Questo post di Stefano Pivot (13 aprile 2020, ore 0.01) ha ricevuto (al momento attuale, 14 aprile, ore 10.39) 99 commenti e indotto a 69 condivisioni.
Proposte per ripartire con l’attività in montagna in Fase 2
di Stefano Pivot
(dal suo profilo facebook 13 aprile 2020)
Premessa
Il governo ha formato una squadra di esperti da tutto il mondo perché lo aiutino a valutare come procedere nella fase 2, ovvero far ripartire le attività senza far impennare il numero dei contagi. E’ quindi giusto che i professionisti della montagna aiutino il governo a prendere le giuste decisioni per progettare, quando sarà possibile, la riapertura dell’attività in montagna.
Proposta
Inizio con una proposta che possa servire da base, su cui iniziare una discussione e arrivare a una proposta finale condivisa.
Tutti sono d’accordo sulle indicazioni dell’OMS che l’attività fisica è salutare e benefica.
Tutti sono d’accordo sul rischio, in caso di incidenti, di finire in ospedale, aggravando il già grave carico sanitario.
Di mano in mano che la situazione sanitaria degli ospedali migliora, nei prossimi giorni/settimane si potrebbe iniziare a “liberare” le attività di montagna, in base alla gravità dei possibili incidenti.
1) Si inizia dalle attività di escursionismo e della corsa su sentiero, perché sono quelle che probabilmente hanno le conseguenze minori in caso di incidenti (problema tipico: caviglia slogata?);
2) successivamente si estende alle attività di arrampicata sportiva e di mountain bike che, per la velocità o per l’altezza di caduta, possono avere conseguenze più traumatiche, rispetto alla passeggiata/corsa;
3) ultima fase, si estende alle attività di scialpinismo e di alpinismo in montagna che, svolgendosi in un ambiente più severo, hanno pericoli oggettivi maggiori.

Distanziamento sociale nel periodo estivo
Secondo gli esperti sembrerebbe che le necessità di cautela – distanza di 1 metro – debbano continuare ancora per un po’ di tempo (beninteso: se gli esperti cambiano idea su questa necessità, ancora meglio!).
Propongo quindi di:
– muoversi in piccoli gruppi. Le guide potranno accompagnare fino a un massimo di 5 clienti (che, legati sul ghiacciaio, quasi sempre mantengono distanze superiori al metro). Stessa cosa per i gruppi del CAI o delle varie associazioni escursionistiche o gruppi di amici;
– utilizzare le adeguate protezioni. Nell’attività personale o di accompagnamento, nel caso in cui ci si trovi a condividere spazi ristretti (un po’ come per le distanze nei supermercati), è necessario indossare la mascherina. Esempio tipico di spazi ristretti: in funivia o nei rifugi alpini. La ditta La Sportiva propone una mascherina lavabile e utilizzabile per fare sport (https://www.lasportiva.com/…/c…/action/view/contentId/651049): non l’ho mai provata e quindi non so se sia efficace o se, sotto sforzo, si vada in ipossia, ma potrebbe essere una soluzione da sperimentare e adottare.
Se efficace, il collegio delle guide potrebbe acquistarne uno stock da destinare a ciascuna guida: essendo lavabili (immagino sia in materiale sintetico; è sufficiente lavarle a 40° per neutralizzare il virus?), potrebbero essere fornite dalle guide ai propri clienti e lavate dopo ogni uscita.
Al lato pratico, utilizzo di buon senso: se vado a camminare o correre per i sentieri, porto con me la mascherina; se sono solo, posso mantenerla sul collo, a portata di mano (un po’ come si utilizza solitamente un buff); se sono con altre persone o vedo che sto per incrociare qualcuno sul sentiero, alzerò la mascherina sulla bocca e così farà l’altra persona.

Ovviamente non è un discorso esaustivo, ma vuole essere un primo contributo per iniziare una discussione proficua, ritornando a una frequentazione pacifica, salutare e gioiosa della montagna.
Spero che molti propongano commenti costruttivi e che i “pezzi grossi” delle categorie interessate raccolgano tutte le informazioni e redigano una proposta concreta, pratica e realizzabile.
La proposta di Giampiero Di Federico
di Stefano Ardito
Giampiero Di Federico è uno dei più grandi alpinisti italiani e guida alpina, abruzzese doc. Per lui iniziare a riaprire i sentieri e le pareti è possibile. “Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna dell’Abruzzo sono dei professionisti abituati a vigilare sulla sicurezza dei loro clienti. Possono farlo anche nelle condizioni di oggi“, afferma. Giampiero Di Federico da molti anni emoziona gli abruzzesi e non solo con I suoi exploit alpinistici sulle pareti del Gran Sasso, della Majella e del Karakorum. Come guida alpina, da sempre, si preoccupa della sicurezza di chi partecipa alle sue lezioni e ai suoi corsi. Nello scorso gennaio 2020, dopo gli incidenti causati dal ghiaccio sulle montagne abruzzesi, ha dedicato delle uscite gratuite all’insegnamento delle tecniche da usare In montagna d’inverno. «Conosciamo tutti i problemi legati al CoViD-19, nessuno vuole fare dei salti in avanti pericolosi – spiega Di Federico – Gli operatori balneari, però, hanno giustamente iniziato a fare proposte concrete su come riaprire le spiagge, e in questi giorni lavorano per pulire e preparare le loro strutture. Anche la montagna, con tutte le precauzioni del caso, deve iniziare a riaprire le sue porte».
Nei giorni scorsi, Di Federico ha inviato la sua proposta a Mauro Febbo, assessore regionale al Turismo, e a Davide Di Giosaffatte, presidente del Collegio regionale delle guide alpine. Tramite quest’ultimo, il documento è arrivato anche al Collegio nazionale delle guide e al suo presidente, il valdostano Pietro Giglio. «Credo che in piccoli gruppi, mantenendo le distanze e usando le mascherine e gli altri dispositivi di sicurezza, tornare in montagna sia possibile. Ogni guida potrebbe accompagnare al massimo 6 o 7 persone» prosegue Di Federico. Oltre che sui sentieri, secondo la guida, si potrebbe tornare anche sulle pareti di arrampicata attrezzate come quelle dl Roccamorice o Monticchio. «Per scalare in falesia ci si può tenere a distanza. Anche i nodi possono essere preparati e verificati tenendosi a qualche metro. Con la corda dall’alto, iI rischio per i clienti è molto basso». In una prima fase si può pensare solo a delle escursioni o a delle arrampicate in giornata, dato che per la riapertura delle strutture ricettive c’è bisogno di indicazioni nazionali. «La conferma della prenotazione dell’escursione, inviata dalla guida o dall’accompagnatore per e-mail o per whatsapp, potrebbe valere in caso di controlli sulle strade» prosegue Giampiero Di Federico. Com’è ovvio, oltre che dalla Regione Abruzzo e dal Collegio regionale delle guide, la proposta dovrà essere vagliata dal Corpo nazionale soccorso alpino e dai Parchi. E’ una discussione che può essere fatta rapidamente e in modo pacato, nell’interesse di tutti. Nei prossimi mesi sarà difficile volare o attraversare i confini, e sarà importante evitare i luoghi affollati. «E’ vero – prosegue Di Federico – questa situazione potrebbe spingere molte persone verso le valli e i sentieri dell’Appennino e dell’Abruzzo. La gente ha bisogno d’aria e di moto, aprire la montagna in modo indiscriminato potrebbe essere rischioso. Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna sono tra le categorie più colpite dalla chiusura – conclude – In Abruzzo siamo circa 150 professionisti. Se la mia proposta verrà approvata potremmo dare una mano al territorio e a migliaia di potenziali clienti».
Il Servizio del Tg8:
Più completo:
https://www.facebook.com/giampiero.difederico/videos/2928940700474375/
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Vabè, Matteo, ci voleva qualcun altro a sostenere Crovella….
Cornioli, “ma cosa pensate si dicessero gli uomini e le donne che si univano alle bande partigiane?”
La so! Questa la so!
Si dicevano “Neanche morto che faccio ancora quello che mi dice il governo Italiano! Mi ha già fregato troppo.”
Ho vinto qualche cosa?
Non ti resta che iscriverti all’Albo dei Delatori, veri probiviri della legge. E se non c’è, crearlo. Non vorrai andare fuori legge omettendo di denunciare quello là, lontano 100 metri, senza mascherina? Di seguirlo per registrare in che civico entra.
Apprezzo molto quanto scrive Cornioli, di cui non ricordavo gli strali passati, tanti me ne arrivano addosso non solo in questo blog, ma ovunque. È il prezzo che ho deciso di pagare per l’azione moralizzatrice che porto avanti in modo esplicito da 7-8 anni (prima anche, ma poi ho proprio “deciso” di espormi pubblicamente in tal senso). I ravvedimenti come quello di Cornioli mi fanno molto piacere e ripagano lo sforzo e l’impegno profuso. Non è l’unico, Cornioli, anzi sono tantissimi ed è questo che mi da’ gioia in questa fase della vita (molto di più che fare o no un passaggio di VI). Ritornando al tema dell’articolo: stiamo a vedere cosa delibereranno le autorita’, ma l’establishment istituzionale della montagna (professionisti, istruttori, alpinisti di visibilita’) dovrebbe sempre esprimere una posizione di grande prudenza e maturità. Staremo a vedere. PS: se non conoscete chi occupa il ruolo di vicedirettore del Corriere, cioè del più importante giornale italiano, vuol dire che vivete avulsi dalla realtà. In tal caso le vostre opinioni, di cui sarete convinti in modo genuino per carita’, sono le idee di chi vive in un “mondo” tutto suo e non è detto che siano le più adeguate alla realtà effettiva. Ciao!
Mi spiegate perché i torinesi sono diventati così tanto inquisitori con le guide?
Prima La Stampa e ora l’inserto torinese de La Repubblica… giornali micio micio (identico editore?!?!)
Chiedo qui perché qui leggo un po’ di tutto.
Lascio stare il Michelazzi che pontifica sempre, penso brindando 🙂 ma gli voglio bene e qualcun’altro che “se la tira, insegna e racconta un po’ di balle”, dico solo che parecchie guide sono persone serie, sono anche loro esseri umani e stanno nelle medie, magari ultimamente si legge che ogni tanto coi clienti fanno scempiaggini, ma tanti giovani si impegnano molto, hanno belle idee e forse cambieranno l’inutile rivalità, spesso astiosa, dei loro anziani !
Scrivo così per i giovani che per passione scelgono il mestiere di guida alla Rèbuffat.
Ci vado io! Cordata Bertoncelli-Crovella, con guida alpina (Cominetti).
Per la serie: “Potevamo stupirvi con effetti speciali”…
… … …
P.S. Guai a te, Marcello, se azzardi battute sconvenienti! Ti farei espellere per un mese intero dal mio amico Alessandro. E riammesso solo dopo aver passato una notte in ginocchio sui ceci. 😂😂😂
E chi sarebbe ‘sto Severgnino che, pur non incontrando nessuno mentre correva, aveva paura di essere riconosciuto? Da chi?Alzi la mano qui chi andrebbe in vacanza con Crivella. Paga tutto lui, benzina, rifugi, funivie (‘tanto sono chiusi), e magari la guida alpina se serve. Eh?! Chi ci andrebbe?
“Prima il dovere e poi il piacere”: ma è così difficile accettare che nel periodo terribile che stiamo vivendo non c’è altra etica accettabile? Sono sicuro che la maggior parte di voi è cresciuta nel mito della Resistenza: ma cosa pensate si dicessero gli uomini e le donne che si univano alle bande partigiane? Erano spinti dall’urgenza di fare qualcosa per il proprio paese o per la propria idea politica o dalla ricerca di una qualche soddisfazione personale? Personalmente mi credevo ad anni luce dalle retorica dell’onore, ma in questo periodo il criterio che mi do è proprio questo, astenendomi, con qualche sacrificio, dal fare cose che possono aumentare i problemi degli altri. Se non facessi così, mi vergognerei profondamente di aver ceduto ai miei egoismi, tollerabili forse in tempo normale ma inammissibili ora.
Detto questo, voglio fare le mie scuse a Carlo Crovella che nelle discussioni di gennaio ho provocato in qualche mio intervento. Ora capisco meglio il suo pensiero, e ammetto che, al netto degli eccessi autoreferenziali che rendono a volte sgradevoli i suoi scritti, sono in sintonia con il suo pensiero.
PEACE AND LOVE!!!
🌷🌷🌷🌷🤣🌷🤣🌷🤣
No, no, no! Tu quoque, Stefano!
Basta! Fate la pace, tutti! Altrimenti… 😡😡😡
Pace e amore. 😇😇😇
Fabio Bertoncelli probabilmente ti è scappato il T9… MITOMANE non mite…
Gli ultimi commenti del nostro Crovella mi hanno ricordato il vecchio aforisma:
“Temete l’ira del mite”.
Guardiamo avanti. Parliamo della fase 2. Noi più anziani, parzialmente garantiti economicamente, non possiamo pensare che per tutelare prevalentemente la nostra salute tutti debbano stare chiusi nelle tane ancora per tanto. Sarebbe un atto di egoismo e non di responsabilità. È giusto che siamo noi a limitarci con onestà e misura. In fondo abbiamo avuto tanto. Possiamo accontentarci per un po’ e lasciare che gli altri che devono garantirsi un futuro si organizzino con realismo e prudenza nel lavoro, nella vita sociale e nel tempo libero. Siamo stati una generazioni di idealisti e di ribelli. Oggi secondo me questo è il nostro compito: dimostrare che il nostro non era narcisismo infantile ma impegno per una società migliore e che non abbiamo perso quello spirito anche se un po’ rincoglioniti (parlo per me ovviamente).
Ti ho già detto che sbagli profondamente e che che la tua posizione è fortemente criticabile sul piano deontologico. Al momento dovresti invitare i clienti (che eventualmente ti contattano) a rispettare le norme in vigore (attenta a non far confusione fra i messaggi dei media e gli atti governativi). Attualmente la regola generale è: stare a casa. Fra qualche mese, non sappiamo. Ma potrebbero esserci regole applicative molto stringenti, esempio che nelle escursioni si devono SEMPRE indossare mascherine e guanti chirurgici (e/o che si deve camminare in fila indiana a 2 metri uno dall’altro ecc ecc ecc). Non ho tempo per andare a rintracciare il tuo commento specifico, ma a memoria ricordo che ieri o l’altro ieri hai scritto qualcosa del tipo che ai tuoi clienti tu non pensi di far mettere le mascherine. A prescindere da quello che ritieni giusto o meno a titolo personale, se sarà in vigore quella regola la dovrai rispettare tu e la dovrai far rispettare, proprio in virtù della tua figura professionale. Se i tuoi clienti vedono che tu per prima non indossi mascherina e guanti, si sentiranno legittimati a violare la norma. Ho citato questo specifico risvolto per dare un esempio pratico e comprensibile al volo, ma il concetto coinvolge l’intera attività.
@Agilulfo: Nel marasma dei commenti su tutto ( ma ben poco puntuali ), potresti essere specifico: se ritieni di aver capito la ratio del divieto di fare sport, o della mascherina, potresti spiegarci perche’ sono inefficaci/incoerenti? E’ possibile che tu abbia individuato degli ottimi motivi, doversti condividerli.
qualcuno continua a parlare a vanvera di deontologia, come se quello fosse un dovere morale di ubbidire a norme discutibili, transitorie emanate a capocchia in un periodo di emergenza e destinate ad essere ancora soggette al vaglio della conversione.
Deontologia è in realtà L’insieme delle regole morali che disciplinano l’esercizio di una determinata professione.
Ognuna ha la propria. Quale sarebbe il preciso dovere deontologico che viola la guida che auspica una ripresa dell’attività alpina al più presto? se il nostro illuminato ce lo spiega ne saremmo tutti più sollevati, credo a partire dalle guide.
Ovviamente l’alpinista di punta che non sia guida non soggiace al dovere deontologico, allora ne avrebbe uno morale di esempio, (sempre nella logica balilla, i presume).
Quale dovere morale avrebbe l’alpinista di non auspicare una pronta ripresa dell’attività in montagna se non assecondare tesi che, al momento non hanno alcun univoco sostegno scientifico, né hanno dimostrato alcune effettiva efficacia?
Perché se seguiamo quella linea, allora avrebbe anche il dovere morale di non andare a mettere a repentaglio la propria vita su qualche parete groenlandese, magari inducendo altri ad emularlo.
Nessuna deontologia e nessun dovere morale presuppone il dovere di bovino soggiacere a qualunque disposizione solo perché venga impartita dall’alto.
quella si chiama cieca subordinazione e non fa parte degli ordinamenti moderni, fa parte delle più bieche dittature o dei regimi militareschi, o ancore della idea bacata che aleggia in alcune forme associate di frequentazione della montagna che taluno anela e che io vieterei per legge.
quindi ben venga la discussione critica su quanto è in vigore, sulle modifiche da apportare e su quanto si potrebbe a breve fare.
Severgnini che corra un pò dove cavolo gli pare, che mi sembra uno dei meno adatti a dire agli altri cosa fare…
Sono accompagnatore di media montagna ed è proprio in virtù della mia visibilità, che da sempre cerco di trasmettere metodi per migliorare lo stile di vite attuale, avvicinandosi alla natura, modificando l’alimentazione, indossando fibre naturali, facendo acquisti consapevoli, viaggiando invece di correre da una parte del pianeta, rallentando i ritmi quotidiani, affrancandosi quanto più possibile dalla tecnologia e dalle mode, aumentando l’auto-produzione e mantenendosi vigili, liberi e pensanti nonostante i messaggi martellanti offerti dai media.
Faccio però notare che sono stati diversi i professionisti (di varia levatura, nomea e visibilità) che hanno avanzato l’idea di riprendere la via dei monti e/o hanno protestato contro le norme restirttive, dal Di Federico citato nell’articolo alla guida naturalistica (mi pare questo sia il suo ruolo) dell’Etna. In ogni caso, a parte i professionisti che stanno in cima alla lista sul piano della responsabilità morale e deontologica, ci sono poi gli istruttori e tutti quelli che, essendo “forti”, hanno una visibilità e nomea. Da loro dovrebbe arrivare un insegnamento come il riferimento a Severgnini (adattato alla montagna, non alla semplice corsetta, qui il tema è se fare gite o meno quest’estate). Buon week end a tutti!
Scrive Giacomo Govi al commento 142:
Veramente è proprio perché si capisce “la ratio dei provvedimenti” che molti si interrogano sulla loro reale efficacia e coerenza, come dimostrano molti dei commenti precedenti.
Andrea, sono di Castelfranco Emilia, ma socio della sezione di Modena da sempre. Da molti anni però non la frequento più. Gli amici hanno smesso e io ora vado solitario per i monti come un vecchio leone (o come un vecchio orso, fate voi).
Un tempo ero pure tra gli istruttori del corso, e quelli sono stati gli anni piú belli e spensierati della mia vita. A dispetto degli acciacchi – anzi, delle malattie – continuo però, come ho detto, a salire sui monti, per quanto mi è possibile.
A me, mi ha rovinato quel tale che disse: “Casarotto, tieni alta la bandiera!”. Ecco, letta quella frase, l’ho imparata tanto bene che non l’ho piú scordata.
Scherzo, naturalmente. La montagna – e l’alpinismo alla Rébuffat – mi è entrata nel sangue da adolescente. E una parte della colpa è proprio sua, di Gastone: guida alpina, montagnard e soprattutto poeta, inconsapevole di esserlo.
Per Fabio.
capisco, da quando sono nato frequento quelle cime e da anni il divertimento e’ risalirle o provare a risalirle senza funivie ne’ rifugi con partenze in pieno buio. Con questa modalita’ il distanziamento sociale e’ assicurato. Per questo dico che quest’estate il Breithorn da Cervinia sara’ una bella passeggiata…e non credo troveremo la solita fila sul pendio finale ahah…. vediamo il lato positivo. Per non parlare del Cervino, cosi risolviamo l’odiosa questione della prenotazione preventiva della Carrell….e nemmeno l’Orionde’! Si sale da Cervinia, punto. Che spettacolo.
che se poi vogliamo essere veramente seri questo e’ il modo piu’ serio di salire in montagna.
Vivi alla Crovella e la vita ti sarà bella!
@Fabio Bertoncelli, sei di Modena quindi?
Caro “enri”, apri le orecchie e ascolta questa storia.
Ero fresco di Corso Roccia. Non ti dico l’anno perché mi vergogno; ti basti sapere che il nostro Gogna da appena un lustro aveva aperto la sua terribile via sulla nord del Cervino.
Fu cosí che a fine luglio, terminato l’esame di maturità, mi ritrovai sul treno per la Valle d’Aosta; era la prima volta. Modena-Torino e Torino-Châtillon. Allenamento: zero.
Con me c’erano tre istruttori e tre ex allievi del corso, diventati miei amici. Avevo diciotto anni (non so se mi spiego…). Destinazione: Cervinia. Da lí era partito pure Gogna per la sua nord. 😬😬😬
Incredibilmente ingenuo, ero convinto che avrei salito il Breithorn Occidentale per la via normale, magari a piedi partendo da Cervinia. Per me sarebbe bastato (e avanzato): tutto allora luccicava di magia.
Tuttavia, fui trascinato da quegli assatanati addirittura sulla Cresta del Leone al Cervino: a causa della mia timidezza e del mio carattere mite, non avevo osato rifiutare. Mia massima esperienza d’alta quota era la Marmolada, l’estate precedente: un gruppetto di baldi diciassettenni autodidatti, all’arrembaggio della ferrata.
La mia ingenuità era tale che, quel pomeriggio, al Rifugio Carrel, mi aspettavo di veder sopraggiungere da un momento all’altro nientemeno che la cordata di Walter Bonatti e Carlo Mauri. Per me, allora, solo un cavaliere senza macchia e senza paura era degno del Cervino. Io che ci facevo?
La cosa finí come doveva finire: soltanto i tre istruttori raggiunsero la vetta. Noi quattro ex allievi decidemmo per una ritirata strategica all’Enjambée e fummo recuperati dai nostri maestri sulla via del ritorno. Che tempi!
Come disse Gianni Vattimo, il filosofo del “pensiero debole”: “Poche storie! Potessi ritornare a quei giorni, darei via tutto il pensiero debole”.
E tutti voi, che cosa dareste via? 😂😂😂
… … …
Ebbene, e qui termino il mio pistolotto (che mi ha quasi condotto a lacrime di nostalgia), forse la prossima estate avrò l’occasione di realizzare il sogno dei miei diciotto anni: il Breithorn Occidentale.
A piedi da Cervinia, naturalmente. 😊😊😊
@matteo “visto che hanno mentito come maiali sul conteggio”- guarda che i maiali sono animali molto sinceri, emotivamente assai sviluppati, intelligenti e affettuosissimi (quindi dovreste smettere di mangiarli…). E’ assai più corretto dire hanno mentito come uomini ;o)
Ad esempio, una delle cose che il genere umano dovrebbe mutare immediatamente è il proprio modo di alimentarsi e di stare sul pianeta. sincerità, emotivamente
Giustissima la geolocalizzazione – non tramite app sul telefonino che non tutti posseggono – ma tramite braccialetto elettronico obbligatorio ben fisso e che non si può togliere, come quello dell’inanellamento degli uccellini. Chi sgarra paga come è giusto debba essere, sperando che le sanzioni vengano come minimo raddoppiate!
Auspicando che nelle strutture ospedaliere al bisogno avranno la precedenza di accesso solo chi si attiene strettamente alle regole vigenti. Fai da te, no Alpitur? ahi ahi ahi
Altro che anarchia….
Crovella grande maestro di vita. Sei da ammirare e prendere ad esempio.
@crivella: dato che sei tanto ineducato da storpiare il mio nome in ogni post, comincio anch’io.
LA tesi del reato usato in senso generico per far capire si addice poco a chi si proclama giurista ma tant’è, non mi interessa polemizzare su quello, ti sei già abbondantemente definito da solo per quello che scrivi e come lo scrivi.
Tuttavia continui a scrivere ettolitri di robe alcoliche senza che nessuno, qui sopra abbia mai manifestato, tantomeno i professionisti o le guide, intenti di trasgressione.
NESSUNO. né mi pare che a livello nazionale i frequentatori della montagna riempiano le statistiche dei trasgressori. Quindi se la smetti di ammorbarci con le tue teorie sulla deontologia di stampo vagamente fascistoide sul credere , obbedire, combattere credo tu faccia una grande cortesia a chi ha voglia di confrontarsi sul tema.
Il problema non se oggi sia opportuno fregarsene delle disposizioni, poiché vi sono e vietano alcune cose (con tutti i se e i ma legati all’interpretaizone di provvedimenti che, in alcuni casi, sono semplici atti amministrativi e non normativi, come i decreti ministeriali che, come saprà certamente il giuricommercialista, sono disposizioni disapplicabali dal giudice ordinario).
Appare comunque pacifico che non sia consentito spostarsi per andare ai monti.
Si tratta di disposizione che epr taluni, fra i quali io mi colloco, non hanno alcun senso, ma tant’è quelle sono.
Chi vorrà provare a trasgredirle e impugnare il relativo provvedimento potrebbe avere positive sorprese, per ora mi pare che buona parte delle persone – obtorto collo – le rispetti.
Le disposizioni sbagliate non si contestano solo attraverso un nuovo iter parlamentare, come comprendo qualunque persona dotata di senno, ma anche attraverso eventuali iniziative giudiziarie.
Peraltro la follia di chi sta gestendo questa fase emerge già dalla necessità di depenalizzare dopo un mese, una condotta che nelle prime settimane aveva dato luogo ad una massa di notizie di reato ex art 650 c.p. da intasare le procure per i prossimi 25 anni… per valutare se chi aveva portato il cane all’aiuola più distante era un pericoloso delinquente.
Il problema è la fase due, in un paese in cui si vieta in modo arbitrario e con metodi altamente autoritari, in spregio a molti dei vincoli giuridici che il nostro ordinamento frappone a simili iniziative, senza che vi sia una traccia o un piano per la ripartenza.
Senza che appaiano ne meditate né spiegate le scelte che si fanno. Mio figlio abita e lavora in Inghilterra da febbraio, quindi si è trovato coinvolto da subito nel casino britannico. Gli arrivano sms e lettere a casa in cui l’autorità spiga le proprie mosse e le ragioni che le sottendono. Il lock down funziona che si può uscire un’ora al giorno per fare attività fisica solitaria, e i poliziotti non inseguono la gente con i droni o gli elicotteri ma stanno nei parchi e gentilmente allontanano le persone che si raggruppano. Questo in un paese dove l’ordine e la disciplina mi pare non siano optional. e questo per dire che vi sono molti modi di gestire anche una situazione di emergenza e di clausura.
Siccome quanto fatto sin qui da coloro che ci governano non appare brillare epr efficienza, trasparenza e correttezza io sono fra coloro che temono uno scempio anche nella fase due.
Non so se abbia un senso che associazioni, guide, blog e quant’altro si organizzino per fare proposte.
La più sensata ribadisco che sarebbe quello di dare una data di fine della chiusura e dettare per quella fase modalità generali di interazione fra le persone. Ognuno poi le declinerà nella propria sfera di attività.
questa folle paura del contagio mi pare francamente scellerata, se all’umanità toccherà confrontarsi con un virus, sarà bene anche mettere in conto di prenderlo, tenuto conto che il 90% dei casi evolve senza problemi significativi, a meno che non si voglia rimanere blindati sino a che non ci sarà un solo positivo in giro.
Non si tratta di non poter tollerare il non andare ai monti per sei mesi (la vita mi ha proposto prove ben più complesse che mi hanno allontanato dai monti per anni) ma di interrogarsi su modalità che si profilano fortemente lesive della integrato psicofisica di ciascuno di noi e che hanno riflessi devastanti sulla vita economica.
Desiderare di riprendere le proprie attività lavorative, ludiche, motorie non è affatto segno di scarso senso civico o di cialtroneria, è la legittima aspettativa di ogni essere umano che – pur a fronte di morti e feriti – anela a vivere la propria vita, specie a fronte di misure folli e totalmente restrittive sulla cui necessità e utilità molti – anche illustri studiosi – nutrono più di un dubbio e le cui ricadute economiche e psicologiche, specie in uno stato che ha adottato la tecnica del “state chiusi e arrangianatevi”, saranno peggiori del virus.
Non sfuggirà che il mainstream del state tutti chiusi vede come unici contraddittori scientifici due vedette quali Burioni e Lo Palco, non si sentono altre campane. chissà perché.
Così come mi preoccupano gli spettri che già si agitano dietro affari da migliaia numeri come i test degli anticorpi e le app di tracciamento.
Questo è un paese ove il bene dei cittadini è molto declamato ma quasi mai perseguito. e dunque il cittadino, lecitamente, dubita e si interroga.
L’esempio di Severgnini e’ un bell’esempio ma ti diro’ di piu’: tutti dobbiamo dare il buon esempio, non solo chi e’ in vista. Ma la questione e’ un’altra: perche’ il decreto considera corretto andare dal tabaccaio a prendere le sigarette o fare la spesa tre volte al giorno passando prima dal macellaio, poi dal verduriere infine al supermercato ( e vorrei vedere nei sacchetti della spesa quanto c’e’ di indispensabile) e inveve non permette di camminare per 1km, fossero anche 2, per fare un esempio, da casa mantenendo distanze da eventuali altri, tenendo mascherina ecc.? Le domande sorgono quando ci sono indicazioni parzialmente insensate. In uno stato democratico i decreti oltreche’ comandare le persone le devono persuadere e questo in vari ultimi decreti non e’ successo. E chi sente dentro, insieme al senso del dovere, un po’ di ribellione e’ perche’ a volte si ha la sensazione che non tutto quello che ci biene comandato in questi giorni sia sensato nonche’ utile. Tutto qui.
“perché non ci vai gia’ ora?” ovviamente perché non posso rischiare 400€ di multa assolutamente ingiusta che uno stato rapace e predatorio di origine e fondamento sabaudo mi impone, per motivi infondati e vessatorii.
Ribadisco: in Germania è consigliata l’attività all’aria aperta e come tutti sanno in Germania (luterana) anche facendo la tara – visto che hanno mentito come maiali sul conteggio- non stanno morendo più di noi.
Di fronte a un’ingiusta imposizione, la prima cosa è parlarne. La seconda cercare di farla cambiare. Ma la terza è la disobbedienza, decisamente più civile della rivolta armata che deve rimanere l’extrema ratio.
Appena si riuscirà a muoversi un po’ senza venire impallinati dai questurini, sarà la prima cosa che farò.
Se poi Crovella vorrà restarsene chiuso in casa sino al beneplacito della Superiore Autorità, che tanto bene ha fatto sempre e in particolare in questa sciagurata disgrazia che ci funesta nonostante il Sistema Sanitario che tutti ci invidiano…beh, dicevo, se Crovella vorrà rimanersene a casa ne guadagnerà la respirabilità dell’aria!
Ripartire con l’attività in montagna?
In quale scenario? Leggasi attentamente:
https://www.fanpage.it/esteri/science-quarantena-e-distanziamento-sociale-a-singhiozzo-fino-al-2022/
Aggiungo un particolare che conferma la mia recentissima presa di posizione sul dovere deontologico. Beppe Severgnini, editorialista e vicedirettore del Corriere, sta trascorrendo il periodo di reclusione a Crema, dove ha la residenza anagrafica. Ha raccontato che da casa sua, per un corto viottolino, giunge subito in aperta campagna. Nei primissimi giorni della reclusione, quindi stiamo parlando di inizio marzo, si concedeva una corsetta fra i campi, tanto non incontrava nessuno (testuali parole). Ma si è subito reso conto che, data la visibilità del suo personaggio, si trattava di un comportamento deontologicamente sbagliato, perchè “cosa può pensare il comune cittadino se vede il vicedirettore del Corriere che viola una norma in vigore” (ancorché commettendo un semplicissimo illecito amministrativo, NdR)? e quindi da allora ha smesso, anche se nelle poche corsette che si era concesso non aveva incontrato nessuno.
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Mutatis mutandis è questo quello che intendo per il “nostro” mondo di appassionati della montagna e dell’outdoor. Ripeto: gli alpinisti più bravi (e quindi con una maggior visibilità e nomea), nonché le guide e gli accompagnatori a vario titolo DEVONO dare l’esempio di essere individui integerrimi. Nel mio piccolo mi è capitato che, di recente, un paio di conoscenti mi abbiano contattato per sondare i mie eventuali programmi alpinistici per l’estate 2020 e io ho subito detto loro che, finché non c’è il via libera ufficiale, io non farò gite neppure da solo, figuriamoci con altri. Questo l’ho detto innanzi tutto perché lo “sento” dentro di me e poi perché, in quanto istruttore titolato di lungo corso, ho anche io una responsabilità deontologica (seppur inferiore a quella delle Guide) di dare il buon esempio sul piano etico. Invece aver verificato nel dibattito di ieri che alpinisti certamente più forti di me e/o guide/accompagnatori peccano in tal senso suscita in me una profonda critica e, in alcuni casi, anche un certo disprezzo.
Vedo che i commenti non sono rimasti stretti a come poter immaginare un ritorno in montagna ma hanno poi, ovviamente dilagato. Tuttavia non mi sembra che vi siano schieramenti opposti. Credo tutti abbiamo pensato che sia stato giusto per il bene comune chiudersi in casa. D’altra parte dopo oltre un mese e mezzo ci si chiede se effettivamente ora ( non a inizio marzo) sia la cosa piu’ saggia da fare dovendo coniugare salute con la prosecuzione della nostra vita economica e sociale futura. Detto questo molti di noi, fra cui il sottoscritto, si chiedono perche’ abbia piu’ diritto un fumatore di andare a comprarsi le sigatette dal tabaccaio, in tal modo si inoltre inducendo possibili assembramenti, rispetto a chi per sua salute fisica vorrebbe farsi una passeggiata all’aperto di 30 minuti magari un po’ oltre i 200 mt da casa, senza far correre alcun rischio a se’ ed agli altri. Ecco direi che i dubbi nascono da qui. Concordo con Crovella e soci che dobbiamo essere seri, ma il perche’ uno possa uscire se ha un cane o andar per sigarette sia possibile e camminare ad 1 km da casa no… beh questo io non lo capisco e non e’ un tema di essere seri o meno. Tra l’altro la vita forzata a casa portera’ ad indebolirci e ne pagheremo le conseguenze di salute. Detto questo, io penso che in montagna forse si potra’ tornare in estate se lo faremo sostanzialmente rispettando le distanze e per questo vedo improbabile che rifugi e funivie possano riaprire ( se sara’ possibile meglio per chi fa di cio’ un lavoro) . Se riapriranno potremo comunque andare in montagna in modo diverso, scoprire che il 4000 piu’ facile delle alpi, il breithorn occidentale, senza rifugi e funivia , diventera’ un discreta sgroppata… che bello! Che poi pensare all’alpinismo rispetto alla morte di decine di migliaia di persone sia un capriccio, questo e’ certo. Ma qui non si tratta di infischiarsene di chi muore o e’ morto. Qui si tratta di immaginare un futuro a breve termine che rimetta in moto quel circolo virtuoso di desiderio, obiettivo, realizzazione che e’ alla base di ogni comportamento umano. E che tra l’altro da’ da vivere… non solo a noi ma anche i nostri figli che tutto sommato hanno statisticamente piu’ anni di noi davanti. In ultimo concordo con chi resta schifato da come anche in una situazione simile ci sia chi non ha comportamenti alimentari sobri….
Da anni vado a trovare una vecchina nel paese accanto, sempre qui sull’Etna.
Ha 89 anni, ha vissuto certamente la guerra e tante privazioni dovute alla povertà della sua famiglia. Da anni mi ripete che siamo tornati al fascismo e che, visto il quadro politico e i tagli in ogni settore, saremmo andati incontro a un periodo di ristrettezze. Mi invitava a prepararmi psicologicamente e si diceva preoccupata perché sosteneva che le nuove generazioni non sarebbero state in grado di superarlo, così tanto abituate a ricchezze superficiali e per nulla alla fatica.
Mi cito in merito a quanto nel 158.
Il link proposta da Grazia 159 è interessante per tutto, in particolare per le ultime 5 parole del video.
Il treno sta passando, decidiamo se lasciarlo sfilare o no.
Certo Fabio, se penso a quello che hanno sopportato i miei genitori prima durante la guerra e poi durante la guerra partigiana, dico che le capacità di resistenza dell’uomo sono molto elevate ma forse ci siamo illusi che i nostri figli e nipoti potessero godere di condizioni particolari (privilegiate) come quelle in cui siamo vissuti noi in Europa nel dopoguerra. Speriamo di non dover rinunciare a questo desiderio senile. Non vedo come si possa godere masochisticamente come qualcuno su questo blog del fatto che le persone debbano tirare la cinghia di tre/quattro buchi. Se uno vuole flagellarsi lo faccia: infinite sono le perversioni dell’animo umano, ci sono uomini e donne che pagano per farsi picchiare. Gusti loro. Io mi ricordo bene come vivevano i miei nonni in Valdossola. Se uno non ha ricordi familiari guardi le fotografie o legga i racconti. Vade retro.
La panza piena, per alcuni a dismisura e a discapito di molti, ha portato a svuotare la testa.
Provo a rispondermi da solo.
Forse le ultime generazioni dell’Occidente sono state “rammollite” da 75 anni di pace, di progresso e di maggior benessere.
Beh, se questa è davvero la ragione, allora evviva il “rammollimento”! 😁😁😁
@genesi: ti avevo già detto più volte, ieri in giornata, che ho utilizzato fin dall’inizio il termine “reato” non per mia ignoranza, ma per farmi capire da tutti, In realtà fin dall’inizio intendevo “violazione di una norma in vigore”. Per altro anche su giornali, Tv ecc usano il termine “reato” proprio per farsi capire da tutti. Il fatto che si tratti, tecnicamente, di un “semplice” illecito amministrativo non cambia il ragionamento sostanziale, che è il seguente:
GLI ALPINISTI/ARRAMPICATORI PIU’ CAPACI (e quindi con posizione di maggior visibilità sia all’interno del mondo dell’alpe sia verso l’esterno) DOVREBBERO DARE IL BUON ESEMPIO IN TERMINI DI RISPETTO DELLE LEGGI VIGENTI, a prescindere dalla fondatezza scientifica o meno delle stesse. SI AGISCA NELLE OPPORTUNE SEDI (PARLAMENTO ECC) per elaborare norme sostitutive, se quelle in vigore sono ritenute “sbagliate”, ma, finché sono in vigore le norme attuali, chi ha un ruolo di visibilità, in questo come in qualsiasi altro settore, deve agire come un fratello maggiore rispetto agli altri e “insegnare” loro a rispettare le leggi e come comportarsi.
In questo momento la collettività ci chiede (cioè chiede a noi alpinisti) di NON fare gite fino a nuovo ordine (che potrà arrivare fra poco, ma anche molto in là nel tempo). Bene, dobbiamo tutti saper stare disciplinatamente ai nostri posti, finché non arriverà l’esplicita autorizzazione. Solo allora si potrà tornare a praticare le varie attività (alpinismo, arrampicata MTB ecc e se il regime din essere coinvolgerà il prossimo inverno la cosa riguarderà anche tutto il mondo dello sci).
DISCORSO ANCOR PIU’ STRINGENTE PER CHI RICOPRE UN RUOLO PROFESSIONALE, CIOE’ PER LE GUIDE ALPINE/NATURALISTICHE E OGNI ALTRO TIPO DI ACCOMPAGNATORE. Dovreste “sentire” il dovere deontologico di dire agli eventuali clienti che vi contattano che, finchè non c’è la liberalizzazione ufficiale, NON li portate in montagna.
Invece molti di voi non solo non danno il buon esempio, ma addirittura tenderebbero a istigare verso comportamenti in violazione di norme (norme “leggere” da un punto di vista giuridico? sì, certo ma non importa, sempre norme in vigore sono: che SERIETA’ etico-deontologico-professionale esprime una qualsiasi guida che si comporta così?)
Temete una perdita di fatturato? Certo, accadrà e il vostro timore è comprensibile, ma rendetevi conto che questo problema coinvolge tutti i settori professionali e sarà sempre più marcato da qui in avanti. Esempi? Molte aziende mie clienti sono letteralmente ferme da inizio marzo: sono quindi quasi due mesi che io non fatturo nulla. Figuriamoci da qui in avanti: le aziende piccole (fino a 10 dipendenti per intenderci) o non riapriranno del tutto o avranno un volume d’affari più che dimezzato e quindi taglieranno i costi di consulenza. Altro esempio: il proprietario del ristorantino, dove tradizionalmente andavo a mangiare un boccone per pranzo, ha chiuso il 1 marzo e, da quello che si legge in questi giorni, potrà forse riaprire non prima di fine maggio-giugno. Quindi ha tre mesi di buco totale e, probabilmente, le regole che saranno imposte (distanze, mascherine e guanti, pannelli in plexiglass), riducendogli l’operatività a circa 10 coperti (contro i 30-35 del suo spazio tradizionale), potrebbero indurlo a non riaprire fino a totale superamento della fase critica. Forse non riaprirà mai più del tutto. Altri esempi: cinema, teatri, sale da ballo…. tutti tireremo la cinghia alla grandissima e non si capisce perché il settore della montagna dovrebbe considerarsi estraneo a questo fenomeno generalizzato.
Quindi il fatto che guide/accompagnatori fattureranno poco o niente quest’estate non sarà una calamità specifica del settore, ma rientra in una tragedia che coinvolgerà tutta la popolazione (secondo me, non può stare completamente tranquillo neppure chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato – il classico “posto fisso” – e neppure i dipendenti pubblici/pensionati: non mi addentro nei tecnicismi per illustrare questa tesi, ma io non starei tranquillo neppure in quella situazioni, apparentemente “blindate”).
Pertanto, nel settore della montagna, la posizione deontologica corretta dovrebbe essere: “non ci si muove fino al liberi tutti ufficiale” e chi ha più visibilità e/o ricopre un ruolo professionale dovrebbe dare il buon esempio ed essere ancor più rigoroso. Se non lo fa, è deontologicamente molto scorretto e questo danneggia l’immagine che il settore dà all’intera collettività.
Mi dispiace che non “sentiate” dentro di voi questi ragionamenti: trovo già assurdo che ve li si debba dire dall’esterno perché non ci arrivate da soli, ma che addirittura protestiate quando vi si richiama al rispetto delle regole e alla serietà deontologica, mi pare significativo di una tara di fondo.
Un valido alpinista non è colui che arrampica sul VII o che scia sui 50 gradi o che fa 2500 metri di dislivello di corsa, ma è una figura seria, ponderata, matura che sa “aspettare” e insegna come ci si comporta davvero, sul piano etico prima ancora che in senso strettamente tecnico.
Sí, Roberto, hai ragione. Un confino domiciliare si dimentica abbastanza facilmente.
Temo invece pure io che le conseguenze economiche saranno piú disastrose della stessa epidemia.
Tuttavia mi pongo una domanda. Le passate generazioni sono sopravvissute alla Prima guerra mondiale, alla dittatura fascista, alla depressione economica, alla Seconda guerra mondiale, all’occupazione nazista, ai lager, allo sterminio degli ebrei, alla guerra civile, allo sfacelo sociale ed economico, allo spettro della guerra nucleare, ecc. ecc. Addirittura qualche soldato ha combattuto entrambe le guerre, e forse pure quella d’Etiopia.
Come ci sono riusciti? Avevano nervi piú resistenti dei nostri?
Questo interminabile elenco di opinioni, condivisibili e non, mi pare da un lato dovuto alla forzata inattività, per molti ascrivibile ad un disegno oscurantista che neanche Orwell lo avrbbe mai immaginato, da un altro lato alla nostro smaccato individualismo, dal quale anch’io per primo mi riconosco affetto.
Però non è forse il nostro individualismo una delle grandi cause dei mali del mondo dei quali qui discettiamo, e che ci è rimproverato da tante culture orientali?
Meditiamo, gente, meditiamo…
Se è stato fatto un errore per panico, mancanza di mezzi, incompetenza o altro (e mi auguro ti tutto cuore che non sia stato così) le responsabilità sarebbero enormi e non perché non siamo andati a correre o in montagna, piccola cazzata da viziati, ma perché saremo forse il paese che almeno in Europa pagherà il prezzo economico più elevato.
Buongiorno,
infatti, Roberto, il problema più grande è il disastro economico, non l’uscire a farsi una corsetta, per quanto vitale per molti di noi.
Per questo a me sembra inutile separare, come sanno fare gli uomini, tutte le attività e avanzare proposte. Ho visto persino un progetto per paraventi in plexiglas per le spiagge!
Sono questi i momenti in cui dovremmo ricordarci di vivere in un unico paese e invece di cantare ai balconi il nostro orgoglio, dovremmo facendo sentire all’unisono le nostri voci di sdegno e protesta.
Se tutti fossimo d’accordo, per una volta, tutto sarebbe possibile.
Ma c’è chi si crogiola nello stare a casa e gli pare persino giusto, in barba a chi non ha da mangiare.
Anche questa intervista mi pare illuminante:
https://m.youtube.com/watch?v=i0B32R3vi2I&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2nvZ5XylzIMtF3tBIlsZA_-4xT_oNfEpIo0TLOoIqk5o7XXUok7Z5DIWM
Gestire un’emergenza è di per sé un atto creativo in qualche modo senza colpe.
Ma, la cultura che abbiamo permette che Burioni sia dove si trovi, che il Comitato della Verità sia sbocciato, che la nostra realtà dipenda dall’Eu, e lunghi eccetera, non sono atti creativi. Sono scelte ponderate.
Noi dobbiamo porci al cospetto di questa cultura e prendere posizione.
Così come è nostra la responsabilità di quella che c’è, altrettanto sarà nostra di quella che avremo.
Non lo so. Le valutazioni sono sempre difficili. Il disagio in casa è un problema minore. Il problema è il disastro economico.
Roberto, mi stai dicendo che sono recluso in casa da un mese e mezzo per niente? Ho capito bene? È vero?
… … …
Vado a prendere il fucile.
Questo spunto di riflessione è apparso ieri sul Sole 24 Ore:
https://www.ilsole24ore.com/art/siamo-l-unico-paese-mondo-che-sta-distruggendo-sua-economia-e-sua-cultura-causa-virus-ADemZwK#commentsform
Forse un bilancio vero si potrà fare solo a fine anno. Mi auguro con tutto il cuore che non si scopra che ci siamo suicidati per niente e non mi riferisco al sopportabilissimo disagio di non andare in montagna, problema davvero minore.
“In parole povere, in base ai dati pubblicati finora, non è morta più gente quest’anno rispetto agli anni precedenti in Italia nel suo complesso – fermo restando, ripetiamo, che in Lombardia, a Piacenza e altre province da fine febbraio c’è stata un mortalità tripla in media della media. Noi stessi siamo sorpresi di questo dato e siamo aperti a spiegazioni e correzioni che spieghino diversamente i dati che abbiamo rilevato dall’Istat. Insomma, si apra un dibattito libero, come avviene negli altri Paesi.L’obiezione che il lockdown abbia ridotto la mortalità al punto di farla scendere persino sotto la media storica non sembra valida perché quella italiana è la seconda più alta del mondo per il Covid, con 338 morti per 1 milione di abitanti e tanti paesi che non hanno messo tutti agli “arresti domiciliari” come noi (Corea, Giappone, Taiwan, Hong Kong, Australia, Svezia) hanno mortalità inferiore a 90 morti per 1 milione. Anche paesi che hanno applicato una via di mezzo come l’Olanda e gli USA hanno mortalità dimezzata rispetto a noi. Sembra cioè poco plausibile che senza lockdown l’Italia avrebbe avuto una mortalità ancora più alta, visto che tanti altri paesi che lo applicano molto meno hanno anche molti meno morti (Paolo Becchi e Giovanni Zibordi)”.
Sarebbe utile fornire contributi mirati a ricominciare ad andare in montagna in tempi ragionevoli, rispettando le regole minime, e proponendo un codice o regolamento condiviso da tutte le organizzazioni che operano in montagna. Magari attraverso un confronto dialettico, esprimendo le giuste e reali esigenze di tutti, dal camminatore della domenica all’arrampicatore estremo. Un documento condiviso e firmato da tutti coloro che amano la montagna in tutte le sue declinazioni, compresi i rifugi e le strutture ricettive ancora chiusi. Ogni occasione di scontro non fa che alimentare il clima avvelenato che si vive ogni giorno “in valle”, di recente Alessandro Lamberti Bocconi, Jolly, e’ stato massacrato dai soliti sciacalli della tastiera semplicemente per aver espresso un suo sogno o un auspicio di riprendere il 4 maggio a fare le cose di sempre in montagna. Camminare, correre, pedalare, arrampicare, secondo un’. Etica che ognuno di noi si impone da sempre nel rispetto della comunità e dell’ambiente montano. Allora cari amici, tutti, mobilitiamoci per proporre un manifesto condiviso in cui si possa ritornare tutti, nel rispetto delle regole necessarie, ma non soffocanti e restrittive. Ricordiamoci che la libertà della persona viene ancora prima di ogni altra regola o vincolo. Lo dice la nostra Costituzione.
@crovella: se qualche masochista avesse voglia di leggere la miriade di scemenze che scrivi si renderebbe conto di quanto sei inconsistente. Prima gridi al reato, Ti obiettano che è illecito amministrativo e non reato, e replichi che non è quello che importa. Affermi che siamo noi a sostenere che è illecito amministrativo, ti citano gli estremi e l’obiezione è ma certo che lo so.
fai pena. stop.
io non ho mai sostenuto che intendo violare alcun precetto, ho semplicemente rilevato che sono previsioni irrazionali, deleterie e che violano libertà fondamentali con modalità, scopi e criteri giuridici discutibili.
e che non vi è prova che siano utili a prevenir il diffondersi dell’epidemia.
se permarranno intatti per secoli valuterò come condurmi, sempre in un alveo istituzionale, che sino a prova contraria non prevede l’obbedienza bovina alla legge solo perchè tale ma anche la possibilità di farne valere l’illegittimità nelle opportune sedi.
mi rendo conto che per quelli che inneggiano a primo levi e poi sostengono l’obbedienza cieca alla legge, quale che sia il contenuto ma solo perché legge, tesi che giustifica da secoli le peggiori nefandezze, possa apparire posizione bizzarra, ma rientra nelle facoltà dello stato non sabaudo.
devo infine rilevare che con la tua straordinaria educazione civica hai mandato a puttane l’ennesima possibilità di confronto, così come la mia voglia, ritrovata a fronte di un tema significativo, di interloquire qui sopra.
Non ti conosco nella realtà (né ci tengo a farlo) ma certo qui sopra interpreti un ruolo desolante.
E’ già pronta la modifica dell’Art. 5 della sana e robusta Costituzione: La Repubblica è una e divisibile e verrà rifondata in gli Stati Disuniti d’Italia.
Per quel genio di genesi: ma certo che lo dice la legge, lo so benissimo, ma cosa c’entra? Il punto è che io sono coerente con il principio in cui credo (stare a casa per senso del dovere), mentre tu scalpiti per andar sui monti. Bene, perché non ci vai gia’ ora? Tanto o fai ricorso o al massimo paghi la multa. Che differenza c’è fra commettere l’illecito amminstrativo oggi e invece commetterlo a luglio? Se ti stanno strette le restrizioni, tanto vale che le violi gia’ ora, no?
Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Figuriamoci se ha una sciabola.
Se veramente vengono chiusi i confini della Campania ragazzi ce la possiamo sognare la mozzarella di bufala…
La secessione della Campania (De Luca, PD)?
No, ragazzi, no! Qui siamo su “Scherzi a parte”…
… … …
E Bossi che cosa dice? Si allea con De Luca?
lo dice la legge, non lo sosteniamo no, caro espertone:
art. 4 dl 24.3.2020 “Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle
misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e
applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2,
comma 1, ovvero dell’articolo 3, e’ punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e
non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo
650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge
attributiva di poteri per ragioni di sanita’, di cui all’articolo 3,
comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene
mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a
un terzo. “prima di pontificare, conoscere.posto questo non per interloquire ulteriormente con un personaggio penso, che si commenta con i suoi ultimi post, ma per dare un parametro oggettivo alla sua pelosità. ho più volte sospettato che il nick crovella fosse un troll inventato da Gogna per tenere alto il rating del suo blog. temo invece che corrisponda ad un soggetto realmente esistente. e non ne provo sollievo.
Ma scusate: se sostenete che andare in giro è “solo” un illecito amministrstivo e che potreste fare ricorso con buone previsioni di accoglimento dello stesso, perché non andate a far gite gia’ adesso? Che vi importa di aspettare luglio-agosto? Fate gite/arrampicate in questi giorni bellissimi giorni di primavera, anziché sprecarli a litigare con quel fascita di Crovella, no? O vi divertite di piu’ in questo secondo caso? PS: vi segnalo che proprio oggi De Luca (Campania, Pd) ha detto che, se il Nord accelera sulla riapertura, lui chiude immediatamente tutti i confini della regione! Sottolineo De Luca del Pd, non un fascista estremo. PS2: io “sceriffo”? si’ certo. Io mezzo prete? Ma figurati! Piuttosto io sono un mangiapreti: considero (come gia’ sosteneva Indro Montanelli) che la presenza sul ns territorio della sede del Papato sia la vera maledizione storica dell’Italia! Tutto ciò non c’entra, almeno direttamente, con il virus, ma forse forse indirettamente si’. Infatti il senso del dovere è tipicamente calvinista-luterano e non cattolico, mondo che invece fa riferimento al perdono, per cui puoi peccare (dalla violazione di un divieto in su’) e poi ti penti e… arriva il condono.. Se fate mente locale è questo il punto chiave per cui l’area tedesco-olandese non si fida di noi italusni e non vi vuole dare i soldi… e io li capisco. Senzs wuei slldi la crisi economica mordera’ di piu e rendera’ tutto piu complicato e teso, compreso il trrend di riapertura e, a cascata, anche quello delle gite in montagna.
Caro Giacomo,
è stato difficile sin dall’inizio comprendere la ratio dei provvedimenti proprio per via della grande confusione generata dagli inviti contraddittori – divertitevi e state a casa, si usano le mascherine tra il popolo ma per gli addetti ai lavori no, ogni regione che sforna più provvedimenti che pane un panettiere.
Credo ci stiamo impegnando tutti per seguire le direttive, ma ciò non toglie che si possa discuterne.
Leggo con grande interesse il pezzo e i contributi.
Cerco di essere sintetico.
La discussione mi preme, con tutti i suoi impliciti etici, economici, edonistici e via dicendo. Appoggio il dialogo costruttivo e propositivo.
Difficile aggiungere qualcosa di valore al molto che è già stato detto. Mi riserverò almeno l’educazione.
Ci sono molte proposte apprezzabili, prospettive probabili, aspettative. Nulla di sicuro, da quel poco che capisco.
Ebbene, la montagna sa aspettare e i suoi nobili abitanti lo sapranno fare. Immagino, da cittadino, che non staranno con le mani in mano e forse già pensano cosa inventarsi, cosa creare, come fare. Io li appoggerò, come mi chiederanno.
Vedremo soluzioni nuove e inedite? Non so che dire. Non proietto le mie aspettative su altri, mi riservo il piacere di lasciarmi sorprendere. Quando? Ogni stagione è quella giusta per le cime: ci sono solo atteggiamenti e abbigliamento sbagliati, ho sentito dire.
Io mi limito ad attendere, non appena sarà possibile, nel rispetto altrui e dello Stato, di tornare a godere la montagna e le emozioni che riesce a trasmettere a tutti noi.
È impossibile dire, almeno per me, non esperto di situazioni tanto complesse e contraddittorie, lo scenario che verrà. Riesco a dire solo quello che spero o di cui mi illudo, se si vuole: io ricordo solo quelli che ho veduto e nei quali voglio tornare.
Ringrazio, intanto, Alessandro che ha lanciato il dibattito, da cui può dedurre più di quanto le parole non dicano.
A tutti auguro il meglio secondo quanto ognuno desidera.
Crovella sempre più divertente!
By the way, non scrivo per catturare la stima di qualcuno. 🙂
La discussione ha preso la ormai gia’ sperimentata deriva crovelliana che sara’ dura recuperare. Io credo che la spaccatura con i “ribelli” che si oppongono al confinamento sia irreparabile, ma al contrario di Crovella penso che il loro punto di vista sia non solo legittimo, ma anche comprensibile. Ognuno ha la sua storia e la propria situazione personale, e questo produce inevitabilmente punti di vista differenti. Ad esempio la professione. Chi nel confinamento ha visto bloccare la propria principale attivita’ non avra’ certo la stessa fermezza di principi rispetto a chi, tutto sommato, ha dovuto rinunciare al fine settimana in montagna ma non allo stipendio. La stessa valutazione sulla gravita’ dell’epidemia, come abbiamo visto, varia con la persona e per esempio con gli stessi numeri che Matteo ha giudicato “un virus blando”, l’Huffington Post ( certo, giornale di regime ) oggi piazzava titoli drammatici. Quindi le differenze di vedute ci stanno, per carita’. Personalmente le troverei piu’ equilibrate se evitassero di esserci proposte con il tono di chi “ci ha visto giusto” e compatisce noi poveri ottusi che non sappiamo grattare la falsificata superficie. E pure piu’ credibili se si sforzassero perlomeno di capire la ratio dei provvedimenti, che pure contestano, come per l’assenza di deroghe per lo sport o l’imposizione dell’uso della maschera. Per molte di quelle cose ci sono palate di spiegazioni disponibili, basta cercarle.
Anche nel Cai sabaudo ci sono voci diverse. Appello medico CAI di Venaria, Grande è il disordine sotto il cielo.
https://www.facebook.com/groups/8433142162/permalink/10156773055292163/
Quanto all’argomento di cui si tratta vedo solo uno scomposto tentativo di mercato captive. Stranamente a me ha ricordato alcuni commenti denigratori e sprezzanti sull’operato dei chiodatori volontari, senza peraltro citare esempi concreti di alcun tipo.
Sono molto contento dei commenti di Michelazzi e di alcune GA che qui hanno scritto.
Dino Marini
Vedo i commentatori molto agitati. Però vi inviterei alla calma e allo studio del nuovissimo modello di autocertificazione appena uscito.!
Lusa, tessera del pane e tutti a stecchetto! Va bene che per Freud dopo la Fase 1 Orale viene la Fase 2 Anale ma non facciamoci troppo prendere dall’entusiasmo per le “restrizioni”. Anche a Torino usano frustini calvinisti ma poi mangiano e bevono bene ( te lo dice un piemontese al 50% , non credere a tutto quello che racconta Crovella sulle pratiche di espiazione sabaude).Bertoncello maestro bricconcello mi tocca sostituirti da modesto allievo di bottega 😃😇
@grazia: tu invece mi ispiri solo disistima, per questo stattene pure alla larga
Per l’amico Bertoncelli, di cui apprezzo sempre l’humor para-britannico: prima di fucilarmi, devono venirmi a svovare; se anche mi scovano, devono stanarmi dal mio fortino; se anche mi stanano, devono sapere che con me ho la piccozza ben affilata… Dato il mio passato da schermitore, sinceramente io la vedo dura che mi si riesca a fucilare. Se ci fosse una sala scommesse su questo specifico evento, io non ti suggerirei di scommettere sulla concretizzazione della fucilazione.
Carlo Crovella, grazie per avermi fatto ridere!!
Le risate sono indispensabili a smorzare tensioni inutili!
@grazia: ma chi ti vuole!!! Nessun desiderio di farmi abbracciare da te! Se dovessimo mai incrociarvi per puro caso ti suggerisco di stare distante, molto distante da me.
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In genersle: nel contesto familiare (molto sabaudo) in cui sono stato educato uno dei principali insegnamenti e’ “prima il dovere e poi il piacere”. Per tale motivo ho dentro di me il senso del dovere, declinato nella fattispecie sul tema fare gite o meno. Non crediate che non mi sia costato, emotivamente, rinunciare alle gite dal 1 marzo a oggi (e probabilmente da oggi per molti mesi), ma sopporto stoicamente questo sacrificio personale in nome dell’interesse collettivo. È questo che vi rinfaccio. Il vostro è un egoismo mascherato da richiesta di liberta’. Gli individui “resposabili” non devono neppure farselo dire, questo principio etico perché lo sentono dall’interno. Invecd voi addirittura strillare cime oche perché (a puro titolo di esempio) vi impongono guanti e mascherine nonostante i 20 gradi odierni…
Chi emana leggi e provvedimenti amministrativi non è Dio. Si tratta di uomini, che spesso non conoscono bene ciò su cui legiferano, a volte nella fretta commettono errori e imprecisioni. Si veda in proposito l’analisi dell’avvocato runner sul carattere confuso e ondivago di alcuni provvedimenti sul tema sport o la discussione sul tema della sicurezza in falesia con ocioalfix, chiaramente un magistrato che sa bene come vanno le cose in tribunale e che non ci sono interpretazioni univoche. Non si tratta di decisioni che regolano il bene o il male assoluti, le tavole di Mose’ , ma di regole contingenti che cercano di affrontare un problema nuovo e inaspettato, dai contorni non ben chiari a nessuno, magari nel tempo potrebbero rivelarsi persino inefficaci o secondarie. Questo significa che chi deve applicarle nella concretezza, cittadini, forze dell’ordine e operatori del diritto deve tenere sempre in mente qua l’è lo scopo finale e adattarle alle diverse “fattispecie”. Ed è quello che accade nella maggior parte dei casi, anche se questi margini inevitabili di applicazione possono portare a volte ad atteggiamenti rigidamente giustizialisti o flessibilmente lassisti, ma questo dipende purtroppo dal legame perverso stato poco credibile / cittadino poco responsabile. Ci troviamo e ci troveremo di fronte a provvedimenti di ordine generale che andranno applicati a livello individuale da chi va in montagna, usando il buon senso e alcune capacità/virtu’ che ci caratterizzano come comunità: coraggio, responsabilità, solidarietà, resilienza, valutazione realistica e accettazione del rischio, applicazione delle procedure di sicurezza a tutela nostra e degli altri, amore per l’ambiente. Questi dovranno essere i principi guida con i quali riempire a livello individuale e collettivo gli spazi che ci saranno nelle norme, senza furbizie o rigidi estremismi. Lasciamo da parte le patenti di buono e di cattivo. Applichiamo le regole con onestà, come cittadini liberi e responsabili, non come sudditi o fedeli. Anch’io penso che gli spazi saranno limitati per quest’estate ma capisco che c’è anche un aspetto non banale di sostenibilità economica delle regioni alpine e quindi ben vengano le riflessioni concrete che da più parti si stanno facendo su cosa poter salvare, senza furbizie o assurdità che non sarebbero neppure accettate dagli appassionati.
Caro Carlo, sei stato accusato di voler militarizzare la montagna. Sei stato accusato di essere mezzo prete e mezzo sceriffo. Sei stato accusato di attività “caiana” (che non si sa bene che cosa significhi, però fa sempre la sua bella figura, come urlare all’untore o al fascista o al razzista).
Ti dichiari colpevole o innocente?
Se non confesserai le tue colpe sarai fucilato alla schiena, in segno di disprezzo. Se invece ammetterai le tue colpe, sarai fucilato – bontà loro – al petto. Puoi scegliere.
Interessante.
L’anarchia, diversamente dalla vulgata, che la riduce a fare ognuno quello che gli pare, sussiste solo e soltanto nella misura in cui le consapevolezze sociali – il trito bene comune – e quelle individuali, fanno corpo unico.
L’eventuale utopia non è nellla concezione di uno stato senza strutture, ma nel suo spirito: le dette consapevolezze.
A quel punto la questione delle strutture dello stato – va da sé – non serve più neppure citarle: problema superato.
Interessante, perché anche se fossimo d’accordo su una sola delle diverse idee qui emerse per ripartire in montagna – senza quella dote anarchica – in tempi brevissimi sarebbe contraddetta potenzialmente da chiunque.
Una contraddizione che avrebbe il medesimo motivo per il quale ora, in questo dibattito, le diverse posizioni restano tali. Ovvero non corvergono in una.
Perciò, ripartendo in montagna senza una modalità comune, ognuno comunque seguirà la propria. Stirner – anarchico – diceva che qualunque interesse personale è – al momento opportuno – più potente dei qualunque ideologia.
Il proprio comportamento in montagna, qualunque esso sarà stato, se le curve del virus seguiteranno a scemare, sarà considerato al pari di quello giusto.
All’opposto, con un recrudescenza delle curve, salvo eclatanze, considererà che altri hanno sbagliato.
In caso di recrudescenza, adottare fin d’ora la linea più ferrea o legale permette di anticipare la propria innocenza, di validare la propria accusa. E già che ci sono, nella fattiscpecie, di considerarsi migliori della massa alla quale appartengono. almeno nella misura in cui non si rendono che per giudicarla devono farne parte costituente.
Caro Carlo,
è un vero peccato che non ci si possa incontrare per via delle restrizioni, altrimenti correrei subito ad abbracciarti per sciogliere in parte le sbarre della gabbia in cui ti sei rinchiuso.
Penso sia già trascorso più di un mese da quando ho cominciato a essere attiva sul blog e oramai ho capito bene come la pensi: giuro che non ho bisogno di leggere il resto del tuo post, mi bastano le prime sette righe.
Preferisco dedicarmi all’osservazione delle evoluzioni delle rondini sopra casa mia, vero esempio di libertà.
Perdonatemi se lo ribadisco: ma non ha senso alcuno trovare soluzioni per riprendere a fare vita all’aria aperta con i presupposti che ci sono imposti.
Quando ho aperto gli occhi stamattina, stavo per uscire a correre, ma non per volontà di infrangere le regole ma seguendo una voce fuori campo eppure interiore.
Purtroppo, poi, mi sono ricordata d’essere nell’aprile 2020 e quindi ho corso in terrazza.
Ecco, io auspico che uno di questi giorni identici l’uno all’altro, senza spazio e senza tempo, tutto il popolo italiano all’unisono si svegli con i miei stessi sentimenti, chi uscendo in bici, chi andando ad abbracciare la mamma che non vede da due mesi, chi per lavorare, chi per andare a vedere l’alba, mandando allo sbaraglio tutto il piano – malamente – progettato.
E se qualcuno vuole continuare a stare nel recinto, che ci stia.
Crovella dice: condividono le restrizioni e che, se dipendesse da loro, le estenderebbero nel tempo e le renderebbe ancor più stringenti per prudenza generale e per rispetto collettivo.
Condivido pienamente e mi schiero dalla parte di Crovella in toto.
Razionalizzerei anche il mangiare, si vede in giro ai supermercati gente che riempie e tira i carrelli con chili e chili di cibi spazzatura. Si vedono i bidoni dell’immondizia che traboccano di scarti. Un tot di riso/pasta, verdura, legumi carne e frutta a persona per 15 giorni con “apposita tessera” è largamente sufficiente per bere c’è l’acqua dell’aquedotto. La gente si è abituata troppo al benestare e questo non è bene, gli fa saltare troppi grilli per la testa e pensieri balzani.
@pasini “Non si potrebbe cambiare schema almeno in questa circostanza e mantenere il confronto su basi più concrete? In fondo la discussione era partita bene: come realisticamente e responsabilmente salvare il salvabile dell’estate turistica in montagna?”
a mio avviso non si tratta di salvare la stagione turistica ma la salubrità mentale di migliaia di individue e la loro sopravvivenza psichica prima che economica.
L’ho già detto ma vi ritorno 8( concordo parola per parola con l’analisi dell’avvocato runner lombardo, che – un po sacrilego – fa anche lui un’analisi critica): regole generali di distanziamento, che ogni partecipante applicherà – sotto la sua responsabilità e buona creanza (o diligenza – alle specifiche discipline.
Non ha senso disciplinare analiticamente le fattispecie, se non si vuol creare una barando dalla quale non si esce più.
I tempi a me paiono già pericolosi, per gravità, intensità e capillarità del controllo. Quando abbiamo detto che non si devono far riunioni, che si dve stare a distanza e si devono osservare alcune regole igieniche ogni frequentatore provvederà da se a conformarvisi, senza vietare tout court l’attività all’aperto.
Ovvio che rifugi, adunate nei saloni cena, gite sociale e quant’altro, ove non siano in grado di rispettare tali prescrizioni, non si faranno.
Le guide potranno adottare modalità di precauzione su gruppi ridotti e il singolo potrà beatamente andarsi a fare un giro sino a foce di cardeto senza avere i droni dietro, che non sta diffondendo proprio un bel niente se non la paura che è stata instillata a dosi da elefante attraverso un battage mediatico folle.
Le file di bare portate via con i camion hanno indotti molti a pensare alla guerra e a un’epidemia invincibile, non a chiedersi se epr caso – avendo i posti rianimazione della Germania – quelle bare non ci sarebbero state.
e così vale per molti degli espetti di questa epidemia del pensiero…
e con questo ultimo post abbiamo dato il meglio della teoria dello stato sociale da scuolaradiolettra.
Chi commette un’infrazione perde i diritti civili, perché si chiama fuori dal patto sociale.
in quattro righe abbiamo mandato a puttane interi secoli di elaborazione scientifica su tali aspetti, da kelsen in poi…
A chi sosta fuori dagli spazi tagliamogli la gamba, con attaccato scarpone e sci da sci alpinismo (non sciancrato, of course)
A chi non si disinfetta prima della ferrata via tutte due le mani.
Buona bevuta. e quando avete finito, posate il fiasco.
L’atteggiamento del Crovella rivela l’indole securitaria caiana che vuole militarizzare la montagna con un atteggiamento che è una via di mezzo tra il prete e lo sceriffo. D’altronde, se non sbaglio, l’estrazione è quella. Auspica restrizioni ancora più severe: nessuna responsabilità personale, nessuna capacità di distinguere quello che è davvero da evitare (gli assembramenti) da quello che non ha nessun impatto sulla diffusione del virus (andare in montagna). Concordo con Pasini: è triste, molto triste.
Salvare il mondo astenendosi dal proporre / pensare anche di fare una gita, una passeggiata ma dove siamo finiti ? Per la carità, é giusto sostenere le proprie opinioni ma occorre rispettare anche quelle degli altri senza aggredirli come un predicatore dal pulpito. Ben venga chi nel tunnel cerca di vedere una luce. E poi basta con questa retorica della montagna maestra di vita .
@grazia: mi sono concentrato sull’outdoor perché in questo specifico dibattito si sta parlando della possibilità o meno di fare gite nell’estate 2020. Parlare delle restrizioni generali è fuori tema, almeno in prima battuta: non ha attinenza diretta con il tema dell’articolo pubblicato. Peto’ se vuoi sapere la mia opinione anche sul resto, concordo in pieno con le restrizioni imposte e, anzi, sarei stato ancor più severo. La vostra intolleranza su quei punti è la conferma della vostra anarchia in termini di convivenza civile (l’outdoor e’ solo un risvolto marginale e di scarsa impirtanza). Per cui: non siete disposti a fare quei sacrifici generali (quelli da te elencati) per 2 mesi e mezzo (metà febbraio-fine aprile)? Beh, allora perché io devo fare il sacrificio di pagare le tasse, un cui pezzettino finanzia il sistema sanitario che, prima o poi, assistera’ anche voi? Vi chiamate fuori dal patto sociale? Benissimo, ma allora statevene sempre fuori. Questo è il tema generale, che però qui deve calarsi nella fattispecie della possibilità o meno di fare gite nel prossimo futuro e in particolare nell’estate 2020. Per chiarire a Pasini, in un’ottica cordialmente costruttiva: io temo che sia irrealistico pensare di applicare alla montagna le regole previste per esempio per gli stabilimenti balneari nella fase intermedia ipotizzabile per l’estate. Per cui l’autorizzazione a far gite in montagna, nonché arrampicare in falesia, nonché utilizzare i rifugi ecc ecc ecc dovrebbe essere rinviata fino a quando saremo definitivamente tornati a una situazione pre-epidemia (cosa che io stimo possibile non prima dell’autunno). Compromessi tecnico-giuridici (es mascherine e guanti sui sentieri ecc) io non li vedo facilmente applicabili, per cui tanto vale tagliare la testa al toro e considerare l’annata 2020 come “persa” per l’alpinismo/arrampicata/MTB ecc e, se le cose non migliorano strutturalmente, anche per sci/scialpinismo/ciasploe/cascate ecc dell’inverno 20-21. Se invece le autorità autorizzeranno, a torto o a ragione, l’attività outdoor gia’ per l’estate, è ovvio che fare gite non sarà una violazione di divieti, ma sarà lasciato alla coscienza dei singoli. PS (non mi ricordo più per chi): non è che io mi devo far legittimare dai miei figli, ma (nell’ambito di un profonda confidenza interattiva) mi interessava conoscere l’opinione sul tema di due giovani. I figli hanno detto di loro iniziativa che condividono le restrizioni e che, se dipendesse da loro, le estenderebbero nel tempo e le renderebbe ancor più stringenti per prudenza generale e per rispetto collettivo. Quindi non tutti la pensano come voi, anzi mi pare che i sondaggi dicano che il 65%-70% degli italiani (di ogni eta’) condividono le misure adottate. Ciao@
Perdona Pasini, premesso che non interloquirò piu nel merito perche mi interessa poco confrontarmi con chi detiene il verbo e considera il resto del mondo una massa di decerebrati o di anarchici, ma dove vedi il dagli al Crovella?
mi pare che costui, scrivendo ripetutamente scempiaggini con toni ieratici, faccia piu o meno tutto da solo, sputtanando qualunque seria possibilità di discussione.
a me personalmente non fa neanche rabbia. Fa tristezza.
Segnalo come esempio di moderazione e buon senso ambrosiano il contributo di un competente avvocato e appassionato runner membro della Commissione Sport dell’Ordine di Milano sui provvedimenti relativi alle restrizioni all’attività sportiva.
https://www.facebook.com/101065146423/posts/10158681956966424/?d=n
Fantastico. Siamo tornati al gioco solito “Solo contro tutti” e “Dagli al Crovella”. Si chiama “coazione a ripetere”. Avete risvegliato dal sonno il mastino e lui ha subito reagito. Non si potrebbe cambiare schema almeno in questa circostanza e mantenere il confronto su basi più concrete? In fondo la discussione era partita bene: come realisticamente e responsabilmente salvare il salvabile dell’estate turistica in montagna? Il bene, il male, la legge, la libertà, i destini del mondo non c’entrano. Di piccole cose di tratta ma che possono fare la differenza. Speriamo che chi deve decidere abbia un approccio più minimalista.
Triage ideologico.
Qui ci vuole la patente di adeguata mentalità.
Onestamente, Carlo, è davvero incomprensibile quanto inaccettabile come tu possa ridurre tutte le restrizioni che ci sono state imposte con “la vita outdoor”, mettendole tutte nel calderone delle attività ricreative e, così etichettandole, facendole passare per non necessarie.
So che appare molto più semplice seguire il gregge, ma da quando mi sono ritrovata in questa vita cerco quanto meno di capire ciò che mi capita e di utilizzare al meglio le risorse che mi sono state donate, intelletto compreso.
Ti ricordo che non puoi andare a trovare i tuoi familiari, le persone a te care e quelle che hanno bisogno del tuo sopporto; non puoi andare a lavorare; non puoi spingerti al di là di 200 m dalla tua abitazione e non puoi valicare i limiti del tuo comune; non puoi uscire con tutta la tua famiglia; non puoi mantener sano il tuo stato di salute stando al sole e facendo quattro passi; puoi uscire solo per fare la spesa, comprare medicine, droghe al tabacchi e comprare giornali che ti ricordano che la tua vita è in pericolo; puoi uscire solo a certe ore del giorno legate all’apertura dei negozi (anch’essi sottoposti a numerose restrizioni); se ti beccano in giro devi compilare e firmare una dichiarazione illegale, and so on.Magari se ci pensi bene, lo vedi anche tu che non è solo la vita outdoor a essere lesa.
La questione è generale e trova nell’andare in montagna solo una fattispecie di applicazione pratica. La questione generale prescinde inoltre dalla distinzione fra reato e illecito amministrativo, anzi prescinde addirittura dall’esistenza o meno di leggi (o decreti) con valore giuridico. È un patto sociale che si regge sul senso del dovere reciproco. Se vuoi far parte di una collettivita’ nazionale lo devi sentire dentro di te questo dovere (di rispettare le regole, NdR), anche quelle non scritte, a prescindere dal fatto che ci siano testi di legge o asdimilati. Altrimenti ti chiami fuori dalla collettività e pero’ non pretendi di avere, nei suoi confronti, dei diritti. Fuor di metafora: se non sapete rinunciare per 6 mesi (marzo-settembre) a stare senza attività l’outdoor per il bene della collettività nazionale (a prescindere che sia imposto o meno per esplicito decreto), allora non si capisce perché la collettivita dovrebbe, per esempio, mettervi a disposizione il servizio sanitario quando ne avete bisogno. O dentro o fuori. Volete stare fuori? Ma benissimo, con me sfondate una porta aperta: individui del vostro calibro non sono elementi vantaggiosi per la collettività nazionale. Pero’ se dimostrate che preferite farvi gli affari vostri, fate pure, ma a quel punto state sempre fuori. Quello che mi irrita e che volete la botte piena e la moglie ubrica: cioe’ volete l’assoluta libertà individuale, ma contemporaneamente volete anche i vantaggi della collettivita’ (senza pagarne i prezzi). Questo non è tollerabile (inoltre sul piano socioeconomico, non è più sostenibile: siamo un paese con le pezze sul sedere per cui il walfare dovrebbe essere riconosciuto solo a chi se lo.merita per l’adeguata mentalita’). Per il resto: mi è chiarissima la differenza fra reato e illecito amministrativo, ma ho utilizzato il termine reato per essere più facilmente compreso da tutti. Per quanto riguarda le difficoltà arrampicatorie (“ridicole”) sulle quali mi sono sempre mosso, qui c’è il vero scontro ideologico. Per me andare in montagna è scuola di vita, non semplice sport e i valori etici ed esistenziali li puoi imparare anche sul III grado o sui sentieri, mentre chi “vede” solo la prestazione (“ho fatto il VII”, “sono salito per 2500 m di dislivello” “ho fatto la gara di corsa” ecc ecc ecc) strumentalizza la montagna a mero palazzetto dello sport. La sputtana. La tua/vostra visione è arida e egocentrica sia in termini strettamente arrampicatori/alpinistici che di etica a 360 nella vita di tutti i giorni. Frequentatori della montagna come voi sono un male e non un bene per la montagna a prescindere dai decreti governativi in essere. Ecco perché gia’ da diversi anni ho deciso di portare avanti l’iniziativa politica “Più montagna per pochi”, finalizzata a preservare/ripulire la montagna dall’abuso consumistico e prestazionale. Questo specifico odietno dibattito ha il merito di aver illustrato oltre ogni ragionevole dubbio un concetto di cui sono convinto da anni ed anni: chi e’ un “cannibale” nell’approccio alla montagna, e’ un cannibale a 360 gradi e viceversa. Cioe’ chi ha un approcvio superficiale alla montagna, con elevate probabilità non ha un integerri.o senso civico. Meglio quindi allontanare i cannibali dalla montagna e lasciarla solo a chi “sente” il piacere di evolversi eticamente attraverso la sua frequentazione.
Per quanto riguarda gli appellativi lanciati alla rete – visto che non ho l’onore di aver incontrato nessuno di voi (a parte Stefano) e non è possibile guardarsi – direi che non mi toccano, tanto più che si tratta di giudizi che si basano su quattro parole.
Non mi pare costruttivo il dialogo con chi attacca quando non sa argomentare. Preferisco infinite volte il silenzio, piuttosto, oppure l’ammissione che le parole sono finite.
A me capita spesso in questi giorni, di rimanere a corto di parole. Praticamente all’uscita di ogni nuovo decreto sento spegnersi dentro di me quella scintilla vitale che mi ha permesso di attraversare diverse tempeste della mia vita.
Però mi conforta sapere che non sono sola in questo viaggio apparentemente contro corrente e ringrazio Massimo, Alberto, Stefano e gli altri che sanno vedere e esprimere apertamente la loro opinione.
Questa non può passare: “bisogna rispettare pedestremente la legge anche quando ingiusta, finchè resta in vigore”
E’ almeno dal 1945 che questa interpretazione è cassata e da nessuno stato civile è pretesa l’osservanza incondizionata della legge. E nemmeno negli eserciti è richiesta, almeno formalmente, l’obbedienza pronta, cieca e assoluta.
Questo semplicemente perché Auschwitz era legale e il Reich pagava anche il biglietto del treno.
Figurarsi poi l’obbedienza a norme di (molto) dubbia legalità che prevedono al massimo sanzioni.
E per favore, no mi si citi l’eccezionalità dell’evento e l’ineluttabilità dei provvedimenti affinché funzionino: in Germania, non solo non è vietata, ma è consigliata l’attività all’aria aperta soprattutto per gli over 65, che come ci ricordava il buon Heinz è uno dei miglior viatici per non prenderlo, il virus.
Quindi se volete a tutti i costi a ergervi a paladini dell’ordine costituito, almeno non insultate la nostra e la vostra intelligenza!
Un’uomo, vissuto più di un secolo fa e amante del ragionamento, non ricordo il nome, aveva detto che la politica si sarebbe involgarita e sarebbe diventata la “prostituta del pensiero”.
Mi sembra che i discorsi che ci vengono fatti e le soluzioni che ci vengono continuamente presentate dimostrino ampiamente che aveva ragione.
per LUSA
oltre a salutarmi il PIM, ti comunico che ho quasi terminato una via che sto aprendo su qualle bella parete sopra Colleoni che fa da sostegno calcareo alla cupola del Croce il monte dell giunchiglie.
Appena finita passo da Colleoni e bridiamo, Te prepara vino e sarcicce alla brace.
Si festeggia
Massimo, ti ringrazio per i complimenti.
Condivido pienamente ciò che hai espresso.
I più non si rendono conto che la pratica di distrarre le masse mentre accade qualcosa di più importante è cominciata da molti anni.
Penso sia chiaro che il problema non è riducibile all’andare in montagna – cosa per me vitale e non perché sono guida, ma esattamente il contrario: è l’unione con la Natura che mi ha portata a diventare guida e non solo.
Io trovo molto inquietante la cieca osservanza delle direttive, a volte persino anticipandola come qui a Zafferana, dove si è cominciato a indossare guanti e mascherine per strada non appena hanno chiuso i recinti. Oggi sono uscita in sandali e la maggior parte delle persone portava giacche pesanti, sicuramente per proteggersi contro il nemico, a dispetto dei 20 gradi.
So che mi sto ripetendo, ma se accettiamo così incondizionatamente gli ordini (auto-certificazione non legittima compresa) senza capire ciò che stiamo facendo, non facciamo che peggiorare la qualità della vita che conduciamo.
Non sono disposta a usare la maschera per guidare le mie escursioni e tanto meno quando corro da sola. Non sono disposta a seguire pedissequamente gli ordini di chi getta alle ortiche da decenni il patrimonio artistico, storico e naturalistico del nostro paese. Non sono disposta a diventare un soldatino senza uno scopo reale.
La freschezza delle idee fa ridere i polli bisogna dire ld cose comd stanno non comd ci piacerebbe che fossero: quelli sono sogni immaturi da irresponsabili
un’affermazione che ti qualifica e ti defisce. Direi che non serve altro. Se non che maturo e irresponsabile, almeno per quanto mi riguarda, puoi dirlo a tua sorella. quanto a dir le cose come stanno, spero di vivere in un paese in cui quel potere non ti competa mai (che pure ti attribuisci il verbo in ogni settore).
se ti occupi di diritto societario r non distingui in reato da un illecito amministrativo i tuoi clienti ti saranno meno grati dei tuoi discenti scianti.
Scrivi sempre come il detemtore del verbo, quando il solo leggere l’epopea bonattiana del bunker, una via che si fa in due ore a 10 minuti dalla macchina e con due passi di 5c su 5 tiri scarsi mi a fatto Ridere due giorni.
e se andavi in striata che scrivevi, i giorni grandi?
a proposito dell’oggettivita e affidabilita di quel che scrivi.
Tu sei tolemaico, il mondo ruota intorno a te e ai tuoi accessori, i figli ai quali chiedi se sei nel giusto. Che pena.
io, grazia e un po di altre persone mi pare preferiscano condursi civilmente senza rinunciare al proprio spirito critico.
in tempi bui, di leggi razziali saresti uno di quelli da cui mi guarderei di piu.
Gli anni passano, i bimbi crescono e le mamme invecchiano, i nuovi mattini diventano malinconici tramonti ma siamo sempre lì. Da un lato un alpinismo ligio e conservatore (nel senso positivo del termine), dall’altro un alpinismo libertario e ribelle. Lancieri di Pinerolo e anarchici carraresi. Yin e Yang, onda o particella, oppure come direbbe qualcuno oscillazioni quantiche dello spirito? Chi dei due salverà il Dio dell’Alpe? Uno o l’altro, entrambi, o nessuno dei due? Ah saperlo! La maggioranza silenziosa probabilmente segue la grande scuola democristiana: mi raccomando santifica le regole figliolo e eventualmente pecca ma con giudizio, poi si aggiusta tutto come diceva Zia Mariannina al Divo. A questo punto la conclusione spetta di diritto, come in “Sogno di mezza estate”, a Bertoncello il Bricconcello. Aspetto con ansia Fabio.
A Crovella
attenzione a barattare la libertà di un popolo per un po di sicurezza in più.
Non lo dico io che sono un emerito imbecille, lo diceva un certo Sepulveda a proposito di un popolo quando attraversa un difficile momento.
E noi lo stiamo attraversando, anche se è già da tempo che stiamo barattando…
Caro Michele Cornioli, non rivendico affatto il diritto di “fare come cazzo ci pare” (ti cito, sorvolo invece sul resto della tua frase), ma quello di usare il cervello sì.
Per ginesi: mi occupo di diritto societario per cui ho accumulato una discretavforma mentis giuridica. Cmq parlavo con Bertocelli su un piano etico per cui la tua osservazione non è fondata. Vedremo come cambierà il quadro nell’immediato futuro. Io non penso che si manifesteranno le condizioni per fare gite nell’estate prossima (vedi presa di posizione generale dell’ Ist Sup Sanita’). La freschezza delle idee fa ridere i polli bisogna dire ld cose comd stanno non comd ci piacerebbe che fossero: quelli sono sogni immaturi da irresponsabili
A pranzo ho interpellato i mie figli (27 e 22 anni) per verificare se le mie idee sono inquinate dalla mia età anagrafica. Ebbene di loro iniziativa mi hanno detto che non pensano allo stato attuale, di fare vacanze per rispetto e senso civico. In più ho chiesto a loro (che leggono chat e cose del genere) di ragguagliarmi circa anticipazioni che girano sui prossimi provvedimenti. Mi hanno detto che gira voce che De Luca (governatore PD della Campania) non voglia autorizzare l’accesso alle spiagge libere pare lo stesso anche in Sicilua. Per gli stabilimenti balneari prevedono regole molto stringenti con ampie distanze pannelli in plexiglass fra lettino d lettino e obbligo di mascherina e guanti chirurgici. In spiaggia! Ammesso che sia confermato è facilmente comprensibile che se quelle saranno le regole in vigore, difficilmente le si potrà applicare in montagna. Che ipotizzate? Di mettere pannelli di plexiglass a tutte le soste in parete? Si posizionare dispenser a ogni curva di sentiero? Non parliamo dei rifugi, su cui mi sono già espresso. È evidente che sllo stato attuale l’idea che si possa andare in montagna nell’estate 2020 e’ del tutto priva di fondamento. Segnalo che proprio oggi l’,Istituto Superiore di Sanita’hs ufficialmente detto che “e’ presto per autorizzare le vacanze estive”. Circa la questione dei numeri ISTAT dei decessi in Piemonte e Lombardia va notato che tali numeri sono “relativamente” contenuti proprio perché la “stretta” è stata abbastanza repentina (con il senno di poi avrebbe dovuto esserlo ancora di più ma lo è stato abbastanza). Se fosse sempre stato possibile (anchd in marzo) praticare sport, fare passeggiate nei boschi, fare pedalate e altre cose “irresponsabili” i morti sarebbero stati molti e molti di più perché il virus avrebbe girato di più. Per fortuna quindi che hanno messo le restrizioni e ogni persona con senso di responsabilità non può che augurarsi che i prossimi rallentamenti delle restrizioni siano molto prudenti e con tempistiche molto dilazionare. Se per la salute di tutti dovete mettere in conto il sacrificio di non andare in montagna quest’estate…beh ringraziate di essere ancora vivi. Il vostro “sacrificio” è il contributo etico che offrite alla collettività nazionale cui appartenete. Farvi addirittura “belli” perché violate i divieti getta un’ombra di indegnità sj di voi. A questo punto, se in un domani doveste mai aver necessità di andare in ospedale (per un qualsiasi motivo) perché vi aspettate che l’ospedale sia s vostra disposizione quando voi avete infranto il patto sociale (questo è il profondo significato del rispetto delle leggi) che è la base della convivenza democratica???
premesso che non sono un fautore del contagio libero, ma lo sono del libero intelletto, eviterei di scrivere scempiaggini del tipo:
“ora è così e chi viola commette un reato. ”
Ricorderei anche che commercialista e giurista hanno solo la desinenza simile… e null’altro in comune.
oggi chi va a farsi un giro in montagna commette un illecito amministrativo, sanzionato con una pena pecuniaria, esattamente come un divieto di sosta.
Poichè le norme che hanno istituito quei divieti sono cervellotiche, imprecise e – soprattutto – del tutto irrazionali e discrezionali, molte di quelle violazioni finiranno come carta straccia nei Tribunali.
Dura lex, sed lex va bene. ma se mi ordinano di girare per un mese con una cresta di gallo per sconfiggere il virus qualche domanda sulla portata di quella norma comincio a farmela.
Poi se vogliamo seguire quella china, pericolosa, ricorderei a Crovella, che tanto si vanta di essere concittadino di Primo Levi, che anche le leggi razziali erano leggi.
Quindi starei attento a proporre, specie di questi tempi, modelli bovini di osservanza. Il cittadino è certamente tenuto a rispettare la legge, non a spegnere sul cervello mentre lo fa.
Peraltro, more solito, la discussione è finita in direzioni manichee, nelle quali non ho più interesse ad interagire.
Un plauso a Grazia, però. per la freschezza e l’intensità delle posizioni che esprime, che le si condivida o meno (io le condivido).
Super d’accordo con Matteo.
rispondo all’amico Bertooncelli e a seguire a qualche altra osservazione.
A Bertoncelli: tenendomi sempre su un piano “etico” (anche se sono un mezzo giurista per studi ed esperienza professionale e quindi mastico abbastanza anche la materia), secondo me SI. cioè bisogna rispettare pedestremente la legge anche quando ingiusta, finchè resta in vigore (è questo il punto chiave dell’oggetto di questo specifico dibattito, anche se adesso, a te, sto parlando in generale).
Rispetto ai regimi assoluti stile Liuigi XIV o, peggio, dittatoriali come il III Reich, abbiamo la “fortuna” di vivere in un sistema democratico, per cui se una legge si rivela sbagliata, inappropriata, ingiusta… la possiamo cambiare, ma non possiamo cambiarla se non nei canonie nei tempi previsti dalla Costituzione, oppure se le autorità competenti, di loro iniziativa o sotto la spinta dell’opiniooe pubblica, la aggiornano. Non sta in piedi che uno dica: qui nel mio paesello non ci sono segnali di pericolo, per cui me ne vado per i boschi in barba alle autorità.
Nella fattispecie, c’è ancora in vigore un regime di auto-reclusione. Piaccia o non piaccia, è legge e va rispettata, a prescindere se la situazione in essere dipende o meno da errori o se i dati confermano o meno il sentore diffuso. ora è così e chi viola commette un reato.
Fra poco verranno introdotte delle novità, si passerà a regimi meno rigidi, ma non si tornerà IMMEDIATAMENTE alla normalità pre-epidemia. I tempi di transizione saranno, a mio modesto parere, molto lunghi, si andrà oltre l’estate o addirittura al 2021. In ogni step occorre che tutti, sottolineo TUTTI, rispettino perfettamente il regime in essere in quel momento. Le attività voluttuarie e di relax (come andare a ballare, andare al cinema e non ultimo andare in montagna) devono essere posposte in termini di priorità: saranno le ultime cose che verranno liberalizzate. Fatti due conti, è molto difficile (anche se non impossibile) che ciò maturi nell’estate 2020.
vai vai e salutami il PIM
Carlo, sabaudo non dovrebbe coincidere con stupido.
Non c’è una guerra, al massimo una scaramuccia di confine; certo con una scaramuccia di confine è partita la II guerra mondiale: vediamo di evitarlo!
Ho scaricato 3gg fa i dati ISTAT relativi ai morti totali nei primi 3 mesi dell’anno (link postato da non mi ricordo chi, da qualche parte qui); non sono uno statistico, ma ho azzardato un’analisi e si possono ricavare alcune cose (in corsivo i miei commenti):
1 – i dati sono molto incompleti (198077 dati utili su 841032 record forniti, dichiarazione ISTAT) il che o è dovuto a incompetenza, perché a metà aprile il numero dei morti di marzo dovrebbe essere ben noto, oppure qualcuno ha buttato un osso al cane e si è tenuto la ciccia
con la premessa dell’insufficienza dei dati, ho con un po’ di fatica cercato di analizzare i dati relativi a Lombardia, Piemonte e Veneto:
2 – si può notare che fino a tutto febbraio incluso, il numero di morti del 2020 è minore della media dei 5 anni precedenti (tranne febbraio nel solo Piemonte dove è pari); quindi le voci di anomale polmoniti fin da novembre sono leggende metropolitane
3 – il numero dei morti totale nei 3 mesi analizzati rispetto alla media dei 5 anni precedenti è del 155% in Lombardia, del 121% in Piemonte e del 115% in Veneto. Se è vero che il numero di morti giornaliero sta effettivamente diminuendo, il numero totale non è certo un granché e sembrerebbe significare che il virus sia decisamente blando
4 – Solo in Lombardia si nota un aumento della mortalità significativo a partire dai 70 anni; in Piemonte e Veneto tale aumento si nota a partire dai 85
5 – Si nota un leggero aumento del rapporto maschi/femmine solo in Lombardia e solo sopra i 60 anni; nei dati di Piemonte e Veneto non ve n’è traccia
Ovviamente tutto quanto scritto sopra è come minimo aleatorio basandosi su dati decisamente incompleti e dovrebbe essere rifatto: sarebbe il compito di ISTAT e del commissario gestore della crisi, che però, pare, preferiscano correre dietro alla numerologia astrale dei “contagi” (che come dovrebbe essere evidente a tutti sono totalmente sconosciuti, un numero senza significato).
Questa è la prima cosa che mi fa incazzare e dovrebbe fare incazzare tutti.
La seconda cosa è che mi pare evidente che ci sia una gestione a base di “story telling” e non basata su fatti, come le storie narrate dal nonno sui bombardamenti, che, per quanto interessanti e coinvolgenti, non aiutano a capire il perché di una guerra o a evitare la prossima. Se da parte di un nonno è apprezzabile, da parte delle autorità di una nazione è esecrabile, perché tratta i cittadini come bambini, e pericoloso perché sottilmente antidemocratico e si risolve in decisioni funzionale a interessi che non sono mai generali. Questo a me fa paura e incazzare ancora di più.
Mi spiace per la tua situazione lavorativa, ma il mio senso del dovere civico mi porta a mettere in discussione anche e soprattutto i doveri imposti senza una giustificazione convincente o evidentemente stupidi e vessatori (la mascherina per strada, il divieto di muoversi per fare sport o semplicemente la pizzeria d’asporto sotto casa che può servire i rider in coda ma non i privati cittadini!). Non si disprezza la disobbedienza civica: qualche volta è la strada più civile. Almeno se non si vuole finire con Auschwitz.
Sono fiero di affermare che ogni giorno mi faccio almeno una pedalata in giro senza mettere a repentaglio la salute di nessuno. Certo in realtà è un po’ triste visto che vivo al centro di Capannonia e non aspetto altro che di tornare a grattar roccia!
“Iniusta lex, sed lex.“
Carlo, vale pure questa versione?
N.B. Non mi sto riferendo alle disposizioni sul confinamento domiciliare (che comunque, pur avendo validità di legge, non sono affatto leggi!), ma in generale al concetto stesso di legge.
Insomma, anche quelle di Luigi XIV erano leggi dello Stato. Da rispettare? Pur avendo studiato diritto costituzionale, non ho mai sciolto il dubbio, che per l’appunto è etico e non giuridico.
… .. …
Anche nella Germania nazista esistevano leggi, a cui ubbidire tassativamente. Molti gerarchi nazisti, a Norimberga e altrove, si appellarono a questo principio: erano cittadini del Reich, erano soldati, quindi – dissero loro – dovevano ubbidire.
Fine del “pistolotto” (etico ma non giuridico).