Tiziana Weiss e Wikipedia

Tiziana Weiss e Wikipedia

L’indice di notorietà di un personaggio è oggi determinato assai spesso dalla presenza o meno su Wikipedia, l’enciclopedia digitale diffusa in tutto il mondo e in parecchie lingue. Il servizio che Wikipedia svolge per l’informazione è gigantesco, tutti ce ne serviamo: come potremmo fare senza?

Non basta fare grandi imprese, però, per meritarsi la presenza nel database internazionale: occorre essere noti soprattutto a livello digitale. Uno può aver scritto decine di libri in passato, può aver fatto imprese mirabolanti: ma se non è presente almeno un certo numero di link a questi fatti od oggetti, spesso il passaporto a Wikipedia è negato da coloro che sono preposti alla vigilanza.

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A mio parere, per ciò che riguarda l’informazione relativa alla storia dell’alpinismo, è difficile avere link ai contenuti delle biblioteche: ne deriva che è molto più facile inserire in Wikipedia un personaggio odierno che uno del passato, a parità di importanza.

La prova di quanto stiamo dicendo ce la dà proprio lo sforzo (di reale sforzo si è trattato) compiuto dal triestino Flavio Ghio per inserire la sua concittadina Tiziana Weiss, scomparsa la bellezza di 38 anni fa. Il suo testo originario di presentazione della Weiss era stato rifiutato: motivi erano la Formattazione, l’Enciclopedicità e la Non neutralità. Ghio mi chiedeva perfino se conoscevo un modo per “spezzare l’ostinazione secondo la quale Tiziana non ha le caratteristiche per essere considerata enciclopedica, mentre nell’ambiente alpinistico degli anni Settanta era molto conosciuta“.

Alla fine la questione è stata risolta con tagli drastici al testo. Ne è derivato un “testino”, senza arte né parte, che riportiamo al fondo del post, in modo che possa essere confrontato con il testo originale, riprodotto qui sotto.

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Tiziana Weiss, testo originale
di Flavio Ghio
Tiziana Weiss (Trieste, 2 febbraio 1952 – Verona, 26 luglio 1978) è stata un’alpinista italiana.

Biografia e ascensioni
Tiziana Weiss è stata un’alpinista italiana. Nata a Trieste il 2 febbraio 1952 e morta in un incidente di montagna nel luglio 1978. Pur arrampicando da capocordata su difficoltà, classificate estreme, ha vissuto e interpretato l’alpinismo non come mera pratica sportiva ma come un percorso verso la Natura e la sua grande bellezza.
Frequenta giovanissima la montagna, grazie alle escursioni compiute con i genitori. 1
Dodicenne, s’imbatte in un gruppo di rocciatori di ritorno da una scalata, ne rimane colpita al punto da stupirli con le sue profonde domande. 2
Inizia a frequentare la Val Rosandra, la palestra di roccia degli alpinisti triestini.
Lì nel 1970, incontra Enzo Cozzolino, il famoso rocciatore che ha aperto la strada al settimo grado. 3
Lo vede arrampicare e ne rimane affascinata. Iniziano a frequentarsi.
Cozzolino si interessa al suo apprendistato di rocciatrice. Il loro rapporto oltrepassa la semplice amicizia4.
Primavera del ‘72, il suo esordio in roccia. Fin dall’inizio, Tiziana vuole alternarsi al comando della cordata e condividere con il compagno la responsabilità della salita.
Il 18 giugno ’72 sale lo Spigolo Jori alla Punta Fiames, la sua prima via di quinto grado ma il tempo della gioia è breve; quella stessa domenica Enzo Cozzolino perde la vita cadendo dalla Torre di Babele, in Civetta.
L’ambiente alpinistico è attonito, Tiziana ne è segnata.
Vuole sapere come sia potuto accadere, va a parlare con Mario Zandonella, il solo testimone della caduta di Enzo Cozzolino.5
Poi reagisce. In un mese sale dieci vie, tra queste la Pisoni alla Cima Scotoni, la Tridentina e il primo spigolo alla Tofana, il diedro Quinz al Pianoro dei Tocci e il Campanile Dűlfer in Cadini di Misurina.

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Scopre il Brenta, affascinante gruppo dolomitico. Lì, salirà molte vie classiche, tra cui la via delle Guide, la via dei Francesi al Crozzon di Brenta, la Fox Stenico alla Cima d’Ambiez, la via Graffer allo spallone del Campanil Basso.
Scendendo dal Campanil Basso, cercando soccorso per il compagno ferito, ha un incidente che le impone un riposo forzato di mesi.6 A novembre, va a cogliere l’ultima via di quella stagione sfortunatissima, la Comici alla Torre Piccola di Falzarego.
All’inizio del ’73, compie la prima salita invernale della via Tridentina alla Tofana7 con Roberto Priolo.
In quella stagione porta a termine una trentina di salite, tra queste lo spigolo nord dell’Agner.
E’ tra le poche donne che in quegli anni affrontano il sesto grado da capocordata.
Grazie ad uno scooter, tra gli impegni quotidiani, inserisce brevi allenamenti in roccia. Durante uno di questi per lo staccarsi di un appiglio si frattura il bacino. Una nuova sosta forzata.
Riprende, sale la Steger al Catinaccio e un’altra ventina di salite importanti. Tra queste, la prima invernale della via Castiglioni al Sass Maor, con Piero Mozzi. 8
Le viene conferito il Premio Panathlon Sport e Studio, lo stesso premio che cinque anni prima era stato di Enzo Cozzolino
Il suo nome inizia ad essere conosciuto al di fuori dell’ambiente cittadino.9
Arrampica con alpinisti famosi, alcuni incontrati in montagna, altri ai festival di Trento o ai raduni come Gino e Silvia Buscaini, Peter Habeler, Giampiero Motti, Franco Piana, Alessandro Gogna.
Con una cordata tutta al femminile, lei e Riccarda de Eccher salgono lo Spigolo Tissi alla Torre Trieste. Partecipa alla prima edizione della Marcialonga aperta alle donne.
Dopo la laurea in Scienze Naturali, si dedica all’insegnamento.10
Da sempre affascinata dalle montagne himalayane11 partecipa alla spedizione che salirà l’Annapurna III, dove si adopera ad attrezzare i campi intermedi per la cordata di punta.

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L’esperienza la porta a decidere di riprovare partecipando spedizione che nel 1980 si propone di salire sull’Everest.
Nel frattempo intensifica gli allenamenti su ghiaccio. Sale il canalone Pallavicini al Grossglockner.
La domenica successiva è sulla via Frisch-Corradini alla Pala del Rifugio, una salita già percorsa. Cade durante una manovra di corda, per lo sciogliersi di un nodo. E’ il 23 luglio 1978. Per le conseguenze della caduta, tre giorni dopo, muore. Ha ventisei anni. 12
Nell’agosto 1980, Lorenzo Massarotto le dedica una sua prima ascensione sullo Spiz d’Agner Nord, la stessa cima sulla quale, dieci anni prima, anche Enzo Cozzolino aveva aperto una via nuova. 13
Emanuele Cassarà, famoso giornalista, scrittore e alpinista le dedica un capitolo del suo libro “Un alpinismo irripetibile”, intitolato «Tiziana Weiss, brava, giovane, bella» 14
Nel 2010 viene ricordata con il video “La montagna ad occhi aperti” prodotto da Piero Mozzi, che è stato suo compagno di vita e di corda.
Nel 2017 la vita di Enzo Cozzolino e Tiziana Weiss diventerà uno spettacolo teatrale.15

La comunità e le istituzioni La ricordano con:
Un belvedere e relativo sentiero 16 sul ciglione carsico in provincia di Trieste:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Aurisina_-Tiziana_Weiss.jpg URL visitato il 23/12/2015
Il sentiero naturalistico al monte Tinisa nelle Alpi Carniche: http://www.fornidisopra.com/?p=1964 URL visitato il 23/12/2015
L’istituto scolastico comprensivo “Tiziana Weiss”:
http://www.ictizianaweiss.gov.it/wm/index.php?option=com_content&view=article&id=51 URL visitato il 23/12/2015.

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Bibliografia
– Spiro dalla Porta Xydias, SE TU VENS… Cento anni di alpinismo triestino, Edizioni Lindt, Trieste, seconda edizione, 1985;
– Spiro dalla Porta Xydias, DONNE IN PARETE, Nordpress, Trieste, 2004;
– Spiro dalla Porta Xydias, ARRIVA LA TRENTA, Storie e imprese di alpinisti triestini, Edizioni Lindt, Trieste, 2011;
– Williams Cicely, DONNE IN CORDATA, con un’appendice a cura di Silvia Metzeltin Buscaini, Dall’Oglio, Milano, 1980;
– Livio Sirovich e Fabrizio Martini, Il Tinisa; ambiente e cultura di una montagna carnica (guida al sentiero naturalistico «Tiziana Weiss» tra Ampezzo e Sauris), Lint 1983, premio Cardo d’Argento al Festival della Montagna di Trento, ristampato nel 1992;
– Emanuele Cassarà, Un alpinismo irripetibile, Arti Grafiche San Rocco, Grugliasco, 1996;
– Nereo Zeper, Gli uomini e le montagne, Produzione Rai Regione FVG, 1998.

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Note

  1. Spiro dalla Porta Xydias, SE TU VENS… Cento anni di alpinismo triestino, Edizioni Lindt, Trieste, seconda edizione, 1985, pag. 208
  2. Reinhold Messner, Il settimo grado, Gorlich editore, Milano, 1972, pag. 13.
  3. 3. Spiro dalla Porta Xydias, SE TU VENS … cit. pag. 207
  4. Spiro dalla Porta Xydias, SE TU VENS … cit. pag. 209
  5. Mario Zandonella, Pareva accarezzasse la roccia… Lo Scarpone, luglio 1972
  6. Spiro dalla Porta Xydias, ARRIVA LA TRENTA, Storie e imprese di alpinisti triestini, Edizioni Lindt, Trieste, 2011, pag.147
  7. Spiro dalla Porta Xydias, SE TU VENS … cit. pag. 215
  8. Spiro dalla Porta Xydias, ARRIVA LA TRENTA, cit, pag.222
  9. Daniela Durissini, Montagne per passione, Edizioni Lindt, Trieste, 2011, pag.70
  10. Daniela Durissini, Montagne per passione, cit, pag.138
  11. Spiro dalla Porta Xydias, Donne in cordata, Nordpress, Trieste, 2004, pag.92
  12. Nereo Zeper, Gli uomini e le montagne, Produzione Rai Regione FVG, 1998
  13. Gogna Blog, https://gognablog.sherpa-gate.com/le-vie-e-la-via-del-mass/
  14. Emanuele Cassarà, Un alpinismo irripetibile, Arti Grafiche San Rocco, Grugliasco, 1996, pag. 247.
  15. http://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2016/05/26/news/pero-porteremo-in-scena-comici-e-i-grandi-alpinisti-1.13547880?refresh_ce
  16. Alessandro Ambrosi, Guida ai sentieri del Carso, Transalpina Editrice, Trieste, 2015, pag. 187

Collegamenti esterni
http://www.ictizianaweiss.gov.it/wm/index.php?option=com_content&view=article&id=48&Itemid=299 URL visitato il 23/12/2015
http://www.informatrieste.eu/articoli/?x=entry:entry120701-141034 URL visitato il 23/12/2015
http://www.paretiverticali.it/VIA%20FRISCH%20-%20CORRADINI%20ALLA%20PALA%20DEL%20RIFUGIO.htm URL visitato il 23/12/2015

Tiziana Weiss sulla via delle Ballerine, Val Rosandra, 12 dicembre 1976Tiziana Weiss sulla via delle Ballerine, Val Rosandra, 12 dicembre 1976

Tiziana Weiss, testo approvato e online
Tiziana Weiss (Trieste, 2 febbraio 1952Verona, 26 luglio 1978) è stata un’alpinista italiana.
Formatasi nell’ambiente alpinistico triestino, frequentando fin da giovanissima la Val Rosandra, nel 1970, incontra Enzo Cozzolino, l’arrampicatore triestino che è stato uno degli esponenti del movimento che ha aperto la via al settimo grado, e che rappresenterà per lei un modello. Alpinista totale, ha arrampicato sia su calcare e dolomia, sia su granito. La sua attività spazia su tutto l’arco alpino nel corso degli anni settanta.

Pur arrampicando da capocordata su difficoltà classificate estreme, ha vissuto e interpretato l’alpinismo non come mera pratica sportiva ma come un percorso più complesso. È tra le poche donne che in quegli anni affrontano il sesto grado da capocordata[1]. Tra le centinaia di scalate dolomitiche è da rimarcare la prima invernale della via Castiglioni al Sass Maor, salita con Piero Mozzi e lo spigolo Tissi alla Torre Trieste, in cordata femminile assieme a Riccarda de Eccher.

Per i meriti alpinistici le viene conferito il Premio Panathlon Sport e Studio, lo stesso premio che cinque anni prima era stato di Enzo Cozzolino. A metà degli anni settanta il suo nome inizia ad essere conosciuto al di fuori dell’ambiente triestino. Arrampica con importanti alpinisti, alcuni incontrati in montagna, altri ai festival di Trento o ai raduni, come Gino e Silvia Metzeltin Buscaini, Peter Habeler, Giampiero Motti, Franco Piana, Alessandro Gogna. Dopo la laurea in Scienze Naturali, si dedica all’insegnamento. Da sempre affascinata dalle montagne himalayane partecipa alla spedizione che salirà l’Annapurna III, dove si adopera ad attrezzare i campi intermedi per la cordata di punta. L’esperienza la porta a decidere di riprovare partecipando alla spedizione che nel 1980 si propone di salire sull’Everest. Il 23 luglio 1978 è sulla via Frisch-Corradini alla Pala del Rifugio, una salita già percorsa. Cade durante una manovra di corda, per lo sciogliersi di un nodo. Muore tre giorni dopo nell’ospedale di Verona.

Tiziana Weiss sulla Parete Bianca, Val Rosandra, 12 dicembre 1976
Tiziana Weiss sulla Parete Bianca, Val Rosandra, 12 dicembre 1976

 

Seguono l’unica Nota, la Bibliografia e i Collegamenti esterni (inalterati rispetto all’originale).

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Tiziana Weiss e Wikipedia ultima modifica: 2016-11-28T05:34:38+01:00 da GognaBlog

14 pensieri su “Tiziana Weiss e Wikipedia”

  1. 14
    Carlo Possa says:

    Ho conosciuto Tiziana non so quando e non so perché. Anzi, prima l’ho conosciuta e poi solo dopo ho saputo che era Tiziana Weiss. La Tiziana Weiss di cui avevo sentito parlare era già quasi un mito. Non immaginavo che fosse lei quella ragazza che sprizzava entusiasmo per la montagna (ascoltando lei a tutti sarebbe venuta voglia di andare in montagna), con un sorriso entusiasmante e con una gran voglia di parlare con un alpinista sconosciuto. Mi sembrava tanto giovane, e scopro solo ora che aveva solo un anno meno di me.

  2. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    “Anche una giovane amica vorrei ricordare, alla quale ero particolarmente affezionata: Tiziana Weiss. Avevo visto crescere la sua passione alpinistica a dispetto di ammonimenti, delusioni, incidenti in montagna. Tiziana era entusiasta, aperta alla vita e agli amici, ai ragazzini cui stava dedicando la sua vita di insegnante, ai compagni della XXX Ottobre. Ci scambiavamo molto spesso opinioni su tutto e su tutti, trovandoci d’accordo su molti aspetti della vita, non solo dell’alpinismo. Per qualche inverno, correndo per la «XXX», abbiamo gareggiato insieme incitandoci a vicenda nel fondo. Era molto bello per me avere una compagna cosí e stare con lei era in un certo qual modo fermare la giovinezza. […]
    Poi ci siamo viste un’ultima volta sull’autobus, a Trieste, in un periodo difficile per lei. «Tiziana», le dissi, «ridimensiona i tuoi problemi. Prova a pensare: se avessi solo due anni da vivere, m’importerebbe poi molto?»
    – Non posso assolutamente pensare di avere solo due anni da vivere! – mi rispose scendendo dall’autobus. E nessuno poteva immaginare che invece qualche mese dopo, eseguendo una corda doppia, il nodo di una fettuccia si sarebbe sfilato e che un volo di quaranta metri avrebbe chiuso tragicamente la vita di Tiziana ai piedi della Pala del Rifugio, nelle Pale di San Martino.”
    (Silivia Metzeltin, “Alpinismo a tempo pieno”, ed. Dall’Oglio, Varese, 1984)

  3. 12
    Gianni Sartori says:

    SCUSATE SE VI PARLO DI TIZIANA…
    (Gianni Sartori)

    Entro in punta di piedi, in punta di piedi e con gli scarponi in mano.
    Non tanto per soggezione nei confronti del gran “Mondo dell’Alpinismo” (ho incontrato Grandi Alpinisti che, umanamente parlando, erano scanzonati bambinoni, magari un tantino presuntuosi), ma proprio per il profondo rispetto che porto alla memoria di Tiziana Weiss.
    Per farla breve. Quel tragico, maledetto 23 luglio 1978, indegnamente ca va sans dire, potrei essere stato l’ultima persona che ha parlato con Tiziana. A parte il suo compagno di cordata, ovviamente.
    All’epoca, ancora più speleologo che alpinista (e in seguito più escursionista, per quanto avventato se non proprio avventuroso, che alpinista) avevo ripreso a frequentare saltuariamente l’ambiente del CAI vicentino sia in “Gogna” (ex cava trasformata in palestra di roccia) che sulle Piccole Dolomiti. Qui ritrovai un ormai esperto Ruggero Pegoraro, nipote di Pierino Radin (suo zio) che ricordavo giovanissimo operaio all’epoca della sua, breve, militanza in lotta comunista.
    In precedenza, primissimi anni settanta, ero stato più volte in cordata con un caro amico, il compianto Mariano Parlato.

    Per gran parte degli anni settanta ho lavorato anche di sabato pomeriggio (prima come facchino, poi come operaio e finalmente in una grande libreria dove completare la mia formazione di “proletario autoalfabetizzato”) impossibilitato quindi a seguire gli amici che nei fine settimana raggiungevano le Dolomiti. Ero in libertà, per quanto vigilata, soltanto al lunedì mattina. Lo trascorrevo regolarmente o in Gogna (incontrando talvolta Renato Casarotto “in fuga” dalla stazione) o a Lumignano, a quei tempi ancora eco-compatibile, dove solitamente salivo 2-3 volte in libera solitaria la Marusca e la Danieli scendendo in corda doppia.
    Spesso, bontà sua, il Ruggero rinunciava alle uscite del CAI di due giorni (sabato e domenica) e mi aspettava per raggiungere nottetempo un fienile, baita o rifugio delle Feltrine o delle Pale, da dove il giorno dopo imbarcarsi per affrontare qualche via.
    Così avvenne in quel lontano luglio 1978. Partimmo verso le nove di sera, eccezionalmente con la 500 di mia moglie (all’epoca giravo quasi esclusivamente in moto). Raggiungemmo la Val Canali e, su indicazione di Pierino Radin, “occupammo” un fienile ben provvisto di fieno attendendo l’alba per salire al rifugio Treviso.

    Fu qui che intravidi una ragazza, mi pare si sporgesse da una finestra, forse un balcone, dell’annesso-rustico al rifugio; la notai, ma non la riconobbi (ma di sicuro era sorridente, almeno nei miei ricordi).
    Fu Ruggero a farmelo notare; “Hai visto? Quella era la Tiziana Weiss…”. L’avevamo vista un paio di volta a Vicenza dove presentava le sue diapositive. Una sola, ricordo, del “mio amico Cozzolino”* (in libera solitaria su una parete del Civetta). E poi quelle della spedizione Annapurna III del 1977 (a cui entrambi -Radin e Weiss – avevano preso parte) dove il nostro concittadino aveva rischiato seriamente di rimanerci (come invece accadde allo sfortunato Luigino Henry). Per inciso, chissà che fine avrà fatto il portatore soprannominato “Diesel” che se lo era riportato a spalle fino al campo base, per ben 6 giorni, attraverso crepacci e seracchi?
    Era stato proprio proiettando queste immagini che Tiziana aveva espresso un certo rammarico per il fatto che “in fondo queste terre e popolazioni noi le stiamo rovinando, stiamo esportando anche qui il nostro consumismo…”. Poche frasi, ma che esprimevano un grado di consapevolezza (politica, ambientale o semplicemente umana) irraggiungibile per la gran parte del mondo alpinistico, come si confermerà ampiamente negli anni successivi. Vedi per esempio in occasione dell’ultimo devastante terremoto in Nepal con la richiesta degli alpinisti bloccati ai campi base (dove comunque erano in grado di sopravvivere) di essere prelevati con l’elicottero, mentre tanta popolazione stava tirando le cuoia sotto le macerie. Si era scandalizzato perfino Messner.
    Arrivati sotto la parete risalimmo lo zoccolo ( le “rocce gradonate ed erbose”) in cerca dell’attacco. Mentre prendevamo coscienza di aver preso una cantonata (una “falsa partenza”: la nostra via, la Castiglioni-Detassis, iniziava più a sinistra) vedemmo arrivare e salire fino a dove stavamo discutendo, due alpinisti. Tra cui appunto Tiziana Weiss. Anche loro avevano sbagliato (cercavano l’attacco della Frisch-Corradini), ma in senso opposto; avrebbero dovuto quindi tornare sui loro passi, in direzione del rifugio, come verificarono consultando la “nostra” guida (in realtà era quella di Radin che l’aveva prestata, con le dovute raccomandazioni, al promettente nipote-allievo). Scambiammo qualche considerazione e Tiziana, saputo della parentela, ci chiese notizie di Pierino. Da parte mia trovai il tempo di complimentami per la sua, se pur breve, analisi sui danni prodotti dall’esportazione di modelli e “stili di vita” occidentali in Nepal e dintorni (anche quelli esibiti da soggetti soidisant alternativi come hippies o alpinisti…).
    Ci salutammo e qui avvenne qualcosa. Li stavo osservando mentre, ridiscesi, si allontanavano lungo la base delle pareti (Ruggero, più professionale, stava studiando la possibilità di raggiungere il nostro attacco in traversata, senza dover scendere) quando a un mio commento ad alta voce (“ciò Rugy, ormai tachemo a conosare gente inportante…”; vado a memoria, ma sicuramente era in lengoa veneta, da notare la “n” davanti alla “p”) Tiziana si voltò e sorrise. Rimasi ammaliato. Ricordo che portava un fazzoletto, giurerei che fosse azzurro-verde con qualcosa di bianco, avvolto intorno al capo. Con lo sguardo e un cenno mi fece intendere che non era il caso, per lei non c’erano “persone più o meno importanti”, gerarchie.
    A questo punto, a distanza di anni, mi pongo da solo un’obiezione. A parte la soggettiva interpretazione del significato del suo sguardo, come avrò fatto a coglierne la luminosità – e quella del sorriso – dall’alto? Forse, mi dico, non eravamo tanto alti.**
    Tutti qui. Se ne andò immersa nella luce, o almeno così la rivedo quando ci penso.
    Da notare che buona parte dei ricordi di qual giorno sono opachi, avvolti da una nebbia neanche tanto sottile. In parte reale. Infatti ad un certo punto (verso metà della salita, mi pare) la nebbia salì concretamente e ci avvolse. Poi avvertimmo il rumore dell’elicottero, un rumore che sembrava lacerare il silenzio ovattato in cui eravamo avvolti e che fece dire a Ruggero: “Qualcuno deve essersi fatto male, temo”. Quasi una premonizione (in realtà a quel punto Tiziana era già caduta alla base delle pareti e l’elicottero era servito per recuperare il compagno rimasto incrodato).

    Non intendo qui raccontare la nostra salita, ovviamente; solo ricordare che Ruggero, estrosamente, improvvisò un paio di avventate varianti. Del resto era già quasi in partenza per un nuovo viaggio verso l’India e il Nepal (la prima volta se l’era fatto tutto in autostop, praticamente da solo: un grande).
    Arrivati in “vetta” cominciammo una mesta discesa, oppressi da un triste presentimento.
    La lunga discesa (un II come dicono, anzi dicevano?) all’epoca non era ancora attrezzata con gli invadenti spot e richiese una certa attenzione. Avvolti a tratti dalla nebbia, in un’atmosfera un po’ cupa, deambulammo fino al rifugio. Entrando espressi probabilmente una eccessiva dose di autocompiacimento, al punto che venni immediatamente zittito dallo sguardo severo del Ghigno***, il gestore di allora. Ci guardammo intorno cogliendo un’atmosfera veramente da veglia funebre che ci lasciò interdetti. Venne in nostro soccorso, materna, Adriana Valdo, sua amica da tempo (Tiziana si era pubblicamente complimentata con lei in occasione della serata a Vicenza per il riconoscimento di Accademica del CAI). La frase piombò fra noi come un macigno: “E’ caduta Tiziana Weiss”. Si parlò anche, mi pare, di una manovra impropria, di una discesa in corda doppia utilizzando solo un cordino (o era una fettuccia?) senza moschettone, di un nodo che si era sciolto…non so.
    A questo punto ho un vuoto di memoria (rimozione?) e mi rivedo il giorno dopo, lunedì, in Gogna.
    C’era anche Franco Perlotto a cui raccontai l’evento esprimendo la mia preoccupazione per Tiziana che difficilmente, a quanto pareva, sarebbe sopravvissuta all’incidente. Ci fu anche un breve alterco quando Franco esclamò : “Ah, ma allora la Weiss non aveva ancora fatto la Frisch…?!”. Ricordo che lo mandai cordialmente a quel paese per la superficialità che rasentava, a mio avviso, il cinismo (anche se in seguito espresse rammarico per quel commento e comunque lei la Frisch l’aveva già percorsa almeno una volta). Tiziana se ne andò il 26 luglio, mercoledì. Da allora mi è capitato spesso di incontrare nelle situazioni più disparate persone che l’avevano conosciuta (sulle Mesules, in treno tornando da Budapest, e nella sua città, a Trieste, dove frequentavo saltuariamente il Germinal…), ma non avevo mai scritto nulla su quella giornata – per pudore, credo – considerandola un momento personale.
    L’ho fatto ora (e in parte ne sono già pentito), ma è venuta così.
    Quindi “scusate se vi ho parlato di Tiziana” che sicuramente sta arrampicando da qualche parte, nella Luce “oltre l’Arcobaleno”.

    Gianni Sartori

    PS stavo qui a scrivere davanti alla finestra (ore 11 del 2 dicembre) contemplando le colline e, giuro, sul poggiolo si è posata una cinciallegra, anzi, no: una cinciarella (Parus caeruleus)! …saltella, cerca quasi di entrare, si appoggia al vetro posandosi infine sulla maniglia del balcone spalancato…sul capo, minuscolo, spiccano al sole i colori Azzurro e Bianco…ciao Tiziana

    * nota 1) “Oggi sono molti gli alpinisti che vanno sul VI°, ma fra tutti quanti lo fanno “veramente”, e cioè lealmente, senza ricorrere ad abbondanti chiodature o strani sotterfugi, specialmente sui tratti estremamente difficili che si avrebbero dovuto compiere in arrampicata libera ? Oggi, i mezzi tecnici, sono tanti e tali che permettono agli alpinisti senza scrupoli di fare vie di VI° anche se non sono capaci di farlo in modo onesto e si è giunti al punto in cui non si esita più a piantare chiodi ad espansione dove i primi scalatori sono passati in libera” (E. Cozzolino).

    ** nota 2) sia detto senza offesa, non mi ricordo invece per niente dell’altro, il suo compagno di cordata. Come se non ci fosse (mi pare fosse biondo, ma potrei sbagliarmi). Ubi maior…(anche se dirlo “non è propriamente una cosa di sinistra”)

    ***3) Tragica sorte quella del Ghigno, destinato a restare paralizzato per un incidente in moto. Continuò ancora a frequentare il suo rifugio, in carrozzella, fino a quando non pose fine ad una situazione diventata per lui ormai insopportabile con un colpo di fucile.

    **** nota 4) Sono passati 38 anni. Sinceramente non avrei creduto di arrivarci (al 2016 intendo), di poterla raccontare dopo incidenti vari, sia in montagna che in moto, ripetute incursioni come free-lance in zone se non di guerra vera e propria, sicuramente di “guerra a bassa intensità” (Irlanda del Nord, Euskal Herria, etc…), a un tentativo di linciaggio per mano “falangista” (Madrid, ottobre 1997), un paio di pestaggi e anche si parva licet (ma neanche tanto “parva” a ripensarci) Genova 2001 (gas CS, Diaz, Bolzaneto…).
    E ora, come tutti a una certa età, ripenso a chi nel frattempo se ne andato, definitivamente senza biglietto di ritorno: EFFE (Fernando Ruggero, grande speleologo, con lui esplorai la grotta-voragine “Gianni Ribaldone”), Roberto Gemo (frequentato in anni non sospetti, prima che diventasse Superpippo, quando veramente “correva solo per se stesso”), Mariano Parlato (una tempesta di neve estiva sulle Mesules; la via Conforto a Lumignano con la sicura fatta, letteralmente, con i piedi, un suo brevetto; l’infruttuoso tentativo al Cimoncello di cui non trovammo mai l’attacco perdendoci inesorabilmente nella boscaglia…) e altri con cui ho condiviso un tratto di sentiero, una cordata, una spedizione al Buso della Rana o nella grotta del Torrione di Vallesinella (vedi Mario Carniel).
    Fra tutti loro, anche se solo “intravista”, Tiziana Weiss brilla ancora di una speciale luce propria, per sempre.
    GS

  4. 11
    paolo panzeri says:

    Grazie Luca, ora piano piano il mio unico neurone rimasto trova dei ricordi nella mia testaccia. La fettuccia e quel maledetto nodo di Tiziana che tutti noi abbiamo insultato per lungo tempo, ogni tanto arrabbiandoci con lei che gli aveva creduto…come già altri grandi triestini. Ora so che poi, voi con una cucitura e noi mettendo della vernice a olio, cercavamo una soluzione o spiegazione che non c’era e non serviva se non a consolarci. Ma lei era già altrove. Però ricordare è un po’ rivivere per tutti. Chissà se si torna o ci si incontra ancora e magari con il ricordo del passato.

  5. 10
    Luca Visentini says:

    Su Tiziana Weiss ricordo un particolare secondario, e forse mi sbaglio, non riguardava proprio lei. Parlo della sua tristissima perdita, della sua caduta, e non vogliatemene se accenno a questo dettaglio e se dico cose inesatte.
    Allora erano diventate di moda le fettucce, le cominciavamo a usare tutti al posto dei cordini (e con l’esperienza successiva ritengo comunque siano meglio i cordini). Beh, dell’incidente mortale a Tiziana, corse voce a Milano che fosse stato causato dallo sciogliersi del nodo copiato di una fettuccia durante una calata. Da lì divenne per noi essenziale ricorrere a un calzolaio che cucisse fittamente le estremità delle fettucce fuori dal nodo. Altrimenti si andava dal Barba Sport per lo stesso intervento.
    Tiziana Weiss era molto famosa nell’ambiente (per tutti era “la ragazza che scalava da capocordata sul VI grado”), la sua scomparsa fu uno choc, e anche in questa svolta di pratiche alpinistiche io, nel mio piccolo e da lontano, la ricordo.

  6. 9
    Flavio Ghio says:

    Ho letto con piacere quanti hanno raccontato qui di Tiziana Weiss, anche perché i luoghi in cui ciò avviene non sono programmabili.
    Come i fiori su una parete, arrivano inaspettati; Tiziana lanciò un grido quando, sulla Torre Trieste, scorse un raponzolo di roccia, facendo trasalire di spavento la compagna.
    C’è un blog dove un alpinista ripercorre le sue ascensioni. (Il blog del grezo)
    Lì troviamo questa breve nota su un’ascensione al Pizzo Badile, nel 1976:
    “Entrammo, e subito notammo la differenza con i nostri (rifugi); e non si capiva chi fosse il gestore tra i presenti ai tavoli, perché al piccolo banco non c’era nessuno?
    Ci accomodammo anche noi tentando di risolvere il rebus; e come lo risolvemmo non ricordo, ma sì che lo gestivano due ragazze.
    Nei nostri sacchi c’erano gli alimenti, ma i soliti viveri per le soste in Cima perché noi contavamo di rifarci nei Rifugi per non appesantire il carico; e alla nostra richiesta di una spartana cenetta ci risposero che non è come in Italia, e che loro forniscono solo bevande calde.
    Solo che una delle due, sentito che eravamo triestini, si accomodò al nostro tavolo ed iniziò a chiedermi, dopo che l’avevo risposto che ben la conoscevo, tutto quello che sapevo sulla nostra Tiziana Weiss.
    Doveva essere italiana e probabilmente anche me lo disse e di dove. Lei aveva iniziato ad arrampicare, l’ammirava, la leggeva e voleva riuscire come Tiziana.
    Così, tra una ciacola e l’altra, saltò fuori anche una minestra liquida ben calda; e ben accettata!”
    Tiziana era anche in queste cose minime che oggi appena a dire.

  7. 8
    pains says:

    Non considero Wiki una attendibile fonte storica. Ecco quello che ho notato quasi in un’ora di mia curiosità, poi mi sono stufato.
    Cercando ho notato che quasi non vengono citate le poche donne italiane con “grande attività alpinistica difficile” sia sulle Alpi che altrove.
    Dal poco che ho visto sull’alpinismo italiano mi sembra, ma dovrei approfondire anche sugli uomini, che wiki sia solo un posto dove “postare” qualcosa su qualcuno quando se ne ha voglia: quelli che ho visto mi sembrano “autopostati” e talvolta l’attività che viene riportata non corrisponde a ciò che io ho visto quando ero presente. Ma magari mi sbaglio, o forse la storia ora si inventa anziché annotarla.

  8. 7
    massimo ginesi says:

    tiziana weiss è morta quando io ho iniziato ad arrampicare, avevo 14 anni e il suo sorriso e la sua energia, che comparivano su tutti i libri e le riviste di montagna che divoravo e parlavano di montagna (primo fra tutti l’enciclopedia curata da motti) mi hanno fatto innamorare dello spigolo giallo e di altre salite che stavano sotto le sue mani.

    Wikipedia è lo specchio dei nostri tempi: consumismo del sapere. Tutto in pillole, tutto di corsa e possibilmente in superficie.

    Chi si occupa di formazione e studio a livello scientifico è sgomento, oggi, per la quantità di persone che, anche a livelli ove non si sospetterebbe , attinge il proprio sapere da wikipedia e lo riprone non rendendosi conto di quanto sia povero.

    Un saluto a Giorgio Daidola, che non conosco, ma le cui immagini in quegli anni e in molti successivi, mi hanno fatto sognare con le pelli sotto gli sci.

    mg

  9. 6
    giampiero assandri says:

    L’argomento è interessante e meriterebbe una maggiore analisi, ad es. confrontando lo spazio dedicato da wikipedia alle donne alpiniste per farsi un’idea del rapporto tra questo spazio ed il loro valore effettivo nell’ambito della storia dell’alpinismo/arrampicata. Mi sono limitato a confrontare, tra le alpiniste italiane, le voci dedicate a Tiziana Weiss. A Silvia Metzelin, a Ninì Pietrasanta e a Federica Mingolla. Quest’ultima, molto giovane, pur essendo parecchio citata nel web, non esiste in Wiki. Ninì Pietrasanta è quella cui è riservata una maggior quantità di notizie, pur essendo personaggio molto “antico” nella storia dell’alpinismo e pur non avendo (probabilmente) la stessa rilevanza di Tiziana Weiss, anche se le va riconosciuto il merito di aver rotto gli schemi e i ruoli nei quali la donna era relegata negli anni trenta. Se ne può desumere che Wiki fornisce una misura della “fama” di un personaggio, più che una misura del suo valore oggettivo in quella specifica attività. Il discorso non è facile perché a mano a mano che i fatti si allontanano nel tempo e si storicizzano sembrano perdere la loro importanza rispetto al presente, a meno che non intervenga qualche evento ad alimentarne il ricordo e a volte a mitizzarli.
    Il tentativo di Wiki di fissare criteri il meno discrezionali ed emotivi possibile per redigere la biografia di un personaggio (invito i commentatori a leggerli), così come enunciati ad es. nel criterio “Enciclopedicità”, mi pare una garanzia necessaria ad evitare che le voci presenti nel dizionario riferite a persone risentano di una eccessiva soggettività da parte dell’autore del testo. Riporto qui di seguito la definizione di Enciclopedicità:
    “Sono considerate come voci enciclopediche e quindi accettabili senza specifico vaglio da parte della comunità voci relative a biografie di persone o gruppi di persone che si siano distinte in maniera particolare e notevole per le loro attività e/o per il loro pensiero, cosa che è di solito dimostrata da un apparato critico verificabile e attendibile (vedi anche Wikipedia:Cita le fonti e Wikipedia:Fonti librarie).”
    Sembra di capire quindi che si vuole (giustamente) associare ogni affermazione a riscontri bibliografici.
    Per concludere mi sembra che l’attuale voce Wiki dedicata a Tiziana Weiss , nel quale sono riportate in modo certamente asettico le sue principali imprese ed i motivi del suo valore riconosciuto in ambito alpinistico moderno possa essere considerata discretamente equilibrata per un’enciclopedia, tenuto conto del fatto che è sempre suscettibile di essere implementata. Rimane il fatto che non si deve confondere una “voce di dizionario enciclopedico” con un “articolo” o con una monografia o con un libro, scritti da chi ha conosciuto personalmente la persona ed è per questo in grado di far emergere qualità personali e morali, carisma, aneddoti illuminanti, lati ignoti ecc. che sono in grado di suscitare ben altro interesse. Wikipedia fornisce solo una base di conoscenza, non LA conoscenza, specialmente rispetto a luoghi e contesti lontani dal nostro e a noi ignoti. Altrimenti la letteratura di montagna e il Blog di Gogna a cosa servirebbero…?

  10. 5
    Marco says:

    Wikipedia è utile per sapere quanti abitanti hanno Tucson o Canicattì. Per tutto il resto ci sono i blog come questo. Grazie Gogna.

  11. 4
    Gianni Battimelli says:

    Potrei capire i tagli effettuati dalla vigilanza di Wikipedia se a monte ci fosse un sistematico e coerente tentativo di mantenere un ragionevole equilibrio tra le voci, dosando in qualche modo il peso di ciascuna in funzione della rilevanza del soggetto (e già non sarebbe facile fissare dei parametri condivisi, men che meno “oggettivi”). Ma su Wikipedia, e potrei fare nomi e cognomi, si leggono delle voci lunghissime su personaggi di spessore piuttosto insignificante, che si sono scritti da soli e fatti pubblicare praticamente il proprio curriculum vitae…

  12. 3
    Giorgio Daidola says:

    Ho visto Tiziana per l’ultima volta a Torino, poco prima dell’incidente. Era venuta con Gian Piero Motti nella sede della Rivista della Montagna. Era raggiante, colma di entusiasmo, di vita, di ottimismo. Era un inno alla bellezza. Gian Piero l’aveva aiutata ad entrare nel team Fila, che a quei tempi, grazie a lui e a un manager illuminato come Enrico Frachey, rappresentava il meglio del nuovo alpinismo. Allora Fila era un gioiello di azienda tutto italiano, che dava lavoro a 500 persone, ora è un’azienda tutta coreana, grazie alle vergognose decisioni di finanzieri italiani ignoranti e senza scrupoli.
    Tiziana, con la magica F sul berretto e sui capi, sarebbe partita per il Nepal dopo pochi giorni grazie al nuovo sponsor, vedeva davanti a se un futuro di grandi salite sulle montagne del mondo. La sua vita é stata spezzata in un momento magico e questo per me, ogni volta che penso a lei, ha dell’insopportabile. Gian Piero sarebbe morto cinque anni dopo di lei, togliendosi la vita. Anche per lui i vigilanti di Wikipedia hanno pensato opportuno dedicare poche righe, senza capire minimamente lo spessore della persona.

  13. 2
    paolo panzeri says:

    Era brava, in tanti ci eravamo rattristati, è morta troppo giovane, quando ci vedevamo ci sembrava sempre troppo felice e decisa.

  14. 1
    Alberto Benassi says:

    ” spesso il passaporto a Wikipedia è negato da coloro che sono preposti alla vigilanza.”

    e su cosa vigilerebbero costoro?

    Quello che ha scritto Flavio Ghio su Tiziana credo sia sacrosanto. Quindi su cosa vigilano ? Su quello che gli pare…?

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