Questo post di Stefano Pivot (13 aprile 2020, ore 0.01) ha ricevuto (al momento attuale, 14 aprile, ore 10.39) 99 commenti e indotto a 69 condivisioni.
Proposte per ripartire con l’attività in montagna in Fase 2
di Stefano Pivot
(dal suo profilo facebook 13 aprile 2020)
Premessa
Il governo ha formato una squadra di esperti da tutto il mondo perché lo aiutino a valutare come procedere nella fase 2, ovvero far ripartire le attività senza far impennare il numero dei contagi. E’ quindi giusto che i professionisti della montagna aiutino il governo a prendere le giuste decisioni per progettare, quando sarà possibile, la riapertura dell’attività in montagna.
Proposta
Inizio con una proposta che possa servire da base, su cui iniziare una discussione e arrivare a una proposta finale condivisa.
Tutti sono d’accordo sulle indicazioni dell’OMS che l’attività fisica è salutare e benefica.
Tutti sono d’accordo sul rischio, in caso di incidenti, di finire in ospedale, aggravando il già grave carico sanitario.
Di mano in mano che la situazione sanitaria degli ospedali migliora, nei prossimi giorni/settimane si potrebbe iniziare a “liberare” le attività di montagna, in base alla gravità dei possibili incidenti.
1) Si inizia dalle attività di escursionismo e della corsa su sentiero, perché sono quelle che probabilmente hanno le conseguenze minori in caso di incidenti (problema tipico: caviglia slogata?);
2) successivamente si estende alle attività di arrampicata sportiva e di mountain bike che, per la velocità o per l’altezza di caduta, possono avere conseguenze più traumatiche, rispetto alla passeggiata/corsa;
3) ultima fase, si estende alle attività di scialpinismo e di alpinismo in montagna che, svolgendosi in un ambiente più severo, hanno pericoli oggettivi maggiori.

Distanziamento sociale nel periodo estivo
Secondo gli esperti sembrerebbe che le necessità di cautela – distanza di 1 metro – debbano continuare ancora per un po’ di tempo (beninteso: se gli esperti cambiano idea su questa necessità, ancora meglio!).
Propongo quindi di:
– muoversi in piccoli gruppi. Le guide potranno accompagnare fino a un massimo di 5 clienti (che, legati sul ghiacciaio, quasi sempre mantengono distanze superiori al metro). Stessa cosa per i gruppi del CAI o delle varie associazioni escursionistiche o gruppi di amici;
– utilizzare le adeguate protezioni. Nell’attività personale o di accompagnamento, nel caso in cui ci si trovi a condividere spazi ristretti (un po’ come per le distanze nei supermercati), è necessario indossare la mascherina. Esempio tipico di spazi ristretti: in funivia o nei rifugi alpini. La ditta La Sportiva propone una mascherina lavabile e utilizzabile per fare sport (https://www.lasportiva.com/…/c…/action/view/contentId/651049): non l’ho mai provata e quindi non so se sia efficace o se, sotto sforzo, si vada in ipossia, ma potrebbe essere una soluzione da sperimentare e adottare.
Se efficace, il collegio delle guide potrebbe acquistarne uno stock da destinare a ciascuna guida: essendo lavabili (immagino sia in materiale sintetico; è sufficiente lavarle a 40° per neutralizzare il virus?), potrebbero essere fornite dalle guide ai propri clienti e lavate dopo ogni uscita.
Al lato pratico, utilizzo di buon senso: se vado a camminare o correre per i sentieri, porto con me la mascherina; se sono solo, posso mantenerla sul collo, a portata di mano (un po’ come si utilizza solitamente un buff); se sono con altre persone o vedo che sto per incrociare qualcuno sul sentiero, alzerò la mascherina sulla bocca e così farà l’altra persona.

Ovviamente non è un discorso esaustivo, ma vuole essere un primo contributo per iniziare una discussione proficua, ritornando a una frequentazione pacifica, salutare e gioiosa della montagna.
Spero che molti propongano commenti costruttivi e che i “pezzi grossi” delle categorie interessate raccolgano tutte le informazioni e redigano una proposta concreta, pratica e realizzabile.
La proposta di Giampiero Di Federico
di Stefano Ardito
Giampiero Di Federico è uno dei più grandi alpinisti italiani e guida alpina, abruzzese doc. Per lui iniziare a riaprire i sentieri e le pareti è possibile. “Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna dell’Abruzzo sono dei professionisti abituati a vigilare sulla sicurezza dei loro clienti. Possono farlo anche nelle condizioni di oggi“, afferma. Giampiero Di Federico da molti anni emoziona gli abruzzesi e non solo con I suoi exploit alpinistici sulle pareti del Gran Sasso, della Majella e del Karakorum. Come guida alpina, da sempre, si preoccupa della sicurezza di chi partecipa alle sue lezioni e ai suoi corsi. Nello scorso gennaio 2020, dopo gli incidenti causati dal ghiaccio sulle montagne abruzzesi, ha dedicato delle uscite gratuite all’insegnamento delle tecniche da usare In montagna d’inverno. «Conosciamo tutti i problemi legati al CoViD-19, nessuno vuole fare dei salti in avanti pericolosi – spiega Di Federico – Gli operatori balneari, però, hanno giustamente iniziato a fare proposte concrete su come riaprire le spiagge, e in questi giorni lavorano per pulire e preparare le loro strutture. Anche la montagna, con tutte le precauzioni del caso, deve iniziare a riaprire le sue porte».
Nei giorni scorsi, Di Federico ha inviato la sua proposta a Mauro Febbo, assessore regionale al Turismo, e a Davide Di Giosaffatte, presidente del Collegio regionale delle guide alpine. Tramite quest’ultimo, il documento è arrivato anche al Collegio nazionale delle guide e al suo presidente, il valdostano Pietro Giglio. «Credo che in piccoli gruppi, mantenendo le distanze e usando le mascherine e gli altri dispositivi di sicurezza, tornare in montagna sia possibile. Ogni guida potrebbe accompagnare al massimo 6 o 7 persone» prosegue Di Federico. Oltre che sui sentieri, secondo la guida, si potrebbe tornare anche sulle pareti di arrampicata attrezzate come quelle dl Roccamorice o Monticchio. «Per scalare in falesia ci si può tenere a distanza. Anche i nodi possono essere preparati e verificati tenendosi a qualche metro. Con la corda dall’alto, iI rischio per i clienti è molto basso». In una prima fase si può pensare solo a delle escursioni o a delle arrampicate in giornata, dato che per la riapertura delle strutture ricettive c’è bisogno di indicazioni nazionali. «La conferma della prenotazione dell’escursione, inviata dalla guida o dall’accompagnatore per e-mail o per whatsapp, potrebbe valere in caso di controlli sulle strade» prosegue Giampiero Di Federico. Com’è ovvio, oltre che dalla Regione Abruzzo e dal Collegio regionale delle guide, la proposta dovrà essere vagliata dal Corpo nazionale soccorso alpino e dai Parchi. E’ una discussione che può essere fatta rapidamente e in modo pacato, nell’interesse di tutti. Nei prossimi mesi sarà difficile volare o attraversare i confini, e sarà importante evitare i luoghi affollati. «E’ vero – prosegue Di Federico – questa situazione potrebbe spingere molte persone verso le valli e i sentieri dell’Appennino e dell’Abruzzo. La gente ha bisogno d’aria e di moto, aprire la montagna in modo indiscriminato potrebbe essere rischioso. Le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna sono tra le categorie più colpite dalla chiusura – conclude – In Abruzzo siamo circa 150 professionisti. Se la mia proposta verrà approvata potremmo dare una mano al territorio e a migliaia di potenziali clienti».
Il Servizio del Tg8:
Più completo:
https://www.facebook.com/giampiero.difederico/videos/2928940700474375/
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
L’opinione di Anna Torretta.
https://www.facebook.com/317843921351/posts/10157988321471352/?d=n
La regola ovvia ma sempre utile dei Navy Seals io pensavo di applicarla non alla montagna ma alla situazione Covid 19: in particolare mi ha ricordato che per sopravvivere bisogna accettare la situazione (regole non sempre lineari comprese) e adattarsi in modo attivo e non passivo, senza sprecare energie a lamentarsi o pensare che poteva andare diversamente.
Esperienza ed istinto non qualche protocollo o procedura di comportamento scritta su un foglio
Nulla di nuovo. Sono regole che in montagna dovrebbero essere sempre applicate. Ma si impara ad applicarle un pò con l’esperienza e un po con l’istinto.
Caro Enry, voglio seguire il tuo stimolo e faccio outing. Esplicito il mio programmino provvisorio in 5 punti di ritorno ai monti per i prossimi mesi. Mi piacerebbe ricevere i tuoi consigli o di altri. Quindi per favore astenersi perditempo e litigiosi. Premetto che è un programma di un alpinista e di un corridore “merendero” di età abbastanza elevata. Per altre fasce valgono sicuramente linee diverse. In particolare i professionisti o chi opera sul fronte competitivo. 1. Appena possibile fare il test sierologico. Se si potrà fare con canali ufficiali bene, altrimenti ricorrere a canali alternativi privati (internet o altro). Anche se il test non è affidabile al 100% può dare indicazioni. Due anni fa mi ero impestato di zecche. Per precauzione ho fatto il test ed è risultato che avevo gli anticorpi “antichi”quindi vuol dire che anche se non mi ero accorto ero stato esposto al virus del Lime. Test non sicuro ma mi ha tranquillizzato. Ho speso privatamente 40€, ben spesi. Anche i miei due compagnucci abituali cercheranno di farlo e applicheremo il principio “poca brigata vita beata” 2.Ridurre il rischio. Scegliere itinerari a livello più basso del solito, possibilmente plaisir e con pochi rischi oggettivi. Questo vale anche per il trail running: itinerari più corti e meno complessi, con possibilità di exit non troppo complicate in caso di bisogno. Se arrampicare non sarà possibile perché troppo incasinato, dedicarsi alla fascia intermedia tra escursionismo e climbing. Ci sono un sacco di cose interessanti da fare. un ritorno alle esperienze giovanili pre climbing. 3. Ridurre gli spostamenti e scegliere itinerari secondari e poco frequentati. 4. Essere autonomi come cibo e pernottamento. Esistono oggi attrezzature superleggere che con un investimento non eccessivo consentono di ridurre gli sforzi entro limiti accettabili anche per chi non è più nel pieno delle sue risorse. 5. Adottare un programma che ho chiamato come sugli aerei “Prepararsi all’impatto”. Penso che la probabilità di essere esposti al virus prima o poi sia elevata, quindi farsi trovare preparati e poi vada come vada. Quindi: curare l’alimentazione, appena possibile e non rischioso verificare le condizioni generali di salute, migliorare la capacità aerobica. Per mantenere alta la motivazione e darsi anche qualche obiettivo sfidante (avendo deciso di ridurre la sfida in ambiente) applicare un programma di allenamento sistematico. In rete ci sono un sacco di programmi, alcuni gratis altri a pagamento. A me piacciono quelli di Uphill Athlete. Io ho comprato il programma di 16 settimane “Via Valeis” che prepara per fare un itinerario meraviglioso di running di più giorni in Svizzera, È impegnativo, mi fa sognare e può essere applicato anche se la mobilità sarà limitata al proprio comune o regione. Ovviamente bisogna vedere cosa succederà a livello di regole, ma in generale io applicherei il metodo di un famoso corpo militare per la gestione delle missioni sul terreno; Riconosci la situazione, Accettala, Adattati alle condizioni, Agisci, Valuta. Grazie per i consigli che vorrai darmi.
Infatti Fabio ci sta benissimo che qualcuno s’incazzi soprattutto con qualche rappresentante delle forze dell’ordine che fa lo sceriffo.
Adesso tutta questa polizia a controllarci come fossimo tutti delinquenti. Ma prima dov’ era ?
Ho sempre sentito dire che non c’erano risorse sufficienti per mezzi e uomini.
Adesso invece anche i droni
enry (290)
Da parte mia riprenderò con la pratica speleo. E’ curioso come anni fa un amico di Firenze vi è rimasto in una sala per 15 gg cibandosi con un sacco di arance che aveva portato con se ed aveva passato il tempo a dilettarsi a dipingere una parete).
Prof. Aristogitone,
spegni la televisione!!!
E chi ha detto che lo stato ha sempre ragione? Sto dicendo che, ora come ora, non sappiamo minimamrnte quale sarà la modalità di vits del futuro, non solo per l’estate 2020 ma magari per i prossimi anni se non addirittura per sempre. Siamo di fronte a una rivoluzione epocale per cui gli standard di 3 mesi fa (gennaio, prima della epidemia in Italia) potrebbero essere un ricordo irreversibile. Io mi aspetto anche le evoluzioni più imprevedibili, non escludo situazioni “pazzesche” come quella, “provocatoria”, dei cloni+braccialetti (o app obbligatorie ecc). A metà anni ’90 pubblicai su Alp un racconto intitolato Climbomat che è una crasi fra climbing e bancomat. In soldoni alla base delle montagne si apre un pannello e appare uno sportello tipo bancomat. Infilando la propria card personsle e obblugatoria pet ogni cittadino, una card tipo tesserino sanitario, ci di collega alla mega banca dati centrale che “monitora” tutto ciò che facciamo non solo in montagna, ma anche in montagna: prenotazioni per fare le vie, vie fatte e ome le si fa ecc ecc ecc. In pratica 25 anni fa avevo preconizzato un grande fratello della montagna. Immaginavo un simil circuito bancomat come veicolo tecnologico di collegamento perché internet non rta forse neppure diffuso e i cellulari erano dei macigni da mezzo chilo. Oggi la realtà mette a disposizione smartphone, app, droni, braccialetti (non sganciabili), magari cip obbligatoriamentr inseriti sotto cute a tutti i cittadini qusnfo nascono. La drammaticità etica di questa epidemia è che offre un pretesto plausibile (il futuro controllo della salute pubblica) per operazioni di controllo comr non abbiamo mai immaginato. Questo è il vero problema sociopolitico del futuro, non se si potra’ o meno arrampicare e a quali condizioni. Ciao!
Sul finire del 1800 si pensava che le grandi città venissero seppellite dagli escrementi dei cavalli e si studiavano misure per prevenire tale disgrazia.
Nel mentre venne inventata l’automobile.
Magari troveranno il vaccino.
Alberto, esiste anche la possibilità che, prima o poi, sia qualcuno del popolo, esasperato, a sparare.
E voi?
possiamo per una volta parlare di come immaginiamo di tornare pa’ fuori, evitando di essere il seguito della conferenza stampa della protezione civile o uno dei tanti ed inutili talk show??
Io per gli allenamenti di resistenza non cambiero’ programma. Ore 5 Cervinia, freddo pungente anche in estate e via verso Cima Furggenn o Colle del Leone. 1500 mt di dislivello, zaino con qualche bottigoia d’acqua da svuotare in cima, tanto per restare un vecchietto di mezza eta’ in forma. Solitudine totale. Di solito trovo stambecchi prima del Sasso dello Zucchero. Nessun altro. Poi faremo il Breithorn da Cervinia e magari anche di piu’. Sarebbe bellissimo. Se ci vieteranno di spostarci fra regioni ( per me da Liguria a Valle D’Aosta) trovero’ un modo, troveremo un modo. Eticamente e in coscienza il divieto sara’ ingiustificato. Per il resto mi sto massacrando di pannello in garage a livello del mare. Non potendo nemmeno raggiungere Finale. Mi piacerebbe rifare una via al Grand Capucin con partenza a piedi da Courmajeur, notte in tenda al col Flambeaux… non ho piu’ il fisico, soprattutto non ho piu’ i tendini. Questo mi fa ritogliere per l’ennesima volta il cappello a Kilian a Ueli ed a tutti quelli che per andare in cima al Bianco non hanno bisogno di funivie ne’ rifugi. Giu’ il cappello, anche se sono cannibali…
Crovella lo stato non ha sempre ragione.
Esiste anche il diritto di protesta.
Se la gente scenderà in strada a protestare che faranno la mitraglieranno con i droni?
Ora però al potere ci sono gli integerrimi Cinque Stelle e il democratico Partito Democratico. Rivolgersi a loro, non a Bava Beccaris.
Ragazzi state attenti a non appoggiare i braccialetti sul vostri cesti della merenda perchè se ve li ruba l’orso Yoghi e Bubu il drone non ci capisce più una mazza.
@Matteo al 280. Le chiacchiere stanno a zero! Di fatto i paracarristi (orientalisti) stanno dimostrando con i fatti di saper gestire con ottimi risultati l’emergenza CV rispetto a centralisti e occidentalisti. Benché l’esperienza non sia trasmissibile, nelle prossime disposizioni Giuseppì dovrà tenerne conto.
Crovella per quanto riguarda l’innescare degli “assembramenti” quel certo Bava Beccaris di sabauda memoria a te tanto cara saprebbe come risolverli. All’epoca gli e stata data anche una medaglia e una promozione dal suo mandante.
Pero’ se le autorità stabiliranno così…dura lex, sede lex. Poi ciascuno deciderà se violare o meno. Attenzione però che la tecnologia che voi tanto amate (mentre io la detesto da sempre) potrebbe consentire modalità di controllo da fantascienza che potrebbero lasciare pochi spazi di manovra anche in montagna. Alcuni esempi? Droni dei carabinieri che battono regolarmente il territorio (comprese le pareti)+obbligo di braccialetti elettronici che dialogano con i droni e trasmettono i dati anagrafici individuali=se il drone vi vede troppo vicini al vostro socio in sosta siete bel che individuati. La sanzione (o a quel punto addirittura la denuncia? E chi lo da? Dipende da cosa decideranno le autorità) vi arriverà direttamente a casa. Una specie di autovelox applicato alla montagna. Vi fa ridere? Mah… io prima di ridere aspetterei a vedere cosa si inventeranno, perché non escludo un clima da grande fratello non solo nei prossimi mesi ma anche nei prossimi anni. Ciao!
“Chi invece frequenterà itinerari molto gettonati o con necessità di legarsi in cordata (es per arrampicare o su ghiacciaio ecc) dovrà tener conto di tale problematica.”
Io personalmente ABORRO anche solo l’idea che si debbano considerare tali misure per una gita in montagna. Cosi’ come mi sembra abominevole la proposta che è stata fatta da qualcuno che propone dei distanziamenti in plexiglass nelle spiagge. Roba da internamento in ospedale psichiatrico solo per averlo pensato
@ 260: per “Più montagna per pochi” rinvio a precedenti dibattiti su questo blog, mi pare a ottobre 2019 e gennaio 2020
@261: sulle misure prospettiche in montagna allo stato attuale non sappiamo nulla, ma certo che non verrà facilitata ogni tipologia di attività che possa anche alla lontana innescare degli “assembramenti” (quindi gite sociali, combriccole numerose, uscite di gruppo con professionisti ecc). Per estensione potrebbe anche essere vietato arrampicare in cordata, perché la cordata presuppone dei momenti di stretta vicinanza fra i due soci (es soste, specie se scomode e ristrette), incompatibili con gli ipotetici obblighi di rispettare ampie distanze minime fra individui.
@ 272: non ho detto che tengo distanze di sicurezza in montagna con mis moglie. Ci mancherebbe! Ho detto che se anche camminiamo a 50 m di distanza non ci viene il batticuore. Siccome io da circa 20 anni faccio principalmente gite da solo o con mia moglie (molto raramente c’è anche mia figlia), privilegiando valloni isolati dove spesso non incontro nessun altro, non avrò problemi in futuro a tenere le eventuali distanze di sicurezza che magari saranno obbligatorie. Chi invece frequenterà itinerari molto gettonati o con necessità di legarsi in cordata (es per arrampicare o su ghiacciaio ecc) dovrà tener conto di tale problematica.
In conclusione ripropongo il concetto generale: lo stato attuale non dappiamo che regime regolamentatorio (tra l’altro molto diverso fase per fase) ci sarà e quindi aspettiamo a vedere che regole verranno elaborate e poi ciascuno si regolerà di conseguenza. Buona serata!
“io mi auspico che venga reintrodotto obbligatoriamente anche l’uso dei pantaloni alla zuava in velluto”
Riva Guido, guarda che il velluto a coste da rammolliti e gravemente sospetto di deviazionismo di sinistra, essendo adottato da quei decadenti esteti arrampicatori di paracarri dei dolomitisti.
Nelle vere Alpi, ove la lotta è reale e fondamento e misura del bene, i pantaloni all azuava devono essere in doppia lana cardata e tessuta a principe di Galles di colore grigio.
Come massima licenza (e solo per chi abbia adeguatamente meritato sul campo) possono essere tollerate toppe in camoscio sul derriére.
@Alberto Benassi
Detto in modo brutale ma diretto come al tuo solito… Ma giusto.
sono sempre andato in montagna a fare il mio alpinismo , facendo solitarie, aprendo vie nuove, d’estate e d’inverno, facendo l’istruttore ai corsi, con spirito di libertà.
Adesso qualcuno dice, forse ordina, che bisogna attenersi ad una sterile (del resto c’è il virus) PROCEDURA.
Le solitarie no perchè troppo pericolose, ma anche in più di due non va bene, le invernali idem, vie nuove non se ne parla perchè il terreno nuovo è troppo rischioso.
Ma anche la corda, da sempre importante simbolo di condivisione, di solidarietà tra le persone, verrà invece vista come strumento di diffidenza verso il proprio compagno.
Sinceramente questo è veramente triste e personalmente non credo che potrò rispettare queste regole.
Arrestatemi pure.
@Lusa vero, ma io la leggerei cosi’: puoi andare in gruppi liberi di due persone ( ! ). Deroghe per le famiglie. Per le guide, sarebbero limitati ad un cliente. Rifugi e’ tutt’altro discorso. Dipende se ristoranti/bar/alberghi verranno riaperti…
Anche perchè:
NON dicono nulla delle Guide Alpine e dei vari Accompagnatori/guide.
NON dicono nulla dei Rifugi e circa modalità di apertura.
Insomma tutto verte semplicemente su una frequentazione esclusivamente familiare con solo un eventuale estraneo/estranea aggiunto (insomma una famiglia allargata).
Bambén (pronunciato come Abatantuono in “Marrakech Express 🙂 ), Hitler quanto il suo compare Mussolini e ogni politico che si rispetti non sarebbero andati molto lontano senza lo stuolo di servitori, tirapiedi e portaborse.
Così come è poco produttivo dar voce a commenti insensati e poco coerenti, sarebbe ideale non alimentare il possibile scenario offerto dai nostri governanti.
In montagna sì, ma senza maschere e distanze.
In montagna sì, per sostenere l’economia delle Terre Alte – magari da raggiungere quanto più possibile a piedi e non con il favore di camionette e fuoristrada (stile Etna, anche se lei dimostra che sa difendersi dagli assalti).
In montagna sì, con il solo consumo di prodotti locali.
In montagna sì, con ritmi, competenze e preparazione adeguati all’area visitata – no mordi e fuggi.
In montagna sì, senza musica (di dubbio gusto) che fa scoppiare i timpani e distrae dalla poesia.
In montagna sì, con gruppi piccoli per poter gestire sicurezza e pericoli.
In montagna sì, senza moto che ti sfrecciano accanto.
In montagna sì, ….
Hanno scoperto l’acqua calda i Tedeschi. Pensino a metter la regola del caschetto. Il bimbo che arrampica ne è sprovvisto. In montagna c’è anche la gravità e qualcosa può cadere dall’alto.
@ginesi Grazie per la segnalazione! E’ perfino piu’ stretto di quello che pensavo io, ma credo accettabile. Francamente spero in qualcosa del genere.
Qui da noi invece ci mettiamo tafazziamente i bastoni fra le ruote da soli.
Vedi proposta Rampini.
Vedi chi farnetica di dispenser di gel lungo i sentieri o di distanze di sicurezza dalla moglie.
Lusa, raus! Dietro alla lavagna!
In ginocchio sui ceci! 😂😂😂
tanto per andare all’essenziale
https://pareti.it/ecco-le-nuove-regole-tedesche-per-la-scalata/?fbclid=IwAR2VebqjPWII6uEdvSNPq69w7cgFDXuQZD5lK8t14FgKpxZUFFJNajFETb8
@grazia “per non alimentare un pensiero, basta non commentare.”
anima candida… :o) non sempre, non per tutti, non dovunque.
quanto a questo Lusa, che fosse la controfigura un pò un pò para.. di qualcuno lo si intuiva già dai post precedenti… però era proprio necessario? il tema era interessante ed il confronto poteva anche non buttarsi, nei limiti del possibile, in caciara
A proposito, il buon Benassi poi armato di tutto punto si calerà dall’alto in doppia per ripulire con il disinfettante dove ho toccato con le mani e piedi la roccia affinchè l’eventuale ripetitore arrampichi senza lo spettro di contrarre il coronavirus.
Comunque, se tutti voi, carichi della vostra ideologia nazionalpopolare, non aveste vergognosamente attaccato il Crovella, tutta quella interminabile diatriba non sarebbe mai nata e la storia sarebbe morta e sepolta da un pezzo.
Invece no! Tutti a brontolare: “Ma guarda qua! Ma guarda là! Ma guarda su! Ma guarda giú!”.
Dopo tutti i vostri attacchi io invece, solo nel mio cantone, sospiravo: “Crovella l’è spacià! Crovella l’è spacià!”. Insomma, mi prendeva un groppo alla gola, a me e pure al Pavanati.
Invece il buon Carlo è riuscito a salvarsi con un colpo di reni all’ultimo secondo: razza sabauda.
Diabolico Crovella! Fagliela vedere a tutti quegli alpinisti rammolliti e nazionalpopolari (insomma, alla Pippo Baudo) intruppati a testa bassa sulla via normale del Monte Bianco!
… … …
Morale della favola: voi, scandalizzati come vecchie beghine, avete rifiutato “Piú montagna per pochi” e ora vi trovate con un “Niente montagna per tutti”. Ben vi sta!
P.S. Copyright per i dialoghi: Catenacci, Alto gradimento, 1970-197? Chi non era ancora nato non sa niente: eviti di sproloquiare. Chi non capisce stia zitto.
N.B. mi scuso con chi – a torto – si è eventualmente risentito.
P.P.S. Soprattutto, spero di non aver risvegliato il can che dorme. 😂😂😂
In attesa di una risposta da Crovella, per rimanere nel tema dell’articolo, come farei a continuare a praticare il free solo che per filosofia rinuncia a qualsiasi protezione ad esclusione del sacchetto con la magnesite?
Solamente fino all’attacco di una via indosserò mascherina e guanti chirurgici e il disinfettante per le mani certamente lo userò dopo aver espletato i bisogni corporali (per scongiurare il rischio di salmonellosi).
Lo dico pianissimo (come Rita Pavone) in un bisbiglio all’orecchio di chi vuol sentire: per non alimentare un pensiero, basta non commentare.
Se per la salvezza dell’umanità dovessimo ritornare alle nostre origini o quasi, io mi auspico che venga reintrodotto obbligatoriamente anche l’uso dei pantaloni alla zuava in velluto, pur sapendo fin da ora che si scatenerà una feroce e mortale diatriba per stabilire quale velluto utilizzare fra il 250, 500 e 1000 righe (coste).
Nooo … nooo Lusa. Per pietà! Non andare di nuovo a sollevare questo tema già ampiamente discusso nei mesi scorsi. Fai qualcosa per distrarti diversamente. Attacca me o qualcun’altro. È già dura stare disciplinatamente in casa. Che gli Dei dell’Alpe abbiano pietà di noi.
@lusa no, davvero… così svegli l’orco.
affollamento-in-montagna-esiste-davvero
leggiti qui, una monografia abbondante del Crovella pensiero. ti basta per tutto il Covid19, e anche per il 20 e il 21…
non riportare qui dentro la questione o è la fine
Arridaie con la nobiltà sabauda e tutte le minchiate che ne conseguono.
Il tema è “si riandrà in montagna e con quali precauzioni”, non con quante persone.
Peraltro da che mondo è mondo in montagna la gente non si aggrega, chiunque si rompe fortemente le palle se su un sentiero, una via un monotiro in falesia trova davanti a se dieci persone.
Chiunque abiti l’orbe terraqueo, di lignaggio nobile o meno, sia il climeber imbizzarrito di 16 anni o l’ottuagenario arrancatole di sentieri, sabaudo, ligure o siculo si rompe le palle se deve fare la fila ai monti.
BAsta con ste tirate da caiano nobile. Ognuno di noi è sufficientemente grandino e autosufficiente da andare dove vuole con chi vuole e si sta semplicemente interrogando su come potrà riprendere a farlo.
Non sei una razza eletta, sei solo un terrificante infestatore di thread.
L’affollamento non centra una beneamata minchia (cit.), a parte rifugi e impianti, perché se il problema c’è c’è anche fra i due o i tre di una cordata.
Crovella dice: la mia filosofia è “Più montagna per pochi”.
Quali sarebbero i pochi? Chi determina il quantitativo e le modalità? Vi è un garante?
Una visione alquanto aristocratico sabauda. Personalmente mi ritengo tra i “molti” e quindi che faccio?
Attendo risposta da Crovella.
@ 255: io da molti decenni quegli standard, cioè anche quando non si pensava neppure al rischio epidemia. lo faccio per mia indole personale. In più, per riservatezza sabauda, non amo l’affollamento né tanto meno gli “assembramenti” (non solo in montagna, ma in particolare in montagna). Non so sei hai letto gli articoli dell’autunno 2019 (ben prima dell’epidemia) e il relativi dibattiti, ma la mia filosofia è “Più montagna per pochi”. Da decenni auspico una montagna meno affollata, a prescindere dall’epidemia. Per cui da decine d’anni faccio gite (sia con gli sci che d’estate) andando in valloni dimenticati da Dio, anche perché ho un particolare gusto esplorativo. Per esempio il giorno di Ferragosto 2019 in alta Val Susa, quando tutti si assembravano per le tradizionali grigliate, io ho fatto una gita con mia moglie e mia figlia in un vallone dove non abbiamo incontrato nessun essere umani (in realtà tre tedeschi in vetta, ma erano saliti dal versante opposto e dopo due convenevoli di là se ne sono scesi). Questo potrebbe diventare lo standard per tutti del prossimo futuro, non solo per l’estate 2020. Il punto è che per me è uno standard ideale che già applico da decenni. Ma per voi? Saprete rinunciare alla gita in compagnia? Saprete rinunciare all’arrapicata su difficoltà tali che non possono essere affrontate se non con la sicurezza della cordata e non in solitaria? I professionisti (guide, rifugisti ecc) sapranno adattarsi a questi standard anche nel medio termine? La prova di maturità non sarà da parte di chi ha una concezione come la mia, ma da chi ha la concezione diametralmente opposta… Chi si sente “derubato”, oggi come oggi, perchè non può fare una corsetta in pianura, domani e dopodomani saprà andare in montagna in modo austero e rigoroso dei precetti di sicurezza? Mah… io dubito e questo spingerà le autorità a essere molto stringenti nelle regole anche per il futuro… Magari sbaglio, vedremo. Ai posteri l’ardua sentenza
E, mi permetto di aggiungere, forse la “corsetta nel parco” non sarebbe più vista come un capriccio edonistico.
“Oppure possiamo cercare di adottare comportamenti di buon senso, cioè non assembrarci, non starnutirci in faccia, lavandoci le mani più spesso, e accettare il fatto che d’ora in avanti il Covid accompagnerà le nostre vite?”
se tutti quelli che si preoccupano del covid come della peste bubbonica (quando da stime realistiche pare abbia una incidenza di mortalità dalle parti dello 0,2 e qualcosa) si preoccupassero allo stesso modo del cancro o delle malattie cardiovascolari, da domani mecdonald fallirebbe, i verdurai bio diverrebbero miliardari e i consorzi agrari finirebbero le semente da orto…
MA si sa, il pilotaggio delle teste con l’informazione fa miracoli
@govi “Ci lamentiamo ma e’ a causa di questo che il nostro confinamento e’ diverso da quello in Germania e in Inghilterra. ”
in questo sbagli. siamo così perché chi ci governa ha fatto e sta facendo scelte folli. Che poi l’indole italica media sia diversa da quella teutonica e britannica possiamo essere d’accordo, ma le scelte non sono conseguenze, sono scelte di governo a monte, non si comprende assunte sulla scorta di quali parametri né quali risultati abbiano dato, mentre mostrano discutibilissimi profili giuridici e insensate disparità di trattamento di situazioni analoghe, nel tipico costume italico.
Anche se qualcuno ritorna alla carica con l’osservanza delle regole. Le regole devono avere un fondamento normativo ed uno pratico, non si può comprimere la libertà individuale delle persone per mesi con decreti ministeriali (o peggio con circolari interpretative, come quella dell’interno sui duecento metri da casa), semplicemente perché nel nostro ordinamento quelle non sono regole cogenti.
Perché una regola, epr quanto legittima sotto il profilo giuridico, trovi anche applicazione diffusa è bene che coloro che sono chiamati ad osservarla ne percepiscano il senso. vedremo cosa verrà fuori, ad oggi non si è percepito.
@Carlo
Mi sembra che almeno su questo siamo tutti d’accordo: non ha senso una attività in montagna con tutte le restrizioni che potrebbero essere previste per una “sicurezza sanitaria”. Meglio rinunciare piuttosto.
Ma è e deve essere necessario? Voglio dire… Se continuerà per 10 anni il trend attuale (300-500 nuovi contagi al giorno), è necessario mantenere distanziamento sociale, mascherine, ecc? Oppure possiamo cercare di adottare comportamenti di buon senso, cioè non assembrarci, non starnutirci in faccia, lavandoci le mani più spesso, e accettare il fatto che d’ora in avanti il Covid accompagnerà le nostre vite?
Caro Giacomo, non era ragionevole pensare che la Peste modificasse le caratteristiche dello spirito nazionale. Un’antropologo potrà tra qualche anno descrivere le connessioni tra le diverse strategie adottate dai paesi e le caratteristiche delle culture nazionali. Le decisioni hanno radici più profonde che non le diverse valutazioni dei numeri e dell’efficacia delle singole misure pratiche. In questi giorni ho riletto un vecchio scritto di Jung dedicato agli UFO(1958) “Un mito moderno; le cose che si vedono in cielo”. Anche la moderna Peste ha fatto emergere contenuti psichici profondi. Basta leggere con attenzione anche questo dibattito sul nostro blog. Come non vedere in trasparenza, al di là del merito, soprattutto nelle posizioni più estreme l’azioni di alcuni archetipi atemporali come direbbe Jung: la salvezza attraverso il sacrificio, la dipendenza dall’autorita’ paterna, la natura madre soccorrevole, la malattia come espiazione dei peccati, la congiura dei malvagi, la ricerca del capro, la palingenesi dopo la sofferenza, la purezza da ritrovare, la ribellione del puer aeternus…La Peste ha strofinato energicamente la lampada e da questa è uscita tanta roba, tante proiezioni che si agitavano sotterranee da un po’ di tempo, almeno dal passaggio di secolo, che ha sempre un’importanza significativa nella vita spirituale dei popoli. A livello individuale e collettivo ci sarà molto lavoro di consapevolezza da fare per evitare che interferisca troppo con l’adozione di soluzioni efficaci, anche se tutto ciò fa parte di noi, non è un cascame di epoche buie, e con questo dobbiamo fare i conti, con pazienza, empatia e senza arroganza, insieme alla ricerca del tipo di mascherina più efficace etc..Così parlò Bellavista 😇
@matteo
Ho smesso di mangiare carne 16 anni fa quando, trentenne (meglio tardi che mai), ho scoperto che molte azioni sono frutto di abitudini e retaggi culturali e che ero libera di scegliere cosa mangiare e come. Non a caso questo mio percorso è stato parallelo al cammino per diventare guida.
L’animalismo – mangiare animali, quali, in che modo – ha il suo fondamento su paradigmi culturali. Da noi il cane non si mangia, in Cina sì. Nel catanese vanno pazzi per la carne di cavallo, in Uk è considerata una barbarie.
Alimentazione a parte, anch’io credo molto nella forza dell’azione individuale e nella presa di coscienza che il nostro benessere (e non quello meramente economico!) dipende dal nostro stile di vita.
@govi
Può anche darsi, anche se ho molte riserve in merito, che la mascherina mi salvi dal covid19, ma certamente non mi terrà al riparo da tumori e malattie cardio-vascolari, se continuerò a vivere in aree altamente urbanizzate e devastate da ogni forma di inquinamento.
@stefano, @massimo, @agililfo, @lorenzo, d’accordo con voi.
Dopo un volontario mantenermi ai margini del dibattito conseguente al fatto che nei giorni scorsi ho già illustrato abbondantemente la mia posizione sul tema ( sintetizzo: “tornare in montagna è l’ultima delle preoccupazioni che avrà il Paese e lo si farà pienamente solo quando saremo tornati in una situazione pre-epidemia”), riprendo la parola solo per segnalare che in quasi tutto voi aleggia un equivoco di fondo. Probabilmente in buona fede, per carità, ma è questo equivoco che vi porta fuori strada. L’equivoco è il seguente: voi date per scontato che la “fase 2” corrisponderà al pieno ritorno alla situazione pre-epidemia e quindi comporterà il pieno reintegro di tutte le libertà personali, compresa quella di fare gite/arrampicate ecc. Non è così: la fase 2 sarà interlocutoria, a questa subentrerà una fase 3 e magari una fase 4 e forse anche una fase 5… solo quest’ultima (ammesso che sia davvero l’ultima) corrisponderà al pieno reintegro delle libertà personali. Quando avverrà la fase 5? nessuno può dirlo con certezza oggi: a naso io penso per Natale, ma è una sensazione strettamente personale. Di certo la piena libertà non corrisponderà alla fase 2 prevista per il 4 maggio prossimo. Forse la fase 3 (allo stato attuale ipotizzabile per l’estate 2020) prevederà una maggior libertà di movimento, compresa anche le attività sul territorio (fra cui l’andar in montagna), ma con significativi obblighi di applicazione: mascherine e guanti chirurgici sempre indossati, distanze di sicurezza anche sui sentieri (non parliamo nei rifugi) e magari pannelli di plexiglass a distanziare le persone. Se sarà così per l’estate 2020, significa che (nonostante il formale autorizzazione a muoversi in montagna) di fatto l’unica attività realisticamente praticabile saranno le escursioni solitarie. Infatti: vi immaginate arrampicare in cordata sistematicamente con mascherina e guanti? e poi: vi portate il pannello di plexiglass sulla schiena per interporlo fra voi e il vostro socio una volta arrivati in sosta? lo stesso vale per le gite di gruppo (alpinistiche e/o escursionistiche): magari si potranno formalmente fare, ma esclusivamente in fila indiana tenendo una certa distanza, chessò 5 metri, l’uno dall’altro… che senso ha? non parliamo poi dei rifugi: pannelli di pelxiglass in mezzo alle tavolate per dividere i commensali, forse addirittura nei dormitori e poi: i bagni in comune come si gestiranno? E gli impianti di risalita (parlo in un’ottica estiva)? forse si potrà andare uno per volta sui seggiolini delle seggiovie o negli ovetti delle cabinovie… ma per le funivie con benne da 30-50 posti? Faranno corse con 3 passeggeri per volta? Ma non conviene economicamente ai gestori, così come per i rifugi, la cui capienza sarà sensibilmente ridotta per “colpa” delle restrizioni applicative (spazi, pannelli ecc). Io credo che, nella prossima estate, molti rifugisti decideranno di non aprire: che vantaggio hanno ad avere massimo 10 ospiti al giorno? temo che ci sarà pochissimo lavoro per le guide e gli altri professionisti a vario titolo: chi mai sarà interessato a pagare l’onorario per avere una guida che sta “distante”?Bisogna quindi essere più realisti del re e mettere in conto che l’estate 2020 è praticamente “andata”. Nella migliore delle ipotesi, ripeto, si potranno fare escursioni in solitaria. Per me non è un problema perché, anche in condizioni normali, tendenzialmente gite da solo o al massimo con mia moglie… anche se staremo distanti 50 metri non avremo particolari condizionamenti (siamo sposati da 30 anni, non abbiamo “bisogno” di tenerci per mano in montagna…). Ma per chi va in montagna per altre motivazioni (arrampicare oppure socializzare oppure farsi condurre da guide ecc), di fatto sarà improponibile farlo nell’estate 2020. Però sottolineo che stiamo facendo i conti senza l’oste, ovvero non abbiamo la più pallida idea di quale regime di libertà-restrizioni sarà in vigore nei prossimi mesi. Occorre aspettare e adeguarsi alle norme stabilite dalle autorità. Tutto qui. Buona giornata a tutti!
Un braccialetto uguale per tutti? Per di più di plastica e dozzinale? A sinista porto il Rolex e a destra minimo voglio un braccialetto firmato Cartier.
La questione della mascherina, come quella dello sport durante il confinamento, ha a che fare con la nostra indole individualista e disobbediente. Ci lamentiamo ma e’ a causa di questo che il nostro confinamento e’ diverso da quello in Germania e in Inghilterra. E cosi’ per la mascherina. Se non ci fosse bisogno di norme astruse per farla indossare dove serve ( citta’, negozi, ecc ), non ci dovremmo porre il problema della deroga per la corsa o per la montagna…
@agilulfo
LA situazione che tu descrivi e il caso della uscita in montagna descrivono bene la difficolta’ di stabilire una norma che per me e’ importante in molte situazioni ( in generale quando ti muovi in citta’ o in zone con elevato passaggio di persone ). Ma se la fase 2 puo’ iniziare, devono trovare un modo affinche’ non debba essere applicata in modo ossessivo e pedante.
@Giacomo Govi
Oh! Ma vedi allora che la pensiamo allo stesso modo?
Fase 2 Wu Han… il video si trova comodamente su you tube.La vita nel posto più appestato del mondo (più o meno) sta ricominciando in maniera regolare, tutto aperto con limitazioni molto simili a quelle nostre di un mese fa. Ristoranti e bar aperti, metropolitane idem (servizi pubblici in genere) negozi che riprendono l’attività normale con, appunto, qualche limitazione su base di regola igienica.Qui siamo ancora a raccontarcela su come portarci il barile di disinfettante in parete… assurdo…!Ma ci rendiamo conto che più si tenta di imbrigliare e più ci si taglia le gambe da soli?Le responsabilità del disastro avvenuto a questo punto appaiono abbastanza chiare (scarica barile a parte), quindi anche considerando valide le restrizioni fin’ora adottate (evito di parlare di diritti calpestati senza ritegno), riprendiamoci la nostra libertà. Di pazzi ce ne sono tanti in giro ma come accade in Cina, la maggior parte della popolazione si comporta in maniera prudenziale senza che puntino loro un fucile alla testa (malgrado le fiabe metropolitane che hanno girato on line per settimane…), solo perché l’hanno passata e non ci tengono a riprovare… ma diamo un p0′ di senso a questa umanità o ci piace essere filo-guidati anche per andare al cesso?Il turismo ci metterà di più a ripartire, per sua natura, non esistono ricette in proposito, arriverà da solo e si reinsedierà nei tempi che non sarà nessuno a decidere. Tutto il resto sono tentativi di piegare un sistema a nostro piacimento ma di solito accade esattamente l’opposto.Quanto all’andare per monti, anche rischiare di farsi male, fa parte dell’esistenza umana, che sia un capriccio lo dice solo chi vive allo stato di larva grato a mamma istituzione, ma l’istituzione siamo noi a crearla non il contrario.Vedo la gente che sta esplodendo, ieri a Torino una manifestazione in strada… tutti contro tutti… se non ci svegliamo subito per reimpostare quella che conoscevamo come normalità ciò che la sostituirà sarà molto brutto da vivere!
@Giacomo Govi (186)
Mi chiedo, ad esempio, se è corretto che, mentre passeggio per conto mio e indossando tutto quanto previsto dalle varie ordinanze regionali, io debba essere sanzionato se chi mi dovesse sottoporre ad un controllo ritenesse, evidentemente a sua discrezione, che non mi trovo in prossimità della mia abitazione.
La fase 2 potrebbe essere sfruttata per diffondere una campagna alimentare destinata alla crescita della consapevolezza che la nostra salute deriva dallo stile di vita; che le medicine curano i sintomi; che le malattie le produciamo noi.
Leggendo la proposta di Rampini mi pare che manchi chiaramente idea di cosa sia “riaprire”. Credo che “fase 2” debba comportare una sostanziale restituzione delle liberta’ del cittadino. Uscire di casa senza dovere avere un motivo autorizzato, senza cartacei, andare dove si vuole e con chi si vuole. Negozi aperti con entrata regolamentata, credo ristoranti e bar ancora chiusi. Cinema, concerti, riunioni massive ancora stop. Treni e mezzi pubblici da regolamentare ( io stesso non so come ). La questione della mascherina pure non e’ ovvia. In citta’ e in generale nelle situazioni di contatto pubblico frequente sicuramente ci va ( smettiamola di non voler capire a che serve ). Il problema e’ come distinguere/autorizzare i casi dove non e’ necessaria ( per esempio in montagna )
Io non vedo molto altro, ma attendo contributi. Non vedo per esempio che senso abbia vietare di andare in montagna “perche e’ potenzialmente pericoloso”. Non e’ coerente. Se gli ospedali sono ancora in crisi covid, significa che non si deve riaprire. Non sara’ il singolo incidente a creare problemi. Come non mi pare abbia senso limitare i posti in macchina (una automobile a testa, ma siamo matti? ).
@grazia “Naturalmente capisco il desiderio di ripartire, sia per la grave situazione economica, sia per motivi di salute fisica e mentale, tuttavia questo fermo, per quanto disastroso, rappresenta una grande opportunità.
Ogni attività, ogni settore, ogni porzione di questo pianeta dovrebbe impegnarsi a trovare soluzione per modelli più compatibili con la vita degli esseri umani e di tutti gli esseri viventi.”
condivido, potrebbe essere una bella opportunità di ripensamento, partendo dal singolo. LA macchina consumistica ripartirà immediatamente, stimolando acquisti e nuove modalità apparentemente più compatibili (leggevo stamani che già il settore auto prevede possibilità di grandi incentivi per il rilancio).
In realtà ci sarebbe da rallentare e molto, non da rilanciare e questa pausa forzata che a molti ha mostrato come si possa campare bene con ritmi più lenti, costumi essenziali e lavoro più tranquillo potrebbe essere una buona scintilla.
Anche se ci credo poco, le rivoluzioni partono dall’individuo, sempre. Io ho messo di mangiare animali tre anni fa, al termine di un percorso di dubbi iniziati sotto il profilo meramente etico e finito con la presa di coscienza di cosa sono i macelli e gli allevamenti intensivi (noi occidentali che ci scandalizziamo tanto dei wet market…).
Si può vivere bene con poco, scalando vicino, conoscendo quello che abbiamo, che spesso vediamo ma non guardiamo, e godendo dei piccoli piaceri della vita.
MA chi pensa non consuma e chi non consuma non è un buon cittadino di una civiltà occidentale basata sul pil.
ma tanto adesso ci metteranno UP o BRACCIALETTO obbligatori.
TGla7 stamani mattina ore 7.30
come se si fosse dei delinquenti
Se l’andare in montagna deve tradursi in una serie di ossessive pratiche sanitarie, credo si perda in toto il senso dell’andare in montagna.
Grazia, queste sono regole dettate dal buon senso, come è giusto che sia, e non da – come al solito – una macchina burocratica che continua ad alimentare se’ stessa.
Ribadisco.. Sono d’accordo in toto con le opinioni espresse da te e da Massimo, alle quali non mi viene da aggiungere nulla… se non da applaudire
Naturalmente capisco il desiderio di ripartire, sia per la grave situazione economica, sia per motivi di salute fisica e mentale, tuttavia questo fermo, per quanto disastroso, rappresenta una grande opportunità.
Ogni attività, ogni settore, ogni porzione di questo pianeta dovrebbe impegnarsi a trovare soluzione per modelli più compatibili con la vita degli esseri umani e di tutti gli esseri viventi.
Sarebbe un grande passo per l’umanità attuare un grande piano di rientro in cui viene ripensata ogni attività ridimensionando produzioni e consumi.
In montagna, per esempio, bisognerebbe bandire l’uso della plastica monouso, favorire trasporti comuni, il cammino a piedi, evitare il mordi e fuggi.
Sarebbe opportuno ridimensionare gli allevamenti e le colture intensive, ridurre le ore lavorative, favorire il consumo dei prodotti locali, promuovere l’attività fisica presso ogni azienda, ricreare gli asili vicini ai posti di lavoro.
Queste non sono che poche idee raccolte in due minuti.
Roberto, sono d’accordo con Massimo.
Per di più, non vogliamo renderci conto che le regole che verranno stabilite (non da noi) non riguarderanno una sola estate.
Il vademecum può essere inserito in uno di quei manualetti di surviving, vista la minuzia che scorpora ogni singola azione, neanche fosse un avvicinamento di guerra.
Specialisti hanno sottolineato che uno dei punti cardine della propagazione del virus è l’indebolimento delle difese immunitarie a causa dell’intenso inquinamento delle aree più colpite, e noi che facciamo? Inquiniamo tutto il resto del paese, montagne comprese.
Ormai mi sembra chiaro che il virus non si propaga così facilmente a tutta la popolazione (come cercano di convincerci da due mesi), e che in virtù delle ultime ricerche, è possibile trattare a casa i malati con semplici farmaci già in uso , guarendoli e senza farli arrivare in ospedale.
Oppure vogliamo continuare a perpetrare gli errori commessi, non solo passivamente, ma anche diventano palesemente complici?
Portare una mascherina tutto il giorno non mi sembra salutare: si finisce per essere a contatto continuo con ciò che la natura vuole fuori da noi. Finiremmo per soffrire tutti di patologie a carico del sistema respiratorio.
senza considerare che, a parte la cervellotica gestione di una uscita, per una via di 100 metri uno dovrebbe portarsi un saccone da 50 litri di disinfettante liquido, visto il numero di volte che se ne prevede l’utilizzo… bene peraltro ad oggi introvabile.,
E poi pensa la sfiga, se arrivato in cima, dopo tutto sto casino da psichiatrici, trovi un escursionista maleducato che starnutisce…
a volte star zitti sarebbe più opportuno ed elegante, che poi a qualche scriteriato amministratore non venga in mente di far tesoro di tali balzi d’ingegno.
@pasini “ma mi chiedo: ha senso?”
non ce l’ha, a mio avviso sotto alcun profilo, ne sanitario ne pratico. L’avvicinamento a due in macchina uno sul sedile posteriore opposto è degno dei Monty Python. forse lui gira con una Rolls che consente distanziamenti di tre metri… che poi, se uno sputata droplet nell’abitacolo, come la mettiamo?
la sosta a un metro di distanza… ma questo dove scala (taccio di quella appeso due metri sotto)?
Vietato andar da soli. e perché? che mi sembra l’opzione più sana.
solo un caiano dop poteva tirar fuori una serie di scemenze simili tutte insieme, manca l’alzabandiera prima di partire e poi c’è tutto (del resto basta leggere i commenti alla pagina fb di persone che, evidentemente, sono abituate a praticare per rendersi conto del realismo di una simile sortita…).
se uno ha paura del virus stia fermo immobile a casa, con la tutta antiNBC e vivrà tranquillo, se non gli viene un cancro, un ictus o un infarto.
per gli altri direi di prenderla un pò più easy.
Che poi pure sta cosa delle goccioline che rimangono nell’aria mi sembra una solenne boiata, contraddetta da tutti gli addetti ai lavori.
cercate online un pò di foto di come fanno il lockdown gli inglesi e i tedeschi, che non mi pare stiano estinguendosi.
Il problema è la totale mancanza di idee e piani nel cervello centrale del paese, non il virus in montagna .
Ecco un’altra proposta concreta e molto dettagliata. Apprezzabile la buona volontà ma mi chiedo: ha senso? Se si tratta di mettere in piedi procedure così complicate non è meglio fare altro? In fondo non si tratta di una vita ma di un’estate..
https://www.facebook.com/317843921351/posts/10157983706381352/?d=n
Trovo pertinente al tema oggetto della discussione ľintervento n229 del Cai Ascoli Piceno. Bisogna avere il coraggio di chiedere e di ipotizzare un futuro. Condivisibile la possibilità di ripartire con un nuovo approccio al tema della frequentazione della montagna e soprattutto del riprendere ad effettuare attività motorie .
Questi scambi mi hanno portato a rileggere una celebre lettera di Guido Rossa, riporto qui i primi la prima parte.
Ottavio carissimo
l’indifferenza, il qualunquismo e l’ambizione che dominano nell’ambiente alpinistico in genere ma soprattutto in quello genovese, sono tra le squallide cose che mi lasciano scendere senza rimpianto la famosa “lizza” della mia stagione alpina.
Da ormai parecchi anni, mi ritrovo sempre più spesso a predicare agli amici che mi sono vicino l’assoluta necessità di trovare un valido interesse nell’esistenza, un interesse che si contrapponga a quello quasi inutile (e non nascondiamocelo, forse anche a noi stessi) dell’andare sui sassi. Che ci liberi dal vizio di quella droga che da troppi anni ci fa sognare e credere semidei o superuomini chiusi nel nostro solidale egoismo, unici abitanti di un pianeta senza problemi sociali, fatto di lisce e sterili pareti, sulle quali possiamo misurare il nostro orgoglio virile, il nostro coraggio, per poi raggiungere (meritato premio) un paradiso di vette pulite perfette e scintillanti di netta concezione tolemaica, dove per un attimo o per sempre possiamo dimenticare di essere gli abitanti di un mondo colmo di soprusi e ingiustizie, di un mondo dove un abitante su tre vive in uno stato di fame cronica, due su tre sono sottoalimentati e dove su sessanta milioni di morti all’anno, quaranta milioni muoiono di fame!
Con il CV il continente è isolato.
Finché c’è vita c’è speranza! Ma finché c’è Speranza ci sarà ancora vita?
Guido, hai semplicemente fatto un acquisto non conveniente.
Tutti i prodotti agricoli del consorzio che ti ho indicato sono acquistabili su richiesta, in qualunque periodo dell’anno, e non fanno nessuna sorta di sperequazione. Anzi, supportano diversi progetti umanitari e in questi giorni stanno distribuendo cestini alle famiglie più bisognose.
Fare acquisti consapevoli mi sembra alla base di ogni possibile cambiamento.
Buona domenica.
Buongiorno Grazia, le arance le ho acquistate nell’unico super del paese in cui abito (circa 9.000 abitanti) e dal quale non posso uscire per la sola spesa. Il super opera in tutte le regioni italiane! Mi chiedo se anche questi, come sempre di più in uso nel mondo, fanno i profitti nel Paese che per capacità glie li assicura e poi vanno a pagare le tasse nel Paese che per propria convenienza glie ne fa pagare di meno. Le tasse vanno pagate la dove si realizzano i profitti, come riconoscimento e perchè quegli Stati all’occorrenza utilizzano i soldi di quelli che hanno lavorato e pagato le tasse in quel Paese. All’epoca di Mani Pulite quando i PM interrogarono Enrico Cuccia questi affermò che i bilanci delle società sono quella tal cosa in cui ognuno ci può scrivere quello che vuole. Disse anche di mettere pure a verbale che in tantissimi anni di onorata carriera non aveva mai visto un bilancio in regola. Buona domenica, Guido.
Credo che in questo momento storico, ‘rieducare’ le persone all’attività motoria in ambiente risponda a un servizio sociale importante, per il recupero dell’equilibrio psicofisico compromesso dalla lunga cattività, sia in chiave di prevenzione di tante patologie indotte, con riverberi negativi sulla qualità della vita e sui costi sociali; sia come sostegno diffuso al turismo locale. Consideriamo che, per un po’, anche palestre e piscine saranno probabilmente meno accessibili. In sintesi, chiusa in casa o nei luoghi di lavoro, c’è un’intera popolazione cui gioverebbe, in tutti i sensi, la frequentazione della montagna e dell’ambiente in genere.
1. PARTENZE A PIEDI/TREK URBANI. Il diradamento è poco compatibile con un utilizzo promiscuo di auto o pullman. Potremmo ricominciare in modo graduale, proponendo percorsi con partenza a piedi dalle/nelle città. Molte città, come la mia Ascoli, hanno la fortuna di avere rilievi a tiro di gambe, tuttavia per una popolazione di ogni fascia di età che deve riabituarsi all’attività motoria all’aperto, trekking urbani o camminate sulla spiaggia potrebbero andare benissimo: questa pandemia ha costretto ad adattarci a cose ben peggiori.
2. TRASFERIMENTI AUTONOMI CON AUTO PROPRIE. Ancora per diversi mesi avremo a che fare con criticità importanti, come gli asintomatici diffusori di contagio, la vulnerabilità degli anziani e/o persone con patologie (ma non soltanto, pare). Per evitare occasioni di assembramento, foriere di responsabilità morali prima ancora che giuridiche in caso di contagi e con rischio di scatenare nuovi focolai locali, dovremmo evitare i canonici appuntamenti per la partenza. Potremmo darci appuntamento direttamente sul luogo di partenza del percorso, con indicazione formale ai soci di organizzarsi autonomamente per rispettare, sotto propria responsabilità e dunque con espresso esonero degli organizzatori, le misure precauzionali (distanze, mascherine, guanti, igienizzanti etc) ed altre eventuali che, ad oggi, non possiamo prevedere.
3. PICCOLI GRUPPI SU PERCORSI DIVERSI. Presumendo che in ambiente e distanziati potrebbe non essere necessario indossare mascherine e guanti (verificheremo presto la funzionalità delle mascherine ‘tecniche‘), ammucchiare troppa gente resterà comunque sconsigliato per un po’: in base alla disponibilità degli accompagnatori potremmo diversificare i percorsi nella stessa giornata, per realizzare gruppi contenuti entro un massimo di 5-10 persone. Sarebbero necessarie le prenotazioni e anche uno sforzo organizzativo supplementare non indifferente, che darebbe il segnale di un impegno proattivo da parte delle sezioni a beneficio dei territorio.
4. PICCOLI GRUPPI A PRANZO/PRANZI AL SACCO ‘SOLIDALI’. Diversificare gli itinerari domenicali ‘costruendo’ piccoli gruppi con mete diverse agevolerebbe anche il pasto, se pensiamo alle nostre piccole trattorie di montagna in cui per un po’ di tempo non potremo stiparci ai tavoli come prima. Continueremmo così a sostenere le comunità di montagna, specie nelle zone colpite dal terremoto, che devono ancora vedere un vero inizio della ‘ricostruzione’ e a causa dell’emergenza sanitaria rischiano una ulteriore battuta di arresto. In alternativa al pranzo canonico, potremmo anche organizzarci per prenotare nei paesi di transito dei sacchetti da consumare all’aperto, ben distanziati su un bel prato o sulla piazzetta di un borgo.
Possono suonare discorsi prematuri, ma trovo che sia un modo concreto, sano e solidale per ‘essere CAI’ nell’emergenza e coltivare un legame operativo e utile alle comunità, come ‘popolo della montagna’ in generale. La montagna è bella in compagnia: anche ai tempi di un virus che ci ha lanciato una sfida a ripensare tutto delle nostre società. Raccogliamola.
Paola Romanucci, presidente del CAI di Ascoli Piceno
4,06 €/KG
Beh, Guido, secondo me ti hanno fregato, ieri lane late bio erano a 2.2 €/kg e i tarocchi (sacco) a 1.8€/kg!
Non erano IGP ma italiane e buone
Buongiorno Guido,
non so da chi tu abbia acquistato le arance, ma quello che hai indicato è un prezzo esorbitante. Trovo opportuno chiedere al produttore onesto che te le invia la ragione di tali costo e i dettagli sui proventi.
Per farti un’idea, ti invito a consultare il sito http://www.legallinefelici.bio, dove potrai leggere che una cassetta di 12 kg di arance biologiche ha un costo di 20 €.
Mentre scrivo si è aperta la danza degli elementi di Donna Etna con colata, fontane di lava e ricaduta di ceneri.
Grazia, il 15.04 ho acquistato al super tre arance rosse di Sicilia IGP e le ho pagate 4,06 €/KG. Ha chi vanno tutti questi soldi?
Ragazzi, di prima mattina così pronti a denigrare, eh? L’effetto della quarantena si vede!!
Naturalmente non giustifico le poche euro agli immigrati perché si tratta di puro schiavismo.
Però i margini in campagna non consentono sempre di poter mettere in regola e a volte c’è bisogno solo di aiuto per qualche giornata, quando il lavoro si fa più intenso.
Meglio tardi che mai, da domani in Sicilia sarà consentito andare a lavorare nel proprio orto, anche se si trova in un altro comune.
Effettivamente (commento 223), per tentare di risolvere il problema della scarsità di manodopera nei campi, ci si potrebbe rivolgere a chi percepisce il cosiddetto “reddito di cittadinanza”: “Signori, vi abbiamo trovato un lavoro: in campagna. Lí guadagnerete. Non piú stravaccati sul divano. Non piú lavorando in nero. Se rifiuterete, addio al vostro reddito di cittadinanza”.
Ovviamente, però, bisognerebbe pagare la giusta mercede: è troppo comodo servirsi di africani a tre euro all’ora. Pagate il giusto, e vedrete che qualche italiano comincerà a lavorare in campagna. Risolveremo il problema della carenza di manodopera in quel settore e, in parte, quello della disoccupazione (a volte falsa disoccupazione, cioè lavoro in nero).
In conclusione:
1) Lavoratori sí, redditi di cittadinanza no.
2) Lavoratori sí, schiavi no.
3) Lavoratori regolari sí, lavoratori in nero no.
… … …
Almeno tentare? No, eh?
è divertente tornare ogni tanto su questo sito e vedere come crovella & ve le cantano a regola d’arte. facevate tanto i ganzi a credere che siccome voi non state nella pelle a correre fuori allora tutti hanno lo stesso desiderio. invece vi siete presi due sberle sul muso. vi manca l’attività fisica? andate a lavorare nei campi a 10 euro al giorno: manca mano d’opera perchè gli immigrati clandestini sono scappati all’inizio dell’epidemia per paura
In effetti oltre a dispiacermi per chi ha trovato opportuno mettere in rete il brevissimo filmato, mi rammarico per i protagonisti che hanno sentito necessario accompagnare i loro momenti con una registrazione. Forse proprio perché sono giovani, è ormai imperativo fare foto o video di ciò che si fa, altrimenti sembra che non lo si sia fatto. Ma questo è un altro tema.
In piemontese c’è una parola adatta che si potrebbe applicare a questo video self-evident: “balengu”. Ce ne sarebbe un’altra più greve ma lasciamo perdere. Non mi scandalizza l’infantilismo. Non esistono eroi senza macchia. Chiunque abbia frequentato il retrobottega di ogni professione, anche le più nobili, potrebbe raccontare di tutto, compresi gli “eroi” della sanità. La qualità umana non è direttamente proporzionale alla prestazione. Quello che ogni volta mi meraviglia anche quando escono registrazioni di telefonate è il fatto che un sacco di persone non si pongono il problema che oggi tutto diventa pubblico. Eppure questi due sono giovani e dovrebbero saperlo. Un po’ di sculacciate sul culetto fanno comunque bene ai bimbi. Io sono per metodi pedagogici tradizionali. Questo non significa nulla rispetto al dibattito che si è svolto qui. Assumere posizioni manichee e giudicanti e usare casi estremi come esempio non serve molto. Certamente esistono versioni “caricaturali” delle varie posizioni: dal “puer aeternus” al senex sadico e punitivo. In realtà il partito dei rispettosi delle regole (al quale appartengo) ha diverse sfumature, così come il partito dei ribelli. Problemi complessi si affrontano accettando e rispettando la complessità e non semplificando per limiti cognitivi e bisogni emotivi di sfogare problematiche personali poco elaborate nelle sedi opportune. Buona domenica.
Mi sono applicata a guardare il video, anche se non conoscendo i soggetti, non mi interessava 🙂
First. Per quanto ne sappia, potrebbero essere a casa loro. Non conosco questi ragazzi e non ho idea di dove stiano.
Second. Mi pare chiaro che il messaggio era diretto a gente che conoscevano (per questo hanno elencato località precise).
Third. È un video di due minuti che non prova nulla.
Fourth. Non avete proprio null’altro a cui pensare che attaccare il prossimo? 🙂
L’articolo proposto dalla redazione invitava, nonostante la criticità del periodo che stiamo vivendo, a trovare insieme soluzioni costruttive.
Ma state dimostrando quanto si possa continuare a separare e disgregare e dileggiare senza motivazioni valide e solo per il piacere di farlo.
Guarda il filmato e non tergiversare e sviare il contenuto del filmato con vuote parole e concetti balzani. Le esalazioni dell’Etna se non si fa attenzione possono ottenebrare la mente. Se non puoi commentare il filmato astieniti anche dal commentare i provvedimenti delle restrizioni. Coerenza!
Premettendo che sto leggendo tutta la discussione perché, a modo suo, molto interessante, ho la sensazione che stia diventando uno degli offtopic più lunghi dai (bei) tempi di Fuorivia, ma almeno là ce la si faceva addosso dal ridere e alla fine si andava a bere all’Insonnia 😀
Insomma, quando si comincia a scambiare opinioni concrete sulla fase 2 in montagna?
Francamente, Lusa, mi sembri disturbata da molte cose! 🙂
Tu e Crovella mi avete fatto venire in mente un tipo che davanti al supermercato si è scocciato perché invece di stare in fila , camminavo nel parcheggio leggendo. Credo che avrebbe voluto che stessi come lui e gli altri tutto e sull’attenti a rimirare l’ingresso come fosse un oracolo con aria mesta.
Sicuramente gli sarebbe piaciuto fare come me, ma non avendone lo slancio, ha preferito prendersela con me, ma alla mia risposta “Buonasera, posso aiutarla?” si è smarrito.
grazia io non commento perchè (non è la foto) ma il filmato e le parole che si commentano da sole https://video.lastampa.it/cuneo/guida-alpina-di-paesana-deride-in-un-video-chi-sta-a-casa-per-il-coronavirus-sospeso-dal-soccorso-alpino/113260/113274
Che ti metti a fare anche la censore? Sveglia, levati il prosciutto dagli occhi.
Quello che mi ha disturbato del filmato sono gli auguri di buon covid a tutti che ha espresso quel signore con il pearcing sulla lingua.
Brava, Lusa, non commentare perché, a giudicare dalla foto, non c’eri anche te.
Crovella, da persona pensante non mi metto a giudicare il comportamento di qualcuno, tanto meno di un collega, da un semplice video e quattro parole scritte.
Se non ci sono, non posso permettermi di fare commenti.
Faccio, invece, i miei complimenti a chi ha messo in rete il video, consapevole o meno delle conseguenze a cui sarebbero andati incontro gli attori, per di più con cariche importanti.
Ma siccome sui social è molto in voga sparare alle spalle, non sono sorpresa.
Se conoscessi Fantoni, certamente lo contatterei per chiedergli come sia andata, ma resta, in tutti i casi, una sua esperienza personale.
Chissà se è vero? No comment.
https://www.lastampa.it/cuneo/2020/04/18/news/chiedo-scusa-parla-la-guida-del-soccorso-alpino-sospesa-dopo-il-video-sfotto-contro-chi-resta-a-casa-per-il-covid-19-1.38734010
La mamma degli scemi è sempre incinta, viene da dire. Chissà se è vero?
Bertoncelli, grazie dell’invito ma a scalare con Crovella non ci andrei (con rispetto parlando). Semmai andiamo noi due.
Che dire, non abbiamo imparato nulla!
La Cina riapre subito i Wet market: una minaccia per la salute mondiale.
https://valori.it/cina-wet-market-commercio-animali-selvatici/?fbclid=IwAR1GibhqO9fAmzPLcLui0NRWWRZf05p47XvM05XF27wKULOB4Y47W6Vl3Is
https://www.repubblica.it/dossier/ambiente/biodiversita/2020/04/15/news/il_lockdown_favorisce_i_bracconieri-254069477/
Non è accettabile essere presi anche in giro noi che siamo chiusi in casa, sarà mica una Fake?
https://video.lastampa.it/cuneo/guida-alpina-di-paesana-deride-in-un-video-chi-sta-a-casa-per-il-coronavirus-sospeso-dal-soccorso-alpino/113260/113274
Per tutti ma di più per qualcuno… rilassatevi!Baci senza lingua ma con la mascherinahttps://www.youtube.com/watch?v=jdI3uSjKE34
@merlo grazie, amo molto bergonzoni, meno Luttazzi. ora me la leggo tre o quattro volte e sono certo di capirla (non è sarcastico, e che a volte non arrivo proprio velocemente a quanto esprimi).
Esempio di episodio di particolare gravità deontologica:
https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/04/17/news/covid_coronavirus_video_alberto_fantone_paesana_sospeso_dimissioni_sasp_socccorso_alpino_e_speleologico_piemonte_istruttore_-254293006/
Se avete la pazienza di leggere tutto il testo, verificherete che la posizione istituzionale delle Guide è di dire a tutti di stare assolutamente a casa, senza alcuna esitazione o protesta sulla fondatezza o meno delle restrizioni ecc. Per cui chi fra di voi è un professionista non è in contrasto con un Crovella qualsiasi, ma con la posizione ufficiale della vostra istituzione. Di conseguenza: o vi allineate o uscite dall’istituzione.
—
Non credo assolutamente che questa maratona sia inutile perché ha dimostrato che non è vero (come evidentemente davate per scontato) che tutti gli appassionati di montagna stiano premendo per la riapertura. Vi sono infatti anche gli individui che, seppur molto appassionati, comprendono con maturità che il senso di responsabilità deve venire prima: rispettare le regole, sia quelle attualmente in vigore sia quelle che verranno negli auspicati nuovi atti governativi. Con la consapevolezza che le tempistiche complessive dei futuri e graduali step (verso la normalita) potrebbero essere molto lunghe (in soldoni: probabile che salti l’estate 2020 e chissa’, forse anche l’inverno prossimo).
Massimo, ho appena enumerato più o meno le stesse cose in un altro post a proposito del numero dei figli di una famiglia.
Commento 199: la risposta è incompleta.
Per molti – moltissimi – il piano era invece questo: “Ora abbattiamo il regime fascista, servendoci anche dei partigiani liberali, dei partigiani popolari, dei partigiani socialisti, di tutti i partigiani che vogliono ripristinare la democrazia. Poi però instauriamo un regime comunista. Uguale a quello di Stalin”.
Saremmo caduti dalla padella alla brace.
… … …
Questa si chiama Storia. Quella che non ci hanno insegnato a scuola.
Firmato: Fabio Bertoncelli.
Nato e abitante da sempre a Castelfranco Emilia (Modena, Emilia-Romagna): la vera, storica, unica e indiscussa capitale del famigerato TRIANGOLO DELLA MORTE.
Ora capite il motivo – uno dei motivi – per cui detesto tanto il comunismo? Oltre a detestare, BENINTESO, il fascismo, il nazismo e tutte le altre dittature che opprimono l’umanità?
E voi mi capirete se dico che, su questo tema, mi inalbero sempre un po’. Leggerissimamente.
… … …
E se qualcuno mi contestasse di essere andato fuori tema, a lui risponderò: ci sono cose piú importanti del tuo fuori tema.
Ci vorrebbe la rotondità di Bergonzoni, o il bisturi di Luttazzi, più che la pedanteria di merlo.
Però la so.
Finché abbiamo da difendere qualcosa – in questo caso una posizione, ma è sempre una posizione – arriveremo ad adottare qualunque mezzo inclusi quelli da sempre denigrati, arriveremo a sopraffare, a contraddirci.
È una considerazione che non allude a non prendere posizione ma a non identificarcisi.
L’identificazione crea ideologia e l’ideologia riduce l’infinito al misero io.
L’io rigenera la storia nota, il progresso è solo materiale.
I risultati sono qui, dappertutto.
Al termine di questa lunga maratona che, more solito e grazie alle lunghe tirate sabaude è servita a nulla, a me rimane una curiosità antropologica, su cui magari merlo di cui leggo con grande attenzione i contributi (pur non capendo sempre tutto), potrebbe darci illuminante lettura.
Come mai i crovelli e gli ultimi emuli (che non sanno quel che dicono quando si apparentano ai nonni scappati ai monti) solo in questo contesto hanno scoperto di essere i partigiani johnny della mascherina dello stare a casa in forza di un principio etico e filantropico volto al bene dell’umanità e la stessa problematica non se la pongono quando comprano telefonini, sci, giacche, elettrodomestici, fanno benzina alle loro macchinine, vanno al centro commerciale a comprare le loro belle bistecche da allevamento intensivo, accendono i condizionatori nei loro studi da consulenti societari accaldati, quando appestano con il loro diesel i tornanti del moncenisio e così via?
Come mai arriva ora e tutto insieme il dilemma etico della loro impronta sul mondo?
https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/18/news/estate_montagna_senza_rifugi-254318151/?ref=RHPPLF-BH-I254328403-C8-P3-S2.4-T2