assicurazioni, le bollette… immaginatevi che lo Stato al 30 giugno gli dica “scusa, ma non ho i soldi per pagarti gli stipendi estivi” oppure che gli dica”ti pago gli stipendi ma decurtati del 30%” oppure che gli dica “ti pago il 100% degli stipendi ma rinvio tutto al 31 dicembre”….(situazioni che io non dò per certe al 100%, ma che non mi stupirei se si concretizzassero)… ebbene pensate forse che tale individuo, con la tempesta emotiva che lo travolgerà, metterà in conto di fare le sue “solite” 3-4 ascensioni estive? mah… al massimo si concederà qualche passeggiata in giornata sulle prealpi a pochi km dalla sua città… e non si fermerà neppure a bere un caffè o una birra…
    —-
    di esempi così ve ne potrei fare milioni: i precari salteranno come birilli, chi non ha neppure un contratto (es giovani aiuto baristi) è già a secco da fine febbraio, i professionisti, specie se free lance, o non fatturano già più o, se hanno fatturato, non incassano…. I proprietari di immobili in affitto dovranno fare i conti con i mancati pagamenti degli affitti ecc ecc ecc…
    —–
    A parte gli oltre 20.000 nostri concittadini che ci hanno lasciato nelle scorse settimane, il dramma vero per il Paese deve ancora arrivare e sarà, appunto, quello economico. E, di fronte a uno scenario del genere, voi vi preoccupate se in sosta si può o meno rispettare la distanza di sicurezza  (o altre baggianate del genere)? 
    —-
    Infine, a parte tutto ciò, ipotizziamo anche di liberalizzare gli spostamenti e quindi l’accesso alle montagne. Il punto è che in montagna ci saranno così pochi individui (per i sopracitati motivi) che tutte le questioni “mascherina su o già sui sentieri” oppure “camminare in fila indiana o appaiati” ecc ecc ecc non avranno nessun riferimento con la realtà.
    —
    Chi mi conosce sa che quella che si sta prefigurando è una montagna che a me personalmente piace molto (solitaria, isolata, senza assembramenti e code…), ma so anche io che quest’estate non ne godrò come mi piacerebbe davvero. Per esempio mi piacerebbe andare ancora alla Punta Gnifetti (Capanna Margherita) e, per una volta, senza l’usuale processione, mi piacerebbe vedere quei luoghi incontaminati senza folla ecc ecc ecc, ma la mia coscienza di padre e di cittadino mi fa anteporre altre priorità. Per cui al massimo mi concederà delle escursioni giornaliere in valloni isolati a 30-50 km da casa. Questo è il vero modo in cui si dovrebbe valutare il tema “andare in montagna nell’estate 2020” e vi invito a riflettere profondamente. Finchè rimanete ancorati su su dibattito superficiale, dimostrate che non avete la minima idea di cosa capiterà nell’immediato futuro.

  69. Detta quasi con ironia… nell’arrampicata sportiva vedremo gente rinviare ad altezza corretta cercando di non mettere la corda in bocca.

  70. Ma piantatela di fare pubblicità, oltretutto ad un oggetto inutile, specie all’aperto. Finitela di fare pubblicità, della paura oltretutto.

  71. Io penso che tutta la regolamentazione della fase 2 ( o 3, vedremo quante fasi ci saranno ) sara’ frutto di un compromesso piu’ o meno al ribasso, a seconda di come sara’ la situazione al momento della riapertura.  Difficile dire in questo momento come sara’. E’ chiaro che le spinte ( opposte ) sono 2: la sicurezza ( e qui Crovella ha perfettamente ragione, la coerenza vorrebbe che si riparta solo quanto c’e’ una ragionevole somiglianza alla situazione pre-epidemia ) e la necessita’ da un lato di rilasciare la stretta alle libera’ del cittadino, dall’altro a far si che la gente possa lavorare ( turismo, ristorazione, alberghi). C’e’ in gioco la sopravvivenza economica ( non solo quella sanitaria ) di migliaia di famiglie. Quindi e’ complicato, in parte il dotarsi di regole delle varie categorie professionali aiutera’ certamente.  Classificare le attivita’ per ordine di rischio mi pare comunque inutile, una volta che ‘apri’ non e’ l’incidente in piu’ o in meno il problema, ma semmai tracciare e contenere il contagio.

  72. Non mi è chiaro il motivo per cui si dovrebbe ritenere l’escursionismo meno pericoloso dell’arrampicata sportiva, posto che gli incidenti anche gravi e mortali che si verificano tra chi pratica escursionismo sono decisamente superiori. Per quanto riguarda la falesia non mi pare così difficile il distanziamento sociale, sicuramente più facile e praticabile che in fabbrica, per dire…
     

  73. La penso come Matteo (commento n. 12). Sono d’accordo che certe soluzioni possono essere la negazione del senso di libertà che dà la montagna, ma bisogna che qualcuno faccia sentire la voce di chi lavora in montagna, altrimenti si rischia di finire dimenticati

  74. L’articolo è stato aggiornato con l’intervento di Giampiero Di Federico.

  75. Crovella, se parliamo del lavoro delle Guide Alpine, sarà il mercato a stabilire se ci sono o no i clienti. Inutile quindi fare previsioni. Quanto all’attività del singolo, non capisco perchè sia “meglio che tutte le attività non strettamente necessarie, come l’andar in montagna, siano ancora sospese e rinviate a date successive”. Quale ragionamento sta alla base di questa affermazione? Perchè deve essere vietato andare a camminare, sciare, scalare? 

  76. Insomma, caro Carlo, tanto vale commettere un reato e andarsene in galera per il 2020, vitto e alloggio assicurati. 
    Non colgo molte differenze rispetto allo scenario che tu, senza alcun riguardo per i deboli di cuore e per i depressi, hai sciaguratamente qui descritto.
     
    N.B. Scenario per il quale, però, direi: “Fuochino, fuochino… Quasi fuoco. Fuoco!”. 

  77. Carlo,
    forse non hai partecipato agli altri scambi, altrimenti sapresti perfettamente che molti di noi sono assolutamente consapevoli che quest’anno la stagione non parte e che si sta compiendo una strage economica – di certo non aspetto che me lo dica la televisione per esserne certa!
    Ciò non toglie che si possa cominciare a pensare a possibili soluzioni perché, chi lo sa, prima o poi si ricomincerà.
    Ma tanto non saremo certo noi a deciderlo, né la nuova partenza, né le regole da seguire come nuovi polli in batteria.
    E, dulcis in fundo, si sta sempre più sottolineando (ma si sapeva anche prima) che l’attività fisica e l’esposizione al sole – vitamina D! vitamina D! – sono essenziali per il benessere psico-fisico, sia che si facciano due passi in giardino o che si salga in montagna. Stiamo producendo e alimentando un montón di effetti collaterali volontariamente. 
    Resto inteso che là fuori, nonostante frotte di medici ne parlino a dispetto dei bavagli, non c’è la peste. 

  78. Il mio riferimento all’apertura delle scuole ha il solo ruolo di indicare un momento in cui tutto il paese sarà conscio di esser tornato ad un’esistenza “normale”. Se, invece, a settembre 2020 si ripartirà ancora con la didattica on line, significa che neppure a settembre saremo in una situazione accettabile sul piano della sicurezza. Ergo meglio che tutte le attività non strettamente necessarie, come l’andar in montagna, siano ancora sospese e rinviate a date successive. Lo stesso per ogni altra attività del genere. Avete detto: le vacanze di alcuni corrispondono al lavoro di altri. Ma certo: però non riuscite a focalizzare che, nell’immediato futuro, non ci sarà più lavoro per nessuno! Quest’estate il turismo, alpino come balneare, sarà ridotto al lumicino: staremo a casa, a prescindere dall’esplicito divieto delle autorità, perché non avremo i soldi per muoverci. Certo ci sarà ancora qualcuno se lo potrà permettere, o perché facoltoso di suo o perché, per esempio, single con stipendio assicurato. Ma saranno una minoranza, davvero esigua. Chi ha una attività professionale e/o un esercizio commerciale (negozio, bar, cinema…) oppure deve far quadrare i conti di un nucleo familiare (dove le priorità non sono certo quelle di permettersi un’escursione con guida, ma di dar da mangiare a moglie e figli…) state tranquilli che avrà tante di quelle preoccupazioni che andare in montagna non gli passa manco per la testa. Qualche giorno fa l’FMI ha detto che PIL italiano 2020 è stimato in calo del 10%: una cosa senza precedenti neppure nella crisi economica del 2009. I turisti stranieri? A parte che anche loro avranno problemi economici, ma poi chi viene in Italia che è l’epicentro europeo dell’epidemia? Se fate affermazioni come quelle dei commenti precedenti, significa che non vi rendete proprio conto di che cosa significherà la crisi economica che ci aspetta. Ve lo dico io: tireremo tutti la cinghia. Coinvolgerà tutto il paese, ma visto che qui stiamo parlando di persona che lavorano in montagna e sulla montagna (guide, rifugisti, albergatori, negozianti di articoli sportivi….), vi dò un suggerimento spassionato: iniziate ad entrare nella logica che quest’estate non vedrete un cliente, perché è fortemente probabile che accadrà così. Per cui le considerazioni circa mascherina sì o no sui sentieri ecc ecc ecc sono completamente fuori luogo: chi è avveduto e previdente (pochi, mi par di capire…) sta già ipotizzando un modo alternativo per sbarcare il lunario nel 2020. Meditate, gente, meditate…

  79. Ciao Lorenzo, 
    ci potrebbe anche stare la certificazione sierologica e €25 le spenderei anche ora… ma chi risulta ancora non immune? deve continuare a rimanere recluso….questo vale anche l’accesso all’attività lavorativa…. ed inoltre chi controlla….a già le guide… 

  80. https://m.facebook.com/giampiero.difederico
    – Artivare ognuno con la propria auto al punto di partenza? Così si butterebbe alle ortiche tutto il lavoro svolto in anni per sensibilizzare le persone all’uso dei veicoli promuovendo la condivisione, si arriverebbe a congestionare con il traffico certe aree che dovrebbero, al contrario, essere preservate, e saremmo tutti parte attiva nell’incremento dell’inquinamento – altro che mascherina, poi!
    – È possibile caminare a molti metri di distanza? E come si fa a garantire la sicurezza sui passaggi più impervi o difficili per motivi di ridotta mobilità o difficoltà psicologiche? Come è possibile trasmettere il sapere per un accompagnatore? Che senso avrebbe camminare ordinatamente tutti in fila indiana distanziasti senza poter comunicare?
    – Distanza di 3-4 m in falesia? È sempre possibile? Magari la rispetti con il tuo compagno, ma non con altri climber che stanno facendo sicurezza o attendono il loro turno.
    Ringrazio Di Federico per il suo contributo, ma non vedo attuabili le sue proposte.

  81. Si andra’ quando non è  dato a sapere ma con grande sicurezza per la cordata ( pensate.alle soste). Come ?con certificazione sierologica vera e non truffaldina per mettere in sicurezza guide clienti  cordate escursionisti. Pensate alle ferrate! Credo che 25 Euro sia una spesa sostenibile in cambio del piacere e della libertà  di azione.

  82. A me invece, al di là della mascherina, il contributo pare costruttivo e condivisibile.
    Visto l’andazzo, se non ci si prepara una posizione ragionevole e non si fa attività di lobbying, sarà permesso (e quindi obbligato) andare al lavoro in metrò ma non andare a camminare in montagna…che a ben pensarci è quello che sta già capitando: se mi fermano perché la mia azienda è aperta (e rischi ben di ammalarmi) e ho l’autocertificazione mi dicono “buona giornata”, se i fermano per campi tra Segrate e Settala (dove al massimo mi  infettano le nutrie) mi multano e mi denunciano perché sono uscito dal comune!
    Se l’alternativa è aspettare il benestare dei padroni del vapore, per arrivare  in Antimedale ne metto anche 2 di mascherine!
    P.S.: Michelazzo, secondo me vale anche per voi Guide: tutti i posti di lavoro stanno preparando le procedure per la riapertura “sicura”: si apre a scaglioni -scala A per salita, scala B per discesa – ai piani si circola in senso orario – obbligo di misurare la febbre mattina e sera (già partito) – ecc.
    I posti seri, ovviamente…quelli che non hanno mai chiuso perché paraculati o perché iscritti, più o meno correttamente, in categorie definite “essenziali” o perché se ne sono semplicemente fregati (e sono molto di più di quanti si immagini), beh quelli continueranno a fregarsene, all’italiana.
    Visto quello che contate, se aspettate che vi dicano che potete riprendere, secondo me rischiate di morire di fame!

  83. Sí, caro Rampik. E magari, quando incontrerai qualche altro camerata (pardon, collega), vi saluterete con un bel Sieg Heil!
     
    Rampik, sto scherzando! 😂😂😂

  84. Carlo Crovella, forse non sai che già da settimane si parla di ricominciare a settembre con l’apprendimento on-line.
    Detto questo, andare in vacanza per alcuni si traduce in lavoro per molti altri e quindi, purtroppo, il quadro non è riducibile alla rinuncia del meritato riposo (che comunque è legittimo).
    Rampik, cos’ha detto, di grazia, la guida Di Federico? 

  85. Non ho ben capito cosa propone Crovella (commento 4): non possiamo andare in montagna fino a quando non riaprono le scuole? E secondo quale ratio? E al mare, possiamo andare? E nei parchi cittadini? E in collina? 

  86. Io mi associo a quanto proposto ieri su giornali e social dalla guida Di Federico. Così ogni volta che andrò in montagna guadagnerò soldi, potrò comandare, non troverò nessuno che intralci il mio lavoro e magari potrò anche fare le multe!

  87. Nei rifugi con la mascherina? Sui sentieri con la mascherina? Sulla Cresta Segantini con la mascherina? Sulla vetta del Monte Bianco con la mascherina? No, grazie.
    … … …
    Immaginate una cordata che voglia salire sul Monte Bianco per la Via del Goûter. Deve prenotarsi un anno prima, subire un controllo di polizia, pagare un conto esorbitante, sopportare la folla, sopportare scortesie e prepotenze varie, cenare al secondo o al terzo turno, dormire come allo Stalag 17, intrupparsi sulla Cresta delle Bosses, attendere pazientemente il proprio turno per calpestare la cima. Il tutto con regolamentare mascherina, compresa la foto di vetta. 
     
    Preferisco Milano Marittima.

  88. Buongiorno,
    non mi sms embêta che l’uso della mascherina all’aperto sia imposto, se non forse in aree definite, se è possibile mantenere la distanza di sicurezza. Èrichiesto di coprire naso e bocca, ma non è specificato che si debba necessariamente farlo con la maschera, si può usare un fazzoletto, una sciarpa, uno scaldacollo.
    Quando ho visto la maschera de La Sportiva, mi sono venute in mente le fumarole dei Crateri Sommitali dell’Etna e ho pensato che potrebbe essere utile per visitare le aree attive dei vulcani, ma sinceramente assolve a questo scopo anche un semplice scaldacollo, senza dispendio di denaro supplementare.
    E soprattutto ho pensato che durante l’attività fisica, anche solo il camminare, la mascherina renda più difficile la respirazione. 
    Per il resto sono d’accordo con Stefano (ciao, Stefano!): imbrigliare la nostra attività in tutte queste regole, finirebbe per snaturarla.

  89. Sono contrario ad autorizzare qualsiasi tipo di accesso alla montagna finché non ci sarà il TOTALE via libera totale su tutto il resto della vita cosiddetta “normale”. Rinviamo all’autunno 2020, almeno. Solo quando, per esempio, riapriranno quotidianamente scuole e università, solo allora potrà essere autorizzato l’andare in montagna. Dovremo pazientare e rinunciare alle gite della prossima estate? bah, non lamentiamoci: c’è chi è morto nelle ultime settimane, noi siamo degli individui fortunati. Che il nostro andar in montagna sia sintomo di un livello elevato di educazione civica e di correttezza esistenziale. Se non sappiamo rinunciarvi, non siamo “degni” della montagna.

  90. Come già ho avuto modo di commentare, sono assolutamente contrario a trovate di questo tipo.La situazione proposta non si discosta molto da quella discussa pochi giorni fa in merito alle falesie della Val Vigezzo (https://gognablog.sherpa-gate.com/quale-sicurezza-alla-bonasson/)
    Imbrigliare la professione in una serie di regolamenti auto-imposti sarebbe fare un auto-goal, le motivazioni si possono ben estrapolare dallo stesso articolo citato nel link.L’esempio classico che ho riportato nel mio commento in FB è quello di una cordata in conserva corta dove garantire la distanza minima risulta impossibile in moltissime occasioni (capita spesso di aiutare il cliente con contatto fisico) e solo questo esporrebbe il professionista ad un mancato rispetto delle regole che si è auto-imposto ed a essere imputabile nell’evenienza di una possibile causa.La risposta di Stefano è stata ovviamente che nessuno potrebbe imputare alla Guida Alpina la causa di un eventuale contagio (basta che il cliente si sia recato in un supermercato e come fai a dire che sia la Guida la causa?)…Misure attuali di prevenzione in fase 2: le aziende sono tenute al rispetto delle regole su distanze (in una fabbrica, officina, ufficio è già più probabile anche se non sempre attuabile…) e tenute alla fornitura dei nuovi DPI (mascherine monouso da rifornire giornalmente e disinfettanti vari), il datore di lavoro verrà ritenuto responsabile in caso di contagio… Ne ho parlato ieri con un amico che ha un officina e ha ricevuto questi giorni le disposizioni e non sa come farà a riaprire (non sarà il solo) con queste regole.Nell’articolo citato sulle falesie il discorso su responsabilità certe e presunte, alla fine (grazie all’intervento di un giurista) ha evidenziato che nel nostro universo (e la chiodatura di una falesia è molto meno soggetta a situazioni uniche o evenienze rare) tutto è discutibile e certezze alla fine ben poche…Ora, alla luce di possibili situazioni non preventivamente valutabili, con quale serenità si può imbrigliare una professione? Ne sia esempio il fatto che nessuna attività professionale (almeno nell’ambito del conosciuto) ha espresso proposte sui generis. La nostra poi, che propone anche e forse soprattutto un approccio all’ambiente al di fuori delle normali regole di vita comune (in montagna la gente va a fare alpinismo spessissimo per rifuggire da una società che gli impone anche come dove e quando andare al bagno…) si vedrebbe impoverita proprio in ciò che rappresenta. 
    I tempi sono difficili per tutti e per noi lo saranno anche di più considerando tutta una serie di fattori ai quali dovremo saper fare fronte, in primis la difficoltà nella mobilità delle persone che causerà non pochi problemi ma come già ho espresso nel commento in FB, malgrado il sottoscritto viva esclusivamente della professione di Guida Alpina e quindi sarà soggetto a dover subire tutte le problematiche del caso, preferisce tenere duro ed attendere la fine della bufera, adeguandosi di volta in volta alle situazioni contingenti, piuttosto che vedere snaturata la propria professione che già in questo nuovo millennio è sempre più difficile da attuare.Mi viene da piangere a pensare ad un ghiacciaio tipo Vallée Blanche o simili, frequentato da cordate in mascherina… credo si possa intuire facilmente che il senso stesso dell’andare per monti sarebbe stravolto (oltre ad una reale difficoltà di respirazione che capita anche solo quando fa molto freddo e mettiamo davanti la faccia sciarpette di vario tipo…) e non mi si venga a dire che così siamo tutti più responsabili… La responsabilità in alpinismo è l’accettazione del rischio altrimenti parliamo di gardaland  ed in questo caso ovviamente il rischio di natura diversa da quelli usuali va accettato sia dalle Guide che dai clienti.  

  91. Non si capisce bene se questa proposta valga per le Guide Alpine, quindi una sorta di codice di autodisciplina, o debba essere imposta a tutti. Nel primo caso, nessun problema. Nel secondo…é uno scherzo, vero?

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