Uguaglianza di genere nel CAI

La commissione permanente CAI per l’Uguaglianza di genere è una buona notizia. Ma è anche una pessima notizia.

Uguaglianza di genere nel CAI
di Alessandra Gionti

Questi giorni confrontandomi con persone con una esperienza maggiore dell’associazione ho scoperto che il CAI è un ente pubblico. In particolare, per essere più precisi, la struttura centrale del CAI Club Alpino Italiano si configura come un ente pubblico non economico, mentre tutte le sue strutture territoriali (sezioni, raggruppamenti regionali e provinciali) sono soggetti di diritto privato.

Questo comporta tra le altre cose che il CAI possa e debba, come altri attori del settore pubblico, darsi degli strumenti per l’attuazione dell’Agenda 2030, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.

Tra i 17 goal dell’Agenda 2030 il quinto è la parità di genere.

In questo quadro normativo più ampio si inserisce dunque la delibera presidenziale del 26 gennaio 2023 con cui il CAI istituisce la commissione permanente Politiche sociali – Uguaglianza di genere.

Un’ottima notizia no? Ecco, sì e no.

E’ sicuramente un primo fondamentale passo in avanti che il tema della parità di genere sia entrato ufficialmente tra gli obiettivi sociali e che questo sia stato comunicato in modo chiaro e netto.

Da questo momento nessuno potrà più considerarlo alla stregua di un capriccio di poche femministe arrabbiate col mondo. Ce lo siamo dati noi come associazione questo obiettivo, è entrato di pieno diritto tra i valori che il CAI si pone nella sua vita associativa.

Le perplessità però partono leggendo la notizia su Lo Scarpone in cui si dice che questa commissione avrà uno “sguardo attento agli ostacoli che socie e soci trovano sul proprio cammino”. Socie e soci? Soci? Non capisco.

Io penso che il patriarcato crei delle gabbie che ci imprigionano tutti e tutte e, ad esempio, schiacciano gli uomini su modalità aggressive che impediscono loro di restare in contatto con la propria vita emotiva, cosa che è fondamentale per garantire la salute mentale di ogni essere umano. Per cui sono la prima a riconoscere che è per il bene di tutta la società, non solo delle donne, che la cultura patriarcale deve essere rimossa.

Tuttavia mi pare buffo che questa neonata commissione pari opportunità livelli l’attenzione sulla partecipazione alla vita associativa di uomini e donne quando la sua stessa ragion d’essere è dovuta allo squilibrio esistente e che richiede, per il suo superamento, un focus specifico sulla condizione delle donne.

Ma questa è solo la prima perplessità.

La seconda segue immediatamente dalla dichiarazione rilasciata dalla coordinatrice della Commissione Avvocata Fabiola Fiorucci. La socia Fiorucci dichiara: “Personalmente sono l’unica donna a far parte della Scuola di alpinismo “la Fenice” di Ancona e posso dire di essere considerata assolutamente alla pari dagli altri Istruttori.”.

Sicuramente è un bene che la socia ponga l’accento sul fatto di essere l’unica donna nella sua scuola di alpinismo. Il dato numerico aiuta a capire che un problema esiste. Tuttavia dal modo compiaciuto con cui la socia Fiorucci ci comunica che lei è considerata del tutto alla pari degli altri istruttori viene il dubbio che se le donne non partecipano allora è per un loro timore o pregiudizio, perché se partecipassero troverebbero questa condizione paradisiaca descritta dall’avvocata Fiorucci. In sostanza sembra che si dica che il clima che le donne trovano frequentando le attività del CAI è assolutamente inclusivo e quindi che un problema in fondo non esiste. Come mai ci si potrebbe chiedere allora queste donne non partecipano o se partecipano non diventano istruttrici? Devono impegnarsi loro, di più, per vincere i pregiudizi che le frenano?

Fabiola Fiorucci

A me sarebbe piaciuto che alla sua prima dichiarazione, che si potrebbe dire delinea gli intenti del futuro lavoro, la socia Fiorucci avesse accennato ad un collegamento tra i dati numerici che vedono uno squilibrio nella partecipazione delle donne nelle strutture tecniche e nelle gerarchie CAI alla cultura sessista esistente nel CAI.

Sennò davvero non si capisce quei numeri da cosa vengono fuori.

La seconda perplessità è dovuta alla scelta delle donne che parteciperanno alla commissione. Vedo che c’è anche la presidentessa della sezione CAI a cui sono iscritta, Evelin Franceschini. Non ricordo onestamente – ma potrei essermela persa lo ammetto! – una comunicazione del CAI che mi invitava a partecipare alla scelta di socie che sarebbero andate ad operare in questa commissione pari opportunità. Non mi pare, per dirla in altre parole, che queste donne siano espressione dei territori che hanno dato loro fiducia per operare su questo tema.

Io di certo non avrei dato fiducia ad Evelin poiché si è dimostrata del tutto sorda alle mie richieste di aiuto e alle mie segnalazioni del clima sessista nella sezione CAI di Pisa.

Mi viene dunque il dubbio che queste donne siano state scelte con criteri diversi dalla loro attenzione ai temi di genere. E mi viene il dubbio che queste socie siano state scelte dall’alto, da chi in fondo il problema della discriminazione non lo vive e non ha quindi a cuore che questa commissione permanente operi con efficacia e non si riduca ad una semplice spunta su una checklist di cose che si dovevano fare e allora sono state fatte ma senza un reale interesse a che il problema vero sia risolto.

Mi si potrebbe dire che delle donne pure esistono nelle gerarchie e nelle strutture tecniche del CAI e se queste donne, come l’avvocata Fiorucci, un problema non lo percepiscono forse questo problema in realtà non esiste.

Qui vorrei fare un discorso più profondo, sul bisogno di appartenenza ad un gruppo. E parto dalla mia esperienza di ingegnera che ha quindi sempre vissuto ambiti prevalentemente maschili dall’università al luogo di lavoro.

Il desiderio di essere accettati è un motore potentissimo dell’animo umano. E’ stato studiato che sentirsi esclusi attiva le stesse aree della corteccia cerebrale del dolore fisico. Provoca dolore. E per evitare questo dolore a volte si scende a compromessi, si preferisce far finta di nulla, si sorride ad una battuta fuori luogo o addirittura la si dice per prime, per ottenere approvazione. Come dire “vedete, la penso come voi? sono una di voi”. Ma tutto questo ha comunque un prezzo. Il prezzo di non poter essere noi stesse in modo autentico, di dover rinnegare una parte della nostra identità pur di essere accettate. Questa dinamica che ho descritto spero possa aiutare a capire i motivi per cui forse – ma non ne sono sicura, non la conosco – l’avvocata Fiorucci e altre donne come lei negano che esista un problema di sessismo nel CAI.

E’ per tutti questi motivi che io e altre donne abbiamo deciso che bisogna fare qualcosa per cambiare questo CAI e per immaginarcene insieme uno nuovo, che sia davvero una casa per tutte le socie e tutti i soci. Abbiamo deciso di fare una rivoluzione che ho chiamato Primavera Alpina. C’è già una pagina facebook di questo movimento www.facebook.com/primaveraalpina e presto ci sarà un sito web. Ma soprattutto il 1 Marzo ci sarà il nostro primo incontro online, aperto a tutte le donne del CAI e in generale amanti della montagna interessate a capire cosa si può fare tutte insieme per superare il sessismo nel CAI e rimuovere davvero gli ostacoli che impediscono una partecipazione piena delle donne alla vita associativa. Donne, riprendiamoci le montagne, devono essere casa anche per noi.

Uguaglianza di genere nel CAI ultima modifica: 2023-02-02T05:11:00+01:00 da GognaBlog

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343 pensieri su “Uguaglianza di genere nel CAI”

  1. La linea editoriale della Rivista c’entra eccome! in termini di eventuale conseguienza dei temi trattati nella vita associativa.
     
    Se un Club è “solo” di alpinisti che parlano di alpinismo, la stampa sociale di quello parlerà e la rivista sarà “alpinistica”.
     
    Se lo stesso Club, mantenendo inalterato il nome, “cambia” i temi trattati nella vita sociale, la stampa sociale inevitabilmente sarà influenzata da questo trend.
     
    poiché in un recente passato (cfr anche interventi dei passato qui sul GB) ci si è lamentati che M360 fosse poco alpinistica, per far sì’ che la nuova rivista, di prossima diffusione, torni ad essere “alpinistica”, dobbiamo far sì che la vita del CAI sia “alpinistica”.
     
    Quindi chi è interessato ad una rivista CAI “alpinistica” dovrebbe allinearsi a far in modo che questi “altri” temi non invadano la vita e il dibattito sociale del CAI, altrimenti sarà inevitabile che questi altri temi arriveranno anche alla rivista e… ciau bale rivista alpinistica!
     
    Elementare Watson

  2. Cmq, parlatene pure. Ma cosa pensate di ottenere nell’attuale dibattito???
     
     – Questa signora, se non si fa aiutare da figure professionali specializzate, non rimuove certo i suoi “blocchi” col semplice sparare a tappeto mail su mail a destra e a manca
     
    – I responsabili CAI finora da lei coinvolti (Sezionali, Regionale), mi par di capire che, “stremati”, si siano “defilati”…
     
    – Vedremo cosa otterrà la Commissione Pari Opportunità, ma ho già detto che (conoscendo la logica della palla di pongo) l’eventuale coinvolgimento della signora nella stessa ha molte probabilità di essere una strategia per contenerla e depotenziarne gli eventuali colpi di testa pubblici (post su Facebook, lettere a quotidiani ecc), cose che, seppur prive di effettivo fondamento, rischiano certo di creare un danno di immagine del CAI presso l’opinione pubblica.
     
    almeno la mia proposta ha una valenza operativa e, aggiungo, molto più sensibile sulla sua realtà di sofferenza emotiva (che appare a chiunque, basta leggere ciò che scrive).
     
    Per il resto, il tema più generale della mentalità non si cambia né con un dibattito né con “editti” imposti. pensate che il tipo (effettivamente non molto “sveglio”, se si è rivolto così a una con la quale non era in confidenza) che ha detto NUDA, NUDA smetterà di fare così, solo al seguito di una eventuale (ridicolissima) circolare operativa? ma figurati! per questi cambiamenti ci vuole il passaggio generazionale e quindi tutto matura in tempi biblici.

  3. Allucinante e ridicolo questo articolo. Allucinante la parità di genere, le quote rosa. Che sia un CDA di una SPA, un consiglio direttivo del CAI o quello della parrocchia, bisogna entrare per capacità e non in base al sesso. 

  4.  ‘azz c’entra adesso la linea editoriale della rivista del CAI?!?
     
    E’ proprio buttarla in caciara…

  5. @93 Ho detto che non se ne dovrebbe parlare all’interno del CAI (con mail, coinvolgimento di cariche istituzionali ai vari livelli ecc ecc ecc).
     
    Il GognaBlog è cosa diversa dal CAI, però l’ho specificato nell’intervento precedente.
     
    Ma proprio tu sei uno di quelli che desidererebbe una rivista CAI di “alpinismo” e protestavi contro M360, per certti versi a ragione per altri no.
     
    Se il CAI apre irreversibilmente la vita sociale e il dibattito sociale (del CAI, non del GB) a cose del genere, l’andazzo arriverà anche sulla rivista: altro che tornare ad una rivista alpinistica! Ci troveremo in predominanza articoli su temi come questo o similari…
     
    Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: o una cosa o l’altra. Fuor di metafora (tornando sul pezzo), io preferisco un CAI “alpinistico”, dove (in ambito sociale) si parla di montagna, mentre ciascuno gestisce altrove i suoi altri interessi eo i suoi problemi e la relativa soluzione. Saluti!

  6. Leggere bene, che sembra uguale ma non lo è.
    Anche Bonatti e Carrel (e mi ci metto pure io, e io,per i motivi che so) hanno avuto problemi personali causati dal Cai.Allora? non bisogna parlarne?Bisogna aspettare che la palla di pongo li metabolizzi e li consideri problemi da risolvere?Il Cai ingrossa le gambe, meglio il biliardo. (cit. modificata V. Gassman)

  7. Anche Bonatti e Carrel (e mi ci metto pure io per i motivi che so) hanno avuto problemi personali causati dal Cai.
    Allora? non bisogna parlarne?
    Bisogna aspettare che la palla di pongo li metabolizzi e li consideri problemi da risolvere?
    Il Cai ingrossa le gambe, meglio il biliardo. (cit. modificata V. Gassman)

  8. E pensare che poi ci sono pure alcuni amici (nonché altri, spesso contributori del GB) che auspicano il ritorno ad un rivista del CAI “più alpinistica” di M360!
     
    Se apriamo la vita sociale e il relativo dibattito (quello del CAI, non quello del GB che è cosa diversa dal CAI) a tutte queste tematiche… andiamo bene! Altro che rivista “alpinistica”! Ci troveremo gli articoli di questa signora et similia.
     
    Circa il quadro della signora, è evidente che va analizzato da chi di dovere. Per tale motivo ritengo opportuno che la Commissione Nazionale Medica del CAI, appena insediatasi, prenda in mano il caso. Attenzione: non sto dicendo che la signora deve entrare come commissaria, sto dicendo che il problema –  anzi la valanga di problemi – che lei innesca vanno analizzati, almeno in prima battuta, da consoci che sono medici in campo professionale. L’obiettivo è contestualizzare la situazione emotivo-psicologica della signora, per poi indirizzarla eventualmente verso professionisti del campo (psicologi/psicoterapeuti) al fine di aiutarla a rimuovere quegli ostacoli emotivi che oggi la “condizionano”.
     
    Il tutto per evitare che costei continui a rompere le scatole a destra e a manca (tipo con invio inconsulto di mail, es al CAI Toscana: ma ve lo vedete voi un CAI con competenza territoriale – livello intermedio fra le Sezioni e il CAI Centrale – che deve mettere da parte le migliaia di cose urgenti e complicate da fare, per smazzarsi il caso “NUDA NUDA”???).
     
    Ma per favore! Il CAI ha altro a cui pensare

  9. @77 @83
    La giustizia interna esiste ed è attuata attraverso i procedimenti disciplinari che possono valutare comportamenti anche non rilevanti penalmente.

  10. Crovella, abbiamo capito il tuo pensiero articolato e molto profondo, per te:
     
    AL CAI NON SI PARLA DI POLITICA
     
    Questo è il CAI (e il mondo) che vuoi tu.
    Tientelo e smettila di urlare e di ripetere le stesse cose come un disco rotto.
    Se non ti interessano le opinioni degli altri o se non le capisci, non leggerle!
     
     

  11. “Confermo la mia sensazione che la signora in questione abbia, per sua sfortuna, delle problematiche personali, di natura emotiva-psicologica, probabilmente anche molto gravi e profonde, forse conseguenza di fatti anche molto gravi ma che le sono capitati al di fuori e in tempi antecedenti al suo coinvolgimento nel CAI. Di conseguenza le sue problematiche prescindono totalmente dal CAI, sia come responsabilità che come istituzione terapeutica.”
     
    Carlo, che ne sappiamo noi? Le tue sono soltanto sensazioni, e con quelle bisogna tacere cioè tenere a freno la lingua.
     
    Tu menzioni “problematiche personali, di natura emotiva-psicologica, probabilmente anche molto gravi e profonde, forse conseguenza di fatti anche molto gravi ma che le sono capitati al di fuori e in tempi antecedenti […]”.
     
    Come possiamo esprimerci in questi termini cosí pesanti se non ne sappiamo nulla? Non ti rendi conto di che razza di diffamazione sia questa?

  12. NEL CAI SI DEVE PARLARE DI: MONTAGNE, VETTE, SALITE, PARETI, CRESTE, DIEDRI, CANALONI, NEVE, SCIATE, SCALE DI DIFFICOLTA’, PERSONAGGI, ANNIVERSARI STORICI (DELL’ALPINISMO), RIFUGI, CULTURA MONTANARA DELLE VALLI, LIBRI E FILM (DI MONTAGNA), AUTORI, SCUOLE (DI ALPINISMO/SCIALPINISMO/ARRAMPIVATA(ESCURSIONISMO), ATTREZZATURE, NOVITA’ TECNICHE E COSE DEL GENERE.
     
    SENNO’ NON E’ PIU’ IL CAI!
     
    CHI VUOLE PARLARE DI “ALTRO”, LO FACCIA ALTROVE.
     
     
    PER ESEMPIO IO HO MILLE ALTRI INTERESSI oltre alla MONTAGNA (INTERESSI PROFESSIONALI, SPORTIVI, POLITICI, CULTURALI, CIVICI, DI VOLONTARIATO CITTADINO…ecc ecc ecc), MA SONO TUTTE COSE CHE SVOLGO ALTROVE (rispetto al CAI) E IN OLTRE 50 ANNI DI CAI NON HO MAI DATO FASTIDIO AI CONSOCI CAI SUGLI “ALTRI” TEMI, NE’ DURANTE LE USCITE CAI NE’ IN RIUNIONI O INCONTRI IN SEDI CAI.
     

  13. La legge in primis.
    È questo che contesto.
    In primis ci sta la relazione, l’educazione.
    Contesto l’attenzione all’esterno e l’esclusione di quella interiore.
    Contesto la vita concepita e indotta sui binari della norma e della legge e non più regolata anche attraverso il proprio sé. Ridotta ad uno scientismo giuridico, cioè a quanto più distante dalla natura, da noi, dalla nostra realizzazione, creatività, forza, bellezza, soddisfazione.
    Contesto i proboviri.
    Nessun rispetto per l’altro sarà compiuto quando la legge lo imporrà. Al massimo sarà reso obbligatorio nell’imminente vita a punti.
    Non vedo iniziative culturali dedicate alle persone abituate sopraffare i deboli.  E come sarebbe possibile in un modo appiattito sulla logica della verità-mercato, ovvero su quella del sopruso?

  14. “Quello che pare difficiel è che non sarà a mezzo della repressione per legge che si verificherà il mondo che vorrete.”
    Hai ragione, la repressione per legge non risolve nulla, però talora può aiutare (i problemi dei negri in Alabama ci sono ancora, però sarebbero peggio se non ci fossero state le leggi)
    E aiuta parlarne e porre il problema al centro dell’attenzione. Anche fino ad annoiare o a rompere le balle. Qualche volta anche esagerando o con posizione estreme. (pensa sempre ai negri dell’Alabama)
     
    Ce n’è un gran bisogno: basta fare una rapida spunta degli interventi fino a qui per capire che la parità di genere è ancora ben lontana dal sentire comune (anche delle donne stesse).
    Certo che la parità di genere all’interno del CAI è solo uno sbaffo nel quadro generale, ma di questo si parla qui
     

  15. Lorenzo, io sono convinto che ai bimbi e ai giovani vadano insegnati i diritti e doveri, oltre che una mentalità aperta (cervello senza paraocchi). Beninteso, oltre a tutto il resto: materie letterarie, scientifiche e tecniche.
     
    Ma se, ciò nonostante, da adulti commettono delitti, ci devono essere pene. Prima la pena, poi l’eventuale rieducazione.
    Tu la chiami legge del taglione? Be’, non importa. Ciò che importa è la sostanza.

  16. Ritengo importante il commento 77 di Giacomo Govi, perché rileva l’importanza delle commissioni interne che operano in parallelo alla giustizia formale. Anche io penso che un’associazione come il Cai debba sviluppare dei suoi “anticorpi” per potersi gestire. Deve cioè poter vagliare in privato e con attenzione eventuali comportamenti scorretti degli associati così da far rispettare i suoi regolamenti, oltre alle norme della giustizia ordinaria. Solo così è possibile tenere in considerazione tutte le sfumature che un’azione può avere. Sarebbe un bel passo in avanti per far valere i diritti di tutti, anche quelli delle donne, non solo a parole.

  17. È facilissimo da capire.
    Quello che pare difficiel è che non sarà a mezzo della repressione per legge che si verificherà il mondo che vorrete.
    La legge del taglione impaurisce e rende gli uomini e le uomina altro da sé.
    È così difficile da capire?
     

  18. Scrivo una considerazione poi vi lascio in pace:
    Premessa: io credo che al mondo ci siano persone stronze e brave persone, sia ben chiaro che non penso che tutti gli uomini siano dei maiali assatanati.
    Quello che dice Fabio nel commento 80 coglie esattamente il punto. C’è una bella differenza tra le battute che si fanno tra amici (dove si instaurano certe determinate dinamiche che permettono anche una certa libertà) e i commenti a caso di gente incontrata sui sentieri o in falesia o a sciare etc.
     
    mi permetto di aggiungere però : se nell’interno di un gruppo CAI capita poi quell’individuo che invece di fare una battuta inizia a provarci, e non accetta un eventuale rifiuto, ma continua a importunare, allungare le mani etc. va segnalato.   Non dico denunciato, magari una reprimenda da parte del presidente di sezione però gli fa bene.  Se insiste in comportamenti sgradevoli allora si procede per vie più importanti.
     
    il punto è che se noi donne segnaliamo un comportamento del genere, che ci è sgradito perchè NON vogliamo attenzioni da quella persona, spesso veniamo bollate come “esagerate” o sospettate di voler mettere nei guai quella persona. 
    Quello che piacerebbe a me è che invece ci fosse supporto e comprensione.   Purtoppo una mano sul culo non lascia segni, e non è sempre dimostrabile con le prove che il fatto sia accaduto. 
    È così difficile da capire? 
     
     

  19. QUESTIONE  DI  CONTESTO
     
    Io sono convinto che urlare “nuda, nuda” a una ragazza semisconosciuta durante una gita in montagna non sia da farsi. È maleducazione, volgarità e la ragazza potrebbe giustamente non apprezzare, sentirsi a disagio, intimorita.
    “Come osa quel tizio lí, che nemmeno conosco, urlare eccitato che mi devo spogliare nuda davanti a lui?”
     
    Se invece lo stesso fatto accadesse tra un gruppo di amici affiatati, maschi e femmine, in allegria, e se la battuta fosse diretta a una ragazza del gruppo evidentemente consenziente per le sue precedenti battute e il suo comportamento gioviale, allora sarebbe da intendersi come battuta scherzosa, e tutto il gruppo ne riderebbe, compresa l’interessata, la quale, tutt’al più potrebbe replicare con un po’ di pepe e alimentare lo scherzo: “Ti piacerebbe, eh!, affamato come sei?”.

  20. Attiro l’attenzione su un punto che è sfuggito a tutti (compreso il sottoscritto) fin dall’inizio e che è invece l’architrave del discorso.
     
    Nello stesso articolo viene detto che il CAI ha costituito la Commissione  “Politiche sociali – Uguaglianza di genere”.
     
    Quindi NON è una commissione che si debba occupare di “mentalità” (ipoteticamente) sessista nel CAI, di battute, di canzonette, di allusioni ecc ecc ecc.
     
    Innanzi tutto c’è tutto il  tema “Sociale”, che tra l’atro sta davanti e quindi “domina” l’imprinting della Commissione. Questo spiega a maggior ragione l’eventuale presenza di commissari maschi. Poi segue la definizione “Ugaglianza di genere”: significa che il CAI si preoccuperà, presumo a priori, di evitare episodi di discriminazione fra sessi, del tipo “Come Direttore della Scuola nominiano Tizio perché ci fidiamo di lui in quanto uomo e invece scartiamo Tizia, perché donna,  anche se magari Tizia è più forte e capace”.
     
    TUTTO IL RESTO (mentalità, battute, canzonette ecc) NON C’ENTRA NULLA con la suddetta Commissione.  Vedrete che la commissione NON correrà dietro alle fisime né di questa signora di altre (anche di maschi cosiddetti “illuminati” che ne fanno una battaglia ideologica, in pieno stile 68ino). Ciò perché il resto è costituito da temi vasti e “ingestibili” dall’alto. Ho già spiegato come cambia (dall’interno) la mentalità media del popolo del CAI e non mu ripeto.
     
    Confermo la mia sensazione che la signora in questione abbia, per sua sfortuna, delle problematiche personali, di natura emotiva-psicologica, probabilmente anche molto gravi e profonde, forse conseguenza di fatti anche molto gravi ma che le sono capitati al di fuori e in tempi antecedenti al suo coinvolgimento nel CAI. Di conseguenza le sue problematiche prescindono totalmente dal CAI, sia come responsabilità che come istituzione terapeutica.
     
    ANZI: invito i componenti di un’altra Commissione Centrale appena insediatasi (la Commissione MEDICA) a valutare se prendere in carico il caso della socia in questione, ammesso che si possa fare qualcosa per lei all’interno del CAI. Io penso che, più intelligentemente, bisogna suggerire alla signora di rivolgersi a figure professionali specializzate (psicoterapeuti ecc) che la aiutino, perché effettivamente emerge con chiarezza (da ciò che scrive e che dice, anche con notevole “leggerezza”) che è una persona in sofferenza a 360 gradi nella vita.
     
    IN CONCLUSIONE: io spero proprio che la vita del CAI NON sia invasa dalla gestione e da dibattiti quotidiani su tematiche di questo genere, o collaterali. Il CAI è il Club degli “alpinisti/arrampicatori/scialpinisti/escursionisti”, e già stride il suo allargamento degli ultimi decenni ai cosiddetti “appassionati di montagna” (MTB, skyrunning, skialp race, ecc ecc ecc), ma tant’è questo accettiamolo, ma di più NO.
     
    Nel CAI si deve parlare di: montagne, vette, salite, pareti, creste, diedri, canaloni, neve, sciate, scale di difficoltà, personaggi, anniversari alpinistici, rifugi, cultura montanara delle valli, libri, film, autori, scuole, attrezzatura… e mille altre cose così.
     
    IL CAI NON DEVE DIVENTARE NE’ UN OSPEDALE DA CAMPO NE’ UN CENTRO SOCIALE NE’ UN CIRCOLO CULTURALE DI TEMATICHE CIVILI O POLITICHE O SOCIALI…
     
    PER UN MOTIVO SEMPLICISSIMO: ALTRIMENTI NON E’ PIU’ IL CAI!
     
    Per cui: “circolare!”, come dicono i vigili agli incroci, facendo roteare la paletta bianca e rossa…
     
     
     
    ICREATIVO E DI RECUPERO

  21. Alessandra, credo che tu abbia ragione su tante cose, in particolare che rendere pubblica la tua corrispondenza è un tuo sacrosanto diritto, ivi comprese le risposte di altri a te dirette (a meno che non ti abbiano espressamente chiesto la riservatezza).
    Così come il tuo diritto a giudicare chiunque sulla base anche di queste risposte…o non risposte.
    Dove invece non ti seguo più, dove credo io tu abbia torto è quando pensi che sia un comportamento aberrante che gli istruttori facciano gli istruttori per rimorchiare.
     
    Mi autodenuncio: ho fatto l’istruttore anche per rimorchiare. In realtà nella mia vita sono andato a scuola, a teatro, al cineforum, in parrocchia per rimorchiare. Una volta mi è capitato di andare all’ospedale per rimorchiare!
    In altre parole in tutte (e intendo proprio tutte) le situazioni e interazioni umane c’è il movente sessuale.
    Più o meno forte, più o meno esplicito, più o meno espresso e agito e in tutte le sue forme e accezioni possibili.
     
    L’importante è come questo movente agisce (e qui si apre il contenzioso sui comportamenti leciti, illeciti, escludenti, includenti, oppressivi o no, ecc.)
    Ma pensare che questo movente non sia sempre presente, o, peggio, pensare che questo movente debba essere escluso in una qualsiasi situazione è fondamentalmente sbagliato e foriero di pessimi risultati. Da un punto di vista sociale ma anche da un punto di vista personale.

  22. Alessandra dovrebbe rendersi conto di quanto danno fa alla causa della signora coinvolta nella vicenda Montani.  Il suo messaggio, che avra’ pure il beneficio delle buone intenzioni, mette sullo stesso piano le “sofferenze/umiliazioni” impartite da commenti salaci o approcci non desiderati con quanto vissuto da una persona che, al di la’ dei fatti precisi ( che la maggior parte di noi neppure conosce), e’ arrivata ad una denuncia penale.  Per quanto Alessandra pretenda che entrambe le situazioni derivino dallo stessa cultura maschilista, si tratta di piani totalmente diversi. Il caso della vicenda Montani meritava effettivamente piu’ attenzione per la vittima.  Si poteva “portare a casa” che una commissione interna ( la cui esistenza e’ stata citata da qualcuno, senza raccontarci se si e’ attivata e se e’ arrivata ad un pronunciamento ) dicesse la sua, al di la’ dell’azione giudiziaria ( che dovrebbe rimanere parallela e non propedeutica ). In questo modo si sarebbe potuto valutare, tenendo conto di diverse sensibilita’, se al di la’ del codice penale fossero ravvisabili comportamenti inadeguati al buon funzionamento dell’associazione. Nell’interesse di entrambi i coinvolti. Non so se si possa ancora fare,  o sia considerato sorpassato dall’archiviazione.
     
    Su tutto il resto per me ha ragione Merlo. Appiattire la relazione tra i generi ad un gelido formalismo, dove la diversita’ e i caratteri propri vengono inquadrati in un codice unico, e’ un disastro culturale. Non e’ uno sdoganamento del “nuda, nuda!”, ma e’ capire, per esempio, che se una gonna corta non costituisce una dichiarazione di disponibilita’, un complimento non costituisce un tentativo di approccio da cui difendersi. Capirsi, nei due sensi, e’ la chiave per accettarsi.
     
    Io comunque suggerisco una soluzione per le sensibilita’ come quella di Alessandra: nella Casa della Donna di Pisa ( o di Livorno, o di Cernusco sul Naviglio ) potreste fare dei gruppi di appassionate alla montagna, farvi accompagnare da una guida (donna) e lasciare cosi’ in pace il CAI, cosi’ nessuno prova a rimorchiarvi…
    Non e’ ironico, lo dico sul serio. 

  23. Alessandra ma ti sembra?
    Io ho detto “se hai problemi con il CAI Livorno” e ti lamenti della privacy.
    Tre commenti dopo tu stessa scrivi “Quello che tu hai rivelato senza averne il diritto è la sezione di appartenenza della persona che ho segnalato al direttivo regionale.”
    Sono io il problema della tua privacy? DAVVERO? Certo che hai molta fantasia nell’interpretazione di quello che scrivono le persone.
    Prima di scrivere, giudicare commentare pensaci. Magari ti rendi conto che il problema non sono gli altri. 

  24. “Un altro caso di battute spiacevoli a un esame capitò a una mia cara amica.
    Per fortuna ci sono anche moltissime persone per bene. Personaggi come quelli sopra descritti contribuiscono a rovinare la reputazione di tutti.”
    Senza parole.
    Solo pazzia.

  25. Siamo al pollaio.
     
    Scusate ma non potete vedervi e parlarne tra di voi?
     
    Dice bene Grazia. Non basta una gita ogni tanto. Vivere sempre tra quattro mura fa male.
    Fuga consigliata.

  26. Margherita scrive:”Di te nemmeno la sezione di appartenenza.
    Due pesi, due misure. A te la privacy a loro la gogna pubblica.”

    Margherita ma cosa dici?
    Ma quali voli pindarici?
    Tu hai saputo cose mie non perché le ho scritte o dette su internet ma perché te le ha rivelate qualcuno che doveva tenersele per sé, quindi le persone del direttivo del CAI Toscana oppure Evelin Franceschini.
    Questa cosa è gravissima e anzi, faresti meglio a dire che ti ha condiviso cose mie di cui era venuto a conoscenza per il ruolo che occupa nella gerarchia associativa.
    Ti sfugge forse la differenza tra il commentare dettagli di pubblico dominio, dichiarazioni o comportamenti pubblici e venire a sapere informazioni su qualcuno e diffonderle senza che quel qualcuno sia d’accordo.
    Io non ti ho detto nulla di me Margherita, le cose a cui alludi le hai sapute da altri che avrebbero dovuto tenerle per sé.
    La sezione CAI a cui sono iscritta è Pisa, lo ripeto senza problemi. Ma non è quello che tu hai rivelato. Quello che tu hai rivelato senza averne il diritto è la sezione di appartenenza della persona che ho segnalato al direttivo regionale.
    Questo dettaglio solo Evelin e il direttivo regionale lo sapevano.
    Non leggo di nessuna Margherita nel direttivo del CAI Toscana. Dunque non potevi averlo saputo perché hai legittimamente letto le mie mail.
    Evidentemente qualcuno te le ha fatte leggere o te ne ha rivelato il contenuto senza il mio accordo oppure ancora sei tu che hai violato i sistemi informatici di una di queste persone.
    E in ognuno di questi casi c’è una violazione Margherita.

  27. Nessuno ha violato la tua privacy Alessandra.
    Non nominando una sezione del CAI e ti prego evita voli pindarici su chi può essere o non essere stato.
    Inoltre il danno lo hai procurato da sola pubblicando questi fatti sui social e su una testata giornalistica. Se succedesse che qualcuno coinvolto dicesse qualcosa non è certo per il mio commento. Piuttosto per le tue innumerevoli dichiarazioni o racconti  divulgati in pubblico, condivisi, argomentati. Tra cui appunto mail o svariati episodi raccontati anche su questo blog. 
    Pensa per un attimo se anche le persone che tu stai mettendo in piazza avessero conseguenze di questo tipo? Ma che importa di loro possiamo citare nome e cognome.
    Di te nemmeno la sezione di appartenenza.
    Due pesi, due misure. A te la privacy a loro la gogna pubblica.
    Questa è la parità giusto?

  28. Margherita scrive:”Allora è anche democratico parlare espressamente del perché non hai ragione o di tutti i fatti pubblici accaduti.”

    Le informazioni che tu hai qui scritto sulla mia vicenda privata sono appunto private, non pubbliche.
    Non ho idea di come tu ne sia venuta a conoscenza ma è appunto scorretto diffonderle.
    Tanto più sarebbe scorretto se ad esempio fosse stato qualcuno del direttivo CAI Toscana a dirtele, visto che erano tenuti a rispettare la mia riservatezza.
    Oppure se fosse stata Evelin a parlartene, dopo aver ignorato le mie email.
    Tu dici di non avermi procurato danno.
    E se la persona che io ho segnalato e di cui ho finora fatto di tutto per non rivelare alcuna generalità, se questa persona temesse di essere individuata e si adirasse con me, non mi avresti procurato nessun danno?
    Ti rendi conto che qualsiasi cosa io abbia segnalato, l’ho segnalata perché mi ha spaventata?
    E che mi ci è voluto coraggio a segnalare?
    E che ora tu mi esponi a ritorsioni senza averne alcun diritto, perché se sei a conoscenza di certi dettagli significa che qualcuno nel direttivo CAI Toscana o Evelin ha violato la mia privacy?

  29. Alessandra conosci talmente bene la questione da non sapere che Evelin ha rinunciato al suo ruolo in commissione.
    L’atteggiamento mafioso è intimidire gli altri esponendoli alla pubblica gogna come stai facendo.
    Infine: una Presidentessa volontaria di una sezione da 3/4mila soci secondo te risponde in ogni momento a tutti?
    Darti corda è solo deleterio: ritieni di aver ragione e tutti gli altri torto. Le persone sono “mafiose” con te quando non ti causano alcun danno mentre tu ti senti libera di causare danni ad altri senza conoscerli.
    Qui la questione non sono le donne: tu pretendi di essere ascoltata e aver ragione. Ovviamente il polverone mediatico metterà sotto pressione persone che decidendo si troveranno esposti alla tua pubblica accusa.
    E tu risponderai “ma certo che no, è democrazia”
    Allora è anche democratico parlare espressamente del perché non hai ragione o di tutti i fatti pubblici accaduti. Mi dispiace è democrazia o libertà di parola. 

  30. Margherita del commento 66, provo a risponderti.
    Evelin Franceschini presidentessa del CAI Pisa non è stata “maleducata” nel non rispondere alle mie email.
    Ha mancato nel suo ruolo di presidentessa che dovrebbe essere lì per fare da riferimento ai soci e alle socie della sezione che presiede.
    Questa non è semplice maleducazione. Questa è cattiva gestione del ruolo.
    Non è per me concepibile che chi riveste un ruolo apicale in una associazione ignori email e richieste di aiuto di persone che fanno parte dell’associazione.
    Ma come se ciò non bastasse, la presidentessa del CAI Pisa ha ritenuto di accettare di partecipare alla Commissione pari opportunità. Mi sai dire che speranza posso avere che dia un contributo positivo sui temi di genere quando ha del tutto ignorato la mia denuncia di episodi di sessismo nella sua sezione? quando ha altresì ignorato la mia proposta di discutere insieme iniziative su questi temi?
    Perché dovrebbe questa persona all’improvviso dimostrare un interesse per certe tematiche che non ha finora minimamente mostrato?
    Margherita io non ho riferito nulla che riguardi la vita privata delle persone di cui parlo. Mi riferisco sempre e solo a dichiarazioni e comportamenti pubblici.
    Tu invece stai ora riferendo dettagli della mia vita che nessuno al di fuori del direttivo CAI Toscana può conoscere.
    È un atteggiamento mafioso quello di alludere a informazioni private che non ti sono state condivise da me. E io con nessuno ho parlato di certi dettagli, a chi mi chiedeva ho risposto che non era corretto dire nulla fino a conclusione del procedimento.

  31. @vise
    Pensa che le giacche unisex le ha scelte e fatte fare l’unica componente femminile allora presente in CDC….. 

  32. Ho letto l’articolo e sentito l’audio. A leggere il titolo speravo in un altro articolo: non li ho compresi e non ne ho capito il senso.
    C’è sessismo nel CAI o nelle scuole/corsi? Si. Ho letto io stesso la mail di un istruttore nazionale appartenente  alla scuola centrale che a un corso esame affermava di aver venduto la cordata femminile al maggior offerente. Queste le parole se ben ricordo.  Non contento, lo stesso direttore ripetè la battuta in parcheggio, davanti a tutti prima di iniziare quella giornata d’esame.
    Sempre lui, mentre esaminava la parte di movimento / didattica, dopo il movimento omologo e omolaterale propose all’allievo di insegnare il movimento omosessuale.
    Visto e sentito di persona. 
    Un altro caso di battute spiacevoli a un esame capitò a una mia cara amica.
    Per fortuna ci sono anche moltissime persone per bene. Personaggi come quelli sopra descritti contribuiscono a rovinare la reputazione di tutti.
    Istruttori che hanno comportamenti “infelici” ed eccessi ne ho visti. Nelle associazioni volontaristiche c’è di tutto ma non generslizzrrei. Le associazioni sono fatte di persone ed esistono vai tipi di persone.
    Curiosità… forse è solo sbadataggine ma… nel 2023, esistono solo giacche per qualificati/titolati CAI da uomo. È un caso? Ora qualcuno mi spiegherà che sono unisex… 
     
     

  33. Alessandra anche io sono basita che ti aspetti di poter parlare di chiunque e qualunque cosa senza filtri o porti il problema del male che puoi causare è poi invece non si possa nominare qualcosa che riguarda te.
    Tu non stai giudicando le azioni di una persona quando dici che non è adeguata a stare in una commissione. Se avessi giudicato le azioni avresti detto che era maleducata perché non ti aveva risposto.
    E penso che sia veramente fuori luogo chiedere rispetto per le donne quando non si ha rispetto per le altre persone.
    Infine il fatto stesso di continuare a nominare il procedimento disciplinare da tutte le parti, né mina la segretezza. 

  34. Ti ringrazio,  Alessandra, per aver messo su carta le tue impressioni e averle condivise nel blog, ma ammetto di non aver letto tutto l’articolo.
     
    Così come ti attendevi che le prime dichiarazioni delle referenti fossero più congrue, anch’io mi aspettavo considerazioni un po’ più rilevanti, visto il delicato tempo storico che stiamo vivendo, anche se forse un po’ di leggerezza ogni tanto ci sta.
    In effetti, però,  avevamo già avuto qualche spunto grazie all’articolo pubblicato  a proposito della vicenda di Antonio Montani e avevo percepito una sorta di disagio nel tuo confrontarti con l’universo maschile. 
     
    A me piacerebbe, semplicemente, che molte più donne e, in generale, un più ampio pubblico scoprisse che è più salutare vivere all’aria aperta che fra quattro mura, che non basta partecipare a una gita in montagna ogni tanto per conoscere se stessi in relazione all’ambiente, per sperimentare la respirazione profonda, per saper riconoscere un pino da un abete oppure una quercia d’inverno. 
    Mi piacerebbe, anche, che il Club Alpino aprisse le sue attività anche a chi non è socio, che sempre più gente conoscesse le biblioteche per pochi e le pubblicazioni.
     
    Vorrei cose semplici che tutti possano capire, non istituzioni astratte come può esserlo una commissione. 
     
    Io non trovo sensato che addirittura se ne costituisca per la parità e questa cosa mi rimanda alla reintroduzione dell’insegnamento di educazione civica a scuola, che diverrà una materia astratta come tante altre.
    Onestamente non vedo problemi, non vedo disparità.
    Se ci sono meno donne significa che preferiscono fare altro, nel bene e nel male.
     
     

  35. Questo scambio è stato utile, è servito a ricordarmi il motivo per cui il 99,9% delle persone evita di dialogare con una femminista: perché non é possibile farlo con chi è totalmente autoreferenziale.Il restante o,1% ovviamente sono le femministe.
     

  36. “E sono assolutamente d’accordo con lei che dovremmo porci come traguardo anche l’inclusione delle persone LGBTQ+.”
     
    Eh, no! L’ultimo aggiornamento (8 novembre 2022) è LGBTQIAPK.
    Il + significava “ecc. ecc.” ma è stato abbandonato perché generico e quindi poco inclusivo.
     
    P.S. A questo punto dovremmo domandare al buon Crovella se preferisce includere nel CAI Torino prima gli A o i K, oppure prenderseli tutti in una volta.

  37. Essendo maschio sono felice di poter dire: che palle!
     
    Non sono di certo un estimatore del Cai in generale ma ricordo che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 in cui l’ho frequentato un po’, mi aveva meravigliato il fatto che le donne e gli uomini avessero lo stesso identico valore sia sul piano umano che tecnico.
     
    A parte eventuale problemi personali, di cui ho semmai il massimo rispetto, credo che Alessandra stia spendendo a vanvera le sue energie. E mi sono pure guardato tutto il video.
     

  38. Propongo che avvenga l’elezione dell’uomo più’ inclusivo del Blog. A questo punto mi sembra il minimo.

  39. 55
    ”poi sono assolutamente d’accordo che non tutti gli uomini sono così, ci mancherebbe. Ne conosco di meravigliosi con una sensibilità’ per l’inclusione spiccatissima”.
    Prima di scrivere simili frasi, magari contare fino a 10 oppure meglio qualche serie di trazioni al trave?  Il termine inclusione ormai è’ quanto di più’ vuoto esista nel linguaggio corrente. Ammesso che abbia mai voluto dire qualcosa, oggi non significa nulla ( come sostenibilità e via dicendo).
    Cerchiamo di essere concreti e stiamo al punto. Ai tempi in cui frequentai il Cai come istruttore (ho poco più di 50 anni quindi non nel medio evo), non ho mai avuto evidenza che le donne venissero escluse o in qualche modo maltrattate. Anzi. Ricordo che “ lo spiccatissimo senso di inclusione” esisteva già’ allora sotto forma di atti di normale gentilezza ( si può’ ancora dire o si sente discriminata in quanto ricevente di una gentilezza in quanto Donna?) quali per esempio non caricare alle partecipanti donne svariate matasse di corda nello zaino… 
    Stessa sensibilità’ ho riscontrato nelle mie salite fuori del CAI o semplicemente nell’’arrampicata in falesia. Tra l’altro le dirette interessate hanno ringraziato e (a questo punto devo dire per fortuna) non ci hanno denunciato per discriminazione avendo noi pensato di dotarle di zaini più’ leggeri o altre  “inclusivita’” di questo tipo…
    Si rilassi, un’oretta al trave e torna il buon umore, mi creda.
     

  40. Margherita scrive:”Se tu avevi un problema con il CAI Livorno non puoi aspettarti che la sezione di cui se socia chieda spiegazioni. Le spiegazioni le chiedi tu al CAI coinvolto.”

    Sono sconcertata di leggere questa cosa.
    Mai ho detto dettagli come quale fosse la sezione CAI coinvolta nella mia segnalazione ai probiviri.
    Chiedo se possibile la rimozione del commento di Margherita.
    Non ho idea di come possa aver saputo una cosa del genere visto che io ho scritto alla mail istituzionale del CAI Toscana e certi dettagli solo il direttivo CAI Toscana dovrebbe saperli.

  41. Fabio Bertoncelli scrive:”No, gli uomini – come qualsiasi essere umano – potrebbero dire, semplicemente: “Su questo punto e su quest’altro crediamo che abbiate torto. Rifletteteci”.”

    Fabio, avete già ampio spazio per le vostre opinioni nella società e nel CAI.
    Ti disturba talmente tanto che ci sia un contenitore istituzionale in cui le donne possano esprimersi liberamente?
    Se ci dovessimo dire, tra noi donne, che magari qualche episodio spiacevole avviene, credi che la presenza di un uomo aiuterebbe?
    Tu stesso ti sei subito messo sulla difensiva ascoltando il mio video, tanto che hai sentito il bisogno di puntualizzare “non siamo tutti così”.
    Io ti giuro sul mio gatto che lo credo fermamente che non siete tutti così.
    Il punto è che forse c’è bisogno di luoghi dove possiamo raccontarci di quello che subiamo ad opera dei soci meno rispettosi senza per forza dover specificare che lo sappiamo che non siete tutti così.
    C’è bisogno di luoghi in cui le donne si sentano al sicuro e possano pensare a se stesse e non debbano farsi carico della possibilità di ferire un uomo per bene se hanno bisogno di dire male di un uomo che per bene non è.

  42. Ma il signor crovella…per caso ha un cugino psicologo che per osmosi lo rende psicologo pure lui? Così Come è  avvocato per vicinanza co  la figlia…

  43. Alessandra purtroppo tu non conosci affatto Evelin e tutte le iniziative anche culturali che porta avanti per le donne.
    Se tu avevi un problema con il CAI Livorno non puoi aspettarti che la sezione di cui se socia chieda spiegazioni. Le spiegazioni le chiedi tu al CAI coinvolto. 
    Mi dispiace ma su di lei hai torto e sparare a zero sui social e sulla stampa anziché affrontare la questione da adulti è sintomo della situazione 

  44. Fabio Bertoncelli dice:”Ti saluto con simpatia (vedere una persona in volto, mentre parla in modo pacato, aiuta a comprendere meglio e quindi favorisce il giudizio che ci formiamo su di lei).”

    Fabio grazie 🙂
    Mi spiace se nel video ho dato l’impressione di generalizzare, quel passaggio veniva dopo che avevo letto il commento – tra l’altro preso qui da gognablog – del tipo che faceva passare come normale che gli istruttori facessero gli istruttori per rimorchiare.
    È a quel tipo di mentalità che mi riferivo e che ritengo inaccettabile.
    Poi sono assolutamente d’accordo che non tutti gli uomini sono così, ci mancherebbe.
    Ne conosco di meravigliosi con una sensibilità per l’inclusione spiccatissima.

  45. Marta Russo scrive:”infine non penso che sia corretto emettere un giudizio pubblico (con questo articolo o altri post) su persone che non consociamo e che non abbiamo mai incontrato, arrivando addirittura a divulgare online corrispondenza privata.”

    Guardi che la corrispondenza “privata” che lei menziona non sono certo email scritte da altre persone o che contengono scambi con altre persone.
    Ho pubblicato email scritte da me alla presidentessa Evelin Franceschini del CAI Pisa a cui non ho mai ricevuto la benché minima risposta.
    E visto che in queste email denunciavo episodi di sessismo che avevo subito nella sezione CAI da lei presieduta e le chiedevo un incontro per discuterne, il fatto che lei abbia ignorato le mie richieste risulta rilevante ai fini della valutazione su quanto sia adeguata questa persona a discutere di temi di genere.
    A mio avviso sarebbe grave in generale che un presidente o una presidentessa di sezione non rispondano a richieste di aiuto di un socio o una socia.
    Lo è ancora di più se questa presidentessa va a lavorare in commissione su temi su cui ha dimostrato scarsa – per non dire nulla – sensibilità.
    E ribadisco che io non giudico la persona, che non conosco.
    Valuto negativamente il suo operato come presidentessa e l’attitudine da lei dimostrata verso il tema delle discriminazioni a danno delle donne.

  46. “So che gli uomini pensano di poterci spiegare persino come rivendicare i nostri diritti.”
     
    No, gli uomini – come qualsiasi essere umano – potrebbero dire, semplicemente: “Su questo punto e su quest’altro crediamo che abbiate torto. Rifletteteci”.
     
    La Commissione può consigliare provvedimenti validi per tutti, maschi e femmine, e non mi sembra giusto che tali decisioni spettino solo a donne. 

  47. Federica scrive:”mi sarei piuttosto aspettata una critica su una commissione al momento composta da sole donne”

    Se si parlasse della commissione sulla floricoltura sarei d’accordo.
    Pure se si parlasse della commissione sulla gastronomia nei rifugi.
    Ma abbia pazienza Federica, chi deve prendere la parola quando si discute delle discriminazioni subite dalle donne?
    Questo si intende per parità di genere:
    fare in modo da riequilibrare gli assetti che sono finora sbilanciati a danno delle donne.
    Ed è quindi la voce delle donne che va ascoltata.

  48. Angelo scrive:”Nella delibera inoltre si legge che la commissione può essere allargata ad altri component* (uomini e donne). Anche se su questo punto pare chiaro che l’autrice dell’articolo caldeggi solo donne.”

    Sì beh, mi sembra il minimo della decenza che in una commissione pari opportunità ci siano solo donne.
    So che gli uomini pensano di poterci spiegare persino come rivendicare i nostri diritti.
    Lo so e siamo grate di tanta sollecitudine ma penso che possiamo arrangiarci anche da sole.

  49. @ 47
     
    Carlo, per esprimere giudizi non devi fidarti dei nostri commenti.
    Guarda tu stesso il video e poi giudica con cognizione di causa. Potresti anche essere folgorato come Paolo sulla via di Damasco…
     

  50. Fabiola Fiorucci scrive:”Dal tuo articolo si evince che non conosci neanche i regolamenti del Cai e le modalità di nomina delle commissioni; avrai sicuramente modo di approfondire.”

    Ha ragione, conosco davvero poco le regole per la nomina delle commissioni.
    Ma si può dire che mi sembra profondamente sbagliato che le componenti di una commissione pari opportunità siano nominate dalle gerarchie associative anziché dalle donne socie tutte?
    È perfettibile la legge, suppongo possa esserlo anche il regolamento del CAI.

  51. Lidia scrive:”L’ingegneria Gionti, in nome del sessimo non perde tempo a giudicare altre donne o uomini come si può ben vendere dal suo scritto e dal suo profilo.”

    Lidia io non giudico persone, critico comportamenti e idee, è molto diverso.
    E sono assolutamente d’accordo con lei che dovremmo porci come traguardo anche l’inclusione delle persone LGBTQ+.
    Non ho finora menzionato questo aspetto perché mi sembrava richiedesse un livello di apertura mentale fantascientifico nel quadro attuale del CAI ma lei ha pienamente ragione.

  52. Mi guardo bene da perdere tempo col video che qualcuno di voi ha visto, ma a giudicare da certi commenti (in particolare 42 e 43) direi che viene confermata la mia impressione iniziale (fin dai post delle settimane scorse). Ovvero che l’autrice ha dei problemi personali (emotivi e psicologici) del tutto indipendenti dal CAI e anzi pregressi al suo coinvolgimento nel CAI. Forse addirittura strutturali.
     
    Ora tali fragilità sono degne di rispetto, per carità, ma solo se circostanziate alla realtà individuale della signora. Dove costei sbaglia completamente è nel voler scaricare le sue fragilità addossandone la colpa al CAI, che invece non ha nessuna responsabilità in merito.
     
    Inoltre Il CAI non è né un gruppo di ascolto né un centro di psicoterapia. Il CAI deve essere libero di svolgere la sua attività (art 1 dello Statuto), senza questi pesi. Piuttosto si valuti di creare delle aree dedicate a persone con problemi, dove collaboreranno i volontari che hanno piacere e non obbligatoriamente tutti i soci.
     
    Ho l’impressione che l’eventuale coinvolgimento della signora nella Commissione abbia lo scopo di monitorarla costantemente, anche per evitare eventuali prese di posizioni pubbliche stild colpi di testa. Conosco a fondo il modo di pensare del CAI e non mi stupirei se si fosse deciso di operare in tal direzione. Sensata.

  53. NOTIZIA  BOMBA
     
    Corre voce nei corridoi della Commissione che un tale Crovellik di Torino sarà espulso per “maschilismo estremo” e “rottura continuata di zebedei” (perfino alle femmine).
     
    Sarà vero? Qualcuno del CAI Torino può svelare l’identità di questo Crovellik? Di certo non può essere il nostro Carlo!  😉😉😉
     

  54. E’ chiaro a tutti, perfino a me, che la costituzione della Commissione sia stata deliberata dalla Presidenza Centrale (tra l’altro non potrebbe una singola socia operare in tal senso). Ma, come sottolineato nell’articolo, trattasi di atto dovuto per linee generali più ampie. Non sottindente che ci siano problemi in essere. Soprattutto sarà una gran aria fritta. Non si può non costituire la Commissione, per i suddetti motivi, ms non porterà da nessuna parte, anche perché non vi sono oggettivi problemi sottostanti. Solo i creduloni pensano che tale Commissione sia un “passo” avanti.

  55. Paolo, Luca. Ma è davvero così difficile leggere in un testo solo quello che c’è scritto, senza fare dietrologie?
    Alessandra ha scritto:
    Mi viene dunque il dubbio che queste donne siano state scelte con criteri diversi dalla loro attenzione ai temi di genere.”
    Non mi interessa stabilire se i sospetti di Alessandra Gionti siano fondati o meno. Ho fatto riferimento alla totale non pertinenza del commento di Paolo:
    –> credevo che il CAI dovesse occuparsi di montagna, non di “attenzione ai temi di genere”.
    Senza minimamente entrare nel merito della faccenda, mi sono limitato a far notare che se il CAI (o chiunque altro) decidesse di istituire una commissione per lo studio dei coleotteri (anche se lo studio dei coleotteri poco ha a che fare direttamente con l’alpinismo) sarebbe del tutto sensato chiedere che i membri della commissione (sulla cui opportunità non sto a disquisire) siano degli entomologi competenti e non dei fisici nucleari (o degli alpinisti di punta). E che non serve ribadire che il CAI ha altro da fare, perché è il CAI che ha deciso di occuparsi di coleotteri. Inviate le vostre rimostranze alla Presidenza Generale.
    Pace e bene, fine delle trasmissioni (i canali sono troppo disturbati).

  56. Ho ascoltato con attenzione le parole di Alessandra (Gionti) nel video Primavera Alpina (vedi https://youtu.be/R6fERbBhRic).
     
    … … …
    Cara Alessandra (“cara” per vicinanza morale), tu accusi “gli uomini di pretendere che il maschilismo sia normale, che approcci non desiderati e battute che ci mettono a disagio siano la normalità. […] Non siamo lí [in montagna] per fare da preda a un uomo che ci vuole rimorchiare. Questa cosa gli uomini devono mettersela nel cervello”. 
     
    Tu certamente sai che non tutti gli uomini sono cosí. Anzi, la maggioranza di loro fortunatamente non è cosí. Esistono anche uomini che rispettano le donne, tutte le donne (non solo le mogli o le fidanzate).
    Semmai possono criticarle e disprezzarle come persone, per esempio perché egoiste, bugiarde o venali, come capita del resto anche per i maschi.
     
    Ebbene, un uomo che non è cosí – un uomo che si sente ingiustamente definito come un molestatore solo perché maschio o come uno che considera le donne “come pezzi di carne” – non ci rimane bene.
    Non devi generalizzare. Non è giusto.
     
    Ti saluto con simpatia (vedere una persona in volto, mentre parla in modo pacato, aiuta a comprendere meglio e quindi favorisce il giudizio che ci formiamo su di lei).

  57. Cara Primavera alpina, dopo aver letto l’articolo e ascoltato l’audio (giuro che mi sono cadute le braccia) , preparati ad un rigido inverno. Per la tua guerra ideologica hai sbagliato luogo e tempo. Ci sono altri posti dove purtroppo le differenze di genere esistono veramente, non credo proprio all’interno del CAI, almeno non nella realtà che conosco.  Ammesso che tu abbia vissuto una situazione spiacevole (mi dispiace), la stai affrontando come un’adolescente arrabbiata. 

  58. No Paolo, non sono d’accordo con te, per il semplice fatto che gli ambiti della vita sono mischiati tra loro e noi, immersi in essi, dobbiamo farci i conti.
    Quindi non possiamo non mischiare.
     
    Altrimenti, come effettivamente è già successo, va a finire che gli ebrei non possono essere iscritti al CAI e quelli che vogliono andare in montagna perché non ci dormono la notte non dicono nulla.
     

  59. Battimelli non si capisce se per la prima volta stai dicendo che la Presidenza del CAI ha fatto una cosa giusta, nonostante la moralità dica che normalmente fa cose “ignobili” oppure se la cosa è comunque sbagliata perché non si sa come siano stati scelti i membri di una commissione

    è anche vero che non è del tutto peregrina l’idea che i membri di una commissione che deve occuparsi di questioni di genere siano selezionati sulla base della loro sensibilità alle questioni di genere.

    Ma poi chi può misurare la sensibilità alle questioni di genere dei membri della commissione, solo Alessandra Gionti? Usiamo un termometro?
    bah

  60. @37, Gianni: se mi impegno ci arrivo. Ma sai com’è, c’è chi pensa che nella vita non si possa mischiare tutto in ogni istante, altrimenti non ci gode più nulla.
    Per cui penso che se qualcuno non dorme di notte se non va in montagna fa bene a iscriversi al CAI e a frequentarlo; se non dorme di notte se non discute di uguaglianza di genere farebbe bene a iscriversi a un partito politico che abbia a cuore la questione.Se si appassiona a entrambe le questioni potrebbe iscriversi a entrambi, ma senza mescolare ambiti che poco hanno a che fare tra di loro.
    Non penso che qualcuno vada a lamentarsi alla sezione di un partito perché gli iscritti non organizzano la gita sociale al Monviso, quindi non capisco perché sia obbligatorio “smaronare” tanto su queste altre questioni quando si è dentro al CAI. Iscriviti, porta il tuo contributo e le tue opinioni senza sentirti il depositario della verità assoluta, e se proprio non ti ci trovi vai altrove, non te l’ha ordinato il dottore di starci.
    Lo so, gli ingegneri maschi, come molti altri maschi, sono molto limitati, ma spesso lo sono a ragion veduta.E poi dove sta scritto che la “sensibilità alle questioni di genere” sia più sviluppata tra le donne? Si può misurare? O è uno dei tanti dogmi che ultimamente spuntano come funghi, sempre diversi e sempre uguali?

  61. Ohé Batman: va che io ci sono arrivato di per me senza che me lo venga a dire un fisico pettinatore di particelle! 🙂

  62. Vorrei far notare ad alcuni dei commentatori che mi hanno preceduto che l’istituzione di una commissione per “l’uguaglianza di genere” non è stata una iniziativa di Alessandra Gionti, ma è risultata da una delibera della Presidenza Generale del CAI. Capito, Crovella? E’ il CAI che ha deciso di crearla (che succede, il CAI non è già più il “tuo” CAI?). E, Paolo, se è vero che il CAI deve prioritariamente occuparsi di montagna, è anche vero che non è del tutto peregrina l’idea che i membri di una commissione che deve occuparsi di questioni di genere siano selezionati sulla base della loro sensibilità alle questioni di genere. Dai, che ci arriva anche un ingegnere maschio.

  63. ———  DIVAGAZIONE  FUORI  TEMA  ———
     
    Ho appena terminato la lettura di “Tu passerai per il camino. Vita e morte a Mauthausen” di Vincenzo Pappalettera, ex deportato.
    Ora, e ancor prima di leggere quest’altro libro sui lager, piú che all’idealismo tedesco io penso al nazismo tedesco.
    E mi inferocisco quando vedo che i tedeschi, dopo tutto ciò di cui sono stati responsabili – uno dei piú abietti orrori nella storia dell’umanità – sono di nuovo col ditino alzato verso gli altri Paesi dell’Unione Europea, pretendono di insegnarci come si deve fare e vogliono comandare.
    Dovrebbero tacere ed espiare per almeno due secoli.
     
    Scusate la divagazione, ma non ho resistito.
     

  64. Mi trovo abbastanza d’accordo con Marta, tranne che sul diritto di emettere giudizi su persone che non conosciamo o la divulgazione di corrispondenza privata (intendo dire la mia corrispondenza, ovviamente)…per esempio io ho ben radicati giudizi su persone che non conosco affatto e non mi trattengo certo dall’esprimerli, chessò su Berlusconi, Putin, Feltri, Renzi o Francesco I.
     
    Sarei molto curioso però di sentire che diavolo di battute potrebbe fare Mich sull’idealismo tedesco!
     

  65. L’articolo è uno stopposissimo concentrato di opinioni superficiali condite da uno psicologismo un poco d’accatto: le donne che si trovano bene nel CAI sarebbero coartate dal sistema patriarcale, abbozzzerebbero condiscendenza per essere accettate. Non si capirebbe il perchè,  visto che non è un lavoro, che si può andare in montagna per conto proprio etc etc etc.
    E’ comunque nello spirito dei tempi sentirsi in obbligo morale di onorare tutti i totem che il politicamente corretto mette sulla nostra strada: si deve essere ecologisti, animalisti, femministi, antiglobalisti, wokisti  e olrte
    Il CAI non si può esonerare, e non si esonera.
    Però è difficile riversare le tematiche di un problema  come quello del rapporto tra i sessi che ha dimensioni storiche , antropologiche ed economiche,  che riguardano le società contemporanee nella loro vastità e complessità, in una istituzione fatta fondamentalmente di realtà locali dedite all’outdoor.
    Ha ben ragione il nostro Crovella ad andare fuori dai gangheri.

  66. Dalle riflessioni e dalla levata di scudi che leggo nei commenti penso che la strada, anche solo per discutere con cognizione di queste tematiche, sia davvero malmessa e tutta in salita. Tempo sprecato cara Alessandra Gionti. In compenso, sono contento di vedere quanti fini linguisti e filosofi (e pure qualche filologo che esamina frase per frase l’articolo) scalino le nostre montagne e siano iscritti a Cai. Non lo sapevo, allora la prossima volta in rifugio mi aspetto di discutere allegramente dell’idealismo tedesco e del concetto di giustizia in Platone. Non deludetemi.

  67. La mia irritazione sul tema ha due motivi:
     
    1) Si getta fango sul CAI come se fossimo un covo di violentatori seriali e tutto ciò NON al seguito di eventi oggettivi (grazie a Dio!), ma per le fisime di questa o quella persona, che avrà anche le sue fragilità, per carità, ma non tocca al CAI caricarsele sulle spalle, né tanto meno vedersi insozzato come sopra specificato.
     
    2) Tremo all’idea che, d’ora in poi, i Presidenti di sezione (m o f che siano) possano anche esser chiamati a rispondere di eventuale scarsa attenzione per le vare “fisime” (delle loro socie), fisime che, se ora diamo la stura, dilagheranno a macchia d’olio. Già è arduo trovare persone che si carichino di tutte le incombenze e le preoccupazioni nel gestire una Sezione CAI (compreso il rischio di avvisi di garanzia a titolo personale per grane nei rifugi o incidenti in gite sociali o dimenticanza di inviare la mail all’assicurazione e mille cose del genere ecc ecc ecc) e poi li carichiamo pure del fatto di dover magari, in un domani, esser convocati dalla neo-costituita Commissione, come fossero individui biechi e ripugnanti, per spiegare come mai non hanno dato spago alla fisime di tizia o di caia… Ma più nessuno farà il Presidente di Sezione…e allora tanto vale che chiudiamo il CAI e buona notte al secchio!

  68. @27 Matteo
    Io credo che Alessandra si sia trovata in un episodio poco spiacevole, in cui si è sentita non sostenuta dalle persone che aveva intorno.
    E ovviamente ha deciso di intraprendere questa battaglia.
    Le sue affermazioni però non dimostrano uguaglianza o parità. Io come donna voglio uguaglianza con gli uomini e li ritengo al mio livello. Non penso che loro non possano discutere su tematiche “sessiste” o “maschiliste”.
    Non penso che gli uomini vadano presi in giro fino allo sfinimento perché lo trovo divertente sui social e non penso nemmeno che tutte le donne, a prescindere abbiamo ragione ed infine non penso che sia corretto emettere un giudizio pubblico (con questo articolo o altri post) su persone che non consociamo e che non abbiamo mai incontrato, arrivando addirittura a divulgare online corrispondenza privata.
    Questo invece è il modello che traspare non da questo articolo ma dalla pagina “Primavera Alpina”.

  69.  
    L’identità forte è quella capace di assumersi le responsabilità del mondo.
    È quella libera dal vittimismo.
    Quella idonea alla creatività perché mai mortificata dagli eventi.

  70. L’identità forte è quella capace di assumersi le responsabilità del mondo.
    È quella libera dal vittimismo.
    Quella idonea alla creatività perché mai mortificata dagli eventi.

  71. Identità forti riducono il rischio di sopraffazione e alzano quello del rispetto.Riducono la paura e il vittimismo.Alzano la creatività e il proprio potere.Riconoscono il significato pieno del femminino e del mascolino.Eludono la rivalità, generano l’unione.
    Caro Lorenzo non credo che queste affermazioni rispondano al vero, anzi.
    A meno di definire compiutamente cosa si intende con “identità forte”.
     
    Credo che Alessandra Gionti (come molte altre con lei) stia tentando una definizione nuova e migliore di identità femminile – e quindi maschile- e per questo la apprezzo. Ovviamente non può essere un’identità forte essendo in via di definizione
    Non credo che sia esente da errori e che non possa essere criticata, tanto la Gionti quanto le sue affermazioni, ma quasi tutto quello che è stato scritto qui mi pare confermare che c’è un gran bisogno di una ridefinizione…e alquanto radicale!

  72. @24 Il CAI (art 1 dello Statuto) è il club degli alpinisti. Non siamo né un partito politico, né una associazione filantropica, né un’assistenza sociale, ecc. Non spetta al CAI (nel senso che NON è proprio nel suo oggetto statutario) preoccuparsi  e agire per il MIGLIORAMENTO della società generale.
    I cambiamenti sociali si riflettono ex post (e con tempi lunghi) sul CAI, non viceversa.
    Al nostro interno debbono ovviamente valere criteri di assoluta correttezza reciproca, ma su OGNI risvolto dell’esistenza, non solo su questo tema. Esempio non si ruba né dalle casse sociali né dalle tasche degli altri soci, non ci si insulta, non si manca di rispetto ecc. Ho già detto che, sul tema di specie, dove sono maturati eventuali atti con valenza giuridica (a me non risulta in 45 anni di frequenza attiva del CAI-54 nominali), allora scattano le leggi dello Stato e, solo ex post, le norme disciplinari CAI per i condannati. Se ci sono stati (a me NON risulta di nuovo) episodi di discriminazione (es: nominiamo Tizio Direttore e non Tizia, perché donna) allora vanno affrontati nelle giuste sedi interne, ammesso che sia oggettivamente dimostrabile la discriminazione.
     
    Il resto è solo aria fritta. GAP di genere? Ma dove??? perché le donne a 30 anni si dedicano alla famiglia? Primo: non tutte, e oggi sempre di più per un motivo o per l’altro. E poi c’è la secondo giovinezza, quella di ritorno, over 60. In quella fascia sono molto più le donne, oggi ancora attivissime e molto atletiche, grazie all’allungamento della vita e soprattutto all’allungamento della vita attiva (palestra ecc).  Di recente ho fatto gite sociali dove in 20 partecipanti c’erano tipo 15-16 donne 4-5 maschi. Le prime che son felici di un clima allegro, gioioso e magari con un paio di battute (ovviamente ben calibrate nella tempistica e nel contesto) anche se un po’ scollacciate sono proprio queste signore, te lo assicuro.

  73. Il miglior lavoro è sull’identità, ruolo e potere distinto. Non sull’uniformità. 
    Altrimenti detto nell’esatta direzione contraria all’attuale. 
    Identità forte riducono il rischio di sopraffazione e alzano quello del rispetto.
    Riducono la paura e il vittimismo.
    Alzano la creatività e il proprio potere.
    Riconoscono il significato pieno del femminino e del mascolino.
    Eludono la rivalità, generano l’unione.
    Blasfemi.
     

  74. Ora leggendo tutti questi commenti sembrerebbe che siamo tutti qui a negare che un problema di genere esiste.
    Voglio essere molto chiaro: un gap di genere è presente nel CAI come è presente, ancor più accentuato un gap Generazionale.
    Probabilmente il gap generazionale è anche direttamente collegato al gap di genere. 
    Tuttavia non serve essere ingegner* per capire che se un percorso politico o tecnico che richiede infinite ore di attività, sia all’interno dei corsi che per farsi un curriculum, è frequentato maggiormente da uomini le motivazioni possono anche essere legate al ruolo che purtroppo diamo ancora alla donna nella società e non di semplice stampo sessista. 
    Si diventa titolati prevalentemente dopo i 30 anni. Le donne in quella fascia d’età oltre ad essere nel pieno della carriera (processo in cui probabilmente faticano più degli uomini), possono iniziare ad avere una famiglia. 
    Avere una famiglia, per una donna è sicuramente un processo che richiede più tempo o impegno rispetto ad un uomo, nello stato attuale della società (anche se nom dovrebbe essere così). È chiaro che questo tempo viene tolto agli impegni personali, agli hobby, al volontariato. 
    Quindi come io potrei non avere tempo di andare in palestra la mia compagna potrebbe non avere tempo di passare sei mesi ad affrontare un corso da titolata.
    La questione quindi non parte (solo) dal Cai ma ha radici profonde in una società che deve ancora cambiare per raggiungere una parità. Questa problematica ovviamente influenza tutte coloro che devono affrontare ruoli di livello all’interno dell’associazione. Portandole spesso a rinunciare.
    Io penso sia su questo che bisogna lavorare

  75. Si parla di “Uguaglianza di genere” e si legge…
    – “Io penso che il patriarcato crei delle gabbie che ci imprigionano tutti e tutte e, ad esempio, schiacciano gli uomini su modalità aggressive che impediscono loro di restare in contatto con la propria vita emotiva, cosa che è fondamentale per garantire la salute mentale di ogni essere umano. Per cui sono la prima a riconoscere che è per il bene di tutta la società, non solo delle donne, che la cultura patriarcale deve essere rimossa.”
    –> traduzione: gli uomini sono tutti frustrati e violenti, se il mondo fosse in mano alle donne sarebbe perfetto. E se qualche donna non è completamente perfetta è sicuramente per colpa degli uomini.
    – “Come mai ci si potrebbe chiedere allora queste donne non partecipano o se partecipano non diventano istruttrici? Devono impegnarsi loro, di più, per vincere i pregiudizi che le frenano?”
    –> bella domanda… negli anni trascorsi in una Scuola del CAI ho verificato che qualunque donna volesse partecipare alle attività era benvenuta e coccolata, quindi mi sorge il dubbio che se non partecipano è perché forse hanno altri interessi – sarà mai possibile?
     
    – “Mi viene dunque il dubbio che queste donne siano state scelte con criteri diversi dalla loro attenzione ai temi di genere.”
    –> credevo che il CAI dovesse occuparsi di montagna, non di “attenzione ai temi di genere”. Ma allora anche la Federcaccia, l’Aci e la Federbridge devono occuparsi di “temi di genere”, o possono continuare ad occuparsi delle attività per cui sono nate in tempi in cui il mondo era più semplice?
     
    – “Il prezzo di non poter essere noi stesse in modo autentico, di dover rinnegare una parte della nostra identità pur di essere accettate.”
    –> Quale sarebbe esattamente la parte di identità che bisogna rinnegare per far parte a pieno titolo del CAI?
     
    – “ci sarà il nostro primo incontro online, aperto a tutte le donne”
    –> la chicca finale… perché noi vogliamo l’uguaglianza, e lo dimostriamo già con il primo incontro
     
    Mi verrebbe da commentare con un banale e retrogrado “e che due palle…”, ma ovviamente non lo faccio perché al giorno d’oggi non si può più fare (e poi è pure un’espressione palesemente sessista).
    Quindi me ne andrò un po’ in montagna a rilassarmi, aspettando che passi anche questa, va…
    p.s.: sono ingegnere anch’io, e anche in quell’ambito mi risulta che ci siano poche donne perché… si iscrivono poche donne. 

  76. Un mantra che aleggia su Torino da decenni si deve ad un noto Accademico: “Poche bale, a venta fè ‘t salite!”
    Vale indistintamente per tutti, maschi e femmine. Quella è la strategia per chi (restringiamo qui il campo alle sole donne) vuole incidere sulla vita del CAI: farsi apprezzare per le proprie capacità. Capacità asessuate. Capacità tecniche individuali oppure didattiche oppure ancora capacità organizzative. Chi lo farà sulla roccia, chi sul ghiaccio, chi per sentieri, chi con la MTB, chi con gli sci o le ciaspole. Oppure in ruoli collaterali, rospetto alla montagna in senso stretto, ma ugualmente importanti (molto importanti!) per la vita del CAI e delle sue Sezioni: in biblioteca, nell’organizzazione logistica, in segreteria, negli eventi (serate, conferenze), ecc ecc ecc….
     
    Per cui: diventate forti. Non ho mai visto una donna “forte” che non si entrate a vele spiegate nella sua partizione CAI (che sia scuola, commissione gite sociali, sezione, ecc). Divettate capigita e poi responsabili della Commissione Gite sociali oppure diventate istruttrici, e poi direttrici di Scuole: a Torino da decenni le donne entrano con merito nei ruoli chiave, ora abbiamo anche una Direttrice di Scuola per lo scialpinismo e nessuno ha mai obiettato sulla sua nomina e, anzi, siamo tutti CONTENTISSIMI di lei, per le sue capacità, sia tecniche individuali che organizzative e, last but non least, per il suo savoir-faire relazionale.
     
    Istruttrici, bibliotecarie, Capigita, Resapnsabili organizzative, Presidenti di Sezione, poi magari componenti del Consiglio Centrale, e infine – perché no^ – Presidente Generale (PG). Per fare tutto questo quanto ci vuole a partire da zero? Minimo 20 anni,  ma non bastano, io direi 25-30. Più tardi inuziate, più tardi arrivate sullo scranno da cui, forse, si dirigono i mutamenti della mentalità della pancia del CAI.
     
    Quella è la strada, ammesso che il CAI sia davvero un voco di maniaci sessuali retrogradi e veteromaschilisti (ovviamente io affermo l’esatto contrario). Se però continuate solo con piagnistei e crociate non andrete da nessuna parte. la melassa del CAI mi catturerà nella sua presa vischiosa.

  77. Discorso lungo e complesso quello di Alessandra Gionti

    “Tuttavia mi pare buffo che questa neonata commissione pari opportunità livelli l’attenzione sulla partecipazione alla vita associativa di uomini e donne quando la sua stessa ragion d’essere è dovuta allo squilibrio esistente e che richiede, per il suo superamento, un focus specifico sulla condizione delle donne.”

    La parità di genere si basa sull’uguaglianza e sul rispetto degli altri. In questo contesto la pluralità di pensiero (evitando si legarsi alle sole donne) e la considerazione di tutti i generi rientra appieno nel concetto di “parità” mi sarei piuttosto aspettata una critica su una commissione al momento composta da sole donne. Vedasi il commento rilasciato dalla Presidentessa SAT Anna Facchini (componente della commissione stessa) sullo stesso tema “giusto affrontare questi temi ma una commissione tutta al femminile è meno ricca di una che comprenda più generi” e continua ” La pluralità di genere è un grande aiuto, non si può ragionare con un’unica visione”
    La visione dell’autrice non si basa invece sulla “Parità” ma sul “sessismo” ben altro concetto.
    Continua con

    A me sarebbe piaciuto che alla sua prima dichiarazione, che si potrebbe dire delinea gli intenti del futuro lavoro, la socia Fiorucci avesse accennato ad un collegamento tra i dati numerici che vedono uno squilibrio nella partecipazione delle donne nelle strutture tecniche e nelle gerarchie CAI alla cultura sessista esistente nel CAI.

    A questo proposito nella prima riga del comunicato stampa CAI si legge 

    ll Club alpino italiano, attraverso la Delibera Presidenziale del 26 gennaio 2023, prende atto della presenza, all’interno del Sodalizio di un divario tra i propri associati, denominato “Gender gap”

    Ora il CAI prende atto che esiste un problema di genere, perché facciamo una colpa alla socia Fiorucci se poche righe sotto non ribadisce lo stesso concetto ma invece dichiara: “le donne, come tutti coloro che hanno un qualsiasi ostacolo nella vita associativa, vanno assolutamente incentivate, utilizzando gli strumenti adatti per attuare politiche per la parità di genere” e ancora “È giusto che finalmente anche il nostro Sodalizio affronti una tematica così attuale e importante.” ?
    Evidenziamo infine altri due concetti: La socia Gionti è stata invitata a far parte della commissione, la cosa è pubblica essendo un commento sulla sua stessa pagina. E lei risponde che “sta valutando attentamente” l’offerta.
    Le commissioni però non sono normalmente “elettive” da parte dei soci e non devono avere una distribuzione territoriale dei propri componenti. Esse, per regolamento, sono nominate dal CDC o dal CC.
    Le valutazioni sulla Presidentessa Evelin Franceschini: la socia Gionti oltre a fornirci il suo punto di vista ci permette di sentire quello della sua presidentessa per valutare se davvero dipingerla pubblicamente come “insensibile”?
    Infine dando uno sguardo alla pagina “primavera alpina” sembra che anziché sostenere le donne l’obiettivo sia mettere in ridicolo o lamentarsi di altri soggetti. Inneggiando invece a figure mitologiche che porterebbero avanti la figura della donna nel CAI. Vedasi la VPG Franceschini.
    Vicepresidente che ponendo l’accento sul proprio genere suggeriva una diversa interpretazione dei regolamenti, cambiando di fatto le sue possibilità di accesso alla carica. Azione che non comporta parità rispetto a tutti i candidati e candidate che fino ad oggi sono stati costretti a rispettarli quei requisiti.
    E’ davvero questo il genere femminile che vogliamo portare avanti nel CAI?
    Per la Socia Gionti si a quanto pare

  78. Se ci si riferisce a una singola donna, allora forse converrà la chiarezza: la presidente, la direttrice, la senatrice, la deputata, la soldata (preferibile a soldatessa), l’avvocata, la ministra, ecc.
    Ma se mi trovo di fronte a un battaglione, io dirò: “C’è un battaglione di soldati” (maschile neutro), anche nel caso in cui siano presenti pure donne.
     
    Sempre per chiarezza, dirò “la Bianchi, la Rossi” per far capire al mio interlocutore che sto parlando di una donna. Non si tratta di sessismo, che qui c’entra come i cavoli a merenda! Si tratta di chiarezza.
     
    Bisogna scrivere l’architetta, la medica? Sono parole che non esistono ancora e pertanto a molti (me compreso) sembrano ridicole. Però in ogni lingua, al bisogno si introducono neologismi, che con l’uso diventeranno assolutamente normali. Fra dieci anni anch’io non sorriderò più di fronte a un’architetta.
     
    Bisogna poi ricordare che altre donne preferiscono essere appellate con riferimento alla carica che rivestono o in base al maschile neutro. Per esempio, direttore d’orchestra ( si tratta di un caso recente).
     
    Quando è possibile usare il maschile neutro, senza che ciò dia adito al minimo sospetto di discriminazione, lo si usi! Ne va della bellezza della nostra lingua.
    Da evitare l’asterisco: è demenziale!
     
    P.S. Grazie se ne terrete conto.

  79. Nella lingua italiana purtroppo non esiste il genere neutro, a differenza del latino. Ricordo però che i Romani, malgrado ciò, erano leggerissimamente maschilisti, a dir poco.
     
    In italiano esiste il maschile non marcato, altrimenti detto maschile neutro. Esso serve proprio a sopperire in moltissimi casi alla mancanza del genere neutro.
     
    Per farmi intendere con un esempio, quando io dico “Ciao a tutti!” è evidente che mi riferisco a tutti i presenti: maschi, femmine e pure transessuali. Se dovessimo dire “Ciao a tutti e a tutte” e comportarci cosí per ogni vocabolo con lo stesso problema, alla fine il linguaggio diventerebbe logorroico.
     
    In quanto al “Ciao a tutt*!*, l’espressione è talmente assurda (e ridicola) che mi rifiuto di prenderla in considerazione: è un insulto all’intelligenza umana.
     
    Pertanto vi supplico: usate il maschile neutro.
     

  80. @15 ma i regolamenti all’autrice li ha spiegato Lorella? Forse è per quello che si aspettava che le commissioni venissero votate dai soci… 🙂 

  81. Angelo al #12: ringrazio per l’immeritata considerazione in cui tieni il mio parere e per le precisazioni nel merito dell’articolo.
    Tuttavia, se ci sono reazioni scomposte non è con me che te la devi prendere.

  82. La commissione ufficiale non fa il suo lavoro, il gruppo Facebook con i Meme e #vogliamolorella invece va bene.
    Ma è una battaglia di genere o un’altra trovata politica? 

  83. Si ha notizia di una signora che desiderando diventare istruttrice o desiderando assurgere ad altra qualsiasi carica nel CAI sia stata scartata non per motivi tecnici ma per il suo sesso? 
    Se no è tutta fuffa.

  84. Egregio signor Bertoncelli, scriva qualcosa di sensato oltre a prevedibili sfottò e vedrà che forse qualcuno risponderà.

  85. L’invito ad entrare in commissione è arrivato anche alla signora Gionti direttamente da parte della coordinatrice Fiorucci, ieri. Non appena la commissione è stata creata. 
    Se la Dottoressa Gionti preferisce fare finta di niente e lamentarsi non è colpa del CAI
    Nella delibera inoltre si legge che la commissione può essere allargata ad altri component* (uomini e donne). Anche se su questo punto pare chiaro che l’autrice dell’articolo caldeggi solo donne.
    La scelta dei componenti di una commissione non avviene per elezione. In ogni caso l’invito a partecipare è stato rivolto ad innumerevoli donne (presidentesse di Sezione e Componenti degli organi centrali) e solo alcune hanno dato disponibilità.
    È abbastanza nel merito Placido Mastronzo?
    Altre domande? 

  86. Inizio ad averne dui bale quader di queste crociate e delle relative vestali. Gettano fango sul CAI, senza alcun fondamento. Queste analisi sono del tutto prive di fondamento e frutto di farneticazioni individuali, presumo conseguenza di frustrazioni private che inoltre vengono “sfogate” con modalità sbagliate, paradossalmente irrigidendo ancor di più la “pancia” del CAI
     
    Sono socio CAI dal 1969 ininterrottamente (54 anni), avevo 8 anni e mi iscrisse mio padre. Mentirei se dicessi che fin da subito ho avuto un quadro lucido e razionale della realtà CAI. Ma non ci è voluto molto: già a metà dei ’70 circa sono entrato, giovanissimo, nella Scuola di scialpinismo dove poi ho compiuto tutta la carriera, anche con incarichi sezionali o corrispondenti.
     
    Da allora, cioè dalla metà dei 70 (45 anni abbondanti). ho un quadro lucido e chiaro di tutto ciò che è successo, non solo nel CAI (anzi nei CAI, cioè nelle diverse sezioni) del torinese, ma anche a livello nazionale.
     
    Ebbene posso dire che MAI c’è stato un episodio di discriminazione a danno di donne. Della serie, per capirci, “nominiamo come Direttore della scuola Tizio, anche se è più scarso di Tizia, ma decidiamo così perché di Tizio ci fidiamo, in quanto uomo, mentre di Tizia no, in quanto donna”. MAI. Altrettanto posso dire, a maggior ragione, in termini di episodi con FONDATI risvolti giuridici (reati, per capirci bene), la cui gestione è cmq di competenza della magistratura e non del CAI, attraverso una specie di attività di polizia interna. Il CAI prenderà atto solo a ex post delle decisioni della magistratura, applicando le norme già previste nei regolamenti per tutti coloro che hanno guai con la giustizia (di qualsiasi natura sia il fatto da loro compiuto).
    Quindi la costituzione della suddetta Commissione è solo il completamento formale a requisiti generici richiesti da una normativa generale, ma NON risponde all’esigenza di “pulire” il CAI da episodi “infamanti”. Anche quelli che, decenni e decenni fa, erano di freni (esempio: divieto di accesso alle donne a certe Scuole, in genere di alpinismo) sono stati rimossi da anni ed anni. Nel CAI non c’è assolutamente nessuna discriminazione di genere.
     
    L’autrice dell’articolo fa inoltre una gran confusione (probabilmente in testa ha un gran minestrone) fra discriminazione di genere e mentalità dominante nel corpo sociale. Tutto da discutere che detta mentalità dominante sia “sessista”: lei, pur riconosciamole la buone fede (un po’ grulla, però), la avverte come tale, cioè mentalità “sessista”, ma trattasi di valutazione individuale. Come vedete la stessa Presidente (peraltro donna!) della sua Sezione non dà credito alle sue rimostranze… (della serie: “Scusa, bella, ho una Sezione da amministrare, un bilancio da chiudere, le assicurazioni da pagare, le scuole da far funzionare, le gite sociali, i rifugi, la sede da manutenere…. scusa, sai, ma non ho mica tempo per le tue fisime un po’ tocche…”).
     
    Ho già spiegato in precedenza che non è possibile cambiare “per editto” (cioè attraverso una imposizione dall’alto) la mentalità dei soci di una libera associazione. Vale per il CAI, ma vale per qualsiasi aggregazione umana. In più il CAI ha caratteristiche particolari, sia per ragioni storiche sia per l’enorme numero di associati (327.000 secondo gli ultimi riscontri). Tutto ciò aumenta la vischiosità dei cambiamenti di mentalità.
     
    La mentalità del CAI cambia solo attraverso meccanismo fisiologici collegati alle sostituzioni generazionali: quando un socio vecchio non viene più, sarà sostituito da un socio giovane che, per questioni anagrafiche, avrà una mentalità differente rispetto a quella del socio che non c’è più. Tutto ciò comporta tempistiche BIBLICHE: qualche settimana fa ho parlato di 10-20 anni, ma riflettendoci (in funzione dell’allungamento della vita media e soprattutto dell’allungamento della vita “attiva”), può darsi che siano addirittura necessari 30 o 40 anni o forse anche di più. Su archi temporali piccoli o addirittura piccolissimi (come 2-5 anni), la mentalità di associazioni così grandi non cambia di una virgola.
     
    Mi guardo bene dal caricarmi la fatica personale di  vietare azioni di “sensibilizzazione” o addirittura di “acculturamento ideologico”. Il CAI ha in sé la capacità di difendersi, con quel meccanismo che io chiamo “palla di pongo” e che ho già descritto accuratamente (per cui non mi ripeto, lascio agli interessati il compito di andare a rileggere fra i commenti dell’ultimo post Climbing.prn). Me ne starò tranquillo, senza batter ciglio, e assisterò agli eventi: ne ho visti di sedicenti riformatori del CAI (su mille temi, non solo su questo) che si sono andati a schiantare contro il muro di gomma del CAI.
     
    Piuttosto credo che chi desideri davvero agire per accelerare i cambiamenti di mentalità (non solo su questo specifico tema) debba seguire strategie completamente diverse da quella dell’autrice. A risultare solo dei gran scocciatori, si finisce per farsi della gran terra bruciata intorno. Mi chiedo chi, fra i consoci della autrice, abbia piacere ad averla in gita (sociale o privata, poco importa). Uno va in montagna per  trascorrere una giornata divertente, rilassante, allegra e scanzonata, mica per farselo fare a fetta ogni metro con crociate o altre robe del genere. Chi reagirà mandandola apertamente a quel paese, chi semplicemente si defila e combina gite con altri, ma alla fine la signora si troverà completamente isolata (se non lo è già, perché a sensazione penso così) e predicherà nel totale deserto.
     
    Buona giornata a tutti!

  87. @1 Fabio, non sono assolutamente d’accordo… ci sono ANCHE foto maschili 😉

  88. Carissima, non mi conosci e non conosci i miei trascorsi nel Cai. Prima di parlare avresti potuto e dovuto approfondire!
    Dal tuo articolo si evince che non conosci neanche i regolamenti del Cai e le modalità di nomina delle commissioni; avrai sicuramente modo di approfondire.
    Rinnovo il mio invito ad entrare a far parte della Commissione e ti aspetto… fiduciosa che tu possa fornire un significativo contributo anche all’interno dell’associazione!

  89. Egregio signor Mastronzo, visto che lei è capace di reazioni composte, orsú, ci illustri i suoi intenti programmatici.

  90. Finora solo reazioni scomposte, e nessuno che risponda nel merito.
    Intenti programmatici, nomine dall’alto, ecc. niente… tutti ad incornare la muleta.
     

  91. Ci son voluti 50 anni per riconoscere Bonatti . 80 per restituire le tessere agli alpinisti ebrei …ce ne vorranno 100 per i desiderata ingegneristici. Lunga vita

  92. Scusat*, m* s* qu* s* incominci* a usar* gl* asterisch* i* no* capisc* pi* u* ca***.
     
    Grazi* pe* l* comprension*.

  93. Oh mamma. Parità di genere, sessismo, ingegnera (Alessandra guardi che usare il sostantivo ingegnera non è solo ridicolo è sbagliato dal punto di vista linguistico). Bei tempi quando al CAI si parlava di salite, le riunioni serali erano fatte per scrutare se qualcuno aveva fatto qualche sacalata eclatante o stava tramando per qualche impresa e le istruttrici e allieve dei corsi erano portate sempre davvero in palmo di mano. Quella si che era vera gentilezza ed attenzione alle persone, fatti concreti. Oggi è tutta ideologia. Pure nel CAI. Mah…

  94. L’ingegneria Gionti, in nome del sessimo non perde tempo a giudicare altre donne o uomini come si può ben vendere dal suo scritto e dal suo profilo. 
    Quindi combattiamo il sessismo ma il bullismo no?
    Ah e vorrei solo ricordare che nel Gap di genere non sono ricompreae solo le donne ma anche tutte quelle persone che non si riconosco nel proprio genere. Loro non devono essere ascoltat*?
    L’inclusione è al TOP

  95. Spettabile amministrazione del GognaBlog,
    in nome della lotta al sessismo – e pure al patriarcato – la diffido a cessare  immediatamente la pubblicazione della serie Climbingprn.
     
    distinti saluti
    Fabio Bertoncelli

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